INPS:DATI OSSERVATORIO PRECARIATO PRIMO SEMESTRE 2015

11/08/2015

Nel primo semestre del 2015 aumenta, rispetto al corrispondente periodo del 2014, il numero di nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato nel settore privato (+252.177), rimangono sostanzialmente stabili i contratti a termine mentre si riducono le assunzioni in apprendistato (-11.500).
Nel primo semestre del 2015 la variazione netta tra i nuovi rapporti di lavoro e le cessazioni, pari rispettivamente a 2.815.242 e 2.177.002, è di 638.240; nello stesso periodo dell’anno precedente è invece stata di 393.658.

Sono i nuovi dati dell’”Osservatorio sul precariato” Inps, pubblicati sul sito istituzionale.

Nei primi sei mesi del 2015 le nuove assunzioni a tempo indeterminato stipulate in Italia, rilevate da Inps, sono state 952.359, il 36% in più rispetto all’analogo periodo del 2014. Le trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti a termine, comprese le “trasformazioni” degli apprendisti, sono state 331.917 (l’incremento rispetto allo stesso periodo del 2014 è del 30,6%.

il Report gennaio-giugno 2015 icona_pdf2

Fonte: Inps

INAIL: LINEE INDIRIZZO INCENTIVI PER INVESTIMENTI IN SICUREZZA

06/12/2016

Il Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’Inail ha pubblicato la Delibera n. 20 del 29 novembre 2016, con la quale fornisce le Linee di indirizzo per la concessione di incentivi economici alle imprese che investono in sicurezza, con particolare riferimento ai Bandi ISI 2016.

In particolare, il CIV delibera di impegnare gli Organi di gestione a:

  • “riprogettare” gli strumenti per l’erogazione di finanziamenti alle attività di sostegno economico per la prevenzione, prevedendo i seguenti assi:
    1. incentivi per il sostegno delle imprese (PMI) di diversi settori merceologici (ISI – Generalista);
    2. incentivi per progetti di bonifica da materiali contenenti amianto (ISI – Amianto);
    3. incentivi per il sostegno delle micro e piccole imprese operanti in specifici settori di attività e con particolari profili di rischio (ISI – micro e piccole imprese);
    4. finanziamenti alle micro e piccole imprese operanti nel settore della produzione agricola primaria dei prodotti agricoli (ISI – Agricoltura);

superando così in ottica di omogeneità, economicità e semplificazione, la preesistente articolazione (ISI e FIPIT) al fine di garantire maggiore celerità delle procedure di finanziamento;

  • prevedere la esclusione, per la fase di sperimentazione 2016-2018, delle micro e piccole imprese operanti nel settore della produzione agricola primaria dei prodotti agricoli, dalla partecipazione ai bandi ISI, in quanto per le suddette imprese – in attuazione della richiamata delibera n. 18 del 2 dicembre 2015 e di quando disposto dall’art. 1, commi 862-864, della Legge n. 208 del 28/12/2015 (Legge di stabilità 2016) – sono stati previsti specifici bandi;
  • prevedere l’integrazione, in via strutturale, delle risorse finanziarie destinate agli incentivi per la prevenzione (vari assi ISI) con le risorse non utilizzate e non erogate dei Bandi ISI degli anni precedenti, in coerenza con le linee di indirizzo formulate dal CIV in materia;
  • prevedere, prendendo atto delle difficoltà di questa fase nell’attuare bandi a graduatoria, di innovare il processo di valutazione a sportello, superando la graduatoria formulata sulla base del tempo di invio delle domande ed individuando un sistema che garantisca la casualità delle scelte fra tutte le domande, conformi ai requisiti richiesti dalla procedura e pervenute durante l’apertura dello sportello;
  • prevedere, sulla base delle esperienze regionali, che i soggetti che realizzano progetti finanziati nei due anni successivi alla rendicontazione presentino un report utile ad implementare il sistema di monitoraggio;
  • dare impulso e tempestività alle attività di implementazione del cruscotto sugli incentivi alla prevenzione al fine di poter disporre di un sistema strutturato di monitoraggio per ciascuna fase prevista dai singoli bandi.

 

Per il Bando ISI 2016 – “Generalista e Amianto”:

  • confermare le risorse finanziarie previste nel Bilancio di previsione 2016 adottato con propria delibera n. 21 del 29 dicembre 2015 e come risultanti dal provvedimento di variazione n. 1 al Bilancio di previsione 2016 adottato con propria delibera n. 10 del 13 luglio 2016, integrandole con:

– le risorse non utilizzate e non erogate dei bandi ISI precedenti;

– le risorse relative alla Missione 3 – Programma 2 della Relazione Programmatica 2016-2018, non utilizzate per le attività di formazione per la prevenzione;

che saranno oggetto di provvedimento di variazione n. 2 al Bilancio di previsione 2016 in fase di adozione;

  • garantire il 30% delle suddette risorse destinate al Bando ISI 2016 – “Generalista e Amianto” al finanziamento dei progetti finalizzati alla bonifica da materiali contenenti amianto;
  • confermare l’architettura del Bando ISI 2015 ed, in particolare, la percentuale del contributo in conto capitale, l’importo massimo erogabile, la tipologia degli interventi e la soglia per l’accesso alla selezione;
  • dare soluzione alle criticità rappresentate dalle imprese relative alla perentorietà dei termini per la presentazione di chiarimenti/integrazioni richiesti dall’INAIL, o in via subordinata, prevedere un termine più ampio;
  • verificare la possibilità per le imprese che hanno ottenuto il provvedimento di ammissione e che non hanno potuto realizzare il progetto, sulla base della tempestiva e motivata richiesta attestante l’oggettiva impossibilità a realizzare il progetto ammesso, di derogare alla esclusione di cui ai bandi ISI.
  • prevedere, altresì, l’esclusione delle micro e piccole imprese del settore agricolo, in conformità al criterio sopra individuato.

Fonte: Inail

CASSAZIONE:PILLOLE GIURISPRUDENZA LAVORO

06/12/2016
  Sentenza 02 dicembre 2016, n. 24671

Rapporto di lavoro – Svolgimento di attività lavorativa in stato di malattia – Violazione degli obblighi di correttezza – Lesione del vincolo fiduciario

  – Sentenza 02 dicembre 2016, n. 24678

Inps – Ex combattenti, profughi e categorie assimilate – Maggiorazioni previdenziali –  – Sentenza 02 dicembre 2016, n. 24680

Assegno di invalidità – Pensione – Requisiti socio economici – Domanda

  – Sentenza 02 dicembre 2016, n. 24681

Licenziamento – Controllo domiciliare di malattia – Assenza – Giustificazione – Inosservanza dell’obbligo di reperibilità

  Sentenza 02 dicembre 2016, n. 24682

– Pagamento maggiorazione – Prestazione di lavoro domenicale

 – Sentenza 02 dicembre 2016, n. 24683

Lavoro

Demansionamento – Menomazione dell’immagine professionale – Reintegrazione nelle mansioni precedenti o equivalenti – Risarcimento

  – Sentenza 02 dicembre 2016, n. 24684

Rapporto di lavoro – Vestizione e svestizione – Tempo di lavoro – Retribuzione

COLLOCAMENTO OBBLIGATORIO DISABILI SI APPLICA SUBITO DAL 1° GENNAIO 2017 ANCHE IMPRESE DA 15 A 35 DIPENDENTI

06/12/2016

Si ricorda che dal 1° gennaio 2017 entra in vigore la soppressione dell’art. 3, comma 2, del legge n. 68/1999, che prevedeva, nelle aziende da 15 a 35 dipendenti, un anno di tempo per assumere un lavoratore disabile dal momento in cui veniva effettuata una nuova assunzione (la sedicesima).

Con la modifica introdotta dal Jobs Act (Decreto Legislativo n. 151/2015), l’obbligo di assunzione del soggetto disabile avviene già con la 15° unità.

Vi rammentiamo, altresì, che il c.d. correttivo al Jobs act (Decreto Legislativo n. 185/2016), ha inasprito le sanzioni per mancata assunzione del disabile (le quali, ovviamente, riguardano tutte le imprese piccole e grandi che non hanno ottemperato all’obbligo) che passano da 62,77 euro a 153,20 euro per ogni giorno lavorativo di ritardo. La sanzione, fissa ma progressiva, è diffidabile (1/4 dell’importo complessivo) a condizione che il datore di lavoro, oltre alla presentazione del prospetto informativo, sottoscriva il contratto di assunzione con il portatore di handicap.

 

DISCIPLINA LICENZIAMENTO COLLETTIVO DAL 1° GENNAIO 2017

06/12/2016

La disciplina  del licenziamento collettivo , di cui al titolo ,gia’  prevista  dalla legge n.223/91 sotto il titolo di “procedura di mobilita”,.ha subito nel tempo  varie  modifiche normative   , la piu’ significativa delle   quali e’  stata operata  dalla legge n.92//2012(riforma Fornero),disponendo nello specifico  quanto segue:

1)con il comma 71 dell’art. 2 , che,  a decorrere dal 1° gennaio 2017, sono abrogate le seguenti disposizioni della citata clegge

a)l’ articolo 5, commi 4, 5 e 6;

b)gli articoli da 6 a 9  ;

c)l’ articolo 10, comma 2;

d) l’articolo 16, commi da 1 a 3,  ;

e)l’ articolo 25, comma 9

2)con il comma   72 dell’art2  che all’ar 4  , sono apportate le seguenti modificazioni  a decorrere dal 1° gennaio 2017, sono abrogate le seguenti disposizioni della citata clegge:

a) al comma 1, le parole: «le procedure di mobilita’» sono sostituite dalle seguenti:

a)«la procedura di licenziamento collettivo»;

b) al comma 3, le parole «la dichiarazione di mobilita’» sono sostituite dalle seguenti: «il licenziamento collettivo» e le parole: «programma di mobilita’» sono sostituite dalle seguenti: «programma di riduzione del personale»;

c) al comma 8, le parole: «dalla procedura di mobilita’» sono sostituite dalle seguenti: «dalle procedure di licenziamento collettivo»;

d) al comma 9, le parole: «collocare in mobilita’» sono sostituite dalla seguente: «licenziare» e le parole: «collocati in mobilita’» sono sostituite dalla seguente: «licenziati»;

e) al comma 10, le parole: «collocare in mobilita’» sono sostituite dalla seguente: «licenziare» e le parole: «posti in mobilita’» sono sostituite dalla seguente: «licenziati»

3) con  il comma 73 dell’art.2  a decorrere dal 1° gennaio 2017, sono abrogate le seguenti disposizioni della citata clegge:

-all’articolo 5, commi 1 e 2, della legge 23 luglio 1991, n. 223, le parole: «collocare in mobilita’» sono sostituite dalla seguente: «licenziare».

–  il testo dell’art. 35    , risulta   modificato come segue:

"35. A decorrere dal 1° gennaio  2017,  nei  casi  di  licenziamento
collettivo in cui la dichiarazione di eccedenza del personale di  cui
all'articolo 4, comma 9, della legge 23  luglio  1991,  n.  223,  non
abbia formato oggetto di accordo sindacale, il contributo di  cui  al
comma 31 del presente articolo e' moltiplicato per tre volte",  rimarcando che il predetto comma 31 recita:"31. In tutti i casi di interruzione di  un  rapporto  di  lavoro  atempo indeterminato per causa diversa dalle dimissioni, intervenuti a
decorrere dal 1° gennaio 2013, e' dovuta,  a  carico  del  datore  di
lavoro, una somma pari  al  50  per  cento  del  trattamento  mensile
iniziale di ASpI per ogni dodici mesi di anzianita'  aziendale  negli
ultimi tre anni".

Pertanto , nel procedere,  mediante il  presente post ,a trattare  l’argomento  di cui al titolo ,si avverte che lo stesso    terra ‘ cponto  delle modifiche di cui sopra  .

INTRODUZIONE

La rocedura di licenziamento collettivo ,in precedenza denominata” procedura di mobilità”,   presuppone un esubero di personale collegato a situazioni aziendali di ristrutturazione, riorganizzazione o riconversione ovvero di riduzione, trasformazione o cessazione dell’attività, che non può essere risolto e che conduce ad unariduzione del personale attraverso licenziamenti collettivi.

Tale procedura, prevista dall’art. 4, della l. n. 223/1991, si attua nelle seguenti ipotesi

A) al verificarsi del “collocamento in mobilità”, cioè quando l’impresa, ammessa al trattamento straordinario di integrazione salariale, ritenendo  che ,nel corso del relativo programma, di non essere in grado di garantire il reimpiego a tutti i dipendenti sospesi,  risolva il rapporto di lavoro con tutti o parte degli stessi (art. 4, comma 1, l. n. 223/1991)

B) nei casi di licenziamento collettivo, cioè quando l’impresa che occupi più di 15 dipendenti e che, in conseguenza di una riduzione o trasformazione di attività o di lavoro o di cessazionedell’attività, intenda effettuare almeno 5 licenziamenti nell’arco di 120 giorni in ciascuna unità produttiva o in più unità produttive della stessa provincia (art. 24, commi 1 e 2, l. n. 223/1991);

Il Ministero del lavoro ha precisato che, qualora la riduzione di personale investa unità

produttive in più regioni, è necessario trattare unitariamente la controversia. Devono pertanto ricondursi alla procedura tutti i licenziamenti, anche se relativi a unitàproduttive ubicate fuori della provincia, semprechè almeno in una provincia sussistano i requisiti idonei ad integrare la fattispecie legale e risulti provata la connessione causale dell’unitarietà del processoriorganizzativo.

CASI DI ESCLUSIONE DELLA PROCEDURA  LICENZIAMENTO COLLETTIVO 

La procedura non si applica nei casi di:

-scadenza dei rapporti di lavoro a termine;

-fine lavoro nelle costruzioni edili;

-attività stagionali o saltuarie.

CALCOLO DIPENDENTI

AL fine  della procedura su cui si espone , devono essere computati i lavoratori in forza a tempo indeterminato, quelli a tempodeterminato, i dirigenti, i lavoratori occupati in regime di telelavoro, i lavoratori con contrattointermittente, i lavoratori con contratto ripartito, gli apprendisti (in questo senso cfr. Min. Lavoro circ. n.62/1996).

I lavoratori part-time, secondo i principi generali, si computano in proporzione all’orario svolto.

Non devono invece essere computati i lavoratori con contratto di inserimento, i lavoratori con contratto direinserimento (nei casi residuali di sopravvivenza ditale figura contrattuale, ormai abrogata), i lavoratori somministrati a termine o a tempo indeterminato, i lavoratori a domicilio, i co.co.co. e contratti a progetto/a programma, i soci lavoratori, gli associatiin partecipazione, i lavoratori dell’impresa familiare ,nonche’  i tirocinanti e gli stagisti.

A seguito del d.lgs. n. 110/2004 l’obbligo di esperire la procedura dimobilità è stato esteso anche ai datori di lavoro privati non imprenditori(cioè i datori di lavoro che svolgono, senza fini di lucro, attività di natura politica, sindacale, culturale, di istruzione ovvero di religione o di culto) che occupino più di 15 dipendenti e che intendano effettuare almeno 5 licenziamenti nell’arco di 120 giorni.

E’ bene notare che l’estensione riguarda solo gli obblighi procedimentali collegati alla procedura dimobilità per licenziamento collettivo: i datori di lavoro privati non imprenditori dunque, restano esclusi dagli obblighi contributivi nei confronti dell’Inps e dalle norme riguardanti gli ammortizzatori sociali per i lavoratori messi in mobilità.

Come gia segnalto sopra,La legge . n. 92/2012,  , ha introdotto alcune importanti modifiche alla procedura di mobilità, sia per quanto attiene al procedimento ad essa relativo, sia per quanto attiene alle conseguenze sanzionatorie a seguito di un giudizio in cui si accerti la illegittimità del licenziamento per vizi di varia natura, ivi inclusi quelli  relatiovi  alla procedura.

I commi da 44 a 46 dell’articolo 1 della riforma Fornero  hanno disciplinato  , a conclusione dell’ampia riscrittura dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori contenuta nel comma 42, anche la materia dei licenziamenti collettivi, nella prospettiva diuna migliore identificazione degli obblighi procedurali gravanti sul datore e, dunque, al fine evidente di rendere meno incerto l’esito dei giudizi eventualmente instaurati a contestazione della legittimità del recesso collettivamente intimato.

In questa prospettiva, i primi due commi contengono modifiche in certa misura marginali, relative alla procedura che il datore è obbligato a espletare aisensi dell’articolo 4 della legge n. 223/1991, nel rispetto di quanto stabilito dalla direttiva europea, mentre il comma 46 provvede a trasporre le modifiche del regime sanzionatorio del licenziamento individuale illegittimo anche ai licenziamenticollettivi, unificando il regime delle impugnazioni e adoperando la stessa tecnica normativa, rivolta a distinguere la sanzione applicata in ragione del vizio in concreto fatto registrare .

La l. n. 92/2012   ,inoltre, ha  attuato un tentativo di razionalizzazione del sistema delle prestazioni in caso di disoccupazione, attraverso l’istituzione dell’Assicurazione Sociale per l’Impiego (ASpI) , che ha  sostituito diverse misure tra loro eterogenee, quali le indennità di mobilità, di disoccupazione non agricola ordinaria con requisiti normali e ridotti e di disoccupazione speciale edile.

In proposito si rimarca che ,mentre la istituzione della nuova assicurazione  ha avuto decorrenza dal 1° gennaio 2013, la completa eliminazione dell’indennità di mobilità decorrerà soltanto dal 1° gennaio 2017,  in cui ,infatti, è prevista l’abrogazione delle disposizioni rela tive alle liste e all’indennità di mobilità di cui agli articoli da 6 a 9 della legge 23 luglio 1991, n. 223, e all’articolo 16, commi da 1 a 3, della legge 23 luglio 1991, n. 223.

Si aggiunge che , per  gli eventi di disoccupazione che si sono verificati dal 1° maggio 2015, le prestazioni ASpI e miniASpI  risultano  sostituite dalla NASpI (D.Lgs. n. 22/2015).

Poiche’  la  richiamata legge n. 92/2012 ha disposto l’abrogazione, a decorrere dal 1° gennaio 2017, dellenorme che disciplinano le liste di mobilità, l’indennità di mobilità ed il collocamento dei lavoratori in mobilità.l’INPS ha precisato ,tra l’altro , che i lavoratori licenziati a far data dal 31 dicembre 2016 non potranno più essere collocati in mobilità ordinaria, in quanto l’iscrizione nelle liste decorrerebbe dal 1° gennaio 2017, giorno successivo alla data di licenziamento. I suddetti lavoratori, quindi, potranno beneficiare a tale data, ricorrendone i requisiti, esclusivamente dell’indennità di disoccupazione (NASpI), ancorché provenienti da una procedura di licenziamento collettivo.

L’intervento legislativo ha, dunque, riguardato strettamente l’ammortizzatore sociale collegato alla procedura di mobilità, non tanto la procedura al medesimo relativa.,prendendo atto che l’articolo 4 della legge 23 luglio 1991, n. 223, che disciplina la procedura ,è stato modificato mediante la sostituzione della locuzione” mobilità “con l’espressione” licenziamento collettivo”,pur sela rubrica dell’articolo  risuta essere  ancora  quello precedente ,ossia” Procedura per la dichiarazione di mobilità”

.Questo   comportera’     ,come gia’ detto, che   dal 1° gennaio 2017 i lavoratori il cui rapporto   termina  a seguito di procedure di licenziamento collettivo di cui all’articolo 4 della legge 23 luglio 1991, n. 223 ,non veranno piu’ iscritti nella lista di mobilita’ abolita,e non riceveranno l’indennità di mobilita’ ,ma quella  della nnova  disoccupazione come disciplinata dalla assicurazione sociale per l’impiego ,ricordando ,peraltro,che  nel periodo transitorio, dal 1° gennaio 2013 al 31 dicembre 2016, il periodo massimo di diritto all’indennità per i lavoratori  collocati in moblità   e’  decresciuto.

 

APERTURA  PROCEDURA LICENZIAMENTO COLLETTIVO

L’art. 4 l. 223/19,pur  modificato, continua a disciplinare, anche dopo il 1°gennaio  2017 ,la procedura  per il licenziamento collettivo.,in applicazione del seguente testo che ,come in precedenza evidenziato ,  il comma   72 dell’art2  che   ha apportato a tale articolo 4    le seguenti modificazioni , a decorrere dal 1° gennaio 2017 :

a) al comma 1, le parole: «le procedure di mobilita’» sono sostituite dalle seguenti:

a)«la procedura di licenziamento collettivo»;

b) al comma 3, le parole «la dichiarazione di mobilita’» sono sostituite dalle seguenti: «il licenziamento collettivo» e le parole: «programma di mobilita’» sono sostituite dalle seguenti: «programma di riduzione del personale»;

c) al comma 8, le parole: «dalla procedura di mobilita’» sono sostituite dalle seguenti: «dalle procedure di licenziamento collettivo»;

d) al comma 9, le parole: «collocare in mobilita’» sono sostituite dalla seguente: «licenziare» e le parole: «collocati in mobilita’» sono sostituite dalla seguente: «licenziati»;

e) al comma 10, le parole: «collocare in mobilita’» sono sostituite dalla seguente: «licenziare» e le parole: «posti in mobilita’» sono sostituite dalla seguente: «licenziati».

“Art. 4
(Procedura per la dichiarazione di mobilità)

1.  L’impresa che sia stata ammessa al trattamento straordinario di integrazione salariale, qualora nel corso di attuazione del programma di cui all’articolo 1 ritenga di non essere in grado di garantire il reimpiego a tutti i lavoratori sospesi e di non poter ricorrere a misure alternative, ha facoltà di avviare la procedura di licenziamento collettivo ai sensi del presente articolo.

2.  Le imprese che intendano esercitare la facoltà di cui al comma 1 sono tenute a darne comunicazione preventiva per iscritto alle rappresentanze sindacali aziendali costituite a norma dell’articolo 19 della legge 20 maggio 1970, n. 300, nonché alle rispettive associazioni di categoria. In mancanza delle predette rappresentanze la comunicazione deve essere effettuata alle associazioni di categoria aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale. La comunicazione alle associazioni di categoria può essere effettuata per il tramite dell’associazione dei datori di lavoro alla quale l’impresa aderisce o conferisce mandato.

3.  La comunicazione di cui al comma 2 deve contenere indicazione: dei motivi che determinano la situazione di eccedenza; dei motivi tecnici, organizzativi o produttivi, per i quali si ritiene di non poter adottare misure idonee a porre rimedio alla predetta situazione ed evitare, in tutto o in parte, il licenziamento collettivo; del numero, della collocazione aziendale e dei profili professionali del personale eccedente, nonché del personale abitualmente impiegato; dei tempi di attuazione del programma di riduzione del personale; delle eventuali misure programmate per fronteggiare le conseguenze sul piano sociale della attuazione del programma medesimo del metodo di calcolo di tutte le attribuzioni patrimoniali diverse da quelle già previste dalla legislazione vigente e dalla contrattazione collettiva. Alla comunicazione va allegata copia della ricevuta del versamento all’INPS, a titolo di anticipazione sulla somma di cui all’articolo 5, comma 4, di una somma pari al trattamento massimo mensile di integrazione salariale moltiplicato per il numero dei lavoratori ritenuti eccedenti.

4.  Copia della comunicazione di cui al comma 2 e della ricevuta del versamento di cui al comma 3 devono essere contestualmente inviate all’Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione.

5.  Entro sette giorni dalla data del ricevimento della comunicazione di cui al comma 2, a richiesta delle rappresentanze sindacali aziendali e delle rispettive associazioni si procede ad un esame congiunto tra le parti, allo scopo di esaminare le cause che hanno contribuito a determinare l’eccedenza del personale e le possibilità di utilizzazione diversa di tale personale, o di una sua parte, nell’ambito della stessa impresa, anche mediante contratti di solidarietà e forme flessibili di gestione del tempo di lavoro. Qualora non sia possibile evitare la riduzione di personale, è esaminata la possibilità di ricorrere a misure sociali di accompagnamento intese, in particolare, a facilitare la riqualificazione e la riconversione dei lavoratori licenziati. I rappresentanti sindacali dei lavoratori possono farsi assistere, ove lo ritengano opportuno, da esperti  .

6.  La procedura di cui al comma 5 deve essere esaurita entro quarantacinque giorni dalla data del ricevimento della comunicazione dell’impresa. Quest’ultima dà all’Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione comunicazione scritta sul risultato della consultazione e sui motivi del suo eventuale esito negativo. Analoga comunicazione scritta può essere inviata dalle associazioni sindacali dei lavoratori.

7.  Qualora non sia stato raggiunto l’accordo, il direttore dell’Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione convoca le parti al fine di un ulteriore esame delle materie di cui al comma 5, anche formulando proposte per la realizzazione di un accordo. Tale esame deve comunque esaurirsi entro trenta giorni dal ricevimento da parte dell’Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione della comunicazione dell’impresa prevista al comma 6.

8.  Qualora il numero dei lavoratori interessati dalle procedure di licenziamento collettivo sia inferiore a dieci, i termini di cui ai commi 6 e 7 sono ridotti alla metà.

9.  Raggiunto l’accordo sindacale ovvero esaurita la procedura di cui ai commi 6, 7 e 8, l’impresa ha facoltà di licenziare gli impiegati, gli operai e i quadri eccedenti, comunicando per iscritto a ciascuno di essi il recesso, nel rispetto dei termini di preavviso. Entro sette giorni dalla comunicazione dei recessi, l’elenco dei lavoratori licenziati, con l’indicazione per ciascun soggetto del nominativo, del luogo di residenza, della qualifica, del livello di inquadramento, dell’età, del carico di famiglia, nonché con puntuale indicazione delle modalità con le quali sono stati applicati i criteri di scelta di cui all’articolo 5, comma 1, deve essere comunicato per iscritto all’Ufficio regionale del lavoro e della massima occupazione competente, alla Commissione regionale per l’impiego e alle associazioni di categoria di cui al comma 2.

10.  Nel caso in cui l’impresa rinunci a licenziare i lavoratori o ne collochi un numero inferiore a quello risultante dalla comunicazione di cui al comma 2, la stessa procede al recupero delle somme pagate in eccedenza rispetto a quella dovuta ai sensi dell’articolo 5, comma 4, mediante conguaglio con i contributi dovuti all’INPS, da effettuarsi con il primo versamento utile successivo alla data di determinazione del numero dei lavoratori licenziati.

11.  Gli accordi sindacali stipulati nel corso delle procedure di cui al presente articolo, che prevedano il riassorbimento totale o parziale dei lavoratori ritenuti eccedenti, possono stabilire, anche in deroga al secondo comma dell’articolo 2103 del codice civile, la loro assegnazione a mansioni diverse da quelle svolte .

12.  Le comunicazioni di cui al comma 9 sono prive di efficacia ove siano state effettuate senza l’osservanza della forma scritta e delle procedure previste dal presente articolo. Gli eventuali vizi della comunicazione di cui al comma 2 del presente articolo possono essere sanati, ad ogni effetto di legge, nell’ambito di un accordo sindacale concluso nel corso della procedura di licenziamento collettivo.

13.  I lavoratori ammessi al trattamento di cassa integrazione, al termine del periodo di godimento del trattamento di integrazione salariale, rientrano in azienda.

14.  Il presente articolo non trova applicazione nel caso di eccedenze determinate da fine lavoro nelle imprese edili e nelle attività stagionali o saltuarie, nonché per i lavoratori assunti con contratto di lavoro a tempo determinato.

15.  Nei casi in cui l’eccedenza riguardi unità produttive ubicate in diverse province della stessa regione ovvero in più regioni, la competenza a promuovere l’accordo di cui al comma 7 spetta rispettivamente al direttore dell’Ufficio regionale del lavoro e della massima occupazione ovvero al Ministro del lavoro e della previdenza sociale. Agli stessi vanno inviate le comunicazioni previste dal comma 4.

15-bis  Gli obblighi di informazione, consultazione e comunicazione devono essere adempiuti indipendentemente dal fatto che le decisioni relative all’apertura delle procedure di cui al presente articolo siano assunte dal datore di lavoro o da un’impresa che lo controlli. Il datore di lavoro che viola tali obblighi non può eccepire a propria difesa la mancata trasmissione, da parte dell’impresa che lo controlla, delle informazioni relative alla decisione che ha determinato l’apertura delle predette procedure ( .

16.  Sono abrogati gli articoli 24 e 25 della legge 12 agosto 1977, n. 675, le disposizioni del decreto-legge 30 marzo 1978, n. 80, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 maggio 1978, n. 215, ad eccezione dell’articolo 4-bis, nonché il decreto-legge 13 dicembre 1978, n. 795, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 febbraio 1979, n. 3″

 Pertanto,  in  base alle disposizioni vigenti  previste dall’art.4 e sopra esposte, il primo adempimento che,anche dall’1.1.2017,  le imprese, che intendano esercitare la facoltà di avviare la procedura di licenziamento collettivo ,devono compiere è quello di effettuare una comunicazione preventiva per iscritto alle rappresentanzesindacali aziendali, nonché alle rispettive associazioni di categoria,mentre ,In mancanza di tali rappresentanze sindacali ,si prevede che detta comunicaszione deve essere effettuata alle associazioni di categoria aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale e può essere effettuata per il tramite dell’associazione dei datori di lavoro alla quale l’impresa aderisce o conferiscemandato.

La comunicazione di cui sopra deve avere ad oggetto:

-a) motivi che determinano la situazione di eccedenza;

b)i motivi tecnici, organizzativi o produttivi, per i quali si ritiene di non poter adottare misure idonee a porre rimedio alla predetta situazione ed evitare, in tutto o in parte, il licenziamento collettivo;

c)il numero, la collocazione aziendale e i profili professionali del personale eccedente, nonché del personale abitualmente impiegato;

d) i tempi di attuazione del programma di riduzione del personale;

e)le eventuali misure programmate per fronteggiare le conseguenze sul piano sociale della attuazione del programma medesimo;

f)il metodo di calcolodi tutte le attribuzioni patrimoniali diverse da quelle già previste dalla legislazione vigente e dalla contrattazione collettiva.

Alla comunicazione va allegata copia della ricevuta del versamento all’INPS di una somma pari al trattamento massimo mensile di integrazione salariale moltiplicato per il numero dei lavoratori ritenuti eccedenti, a titolo di anticipo della somma che l’impresa verserà per ciascun lavoratore posto in mobilità

La comunicazione, munita dei requisiti sopra elencati, unitamente a copia della ricevuta di versamento del contributo dimobilità all’INPS  deve essere indirizzata anche a:

-DTL, qualora l’eccedenza di personale riguardi unità produttive ubicate in una sola provincia;

-Regione, qualora l’eccedenza riguardi unità produttive ubicate in

diverse province della stessa regione  ;

-Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali, qualora l’eccedenza riguardi unità produttive ubicate in più regioni.

La l. n. 92/2012 è intervenuta sulla procedura preliminare al licenziamento dei lavoratori stabilendo al comma 44 che la comunicazione conclusiva del procedimento non debba essere inviata contestualmente alla autorità amministrativa, comeoriginariamente si prevedeva, ma entro «settegiorni dalla comunicazione dei recessi individuali».

La l. n. 92/2012, all’art. 1 comma 45, prevede che gli eventuali vizi della comunicazione che introduceil procedimento in oggetto, possano essere sanati nell’ambito di un accordo sindacale concluso nel corso della procedura di licenziamento collettivo.

VERSAMENTO CONTRIBUTO  DI MOBILITA’ OVVERO LICENZIAMENTO COLLETTIVO

Il finanziamento delle prestazioni conseguenti alla procedura di mobilità sino al 31.12.2016 ovvero di licenziamento collettivo dall’12.1.2017 è costituito da due tipologie di contributo interamente a carico del datore di lavoro.

Il contributo ordinario ,che corrisponde allo 0,30%delle retribuzioni imponibili corrisposte ai lavoratori che possono essere beneficiari del trattamento  ,ma a   questo si somma un contributo aggiuntivo, gia’ c.d.contributo di ingresso nella mobilità, dovuto dall’impresa nel momento in cui si attiva la procedura di mobilità.

Esso    sino al 31.12.2016 risulta   commisurato al trattamento mensile iniziale di mobilità per ciascun lavoratore considerato inesubero, è quindi legato al valoreannuo dell’indennità di mobilità e può essere versato in 30 rate mensili.

Tale contributo,  non   dovuto dai datori di lavoro privati non imprenditori,  e’ stato commisurato alla“retribuzione di riferimento”, considerando cioè tutti gli elementi retributivi assoggettati a contribuzione, corrisposti con carattere di continuità, ai quali deve essere aggiunta la quota di tredicesima e, ove prevista dal contratto collettivo, la quota di quattordicesima.

Non risultano, invece, considerati nella “retribuzione di riferimento” quegli elementi retributivi il cui ammontare è collegato all’effettiva presenza al lavoro (ad esempio: compenso e maggiorazioni per lavoro straordinario, indennità di turno, indennità specifiche collegate alla mansione, ecc.).

Si sottolinea ,peraltro ,che Il mancato versamento dell’anticipazione non   comporta , comunque, la sospensione della procedura. Tuttavia ro l’Azienda che   effettuare ilversamento successivamente all’apertura della procedura deve fare riserva, nella comunicazione di apertura di inviare in un secondo momento la copia della relativa ricevuta

Nello specifico, l’importo del “contributo di ingresso della mobilità” in esame risulta sino al 2016  pari a:

-tre volte il trattamento massimo mensile netto di integrazione salariale per il numero lavoratorilicenziati , nel caso in cui sia stato raggiunto l’accordo in sede sindacale;

-sei volte il trattamento massimo mensile netto di integrazione salariale per il numero lavoratorilicenziati , nel caso di mancato raggiungimento di un accordo in sede sindacale, per procedure avviate durante o al termine della CIGS ;

-nove volte il trattamento massimo mensile netto di integrazione salariale per il numero lavoratori licenziati , nel caso di mancato raggiungimento di un accordo in sede sindacale, in tutti i casi di riduzione di personale.

Per il 2016 il contributo di ingresso della mobilit à per ciascun lavoratore è risultato pari a :

a) anticipo :Euro 971,71per retribuzioni inferiori o uguali a euro2.102,24 mensili(ratei compresi) ovvero  Euro1.167,91 per retribuzioni superiori a euro2.102,24 mensili(ratei compresi)

b) saldo Euro 914,96per retribuzioni inferiori o uguali a euro2.102,24 mensili(ratei compresi)ovvero  Euro1.099,70per retribuzioni superiori a euro 2.102,24 mensili(ratei compresi).

Come sopra precisato il saldo  risulta  calcolato nella misura di 3, 6 o 9 volte a seconda dell’esito della consultazione sindacale .

  Il  contributo anticipato   risulta pari al trattamento massimo mensile di integrazione salariale,il cui  versamento a titolo  veniva in passato effettuato a mezzo bollettino di conto corrente postale precompilato dalla sede INPS competente.

A partire da gennaio 2012, a seguito della risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 129/E del dicembre 2011 e, come confermato dal Messaggio INPS n. 7215 del 27 aprile 2012, i datori di lavoro interessati devono effettuare il suddetto versamento esclusivamente a mezzomodello F24 utilizzando, nel campo della sezione INPS, la causale di nuova istituzione “ACIM” denominata “Datori di lavoro -anticipazione contributo di ingresso mobilità”.

Restano invariate le modalità di versamento delle rate del contributo a carico delle aziende

Esaurita la procedura e comunicati ilicenziamenti si dovrà calcolare l’importo complessivo dovuto all’INPS, secondo le misure  fissate  , detraendo l’anticipo già versato.

Tale somma deve essere versata in un’unica soluzione, se la ditta ha fatto ricorso allaprocedura di mobilità per cessazione osospensione dell’attività;-in30 rate mensili, senza applicazione di interessi, nelle altre ipotesi; le imprese devonoiniziare a pagare gli importi delle rate mensili dovutecon la denuncia contributiva relativa al mese nelcorso del quale è stato comunicato il recesso ai lavoratori posti in mobilità.

A norma dell’art. 4, comma 10, l. n. 223/1991, se l’impresa – avendo rinunciato in tutto o in parte alicenziamento collettivo – si trova ad aver versato una somma superiore a quella dovuta, potrà conguagliare la somma eccedente con i contributi dovuti all’INPS nel primo versamento utilesuccessivo.

Le imprese debbono inviare, a tal fine, copia della documentazione atta a dimostrare l’eventualeaccordo sindacale (qualora quest’ultimo sia stato raggiunto dopo l’intervento della  rorvnncia e, in ogni caso, una dichiarazione attestante:

-gli estremi del versamento dell’anticipo già effettuato;

-gli estremi del versamento relativo alla denuncia contributivaUniEmensindividuale con ilquale l’importo a credito è stato conguagliato;

-l’importo globale dovuto.

Peraltro ,occorre tener ptresente che , partire dal 2017, a seguito dell’eliminazione dell’indennità di mobilità, sarà abrogato il contributo di ingresso alla mobilità con l’abrogazione del comma 4 dell’articolo5 della legge 23 luglio 1991, n.223/91,che  sarà sostituito dal c.d.contributo di licenziamento di cui al comma 35 all’articolo  4  della legge28 giugno 2012, n. 92, come specificato dal comma 31 dello stesso articolo.

È ,inoltre, prevista una penalizzazione analoga inerente  la  procedura di mobilità, infatti nella ipotesi in cui la dichiarazione di eccedenza del personale non sia oggetto di un accordo sindacale, i lcontributo dovuto viene moltiplicato per tre

.A decorrere dal 1º gennaio 2013, il contributo di licenziamento è dovuto dal datore di lavoro per tutti i casi di interruzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato per causa diversa dalle dimissioni.

Tale contributo consiste in una somma pari al50%del trattamento mensile iniziale di indennità didisoccupazione per ogni 12 mesi di anzianità aziendale negli ultimi 3 anni.

La norma esclude dall’applicazione del contributo il caso delle dimissioni.

Il contributo è dovuto anche per le interruzioni dei rapporti di apprendistato diverse dalle dimissioni odal recesso del lavoratore, incluso il recesso del datore di lavoro

Concludendo sul punto, nel regime attuale, è esclusa l’applicazione del contributo di licenziamento per le procedure di mobilità dove viene versato il cosiddetto contributo di ingresso.

Tuttavia, come gia’ prima accennato a partire dal 2017, a seguito dell’eliminazione totale della mobilità,il contributo dilicenziamento sar à dovuto anche per i licenziamenti collettivi.

Di seguito il testo   del comma “35 dell’art.4  introdotto dalla legge n.92/12

“. A decorrere dal 1° gennaio  2017,  nei  casi  di  licenziamento
collettivo in cui la dichiarazione di eccedenza del personale di  cui
all’articolo 4, comma 9, della legge 23  luglio  1991,  n.  223,  non
abbia formato oggetto di accordo sindacale, il contributo di  cui  al
comma 31 del presente articolo e’ moltiplicato per tre volte”,  rimarcando che il predetto comma 31 recita:”31. In tutti i casi di interruzione di  un  rapporto  di  lavoro  atempo indeterminato per causa diversa dalle dimissioni, intervenuti a
decorrere dal 1° gennaio 2013, e’ dovuta,  a  carico  del  datore  di
lavoro, una somma pari  al  50  per  cento  del  trattamento  mensile
iniziale di ASpI per ogni dodici mesi di anzianita’  aziendale  negli
ultimi tre anni”.

ESAME CONGIUNTO PROCEDURA MOBILITA’ OVVERO LICENZIAMENTO COLLETTIVO

Qualora le rappresentanze sindacali in azienda e le rispettive associazioni di categoria ne faccianorichiesta, l’impresa interessata procede -entro 7 giorni dal ricevimento da parte delle stesse dellacomunicazione di cui  sopra:

– ad un esame congiunto con le medesime, allo scopo dianalizzare le cause che hanno determinato l’eccedenza delpersonale e la possibilità di evitare in tuttoo in parte i licenziamenti. In caso negativo, tali soggetti saranno tenuti a vagliare l’eventualità diricorrere a misure sociali di accompagnamento, in particolare per la riqualificazione e riconversionedei lavoratori licenziati.

L’individuazione dei lavoratori da collocare inmobilità deve avvenire, inrelazione alle esigenzetecnico produttive ed organizzative del complesso aziendale, nel rispetto dei criteri previsti con l’accordo sindacale raggiunto nel corso della procedura.

In mancanza di accordo, la scelta deve avvenire secondo i seguenti criteri, in concorso tra loro:

-carichi di famiglia;

-anzianità (aziendale);

-esigenze tecnico produttive ed organizzative

.Deve essere rispettato il divieto di collocare in mobilità una percentuale di manodopera femminilesuperiore a quella della manodopera femminile occupata con riguardo alle mansioni prese inconsiderazione.

Inoltre, la disciplina relativa al collocamento obbligatorio (art. 10, comma 4, l. n. 68/1999) stabilisceche in tutti i casi in cui la procedura in questione coinvolga anche lavoratori occupatiobbligatoriamente, il numero dei rimanenti lavoratori appartenenti alle categorie protette non deveessere inferiore alla quota di riserva prevista dalla legge stessa.

La procedura di esame congiunto deve esaurirsi entro 45 giorni; qualora il numero di lavoratoriinteressati sia inferiore a 10 il termine è di23 giorni

. Il termine decorre dal ricevimento, da parte dellerappresentanze e delle associazioni sindacali, della comunicazione da parte dell’azienda, la qualedovrà comunicare alla Provincia l’esito dell’esame congiunto.

Qualora non sia possibile addivenire ad un accordo fra le parti, l’impresa deve indicarne i motivi edeffettuare la relativa comunicazione alla Provincia ,nonché alle associazioni sindacali cui appartengono i lavoratori.

In tal caso, infatti, l’autorità amministrativa inquestione, convoca le parti al fine di procedere ad unulteriore esame delle cause che hanno determinato l’eccedenza di personale e può anche formulareproposte al fine di raggiungere una intesa, ma tale fase dovrà esaurirsi al massimo entro 30 giorni daricevimento della comunicazione relativa al mancato accordo (termine che va ridotto alla metà se ilnumero dei lavoratori interessati dalle procedure di licenziamento è inferiore a 10).

A carico del datore di lavoro, sussiste solo ed esclusivamente un dovere di consultazione; lo stesso,quindi, non è tenuto ad accogliere le istanze sindacali, che può respingere in tutto o in parte, né aconcludere un accordo, essendo legittimato alla fine della procedura ad effettuare comunque ilicenziamenti programmati.

Inoltre, gli accordi stipulati nel corso delle procedure sindacali, che prevedano il riassorbimento totaleo parziale dei lavoratori ritenuti eccedenti, possonostabilire la loro assegnazione a mansioni diverseda quelle svolte, anche in deroga al secondo comma dell’articolo 2103 del codice civile.

 

ESTENSIONE DISCIPLINA LICENZIAMENTO COLLETTIVO DIRIGENTI

La Legge n. 161/2014(“Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenzadell’Italia all’Unione europea – Legge europea 2013-bis”), modificando l’art. 24 della L. n. 223/1991, haincluso i dirigenti nel campo di applicazione della procedura collettiva di riduzione di personale.

La legge europea afferma che i dirigenti debbono essere inclusi nella verifica della sogliaoccupazionale (“…imprese che occupino più di quindici dipendenti….”) che determina l’applicazionedell’art. 24 della legge n. 223/1991.

La novità di rilievoè, però, rappresentata dal fatto che la

disciplina dei licenziamenti collettivi vaosservata anche quando nel novero degli eventuali cinque licenziamenti (in 120 giorni) che il datore di lavoro avesse intenzione di effettuare vi fossero dei lavoratori appartenenti alla categoria dei dirigenti.

Viene quindi estesa ai dirigenti l’applicazione della disciplina dei licenziamenti collettivi, conconseguente l’onere di applicazione della procedura prevista dalla legge qualora il licenziamento, nell’arco temporale dei 120 giorni, riguardi anche questiultimi.

Naturalmente, qualora non vi siano dirigenti tra le posizioni in esubero, non occorrerà dar luogo alla specifica procedura prevista dal nuovo comma 1-quinquies dell’art. 24 della legge n. 223/1991. La norma europea ha, invece, scelto di non equiparare completamente i dirigenti alle altre categorie dilavoratori per quanto riguarda le modalità di applicazione della procedura di licenziamento collettivo.

Per quanto riguarda la fase della comunicazione, occorre in primo luogo segnalare che, stantel’esclusione della categoria dal trattamento dell’indennità di mobilità, il datore di lavoro non è tenuto a versare per i dirigenti interessati dalla procedura dilicenziamento collettiva il cd. contributo di ingesso di cui all’ultimo periodo dell’art. 4, comma 3, della legge n.223/1991.

 

DISPOSIZIONI  IN MATERIA DI MOBILITA’ ABROGATE

Si conclude la presente esposizione   ribadendo     che, a decorrere dal 1 gennaio 2017  risulteranno  abrogate  le    disposizioni dalla Legge 223/91  previste  dagli articoli :

  1. da 6 a 9: riguardanti rispettivamente :

-Lista di Mobilità

– Indennità di Mobilità

– Collocamento dei lavoratori in  mobilità

– Cancellazione dalle liste di mobilità ·

-2)  11, comma 2: concernente  Norme in materia di trattamento speciale di disoccupazione per i lavoratori licenziati da imprese edili ed affini ·

3) 16 , commi da 1 a 3:  riguardante l’Indennità’ di mobilità’ per i lavoratori disoccupati in conseguenza di licenziamento per riduzione di personale ·

4 25, comma 9:  concernente l’Agevolazione contributiva per assunzione lavoratori liste di mobilità

    Pertanto ,in  riferimento a quanto sopra,si segnala    che:

A) Fino al 30 dicembre 2016 per le Aziende rientranti nel campo di applicazione, sarà possibile collocare in mobilità i lavoratori sia dopo un periodo di Cigs, sia a seguito di licenziamento collettivo. Le aziende che assumeranno , questi lavoratori entro la fine del 2016 potranno contare sugli incentivi di legge;

B)  Gli incentivi attualmente in vigore saranno applicati per la durata prevista dalle disposizioni abrogate, alle assunzioni, trasformazioni o proroghe che si verificheranno entro il 31/12/2016 anche nell’ipotesi di scadenza del beneficio successivo a tale data;

C)   La fine degli incentivi legati alle liste di mobilità si riflettera’  anche sui contratti di apprendistato professionalizzante.

INPS FONDO ASSEGNI ‘INTEGRAZIONE SALARIALE

05/12/2016

L’Inps, con il messaggio n. 4885 del 29 novembre 2016, fornisce le istruzioni operative e contabili per il pagamento diretto dell’assegno ordinario e dell’assegno di solidarietà riguardante il Fondo di integrazione salariale.

 

Fonte: In

INPS :ISTRUZIONI RELATIVE FONDO SOLIDARIETA’ CONVERSIONE E RIQUALIFICAZIONE PROFESSIONALE

05/12/2016

L’Inps, con la circolare n. 213 del 2 dicembre 2016, fornisce le istruzioni amministrative, operative e contabili in ordine alle prestazioni ordinarie ed emergenziali erogate dal Fondo di solidarietà per la riconversione e riqualificazione professionale, per il sostegno dell’occupazione e del reddito del personale del credito, con evidenza, per ciascuna di esse, delle principali modifiche normative introdotte dal Decreto Legislativo n. 148/2015

INPS:CONTRIBUZIONE FIGURATIVA DIPENDENTI ENTI PUBBLICJ

05/12/2016

L’Inps, con la circolare n. 212 del 2 dicembre 2016, fornisce alcune precisazioni relative all’accredito della contribuzione figurativa ed alla conseguente valorizzazione dei periodi di erogazione di prestazioni a sostegno del reddito in favore del personale dipendente di aziende ed enti iscritto alle gestioni pensionistiche dei dipendenti pubblici per l’assicurazione IVS e a favore dei quali la c.d. contribuzione minore è versata nell’assicurazione generale obbligatoria.

 

PARLAMENTO :PUBBLICATA LEGGE CONVERSIONE DECRETO-LEGGE FISCALE

05/12/2016

È stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 282 del 2 novembre 2016, il Testo del decreto-legge 22 ottobre 2016, n. 193 (in Gazzetta Ufficiale – Serie generale – n. 249 del 24 ottobre 2016), coordinato con la legge di conversione 1° dicembre 2016, n. 225, recante: «Disposizioni urgenti in materia fiscale e per il finanziamento di esigenze indifferibili.».

La Legge, tra le altre cose, tratta:

  • della soppressione di Equitalia;
  • delle disposizioni in materia di riscossione locale;
  • di misure per il recupero dell’evasione;
  • della Dichiarazione integrativa a favore;
  • del finanziamento Fondo occupazione.

In particolare, per quest’ultimo punto, è stato previsto, per l’anno 2016, l’incremento di 592,6 milioni di euro per il Fondo sociale per occupazione e formazione, anche ai fini del finanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga di cui all’articolo 2, commi 64, 65 e 66, della legge 28 giugno 2012, n. 92, e successive modificazioni.

 

 

Fonte: Gazzetta Ufficiale

 

MLPS:RISULTATI ATIVITA’ VIGILANZA PERIODO GENNAIO-SETTEMBRE 2016

05/12/2016

ministero lavoro

La Direzione generale per l’Attività Ispettiva, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha pubblicato, in data 1° dicembre 2016, i risultati dell’attività di vigilanza, svolta dagli ispettori del lavoro, aggiornati al III trimestre 2016 (per la precisione, al 22 settembre 2016).

L’esito dei controlli svolti evidenzia il conseguimento di risultati che, confrontati con quelli dei primi tre trimestri dell’anno precedente, appaiono ancora più significativi in quanto riferiti ad un arco temporale limitato alla data sopra indicata, confermando la realizzazione di un costante ruolo di presidio del territorio nazionale, nonché la perdurante incisività dell’azione di vigilanza.

Nel periodo considerato, il personale ispettivo ha effettuato 103.348 accessi presso le aziende, a cui vanno aggiunti 5.104 accertamenti in materia di Cassa integrazione straordinaria, di Cassa integrazione in deroga, di Contratti di solidarietà e di patronati.

Gli accertamenti ispettivi già definiti al 22 settembre, 94.025, hanno portato alla contestazione di illeciti nei confronti di 57.307 aziende con un tasso di irregolarità complessivo pari a circa il 61%, a fronte del 59,51% registrato nei primi tre trimestri dello scorso anno, con un aumento di circa 1,5 punti percentuali.

L’alto tasso di irregolarità riscontrato tra le aziende ispezionate conferma il continuo miglioramento della delicata fase di pianificazione dell’azione ispettiva, orientata in senso “qualitativo” in quanto mirata ad obiettivi preventivamente e accuratamente selezionati e caratterizzati da fenomeni patologici particolarmente rilevanti ai fini ispettivi.

Nello specifico, in occasione dei controlli sono stati trovati 30.416 lavoratori occupati “in nero” dato in aumento di circa l’8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Sono stati inoltre adottati provvedimenti di sospensione dell’attività nei confronti di 5.483 aziende a causa dell’impiego di personale non dichiarato in misura pari o superiore al 20% di quello presente al momento della visita ispettiva, con una leggera contrazione rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno (n. 5.658 sospensioni adottate).

Nel periodo di riferimento sono stati accertati fenomeni di esternalizzazione irregolare dei processi produttivi nei confronti di 8.962 lavoratori con un considerevole incremento, pari a +86%, rispetto ai dati rilevati nel periodo dal 1 gennaio al 30 settembre dell’anno precedente.

Altre significative irregolarità riscontrate hanno inoltre riguardato la riqualificazione di numerosi rapporti di lavoro fittizi di fatto consistenti in veri e propri rapporti di lavoro subordinato (5.601), dato anch’esso in aumento (+ 4%) rispetto a quello rilevato nei primi tre trimestri del 2015.

Inoltre, sono state contestate numerose violazioni in materia di:

  • tutela delle lavoratrici madri e pari opportunità uomo donna (598), dato in flessione rispetto a quello rilevato al 30 settembre 2015 (789);
  • orario di lavoro (9.478), con un consistente aumento (circa +45%), rispetto ai primi tre trimestri dell’anno 2015;
  • salute e sicurezza sul lavoro (19.990 illeciti di natura prevenzionistica, dato sostanzialmente in linea con le irregolarità registrate al 30 settembre dell’anno precedente).

Si evidenzia, infine, il sensibile incremento delle irregolarità, di natura penale, relative all’impiego di 1.124 lavoratori extracomunitari clandestini, a fronte di 1.081 lavoratori stranieri privi del permesso di soggiorno rilevati nei primi tre trimestre dell’anno 2015.

 

Monitoraggio gennaio-settembre 2016

 

Fonte: Ministero del Lavoro

 

INL:ISTRUZIONI PER ATTIVITA’ VIGILANZA ASSOCIAZIONI E SOCIETA’ SPORTIVE DILETTANTISTICHE

05/12/2016

L’Ispettorato nazionale del Lavoro, ha emanato la lettera circolare prot. n. 1 del 1° dicembre 2016, con la quale fornisce indicazioni operative circa il trattamento, ai fini previdenziali, dei compensi erogati dalle associazioni sportive dilettantistiche e dalle società sportive dilettantistiche.

L’Ispettorato, facendo seguito alle indicazioni già fornite dal Ministero del lavoro con nota del 21 febbraio 2014 prot. n. 4036, ritiene opportuno precisare quanto segue.

In primo luogo va ricordato che i rapporti di collaborazione nel mondo dello sport dilettantistico trovano la loro disciplina nell’art. 90 della L. n. 289/2002 e ss. modificazioni, nel D.L. n. 136/2004 (conv. da L. n. 186/2004), nell’art.67, comma 1 lett. m), del TUIR, nonché nel D.Lgs. n. 81/2015, che costituiscono gli unici riferimenti normativi per definire il trattamento fiscale e previdenziale di tali rapporti unitamente alle regole dettate dalla L. n. 91 del 1981 per lo sport professionistico.

L’esame delle norme sopra citate consente di affermare che la volontà del Legislatore in questi ultimi anni è stata certamente quella di riservare ai rapporti di collaborazione sportivo dilettantistici una normativa speciale, volta a favorire e ad agevolare la pratica dello sport dilettantistico, rimarcando le specificità di tale settore che contempla anche un trattamento differenziato rispetto alla disciplina generale che regola i rapporti di lavoro.

Venendo al merito di tali rapporti è necessario, preliminarmente, porre l’attenzione su due aspetti:
1. qualifica del soggetto che eroga il compenso;
2. natura delle prestazioni svolte dal collaboratore.

Sul primo punto sono di supporto le pronunce della Corte di appello di Milano, (sent. 1172/14 del 10 dicembre 2014) e della Direzione interregionale del lavoro di Napoli (decreto del 29 ottobre 2015) che hanno posto l’attenzione sul soggetto erogante, ribadendo che per l’applicazione del regime agevolativo “ciò che conta è che le collaborazioni vengano svolte a favore di organismi che perseguono finalità sportive dilettantistiche riconosciuti dal C.O.N.I.”.

Pertanto, non solo è necessario che siano perseguite finalità sportive dilettantistiche, ma il soggetto erogante deve essere anche riconosciuto dal C.O.N.I.

Nell’ambito del mondo sportivo perseguono certamente tali finalità il C.O.N.I., le Federazioni Sportive Nazionali, le Discipline Sportive Associate e gli Enti di Promozione Sportiva;
per quanto riguarda, invece, le singole associazioni sportive dilettantistiche e le società sportive dilettantistiche, occorre avere riguardo ad ulteriori aspetti.

Come noto le agevolazioni sono applicabili unicamente alle ASD e SSD che perseguono finalità sportive-dilettantistiche senza fine di lucro.

Per l’individuazione di tali soggetti il legislatore ha affidato al C.O.N.I. la funzione di “unico certificatore della effettiva attività sportiva svolta dalle società e dalle associazioni sportive dilettantistiche” (art. 7 del D.L. n. 136/2004, conv. da L. n. 186/2004).

Tale certificazione attualmente avviene attraverso l’iscrizione delle ASD e delle SSD al registro delle società sportive che è stato oggetto di una profonda revisione, fortemente voluta dal .O.N.I. per eliminare quei fenomeni di elusione spesso riscontrati in sede di verifica.

Gli accorgimenti adottati dal C.O.N.I. a seguito di un approfondito confronto con l’INPS e con l’Agenzia delle entrate, hanno reso il registro strumento idoneo a certificare la natura dell’associazione/società sportiva e l’effettiva attività sportiva svolta sotto il controllo dei soggetti affilianti (FSN, DSA, EPS).

La corretta individuazione dei soggetti (ASD, SSD) eroganti, attraverso il registro delle società sportive, costituisce la condizione principale per l’applicazione del regime agevolativo;

ciononostante è altresì necessario che, successivamente, si proceda alla valutazione delle attività svolte dai singoli collaboratori.

Le prestazioni sono analiticamente indicate dal legislatore attraverso l’art. 67 del TUIR e le norme successive che ne hanno definito con precisione i limiti.

L’art. 67, comma 1 lett. m), del TUIR, riconduce tra i redditi diversi – e quindi non assoggettabili a contribuzione – “le indennità di trasferta, i rimborsi forfettari di spesa, i premi e i compensi erogati nell’esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche dal C.O.N.I., dalle Federazioni Sportive Nazionali, dagli Enti di promozione e da qualunque organismo, comunque denominato, che persegua finalità sportivo dilettantistiche e che da essi sia riconosciuto. Tale disposizione si applica anche ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di carattere amministrativo gestionale di natura non professionale resi in favore di società e associazioni sportive dilettantistiche”.

La norma successiva (l’art. 35, comma 5, del D.L. n. 207/2008, convertito da L. n. 14/2009) ha successivamente chiarito il concetto di “esercizio diretto di attività sportiva” precisando che in tale ambito rientrano non solo le prestazioni rese per la partecipazione a gare e/o manifestazioni sportive, ma anche tutte quelle relative allo svolgimento delle attività dilettantistiche di formazione, di didattica, di preparazione e di assistenza intese nell’accezione più ampia del termine attività sportiva.

Su tale argomento è intervenuta anche l’Agenzia delle entrate la quale ha chiarito che in questa tipologia possono essere ricompresi i compensi erogati ai soggetti che svolgono attività di formazione, didattica, preparazione e assistenza all’attività sportiva dilettantistica, ossia di soggetti che non svolgono una attività durante la manifestazione, ma rendono le prestazioni indicate a prescindere dalla realizzazione dell’attività sportiva.

Sulla base di questi chiarimenti normativi e di prassi è possibile avere un quadro di riferimento per definire le prestazioni che rientrano nell’art. 67 del TUIR ma è necessario, in sede di accesso, verificare, sulla base delle indicazioni fornite dalle singole Federazioni che attuano il riconoscimento della ASD/SSD, quali sono le attività necessarie per garantire l’avviamento e la promozione dello sport e le qualifiche dei soggetti che devono attuare tali attività.

A solo titolo di esempio è possibile citare: gli istruttori, gli addetti al salvamento nelle piscine, i collaboratori amministrativi e ogni altra figura espressamente prevista dai regolamenti federali per lo svolgimento dell’attività.

Appare opportuno chiarire che la qualifica acquisita, attraverso specifici corsi di formazione tenuti dalle Federazioni, dai soggetti che svolgono le mansioni sopra indicate (qualifica di istruttore, allenatore, addetto al salvamento, ecc.) non rappresenta in alcun modo un requisito, da solo sufficiente, per ricondurre tali compensi tra i redditi di lavoro autonomo, non essendo tale qualifica requisito di professionalità, ma unicamente requisito richiesto dalla federazione di appartenenza per garantire un corretto insegnamento della pratica sportiva.

Pertanto, sulla base delle considerazioni sopra esposte, alla luce della normativa vigente, appare chiaro che l’applicazione della norma agevolativa che riconduce tra i redditi diversi le indennità erogate ai collaboratori è consentita solo al verificarsi delle seguenti condizioni:

1 – che l’associazione/società sportiva dilettantistica sia regolarmente riconosciuta dal CONI attraverso l’iscrizione nel registro delle società sportive;
2 – che il soggetto percettore svolga mansioni rientranti, sulla base dei regolamenti e delle indicazioni fornite dalle singole federazioni, tra quelle necessarie per lo svolgimento delle attività sportivo-dilettantistiche, così come regolamentate dalle singole federazioni.

In tale ottica, le qualifiche acquisite dai singoli soggetti attraverso appositi corsi di formazione promossi dalle singole federazioni, nonché la loro iscrizione in albi o elenchi tenuti dalle Federazioni o dal Coni attestanti la capacità di esercitare determinate attività di formazione, non possono essere considerati di per sè elementi per ricondurre i redditi percepiti da tali soggetti tra quelli aventi “natura professionale”.

Da ultimo si ricorda che la stessa regolamentazione prevista dal decreto legislativo n. 15/2016, in attuazione della direttiva 2013/55/UE del Parlamento europeo, relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, che attribuisce al Coni la competenza per il riconoscimento “delle professioni di maestro di scherma, allenatore, preparatore atletico, direttore tecnico sportivo, dirigente sportivo e ufficiale di gara”, deve essere intesa come uno strumento volto a fissare i criteri che consentono anche a soggetti stranieri la possibilità di svolgere in Italia le attività sopra elencate.

Fonte: Ispettorato nazionale del lavoro