INPS:DATI OSSERVATORIO PRECARIATO PRIMO SEMESTRE 2015

11/08/2015

Nel primo semestre del 2015 aumenta, rispetto al corrispondente periodo del 2014, il numero di nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato nel settore privato (+252.177), rimangono sostanzialmente stabili i contratti a termine mentre si riducono le assunzioni in apprendistato (-11.500).
Nel primo semestre del 2015 la variazione netta tra i nuovi rapporti di lavoro e le cessazioni, pari rispettivamente a 2.815.242 e 2.177.002, è di 638.240; nello stesso periodo dell’anno precedente è invece stata di 393.658.

Sono i nuovi dati dell’”Osservatorio sul precariato” Inps, pubblicati sul sito istituzionale.

Nei primi sei mesi del 2015 le nuove assunzioni a tempo indeterminato stipulate in Italia, rilevate da Inps, sono state 952.359, il 36% in più rispetto all’analogo periodo del 2014. Le trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti a termine, comprese le “trasformazioni” degli apprendisti, sono state 331.917 (l’incremento rispetto allo stesso periodo del 2014 è del 30,6%.

il Report gennaio-giugno 2015 icona_pdf2

Fonte: Inps

INAIL:COMUNICATO RELATIVO ASSICURAZIONE INFORTUNI DOMESTICI

22/01/2017

Assicurazione contro gli infortuni domestici, il 31 gennaio la scadenza per il versamento del premio annuale

Il pagamento di 12,91 euro può essere effettuato utilizzando il bollettino precompilato ricevuto a domicilio o quello in bianco reperibile negli uffici postali e nelle sedi Inail. Con pagoPA è inoltre possibile effettuare il versamento direttamente sul sito dell’Istituto oppure presso gli sportelli bancari e i tabaccai abilitati al servizio.

Scade il 31 gennaio il termine per il versamento delpremio annuale di 12,91 eurodell’assicurazione contro gli infortuni domestici, obbligatoria per tutte le persone di età compresa tra i 18 e i 65 anni che svolgono un’attività rivolta alla cura dei componenti della famiglia e dell’abitazione, in modo abituale ed esclusivo e senza vincoli di subordinazione.

Il versamento può essere effettuato utilizzando il bollettino postale precompilato che le persone già iscritte ricevono a domicilio entro la fine di ogni anno. In caso di disguidi nel recapito è comunque possibile recuperare il bollettino prestampato online, sul sito http://www.inail.it, previa autenticazione, oppure utilizzare il bollettino postale in bianco Td 451 relativo al c/c 30621049 (intestato a Inail Assicurazione Infortuni Domestici p.le G. Pastore, 6 – 00144 Roma), reperibile presso gli uffici postali, le sedi locali dell’Istituto e le associazioni delle casalinghe. In questo caso per permettere il riconoscimento del pagamento è necessario indicare esattamente il nome, il codice fiscale e l’anno per il quale si deve pagare il premio.

Grazie apagoPA, il sistema che consente a cittadini e imprese di effettuare qualsiasi pagamento verso le pubbliche amministrazioni e i gestori di servizi di pubblica utilità in modalità elettronica, è inoltre possibile effettuare il versamento direttamente sul sito dell’Inail oppure, utilizzando il codice presente sull’avviso di pagamento, presso gli sportelli bancari, gli istituti di pagamento e i tabaccai abilitati al servizio.

Chi deve iscriversi per la prima voltapuò utilizzare il bollettino postale in bianco Td 451 oppure richiederlo online sul sito dell’Istituto, previa registrazione.

L’assicurazione ha effetto dal giorno successivo a quello in cui è stato eseguito il pagamento e dà diritto a un indennizzo in caso di infortuni causati dal lavoro prestato in ambito domestico che comportino un’invalidità permanente pari o superiore al 27%. In caso di morte della persona assicurata, invece, è prevista l’erogazione di una rendita a ciascuno dei superstiti calcolata con le stesse modalità e percentuali stabilite per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro

CASSAZIONE:PILLOLE GIURISPRUDENZA LAVORO

22/01/2017

 

   – Sentenza 18 gennaio 2017, n. 1180 CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 18 gennaio 2017, n. 1180
CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 18 gennaio 2017, n. 1180

Licenziamento – Mancato superamento della prova – Motivo estraneo alla prova – Accertento

 – Sentenza 18 gennaio 2017, n. 1185

Lavoro subordinato – Danno da stress – Risarcimento del danno – Entità del pregiudizio subito – Onere della prova

 Sentenza 18 gennaio 2017, n. 1186

Rapporto di lavoro a tempo pieno – Coltivatore diretto – Esenzione dal pagamento dei contributi previdenziali – Rapporto di lavoro part-time

 

– Sentenza 18 gennaio 2017, n. 1186

Rapporto di lavoro a tempo pieno – Coltivatore diretto – Esenzione dal pagamento dei contributi previdenziali – Rapporto di lavoro part-time

 
 

INPS:CIRCOLARE N.9/2017 SUI TRATTAMENTI CIG DISCIPLINATI IN DEC.LEGVO 148/2015

22/01/2017

 

SOMMARIO: Con la presente circolare, a completamento del processo di attuazione del D.Lgs. n. 148/2015, vengono fornite le istruzioni per favorire l’adeguamento dei sistemi gestionali aziendali finalizzate a supportare il nuovo assetto informativo che deriva dalle innovazioni introdotte con la riforma dei trattamenti di integrazione salariale. In particolare vengono analizzati gli adempimenti connessi all’associazione di ogni lavoratore con l’unità produttiva di riferimento, i criteri per individuare i trattamenti soggetti alla nuova disciplina, la metodologia di calcolo della contribuzione addizionale nonché le modalità di gestione del trattamento di fine rapporto in relazione alle diverse tipologie di cassa integrazione. In questo quadro vengono fornite le indicazioni tecniche necessarie per operare l’adeguamento dei sistemi informativi che supportano la formazione della dichiarazione contributiva UniEmens.

Da ultimo, allo scopo di attenuare l’impatto dei cambiamenti introdotti sull’operatività del ciclo produttivo aziendale, vengono adottate disposizioni volte a consentire, attraverso opportune metodologie basate sulla semplificazione degli adempimenti informativi, la regolarizzazione del versamento della contribuzione addizionale relativa ai trattamenti CIG, soggetti alla nuova disciplina, autorizzati a partire dalla riforma dell’istituto.

INDICE

Premessa.

Parte I

1. Lavoratori beneficiari. Anzianità di effettivo lavoro.

2. Unità produttiva.

2.1. Unità produttiva. Precisazioni.

2.2. Apertura e gestione delle Unità Produttive. Istruzioni operative.

2.3. Lavoratori che nel corso dello stesso mese prestano attività presso più unità produttive.

2.4. Termine di presentazione della comunicazione di apertura di nuova unità produttiva.

3. Conguaglio nella denuncia UniEmens. Termine di decadenza.

4. Integrazioni salariali straordinarie.

4.1. Integrazioni salariali straordinarie. Destinatari.

4.2. Integrazioni salariali straordinarie. Determinazione del limite dimensionale.

4.3. Integrazioni salariali straordinarie. Contributo ordinario CIGS.

5. Contribuzione addizionale.

5.1. Nuovo assetto del contributo addizionale.

5.2. Decorrenza delle nuove aliquote.

5.3. Variazione della misura dell’aliquota.

5.4. Casi di esclusione dall’obbligo di versamento del contributo addizionale.

5.5. Momento impositivo del contributo addizionale.

5.6. Calcolo del contributo addizionale.

5.6.1. Rapporti di lavoro a tempo pieno.

5.6.2. Rapporti di lavoro a tempo parziale.

5.7. Aumenti retributivi non utili ai fini del trattamento di integrazione salariale e della retribuzione persa.

6. Trattamento di fine rapporto e CIGS.

6.1. TFR e CIGS per crisi e/o riorganizzazione aziendale.

6.2. TFR e CIGS per contratti di solidarietà.

6.3. TFR e CIG in deroga.

Parte II

7. CIGO/CIGS con Ticket. Modalità di esposizione del conguaglio e del contributo addizionale.

7.1. CIGO con Ticket ante D.Lgs. 148/2015.

7.2. CIGO con Ticket post D.Lgs. 148/2015.

7.3. CIGS con Ticket post D.Lgs. 148/2015.

7.4. Uso del CodiceEvento.

8. CIGO/CIGS Aggregata post decreto 148/2015. Modalità di esposizione del conguaglio e del contributo addizionale. Regime transitorio.

8.1. CIGO Aggregata post D.Lgs. 148/2015.

8.2. CIGS Aggregata post D.Lgs. 148/2015.

9. CIGD post D.Lgs. 148/2015.

10. Regolarizzazioni del versamento contributo addizionale e adeguamento delle dichiarazioni contributive trasmesse con codici CIG impropri.

10.1. Regolarizzazioni del versamento contributo addizionale.

10.2. Adeguamento delle dichiarazioni contributive trasmesse con codici CIG impropri.

11. Istruzioni Contabili.

Premessa.

Come noto, il D.Lgs. 148/2015, ha operato il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporti di lavoro.

In particolare, le principali novità introdotte dal titolo I del predetto decreto – che abroga integralmente o parzialmente le disposizioni previgenti in materia (leggi n. 164/1975, n. 427/1975, n. 223/1991, n. 92/2012, ecc.) – riguardano:

– l’estensione della tutela ai lavoratori assunti con contratto di apprendistato professionalizzante;

– la ridefinizione dei requisiti soggettivi per l’accesso alle prestazioni;

– la revisione dei limiti massimi di durata dei trattamenti;

– la rimodulazione della misura della contribuzione ordinaria;

– la revisione dell’assetto e della misura della contribuzione addizionale;

– l’introduzione del termine di decadenza di 6 mesi entro il quale è ammesso il conguaglio delle prestazioni CIG anticipate dal datore di lavoro.

Con circolare INPS n. 197 del 2/12/2015 sono stati illustrati i profili normativi ed operativi della riforma. Più in particolare, la circolare si è poi soffermata sulla disciplina dei trattamenti di integrazione salariale ordinaria.

Con i messaggi n. 24 del 5 gennaio 2016, e n. 3028 del 12 luglio 2016 sono state, in particolare, fornite istruzioni per la corretta applicazione della contribuzione ordinaria CIGO/CIGS, ex art. 2 D.Lgs. 148/2015, dovuta per i lavoratori assunti con contratto di apprendistato professionalizzante. Con la circolare n. 199 del 15 novembre 2016 l’Istituto ha dato indicazioni e chiarimenti in ordine a taluni profili applicativi della riforma degli ammortizzatori sociali introdotta dal D.Lgs. n. 148/2015, con particolare riguardo all’applicazione dei termini di decadenza del diritto al conguaglio delle integrazioni salariali corrisposte dai datori di lavoro prima dell’introduzione dei nuovi sistemi di trasmissione delle denunce contributive, dei termini di decorrenza delle nuove aliquote contributive, nonché della variazione della misura della contribuzione addizionale nel corso del periodo di paga mensile.

Con la presente circolare, a completamento del processo di attuazione della riforma introdotta dal D.Lgs. n. 148/2015, vengono fornite le istruzioni tecniche per operare la compilazione della dichiarazione contributiva UniEmens, nonché il calcolo e il versamento della contribuzione addizionale CIGO/CIGS, anche riferita alle integrazioni salariali in deroga.

In ordine ai termini di svolgimento degli adempimenti introdotti per dare completa attuazione alla riforma della CIG, allo scopo di assicurare alle aziende i tempi necessari per consentire l’adeguamento dei sistemi informativi aziendali, la decorrenza dei predetti adempimenti è fissata, salvo diversa previsione, a partire dal secondo mese di paga successivo alla pubblicazione della presente circolare.

Parte I

1. Lavoratori beneficiari. Anzianità di effettivo lavoro.

Come è noto, l’art. 1 del D.Lgs. 148/2015, nel definire il campo di applicazione soggettivo delle disposizioni in materia di Cassa Integrazione Guadagni, individua i destinatari del trattamento di integrazione salariale ordinario e straordinario, i lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato, ivi compresi gli apprendisti con contratto di apprendistato professionalizzante.

Restano pertanto esclusi dai predetti trattamenti i dirigenti, i lavoratori a domicilio e i lavoratori assunti con contratto di apprendistato non professionalizzante.

Per quanto concerne, in particolare, l’estensione di trattamenti di integrazione salariale ai lavoratori assunti con contratto di apprendistato professionalizzante, si rinvia alle disposizioni contenute nei messaggi n. 24/2016 e n. 3028 del 12 luglio 2016.

Accedono ai trattamenti in argomento i lavoratori sopra indicati a condizione che abbiano conseguito un’anzianità di effettivo lavoro, presso l’unità produttiva per la quale è richiesto il trattamento, di almeno 90 giorni dalla data di presentazione della relativa domanda di concessione al Ministero (trattamento straordinario) o all’Istituto (trattamento ordinario).

Come già chiarito al punto 1.1 della circolare 197/2015, ai fini della maturazione del predetto requisito soggettivo di anzianità di effettivo lavoro, si computano le giornate di effettiva presenza al lavoro, indipendentemente dalla durata oraria, nonché i periodi di sospensione dal lavoro derivanti da:

a) ferie;

b) festività;

c) maternità obbligatoria;

d) infortunio.

Inoltre, sulla base delle indicazioni fornite dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (nota del 19 luglio 2016), ai fini del raggiungimento del requisito dell’anzianità di effettivo lavoro, si precisa che vanno computati come giorni di effettivo lavoro sia il sabato, in caso di articolazione dell’orario di lavoro su 5 giorni a settimana, sia il riposo settimanale (domenica o altro giorno infrasettimanale), in quanto tali giornate sono comprese nel normale corso del rapporto di lavoro che prosegue senza soluzione di continuità. Infine, in caso di cambio di qualifica del lavoratore, l’anzianità di effettivo lavoro presso l’unità produttiva è considerata in modo unitario e pertanto si considera anche il periodo anteriore la variazione, indipendentemente dalla qualifica precedentemente posseduta dal lavoratore, in quanto l’art. 1, comma 2, del decreto legislativo n. 148/15 fa riferimento all’anzianità lavorativa maturata dal lavoratore presso l’unità produttiva per la quale viene richiesto il trattamento di integrazione salariale.

In attesa del riassetto complessivo dell’esposizione del calendario giornaliero finalizzato ad identificare i predetti periodi di sospensione, nonché tutti gli eventi figurativi, ai fini del computo dell’anzianità utile per l’accesso alle integrazioni salariali, i datori di lavoro continuano ad adottare in UniEmens la compilazione del calendario giornaliero sulla base degli standard tecnici in uso secondo le vigenti disposizioni.

2. Unità produttiva.

2.1. Unità produttiva. Precisazioni.

L’unità produttiva si identifica con la sede legale, gli stabilimenti, le filiali e i laboratori distaccati dalla sede, che abbiano una organizzazione autonoma. Costituiscono indice dell’organizzazione autonoma lo svolgimento nelle sedi, stabilimenti, filiali e laboratori distaccati, di un’attività idonea a realizzare l’intero ciclo produttivo o una sua fase completa, unitamente alla presenza di lavoratori in forza in via continuativa.

Si sottolinea l’importanza della corretta identificazione dell’Unità produttiva ai fini dell’istruttoria della domanda di CIGO, in quanto fondamentale parametro di riferimento per la valutazione sia di requisiti che di limiti. Si riportano di seguito gli indicatori delle caratteristiche che l’unità produttiva deve possedere e che devono essere oggetto di autocertificazione da parte delle aziende, in sede di iscrizione in anagrafica aziende.

A parziale modifica di quanto disciplinato in materia dalla circolare n. 139 del 2016, si precisa quanto segue.

Con l’autocertificazione dell’autonomia organizzativa l’azienda dichiara, sotto la propria responsabilità, che l’unità produttiva è lo stabilimento o la struttura finalizzata alla produzione di beni o all’erogazione di servizi, dotati di autonomia finanziaria o tecnico funzionale, intendendosi con tali accezioni il plesso organizzativo che presenta una fisionomia distinta ed abbia, in condizioni di indipendenza, un proprio riparto di risorse disponibili così da permettere in piena autonomia le scelte organizzative più confacenti alle caratteristiche funzionali e produttive dell’unità.

Con l’autocertificazione dell’idoneità a realizzare l’intero ciclo produttivo, o una fase completa di esso, l’azienda dichiara sotto la propria responsabilità che il plesso organizzativo esplica, in tutto o in parte, l’attività di produzione di beni o servizi dell’impresa medesima, della quale costituisce elemento organizzativo, non limitandosi alla realizzazione di meri scopi strumentali sia rispetto ai generali fini dell’impresa sia rispetto ad una fase completa dell’attività produttiva della stessa.

Infine, l’unità produttiva deve avere maestranze adibite in via continuativa.

In caso di cantieri edilizi e affini (compresa l’impiantistica industriale), in sede di iscrizione dell’unità produttiva cantiere, l’azienda stessa dovrà autocertificare che per il plesso organizzativo, cui si riferisce la domanda di integrazione salariale, è stato stipulato un contratto di appalto di almeno un mese, senza onere di allegazione del contratto medesimo.

Si precisa altresì che, in merito alle aziende di impiantistica industriale, per l’individuazione delle unità produttive, si applicano le medesime disposizioni previste per le aziende del settore edilizia ed affini già disciplinate.

Con riferimento ad una durata presuntiva relativa all’individuazione per i cantieri edilizi e affini, compresi quelli relativi all’impiantistica industriale, riformando l’indirizzo interpretativo, già fornito con Messaggio 7336 del 2015, su indicazione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, viene fissato ad un mese, anziché sei, il limite minimo di durata dell’appalto ai fini della qualificazione in unità produttiva dei predetti cantieri. Detto nuovo indirizzo trova applicazione relativamente alle domande presentate a decorrere dal primo agosto, data di pubblicazione della circolare 139/2016 recante l’indirizzo medesimo.

Per dar seguito a quanto dianzi illustrato, oltre ai controlli automatizzati già svolti dalle procedure informatiche, saranno previste ulteriori verifiche su base campionaria di natura amministrativa e/o ispettiva in ordine alla effettività dei requisiti caratterizzanti l’unità produttiva.

L’attività di controllo prevede due diverse tipologie di attività da porre in essere:

– controlli on desk: consistenti in verifiche automatizzate e di natura amministrativa;

– controlli tramite vigilanza documentale e/o ispettiva: in ordine alla effettività dei requisiti caratterizzanti l’unità produttiva secondo le specifiche illustrate nel presente paragrafo.

Si richiama altresì, ai fini della prevista autocertificazione di tali requisiti e dell’individuazione della durata presuntiva per la qualificazione in unità produttiva dei cantieri edilizi e affini, quanto previsto nella circ. INPS n. 139 del 01/08/2016 – Parte seconda – paragrafo 5.

Sul piano applicativo, anche allo scopo di semplificare la gestione delle unità produttive, da parte delle aziende e degli intermediari previdenziali, ferma la nozione di unità produttiva come riportata nell’ambito della presente circolare, vengono integrate e parzialmente modificate le istruzioni operative fornite con la circolare n. 197/2015, al par. 1.4 (nozione di unità produttiva).

In particolare, nel sistema di anagrafica aziendale e nel flusso UniEmens, sezione PosContributiva, nell’ambito dell’elemento DenunciaIndividuale, viene introdotto il nuovo elemento denominato UnitaProduttiva, la cui nozione è quella diffusamente illustrata nel presente paragrafo. La valorizzazione del predetto elemento è obbligatoria per le aziende che possono accedere alle integrazioni salariali ordinarie e straordinarie e alle prestazioni integrative del reddito garantite dai Fondi di solidarietà (assegno ordinario e assegno di solidarietà) a partire dal flusso UniEmens di competenza del secondo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare.

Detto elemento, per le aziende che possono accedere alle integrazioni salariali ordinarie e straordinarie e alle prestazioni integrative del reddito garantite dai Fondi di solidarietà (assegno ordinario e assegno di solidarietà), va valorizzato anche laddove, non sussistendo unità produttiva diversa da quella in cui l’azienda ha la propria sede legale, la prestazione lavorativa dei dipendenti si svolga integralmente presso la sede legale del datore di lavoro.

Inoltre, a partire dal periodo di paga sopra indicato, la mancata valorizzazione del predetto elemento, per le aziende che possono accedere alle integrazioni salariali ordinarie e straordinarie e alle prestazioni integrative del reddito garantite dai Fondi di solidarietà (assegno ordinario e assegno di solidarietà), costituirà errore bloccante ai fini della trasmissione del flusso UniEmens.

Si ricorda, infine, che è cura dei i datori di lavoro verificare, ed eventualmente aggiornare, il censimento delle unità produttive e dei lavoratori distribuiti presso le unità produttive, ai fini della nuova valorizzazione dell’elemento UnitaProduttiva. Il censimento delle unità produttive, da parte dei datori di lavoro, sarà oggetto di controllo da parte degli operatori delle strutture territoriali dell’Istituto.

Pertanto, a modifica di quanto indicato nell’ambito della circolare n. 197/2015 (par. 1.4) e 176/2016 (par. 4), viene preservato l’attuale assetto dell’anagrafica aziendale relativo all’elemento UnitaOperativa. Nello specifico l’elemento UnitaOperativa continua ad essere inteso quale luogo ove viene svolta in maniera stabile l’attività lavorativa di uno o più dipendenti (Circ.n. 172/2010), ovvero sezione produttiva avente caratteristiche di omogeneità.

2.2. Apertura e gestione delle Unità Produttive. Istruzioni operative.

Di seguito si riportano le istruzioni operative per definire/gestire un’unità produttiva:

– accedere al menu dei servizi per le aziende e i consulenti, del sito istituzionale dell’INPS;

– nella sezione “Iscrizione e Variazione Aziende” attivare la voce “Comunicazione unità operativa/Accentramento contr.”;

– digitare la matricola per la quale aprire/gestire l’unità produttiva e confermare;

– le successive tre pagine sono di sola visualizzazione dei dati preesistenti, per cui cliccare sul pulsante “Pagina successiva”, fino a quando non compare l’elenco delle unità produttive già aperte (U. Prod=’S’), cliccare ancora su “Pagina Successiva”;

– selezionare “Comunicazione unità operativa-produttiva”, sarà visualizzato l’elenco delle unità produttive da gestire, oppure cliccare su “Inserisci” per aprire una nuova unità produttiva;

– immettere i dati richiesti e specificare l’opzione “Unità produttiva” e salvare, dopo aver preso visione della dichiarazione sulla apertura dell’unità produttiva;

– infine registrare la richiesta di creazione dell’unità produttiva appena definita, cliccando su “Registra Richiesta”.

2.3. Lavoratori che nel corso dello stesso mese prestano attività presso più unità produttive.

Nel caso di svolgimento dell’attività presso più UP nel corso del mese da parte di un lavoratore, nella compilazione della relativa denuncia mensile, i datori di lavoro si atterranno ai seguenti criteri:

a) valorizzeranno l’UP presso la quale il lavoratore ha prestato attività per un periodo più lungo;

b) in caso di periodi di eguale durata su più UP, sarà valorizzata l’ultima UP presso la quale il lavoratore ha prestato attività lavorativa in ordine temporale.

Detta soluzione convenzionale, ispirata ad un criterio di prevalenza temporale, consente di evitare la duplicazione delle informazioni UniEmens su più UP, anche al fine di non generare complessità gestionali a carico delle imprese.

2.4. Termine di presentazione della comunicazione di apertura di nuova unità produttiva.

La comunicazione di una nuova unità produttiva deve avvenire entro l’ultimo giorno del mese successivo all’apertura della stessa avvalendosi dell’apposita procedura telematica, disponibile sul sito internet dell’Istituto, accedendo alla sezione “Iscrizione e Variazione Aziende” e attivando “Comunicazione unità operativa/Accentramento contr.”; dei “Servizi per aziende e consulenti” (Sezione “Aziende, consulenti, professionisti”) (cfr. par. 2.2). Resta fermo che non è possibile presentare domande di CIG per unità produttive non ancora registrate in anagrafica aziende.

Ogni operazione con retroattività anteriore a quella sopra riportata è autorizzata, su istanza dell’azienda, ad essere trasmessa attraverso il cassetto bidirezionale con acclusa ogni documentazione utile a motivare i presupposti giuridico-operativi sui quali si fonda la registrazione con retrodatazione, da parte degli operatori delle sedi territoriali dell’Istituto (UO anagrafica e flussi). In tali casi le sedi dell’Istituto procederanno all’accoglimento dell’istanza solo una volta accertata, se del caso anche attraverso gli opportuni interventi ispettivi, la sussistenza dei presupposti per il diritto alla registrazione retrodatata dell’unità produttiva.

3. Conguaglio nella denuncia UniEmens. Termine di decadenza.

Come è noto, sulla base delle previsioni di legge (art. 7, commi 2 e 3, del D.Lgs. 148/2015), le integrazioni salariali erogate dal datore di lavoro sono rimborsate dall’Istituto ovvero conguagliate dal datore di lavoro medesimo all’atto dell’assolvimento degli obblighi di contribuzione obbligatoria. In particolare, il conguaglio delle integrazioni salariali erogate ai propri dipendenti deve essere effettuato, a pena di decadenza, entro sei mesi dalla fine del periodo di paga in corso alla scadenza del termine di durata dell’autorizzazione o dalla data del provvedimento di concessione, se successivo, assolvendo agli adempimenti informativi sulla base dell’assetto dei flussi UniEmens e ai correlati adempimenti contributivi attraverso l’utilizzo dei sistemi di pagamento di legge. Il predetto termine di decadenza si applica anche laddove la denuncia UniEmens generi un saldo a credito per l’azienda.

Per i trattamenti conclusi prima dell’entrata in vigore del decreto legislativo di riforma, i sei mesi decorrono dall’entrata in vigore del decreto stesso (24.09.2015).

Come già precisato al punto 1.7 della circolare 197/2015 e al par. 13 della circolare 201/2015, una volta maturato il termine di decadenza, l’azienda non potrà più conguagliare le integrazioni salariali anticipate ai propri dipendenti con gli ordinari flussi UniEmens che abbiano competenza successiva al mese di scadenza, né attraverso flussi regolarizzativi.

In ordine ai profili applicativi dell’istituto della decadenza, si rinvia alle istruzioni già fornite con la circolare n. 197/2015 (par. 1.7).

Nel caso di provvedimenti di differimento o sospensione degli adempimenti contributivi – si pensi ad esempio alla sospensione a seguito di calamità naturali (cfr. art. 5, co. 5-ter, L. 225/1992) – i cui effetti si estendono anche all’istituto della decadenza introdotto dall’art. 7, comma 3 del D.Lgs. n. 148/2015, i termini di decadenza per il conguaglio, ovvero la richiesta di rimborso delle integrazioni salariali corrisposte ai lavoratori, sono posticipati per il periodo stabilito dal provvedimento di legge. Sul piano applicativo, tutti i termini di decadenza che intervengono nel corso del periodo soggetto a sospensione sono posticipati al termine del periodo di sospensione fissato dalla legge.

Si richiama l’attenzione sulla circostanza che, per quanto riguarda le integrazioni salariali, il montante disponibile, in favore dell’azienda, è quello calcolato dall’Istituto sulla base dell’algoritmo di calcolo della CIG pubblicato anche come allegato 1 della circolare n. 197/2015.

La nuova disciplina di carattere generale trova applicazione in tutte le tipologie di cassa integrazione, ivi compresa la cassa integrazione in deroga e per le prestazioni integrative del reddito garantite dai Fondi di solidarietà (assegno ordinario e assegno di solidarietà). Nello specifico, stante la peculiarità del flusso di gestione della Cassa Integrazione in deroga e delle prestazioni integrative del reddito garantite dai Fondi di solidarietà, come precisato, rispettivamente, nelle circolari INPS n. 56 del 2016 e n. 201/2015, per stabilire i termini per poter procedere al conguaglio o al rimborso delle somme anticipate ai lavoratori beneficiari, bisogna verificare anche la data in cui viene emesso il provvedimento di autorizzazione del trattamento da parte dell’Istituto.

Di conseguenza, per i trattamenti di cassa integrazione in deroga e per i trattamenti integrativi del reddito garantiti dai Fondi di solidarietà, concessi successivamente all’entrata in vigore del D.Lgs. n.148 del 23 settembre 2015 (ndr D.Lgs. n.148 del 14 settembre 2015), il termine di sei mesi per il rimborso e il conguaglio della prestazione decorre dalla fine del periodo di paga in corso alla scadenza del periodo concesso o dalla data del provvedimento di autorizzazione del trattamento da parte dell’Istituto se successivo.

Resta fermo che per i trattamenti concessi prima dell’entrata in vigore del D.Lgs. n.148 del 23 settembre 2015 (ndr D.Lgs. n.148 del 14 settembre 2015) si potranno verificare i seguenti casi:

1) periodi di intervento conclusi prima del 24 settembre 2015 e delibera dell’INPS o decreto ministeriale emessi in data antecedente al 24 settembre 2015 à i termini di sei mesi decorrono dal 24 settembre 2015;

2) periodi di intervento conclusi prima del 24 settembre 2015 e delibera dell’INPS o decreto ministeriale emessi successivamente al 23 settembre 2015 à i termini di sei mesi decorrono dalla data di emissione dell’autorizzazione INPS;

3) periodo di intervento non ancora scaduto alla data del 24 settembre 2015 à in questo caso, il termine di sei mesi per il rimborso e il conguaglio della prestazione decorre dalla fine del periodo di paga in corso alla scadenza del periodo concesso o dalla data dell’emissione del provvedimento di concessione da parte dell’Istituto o del decreto ministeriale, se successivo.

4. Integrazioni salariali straordinarie.

4.1. Integrazioni salariali straordinarie. Destinatari.

Il Capo III del Titolo I del decreto legislativo riordina la normativa relativa alle integrazioni salariali straordinarie.

L’articolo 19 prevede che i trattamenti straordinari di integrazione salariale afferiscono alla gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali istituite presso l’INPS dall’art.37 della legge n.88/89. Tale gestione, eroga le prestazioni e ad essa affluisce la relativa contribuzione addizionale.

L’articolo 20 definisce il campo di applicazione oggettivo della disciplina delle integrazioni salariali straordinarie, confermativo del preesistente ambito applicativo con il pregio di ricondurre ad unità le disposizioni normative presenti in diversi testi di legge.

Pertanto, la disciplina in materia di integrazioni salariali straordinarie ed i relativi obblighi contributivi si applicano alle imprese sotto elencate, che nel semestre precedente la data di presentazione della domanda abbiano occupato mediamente più di 15 dipendenti inclusi gli apprendisti (riconducibili a tutte le tipologie contrattuali previste dall’art. 41 c.2 del D.Lgs. 81/2015) e i dirigenti:

a) imprese industriali, comprese quelle edili ed affini;

b) imprese artigiane, che procedono alla sospensione dei lavoratori in conseguenza di sospensioni o riduzioni dell’attività dell’impresa che esercita l’influsso gestionale prevalente;

c) imprese appaltatrici di servizi di mensa o ristorazione, che subiscono una riduzione di attività in dipendenza di situazioni di difficoltà dell’azienda appaltante, che abbiano comportato per quest’ultima il ricorso al trattamento ordinario o straordinario di integrazione salariale;

d) imprese appaltatrici di servizi di pulizia, anche se costituite in forma di cooperativa, che subiscano una riduzione di attività in conseguenza della riduzione delle attività dell’azienda appaltante, che abbiano comportato per quest’ultima il ricorso al trattamento straordinario di integrazione salariale;

e) imprese dei settori ausiliari del servizio ferroviario, ovvero del comparto della produzione e manutenzione del materiale rotabile;

f) imprese cooperative di trasformazione di prodotti agricoli e loro consorzi;

g) imprese di vigilanza.

La disciplina in materia di intervento straordinario di integrazione salariale e i relativi obblighi contributivi trovano altresì applicazione in relazione alle imprese seguenti, che nel semestre precedente la data di presentazione della domanda abbiano occupato mediamente più di cinquanta dipendenti, inclusi gli apprendisti e i dirigenti:

a) imprese esercenti attività commerciali, comprese quelle della logistica;

b) agenzie di viaggio e turismo, compresi gli operatori turistici.

La medesima disciplina e i medesimi obblighi contributivi trovano applicazione, a prescindere dal numero dei dipendenti, in relazione alle seguenti categorie:

a) imprese del trasporto aereo e di gestione aeroportuale e società da queste derivate, nonché imprese del sistema aeroportuale;

b) partiti e movimenti politici e loro rispettive articolazioni e sezioni territoriali, nei limiti di spesa di 8,5 milioni di euro per l’anno 2015 e di 11,25 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2016.

4.2. Integrazioni salariali straordinarie. Determinazione del limite dimensionale.

Per l’individuazione della sussistenza del requisito dimensionale previsto dall’art. 20, comma 1, del decreto di riforma, si deve fare riferimento al numero dei lavoratori occupati mediamente nell’azienda nel semestre precedente la data di presentazione della domanda.

Al riguardo, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con la circolare n. 24/2015, ha chiarito che, per il calcolo della forza lavoro, continuano ad applicarsi i criteri già esplicitati in vigenza della pregressa disciplina (ante D.Lgs. n. 148/2015). Inoltre, al punto 2 della predetta circolare, il Dicastero ha precisato ” che la disposizione di cui all’art. 20, comma 1, prevale su quella dell’art. 27 del decreto legislativo n. 81/2015, relativa al computo dei lavoratori a tempo determinato, in quanto norma speciale per la materia della Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria”.

In altri termini, i lavoratori a tempo determinato continuano ad essere computati nella forza ai fini CIGS alla stregua degli altri dipendenti a tempo indeterminato, senza che in tali fattispecie operi il riproporzionamento previsto dall’art. 27 del D.Lgs. n. 81/2015.

Ai fini del calcolo della forza aziendale “FZ”, il prestatore di lavoro intermittente è computato nell’organico dell’impresa, in proporzione all’orario di lavoro effettivamente svolto nell’arco di ciascun semestre precedente alla richiesta di intervento di integrazione salariale, ai sensi dell’art. 18 del D.Lgs. n. 81/2015; non vanno pertanto considerate le ore in cui il lavoratore resta in disponibilità.

Per la determinazione della forza aziendale, si vedano le circolari n. 25/1991, n. 211/1991 e n. 25/2010.

4.3. Integrazioni salariali straordinarie. Contributo ordinario CIGS.

Come disposto dall’art.23 del decreto legislativo 148/2015, il contributo ordinario CIGS è pari allo 0,90% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali dei lavoratori per i quali trova applicazione la disciplina delle integrazioni salariali straordinarie, di cui 0,60% a carico dell’impresa e 0,30% a carico del lavoratore. Tale disposizione, quindi, conferma la previgente misura di tale contributo, già fissata dall’art. 9 della legge n.407/90. Pertanto nulla è innovato.

5. Contribuzione addizionale.

5.1. Nuovo assetto del contributo addizionale.

Come già illustrato in circolare n. 197/2015, l’art. 5 del decreto 148/2015 ha modificato l’assetto e la misura della contribuzione addizionale, introducendo rilevanti innovazioni rispetto alla previgente disciplina legale.

Tale disposizione pone a carico delle imprese che presentano domanda di integrazione salariale un contributo addizionale in misura pari al:

a) 9% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate, relativamente al periodo di integrazione salariale ordinaria o straordinaria, fruito all’interno di uno o più interventi concessi, sino a un limite complessivo di 52 settimane in un quinquennio mobile;

b) 12% oltre il limite di cui alla lettera a) e sino a 104 settimane in un quinquennio mobile;

c) 15% oltre il limite di cui alla lettera b) in un quinquennio mobile.

In particolare, la nuova disciplina del contributo addizionale si caratterizza per i seguenti aspetti innovativi:

a) la contribuzione è calcolata sulla retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate e, quindi, non più sull’integrazione corrisposta;

b) la misura dell’aliquota varia in funzione dell’intensità di utilizzo delle integrazioni salariali nell’ambito del quinquennio mobile.

Detta disciplina si applica anche alla Cassa Integrazione Guadagni in Deroga (cfr. Circ. INPS n.56 del 29/03/2016).

Per completezza, si fa presente che, ai sensi dell’art. 24, comma 6, del D.Lgs. n. 148/2015, il contributo addizionale può essere suscettibile di un incremento, a titolo di sanzione, in caso di mancato rispetto delle modalità di rotazione tra i lavoratori interessati nell’applicazione della sospensione o riduzione dell’orario di lavoro (ex art. 24, comma 3, D.Lgs. n. 148/2015).

A tale riguardo, il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, ha emanato il decreto n. 94956 del 10 marzo 2016, con il quale è stata definita la misura dell’incremento del contributo addizionale nella fattispecie in argomento. Tale incremento è pari all’1% del contributo addizionale dovuto e si applica ai lavoratori in relazione ai quali non è stato rispettato il criterio di rotazione e limitatamente al periodo temporale per il quale è stata accertata la violazione. Il predetto decreto dispone, altresì, che la DTL competente, trasmetta gli esiti dell’accertamento alla sede territoriale competente dell’istituto, la quale provvederà ad applicare la sanzione comminata.

La circolare n. 4, del 2 febbraio 2016, del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, ha chiarito, relativamente al contributo addizionale, che – non avendo il decreto interministeriale n. 83473 del 1 agosto 2014 nulla disposto al riguardo e considerando che l’articolo 46, comma 1, lett. l) del D.Lgs. 148 del 2015 ha abrogato l’art.8, commi da 1 a 5, e 8 del D.L. 21 marzo 1988, n.86, convertito con modificazioni dalla legge 20 maggio 1988, n.160 – la nuova disciplina, introdotta da una fonte primaria, trova applicazione per tutte le tipologie di cassa integrazione, ivi compresa la cassa integrazione in deroga.

5.2. Decorrenza delle nuove aliquote.

In base all’art. 44, comma 1, quando non diversamente indicato, le disposizioni di cui al decreto 14 settembre 2015, n.148, si applicano ai trattamenti di integrazione salariale richiesti a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto stesso (24.9.2015). Da tale principio generale consegue che la nuova misura del contributo addizionale ex art. 5, D.Lgs. n. 148/2015 si applica ai trattamenti di integrazione salariale per i quali è stata presentata istanza a decorrere dal 24.9.2015, anche se hanno ad oggetto eventi di sospensione o riduzione antecedenti o, comunque, iniziati prima di tale data (cfr. p. 2 della circolare n. 197/2015).

Per i trattamenti richiesti entro il 23.09.2015, seppure per periodi di integrazione salariale successivi a tale data continuerà a trovare applicazione la disciplina vigente prima dell’entrata in vigore del D.Lgs. n. 148/2015.

Con specifico riferimento ai trattamenti di integrazione salariale straordinaria, il principio recato dal citato art. 44, co. 1 del decreto di riforma – avuto riguardo alle precisazioni ed i chiarimenti forniti in materia dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – non trova applicazione nelle fattispecie di seguito illustrate.

In circolare n. 30 del 9 novembre 2015 il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha chiarito che continua a trovare applicazione la previgente disciplina nei seguenti casi:

– proroga dei trattamenti per riorganizzazione, ristrutturazione e contratti di solidarietà, purché le domande relative al primo anno siano state presentate entro il 23/09/2015;

– istanze per il secondo anno di programmi di cessazioni biennali di attività presentate dopo il 24/09/2015.

Nei predetti casi, continuerà quindi ad applicarsi la disciplina del contributo addizionale previgente l’entrata in vigore del D.Lgs. n. 148/2015.

Con successiva nota del 21 dicembre 2015, il predetto Dicastero ha chiarito come non si applichi la disciplina recata dal D.Lgs. n. 148/2015, in tutti i casi in cui la consultazione sindacale/verbale di accordo e le conseguenti sospensioni/riduzioni di orario di lavoro siano intervenute prima dell’entrata in vigore del predetto decreto legislativo n. 148/2015 e le relative istanze di CIGS siano state presentate nell’arco temporale tra il 24.9.2015 ed il 31.10.2015.

Ciò in quanto, durante tale periodo, le aziende non erano obbligate a rispettare i termini procedimentali ex art. 21, commi 1 e 2 del D.Lgs. n. 148/2015, così come disposto dal successivo art. 44 comma 4 del medesimo decreto legislativo.

Quindi, alla luce del chiarimento ministeriale sopra illustrato, nei casi di consultazione sindacale/verbale di accordo e conseguenti sospensioni/riduzioni di orario di lavoro intervenute entro il 23.9.2015, con presentazione delle relative istanze di integrazioni salariali straordinarie nel periodo intercorrente tra il 24.9.2015 ed il 31.10.2015, i connessi trattamenti autorizzati non saranno soggetti alla disciplina del contributo addizionale ex art. 5 del D.Lgs. n. 148/2015.

5.3. Variazione della misura dell’aliquota.

Come detto, la misura del contributo addizionale dovuto dalle aziende interessate varia in funzione dell’intensità di utilizzo delle integrazioni salariali, nell’ambito del quinquennio mobile.

Ai fini del superamento delle 52 e 104 settimane che determinano l’incremento delle aliquote del contributo addizionale, tenuto conto di quanto previsto dall’art. 44, comma 1 e 2, vanno computati i trattamenti di integrazione salariale per i quali sia stata presentata istanza a decorrere dal 24 settembre 2015, anche se riguardanti eventi di sospensione o riduzione antecedenti a tale data. Viceversa, non verranno computati ai suddetti fini, i periodi di sospensione o riduzione successivi al 24 settembre 2015, se dedotti in domande presentate prima di tale data.

Con esclusivo riferimento alle integrazioni salariali straordinarie, inoltre, non dovranno essere computati i trattamenti che godono, come sopra illustrato, del regime transitorio di cui alla citata circolare n. 30 del 9 novembre 2015 e alla sopra richiamata nota n. 14948 del 21 dicembre 2015, in quanto riconducibili alla previgente normativa.

Come già evidenziato nell’ambito della circolare n. 199 del 15 novembre 2016, può accadere che il superamento dei limiti di durata in corrispondenza dei quali scatta l’incremento delle aliquote contributive si verifichi nel corso del mese. In tali casi, avuto riguardo alla mensilizzazione dei periodi di paga e dei flussi informativi assicurativi e contributivi, le aziende saranno tenute a versare la contribuzione addizionale secondo la maggior aliquota a partire dal mese successivo a quello in cui si è verificato il superamento di detti limiti. Ciò vale anche nel caso in cui il superamento dei citati limitati avvenga per effetto di più autorizzazioni nell’ambito dello stesso mese.

5.4. Casi di esclusione dall’obbligo di versamento del contributo addizionale.

Come già chiarito con la circolare n. 24/2015 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il contributo addizionale non è dovuto nei seguenti casi:

a) per gli interventi di integrazione salariale ordinaria, quando gli stessi siano concessi per eventi oggettivamente non evitabili (art. 13, co. 3, D.lgs. n. 148/2015);

b) dalle imprese sottoposte a procedura concorsuale, come già previsto dall’art. 8, co. 8-bis, della legge 20 maggio 1988, n. 160;

c) dalle imprese che ricorrono ai trattamenti di cui all’art. 7, co. 10-ter, del D.L. n. 148/93, convertito con modificazioni dalla legge n. 236/93;

d) dalle imprese sottoposte a procedura concorsuale con continuazione dell’attività aziendale che, sussistendone i presupposti, accedano, a decorrere dal 1° gennaio 2016, al trattamento di Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria per le causali previste dal D.Lgs. n. 148/2015.

5.5. Momento impositivo del contributo addizionale.

Ai sensi dell’art. 12, co. 2, della legge n.164/75 – abrogato dall’art. 46, co. 1, lett. f), D.Lgs. n. 148/2015 – le imprese che si avvalevano degli interventi di integrazione salariale, anticipando i relativi trattamenti ai dipendenti interessati dalla riduzione di orario, ovvero dalla sospensione dell’attività di lavoro, erano tenute a versare il contributo addizionale alla Cassa Integrazione Guadagni in sede di conguaglio delle relative prestazioni. Analoga disposizione non è stata riprodotta nel decreto di riforma.

Stante il mutato regime normativo, il momento impositivo della contribuzione addizionale va individuato assumendo a riferimento il periodo di paga al quale afferisce la retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate, in vigenza del provvedimento che legittima l’accesso all’integrazione salariale, e tenendo conto delle modalità di svolgimento degli adempimenti operativi connessi alla formazione del flusso UniEmens. In questo quadro, tenuto conto dell’esigenza di assicurare alle aziende un lasso temporale idoneo a consentire l’aggiornamento del flusso UniEmens e del correlato adempimento contributivo, l’obbligo del pagamento del contributo addizionale, è fissato a decorrere dal mese di paga successivo al provvedimento di autorizzazione alla fruizione della prestazione, adottato dall’Istituto sia per le integrazioni salariali ordinarie sia per le integrazioni salariali straordinarie.

Pertanto, a partire dal periodo di paga successivo al provvedimento di concessione dell’integrazione salariale, l’azienda è tenuta al pagamento del contributo addizionale calcolato sulla retribuzione globale che sarebbe spettata ai lavoratori per le ore di lavoro non prestate.

Nello specifico, nell’ambito del flusso UniEmens del mese di paga successivo alla data di autorizzazione, l’azienda è tenuta a esporre, oltre al contributo addizionale del mese in corso, anche il contributo addizionale riferito a periodi di integrazione salariale che insistono sui periodi di paga intercorrenti fra la data di inizio della sospensione/riduzione dell’attività lavorativa e quello in cui ricade il provvedimento di concessione dell’integrazione salariale, e ad assolvere i conseguenti obblighi contributivi. Poi, a partire dal secondo mese di paga successivo al rilascio dell’autorizzazione, l’azienda è tenuta a esporre, mese per mese, il contributo addizionale riferito ad ogni periodo di paga, operando i versamenti correlati. Ad esempio, nel caso di inizio evento CIG in data 10.05.2016 e rilascio autorizzazione in data 5.08.2016, gli adempimento sono i seguenti:

– nell’ambito del flusso 09/2016, va riportato il contributo addizionale riferito al periodo 10.05.2016 – 30.09.2016);

– nell’ambito dei flussi UniEmens successivi a quello del 09/2016, va riportato il contributo addizionale relativo ad ogni mese di paga.

Nel caso in cui il rilascio dell’autorizzazione avvenga nel mese in cui termina l’evento CIG o successivamente, l’azienda è tenuta a versare l’importo del contributo addizionale per l’intero periodo autorizzato nel periodo di paga successivo a quello di autorizzazione.

5.6. Calcolo del contributo addizionale.

Come in precedenza evidenziato, il decreto legislativo n. 148/2015, ha modificato la base di calcolo del contributo addizionale, assumendo come tale la retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate (c.d. “retribuzione persa”). Allo scopo di assicurare, ai lavoratori interessati da provvedimenti di integrazione salariale, le tutele previste dalla legge, con particolare riguardo alle modalità di accredito della contribuzione figurativa, la determinazione della retribuzione persa va effettuata sulla base di regole che risultino assolutamente coerenti con quelle che sono utilizzate per la determinazione dell’importo dell’integrazione salariale.

Nel merito, si ricorda che, l’art. 3, comma 5 del citato decreto, nel definire la misura dell’integrazione salariale, stabilisce che “…L’importo del trattamento…non può superare per l’anno 2015 gli importi massimi mensili…comunque rapportati alle ore di integrazione salariale autorizzate e per un massimo di dodici mensilità, comprensive dei ratei di mensilità aggiuntive”. Pertanto, la retribuzione globale – base di calcolo dell’importo dell’integrazione salariale e, al contempo, della misura del contributo addizionale, deve essere maggiorata dei ratei di mensilità aggiuntive, a prescindere da ogni pattuizione negoziale che, nel rispetto del nuovo quadro normativo di riferimento, possa riguardare il trattamento retributivo dei lavoratori interessati da provvedimenti di integrazione salariale.

Nel flusso UniEmens, la retribuzione persa viene esposta nell’ elemento DifferenzeAccredito.

Tenuto conto di quanto evidenziato in ordine agli elementi che sono presi in considerazione ai fini dell’individuazione della retribuzione persa, le imprese devono valorizzare tale elemento considerando anche i ratei delle mensilità aggiuntive, quali la 13° e la 14° mensilità aggiuntiva, ed altre gratificazioni annuali e periodiche.

5.6.1. Rapporti di lavoro a tempo pieno.

Allo scopo di agevolare le operazioni di adeguamento dei sistemi aziendali di gestione delle paghe e contributi, nell’all.1 viene riportato l’algoritmo di calcolo generale della retribuzione persa per i rapporti di lavoro a tempo pieno, che include gli elementi che devono essere considerati per il corretto calcolo della base imponibile da assumere a riferimento per la determinazione della misura del contributo addizionale.

Vedi Figura 1 in Allegato 1

L’implementazione del predetto algoritmo cambia a seconda che si tratti di lavoratori retribuiti sulla base di una retribuzione mensilizzata ( TipoPaga = M) ovvero sulla base di una retribuzione giornaliera ( TipoPaga = G) oppure oraria ( TipoPaga = H) e subisce adattamenti qualora l’assunzione/cessazione del lavoratore si verifichi nel corso del mese di paga ovvero laddove, nel corso del medesimo mese di paga, si registri un cambio di qualifica. Nel caso in cui ci si riferisca a lavoratori mensilizzati, al fine di effettuare la normalizzazione del valore della retribuzione persa, a prescindere dalle ore lavorabili nel mese, dovrà essere applicato un fattore correttivo pari al rapporto tra divisore orario contrattuale e ore lavorabili al mese.

Opportune rivisitazioni dell’implementazione dell’algoritmo di calcolo della retribuzione persa vanno effettuate nel caso di rapporti di lavoro a tempo parziale. Di seguito, in relazione ad ogni fattispecie di rapporto di lavoro, viene riportato l’algoritmo di calcolo della relativa retribuzione persa.

Lavoratori con retribuzione mensilizzata

Per i lavoratori cd. Mensilizzati (TipoPaga = M in UniEmens), la retribuzione oraria è determinata dividendo la retribuzione mensile lorda (RM), comprensiva dei ratei di mensilità aggiuntive, per il divisore orario contrattuale (ore medie lavorabili al mese) indicato in UniEmens nell’elemento DivisoreOrarioContr, il quale costituisce il “Divisore orario previsto dal CCNL di riferimento per la determinazione della retribuzione oraria” (cfr. Doc. Tecnico UniEmens). Il numero ore da integrare corrisponde al totale delle ore di CIG indicate in UniEmens nell’elemento NumOreEvento ed espresso in centesimi. Al fine di effettuare la normalizzazione del valore della retribuzione persa a prescindere dalle ore lavorabili nel mese, viene infine inserito un fattore correttivo pari al rapporto tra divisore orario contrattuale e ore lavorabili nel mese. Pertanto, per la predetta categoria di lavoratori, adottando le modalità espressive degli elementi UniEmens, l’algoritmo di calcolo della retribuzione persa è indicato nell’all.1.

Vedi Figura 2 in Allegato 1

Lavoratori retribuiti su base oraria o giornaliera

Per i lavoratori retribuiti su base giornaliera (TipoPaga = G) oppure oraria (TipoPaga = H), la retribuzione oraria viene determinata moltiplicando la retribuzione teorica (RetribTeorica) per il numero di mensilità ( NumMensilita ) espresso in unità con 3 decimali, diviso per 12 ed ulteriormente diviso per le ore lavorabili espresse in unità con 2 decimali, indicate in UniEmens nell’elemento OreLavorabili, il quale costituisce le “Ore contrattualmente lavorabili calcolate in base al calendario del mese di riferimento” (cfr. Doc. Tecnico UniEmens). Il numero ore da integrare corrisponde al totale delle ore di CIG indicate nell’UniEmens nell’elemento NumOreEvento ed espresso in centesimi. Pertanto, In UniEmens tale algoritmo di calcolo verrà espresso come indicato nella fig.3 dell’all.1.

Vedi Figura 3 in Allegato 1

Lavoratori assunti/cessati nel corso del mese ovvero con cambio di qualifica nel corso del mese

Nel caso di lavoratori assunti o cessati nel corso del mese, ovvero nel caso in cui si verifichi un cambio di qualifica nel corso del mese, l’algoritmo di calcolo da assumere a riferimento, per la corretta compilazione del mese in discorso, è sempre quello sopra indicato per i lavoratori retribuiti su base giornaliera.

Per il calcolo del contributo addizionale si procederà ad applicare l’aliquota prevista alla retribuzione persa, così come sopra determinata.

Pertanto, in questa fattispecie, a prescindere dall’assetto della retribuzione del lavoratore (mensilizzata, giornaliera, oraria), l’algoritmo di calcolo da utilizzare è comunque quello indicato nella fig.4 dell’all.1.

Vedi Figura 4 in Allegato 1

5.6.2. Rapporti di lavoro a tempo parziale

Per i rapporti di lavoro a tempo parziale, si ricorda che la retribuzione teorica da indicare in UniEmens è quella relativa allo specifico rapporto di lavoro a tempo parziale, ovvero riparametrata in base alla misura della riduzione dell’orario contrattuale. Pertanto, l’algoritmo di calcolo della retribuzione persa sarà rimodulato sulla base delle caratteristiche del rapporto di lavoro a tempo parziale, utilizzando la percentuale di part-time riportata:

– nell’elemento PercPartTime nel caso di part-time cd. orizzontale;

– nell’elemento PercPartTimeMese nel caso di part-time cd. verticale o misto.

L’implementazione dell’algoritmo di calcolo della retribuzione persa in caso di rapporto di lavoro a tempo parziale cambia a seconda che si tratti di lavoratori retribuiti sulla base di una retribuzione mensilizzata ( TipoPaga = M) ovvero sulla base di una retribuzione giornaliera ( TipoPaga = G) oppure oraria ( TipoPaga = H) e subisce adattamenti qualora l’assunzione/cessazione del lavoratore si verifichi nel corso del mese di paga ovvero laddove, nel corso del medesimo mese di paga, si registri un cambio di qualifica. Nell’all.1, in relazione ad ogni fattispecie, viene riportato il relativo l’algoritmo di calcolo.

Lavoratori con retribuzione mensilizzata

Per i lavoratori con retribuzione mensilizzata ( TipoPaga = M), l’algoritmo di calcolo della retribuzione persa, in UniEmens, per i rapporti part-time di tipo orizzontale, verrà espresso come indicato nella fig.5 dell’all.1.

Vedi Figura 5 in Allegato 1

Nel caso di rapporti di lavoro a tempo parziale di tipo verticale o misto, il predetto algoritmo va adeguato utilizzando, ai fini della misura del rapporto part-time, il valore riportato nell’elemento PercPartTimeMese, che, come noto, indica l’orario svolto nel mese cui la denuncia si riferisce. Sempre nei predetti rapporti di lavoro, qualora, per effetto dell’assetto contrattuale, nel mese non si verifichi alcuna riduzione oraria, l’algoritmo da utilizzare è quello relativo al personale a tempo pieno (v. paragrafo 5.6.1, lavoratori con retribuzione mensilizzata).

Lavoratori con retribuzione su base oraria o giornaliera

Per i lavoratori retribuiti su base giornaliera ( TipoPaga = G) oppure oraria ( TipoPaga = H), l’algoritmo di calcolo della retribuzione persa, in UniEmens, verrà espresso come riportato nella fig.6 dell’all.1.

Vedi Figura 6 in Allegato 1

Lavoratori assunti/cessati nel corso del mese ovvero con cambio di qualifica nel corso del mese

Nel caso di lavoratori assunti o cessati nel corso del mese, ovvero nel caso in cui si verifichi un cambio di qualifica nel corso del mese, l’algoritmo di calcolo da assumere a riferimento, per la corretta compilazione del mese in discorso, è sempre quello sopra indicato per i lavoratori retribuiti su base giornaliera. Per il calcolo del contributo addizionale si procederà ad applicare l’aliquota prevista alla retribuzione persa, così come sopra determinata.

Pertanto, in UniEmens l’algoritmo di calcolo è quello riportato nella fig.7 dell’all.1.

5.7. Aumenti retributivi non utili ai fini del trattamento di integrazione salariale e della retribuzione persa.

Come è noto, l’art. 21, comma 5 del D.Lgs. n. 148/2015 stabilisce che, in relazione alla nuova causale CIGS rappresentata dai contratti di solidarietà, “…il trattamento retributivo perso va determinato inizialmente non tenendo conto degli aumenti retributivi previsti dai contratti collettivi aziendali nel periodo di sei mesi antecedenti la stipula del contratto di solidarietà. Il trattamento di integrazione salariale è ridotto in corrispondenza di eventuali successivi aumenti retributivi intervenuti in sede di contrattazione aziendale.” Pertanto, gli aumenti retributivi fissati da accordi aziendali stipulati nel corso dei sei mesi precedenti la stipula del contratto di solidarietà, ovvero nel corso della durata del predetto contratto di solidarietà, non vanno assunti a riferimento ai fini del calcolo dell’importo del trattamento di integrazione salariale, così come non vanno considerati ai fini della determinazione della retribuzione persa, da utilizzare sia per l’accredito della contribuzione figurativa, sia per il calcolo del contributo addizionale.

Sul piano applicativo, allo scopo di rilevare la ricorrenza dei predetti aumenti retributivi, viene istituito, nella sezione DenunciaIndividuale / DatiRetributivi, il seguente nuovo elemento denominato AumRetrCIGS, nell’ambito del quale le aziende riporteranno a partire dal mese in cui si registrano gli eventi CIGS e per tutto il periodo dell’autorizzazione, la misura mensile degli aumenti retributivi previsti da contratti collettivi aziendali stipulati nel corso dei sei mesi precedenti la sottoscrizione del contratto di solidarietà, nonché nell’arco della durata dell’accordo di solidarietà medesimo.

Nell’ambito del nuovo elemento AumRetrCIGS va indicato l’aumento retributivo del mese derivante da contratti collettivi aziendali stipulati nel corso dei sei mesi precedenti la sottoscrizione del contratto di solidarietà, nonché nel corso della durata del predetto contratto, come previsto dalle disposizioni dell’art. 21, comma 5, del D.Lgs. n. 148/2015.

La valorizzazione va effettuata esclusivamente in relazione ai flussi UniEmens a partire dal mese in cui si registrano gli eventi CIGS e per tutto il periodo dell’autorizzazione. Il valore indicato nel nuovo elemento AumRetrCIGS costituisce una parte del valore indicato nell’elemento RetribTeorica e pertanto va determinato sulla base di regole analoghe a quelle che presiedono la valorizzazione dell’elemento RetribTeorica, fra le quali si ricorda:

– va esclusa la quota di retribuzione ultramensili, quali la 13^ e la 14^ mensilità e altre gratificazioni annuali e periodiche rilevabili sulla base della valorizzazione dell’elemento NumMensilita ;

– vanno esclusi, in quanto comunque non computabili ai fini della base di calcolo della integrazione salariale, i premi di produzione, i compensi dovuti per ferie e festività non godute, i compensi relativi a periodi precedenti, nonché quelli legati all’effettivo svolgimento della prestazione lavorativa (es. lavoro straordinario);

– l’importo va sempre rapportato al mese intero, salvo nei casi di assunzione o cessazione nel corso del mese, in relazione ai quali l’importo va determinato per il periodo che va rispettivamente dalla data di assunzione alla fine del mese ovvero dall’inizio del mese alla data di cessazione.

In tutti i casi in cui ricorrono gli aumenti retributivi previsti dall’art. 21, comma 5, D.Lgs. n. 148/2015, il datore di lavoro è tenuto a valorizzare l’elemento AumRetrCIGS e, ai fini della corretta applicazione degli algoritmi di calcolo della retribuzione persa sopra riportati, a sottrarre il valore ivi indicato dall’importo della RetribTeorica per ogni mese.

A titolo esemplificativo, si riporta nell’all.1 (fig.8) l’algoritmo di calcolo generale della retribuzione persa per i rapporti di lavoro a tempo pieno, nel caso in cui ricorrono aumenti retributivi previsti dall’art. 21, comma 5, D.Lgs. n. 148/2015.

Vedi Figura 8 in Allegato 1

La decorrenza della predetta implementazione del sistema UniEmens è fissata a partire dalle denunce di competenza del quarto mese successivo a quello di emanazione della presente circolare.

6. Trattamento di fine rapporto e CIGS.

6.1. TFR e CIGS per crisi e/o riorganizzazione aziendale.

Nella circolare del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali n. 24/2015 sono state illustrate le novità apportate dal decreto di riforma alla disciplina del trattamento di fine rapporto dei lavoratori che fruiscono delle integrazioni salariali straordinarie. In particolare, l’art. 46, comma 1, lett. c) del D.Lgs. n. 148/2015 ha abrogato la legge n. 464/1972 che, all’art. 2, secondo comma, prevedeva che, per i lavoratori licenziati al termine del periodo di integrazione salariale, le aziende potessero richiedere alla Cassa Integrazione Guadagni il rimborso delle quote di trattamento di fine rapporto riferite agli interessati, limitatamente a quanto maturato durante il predetto periodo.

Consegue all’abrogazione della richiamata disposizione che le quote di trattamento di fine rapporto restano a carico del datore di lavoro. Pertanto, i datori di lavoro interessati – che abbiano richiesto trattamenti di integrazione salariale straordinari, per le causali d’intervento di cui all’art. 21, comma 1, lett. a) e b), D.Lgs. n. 148/2015 – non hanno più diritto alla restituzione delle suddette quote di TFR.

Con la successiva circolare n.30 del 9 novembre 2015 integrata dalla nota del 21 dicembre 2015 (vedi punto5.2) il Ministero del Lavoro ha chiarito i casi in cui continua ad applicarsi la previgente disciplina, compreso l’art.2, comma 2 L.464/72, che di seguito si riassumono:

1. domande presentate entro il 23 settembre 2015;

2. domande presentate dopo il 23 settembre 2015, relative alla richiesta di proroga del trattamento concesso per il completamento di programmi di riorganizzazione e ristrutturazione per i quali la domanda di concessione per primo anno sia stata presentata entro il 23 settembre 2015;

3. domande di autorizzazione presentate dopo il 23 settembre 2015, relative al secondo anno dei programmi biennali di cessazione.

Sul piano applicativo, con riferimento agli eventi di Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria, di cui alle richiamate causali, ricadenti nella disciplina del decreto di riforma, le aziende non potranno più conguagliare alcun importo. Conseguentemente, per le CIGS post D.Lgs. 148/2015, non dovrà più essere utilizzato il codice “L043” avente il significato di “Quote ind. Anzianità L.464/72”.

6.2. TFR e CIGS per contratti di solidarietà.

Le quote di TFR maturate in relazione a contratti di solidarietà soggetti alla previgente disciplina ex art. 1 della legge n. 863/84, continueranno ad essere gestite secondo le istruzioni fornite con il messaggio n. 18092/2013; di conseguenza le predette quote dovranno essere recuperate entro 12 mesi dalla conclusione del periodo di vigenza del contratto, utilizzando il codice “L042” avente il significato di “Quote indennità anzianità L.160/88 art.8.2 bis contratti di solidarietà”.

L’art. 21 del decreto di riforma, oltre ad operare l’inclusione del contratto di solidarietà nella disciplina delle integrazioni salariali straordinarie, ha dettato specifiche disposizioni in materia di quote di TFR maturate dai lavoratori in relazione alla retribuzione persa a seguito della riduzione dell’orario di lavoro stabilita dall’accordo di solidarietà.

In particolare, il comma 5 della norma in commento stabilisce che “Le quote di accantonamento del trattamento di fine rapporto relative alla retribuzione persa a seguito della riduzione dell’orario di lavoro sono a carico della gestione di afferenza, ad eccezione di quelle relative a lavoratori licenziati per motivo oggettivo o nell’ambito di una procedura di licenziamento collettivo, entro 90 giorni dal termine del periodo di fruizione del trattamento di integrazione salariale, ovvero entro 90 giorni dal termine del periodo di fruizione di un ulteriore trattamento straordinario di integrazione salariale concesso entro 120 giorni dal termine del trattamento precedente.”

Quindi, con riferimento a tali quote di TFR maturate dai lavoratori come sopra individuati, le aziende interessate potranno procedere al recupero delle predette quote, operando il conguaglio sulla denuncia UniEmens.

A tal fine esporranno, a partire dalle denunce di competenza del secondo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare, nell’elemento CausaleACredito di DatiRetributivi/AltreACredito, il nuovo codice “L045”, avente il significato di “Quote TFR ex art. 21, co. 5, D.Lgs. n. 148/2015”.

6.3. TFR e CIG in deroga.

Per quanto riguarda il trattamento di integrazione salariale in deroga, e il rimborso delle quote di TFR maturate durante il periodo “ininterrotto” di sospensione dal lavoro seguito dalla risoluzione del rapporto di lavoro stesso, la circolare n. 4, del 2 febbraio 2016, del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, ha precisato che non può essere rimborsato dall’INPS. Infatti, la condizione di sospensione dal lavoro per intervento della Cassa Integrazione Guadagni in deroga non rientra in alcuna fattispecie normativa che ne preveda l’indennizzo, essendo la relativa prestazione finanziata da risorse di natura non contributiva.

Pertanto, anche nell’ipotesi in cui sopravvenga la risoluzione del rapporto di lavoro, dopo un periodo di CIG in deroga fruito dal lavoratore senza soluzione di continuità rispetto alla fine del periodo d’intervento di cassa integrazione salariale straordinaria, sono erogabili a carico della Cassa Integrazione Guadagni solo le quote di TFR maturate durante il periodo di intervento di integrazione salariale straordinaria.

Conseguentemente, la corresponsione delle quote di TFR maturate durante il periodo di intervento di integrazione salariale in deroga resta a carico del datore di lavoro.

Parte II

7. CIGO/CIGS con Ticket. Modalità di esposizione del conguaglio e del contributo addizionale.

7.1. CIGO con Ticket ante D.Lgs. 148/2015.

Con la circolare n. 13/2011 e messaggi Hermes n. 14568/2011 e 7216/2012 sono state fornite indicazioni relative al sistema di gestione della cassa integrazione con ticket, per eventi relativi alla Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria Industria verificatisi a partire da giugno 2012.

Attualmente, tale sistema si basa sulla raccolta mensile, tramite il flusso UniEmens, di tutte le informazioni utili alla gestione dell’evento di Cassa Integrazione e alla modalità di pagamento (diretta dell’Istituto, a conguaglio dall’azienda). Il sistema prevede l’esposizione delle informazioni relative alla sospensione del lavoratore con le tempistiche normalmente utilizzate per i lavoratori ed i periodi non oggetto di CIG.

Le informazioni relative all’effettivo ammontare della prestazione, nonché l’attribuzione individuale del periodo e degli importi posti a conguaglio dall’azienda, vengono determinati al momento della sospensione in base ai dati trasmessi a corredo della CIG richiesta. All’atto del conguaglio, sarà quindi sufficiente abbinare il conguaglio stesso alla domanda di CIG tramite il numero di autorizzazione o di ticket e verificare che l’importo del conguaglio esposto dall’azienda, non ecceda le prestazioni autorizzate.

Nei termini consueti l’azienda invia il flusso UniEmens che contiene le informazioni utili al calcolo della prestazione, all’accredito figurativo ed all’eventuale pagamento diretto, se richiesto nella domanda di CIG. La sequenza temporale dei due adempimenti (domanda CIG e flusso UniEmens) è ininfluente. Per garantire la corretta associazione tra la domanda di CIG e le denunce UniEmens individuali, l’azienda riporta in entrambe le comunicazioni uno specifico codice (ticket) rilasciato dall’apposita procedura che identificherà il singolo evento di CIG nella sua interezza. Il sistema, tramite il ticket, abbina i dati individuali alla domanda e, quando viene accolta, provvede in automatico alla trasformazione da CIG Richiesta a CIG Autorizzata.

Il sistema provvede inoltre al calcolo della prestazione individuale, determinando le quote che saranno poste in pagamento ovvero che costituiscono il “credito azienda” conguagliabile, dopo che è intervenuta l’autorizzazione.

Con riferimento alle operazioni di conguaglio e di versamento del contributo addizionale, riferite ad autorizzazioni rientranti sotto la previgente disciplina, le aziende continueranno ad utilizzare le modalità di compilazione delle denunce UniEmens già in uso.

7.2. CIGO con Ticket post D.Lgs. 148/2015.

Tenuto conto delle modifiche legislative introdotte dal decreto di riforma e illustrate nei paragrafi precedenti, di seguito si indicano le modifiche necessarie per l’esposizione sul flusso UniEmens dei conguagli e del contributo addizionale.

I datori di lavoro, utilizzeranno all’interno dell’elemento: DenunciaAziendale /ConguagliCIG /CIGAutorizzata / CIGOrd / CongCIGOACredito / CongCIGOCredAltre / CongCIGOAltCaus il codice di nuova istituzione “L038” avente il significato di”conguaglio CIGO D.Lgs. n. 148/2015″e nell’ elemento ImportoCongCIGO l’indicazione dell’indennità ordinaria posta a conguaglio relativa ad autorizzazione soggetta o meno al contributo addizionale.

Per effetto del nuovo quadro normativo, con particolare riguardo all’assetto del calcolo della contribuzione addizionale, a partire dalle denunce di competenza del secondo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare, vengono eliminati i sottoelencati codici:

– “G941”, avente il significato di “Integr. Salar. Ord. non soggetta a contrib. Addizionale” presente nell’elemento CongCIGOAltCaus ;

– “V980”, avente il significato di “Recupero CIG ordinaria arretrata per rinnovo CCNL”, presente nell’elemento CongCIGOAltCaus. Al riguardo, anche a seguito dell’introduzione dei termini di decadenza per il conguaglio o il rimborso delle integrazioni salariali corrisposte ai lavoratori di cui ai sensi dell’art. 7 comma 3 del D.Lgs. 148/2015, non trova più applicazione l’utilizzo del predetto codice.

Per quanto riguarda l’esposizione degli importi dovuti a titolo di contributo addizionale, i datori di lavoro, utilizzeranno il nuovo codice causale “E501”, avente il significato di “Ctr. Addizionale CIG ordinaria Post D.lgs 148/2015”, presente nell’elemento CongCIGOCausAdd.

Si ribadisce l’obbligo del pagamento del contributo addizionale decorrente a partire dal mese di paga successivo al provvedimento di concessione (vedi punto 5.4).

7.3. CIGS con Ticket post D.Lgs. 148/2015.

Il Sistema di gestione della Cassa Integrazione Guadagni con ticket sarà esteso agli eventi relativi alla Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria a partire dal secondo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare. Pertanto, in relazione agli eventi di CIGS che hanno inizio a partire dal predetto mese, le imprese sono tenute ad utilizzare esclusivamente il sistema di CIGS con Ticket.

In merito alle modalità di esposizione delle prestazioni da porre a conguaglio e del contributo addizionale da versare, si fa presente che gli elementi e codici – già presenti nel documento tecnico – dovranno essere utilizzati dalle denunce di competenza del secondo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare.

Successivamente all’autorizzazione, per il conguaglio delle prestazioni anticipate, i datori di lavoro, all’interno dell’elemento DenunciaAziendale / ConguagliCIG / CIGAutorizzata / CIGStraord / CongCIGSACredito / CongCIGSImporto esporranno l’importo posto a conguaglio relativo ad autorizzazione soggette o meno al contributo addizionale. La procedura automatizzata ricostruirà nel DM2013 virtuale il codice “L040”. Per l’esposizione del contributo addizionale, dovrà essere esposto il codice causale “E600” avente il significato di “Ctr.

addizionale CIG straordinaria” presente nell’elemento CongCIGSCausAdd.

Contestualmente vengono eliminati i seguenti codici:

– “G942”,avente il significato di “Integr. Salar. Straord. Non soggetta ctr. Addizionale” presente nell’elemento CongCIGSAltCaus;

– “E603”, avente il significato di “Ctr addizionale CIG straordinaria in misura doppia” presente nell’elemento CongCIGSCausAdd;

– “V981”, avente il significato di “Recupero CIG straordinaria arretrata per rinnovo CCNL” presente nell’elemento CongCIGSAltCaus. Al riguardo, anche a seguito dell’introduzione dei termini di decadenza per il conguaglio o il rimborso delle integrazioni salariali corrisposte ai lavoratori di cui ai sensi dell’art. 7, comma 3 del D.Lgs. 148/2015, non trova più applicazione l’utilizzo del predetto codice.

Gli importi relativi all’incremento a titolo di sanzione del contributo addizionale di cui al precedente punto 5, dovranno essere esposti nel flusso UniEmens, all’interno dell’elemento AltrePartiteADebito / CausaleADebito, nella sezione aziendale, con il nuovo codice causale “A900”, avente il significato di “Incremento contributo Addizionale a titolo di sanzione art.24 D.Lgs. 148/2015”.

7.4. Uso del CodiceEvento.

Si fa presente che a partire dalle denunce di competenza del secondo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare, per tutti gli eventi di cassa integrazione gestiti con il sistema del Ticket, le aziende dovranno indicare il codice evento CodiceEvento “COR”, avente il significato di “Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria richiesta” e dovrà essere indicato il codice <TipoEventoCIG> “T” dopo l’autorizzazione, ovvero il codice “CSR”, avente il significato di “Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria richiesta”, sia in caso di Cassa Integrazione richiesta (non ancora autorizzata), sia dopo aver ricevuto l’autorizzazione.

Nei casi sopra esposti, la procedura richiederà sempre esclusivamente il numero del Ticket nell’attributo “TipoEventoCIG” di IdentEventoCIG.

Si precisa inoltre che, tenuto conto dell’inclusione del CdS nella disciplina delle integrazioni salariali straordinarie ex art. 21 del Decreto di riforma, i datori di lavoro interessati non dovranno più utilizzare il CodiceEvento “SOL” per le CIGS con ticket post D.Lgs. 148/2015. Si precisa che nell’ambito della CIG Aggregata, i datori di lavoro continueranno a valorizzare l’elemento CodiceEventoCIG presente ai seguenti percorsi:

– CIGPregressa/SettimanaCIG;

– CIGPregressa/DifferenzeAccreditoCIG;

con i codici in uso “CGO” e “CGS”.

8. CIGO/CIGS Aggregata post decreto 148/2015. Modalità di esposizione del conguaglio e del contributo addizionale. Regime transitorio.

8.1. CIGO Aggregata post D.Lgs. 148/2015.

In relazione alle innovazioni recate della riforma degli ammortizzatori sociali, si rendono necessari degli interventi di adeguamento del flusso UniEmens, anche con riferimento agli eventi di Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria e Straordinaria, gestiti con il sistema della “CIG Aggregata”. A tal proposito, si ricorda che con il messaggio INPS n. 1759 del 20/04/2016, si è reso obbligatorio l’utilizzo del nuovo sistema con ticket per tutte le domande di Cassa Integrazione Guadagni ordinaria a partire dal 06/09/2016. Pertanto, si precisa che i datori di lavori continueranno ad utilizzare la modalità di gestione senza ticket (“CIG Aggregata”) esclusivamente per le autorizzazioni CIGO intervenute prima del 06/09/2016, sino alla loro naturale scadenza.

Ai fini dell’esposizione del conguaglio delle prestazioni soggette e non soggette al contributo addizionale di CIG a livello individuale, i datori di lavoro si atterranno, a partire dalle denunce di competenza del secondo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare, alle modalità di seguito indicate.

Per il conguaglio delle prestazioni anticipate, valorizzeranno, nell’elemento CausaleCongCIGO presente in DatiRetributivi / GestioneCIG / CIGOrdACredito / CIGOACredAltre:

– il nuovo codice causale “G401”, avente il significato di “Integr.salar.ord (per autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”.

L’importo del contributo addizionale, verrà esposto all’interno dell’elemento CausaleContrAddCIGO con il nuovo codice causale “E301”, avente il significato di “Ctr. addizionale CIG ordinaria (per autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”.

Non dovranno essere più utilizzati i seguenti codici:

– “E700”, avente il significato di “Ctr. addizionale CIG ordinaria (edilizia e lapidei)” presente nell’elemento CausaleContrAddCIGO ;

– “E200”, avente il significato di “Ratei CIG ordinaria non soggetti a ctr. addizionale”;

– “E800”, avente il significato di “Ratei CIG ordinaria soggetti a ctr. addizionale”;

– “V880”, avente il significato di “Recupero CIG ordinaria arretrata per rinnovo CCNL” presenti nell’elemento CausaleCongCIGO. Al riguardo, l’utilizzo del predetto codice, anche per effetto dell’introduzione dei termini di decadenza per il conguaglio o il rimborso delle integrazioni salariali corrisposte ai lavoratori (art. 7, comma 3, D.Lgs. 148/2015), non trova più applicazione.

8.2. CIGS Aggregata post D.Lgs. 148/2015.

In riferimento agli eventi di Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria, i datori di lavori sono tenuti ad utilizzare esclusivamente la modalità di gestione con ticket per gli eventi di CIGS che hanno inizio a partire dal secondo mese successivo all’emanazione della presente circolare.

L’utilizzo dell’esposizione della CIGS, sulla base delle metodologia aggregata, resterà in vigore per le CIGS con eventi che hanno inizio prima della data sopra indicata e fino alla loro naturale scadenza.

L’esposizione del conguaglio delle prestazioni soggette e non soggette al contributo addizionale, dovrà essere effettuata a cura dei datori di lavoro attenendosi alle modalità sotto riportate.

Per il conguaglio delle prestazioni anticipate, a partire dalle denunce di competenza del secondo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare, verrà valorizzato all’interno dell’elemento CausaleCongCIGS presente in DatiRetributivi / GestioneCIG / CIGStraordACredito / CIGSACredAltre, il nuovo codice causale “G601”, avente il significato di “Integr. salar. Straord. (per autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”.

Per l’esposizione del contributo addizionale, valorizzeranno all’interno dell’elemento CausaleContrAddCIGS il nuovo codice causale “E399”, avente il significato di “Ctr. Addizionale CIG straordinaria (per autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”.

Non dovranno essere più utilizzati i seguenti codici:

– “F500”, avente il significato di “Ratei CIG straord. Non soggetti a contrib. Addizionale”;

– “F600”, avente il significato di “Ratei CIG straord. Soggetti a contrib. Addizionale”;

– “V890”, avente il significato di “Recupero CIG straordinaria arretrata per rinnovo CCNL”.

Anche in questo caso, l’utilizzo del predetto codice, anche per effetto dell’introduzione dei termini di decadenza per il conguaglio o il rimborso delle integrazioni salariali corrisposte ai lavoratori (art. 7, comma 3, D.Lgs. 148/2015), non trova più applicazione.

Gli importi relativi all’incremento a titolo di sanzione del contributo addizionale di cui al precedente punto 5, dovranno essere esposti all’interno della sezione aziendale del flusso UniEmens, nell’elemento AltrePartiteADebito / CausaleADebito, con il nuovo codice causale “A900”, avente il significato di “Incremento contributo addizionale a titolo di sanzione ex art. 24 D.Lgs. 148/2015”.

9. CIGD post D.Lgs. 148/2015.

In relazione alle modifiche legislative introdotte dal decreto in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, si rendono necessari degli adeguamenti del flusso UniEmens anche per gli eventi di Cassa Integrazione Guadagni in Deroga che continueranno ad essere gestiti con il sistema “CIG Aggregata”.

Ai fini dell’esposizione del conguaglio delle prestazioni e del contributo addizionale, i datori di lavoro si atterranno, a partire dalle denunce di competenza del secondo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare, alle modalità di seguito indicate.

Per il conguaglio delle prestazioni anticipate, valorizzeranno, all’interno dell’elemento CausaleCongCIGS presente in DatiRetributivi / GestioneCIG / CIGStraordACredito / CIGSACredAltre i nuovi codici causale:

– “G806”, avente il significato di “Conguaglio CIG in deroga art. 3 c. 137 Legge 350/2004 (per autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”;

– “G810”, avente il significato di “CIG in deroga prorogata ridotta del 10% L. 266/2005 (per autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”;

– “G830”, avente il significato di “CIG in deroga prorogata ridotta del 30% L. 266/2005 (per autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”;

– “G840”, avente il significato di “CIG in deroga prorogata ridotta del 40% L. 266/2005 (per autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”.

All’interno dell’elemento CausaleStatCIGS presente in DatiRetributivi / GestioneCIG / CIGSDatiStat, i nuovi codice causale:

– “GF06”, avente il significato di “Lavoratore in CIGS in deroga — prima concessione (autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”;

– “GF10”, avente il significato di “Lavoratore in CIGS in deroga —10% (autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”;

– “GF30”, avente il significato di “Lavoratore in CIGS in deroga — 30% (autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”;

– “GF40”, avente il significato di “Lavoratore in CIGS in deroga — 40% (autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”.

Per quanto riguarda l’esposizione degli importi dovuti a titolo di contributo addizionale, i datori di lavori, valorizzeranno all’interno dell’elemento CausaleContrAddCIGS il nuovo codice causale “E404” avente il significato “Versamento contrib. Addiz. Su CIGS L. 350/2004 (per autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”.

10. Regolarizzazioni del versamento contributo addizionale e adeguamento delle dichiarazioni contributive trasmesse con codici CIG impropri.

10.1. Regolarizzazioni del versamento contributo addizionale.

Le aziende tenute al versamento del contributo addizionale ex art.5 del D.lgs. 148/2015 provvederanno ad effettuare gli adempimenti informativi afferenti ai periodi pregressi nell’ambito del flusso UniEmens relativo al secondo mese successivo all’emanazione della presente circolare, attraverso gli stessi codici utilizzati per l’esposizione del contributo addizionale per le autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015:

“E501”, presente nell’elemento CongCIGOCausAdd per il sistema CIGO con Ticket;

“E600”, presente nell’elemento CongCIGSCausAdd per il sistema CIGS con Ticket.

Ai predetti fini, per il sistema di CIG Aggregata, le aziende utilizzeranno, nei medesimi termini sopra indicati, gli stessi codici utilizzati per l’esposizione del contributo addizionale per le autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015:

– “E301”, presente nell’elemento CausaleContrAddCIGO ;

– “E399”, presente nell’elemento CausaleContrAddCIGS.

Il pagamento del contributo addizionale dei periodi pregressi esposto nel flusso UniEmens va effettuato, senza aggravio di oneri accessori, entro il giorno 16 del terzo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare (Cfr. Deliberazione del Consiglio di Amministrazione dell’Istituto n. 5 del 26/3/1993, approvata con D.M. 7/10/1993 e attualizzata alla luce dell’art. 116, co.13, legge n. 388/2000).

10.2. Adeguamento delle dichiarazioni contributive trasmesse con codici CIG impropri.

Malgrado l’Istituto avesse dato indicazione di effettuare, con riguardo alle CIGO/CIGS ricadenti nella disciplina del D.Lgs. n. 148/2015, le operazioni di conguaglio e di pagamento del contributo addizionale solo a seguito dell’emanazione delle apposite istruzioni tecniche, risulta che molte imprese hanno comunque effettuato le predette operazioni utilizzando impropriamente i codici riferiti alle CIGO/CIGS soggette alla disciplina previgente il decreto sopra citato.

Al riguardo, allo scopo di agevolare le attività a carico delle predette imprese, l’Istituto ha avviato un’operazione di due diligence, dei flussi UniEmens riconducibili alla disciplina del D.Lgs. n. 148/2015, preordinata ad effettuare con modalità automatizzate gli interventi di adeguamento dei citati flussi. Va da sé che detta operazione sarà realizzata esclusivamente nei casi in cui sussistano le condizioni per determinare univocamente la natura del nuovo codice, per cui nella altre situazioni l’azienda sarà tenuta ad operare la variazione della denuncia già presentata (v., ad esempio, il caso di più trattamenti CIG relativi allo stesso mese).

Con apposito messaggio saranno date indicazioni in ordine alle citate operazioni.

SOMMARIO: Con la presente circolare, a completamento del processo di attuazione del D.Lgs. n. 148/2015, vengono fornite le istruzioni per favorire l’adeguamento dei sistemi gestionali aziendali finalizzate a supportare il nuovo assetto informativo che deriva dalle innovazioni introdotte con la riforma dei trattamenti di integrazione salariale. In particolare vengono analizzati gli adempimenti connessi all’associazione di ogni lavoratore con l’unità produttiva di riferimento, i criteri per individuare i trattamenti soggetti alla nuova disciplina, la metodologia di calcolo della contribuzione addizionale nonché le modalità di gestione del trattamento di fine rapporto in relazione alle diverse tipologie di cassa integrazione. In questo quadro vengono fornite le indicazioni tecniche necessarie per operare l’adeguamento dei sistemi informativi che supportano la formazione della dichiarazione contributiva UniEmens.

Da ultimo, allo scopo di attenuare l’impatto dei cambiamenti introdotti sull’operatività del ciclo produttivo aziendale, vengono adottate disposizioni volte a consentire, attraverso opportune metodologie basate sulla semplificazione degli adempimenti informativi, la regolarizzazione del versamento della contribuzione addizionale relativa ai trattamenti CIG, soggetti alla nuova disciplina, autorizzati a partire dalla riforma dell’istituto.

INDICE

Premessa.

Parte I

1. Lavoratori beneficiari. Anzianità di effettivo lavoro.

2. Unità produttiva.

2.1. Unità produttiva. Precisazioni.

2.2. Apertura e gestione delle Unità Produttive. Istruzioni operative.

2.3. Lavoratori che nel corso dello stesso mese prestano attività presso più unità produttive.

2.4. Termine di presentazione della comunicazione di apertura di nuova unità produttiva.

3. Conguaglio nella denuncia UniEmens. Termine di decadenza.

4. Integrazioni salariali straordinarie.

4.1. Integrazioni salariali straordinarie. Destinatari.

4.2. Integrazioni salariali straordinarie. Determinazione del limite dimensionale.

4.3. Integrazioni salariali straordinarie. Contributo ordinario CIGS.

5. Contribuzione addizionale.

5.1. Nuovo assetto del contributo addizionale.

5.2. Decorrenza delle nuove aliquote.

5.3. Variazione della misura dell’aliquota.

5.4. Casi di esclusione dall’obbligo di versamento del contributo addizionale.

5.5. Momento impositivo del contributo addizionale.

5.6. Calcolo del contributo addizionale.

5.6.1. Rapporti di lavoro a tempo pieno.

5.6.2. Rapporti di lavoro a tempo parziale.

5.7. Aumenti retributivi non utili ai fini del trattamento di integrazione salariale e della retribuzione persa.

6. Trattamento di fine rapporto e CIGS.

6.1. TFR e CIGS per crisi e/o riorganizzazione aziendale.

6.2. TFR e CIGS per contratti di solidarietà.

6.3. TFR e CIG in deroga.

Parte II

7. CIGO/CIGS con Ticket. Modalità di esposizione del conguaglio e del contributo addizionale.

7.1. CIGO con Ticket ante D.Lgs. 148/2015.

7.2. CIGO con Ticket post D.Lgs. 148/2015.

7.3. CIGS con Ticket post D.Lgs. 148/2015.

7.4. Uso del CodiceEvento.

8. CIGO/CIGS Aggregata post decreto 148/2015. Modalità di esposizione del conguaglio e del contributo addizionale. Regime transitorio.

8.1. CIGO Aggregata post D.Lgs. 148/2015.

8.2. CIGS Aggregata post D.Lgs. 148/2015.

9. CIGD post D.Lgs. 148/2015.

10. Regolarizzazioni del versamento contributo addizionale e adeguamento delle dichiarazioni contributive trasmesse con codici CIG impropri.

10.1. Regolarizzazioni del versamento contributo addizionale.

10.2. Adeguamento delle dichiarazioni contributive trasmesse con codici CIG impropri.

11. Istruzioni Contabili.

Premessa.

Come noto, il D.Lgs. 148/2015, ha operato il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporti di lavoro.

In particolare, le principali novità introdotte dal titolo I del predetto decreto – che abroga integralmente o parzialmente le disposizioni previgenti in materia (leggi n. 164/1975, n. 427/1975, n. 223/1991, n. 92/2012, ecc.) – riguardano:

– l’estensione della tutela ai lavoratori assunti con contratto di apprendistato professionalizzante;

– la ridefinizione dei requisiti soggettivi per l’accesso alle prestazioni;

– la revisione dei limiti massimi di durata dei trattamenti;

– la rimodulazione della misura della contribuzione ordinaria;

– la revisione dell’assetto e della misura della contribuzione addizionale;

– l’introduzione del termine di decadenza di 6 mesi entro il quale è ammesso il conguaglio delle prestazioni CIG anticipate dal datore di lavoro.

Con circolare INPS n. 197 del 2/12/2015 sono stati illustrati i profili normativi ed operativi della riforma. Più in particolare, la circolare si è poi soffermata sulla disciplina dei trattamenti di integrazione salariale ordinaria.

Con i messaggi n. 24 del 5 gennaio 2016, e n. 3028 del 12 luglio 2016 sono state, in particolare, fornite istruzioni per la corretta applicazione della contribuzione ordinaria CIGO/CIGS, ex art. 2 D.Lgs. 148/2015, dovuta per i lavoratori assunti con contratto di apprendistato professionalizzante. Con la circolare n. 199 del 15 novembre 2016 l’Istituto ha dato indicazioni e chiarimenti in ordine a taluni profili applicativi della riforma degli ammortizzatori sociali introdotta dal D.Lgs. n. 148/2015, con particolare riguardo all’applicazione dei termini di decadenza del diritto al conguaglio delle integrazioni salariali corrisposte dai datori di lavoro prima dell’introduzione dei nuovi sistemi di trasmissione delle denunce contributive, dei termini di decorrenza delle nuove aliquote contributive, nonché della variazione della misura della contribuzione addizionale nel corso del periodo di paga mensile.

Con la presente circolare, a completamento del processo di attuazione della riforma introdotta dal D.Lgs. n. 148/2015, vengono fornite le istruzioni tecniche per operare la compilazione della dichiarazione contributiva UniEmens, nonché il calcolo e il versamento della contribuzione addizionale CIGO/CIGS, anche riferita alle integrazioni salariali in deroga.

In ordine ai termini di svolgimento degli adempimenti introdotti per dare completa attuazione alla riforma della CIG, allo scopo di assicurare alle aziende i tempi necessari per consentire l’adeguamento dei sistemi informativi aziendali, la decorrenza dei predetti adempimenti è fissata, salvo diversa previsione, a partire dal secondo mese di paga successivo alla pubblicazione della presente circolare.

Parte I

1. Lavoratori beneficiari. Anzianità di effettivo lavoro.

Come è noto, l’art. 1 del D.Lgs. 148/2015, nel definire il campo di applicazione soggettivo delle disposizioni in materia di Cassa Integrazione Guadagni, individua i destinatari del trattamento di integrazione salariale ordinario e straordinario, i lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato, ivi compresi gli apprendisti con contratto di apprendistato professionalizzante.

Restano pertanto esclusi dai predetti trattamenti i dirigenti, i lavoratori a domicilio e i lavoratori assunti con contratto di apprendistato non professionalizzante.

Per quanto concerne, in particolare, l’estensione di trattamenti di integrazione salariale ai lavoratori assunti con contratto di apprendistato professionalizzante, si rinvia alle disposizioni contenute nei messaggi n. 24/2016 e n. 3028 del 12 luglio 2016.

Accedono ai trattamenti in argomento i lavoratori sopra indicati a condizione che abbiano conseguito un’anzianità di effettivo lavoro, presso l’unità produttiva per la quale è richiesto il trattamento, di almeno 90 giorni dalla data di presentazione della relativa domanda di concessione al Ministero (trattamento straordinario) o all’Istituto (trattamento ordinario).

Come già chiarito al punto 1.1 della circolare 197/2015, ai fini della maturazione del predetto requisito soggettivo di anzianità di effettivo lavoro, si computano le giornate di effettiva presenza al lavoro, indipendentemente dalla durata oraria, nonché i periodi di sospensione dal lavoro derivanti da:

a) ferie;

b) festività;

c) maternità obbligatoria;

d) infortunio.

Inoltre, sulla base delle indicazioni fornite dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (nota del 19 luglio 2016), ai fini del raggiungimento del requisito dell’anzianità di effettivo lavoro, si precisa che vanno computati come giorni di effettivo lavoro sia il sabato, in caso di articolazione dell’orario di lavoro su 5 giorni a settimana, sia il riposo settimanale (domenica o altro giorno infrasettimanale), in quanto tali giornate sono comprese nel normale corso del rapporto di lavoro che prosegue senza soluzione di continuità. Infine, in caso di cambio di qualifica del lavoratore, l’anzianità di effettivo lavoro presso l’unità produttiva è considerata in modo unitario e pertanto si considera anche il periodo anteriore la variazione, indipendentemente dalla qualifica precedentemente posseduta dal lavoratore, in quanto l’art. 1, comma 2, del decreto legislativo n. 148/15 fa riferimento all’anzianità lavorativa maturata dal lavoratore presso l’unità produttiva per la quale viene richiesto il trattamento di integrazione salariale.

In attesa del riassetto complessivo dell’esposizione del calendario giornaliero finalizzato ad identificare i predetti periodi di sospensione, nonché tutti gli eventi figurativi, ai fini del computo dell’anzianità utile per l’accesso alle integrazioni salariali, i datori di lavoro continuano ad adottare in UniEmens la compilazione del calendario giornaliero sulla base degli standard tecnici in uso secondo le vigenti disposizioni.

2. Unità produttiva.

2.1. Unità produttiva. Precisazioni.

L’unità produttiva si identifica con la sede legale, gli stabilimenti, le filiali e i laboratori distaccati dalla sede, che abbiano una organizzazione autonoma. Costituiscono indice dell’organizzazione autonoma lo svolgimento nelle sedi, stabilimenti, filiali e laboratori distaccati, di un’attività idonea a realizzare l’intero ciclo produttivo o una sua fase completa, unitamente alla presenza di lavoratori in forza in via continuativa.

Si sottolinea l’importanza della corretta identificazione dell’Unità produttiva ai fini dell’istruttoria della domanda di CIGO, in quanto fondamentale parametro di riferimento per la valutazione sia di requisiti che di limiti. Si riportano di seguito gli indicatori delle caratteristiche che l’unità produttiva deve possedere e che devono essere oggetto di autocertificazione da parte delle aziende, in sede di iscrizione in anagrafica aziende.

A parziale modifica di quanto disciplinato in materia dalla circolare n. 139 del 2016, si precisa quanto segue.

Con l’autocertificazione dell’autonomia organizzativa l’azienda dichiara, sotto la propria responsabilità, che l’unità produttiva è lo stabilimento o la struttura finalizzata alla produzione di beni o all’erogazione di servizi, dotati di autonomia finanziaria o tecnico funzionale, intendendosi con tali accezioni il plesso organizzativo che presenta una fisionomia distinta ed abbia, in condizioni di indipendenza, un proprio riparto di risorse disponibili così da permettere in piena autonomia le scelte organizzative più confacenti alle caratteristiche funzionali e produttive dell’unità.

Con l’autocertificazione dell’idoneità a realizzare l’intero ciclo produttivo, o una fase completa di esso, l’azienda dichiara sotto la propria responsabilità che il plesso organizzativo esplica, in tutto o in parte, l’attività di produzione di beni o servizi dell’impresa medesima, della quale costituisce elemento organizzativo, non limitandosi alla realizzazione di meri scopi strumentali sia rispetto ai generali fini dell’impresa sia rispetto ad una fase completa dell’attività produttiva della stessa.

Infine, l’unità produttiva deve avere maestranze adibite in via continuativa.

In caso di cantieri edilizi e affini (compresa l’impiantistica industriale), in sede di iscrizione dell’unità produttiva cantiere, l’azienda stessa dovrà autocertificare che per il plesso organizzativo, cui si riferisce la domanda di integrazione salariale, è stato stipulato un contratto di appalto di almeno un mese, senza onere di allegazione del contratto medesimo.

Si precisa altresì che, in merito alle aziende di impiantistica industriale, per l’individuazione delle unità produttive, si applicano le medesime disposizioni previste per le aziende del settore edilizia ed affini già disciplinate.

Con riferimento ad una durata presuntiva relativa all’individuazione per i cantieri edilizi e affini, compresi quelli relativi all’impiantistica industriale, riformando l’indirizzo interpretativo, già fornito con Messaggio 7336 del 2015, su indicazione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, viene fissato ad un mese, anziché sei, il limite minimo di durata dell’appalto ai fini della qualificazione in unità produttiva dei predetti cantieri. Detto nuovo indirizzo trova applicazione relativamente alle domande presentate a decorrere dal primo agosto, data di pubblicazione della circolare 139/2016 recante l’indirizzo medesimo.

Per dar seguito a quanto dianzi illustrato, oltre ai controlli automatizzati già svolti dalle procedure informatiche, saranno previste ulteriori verifiche su base campionaria di natura amministrativa e/o ispettiva in ordine alla effettività dei requisiti caratterizzanti l’unità produttiva.

L’attività di controllo prevede due diverse tipologie di attività da porre in essere:

– controlli on desk: consistenti in verifiche automatizzate e di natura amministrativa;

– controlli tramite vigilanza documentale e/o ispettiva: in ordine alla effettività dei requisiti caratterizzanti l’unità produttiva secondo le specifiche illustrate nel presente paragrafo.

Si richiama altresì, ai fini della prevista autocertificazione di tali requisiti e dell’individuazione della durata presuntiva per la qualificazione in unità produttiva dei cantieri edilizi e affini, quanto previsto nella circ. INPS n. 139 del 01/08/2016 – Parte seconda – paragrafo 5.

Sul piano applicativo, anche allo scopo di semplificare la gestione delle unità produttive, da parte delle aziende e degli intermediari previdenziali, ferma la nozione di unità produttiva come riportata nell’ambito della presente circolare, vengono integrate e parzialmente modificate le istruzioni operative fornite con la circolare n. 197/2015, al par. 1.4 (nozione di unità produttiva).

In particolare, nel sistema di anagrafica aziendale e nel flusso UniEmens, sezione PosContributiva, nell’ambito dell’elemento DenunciaIndividuale, viene introdotto il nuovo elemento denominato UnitaProduttiva, la cui nozione è quella diffusamente illustrata nel presente paragrafo. La valorizzazione del predetto elemento è obbligatoria per le aziende che possono accedere alle integrazioni salariali ordinarie e straordinarie e alle prestazioni integrative del reddito garantite dai Fondi di solidarietà (assegno ordinario e assegno di solidarietà) a partire dal flusso UniEmens di competenza del secondo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare.

Detto elemento, per le aziende che possono accedere alle integrazioni salariali ordinarie e straordinarie e alle prestazioni integrative del reddito garantite dai Fondi di solidarietà (assegno ordinario e assegno di solidarietà), va valorizzato anche laddove, non sussistendo unità produttiva diversa da quella in cui l’azienda ha la propria sede legale, la prestazione lavorativa dei dipendenti si svolga integralmente presso la sede legale del datore di lavoro.

Inoltre, a partire dal periodo di paga sopra indicato, la mancata valorizzazione del predetto elemento, per le aziende che possono accedere alle integrazioni salariali ordinarie e straordinarie e alle prestazioni integrative del reddito garantite dai Fondi di solidarietà (assegno ordinario e assegno di solidarietà), costituirà errore bloccante ai fini della trasmissione del flusso UniEmens.

Si ricorda, infine, che è cura dei i datori di lavoro verificare, ed eventualmente aggiornare, il censimento delle unità produttive e dei lavoratori distribuiti presso le unità produttive, ai fini della nuova valorizzazione dell’elemento UnitaProduttiva. Il censimento delle unità produttive, da parte dei datori di lavoro, sarà oggetto di controllo da parte degli operatori delle strutture territoriali dell’Istituto.

Pertanto, a modifica di quanto indicato nell’ambito della circolare n. 197/2015 (par. 1.4) e 176/2016 (par. 4), viene preservato l’attuale assetto dell’anagrafica aziendale relativo all’elemento UnitaOperativa. Nello specifico l’elemento UnitaOperativa continua ad essere inteso quale luogo ove viene svolta in maniera stabile l’attività lavorativa di uno o più dipendenti (Circ.n. 172/2010), ovvero sezione produttiva avente caratteristiche di omogeneità.

2.2. Apertura e gestione delle Unità Produttive. Istruzioni operative.

Di seguito si riportano le istruzioni operative per definire/gestire un’unità produttiva:

– accedere al menu dei servizi per le aziende e i consulenti, del sito istituzionale dell’INPS;

– nella sezione “Iscrizione e Variazione Aziende” attivare la voce “Comunicazione unità operativa/Accentramento contr.”;

– digitare la matricola per la quale aprire/gestire l’unità produttiva e confermare;

– le successive tre pagine sono di sola visualizzazione dei dati preesistenti, per cui cliccare sul pulsante “Pagina successiva”, fino a quando non compare l’elenco delle unità produttive già aperte (U. Prod=’S’), cliccare ancora su “Pagina Successiva”;

– selezionare “Comunicazione unità operativa-produttiva”, sarà visualizzato l’elenco delle unità produttive da gestire, oppure cliccare su “Inserisci” per aprire una nuova unità produttiva;

– immettere i dati richiesti e specificare l’opzione “Unità produttiva” e salvare, dopo aver preso visione della dichiarazione sulla apertura dell’unità produttiva;

– infine registrare la richiesta di creazione dell’unità produttiva appena definita, cliccando su “Registra Richiesta”.

2.3. Lavoratori che nel corso dello stesso mese prestano attività presso più unità produttive.

Nel caso di svolgimento dell’attività presso più UP nel corso del mese da parte di un lavoratore, nella compilazione della relativa denuncia mensile, i datori di lavoro si atterranno ai seguenti criteri:

a) valorizzeranno l’UP presso la quale il lavoratore ha prestato attività per un periodo più lungo;

b) in caso di periodi di eguale durata su più UP, sarà valorizzata l’ultima UP presso la quale il lavoratore ha prestato attività lavorativa in ordine temporale.

Detta soluzione convenzionale, ispirata ad un criterio di prevalenza temporale, consente di evitare la duplicazione delle informazioni UniEmens su più UP, anche al fine di non generare complessità gestionali a carico delle imprese.

2.4. Termine di presentazione della comunicazione di apertura di nuova unità produttiva.

La comunicazione di una nuova unità produttiva deve avvenire entro l’ultimo giorno del mese successivo all’apertura della stessa avvalendosi dell’apposita procedura telematica, disponibile sul sito internet dell’Istituto, accedendo alla sezione “Iscrizione e Variazione Aziende” e attivando “Comunicazione unità operativa/Accentramento contr.”; dei “Servizi per aziende e consulenti” (Sezione “Aziende, consulenti, professionisti”) (cfr. par. 2.2). Resta fermo che non è possibile presentare domande di CIG per unità produttive non ancora registrate in anagrafica aziende.

Ogni operazione con retroattività anteriore a quella sopra riportata è autorizzata, su istanza dell’azienda, ad essere trasmessa attraverso il cassetto bidirezionale con acclusa ogni documentazione utile a motivare i presupposti giuridico-operativi sui quali si fonda la registrazione con retrodatazione, da parte degli operatori delle sedi territoriali dell’Istituto (UO anagrafica e flussi). In tali casi le sedi dell’Istituto procederanno all’accoglimento dell’istanza solo una volta accertata, se del caso anche attraverso gli opportuni interventi ispettivi, la sussistenza dei presupposti per il diritto alla registrazione retrodatata dell’unità produttiva.

3. Conguaglio nella denuncia UniEmens. Termine di decadenza.

Come è noto, sulla base delle previsioni di legge (art. 7, commi 2 e 3, del D.Lgs. 148/2015), le integrazioni salariali erogate dal datore di lavoro sono rimborsate dall’Istituto ovvero conguagliate dal datore di lavoro medesimo all’atto dell’assolvimento degli obblighi di contribuzione obbligatoria. In particolare, il conguaglio delle integrazioni salariali erogate ai propri dipendenti deve essere effettuato, a pena di decadenza, entro sei mesi dalla fine del periodo di paga in corso alla scadenza del termine di durata dell’autorizzazione o dalla data del provvedimento di concessione, se successivo, assolvendo agli adempimenti informativi sulla base dell’assetto dei flussi UniEmens e ai correlati adempimenti contributivi attraverso l’utilizzo dei sistemi di pagamento di legge. Il predetto termine di decadenza si applica anche laddove la denuncia UniEmens generi un saldo a credito per l’azienda.

Per i trattamenti conclusi prima dell’entrata in vigore del decreto legislativo di riforma, i sei mesi decorrono dall’entrata in vigore del decreto stesso (24.09.2015).

Come già precisato al punto 1.7 della circolare 197/2015 e al par. 13 della circolare 201/2015, una volta maturato il termine di decadenza, l’azienda non potrà più conguagliare le integrazioni salariali anticipate ai propri dipendenti con gli ordinari flussi UniEmens che abbiano competenza successiva al mese di scadenza, né attraverso flussi regolarizzativi.

In ordine ai profili applicativi dell’istituto della decadenza, si rinvia alle istruzioni già fornite con la circolare n. 197/2015 (par. 1.7).

Nel caso di provvedimenti di differimento o sospensione degli adempimenti contributivi – si pensi ad esempio alla sospensione a seguito di calamità naturali (cfr. art. 5, co. 5-ter, L. 225/1992) – i cui effetti si estendono anche all’istituto della decadenza introdotto dall’art. 7, comma 3 del D.Lgs. n. 148/2015, i termini di decadenza per il conguaglio, ovvero la richiesta di rimborso delle integrazioni salariali corrisposte ai lavoratori, sono posticipati per il periodo stabilito dal provvedimento di legge. Sul piano applicativo, tutti i termini di decadenza che intervengono nel corso del periodo soggetto a sospensione sono posticipati al termine del periodo di sospensione fissato dalla legge.

Si richiama l’attenzione sulla circostanza che, per quanto riguarda le integrazioni salariali, il montante disponibile, in favore dell’azienda, è quello calcolato dall’Istituto sulla base dell’algoritmo di calcolo della CIG pubblicato anche come allegato 1 della circolare n. 197/2015.

La nuova disciplina di carattere generale trova applicazione in tutte le tipologie di cassa integrazione, ivi compresa la cassa integrazione in deroga e per le prestazioni integrative del reddito garantite dai Fondi di solidarietà (assegno ordinario e assegno di solidarietà). Nello specifico, stante la peculiarità del flusso di gestione della Cassa Integrazione in deroga e delle prestazioni integrative del reddito garantite dai Fondi di solidarietà, come precisato, rispettivamente, nelle circolari INPS n. 56 del 2016 e n. 201/2015, per stabilire i termini per poter procedere al conguaglio o al rimborso delle somme anticipate ai lavoratori beneficiari, bisogna verificare anche la data in cui viene emesso il provvedimento di autorizzazione del trattamento da parte dell’Istituto.

Di conseguenza, per i trattamenti di cassa integrazione in deroga e per i trattamenti integrativi del reddito garantiti dai Fondi di solidarietà, concessi successivamente all’entrata in vigore del D.Lgs. n.148 del 23 settembre 2015 (ndr D.Lgs. n.148 del 14 settembre 2015), il termine di sei mesi per il rimborso e il conguaglio della prestazione decorre dalla fine del periodo di paga in corso alla scadenza del periodo concesso o dalla data del provvedimento di autorizzazione del trattamento da parte dell’Istituto se successivo.

Resta fermo che per i trattamenti concessi prima dell’entrata in vigore del D.Lgs. n.148 del 23 settembre 2015 (ndr D.Lgs. n.148 del 14 settembre 2015) si potranno verificare i seguenti casi:

1) periodi di intervento conclusi prima del 24 settembre 2015 e delibera dell’INPS o decreto ministeriale emessi in data antecedente al 24 settembre 2015 à i termini di sei mesi decorrono dal 24 settembre 2015;

2) periodi di intervento conclusi prima del 24 settembre 2015 e delibera dell’INPS o decreto ministeriale emessi successivamente al 23 settembre 2015 à i termini di sei mesi decorrono dalla data di emissione dell’autorizzazione INPS;

3) periodo di intervento non ancora scaduto alla data del 24 settembre 2015 à in questo caso, il termine di sei mesi per il rimborso e il conguaglio della prestazione decorre dalla fine del periodo di paga in corso alla scadenza del periodo concesso o dalla data dell’emissione del provvedimento di concessione da parte dell’Istituto o del decreto ministeriale, se successivo.

4. Integrazioni salariali straordinarie.

4.1. Integrazioni salariali straordinarie. Destinatari.

Il Capo III del Titolo I del decreto legislativo riordina la normativa relativa alle integrazioni salariali straordinarie.

L’articolo 19 prevede che i trattamenti straordinari di integrazione salariale afferiscono alla gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali istituite presso l’INPS dall’art.37 della legge n.88/89. Tale gestione, eroga le prestazioni e ad essa affluisce la relativa contribuzione addizionale.

L’articolo 20 definisce il campo di applicazione oggettivo della disciplina delle integrazioni salariali straordinarie, confermativo del preesistente ambito applicativo con il pregio di ricondurre ad unità le disposizioni normative presenti in diversi testi di legge.

Pertanto, la disciplina in materia di integrazioni salariali straordinarie ed i relativi obblighi contributivi si applicano alle imprese sotto elencate, che nel semestre precedente la data di presentazione della domanda abbiano occupato mediamente più di 15 dipendenti inclusi gli apprendisti (riconducibili a tutte le tipologie contrattuali previste dall’art. 41 c.2 del D.Lgs. 81/2015) e i dirigenti:

a) imprese industriali, comprese quelle edili ed affini;

b) imprese artigiane, che procedono alla sospensione dei lavoratori in conseguenza di sospensioni o riduzioni dell’attività dell’impresa che esercita l’influsso gestionale prevalente;

c) imprese appaltatrici di servizi di mensa o ristorazione, che subiscono una riduzione di attività in dipendenza di situazioni di difficoltà dell’azienda appaltante, che abbiano comportato per quest’ultima il ricorso al trattamento ordinario o straordinario di integrazione salariale;

d) imprese appaltatrici di servizi di pulizia, anche se costituite in forma di cooperativa, che subiscano una riduzione di attività in conseguenza della riduzione delle attività dell’azienda appaltante, che abbiano comportato per quest’ultima il ricorso al trattamento straordinario di integrazione salariale;

e) imprese dei settori ausiliari del servizio ferroviario, ovvero del comparto della produzione e manutenzione del materiale rotabile;

f) imprese cooperative di trasformazione di prodotti agricoli e loro consorzi;

g) imprese di vigilanza.

La disciplina in materia di intervento straordinario di integrazione salariale e i relativi obblighi contributivi trovano altresì applicazione in relazione alle imprese seguenti, che nel semestre precedente la data di presentazione della domanda abbiano occupato mediamente più di cinquanta dipendenti, inclusi gli apprendisti e i dirigenti:

a) imprese esercenti attività commerciali, comprese quelle della logistica;

b) agenzie di viaggio e turismo, compresi gli operatori turistici.

La medesima disciplina e i medesimi obblighi contributivi trovano applicazione, a prescindere dal numero dei dipendenti, in relazione alle seguenti categorie:

a) imprese del trasporto aereo e di gestione aeroportuale e società da queste derivate, nonché imprese del sistema aeroportuale;

b) partiti e movimenti politici e loro rispettive articolazioni e sezioni territoriali, nei limiti di spesa di 8,5 milioni di euro per l’anno 2015 e di 11,25 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2016.

4.2. Integrazioni salariali straordinarie. Determinazione del limite dimensionale.

Per l’individuazione della sussistenza del requisito dimensionale previsto dall’art. 20, comma 1, del decreto di riforma, si deve fare riferimento al numero dei lavoratori occupati mediamente nell’azienda nel semestre precedente la data di presentazione della domanda.

Al riguardo, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con la circolare n. 24/2015, ha chiarito che, per il calcolo della forza lavoro, continuano ad applicarsi i criteri già esplicitati in vigenza della pregressa disciplina (ante D.Lgs. n. 148/2015). Inoltre, al punto 2 della predetta circolare, il Dicastero ha precisato ” che la disposizione di cui all’art. 20, comma 1, prevale su quella dell’art. 27 del decreto legislativo n. 81/2015, relativa al computo dei lavoratori a tempo determinato, in quanto norma speciale per la materia della Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria”.

In altri termini, i lavoratori a tempo determinato continuano ad essere computati nella forza ai fini CIGS alla stregua degli altri dipendenti a tempo indeterminato, senza che in tali fattispecie operi il riproporzionamento previsto dall’art. 27 del D.Lgs. n. 81/2015.

Ai fini del calcolo della forza aziendale “FZ”, il prestatore di lavoro intermittente è computato nell’organico dell’impresa, in proporzione all’orario di lavoro effettivamente svolto nell’arco di ciascun semestre precedente alla richiesta di intervento di integrazione salariale, ai sensi dell’art. 18 del D.Lgs. n. 81/2015; non vanno pertanto considerate le ore in cui il lavoratore resta in disponibilità.

Per la determinazione della forza aziendale, si vedano le circolari n. 25/1991, n. 211/1991 e n. 25/2010.

4.3. Integrazioni salariali straordinarie. Contributo ordinario CIGS.

Come disposto dall’art.23 del decreto legislativo 148/2015, il contributo ordinario CIGS è pari allo 0,90% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali dei lavoratori per i quali trova applicazione la disciplina delle integrazioni salariali straordinarie, di cui 0,60% a carico dell’impresa e 0,30% a carico del lavoratore. Tale disposizione, quindi, conferma la previgente misura di tale contributo, già fissata dall’art. 9 della legge n.407/90. Pertanto nulla è innovato.

5. Contribuzione addizionale.

5.1. Nuovo assetto del contributo addizionale.

Come già illustrato in circolare n. 197/2015, l’art. 5 del decreto 148/2015 ha modificato l’assetto e la misura della contribuzione addizionale, introducendo rilevanti innovazioni rispetto alla previgente disciplina legale.

Tale disposizione pone a carico delle imprese che presentano domanda di integrazione salariale un contributo addizionale in misura pari al:

a) 9% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate, relativamente al periodo di integrazione salariale ordinaria o straordinaria, fruito all’interno di uno o più interventi concessi, sino a un limite complessivo di 52 settimane in un quinquennio mobile;

b) 12% oltre il limite di cui alla lettera a) e sino a 104 settimane in un quinquennio mobile;

c) 15% oltre il limite di cui alla lettera b) in un quinquennio mobile.

In particolare, la nuova disciplina del contributo addizionale si caratterizza per i seguenti aspetti innovativi:

a) la contribuzione è calcolata sulla retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate e, quindi, non più sull’integrazione corrisposta;

b) la misura dell’aliquota varia in funzione dell’intensità di utilizzo delle integrazioni salariali nell’ambito del quinquennio mobile.

Detta disciplina si applica anche alla Cassa Integrazione Guadagni in Deroga (cfr. Circ. INPS n.56 del 29/03/2016).

Per completezza, si fa presente che, ai sensi dell’art. 24, comma 6, del D.Lgs. n. 148/2015, il contributo addizionale può essere suscettibile di un incremento, a titolo di sanzione, in caso di mancato rispetto delle modalità di rotazione tra i lavoratori interessati nell’applicazione della sospensione o riduzione dell’orario di lavoro (ex art. 24, comma 3, D.Lgs. n. 148/2015).

A tale riguardo, il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, ha emanato il decreto n. 94956 del 10 marzo 2016, con il quale è stata definita la misura dell’incremento del contributo addizionale nella fattispecie in argomento. Tale incremento è pari all’1% del contributo addizionale dovuto e si applica ai lavoratori in relazione ai quali non è stato rispettato il criterio di rotazione e limitatamente al periodo temporale per il quale è stata accertata la violazione. Il predetto decreto dispone, altresì, che la DTL competente, trasmetta gli esiti dell’accertamento alla sede territoriale competente dell’istituto, la quale provvederà ad applicare la sanzione comminata.

La circolare n. 4, del 2 febbraio 2016, del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, ha chiarito, relativamente al contributo addizionale, che – non avendo il decreto interministeriale n. 83473 del 1 agosto 2014 nulla disposto al riguardo e considerando che l’articolo 46, comma 1, lett. l) del D.Lgs. 148 del 2015 ha abrogato l’art.8, commi da 1 a 5, e 8 del D.L. 21 marzo 1988, n.86, convertito con modificazioni dalla legge 20 maggio 1988, n.160 – la nuova disciplina, introdotta da una fonte primaria, trova applicazione per tutte le tipologie di cassa integrazione, ivi compresa la cassa integrazione in deroga.

5.2. Decorrenza delle nuove aliquote.

In base all’art. 44, comma 1, quando non diversamente indicato, le disposizioni di cui al decreto 14 settembre 2015, n.148, si applicano ai trattamenti di integrazione salariale richiesti a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto stesso (24.9.2015). Da tale principio generale consegue che la nuova misura del contributo addizionale ex art. 5, D.Lgs. n. 148/2015 si applica ai trattamenti di integrazione salariale per i quali è stata presentata istanza a decorrere dal 24.9.2015, anche se hanno ad oggetto eventi di sospensione o riduzione antecedenti o, comunque, iniziati prima di tale data (cfr. p. 2 della circolare n. 197/2015).

Per i trattamenti richiesti entro il 23.09.2015, seppure per periodi di integrazione salariale successivi a tale data continuerà a trovare applicazione la disciplina vigente prima dell’entrata in vigore del D.Lgs. n. 148/2015.

Con specifico riferimento ai trattamenti di integrazione salariale straordinaria, il principio recato dal citato art. 44, co. 1 del decreto di riforma – avuto riguardo alle precisazioni ed i chiarimenti forniti in materia dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – non trova applicazione nelle fattispecie di seguito illustrate.

In circolare n. 30 del 9 novembre 2015 il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha chiarito che continua a trovare applicazione la previgente disciplina nei seguenti casi:

– proroga dei trattamenti per riorganizzazione, ristrutturazione e contratti di solidarietà, purché le domande relative al primo anno siano state presentate entro il 23/09/2015;

– istanze per il secondo anno di programmi di cessazioni biennali di attività presentate dopo il 24/09/2015.

Nei predetti casi, continuerà quindi ad applicarsi la disciplina del contributo addizionale previgente l’entrata in vigore del D.Lgs. n. 148/2015.

Con successiva nota del 21 dicembre 2015, il predetto Dicastero ha chiarito come non si applichi la disciplina recata dal D.Lgs. n. 148/2015, in tutti i casi in cui la consultazione sindacale/verbale di accordo e le conseguenti sospensioni/riduzioni di orario di lavoro siano intervenute prima dell’entrata in vigore del predetto decreto legislativo n. 148/2015 e le relative istanze di CIGS siano state presentate nell’arco temporale tra il 24.9.2015 ed il 31.10.2015.

Ciò in quanto, durante tale periodo, le aziende non erano obbligate a rispettare i termini procedimentali ex art. 21, commi 1 e 2 del D.Lgs. n. 148/2015, così come disposto dal successivo art. 44 comma 4 del medesimo decreto legislativo.

Quindi, alla luce del chiarimento ministeriale sopra illustrato, nei casi di consultazione sindacale/verbale di accordo e conseguenti sospensioni/riduzioni di orario di lavoro intervenute entro il 23.9.2015, con presentazione delle relative istanze di integrazioni salariali straordinarie nel periodo intercorrente tra il 24.9.2015 ed il 31.10.2015, i connessi trattamenti autorizzati non saranno soggetti alla disciplina del contributo addizionale ex art. 5 del D.Lgs. n. 148/2015.

5.3. Variazione della misura dell’aliquota.

Come detto, la misura del contributo addizionale dovuto dalle aziende interessate varia in funzione dell’intensità di utilizzo delle integrazioni salariali, nell’ambito del quinquennio mobile.

Ai fini del superamento delle 52 e 104 settimane che determinano l’incremento delle aliquote del contributo addizionale, tenuto conto di quanto previsto dall’art. 44, comma 1 e 2, vanno computati i trattamenti di integrazione salariale per i quali sia stata presentata istanza a decorrere dal 24 settembre 2015, anche se riguardanti eventi di sospensione o riduzione antecedenti a tale data. Viceversa, non verranno computati ai suddetti fini, i periodi di sospensione o riduzione successivi al 24 settembre 2015, se dedotti in domande presentate prima di tale data.

Con esclusivo riferimento alle integrazioni salariali straordinarie, inoltre, non dovranno essere computati i trattamenti che godono, come sopra illustrato, del regime transitorio di cui alla citata circolare n. 30 del 9 novembre 2015 e alla sopra richiamata nota n. 14948 del 21 dicembre 2015, in quanto riconducibili alla previgente normativa.

Come già evidenziato nell’ambito della circolare n. 199 del 15 novembre 2016, può accadere che il superamento dei limiti di durata in corrispondenza dei quali scatta l’incremento delle aliquote contributive si verifichi nel corso del mese. In tali casi, avuto riguardo alla mensilizzazione dei periodi di paga e dei flussi informativi assicurativi e contributivi, le aziende saranno tenute a versare la contribuzione addizionale secondo la maggior aliquota a partire dal mese successivo a quello in cui si è verificato il superamento di detti limiti. Ciò vale anche nel caso in cui il superamento dei citati limitati avvenga per effetto di più autorizzazioni nell’ambito dello stesso mese.

5.4. Casi di esclusione dall’obbligo di versamento del contributo addizionale.

Come già chiarito con la circolare n. 24/2015 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il contributo addizionale non è dovuto nei seguenti casi:

a) per gli interventi di integrazione salariale ordinaria, quando gli stessi siano concessi per eventi oggettivamente non evitabili (art. 13, co. 3, D.lgs. n. 148/2015);

b) dalle imprese sottoposte a procedura concorsuale, come già previsto dall’art. 8, co. 8-bis, della legge 20 maggio 1988, n. 160;

c) dalle imprese che ricorrono ai trattamenti di cui all’art. 7, co. 10-ter, del D.L. n. 148/93, convertito con modificazioni dalla legge n. 236/93;

d) dalle imprese sottoposte a procedura concorsuale con continuazione dell’attività aziendale che, sussistendone i presupposti, accedano, a decorrere dal 1° gennaio 2016, al trattamento di Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria per le causali previste dal D.Lgs. n. 148/2015.

5.5. Momento impositivo del contributo addizionale.

Ai sensi dell’art. 12, co. 2, della legge n.164/75 – abrogato dall’art. 46, co. 1, lett. f), D.Lgs. n. 148/2015 – le imprese che si avvalevano degli interventi di integrazione salariale, anticipando i relativi trattamenti ai dipendenti interessati dalla riduzione di orario, ovvero dalla sospensione dell’attività di lavoro, erano tenute a versare il contributo addizionale alla Cassa Integrazione Guadagni in sede di conguaglio delle relative prestazioni. Analoga disposizione non è stata riprodotta nel decreto di riforma.

Stante il mutato regime normativo, il momento impositivo della contribuzione addizionale va individuato assumendo a riferimento il periodo di paga al quale afferisce la retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate, in vigenza del provvedimento che legittima l’accesso all’integrazione salariale, e tenendo conto delle modalità di svolgimento degli adempimenti operativi connessi alla formazione del flusso UniEmens. In questo quadro, tenuto conto dell’esigenza di assicurare alle aziende un lasso temporale idoneo a consentire l’aggiornamento del flusso UniEmens e del correlato adempimento contributivo, l’obbligo del pagamento del contributo addizionale, è fissato a decorrere dal mese di paga successivo al provvedimento di autorizzazione alla fruizione della prestazione, adottato dall’Istituto sia per le integrazioni salariali ordinarie sia per le integrazioni salariali straordinarie.

Pertanto, a partire dal periodo di paga successivo al provvedimento di concessione dell’integrazione salariale, l’azienda è tenuta al pagamento del contributo addizionale calcolato sulla retribuzione globale che sarebbe spettata ai lavoratori per le ore di lavoro non prestate.

Nello specifico, nell’ambito del flusso UniEmens del mese di paga successivo alla data di autorizzazione, l’azienda è tenuta a esporre, oltre al contributo addizionale del mese in corso, anche il contributo addizionale riferito a periodi di integrazione salariale che insistono sui periodi di paga intercorrenti fra la data di inizio della sospensione/riduzione dell’attività lavorativa e quello in cui ricade il provvedimento di concessione dell’integrazione salariale, e ad assolvere i conseguenti obblighi contributivi. Poi, a partire dal secondo mese di paga successivo al rilascio dell’autorizzazione, l’azienda è tenuta a esporre, mese per mese, il contributo addizionale riferito ad ogni periodo di paga, operando i versamenti correlati. Ad esempio, nel caso di inizio evento CIG in data 10.05.2016 e rilascio autorizzazione in data 5.08.2016, gli adempimento sono i seguenti:

– nell’ambito del flusso 09/2016, va riportato il contributo addizionale riferito al periodo 10.05.2016 – 30.09.2016);

– nell’ambito dei flussi UniEmens successivi a quello del 09/2016, va riportato il contributo addizionale relativo ad ogni mese di paga.

Nel caso in cui il rilascio dell’autorizzazione avvenga nel mese in cui termina l’evento CIG o successivamente, l’azienda è tenuta a versare l’importo del contributo addizionale per l’intero periodo autorizzato nel periodo di paga successivo a quello di autorizzazione.

5.6. Calcolo del contributo addizionale.

Come in precedenza evidenziato, il decreto legislativo n. 148/2015, ha modificato la base di calcolo del contributo addizionale, assumendo come tale la retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate (c.d. “retribuzione persa”). Allo scopo di assicurare, ai lavoratori interessati da provvedimenti di integrazione salariale, le tutele previste dalla legge, con particolare riguardo alle modalità di accredito della contribuzione figurativa, la determinazione della retribuzione persa va effettuata sulla base di regole che risultino assolutamente coerenti con quelle che sono utilizzate per la determinazione dell’importo dell’integrazione salariale.

Nel merito, si ricorda che, l’art. 3, comma 5 del citato decreto, nel definire la misura dell’integrazione salariale, stabilisce che “…L’importo del trattamento…non può superare per l’anno 2015 gli importi massimi mensili…comunque rapportati alle ore di integrazione salariale autorizzate e per un massimo di dodici mensilità, comprensive dei ratei di mensilità aggiuntive”. Pertanto, la retribuzione globale – base di calcolo dell’importo dell’integrazione salariale e, al contempo, della misura del contributo addizionale, deve essere maggiorata dei ratei di mensilità aggiuntive, a prescindere da ogni pattuizione negoziale che, nel rispetto del nuovo quadro normativo di riferimento, possa riguardare il trattamento retributivo dei lavoratori interessati da provvedimenti di integrazione salariale.

Nel flusso UniEmens, la retribuzione persa viene esposta nell’ elemento DifferenzeAccredito.

Tenuto conto di quanto evidenziato in ordine agli elementi che sono presi in considerazione ai fini dell’individuazione della retribuzione persa, le imprese devono valorizzare tale elemento considerando anche i ratei delle mensilità aggiuntive, quali la 13° e la 14° mensilità aggiuntiva, ed altre gratificazioni annuali e periodiche.

5.6.1. Rapporti di lavoro a tempo pieno.

Allo scopo di agevolare le operazioni di adeguamento dei sistemi aziendali di gestione delle paghe e contributi, nell’all.1 viene riportato l’algoritmo di calcolo generale della retribuzione persa per i rapporti di lavoro a tempo pieno, che include gli elementi che devono essere considerati per il corretto calcolo della base imponibile da assumere a riferimento per la determinazione della misura del contributo addizionale.

Vedi Figura 1 in Allegato 1

L’implementazione del predetto algoritmo cambia a seconda che si tratti di lavoratori retribuiti sulla base di una retribuzione mensilizzata ( TipoPaga = M) ovvero sulla base di una retribuzione giornaliera ( TipoPaga = G) oppure oraria ( TipoPaga = H) e subisce adattamenti qualora l’assunzione/cessazione del lavoratore si verifichi nel corso del mese di paga ovvero laddove, nel corso del medesimo mese di paga, si registri un cambio di qualifica. Nel caso in cui ci si riferisca a lavoratori mensilizzati, al fine di effettuare la normalizzazione del valore della retribuzione persa, a prescindere dalle ore lavorabili nel mese, dovrà essere applicato un fattore correttivo pari al rapporto tra divisore orario contrattuale e ore lavorabili al mese.

Opportune rivisitazioni dell’implementazione dell’algoritmo di calcolo della retribuzione persa vanno effettuate nel caso di rapporti di lavoro a tempo parziale. Di seguito, in relazione ad ogni fattispecie di rapporto di lavoro, viene riportato l’algoritmo di calcolo della relativa retribuzione persa.

Lavoratori con retribuzione mensilizzata

Per i lavoratori cd. Mensilizzati (TipoPaga = M in UniEmens), la retribuzione oraria è determinata dividendo la retribuzione mensile lorda (RM), comprensiva dei ratei di mensilità aggiuntive, per il divisore orario contrattuale (ore medie lavorabili al mese) indicato in UniEmens nell’elemento DivisoreOrarioContr, il quale costituisce il “Divisore orario previsto dal CCNL di riferimento per la determinazione della retribuzione oraria” (cfr. Doc. Tecnico UniEmens). Il numero ore da integrare corrisponde al totale delle ore di CIG indicate in UniEmens nell’elemento NumOreEvento ed espresso in centesimi. Al fine di effettuare la normalizzazione del valore della retribuzione persa a prescindere dalle ore lavorabili nel mese, viene infine inserito un fattore correttivo pari al rapporto tra divisore orario contrattuale e ore lavorabili nel mese. Pertanto, per la predetta categoria di lavoratori, adottando le modalità espressive degli elementi UniEmens, l’algoritmo di calcolo della retribuzione persa è indicato nell’all.1.

Vedi Figura 2 in Allegato 1

Lavoratori retribuiti su base oraria o giornaliera

Per i lavoratori retribuiti su base giornaliera (TipoPaga = G) oppure oraria (TipoPaga = H), la retribuzione oraria viene determinata moltiplicando la retribuzione teorica (RetribTeorica) per il numero di mensilità ( NumMensilita ) espresso in unità con 3 decimali, diviso per 12 ed ulteriormente diviso per le ore lavorabili espresse in unità con 2 decimali, indicate in UniEmens nell’elemento OreLavorabili, il quale costituisce le “Ore contrattualmente lavorabili calcolate in base al calendario del mese di riferimento” (cfr. Doc. Tecnico UniEmens). Il numero ore da integrare corrisponde al totale delle ore di CIG indicate nell’UniEmens nell’elemento NumOreEvento ed espresso in centesimi. Pertanto, In UniEmens tale algoritmo di calcolo verrà espresso come indicato nella fig.3 dell’all.1.

Vedi Figura 3 in Allegato 1

Lavoratori assunti/cessati nel corso del mese ovvero con cambio di qualifica nel corso del mese

Nel caso di lavoratori assunti o cessati nel corso del mese, ovvero nel caso in cui si verifichi un cambio di qualifica nel corso del mese, l’algoritmo di calcolo da assumere a riferimento, per la corretta compilazione del mese in discorso, è sempre quello sopra indicato per i lavoratori retribuiti su base giornaliera.

Per il calcolo del contributo addizionale si procederà ad applicare l’aliquota prevista alla retribuzione persa, così come sopra determinata.

Pertanto, in questa fattispecie, a prescindere dall’assetto della retribuzione del lavoratore (mensilizzata, giornaliera, oraria), l’algoritmo di calcolo da utilizzare è comunque quello indicato nella fig.4 dell’all.1.

Vedi Figura 4 in Allegato 1

5.6.2. Rapporti di lavoro a tempo parziale

Per i rapporti di lavoro a tempo parziale, si ricorda che la retribuzione teorica da indicare in UniEmens è quella relativa allo specifico rapporto di lavoro a tempo parziale, ovvero riparametrata in base alla misura della riduzione dell’orario contrattuale. Pertanto, l’algoritmo di calcolo della retribuzione persa sarà rimodulato sulla base delle caratteristiche del rapporto di lavoro a tempo parziale, utilizzando la percentuale di part-time riportata:

– nell’elemento PercPartTime nel caso di part-time cd. orizzontale;

– nell’elemento PercPartTimeMese nel caso di part-time cd. verticale o misto.

L’implementazione dell’algoritmo di calcolo della retribuzione persa in caso di rapporto di lavoro a tempo parziale cambia a seconda che si tratti di lavoratori retribuiti sulla base di una retribuzione mensilizzata ( TipoPaga = M) ovvero sulla base di una retribuzione giornaliera ( TipoPaga = G) oppure oraria ( TipoPaga = H) e subisce adattamenti qualora l’assunzione/cessazione del lavoratore si verifichi nel corso del mese di paga ovvero laddove, nel corso del medesimo mese di paga, si registri un cambio di qualifica. Nell’all.1, in relazione ad ogni fattispecie, viene riportato il relativo l’algoritmo di calcolo.

Lavoratori con retribuzione mensilizzata

Per i lavoratori con retribuzione mensilizzata ( TipoPaga = M), l’algoritmo di calcolo della retribuzione persa, in UniEmens, per i rapporti part-time di tipo orizzontale, verrà espresso come indicato nella fig.5 dell’all.1.

Vedi Figura 5 in Allegato 1

Nel caso di rapporti di lavoro a tempo parziale di tipo verticale o misto, il predetto algoritmo va adeguato utilizzando, ai fini della misura del rapporto part-time, il valore riportato nell’elemento PercPartTimeMese, che, come noto, indica l’orario svolto nel mese cui la denuncia si riferisce. Sempre nei predetti rapporti di lavoro, qualora, per effetto dell’assetto contrattuale, nel mese non si verifichi alcuna riduzione oraria, l’algoritmo da utilizzare è quello relativo al personale a tempo pieno (v. paragrafo 5.6.1, lavoratori con retribuzione mensilizzata).

Lavoratori con retribuzione su base oraria o giornaliera

Per i lavoratori retribuiti su base giornaliera ( TipoPaga = G) oppure oraria ( TipoPaga = H), l’algoritmo di calcolo della retribuzione persa, in UniEmens, verrà espresso come riportato nella fig.6 dell’all.1.

Vedi Figura 6 in Allegato 1

Lavoratori assunti/cessati nel corso del mese ovvero con cambio di qualifica nel corso del mese

Nel caso di lavoratori assunti o cessati nel corso del mese, ovvero nel caso in cui si verifichi un cambio di qualifica nel corso del mese, l’algoritmo di calcolo da assumere a riferimento, per la corretta compilazione del mese in discorso, è sempre quello sopra indicato per i lavoratori retribuiti su base giornaliera. Per il calcolo del contributo addizionale si procederà ad applicare l’aliquota prevista alla retribuzione persa, così come sopra determinata.

Pertanto, in UniEmens l’algoritmo di calcolo è quello riportato nella fig.7 dell’all.1.

5.7. Aumenti retributivi non utili ai fini del trattamento di integrazione salariale e della retribuzione persa.

Come è noto, l’art. 21, comma 5 del D.Lgs. n. 148/2015 stabilisce che, in relazione alla nuova causale CIGS rappresentata dai contratti di solidarietà, “…il trattamento retributivo perso va determinato inizialmente non tenendo conto degli aumenti retributivi previsti dai contratti collettivi aziendali nel periodo di sei mesi antecedenti la stipula del contratto di solidarietà. Il trattamento di integrazione salariale è ridotto in corrispondenza di eventuali successivi aumenti retributivi intervenuti in sede di contrattazione aziendale.” Pertanto, gli aumenti retributivi fissati da accordi aziendali stipulati nel corso dei sei mesi precedenti la stipula del contratto di solidarietà, ovvero nel corso della durata del predetto contratto di solidarietà, non vanno assunti a riferimento ai fini del calcolo dell’importo del trattamento di integrazione salariale, così come non vanno considerati ai fini della determinazione della retribuzione persa, da utilizzare sia per l’accredito della contribuzione figurativa, sia per il calcolo del contributo addizionale.

Sul piano applicativo, allo scopo di rilevare la ricorrenza dei predetti aumenti retributivi, viene istituito, nella sezione DenunciaIndividuale / DatiRetributivi, il seguente nuovo elemento denominato AumRetrCIGS, nell’ambito del quale le aziende riporteranno a partire dal mese in cui si registrano gli eventi CIGS e per tutto il periodo dell’autorizzazione, la misura mensile degli aumenti retributivi previsti da contratti collettivi aziendali stipulati nel corso dei sei mesi precedenti la sottoscrizione del contratto di solidarietà, nonché nell’arco della durata dell’accordo di solidarietà medesimo.

Nell’ambito del nuovo elemento AumRetrCIGS va indicato l’aumento retributivo del mese derivante da contratti collettivi aziendali stipulati nel corso dei sei mesi precedenti la sottoscrizione del contratto di solidarietà, nonché nel corso della durata del predetto contratto, come previsto dalle disposizioni dell’art. 21, comma 5, del D.Lgs. n. 148/2015.

La valorizzazione va effettuata esclusivamente in relazione ai flussi UniEmens a partire dal mese in cui si registrano gli eventi CIGS e per tutto il periodo dell’autorizzazione. Il valore indicato nel nuovo elemento AumRetrCIGS costituisce una parte del valore indicato nell’elemento RetribTeorica e pertanto va determinato sulla base di regole analoghe a quelle che presiedono la valorizzazione dell’elemento RetribTeorica, fra le quali si ricorda:

– va esclusa la quota di retribuzione ultramensili, quali la 13^ e la 14^ mensilità e altre gratificazioni annuali e periodiche rilevabili sulla base della valorizzazione dell’elemento NumMensilita ;

– vanno esclusi, in quanto comunque non computabili ai fini della base di calcolo della integrazione salariale, i premi di produzione, i compensi dovuti per ferie e festività non godute, i compensi relativi a periodi precedenti, nonché quelli legati all’effettivo svolgimento della prestazione lavorativa (es. lavoro straordinario);

– l’importo va sempre rapportato al mese intero, salvo nei casi di assunzione o cessazione nel corso del mese, in relazione ai quali l’importo va determinato per il periodo che va rispettivamente dalla data di assunzione alla fine del mese ovvero dall’inizio del mese alla data di cessazione.

In tutti i casi in cui ricorrono gli aumenti retributivi previsti dall’art. 21, comma 5, D.Lgs. n. 148/2015, il datore di lavoro è tenuto a valorizzare l’elemento AumRetrCIGS e, ai fini della corretta applicazione degli algoritmi di calcolo della retribuzione persa sopra riportati, a sottrarre il valore ivi indicato dall’importo della RetribTeorica per ogni mese.

A titolo esemplificativo, si riporta nell’all.1 (fig.8) l’algoritmo di calcolo generale della retribuzione persa per i rapporti di lavoro a tempo pieno, nel caso in cui ricorrono aumenti retributivi previsti dall’art. 21, comma 5, D.Lgs. n. 148/2015.

Vedi Figura 8 in Allegato 1

La decorrenza della predetta implementazione del sistema UniEmens è fissata a partire dalle denunce di competenza del quarto mese successivo a quello di emanazione della presente circolare.

6. Trattamento di fine rapporto e CIGS.

6.1. TFR e CIGS per crisi e/o riorganizzazione aziendale.

Nella circolare del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali n. 24/2015 sono state illustrate le novità apportate dal decreto di riforma alla disciplina del trattamento di fine rapporto dei lavoratori che fruiscono delle integrazioni salariali straordinarie. In particolare, l’art. 46, comma 1, lett. c) del D.Lgs. n. 148/2015 ha abrogato la legge n. 464/1972 che, all’art. 2, secondo comma, prevedeva che, per i lavoratori licenziati al termine del periodo di integrazione salariale, le aziende potessero richiedere alla Cassa Integrazione Guadagni il rimborso delle quote di trattamento di fine rapporto riferite agli interessati, limitatamente a quanto maturato durante il predetto periodo.

Consegue all’abrogazione della richiamata disposizione che le quote di trattamento di fine rapporto restano a carico del datore di lavoro. Pertanto, i datori di lavoro interessati – che abbiano richiesto trattamenti di integrazione salariale straordinari, per le causali d’intervento di cui all’art. 21, comma 1, lett. a) e b), D.Lgs. n. 148/2015 – non hanno più diritto alla restituzione delle suddette quote di TFR.

Con la successiva circolare n.30 del 9 novembre 2015 integrata dalla nota del 21 dicembre 2015 (vedi punto5.2) il Ministero del Lavoro ha chiarito i casi in cui continua ad applicarsi la previgente disciplina, compreso l’art.2, comma 2 L.464/72, che di seguito si riassumono:

1. domande presentate entro il 23 settembre 2015;

2. domande presentate dopo il 23 settembre 2015, relative alla richiesta di proroga del trattamento concesso per il completamento di programmi di riorganizzazione e ristrutturazione per i quali la domanda di concessione per primo anno sia stata presentata entro il 23 settembre 2015;

3. domande di autorizzazione presentate dopo il 23 settembre 2015, relative al secondo anno dei programmi biennali di cessazione.

Sul piano applicativo, con riferimento agli eventi di Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria, di cui alle richiamate causali, ricadenti nella disciplina del decreto di riforma, le aziende non potranno più conguagliare alcun importo. Conseguentemente, per le CIGS post D.Lgs. 148/2015, non dovrà più essere utilizzato il codice “L043” avente il significato di “Quote ind. Anzianità L.464/72”.

6.2. TFR e CIGS per contratti di solidarietà.

Le quote di TFR maturate in relazione a contratti di solidarietà soggetti alla previgente disciplina ex art. 1 della legge n. 863/84, continueranno ad essere gestite secondo le istruzioni fornite con il messaggio n. 18092/2013; di conseguenza le predette quote dovranno essere recuperate entro 12 mesi dalla conclusione del periodo di vigenza del contratto, utilizzando il codice “L042” avente il significato di “Quote indennità anzianità L.160/88 art.8.2 bis contratti di solidarietà”.

L’art. 21 del decreto di riforma, oltre ad operare l’inclusione del contratto di solidarietà nella disciplina delle integrazioni salariali straordinarie, ha dettato specifiche disposizioni in materia di quote di TFR maturate dai lavoratori in relazione alla retribuzione persa a seguito della riduzione dell’orario di lavoro stabilita dall’accordo di solidarietà.

In particolare, il comma 5 della norma in commento stabilisce che “Le quote di accantonamento del trattamento di fine rapporto relative alla retribuzione persa a seguito della riduzione dell’orario di lavoro sono a carico della gestione di afferenza, ad eccezione di quelle relative a lavoratori licenziati per motivo oggettivo o nell’ambito di una procedura di licenziamento collettivo, entro 90 giorni dal termine del periodo di fruizione del trattamento di integrazione salariale, ovvero entro 90 giorni dal termine del periodo di fruizione di un ulteriore trattamento straordinario di integrazione salariale concesso entro 120 giorni dal termine del trattamento precedente.”

Quindi, con riferimento a tali quote di TFR maturate dai lavoratori come sopra individuati, le aziende interessate potranno procedere al recupero delle predette quote, operando il conguaglio sulla denuncia UniEmens.

A tal fine esporranno, a partire dalle denunce di competenza del secondo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare, nell’elemento CausaleACredito di DatiRetributivi/AltreACredito, il nuovo codice “L045”, avente il significato di “Quote TFR ex art. 21, co. 5, D.Lgs. n. 148/2015”.

6.3. TFR e CIG in deroga.

Per quanto riguarda il trattamento di integrazione salariale in deroga, e il rimborso delle quote di TFR maturate durante il periodo “ininterrotto” di sospensione dal lavoro seguito dalla risoluzione del rapporto di lavoro stesso, la circolare n. 4, del 2 febbraio 2016, del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, ha precisato che non può essere rimborsato dall’INPS. Infatti, la condizione di sospensione dal lavoro per intervento della Cassa Integrazione Guadagni in deroga non rientra in alcuna fattispecie normativa che ne preveda l’indennizzo, essendo la relativa prestazione finanziata da risorse di natura non contributiva.

Pertanto, anche nell’ipotesi in cui sopravvenga la risoluzione del rapporto di lavoro, dopo un periodo di CIG in deroga fruito dal lavoratore senza soluzione di continuità rispetto alla fine del periodo d’intervento di cassa integrazione salariale straordinaria, sono erogabili a carico della Cassa Integrazione Guadagni solo le quote di TFR maturate durante il periodo di intervento di integrazione salariale straordinaria.

Conseguentemente, la corresponsione delle quote di TFR maturate durante il periodo di intervento di integrazione salariale in deroga resta a carico del datore di lavoro.

Parte II

7. CIGO/CIGS con Ticket. Modalità di esposizione del conguaglio e del contributo addizionale.

7.1. CIGO con Ticket ante D.Lgs. 148/2015.

Con la circolare n. 13/2011 e messaggi Hermes n. 14568/2011 e 7216/2012 sono state fornite indicazioni relative al sistema di gestione della cassa integrazione con ticket, per eventi relativi alla Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria Industria verificatisi a partire da giugno 2012.

Attualmente, tale sistema si basa sulla raccolta mensile, tramite il flusso UniEmens, di tutte le informazioni utili alla gestione dell’evento di Cassa Integrazione e alla modalità di pagamento (diretta dell’Istituto, a conguaglio dall’azienda). Il sistema prevede l’esposizione delle informazioni relative alla sospensione del lavoratore con le tempistiche normalmente utilizzate per i lavoratori ed i periodi non oggetto di CIG.

Le informazioni relative all’effettivo ammontare della prestazione, nonché l’attribuzione individuale del periodo e degli importi posti a conguaglio dall’azienda, vengono determinati al momento della sospensione in base ai dati trasmessi a corredo della CIG richiesta. All’atto del conguaglio, sarà quindi sufficiente abbinare il conguaglio stesso alla domanda di CIG tramite il numero di autorizzazione o di ticket e verificare che l’importo del conguaglio esposto dall’azienda, non ecceda le prestazioni autorizzate.

Nei termini consueti l’azienda invia il flusso UniEmens che contiene le informazioni utili al calcolo della prestazione, all’accredito figurativo ed all’eventuale pagamento diretto, se richiesto nella domanda di CIG. La sequenza temporale dei due adempimenti (domanda CIG e flusso UniEmens) è ininfluente. Per garantire la corretta associazione tra la domanda di CIG e le denunce UniEmens individuali, l’azienda riporta in entrambe le comunicazioni uno specifico codice (ticket) rilasciato dall’apposita procedura che identificherà il singolo evento di CIG nella sua interezza. Il sistema, tramite il ticket, abbina i dati individuali alla domanda e, quando viene accolta, provvede in automatico alla trasformazione da CIG Richiesta a CIG Autorizzata.

Il sistema provvede inoltre al calcolo della prestazione individuale, determinando le quote che saranno poste in pagamento ovvero che costituiscono il “credito azienda” conguagliabile, dopo che è intervenuta l’autorizzazione.

Con riferimento alle operazioni di conguaglio e di versamento del contributo addizionale, riferite ad autorizzazioni rientranti sotto la previgente disciplina, le aziende continueranno ad utilizzare le modalità di compilazione delle denunce UniEmens già in uso.

7.2. CIGO con Ticket post D.Lgs. 148/2015.

Tenuto conto delle modifiche legislative introdotte dal decreto di riforma e illustrate nei paragrafi precedenti, di seguito si indicano le modifiche necessarie per l’esposizione sul flusso UniEmens dei conguagli e del contributo addizionale.

I datori di lavoro, utilizzeranno all’interno dell’elemento: DenunciaAziendale /ConguagliCIG /CIGAutorizzata / CIGOrd / CongCIGOACredito / CongCIGOCredAltre / CongCIGOAltCaus il codice di nuova istituzione “L038” avente il significato di”conguaglio CIGO D.Lgs. n. 148/2015″e nell’ elemento ImportoCongCIGO l’indicazione dell’indennità ordinaria posta a conguaglio relativa ad autorizzazione soggetta o meno al contributo addizionale.

Per effetto del nuovo quadro normativo, con particolare riguardo all’assetto del calcolo della contribuzione addizionale, a partire dalle denunce di competenza del secondo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare, vengono eliminati i sottoelencati codici:

– “G941”, avente il significato di “Integr. Salar. Ord. non soggetta a contrib. Addizionale” presente nell’elemento CongCIGOAltCaus ;

– “V980”, avente il significato di “Recupero CIG ordinaria arretrata per rinnovo CCNL”, presente nell’elemento CongCIGOAltCaus. Al riguardo, anche a seguito dell’introduzione dei termini di decadenza per il conguaglio o il rimborso delle integrazioni salariali corrisposte ai lavoratori di cui ai sensi dell’art. 7 comma 3 del D.Lgs. 148/2015, non trova più applicazione l’utilizzo del predetto codice.

Per quanto riguarda l’esposizione degli importi dovuti a titolo di contributo addizionale, i datori di lavoro, utilizzeranno il nuovo codice causale “E501”, avente il significato di “Ctr. Addizionale CIG ordinaria Post D.lgs 148/2015”, presente nell’elemento CongCIGOCausAdd.

Si ribadisce l’obbligo del pagamento del contributo addizionale decorrente a partire dal mese di paga successivo al provvedimento di concessione (vedi punto 5.4).

7.3. CIGS con Ticket post D.Lgs. 148/2015.

Il Sistema di gestione della Cassa Integrazione Guadagni con ticket sarà esteso agli eventi relativi alla Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria a partire dal secondo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare. Pertanto, in relazione agli eventi di CIGS che hanno inizio a partire dal predetto mese, le imprese sono tenute ad utilizzare esclusivamente il sistema di CIGS con Ticket.

In merito alle modalità di esposizione delle prestazioni da porre a conguaglio e del contributo addizionale da versare, si fa presente che gli elementi e codici – già presenti nel documento tecnico – dovranno essere utilizzati dalle denunce di competenza del secondo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare.

Successivamente all’autorizzazione, per il conguaglio delle prestazioni anticipate, i datori di lavoro, all’interno dell’elemento DenunciaAziendale / ConguagliCIG / CIGAutorizzata / CIGStraord / CongCIGSACredito / CongCIGSImporto esporranno l’importo posto a conguaglio relativo ad autorizzazione soggette o meno al contributo addizionale. La procedura automatizzata ricostruirà nel DM2013 virtuale il codice “L040”. Per l’esposizione del contributo addizionale, dovrà essere esposto il codice causale “E600” avente il significato di “Ctr.

addizionale CIG straordinaria” presente nell’elemento CongCIGSCausAdd.

Contestualmente vengono eliminati i seguenti codici:

– “G942”,avente il significato di “Integr. Salar. Straord. Non soggetta ctr. Addizionale” presente nell’elemento CongCIGSAltCaus;

– “E603”, avente il significato di “Ctr addizionale CIG straordinaria in misura doppia” presente nell’elemento CongCIGSCausAdd;

– “V981”, avente il significato di “Recupero CIG straordinaria arretrata per rinnovo CCNL” presente nell’elemento CongCIGSAltCaus. Al riguardo, anche a seguito dell’introduzione dei termini di decadenza per il conguaglio o il rimborso delle integrazioni salariali corrisposte ai lavoratori di cui ai sensi dell’art. 7, comma 3 del D.Lgs. 148/2015, non trova più applicazione l’utilizzo del predetto codice.

Gli importi relativi all’incremento a titolo di sanzione del contributo addizionale di cui al precedente punto 5, dovranno essere esposti nel flusso UniEmens, all’interno dell’elemento AltrePartiteADebito / CausaleADebito, nella sezione aziendale, con il nuovo codice causale “A900”, avente il significato di “Incremento contributo Addizionale a titolo di sanzione art.24 D.Lgs. 148/2015”.

7.4. Uso del CodiceEvento.

Si fa presente che a partire dalle denunce di competenza del secondo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare, per tutti gli eventi di cassa integrazione gestiti con il sistema del Ticket, le aziende dovranno indicare il codice evento CodiceEvento “COR”, avente il significato di “Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria richiesta” e dovrà essere indicato il codice <TipoEventoCIG> “T” dopo l’autorizzazione, ovvero il codice “CSR”, avente il significato di “Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria richiesta”, sia in caso di Cassa Integrazione richiesta (non ancora autorizzata), sia dopo aver ricevuto l’autorizzazione.

Nei casi sopra esposti, la procedura richiederà sempre esclusivamente il numero del Ticket nell’attributo “TipoEventoCIG” di IdentEventoCIG.

Si precisa inoltre che, tenuto conto dell’inclusione del CdS nella disciplina delle integrazioni salariali straordinarie ex art. 21 del Decreto di riforma, i datori di lavoro interessati non dovranno più utilizzare il CodiceEvento “SOL” per le CIGS con ticket post D.Lgs. 148/2015. Si precisa che nell’ambito della CIG Aggregata, i datori di lavoro continueranno a valorizzare l’elemento CodiceEventoCIG presente ai seguenti percorsi:

– CIGPregressa/SettimanaCIG;

– CIGPregressa/DifferenzeAccreditoCIG;

con i codici in uso “CGO” e “CGS”.

8. CIGO/CIGS Aggregata post decreto 148/2015. Modalità di esposizione del conguaglio e del contributo addizionale. Regime transitorio.

8.1. CIGO Aggregata post D.Lgs. 148/2015.

In relazione alle innovazioni recate della riforma degli ammortizzatori sociali, si rendono necessari degli interventi di adeguamento del flusso UniEmens, anche con riferimento agli eventi di Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria e Straordinaria, gestiti con il sistema della “CIG Aggregata”. A tal proposito, si ricorda che con il messaggio INPS n. 1759 del 20/04/2016, si è reso obbligatorio l’utilizzo del nuovo sistema con ticket per tutte le domande di Cassa Integrazione Guadagni ordinaria a partire dal 06/09/2016. Pertanto, si precisa che i datori di lavori continueranno ad utilizzare la modalità di gestione senza ticket (“CIG Aggregata”) esclusivamente per le autorizzazioni CIGO intervenute prima del 06/09/2016, sino alla loro naturale scadenza.

Ai fini dell’esposizione del conguaglio delle prestazioni soggette e non soggette al contributo addizionale di CIG a livello individuale, i datori di lavoro si atterranno, a partire dalle denunce di competenza del secondo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare, alle modalità di seguito indicate.

Per il conguaglio delle prestazioni anticipate, valorizzeranno, nell’elemento CausaleCongCIGO presente in DatiRetributivi / GestioneCIG / CIGOrdACredito / CIGOACredAltre:

– il nuovo codice causale “G401”, avente il significato di “Integr.salar.ord (per autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”.

L’importo del contributo addizionale, verrà esposto all’interno dell’elemento CausaleContrAddCIGO con il nuovo codice causale “E301”, avente il significato di “Ctr. addizionale CIG ordinaria (per autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”.

Non dovranno essere più utilizzati i seguenti codici:

– “E700”, avente il significato di “Ctr. addizionale CIG ordinaria (edilizia e lapidei)” presente nell’elemento CausaleContrAddCIGO ;

– “E200”, avente il significato di “Ratei CIG ordinaria non soggetti a ctr. addizionale”;

– “E800”, avente il significato di “Ratei CIG ordinaria soggetti a ctr. addizionale”;

– “V880”, avente il significato di “Recupero CIG ordinaria arretrata per rinnovo CCNL” presenti nell’elemento CausaleCongCIGO. Al riguardo, l’utilizzo del predetto codice, anche per effetto dell’introduzione dei termini di decadenza per il conguaglio o il rimborso delle integrazioni salariali corrisposte ai lavoratori (art. 7, comma 3, D.Lgs. 148/2015), non trova più applicazione.

8.2. CIGS Aggregata post D.Lgs. 148/2015.

In riferimento agli eventi di Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria, i datori di lavori sono tenuti ad utilizzare esclusivamente la modalità di gestione con ticket per gli eventi di CIGS che hanno inizio a partire dal secondo mese successivo all’emanazione della presente circolare.

L’utilizzo dell’esposizione della CIGS, sulla base delle metodologia aggregata, resterà in vigore per le CIGS con eventi che hanno inizio prima della data sopra indicata e fino alla loro naturale scadenza.

L’esposizione del conguaglio delle prestazioni soggette e non soggette al contributo addizionale, dovrà essere effettuata a cura dei datori di lavoro attenendosi alle modalità sotto riportate.

Per il conguaglio delle prestazioni anticipate, a partire dalle denunce di competenza del secondo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare, verrà valorizzato all’interno dell’elemento CausaleCongCIGS presente in DatiRetributivi / GestioneCIG / CIGStraordACredito / CIGSACredAltre, il nuovo codice causale “G601”, avente il significato di “Integr. salar. Straord. (per autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”.

Per l’esposizione del contributo addizionale, valorizzeranno all’interno dell’elemento CausaleContrAddCIGS il nuovo codice causale “E399”, avente il significato di “Ctr. Addizionale CIG straordinaria (per autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”.

Non dovranno essere più utilizzati i seguenti codici:

– “F500”, avente il significato di “Ratei CIG straord. Non soggetti a contrib. Addizionale”;

– “F600”, avente il significato di “Ratei CIG straord. Soggetti a contrib. Addizionale”;

– “V890”, avente il significato di “Recupero CIG straordinaria arretrata per rinnovo CCNL”.

Anche in questo caso, l’utilizzo del predetto codice, anche per effetto dell’introduzione dei termini di decadenza per il conguaglio o il rimborso delle integrazioni salariali corrisposte ai lavoratori (art. 7, comma 3, D.Lgs. 148/2015), non trova più applicazione.

Gli importi relativi all’incremento a titolo di sanzione del contributo addizionale di cui al precedente punto 5, dovranno essere esposti all’interno della sezione aziendale del flusso UniEmens, nell’elemento AltrePartiteADebito / CausaleADebito, con il nuovo codice causale “A900”, avente il significato di “Incremento contributo addizionale a titolo di sanzione ex art. 24 D.Lgs. 148/2015”.

9. CIGD post D.Lgs. 148/2015.

In relazione alle modifiche legislative introdotte dal decreto in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, si rendono necessari degli adeguamenti del flusso UniEmens anche per gli eventi di Cassa Integrazione Guadagni in Deroga che continueranno ad essere gestiti con il sistema “CIG Aggregata”.

Ai fini dell’esposizione del conguaglio delle prestazioni e del contributo addizionale, i datori di lavoro si atterranno, a partire dalle denunce di competenza del secondo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare, alle modalità di seguito indicate.

Per il conguaglio delle prestazioni anticipate, valorizzeranno, all’interno dell’elemento CausaleCongCIGS presente in DatiRetributivi / GestioneCIG / CIGStraordACredito / CIGSACredAltre i nuovi codici causale:

– “G806”, avente il significato di “Conguaglio CIG in deroga art. 3 c. 137 Legge 350/2004 (per autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”;

– “G810”, avente il significato di “CIG in deroga prorogata ridotta del 10% L. 266/2005 (per autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”;

– “G830”, avente il significato di “CIG in deroga prorogata ridotta del 30% L. 266/2005 (per autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”;

– “G840”, avente il significato di “CIG in deroga prorogata ridotta del 40% L. 266/2005 (per autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”.

All’interno dell’elemento CausaleStatCIGS presente in DatiRetributivi / GestioneCIG / CIGSDatiStat, i nuovi codice causale:

– “GF06”, avente il significato di “Lavoratore in CIGS in deroga — prima concessione (autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”;

– “GF10”, avente il significato di “Lavoratore in CIGS in deroga —10% (autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”;

– “GF30”, avente il significato di “Lavoratore in CIGS in deroga — 30% (autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”;

– “GF40”, avente il significato di “Lavoratore in CIGS in deroga — 40% (autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”.

Per quanto riguarda l’esposizione degli importi dovuti a titolo di contributo addizionale, i datori di lavori, valorizzeranno all’interno dell’elemento CausaleContrAddCIGS il nuovo codice causale “E404” avente il significato “Versamento contrib. Addiz. Su CIGS L. 350/2004 (per autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”.

10. Regolarizzazioni del versamento contributo addizionale e adeguamento delle dichiarazioni contributive trasmesse con codici CIG impropri.

10.1. Regolarizzazioni del versamento contributo addizionale.

Le aziende tenute al versamento del contributo addizionale ex art.5 del D.lgs. 148/2015 provvederanno ad effettuare gli adempimenti informativi afferenti ai periodi pregressi nell’ambito del flusso UniEmens relativo al secondo mese successivo all’emanazione della presente circolare, attraverso gli stessi codici utilizzati per l’esposizione del contributo addizionale per le autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015:

“E501”, presente nell’elemento CongCIGOCausAdd per il sistema CIGO con Ticket;

“E600”, presente nell’elemento CongCIGSCausAdd per il sistema CIGS con Ticket.

Ai predetti fini, per il sistema di CIG Aggregata, le aziende utilizzeranno, nei medesimi termini sopra indicati, gli stessi codici utilizzati per l’esposizione del contributo addizionale per le autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015:

– “E301”, presente nell’elemento CausaleContrAddCIGO ;

– “E399”, presente nell’elemento CausaleContrAddCIGS.

Il pagamento del contributo addizionale dei periodi pregressi esposto nel flusso UniEmens va effettuato, senza aggravio di oneri accessori, entro il giorno 16 del terzo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare (Cfr. Deliberazione del Consiglio di Amministrazione dell’Istituto n. 5 del 26/3/1993, approvata con D.M. 7/10/1993 e attualizzata alla luce dell’art. 116, co.13, legge n. 388/2000).

10.2. Adeguamento delle dichiarazioni contributive trasmesse con codici CIG impropri.

Malgrado l’Istituto avesse dato indicazione di effettuare, con riguardo alle CIGO/CIGS ricadenti nella disciplina del D.Lgs. n. 148/2015, le operazioni di conguaglio e di pagamento del contributo addizionale solo a seguito dell’emanazione delle apposite istruzioni tecniche, risulta che molte imprese hanno comunque effettuato le predette operazioni utilizzando impropriamente i codici riferiti alle CIGO/CIGS soggette alla disciplina previgente il decreto sopra citato.

Al riguardo, allo scopo di agevolare le attività a carico delle predette imprese, l’Istituto ha avviato un’operazione di due diligence, dei flussi UniEmens riconducibili alla disciplina del D.Lgs. n. 148/2015, preordinata ad effettuare con modalità automatizzate gli interventi di adeguamento dei citati flussi. Va da sé che detta operazione sarà realizzata esclusivamente nei casi in cui sussistano le condizioni per determinare univocamente la natura del nuovo codice, per cui nella altre situazioni l’azienda sarà tenuta ad operare la variazione della denuncia già presentata (v., ad esempio, il caso di più trattamenti CIG relativi allo stesso mese).

Con apposito messaggio saranno date indicazioni in ordine alle citate operazioni.SOMMARIO: Con la presente circolare, a completamento del processo di attuazione del D.Lgs. n. 148/2015, vengono fornite le istruzioni per favorire l’adeguamento dei sistemi gestionali aziendali finalizzate a supportare il nuovo assetto informativo che deriva dalle innovazioni introdotte con la riforma dei trattamenti di integrazione salariale. In particolare vengono analizzati gli adempimenti connessi all’associazione di ogni lavoratore con l’unità produttiva di riferimento, i criteri per individuare i trattamenti soggetti alla nuova disciplina, la metodologia di calcolo della contribuzione addizionale nonché le modalità di gestione del trattamento di fine rapporto in relazione alle diverse tipologie di cassa integrazione. In questo quadro vengono fornite le indicazioni tecniche necessarie per operare l’adeguamento dei sistemi informativi che supportano la formazione della dichiarazione contributiva UniEmens.
Da ultimo, allo scopo di attenuare l’impatto dei cambiamenti introdotti sull’operatività del ciclo produttivo aziendale, vengono adottate disposizioni volte a consentire, attraverso opportune metodologie basate sulla semplificazione degli adempimenti informativi, la regolarizzazione del versamento della contribuzione addizionale relativa ai trattamenti CIG, soggetti alla nuova disciplina, autorizzati a partire dalla riforma dell’istituto.
INDICE
Premessa.
Parte I
1. Lavoratori beneficiari. Anzianità di effettivo lavoro.
2. Unità produttiva.
2.1. Unità produttiva. Precisazioni.
2.2. Apertura e gestione delle Unità Produttive. Istruzioni operative.
2.3. Lavoratori che nel corso dello stesso mese prestano attività presso più unità produttive.
2.4. Termine di presentazione della comunicazione di apertura di nuova unità produttiva.
3. Conguaglio nella denuncia UniEmens. Termine di decadenza.
4. Integrazioni salariali straordinarie.
4.1. Integrazioni salariali straordinarie. Destinatari.
4.2. Integrazioni salariali straordinarie. Determinazione del limite dimensionale.
4.3. Integrazioni salariali straordinarie. Contributo ordinario CIGS.
5. Contribuzione addizionale.
5.1. Nuovo assetto del contributo addizionale.
5.2. Decorrenza delle nuove aliquote.
5.3. Variazione della misura dell’aliquota.
5.4. Casi di esclusione dall’obbligo di versamento del contributo addizionale.
5.5. Momento impositivo del contributo addizionale.
5.6. Calcolo del contributo addizionale.
5.6.1. Rapporti di lavoro a tempo pieno.
5.6.2. Rapporti di lavoro a tempo parziale.
5.7. Aumenti retributivi non utili ai fini del trattamento di integrazione salariale e della retribuzione persa.
6. Trattamento di fine rapporto e CIGS.
6.1. TFR e CIGS per crisi e/o riorganizzazione aziendale.
6.2. TFR e CIGS per contratti di solidarietà.
6.3. TFR e CIG in deroga.
Parte II
7. CIGO/CIGS con Ticket. Modalità di esposizione del conguaglio e del contributo addizionale.
7.1. CIGO con Ticket ante D.Lgs. 148/2015.
7.2. CIGO con Ticket post D.Lgs. 148/2015.
7.3. CIGS con Ticket post D.Lgs. 148/2015.
7.4. Uso del CodiceEvento.
8. CIGO/CIGS Aggregata post decreto 148/2015. Modalità di esposizione del conguaglio e del contributo addizionale. Regime transitorio.
8.1. CIGO Aggregata post D.Lgs. 148/2015.
8.2. CIGS Aggregata post D.Lgs. 148/2015.
9. CIGD post D.Lgs. 148/2015.
10. Regolarizzazioni del versamento contributo addizionale e adeguamento delle dichiarazioni contributive trasmesse con codici CIG impropri.
10.1. Regolarizzazioni del versamento contributo addizionale.
10.2. Adeguamento delle dichiarazioni contributive trasmesse con codici CIG impropri.
11. Istruzioni Contabili.
Premessa.
Come noto, il D.Lgs. 148/2015, ha operato il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporti di lavoro.
In particolare, le principali novità introdotte dal titolo I del predetto decreto – che abroga integralmente o parzialmente le disposizioni previgenti in materia (leggi n. 164/1975, n. 427/1975, n. 223/1991, n. 92/2012, ecc.) – riguardano:
– l’estensione della tutela ai lavoratori assunti con contratto di apprendistato professionalizzante;
– la ridefinizione dei requisiti soggettivi per l’accesso alle prestazioni;
– la revisione dei limiti massimi di durata dei trattamenti;
– la rimodulazione della misura della contribuzione ordinaria;
– la revisione dell’assetto e della misura della contribuzione addizionale;
– l’introduzione del termine di decadenza di 6 mesi entro il quale è ammesso il conguaglio delle prestazioni CIG anticipate dal datore di lavoro.
Con circolare INPS n. 197 del 2/12/2015 sono stati illustrati i profili normativi ed operativi della riforma. Più in particolare, la circolare si è poi soffermata sulla disciplina dei trattamenti di integrazione salariale ordinaria.
Con i messaggi n. 24 del 5 gennaio 2016, e n. 3028 del 12 luglio 2016 sono state, in particolare, fornite istruzioni per la corretta applicazione della contribuzione ordinaria CIGO/CIGS, ex art. 2 D.Lgs. 148/2015, dovuta per i lavoratori assunti con contratto di apprendistato professionalizzante. Con la circolare n. 199 del 15 novembre 2016 l’Istituto ha dato indicazioni e chiarimenti in ordine a taluni profili applicativi della riforma degli ammortizzatori sociali introdotta dal D.Lgs. n. 148/2015, con particolare riguardo all’applicazione dei termini di decadenza del diritto al conguaglio delle integrazioni salariali corrisposte dai datori di lavoro prima dell’introduzione dei nuovi sistemi di trasmissione delle denunce contributive, dei termini di decorrenza delle nuove aliquote contributive, nonché della variazione della misura della contribuzione addizionale nel corso del periodo di paga mensile.
Con la presente circolare, a completamento del processo di attuazione della riforma introdotta dal D.Lgs. n. 148/2015, vengono fornite le istruzioni tecniche per operare la compilazione della dichiarazione contributiva UniEmens, nonché il calcolo e il versamento della contribuzione addizionale CIGO/CIGS, anche riferita alle integrazioni salariali in deroga.
In ordine ai termini di svolgimento degli adempimenti introdotti per dare completa attuazione alla riforma della CIG, allo scopo di assicurare alle aziende i tempi necessari per consentire l’adeguamento dei sistemi informativi aziendali, la decorrenza dei predetti adempimenti è fissata, salvo diversa previsione, a partire dal secondo mese di paga successivo alla pubblicazione della presente circolare.
Parte I
1. Lavoratori beneficiari. Anzianità di effettivo lavoro.
Come è noto, l’art. 1 del D.Lgs. 148/2015, nel definire il campo di applicazione soggettivo delle disposizioni in materia di Cassa Integrazione Guadagni, individua i destinatari del trattamento di integrazione salariale ordinario e straordinario, i lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato, ivi compresi gli apprendisti con contratto di apprendistato professionalizzante.
Restano pertanto esclusi dai predetti trattamenti i dirigenti, i lavoratori a domicilio e i lavoratori assunti con contratto di apprendistato non professionalizzante.
Per quanto concerne, in particolare, l’estensione di trattamenti di integrazione salariale ai lavoratori assunti con contratto di apprendistato professionalizzante, si rinvia alle disposizioni contenute nei messaggi n. 24/2016 e n. 3028 del 12 luglio 2016.
Accedono ai trattamenti in argomento i lavoratori sopra indicati a condizione che abbiano conseguito un’anzianità di effettivo lavoro, presso l’unità produttiva per la quale è richiesto il trattamento, di almeno 90 giorni dalla data di presentazione della relativa domanda di concessione al Ministero (trattamento straordinario) o all’Istituto (trattamento ordinario).
Come già chiarito al punto 1.1 della circolare 197/2015, ai fini della maturazione del predetto requisito soggettivo di anzianità di effettivo lavoro, si computano le giornate di effettiva presenza al lavoro, indipendentemente dalla durata oraria, nonché i periodi di sospensione dal lavoro derivanti da:
a) ferie;
b) festività;
c) maternità obbligatoria;
d) infortunio.
Inoltre, sulla base delle indicazioni fornite dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (nota del 19 luglio 2016), ai fini del raggiungimento del requisito dell’anzianità di effettivo lavoro, si precisa che vanno computati come giorni di effettivo lavoro sia il sabato, in caso di articolazione dell’orario di lavoro su 5 giorni a settimana, sia il riposo settimanale (domenica o altro giorno infrasettimanale), in quanto tali giornate sono comprese nel normale corso del rapporto di lavoro che prosegue senza soluzione di continuità. Infine, in caso di cambio di qualifica del lavoratore, l’anzianità di effettivo lavoro presso l’unità produttiva è considerata in modo unitario e pertanto si considera anche il periodo anteriore la variazione, indipendentemente dalla qualifica precedentemente posseduta dal lavoratore, in quanto l’art. 1, comma 2, del decreto legislativo n. 148/15 fa riferimento all’anzianità lavorativa maturata dal lavoratore presso l’unità produttiva per la quale viene richiesto il trattamento di integrazione salariale.
In attesa del riassetto complessivo dell’esposizione del calendario giornaliero finalizzato ad identificare i predetti periodi di sospensione, nonché tutti gli eventi figurativi, ai fini del computo dell’anzianità utile per l’accesso alle integrazioni salariali, i datori di lavoro continuano ad adottare in UniEmens la compilazione del calendario giornaliero sulla base degli standard tecnici in uso secondo le vigenti disposizioni.
2. Unità produttiva.
2.1. Unità produttiva. Precisazioni.
L’unità produttiva si identifica con la sede legale, gli stabilimenti, le filiali e i laboratori distaccati dalla sede, che abbiano una organizzazione autonoma. Costituiscono indice dell’organizzazione autonoma lo svolgimento nelle sedi, stabilimenti, filiali e laboratori distaccati, di un’attività idonea a realizzare l’intero ciclo produttivo o una sua fase completa, unitamente alla presenza di lavoratori in forza in via continuativa.
Si sottolinea l’importanza della corretta identificazione dell’Unità produttiva ai fini dell’istruttoria della domanda di CIGO, in quanto fondamentale parametro di riferimento per la valutazione sia di requisiti che di limiti. Si riportano di seguito gli indicatori delle caratteristiche che l’unità produttiva deve possedere e che devono essere oggetto di autocertificazione da parte delle aziende, in sede di iscrizione in anagrafica aziende.
A parziale modifica di quanto disciplinato in materia dalla circolare n. 139 del 2016, si precisa quanto segue.
Con l’autocertificazione dell’autonomia organizzativa l’azienda dichiara, sotto la propria responsabilità, che l’unità produttiva è lo stabilimento o la struttura finalizzata alla produzione di beni o all’erogazione di servizi, dotati di autonomia finanziaria o tecnico funzionale, intendendosi con tali accezioni il plesso organizzativo che presenta una fisionomia distinta ed abbia, in condizioni di indipendenza, un proprio riparto di risorse disponibili così da permettere in piena autonomia le scelte organizzative più confacenti alle caratteristiche funzionali e produttive dell’unità.
Con l’autocertificazione dell’idoneità a realizzare l’intero ciclo produttivo, o una fase completa di esso, l’azienda dichiara sotto la propria responsabilità che il plesso organizzativo esplica, in tutto o in parte, l’attività di produzione di beni o servizi dell’impresa medesima, della quale costituisce elemento organizzativo, non limitandosi alla realizzazione di meri scopi strumentali sia rispetto ai generali fini dell’impresa sia rispetto ad una fase completa dell’attività produttiva della stessa.
Infine, l’unità produttiva deve avere maestranze adibite in via continuativa.
In caso di cantieri edilizi e affini (compresa l’impiantistica industriale), in sede di iscrizione dell’unità produttiva cantiere, l’azienda stessa dovrà autocertificare che per il plesso organizzativo, cui si riferisce la domanda di integrazione salariale, è stato stipulato un contratto di appalto di almeno un mese, senza onere di allegazione del contratto medesimo.
Si precisa altresì che, in merito alle aziende di impiantistica industriale, per l’individuazione delle unità produttive, si applicano le medesime disposizioni previste per le aziende del settore edilizia ed affini già disciplinate.
Con riferimento ad una durata presuntiva relativa all’individuazione per i cantieri edilizi e affini, compresi quelli relativi all’impiantistica industriale, riformando l’indirizzo interpretativo, già fornito con Messaggio 7336 del 2015, su indicazione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, viene fissato ad un mese, anziché sei, il limite minimo di durata dell’appalto ai fini della qualificazione in unità produttiva dei predetti cantieri. Detto nuovo indirizzo trova applicazione relativamente alle domande presentate a decorrere dal primo agosto, data di pubblicazione della circolare 139/2016 recante l’indirizzo medesimo.
Per dar seguito a quanto dianzi illustrato, oltre ai controlli automatizzati già svolti dalle procedure informatiche, saranno previste ulteriori verifiche su base campionaria di natura amministrativa e/o ispettiva in ordine alla effettività dei requisiti caratterizzanti l’unità produttiva.
L’attività di controllo prevede due diverse tipologie di attività da porre in essere:
– controlli on desk: consistenti in verifiche automatizzate e di natura amministrativa;
– controlli tramite vigilanza documentale e/o ispettiva: in ordine alla effettività dei requisiti caratterizzanti l’unità produttiva secondo le specifiche illustrate nel presente paragrafo.
Si richiama altresì, ai fini della prevista autocertificazione di tali requisiti e dell’individuazione della durata presuntiva per la qualificazione in unità produttiva dei cantieri edilizi e affini, quanto previsto nella circ. INPS n. 139 del 01/08/2016 – Parte seconda – paragrafo 5.
Sul piano applicativo, anche allo scopo di semplificare la gestione delle unità produttive, da parte delle aziende e degli intermediari previdenziali, ferma la nozione di unità produttiva come riportata nell’ambito della presente circolare, vengono integrate e parzialmente modificate le istruzioni operative fornite con la circolare n. 197/2015, al par. 1.4 (nozione di unità produttiva).
In particolare, nel sistema di anagrafica aziendale e nel flusso UniEmens, sezione PosContributiva, nell’ambito dell’elemento DenunciaIndividuale, viene introdotto il nuovo elemento denominato UnitaProduttiva, la cui nozione è quella diffusamente illustrata nel presente paragrafo. La valorizzazione del predetto elemento è obbligatoria per le aziende che possono accedere alle integrazioni salariali ordinarie e straordinarie e alle prestazioni integrative del reddito garantite dai Fondi di solidarietà (assegno ordinario e assegno di solidarietà) a partire dal flusso UniEmens di competenza del secondo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare.
Detto elemento, per le aziende che possono accedere alle integrazioni salariali ordinarie e straordinarie e alle prestazioni integrative del reddito garantite dai Fondi di solidarietà (assegno ordinario e assegno di solidarietà), va valorizzato anche laddove, non sussistendo unità produttiva diversa da quella in cui l’azienda ha la propria sede legale, la prestazione lavorativa dei dipendenti si svolga integralmente presso la sede legale del datore di lavoro.
Inoltre, a partire dal periodo di paga sopra indicato, la mancata valorizzazione del predetto elemento, per le aziende che possono accedere alle integrazioni salariali ordinarie e straordinarie e alle prestazioni integrative del reddito garantite dai Fondi di solidarietà (assegno ordinario e assegno di solidarietà), costituirà errore bloccante ai fini della trasmissione del flusso UniEmens.
Si ricorda, infine, che è cura dei i datori di lavoro verificare, ed eventualmente aggiornare, il censimento delle unità produttive e dei lavoratori distribuiti presso le unità produttive, ai fini della nuova valorizzazione dell’elemento UnitaProduttiva. Il censimento delle unità produttive, da parte dei datori di lavoro, sarà oggetto di controllo da parte degli operatori delle strutture territoriali dell’Istituto.
Pertanto, a modifica di quanto indicato nell’ambito della circolare n. 197/2015 (par. 1.4) e 176/2016 (par. 4), viene preservato l’attuale assetto dell’anagrafica aziendale relativo all’elemento UnitaOperativa. Nello specifico l’elemento UnitaOperativa continua ad essere inteso quale luogo ove viene svolta in maniera stabile l’attività lavorativa di uno o più dipendenti (Circ.n. 172/2010), ovvero sezione produttiva avente caratteristiche di omogeneità.
2.2. Apertura e gestione delle Unità Produttive. Istruzioni operative.
Di seguito si riportano le istruzioni operative per definire/gestire un’unità produttiva:
– accedere al menu dei servizi per le aziende e i consulenti, del sito istituzionale dell’INPS;
– nella sezione “Iscrizione e Variazione Aziende” attivare la voce “Comunicazione unità operativa/Accentramento contr.”;
– digitare la matricola per la quale aprire/gestire l’unità produttiva e confermare;
– le successive tre pagine sono di sola visualizzazione dei dati preesistenti, per cui cliccare sul pulsante “Pagina successiva”, fino a quando non compare l’elenco delle unità produttive già aperte (U. Prod=’S’), cliccare ancora su “Pagina Successiva”;
– selezionare “Comunicazione unità operativa-produttiva”, sarà visualizzato l’elenco delle unità produttive da gestire, oppure cliccare su “Inserisci” per aprire una nuova unità produttiva;
– immettere i dati richiesti e specificare l’opzione “Unità produttiva” e salvare, dopo aver preso visione della dichiarazione sulla apertura dell’unità produttiva;
– infine registrare la richiesta di creazione dell’unità produttiva appena definita, cliccando su “Registra Richiesta”.
2.3. Lavoratori che nel corso dello stesso mese prestano attività presso più unità produttive.
Nel caso di svolgimento dell’attività presso più UP nel corso del mese da parte di un lavoratore, nella compilazione della relativa denuncia mensile, i datori di lavoro si atterranno ai seguenti criteri:
a) valorizzeranno l’UP presso la quale il lavoratore ha prestato attività per un periodo più lungo;
b) in caso di periodi di eguale durata su più UP, sarà valorizzata l’ultima UP presso la quale il lavoratore ha prestato attività lavorativa in ordine temporale.
Detta soluzione convenzionale, ispirata ad un criterio di prevalenza temporale, consente di evitare la duplicazione delle informazioni UniEmens su più UP, anche al fine di non generare complessità gestionali a carico delle imprese.
2.4. Termine di presentazione della comunicazione di apertura di nuova unità produttiva.
La comunicazione di una nuova unità produttiva deve avvenire entro l’ultimo giorno del mese successivo all’apertura della stessa avvalendosi dell’apposita procedura telematica, disponibile sul sito internet dell’Istituto, accedendo alla sezione “Iscrizione e Variazione Aziende” e attivando “Comunicazione unità operativa/Accentramento contr.”; dei “Servizi per aziende e consulenti” (Sezione “Aziende, consulenti, professionisti”) (cfr. par. 2.2). Resta fermo che non è possibile presentare domande di CIG per unità produttive non ancora registrate in anagrafica aziende.
Ogni operazione con retroattività anteriore a quella sopra riportata è autorizzata, su istanza dell’azienda, ad essere trasmessa attraverso il cassetto bidirezionale con acclusa ogni documentazione utile a motivare i presupposti giuridico-operativi sui quali si fonda la registrazione con retrodatazione, da parte degli operatori delle sedi territoriali dell’Istituto (UO anagrafica e flussi). In tali casi le sedi dell’Istituto procederanno all’accoglimento dell’istanza solo una volta accertata, se del caso anche attraverso gli opportuni interventi ispettivi, la sussistenza dei presupposti per il diritto alla registrazione retrodatata dell’unità produttiva.
3. Conguaglio nella denuncia UniEmens. Termine di decadenza.
Come è noto, sulla base delle previsioni di legge (art. 7, commi 2 e 3, del D.Lgs. 148/2015), le integrazioni salariali erogate dal datore di lavoro sono rimborsate dall’Istituto ovvero conguagliate dal datore di lavoro medesimo all’atto dell’assolvimento degli obblighi di contribuzione obbligatoria. In particolare, il conguaglio delle integrazioni salariali erogate ai propri dipendenti deve essere effettuato, a pena di decadenza, entro sei mesi dalla fine del periodo di paga in corso alla scadenza del termine di durata dell’autorizzazione o dalla data del provvedimento di concessione, se successivo, assolvendo agli adempimenti informativi sulla base dell’assetto dei flussi UniEmens e ai correlati adempimenti contributivi attraverso l’utilizzo dei sistemi di pagamento di legge. Il predetto termine di decadenza si applica anche laddove la denuncia UniEmens generi un saldo a credito per l’azienda.
Per i trattamenti conclusi prima dell’entrata in vigore del decreto legislativo di riforma, i sei mesi decorrono dall’entrata in vigore del decreto stesso (24.09.2015).
Come già precisato al punto 1.7 della circolare 197/2015 e al par. 13 della circolare 201/2015, una volta maturato il termine di decadenza, l’azienda non potrà più conguagliare le integrazioni salariali anticipate ai propri dipendenti con gli ordinari flussi UniEmens che abbiano competenza successiva al mese di scadenza, né attraverso flussi regolarizzativi.
In ordine ai profili applicativi dell’istituto della decadenza, si rinvia alle istruzioni già fornite con la circolare n. 197/2015 (par. 1.7).
Nel caso di provvedimenti di differimento o sospensione degli adempimenti contributivi – si pensi ad esempio alla sospensione a seguito di calamità naturali (cfr. art. 5, co. 5-ter, L. 225/1992) – i cui effetti si estendono anche all’istituto della decadenza introdotto dall’art. 7, comma 3 del D.Lgs. n. 148/2015, i termini di decadenza per il conguaglio, ovvero la richiesta di rimborso delle integrazioni salariali corrisposte ai lavoratori, sono posticipati per il periodo stabilito dal provvedimento di legge. Sul piano applicativo, tutti i termini di decadenza che intervengono nel corso del periodo soggetto a sospensione sono posticipati al termine del periodo di sospensione fissato dalla legge.
Si richiama l’attenzione sulla circostanza che, per quanto riguarda le integrazioni salariali, il montante disponibile, in favore dell’azienda, è quello calcolato dall’Istituto sulla base dell’algoritmo di calcolo della CIG pubblicato anche come allegato 1 della circolare n. 197/2015.
La nuova disciplina di carattere generale trova applicazione in tutte le tipologie di cassa integrazione, ivi compresa la cassa integrazione in deroga e per le prestazioni integrative del reddito garantite dai Fondi di solidarietà (assegno ordinario e assegno di solidarietà). Nello specifico, stante la peculiarità del flusso di gestione della Cassa Integrazione in deroga e delle prestazioni integrative del reddito garantite dai Fondi di solidarietà, come precisato, rispettivamente, nelle circolari INPS n. 56 del 2016 e n. 201/2015, per stabilire i termini per poter procedere al conguaglio o al rimborso delle somme anticipate ai lavoratori beneficiari, bisogna verificare anche la data in cui viene emesso il provvedimento di autorizzazione del trattamento da parte dell’Istituto.
Di conseguenza, per i trattamenti di cassa integrazione in deroga e per i trattamenti integrativi del reddito garantiti dai Fondi di solidarietà, concessi successivamente all’entrata in vigore del D.Lgs. n.148 del 23 settembre 2015 (ndr D.Lgs. n.148 del 14 settembre 2015), il termine di sei mesi per il rimborso e il conguaglio della prestazione decorre dalla fine del periodo di paga in corso alla scadenza del periodo concesso o dalla data del provvedimento di autorizzazione del trattamento da parte dell’Istituto se successivo.
Resta fermo che per i trattamenti concessi prima dell’entrata in vigore del D.Lgs. n.148 del 23 settembre 2015 (ndr D.Lgs. n.148 del 14 settembre 2015) si potranno verificare i seguenti casi:
1) periodi di intervento conclusi prima del 24 settembre 2015 e delibera dell’INPS o decreto ministeriale emessi in data antecedente al 24 settembre 2015 à i termini di sei mesi decorrono dal 24 settembre 2015;
2) periodi di intervento conclusi prima del 24 settembre 2015 e delibera dell’INPS o decreto ministeriale emessi successivamente al 23 settembre 2015 à i termini di sei mesi decorrono dalla data di emissione dell’autorizzazione INPS;
3) periodo di intervento non ancora scaduto alla data del 24 settembre 2015 à in questo caso, il termine di sei mesi per il rimborso e il conguaglio della prestazione decorre dalla fine del periodo di paga in corso alla scadenza del periodo concesso o dalla data dell’emissione del provvedimento di concessione da parte dell’Istituto o del decreto ministeriale, se successivo.
4. Integrazioni salariali straordinarie.
4.1. Integrazioni salariali straordinarie. Destinatari.
Il Capo III del Titolo I del decreto legislativo riordina la normativa relativa alle integrazioni salariali straordinarie.
L’articolo 19 prevede che i trattamenti straordinari di integrazione salariale afferiscono alla gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali istituite presso l’INPS dall’art.37 della legge n.88/89. Tale gestione, eroga le prestazioni e ad essa affluisce la relativa contribuzione addizionale.
L’articolo 20 definisce il campo di applicazione oggettivo della disciplina delle integrazioni salariali straordinarie, confermativo del preesistente ambito applicativo con il pregio di ricondurre ad unità le disposizioni normative presenti in diversi testi di legge.
Pertanto, la disciplina in materia di integrazioni salariali straordinarie ed i relativi obblighi contributivi si applicano alle imprese sotto elencate, che nel semestre precedente la data di presentazione della domanda abbiano occupato mediamente più di 15 dipendenti inclusi gli apprendisti (riconducibili a tutte le tipologie contrattuali previste dall’art. 41 c.2 del D.Lgs. 81/2015) e i dirigenti:
a) imprese industriali, comprese quelle edili ed affini;
b) imprese artigiane, che procedono alla sospensione dei lavoratori in conseguenza di sospensioni o riduzioni dell’attività dell’impresa che esercita l’influsso gestionale prevalente;
c) imprese appaltatrici di servizi di mensa o ristorazione, che subiscono una riduzione di attività in dipendenza di situazioni di difficoltà dell’azienda appaltante, che abbiano comportato per quest’ultima il ricorso al trattamento ordinario o straordinario di integrazione salariale;
d) imprese appaltatrici di servizi di pulizia, anche se costituite in forma di cooperativa, che subiscano una riduzione di attività in conseguenza della riduzione delle attività dell’azienda appaltante, che abbiano comportato per quest’ultima il ricorso al trattamento straordinario di integrazione salariale;
e) imprese dei settori ausiliari del servizio ferroviario, ovvero del comparto della produzione e manutenzione del materiale rotabile;
f) imprese cooperative di trasformazione di prodotti agricoli e loro consorzi;
g) imprese di vigilanza.
La disciplina in materia di intervento straordinario di integrazione salariale e i relativi obblighi contributivi trovano altresì applicazione in relazione alle imprese seguenti, che nel semestre precedente la data di presentazione della domanda abbiano occupato mediamente più di cinquanta dipendenti, inclusi gli apprendisti e i dirigenti:
a) imprese esercenti attività commerciali, comprese quelle della logistica;
b) agenzie di viaggio e turismo, compresi gli operatori turistici.
La medesima disciplina e i medesimi obblighi contributivi trovano applicazione, a prescindere dal numero dei dipendenti, in relazione alle seguenti categorie:
a) imprese del trasporto aereo e di gestione aeroportuale e società da queste derivate, nonché imprese del sistema aeroportuale;
b) partiti e movimenti politici e loro rispettive articolazioni e sezioni territoriali, nei limiti di spesa di 8,5 milioni di euro per l’anno 2015 e di 11,25 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2016.
4.2. Integrazioni salariali straordinarie. Determinazione del limite dimensionale.
Per l’individuazione della sussistenza del requisito dimensionale previsto dall’art. 20, comma 1, del decreto di riforma, si deve fare riferimento al numero dei lavoratori occupati mediamente nell’azienda nel semestre precedente la data di presentazione della domanda.
Al riguardo, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con la circolare n. 24/2015, ha chiarito che, per il calcolo della forza lavoro, continuano ad applicarsi i criteri già esplicitati in vigenza della pregressa disciplina (ante D.Lgs. n. 148/2015). Inoltre, al punto 2 della predetta circolare, il Dicastero ha precisato ” che la disposizione di cui all’art. 20, comma 1, prevale su quella dell’art. 27 del decreto legislativo n. 81/2015, relativa al computo dei lavoratori a tempo determinato, in quanto norma speciale per la materia della Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria”.
In altri termini, i lavoratori a tempo determinato continuano ad essere computati nella forza ai fini CIGS alla stregua degli altri dipendenti a tempo indeterminato, senza che in tali fattispecie operi il riproporzionamento previsto dall’art. 27 del D.Lgs. n. 81/2015.
Ai fini del calcolo della forza aziendale “FZ”, il prestatore di lavoro intermittente è computato nell’organico dell’impresa, in proporzione all’orario di lavoro effettivamente svolto nell’arco di ciascun semestre precedente alla richiesta di intervento di integrazione salariale, ai sensi dell’art. 18 del D.Lgs. n. 81/2015; non vanno pertanto considerate le ore in cui il lavoratore resta in disponibilità.
Per la determinazione della forza aziendale, si vedano le circolari n. 25/1991, n. 211/1991 e n. 25/2010.
4.3. Integrazioni salariali straordinarie. Contributo ordinario CIGS.
Come disposto dall’art.23 del decreto legislativo 148/2015, il contributo ordinario CIGS è pari allo 0,90% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali dei lavoratori per i quali trova applicazione la disciplina delle integrazioni salariali straordinarie, di cui 0,60% a carico dell’impresa e 0,30% a carico del lavoratore. Tale disposizione, quindi, conferma la previgente misura di tale contributo, già fissata dall’art. 9 della legge n.407/90. Pertanto nulla è innovato.
5. Contribuzione addizionale.
5.1. Nuovo assetto del contributo addizionale.
Come già illustrato in circolare n. 197/2015, l’art. 5 del decreto 148/2015 ha modificato l’assetto e la misura della contribuzione addizionale, introducendo rilevanti innovazioni rispetto alla previgente disciplina legale.
Tale disposizione pone a carico delle imprese che presentano domanda di integrazione salariale un contributo addizionale in misura pari al:
a) 9% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate, relativamente al periodo di integrazione salariale ordinaria o straordinaria, fruito all’interno di uno o più interventi concessi, sino a un limite complessivo di 52 settimane in un quinquennio mobile;
b) 12% oltre il limite di cui alla lettera a) e sino a 104 settimane in un quinquennio mobile;
c) 15% oltre il limite di cui alla lettera b) in un quinquennio mobile.
In particolare, la nuova disciplina del contributo addizionale si caratterizza per i seguenti aspetti innovativi:
a) la contribuzione è calcolata sulla retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate e, quindi, non più sull’integrazione corrisposta;
b) la misura dell’aliquota varia in funzione dell’intensità di utilizzo delle integrazioni salariali nell’ambito del quinquennio mobile.
Detta disciplina si applica anche alla Cassa Integrazione Guadagni in Deroga (cfr. Circ. INPS n.56 del 29/03/2016).
Per completezza, si fa presente che, ai sensi dell’art. 24, comma 6, del D.Lgs. n. 148/2015, il contributo addizionale può essere suscettibile di un incremento, a titolo di sanzione, in caso di mancato rispetto delle modalità di rotazione tra i lavoratori interessati nell’applicazione della sospensione o riduzione dell’orario di lavoro (ex art. 24, comma 3, D.Lgs. n. 148/2015).
A tale riguardo, il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, ha emanato il decreto n. 94956 del 10 marzo 2016, con il quale è stata definita la misura dell’incremento del contributo addizionale nella fattispecie in argomento. Tale incremento è pari all’1% del contributo addizionale dovuto e si applica ai lavoratori in relazione ai quali non è stato rispettato il criterio di rotazione e limitatamente al periodo temporale per il quale è stata accertata la violazione. Il predetto decreto dispone, altresì, che la DTL competente, trasmetta gli esiti dell’accertamento alla sede territoriale competente dell’istituto, la quale provvederà ad applicare la sanzione comminata.
La circolare n. 4, del 2 febbraio 2016, del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, ha chiarito, relativamente al contributo addizionale, che – non avendo il decreto interministeriale n. 83473 del 1 agosto 2014 nulla disposto al riguardo e considerando che l’articolo 46, comma 1, lett. l) del D.Lgs. 148 del 2015 ha abrogato l’art.8, commi da 1 a 5, e 8 del D.L. 21 marzo 1988, n.86, convertito con modificazioni dalla legge 20 maggio 1988, n.160 – la nuova disciplina, introdotta da una fonte primaria, trova applicazione per tutte le tipologie di cassa integrazione, ivi compresa la cassa integrazione in deroga.
5.2. Decorrenza delle nuove aliquote.
In base all’art. 44, comma 1, quando non diversamente indicato, le disposizioni di cui al decreto 14 settembre 2015, n.148, si applicano ai trattamenti di integrazione salariale richiesti a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto stesso (24.9.2015). Da tale principio generale consegue che la nuova misura del contributo addizionale ex art. 5, D.Lgs. n. 148/2015 si applica ai trattamenti di integrazione salariale per i quali è stata presentata istanza a decorrere dal 24.9.2015, anche se hanno ad oggetto eventi di sospensione o riduzione antecedenti o, comunque, iniziati prima di tale data (cfr. p. 2 della circolare n. 197/2015).
Per i trattamenti richiesti entro il 23.09.2015, seppure per periodi di integrazione salariale successivi a tale data continuerà a trovare applicazione la disciplina vigente prima dell’entrata in vigore del D.Lgs. n. 148/2015.
Con specifico riferimento ai trattamenti di integrazione salariale straordinaria, il principio recato dal citato art. 44, co. 1 del decreto di riforma – avuto riguardo alle precisazioni ed i chiarimenti forniti in materia dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – non trova applicazione nelle fattispecie di seguito illustrate.
In circolare n. 30 del 9 novembre 2015 il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha chiarito che continua a trovare applicazione la previgente disciplina nei seguenti casi:
– proroga dei trattamenti per riorganizzazione, ristrutturazione e contratti di solidarietà, purché le domande relative al primo anno siano state presentate entro il 23/09/2015;
– istanze per il secondo anno di programmi di cessazioni biennali di attività presentate dopo il 24/09/2015.
Nei predetti casi, continuerà quindi ad applicarsi la disciplina del contributo addizionale previgente l’entrata in vigore del D.Lgs. n. 148/2015.
Con successiva nota del 21 dicembre 2015, il predetto Dicastero ha chiarito come non si applichi la disciplina recata dal D.Lgs. n. 148/2015, in tutti i casi in cui la consultazione sindacale/verbale di accordo e le conseguenti sospensioni/riduzioni di orario di lavoro siano intervenute prima dell’entrata in vigore del predetto decreto legislativo n. 148/2015 e le relative istanze di CIGS siano state presentate nell’arco temporale tra il 24.9.2015 ed il 31.10.2015.
Ciò in quanto, durante tale periodo, le aziende non erano obbligate a rispettare i termini procedimentali ex art. 21, commi 1 e 2 del D.Lgs. n. 148/2015, così come disposto dal successivo art. 44 comma 4 del medesimo decreto legislativo.
Quindi, alla luce del chiarimento ministeriale sopra illustrato, nei casi di consultazione sindacale/verbale di accordo e conseguenti sospensioni/riduzioni di orario di lavoro intervenute entro il 23.9.2015, con presentazione delle relative istanze di integrazioni salariali straordinarie nel periodo intercorrente tra il 24.9.2015 ed il 31.10.2015, i connessi trattamenti autorizzati non saranno soggetti alla disciplina del contributo addizionale ex art. 5 del D.Lgs. n. 148/2015.
5.3. Variazione della misura dell’aliquota.
Come detto, la misura del contributo addizionale dovuto dalle aziende interessate varia in funzione dell’intensità di utilizzo delle integrazioni salariali, nell’ambito del quinquennio mobile.
Ai fini del superamento delle 52 e 104 settimane che determinano l’incremento delle aliquote del contributo addizionale, tenuto conto di quanto previsto dall’art. 44, comma 1 e 2, vanno computati i trattamenti di integrazione salariale per i quali sia stata presentata istanza a decorrere dal 24 settembre 2015, anche se riguardanti eventi di sospensione o riduzione antecedenti a tale data. Viceversa, non verranno computati ai suddetti fini, i periodi di sospensione o riduzione successivi al 24 settembre 2015, se dedotti in domande presentate prima di tale data.
Con esclusivo riferimento alle integrazioni salariali straordinarie, inoltre, non dovranno essere computati i trattamenti che godono, come sopra illustrato, del regime transitorio di cui alla citata circolare n. 30 del 9 novembre 2015 e alla sopra richiamata nota n. 14948 del 21 dicembre 2015, in quanto riconducibili alla previgente normativa.
Come già evidenziato nell’ambito della circolare n. 199 del 15 novembre 2016, può accadere che il superamento dei limiti di durata in corrispondenza dei quali scatta l’incremento delle aliquote contributive si verifichi nel corso del mese. In tali casi, avuto riguardo alla mensilizzazione dei periodi di paga e dei flussi informativi assicurativi e contributivi, le aziende saranno tenute a versare la contribuzione addizionale secondo la maggior aliquota a partire dal mese successivo a quello in cui si è verificato il superamento di detti limiti. Ciò vale anche nel caso in cui il superamento dei citati limitati avvenga per effetto di più autorizzazioni nell’ambito dello stesso mese.
5.4. Casi di esclusione dall’obbligo di versamento del contributo addizionale.
Come già chiarito con la circolare n. 24/2015 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il contributo addizionale non è dovuto nei seguenti casi:
a) per gli interventi di integrazione salariale ordinaria, quando gli stessi siano concessi per eventi oggettivamente non evitabili (art. 13, co. 3, D.lgs. n. 148/2015);
b) dalle imprese sottoposte a procedura concorsuale, come già previsto dall’art. 8, co. 8-bis, della legge 20 maggio 1988, n. 160;
c) dalle imprese che ricorrono ai trattamenti di cui all’art. 7, co. 10-ter, del D.L. n. 148/93, convertito con modificazioni dalla legge n. 236/93;
d) dalle imprese sottoposte a procedura concorsuale con continuazione dell’attività aziendale che, sussistendone i presupposti, accedano, a decorrere dal 1° gennaio 2016, al trattamento di Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria per le causali previste dal D.Lgs. n. 148/2015.
5.5. Momento impositivo del contributo addizionale.
Ai sensi dell’art. 12, co. 2, della legge n.164/75 – abrogato dall’art. 46, co. 1, lett. f), D.Lgs. n. 148/2015 – le imprese che si avvalevano degli interventi di integrazione salariale, anticipando i relativi trattamenti ai dipendenti interessati dalla riduzione di orario, ovvero dalla sospensione dell’attività di lavoro, erano tenute a versare il contributo addizionale alla Cassa Integrazione Guadagni in sede di conguaglio delle relative prestazioni. Analoga disposizione non è stata riprodotta nel decreto di riforma.
Stante il mutato regime normativo, il momento impositivo della contribuzione addizionale va individuato assumendo a riferimento il periodo di paga al quale afferisce la retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate, in vigenza del provvedimento che legittima l’accesso all’integrazione salariale, e tenendo conto delle modalità di svolgimento degli adempimenti operativi connessi alla formazione del flusso UniEmens. In questo quadro, tenuto conto dell’esigenza di assicurare alle aziende un lasso temporale idoneo a consentire l’aggiornamento del flusso UniEmens e del correlato adempimento contributivo, l’obbligo del pagamento del contributo addizionale, è fissato a decorrere dal mese di paga successivo al provvedimento di autorizzazione alla fruizione della prestazione, adottato dall’Istituto sia per le integrazioni salariali ordinarie sia per le integrazioni salariali straordinarie.
Pertanto, a partire dal periodo di paga successivo al provvedimento di concessione dell’integrazione salariale, l’azienda è tenuta al pagamento del contributo addizionale calcolato sulla retribuzione globale che sarebbe spettata ai lavoratori per le ore di lavoro non prestate.
Nello specifico, nell’ambito del flusso UniEmens del mese di paga successivo alla data di autorizzazione, l’azienda è tenuta a esporre, oltre al contributo addizionale del mese in corso, anche il contributo addizionale riferito a periodi di integrazione salariale che insistono sui periodi di paga intercorrenti fra la data di inizio della sospensione/riduzione dell’attività lavorativa e quello in cui ricade il provvedimento di concessione dell’integrazione salariale, e ad assolvere i conseguenti obblighi contributivi. Poi, a partire dal secondo mese di paga successivo al rilascio dell’autorizzazione, l’azienda è tenuta a esporre, mese per mese, il contributo addizionale riferito ad ogni periodo di paga, operando i versamenti correlati. Ad esempio, nel caso di inizio evento CIG in data 10.05.2016 e rilascio autorizzazione in data 5.08.2016, gli adempimento sono i seguenti:
– nell’ambito del flusso 09/2016, va riportato il contributo addizionale riferito al periodo 10.05.2016 – 30.09.2016);
– nell’ambito dei flussi UniEmens successivi a quello del 09/2016, va riportato il contributo addizionale relativo ad ogni mese di paga.
Nel caso in cui il rilascio dell’autorizzazione avvenga nel mese in cui termina l’evento CIG o successivamente, l’azienda è tenuta a versare l’importo del contributo addizionale per l’intero periodo autorizzato nel periodo di paga successivo a quello di autorizzazione.
5.6. Calcolo del contributo addizionale.
Come in precedenza evidenziato, il decreto legislativo n. 148/2015, ha modificato la base di calcolo del contributo addizionale, assumendo come tale la retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate (c.d. “retribuzione persa”). Allo scopo di assicurare, ai lavoratori interessati da provvedimenti di integrazione salariale, le tutele previste dalla legge, con particolare riguardo alle modalità di accredito della contribuzione figurativa, la determinazione della retribuzione persa va effettuata sulla base di regole che risultino assolutamente coerenti con quelle che sono utilizzate per la determinazione dell’importo dell’integrazione salariale.
Nel merito, si ricorda che, l’art. 3, comma 5 del citato decreto, nel definire la misura dell’integrazione salariale, stabilisce che “…L’importo del trattamento…non può superare per l’anno 2015 gli importi massimi mensili…comunque rapportati alle ore di integrazione salariale autorizzate e per un massimo di dodici mensilità, comprensive dei ratei di mensilità aggiuntive”. Pertanto, la retribuzione globale – base di calcolo dell’importo dell’integrazione salariale e, al contempo, della misura del contributo addizionale, deve essere maggiorata dei ratei di mensilità aggiuntive, a prescindere da ogni pattuizione negoziale che, nel rispetto del nuovo quadro normativo di riferimento, possa riguardare il trattamento retributivo dei lavoratori interessati da provvedimenti di integrazione salariale.
Nel flusso UniEmens, la retribuzione persa viene esposta nell’ elemento DifferenzeAccredito.
Tenuto conto di quanto evidenziato in ordine agli elementi che sono presi in considerazione ai fini dell’individuazione della retribuzione persa, le imprese devono valorizzare tale elemento considerando anche i ratei delle mensilità aggiuntive, quali la 13° e la 14° mensilità aggiuntiva, ed altre gratificazioni annuali e periodiche.
5.6.1. Rapporti di lavoro a tempo pieno.
Allo scopo di agevolare le operazioni di adeguamento dei sistemi aziendali di gestione delle paghe e contributi, nell’all.1 viene riportato l’algoritmo di calcolo generale della retribuzione persa per i rapporti di lavoro a tempo pieno, che include gli elementi che devono essere considerati per il corretto calcolo della base imponibile da assumere a riferimento per la determinazione della misura del contributo addizionale.
Vedi Figura 1 in Allegato 1
L’implementazione del predetto algoritmo cambia a seconda che si tratti di lavoratori retribuiti sulla base di una retribuzione mensilizzata ( TipoPaga = M) ovvero sulla base di una retribuzione giornaliera ( TipoPaga = G) oppure oraria ( TipoPaga = H) e subisce adattamenti qualora l’assunzione/cessazione del lavoratore si verifichi nel corso del mese di paga ovvero laddove, nel corso del medesimo mese di paga, si registri un cambio di qualifica. Nel caso in cui ci si riferisca a lavoratori mensilizzati, al fine di effettuare la normalizzazione del valore della retribuzione persa, a prescindere dalle ore lavorabili nel mese, dovrà essere applicato un fattore correttivo pari al rapporto tra divisore orario contrattuale e ore lavorabili al mese.
Opportune rivisitazioni dell’implementazione dell’algoritmo di calcolo della retribuzione persa vanno effettuate nel caso di rapporti di lavoro a tempo parziale. Di seguito, in relazione ad ogni fattispecie di rapporto di lavoro, viene riportato l’algoritmo di calcolo della relativa retribuzione persa.
Lavoratori con retribuzione mensilizzata
Per i lavoratori cd. Mensilizzati (TipoPaga = M in UniEmens), la retribuzione oraria è determinata dividendo la retribuzione mensile lorda (RM), comprensiva dei ratei di mensilità aggiuntive, per il divisore orario contrattuale (ore medie lavorabili al mese) indicato in UniEmens nell’elemento DivisoreOrarioContr, il quale costituisce il “Divisore orario previsto dal CCNL di riferimento per la determinazione della retribuzione oraria” (cfr. Doc. Tecnico UniEmens). Il numero ore da integrare corrisponde al totale delle ore di CIG indicate in UniEmens nell’elemento NumOreEvento ed espresso in centesimi. Al fine di effettuare la normalizzazione del valore della retribuzione persa a prescindere dalle ore lavorabili nel mese, viene infine inserito un fattore correttivo pari al rapporto tra divisore orario contrattuale e ore lavorabili nel mese. Pertanto, per la predetta categoria di lavoratori, adottando le modalità espressive degli elementi UniEmens, l’algoritmo di calcolo della retribuzione persa è indicato nell’all.1.
Vedi Figura 2 in Allegato 1
Lavoratori retribuiti su base oraria o giornaliera
Per i lavoratori retribuiti su base giornaliera (TipoPaga = G) oppure oraria (TipoPaga = H), la retribuzione oraria viene determinata moltiplicando la retribuzione teorica (RetribTeorica) per il numero di mensilità ( NumMensilita ) espresso in unità con 3 decimali, diviso per 12 ed ulteriormente diviso per le ore lavorabili espresse in unità con 2 decimali, indicate in UniEmens nell’elemento OreLavorabili, il quale costituisce le “Ore contrattualmente lavorabili calcolate in base al calendario del mese di riferimento” (cfr. Doc. Tecnico UniEmens). Il numero ore da integrare corrisponde al totale delle ore di CIG indicate nell’UniEmens nell’elemento NumOreEvento ed espresso in centesimi. Pertanto, In UniEmens tale algoritmo di calcolo verrà espresso come indicato nella fig.3 dell’all.1.
Vedi Figura 3 in Allegato 1
Lavoratori assunti/cessati nel corso del mese ovvero con cambio di qualifica nel corso del mese
Nel caso di lavoratori assunti o cessati nel corso del mese, ovvero nel caso in cui si verifichi un cambio di qualifica nel corso del mese, l’algoritmo di calcolo da assumere a riferimento, per la corretta compilazione del mese in discorso, è sempre quello sopra indicato per i lavoratori retribuiti su base giornaliera.
Per il calcolo del contributo addizionale si procederà ad applicare l’aliquota prevista alla retribuzione persa, così come sopra determinata.
Pertanto, in questa fattispecie, a prescindere dall’assetto della retribuzione del lavoratore (mensilizzata, giornaliera, oraria), l’algoritmo di calcolo da utilizzare è comunque quello indicato nella fig.4 dell’all.1.
Vedi Figura 4 in Allegato 1
5.6.2. Rapporti di lavoro a tempo parziale
Per i rapporti di lavoro a tempo parziale, si ricorda che la retribuzione teorica da indicare in UniEmens è quella relativa allo specifico rapporto di lavoro a tempo parziale, ovvero riparametrata in base alla misura della riduzione dell’orario contrattuale. Pertanto, l’algoritmo di calcolo della retribuzione persa sarà rimodulato sulla base delle caratteristiche del rapporto di lavoro a tempo parziale, utilizzando la percentuale di part-time riportata:
– nell’elemento PercPartTime nel caso di part-time cd. orizzontale;
– nell’elemento PercPartTimeMese nel caso di part-time cd. verticale o misto.
L’implementazione dell’algoritmo di calcolo della retribuzione persa in caso di rapporto di lavoro a tempo parziale cambia a seconda che si tratti di lavoratori retribuiti sulla base di una retribuzione mensilizzata ( TipoPaga = M) ovvero sulla base di una retribuzione giornaliera ( TipoPaga = G) oppure oraria ( TipoPaga = H) e subisce adattamenti qualora l’assunzione/cessazione del lavoratore si verifichi nel corso del mese di paga ovvero laddove, nel corso del medesimo mese di paga, si registri un cambio di qualifica. Nell’all.1, in relazione ad ogni fattispecie, viene riportato il relativo l’algoritmo di calcolo.
Lavoratori con retribuzione mensilizzata
Per i lavoratori con retribuzione mensilizzata ( TipoPaga = M), l’algoritmo di calcolo della retribuzione persa, in UniEmens, per i rapporti part-time di tipo orizzontale, verrà espresso come indicato nella fig.5 dell’all.1.
Vedi Figura 5 in Allegato 1
Nel caso di rapporti di lavoro a tempo parziale di tipo verticale o misto, il predetto algoritmo va adeguato utilizzando, ai fini della misura del rapporto part-time, il valore riportato nell’elemento PercPartTimeMese, che, come noto, indica l’orario svolto nel mese cui la denuncia si riferisce. Sempre nei predetti rapporti di lavoro, qualora, per effetto dell’assetto contrattuale, nel mese non si verifichi alcuna riduzione oraria, l’algoritmo da utilizzare è quello relativo al personale a tempo pieno (v. paragrafo 5.6.1, lavoratori con retribuzione mensilizzata).
Lavoratori con retribuzione su base oraria o giornaliera
Per i lavoratori retribuiti su base giornaliera ( TipoPaga = G) oppure oraria ( TipoPaga = H), l’algoritmo di calcolo della retribuzione persa, in UniEmens, verrà espresso come riportato nella fig.6 dell’all.1.
Vedi Figura 6 in Allegato 1
Lavoratori assunti/cessati nel corso del mese ovvero con cambio di qualifica nel corso del mese
Nel caso di lavoratori assunti o cessati nel corso del mese, ovvero nel caso in cui si verifichi un cambio di qualifica nel corso del mese, l’algoritmo di calcolo da assumere a riferimento, per la corretta compilazione del mese in discorso, è sempre quello sopra indicato per i lavoratori retribuiti su base giornaliera. Per il calcolo del contributo addizionale si procederà ad applicare l’aliquota prevista alla retribuzione persa, così come sopra determinata.
Pertanto, in UniEmens l’algoritmo di calcolo è quello riportato nella fig.7 dell’all.1.
5.7. Aumenti retributivi non utili ai fini del trattamento di integrazione salariale e della retribuzione persa.
Come è noto, l’art. 21, comma 5 del D.Lgs. n. 148/2015 stabilisce che, in relazione alla nuova causale CIGS rappresentata dai contratti di solidarietà, “…il trattamento retributivo perso va determinato inizialmente non tenendo conto degli aumenti retributivi previsti dai contratti collettivi aziendali nel periodo di sei mesi antecedenti la stipula del contratto di solidarietà. Il trattamento di integrazione salariale è ridotto in corrispondenza di eventuali successivi aumenti retributivi intervenuti in sede di contrattazione aziendale.” Pertanto, gli aumenti retributivi fissati da accordi aziendali stipulati nel corso dei sei mesi precedenti la stipula del contratto di solidarietà, ovvero nel corso della durata del predetto contratto di solidarietà, non vanno assunti a riferimento ai fini del calcolo dell’importo del trattamento di integrazione salariale, così come non vanno considerati ai fini della determinazione della retribuzione persa, da utilizzare sia per l’accredito della contribuzione figurativa, sia per il calcolo del contributo addizionale.
Sul piano applicativo, allo scopo di rilevare la ricorrenza dei predetti aumenti retributivi, viene istituito, nella sezione DenunciaIndividuale / DatiRetributivi, il seguente nuovo elemento denominato AumRetrCIGS, nell’ambito del quale le aziende riporteranno a partire dal mese in cui si registrano gli eventi CIGS e per tutto il periodo dell’autorizzazione, la misura mensile degli aumenti retributivi previsti da contratti collettivi aziendali stipulati nel corso dei sei mesi precedenti la sottoscrizione del contratto di solidarietà, nonché nell’arco della durata dell’accordo di solidarietà medesimo.
Nell’ambito del nuovo elemento AumRetrCIGS va indicato l’aumento retributivo del mese derivante da contratti collettivi aziendali stipulati nel corso dei sei mesi precedenti la sottoscrizione del contratto di solidarietà, nonché nel corso della durata del predetto contratto, come previsto dalle disposizioni dell’art. 21, comma 5, del D.Lgs. n. 148/2015.
La valorizzazione va effettuata esclusivamente in relazione ai flussi UniEmens a partire dal mese in cui si registrano gli eventi CIGS e per tutto il periodo dell’autorizzazione. Il valore indicato nel nuovo elemento AumRetrCIGS costituisce una parte del valore indicato nell’elemento RetribTeorica e pertanto va determinato sulla base di regole analoghe a quelle che presiedono la valorizzazione dell’elemento RetribTeorica, fra le quali si ricorda:
– va esclusa la quota di retribuzione ultramensili, quali la 13^ e la 14^ mensilità e altre gratificazioni annuali e periodiche rilevabili sulla base della valorizzazione dell’elemento NumMensilita ;
– vanno esclusi, in quanto comunque non computabili ai fini della base di calcolo della integrazione salariale, i premi di produzione, i compensi dovuti per ferie e festività non godute, i compensi relativi a periodi precedenti, nonché quelli legati all’effettivo svolgimento della prestazione lavorativa (es. lavoro straordinario);
– l’importo va sempre rapportato al mese intero, salvo nei casi di assunzione o cessazione nel corso del mese, in relazione ai quali l’importo va determinato per il periodo che va rispettivamente dalla data di assunzione alla fine del mese ovvero dall’inizio del mese alla data di cessazione.
In tutti i casi in cui ricorrono gli aumenti retributivi previsti dall’art. 21, comma 5, D.Lgs. n. 148/2015, il datore di lavoro è tenuto a valorizzare l’elemento AumRetrCIGS e, ai fini della corretta applicazione degli algoritmi di calcolo della retribuzione persa sopra riportati, a sottrarre il valore ivi indicato dall’importo della RetribTeorica per ogni mese.
A titolo esemplificativo, si riporta nell’all.1 (fig.8) l’algoritmo di calcolo generale della retribuzione persa per i rapporti di lavoro a tempo pieno, nel caso in cui ricorrono aumenti retributivi previsti dall’art. 21, comma 5, D.Lgs. n. 148/2015.
Vedi Figura 8 in Allegato 1
La decorrenza della predetta implementazione del sistema UniEmens è fissata a partire dalle denunce di competenza del quarto mese successivo a quello di emanazione della presente circolare.
6. Trattamento di fine rapporto e CIGS.
6.1. TFR e CIGS per crisi e/o riorganizzazione aziendale.
Nella circolare del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali n. 24/2015 sono state illustrate le novità apportate dal decreto di riforma alla disciplina del trattamento di fine rapporto dei lavoratori che fruiscono delle integrazioni salariali straordinarie. In particolare, l’art. 46, comma 1, lett. c) del D.Lgs. n. 148/2015 ha abrogato la legge n. 464/1972 che, all’art. 2, secondo comma, prevedeva che, per i lavoratori licenziati al termine del periodo di integrazione salariale, le aziende potessero richiedere alla Cassa Integrazione Guadagni il rimborso delle quote di trattamento di fine rapporto riferite agli interessati, limitatamente a quanto maturato durante il predetto periodo.
Consegue all’abrogazione della richiamata disposizione che le quote di trattamento di fine rapporto restano a carico del datore di lavoro. Pertanto, i datori di lavoro interessati – che abbiano richiesto trattamenti di integrazione salariale straordinari, per le causali d’intervento di cui all’art. 21, comma 1, lett. a) e b), D.Lgs. n. 148/2015 – non hanno più diritto alla restituzione delle suddette quote di TFR.
Con la successiva circolare n.30 del 9 novembre 2015 integrata dalla nota del 21 dicembre 2015 (vedi punto5.2) il Ministero del Lavoro ha chiarito i casi in cui continua ad applicarsi la previgente disciplina, compreso l’art.2, comma 2 L.464/72, che di seguito si riassumono:
1. domande presentate entro il 23 settembre 2015;
2. domande presentate dopo il 23 settembre 2015, relative alla richiesta di proroga del trattamento concesso per il completamento di programmi di riorganizzazione e ristrutturazione per i quali la domanda di concessione per primo anno sia stata presentata entro il 23 settembre 2015;
3. domande di autorizzazione presentate dopo il 23 settembre 2015, relative al secondo anno dei programmi biennali di cessazione.
Sul piano applicativo, con riferimento agli eventi di Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria, di cui alle richiamate causali, ricadenti nella disciplina del decreto di riforma, le aziende non potranno più conguagliare alcun importo. Conseguentemente, per le CIGS post D.Lgs. 148/2015, non dovrà più essere utilizzato il codice “L043” avente il significato di “Quote ind. Anzianità L.464/72”.
6.2. TFR e CIGS per contratti di solidarietà.
Le quote di TFR maturate in relazione a contratti di solidarietà soggetti alla previgente disciplina ex art. 1 della legge n. 863/84, continueranno ad essere gestite secondo le istruzioni fornite con il messaggio n. 18092/2013; di conseguenza le predette quote dovranno essere recuperate entro 12 mesi dalla conclusione del periodo di vigenza del contratto, utilizzando il codice “L042” avente il significato di “Quote indennità anzianità L.160/88 art.8.2 bis contratti di solidarietà”.
L’art. 21 del decreto di riforma, oltre ad operare l’inclusione del contratto di solidarietà nella disciplina delle integrazioni salariali straordinarie, ha dettato specifiche disposizioni in materia di quote di TFR maturate dai lavoratori in relazione alla retribuzione persa a seguito della riduzione dell’orario di lavoro stabilita dall’accordo di solidarietà.
In particolare, il comma 5 della norma in commento stabilisce che “Le quote di accantonamento del trattamento di fine rapporto relative alla retribuzione persa a seguito della riduzione dell’orario di lavoro sono a carico della gestione di afferenza, ad eccezione di quelle relative a lavoratori licenziati per motivo oggettivo o nell’ambito di una procedura di licenziamento collettivo, entro 90 giorni dal termine del periodo di fruizione del trattamento di integrazione salariale, ovvero entro 90 giorni dal termine del periodo di fruizione di un ulteriore trattamento straordinario di integrazione salariale concesso entro 120 giorni dal termine del trattamento precedente.”
Quindi, con riferimento a tali quote di TFR maturate dai lavoratori come sopra individuati, le aziende interessate potranno procedere al recupero delle predette quote, operando il conguaglio sulla denuncia UniEmens.
A tal fine esporranno, a partire dalle denunce di competenza del secondo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare, nell’elemento CausaleACredito di DatiRetributivi/AltreACredito, il nuovo codice “L045”, avente il significato di “Quote TFR ex art. 21, co. 5, D.Lgs. n. 148/2015”.
6.3. TFR e CIG in deroga.
Per quanto riguarda il trattamento di integrazione salariale in deroga, e il rimborso delle quote di TFR maturate durante il periodo “ininterrotto” di sospensione dal lavoro seguito dalla risoluzione del rapporto di lavoro stesso, la circolare n. 4, del 2 febbraio 2016, del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, ha precisato che non può essere rimborsato dall’INPS. Infatti, la condizione di sospensione dal lavoro per intervento della Cassa Integrazione Guadagni in deroga non rientra in alcuna fattispecie normativa che ne preveda l’indennizzo, essendo la relativa prestazione finanziata da risorse di natura non contributiva.
Pertanto, anche nell’ipotesi in cui sopravvenga la risoluzione del rapporto di lavoro, dopo un periodo di CIG in deroga fruito dal lavoratore senza soluzione di continuità rispetto alla fine del periodo d’intervento di cassa integrazione salariale straordinaria, sono erogabili a carico della Cassa Integrazione Guadagni solo le quote di TFR maturate durante il periodo di intervento di integrazione salariale straordinaria.
Conseguentemente, la corresponsione delle quote di TFR maturate durante il periodo di intervento di integrazione salariale in deroga resta a carico del datore di lavoro.
Parte II
7. CIGO/CIGS con Ticket. Modalità di esposizione del conguaglio e del contributo addizionale.
7.1. CIGO con Ticket ante D.Lgs. 148/2015.
Con la circolare n. 13/2011 e messaggi Hermes n. 14568/2011 e 7216/2012 sono state fornite indicazioni relative al sistema di gestione della cassa integrazione con ticket, per eventi relativi alla Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria Industria verificatisi a partire da giugno 2012.
Attualmente, tale sistema si basa sulla raccolta mensile, tramite il flusso UniEmens, di tutte le informazioni utili alla gestione dell’evento di Cassa Integrazione e alla modalità di pagamento (diretta dell’Istituto, a conguaglio dall’azienda). Il sistema prevede l’esposizione delle informazioni relative alla sospensione del lavoratore con le tempistiche normalmente utilizzate per i lavoratori ed i periodi non oggetto di CIG.
Le informazioni relative all’effettivo ammontare della prestazione, nonché l’attribuzione individuale del periodo e degli importi posti a conguaglio dall’azienda, vengono determinati al momento della sospensione in base ai dati trasmessi a corredo della CIG richiesta. All’atto del conguaglio, sarà quindi sufficiente abbinare il conguaglio stesso alla domanda di CIG tramite il numero di autorizzazione o di ticket e verificare che l’importo del conguaglio esposto dall’azienda, non ecceda le prestazioni autorizzate.
Nei termini consueti l’azienda invia il flusso UniEmens che contiene le informazioni utili al calcolo della prestazione, all’accredito figurativo ed all’eventuale pagamento diretto, se richiesto nella domanda di CIG. La sequenza temporale dei due adempimenti (domanda CIG e flusso UniEmens) è ininfluente. Per garantire la corretta associazione tra la domanda di CIG e le denunce UniEmens individuali, l’azienda riporta in entrambe le comunicazioni uno specifico codice (ticket) rilasciato dall’apposita procedura che identificherà il singolo evento di CIG nella sua interezza. Il sistema, tramite il ticket, abbina i dati individuali alla domanda e, quando viene accolta, provvede in automatico alla trasformazione da CIG Richiesta a CIG Autorizzata.
Il sistema provvede inoltre al calcolo della prestazione individuale, determinando le quote che saranno poste in pagamento ovvero che costituiscono il “credito azienda” conguagliabile, dopo che è intervenuta l’autorizzazione.
Con riferimento alle operazioni di conguaglio e di versamento del contributo addizionale, riferite ad autorizzazioni rientranti sotto la previgente disciplina, le aziende continueranno ad utilizzare le modalità di compilazione delle denunce UniEmens già in uso.
7.2. CIGO con Ticket post D.Lgs. 148/2015.
Tenuto conto delle modifiche legislative introdotte dal decreto di riforma e illustrate nei paragrafi precedenti, di seguito si indicano le modifiche necessarie per l’esposizione sul flusso UniEmens dei conguagli e del contributo addizionale.
I datori di lavoro, utilizzeranno all’interno dell’elemento: DenunciaAziendale /ConguagliCIG /CIGAutorizzata / CIGOrd / CongCIGOACredito / CongCIGOCredAltre / CongCIGOAltCaus il codice di nuova istituzione “L038” avente il significato di”conguaglio CIGO D.Lgs. n. 148/2015″e nell’ elemento ImportoCongCIGO l’indicazione dell’indennità ordinaria posta a conguaglio relativa ad autorizzazione soggetta o meno al contributo addizionale.
Per effetto del nuovo quadro normativo, con particolare riguardo all’assetto del calcolo della contribuzione addizionale, a partire dalle denunce di competenza del secondo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare, vengono eliminati i sottoelencati codici:
– “G941”, avente il significato di “Integr. Salar. Ord. non soggetta a contrib. Addizionale” presente nell’elemento CongCIGOAltCaus ;
– “V980”, avente il significato di “Recupero CIG ordinaria arretrata per rinnovo CCNL”, presente nell’elemento CongCIGOAltCaus. Al riguardo, anche a seguito dell’introduzione dei termini di decadenza per il conguaglio o il rimborso delle integrazioni salariali corrisposte ai lavoratori di cui ai sensi dell’art. 7 comma 3 del D.Lgs. 148/2015, non trova più applicazione l’utilizzo del predetto codice.
Per quanto riguarda l’esposizione degli importi dovuti a titolo di contributo addizionale, i datori di lavoro, utilizzeranno il nuovo codice causale “E501”, avente il significato di “Ctr. Addizionale CIG ordinaria Post D.lgs 148/2015”, presente nell’elemento CongCIGOCausAdd.
Si ribadisce l’obbligo del pagamento del contributo addizionale decorrente a partire dal mese di paga successivo al provvedimento di concessione (vedi punto 5.4).
7.3. CIGS con Ticket post D.Lgs. 148/2015.
Il Sistema di gestione della Cassa Integrazione Guadagni con ticket sarà esteso agli eventi relativi alla Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria a partire dal secondo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare. Pertanto, in relazione agli eventi di CIGS che hanno inizio a partire dal predetto mese, le imprese sono tenute ad utilizzare esclusivamente il sistema di CIGS con Ticket.
In merito alle modalità di esposizione delle prestazioni da porre a conguaglio e del contributo addizionale da versare, si fa presente che gli elementi e codici – già presenti nel documento tecnico – dovranno essere utilizzati dalle denunce di competenza del secondo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare.
Successivamente all’autorizzazione, per il conguaglio delle prestazioni anticipate, i datori di lavoro, all’interno dell’elemento DenunciaAziendale / ConguagliCIG / CIGAutorizzata / CIGStraord / CongCIGSACredito / CongCIGSImporto esporranno l’importo posto a conguaglio relativo ad autorizzazione soggette o meno al contributo addizionale. La procedura automatizzata ricostruirà nel DM2013 virtuale il codice “L040”. Per l’esposizione del contributo addizionale, dovrà essere esposto il codice causale “E600” avente il significato di “Ctr.
addizionale CIG straordinaria” presente nell’elemento CongCIGSCausAdd.
Contestualmente vengono eliminati i seguenti codici:
– “G942”,avente il significato di “Integr. Salar. Straord. Non soggetta ctr. Addizionale” presente nell’elemento CongCIGSAltCaus;
– “E603”, avente il significato di “Ctr addizionale CIG straordinaria in misura doppia” presente nell’elemento CongCIGSCausAdd;
– “V981”, avente il significato di “Recupero CIG straordinaria arretrata per rinnovo CCNL” presente nell’elemento CongCIGSAltCaus. Al riguardo, anche a seguito dell’introduzione dei termini di decadenza per il conguaglio o il rimborso delle integrazioni salariali corrisposte ai lavoratori di cui ai sensi dell’art. 7, comma 3 del D.Lgs. 148/2015, non trova più applicazione l’utilizzo del predetto codice.
Gli importi relativi all’incremento a titolo di sanzione del contributo addizionale di cui al precedente punto 5, dovranno essere esposti nel flusso UniEmens, all’interno dell’elemento AltrePartiteADebito / CausaleADebito, nella sezione aziendale, con il nuovo codice causale “A900”, avente il significato di “Incremento contributo Addizionale a titolo di sanzione art.24 D.Lgs. 148/2015”.
7.4. Uso del CodiceEvento.
Si fa presente che a partire dalle denunce di competenza del secondo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare, per tutti gli eventi di cassa integrazione gestiti con il sistema del Ticket, le aziende dovranno indicare il codice evento CodiceEvento “COR”, avente il significato di “Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria richiesta” e dovrà essere indicato il codice <TipoEventoCIG> “T” dopo l’autorizzazione, ovvero il codice “CSR”, avente il significato di “Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria richiesta”, sia in caso di Cassa Integrazione richiesta (non ancora autorizzata), sia dopo aver ricevuto l’autorizzazione.
Nei casi sopra esposti, la procedura richiederà sempre esclusivamente il numero del Ticket nell’attributo “TipoEventoCIG” di IdentEventoCIG.
Si precisa inoltre che, tenuto conto dell’inclusione del CdS nella disciplina delle integrazioni salariali straordinarie ex art. 21 del Decreto di riforma, i datori di lavoro interessati non dovranno più utilizzare il CodiceEvento “SOL” per le CIGS con ticket post D.Lgs. 148/2015. Si precisa che nell’ambito della CIG Aggregata, i datori di lavoro continueranno a valorizzare l’elemento CodiceEventoCIG presente ai seguenti percorsi:
– CIGPregressa/SettimanaCIG;
– CIGPregressa/DifferenzeAccreditoCIG;
con i codici in uso “CGO” e “CGS”.
8. CIGO/CIGS Aggregata post decreto 148/2015. Modalità di esposizione del conguaglio e del contributo addizionale. Regime transitorio.
8.1. CIGO Aggregata post D.Lgs. 148/2015.
In relazione alle innovazioni recate della riforma degli ammortizzatori sociali, si rendono necessari degli interventi di adeguamento del flusso UniEmens, anche con riferimento agli eventi di Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria e Straordinaria, gestiti con il sistema della “CIG Aggregata”. A tal proposito, si ricorda che con il messaggio INPS n. 1759 del 20/04/2016, si è reso obbligatorio l’utilizzo del nuovo sistema con ticket per tutte le domande di Cassa Integrazione Guadagni ordinaria a partire dal 06/09/2016. Pertanto, si precisa che i datori di lavori continueranno ad utilizzare la modalità di gestione senza ticket (“CIG Aggregata”) esclusivamente per le autorizzazioni CIGO intervenute prima del 06/09/2016, sino alla loro naturale scadenza.
Ai fini dell’esposizione del conguaglio delle prestazioni soggette e non soggette al contributo addizionale di CIG a livello individuale, i datori di lavoro si atterranno, a partire dalle denunce di competenza del secondo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare, alle modalità di seguito indicate.
Per il conguaglio delle prestazioni anticipate, valorizzeranno, nell’elemento CausaleCongCIGO presente in DatiRetributivi / GestioneCIG / CIGOrdACredito / CIGOACredAltre:
– il nuovo codice causale “G401”, avente il significato di “Integr.salar.ord (per autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”.
L’importo del contributo addizionale, verrà esposto all’interno dell’elemento CausaleContrAddCIGO con il nuovo codice causale “E301”, avente il significato di “Ctr. addizionale CIG ordinaria (per autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”.
Non dovranno essere più utilizzati i seguenti codici:
– “E700”, avente il significato di “Ctr. addizionale CIG ordinaria (edilizia e lapidei)” presente nell’elemento CausaleContrAddCIGO ;
– “E200”, avente il significato di “Ratei CIG ordinaria non soggetti a ctr. addizionale”;
– “E800”, avente il significato di “Ratei CIG ordinaria soggetti a ctr. addizionale”;
– “V880”, avente il significato di “Recupero CIG ordinaria arretrata per rinnovo CCNL” presenti nell’elemento CausaleCongCIGO. Al riguardo, l’utilizzo del predetto codice, anche per effetto dell’introduzione dei termini di decadenza per il conguaglio o il rimborso delle integrazioni salariali corrisposte ai lavoratori (art. 7, comma 3, D.Lgs. 148/2015), non trova più applicazione.
8.2. CIGS Aggregata post D.Lgs. 148/2015.
In riferimento agli eventi di Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria, i datori di lavori sono tenuti ad utilizzare esclusivamente la modalità di gestione con ticket per gli eventi di CIGS che hanno inizio a partire dal secondo mese successivo all’emanazione della presente circolare.
L’utilizzo dell’esposizione della CIGS, sulla base delle metodologia aggregata, resterà in vigore per le CIGS con eventi che hanno inizio prima della data sopra indicata e fino alla loro naturale scadenza.
L’esposizione del conguaglio delle prestazioni soggette e non soggette al contributo addizionale, dovrà essere effettuata a cura dei datori di lavoro attenendosi alle modalità sotto riportate.
Per il conguaglio delle prestazioni anticipate, a partire dalle denunce di competenza del secondo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare, verrà valorizzato all’interno dell’elemento CausaleCongCIGS presente in DatiRetributivi / GestioneCIG / CIGStraordACredito / CIGSACredAltre, il nuovo codice causale “G601”, avente il significato di “Integr. salar. Straord. (per autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”.
Per l’esposizione del contributo addizionale, valorizzeranno all’interno dell’elemento CausaleContrAddCIGS il nuovo codice causale “E399”, avente il significato di “Ctr. Addizionale CIG straordinaria (per autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”.
Non dovranno essere più utilizzati i seguenti codici:
– “F500”, avente il significato di “Ratei CIG straord. Non soggetti a contrib. Addizionale”;
– “F600”, avente il significato di “Ratei CIG straord. Soggetti a contrib. Addizionale”;
– “V890”, avente il significato di “Recupero CIG straordinaria arretrata per rinnovo CCNL”.
Anche in questo caso, l’utilizzo del predetto codice, anche per effetto dell’introduzione dei termini di decadenza per il conguaglio o il rimborso delle integrazioni salariali corrisposte ai lavoratori (art. 7, comma 3, D.Lgs. 148/2015), non trova più applicazione.
Gli importi relativi all’incremento a titolo di sanzione del contributo addizionale di cui al precedente punto 5, dovranno essere esposti all’interno della sezione aziendale del flusso UniEmens, nell’elemento AltrePartiteADebito / CausaleADebito, con il nuovo codice causale “A900”, avente il significato di “Incremento contributo addizionale a titolo di sanzione ex art. 24 D.Lgs. 148/2015”.
9. CIGD post D.Lgs. 148/2015.
In relazione alle modifiche legislative introdotte dal decreto in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, si rendono necessari degli adeguamenti del flusso UniEmens anche per gli eventi di Cassa Integrazione Guadagni in Deroga che continueranno ad essere gestiti con il sistema “CIG Aggregata”.
Ai fini dell’esposizione del conguaglio delle prestazioni e del contributo addizionale, i datori di lavoro si atterranno, a partire dalle denunce di competenza del secondo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare, alle modalità di seguito indicate.
Per il conguaglio delle prestazioni anticipate, valorizzeranno, all’interno dell’elemento CausaleCongCIGS presente in DatiRetributivi / GestioneCIG / CIGStraordACredito / CIGSACredAltre i nuovi codici causale:
– “G806”, avente il significato di “Conguaglio CIG in deroga art. 3 c. 137 Legge 350/2004 (per autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”;
– “G810”, avente il significato di “CIG in deroga prorogata ridotta del 10% L. 266/2005 (per autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”;
– “G830”, avente il significato di “CIG in deroga prorogata ridotta del 30% L. 266/2005 (per autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”;
– “G840”, avente il significato di “CIG in deroga prorogata ridotta del 40% L. 266/2005 (per autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”.
All’interno dell’elemento CausaleStatCIGS presente in DatiRetributivi / GestioneCIG / CIGSDatiStat, i nuovi codice causale:
– “GF06”, avente il significato di “Lavoratore in CIGS in deroga — prima concessione (autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”;
– “GF10”, avente il significato di “Lavoratore in CIGS in deroga —10% (autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”;
– “GF30”, avente il significato di “Lavoratore in CIGS in deroga — 30% (autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”;
– “GF40”, avente il significato di “Lavoratore in CIGS in deroga — 40% (autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”.
Per quanto riguarda l’esposizione degli importi dovuti a titolo di contributo addizionale, i datori di lavori, valorizzeranno all’interno dell’elemento CausaleContrAddCIGS il nuovo codice causale “E404” avente il significato “Versamento contrib. Addiz. Su CIGS L. 350/2004 (per autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”.
10. Regolarizzazioni del versamento contributo addizionale e adeguamento delle dichiarazioni contributive trasmesse con codici CIG impropri.
10.1. Regolarizzazioni del versamento contributo addizionale.
Le aziende tenute al versamento del contributo addizionale ex art.5 del D.lgs. 148/2015 provvederanno ad effettuare gli adempimenti informativi afferenti ai periodi pregressi nell’ambito del flusso UniEmens relativo al secondo mese successivo all’emanazione della presente circolare, attraverso gli stessi codici utilizzati per l’esposizione del contributo addizionale per le autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015:
“E501”, presente nell’elemento CongCIGOCausAdd per il sistema CIGO con Ticket;
“E600”, presente nell’elemento CongCIGSCausAdd per il sistema CIGS con Ticket.
Ai predetti fini, per il sistema di CIG Aggregata, le aziende utilizzeranno, nei medesimi termini sopra indicati, gli stessi codici utilizzati per l’esposizione del contributo addizionale per le autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015:
– “E301”, presente nell’elemento CausaleContrAddCIGO ;
– “E399”, presente nell’elemento CausaleContrAddCIGS.
Il pagamento del contributo addizionale dei periodi pregressi esposto nel flusso UniEmens va effettuato, senza aggravio di oneri accessori, entro il giorno 16 del terzo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare (Cfr. Deliberazione del Consiglio di Amministrazione dell’Istituto n. 5 del 26/3/1993, approvata con D.M. 7/10/1993 e attualizzata alla luce dell’art. 116, co.13, legge n. 388/2000).
10.2. Adeguamento delle dichiarazioni contributive trasmesse con codici CIG impropri.
Malgrado l’Istituto avesse dato indicazione di effettuare, con riguardo alle CIGO/CIGS ricadenti nella disciplina del D.Lgs. n. 148/2015, le operazioni di conguaglio e di pagamento del contributo addizionale solo a seguito dell’emanazione delle apposite istruzioni tecniche, risulta che molte imprese hanno comunque effettuato le predette operazioni utilizzando impropriamente i codici riferiti alle CIGO/CIGS soggette alla disciplina previgente il decreto sopra citato.
Al riguardo, allo scopo di agevolare le attività a carico delle predette imprese, l’Istituto ha avviato un’operazione di due diligence, dei flussi UniEmens riconducibili alla disciplina del D.Lgs. n. 148/2015, preordinata ad effettuare con modalità automatizzate gli interventi di adeguamento dei citati flussi. Va da sé che detta operazione sarà realizzata esclusivamente nei casi in cui sussistano le condizioni per determinare univocamente la natura del nuovo codice, per cui nella altre situazioni l’azienda sarà tenuta ad operare la variazione della denuncia già presentata (v., ad esempio, il caso di più trattamenti CIG relativi allo stesso mese).
Con apposito messaggio saranno date indicazioni in ordine alle citate operazioni.

SOMMARIO: Con la presente circolare, a completamento del processo di attuazione del D.Lgs. n. 148/2015, vengono fornite le istruzioni per favorire l’adeguamento dei sistemi gestionali aziendali finalizzate a supportare il nuovo assetto informativo che deriva dalle innovazioni introdotte con la riforma dei trattamenti di integrazione salariale. In particolare vengono analizzati gli adempimenti connessi all’associazione di ogni lavoratore con l’unità produttiva di riferimento, i criteri per individuare i trattamenti soggetti alla nuova disciplina, la metodologia di calcolo della contribuzione addizionale nonché le modalità di gestione del trattamento di fine rapporto in relazione alle diverse tipologie di cassa integrazione. In questo quadro vengono fornite le indicazioni tecniche necessarie per operare l’adeguamento dei sistemi informativi che supportano la formazione della dichiarazione contributiva UniEmens.

Da ultimo, allo scopo di attenuare l’impatto dei cambiamenti introdotti sull’operatività del ciclo produttivo aziendale, vengono adottate disposizioni volte a consentire, attraverso opportune metodologie basate sulla semplificazione degli adempimenti informativi, la regolarizzazione del versamento della contribuzione addizionale relativa ai trattamenti CIG, soggetti alla nuova disciplina, autorizzati a partire dalla riforma dell’istituto.

INDICE

Premessa.

Parte I

1. Lavoratori beneficiari. Anzianità di effettivo lavoro.

2. Unità produttiva.

2.1. Unità produttiva. Precisazioni.

2.2. Apertura e gestione delle Unità Produttive. Istruzioni operative.

2.3. Lavoratori che nel corso dello stesso mese prestano attività presso più unità produttive.

2.4. Termine di presentazione della comunicazione di apertura di nuova unità produttiva.

3. Conguaglio nella denuncia UniEmens. Termine di decadenza.

4. Integrazioni salariali straordinarie.

4.1. Integrazioni salariali straordinarie. Destinatari.

4.2. Integrazioni salariali straordinarie. Determinazione del limite dimensionale.

4.3. Integrazioni salariali straordinarie. Contributo ordinario CIGS.

5. Contribuzione addizionale.

5.1. Nuovo assetto del contributo addizionale.

5.2. Decorrenza delle nuove aliquote.

5.3. Variazione della misura dell’aliquota.

5.4. Casi di esclusione dall’obbligo di versamento del contributo addizionale.

5.5. Momento impositivo del contributo addizionale.

5.6. Calcolo del contributo addizionale.

5.6.1. Rapporti di lavoro a tempo pieno.

5.6.2. Rapporti di lavoro a tempo parziale.

5.7. Aumenti retributivi non utili ai fini del trattamento di integrazione salariale e della retribuzione persa.

6. Trattamento di fine rapporto e CIGS.

6.1. TFR e CIGS per crisi e/o riorganizzazione aziendale.

6.2. TFR e CIGS per contratti di solidarietà.

6.3. TFR e CIG in deroga.

Parte II

7. CIGO/CIGS con Ticket. Modalità di esposizione del conguaglio e del contributo addizionale.

7.1. CIGO con Ticket ante D.Lgs. 148/2015.

7.2. CIGO con Ticket post D.Lgs. 148/2015.

7.3. CIGS con Ticket post D.Lgs. 148/2015.

7.4. Uso del CodiceEvento.

8. CIGO/CIGS Aggregata post decreto 148/2015. Modalità di esposizione del conguaglio e del contributo addizionale. Regime transitorio.

8.1. CIGO Aggregata post D.Lgs. 148/2015.

8.2. CIGS Aggregata post D.Lgs. 148/2015.

9. CIGD post D.Lgs. 148/2015.

10. Regolarizzazioni del versamento contributo addizionale e adeguamento delle dichiarazioni contributive trasmesse con codici CIG impropri.

10.1. Regolarizzazioni del versamento contributo addizionale.

10.2. Adeguamento delle dichiarazioni contributive trasmesse con codici CIG impropri.

11. Istruzioni Contabili.

Premessa.

Come noto, il D.Lgs. 148/2015, ha operato il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporti di lavoro.

In particolare, le principali novità introdotte dal titolo I del predetto decreto – che abroga integralmente o parzialmente le disposizioni previgenti in materia (leggi n. 164/1975, n. 427/1975, n. 223/1991, n. 92/2012, ecc.) – riguardano:

– l’estensione della tutela ai lavoratori assunti con contratto di apprendistato professionalizzante;

– la ridefinizione dei requisiti soggettivi per l’accesso alle prestazioni;

– la revisione dei limiti massimi di durata dei trattamenti;

– la rimodulazione della misura della contribuzione ordinaria;

– la revisione dell’assetto e della misura della contribuzione addizionale;

– l’introduzione del termine di decadenza di 6 mesi entro il quale è ammesso il conguaglio delle prestazioni CIG anticipate dal datore di lavoro.

Con circolare INPS n. 197 del 2/12/2015 sono stati illustrati i profili normativi ed operativi della riforma. Più in particolare, la circolare si è poi soffermata sulla disciplina dei trattamenti di integrazione salariale ordinaria.

Con i messaggi n. 24 del 5 gennaio 2016, e n. 3028 del 12 luglio 2016 sono state, in particolare, fornite istruzioni per la corretta applicazione della contribuzione ordinaria CIGO/CIGS, ex art. 2 D.Lgs. 148/2015, dovuta per i lavoratori assunti con contratto di apprendistato professionalizzante. Con la circolare n. 199 del 15 novembre 2016 l’Istituto ha dato indicazioni e chiarimenti in ordine a taluni profili applicativi della riforma degli ammortizzatori sociali introdotta dal D.Lgs. n. 148/2015, con particolare riguardo all’applicazione dei termini di decadenza del diritto al conguaglio delle integrazioni salariali corrisposte dai datori di lavoro prima dell’introduzione dei nuovi sistemi di trasmissione delle denunce contributive, dei termini di decorrenza delle nuove aliquote contributive, nonché della variazione della misura della contribuzione addizionale nel corso del periodo di paga mensile.

Con la presente circolare, a completamento del processo di attuazione della riforma introdotta dal D.Lgs. n. 148/2015, vengono fornite le istruzioni tecniche per operare la compilazione della dichiarazione contributiva UniEmens, nonché il calcolo e il versamento della contribuzione addizionale CIGO/CIGS, anche riferita alle integrazioni salariali in deroga.

In ordine ai termini di svolgimento degli adempimenti introdotti per dare completa attuazione alla riforma della CIG, allo scopo di assicurare alle aziende i tempi necessari per consentire l’adeguamento dei sistemi informativi aziendali, la decorrenza dei predetti adempimenti è fissata, salvo diversa previsione, a partire dal secondo mese di paga successivo alla pubblicazione della presente circolare.

Parte I

1. Lavoratori beneficiari. Anzianità di effettivo lavoro.

Come è noto, l’art. 1 del D.Lgs. 148/2015, nel definire il campo di applicazione soggettivo delle disposizioni in materia di Cassa Integrazione Guadagni, individua i destinatari del trattamento di integrazione salariale ordinario e straordinario, i lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato, ivi compresi gli apprendisti con contratto di apprendistato professionalizzante.

Restano pertanto esclusi dai predetti trattamenti i dirigenti, i lavoratori a domicilio e i lavoratori assunti con contratto di apprendistato non professionalizzante.

Per quanto concerne, in particolare, l’estensione di trattamenti di integrazione salariale ai lavoratori assunti con contratto di apprendistato professionalizzante, si rinvia alle disposizioni contenute nei messaggi n. 24/2016 e n. 3028 del 12 luglio 2016.

Accedono ai trattamenti in argomento i lavoratori sopra indicati a condizione che abbiano conseguito un’anzianità di effettivo lavoro, presso l’unità produttiva per la quale è richiesto il trattamento, di almeno 90 giorni dalla data di presentazione della relativa domanda di concessione al Ministero (trattamento straordinario) o all’Istituto (trattamento ordinario).

Come già chiarito al punto 1.1 della circolare 197/2015, ai fini della maturazione del predetto requisito soggettivo di anzianità di effettivo lavoro, si computano le giornate di effettiva presenza al lavoro, indipendentemente dalla durata oraria, nonché i periodi di sospensione dal lavoro derivanti da:

a) ferie;

b) festività;

c) maternità obbligatoria;

d) infortunio.

Inoltre, sulla base delle indicazioni fornite dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (nota del 19 luglio 2016), ai fini del raggiungimento del requisito dell’anzianità di effettivo lavoro, si precisa che vanno computati come giorni di effettivo lavoro sia il sabato, in caso di articolazione dell’orario di lavoro su 5 giorni a settimana, sia il riposo settimanale (domenica o altro giorno infrasettimanale), in quanto tali giornate sono comprese nel normale corso del rapporto di lavoro che prosegue senza soluzione di continuità. Infine, in caso di cambio di qualifica del lavoratore, l’anzianità di effettivo lavoro presso l’unità produttiva è considerata in modo unitario e pertanto si considera anche il periodo anteriore la variazione, indipendentemente dalla qualifica precedentemente posseduta dal lavoratore, in quanto l’art. 1, comma 2, del decreto legislativo n. 148/15 fa riferimento all’anzianità lavorativa maturata dal lavoratore presso l’unità produttiva per la quale viene richiesto il trattamento di integrazione salariale.

In attesa del riassetto complessivo dell’esposizione del calendario giornaliero finalizzato ad identificare i predetti periodi di sospensione, nonché tutti gli eventi figurativi, ai fini del computo dell’anzianità utile per l’accesso alle integrazioni salariali, i datori di lavoro continuano ad adottare in UniEmens la compilazione del calendario giornaliero sulla base degli standard tecnici in uso secondo le vigenti disposizioni.

2. Unità produttiva.

2.1. Unità produttiva. Precisazioni.

L’unità produttiva si identifica con la sede legale, gli stabilimenti, le filiali e i laboratori distaccati dalla sede, che abbiano una organizzazione autonoma. Costituiscono indice dell’organizzazione autonoma lo svolgimento nelle sedi, stabilimenti, filiali e laboratori distaccati, di un’attività idonea a realizzare l’intero ciclo produttivo o una sua fase completa, unitamente alla presenza di lavoratori in forza in via continuativa.

Si sottolinea l’importanza della corretta identificazione dell’Unità produttiva ai fini dell’istruttoria della domanda di CIGO, in quanto fondamentale parametro di riferimento per la valutazione sia di requisiti che di limiti. Si riportano di seguito gli indicatori delle caratteristiche che l’unità produttiva deve possedere e che devono essere oggetto di autocertificazione da parte delle aziende, in sede di iscrizione in anagrafica aziende.

A parziale modifica di quanto disciplinato in materia dalla circolare n. 139 del 2016, si precisa quanto segue.

Con l’autocertificazione dell’autonomia organizzativa l’azienda dichiara, sotto la propria responsabilità, che l’unità produttiva è lo stabilimento o la struttura finalizzata alla produzione di beni o all’erogazione di servizi, dotati di autonomia finanziaria o tecnico funzionale, intendendosi con tali accezioni il plesso organizzativo che presenta una fisionomia distinta ed abbia, in condizioni di indipendenza, un proprio riparto di risorse disponibili così da permettere in piena autonomia le scelte organizzative più confacenti alle caratteristiche funzionali e produttive dell’unità.

Con l’autocertificazione dell’idoneità a realizzare l’intero ciclo produttivo, o una fase completa di esso, l’azienda dichiara sotto la propria responsabilità che il plesso organizzativo esplica, in tutto o in parte, l’attività di produzione di beni o servizi dell’impresa medesima, della quale costituisce elemento organizzativo, non limitandosi alla realizzazione di meri scopi strumentali sia rispetto ai generali fini dell’impresa sia rispetto ad una fase completa dell’attività produttiva della stessa.

Infine, l’unità produttiva deve avere maestranze adibite in via continuativa.

In caso di cantieri edilizi e affini (compresa l’impiantistica industriale), in sede di iscrizione dell’unità produttiva cantiere, l’azienda stessa dovrà autocertificare che per il plesso organizzativo, cui si riferisce la domanda di integrazione salariale, è stato stipulato un contratto di appalto di almeno un mese, senza onere di allegazione del contratto medesimo.

Si precisa altresì che, in merito alle aziende di impiantistica industriale, per l’individuazione delle unità produttive, si applicano le medesime disposizioni previste per le aziende del settore edilizia ed affini già disciplinate.

Con riferimento ad una durata presuntiva relativa all’individuazione per i cantieri edilizi e affini, compresi quelli relativi all’impiantistica industriale, riformando l’indirizzo interpretativo, già fornito con Messaggio 7336 del 2015, su indicazione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, viene fissato ad un mese, anziché sei, il limite minimo di durata dell’appalto ai fini della qualificazione in unità produttiva dei predetti cantieri. Detto nuovo indirizzo trova applicazione relativamente alle domande presentate a decorrere dal primo agosto, data di pubblicazione della circolare 139/2016 recante l’indirizzo medesimo.

Per dar seguito a quanto dianzi illustrato, oltre ai controlli automatizzati già svolti dalle procedure informatiche, saranno previste ulteriori verifiche su base campionaria di natura amministrativa e/o ispettiva in ordine alla effettività dei requisiti caratterizzanti l’unità produttiva.

L’attività di controllo prevede due diverse tipologie di attività da porre in essere:

– controlli on desk: consistenti in verifiche automatizzate e di natura amministrativa;

– controlli tramite vigilanza documentale e/o ispettiva: in ordine alla effettività dei requisiti caratterizzanti l’unità produttiva secondo le specifiche illustrate nel presente paragrafo.

Si richiama altresì, ai fini della prevista autocertificazione di tali requisiti e dell’individuazione della durata presuntiva per la qualificazione in unità produttiva dei cantieri edilizi e affini, quanto previsto nella circ. INPS n. 139 del 01/08/2016 – Parte seconda – paragrafo 5.

Sul piano applicativo, anche allo scopo di semplificare la gestione delle unità produttive, da parte delle aziende e degli intermediari previdenziali, ferma la nozione di unità produttiva come riportata nell’ambito della presente circolare, vengono integrate e parzialmente modificate le istruzioni operative fornite con la circolare n. 197/2015, al par. 1.4 (nozione di unità produttiva).

In particolare, nel sistema di anagrafica aziendale e nel flusso UniEmens, sezione PosContributiva, nell’ambito dell’elemento DenunciaIndividuale, viene introdotto il nuovo elemento denominato UnitaProduttiva, la cui nozione è quella diffusamente illustrata nel presente paragrafo. La valorizzazione del predetto elemento è obbligatoria per le aziende che possono accedere alle integrazioni salariali ordinarie e straordinarie e alle prestazioni integrative del reddito garantite dai Fondi di solidarietà (assegno ordinario e assegno di solidarietà) a partire dal flusso UniEmens di competenza del secondo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare.

Detto elemento, per le aziende che possono accedere alle integrazioni salariali ordinarie e straordinarie e alle prestazioni integrative del reddito garantite dai Fondi di solidarietà (assegno ordinario e assegno di solidarietà), va valorizzato anche laddove, non sussistendo unità produttiva diversa da quella in cui l’azienda ha la propria sede legale, la prestazione lavorativa dei dipendenti si svolga integralmente presso la sede legale del datore di lavoro.

Inoltre, a partire dal periodo di paga sopra indicato, la mancata valorizzazione del predetto elemento, per le aziende che possono accedere alle integrazioni salariali ordinarie e straordinarie e alle prestazioni integrative del reddito garantite dai Fondi di solidarietà (assegno ordinario e assegno di solidarietà), costituirà errore bloccante ai fini della trasmissione del flusso UniEmens.

Si ricorda, infine, che è cura dei i datori di lavoro verificare, ed eventualmente aggiornare, il censimento delle unità produttive e dei lavoratori distribuiti presso le unità produttive, ai fini della nuova valorizzazione dell’elemento UnitaProduttiva. Il censimento delle unità produttive, da parte dei datori di lavoro, sarà oggetto di controllo da parte degli operatori delle strutture territoriali dell’Istituto.

Pertanto, a modifica di quanto indicato nell’ambito della circolare n. 197/2015 (par. 1.4) e 176/2016 (par. 4), viene preservato l’attuale assetto dell’anagrafica aziendale relativo all’elemento UnitaOperativa. Nello specifico l’elemento UnitaOperativa continua ad essere inteso quale luogo ove viene svolta in maniera stabile l’attività lavorativa di uno o più dipendenti (Circ.n. 172/2010), ovvero sezione produttiva avente caratteristiche di omogeneità.

2.2. Apertura e gestione delle Unità Produttive. Istruzioni operative.

Di seguito si riportano le istruzioni operative per definire/gestire un’unità produttiva:

– accedere al menu dei servizi per le aziende e i consulenti, del sito istituzionale dell’INPS;

– nella sezione “Iscrizione e Variazione Aziende” attivare la voce “Comunicazione unità operativa/Accentramento contr.”;

– digitare la matricola per la quale aprire/gestire l’unità produttiva e confermare;

– le successive tre pagine sono di sola visualizzazione dei dati preesistenti, per cui cliccare sul pulsante “Pagina successiva”, fino a quando non compare l’elenco delle unità produttive già aperte (U. Prod=’S’), cliccare ancora su “Pagina Successiva”;

– selezionare “Comunicazione unità operativa-produttiva”, sarà visualizzato l’elenco delle unità produttive da gestire, oppure cliccare su “Inserisci” per aprire una nuova unità produttiva;

– immettere i dati richiesti e specificare l’opzione “Unità produttiva” e salvare, dopo aver preso visione della dichiarazione sulla apertura dell’unità produttiva;

– infine registrare la richiesta di creazione dell’unità produttiva appena definita, cliccando su “Registra Richiesta”.

2.3. Lavoratori che nel corso dello stesso mese prestano attività presso più unità produttive.

Nel caso di svolgimento dell’attività presso più UP nel corso del mese da parte di un lavoratore, nella compilazione della relativa denuncia mensile, i datori di lavoro si atterranno ai seguenti criteri:

a) valorizzeranno l’UP presso la quale il lavoratore ha prestato attività per un periodo più lungo;

b) in caso di periodi di eguale durata su più UP, sarà valorizzata l’ultima UP presso la quale il lavoratore ha prestato attività lavorativa in ordine temporale.

Detta soluzione convenzionale, ispirata ad un criterio di prevalenza temporale, consente di evitare la duplicazione delle informazioni UniEmens su più UP, anche al fine di non generare complessità gestionali a carico delle imprese.

2.4. Termine di presentazione della comunicazione di apertura di nuova unità produttiva.

La comunicazione di una nuova unità produttiva deve avvenire entro l’ultimo giorno del mese successivo all’apertura della stessa avvalendosi dell’apposita procedura telematica, disponibile sul sito internet dell’Istituto, accedendo alla sezione “Iscrizione e Variazione Aziende” e attivando “Comunicazione unità operativa/Accentramento contr.”; dei “Servizi per aziende e consulenti” (Sezione “Aziende, consulenti, professionisti”) (cfr. par. 2.2). Resta fermo che non è possibile presentare domande di CIG per unità produttive non ancora registrate in anagrafica aziende.

Ogni operazione con retroattività anteriore a quella sopra riportata è autorizzata, su istanza dell’azienda, ad essere trasmessa attraverso il cassetto bidirezionale con acclusa ogni documentazione utile a motivare i presupposti giuridico-operativi sui quali si fonda la registrazione con retrodatazione, da parte degli operatori delle sedi territoriali dell’Istituto (UO anagrafica e flussi). In tali casi le sedi dell’Istituto procederanno all’accoglimento dell’istanza solo una volta accertata, se del caso anche attraverso gli opportuni interventi ispettivi, la sussistenza dei presupposti per il diritto alla registrazione retrodatata dell’unità produttiva.

3. Conguaglio nella denuncia UniEmens. Termine di decadenza.

Come è noto, sulla base delle previsioni di legge (art. 7, commi 2 e 3, del D.Lgs. 148/2015), le integrazioni salariali erogate dal datore di lavoro sono rimborsate dall’Istituto ovvero conguagliate dal datore di lavoro medesimo all’atto dell’assolvimento degli obblighi di contribuzione obbligatoria. In particolare, il conguaglio delle integrazioni salariali erogate ai propri dipendenti deve essere effettuato, a pena di decadenza, entro sei mesi dalla fine del periodo di paga in corso alla scadenza del termine di durata dell’autorizzazione o dalla data del provvedimento di concessione, se successivo, assolvendo agli adempimenti informativi sulla base dell’assetto dei flussi UniEmens e ai correlati adempimenti contributivi attraverso l’utilizzo dei sistemi di pagamento di legge. Il predetto termine di decadenza si applica anche laddove la denuncia UniEmens generi un saldo a credito per l’azienda.

Per i trattamenti conclusi prima dell’entrata in vigore del decreto legislativo di riforma, i sei mesi decorrono dall’entrata in vigore del decreto stesso (24.09.2015).

Come già precisato al punto 1.7 della circolare 197/2015 e al par. 13 della circolare 201/2015, una volta maturato il termine di decadenza, l’azienda non potrà più conguagliare le integrazioni salariali anticipate ai propri dipendenti con gli ordinari flussi UniEmens che abbiano competenza successiva al mese di scadenza, né attraverso flussi regolarizzativi.

In ordine ai profili applicativi dell’istituto della decadenza, si rinvia alle istruzioni già fornite con la circolare n. 197/2015 (par. 1.7).

Nel caso di provvedimenti di differimento o sospensione degli adempimenti contributivi – si pensi ad esempio alla sospensione a seguito di calamità naturali (cfr. art. 5, co. 5-ter, L. 225/1992) – i cui effetti si estendono anche all’istituto della decadenza introdotto dall’art. 7, comma 3 del D.Lgs. n. 148/2015, i termini di decadenza per il conguaglio, ovvero la richiesta di rimborso delle integrazioni salariali corrisposte ai lavoratori, sono posticipati per il periodo stabilito dal provvedimento di legge. Sul piano applicativo, tutti i termini di decadenza che intervengono nel corso del periodo soggetto a sospensione sono posticipati al termine del periodo di sospensione fissato dalla legge.

Si richiama l’attenzione sulla circostanza che, per quanto riguarda le integrazioni salariali, il montante disponibile, in favore dell’azienda, è quello calcolato dall’Istituto sulla base dell’algoritmo di calcolo della CIG pubblicato anche come allegato 1 della circolare n. 197/2015.

La nuova disciplina di carattere generale trova applicazione in tutte le tipologie di cassa integrazione, ivi compresa la cassa integrazione in deroga e per le prestazioni integrative del reddito garantite dai Fondi di solidarietà (assegno ordinario e assegno di solidarietà). Nello specifico, stante la peculiarità del flusso di gestione della Cassa Integrazione in deroga e delle prestazioni integrative del reddito garantite dai Fondi di solidarietà, come precisato, rispettivamente, nelle circolari INPS n. 56 del 2016 e n. 201/2015, per stabilire i termini per poter procedere al conguaglio o al rimborso delle somme anticipate ai lavoratori beneficiari, bisogna verificare anche la data in cui viene emesso il provvedimento di autorizzazione del trattamento da parte dell’Istituto.

Di conseguenza, per i trattamenti di cassa integrazione in deroga e per i trattamenti integrativi del reddito garantiti dai Fondi di solidarietà, concessi successivamente all’entrata in vigore del D.Lgs. n.148 del 23 settembre 2015 (ndr D.Lgs. n.148 del 14 settembre 2015), il termine di sei mesi per il rimborso e il conguaglio della prestazione decorre dalla fine del periodo di paga in corso alla scadenza del periodo concesso o dalla data del provvedimento di autorizzazione del trattamento da parte dell’Istituto se successivo.

Resta fermo che per i trattamenti concessi prima dell’entrata in vigore del D.Lgs. n.148 del 23 settembre 2015 (ndr D.Lgs. n.148 del 14 settembre 2015) si potranno verificare i seguenti casi:

1) periodi di intervento conclusi prima del 24 settembre 2015 e delibera dell’INPS o decreto ministeriale emessi in data antecedente al 24 settembre 2015 à i termini di sei mesi decorrono dal 24 settembre 2015;

2) periodi di intervento conclusi prima del 24 settembre 2015 e delibera dell’INPS o decreto ministeriale emessi successivamente al 23 settembre 2015 à i termini di sei mesi decorrono dalla data di emissione dell’autorizzazione INPS;

3) periodo di intervento non ancora scaduto alla data del 24 settembre 2015 à in questo caso, il termine di sei mesi per il rimborso e il conguaglio della prestazione decorre dalla fine del periodo di paga in corso alla scadenza del periodo concesso o dalla data dell’emissione del provvedimento di concessione da parte dell’Istituto o del decreto ministeriale, se successivo.

4. Integrazioni salariali straordinarie.

4.1. Integrazioni salariali straordinarie. Destinatari.

Il Capo III del Titolo I del decreto legislativo riordina la normativa relativa alle integrazioni salariali straordinarie.

L’articolo 19 prevede che i trattamenti straordinari di integrazione salariale afferiscono alla gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali istituite presso l’INPS dall’art.37 della legge n.88/89. Tale gestione, eroga le prestazioni e ad essa affluisce la relativa contribuzione addizionale.

L’articolo 20 definisce il campo di applicazione oggettivo della disciplina delle integrazioni salariali straordinarie, confermativo del preesistente ambito applicativo con il pregio di ricondurre ad unità le disposizioni normative presenti in diversi testi di legge.

Pertanto, la disciplina in materia di integrazioni salariali straordinarie ed i relativi obblighi contributivi si applicano alle imprese sotto elencate, che nel semestre precedente la data di presentazione della domanda abbiano occupato mediamente più di 15 dipendenti inclusi gli apprendisti (riconducibili a tutte le tipologie contrattuali previste dall’art. 41 c.2 del D.Lgs. 81/2015) e i dirigenti:

a) imprese industriali, comprese quelle edili ed affini;

b) imprese artigiane, che procedono alla sospensione dei lavoratori in conseguenza di sospensioni o riduzioni dell’attività dell’impresa che esercita l’influsso gestionale prevalente;

c) imprese appaltatrici di servizi di mensa o ristorazione, che subiscono una riduzione di attività in dipendenza di situazioni di difficoltà dell’azienda appaltante, che abbiano comportato per quest’ultima il ricorso al trattamento ordinario o straordinario di integrazione salariale;

d) imprese appaltatrici di servizi di pulizia, anche se costituite in forma di cooperativa, che subiscano una riduzione di attività in conseguenza della riduzione delle attività dell’azienda appaltante, che abbiano comportato per quest’ultima il ricorso al trattamento straordinario di integrazione salariale;

e) imprese dei settori ausiliari del servizio ferroviario, ovvero del comparto della produzione e manutenzione del materiale rotabile;

f) imprese cooperative di trasformazione di prodotti agricoli e loro consorzi;

g) imprese di vigilanza.

La disciplina in materia di intervento straordinario di integrazione salariale e i relativi obblighi contributivi trovano altresì applicazione in relazione alle imprese seguenti, che nel semestre precedente la data di presentazione della domanda abbiano occupato mediamente più di cinquanta dipendenti, inclusi gli apprendisti e i dirigenti:

a) imprese esercenti attività commerciali, comprese quelle della logistica;

b) agenzie di viaggio e turismo, compresi gli operatori turistici.

La medesima disciplina e i medesimi obblighi contributivi trovano applicazione, a prescindere dal numero dei dipendenti, in relazione alle seguenti categorie:

a) imprese del trasporto aereo e di gestione aeroportuale e società da queste derivate, nonché imprese del sistema aeroportuale;

b) partiti e movimenti politici e loro rispettive articolazioni e sezioni territoriali, nei limiti di spesa di 8,5 milioni di euro per l’anno 2015 e di 11,25 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2016.

4.2. Integrazioni salariali straordinarie. Determinazione del limite dimensionale.

Per l’individuazione della sussistenza del requisito dimensionale previsto dall’art. 20, comma 1, del decreto di riforma, si deve fare riferimento al numero dei lavoratori occupati mediamente nell’azienda nel semestre precedente la data di presentazione della domanda.

Al riguardo, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con la circolare n. 24/2015, ha chiarito che, per il calcolo della forza lavoro, continuano ad applicarsi i criteri già esplicitati in vigenza della pregressa disciplina (ante D.Lgs. n. 148/2015). Inoltre, al punto 2 della predetta circolare, il Dicastero ha precisato ” che la disposizione di cui all’art. 20, comma 1, prevale su quella dell’art. 27 del decreto legislativo n. 81/2015, relativa al computo dei lavoratori a tempo determinato, in quanto norma speciale per la materia della Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria”.

In altri termini, i lavoratori a tempo determinato continuano ad essere computati nella forza ai fini CIGS alla stregua degli altri dipendenti a tempo indeterminato, senza che in tali fattispecie operi il riproporzionamento previsto dall’art. 27 del D.Lgs. n. 81/2015.

Ai fini del calcolo della forza aziendale “FZ”, il prestatore di lavoro intermittente è computato nell’organico dell’impresa, in proporzione all’orario di lavoro effettivamente svolto nell’arco di ciascun semestre precedente alla richiesta di intervento di integrazione salariale, ai sensi dell’art. 18 del D.Lgs. n. 81/2015; non vanno pertanto considerate le ore in cui il lavoratore resta in disponibilità.

Per la determinazione della forza aziendale, si vedano le circolari n. 25/1991, n. 211/1991 e n. 25/2010.

4.3. Integrazioni salariali straordinarie. Contributo ordinario CIGS.

Come disposto dall’art.23 del decreto legislativo 148/2015, il contributo ordinario CIGS è pari allo 0,90% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali dei lavoratori per i quali trova applicazione la disciplina delle integrazioni salariali straordinarie, di cui 0,60% a carico dell’impresa e 0,30% a carico del lavoratore. Tale disposizione, quindi, conferma la previgente misura di tale contributo, già fissata dall’art. 9 della legge n.407/90. Pertanto nulla è innovato.

5. Contribuzione addizionale.

5.1. Nuovo assetto del contributo addizionale.

Come già illustrato in circolare n. 197/2015, l’art. 5 del decreto 148/2015 ha modificato l’assetto e la misura della contribuzione addizionale, introducendo rilevanti innovazioni rispetto alla previgente disciplina legale.

Tale disposizione pone a carico delle imprese che presentano domanda di integrazione salariale un contributo addizionale in misura pari al:

a) 9% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate, relativamente al periodo di integrazione salariale ordinaria o straordinaria, fruito all’interno di uno o più interventi concessi, sino a un limite complessivo di 52 settimane in un quinquennio mobile;

b) 12% oltre il limite di cui alla lettera a) e sino a 104 settimane in un quinquennio mobile;

c) 15% oltre il limite di cui alla lettera b) in un quinquennio mobile.

In particolare, la nuova disciplina del contributo addizionale si caratterizza per i seguenti aspetti innovativi:

a) la contribuzione è calcolata sulla retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate e, quindi, non più sull’integrazione corrisposta;

b) la misura dell’aliquota varia in funzione dell’intensità di utilizzo delle integrazioni salariali nell’ambito del quinquennio mobile.

Detta disciplina si applica anche alla Cassa Integrazione Guadagni in Deroga (cfr. Circ. INPS n.56 del 29/03/2016).

Per completezza, si fa presente che, ai sensi dell’art. 24, comma 6, del D.Lgs. n. 148/2015, il contributo addizionale può essere suscettibile di un incremento, a titolo di sanzione, in caso di mancato rispetto delle modalità di rotazione tra i lavoratori interessati nell’applicazione della sospensione o riduzione dell’orario di lavoro (ex art. 24, comma 3, D.Lgs. n. 148/2015).

A tale riguardo, il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, ha emanato il decreto n. 94956 del 10 marzo 2016, con il quale è stata definita la misura dell’incremento del contributo addizionale nella fattispecie in argomento. Tale incremento è pari all’1% del contributo addizionale dovuto e si applica ai lavoratori in relazione ai quali non è stato rispettato il criterio di rotazione e limitatamente al periodo temporale per il quale è stata accertata la violazione. Il predetto decreto dispone, altresì, che la DTL competente, trasmetta gli esiti dell’accertamento alla sede territoriale competente dell’istituto, la quale provvederà ad applicare la sanzione comminata.

La circolare n. 4, del 2 febbraio 2016, del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, ha chiarito, relativamente al contributo addizionale, che – non avendo il decreto interministeriale n. 83473 del 1 agosto 2014 nulla disposto al riguardo e considerando che l’articolo 46, comma 1, lett. l) del D.Lgs. 148 del 2015 ha abrogato l’art.8, commi da 1 a 5, e 8 del D.L. 21 marzo 1988, n.86, convertito con modificazioni dalla legge 20 maggio 1988, n.160 – la nuova disciplina, introdotta da una fonte primaria, trova applicazione per tutte le tipologie di cassa integrazione, ivi compresa la cassa integrazione in deroga.

5.2. Decorrenza delle nuove aliquote.

In base all’art. 44, comma 1, quando non diversamente indicato, le disposizioni di cui al decreto 14 settembre 2015, n.148, si applicano ai trattamenti di integrazione salariale richiesti a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto stesso (24.9.2015). Da tale principio generale consegue che la nuova misura del contributo addizionale ex art. 5, D.Lgs. n. 148/2015 si applica ai trattamenti di integrazione salariale per i quali è stata presentata istanza a decorrere dal 24.9.2015, anche se hanno ad oggetto eventi di sospensione o riduzione antecedenti o, comunque, iniziati prima di tale data (cfr. p. 2 della circolare n. 197/2015).

Per i trattamenti richiesti entro il 23.09.2015, seppure per periodi di integrazione salariale successivi a tale data continuerà a trovare applicazione la disciplina vigente prima dell’entrata in vigore del D.Lgs. n. 148/2015.

Con specifico riferimento ai trattamenti di integrazione salariale straordinaria, il principio recato dal citato art. 44, co. 1 del decreto di riforma – avuto riguardo alle precisazioni ed i chiarimenti forniti in materia dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – non trova applicazione nelle fattispecie di seguito illustrate.

In circolare n. 30 del 9 novembre 2015 il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha chiarito che continua a trovare applicazione la previgente disciplina nei seguenti casi:

– proroga dei trattamenti per riorganizzazione, ristrutturazione e contratti di solidarietà, purché le domande relative al primo anno siano state presentate entro il 23/09/2015;

– istanze per il secondo anno di programmi di cessazioni biennali di attività presentate dopo il 24/09/2015.

Nei predetti casi, continuerà quindi ad applicarsi la disciplina del contributo addizionale previgente l’entrata in vigore del D.Lgs. n. 148/2015.

Con successiva nota del 21 dicembre 2015, il predetto Dicastero ha chiarito come non si applichi la disciplina recata dal D.Lgs. n. 148/2015, in tutti i casi in cui la consultazione sindacale/verbale di accordo e le conseguenti sospensioni/riduzioni di orario di lavoro siano intervenute prima dell’entrata in vigore del predetto decreto legislativo n. 148/2015 e le relative istanze di CIGS siano state presentate nell’arco temporale tra il 24.9.2015 ed il 31.10.2015.

Ciò in quanto, durante tale periodo, le aziende non erano obbligate a rispettare i termini procedimentali ex art. 21, commi 1 e 2 del D.Lgs. n. 148/2015, così come disposto dal successivo art. 44 comma 4 del medesimo decreto legislativo.

Quindi, alla luce del chiarimento ministeriale sopra illustrato, nei casi di consultazione sindacale/verbale di accordo e conseguenti sospensioni/riduzioni di orario di lavoro intervenute entro il 23.9.2015, con presentazione delle relative istanze di integrazioni salariali straordinarie nel periodo intercorrente tra il 24.9.2015 ed il 31.10.2015, i connessi trattamenti autorizzati non saranno soggetti alla disciplina del contributo addizionale ex art. 5 del D.Lgs. n. 148/2015.

5.3. Variazione della misura dell’aliquota.

Come detto, la misura del contributo addizionale dovuto dalle aziende interessate varia in funzione dell’intensità di utilizzo delle integrazioni salariali, nell’ambito del quinquennio mobile.

Ai fini del superamento delle 52 e 104 settimane che determinano l’incremento delle aliquote del contributo addizionale, tenuto conto di quanto previsto dall’art. 44, comma 1 e 2, vanno computati i trattamenti di integrazione salariale per i quali sia stata presentata istanza a decorrere dal 24 settembre 2015, anche se riguardanti eventi di sospensione o riduzione antecedenti a tale data. Viceversa, non verranno computati ai suddetti fini, i periodi di sospensione o riduzione successivi al 24 settembre 2015, se dedotti in domande presentate prima di tale data.

Con esclusivo riferimento alle integrazioni salariali straordinarie, inoltre, non dovranno essere computati i trattamenti che godono, come sopra illustrato, del regime transitorio di cui alla citata circolare n. 30 del 9 novembre 2015 e alla sopra richiamata nota n. 14948 del 21 dicembre 2015, in quanto riconducibili alla previgente normativa.

Come già evidenziato nell’ambito della circolare n. 199 del 15 novembre 2016, può accadere che il superamento dei limiti di durata in corrispondenza dei quali scatta l’incremento delle aliquote contributive si verifichi nel corso del mese. In tali casi, avuto riguardo alla mensilizzazione dei periodi di paga e dei flussi informativi assicurativi e contributivi, le aziende saranno tenute a versare la contribuzione addizionale secondo la maggior aliquota a partire dal mese successivo a quello in cui si è verificato il superamento di detti limiti. Ciò vale anche nel caso in cui il superamento dei citati limitati avvenga per effetto di più autorizzazioni nell’ambito dello stesso mese.

5.4. Casi di esclusione dall’obbligo di versamento del contributo addizionale.

Come già chiarito con la circolare n. 24/2015 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il contributo addizionale non è dovuto nei seguenti casi:

a) per gli interventi di integrazione salariale ordinaria, quando gli stessi siano concessi per eventi oggettivamente non evitabili (art. 13, co. 3, D.lgs. n. 148/2015);

b) dalle imprese sottoposte a procedura concorsuale, come già previsto dall’art. 8, co. 8-bis, della legge 20 maggio 1988, n. 160;

c) dalle imprese che ricorrono ai trattamenti di cui all’art. 7, co. 10-ter, del D.L. n. 148/93, convertito con modificazioni dalla legge n. 236/93;

d) dalle imprese sottoposte a procedura concorsuale con continuazione dell’attività aziendale che, sussistendone i presupposti, accedano, a decorrere dal 1° gennaio 2016, al trattamento di Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria per le causali previste dal D.Lgs. n. 148/2015.

5.5. Momento impositivo del contributo addizionale.

Ai sensi dell’art. 12, co. 2, della legge n.164/75 – abrogato dall’art. 46, co. 1, lett. f), D.Lgs. n. 148/2015 – le imprese che si avvalevano degli interventi di integrazione salariale, anticipando i relativi trattamenti ai dipendenti interessati dalla riduzione di orario, ovvero dalla sospensione dell’attività di lavoro, erano tenute a versare il contributo addizionale alla Cassa Integrazione Guadagni in sede di conguaglio delle relative prestazioni. Analoga disposizione non è stata riprodotta nel decreto di riforma.

Stante il mutato regime normativo, il momento impositivo della contribuzione addizionale va individuato assumendo a riferimento il periodo di paga al quale afferisce la retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate, in vigenza del provvedimento che legittima l’accesso all’integrazione salariale, e tenendo conto delle modalità di svolgimento degli adempimenti operativi connessi alla formazione del flusso UniEmens. In questo quadro, tenuto conto dell’esigenza di assicurare alle aziende un lasso temporale idoneo a consentire l’aggiornamento del flusso UniEmens e del correlato adempimento contributivo, l’obbligo del pagamento del contributo addizionale, è fissato a decorrere dal mese di paga successivo al provvedimento di autorizzazione alla fruizione della prestazione, adottato dall’Istituto sia per le integrazioni salariali ordinarie sia per le integrazioni salariali straordinarie.

Pertanto, a partire dal periodo di paga successivo al provvedimento di concessione dell’integrazione salariale, l’azienda è tenuta al pagamento del contributo addizionale calcolato sulla retribuzione globale che sarebbe spettata ai lavoratori per le ore di lavoro non prestate.

Nello specifico, nell’ambito del flusso UniEmens del mese di paga successivo alla data di autorizzazione, l’azienda è tenuta a esporre, oltre al contributo addizionale del mese in corso, anche il contributo addizionale riferito a periodi di integrazione salariale che insistono sui periodi di paga intercorrenti fra la data di inizio della sospensione/riduzione dell’attività lavorativa e quello in cui ricade il provvedimento di concessione dell’integrazione salariale, e ad assolvere i conseguenti obblighi contributivi. Poi, a partire dal secondo mese di paga successivo al rilascio dell’autorizzazione, l’azienda è tenuta a esporre, mese per mese, il contributo addizionale riferito ad ogni periodo di paga, operando i versamenti correlati. Ad esempio, nel caso di inizio evento CIG in data 10.05.2016 e rilascio autorizzazione in data 5.08.2016, gli adempimento sono i seguenti:

– nell’ambito del flusso 09/2016, va riportato il contributo addizionale riferito al periodo 10.05.2016 – 30.09.2016);

– nell’ambito dei flussi UniEmens successivi a quello del 09/2016, va riportato il contributo addizionale relativo ad ogni mese di paga.

Nel caso in cui il rilascio dell’autorizzazione avvenga nel mese in cui termina l’evento CIG o successivamente, l’azienda è tenuta a versare l’importo del contributo addizionale per l’intero periodo autorizzato nel periodo di paga successivo a quello di autorizzazione.

5.6. Calcolo del contributo addizionale.

Come in precedenza evidenziato, il decreto legislativo n. 148/2015, ha modificato la base di calcolo del contributo addizionale, assumendo come tale la retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate (c.d. “retribuzione persa”). Allo scopo di assicurare, ai lavoratori interessati da provvedimenti di integrazione salariale, le tutele previste dalla legge, con particolare riguardo alle modalità di accredito della contribuzione figurativa, la determinazione della retribuzione persa va effettuata sulla base di regole che risultino assolutamente coerenti con quelle che sono utilizzate per la determinazione dell’importo dell’integrazione salariale.

Nel merito, si ricorda che, l’art. 3, comma 5 del citato decreto, nel definire la misura dell’integrazione salariale, stabilisce che “…L’importo del trattamento…non può superare per l’anno 2015 gli importi massimi mensili…comunque rapportati alle ore di integrazione salariale autorizzate e per un massimo di dodici mensilità, comprensive dei ratei di mensilità aggiuntive”. Pertanto, la retribuzione globale – base di calcolo dell’importo dell’integrazione salariale e, al contempo, della misura del contributo addizionale, deve essere maggiorata dei ratei di mensilità aggiuntive, a prescindere da ogni pattuizione negoziale che, nel rispetto del nuovo quadro normativo di riferimento, possa riguardare il trattamento retributivo dei lavoratori interessati da provvedimenti di integrazione salariale.

Nel flusso UniEmens, la retribuzione persa viene esposta nell’ elemento DifferenzeAccredito.

Tenuto conto di quanto evidenziato in ordine agli elementi che sono presi in considerazione ai fini dell’individuazione della retribuzione persa, le imprese devono valorizzare tale elemento considerando anche i ratei delle mensilità aggiuntive, quali la 13° e la 14° mensilità aggiuntiva, ed altre gratificazioni annuali e periodiche.

5.6.1. Rapporti di lavoro a tempo pieno.

Allo scopo di agevolare le operazioni di adeguamento dei sistemi aziendali di gestione delle paghe e contributi, nell’all.1 viene riportato l’algoritmo di calcolo generale della retribuzione persa per i rapporti di lavoro a tempo pieno, che include gli elementi che devono essere considerati per il corretto calcolo della base imponibile da assumere a riferimento per la determinazione della misura del contributo addizionale.

Vedi Figura 1 in Allegato 1

L’implementazione del predetto algoritmo cambia a seconda che si tratti di lavoratori retribuiti sulla base di una retribuzione mensilizzata ( TipoPaga = M) ovvero sulla base di una retribuzione giornaliera ( TipoPaga = G) oppure oraria ( TipoPaga = H) e subisce adattamenti qualora l’assunzione/cessazione del lavoratore si verifichi nel corso del mese di paga ovvero laddove, nel corso del medesimo mese di paga, si registri un cambio di qualifica. Nel caso in cui ci si riferisca a lavoratori mensilizzati, al fine di effettuare la normalizzazione del valore della retribuzione persa, a prescindere dalle ore lavorabili nel mese, dovrà essere applicato un fattore correttivo pari al rapporto tra divisore orario contrattuale e ore lavorabili al mese.

Opportune rivisitazioni dell’implementazione dell’algoritmo di calcolo della retribuzione persa vanno effettuate nel caso di rapporti di lavoro a tempo parziale. Di seguito, in relazione ad ogni fattispecie di rapporto di lavoro, viene riportato l’algoritmo di calcolo della relativa retribuzione persa.

Lavoratori con retribuzione mensilizzata

Per i lavoratori cd. Mensilizzati (TipoPaga = M in UniEmens), la retribuzione oraria è determinata dividendo la retribuzione mensile lorda (RM), comprensiva dei ratei di mensilità aggiuntive, per il divisore orario contrattuale (ore medie lavorabili al mese) indicato in UniEmens nell’elemento DivisoreOrarioContr, il quale costituisce il “Divisore orario previsto dal CCNL di riferimento per la determinazione della retribuzione oraria” (cfr. Doc. Tecnico UniEmens). Il numero ore da integrare corrisponde al totale delle ore di CIG indicate in UniEmens nell’elemento NumOreEvento ed espresso in centesimi. Al fine di effettuare la normalizzazione del valore della retribuzione persa a prescindere dalle ore lavorabili nel mese, viene infine inserito un fattore correttivo pari al rapporto tra divisore orario contrattuale e ore lavorabili nel mese. Pertanto, per la predetta categoria di lavoratori, adottando le modalità espressive degli elementi UniEmens, l’algoritmo di calcolo della retribuzione persa è indicato nell’all.1.

Vedi Figura 2 in Allegato 1

Lavoratori retribuiti su base oraria o giornaliera

Per i lavoratori retribuiti su base giornaliera (TipoPaga = G) oppure oraria (TipoPaga = H), la retribuzione oraria viene determinata moltiplicando la retribuzione teorica (RetribTeorica) per il numero di mensilità ( NumMensilita ) espresso in unità con 3 decimali, diviso per 12 ed ulteriormente diviso per le ore lavorabili espresse in unità con 2 decimali, indicate in UniEmens nell’elemento OreLavorabili, il quale costituisce le “Ore contrattualmente lavorabili calcolate in base al calendario del mese di riferimento” (cfr. Doc. Tecnico UniEmens). Il numero ore da integrare corrisponde al totale delle ore di CIG indicate nell’UniEmens nell’elemento NumOreEvento ed espresso in centesimi. Pertanto, In UniEmens tale algoritmo di calcolo verrà espresso come indicato nella fig.3 dell’all.1.

Vedi Figura 3 in Allegato 1

Lavoratori assunti/cessati nel corso del mese ovvero con cambio di qualifica nel corso del mese

Nel caso di lavoratori assunti o cessati nel corso del mese, ovvero nel caso in cui si verifichi un cambio di qualifica nel corso del mese, l’algoritmo di calcolo da assumere a riferimento, per la corretta compilazione del mese in discorso, è sempre quello sopra indicato per i lavoratori retribuiti su base giornaliera.

Per il calcolo del contributo addizionale si procederà ad applicare l’aliquota prevista alla retribuzione persa, così come sopra determinata.

Pertanto, in questa fattispecie, a prescindere dall’assetto della retribuzione del lavoratore (mensilizzata, giornaliera, oraria), l’algoritmo di calcolo da utilizzare è comunque quello indicato nella fig.4 dell’all.1.

Vedi Figura 4 in Allegato 1

5.6.2. Rapporti di lavoro a tempo parziale

Per i rapporti di lavoro a tempo parziale, si ricorda che la retribuzione teorica da indicare in UniEmens è quella relativa allo specifico rapporto di lavoro a tempo parziale, ovvero riparametrata in base alla misura della riduzione dell’orario contrattuale. Pertanto, l’algoritmo di calcolo della retribuzione persa sarà rimodulato sulla base delle caratteristiche del rapporto di lavoro a tempo parziale, utilizzando la percentuale di part-time riportata:

– nell’elemento PercPartTime nel caso di part-time cd. orizzontale;

– nell’elemento PercPartTimeMese nel caso di part-time cd. verticale o misto.

L’implementazione dell’algoritmo di calcolo della retribuzione persa in caso di rapporto di lavoro a tempo parziale cambia a seconda che si tratti di lavoratori retribuiti sulla base di una retribuzione mensilizzata ( TipoPaga = M) ovvero sulla base di una retribuzione giornaliera ( TipoPaga = G) oppure oraria ( TipoPaga = H) e subisce adattamenti qualora l’assunzione/cessazione del lavoratore si verifichi nel corso del mese di paga ovvero laddove, nel corso del medesimo mese di paga, si registri un cambio di qualifica. Nell’all.1, in relazione ad ogni fattispecie, viene riportato il relativo l’algoritmo di calcolo.

Lavoratori con retribuzione mensilizzata

Per i lavoratori con retribuzione mensilizzata ( TipoPaga = M), l’algoritmo di calcolo della retribuzione persa, in UniEmens, per i rapporti part-time di tipo orizzontale, verrà espresso come indicato nella fig.5 dell’all.1.

Vedi Figura 5 in Allegato 1

Nel caso di rapporti di lavoro a tempo parziale di tipo verticale o misto, il predetto algoritmo va adeguato utilizzando, ai fini della misura del rapporto part-time, il valore riportato nell’elemento PercPartTimeMese, che, come noto, indica l’orario svolto nel mese cui la denuncia si riferisce. Sempre nei predetti rapporti di lavoro, qualora, per effetto dell’assetto contrattuale, nel mese non si verifichi alcuna riduzione oraria, l’algoritmo da utilizzare è quello relativo al personale a tempo pieno (v. paragrafo 5.6.1, lavoratori con retribuzione mensilizzata).

Lavoratori con retribuzione su base oraria o giornaliera

Per i lavoratori retribuiti su base giornaliera ( TipoPaga = G) oppure oraria ( TipoPaga = H), l’algoritmo di calcolo della retribuzione persa, in UniEmens, verrà espresso come riportato nella fig.6 dell’all.1.

Vedi Figura 6 in Allegato 1

Lavoratori assunti/cessati nel corso del mese ovvero con cambio di qualifica nel corso del mese

Nel caso di lavoratori assunti o cessati nel corso del mese, ovvero nel caso in cui si verifichi un cambio di qualifica nel corso del mese, l’algoritmo di calcolo da assumere a riferimento, per la corretta compilazione del mese in discorso, è sempre quello sopra indicato per i lavoratori retribuiti su base giornaliera. Per il calcolo del contributo addizionale si procederà ad applicare l’aliquota prevista alla retribuzione persa, così come sopra determinata.

Pertanto, in UniEmens l’algoritmo di calcolo è quello riportato nella fig.7 dell’all.1.

5.7. Aumenti retributivi non utili ai fini del trattamento di integrazione salariale e della retribuzione persa.

Come è noto, l’art. 21, comma 5 del D.Lgs. n. 148/2015 stabilisce che, in relazione alla nuova causale CIGS rappresentata dai contratti di solidarietà, “…il trattamento retributivo perso va determinato inizialmente non tenendo conto degli aumenti retributivi previsti dai contratti collettivi aziendali nel periodo di sei mesi antecedenti la stipula del contratto di solidarietà. Il trattamento di integrazione salariale è ridotto in corrispondenza di eventuali successivi aumenti retributivi intervenuti in sede di contrattazione aziendale.” Pertanto, gli aumenti retributivi fissati da accordi aziendali stipulati nel corso dei sei mesi precedenti la stipula del contratto di solidarietà, ovvero nel corso della durata del predetto contratto di solidarietà, non vanno assunti a riferimento ai fini del calcolo dell’importo del trattamento di integrazione salariale, così come non vanno considerati ai fini della determinazione della retribuzione persa, da utilizzare sia per l’accredito della contribuzione figurativa, sia per il calcolo del contributo addizionale.

Sul piano applicativo, allo scopo di rilevare la ricorrenza dei predetti aumenti retributivi, viene istituito, nella sezione DenunciaIndividuale / DatiRetributivi, il seguente nuovo elemento denominato AumRetrCIGS, nell’ambito del quale le aziende riporteranno a partire dal mese in cui si registrano gli eventi CIGS e per tutto il periodo dell’autorizzazione, la misura mensile degli aumenti retributivi previsti da contratti collettivi aziendali stipulati nel corso dei sei mesi precedenti la sottoscrizione del contratto di solidarietà, nonché nell’arco della durata dell’accordo di solidarietà medesimo.

Nell’ambito del nuovo elemento AumRetrCIGS va indicato l’aumento retributivo del mese derivante da contratti collettivi aziendali stipulati nel corso dei sei mesi precedenti la sottoscrizione del contratto di solidarietà, nonché nel corso della durata del predetto contratto, come previsto dalle disposizioni dell’art. 21, comma 5, del D.Lgs. n. 148/2015.

La valorizzazione va effettuata esclusivamente in relazione ai flussi UniEmens a partire dal mese in cui si registrano gli eventi CIGS e per tutto il periodo dell’autorizzazione. Il valore indicato nel nuovo elemento AumRetrCIGS costituisce una parte del valore indicato nell’elemento RetribTeorica e pertanto va determinato sulla base di regole analoghe a quelle che presiedono la valorizzazione dell’elemento RetribTeorica, fra le quali si ricorda:

– va esclusa la quota di retribuzione ultramensili, quali la 13^ e la 14^ mensilità e altre gratificazioni annuali e periodiche rilevabili sulla base della valorizzazione dell’elemento NumMensilita ;

– vanno esclusi, in quanto comunque non computabili ai fini della base di calcolo della integrazione salariale, i premi di produzione, i compensi dovuti per ferie e festività non godute, i compensi relativi a periodi precedenti, nonché quelli legati all’effettivo svolgimento della prestazione lavorativa (es. lavoro straordinario);

– l’importo va sempre rapportato al mese intero, salvo nei casi di assunzione o cessazione nel corso del mese, in relazione ai quali l’importo va determinato per il periodo che va rispettivamente dalla data di assunzione alla fine del mese ovvero dall’inizio del mese alla data di cessazione.

In tutti i casi in cui ricorrono gli aumenti retributivi previsti dall’art. 21, comma 5, D.Lgs. n. 148/2015, il datore di lavoro è tenuto a valorizzare l’elemento AumRetrCIGS e, ai fini della corretta applicazione degli algoritmi di calcolo della retribuzione persa sopra riportati, a sottrarre il valore ivi indicato dall’importo della RetribTeorica per ogni mese.

A titolo esemplificativo, si riporta nell’all.1 (fig.8) l’algoritmo di calcolo generale della retribuzione persa per i rapporti di lavoro a tempo pieno, nel caso in cui ricorrono aumenti retributivi previsti dall’art. 21, comma 5, D.Lgs. n. 148/2015.

Vedi Figura 8 in Allegato 1

La decorrenza della predetta implementazione del sistema UniEmens è fissata a partire dalle denunce di competenza del quarto mese successivo a quello di emanazione della presente circolare.

6. Trattamento di fine rapporto e CIGS.

6.1. TFR e CIGS per crisi e/o riorganizzazione aziendale.

Nella circolare del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali n. 24/2015 sono state illustrate le novità apportate dal decreto di riforma alla disciplina del trattamento di fine rapporto dei lavoratori che fruiscono delle integrazioni salariali straordinarie. In particolare, l’art. 46, comma 1, lett. c) del D.Lgs. n. 148/2015 ha abrogato la legge n. 464/1972 che, all’art. 2, secondo comma, prevedeva che, per i lavoratori licenziati al termine del periodo di integrazione salariale, le aziende potessero richiedere alla Cassa Integrazione Guadagni il rimborso delle quote di trattamento di fine rapporto riferite agli interessati, limitatamente a quanto maturato durante il predetto periodo.

Consegue all’abrogazione della richiamata disposizione che le quote di trattamento di fine rapporto restano a carico del datore di lavoro. Pertanto, i datori di lavoro interessati – che abbiano richiesto trattamenti di integrazione salariale straordinari, per le causali d’intervento di cui all’art. 21, comma 1, lett. a) e b), D.Lgs. n. 148/2015 – non hanno più diritto alla restituzione delle suddette quote di TFR.

Con la successiva circolare n.30 del 9 novembre 2015 integrata dalla nota del 21 dicembre 2015 (vedi punto5.2) il Ministero del Lavoro ha chiarito i casi in cui continua ad applicarsi la previgente disciplina, compreso l’art.2, comma 2 L.464/72, che di seguito si riassumono:

1. domande presentate entro il 23 settembre 2015;

2. domande presentate dopo il 23 settembre 2015, relative alla richiesta di proroga del trattamento concesso per il completamento di programmi di riorganizzazione e ristrutturazione per i quali la domanda di concessione per primo anno sia stata presentata entro il 23 settembre 2015;

3. domande di autorizzazione presentate dopo il 23 settembre 2015, relative al secondo anno dei programmi biennali di cessazione.

Sul piano applicativo, con riferimento agli eventi di Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria, di cui alle richiamate causali, ricadenti nella disciplina del decreto di riforma, le aziende non potranno più conguagliare alcun importo. Conseguentemente, per le CIGS post D.Lgs. 148/2015, non dovrà più essere utilizzato il codice “L043” avente il significato di “Quote ind. Anzianità L.464/72”.

6.2. TFR e CIGS per contratti di solidarietà.

Le quote di TFR maturate in relazione a contratti di solidarietà soggetti alla previgente disciplina ex art. 1 della legge n. 863/84, continueranno ad essere gestite secondo le istruzioni fornite con il messaggio n. 18092/2013; di conseguenza le predette quote dovranno essere recuperate entro 12 mesi dalla conclusione del periodo di vigenza del contratto, utilizzando il codice “L042” avente il significato di “Quote indennità anzianità L.160/88 art.8.2 bis contratti di solidarietà”.

L’art. 21 del decreto di riforma, oltre ad operare l’inclusione del contratto di solidarietà nella disciplina delle integrazioni salariali straordinarie, ha dettato specifiche disposizioni in materia di quote di TFR maturate dai lavoratori in relazione alla retribuzione persa a seguito della riduzione dell’orario di lavoro stabilita dall’accordo di solidarietà.

In particolare, il comma 5 della norma in commento stabilisce che “Le quote di accantonamento del trattamento di fine rapporto relative alla retribuzione persa a seguito della riduzione dell’orario di lavoro sono a carico della gestione di afferenza, ad eccezione di quelle relative a lavoratori licenziati per motivo oggettivo o nell’ambito di una procedura di licenziamento collettivo, entro 90 giorni dal termine del periodo di fruizione del trattamento di integrazione salariale, ovvero entro 90 giorni dal termine del periodo di fruizione di un ulteriore trattamento straordinario di integrazione salariale concesso entro 120 giorni dal termine del trattamento precedente.”

Quindi, con riferimento a tali quote di TFR maturate dai lavoratori come sopra individuati, le aziende interessate potranno procedere al recupero delle predette quote, operando il conguaglio sulla denuncia UniEmens.

A tal fine esporranno, a partire dalle denunce di competenza del secondo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare, nell’elemento CausaleACredito di DatiRetributivi/AltreACredito, il nuovo codice “L045”, avente il significato di “Quote TFR ex art. 21, co. 5, D.Lgs. n. 148/2015”.

6.3. TFR e CIG in deroga.

Per quanto riguarda il trattamento di integrazione salariale in deroga, e il rimborso delle quote di TFR maturate durante il periodo “ininterrotto” di sospensione dal lavoro seguito dalla risoluzione del rapporto di lavoro stesso, la circolare n. 4, del 2 febbraio 2016, del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, ha precisato che non può essere rimborsato dall’INPS. Infatti, la condizione di sospensione dal lavoro per intervento della Cassa Integrazione Guadagni in deroga non rientra in alcuna fattispecie normativa che ne preveda l’indennizzo, essendo la relativa prestazione finanziata da risorse di natura non contributiva.

Pertanto, anche nell’ipotesi in cui sopravvenga la risoluzione del rapporto di lavoro, dopo un periodo di CIG in deroga fruito dal lavoratore senza soluzione di continuità rispetto alla fine del periodo d’intervento di cassa integrazione salariale straordinaria, sono erogabili a carico della Cassa Integrazione Guadagni solo le quote di TFR maturate durante il periodo di intervento di integrazione salariale straordinaria.

Conseguentemente, la corresponsione delle quote di TFR maturate durante il periodo di intervento di integrazione salariale in deroga resta a carico del datore di lavoro.

Parte II

7. CIGO/CIGS con Ticket. Modalità di esposizione del conguaglio e del contributo addizionale.

7.1. CIGO con Ticket ante D.Lgs. 148/2015.

Con la circolare n. 13/2011 e messaggi Hermes n. 14568/2011 e 7216/2012 sono state fornite indicazioni relative al sistema di gestione della cassa integrazione con ticket, per eventi relativi alla Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria Industria verificatisi a partire da giugno 2012.

Attualmente, tale sistema si basa sulla raccolta mensile, tramite il flusso UniEmens, di tutte le informazioni utili alla gestione dell’evento di Cassa Integrazione e alla modalità di pagamento (diretta dell’Istituto, a conguaglio dall’azienda). Il sistema prevede l’esposizione delle informazioni relative alla sospensione del lavoratore con le tempistiche normalmente utilizzate per i lavoratori ed i periodi non oggetto di CIG.

Le informazioni relative all’effettivo ammontare della prestazione, nonché l’attribuzione individuale del periodo e degli importi posti a conguaglio dall’azienda, vengono determinati al momento della sospensione in base ai dati trasmessi a corredo della CIG richiesta. All’atto del conguaglio, sarà quindi sufficiente abbinare il conguaglio stesso alla domanda di CIG tramite il numero di autorizzazione o di ticket e verificare che l’importo del conguaglio esposto dall’azienda, non ecceda le prestazioni autorizzate.

Nei termini consueti l’azienda invia il flusso UniEmens che contiene le informazioni utili al calcolo della prestazione, all’accredito figurativo ed all’eventuale pagamento diretto, se richiesto nella domanda di CIG. La sequenza temporale dei due adempimenti (domanda CIG e flusso UniEmens) è ininfluente. Per garantire la corretta associazione tra la domanda di CIG e le denunce UniEmens individuali, l’azienda riporta in entrambe le comunicazioni uno specifico codice (ticket) rilasciato dall’apposita procedura che identificherà il singolo evento di CIG nella sua interezza. Il sistema, tramite il ticket, abbina i dati individuali alla domanda e, quando viene accolta, provvede in automatico alla trasformazione da CIG Richiesta a CIG Autorizzata.

Il sistema provvede inoltre al calcolo della prestazione individuale, determinando le quote che saranno poste in pagamento ovvero che costituiscono il “credito azienda” conguagliabile, dopo che è intervenuta l’autorizzazione.

Con riferimento alle operazioni di conguaglio e di versamento del contributo addizionale, riferite ad autorizzazioni rientranti sotto la previgente disciplina, le aziende continueranno ad utilizzare le modalità di compilazione delle denunce UniEmens già in uso.

7.2. CIGO con Ticket post D.Lgs. 148/2015.

Tenuto conto delle modifiche legislative introdotte dal decreto di riforma e illustrate nei paragrafi precedenti, di seguito si indicano le modifiche necessarie per l’esposizione sul flusso UniEmens dei conguagli e del contributo addizionale.

I datori di lavoro, utilizzeranno all’interno dell’elemento: DenunciaAziendale /ConguagliCIG /CIGAutorizzata / CIGOrd / CongCIGOACredito / CongCIGOCredAltre / CongCIGOAltCaus il codice di nuova istituzione “L038” avente il significato di”conguaglio CIGO D.Lgs. n. 148/2015″e nell’ elemento ImportoCongCIGO l’indicazione dell’indennità ordinaria posta a conguaglio relativa ad autorizzazione soggetta o meno al contributo addizionale.

Per effetto del nuovo quadro normativo, con particolare riguardo all’assetto del calcolo della contribuzione addizionale, a partire dalle denunce di competenza del secondo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare, vengono eliminati i sottoelencati codici:

– “G941”, avente il significato di “Integr. Salar. Ord. non soggetta a contrib. Addizionale” presente nell’elemento CongCIGOAltCaus ;

– “V980”, avente il significato di “Recupero CIG ordinaria arretrata per rinnovo CCNL”, presente nell’elemento CongCIGOAltCaus. Al riguardo, anche a seguito dell’introduzione dei termini di decadenza per il conguaglio o il rimborso delle integrazioni salariali corrisposte ai lavoratori di cui ai sensi dell’art. 7 comma 3 del D.Lgs. 148/2015, non trova più applicazione l’utilizzo del predetto codice.

Per quanto riguarda l’esposizione degli importi dovuti a titolo di contributo addizionale, i datori di lavoro, utilizzeranno il nuovo codice causale “E501”, avente il significato di “Ctr. Addizionale CIG ordinaria Post D.lgs 148/2015”, presente nell’elemento CongCIGOCausAdd.

Si ribadisce l’obbligo del pagamento del contributo addizionale decorrente a partire dal mese di paga successivo al provvedimento di concessione (vedi punto 5.4).

7.3. CIGS con Ticket post D.Lgs. 148/2015.

Il Sistema di gestione della Cassa Integrazione Guadagni con ticket sarà esteso agli eventi relativi alla Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria a partire dal secondo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare. Pertanto, in relazione agli eventi di CIGS che hanno inizio a partire dal predetto mese, le imprese sono tenute ad utilizzare esclusivamente il sistema di CIGS con Ticket.

In merito alle modalità di esposizione delle prestazioni da porre a conguaglio e del contributo addizionale da versare, si fa presente che gli elementi e codici – già presenti nel documento tecnico – dovranno essere utilizzati dalle denunce di competenza del secondo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare.

Successivamente all’autorizzazione, per il conguaglio delle prestazioni anticipate, i datori di lavoro, all’interno dell’elemento DenunciaAziendale / ConguagliCIG / CIGAutorizzata / CIGStraord / CongCIGSACredito / CongCIGSImporto esporranno l’importo posto a conguaglio relativo ad autorizzazione soggette o meno al contributo addizionale. La procedura automatizzata ricostruirà nel DM2013 virtuale il codice “L040”. Per l’esposizione del contributo addizionale, dovrà essere esposto il codice causale “E600” avente il significato di “Ctr.

addizionale CIG straordinaria” presente nell’elemento CongCIGSCausAdd.

Contestualmente vengono eliminati i seguenti codici:

– “G942”,avente il significato di “Integr. Salar. Straord. Non soggetta ctr. Addizionale” presente nell’elemento CongCIGSAltCaus;

– “E603”, avente il significato di “Ctr addizionale CIG straordinaria in misura doppia” presente nell’elemento CongCIGSCausAdd;

– “V981”, avente il significato di “Recupero CIG straordinaria arretrata per rinnovo CCNL” presente nell’elemento CongCIGSAltCaus. Al riguardo, anche a seguito dell’introduzione dei termini di decadenza per il conguaglio o il rimborso delle integrazioni salariali corrisposte ai lavoratori di cui ai sensi dell’art. 7, comma 3 del D.Lgs. 148/2015, non trova più applicazione l’utilizzo del predetto codice.

Gli importi relativi all’incremento a titolo di sanzione del contributo addizionale di cui al precedente punto 5, dovranno essere esposti nel flusso UniEmens, all’interno dell’elemento AltrePartiteADebito / CausaleADebito, nella sezione aziendale, con il nuovo codice causale “A900”, avente il significato di “Incremento contributo Addizionale a titolo di sanzione art.24 D.Lgs. 148/2015”.

7.4. Uso del CodiceEvento.

Si fa presente che a partire dalle denunce di competenza del secondo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare, per tutti gli eventi di cassa integrazione gestiti con il sistema del Ticket, le aziende dovranno indicare il codice evento CodiceEvento “COR”, avente il significato di “Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria richiesta” e dovrà essere indicato il codice <TipoEventoCIG> “T” dopo l’autorizzazione, ovvero il codice “CSR”, avente il significato di “Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria richiesta”, sia in caso di Cassa Integrazione richiesta (non ancora autorizzata), sia dopo aver ricevuto l’autorizzazione.

Nei casi sopra esposti, la procedura richiederà sempre esclusivamente il numero del Ticket nell’attributo “TipoEventoCIG” di IdentEventoCIG.

Si precisa inoltre che, tenuto conto dell’inclusione del CdS nella disciplina delle integrazioni salariali straordinarie ex art. 21 del Decreto di riforma, i datori di lavoro interessati non dovranno più utilizzare il CodiceEvento “SOL” per le CIGS con ticket post D.Lgs. 148/2015. Si precisa che nell’ambito della CIG Aggregata, i datori di lavoro continueranno a valorizzare l’elemento CodiceEventoCIG presente ai seguenti percorsi:

– CIGPregressa/SettimanaCIG;

– CIGPregressa/DifferenzeAccreditoCIG;

con i codici in uso “CGO” e “CGS”.

8. CIGO/CIGS Aggregata post decreto 148/2015. Modalità di esposizione del conguaglio e del contributo addizionale. Regime transitorio.

8.1. CIGO Aggregata post D.Lgs. 148/2015.

In relazione alle innovazioni recate della riforma degli ammortizzatori sociali, si rendono necessari degli interventi di adeguamento del flusso UniEmens, anche con riferimento agli eventi di Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria e Straordinaria, gestiti con il sistema della “CIG Aggregata”. A tal proposito, si ricorda che con il messaggio INPS n. 1759 del 20/04/2016, si è reso obbligatorio l’utilizzo del nuovo sistema con ticket per tutte le domande di Cassa Integrazione Guadagni ordinaria a partire dal 06/09/2016. Pertanto, si precisa che i datori di lavori continueranno ad utilizzare la modalità di gestione senza ticket (“CIG Aggregata”) esclusivamente per le autorizzazioni CIGO intervenute prima del 06/09/2016, sino alla loro naturale scadenza.

Ai fini dell’esposizione del conguaglio delle prestazioni soggette e non soggette al contributo addizionale di CIG a livello individuale, i datori di lavoro si atterranno, a partire dalle denunce di competenza del secondo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare, alle modalità di seguito indicate.

Per il conguaglio delle prestazioni anticipate, valorizzeranno, nell’elemento CausaleCongCIGO presente in DatiRetributivi / GestioneCIG / CIGOrdACredito / CIGOACredAltre:

– il nuovo codice causale “G401”, avente il significato di “Integr.salar.ord (per autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”.

L’importo del contributo addizionale, verrà esposto all’interno dell’elemento CausaleContrAddCIGO con il nuovo codice causale “E301”, avente il significato di “Ctr. addizionale CIG ordinaria (per autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”.

Non dovranno essere più utilizzati i seguenti codici:

– “E700”, avente il significato di “Ctr. addizionale CIG ordinaria (edilizia e lapidei)” presente nell’elemento CausaleContrAddCIGO ;

– “E200”, avente il significato di “Ratei CIG ordinaria non soggetti a ctr. addizionale”;

– “E800”, avente il significato di “Ratei CIG ordinaria soggetti a ctr. addizionale”;

– “V880”, avente il significato di “Recupero CIG ordinaria arretrata per rinnovo CCNL” presenti nell’elemento CausaleCongCIGO. Al riguardo, l’utilizzo del predetto codice, anche per effetto dell’introduzione dei termini di decadenza per il conguaglio o il rimborso delle integrazioni salariali corrisposte ai lavoratori (art. 7, comma 3, D.Lgs. 148/2015), non trova più applicazione.

8.2. CIGS Aggregata post D.Lgs. 148/2015.

In riferimento agli eventi di Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria, i datori di lavori sono tenuti ad utilizzare esclusivamente la modalità di gestione con ticket per gli eventi di CIGS che hanno inizio a partire dal secondo mese successivo all’emanazione della presente circolare.

L’utilizzo dell’esposizione della CIGS, sulla base delle metodologia aggregata, resterà in vigore per le CIGS con eventi che hanno inizio prima della data sopra indicata e fino alla loro naturale scadenza.

L’esposizione del conguaglio delle prestazioni soggette e non soggette al contributo addizionale, dovrà essere effettuata a cura dei datori di lavoro attenendosi alle modalità sotto riportate.

Per il conguaglio delle prestazioni anticipate, a partire dalle denunce di competenza del secondo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare, verrà valorizzato all’interno dell’elemento CausaleCongCIGS presente in DatiRetributivi / GestioneCIG / CIGStraordACredito / CIGSACredAltre, il nuovo codice causale “G601”, avente il significato di “Integr. salar. Straord. (per autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”.

Per l’esposizione del contributo addizionale, valorizzeranno all’interno dell’elemento CausaleContrAddCIGS il nuovo codice causale “E399”, avente il significato di “Ctr. Addizionale CIG straordinaria (per autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”.

Non dovranno essere più utilizzati i seguenti codici:

– “F500”, avente il significato di “Ratei CIG straord. Non soggetti a contrib. Addizionale”;

– “F600”, avente il significato di “Ratei CIG straord. Soggetti a contrib. Addizionale”;

– “V890”, avente il significato di “Recupero CIG straordinaria arretrata per rinnovo CCNL”.

Anche in questo caso, l’utilizzo del predetto codice, anche per effetto dell’introduzione dei termini di decadenza per il conguaglio o il rimborso delle integrazioni salariali corrisposte ai lavoratori (art. 7, comma 3, D.Lgs. 148/2015), non trova più applicazione.

Gli importi relativi all’incremento a titolo di sanzione del contributo addizionale di cui al precedente punto 5, dovranno essere esposti all’interno della sezione aziendale del flusso UniEmens, nell’elemento AltrePartiteADebito / CausaleADebito, con il nuovo codice causale “A900”, avente il significato di “Incremento contributo addizionale a titolo di sanzione ex art. 24 D.Lgs. 148/2015”.

9. CIGD post D.Lgs. 148/2015.

In relazione alle modifiche legislative introdotte dal decreto in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, si rendono necessari degli adeguamenti del flusso UniEmens anche per gli eventi di Cassa Integrazione Guadagni in Deroga che continueranno ad essere gestiti con il sistema “CIG Aggregata”.

Ai fini dell’esposizione del conguaglio delle prestazioni e del contributo addizionale, i datori di lavoro si atterranno, a partire dalle denunce di competenza del secondo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare, alle modalità di seguito indicate.

Per il conguaglio delle prestazioni anticipate, valorizzeranno, all’interno dell’elemento CausaleCongCIGS presente in DatiRetributivi / GestioneCIG / CIGStraordACredito / CIGSACredAltre i nuovi codici causale:

– “G806”, avente il significato di “Conguaglio CIG in deroga art. 3 c. 137 Legge 350/2004 (per autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”;

– “G810”, avente il significato di “CIG in deroga prorogata ridotta del 10% L. 266/2005 (per autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”;

– “G830”, avente il significato di “CIG in deroga prorogata ridotta del 30% L. 266/2005 (per autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”;

– “G840”, avente il significato di “CIG in deroga prorogata ridotta del 40% L. 266/2005 (per autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”.

All’interno dell’elemento CausaleStatCIGS presente in DatiRetributivi / GestioneCIG / CIGSDatiStat, i nuovi codice causale:

– “GF06”, avente il significato di “Lavoratore in CIGS in deroga — prima concessione (autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”;

– “GF10”, avente il significato di “Lavoratore in CIGS in deroga —10% (autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”;

– “GF30”, avente il significato di “Lavoratore in CIGS in deroga — 30% (autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”;

– “GF40”, avente il significato di “Lavoratore in CIGS in deroga — 40% (autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”.

Per quanto riguarda l’esposizione degli importi dovuti a titolo di contributo addizionale, i datori di lavori, valorizzeranno all’interno dell’elemento CausaleContrAddCIGS il nuovo codice causale “E404” avente il significato “Versamento contrib. Addiz. Su CIGS L. 350/2004 (per autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015)”.

10. Regolarizzazioni del versamento contributo addizionale e adeguamento delle dichiarazioni contributive trasmesse con codici CIG impropri.

10.1. Regolarizzazioni del versamento contributo addizionale.

Le aziende tenute al versamento del contributo addizionale ex art.5 del D.lgs. 148/2015 provvederanno ad effettuare gli adempimenti informativi afferenti ai periodi pregressi nell’ambito del flusso UniEmens relativo al secondo mese successivo all’emanazione della presente circolare, attraverso gli stessi codici utilizzati per l’esposizione del contributo addizionale per le autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015:

“E501”, presente nell’elemento CongCIGOCausAdd per il sistema CIGO con Ticket;

“E600”, presente nell’elemento CongCIGSCausAdd per il sistema CIGS con Ticket.

Ai predetti fini, per il sistema di CIG Aggregata, le aziende utilizzeranno, nei medesimi termini sopra indicati, gli stessi codici utilizzati per l’esposizione del contributo addizionale per le autorizzazioni post D.Lgs. 148/2015:

– “E301”, presente nell’elemento CausaleContrAddCIGO ;

– “E399”, presente nell’elemento CausaleContrAddCIGS.

Il pagamento del contributo addizionale dei periodi pregressi esposto nel flusso UniEmens va effettuato, senza aggravio di oneri accessori, entro il giorno 16 del terzo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare (Cfr. Deliberazione del Consiglio di Amministrazione dell’Istituto n. 5 del 26/3/1993, approvata con D.M. 7/10/1993 e attualizzata alla luce dell’art. 116, co.13, legge n. 388/2000).

10.2. Adeguamento delle dichiarazioni contributive trasmesse con codici CIG impropri.

Malgrado l’Istituto avesse dato indicazione di effettuare, con riguardo alle CIGO/CIGS ricadenti nella disciplina del D.Lgs. n. 148/2015, le operazioni di conguaglio e di pagamento del contributo addizionale solo a seguito dell’emanazione delle apposite istruzioni tecniche, risulta che molte imprese hanno comunque effettuato le predette operazioni utilizzando impropriamente i codici riferiti alle CIGO/CIGS soggette alla disciplina previgente il decreto sopra citato.

Al riguardo, allo scopo di agevolare le attività a carico delle predette imprese, l’Istituto ha avviato un’operazione di due diligence, dei flussi UniEmens riconducibili alla disciplina del D.Lgs. n. 148/2015, preordinata ad effettuare con modalità automatizzate gli interventi di adeguamento dei citati flussi. Va da sé che detta operazione sarà realizzata esclusivamente nei casi in cui sussistano le condizioni per determinare univocamente la natura del nuovo codice, per cui nella altre situazioni l’azienda sarà tenuta ad operare la variazione della denuncia già presentata (v., ad esempio, il caso di più trattamenti CIG relativi allo stesso mese).

Con apposito messaggio saranno date indicazioni in ordine alle citate operazioni.

OSSERVAT0RIO INTEGRAZIONE SALARIALE DICEMBRE 2016

22/01/2017

L’Osservatorio statistico sulla cassa integrazione guadagni e disoccupazione è stato aggiornato con i dati del mese di dicembre 2016.

I dati si riferiscono alle ore autorizzate per trattamenti di integrazione salariale, alle domande e ai beneficiari di disoccupazione e mobilità.

Nel mese di dicembre 2016 il numero di ore di cassa integrazione complessivamente autorizzate è stato pari a 37,8 milioni, in diminuzione del 11,0% rispetto allo stesso mese del 2015 (42,4 milioni).

Le ore di cassa integrazione ordinaria autorizzate a dicembre 2016 sono state 10,4 milioni, con una variazione tendenziale complessiva pari al 31,8% e, in particolare, pari a +41,4% nel settore Industriale e a +1% nel settore Edilizia.

Per gli interventi straordinari (CIGS), nel mese di dicembre 2016 rispetto al mese precedente, si registra una variazione congiunturale pari al -9,0%.

Gli interventi in deroga (CIGD) sono stati pari a 5,0 milioni di ore autorizzate a dicembre 2016 registrando un decremento del 24,3% se raffrontati con dicembre 2015.

In appendice è pubblicato l’aggiornamento del tasso di utilizzo del numero delle ore CIG autorizzate (“tiraggio”).

 

Report di dicembre 2016

 

TESTO VIGENTE LEGGE N.223/91

19/01/2017

Per eventuali  esigenze di consultazione,si riporta di seguito il testo vigente della legge 223/91,dopo le modifiche apportate  allo stesso dai provvedimenti citati .

LEGGE 23 luglio 1991, n. 223

Norme in materia di cassa integrazione, mobilita’, trattamenti di disoccupazione, attuazione di direttive della Comunita’ europea, avviamento al lavoro ed altre disposizioni in materia di mercato del lavoro.

Titolo I

NORME IN MATERIA DI INTEGRAZIONE SALARIALE E DI ECCEDENZE DI PERSONALE

Capo I

NORME IN MATERIA DI INTEGRAZIONE SALARIALE

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato; IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

PROMULGA

la seguente legge:

Art. 1

((ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS. 14 SETTEMBRE 2015, N. 148))

Art. 2

((ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS. 14 SETTEMBRE 2015, N. 148))

Art. 3

((ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 28 GIUGNO 2012, N. 92))

Titolo I

NORME IN MATERIA DI INTEGRAZIONE SALARIALE E DI ECCEDENZE DI PERSONALE

Capo II

NORME IN MATERIA DI MOBILITA’

Art. 4

Procedura per la dichiarazione di mobilita’

1. L’impresa che sia stata ammessa al trattamento straordinario di integrazione salariale, qualora nel corso di attuazione del programma di cui all’articolo 1 ritenga di non essere in grado di garantire il reimpiego a tutti i lavoratori sospesi e di non poter ricorrere a misure alternative, ha facolta’ di avviare  la  procedura  di licenziamento collettivo ai sensi del presente articolo.

2. Le imprese che intendano esercitare la facolta’ di cui al comma

1 sono tenute a darne comunicazione preventiva per iscritto alle rappresentanze sindacali aziendali costituite a norma dell’articolo

19 della legge 20 maggio 1970, n. 300, nonche’ alle rispettive

associazioni di categoria. In mancanza delle predette rappresentanze la comunicazione deve essere effettuata alle  associazioni  di categoria aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale. La comunicazione alle associazioni di categoria puo’ essere effettuata tra il tramite dell’associazione dei datori di lavoro alla quale l’impresa aderisce o conferisce mandato.

3. La comunicazione di cui al comma 2 deve contenere indicazione:

dei motivi che determinano la situazione di eccedenza; dei motivi tecnici, organizzativi e produttivi, per i quali si ritiene di non poter adottare misure idonee a porre rimedio alla predetta situazione ed evitare in tutto o in parte, il licenziamento collettivo; del numero, della collocazione aziendale e dei profili professionali del personale eccedente nonche’ del personale abitualmente impiegato; dei tempi di attuazione del programma di riduzione del personale delle eventuali misure programmate per fronteggiare la conseguenza sul piano sociale della attuazione del programma medesimo del metodo di calcolo di tutte le attribuzioni patrimoniali diverse da quelle gia’ previste dalla  legislazione  vigente  e  dalla  contrattazione collettiva. Alla comunicazione va allegata copia dalla ricevuta del versamento dell’INPS a titolo di anticipazione sulla somma di cui all’articolo 5, comma 4, di una somma pari al trattamento massimo mensile di integrazione salariale moltiplicato per il numero dei lavoratori ritenuti eccedenti. (4)

4. Copia della comunicazione di cui al comma 2 e della ricevuta del versamento di cui al comma 3 devono essere contestualmente inviate all’Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione.

5. Entro sette giorni  dalla  data  del  ricevimento  della

comunicazione di cui al comma 2, a richiesta della rappresentanze

sindacali aziendali e delle rispettive associazioni si procede ad un esame congiunto tra le parti, allo scopo di esaminare le cause che hanno contribuito a determinare l’eccedenza del personale e le possibilita’ di utilizzazione diversa di tale personale, o di una sua parte, nell’ambito della stessa impresa, anche mediante contratti di solidarieta’ e forme flessibili di gestione del tempo di lavoro. Qualora non sia possibile evitare la riduzione di personale, e’ esaminata la possibilita’ di ricorrere a  misure  sociali  di accompagnamento intese, in particolare, a  facilitare  la riqualificazione e la riconversione dei lavoratori licenziati. I rappresentanti sindacali dei lavoratori possono farsi assistere, ove lo ritengano opportuno, da esperti.

6. La procedura di cui al comma 5 deve essere esaurita entro quarantacinque giorni dalla data del ricevimento della comunicazione dell’impresa. Quest’ultima da’ all’Ufficio Provinciale del lavoro e della massima occupazione comunicazione scritta sul risultato della consultazione e sui motivi del suo eventuale esito negativo. Analoga comunicazione scritta puo’ essere  inviata  dalle  associazioni sindacali dei lavoratori. (24)

7. Qualora non sia stato raggiunto l’accordo, il  direttore

dell’Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione convoca le parti al fine di un ulteriore esame delle materie di cui al comma 5, anche formulando proposte per la realizzazione di un accordo. Tale esame deve comunque esaurirsi entro trenta giorni dal ricevimento da parte dell’Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione della comunicazione dell’impresa prevista al comma 6. (24)

8. Qualora il numero dei lavoratori interessati dalle procedure di licenziamento collettivo sia inferiore a dieci, i termini di cui ai commi 6 e 7 sono ridotti alla meta’.

9. Raggiunto l’accordo sindacale ovvero esaurita la procedura di cui ai commi 6, 7 e 8, l’impresa ha facolta’ di licenziare gli impiegati, gli operai e i quadri eccedenti, comunicando per iscritto a ciascuno di essi il recesso, nel rispetto dei termini di preavviso. Entro sette giorni dalla comunicazione dei recessi, l’elenco dei lavoratori licenziati con l’indicazione per ciascun soggetto del nominati del luogo di residenza, della qualifica, del livello di inquadramento dell’eta’, del carico di famiglia, nonche’ con puntuale indicazione delle modalita’ con le quali sono stati applicati i criteri di scelta di cui all’articolo 5, comma 1, deve essere comunicato per iscritto all’Ufficio regionale del lavoro e della massima occupazione competente, alla Commissione regionale  per

l’impiego e alle associazioni di categoria di cui al comma 2.

10. Nel caso in cui l’impresa rinunci a licenziare i lavoratori o ne collochi un numero inferiore  a  quello  risultante  dalla comunicazione di cui al comma 2, la stessa procede al recpuero delle somme pagate in eccedenza rispetto a quella dovuta ai  sensi dell’articolo 5 comma 4, mediante conguaglio con i contributi dovuti all’INPS da effettuarsi con il primo versamento utile successivo alla data di determinazione del numero dei lavoratori licenziati.

11. Gli accordi sindacali stipulati nel corso delle procedure di cui al presente articolo, che prevedano il riassorbimento totale o parziale dei lavoratori ritenuti eccedenti, possono stabilire anche in deroga al secondo comma dell’articolo 2103 del codice civile la loro assegnazione a mansioni diverse da quelle svolte.

12. Le comunicazioni di cui al comma 9 sono prive di efficacia ove siano state effettuate senza l’osservanza della forma scritta e delle procedure previste dal presente articolo. Gli eventuali vizi della comunicazione di cui al comma 2 del presente articolo possono essere sanati, ad ogni effetto di legge, nell’ambito di un accordo sindacale concluso nel corso della procedura di licenziamento collettivo.

13. I lavoratori ammessi al trattamento di cassa integrazione, al

termine del periodo di godimento del trattamento di integrazione

salariale, rientrano in azienda.

14. Il presente articolo non trova applicazione nel corso di

eccedenze determinate da fine lavoro nelle imprese edili e nelle attivita’ stagionali e saltuarie, nonche’ per i lavoratori assunti con contratto di lavoro a tempo determinato.

15. Nei casi in cui l’eccedenza riguardi unita’ produttive ubicate in diverse province della stessa regione ovvero in piu’ regioni la competenza a promuovere l’accordo di cui al comma  7  spetta rispettivamente al direttore dell’Ufficio regionale del lavoro e della massima occupazione ovvero al Ministro del lavoro e della previdenza sociale. Agli stessi vanno inviate le comunicazioni previste dal comma 4.

15-bis.Gli obblighi di informazione, consultazione e comunicazione devono essere adempiuti indipendentemente dal fatto che le decisioni relative all’apertura delle procedure di cui al presente articolo siano assunte dal datore di lavoro o da un’ impresa che lo controlli. Il datore di lavoro che viola tali obblighi non puo’ eccepire a propria difesa la mancata trasmissione, da parte dell’impresa che lo controlla, delle informazioni relative alla decisione  che  ha determinato l’apertura delle predette procedure.

16. Sono abrogati gli articoli 24 e 25 della legge 12 agosto 1977, n. 675 le disposizioni del decreto-legge 30 marzo 1978, n. 80 convertito, con modificazioni della legge 26 maggio 1978 n. 215, ad eccezione dell’articolo 4-bis nonche’ il decreto legge 13 dicembre

1978, n. 795 convertito con modificazioni dalla legge 9 febbraio

1979, n. 36.

Art. 5.

(Criteri di scelta dei lavoratori ed oneri a carico delle imprese)

1. L’individuazione dei lavoratori da licenziare deve avvenire in relazione alle esigenze tecnico-produttive, ed organizzative del complesso aziendale, nel rispetto dei criteri previsti da contratti collettivi stipulati con i sindacati di cui all’articolo 4, comma 2, ovvero in mancanza di questi contratti nel rispetto dei seguenti criteri in concorso tra loro;

a) carichi di famiglia;

b) anzianita’;

c) esigenze tecnico produttive ed organizzative.

2. Nell’operare la scelta dei lavoratori da licenziare l’impresa e’

tenuta al rispetto dell’articolo 9 ultimo comma, del decreto-legge 29 gennaio 1983, n. 17, convertito, con modificazioni, della legge 25

marzo 1983, n. 79. L’impresa non puo’ altresi licenziare una percentuale di manodopera femminile superiore alla percentuale di manodopera femminile occupata con riguardo alle mansioni prese in considerazione. (4)

3. Qualora il licenziamento sia intimato senza l’osservanza della

forma scritta, si applica il regime sanzionatorio di cui all’articolo

18, primo comma, della legge 20 maggio 1970, n. 300, e successive modificazioni. In caso di violazione delle procedure richiamate all’articolo 4, comma 12, si applica il regime di cui al terzo periodo del settimo comma del predetto articolo 18. In caso di violazione dei criteri di scelta previsti dal comma 1, si applica il regime di cui al quarto comma del medesimo articolo 18. Ai fini dell’impugnazione del licenziamento si applicano le disposizioni di

cui all’articolo 6 della legge 15 luglio 1966, n. 604, esuccessive

modificazioni.

4. ((COMMA ABROGATO DALLA L. 28 GIUGNO 2012, N. 92)).

5. ((COMMA ABROGATO DALLA L. 28 GIUGNO 2012, N. 92)).

6. ((COMMA ABROGATO DALLA L. 28 GIUGNO 2012, N. 92)).

Nel medesimo caso non trova applicazione quanto previsto dal secondo

comma dell’articolo 2 della legge 8 agosto 1972, n. 464.

Art. 6.

((ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 28 GIUGNO 2012, N. 92))

Art. 7.

((ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 28 GIUGNO 2012, N. 92))

Art. 8.

((ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 28 GIUGNO 2012, N. 92))

Art. 9.

((ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 28 GIUGNO 2012, N. 92))

Titolo I

NORME IN MATERIA DI INTEGRAZIONE SALARIALE E DI ECCEDENZE DI PERSONALE

Capo III

NORME IN MATERIA DI CASSA INTEGRAZIONE E TRATTAMENTI DI DISOCCUPAZIONE PER I LAVORATORI DEL SETTORE DELL’EDILIZIA

Art. 10.

(Norme in materia di integrazione salariale per i lavoratori del

settore dell’edilizia)

1. Le disposizioni di cui all’articolo 1 della legge 3 febbraio 1964,

n. 77, si applicano anche nel caso di eventi, non imputabili al datore di lavoro o al lavoratore, connessi al mancato rispetto dei termini previsti nei contratti di appalto per la realizzazione di opere pubbliche di grandi dimensioni, alle varianti di carattere necessario apportate ai progetti originari delle predette opere, nonche’ ai provvedimenti dell’autorita’ giudiziaria emanati ai sensi della legge 31 maggio 1965, n. 575, e successive modificazioni ed integrazioni. (4)

2.((COMMA ABROGATO DALLA L. 28 GIUGNO 2012, N. 92)).

2-bis. Con il provvedimento di cui al comma 2, il Ministro del lavoro e della previdenza sociale su istanza dell’azienda, da formularsi

contestualmente alle richieste di proroga, dispone, ricorrendo le condizioni di cui all’articolo 2, comma 6, il pagamento diretto da parte dell’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) delle relative prestazioni, con i connessi assegni per il nucleo familiare ove spettanti. (4)

3. Il periodo nel quale e’ concesso il trattamento di cui comma 2 non

concorre alla configurazione del limite massimo di cui all’articolo 1 della legge 6 agosto 1975, n. 427.

4. L’ente appaltante o l’azienda che avrebbe potuto prevedere l’evento di cui al comma 1 con la diligenza prevista dal primo comma dell’articolo 1176 del codice civile e’ tenuto a rimborsare alla gestione di cui al comma 2 le somme da essa erogate ai sensi del presente articolo, con rivalutazione monetaria ed interessi legali decorrenti dalla data dell’erogazione. L’INPS promuove l’azione di recupero.

5. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della

presente legge il CIPI, integrato dal Ministero dei lavori pubblici su proposta del Ministro del lavoro e della previdenza sociale determina i criteri e le modalita’ di attuazione di quanto disposto dal presente articolo.

Art.11.

(Norme in materia di trattamento specialedi disoccupazione per i

lavoratori licenziati da imprese edili ed affini)

1. All’articolo 9 della legge 6 agosto 1975, n. 427, i commi

secondo e terzo sono sostituiti dal seguente:

“Hanno diritto al trattamento speciale i lavoratori di cui al primo

comma per i quali, nel biennio antecedente la data di cessazione del

rapporto di  lavoro,  siano  stati  versati  o  siano  dovuti

all’assicurazione obbligatoria per la disoccupazione involontaria almeno dieci contributi mensili o quarantatre’ contributi settimanali per il lavoro prestato nel settore dell’edilizia”.

2. ((COMMA ABROGATO DALLA L. 28 GIUGNO 2012, N. 92, COME MODIFICATA

DALLA L. 24 DICEMBRE 2012, N. 228)).

3. I lavoratori di cui al comma 2 non residenti nell’area in cui sono completati i lavori hanno diritto al trattamento di cui al medesimo comma se residenti in circoscrizioni che presentino un rapporto superiore alla media nazionale tra iscritti alla prima classe di collocamento e popolazione residente in eta’ da lavoro.

4. Le imprese edili impegnate in opere o in lavori finanziati, in tutto o in parte, dallo Stato, dalle Regioni e degli enti pubblici sono tenute a riservare ai lavoratori titolari del trattamento speciale di disoccupazione di cui ai commi 1 e 2 una percentuale delle assunzioni da effettuare in aggiunta all’organico aziendale esistente all’atto dell’affidamento dei lavori, ai fini  dello svolgimento di tali opere e lavori. Tale percentuale e’ determinata dalla Commissione regionale per l’impiego in misura non superiore al venticinque per cento ed e’ comprensiva  di  quella  prevista dall’articolo 25, comma 1.

Titolo I

NORME IN MATERIA DI INTEGRAZIONE SALARIALE E DI ECCEDENZE DI PERSONALE

Capo IV

NORME FINALI E TRANSITORIE

Art. 12

((ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS. 14 SETTEMBRE 2015, N. 148))

Art. 13

((ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS. 14 SETTEMBRE 2015, N. 148))

Art. 14

((ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS. 14 SETTEMBRE 2015, N. 148))

Art. 15.

(Lavoratori in cassa integrazione e opere o servizi di pubblica

utilita’)

1. Il secondo comma dell’articolo 1-bis del decreto legge 28 maggio

1981, n. 244 convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio

1981, n. 390 come sostituito dall’articolo 8 della legge 28 febbraio

1986, n. 41, non si applica nei casi in cui l’amministrazione

pubblica interessata utilizzi i lavoratori per un numero di ore ridotto proporzionalmente alla misura del trattamento di integrazione salariale spettante al lavoratore.

Art. 16

(Indennita’ di mobilita’ per i lavoratori disoccupati in conseguenza di licenziamento per riduzione di personale)

1. ((COMMA ABROGATO DALLA L. 28 GIUGNO 2012, N. 92)).

2. ((COMMA ABROGATO DALLA L. 28 GIUGNO 2012, N. 92)).

3. ((COMMA ABROGATO DALLA L. 28 GIUGNO 2012, N. 92)).

4. Sono abrogati l’articolo 8 e il secondo  e  terzo  comma dell’articolo 9 della legge 5 novembre 1968, n.  1115.  Tali disposizioni continuano a applicarsi in via transitoria i lavoratori il cui licenziamento si stato intimato prima della data di entrata in vigore della presente legge.

Art. 17.

(Rintegrazione dei lavoratori e procedure di mobilita’)

1. Qualora i lavoratori il cui rapporto sia risolto ai sensi degli articoli 4, comma 9, e 24 vengano reintegrati a norma dell’articolo

18 della legge 20 maggio 1970, n. 300, e successive modificazioni, l’impresa, sempre nel rispetto dei criteri di scelta di  cui all’articolo 5, comma 1, puo’ procedere alla risoluzione del rapporto di lavoro di un numero di lavoratori pari a quello dei lavoratori reintegrati senza dover esperire una nuova procedura, dandone previa comunicazione alle rappresentanze sindacali aziendali.

Art. 18

(Norme in materia di contributi associativi)

1. Il diritto di avvalersi del sistema delle trattenute per il versamento dei contibuti associativi, previsto dall’articolo 2 della legge 27 dicembre 1973, n. 852,  e’  esteso  ai  beneficiari dell’indennita’ di mobilita’, dei trattamenti di disoccupazione ordinari e speciali e dei trattamenti ordinari e straordinari di integrazione salariale nel caso di pagamento diretto di questi ultimi da parte dell’Inps.

2. Il secondo comma dell’articolo 26 della legge 20 maggio 1970, n.

300, e’ sostituito dal seguente:

“Le associazioni sindacali dei lavoratori hanno diritto di percepire,

tramite ritenuta sul salario nonche’ sulle prestazioni erogate per conto degli enti previdenziali, i contributi sindacali che  i lavoratori intendono loro versare, con modalita’ stabilite dai contratti collettivi di lavoro, che garantiscono la segretezza del versamento effettuato dal lavoratore  a  ciascuna  associazione

sindacale”.

Nei casi di pagamento diretto dei trattamenti di integrazione salariale, il datore di lavoro e’ tenuto a dare comunicazione all’INPS dell’avvenuto rilascio della delega secondo le modalita’ previste dalla legge, a conservare tale delega ai fini di eventuali verifiche ed a fornite ogni altro elemento che dovesse rendersi necessario per l’effettuazione del servizio.

Art. 19.

(Lavoro a tempo parziale e anticipazione del pensionamento)

1. Nel caso di  imprese  beneficiarie  da  ventiquattro  mesi dell’intervento straordinario di integrazione salariale, quando il contratto collettivo aziendale stipulato con i  sindacati  dei lavoratori aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale preveda il ricorso al lavoro a tempo parziale, al fine di evitare, in tutto o in parte, la riduzione del personale, ovvero al fine di consentire l’assunzione di nuovo personale, ai lavoratori dipendenti da tali imprese, che abbiano una eta’ inferiore di non piu’ di sessanta mesi rispetto a quella prevista per la pensione di vecchiaia e una anzianita’ contributiva non inferiore a quindici anni, qualora essi convengano con il datore di lavoro, ai sensi di tale contratto collettivo, il passaggio al tempo parziale per un orario non inferiore a diciotto  ore  settimanali  e’ riconosciuto a domanda, previa autorizzazione dell’Ufficio regionale del lavoro e della massima occupazione, con decorrenza del mese successivo a quello della sua presentazione, il diritto alla pensione di vecchiaia. ((4))

2. L’impresa che si avvale della facolta’ di ricorso al lavoro a tempo parziale di cui al comma 1 deve dare comunicazione all’INPS e all’Ispettorato del lavoro della stipulazione dei contratti e della loro cessazione.

3. Agli effetti del cumulo del trattamento di pensione di cui al

comma 1 con la retribuzione, si applicano le norme relative alla pensione di anzianita’ di cui all’articolo 22 della legge 30 aprile

1969, n. 153, con eccezione della retribuzione percepita durante il

periodo di anticipazione del trattamento di pensione, per il rapporto di lavoro trasformato in rapporto a tempo parziale. In tal caso la pensione e’ cumulabile entro i limiti della mancata retribuzione corrispondente alle ore prestate  in  meno  a  seguito  della trasformazione del rapporto.

4. In caso di risoluzione del rapporto di lavoro a tempo parziale, ovvero del ripristino nell’ambito della stessa impresa del rapporto di lavoro a tempo pieno, gli interessati sono tenuti a darne immediata comunicazione all’INPS, ai fini della conseguente revoca del trattamento pensionistico, con decorrenza del mese successivo a quello in cui si e’ verificata la predetta risoluzione o il ripristino del rapporto originario.

5. Per i lavoratori che, sul presupposto del contratto collettivo previsto dal comma 1, abbiano convenuto con il datore di lavoro il passaggio a tempo parziale per un orario inferiore alla meta’ di quello praticato in azienda, la retribuzione da assumere quale base di calcolo per la determinazione della pensione e’, ove piu’ favorevole, quella dei periodi antecedendi la trasformazione del rapporto da tempo pieno a tempo parziale. La medesima disposizione si applica ai lavoratori che, pur trovando nelle condizioni previste dal comma 1, non abbiano presentato domanda per  la  liquidazione anticipata della pensione di vecchiaia.

Art. 20.

(Contratti di reinserimento dei lavoratori disoccupati)

1. I lavoratori che fruiscono da almeno dodici mesi del trattamento speciale di disocuppazione,  ((…)),  possono  essere  assunti nominativamente mediante chiamata dalle liste di cui all’articolo 8, comma 9, della legge 29 dicembre 1990, n. 407, con contratto di reinserimento dai datori di lavoro, che al momento dell’instaurazione del rapporto di lavoro, non abbiano nell’azienda sospensioni dal lavoro in atto ai sensi dell’articolo 2 della legge 12 agosto 1977, n. 675, ovvero non abbiano proceduto a riduzione di personale nei dodici mesi precedenti, salvo che l’assunzione non avvenga ai fini di acquisire professionalita’ sostanzialmente diverse da quelle dei lavoratori interessati alle predette riduzioni o sospensioni di personale. ((4))

2. Ai lavoratori assunti con contratto di reinserimento di cui al comma 1, si applica, sulle correnti aliquote  dei  contributi previdenziali ed assistenziali dovuti dai datori di lavoro e ferma restando la contribuzione a carico del lavoratore nelle misure previste per la generalita’ dei lavoratori, una riduzione nella misura del settantacinque per cento i primi dodici mesi nell’ipotesi di effettiva disoccupazione del lavoratore per un periodo inferiore a due anni, per i primi ventiquattro mesi nell’ipotesi di effettiva disocupazione del lavoratore per un periodo superiore a due anni e inferiore a tre anni, per i primi 36 mesi nell’ipotesi di effettiva disoccupazione del lavoratore per un periodo superiore a tre anni.

3. Il datore di lavoro ha facolta’ di optare per  l’esonero dall’obbligo del versamento delle quote di contribuzione a priprio carico nei limiti del cinquata per cento della misura di cui al comma

2 per un periodo pari al doppio di quello di effettiva disoccupazione e non superiore, in ogni caso, a settantadue mesi.

4. I lavoratori assunti con contratto di reinserimento sono esclusi dal computo dei limiti numerici previsti da leggi e contratti collettivi per l’applicazione di particolari normative ed istituti.

5. Il contratto di lavoro di reinserimento deve essere stipulato per iscritto. Copia del contratto deve essere inviata entro trenta giorni al competente Ispettorato provinciale del lavoro ed alla sede provinciale dell’INPS.

Art. 21.

(Norme in materia di trattamenti per i lavoratori appartenenti al settore dell’agricoltura)

1. Gli impiegati ed operai agricoli con  contratto  a  tempo

indeterminato hanno diritto al trattamento di integrazione salariale di cui all’articolo 8 della legge 8 agosto 1972, n. 457, anche nei casi di sospensioni operate per esigenze di  riconversione  e ristrutturazione aziendale da imprese che occupino almeno  sei lavoratori con contratto a tempo indeterminato ovvero che ne occupino quattro con contratto a tempo indeterminato, e nell’anno precedente abbiano impiegato manodopera agricola per un numero di giornate non inferiore a milleottanta. Le predette esigenze  devono  essere previamente accertate dal Ministro del lavoro e della previdenza sociale su proposta del comitato amministratore della gestione prestazioni temporanee ai lavoratori dipendenti di cui all’articolo

25 della legge 9 marzo 1989, n. 88.

2. I lavoratori con contratto a tempo indeterminato che vengano licenziati durante il periodo di godimento del trattamento di integrazione salariale corrisposto ai sensi del comma 1 hanno diritto al trattamento ordinario di disoccupazione nella misura del quaranta per cento della retribuzione.

3. Il trattamento concesso ai sensi del comma 1 puo’ essere corrisposto per una durata massima di novanta giorni. Le imprese che si avvalgono di tale trattamento sono tenute a versare alla gestione di cui all’articolo 24 della legge 9 marzo 1989, n. 88, in aggiunta al contributo di cui all’articolo 19 della legge 8 agosto 1972, n.

457, un contributo nella misura del quattro per cento dell’integrazione salariale corrisposta ai propri dipendenti ai sensi del comma 1.

4. Agli impiegati ed operai agricoli con contratto di lavoro a tempo indeterminato dipendenti da imprese site in comuni dichiarati colpiti da eccezionali calamita’ o avversita’  atmosferiche  ai  sensi dell’articolo 4 della legge 15 ottobre 1981, n. 590, puo’ essere concesso il trattamento di cui all’articolo 8 della legge 8 agosto

1972, n. 457, per un periodo non superiore a novanta giorni.

5. Il trattamento di integrazione salariale di cui ai commi 1 e 4

puo’ essere erogato, anche in mancanza dei requisiti di cui al terzo

comma dell’articolo 8 della legge 8 agosto 1972, n. 457, ai lavoratori che sono alle dipendenze dell’impresa da piu’ di un anno. I periodi di corresponsione del predetto trattamento non concorrono alla configurazione del limite massimo di durata previsto dal primo comma dell’articolo 8 della legge 8 agosto 1972, n. 457,  e costituiscono periodi lavorativi ai fini del requisito di cui al terzo comma dell’articolo 8 della legge medesima.

((6. Ai lavoratori agricoli a tempo determinato che siano stati per

almeno cinque giornate, come risultanti dalle iscrizioni degli

elenchi anagrafici, alle dipendenze di imprese agricole di cui

all’articolo 2135 del codice civile, ricadenti nelle zone delimitate ai sensi dell’articolo 1, comma 1079, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e che abbiano beneficiato degli  interventi  di  cui all’articolo 1, comma 3, del decreto legislativo 29 marzo 2004, n.

102, e’ riconosciuto, ai fini previdenziali e assistenziali, in

aggiunta alle giornate di lavoro prestate, un numero di giornate necessarie al raggiungimento di quelle lavorative effettivamente svolte alle dipendenze dei medesimi datori di lavoro nell’anno precedente a quello di fruizione dei benefici di cui al citato articolo 1 del decreto legislativo n. 102 del 2004. Lo stesso beneficio si applica ai piccoli coloni e compartecipanti familiari delle aziende che abbiano beneficiato degli interventi di cui all’articolo 1, comma 3, del citato decreto legislativo n. 102 del

2004)).

Lo stesso diritto alle prestazioni previdenziali ed assistenziali e’ esteso a favore dei piccoli coloni e compartecipanti familiari delle aziende colpite dalle predette avversita’.

7. I benefici di cui ai commi 4 e 6 si applicano a decorrenza dell’anno 1991.

8. Per i trattamenti di cui ai commi 4, 5 e 6, ivi compresi quelli

relativi alla mancata copertura assicurativa, si applicano  le disposizioni dell’articolo 37 della legge 9 marzo 1989, n. 88.

Art. 22. (Disciplinatransitoria)

1. I provvedimenti  di  prima  concessione  del  trattamento straordinario di integrazione salariale richiesti  con  domande presentate anteriormente alla data di pubblicazione della presente legge, sono assunti secondo la previgente normativa ed il trattamento puo’ essere concesso per un periodo la cui scadenza non superi il centottantesimo giorno dalla data di entrata in vigore della presente legge.

2. I provvedimenti relativi alle domande di proroga di trattamento,

che scada prima della data di entrata in vigore della presente legge

o che sia in corso alla data medesima, sono assunti secondo la previgente normativa nei limiti temporali determinati dal CIPI in sede di accertamento delle cause di intervento, o per un periodo la cui scadenza non superi i sei mesi dalla data del decreto di concessione dei trattamenti concessi ai sensi dell’articolo 2 del decreto-legge 21 febbraio 1985, n. 23, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 aprile 1985, n. 143 e successive modificazioni, e

dell’articolo 2 della legge 27 luglio 1979, n. 301, e successive modificazioni. (3) (4)

3. L’articolo 1, comma 1, e l’articolo 2, comma 6, non si applicano

ai trattamenti di integrazione salariale concessi precedentemente alla data di entrata in vigore della presente legge nonche’ in vigore della presente legge nonche’ per quelli concessi ai sensi dei commi 1 e 2 del presente articolo.

4. L’articolo 1, commi 4 e 5, si applica ai trattamenti di

integrazione salariale concessi dopo l’entrata in vigore della presente legge, fatta eccezione per quelli concessi ai sensi di commi

1 e 2 del presente articolo, e con riferimento ai periodi di

integrazione, salariale successivi alla data stessa. L’articolo 14 si applica ai trattamenti di integrazione salariale ordinaria concessi in base a domanda presentata dopo la data di entrata in vigore della presente legge.

5. Ai fini dell’applicazione dell’articolo 1, comma 9, devono

essere computati i periodi di trattamento di integrazione salariale anteriori alla data di entrata in vigore della presente legge limitatamente a quelli compresi nei trecentosessantacinque anteriori alla data stessa.

6. Continuano a beneficiare del trattamento di  integrazione

salariale, fino a centottanta giorni successivi alla data di entrata in vigore della presente legge, i  lavoratori  che  risultino beneficiarne alla data di entrata in vigore della presente legge in quanto dipendenti dalle societa’ non operative costituite dalla GEPI sulla base della normativa vigente, ed aventi oggetto la promozione di iniziative idonee a consentirne il reimpiego, ovvero che risultino beneficiareai sensi delle seguenti leggi articolo 1 del decreto-legge

10 giugno 1977, n. 291, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1977, n. 501, e succesive modificazioni; articolo 5 del decreto-legge 9 dicembre 1981, n. 721, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 febbraio 1982, n. 25; articolo 6, comma 6, del decreto-legge  30  dicembre  1987,  n.  536,  convertito,  con modificazioni, dalla legge 29 febbraio 1988, n. 48. Tale periodo e’ elevato ad un anno per le imprese ubicate nei territori di cui al testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 6 marzo 1978, n. 218. Durante questo periodo le imprese, previo esame congiunto con le organizzazioni sindacali dei lavoratori, da esaurire non prima di trenta giorni, collocano in mobilita’ i predetti lavoratori dando le comunicazioni previste dall’articolo 4, comma 9; in questo caso le imprese non sono tenute al pagamento della somma prevista dall’articolo 5, comma 4. I lavoratori collocati  in mobilita’ ai sensi del presente comma sono iscritti ai sensi del presente comma sono iscritti nella lista di mobilita’ ed hanno diritto all’indennita’ di mobilita’ di cui all’articolo 7. Ad essi non si applica quanto previsto dall’articolo 7, comma 5. In questo caso la somma e’ aumentata in misura pari al trattamento di integrazione salariale non ancora goduto.

7. I lavoratori che, alla data di entrata in vigore della presente legge, hanno titolo al trattamento speciale di disoccupazione di cui alla legge 5 novembre 1968, n. 1115, e che si trovano in aree di crisi economica settoriale o locale, ai sensi dell’articolo 4 della legge 8 agosto 1972, n. 464, o che sono stati licenziati da imprese per le quali e’ gia’ intervenuto l’accertamento da parte del CIPI della situazione di crisi aziendale ovvero che sono stati licenziati nelle aree del Mezzogiorno di cui al testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 6 marzo 1978, n. 218, cessano di beneficiare di tale trattamento e sono iscritti nelle liste di mobilita’, con il diritto alla indennita’ di mobilita’ nella misura iniziale pari al trattamento speciale di disoccupazione da essi precedentemente percepito, per un periodo pari a quello previsto nell’articolo 7, ridotto del numero dei giorni, comunque  non superiore a centottanta, per i quali e’ stato  percepito  il

trattamento speciale di disoccupazione. (5) ((9))

8. I lavoratori che, alla data di entrata in vigore della presente legge, hanno diritto al trattamento speciale di disoccupazione di cui all’articolo 12 della legge 6 agosto 1975, n. 427, continuano a beneficiarne, per un periodo pari a quello previsto dall’articolo 11, comma 2, ridotto del numero di giorni, comunque non superiore a centottanta, per i quali il trattamento speciale di disoccupazione e’ stato percepito. Essi sono iscritti nelle liste di mobilita’ e possono beneficiare, ricorrendone i presupposti,  delle  misure previste dall’articolo 7, commi 5 e 6. (4) (5) ((9))

9. Sono abrogati: il terzo comma dell’articolo 12 della legge 6 agosto 1975, n. 427; il primo comma dell’articolo 4 della legge 8 agosto 1972, n. 464; l’articolo 4-ter del decreto-legge 30 marzo

1978, n. 80, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 maggio

1978, n. 215.

10. Per i lavoratori sospesi dal lavoro che, alla data di entrata

in vigore della presente legge, abbiano esercitato la facolta’ di chiedere l’iscrizione nella lista di  collocamento,  ai  sensi dell’articolo 4, comma 5, del decreto-legge 21 marzo 1988, n. 86.

Art. 23.

(Reimpiego presso GEPI S.p.A. e INSAR S.p.A.)

1. Restano fermi, nei confronti dei lavoratori di cui all’articolo

22, comma 6, i compiti di reimpiego svolti dalla GEPI S.p.A. e

dall’INSAR S.p.A. in base alle vegenti leggi.

2. Per ciascun lavoratore di cui all’articolo 22, comma 6, assunto

con contratto di lavoro a tempo indeterminato nell’ambito  di iniziative produttive che la GEPI S.p.A. e l’INSAR S.p.A. realizzino o concorrano a realizzare, ovvero sviluppino o  concorrano  a sviluppare successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge, le predette societa’ subentrano nel diritto del lavoratore al trattamento nella misura pari al cinquanta per cento del residuo trattamento che sarebbe spettato, ai sensi della presente legge, al lavoratore assunto. Tale importo viene corrisposto alle predette societa’ quando il lavoratore stesso abbia superato il periodo di prova.

3. Qualora l’occupazione dei lavoratori di cui all’articolo 22, comma

6, venga promossa presso datori di lavoro non soggetti  alla

disciplina sui licenziamenti individuali, l’importo previsto dal

comma 2 del presente articolo viene corrisposto al termine del periodo per il quale il lavoratore assunto avrebbe potuto continuare a godere dell’indennita’ di mobilita’ e sempre che nello stesso periodo il lavoratore non sia stato reiscritto nella lista di mobilita’ in applicazione dell’articolo 9, comma 7.

4. Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro del tesoro, sono determinate le modalita’ e le condizioni per la corresponsione degli importi di cui ai commi 2 e

3. Tali importo sono utilizzati dalla GEPI S.p.A. e dalla INSAR

S.p.A. per il finanziamento delle iniziative di reimpiego di cui al

comma 1, ivi comprese le convenzioni con soggetti pubblici o privati dirette a favorire lo sviluppo di nuova occupzione, nonche’ il rempiego o la modalita’ dei lavoratori di imprese interessate a processi di crisi industriale.

Art. 24

(Norme in materia di riduzione del personale)

1. Le disposizioni di cui all’articolo 4, commi da 2 a 12, e 15-bis e all’articolo 5, commi da 1 a 5, si applicano alle imprese che occupino piu’ di quindici dipendenti, compresi i dirigenti, e che, in conseguenza di una riduzione o trasformazione di attivita’ o di

lavoro, intendano effettuare almeno cinque licenziamenti, nell’arco di centoventi giorni, in ciascuna unita’ produttiva, o in piu’ unita’ produttive nell’ambito del territorio di una stessa provincia. Tali disposizioni si applicanoper tutti i licenziamenti che, nello stesso arco di tempo e nello stesso ambito, siano comunque riconducibili alla medesima riduzione o trasformazione. (4)

1-bis. Le disposizioni di cui all’articolo 4, commi 2, 3, con esclusione dell’ultimo periodo, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 11, 12, 14, 15 e

15-bis, e all’articolo 5, commi 1, 2 e 3, si applicano ai privati datori di lavoro non imprenditori alle medesime condizioni di cui al comma 1. I lavoratori licenziati vengono iscritti nella lista di cui all’articolo 6, comma 1, senza diritto all’indennita’ di  cui all’articolo 7. Ai lavoratori licenziati ai sensi del presente comma non si applicano le disposizioni di cui agli articoli 8, commi 2 e 4, e 25, comma 9.

1-ter. La disposizione di cui all’articolo 5, comma 3, ultimo

periodo, non si applica al recesso intimato da datori di lavoro non imprenditori che svolgono, senza fini di lucro, attivita’ di natura politica, sindacale, culturale, di istruzione ovvero di religione o di culto.

1-quater. Nei casi previsti dall’articolo 5, comma 3, al recesso

intimato da datori di lavoro non imprenditori che svolgono, senza fini di lucro, attivita’ di natura politica, sindacale, culturale, di istruzione ovvero di religione o di culto, si  applicano  le disposizioni di cui alla legge 15 luglio 1966, n. 604, e successive modificazioni.

1-quinquies. Nel caso in cui l’impresa o il datore di lavoro non imprenditore, ricorrendo le condizioni di cui al comma 1, intenda procedere al licenziamento di uno o piu’  dirigenti,  trovano applicazione le disposizioni di cui all’articolo 4, commi 2, 3, con esclusione dell’ultimo periodo, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 11, 12, 14, 15 e

15-bis, e all’articolo 5, commi 1, 2 e 3, primo e quarto periodo. All’esame di cui all’articolo 4, commi 5 e 7, relativo ai dirigenti eccedenti, si procede in appositi incontri. Quando risulta accertata la violazione delle procedure richiamate all’articolo 4, comma 12, o dei criteri di scelta di cui all’articolo 5, comma 1, l’impresa o il datore di lavoro non imprenditore e’ tenuto al pagamento in favore del dirigente di un’indennita’ in misura compresa tra dodici e ventiquattro mensilita’ dell’ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo alla natura e alla gravita’ della violazione, fatte salve le diverse previsioni sulla misura dell’indennita’ contenute nei contratti e negli accordi collettivi applicati al rapporto di lavoro.

2. Le disposizioni richiamate nei commi 1, 1-bis e 1-quinquies si applicano anche quando le imprese o i privati datori di lavoro non imprenditori, di cui  ai  medesimi  commi,  intendano  cessare l’attivita’.

3. Quanto previsto all’articolo 4, commi 3, ultimo periodo, e 10, e

all’articolo 5, commi 4 e 5, si applica solo alle imprese di cui all’articolo 16, comma 1. Il contributo previsto dall’articolo 5, comma 4, e’ dovuto dalle imprese di cui all’articolo 16, comma 1, nella misura di nove volte il trattamento iniziale di mobilita’ spettante al lavoratore ed e’ ridotto a tre volte nei casi di accordo sindacale . (4)

4. Le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano nei

casi di scadenza dei rapporti di lavoro a termine, di fine lavoro

nelle costruzioni edili e nei casi di attivita’ stagionali o saltuarie.

5. La materia dei licenziamenti collettivi per riduzione di personale di cui al primo comma dell’articolo 11 della legge 15 luglio 1966, n. 604, come modificato dall’articolo 6 della legge 11 maggio 1990, n. 108 e’ disciplinata dal presente articolo.

6. Il presente articolo non si applica ai licenziamenti intimati

prima della data di entrata in vigore della presente legge.

TITOLO II

DISPOSIZIONI VARIE IN MATERIA DI MERCATO DEL LAVORO Capo I

Riforma delle procedure di avviamento

Art. 25.

(Riforma delle procedure di avviamento al lavoro)

1. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 19 DICEMBRE 2002, N. 297.

2. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 19 DICEMBRE 2002, N. 297.

3. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 19 DICEMBRE 2002, N. 297.

4. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 19 DICEMBRE 2002, N. 297.

5. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 19 DICEMBRE 2002, N. 297.

6. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 19 DICEMBRE 2002, N. 297.

7. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 19 DICEMBRE 2002, N. 297.

8. Le Commissioni regionali per l’impiego emanano disposizioni alle

Commissioni circoscrizionali dirette ed agevolare gli avviamenti

delle lavoratrici in rapporto all’iscrizione alle liste di mobilita’

e agli indici di disoccupazione nel territorio.

9. ((COMMA ABROGATO DALLA L. 28 GIUGNO 2012, N. 92)).

10. Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro del tesoro, e’ determinata annualmente la quota del Fondo di rotazione, di cui all’articolo 25 della legge 21 dicembre 1978, n. 845, da finalizzare al finanziamento di azioni formative riservate ai lavoratori appartenenti alle comma 5. Tale quota e’ ripartita tra le Regioni in proporzione al numero dei lavoratori appartenenti alle predette categorie, presenti in ciascuna Regione.

11. Il lavoratore che abbia rifiutato una proposta formativa offertagli dalle sezioni circoscrizionali secondo le modalita’ deter- minate dalla Commissione regionale per l’impiego, perde, per un periodo di dodici mesi, l’iscrizione nelle liste di mobilita’, di cui all’articolo 6, comma 1.

12. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 19 DICEMBRE 2002, N. 297.

TITOLO II

DISPOSIZIONI VARIE IN MATERIA DI MERCATO DEL LAVORO Capo II

Disposizioni diverse

Art. 26. (Disposizionidiverse)

1. Nelle domande presentate per beneficiare del contributo del Fondo sociale europeo, i soggetti che realizzano azioni di formazione professionale sono tenuti ad indicare, tra le spese per le predette azioni, gli oneri per le integrazioni salariali, le indennita’ di mobilita’ e le assicurazioni sociali obbligatorie, previdenziali ed assistenziali, relativi ai lavoratori coinvolti nelle azioni di formazione professionale. Tali  oneri  costituiscono  contributo finanziario pubblico per l’accesso al Fondo sociale europeo.

Art. 27.

(Trattamenti di anzianita’ e ristrutturazioni di aziende ad alta

capacita’ innovativa e competitivita’ mondiale)

1. I lavoratori dipendenti da imprese industriali caratterizzate da

elevati livelli di innovazione, tecnologica, competitivita’ mondiale, capacita’ innovativa, tali da essere definite di interesse nazionale, interessate da esigenze di ristrutturazione e riorganizzazione con adeguati programmi di sviluppo e di investimenti, che possano far valere nell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidita’, la vecchiaia ed i superstiti almeno trenta  anni  di  anzianita’ assicurativa e contributiva agli effetti delle disposizioni del primo comma, lettere a) e b), dell’articolo 22 della legge 30 aprile 1969, n. 153, e successive modificazioni ed integrazioni, hanno facolta’ di richiedere entro il 31 dicembre 1991 concessione di un trattamento di pensione secondo la disciplina di cui all’articolo 22 citato con una maggiorazione dell’anzianita’ assicurativa e contributiva pari al periodo necessario per la maturazione del requisito dei trentacinque anni prescritto dalla disposizioni suddette, ed in ogni caso non superiore al periodo compreso tra la data di risoluzione del rapporto e quella del compimento di sessanta anni, se uomini,  o  di cinquantacinque anni se due.

2. Il CIPE, su proposta del Ministro del lavoro e della previdenza

sociale, sentito il Ministro dell’industria, del  commercio  e dell’artigianato, ovvero il Ministro delle partecipazioni statali secondo le rispettive competenze, individua i criteri per  la selezione delle imprese di cui al comma 1 e determina, entro il limite massimo di undicimila unita’, il  numero  massimo  dei pensionamenti anticipati.

3. Le imprese, singolarmente o per gruppo di appartenenza, rientranti

nelle ipotesi di cui al comma 1, che intendano avvalersi delle

disposizioni del presente  articolo,  presentano  programmi  di ristrutturazione e riorganizzazione e dichiarano l’esistenza  e l’entita’ delle eccedenze strutturali di manodopera, richiedendone l’accertamento da parte del CIPE unitamente alla sussistenza dei requisiti di cui al comma 1.

4. La facolta’ di pensionamento anticipato di anzianita’ puo’ essere esercitata da un numero di lavoratori non superiore a quello delle eccedenze accertate dal CIPE.

I Lavoratori interessati sono tenuti a presentare all’impresa di

appartenenza domanda irrevocabile per l’esercizio della facolta’ di

cui al comma 1, entro trenta giorni dalla comunicazione all’impresa stessa o al gruppo di imprese degli accertamenti del CIPE, ovvero entro trenta giorni dalla maturazione dei trenta anni di anzianita’ di cui al comma 1, se posteriore. L’impresa entro dieci giorni dalla scadenza del termine trasmette all’INPS le domande dei lavoratori, in deroga al primo comma, lettera c), dell’articolo 22 della legge 30 aprile 1969, n. 153. Nel caso in cui il numero dei lavoratori che esercitano la facolta’ di pensionamento anticipato sia superiore a quello delle eccedenze accertate, l’impresa opera una selezione in base alle esigenze di ristrutturazione e riorganizzazione.  Il rapporto di lavoro dei dipendenti la cui domande sono trasmesse all’INPS si estingue nell’ultimo giorno del mese in cui l’impresa effettua la trasmissione.

5. La gestione di cui all’articolo 37 della legge 9 marzo 1989, n.

88, corrisponde al Fondo pensioni lavoratori dipendenti per ciascun

mese di anticipazione della pensione, una somma pari all’importo risultante dall’applicazione dell’aliquota contributiva in vigore per il Fondo medesimo sull’ultima retribuzione annua percepita da ciascun lavoratore interessato, ragguagliata a mese, nonche’ una somma pari all’importo mensile della pensione anticipata, ivi compresa la tredicesima mensilita’. L’impresa, entro  trenta  giorni  dalla richiesta da parte dell’INPS, e’ tenuta a corrispondere a favore della gestione di cui all’articolo 37 della legge 9 marzo 1989, n.

88, per ciascun dipendente che abbia usufruito del pensionamento

anticipato di anzianita’, un contributo pari al trenta per cento

degli oneri complessivi di cui al presente comma, optare per il pagamento del contributo stesso,

interessi nella misura del dieci per cento in ragione d’anno, in un numero di rate mensili, di pari importo, non superiore a quello dei mesi di anticipazione della pensione. ((2))

6. La facolta’ di pensionamento anticipato di cui al presente articolo, nei limiti e con le modalita’ indicati, vale fino al 31 dicembre 1991 anche per i lavoratori dipendenti dalle imprese industriali del  settore  siderurgico  privato,  dalle  imprese industriali a partecipazione statale del settore  alluminio  e produzione di allumina e di quella termoelettromeccanico, nonche’ per i lavoratori dipendenti dalle imprese del settore cantieristico privato, limitatamente alle imprese di costruzione, riparazione, demolizione e trasformazione navale.

7. La facolta’ di cui al presente articolo, con le procedure, i

limiti e le contribuzioni dal medesimo previsti, e’  altresi’ esercitabile fino al 31 dicembre 1991, ai fini del conseguimento della pensione di vecchiaia, con una maggiorazione dell’anzianita’ assicurativa per i periodi mancanti al raggiungimento della normale eta’ per essa prevista, dai lavoratori dipendenti dalle imprese appartenenti ai settori indicati al comma 6, che ne abbiano previsto l’utilizzazione in accordi aziendali o di comparto, di eta’ non inferiore al cinquantacinque anni se uomini e ai cinquanta anni se donne e che possano far valere non meno di quindici anni e non piu’ di trenta anni di anzianita’ contributiva. (1)

Art. 28.

(Riserva annua di posti presso gli uffici pubblici)

1. La riserva annua prevista dall’articolo 1, comma 7, della legge 29

dicembre 1990 n. 407, dei posti disponibili presso gli uffici pubblici situati nelle regioni del Centro Nord, e’ elevata dal trenta al cinquanta per cento e si applica ai lavoratori sospesi a zero ore beneficiari del trattamento stroardinario di integrazione salariale da un periodo superiore a dodici mesi; con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui al citato articolo 1, comma 7, sono altresi’ stabiliti i criteri e le modalita’ per l’attuazione della riserva.

2. Nei confronti dei lavoratori che, senza giustificato motivo, non rispondano alla convocazione ovvero rifiutino l’offerta di lavoro di cui al comma 1, qualora la residenza dei lavoratori stessi nei sei mesi precedenti risulti ad una distanza non superiore a cinquanta chilometri dalla sede in cui e’ situato l’ufficio pubblico, le Commissioni regionali dispongono la decadenza entro novanta giorni dal diritto al trattamento straordinario di integrazione salariale e la cancellazione dalle liste di lavoratori in cassa integrazione di cui al medesimo articolo 1, comma 7, della legge 29 dicembre 1990, n.

407.

Art. 29.

(Trattamenti di anzianita’ nel settore siderurgico pubblico)

1. La facolta’ di cui all’articolo 27, con le contribuzioni a carico

delle imprese dal medesimo previste, e’ esercitabile fino al 31 dicembre 1991 ai fini del conseguimento della pensione di vecchiaia, con una maggiorazione dell’anzianita’ assicurativa per i periodi mancanti al raggiungimento della normale eta’ per essa prevista, dai lavoratori dipendenti dalle  imprese  industriali  del  settore siderurgico pubblico ivi comprese le imprese di cui all’articolo 1, comma 2 del decreto-legge 1 aprile 1989, n. 120, convertito, con le modificazioni dalla legge 15 maggio 1989, n. 181, dalle imprese produttrici di materiali refrattari, dalle imprese produttrici di elettrodi di frafite artificiale per l’ndustria siderurgica e dalle imprese del settore cantieristico pubblico, limitatamente  alle imprese di costruzione, riparazione, demolizione e trasformazione

navale, di eta’ non inferiore a quella di cui all’articolo 1, primo comma, della legge 31 maggio 1984, n. 193, e all’articolo 5, comma 5, del decreto-legge 30 dicembre 1987, n. 536,  convertito,  con modificazioni, dalla legge 29 febbraio 1988, n. 48, che possano far valere non meno di quindici anni di anzianita’ contributiva, nei limiti di novemila unita’. Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale e del Ministro delle partecipazioni statali sono emanate le norme di attuazione per la ripartizione del predetto limite numerico tra le aziende interessate. ((1))

Art. 30.

(Trasferimento dell’iscrizione alle  liste  di  collocamento  e

cancellazione dalle liste)

1. Il comma 2 dell’articolo 16 legge 28 febbraio 1987, n. 56 e’

sostituito dal seguente:

“2. I lavoratori di cui al comma 1 possono trasferire la loro iscrizione presso altra circoscrizione ai sensi dell’articolo 1, comma 4. L’inserimento nella graduatoria nella  nuova  sezione circoscrizionale avviene con effetto immediato”.

2. L’articolo 12 della legge 28 febbraio 1987, n. 56, e’ sostituito

dal seguente:

“Art. 12. – (Cancellazione dalle liste). – 1. Nei confronti del

lavoratore che, senza giustificato motivo, non  risponda  alla convocazione, ovvero rifiuti il posto di lavoro a tempo indeterminato corrispondente ai suoi requisiti professionali, la  commissione circoscrizionale dispone la decadenza dal diritti all’indennita’ di disoccupazione e la cancellazione dalle liste”.

Art. 31.

(Trattamento speciale di disoccupazione e pensionamento anticipato)

1. Le disposizioni di cui all’articolo 11 trovano applicazione, ricorrendone i presupposti, anche per i lavoratori edili licenziati a decorrere dal primo gennaio 1989.

La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara’ inserita

nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica

Italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

Data a Roma, addi’ 23 luglio 1991

ANDREOTTI, Presidente del Consiglio

dei Ministri

MARINI, Ministro del lavoro e della previdenza sociale

 

INPS:DATI PERIODO GENNAIO-NOVEMBRE 2016 OSSERVATORIO PRECARIATO

19/01/2017

L’Inps ha pubblicato, in data 19 dicembre 2016, i dati sui nuovi rapporti di lavoro del settore privato relativi al mese di ottobre.

Nei primi undici mesi del 2016, nel settore privato, si registra un saldo, tra assunzioni e cessazioni, pari a +567.000, inferiore a quello del corrispondente periodo del 2015 (+688.000) e superiore a quello registrato nei primi undici mesi del 2014 (+313.000).

Su base annua, il saldo consente di misurare la variazione tendenziale delle posizioni di lavoro.  Il saldo annualizzato (vale a dire la differenza tra assunzioni e cessazioni negli ultimi dodici mesi) a novembre 2016 risulta positivo e pari a +506.000, compresi i rapporti stagionali.

Il risultato positivo è imputabile prevalentemente al trend di crescita netta registrato dai contratti a tempo indeterminato, il cui saldo annualizzato, pari a +339.000, è ancora debitore dell’intensa dinamica di crescita registrata a fine 2015; nel corso del 2016, inoltre, i contratti a tempo determinato hanno significativamente recuperato la contrazione registrata sul finire del 2015 a causa dell’alta quota di trasformazioni in contratti a tempo indeterminato: il loro saldo annualizzato risulta infatti pari a +146.000 (inclusi i contratti stagionali).

 

il Report gennaio-novembre 2016 icona_pdf2

Fonte: Inps

INPS:ISTRUZIONI MODALITA’ GESTIONE NUOVI PROCESSI RICHIESTE CIG

19/01/2017

L’Inps, con la circolare n. 9 del 19 gennaio 2017, a completamento del processo di attuazione del D.L.vo n. 148/2015, fornisce le istruzioni per favorire l’adeguamento dei sistemi gestionali aziendali finalizzate a supportare il nuovo assetto informativo che deriva dalle innovazioni introdotte con la riforma dei trattamenti di integrazione salariale.

In particolare, la circolare analizza:

  • gli adempimenti connessi all’associazione di ogni lavoratore con l’unità produttiva di riferimento,
  • i criteri per individuare i trattamenti soggetti alla nuova disciplina,
  • la metodologia di calcolo della contribuzione addizionale
  • le modalità di gestione del trattamento di fine rapporto in relazione alle diverse tipologie di cassa integrazione.

In questo quadro l’Istituto fornisce le indicazioni tecniche necessarie per operare l’adeguamento dei sistemi informativi che supportano la formazione della dichiarazione contributiva UniEmens.

 

CASSAZIONE:PILLOLE GIURISPRUDENZA LAVORO

19/01/2017
  – Sentenza 16 gennaio 2017, n. 851

Concorso – Graduatoria – Scorrimento – Dirigente

  Sentenza 17 gennaio 2017, n. 969

L

Stranieri – Matrimonio – Cittadinanza italiana – Separazione di fatto – Irrilevante

  Sentenza 17 gennaio 2017, n. 985

Dimissioni – Indennità sostitutiva di preavviso – Coattiva collocazione in ferie – Differimento del termine finale di preavviso al termine del periodo di fruizione delle ferie

  – Sentenza 17 gennaio 2017, n. 996

Lavoro – Critica azienda – Diritto – Limiti – Diligenza e di fedeltà – Licenziamento – Reintegra – Contenuti già divulgati dalla stampa – Dati a conoscenza dell’opinione pubblica

  Sentenza 17 gennaio 2017, n. 997

Prestazioni assistenziali – Inps – Pensione ex art. 3, co. 2, D.Lgs. n. 562/1996 – Calcolo della retribuzione pensionabile

DISPOSIZIONI LEGISLATIVE AMMORTIZZATORI SOCIALE ABROGATE DEC.LEG.VI 148/15 E 185/16

18/01/2017

Per comodita’ di consultazione,di seguito sono precisate le disposizioni legislative in materia di    ammortizzatori abolite e sostituite dai  provvedimenti precisati   di seguito

 1) ABROGAZIONI PREVISTE    ART.46 DEC.LEGVO N.148/15

A)in vigore dal 25 settembre 2015:

  
 a)Decreto legislativo luogotenenziale  9  novembre  1945,  n.788 : Istituzione della Cassa per l'integrazione dei guadagni degli operai dell'industria e disposizioni transitorie a favore dei lavoratori dell'industria dell'Alta Italia 

b)Decreto legislativo del Capo  provvisorio  dello  Stato  12agosto 1947, n. 869:Nuove disposizioni sulle integrazioni salariali   

c)legge 3 febbraio 1963, n. 77 :Disposizioni in favore degli operai dipendenti dalle aziende industriali dell'edilizia e affini in materia di integrazione guadagni.
 d) gli articoli da 2 a 5 della legge 5 novembre 1968, n. 1115 :Estensione, in favore dei lavoratori, degli interventi della Cassaintegrazione guadagni, della gestione dell'assicurazione contro la disoccupazione e della Cassa assegni familiari e provvidenze in favore dei lavoratori anziani licenziati

-Art.2
 A decorrere dall’entrata in vigore della presente legge agli operai delle aziende industriali, comprese quelli dell’edilizia e affini, che siano sospesi dal lavoro o lavoranti ad orario ridotto in dipendenza di crisi economi che settoriali o locali delle attivita’ industriali o ne casi di ristrutturazione e riorganizzazione aziendale, e’ corrisposta per la durata di tre mesi l’integrazione salariale di cui all’articolo 1 del decreto legislativo luogotenenziale 9 novembre 1945, n. 788, a carico della Cassa per l’integrazione dei guadagni degli operai dell’industria nella misura dell’80 per cento della retribuzione globale, che sarebbe ad essi spettata per le ore di lavoro non prestato compreso tra le 0 ore ed il limite massimi di ore previste dai contratti collettivi di lavoro, mi comunque non oltre le 44 settimanali. La durata di detto trattamento puo’ essere prolungata a 6 mesi con disposizione del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale ed, eccezionalmente, a 9 mesi con decreto interministeriale da emanarsi con le modalita’ indicate nell’articolo 3.
 Art.5
Il primo comma dell’articolo 8 del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 12 agosto 1947, n. 869, contenente disposizioni sulle integrazioni salariali, ratificato con modificazioni dalla legge 21 maggio 1951, n. 498, e’ cosi’ modificato: “La concessione dell’integrazione data dalle sedi provinciali dell’Istituto nazionale della previdenza sociale, su deliberazione di una commissione nominata con decreto del prefetto presso ogni sede dell’istituto stesso e composta dal direttore della sede, presidente, da un funzionario dell’ispettorato del lavoro, da un funzionario dell’intendenza di finanza, da tre rappresentanti degli imprenditori e da tre rappresentanti dei lavoratori dell’industria designati dalle rispettive organizzazioni sindacali”.
 e) la legge 8 agosto 1972, n. 464:Modifiche ed integrazioni alla legge 5 novembre 1968, n. 1115, in materia di integrazione salariale e di trattamento speciale di disoccupazione.
f) gli articoli da 1 a 7 e da 9 a 17 della legge 20 maggio  1975,n. 164:Provvedimenti per la garanzia del salario(N.B. : Circa le disposizioni citate in questa lettera ,si rinvia al n.2 del presente post 

.

  Art. 1. Interventi di integrazione salariale. – Agli operai dipendenti da imprese industriali che siano sospesi dal lavoro o effettuino prestazioni di lavoro a orario ridotto è dovuta l’integrazione salariale nei seguenti casi: 1) integrazione salariale ordinaria per contrazione o sospensione dell’attività produttiva: a) per situazioni aziendali dovute ad eventi transitori e non imputabili all’imprenditore o agli operai; b) ovvero determinate da situazioni temporanee di mercato; 2) integrazione salariale straordinaria: a) […] b) per ristrutturazioni, riorganizzazioni o conversioni aziendali.

Art. 2. Misure dell’integrazione salariale. – L’integrazione salariale è dovuta nella misura dell’80 per cento della retribuzione globale che agli operai sarebbe spettata per le ore di lavoro non prestate, comprese fra le ore 0 e il limite dell’orario contrattuale, ma comunque non oltre le 40 ore settimanali.

Art. 3. Trattamento previdenziale nei periodi dell’integrazione salariale. – I periodi di sospensione per i quali è ammessa l’integrazione salariale sono riconosciuti utili d’ufficio per il conseguimento del diritto alla pensione per l’invalidità, vecchiaia e superstiti e per la determinazione della misura di questa fino ad un massimo complessivo di trentasei mesi nell’intero rapporto assicurativo del lavoratore. Per detti periodi il contributo figurativo sarà calcolato sulla base della retribuzione cui è riferita l’integrazione salariale. Le somme occorrenti alla copertura della contribuzione figurativa saranno versate, a carico della Cassa integrazione guadagni, al Fondo pensioni lavoratori dipendenti.

Art. 4. Assistenza sanitaria nei periodi d’integrazione salariale. – Ai fini del diritto all’assistenza sanitaria, i periodi di integrazione salariale sono equiparati a quelli di effettiva prestazione lavorativa. L’assistenza sanitaria spetta anche nel corso dell’istruttoria delle domande d’integrazione salariale straordinaria e di disoccupazione speciale, ai sensi degli articoli 3 e 4 della legge 8 agosto 1972, n. 464. Il trattamento speciale di disoccupazione di cui all’articolo 8 della legge 5 novembre 1968, n. 1115, ed all’articolo 4 della legge 8 agosto 1972, n. 464, sostituisce, in caso di malattia, l’indennità a carico degli Enti gestori dell’assicurazione contro le malattie.

Art. 5. Procedure di consultazione sindacale. – Nei casi di eventi oggettivamente non evitabili che rendano non differibile la contrazione o la sospensione dell’attività produttiva, l’imprenditore è tenuto a comunicare alle rappresentanze sindacali aziendali o, in mancanza di queste, alle organizzazioni sindacali di categoria dei lavoratori più rappresentative operanti nella provincia, la durata prevedibile della contrazione o sospensione e il numero dei lavoratori interessati. Quando vi sia sospensione o riduzione dell’orario di lavoro, superiore a sedici ore settimanali, si procederà, a richiesta dell’imprenditore o degli organismi rappresentativi dei lavoratori di cui al comma precedente, ad un esame congiunto in ordine alla ripresa della normale attività produttiva e ai criteri di distribuzione degli orari di lavoro. La richiesta di esame congiunto dovrà essere presentata entro tre giorni dalla comunicazione di cui al primo comma e la relativa procedura dovrà esaurirsi entro i cinque giorni successivi a quello in cui è stata avanzata la richiesta medesima. Negli altri casi di contrazione o sospensione dell’attività produttiva di cui all’articolo 1, l’imprenditore è tenuto a comunicare preventivamente alle rappresentanze sindacali aziendali, ove esistenti, nonché per il tramite dell’associazione territoriale degli industriali, in quanto vi aderisca o le conferisca mandato, alle organizzazioni sindacali di categoria dei lavoratori più rappresentative operanti nella provincia, le cause di sospensione o di riduzione dell’orario di lavoro, l’entità e la durata prevedibile, il numero dei lavoratori interessati. A tale comunicazione seguirà, su richiesta di una delle parti, un esame congiunto della situazione avente ad oggetto i problemi relativi alla tutela degli interessi dei lavoratori in relazione alla crisi dell’impresa. L’intera procedura di consultazione, ove attivata dalla richiesta dell’esame congiunto di cui al precedente comma, dovrà esaurirsi entro 25 giorni dalla data della richiesta medesima, ridotti a 10 per le aziende fino a 50 dipendenti. All’atto della presentazione delle richieste di integrazione salariale ordinaria o straordinaria dovrà darsi comunicazione dell’esecuzione degli adempimenti di cui al presente articolo

Art. 6. Durata dell’integrazione salariale ordinaria. – L’integrazione salariale prevista per i casi di cui al precedente articolo 1, n. 1) è corrisposta fino ad un periodo massimo di 3 mesi continuativi; in casi eccezionali detto periodo può essere prorogato trimestralmente fino ad un massimo complessivo di 12 mesi. Le proroghe sono autorizzate dal Comitato speciale di cui all’articolo 7 del decreto legislativo luogotenenziale 9 novembre 1945, numero 788. Qualora l’impresa abbia fruito di 12 mesi consecutivi di integrazione salariale, una nuova domanda può essere proposta per la medesima unità produttiva per la quale l’integrazione è stata concessa, quando sia trascorso un periodo di almeno 52 settimane di normale attività lavorativa. L’integrazione salariale relativa a più periodi non consecutivi non può superare complessivamente la durata di 12 mesi in un biennio. Le disposizioni di cui al terzo e quarto comma non si applicano nei casi d’intervento determinato da eventi oggettivamente non evitabili.

Art. 7. Procedimento d’integrazione salariale ordinaria. – Per l’ammissione al trattamento d’integrazione salariale l’imprenditore presenta alla sede provinciale dell’Istituto nazionale della previdenza sociale apposita domanda nella quale dovranno essere indicati la causa della sospensione o riduzione dell’orario di lavoro e la loro presumibile durata, il numero dei lavoratori interessati e delle ore di effettivo lavoro. La domanda deve essere presentata entro il termine di 25 giorni dalla fine del periodo di paga in corso al termine della settimana in cui ha avuto inizio la sospensione o la riduzione dell’orario di lavoro. Qualora la domanda venga presentata dopo il termine indicato nel comma precedente, lo eventuale trattamento d’integrazione salariale non potrà aver luogo per periodi anteriori di una settimana rispetto alla data di presentazione. Qualora dall’omessa o tardiva presentazione della domanda derivi a danno dei lavoratori dipendenti la perdita totale o parziale del diritto all’integrazione salariale, l’imprenditore è tenuto a corrispondere ai lavoratori stessi una somma d’importo equivalente all’integrazione salariale non percepita.

Art. 9. Ricorso contro il provvedimento della Commissione provinciale. – Avverso il provvedimento della Commissione provinciale è ammesso ricorso, entro trenta giorni dalla notifica, al comitato di cui all’articolo 7 del decreto legislativo luogotenenziale 9 novembre 1945, n. 788. Il ricorso può essere proposto entro il termine di trenta giorni dalla data della delibera anche da parte di ciascuno dei partecipanti alle sedute della commissione che, nel corso della votazione, abbia motivato il proprio dissenso chiedendone l’inserimento a verbale. Sui ricorsi di cui al presente articolo il Comitato speciale decide in via definitiva.

Art. 10. Procedimenti d’integrazione salariale straordinaria. – Per quanto non disposto dalla presente legge, l’integrazione salariale straordinaria è regolata dalla legge 5 novembre 1968, n. 1115, modificata dalla legge 8 agosto 1972, n. 464.

Art. 11. Durata dell’integrazione salariale straordinaria. – Nei casi di crisi economiche settoriali o locali la proroga trimestrale, di cui all’articolo 1 della legge 8 agosto 1972, n. 464, è ammessa nel limite massimo di sei mesi. La proroga dell’integrazione salariale nei casi di ristrutturazione, riorganizzazione e conversione aziendale, dopo il primo anno, è disposta, per periodi non superiori a sei mesi, mediante decreto interministeriale da adottarsi nelle forme e nei modi previsti dall’articolo 3 della legge 5 novembre 1968, n. 1115. La concessione di tale proroga è subordinata all’accertamento dell’attuazione dei programmi di ristrutturazione, riorganizzazione e conversione aziendale.

Art. 12. Finanziamento della Cassa integrazione guadagni. – La Cassa integrazione guadagni è alimentata dai seguenti proventi: 1) contributo a carico delle imprese industriali nella misura dell’1 per cento della retribuzione, determinata a norma dell’articolo 12 della legge 30 aprile 1969, n. 153; per le imprese fino a 50 dipendenti il contributo è determinato nella misura dello 0,75 per cento. Al fine di assicurare l’equilibrio della gestione, al termine di ciascun esercizio, sulla base delle risultanze di bilancio dell’esercizio stesso, le aliquote contributive predette possono essere modificate, mantenendo lo stesso rapporto proporzionale, mediante decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale, di concerto con il Ministro per il tesoro, sentito il Comitato speciale di cui all’articolo 7 del decreto legislativo luogotenenziale 9 novembre 1945, n. 788; tale modifica è obbligatoria quando la differenza fra le entrate e le uscite per le integrazioni salariali ordinarie risulti superiore al 10 per cento; 2) contributo addizionale a carico delle imprese che si avvalgono degli interventi di integrazione salariale nella misura dell’8 per cento dell’integrazione salariale corrisposta ai propri dipendenti, ridotta al 4 per cento per le imprese fino a 50 dipendenti, che sarà versato, in sede di conguaglio, alla Cassa integrazione guadagni. Il contributo addizionale non è dovuto quando l’integrazione salariale è corrisposta per sospensione o riduzione dell’orario di lavoro determinante da eventi oggettivamente non evitabili; 3) contributo a carico dello Stato previsto dall’articolo 13 della legge 5 novembre 1968, n. 1115, e dall’articolo 6 della legge 8 agosto 1972, n. 464, che resta determinato nella misura annua di 20 miliardi di lire, per gli anni successivi al 1975.

Art. 13. Computo dei dipendenti. – Ai fini della determinazione del limite di dipendenti, indicato al presente articolo 12, si tiene conto, fino al 31 dicembre 1975, del personale complessivamente in forza alla data del 10 gennaio 1975. Per gli anni successivi, il limite anzidetto è determinato, con effetto dal 10 gennaio di ciascun anno, sulla base del numero medio di dipendenti in forza nell’anno precedente dichiarato dall’impresa. Per le aziende costituite nel corso dell’anno solare si fa riferimento al numero di dipendenti alla fine del primo mese di attività. A tal fine l’impresa è tenuta a fornire all’INPS apposita dichiarazione al termine di ciascun anno. Agli effetti di cui al presente articolo sono da comprendersi nel calcolo tutti i lavoratori, compresi i lavoratori a domicilio, che prestano la propria opera con vincolo di subordinazione sia all’interno che all’esterno dell’azienda.

Art. 14. Bilancio della Cassa per l’integrazione guadagni degli operai dell’industria. – Nel bilancio della Cassa per l’integrazione guadagni degli operai dell’industria devono essere esposti, in voci distinte, i contributi degli imprenditori e dello Stato, secondo l’elencazione del precedente articolo 12 e le diverse forme di integrazione salariale di cui all’articolo 1 della presente legge. Tra le entrate o le uscite sono iscritti gli avanzi o i disavanzi del precedente esercizio finanziario.

Art. 15. Impiegati. – Il limite dell’integrazione fissato dall’articolo 1, quarto comma, della legge 8 agosto 1972, n. 464, è elevato a lire 300.000. L’integrazione si calcola sulla base della retribuzione globale che sarebbe spettata per le ore di lavoro non prestate.

Art. 16. Termine per il rimborso delle prestazioni. – Il termine di tre mesi fissato dall’articolo 9 del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 12 agosto 1947, n. 869, è elevato a sei mesi

. Art. 17. Formazione professionale. – Nei casi di integrazione salariale straordinaria, l’Ufficio regionale del lavoro, sentite le organizzazioni sindacali interessate, promuove le opportune iniziative, formulando proposte, per l’istituzione di corsi di qualificazione o riqualificazione professionale. Il lavoratore sospeso dal lavoro cessa dal beneficio dell’integrazione salariale quando rifiuti di frequentare i corsi di qualificazione o riqualificazione professionale. Il trattamento d’integrazione salariale non è cumulabile con gli assegni, le indennità, i compensi spettanti per i corsi nonché con l’indennità o con il sussidio straordinario di disoccupazione o con altre provvidenze sostitutive o aggiuntive

g) gli articoli 1, 2, e da 4 a 8 della legge 6 agosto 1975, n. 427: Norme in materia di garanzia del salario e di disoccupazione speciale in favore dei lavoratori dell’edilizia e affini.

Art. 1. 
 L'integrazione salariale prevista dall'articolo  1  della  legge  3febbraio 1963, n. 77, e successive modifiche, e' corrisposta fino  ad un  periodo   massimo   di   tre   mesi   continuativi,   prorogabili
eccezionalmente, nei soli casi di riduzione  dell'orario  di  lavoro,per periodi trimestrali fino ad un massimo complessivo di 12 mesi. 
  Qualora  l'impresa  abbia  fruito  di  12   mesi   consecutivi   di integrazione salariale, una nuova domanda puo' essere proposta per lamedesima unita' produttiva  per  la  quale  l'integrazione  e'  stata
concessa, quando sia trascorso un periodo di almeno 5 settimane  di normale attivita' lavorativa. 
L'integrazione salariale relativa a piu'  periodi  non  consecutivinon puo' superare  complessivamente  la  durata  di  12  mesi  in  un biennio. 

Art. 2. 
 Per  l'ammissione  al   trattamento   di   integrazione   salariale l'imprenditore presenta  alla  sede  provinciale  dell'INPS  apposita
domanda nella quale devono essere indicati la causa della sospensione o riduzione dell'orario di lavoro e la loro  presumibile  durata,  il numero dei lavoratori interessati e delle ore di effettivo lavoro. La
domanda deve essere presentata entro il termine di  2 giorni  dalla fine del periodo di paga in corso al termine della settimana  in  cui ha avuto inizio la sospensione o la riduzione dell'orario di lavoro. 
Qualora la domanda venga presentata dopo il  termine  indicato  nel comma precedente, l'eventuale trattamento di  integrazione  salarialenon puo' aver luogo per periodi anteriori di una  settimana  rispettoalla data di presentazione. 

Art. 4. 
 
  Avverso il provvedimento della commissione provinciale  e'  ammesso
il ricorso, entro 30 giorni dalla notifica, alla commissione centrale
di cui  all'articolo  5  della  legge  3  febbraio  1963,  n.  77,  e
all'articolo 5 della legge 6 dicembre 1971, n. 1058. 
  Il ricorso puo' essere proposto entro il termine di 30 giorni dalla
data della delibera anche da parte di ciascuno dei partecipanti  alla
seduta della commissione provinciale che, nel corso della  votazione,
abbia  motivato  il  proprio  dissenso  chiedendone  l'inserimento  a
verbale. 
  Sui ricorsi di cui al presente  articolo  la  commissione  centrale
decide in via definitiva. 


Art. 5. 
 
  I periodi di sospensione per  i  quali  e'  ammessa  l'integrazione
salariale sono riconosciuti utili d'ufficio per il conseguimento  del
diritto alla pensione per l'invalidita', vecchiaia e superstiti e per
la  determinazione  della  misura  di  questa  fino  ad  un   massimo
complessivo  di  36  mesi  nell'intero  rapporto   assicurativo   del
lavoratore. 
  Per detti periodi il contributo figurativo e' calcolato sulla  base
della retribuzione cui e' riferita l'integrazione salariale. 
  Le somme occorrenti alla copertura della  contribuzione  figurativa
sono versate, a carico della Cassa integrazione  guadagni,  al  Fondo
pensioni lavoratori dipendenti.

   Art. 6. 
 
  Ai  fini  del  diritto  all'assistenza  sanitaria,  i  periodi   di
integrazione  salariale  sono  equiparati  a  quelli   di   effettiva
prestazione lavorativa. 
  Con decreto del Ministro per il lavoro e la previdenza  sociale  di
concerto con il Ministro per il tesoro si provvedera'  a  determinare
il contributo a carico della gestione  speciale  dell'edilizia  della
Cassa integrazione guadagni da destinare all'Istituto  nazionale  per
l'assicurazione contro le malattie e alle Casse mutue provinciali  di
malattia di Trento  e  Bolzano,  in  relazione  ai  rispettivi  oneri
derivanti dall'assistenza sanitaria, erogata ai sensi del  precedente
comma, oltre il normale periodo di copertura assicurativa.
Art. 7. 
 
  Il lavoratore che, durante il periodo di sospensione o di riduzione
dell'orario di lavoro, si dimette perche' assunto  in  altra  azienda
dello  stesso  settore  di  attivita',  non  perde  il  diritto  alla
integrazione salariale fino alla cessazione del  precedente  rapporto
di lavoro. 

 Art-8
 
  I contributi previsti dall'articolo 2 della legge 2 febbraio  1970,
n. 14, e dall'articolo 2 della legge 6 dicembre 1971, n.  1058,  sono
elevati rispettivamente al 3  per  cento  e  al  2  per  cento  della
retribuzione lorda imponibile, a decorrere dal  periodo  di  paga  incorso al primo giorno del mese successivo  a  quello  di  entrata  invigore della presente legge. 
  A carico  delle  imprese  che  si  avvalgono  degli  interventi  di integrazione salariale e' posto un contributo addizionale pari  al  5per  cento  dell'integrazione   salariale   corrisposta   ai   propri dipendenti. Detto contributo e' versato, in sede di conguaglio,  alla gestione speciale dell'edilizia della Cassa integrazione guadagni. Il
contributo addizionale non e' dovuto quando l'integrazione  salarialee' corrisposta per  sospensione  o  riduzione  di  orario  di  lavoro
determinate da eventi oggettivamente non evitabili. 
  Al fine di assicurare l'equilibrio della gestione,  al  termine  di ciascun  esercizio  sulla   base   delle   risultanze   di   bilancio
dell'esercizio stesso, le aliquote contributive di cui al primo comma possono essere  modificate  mediante  decreto  del  Presidente  della
Repubblica, su proposta del Ministro per il lavoro  e  la  previdenza sociale, di concerto con  il  Ministro  per  il  tesoro,  sentita  la commissione centrale di cui all'articolo 5  della  legge  3  febbraio
1963, n. 77, e all'articolo 5 della legge 6 dicembre 1971,  n.  1058.
Tale modifica e' obbligatoria quando la differenza tra le  entrate  e le  uscite  delle  contabilita'  separate  della  gestione   specialedell'edilizia, distintamente considerate, risulti superiore al 10 percento. 
h)LEGGE 13agosto 1980, n. 427:Modifica della disciplina dell’integrazione salariale straordinariarelativa alle categorie operaie e impiegatizie.

i) gli articoli 1 e 2 del decreto-legge 30 ottobre 1984, n. 726, convertito con modificazioni dalla legge 19 dicembre 1984, n. 863:MISURE URGENTI A SOSTEGNO E AD INCREMENTO DEI LIVELLI OCCUPAZIONALI

ART. 1
– IL MINISTRO DEL LAVORO E DELLA PREVIDENZA
SOCIALE, ACQUISITO IL PARERE DI CUI AL SUC-
CESSIVO COMMA TERZO, E COMUNQUE
SCADUTO IL TERMINE IVI PREVI
STO, CONCEDE IL TRATTAMENTO
DI INTEGRAZIONE SALARIALE, DI CUI AL SUCCESSIVO
COMMA SECONDO, AGLI OPERAI ED AGLI IMPIEGATI
DELLE IMPRESE INDUSTRIALI E DI QUELLE DI CUI ALL’
ARTICOLO 23 DELLA LEGGE 23 APRILE 1981, N. 155,
E ALL’ ARTICOLO 35 DELLA LEGGE 5 AGOSTO 1981, N.
416, LE QUALI ABBIANO STIPULATO CONTRATTI COL-
LETTIVI AZIENDALI,
CON I SINDACATI ADERENTI
ALLE CONFEDERAZIONI
MAGGIORMENTE RAPPRESENTA-
TIVE SUL PIANO NAZIONALE, CHE STABI
LISCANO UNA RIDUZIONE DELL’ORARIO DI LAVORO AL FINE DI EVITARE, IN TUTTO O IN PARTE, LA RIDUZIONE O LA
DICHIARAZIONE DI ESUBERAN
ZA DEL PERSONALE AN-CHE ATTRAVERSO UN SUO PIÙ RAZIONALE IMPIEGO.
ART.2
. L’AMMONTARE DEL TRATTAMENTO DI INTEGRAZ
IONE SALARIALE DI CUI AL COMMA PRIMO È
DETERMINATO NELLA MISURA DEL CINQUANTA PER
CENTO DEL TRATTAMENTO RETRIBUTIVO PERSO A
SEGUITO DELLA RIDUZIONE DI ORARIO. IL TRATTAME
NTO RETRIBUTIVO PERSO VA DETERMINATO INIZIAL-
MENTE NON TENENDO CONTO DEGLI
AUMENTI RETRIBUTIVI PREVISTI DA CONTRATTI COLLETTIVI AZIEN-
DALI NEL PERIODO DI SEI MESI ANTECEDENTE LA ST
IPULA DEL CONTRATTO DI SOLIDARIETÀ. IL PREDET-
TO TRATTAMENTO DI INTEGRAZIONE SALARIALE,
CHE GRAVA SULLA CONTABILITÀ SEPARATA DEI TRAT-
TAMENTI STRAORDINARI DELLA CASSA INTEGRAZIONE GUADAGNI, VIENE CORRISPOSTO PER UN PERIO-
DO NON SUPERIORE A VENTIQUATTRO MESI ED IL
SUO AMMONTARE È RIDOTTO IN CORRISPONDENZA DI
EVENTUALI SUCCESSIVI AUMENTI RETRIBUTIVI INTERVENUTI IN SEDE DI CONTRATTAZIONE AZIENDALE.
l) l’articolo 8, commi da 1 a 5, e 8 del decreto-legge 21 marzo 1988, n. 86, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 maggio 1988, n. 160  :Art. 9. Ricorso contro il provvedimento della Commissione provinciale. – Avverso il provvedimento della Commissione provinciale è ammesso ricorso, entro trenta giorni dalla notifica, al comitato di cui all’articolo 7 del decreto legislativo luogotenenziale 9 novembre 1945, n. 788. Il ricorso può essere proposto entro il termine di trenta giorni dalla data della delibera anche da parte di ciascuno dei partecipanti alle sedute della commissione che, nel corso della votazione, abbia motivato il proprio dissenso chiedendone l’inserimento a verbale. Sui ricorsi di cui al presente articolo il Comitato speciale decide in via definitiva. Art. 10. Procedimenti d’integrazione salariale straordinaria. – Per quanto non disposto dalla presente legge, l’integrazione salariale straordinaria è regolata dalla legge 5 novembre 1968, n. 1115, modificata dalla legge 8 agosto 1972, n. 464. Art. 11. Durata dell’integrazione salariale straordinaria. – Nei casi di crisi economiche settoriali o locali la proroga trimestrale, di cui all’articolo 1 della legge 8 agosto 1972, n. 464, è ammessa nel limite massimo di sei mesi. La proroga dell’integrazione salariale nei casi di ristrutturazione, riorganizzazione e conversione aziendale, dopo il primo anno, è disposta, per periodi non superiori a sei mesi, mediante decreto interministeriale da adottarsi nelle forme e nei modi previsti dall’articolo 3 della legge 5 novembre 1968, n. 1115. La concessione di tale proroga è subordinata all’accertamento dell’attuazione dei programmi di ristrutturazione, riorganizzazione e conversione aziendale. Art. 12. Finanziamento della Cassa integrazione guadagni. – La Cassa integrazione guadagni è alimentata dai seguenti proventi: 1) contributo a carico delle imprese industriali nella misura dell’1 per cento della retribuzione, determinata a norma dell’articolo 12 della legge 30 aprile 1969, n. 153; per le imprese fino a 50 dipendenti il contributo è determinato nella misura dello 0,75 per cento. Al fine di assicurare l’equilibrio della gestione, al termine di ciascun esercizio, sulla base delle risultanze di bilancio dell’esercizio stesso, le aliquote contributive predette possono essere modificate, mantenendo lo stesso rapporto proporzionale, mediante decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale, di concerto con il Ministro per il tesoro, sentito il Comitato speciale di cui all’articolo 7 del decreto legislativo luogotenenziale 9 novembre 1945, n. 788; tale modifica è obbligatoria quando la differenza fra le entrate e le uscite per le integrazioni salariali ordinarie risulti superiore al 10 per cento; 2) contributo addizionale a carico delle imprese che si avvalgono degli interventi di integrazione salariale nella misura dell’8 per cento dell’integrazione salariale corrisposta ai propri dipendenti, ridotta al 4 per cento per le imprese fino a 50 dipendenti, che sarà versato, in sede di conguaglio, alla Cassa integrazione guadagni. Il contributo addizionale non è dovuto quando l’integrazione salariale è corrisposta per sospensione o riduzione dell’orario di lavoro determinante da eventi oggettivamente non evitabili; 3) contributo a carico dello Stato previsto dall’articolo 13 della legge 5 novembre 1968, n. 1115, e dall’articolo 6 della legge 8 agosto 1972, n. 464, che resta determinato nella misura annua di 20 miliardi di lire, per gli anni successivi al 1975. Art. 13. Computo dei dipendenti. – Ai fini della determinazione del limite di dipendenti, indicato al presente articolo 12, si tiene conto, fino al 31 dicembre 1975, del personale complessivamente in forza alla data del 10 gennaio 1975. Per gli anni successivi, il limite anzidetto è determinato, con effetto dal 10 gennaio di ciascun anno, sulla base del numero medio di dipendenti in forza nell’anno precedente dichiarato dall’impresa. Per le aziende costituite nel corso dell’anno solare si fa riferimento al numero di dipendenti alla fine del primo mese di attività. A tal fine l’impresa è tenuta a fornire all’INPS apposita dichiarazione al termine di ciascun anno. Agli effetti di cui al presente articolo sono da comprendersi nel calcolo tutti i lavoratori, compresi i lavoratori a domicilio, che prestano la propria opera con vincolo di subordinazione sia all’interno che all’esterno dell’azienda. Art. 14. Bilancio della Cassa per l’integrazione guadagni degli operai dell’industria. – Nel bilancio della Cassa per l’integrazione guadagni degli operai dell’industria devono essere esposti, in voci distinte, i contributi degli imprenditori e dello Stato, secondo l’elencazione del precedente articolo 12 e le diverse forme di integrazione salariale di cui all’articolo 1 della presente legge. Tra le entrate o le uscite sono iscritti gli avanzi o i disavanzi del precedente esercizio finanziario. Art. 15. Impiegati. – Il limite dell’integrazione fissato dall’articolo 1, quarto comma, della legge 8 agosto 1972, n. 464, è elevato a lire 300.000. L’integrazione si calcola sulla base della retribuzione globale che sarebbe spettata per le ore di lavoro non prestate. Art. 16. Termine per il rimborso delle prestazioni. – Il termine di tre mesi fissato dall’articolo 9 del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 12 agosto 1947, n. 869, è elevato a sei mesi. Art. 17. Formazione professionale. – Nei casi di integrazione salariale straordinaria, l’Ufficio regionale del lavoro, sentite le organizzazioni sindacali interessate, promuove le opportune iniziative, formulando proposte, per l’istituzione di corsi di qualificazione o riqualificazione professionale. Il lavoratore sospeso dal lavoro cessa dal beneficio dell’integrazione salariale quando rifiuti di frequentare i corsi di qualificazione o riqualificazione professionale. Il trattamento d’integrazione salariale non è cumulabile con gli assegni, le indennità, i compensi spettanti per i corsi nonché con l’indennità o con il sussidio straordinario di disoccupazione o con altre provvidenze sostitutive o aggiuntive
1. Le imprese che si avvalgono degli interventi di integrazione salariale straordinaria sono
in ogni caso tenute al versamento del cont
ributo addizionale di
cui all’art. 12, numero 2), della L. 20 maggio 1975, n. 164 (a), nella
misura del 4,5 per cento dell’integrazione
salariale corrisposta ai propri
dipendenti, ridotta al 3 per cento per le imprese fino a
cinquanta dipendenti.
1- bis. A decorrere dal primo
periodo di paga successivo a qu
ello in corso alla data di
entrata in vigore della legge
di conversione del presen
te decreto, il contributo
addizionale di cui all’art. 16, quarto
comma, della L. 23 aprile 1981, n. 155 (b),
è dovuto anche dalle imprese esercenti attivi
tà commerciale che occupano più di mille
dipendenti.
2. Sono abrogati la lettera a) del numero
2) dell’art. 1 della L. 20 maggio 1975, n. 164
(a), e i commi quinto e sesto dell’art. 21
della L. 12 agosto 1977, n. 675 (c), fermo
restando quanto disposto dall’art. 2,
secondo comma, della L.
8 agosto 1972, n.
464 (d).
2- bis. Il secondo periodo del comma 5 de
ll’art. 1 del D.L. 30 ottobre 1984, n. 726,
convertito, con modifica
zioni, dalla L. 19 dicembre 1984,
n. 863 (e), è sostituito dal
seguente: “Le quote di accanton
amento relative alla retrib
uzione persa a seguito della
riduzione dell’orario
di lavoro sono a carico della
cassa integrazione guadagni”.
3. L’ammissione del lavoratore ai trattamenti di integrazione salariale straordinaria è
subordinata al conseguimento
di una anzianità lavorativa
presso l’impresa di almeno
novanta giorni alla data della
richiesta del trattamento.
4. Il lavoratore che svolga attività di lavo
ro autonomo o subordinat
o durante il periodo di
integrazione salariale non ha diritto al tratta
mento per le giornatedi lavoro effettuate.
5. Il lavoratore decade dal diritto al trattamento di integrazione salariale nel caso in cui non abbia provveduto a dare preventiva comunicazione alla sede provinciale dell’Istituto
nazionale della previdenzasociale dello svolgimento
della predetta attività

.

8. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 trovano applicazione per le domande diintegrazione salariale presentate successivamente alla data di entrata in vigore delpresente decreto e per i relativi periodi che siano successivi alla predetta data.
Le disposizioni in materia di contributo addizionale non trovano applicazione per i trattamenti di integrazione salariale concessi ai sensi dell’art. 1 del D.L. 30 ottobre
l) l'articolo 8, commi da 1 a 5, e 8 del decreto-legge  21  marzo1988, n. 86, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  20  maggio 1988, n. 160  :Norme in materia previdenziale, di occupazione giovanile e di mercato del lavoro

-Art.8 commi da 1 a 5
1. Le imprese che si avvalgono degli interventi di integrazione ))
(( salariale straordinaria sono in ogni caso tenute al versamento  ))
(( del contributo addizionale di cui all'articolo 12, numero 2),   ))
(( della legge 20 maggio 1975, n. 164 (a), nella misura del 4,5    ))
(( per cento dell'integrazione salariale corrisposta ai propri     ))
(( dipendenti, ridotta al 3 per cento per le imprese fino a        ))
(( cinquanta dipendenti.                                           ))
(( 1-bis. A decorrere dal primo periodo di paga successivo a       ))
(( quello in corso alla data di entrata in vigore della legge di   ))
(( conversione del presente decreto, il contributo addizionale di  ))
(( cui all'articolo 16, quarto comma, della legge 23 aprile 1981,  ))
(( n. 155 (b), e' dovuto anche dalle imprese esercenti attivita'   ))
(( commerciale che occupano piu' di mille dipendenti.              ))
(( 2. Sono abrogati la lettera a) del numero 2) dell'articolo 1    ))
(( della legge 20 maggio 1975, n. 164 (a), e i commi quinto e      ))
(( sesto dell'articolo 21 della legge 12 agosto 1977, n. 675 (c),  ))
(( fermo restando quanto disposto dall'articolo 2, secondo comma,  ))
(( della legge 8 agosto 1972, n. 464 (d).                          ))
(( 2-bis. Il secondo periodo del comma 5 dell'articolo 1 del       ))
(( decreto-legge 30 ottobre 1984, n. 726, convertito, con          ))
(( modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1984, n. 863 (e), e'     ))
(( sostituito dal seguente: "Le quote di accantonamento relative   ))
(( alla retribuzione persa a seguito della riduzione dell'orario   ))
(( di lavoro sono a carico della cassa integrazione guadagni".     ))
  3.  L'ammissione  del  lavoratore  ai  trattamenti  di integrazione
salariale  straordinaria  e'  subordinata  al  conseguimento  di  una
anzianita'  lavorativa presso l'impresa di almeno novanta giorni alla
data della richiesta del trattamento.
  4.  Il  lavoratore  che  svolga  attivita'  di  lavoro  autonomo  o
subordinato durante il  periodo  di  integrazione  salariale  non  ha
diritto al trattamento per le giornate di lavoro effettuate.
  5.  Il lavoratore decade dal diritto al trattamento di integrazione
salariale nel caso in cui non  abbia  provveduto  a  dare  preventivacomunicazione  alla  sede  provinciale  dell'Istituto nazionale dellaprevidenza sociale dello svolgimento della predetta attivita'.
-Art.8.comma 8
8. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 trovano applicazione per le
domande di integrazione  salariale  presentate  successivamente  alla
data  di  entrata  in  vigore  del  presente decreto e per i relativi
periodi che siano successivi alla predetta data. Le  disposizioni  in
materia  di  contributo  addizionale  non  trovano applicazione per i
trattamenti di integrazione salariale concessi ai sensi dell'articolo
1  del  decreto-legge  30  ottobre  1984,  n.  726,  convertito,  con
modificazioni, dalla legge 19  dicembre  1984,  n.  863  (e).  ((  La
disposizione  di  cui al comma 3 trova applicazione per le domande di
integrazione  salariale  presentate  successivamente  alla  data   di
entrata in vigore del presente decreto. ))

m) gli articoli 1, 2, e da 12 a 14 della legge 23 luglio 1991, n. 223:NORME IN MATERIA DI CASSA INTEGRAZIONE,

MOBILITA’, TRATTAMENTI DI DISOCCUPAZIONE,
ATTUAZIONE DI DIRETTIVE DELLA COMUNITA’ EUROPEA, AVVIAMENTO AL LAVORO ED ALTRE
DISPOSIZIONI IN MATERIA DI MERCATO DEL LAVORO”
TITOLO
Art. 1
Norme in materia di intervento straordinario di integrazione salariale
. -1. La disciplina in materia di intervento straordinario di integrazione salariale trova applicazione
limitatamente alle imprese che abbiano occupato mediamente più di quindici lavoratori nel semestre
precedente la data di presentazione della richiesta di cu
i al comma 2. Nel caso di richieste presentate prima
che siano trascorsi sei mesi dal trasferimento di azienda,
tale requisito deve sussistere, per il datore di lavoro
subentrante, nel periodo decorrente alla data del predetto
trasferimento. Ai fini dell’applicazione del presente
comma vengono computati anche gli apprendisti ed i lavora
tori assunti con contratto di formazione e lavoro.
2. La richiesta di intervento straordinario di integraz
ione salariale deve contenere il programma che l’impresa
intende attuare con riferimento anche alle eventuali misu
re previste per fronteggiare le conseguenze sul
piano sociale. Il programma deve essere formulato in c
onformità ad un modello stabilito, sentito il Comitato
interministeriale per il coordinamento della politica indu
striale (CIPI), con decreto del Ministro del lavoro e
della previdenza sociale. L’impresa, sentite le rappres
entanze sindacali aziendali o, in mancanza di queste,
le organizzazioni sindacali di categoria dei lavoratori più rappresentative operanti nella provincia, può
chiedere una modifica del programma nel corso del suo svolgimento.
3. La durata dei programmi di ristrutturazione, riorganizzazione o conversione aziendale non può essere
superiore a due anni. Il Ministro del lavoro e della previdenza sociale ha facoltà di concedere due proroghe,
ciascuna di durata non superiore a dodici mesi, per quelli tra i predetti programmi che presentino una
particolare complessità in ragione delle caratteristiche tecniche dei processi produttivi dell’azienda, ovvero in
ragione della rilevanza delle conseguenze occupazionali che detti programmi comportano con riferimento
alle dimensioni dell’impresa ed alla sua articolazione sul territorio
4. Il contributo addizionale di cui all’art. 8, comma
1, del D.L. 21 marzo 1988, n. 86, convertito, con
modificazioni, dalla L. 20 maggio 1988, n. 160, è dovut
o in misura doppia a decorrere dal primo giorno del
venticinquesimo mese successivo a quello in cui è fiss
ata dal decreto ministeriale di concessione la data di
decorrenza del trattamento di integrazione salariale.
5. La durata del programma per crisi aziendale non può essere superiore a dodici mesi. Una nuova
erogazione per la medesima causale non può essere disposta prima che sia decorso un periodo pari a due
terzi di quello relativo alla precedente concessione.
6. Il CIPI fissa, su proposta del Ministro del lavoro e de
lla previdenza sociale, sentito il comitato tecnico di cui
all’art. 19, L. 28 febbraio 1986, n. 41, i criteri per l’i
ndividuazione dei casi di crisi aziendale, nonché di quelli
previsti dall’articolo 11, comma 2, in relazione alle situazioni occupazionali nell’ambito territoriale e alla
situazione produttiva dei settori, cui attenersi per la
selezione dei casi di intervento, nonché i criteri per
l’applicazione dei commi 9 e 10.
7. I criteri di individuazione dei lavoratori da sospendere nonché le modalità della rotazione prevista nel
comma 8 devono formare oggetto delle comunicazioni e dell’esame congiunto previsti dall’articolo 5 della
legge 20 maggio 1975, n. 164.
8. Se l’impresa ritiene, per ragioni di ordine tecn
ico-organizzativo connesse al mantenimento dei normali
livelli di efficienza, di non adottare meccanismi di rotazione tra i lavoratori che espletano le medesime
mansioni e sono occupati nell’unità produttiva interess
ata dalle sospensioni, deve indicarne i motivi nel
programma di cui al comma 2. Qualora il CIPI abbi
a approvato il programma, ma ritenga nongiustificati i
motivi addotti dall’azienda per la mancata adozione della rotazione, il Ministro del lavoro e della previdenza
sociale promuove l’accordo fra le parti sulla materia e, qualora tale accordo non si
a stato raggiunto entro tre
mesi dalla data del decreto di conce
ssione del trattamento straordinario di
integrazione salariale, stabilisce
 con proprio decreto l’adozione di meccanismi di rota
zione, sulla base delle specifiche proposte formulate
dalle parti. L’azienda, ove non ottemperi a quanto previsto
in tale decreto, è tenuta, per ogni lavoratore
sospeso, a corrispondere con effetto immediato, nella misura doppia, il contributo addizionale di cui
all’articolo 8, comma 1, del citato decreto-legge 21 ma
rzo 1988, n. 86, convertito, con modificazioni, dalla
legge 20 maggio 1988, n. 160. Il medesimo contributo, con effetto dal primo giorno del venticinquesimo
mese successivo all’atto di concessione del trattam
ento di cassa integrazione, è maggiorato di una somma
pari al centocinquanta per
cento del suo ammontare.
9. Per ciascuna unità produttiva i trattamenti straordinari di integrazione salariale non possono avere una
durata complessiva superiore a trentasei mesi nell
‘arco di un quinquennio, indipendentemente dalle cause
per le quali sono stati concessi, ivi compresa quella pr
evista dall’articolo 1 del decreto-legge 30 ottobre 1984,
n. 726, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 di
cembre 1984, n. 863. Si computano, a tal fine, anche i
periodi di trattamento ordinario concessi per contrazioni o sospensioni dell’attività produttiva determinate da
situazioni temporanee di mercato. Il predetto limite può essere superato, secondo condizioni e modalità
determinate dal CIPI ai sensi del comma 6, per i casi prev
isti dall’articolo 3 della presente legge, dall’articolo
1 del decreto-legge 30 ottobre 1984, n. 726, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1984, n.
863, dall’articolo 7 del decreto-legge 30 dicembre 1987, n. 536, convertito, con modificazioni, dalla legge 29
febbraio 1988, n. 48, ovvero per i casi di proroga di cui al comma 3.
10. Per le imprese che presentino un programma di
ristrutturazione, riorganizzazione o conversione
aziendale a seguito di una avvenuta significativa tras
formazione del loro assetto proprietario, che abbia
determinato rilevanti apporti di capitali ed investimenti produttivi, non sono considerati, ai fini
dell’applicazione del comma 9, i periodi antecedenti la data della trasformazione medesima.
11. L’impresa non può richiedere l’intervent
o straordinario di integrazione salariale per le unità produttive per
le quali abbia richiesto, con riferimento agli stessi periodi, l’intervento ordinario.
Art. 2
.Procedure
1. Il trattamento straordinario di integrazione salarial
e è concesso mediante decreto del Ministro del lavoro e
della previdenza sociale, previa approvazione del prog
ramma, di cui all’articolo 1, comma 2, da parte del
CIPI, per la durata prevista nel programma medesimo.
2. Le modifiche e le proroghe dei programmi di cui all’articolo 1, commi 2 e 3, sono approvate dal Ministro
del lavoro e della previdenza sociale nel caso in cui i lavoratori interessati alle integrazioni salariali siano in
numero pari o inferiore a cento unità; sono approvate dal CIPI negli altri casi.
3. Successivamente al primo semestre l’erogazione del
trattamento è autorizzata, su domanda, dal Ministro
del lavoro e della previdenza sociale per periodi semestrali subordinatamente all’esito positivo
dell’accertamento sulla regolare attuazione del programma da parte dell’impresa.
4. La domanda del trattamento straordinario di inte
grazione salariale e l’eventuale domanda di proroga del
trattamento medesimo devono essere presentate, nel termine previsto dal primo comma dell’articolo 7 della
legge 20 maggio 1975, n. 164, all’ufficio regionale del lavoro e della massima occupazione ed all’ispettorato
regionale del lavoro territorialmente competenti. Nel caso di presentazione tardiva della domanda si
applicano il secondo ed il terzo comma del predetto articolo 7 (3).
5. L’Ufficio regionale del lavoro e della massima o
ccupazione, sulla base degli accertamenti disposti
dall’Ispettorato regionale del lavoro, esprime il parere pr
evisto dal primo comma dell’articolo 8 della legge 8
agosto 1972, n. 464, entro trenta giorni
dalla data di presentazione della domanda.
6. Il Ministro del lavoro e della previdenza sociale può disporre il pagamento diretto ai lavoratori, da parte
dell’INPS, del trattamento straordinario di integraz
ione salariale, con il connesso assegno per il nucleo
familiare, ove spettante, quando per l’impresa ricorrano co
mprovate difficoltà di ordine finanziario accertate
dall’Ispettorato provinciale del lavoro territorialmente competente. Restano fermi gli obblighi del datore di
lavoro in ordine alle comunicazioni prescritte nei confronti dell’INPS.
7. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vi
gore della presente legge, con la procedura prevista
dall’articolo 19, comma 5, della legge 28 febbraio
1986, n. 41, viene stabilita la nuova composizione del
comitato tecnico di cui all’articolo 1, comma 6, della
presente legge, e vengono fissati i criteri e le modalità
per l’assunzione delle determinazioni riguardanti l’istr
uttoria tecnica selettiva. Con lo stesso decreto viene
stabilita la misura del compenso da corrispondere ai componenti del comitato tecnico. Al relativo onere,
valutato in lire 80 milioni in ragione d’anno a partire dal 1991, si provvede a carico del capitolo 1025 dello
stato di previsione del Ministero del bilancio e della programmazione economica per l’anno 1991 e
corrispondenti capitoli per gli anni successivi
comprensiva di quella prevista all’articolo 25, comma 1.
  
ART 12 -Norme finali e transitori
.
Estensione del campo di applicazione della disciplina del trattamento straordinario di integrazione salariale
.
1. A decorrere dal 1° aprile 1991, le disposizioni in ma
teria di integrazione salariale straordinaria si applicano
anche ai dipendenti delle imprese artigiane aventi i requisiti occupazionali di cui all’articolo 1, comma 1, e
che procedono alla sospensione dei lavoratori in conseguenza di sospensioni o contrazioni dell’attività
dell’impresa che esercita l’influsso gestionale prev
alente come definito dal comma 2 e che sia stata
ammessa al trattamento straordinario in ragione di tali sospensioni o contrazioni.
2. Si ha influsso gestionale prevalente, ai fini di
cui al comma 1, quando, in relazione ai contratti aventi ad
oggetto l’esecuzione di opere o la prestazione di servizi o la produzione di beni o semilavorati costituenti
oggetto dell’attività produttiva o commerciale dell’impres
a committente, la somma dei corrispettivi risultanti
dalle fatture emesse dall’impresa destinataria delle
commesse nei confronti dell’impresa committente,
acquirente o somministrata abbia superato, nel biennio precedente, secondo quanto emerge dall’elenco dei
clienti e dei fornitori di cui all’art. 29, D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, come da ultimo sostituito dall’art. 11,
D.P.R. 30 dicembre 1980, n. 897, il cinquanta per cento del complessivo fatturato dell’impresa destinataria
delle commesse.
3. Le disposizioni in materia di trattamento straordina
rio di integrazione salariale sono estese alle imprese
esercenti attività commerciali che occupino più di duecento dipendenti
Art. 13-Norme in materia di contratti di solidarietà
.
1. L’ammontare del trattamento di integrazione salariale co
ncesso ai sensi dell’art. 1, D.L. 30 ottobre 1984, n.
726, convertito, con modificazioni, dalla L. 19 dicembre 1984, n. 863, non è soggetto alla disciplina
sull’importo massimo come determinato dalla L. 13 agos
to 1980, n. 427, e non subisce riduzioni a seguito di
eventuali successivi aumenti retributivi inte
rvenuti in sede di contrattazione aziendale.
2. Nelle unità produttive interessate da contratti di solidarietà e da programmi di cassa integrazione guadagni
straordinaria, le condizioni alle quali è consentito il cumulo dei due distinti benefici sono disciplinate con
decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale,
sentito il comitato tecnico di cui all’art. 19, della L.
28 febbraio 1986, n. 41
Art. 14-Norme in materia di trattamenti di integrazione dei guadagni
.1. L’ammontare dei trattamenti di integrazione salarial
e, compresi quelli ordinari, qualunque sia la causa di
intervento, non può superare, ferme restando le disposiz
ioni di cui all’articolo 13, comma 1, l’importo
massimo determinato ai sensi della legge 13 agosto 1980, n. 427. La presente disposizione non si applica
nel caso di trattamento concesso pe
r intemperie stagionali nei settori de
ll’edilizia e dell’ag
ricoltura nonché,
limitatamente al trattamento ordinario di integrazio
ne salariale, per i primi sei mesi di fruizione del
trattamento medesimo.
2. Le disposizioni in materia di trattamento ordinario di
integrazione salariale per gli operai dell’industria, per
gli operai agricoli e per gli operai delle aziende industriali e artigiane dell’edilizia ed affini, nonché delle
aziende esercenti l’attività di escavazione di materia
li lapidei sono estese ai lavoratori appartenenti alle
categorie degli impiegati e dei quadri
n) l’articolo 5, commi da 1 a 4, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito con modificazioni dalla legge 19 luglio 1993, n. 236:Interventi urgenti a sostegno dell’occupazione”
Art-5 commi da 1 a  4-Contratti di solidarieta’
  1. La riduzione dell’orario di lavoro prevista nell’articolo 1 )) (( del decreto-legge 30 ottobre 1984, n. 726, convertito, con )) (( modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1984, n. 863, nonche’ )) (( dal comma 5 del presente articolo, puo’ essere stabilita nelle )) (( forme di riduzione dell’orario giornaliero, settimanale, )) (( mensile o annuale. )) (( 2. I datori di lavoro che stipulino accordi ai sensi )) (( dell’articolo 1 del decreto-legge 30 ottobre 1984, n. 726, )) (( convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1984, n. )) (( 863, con una riduzione dell’orario superiore al 20 per cento, )) (( beneficiario di una riduzione dell’ammontare della )) (( contribuzione previdenziale ed assistenziale da essi dovuta per )) (( i lavoratori interessati al trattamento di integrazione )) (( salariale. La misura della riduzione e’ del 25 per cento ed e’ )) (( elevata al 30 per cento per le imprese operanti nelle aree )) (( individuate per l’Italia dalla CEE ai sensi degli obiettivi 1 e )) 2 del regolamento CEE n. 2052/88. Nel caso in cui l’accordo )) (( disponga una riduzione dell’orario superiore al 30 per cento, )) (( la predetta misura e’ elevata, rispettivamente, al 35 e 40 per )) (( cento. La presente disposizione trova applicazione con )) (( riferimento alla contribuzione dovuta a decorrere dal 10 marzo )) (( 1993 e fino alla data di scadenza del contratto di solidarieta’ )) (( e comunque non oltre il 31 dicembre 1995. )) 3. Sino al 31 dicembre 1995 i periodi di integrazione salariale )) (( derivanti dall’applicazione dell’articolo 1 del decreto-legge )) (( 30 ottobre 1984, n. 726, convertito, con modificazioni, dalla )) (( legge 19 dicembre 1984, n. 863, non si computano ai fini )) (( dell’articolo 1, comma 9, primo periodo, della legge 23 luglio 1991, n. 223. 4. L’ammontare del trattamento di integrazione salariale )) (( corrisposto per i contratti di solidarieta’ stipulati nel )) (( periodo compreso tra il 1› gennaio 1993 ed il 31 dicembre 1995, )) (( e’ elevato, per un periodo massimo di due anni, alla misura del (( 75 per cento del trattamento perso a seguito della riduzione di )) orario e per lo stesso periodo all’impresa e’ corrisposto, mediante rate trimestrali, un contributo pari ad un quarto del monte retributivo da essa non dovuto a seguito dela predetta riduzione.                      
o) il decreto del Presidente della Repubblica 10 giugno 2000, n. 218 :REGOLAMENTO RECANTE NORME PER LA SEMPLIFICAZIONE DEL PROCEDIMENTO PER LA CONCESSIONE DEL TRATTAMENTO DI CASSA INTEGRAZIONE GUADAGNI STRAORDINARIA E DI INTEGRAZIONE SALARIALE A SEGUITO DELLA STIPULA DI CONTRATTI DI SOLIDARIETA’, AI SENSI DELL’ARTICOLO 20 DELLA LEGGE 15 MARZO 1997, N. 59 – ALLEGATO 1, NUMERI 90 E 91
p) l’articolo 44, comma 6 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326: Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell’andamento dei conti pubblici”
-Art.44 comma 6
6. L’articolo unico, secondo comma, della legge 13 agosto 1980, n. 427, e successive modificazioni, si interpreta nel senso che, nel corso di un anno solare, il trattamento di integrazione salariale compete, nei limiti dei massimali ivi previsti, per un massimo di dodici mensilità, comprensive dei ratei di mensilità aggiuntive
q) i commi 1, da 4 a 19-  da 22 a 45, dell’articolo 3 della legge 28 giugno 2012, n. 92. :Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita
 aRT.3 COMMA 1
All'articolo 12 della legge 23 luglio  1991,  n.  223,  dopo  il comma 3 e' aggiunto il seguente: 
  «3-bis. A decorrere dal 1° gennaio 2013 le disposizioni in  materia di trattamento straordinario di integrazione salariale e  i  relativi obblighi contributivi sono estesi alle seguenti imprese: 
    a) imprese esercenti attivita' commerciali con piu' di  cinquanta
dipendenti; 
    b)  agenzie  di  viaggio  e  turismo,  compresi   gli   operatori
turistici, con piu' di cinquanta dipendenti; 
    c) imprese di vigilanza con piu' di quindici dipendenti; 
    d) imprese del  trasporto  aereo  a  prescindere  dal  numero  di
dipendenti; 
    e) imprese del sistema aeroportuale a prescindere dal  numero  di
dipendenti». 

-ART.3, COMMI 4 a 19-ter
4. Al fine di assicurare la definizione, entro l'anno 2013,  di  un
sistema inteso  ad  assicurare  adeguate  forme  di  sostegno  per  i
lavoratori  dei  diversi  comparti,  le  organizzazioni  sindacali  e
imprenditoriali  comparativamente  piu'  rappresentative  a   livello
nazionale stipulano, entro sei mesi dalla data di entrata  in  vigore
della presente legge,  accordi  collettivi  e  contratti  collettivi,
anche intersettoriali, aventi ad oggetto la costituzione di fondi  di
solidarieta' bilaterali per i settori non coperti dalla normativa  in
materia di integrazione salariale, con la finalita' di assicurare  ai
lavoratori una tutela in costanza di rapporto di lavoro nei  casi  di
riduzione o sospensione dell'attivita' lavorativa per cause  previste
dalla normativa in materia  di  integrazione  salariale  ordinaria  o
straordinaria. 
  5. Entro i successivi tre mesi, con decreto del Ministro del lavoro
e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro  dell'economia
e delle finanze, si provvede all'istituzione presso l'INPS dei  fondi
cui al comma 4. 
  6. Con le medesime modalita' di cui ai commi 4 e 5  possono  essere
apportate  modifiche  agli  atti  istitutivi  di  ciascun  fondo.  Le
modifiche aventi ad oggetto la  disciplina  delle  prestazioni  o  la
misura delle aliquote sono  adottate  con  decreto  direttoriale  dei
Ministeri del lavoro e delle  politiche  sociali  e  dell'economia  e
delle finanze, sulla base di una proposta del comitato amministratore
di cui al comma 35. 
  7. I decreti di cui  al  comma  5  determinano,  sulla  base  degli
accordi, l'ambito di applicazione dei fondi di cui al  comma  4,  con
riferimento al settore di attivita', alla natura giuridica dei datori
di lavoro ed alla  classe  di  ampiezza  dei  datori  di  lavoro.  Il
superamento  dell'eventuale  soglia  dimensionale  fissata   per   la
partecipazione al fondo si verifica mensilmente con riferimento  alla
media del semestre precedente. 
  8. I fondi di cui al comma 4 non  hanno  personalita'  giuridica  e
costituiscono gestioni dell'INPS. 
  9. Gli oneri di amministrazione di ciascun fondo di cui al comma  4
sono determinati  secondo  i  criteri  definiti  dal  regolamento  di
contabilita' dell'INPS. 
  10. L'istituzione dei fondi di cui al comma 4 e'  obbligatoria  per
tutti  i  settori  non  coperti  dalla  normativa   in   materia   di
integrazione  salariale  in  relazione  alle  imprese  che   occupano
mediamente piu' di quindici dipendenti. Le prestazioni e  i  relativi
obblighi contributivi non si applicano al personale dirigente se  non
espressamente previsto. 
  11. I fondi di cui al comma 4,  oltre  alla  finalita'  di  cui  al
medesimo comma, possono avere le seguenti finalita': 
    a) assicurare ai lavoratori una tutela in caso di cessazione  dal
rapporto di lavoro, integrativa  rispetto  all'assicurazione  sociale
per l'impiego; 
    b) prevedere assegni straordinari per  il  sostegno  al  reddito,
riconosciuti nel quadro dei processi  di  agevolazione  all'esodo,  a
lavoratori che raggiungano i requisiti previsti per il  pensionamento
di vecchiaia o anticipato nei successivi cinque anni; 
    c)  contribuire  al  finanziamento  di  programmi  formativi   di
riconversione o riqualificazione professionale, anche in concorso con
gli appositi fondi nazionali o dell'Unione europea. 
  12. Per le finalita' di cui al comma 11, i fondi di cui al comma  4
possono essere istituiti, con le medesime modalita' di cui  al  comma
4, anche in relazione a settori e classi  di  ampiezza  gia'  coperti
dalla normativa in materia di integrazioni salariali. Per le  imprese
nei confronti delle quali  trovano  applicazione  gli  articoli  4  e
seguenti  della  legge  23  luglio  1991,  n.   223,   e   successive
modificazioni, in materia di indennita' di mobilita', gli  accordi  e
contratti collettivi con le modalita'  di  cui  al  comma  4  possono
prevedere che il fondo di solidarieta' sia  finanziato,  a  decorrere
dal 1° gennaio 2017, con un'aliquota contributiva nella misura  dello
0,30 per cento delle retribuzioni imponibili ai fini previdenziali. 
  13. Gli accordi ed i contratti di cui al comma 4 possono  prevedere
che nel fondo di cui al medesimo comma confluisca  anche  l'eventuale
fondo interprofessionale istituito dalle medesime parti firmatarie ai
sensi dell'articolo 118 della legge  23  dicembre  2000,  n.  388,  e
successive modificazioni. In tal caso, al fondo  affluisce  anche  il
gettito del contributo integrativo stabilito dall'articolo 25, quarto
comma,  della  legge  21  dicembre  1978,  n.   845,   e   successive
modificazioni, con riferimento ai datori di lavoro cui si applica  il
fondo e le prestazioni derivanti dall'attuazione  del  primo  periodo
del presente comma sono riconosciute nel limite di tale gettito. 
  14. In alternativa al modello previsto dai commi da 4 a 13 e  dalle
relative disposizioni attuative di cui ai commi  22  e  seguenti,  in
riferimento ai settori di cui al comma 4 nei  quali  siano  operanti,
alla data di entrata in  vigore  della  presente  legge,  consolidati
sistemi di bilateralita' e in considerazione delle peculiari esigenze
dei   predetti   settori,   quale   quello    dell'artigianato,    le
organizzazioni sindacali e imprenditoriali di cui al citato  comma  4
possono, nel termine di sei mesi dalla  data  di  entrata  in  vigore
della presente legge, adeguare le  fonti  istitutive  dei  rispettivi
fondi bilaterali alle finalita' perseguite  dai  commi  da  4  a  13,
prevedendo misure intese  ad  assicurare  ai  lavoratori  una  tutela
reddituale in costanza di rapporto di lavoro, in caso di riduzione  o
sospensione dell'attivita' lavorativa, correlate alle caratteristiche
delle attivita' produttive interessate. 
  15. Per le finalita' di cui al comma 14, gli accordi e i  contratti
collettivi definiscono: 
    a)  un'aliquota  complessiva  di   contribuzione   ordinaria   di
finanziamento non inferiore allo 0,20 per cento; 
    b) le tipologie di prestazioni in funzione  delle  disponibilita'
del fondo di solidarieta' bilaterale; 
    c) l'adeguamento dell'aliquota in funzione  dell'andamento  della
gestione ovvero la rideterminazione delle  prestazioni  in  relazione
alle erogazioni, tra l'altro tenendo presente in via previsionale gli
andamenti del relativo settore  in  relazione  anche  a  quello  piu'
generale dell'economia e l'esigenza dell'equilibrio  finanziario  del
fondo medesimo; 
    d) la possibilita' di far  confluire  al  fondo  di  solidarieta'
quota  parte  del   contributo   previsto   per   l'eventuale   fondo
interprofessionale di cui al comma 13; 
    e) criteri e requisiti per la gestione dei fondi. 
  16. In considerazione delle finalita' perseguite dai fondi  di  cui
al comma 14, volti a  realizzare  ovvero  integrare  il  sistema,  in
chiave universalistica, di tutela del reddito in costanza di rapporto
di lavoro e in caso di sua cessazione, con  decreto,  di  natura  non
regolamentare, del Ministro del lavoro e delle politiche sociali,  di
concerto con il Ministro dell'economia e delle  finanze,  sentite  le
parti  sociali  istitutive  dei  rispettivi  fondi  bilaterali,  sono
dettate disposizioni per determinare: requisiti di professionalita' e
onorabilita' dei soggetti preposti alla gestione dei fondi  medesimi;
criteri e requisiti per la contabilita' dei fondi; modalita' volte  a
rafforzare la funzione di controllo sulla loro corretta gestione e di
monitoraggio sull'andamento delle prestazioni,  anche  attraverso  la
determinazione di standard e parametri omogenei. 
  17. In via sperimentale per ciascuno degli anni 2013, 2014  e  2015
l'indennita' di cui all'articolo 2, comma 1, della presente legge  e'
riconosciuta  ai   lavoratori   sospesi   per   crisi   aziendali   o
occupazionali  che  siano  in   possesso   dei   requisiti   previsti
dall'articolo  2,  comma  4,  e  subordinatamente  ad  un  intervento
integrativo pari almeno alla misura del 20 per cento  dell'indennita'
stessa a carico dei fondi bilaterali di cui al  comma  14,  ovvero  a
carico dei fondi di solidarieta' di  cui  al  comma  4  del  presente
articolo. La durata massima del trattamento non puo' superare novanta
giornate da  computare  in  un  biennio  mobile.  Il  trattamento  e'
riconosciuto nel limite delle risorse non superiore a 20  milioni  di
euro per ciascuno degli anni 2013, 2014 e 2015; al relativo onere  si
provvede mediante  corrispondente  riduzione  dell'autorizzazione  di
spesa di cui all'articolo 24, comma 27, del decreto-legge 6  dicembre
2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22  dicembre
2011,  n.  214.  Il  Ministro  dell'economia  e  delle   finanze   e'
autorizzato  ad  apportare,  con  propri   decreti,   le   occorrenti
variazioni di bilancio. 
  18. Le disposizioni di cui al comma 17 non trovano applicazione nei
confronti  dei  lavoratori  dipendenti  da  aziende  destinatarie  di
trattamenti di integrazione salariale, nonche' nei casi di  contratti
di  lavoro  a  tempo  indeterminato  con  previsione  di  sospensioni
lavorative programmate e di contratti  di  lavoro  a  tempo  parziale
verticale. 
  19.  Per  i  settori,  tipologie  di  datori  di  lavoro  e  classi dimensionali comunque superiori ai quindici dipendenti,  non  coperti dalla normativa in materia di integrazione salariale, per i quali non
siano stipulati, entro il 31 marzo  2013,  accordi  collettivi  volti
all'attivazione di un fondo di cui al comma 4, ovvero  ai  sensi  del
comma 14, e' istituito, con decreto non  regolamentare  del  Ministro
del lavoro e delle politiche sociali, di  concerto  con  il  Ministro
dell'economia e delle finanze, un fondo  di  solidarieta'  residuale,
cui contribuiscono i datori di lavoro dei settori identificati.

ART.3 COMMI da 22 a 45

22. I decreti di cui ai commi 5, 6, 7 e 19 determinano le  aliquote
di  contribuzione  ordinaria,  ripartita  tra  datori  di  lavoro   e
lavoratori nella misura, rispettivamente, di due terzi e di un terzo,
in  maniera  tale  da  garantire  la   precostituzione   di   risorse
continuative adeguate sia  per  l'avvio  dell'attivita'  sia  per  la
situazione a regime, da verificare anche sulla base  dei  bilanci  di
previsione di cui al comma 28. 
  23. Qualora sia prevista la prestazione di  cui  al  comma  31,  e'
previsto, a carico del datore di lavoro che ricorra alla  sospensione
o riduzione dell'attivita'  lavorativa,  un  contributo  addizionale,
calcolato in rapporto alle retribuzioni perse, nella misura  prevista
dai decreti di cui ai commi 5, 6, 7 e 19  e  comunque  non  inferiore
all'1,5 per cento. 
  24. Per la prestazione straordinaria di cui al  comma  32,  lettera
b),  e'  dovuto,  da  parte  del  datore  di  lavoro,  un  contributo
straordinario di importo corrispondente al  fabbisogno  di  copertura
degli assegni straordinari erogabili e della contribuzione correlata. 
  25. Ai contributi di finanziamento di cui ai commi da 22  a  24  si
applicano  le  disposizioni  vigenti  in  materia  di   contribuzione
previdenziale obbligatoria, ad  eccezione  di  quelle  relative  agli
sgravi contributivi. 
  26. I fondi istituiti ai sensi dei commi 4, 14 e 19  hanno  obbligo
di bilancio in pareggio e non possono erogare prestazioni in  carenza
di disponibilita'. 
  27. Gli interventi a carico dei fondi di cui ai commi 4,  14  e  19
sono concessi previa costituzione di specifiche  riserve  finanziarie
ed entro i limiti delle risorse gia' acquisite. 
  28. I fondi istituiti ai sensi dei commi 4 e 19  hanno  obbligo  di
presentazione, sin dalla loro costituzione, di bilanci di  previsione
a otto anni basati sullo scenario macroeconomico coerente con il piu'
recente  Documento  di  economia  e  finanza  e  relativa   Nota   di
aggiornamento. 
  29. Sulla base del bilancio di previsione di cui al  comma  28,  il
comitato amministratore di cui al comma 35 ha  facolta'  di  proporre
modifiche in relazione all'importo delle prestazioni  o  alla  misura
dell'aliquota di contribuzione. Le modifiche sono adottate, anche  in
corso d'anno, con decreto direttoriale dei  Ministeri  del  lavoro  e
delle politiche sociali e dell'economia e delle  finanze,  verificate
le compatibilita' finanziarie interne  al  fondo,  sulla  base  della
proposta del comitato amministratore. 
  30. In caso di necessita' di assicurare  il  pareggio  di  bilancio
ovvero di far fronte a prestazioni gia' deliberate o  da  deliberare,
ovvero di  inadempienza  del  comitato  amministratore  in  relazione
all'attivita' di cui al comma 29, l'aliquota contributiva puo' essere
modificata con decreto direttoriale dei Ministeri del lavoro e  delle
politiche sociali e dell'economia e delle finanze, anche in  mancanza
di proposta del comitato amministratore. In  ogni  caso,  in  assenza
dell'adeguamento contributivo di cui al comma 29, l'INPS e' tenuto  a
non erogare le prestazioni in eccedenza. 
  31. I fondi di cui al comma 4 assicurano almeno la  prestazione  di
un assegno ordinario di importo pari all'integrazione  salariale,  di
durata  non  superiore  a  un  ottavo  delle   ore   complessivamente
lavorabili da computare in  un  biennio  mobile,  in  relazione  alle
causali previste dalla normativa in  materia  di  cassa  integrazione
ordinaria o straordinaria. 
  32. I fondi di cui al comma 4 possono inoltre erogare  le  seguenti
tipologie di prestazioni: 
    a) prestazioni integrative,  in  termini  di  importi  o  durate,
rispetto a quanto garantito dall'ASpI; 
    b) assegni straordinari per il sostegno al reddito,  riconosciuti
nel quadro dei processi di agevolazione all'esodo, a  lavoratori  che
raggiungano i requisiti previsti per il pensionamento di vecchiaia  o
anticipato nei successivi cinque anni; 
    c)  contributi  al  finanziamento  di  programmi   formativi   di
riconversione o riqualificazione professionale, anche in concorso con
gli appositi fondi nazionali o dell'Unione europea. 
  33. Nei casi di cui al comma 31, i fondi di cui ai  commi  4  e  19
provvedono  inoltre  a  versare  la  contribuzione   correlata   alla
prestazione alla gestione di iscrizione del  lavoratore  interessato.
La contribuzione dovuta  e'  computata  in  base  a  quanto  previsto
dall'articolo 40 della legge 4 novembre 2010, n. 183. 
  34. La contribuzione correlata di cui al  comma  33  puo'  altresi'
essere  prevista,  dai  decreti   istitutivi,   in   relazione   alle
prestazioni di cui al comma 32. In tal caso, il fondo di cui al comma
4 provvede a versare la contribuzione correlata alla prestazione alla
gestione di iscrizione del lavoratore interessato. 
  35. Alla gestione di ciascun fondo istituito ai sensi del  comma  4
provvede un comitato amministratore con i seguenti compiti: 
    a) predisporre, sulla base dei criteri stabiliti dal consiglio di
indirizzo e vigilanza dell'INPS,  i  bilanci  annuali,  preventivo  e
consuntivo, della gestione, corredati da  una  propria  relazione,  e
deliberare sui bilanci tecnici relativi alla gestione stessa; 
    b) deliberare in ordine alla concessione degli interventi  e  dei
trattamenti e compiere ogni altro  atto  richiesto  per  la  gestione
degli istituti previsti dal regolamento; 
    c)  fare  proposte  in  materia  di  contributi,   interventi   e
trattamenti; 
    d) vigilare sull'affluenza dei contributi,  sull'ammissione  agli
interventi e sull'erogazione dei trattamenti, nonche'  sull'andamento
della gestione; 
    e) decidere in unica istanza sui ricorsi in ordine  alle  materie
di competenza; 
    f) assolvere ogni altro compito ad  esso  demandao  da  leggi  oregolamenti. 
  36. Il comitato amministratore e'  composto  da  esperti  designati
dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei  lavoratori
stipulanti  l'accordo  o   il   contratto   collettivo,   in   numero
complessivamente non superiore a dieci, nonche'  da  due  funzionari,
con qualifica di dirigente, in rappresentanza,  rispettivamente,  del
Ministero del lavoro  e  delle  politiche  sociali  e  del  Ministero
dell'economia e delle finanze. Le funzioni  di  membro  del  comitato
sono incompatibili con quelle connesse a  cariche  nell'ambito  delle
organizzazioni sindacali. Ai componenti del comitato non spetta alcun
emolumento, indennita' o rimborso spese. 
  37. Il comitato amministratore e' nominato con decreto del Ministro
del lavoro e delle politiche sociali e rimane in carica  per  quattro
anni o per la diversa durata prevista dal decreto istitutivo. 
  38.  Il  presidente  del  comitato  amministratore  e'  eletto  dal
comitato stesso tra i propri membri. 
  39. Le deliberazioni del comitato  amministratore  sono  assunte  a
maggioranza e, in caso di parita' nelle votazioni,  prevale  il  voto
del presidente. 
  40. Partecipa alle riunioni del comitato amministratore  del  fondo
il collegio sindacale dell'INPS, nonche' il  direttore  generale  del
medesimo Istituto o un suo delegato, con voto consultivo. 
  41.   L'esecuzione   delle   decisioni   adottate   dal    comitato
amministratore puo' essere sospesa,  ove  si  evidenzino  profili  di
illegittimita',  da  parte  del  direttore  generale  dell'INPS.   Il
provvedimento di sospensione deve  essere  adottato  nel  termine  di
cinque giorni ed essere sottoposto, con l'indicazione della norma che
si  ritiene  violata,  al  presidente  dell'INPS  nell'ambito   delle
funzioni di cui all'articolo 3, comma 5, del decreto  legislativo  30
giugno 1994, n. 479, e successive modificazioni; entro tre  mesi,  il
presidente stabilisce se dare ulteriore corso  alla  decisione  o  se
annullarla. Trascorso tale termine la decisione diviene esecutiva. 
  42. La disciplina dei fondi  di  solidarieta'  istituiti  ai  sensi
dell'articolo 2, comma 28, della legge 23 dicembre 1996, n.  662,  e'
adeguata alle norme dalla presente legge con decreto del Ministro del
lavoro e  delle  politiche  sociali,  di  concerto  con  il  Ministro
dell'economia e delle finanze, sulla base  di  accordi  collettivi  e
contratti   collettivi,   da   stipulare   tra   le    organizzazioni
comparativamente piu' rappresentative a livello nazionale entro il 30
giugno 2013. 
  43. L'entrata in vigore dei decreti di cui al  comma  42  determina
l'abrogazione del decreto ministeriale  recante  il  regolamento  del
relativo fondo. 
  44.  La  disciplina  del  fondo  di  cui  all'articolo  1-ter   del
decreto-legge 5 ottobre 2004, n. 249, convertito, con  modificazioni,
dalla legge 3 dicembre 2004, n. 291, e' adeguata alle norme  previste
dalla presente legge con decreto del  Ministro  del  lavoro  e  delle
politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e  delle
finanze, sulla base di accordi  collettivi  e  contratti  collettivi,
anche intersettoriali,  stipulati  entro  il  30  giugno  2013  dalle
organizzazioni  comparativamente  piu'  rappresentative   a   livello
nazionale nel settore del trasporto aereo e del sistema aeroportuale. 
  45. La disciplina del fondo di cui all'articolo 59, comma 6,  della
legge 27 dicembre 1997, n. 449, e' adeguata alle norme previste dalla
presente legge con decreto del Ministro del lavoro e delle  politiche
sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e  delle  finanze,
sulla base  di  accordi  collettivi  e  contratti  collettivi,  anche
intersettoriali,  stipulati   entro   il   30   giugno2013   dalle organizzazioni  comparativamente  piu'  rappresentative   a   livello nazionale nel settore del trasporto ferroviario.
 B)A decorrere dal 1° gennaio 2016 sono abrogate le seguenti disposizioni:
a)  articolo 8 della legge 20 maggio 1975, n. 164
8. Commissione provinciale della Cassa integrazione guadagni.
L’integrazione salariale è disposta dalla sede provinciale dell’Istituto nazionale della previdenza sociale,competente per territorio, previa conforme deliberazione di una commissione provinciale, nominata condecreto del direttore dell’ufficio regionale del lavoro e composta dal direttore dell’ufficio provinciale dellavoro e della massima occupazione, che la presiede, da un funzionario dell’ispettorato provinciale del lavoro, da tre rappresentanti dei lavoratori e da tre rappresentanti dei datori di lavoro dell’industria desi-
gnati dalle rispettive organizzazioni sindacali di categoria più rappresentative operanti nella provincia.
Partecipa con voto consultivo alle sedute della commissione un funzionario della sede provinciale dell’Istituto nazionale della previdenza sociale
b) l’articolo 3 della legge 6 agosto 1975, n. 427; c) il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, 7 febbraio 2014, n. 79141; d) i commi 20, 20-bis, e 21 dell’articolo 3 della legge 28 giugno 2012, n. 92. 3.
C)A decorrere dal 1° luglio 2016
 a )   e’ abrogato l’articolo 5 del decreto-legge n. 626/84convertito in legge 863/84 Disciplina contratti solidarieta’
Art. 5-Contratti di solidarieta'
(( 1. La riduzione dell'orario di lavoro prevista nell'articolo 1  ))
(( del decreto-legge 30 ottobre 1984, n. 726, convertito, con      ))
(( modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1984, n. 863, nonche'    ))
(( dal comma 5 del presente articolo, puo' essere stabilita nelle  ))
(( forme di riduzione dell'orario giornaliero, settimanale,        ))
(( mensile o annuale.                                              ))
(( 2. I datori di lavoro che stipulino accordi ai sensi            ))
(( dell'articolo 1 del decreto-legge 30 ottobre 1984, n. 726,      ))
(( convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1984, n. ))
(( 863, con una riduzione dell'orario superiore al 20 per cento,   ))
(( beneficiario di una riduzione dell'ammontare della              ))
(( contribuzione previdenziale ed assistenziale da essi dovuta per ))
(( i lavoratori interessati al trattamento di integrazione         ))
(( salariale. La misura della riduzione e' del 25 per cento ed e'  ))
(( elevata al 30 per cento per le imprese operanti nelle aree      ))
(( individuate per l'Italia dalla CEE ai sensi degli obiettivi 1 e ))
(( 2 del regolamento CEE n. 2052/88. Nel caso in cui l'accordo     ))
(( disponga una riduzione dell'orario superiore al 30 per cento,   ))
(( la predetta misura e' elevata, rispettivamente, al 35 e 40 per  ))
(( cento. La presente disposizione trova applicazione con          ))
(( riferimento alla contribuzione dovuta a decorrere dal 10 marzo  ))
(( 1993 e fino alla data di scadenza del contratto di solidarieta' ))
(( e comunque non oltre il 31 dicembre 1995.                       ))
(( 3. Sino al 31 dicembre 1995 i periodi di integrazione salariale ))
(( derivanti dall'applicazione dell'articolo 1 del decreto-legge   ))
(( 30 ottobre 1984, n. 726, convertito, con modificazioni, dalla   ))
(( legge 19 dicembre 1984, n. 863, non si computano ai fini        ))
(( dell'articolo 1, comma 9, primo periodo, della legge 23 luglio  ))
(( 1991, n. 223.                                                   ))
(( 4. L'ammontare del trattamento di integrazione salariale        ))
(( corrisposto per i contratti di solidarieta' stipulati nel       ))
(( periodo compreso tra il 1› gennaio 1993 ed il 31 dicembre 1995, ))
(( e' elevato, per un periodo massimo di due anni, alla misura del ))
(( 75 per cento del trattamento perso a seguito della riduzione di ))
(( orario e per lo stesso periodo all'impresa e' corrisposto,      ))
(( mediante rate trimestrali, un contributo pari ad un quarto del  ))
(( monte retributivo da essa non dovuto a seguito della predetta   ))
(( riduzione.                                                      ))
(( 5. Alle imprese non rientranti nel campo di applicazione        ))
(( dell'articolo 1 del decreto-legge 30 ottobre 1984, n. 726,      ))
(( convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1984, n. ))
(( 863, che, al fine di evitare o ridurre le eccedenze di          ))
(( personale nel corso della procedura di cui all'articolo 24      ))
(( della legge 23 luglio 1991, n. 223, stipulano contratti di      ))
(( solidarieta', viene corrisposto, per un periodo massimo di due  ))
(( anni, un contributo pari alla meta' del monte retributivo da    ))
(( esse non dovuto a seguito della riduzione di orario. Il         ))
(( predetto contributo viene erogato in rate trimestrali e         ))
(( ripartito in parti uguali tra l'impresa e i lavoratori          ))
(( interessati. Per questi ultimi il contributo non ha natura di   ))
(( retribuzione ai fini degli istituti contrattuali e di legge,    ))
(( ivi compresi gli obblighi contributivi previdenziali ed         ))
(( assistenziali. Ai soli fini pensionistici si terra' conto, per  ))
(( il periodo della riduzione, dell'intera retribuzione di         ))
(( riferimento. La presente disposizione non trova applicazione in ))
(( riferimento ai periodi successivi al 31 dicembre 1995.          ))
(( 6. Ai fini di cui al comma 5, l'impresa presenta istanza,       ))
(( corredata dall'accordo sindacale, agli uffici del Ministero del ))
(( lavoro e della previdenza sociale competenti a norma            ))
(( dell'articolo 4, comma 15, della legge 23 luglio 1991, n. 223;  ))
(( l'ammissione e' disposta, con decreto del Ministro del lavoro e ))
(( della previdenza sociale, entro quarantacinque giorni dalla     ))
(( presentazione dell'istanza, ovvero dalla data di entrata in     ))
(( vigore del presente decreto, qualora l'istanza sia stata        ))
(( presentata in data ad essa anteriore e comunque fermi restando  ))
(( i trattamenti in essere.                                        ))
(( 7. Le disposizioni di cui al comma 5 si applicano anche a tutte ))
(( le imprese alberghiere, nonche' alle aziende termali pubbliche  ))
(( e private operanti nelle localita' termali che presentano gravi ))
(( crisi occupazionali. Il Presidente del Consiglio dei ministri,  ))
(( entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge ))
(( di conversione del presente decreto, d'intesa con il Ministro   ))
(( del lavoro e della previdenza sociale e sentite le              ))
(( organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, forma    ))
(( l'elenco delle localita' termali cui si applicano le suddette   ))
(( disposizioni.                                                   ))
(( 8. Le disposizioni di cui al comma 5 trovano applicazione anche ))
(( per le imprese artigiane non rientranti nel campo di            ))
(( applicazione del trattamento straordinario di integrazione      ))
(( salariale, anche ove occupino meno di 16 dipendenti, a          ))
(( condizione che i lavoratori con orario ridotto da esse          ))
(( dipendenti percepiscano, a carico di fondi bilaterali istituiti ))
(( da contratti collettivi nazionali o territoriali stipulati      ))
(( dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei       ))
(( lavoratori maggiormente rappresentative sul piano nazionale,    ))
(( una prestazione di entita' non superiore a quella               ))
(( corrispondente alla meta' del contributo pubblico destinato ai  ))
(( lavoratori.                                        (( 9. Fino al 31 dicembre 1995, il requisito di ventiquattro mesi  ))
(( di cui all'articolo 19, comma 1, della legge 23 luglio 1991, n. ))
(( 223, e' ridotto a dodici mesi. I trattamenti relativi ai        ))
(( dipendenti delle imprese beneficiarie dell'intervento           ))
(( straordinario di integrazione salariale da meno di ventiquattro ))
(( mesi possono essere autorizzati nei limiti del complessivo      ))
(( importo di lire 95 miliardi con riferimento all'intero periodo  ))
(( di anticipazione.                                               ))
(( 10. Nel contratto di solidarieta' vengono determinate anche le  ))
(( modalita' attraverso le quali l'impresa, per soddisfare         ))
(( temporanee esigenze di maggior lavoro, puo' modificare in       ))
(( aumento, nei limiti del normale orario contrattuale, l'orario   ))
(( ridotto determinato dal medesimo contratto.                     ))
(( 11. Per in contratti di solidarieta' gia' stipulati alla data   ))
(( di entrata in vigore della legge di conversione del presente    ))
(( decreto, ove le parti non provvedano a disciplinare la materia  ))
(( di cui al comma 10, puo' provvedervi, su richiesta              ))
(( dell'impresa, l'ispettorato del lavoro territorialmente         ))
(( competente.                                                     ))
(( 12. Il maggior lavoro prestato ai sensi del comma 10 comporta   ))
(( una corrispondente riduzione del trattamento di integrazione    ))
(( salariale ovvero del contributo previsto dal comma 5.           ))
(( 13. Alle finalita' del presente articolo si provvede nei limiti ))
(( delle risorse finanziarie preordinate allo scopo nell'ambito    ))
(( del Fondo di cui all'articolo 1, comma 7. Le modalita' di       ))
(( rimborso alle gestioni previdenziali interessate sono definite  ))
(( con i decreti di cui all'articolo 1, comma 5.                   
2)E’ abrogata ogni altra disposizione contraria o incompatibile con le disposizioni del presente decreto.legvo
  3). Laddove disposizioni di legge o regolamentari dispongano un rinvio all’articolo unico, secondo comma, della legge n. 427 del1980, oppure all’articolo 3, commi da 4 a 45, della legge n. 92 del2012, ovvero ad altre disposizioni abrogate dal presente articolo,tali rinvii si intendono riferiti alle corrispondenti norme del presente decreto legvo 148/15

2) Disposizioni abrogate dall’art.2,comma 1 lett.h) del  dec.legvo n.185/16 ,in vigore dall’8.10.2016

Premesso che  l’articolo 46, comma 1, l lettera f)  del dec.legvo 148/15   recita  sono abrogati  gli articoli da 1 a 7 e da 9 a 17 della legge 20 maggio 1975, n. 164; ,detta lettera e’ sostituita dalla seguente: «f) gli articoli da 1 a 7, da 9 a 11, 12, comma 1, numeri 1) e 2), e da 13 a 17 della legge 20 maggio 1975, n. 164;» ,che si riportano di seguito :

Att.da 1 a 7

Art. 1. Interventi di integrazione salariale. – Agli operai dipendenti da imprese industriali che siano sospesi dal lavoro o effettuino prestazioni di lavoro a orario ridotto è dovuta l’integrazione salariale nei seguenti casi: 1) integrazione salariale ordinaria per contrazione o sospensione dell’attività produttiva: a) per situazioni aziendali dovute ad eventi transitori e non imputabili all’imprenditore o agli operai; b) ovvero determinate da situazioni temporanee di mercato; 2) integrazione salariale straordinaria: a) […] b) per ristrutturazioni, riorganizzazioni o conversioni aziendali. Art. 2. Misure dell’integrazione salariale. – L’integrazione salariale è dovuta nella misura dell’80 per cento della retribuzione globale che agli operai sarebbe spettata per le ore di lavoro non prestate, comprese fra le ore 0 e il limite dell’orario contrattuale, ma comunque non oltre le 40 ore settimanali. Art. 3. Trattamento previdenziale nei periodi dell’integrazione salariale. – I periodi di sospensione per i quali è ammessa l’integrazione salariale sono riconosciuti utili d’ufficio per il conseguimento del diritto alla pensione per l’invalidità, vecchiaia e superstiti e per la determinazione della misura di questa fino ad un massimo complessivo di trentasei mesi nell’intero rapporto assicurativo del lavoratore. Per detti periodi il contributo figurativo sarà calcolato sulla base della retribuzione cui è riferita l’integrazione salariale. Le somme occorrenti alla copertura della contribuzione figurativa saranno versate, a carico della Cassa integrazione guadagni, al Fondo pensioni lavoratori dipendenti. Art. 4. Assistenza sanitaria nei periodi d’integrazione salariale. – Ai fini del diritto all’assistenza sanitaria, i periodi di integrazione salariale sono equiparati a quelli di effettiva prestazione lavorativa. L’assistenza sanitaria spetta anche nel corso dell’istruttoria delle domande d’integrazione salariale straordinaria e di disoccupazione speciale, ai sensi degli articoli 3 e 4 della legge 8 agosto 1972, n. 464. Il trattamento speciale di disoccupazione di cui all’articolo 8 della legge 5 novembre 1968, n. 1115, ed all’articolo 4 della legge 8 agosto 1972, n. 464, sostituisce, in caso di malattia, l’indennità a carico degli Enti gestori dell’assicurazione contro le malattie. Art. 5. Procedure di consultazione sindacale. – Nei casi di eventi oggettivamente non evitabili che rendano non differibile la contrazione o la sospensione dell’attività produttiva, l’imprenditore è tenuto a comunicare alle rappresentanze sindacali aziendali o, in mancanza di queste, alle organizzazioni sindacali di categoria dei lavoratori più rappresentative operanti nella provincia, la durata prevedibile della contrazione o sospensione e il numero dei lavoratori interessati. Quando vi sia sospensione o riduzione dell’orario di lavoro, superiore a sedici ore settimanali, si procederà, a richiesta dell’imprenditore o degli organismi rappresentativi dei lavoratori di cui al comma precedente, ad un esame congiunto in ordine alla ripresa della normale attività produttiva e ai criteri di distribuzione degli orari di lavoro. La richiesta di esame congiunto dovrà essere presentata entro tre giorni dalla comunicazione di cui al primo comma e la relativa procedura dovrà esaurirsi entro i cinque giorni successivi a quello in cui è stata avanzata la richiesta medesima. Negli altri casi di contrazione o sospensione dell’attività produttiva di cui all’articolo 1, l’imprenditore è tenuto a comunicare preventivamente alle rappresentanze sindacali aziendali, ove esistenti, nonché per il tramite dell’associazione territoriale degli industriali, in quanto vi aderisca o le conferisca mandato, alle organizzazioni sindacali di categoria dei lavoratori più rappresentative operanti nella provincia, le cause di sospensione o di riduzione dell’orario di lavoro, l’entità e la durata prevedibile, il numero dei lavoratori interessati. A tale comunicazione seguirà, su richiesta di una delle parti, un esame congiunto della situazione avente ad oggetto i problemi relativi alla tutela degli interessi dei lavoratori in relazione alla crisi dell’impresa. L’intera procedura di consultazione, ove attivata dalla richiesta dell’esame congiunto di cui al precedente comma, dovrà esaurirsi entro 25 giorni dalla data della richiesta medesima, ridotti a 10 per le aziende fino a 50 dipendenti. All’atto della presentazione delle richieste di integrazione salariale ordinaria o straordinaria dovrà darsi comunicazione dell’esecuzione degli adempimenti di cui al presente articolo Art. 6. Durata dell’integrazione salariale ordinaria. – L’integrazione salariale prevista per i casi di cui al precedente articolo 1, n. 1) è corrisposta fino ad un periodo massimo di 3 mesi continuativi; in casi eccezionali detto periodo può essere prorogato trimestralmente fino ad un massimo complessivo di 12 mesi. Le proroghe sono autorizzate dal Comitato speciale di cui all’articolo 7 del decreto legislativo luogotenenziale 9 novembre 1945, numero 788. Qualora l’impresa abbia fruito di 12 mesi consecutivi di integrazione salariale, una nuova domanda può essere proposta per la medesima unità produttiva per la quale l’integrazione è stata concessa, quando sia trascorso un periodo di almeno 52 settimane di normale attività lavorativa. L’integrazione salariale relativa a più periodi non consecutivi non può superare complessivamente la durata di 12 mesi in un biennio. Le disposizioni di cui al terzo e quarto comma non si applicano nei casi d’intervento determinato da eventi oggettivamente non evitabili. Art. 7. Procedimento d’integrazione salariale ordinaria. – Per l’ammissione al trattamento d’integrazione salariale l’imprenditore presenta alla sede provinciale dell’Istituto nazionale della previdenza sociale apposita domanda nella quale dovranno essere indicati la causa della sospensione o riduzione dell’orario di lavoro e la loro presumibile durata, il numero dei lavoratori interessati e delle ore di effettivo lavoro. La domanda deve essere presentata entro il termine di 25 giorni dalla fine del periodo di paga in corso al termine della settimana in cui ha avuto inizio la sospensione o la riduzione dell’orario di lavoro. Qualora la domanda venga presentata dopo il termine indicato nel comma precedente, lo eventuale trattamento d’integrazione salariale non potrà aver luogo per periodi anteriori di una settimana rispetto alla data di presentazione. Qualora dall’omessa o tardiva presentazione della domanda derivi a danno dei lavoratori dipendenti la perdita totale o parziale del diritto all’integrazione salariale, l’imprenditore è tenuto a corrispondere ai lavoratori stessi una somma d’importo equivalente all’integrazione salariale non percepita.
Artt.da 9 a 17

Art. 9. Ricorso contro il provvedimento della Commissione provinciale. – Avverso il provvedimento della Commissione provinciale è ammesso ricorso, entro trenta giorni dalla notifica, al comitato di cui all’articolo 7 del decreto legislativo luogotenenziale 9 novembre 1945, n. 788. Il ricorso può essere proposto entro il termine di trenta giorni dalla data della delibera anche da parte di ciascuno dei partecipanti alle sedute della commissione che, nel corso della votazione, abbia motivato il proprio dissenso chiedendone l’inserimento a verbale. Sui ricorsi di cui al presente articolo il Comitato speciale decide in via definitiva. Art. 10. Procedimenti d’integrazione salariale straordinaria. – Per quanto non disposto dalla presente legge, l’integrazione salariale straordinaria è regolata dalla legge 5 novembre 1968, n. 1115, modificata dalla legge 8 agosto 1972, n. 464. Art. 11. Durata dell’integrazione salariale straordinaria. – Nei casi di crisi economiche settoriali o locali la proroga trimestrale, di cui all’articolo 1 della legge 8 agosto 1972, n. 464, è ammessa nel limite massimo di sei mesi. La proroga dell’integrazione salariale nei casi di ristrutturazione, riorganizzazione e conversione aziendale, dopo il primo anno, è disposta, per periodi non superiori a sei mesi, mediante decreto interministeriale da adottarsi nelle forme e nei modi previsti dall’articolo 3 della legge 5 novembre 1968, n. 1115. La concessione di tale proroga è subordinata all’accertamento dell’attuazione dei programmi di ristrutturazione, riorganizzazione e conversione aziendale. Art. 12. Finanziamento della Cassa integrazione guadagni. – La Cassa integrazione guadagni è alimentata dai seguenti proventi: 1) contributo a carico delle imprese industriali nella misura dell’1 per cento della retribuzione, determinata a norma dell’articolo 12 della legge 30 aprile 1969, n. 153; per le imprese fino a 50 dipendenti il contributo è determinato nella misura dello 0,75 per cento. Al fine di assicurare l’equilibrio della gestione, al termine di ciascun esercizio, sulla base delle risultanze di bilancio dell’esercizio stesso, le aliquote contributive predette possono essere modificate, mantenendo lo stesso rapporto proporzionale, mediante decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale, di concerto con il Ministro per il tesoro, sentito il Comitato speciale di cui all’articolo 7 del decreto legislativo luogotenenziale 9 novembre 1945, n. 788; tale modifica è obbligatoria quando la differenza fra le entrate e le uscite per le integrazioni salariali ordinarie risulti superiore al 10 per cento; 2) contributo addizionale a carico delle imprese che si avvalgono degli interventi di integrazione salariale nella misura dell’8 per cento dell’integrazione salariale corrisposta ai propri dipendenti, ridotta al 4 per cento per le imprese fino a 50 dipendenti, che sarà versato, in sede di conguaglio, alla Cassa integrazione guadagni. Il contributo addizionale non è dovuto quando l’integrazione salariale è corrisposta per sospensione o riduzione dell’orario di lavoro determinante da eventi oggettivamente non evitabili; 3) contributo a carico dello Stato previsto dall’articolo 13 della legge 5 novembre 1968, n. 1115, e dall’articolo 6 della legge 8 agosto 1972, n. 464, che resta determinato nella misura annua di 20 miliardi di lire, per gli anni successivi al 1975. Art. 13. Computo dei dipendenti. – Ai fini della determinazione del limite di dipendenti, indicato al presente articolo 12, si tiene conto, fino al 31 dicembre 1975, del personale complessivamente in forza alla data del 10 gennaio 1975. Per gli anni successivi, il limite anzidetto è determinato, con effetto dal 10 gennaio di ciascun anno, sulla base del numero medio di dipendenti in forza nell’anno precedente dichiarato dall’impresa. Per le aziende costituite nel corso dell’anno solare si fa riferimento al numero di dipendenti alla fine del primo mese di attività. A tal fine l’impresa è tenuta a fornire all’INPS apposita dichiarazione al termine di ciascun anno. Agli effetti di cui al presente articolo sono da comprendersi nel calcolo tutti i lavoratori, compresi i lavoratori a domicilio, che prestano la propria opera con vincolo di subordinazione sia all’interno che all’esterno dell’azienda. Art. 14. Bilancio della Cassa per l’integrazione guadagni degli operai dell’industria. – Nel bilancio della Cassa per l’integrazione guadagni degli operai dell’industria devono essere esposti, in voci distinte, i contributi degli imprenditori e dello Stato, secondo l’elencazione del precedente articolo 12 e le diverse forme di integrazione salariale di cui all’articolo 1 della presente legge. Tra le entrate o le uscite sono iscritti gli avanzi o i disavanzi del precedente esercizio finanziario. Art. 15. Impiegati. – Il limite dell’integrazione fissato dall’articolo 1, quarto comma, della legge 8 agosto 1972, n. 464, è elevato a lire 300.000. L’integrazione si calcola sulla base della retribuzione globale che sarebbe spettata per le ore di lavoro non prestate. Art. 16. Termine per il rimborso delle prestazioni. – Il termine di tre mesi fissato dall’articolo 9 del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 12 agosto 1947, n. 869, è elevato a sei mesi. Art. 17. Formazione professionale. – Nei casi di integrazione salariale straordinaria, l’Ufficio regionale del lavoro, sentite le organizzazioni sindacali interessate, promuove le opportune iniziative, formulando proposte, per l’istituzione di corsi di qualificazione o riqualificazione professionale. Il lavoratore sospeso dal lavoro cessa dal beneficio dell’integrazione salariale quando rifiuti di frequentare i corsi di qualificazione o riqualificazione professionale. Il trattamento d’integrazione salariale non è cumulabile con gli assegni, le indennità, i compensi spettanti per i corsi nonché con l’indennità o con il sussidio straordinario di disoccupazione o con altre provvidenze sostitutive o aggiuntive

 

 

RICORSO LAVORO IN SOMMINISTRAZIONE:OBBLIGO COMUNICASZIONE OO.SS

18/01/2017

 Entro      gennaio 2017 le aziende che hanno utilizzato, nel corso del 2016, lavoratori in somministrazione, dovranno effettuare una comunicazione annuale obbligatoria alle rappresentanze sindacali aziendali (RSA) ovvero alla rappresentanza sindacale unitaria (RSU) o, in mancanza, agli organismi territoriali di categoria delle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, con i dati relativi ai contratti di somministrazione stipulati nel 2016.

Necessita comunicare  :

  • il numero dei contratti di somministrazione di lavoro conclusi;
  • la durata dei contratti;
  • il numero e la qualifica dei lavoratori utilizzati.

Il periodo di riferimento è l’anno 2016 e la comunicazione non dovrà prevedere il nome dei lavoratori somministrati ma solo il dato numerico.

L’invio potrà avvenire tramite:

  • consegna a mano,
  • raccomandata con ricevuta di ritorno,
  • posta elettronica certificata (PEC).

Ordinariamente, sono le Agenzie di Somministrazione che si attivano nel comunicare i dati all’azienda.

L’art. 40, co 1, decreto legislativo n. 81/2015 prevede una sanzione amministrativa pecuniaria da 250 a 1.250 euro in caso di mancato o non corretto assolvimento dell’obbligo comunicativo.