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AGENZIA ENTRATE:TRATTAMENTO FISCALE USO TELEFONO CELLULARE AZIENDALE

26/06/2017

L’Agenzia delle Entrate ha emanato la risoluzione n. 74 del 20 giugno 2017, con la quale fornisce alcuni chiarimenti in merito al trattamento fiscale delle spese rimborsate dal datore di lavoro in relazione all’utilizzo del telefono cellulare per finalità anche aziendali.

 

Il Parere dell’Agenzia delle Entrate

“…in sede di determinazione del reddito di lavoro dipendente, le spese sostenute dal lavoratore e rimborsategli in modo forfetario sono escluse dalla base imponibile solo nell’ipotesi in cui tale criterio forfetario sia stato previsto dal legislatore.

Laddove, invece, il legislatore non abbia indicato tale criterio forfetario, i costi sostenuti dal dipendente nell’esclusivo interesse del datore di lavoro, devono essere individuati sulla base di elementi oggettivi, documentalmente accertabili, al fine di evitare che il relativo rimborso concorra alla determinazione del reddito di lavoro dipendente.

Pertanto, si è dell’avviso che la parte di costo relativo al servizio di telefonia e al traffico dati che la società istante rimborsa al dipendente sulla base di un criterio forfetario, non supportato da elementi e parametri oggettivi (es. numero e/o durata delle telefonate, ecc.), nel silenzio del legislatore al riguardo, non possa escluso dalla determinazione del reddito di lavoro dipendente.

Inoltre, si rileva che nell’ipotesi rappresentata dall’istante, non emerge neanche il costo rimborsato riguardo il servizio di telefonia utilizzato nell’esclusivo interesse del datore di lavoro, atteso che la stessa società istante afferma che tale rimborso è determinato forfetariamente per venire incontro alle esigenze dei dipendenti della istante ai quali, in tal modo, verrebbe consentito “un pieno accesso a tutte le funzionalità oggi fruibili .. e offerte dalla tecnologia presente sul mercato“.

Il collegamento tra l’uso del cellulare e l’interesse del datore di lavoro è inoltre dubbio in quanto il contratto relativo al servizio di telefonia e traffico dati è stipulato dal dipendente con il gestore da lui scelto, e non dal datore di lavoro che, limitandosi a concorrere al sostenimento dei costi, rimarrebbe estraneo al rapporto negoziale istaurato con il gestore telefonico.

Infine, si ritiene non pertinente alla fattispecie rappresentata dall’istante il riferimento alla pronuncia della Corte di Cassazione n. 10367 del 2004, che ha riconosciuto la non imponibilità, ai fini previdenziali, del rimborso erogato dall’ENEL ai propri dipendenti per l’intera spesa da questi ultimi sostenuta per il canone telefonico.

Invero i giudici della Suprema Corte hanno motivato l’esclusione da contribuzione del citato rimborso, in ragione delle peculiarità della prestazione lavorativa caratterizzata dall’obbligo di reperibilità, circostanza questa che non emerge nella fattispecie rappresentata dalla società istante che, inoltre, non indica i lavoratori destinatari del rimborso.

Sulla base di quanto argomentato, la scrivente ritiene che il rimborso del 50 per cento dei costi sostenuti dai propri dipendenti per l’utilizzo del telefono cellulare, rilevino fiscalmente nei confronti di questi ultimi ai sensi dell’articolo 51, comma 1 del TUIR.

 

Fonte: Agenzia delle Entrate

INPS:OSSERVATORIO DATI PRECARIATO IN APRILE 2017

26/06/2017

L’Inps ha pubblicato, in data 23 giugno 2017, i dati del mese di aprile 2017 sui nuovi rapporti di lavoro.

Nei primi quattro mesi del 2017, nel settore privato, si registra un saldo, tra assunzioni e cessazioni, pari a +559.000, superiore a quello del corrispondente periodo sia del 2016 (+390.000) che del 2015 (499.000).

Su base annua, il saldo consente di misurare la variazione tendenziale delle posizioni di lavoro. Il saldo annualizzato (vale a dire la differenza tra assunzioni e cessazioni negli ultimi dodici mesi)alla fine del 1° quadrimestre del 2017 risulta positivo e pari a +490.000. Tale risultato cumula la crescita tendenziale dei contratti a tempo indeterminato (+29.000), dei contratti di apprendistato (+47.000) e, soprattutto, dei contratti a tempo determinato (+415.000, inclusi i contratti stagionali e i contratti di somministrazione). Queste tendenze sono in linea con le dinamiche osservate nei mesi precedenti e attestano il proseguimento della fase di ripresa occupazionale.

LA DINAMICA DEI FLUSSI

Complessivamente le assunzioni, sempre riferite ai soli datori di lavoro privati, nei mesi di gennaio-aprile 2017 sono risultate 2.129.000, in aumento del 17,5% rispetto a gennaio-aprile 2016. Il maggior contributo è dato dalle assunzioni a tempo determinato (+30,6%) mentre sono diminuite quelle a tempo indeterminato (-4,5%). In particolare sono cresciute le assunzioni a tempo determinato nei comparti del commercio, turismo e ristorazione (+47,5%) e delle attività immobiliari (+43,6%). Negli stessi settori si osserva inoltre una crescita anche delle assunzioni in apprendistato (+ 46,9% nelle attività immobiliari e + 35,8% nel commercio, turismo e ristorazione). Significativa pure la crescita dei contratti di somministrazione (+16,7%).

Il forte aumento delle assunzioni a tempo determinato in contratti di lavoro intermittente o a somministrazione di manodopera intervenuto dalla seconda metà di marzo può essere messo in relazione alla chiusura della possibilità di acquistare voucher per remunerare i prestatori di lavoro occasionale. Questo ha portato ad una ulteriore riduzione dell’incidenza dei contratti a tempo indeterminato sul totale delle assunzioni (26,6%) rispetto ai picchi raggiunti nel 2015 quando era in vigore l’esonero contributivo triennale per i contratti a tempo indeterminato.

Le trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato (ivi incluse le prosecuzioni a tempo indeterminato degli apprendisti) sono risultate 122.000, con una riduzione rispetto allo stesso periodo del 2016 (-2,4%).

Le cessazioni nel complesso sono state 1.570.000, in aumento rispetto all’anno precedente (+10,5%): a crescere sono soprattutto le cessazioni di rapporti a termine (+17,8%) mentre quelle di rapporti a tempo indeterminato sono leggermente in diminuzione (-1%).

Con riferimento ai rapporti di lavoro a tempo indeterminato, il numero complessivo dei licenziamenti risulta pari a 189.000, sostanzialmente stabile rispetto al dato di gennaio-aprile 2016 (-0,6%); così come stabili risultano le dimissioni (+0,4%).

Il tasso di licenziamento (calcolato sull’occupazione a tempo indeterminato, compresi gli apprendisti) è risultato per il primo quadrimestre 2017 pari a 1,8%, sostanzialmente in linea con quello degli anni precedenti (1,8% nel 2016; 1,7% nel 2015).

LE RETRIBUZIONI INIZIALI DEI NUOVI RAPPORTI DI LAVORO

Quanto alla composizione dei nuovi rapporti di lavoro in base alla retribuzione mensile, si registra, per le assunzioni a tempo indeterminato intervenute a gennaio-aprile 2017, una riduzione della quota di retribuzioni inferiori a 1.500 euro (33,6% contro 35,5% di gennaio-aprile 2016).

I dati completi sono consultabili sulla home page del sito istituzionale dell’Inps (www.inps.it) nella sezione Dati e analisi/Osservatori Statistici, report dal titolo “Osservatorio sul precariato”, dove ogni mese vengono pubblicati gli aggiornamenti tabellari dei nuovi rapporti di lavoro e delle retribuzioni medie.

 

il Report aprile 2017 icona_pdf2

INPS:CIRCOLARE RIGUARDANTE CUMULO PERIODI ASSICURATIVI

26/06/2017

L’INPS ha emanato la circolare n. 103 del 23 giugno 2017, fornisce l’aggiornamento delle istruzioni contenute nella circolare n. 116/2011,  nonché chiarimenti su aspetti non trattati in precedenza, in merito al cumulo dei periodi assicurativi, ai sensi dell’articolo 1, comma 1, del decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 184 e s.m. a seguito dell’entrata in vigore dell’art. 24 del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214.

INPS: CHIARIMENTI QUADRO “RR” MODELLO REDDITI 2017 GESTIONI SPECIALI

26/06/2017

L’INPS ha emanato la circolare n. 104 del 23 giugno 2017, con la quale fornisce alcuni chiarimenti circa la compilazione del quadro “RR” del modello Redditi 2017, per il periodo d’imposta 2016, obbligatorio per gli iscritti alle gestioni speciali degli artigiani e commercianti, gestione separata liberi professionisti

CASSAZIONE:PILLOLE GIURISPRUDENZA LAVORO

26/06/2017
– Sentenza 21 giugno 2017, n. 15379

Mancato versamento di contributi previdenziali e premi – Verbale ispettivo – Coadiutrice familiare – Contratti a progetto – Mancanza del progetto

 – Sentenza 21 giugno 2017, n. 15380

Licenziamento – Trasferimento di ramo di azienda – Soppressione della posizione ricoperta – Motivo ritorsivo – Accertamento

 – Sentenza 21 giugno 2017, n. 15381

Lavoro – Servizio di trasporto individuale per persone handicappate – Inadempimento – Risarcimento

 – Sentenza 21 giugno 2017, n. 15382

Lavoro – Direttore amministrativo – Compenso – Gratuità dell’incarico – Clausola dello statuto della società

 – 
 – Sentenza 22 giugno 2017, n. 15501

Rapporto di lavoro – Dipendente Enel – Enfisema polmonare – Prolungata esposizione all’amianto

 
– Ordinanza 22 giugno 2017, n. 15493

 

Contratti di formazione e lavoro – Recupero dei contributi previdenziali – Cartella esattoriale – Prescrizione dece

 

 – Sentenza 21 giugno 2017, n. 15376

 

Rapporto di lavoro subordinato – Inquadramento – Mansioni corrispondenti alla progressione di carriera – Accertamento – CCNL

 
– Sentenza 21 giugno 2017, n. 15387

 

Licenziamento disciplinare – Violazione del principio di immutabilità della contestazione – Difetto di proporzionalità della sanzione

 – Sentenza 22 giugno 2017, n. 15494

 

Contratti di formazione e lavoro – Cartella esattoriale – INPS – Sgravi indebitamente fruiti – Sussistenza dei requisiti per fruire legittimamente degli aiuti di Stato

 – Sentenza 22 giugno 2017, n. 15495

 

Inps – Cartella esattoriale – Sgravi indebitamente fruiti ex L. n. 448/1998 – Mancata presentazione delle denunce mensili – Accertamento

 – Sentenza 22 giugno 2017, n. 15500  

 

Pensione supplementare – Gestione separata ex L. n. 335/1995 – Domanda amministrativa – Regime delle c.d. “finestre”

LA NUOVA DISCIPLINA DELLE PRESTAZIONI OCCASIONALI

25/06/2017

1.PREMESSA

Come è risaputo, la regolamentazione del lavoro occasionale di tipo accessorio, , e’ stata modificata molteplici volte , l’ultima delle quali risulta intervenuta ad opera degli artt.48,49 e 50 del dec.legvo n.81/.2015 ,prima che la Legge n. 49 del 20 aprile 2017, di conversione del Decreto Legge n. 25/2017, ne decretasse l’abrogazione ,determinando ,peraltro ,la decadenza del referendum promosso dalla Cgil , ma prevedendo altresì l’utilizzazione dei voucher gia’ acquistati non oltre la fine dell’anno corrente , nel rispetto modalita’ e degli agli di cui alla normativa previgente.
Altrettanto noto  e’ che sul S.O. alla Gazzetta Ufficiale n.144 del 23.06.2017 è stata pubblicata la legge n.96/17 ,di conversione del dec.legge n.50/17 ,che all’art 54 bis reca in rubrica il seguente titolo:”Disciplina delle prestazioni occasionali. Libretto Famiglia. Contratto di prestazione occasionale “,le cui disposizioni , entrate in vigore dalla data di pubblicazione della legge , sono oggetto di sintetico esame , rinviando per gli approfondimenti a quanto prevede l’appunto datato 22.06.2017 che l’Ufficio stampa di Palazzo Chigi ha rimesso al Quirinale sulla nuova disciplina che regola il lavoro occasionale , in cui risultano  illustrato le misure da adottare te per garantire la piena ed effettività tracciabilità dei rapporti di lavoro , onde prevenire possibili abusi, dichiarando in particolare che l’INPS , entro il 30 giugno ,emanera’ apposita circolare  riguardante  le nuove procedure e varerà il 10 luglio la piattaforma telematica che non dovrebbe consentire , a questo riguardo, l’insorgenza di abusi o di rapporti lavorativi irregolari.
Tra la nuova disciplina, che distingue tra il “Libretto Famiglia” e il “Contratto di prestazione occasionale-PRESTO” e la precedente sussistono notevoli differenze, tese sia ad evitare gli abusi dei voucher,che e a garantire maggiori diritti ai lavoratori occasionali.
Di seguito  si  precisano  alcune delle novità introdotte con le nuove norme, messe a confronto con la normativa che regolava in precedenza il lavoro accessorio.

2.LIBRETTO DI FAMIGLIA

Le persone fisiche, non nell’esercizio dell’attivita’ professionale o d’impresa, possono utilizzare il ricorso a prestazioni occasionali mediante il Libretto Famiglia ,da acquistare, attraverso la piattaforma informatica INPS, ovvero presso gli uffici postali, per provvedere al pagamento delle prestazioni occasionali rese alle stesse da uno o piu’ prestatori nell’ambito di:
a) piccoli lavori domestici,compresi lavori di giardinaggio, di pulizia o di manutenzione;

b)assistenza domiciliare ai bambini e alle persone anziane, ammalate ocon disabilita’;

c) insegnamento privato supplementare.

Mediante il Libretto di  Famiglia, e’ erogato, secondo le modalita’ di cui all’art.54 bis, il contributo di cui all’articolo 4, comma 24,lettera b), della legge 28 giugno 2012, n. 92, per l’acquisto di servizi di baby-sitting, ovvero per fare fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati accreditati.
Ciascun Libretto Famiglia contiene titoli di pagamento, il cui valore nominale e’ fissato in 10 euro, utilizzabili per compensare prestazioni di durata non superiore a un’ora.
Per ciascun titolo di pagamento erogato sono interamente a carico dell’utilizzatore la
contribuzione alla Gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26,della legge 8 agosto 1995, n. 335, stabilita nella misura di 1,65 euro, ed il premio dell’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro
e le malattie professionali, di cui al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, stabilitonella misura di 0,25 euro;infine , un importo di 0,10 euro e’ destinato alfinanziamento degli oneri gestionali.

PRIMA

– Oltre che sul portale e, previa prenotazione, negli uffici Inps, i voucher potevano essere acquistati presso gli uffici postali, le tabaccherie e le banche autorizzate,mentre  l’ambito di applicazione dei voucher per le famiglie non era definito.

2.1.VALORE NOMINALE DEL TITOLO PAGAMENTO

Ciascun Libretto Famiglia contiene titoli di pagamento, il cui valore nominale e’ fissato in 10 euro, utilizzabili per compensare prestazioni di durata non superiore ad un’ora.
In tale somma sono compresi la contribuzione alla gestione separata Inps (1,65 euro), il premio dell’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali (0,25 euro), il finanziamento degli oneri gestionali (0,10 euro), per un totale di 2 euro. Il valore netto del titolo di pagamento è quindi pari a 8 euro.

PRIMA

– Il valore netto di ogni voucher era pari a 7,50 euro,  poiché

ai 10 euro del valore di acquisto da parte dell’utilizzatore bisognava sottrarre la contribuzione previdenziale (1,30 euro), la copertura assicurativa (0,70 euro), il contributo alle spese di gestione (0,50 euro), per un totale di 2,50 euro.

3.CONTRATTO DI PRESTAZIONE OCCASIONALE( acronimo “RESTO”)

Tale  contratto  ,come è per il libretto di lavoro ,può essere attivato e gestito esclusivamente attraverso la piattaforma informatica Inps, garantendo quindi una piena e generalizzata tracciabilità dei compensi, senza passaggio di contanti e con modalità semplificate di regolarizzazione della posizione contributiva e assicurativa del lavoratore.
Infatti,ai fini dell’attivazione del contratto di prestazione occasionale, ciascun utilizzatore versa, attraverso la piattaforma informatica INPS, le somme utilizzabili per compensare le prestazioni. L’1%   degli importi versati e’ destinato al finanziamento degli oneri gestionali.

PRIMA

Era possibile acquistare i voucher anche in banca o nelle tabaccherie, rendendo impossibile un controllo stringente e aprendo così le porte a pratiche di utilizzo scorretto.

3.1.CHI PUO’ ATTIVARE IL CONTRATTO OCCASIONALE

Possono attivare i contratti di prestazione occasionale, acronimo” PRESTO” :
a)le microimprese con non più di cinque dipendenti a tempo indeterminato,
b)i professionisti,
c)le associazioni non profit,
d)le amministrazioni pubbliche ( nel rspetto di specifi vincoli  specificati di seguito).

PRIMA

– Non esisteva alcun limite alle dimensioni delle aziende che potevano attivare i voucher.

 

 

4.LIMITI VALORE COMPLESSIVO COMPENSO  PER    PRESTAZIONI OCCASIONALI

a)  in riferimento a ciascun utilizzatore

Ciascun utilizzatore può attivare in un anno civile (gennaio-dicembre)uno o più contratti di prestazione occasionale:
– per un valore complessivo non superiore a 5.000 euro netti in generale;
-per un valore complessivo sino 6.666 euro netti , per i contratti con pensionati, studenti fino a 25 anni, disoccupati e percettori di prestazioni di sostegno al reddito e il limite è valido anche per il Libretto Famiglia.

b)  in riferimento a ciascun prestatore

Ciascun prestatore occasionale può sottoscrivere in un anno civile uno o più contratti di prestazione occasionale per un valore complessivo non superiore a 5.000 euro netti. ,tenendo conto

che sono computati in misura pari al 75% del loro importo, ai fini di tale valore complessivo , i compensi per prestazioni di lavoro occasionali rese dai seguenti soggetti:
1) titolari di pensione di vecchiaia o di invalidità;
2) giovani con meno di venticinque anni di età, se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado ovvero a un ciclo di studi presso l’università;
3) persone disoccupate, ai sensi dell’articolo 19 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150;
4) percettori di prestazioni integrative del salario, di reddito di inclusione (REI) ovvero di altre prestazioni di sostegno del reddito.
In tal caso, l’INPS provvede a sottrarre dalla contribuzione figurativa relativa alle prestazioni integrative del salario o di sostegno del reddito gli accrediti contributivi derivanti dalle prestazioni occasionali di cui sopra

c) in riferimento a contratto tra un singolo utilizzatore ed un singolo prestatore

Tra un singolo utilizzatore e un singolo prestatore l’entità economica delle prestazioni che possono essere acquisite e rese non può superare i 2.500 euro nell’anno civile.

PRIMA

Gli unici limiti esistenti erano di 7.000 euro netti l’anno in capo al singolo prestatore di lavoro accessorio e di 2.000 euro netti l’anno (3.000 per i percettori di prestazioni integrative del salario o sostegno al reddito) per i singoli rapporti tra prestatore di lavoro e committente imprenditore o professionista (non famiglie, pubbliche amministrazioni o non profit). Ciascun committente non era sottoposto, quindi ,ad alcun limite complessivo nell’uso dei buoni lavoro, che poteva utilizzare anche per la sua attività ordinaria e senza alcun requisito di occasionalità.

5.MICROIMPRESE E SPECIFICO DIVIETO CONTRATTO PRESTAZIONI  OCCASIONALI

Le microimprese,che sino a 5 dipendenti a tempo indeterminato sono ammesse alle prestazioni occasionali, tuttavia,non possono acquisire prestazioni di lavoro occasionali da soggetti con i quali abbiano in corso o abbiano cessato da meno  di sei mesi un rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione coordinata e continuativa.

PRIMA –

L’utilizzo dei voucher non era consentito solo se il lavoratore era contemporaneamente impiegato presso il medesimo datore di lavoro, con un contratto di lavoro dipendente a tempo pieno o parziale.

 

 

6.UTILIZZATORI ESCLUSI O LIMITATI  IMPIEGO  PRESTATORI   OCCASIONALI

L’attivazione dei contratti di prestazione occasionale è esclusa :

a) per le imprese dell’edilizia e di settori affini, esercenti l’attività di escavazione e/o lavorazione di materiale lapideo, del settore delle miniere, cave e torbiere.

b) nell’ambito dell’esecuzione di appalti di opere o servizi.

c) le imprese del settore agricolo possono ricorrere solo al lavoro occasionale di pensionati, studenti fino a 25 anni, disoccupati e percettori di sostegno al reddito, purché non iscritti l’anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli.

PRIMA

Anche le imprese del settore edile e di altri affini per rischiosità    potevano acquistare i voucher. Le aziende del settore agricolo con un volume di affari fino a 7.000 euro potevano utilizzare i voucher per qualsiasi attività lavorativa. Se il loro volume di affari era superiore, potevano essere utilizzati invece solo per le attività stagionali e impiegando solo studenti fino a 25 anni e pensionati.

 

7.AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE E  CONTRATTI PRESTAZIONI OCCASIONALI

Le amministrazione pubbliche, nel rispetto dei vincoli di contenimento delle spese personale, possono farvi ricorso esclusivamente per esigenze temporanee o eccezionali (progetti speciali per categorie di soggetti in stato di povertà, disabilità, detenzione, tossicodipendenza, di fruizione di ammortizzatori sociali; lavori di emergenza correlati a calamità o eventi naturali improvvisi; attività di solidarietà; organizzazione di manifestazioni).

 

PRIMA

I committenti pubblici potevano ricorrere al lavoro accessorio nel rispetto dei vincoli di contenimento delle spese di personale, senza ulteriori specificazioni.

 

8.DIRITTI SPETTANTI  LAVORATORI IMPEGNATI PRESTAZIONI   OCCASIONALI

I prestatori occasionali hanno diritto :

a) all’assicurazione per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti, con iscrizione alla Gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e all’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali disciplinata dal testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124.

b) al riposo giornaliero, alle pause e ai riposi settimanali secondo quanto previsto agli articoli 7, 8 e 9 del decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66,mentre  ai fini della tutela della salute e della sicurezza del prestatore, si applica l’articolo 3, comma 8, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81.”

 

PRIMA
I diritti di cui alla precedente  lettera b) non erano riconosciuto.

 

9.COMPENSO ORARIO MINIMO

Il compenso orario minimo è pari a 9 euro netti (nel settore agricolo è invece pari all’importo della retribuzione oraria delle relative prestazioni di natura subordinata delle prestazioni di natura individuata dal contratto collettivo di lavoro stipulato dalle associazioni sindacali comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale) ed a 12,37 euro lordi.   Il compenso non può essere inferiore a 36 euro per prestazioni di durata non superiore a 4 ore continuative nell’arco della giornata, fatto salvo quanto stabilito per il settore agricolo.

PRIMA –

Il valore netto di ogni voucher era di 7,50 euro e  con esso potevano essere retribuite prestazioni di non più di un’ora.

 

10.CONTRIBUTI PREVIDENZIALI
Sono interamente a carico dell’utilizzatore la contribuzione alla Gestione separata ,nella misura del 33 per cento del compenso, e il premio dell’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali,  nella misura del 3,5  %del compenso.)

PRIMA

I contributi previdenziali erano pari al 13%, mentre la copertura assicurativa corrispondeva al 7% ,con l’esclusione del settore dell’edilizia e degli altri affini ad alta rischiosità. Pertanto il premio assicurativo si è ridotto

 

11.ESENZIONE FISCALE SUI COMPENSI PRESTAZIONI OCCASIONALI

I compensi percepiti dal prestatore sono esenti da imposizione fiscale

PRIMA

Idem

 

12. COMPENSI PRESTAZIONI OCCASIONALI E STATO   DISOCCUPAZIONE

I compensi in questione non incidono sullo stato di disoccupazione del prestatore

PRIMA

Idem

13. COMPUTO COMPENSO  PRESTAZIONI OCCASIONALI IN REDDITO PER   PERMESSO DI SOGGIORNO EXTRACOMUNITARI

I compensi sono computabili ai fini della determinazione del reddito necessario per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno.

PRIMA

Idem

 

14.MODALITA’ OPERATIVE PER ACCEDERE PRESTAZIONI OCCASIONALI

Per l’accesso alle prestazioni di cui all’articolo 54 bis , gli
utilizzatori e i prestatori sono tenuti a registrarsi e a svolgere i
relativi adempimenti, anche tramite un intermediario di cui alla
legge 11 gennaio 1979, n. 12, all’interno di un’apposita piattaforma
informatica, gestita dall’INPS, che supporta le operazioni di erogazione e di
accreditamento dei compensi e di valorizzazione della posizione
contributiva dei prestatori attraverso un sistema di pagamento elettronico.

I pagamenti possono essere altresi’ effettuati utilizzando il modello di versamento F24, con esclusione della
facolta’ di compensazione dei crediti di cui all’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.

Ciascun utilizzatore non  persona fisica   nell’esercizio dell’attivita’ professionale o d’impresa, per il ricorso a prestazioni occasionali    puo’acquistare, attraverso la piattaforma informatica INPS,   ovvero presso gli uffici postali, un libretto nominativo prefinanziato, denominato «Libretto Famiglia»,per il pagamento delle prestazioni occasionali rese a suo favore da uno o piu’ prestatori

Esclusivamente ai fini dell’accesso al Libretto Famiglia  , la registrazione e i relativi adempimenti possono essere svolti tramite un ente di patronato di cui alla legge 30 marzo 2001, n. 152
15.TRACCIABILITA’ PRESTAZIONI OCCASIONALI

La nuova disciplina sul lavoro occasionale rinnova anche le modalità che garantiscono la tracciabilità delle prestazioni.
Infatti,per l’accesso alle prestazioni occasionali, gli utilizzatori e i prestatori sono tenuti a registrarsi ed a svolgere i relativi adempimenti all’interno di un’apposita piattaforma informatica gestita dall’Inps, la quale supporta le operazioni di erogazione e di accreditamento dei compensi e di valorizzazione della posizione contributiva dei prestatori attraverso un sistema di pagamento elettronico.
L’accesso alla piattaforma è consentito anche agli intermediari abilitati (professionisti e associazioni datoriali). Per poter pagare le prestazioni rese, aziende e professionisti effettueranno i pagamenti all’Inps, utilizzando il modello F24, senza, però, poter compensare eventuali crediti contributivi o fiscali.

Qui la norma non presenta sostanziali differenze rispetto al passato, in quanto anche per i voucher era necessaria la preventiva registrazione sul sito dell’Inps e l’istituto gestiva poi le operazioni di accredito in seguito al pagamento effettuato con F24 e dopo l’attribuzione dei dati ai prestatori.

PRIMA

la   disciplina del Dlgs 81/2015 prevedeva l’acquisto, esclusivamente attraverso modalità telematiche, anche presso le tabaccherie, di uno o più carnet di buoni orari, numerati progressivamente e datati.

 

16.PAGAMENTO COMPENSO AI PRESTATORI

Ora il pagamento del compenso spettante sarà effettuato dall’Inps entro il 15 del mese successivo, mediante accredito sul conto corrente bancario risultante nell’anagrafica del prestatore ovvero, in mancanza del conto corrente bancario, con bonifico bancario domiciliato pagabile presso gli uffici postali ,con oneri a carico del prestatore.

Le nuove modalità di pagamento diretto dovrebbero essere più semplici e certe rispetto alla vecchia procedura, che poteva anche causare ritardi nella riscossione da parte del prestatore.

PRIMA

La vecchia disciplina del Dlgs 81/2015 prevedeva l’acquisto, esclusivamente attraverso modalità telematiche, anche presso le tabaccherie, di uno o più carnet di buoni orari, numerati progressivamente e datati.
17.OBBLIGO COMUNICAZIONE PREVENTIVA

In linea con quanto introdotto dal decreto correttivo al Jobs act (Dlgs 185/2016 per contrastare il lavoro nero, la nuova disciplina sul lavoro occasionale contiene l’obbligo della comunicazione preventiva .Tale adempimento che in passato era limitato ad imprese e professionisti, ora è obbligo   riguardante  tutti gli utilizzatori con l’esclusione delle famiglie.

L’utilizzatore( non  persona fisica nell’esercizio dell’attivita’professionale o d’impresa)     è tenuto a trasmettere almeno  60 minuti prima dell’inizio della prestazione, attraverso la piattaforma informatica Inps o dei servizi del contact center, una dichiarazione contenente le seguenti informazioni :

a) i dati anagrafici e identificativi del prestatore;
b) il luogo di svolgimento della prestazione;
c) l’oggetto della prestazione;
d) la data e l’ora di inizio e di termine della prestazione ovvero, se
imprenditore agricolo, la durata della prestazione con riferimento a un arco
temporale non superiore a tre giorni;
e) il compenso pattuito per la prestazione, in misura non
inferiore a 36 euro, per prestazioni di durata non superiore a
quattro ore continuative nell’arco della giornata, fatto salvo quanto
stabilito per il settore agricolo per il quale il compenso minimo e’
pari all’importo della retribuzione oraria delle prestazioni di natura
subordinata individuata dal contratto collettivo di lavoro stipulato
dalle associazioni sindacali comparativamente piu’ rappresentative
sul piano nazionale,ai sensi del comma 16 dell’art.54 bis .
L’Inps ricevuta la predetta dichiarazione dell’utilizzatore inviera’ mediante sms o per email al prestatore   una segnalazione  d’allarme anti abusi di  contestuale notifica della dichiarazione datoriale

Il prestatore a sua volta  avra’ un suo “profilo”sul portale Inps,così che ,a fine prestazione, potra’ accedervi e confermare l’avvenuto lavoro reso , di guisa  che  l’utilizzatore non potra’piu’ effettuare la revoca di cui al numero seguente

18.MANCATA PRESTAZIONE LAVORATIVA E REVOCA DICHIARAZIONE TRASMESSA AD INPS

Nel caso in cui la prestazione lavorativa non abbia luogo,
l’utilizzatore  di prestazioni di lavoro mediante il contratto di
prestazione occasionale ,di cui al comma 6, lettera b), e’ tenuto a comunicare,
attraverso la piattaforma informatica INPS ovvero avvalendosi dei
servizi di contact center messi a disposizione dall’INPS, la revoca
della dichiarazione trasmessa all’INPS entro i tre giorni successivi19.
rispetto a quello   programmato di svolgimento della prestazione. In mancanza
della predetta revoca, l’INPS provvede al pagamento al lavoratore
delle prestazioni e all’accredito dei contributi previdenziali e dei premi
assicurativi al prestatore il giorno 15 del mese successivo ,salvo che il prestatore ,informato per sms o mail dall’Inps non abbia ,accedendo  al proprio profilo sul portale dell’Istituto non abbia confermato la prestazione resa e,quindi ,impedito la revoca da parte dell’utilizzatore

19.PAGAMENTO PRESTAZIONI RESE AMBITO LIBRETTO FAMIGLIA E CONTRATTO “PRESTO”

Con riferimento a tutte le prestazioni rese nell’ambito del
Libretto Famiglia e del Contratto di prestazione occasionale nel
corso del mese, l’INPS provvede, nel limite delle somme previamente
acquisite a tale scopo dagli utilizzatori  di cui al
comma 6, lettera a), e al comma 6, lettera b), al pagamento del
compenso al prestatore il giorno 15 del mese successivo attraverso
accredito delle spettanze su conto corrente bancario risultante
sull’anagrafica del prestatore ovvero, in mancanza della
registrazione del conto corrente bancario, mediante bonifico bancario
domiciliato pagabile presso gli uffici della societa’ Poste italiane
Spa. Gli oneri di pagamento del bonifico bancario domiciliato sono a
carico del prestatore. Attraverso la piattafoma informatica
l’INPS provvede altresi’ all’accreditamento dei
contributi previdenziali sulla posizione contributiva del prestatore
e al trasferimento all’INAIL, il 30 giugno e il 31 dicembre di
ciascun anno, dei premi per l’assicurazione contro gli infortuni sul
lavoro e le malattie professionali, nonche’ dei dati relativi alle
prestazioni di lavoro occasionale del periodo rendicontato.

PRIMA

In passato  la comunicazione andava effettuata mediante sms o posta elettronica alla sede territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro, indicando i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, il luogo, il giorno e l’ora di inizio e di fine della prestazione. Sono dunque state aggiunti l’oggetto e il compenso minimo.Di nuova introduzione è anche l’avviso al prestatore, mediante sms o posta elettronica, della notifica effettuata dal datore.

 

20.CONSEGUENZE PER VIOLAZIONE DISPOSIZIONI ART. 54-BIS LEGGE N.96/17

  Le conseguenze di cui al titolo sono previste e disciplinate dall’art.20 dell’art.in esame ,  disponendo  che :

 1) In caso di superamento, da parte di un utilizzatore diverso  da una pubblica amministrazione:

a) del limite dell’ importo delle prestazioni . di cui  al  comma 1, lettera c), Secondo cui”per le prestazioni complessivamente rese( nell’anno vivile) da ogni prestatore in favore del medesimo utilizzatore,  spettano  compensi di importo non superiore a 2.500 euro,

b)ovvero in caso di superamento comunque del limite di durata della prestazione pari a 280 ore nell’arco dello stesso anno civile,

il relativo rapporto si trasforma in un rapporto di lavoro a tempo pieno e indeterminato ,con l’avvertenza che  nelettore agricolo, il  predetto limite di durata ,invece di 280 ore ,e’  pari  al  rapporto tra il limite di importo  di  cui  al  comma  1,  lettera  c),(euro 2500 nell’anno civile )  e  la retribuzione oraria individuata ai sensi del comma  16, che prevede:”la misura minima oraria del compenso  minimo nel settore agricolo,   e’ pari all’importo della retribuzione oraria delle prestazioni di naturasubordinata individuata dal contratto collettivo di lavoro stipulato dalle associazioni sindacali comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale. 

2) In  caso  di violazione dell’obbligo di comunicazione di cui al comma 17( ossia una
dichiarazione contenente, tra l’altro, le seguenti informazioni:

a) i dati anagrafici e identificativi del prestatore;

b) il luogo di svolgimento della prestazione;

c) l’oggetto della prestazione;

d) la data e l’ora di inizio e di termine della prestazione ovvero, se imprenditore agricolo, la durata
della prestazione con riferimento a un arco temporale non superiore a
tre giorni;

e) il compenso pattuito per la prestazione, in misura non
inferiore a 36 euro, per prestazioni di durata non superiore a
quattro ore continuative nell’arco della giornata, fatto salvo quanto
stabilito per il settore agricolo ai sensi del comma 16.) ovvero di

uno  dei  divieti  di  cui  al  comma  14(che ,appunto ,individua i casi in cui 

 non si consente la tipula del   contratto di prestazioni occasionali),

 si  applica  la  sanzione mministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da  euro  500  a

euro 2.500  per  ogni  prestazione  lavorativa  giornaliera  per  cui

risulta accertata la violazione ,restando esclusa l’applicazione della   la  procedura  di

diffida di cui all’articolo 13  del  decreto  legislativo  23  aprile

2004, n. 124.,che così recita:

1. In caso di constatata inosservanza delle norme in materia di lavoro e legislazione sociale e qualora il personale ispettivo rilevi inadempimenti dai quali derivino sanzioni amministrative, questi provvede a diffidare il datore di lavoro alla regolarizzazione delle inosservanze comunque sanabili, fissando il relativo termine.

2. In caso di ottemperanza alla diffida, il datore di lavoro e’ ammesso al pagamento dell’importo delle sanzioni nella misura pari al minimo previsto dalla legge ovvero nella misura pari ad un quarto della sanzione stabilita in misura fissa. Il pagamento dell’importo delle sanzioni amministrative estingue il procedimento sanzionatorio.”

 

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TESTO ART:54 bis legge n.96/2017

Disciplina delle prestazioni occasionali. Libretto Famiglia.
Contratto di prestazione occasionale

1. Entro i limiti e con le modalita’ di cui al presente articolo e’
ammessa la possibilita’ di acquisire prestazioni di lavoro
occasionali, intendendosi per tali le attivita’ lavorative che danno
luogo, nel corso di un anno civile:
a) per ciascun prestatore, con riferimento alla totalita’ degli
utilizzatori, a compensi di importo complessivamente non superiore a
5.000 euro;
c) per le prestazioni complessivamente rese da ogni prestatore infavore del medesimo utilizzatore, a compensi di importo non superiore a 2.500 euro.
2. Il prestatore ha diritto all’assicurazione per l’invalidita’, la
vecchiaia e i superstiti, con iscrizione alla Gestione separata di
cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e
all’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie
professionali disciplinata dal testo unico di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124.
3. Il prestatore ha diritto al riposo giornaliero, alle pause e ai
riposi settimanali secondo quanto previsto agli articoli 7, 8 e 9 del
decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66. Ai fini della tutela della
salute e della sicurezza del prestatore, si applica l’articolo 3,
comma 8, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81.
4. I compensi percepiti dal prestatore sono esenti da imposizione
fiscale, non incidono sul suo stato di disoccupato e sono computabili
ai fini della determinazione del reddito necessario per il rilascio o
il rinnovo del permesso di soggiorno.
5. Non possono essere acquisite prestazioni di lavoro occasionali
da soggetti con i quali l’utilizzatore abbia in corso o abbia cessato
da meno di sei mesi un rapporto di lavoro subordinato o di
collaborazione coordinata e continuativa.
6. Alle prestazioni di cui al presente articolo possono fare
ricorso:
a) le persone fisiche, non nell’esercizio dell’attivita’
professionale o d’impresa, per il ricorso a prestazioni occasionali
mediante il Libretto Famiglia di cui al comma 10;
b) gli altri utilizzatori, nei limiti di cui al comma 14, per
l’acquisizione di prestazioni di lavoro mediante il contratto di
prestazione occasionale di cui al comma 13.
7. Le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del
decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, possono fare ricorso al
contratto di prestazione occasionale, in deroga al comma 14, lettera
a), del presente articolo, nel rispetto dei vincoli previsti dalla
vigente disciplina in materia di contenimento delle spese di
personale e fermo restando il limite di durata di cui al comma 20 del
presente articolo, esclusivamente per esigenze temporanee o
eccezionali:
a) nell’ambito di progetti speciali rivolti a specifiche categorie
di soggetti in stato di poverta’, di disabilita’, di detenzione, di
tossicodipendenza o che fruiscono di ammortizzatori sociali;
b) per lo svolgimento di lavori di emergenza correlati a calamita’
o eventi naturali improvvisi;
c) per attivita’ di solidarieta’, in collaborazione con altri enti
pubblici o associazioni di volontariato;
d) per l’organizzazione di manifestazioni sociali, sportive,
culturali o caritative.
8. Sono computati in misura pari al 75 per cento del loro importo,
ai fini del comma 1, lettera b), i compensi per prestazioni di lavoro
occasionali rese dai seguenti soggetti:
a) titolari di pensione di vecchiaia o di invalidita’;
b) giovani con meno di venticinque anni di eta’, se regolarmente
iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di
qualsiasi ordine e grado ovvero a un ciclo di studi presso
l’universita’;
c) persone disoccupate, ai sensi dell’articolo 19 del decreto
legislativo 14 settembre 2015, n. 150;
d) percettori di prestazioni integrative del salario, di reddito di
inclusione (REI) ovvero di altre prestazioni di sostegno del reddito.
In tal caso l’INPS provvede a sottrarre dalla contribuzione
figurativa relativa alle prestazioni integrative del salario o di
sostegno del reddito gli accrediti contributivi derivanti dalle
prestazioni occasionali di cui al presente articolo.
9. Per l’accesso alle prestazioni di cui al presente articolo, gli
utilizzatori e i prestatori sono tenuti a registrarsi e a svolgere i
relativi adempimenti, anche tramite un intermediario di cui alla
legge 11 gennaio 1979, n. 12, all’interno di un’apposita piattaforma
informatica, gestita dall’INPS, di seguito denominata «piattaforma
informatica INPS», che supporta le operazioni di erogazione e di
accreditamento dei compensi e di valorizzazione della posizione
contributiva dei prestatori attraverso un sistema di pagamento
elettronico. I pagamenti possono essere altresi’ effettuati
utilizzando il modello di versamento F24, con esclusione della
facolta’ di compensazione dei crediti di cui all’articolo 17 del
decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241. Esclusivamente ai fini
dell’accesso al Libretto Famiglia di cui al comma 10, la
registrazione e i relativi adempimenti possono essere svolti tramite
un ente di patronato di cui alla legge 30 marzo 2001, n. 152.
10. Ciascun utilizzatore di cui al comma 6, lettera a), puo’
acquistare, attraverso la piattaforma informatica INPS, con le
modalita’ di cui al comma 9 ovvero presso gli uffici postali, un
libretto nominativo prefinanziato, denominato «Libretto Famiglia»,
per il pagamento delle prestazioni occasionali rese a suo favore da
uno o piu’ prestatori nell’ambito di: a) piccoli lavori domestici,
compresi lavori di giardinaggio, di pulizia o di manutenzione; b)
assistenza domiciliare ai bambini e alle persone anziane, ammalate o
con disabilita’; c) insegnamento privato supplementare. Mediante il
Libretto Famiglia, e’ erogato, secondo le modalita’ di cui al
presente articolo, il contributo di cui all’articolo 4, comma 24,
lettera b), della legge 28 giugno 2012, n. 92, per l’acquisto di
servizi di baby-sitting, ovvero per fare fronte agli oneri della rete
pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati
accreditati.
11. Ciascun Libretto Famiglia contiene titoli di pagamento, il cui
valore nominale e’ fissato in 10 euro, utilizzabili per compensare
prestazioni di durata non superiore a un’ora. Per ciascun titolo di
pagamento erogato sono interamente a carico dell’utilizzatore la
contribuzione alla Gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26,
della legge 8 agosto 1995, n. 335, stabilita nella misura di 1,65
euro, e il premio dell’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro
e le malattie professionali, di cui al testo unico di cui al decreto
del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, stabilito
nella misura di 0,25 euro; un importo di 0,10 euro e’ destinato al
finanziamento degli oneri gestionali.
12. Attraverso la piattaforma informatica INPS ovvero avvalendosi
dei servizi di contact center messi a disposizione dall’INPS,
l’utilizzatore di cui al comma 6, lettera a), entro il giorno 3 del
mese successivo allo svolgimento della prestazione, comunica i dati
identificativi del prestatore, il compenso pattuito, il luogo di
svolgimento e la durata della prestazione, nonche’ ogni altra
informazione necessaria ai fini della gestione del rapporto. Il
prestatore riceve contestuale notifica attraverso comunicazione di
short message service (SMS) o di posta elettronica.
13. Il contratto di prestazione occasionale e’ il contratto
mediante il quale un utilizzatore, di cui ai commi 6, lettera b), e
7, acquisisce, con modalita’ semplificate, prestazioni di lavoro
occasionali o saltuarie di ridotta entita’, entro i limiti di importo
di cui al comma 1, alle condizioni e con le modalita’ di cui ai commi
14 e seguenti.
14. E’ vietato il ricorso al contratto di prestazione occasionale:
a) da parte degli utilizzatori che hanno alle proprie dipendenze
piu’ di cinque lavoratori subordinati a tempo indeterminato;
b) da parte delle imprese del settore agricolo, salvo che per le
attivita’ lavorative rese dai soggetti di cui al comma 8 purche’ non
iscritti nell’anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori
agricoli;
c) da parte delle imprese dell’edilizia e di settori affini, delle
imprese esercenti l’attivita’ di escavazione o lavorazione di
materiale lapideo, delle imprese del settore delle miniere, cave e
torbiere;
d) nell’ambito dell’esecuzione di appalti di opere o servizi.
15. Ai fini dell’attivazione del contratto di prestazione
occasionale, ciascun utilizzatore di cui al comma 6, lettera b),
versa, attraverso la piattaforma informatica INPS, con le modalita’
di cui al comma 9, le somme utilizzabili per compensare le
prestazioni. L’1 per cento degli importi versati e’ destinato al
finanziamento degli oneri gestionali.
16. La misura minima oraria del compenso e’ pari a 9 euro, tranne
che nel settore agricolo, per il quale il compenso minimo e’ pari
all’importo della retribuzione oraria delle prestazioni di natura
subordinata individuata dal contratto collettivo di lavoro stipulato
dalle associazioni sindacali comparativamente piu’ rappresentative
sul piano nazionale. Sono interamente a carico dell’utilizzatore la
contribuzione alla Gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26,
della legge 8 agosto 1995, n. 335, nella misura del 33 per cento del
compenso, e il premio dell’assicurazione contro gli infortuni sul
lavoro e le malattie professionali, di cui al testo unico di cui al
decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124,
nella misura del 3,5 per cento del compenso.
17. L’utilizzatore di cui al comma 6, lettera b), e’ tenuto a
trasmettere almeno un’ora prima dell’inizio della prestazione,
attraverso la piattaforma informatica INPS ovvero avvalendosi dei
servizi di contact center messi a disposizione dall’INPS, una
dichiarazione contenente, tra l’altro, le seguenti informazioni:
a) i dati anagrafici e identificativi del prestatore;
b) il luogo di svolgimento della prestazione;
c) l’oggetto della prestazione; d) la data e l’ora di inizio e di
termine della prestazione ovvero, se imprenditore agricolo, la durata
della prestazione con riferimento a un arco temporale non superiore a
tre giorni; e) il compenso pattuito per la prestazione, in misura non
inferiore a 36 euro, per prestazioni di durata non superiore a
quattro ore continuative nell’arco della giornata, fatto salvo quanto
stabilito per il settore agricolo ai sensi del comma 16. Il
prestatore riceve contestuale notifica della dichiarazione attraverso
comunicazione di short message service (SMS) o di posta elettronica.
18. Nel caso in cui la prestazione lavorativa non abbia luogo,
l’utilizzatore di cui al comma 6, lettera b), e’ tenuto a comunicare,
attraverso la piattaforma informatica INPS ovvero avvalendosi dei
servizi di contact center messi a disposizione dall’INPS, la revoca
della dichiarazione trasmessa all’INPS entro i tre giorni successivi
al giorno programmato di svolgimento della prestazione. In mancanza
della predetta revoca, l’INPS provvede al pagamento delle prestazioni
e all’accredito dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi
nel termine di cui al comma 19.
19. Con riferimento a tutte le prestazioni rese nell’ambito del
Libretto Famiglia e del contratto di prestazione occasionale nel
corso del mese, l’INPS provvede, nel limite delle somme previamente
acquisite a tale scopo dagli utilizzatori rispettivamente di cui al
comma 6, lettera a), e al comma 6, lettera b), al pagamento del
compenso al prestatore il giorno 15 del mese successivo attraverso
accredito delle spettanze su conto corrente bancario risultante
sull’anagrafica del prestatore ovvero, in mancanza della
registrazione del conto corrente bancario, mediante bonifico bancario
domiciliato pagabile presso gli uffici della societa’ Poste italiane
Spa. Gli oneri di pagamento del bonifico bancario domiciliato sono a
carico del prestatore. Attraverso la piattaforma informatica di cui
al comma 6, l’INPS provvede altresi’ all’accreditamento dei
contributi previdenziali sulla posizione contributiva del prestatore
e al trasferimento all’INAIL, il 30 giugno e il 31 dicembre di
ciascun anno, dei premi per l’assicurazione contro gli infortuni sul
lavoro e le malattie professionali, nonche’ dei dati relativi alle
prestazioni di lavoro occasionale del periodo rendicontato.
20. In caso di superamento, da parte di un utilizzatore diverso da
una pubblica amministrazione, del limite di importo di cui al comma
1, lettera c), o comunque del limite di durata della prestazione pari
a 280 ore nell’arco dello stesso anno civile, il relativo rapporto si
trasforma in un rapporto di lavoro a tempo pieno e indeterminato; nel
settore agricolo, il suddetto limite di durata e’ pari al rapporto
tra il limite di importo di cui al comma 1, lettera c), e la
retribuzione oraria individuata ai sensi del comma 16. In caso di
violazione dell’obbligo di comunicazione di cui al comma 17 ovvero di
uno dei divieti di cui al comma 14, si applica la sanzione
amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 500 a
euro 2.500 per ogni prestazione lavorativa giornaliera per cui
risulta accertata la violazione. Non si applica la procedura di
diffida di cui all’articolo 13 del decreto legislativo 23 aprile
2004, n. 124.
21. Entro il 31 marzo di ogni anno il Ministro del lavoro e delle
politiche sociali, previo confronto con le parti sociali, trasmette
alle Camere una relazione sullo sviluppo delle attivita’ lavorative
disciplinate dal presente articolo. )

GAZZETTA UFFICIALE:PUBBLICATA LEGGE RIGUARDANTE “MANOVRINA”

25/06/2017

E’ stata pubblicata, sulla Gazzetta Ufficiale n. 144 del 23 giugno 2017, la Legge n. 96 del 21 giugno 2017, di conversione – con modificazioni – del Decreto Legge n. 50/2017 con le disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo.

La Legge è entrata in vigore il 23 giugno 2017.

Queste le principali novità in materia di Lavoro:

  • APE – articolo 53
  • Ristrutturazione o riorganizzazione di imprese editoriali per crisi aziendale – articolo 53-bis
  • Trattamento di mobilità in deroga per i lavoratori delle aree di crisi industriale complessa – articolo 53-ter
  • DURC – Documento Unico di Regolarità Contributiva – articolo 54
  • Prestazioni occasionali – articolo 54-bis
  • Premi di produttività – articolo 55
  • Fondo per il diritto al lavoro dei disabili – articolo 55-bis
  • Modifica all’art. 44 del DLvo 148/2015, in materia di trattamenti di integrazione salariale in deroga – articolo 55-quater
  • Disposizioni in materia di contributi previdenziali dei lavoratori transfrontalieri – articolo 55-quinquies

 

 

 Art. 53 
 
                                 APE 
 
  1. Ai sensi e per gli effetti dell'articolo 1, comma  179,  lettera
d), della legge 11 dicembre 2016, n. 232, le attivita' lavorative  di
cui all'allegato C si considerano svolte in via  continuativa  quando
nei sei anni precedenti la data di decorrenza dell'indennita' di  cui
al comma 181 della medesima legge le  medesime  attivita'  lavorative
non  hanno  subito  interruzioni  per  un  periodo   complessivamente
superiore a dodici mesi  e  a  condizione  che  le  citate  attivita'
lavorative siano state svolte nel settimo anno precedente la predetta
decorrenza per un periodo  corrispondente  a  quello  complessivo  di
interruzione. 
  2. Ai sensi e per gli effetti dell'articolo 1, comma  199,  lettera
d), della legge 11 dicembre 2016 n. 232, le attivita'  lavorative  di
cui all'allegato E si considerano svolte in via  continuativa  quando
nei sei  anni  precedenti  la  data  del  pensionamento  le  medesime
attivita' lavorative non hanno subito  interruzioni  per  un  periodo
complessivamente superiore a dodici mesi e a condizione che le citate
attivita' lavorative siano state svolte nel settimo  anno  precedente
il pensionamento per un periodo corrispondente a  quello  complessivo
di interruzione. 
  3. All'articolo 1, comma 173, della legge 11 dicembre 2016, n. 232,
e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «I finanziamenti garantiti
dal Fondo possono essere ceduti, in tutto o in parte, all'interno del
gruppo  del  soggetto  finanziatore  o  a   istituzioni   finanziarie
nazionali, comunitarie e internazionali, anche ai sensi  della  legge
30 aprile 1999, n. 130, senza le formalita'  e  i  consensi  previsti
dalla disciplina che regola la cessione del credito e  conservano  le
medesime garanzie  e  le  coperture  assicurative  che  assistono  il
finanziamento.»
                             Art. 53-bis 
 
Ristrutturazione o riorganizzazione di imprese editoriali  per  crisi
                              aziendale 
 
  1.  Per  il  sostegno   degli   oneri   derivanti   dall'anticipata
liquidazione  della  pensione  di   vecchiaia   nei   confronti   dei
giornalisti interessati dai piani di cui all'articolo 3, comma 1, del
decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 69, e' autorizzata la spesa di
6 milioni di euro per l'anno 2017, 10  milioni  di  euro  per  l'anno
2018, 11 milioni di euro per l'anno 2019,  12  milioni  di  euro  per
l'anno 2020 e 6 milioni di euro  per  l'anno  2021,  con  conseguente
aumento dei limiti di spesa di cui all'articolo 41-bis, comma 7,  del
decreto-legge   30   dicembre   2008,   n.   207,   convertito,   con
modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n.  14.  Ai  giornalisti
che  sono  stati  effettivamente  coinvolti  nella  riduzione  oraria
prevista dai piani di cui al primo periodo e' data facolta' di optare
per l'anticipata  liquidazione  della  pensione  di  vecchiaia  entro
sessanta giorni dalla data  di  entrata  in  vigore  della  legge  di
conversione del presente decreto ovvero, nel caso di giornalisti  che
vengono coinvolti nella riduzione oraria successivamente  all'entrata
in vigore della legge di  conversione  del  presente  decreto,  entro
sessanta giorni dalla data di coinvolgimento nella riduzione oraria o
dalla data di maturazione dei requisiti di  anzianita'  anagrafica  e
contributiva, se successiva, purche'  in  possesso  di  un'anzianita'
contributiva pari ad almeno venticinque anni interamente  accreditati
presso l'Istituto nazionale di previdenza  dei  giornalisti  italiani
(INPGI), e di un'eta' anagrafica pari, negli anni  2017  e  2018,  ad
almeno cinquantotto anni, se donne, e a sessanta anni, se uomini. 
  2. L'INPGI  prende  in  considerazione  le  domande  di  anticipata
liquidazione della pensione di vecchiaia secondo l'ordine cronologico
di presentazione dei piani di gestione degli  esuberi,  nel  rispetto
dei limiti di spesa di cui al comma 1. 
  3. All'onere derivante dall'attuazione  del  comma  1  si  provvede
mediante corrispondente  riduzione  della  quota  del  Fondo  per  il
pluralismo   e   l'innovazione   dell'informazione   spettante   alla
Presidenza del Consiglio dei ministri ai sensi dall'articolo 1, comma
4, della legge 26 ottobre 2016, n. 198, per  gli  anni  dal  2017  al
2021. 
  4. All'onere derivante dalle prestazioni  di  vecchiaia  anticipata
finanziate ai sensi del  presente  articolo  concorre  il  contributo
aggiuntivo a carico dei datori di lavoro di cui all'articolo  41-bis,
comma 7, secondo periodo, del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207,
convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14. 
                             Art. 53-ter 
 
Trattamento di mobilita' in deroga per i  lavoratori  delle  aree  di
  crisi industriale complessa 
 
  1. Le risorse finanziarie di cui all'articolo 44, comma 11-bis, del
decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, come ripartite tra  le
regioni con i decreti del  Ministro  del  lavoro  e  delle  politiche
sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e  delle  finanze,
n. 1 del 12 dicembre 2016 e n. 12 del 5 aprile 2017,  possono  essere
destinate  dalle  regioni  medesime,  nei  limiti  della  parte   non
utilizzata, alla prosecuzione, senza soluzione  di  continuita'  e  a
prescindere dall'applicazione dei  criteri  di  cui  al  decreto  del
Ministro del lavoro e delle politiche sociali,  di  concerto  con  il
Ministro dell'economia e delle finanze, n. 83473 del 1° agosto  2014,
del trattamento di mobilita' in deroga,  per  un  massimo  di  dodici
mesi, per i lavoratori che operino in un'area  di  crisi  industriale
complessa, riconosciuta ai sensi dell'articolo 27  del  decreto-legge
22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla  legge  7
agosto 2012, n. 134, e che alla data del 1°  gennaio  2017  risultino
beneficiari  di  un  trattamento  di  mobilita'  ordinaria  o  di  un
trattamento di mobilita' in deroga,  a  condizione  che  ai  medesimi
lavoratori siano contestualmente  applicate  le  misure  di  politica
attiva individuate in  un  apposito  piano  regionale  da  comunicare
all'Agenzia nazionale  per  le  politiche  attive  del  lavoro  e  al
Ministero del lavoro e delle politiche sociali. 
                               Art. 54 
 
             Documento Unico di Regolarita' Contributiva 
 
  1. Il documento unico di regolarita' contributiva (DURC) di cui  al
decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto
con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il  Ministro  per
semplificazione e la pubblica amministrazione del  30  gennaio  2015,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 125, del 1° giugno  2015,  nel
caso  di  definizione  agevolata  di  debiti  contributivi  ai  sensi
dell'articolo  6,  del  decreto-legge  22  ottobre  2016,   n.   193,
convertito, con modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2016, n.  225,
e' rilasciato, a seguito della presentazione da  parte  del  debitore
della dichiarazione di volersi avvalere  della  suddetta  definizione
agevolata effettuata nei  termini  di  cui  al  comma  2  del  citato
articolo 6, ricorrendo gli altri  requisiti  di  regolarita'  di  cui
all'articolo 3 del citato decreto interministeriale 30 gennaio 2015. 
  2. In caso di mancato ovvero di insufficiente o tardivo  versamento
dell'unica rata ovvero  di  una  rata  di  quelle  in  cui  e'  stato
dilazionato il pagamento delle somme dovute ai  fini  della  predetta
definizione agevolata, tutti i  DURC  rilasciati  in  attuazione  del
comma 1 sono annullati dagli Enti preposti alla verifica. A tal fine,
l'agente della riscossione comunica agli Enti il regolare  versamento
delle  rate  accordate.  I  medesimi  Enti   provvedono   a   rendere
disponibile in apposita sezione del servizio «Durc On Line»  l'elenco
dei DURC annullati ai sensi del presente comma. 
  3. I soggetti  che  hanno  richiesto  la  verifica  di  regolarita'
contributiva e i soggetti i  cui  dati  siano  stati  registrati  dal
servizio «Durc On Line»  in  sede  di  consultazione  del  DURC  gia'
prodotto utilizzano le informazioni rese disponibili nella sezione di
cui al comma 2 nell'ambito dei procedimenti per i quali  il  DURC  e'
richiesto. 
  4.   Le   Amministrazioni    pubbliche    interessate    provvedono
all'attuazione  delle  disposizioni  del  presente  articolo  con  le
risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili  a  legislazione
vigente e senza  nuovi  o  maggiori  oneri  a  carico  della  finanza
pubblica. 
                             Art. 54-bis 
 
Disciplina  delle   prestazioni   occasionali.   Libretto   Famiglia.
  Contratto di prestazione occasionale 
 
  1. Entro i limiti e con le modalita' di cui al presente articolo e'
ammessa  la  possibilita'  di   acquisire   prestazioni   di   lavoro
occasionali, intendendosi per tali le attivita' lavorative che  danno
luogo, nel corso di un anno civile: 
  a) per ciascun prestatore, con  riferimento  alla  totalita'  degli
utilizzatori, a compensi di importo complessivamente non superiore  a
5.000 euro; 
  b) per ciascun utilizzatore, con  riferimento  alla  totalita'  dei
prestatori, a compensi di importo complessivamente  non  superiore  a
5.000 euro; 
  c) per le prestazioni complessivamente rese da ogni  prestatore  in
favore del medesimo utilizzatore, a compensi di importo non superiore
a 2.500 euro. 
  2. Il prestatore ha diritto all'assicurazione per l'invalidita', la
vecchiaia e i superstiti, con iscrizione alla  Gestione  separata  di
cui all'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995,  n.  335,  e
all'assicurazione contro gli  infortuni  sul  lavoro  e  le  malattie
professionali disciplinata dal testo unico  di  cui  al  decreto  del
Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124. 
  3. Il prestatore ha diritto al riposo giornaliero, alle pause e  ai
riposi settimanali secondo quanto previsto agli articoli 7, 8 e 9 del
decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66. Ai fini della tutela  della
salute e della sicurezza del prestatore,  si  applica  l'articolo  3,
comma 8, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81. 
  4. I compensi percepiti dal prestatore sono esenti  da  imposizione
fiscale, non incidono sul suo stato di disoccupato e sono computabili
ai fini della determinazione del reddito necessario per il rilascio o
il rinnovo del permesso di soggiorno. 
  5. Non possono essere acquisite prestazioni di  lavoro  occasionali
da soggetti con i quali l'utilizzatore abbia in corso o abbia cessato
da  meno  di  sei  mesi  un  rapporto  di  lavoro  subordinato  o  di
collaborazione coordinata e continuativa. 
  6. Alle prestazioni  di  cui  al  presente  articolo  possono  fare
ricorso: 
  a)  le   persone   fisiche,   non   nell'esercizio   dell'attivita'
professionale o d'impresa, per il ricorso a  prestazioni  occasionali
mediante il Libretto Famiglia di cui al comma 10; 
  b) gli altri utilizzatori, nei limiti  di  cui  al  comma  14,  per
l'acquisizione di prestazioni di  lavoro  mediante  il  contratto  di
prestazione occasionale di cui al comma 13. 
  7. Le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del
decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, possono  fare  ricorso  al
contratto di prestazione occasionale, in deroga al comma 14,  lettera
a), del presente articolo, nel rispetto dei  vincoli  previsti  dalla
vigente  disciplina  in  materia  di  contenimento  delle  spese   di
personale e fermo restando il limite di durata di cui al comma 20 del
presente  articolo,  esclusivamente   per   esigenze   temporanee   o
eccezionali: 
  a) nell'ambito di progetti speciali rivolti a specifiche  categorie
di soggetti in stato di poverta', di disabilita', di  detenzione,  di
tossicodipendenza o che fruiscono di ammortizzatori sociali; 
  b) per lo svolgimento di lavori di emergenza correlati a  calamita'
o eventi naturali improvvisi; 
  c) per attivita' di solidarieta', in collaborazione con altri  enti
pubblici o associazioni di volontariato; 
  d)  per  l'organizzazione  di  manifestazioni  sociali,   sportive,
culturali o caritative. 
  8. Sono computati in misura pari al 75 per cento del loro  importo,
ai fini del comma 1, lettera b), i compensi per prestazioni di lavoro
occasionali rese dai seguenti soggetti: 
  a) titolari di pensione di vecchiaia o di invalidita'; 
  b) giovani con meno di venticinque anni di  eta',  se  regolarmente
iscritti a un  ciclo  di  studi  presso  un  istituto  scolastico  di
qualsiasi  ordine  e  grado  ovvero  a  un  ciclo  di  studi   presso
l'universita'; 
  c) persone disoccupate,  ai  sensi  dell'articolo  19  del  decreto
legislativo 14 settembre 2015, n. 150; 
  d) percettori di prestazioni integrative del salario, di reddito di
inclusione (REI) ovvero di altre prestazioni di sostegno del reddito.
In  tal  caso  l'INPS  provvede  a  sottrarre   dalla   contribuzione
figurativa relativa alle prestazioni integrative  del  salario  o  di
sostegno del  reddito  gli  accrediti  contributivi  derivanti  dalle
prestazioni occasionali di cui al presente articolo. 
  9. Per l'accesso alle prestazioni di cui al presente articolo,  gli
utilizzatori e i prestatori sono tenuti a registrarsi e a svolgere  i
relativi adempimenti, anche tramite  un  intermediario  di  cui  alla
legge 11 gennaio 1979, n. 12, all'interno di un'apposita  piattaforma
informatica, gestita dall'INPS, di  seguito  denominata  «piattaforma
informatica INPS», che supporta le  operazioni  di  erogazione  e  di
accreditamento dei  compensi  e  di  valorizzazione  della  posizione
contributiva  dei  prestatori  attraverso  un  sistema  di  pagamento
elettronico.  I  pagamenti   possono   essere   altresi'   effettuati
utilizzando il  modello  di  versamento  F24,  con  esclusione  della
facolta' di compensazione dei crediti  di  cui  all'articolo  17  del
decreto legislativo 9 luglio 1997, n.  241.  Esclusivamente  ai  fini
dell'accesso  al  Libretto  Famiglia  di  cui   al   comma   10,   la
registrazione e i relativi adempimenti possono essere svolti  tramite
un ente di patronato di cui alla legge 30 marzo 2001, n. 152. 
  10. Ciascun utilizzatore di  cui  al  comma  6,  lettera  a),  puo'
acquistare,  attraverso  la  piattaforma  informatica  INPS,  con  le
modalita' di cui al comma 9 ovvero  presso  gli  uffici  postali,  un
libretto nominativo prefinanziato,  denominato  «Libretto  Famiglia»,
per il pagamento delle prestazioni occasionali rese a suo  favore  da
uno o piu' prestatori nell'ambito di: a)  piccoli  lavori  domestici,
compresi lavori di giardinaggio, di pulizia  o  di  manutenzione;  b)
assistenza domiciliare ai bambini e alle persone anziane, ammalate  o
con disabilita'; c) insegnamento privato supplementare.  Mediante  il
Libretto Famiglia,  e'  erogato,  secondo  le  modalita'  di  cui  al
presente articolo, il contributo di cui  all'articolo  4,  comma  24,
lettera b), della legge 28 giugno 2012,  n.  92,  per  l'acquisto  di
servizi di baby-sitting, ovvero per fare fronte agli oneri della rete
pubblica  dei  servizi  per  l'infanzia   o   dei   servizi   privati
accreditati. 
  11. Ciascun Libretto Famiglia contiene titoli di pagamento, il  cui
valore nominale e' fissato in 10 euro,  utilizzabili  per  compensare
prestazioni di durata non superiore a un'ora. Per ciascun  titolo  di
pagamento erogato sono  interamente  a  carico  dell'utilizzatore  la
contribuzione alla Gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26,
della legge 8 agosto 1995, n. 335, stabilita  nella  misura  di  1,65
euro, e il premio dell'assicurazione contro gli infortuni sul  lavoro
e le malattie professionali, di cui al testo unico di cui al  decreto
del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965,  n.  1124,  stabilito
nella misura di 0,25 euro; un importo di 0,10 euro  e'  destinato  al
finanziamento degli oneri gestionali. 
  12. Attraverso la piattaforma informatica INPS  ovvero  avvalendosi
dei  servizi  di  contact  center  messi  a  disposizione  dall'INPS,
l'utilizzatore di cui al comma 6, lettera a), entro il giorno  3  del
mese successivo allo svolgimento della prestazione, comunica  i  dati
identificativi del prestatore, il  compenso  pattuito,  il  luogo  di
svolgimento  e  la  durata  della  prestazione,  nonche'  ogni  altra
informazione necessaria ai  fini  della  gestione  del  rapporto.  Il
prestatore riceve contestuale notifica  attraverso  comunicazione  di
short message service (SMS) o di posta elettronica. 
  13.  Il  contratto  di  prestazione  occasionale  e'  il  contratto
mediante il quale un utilizzatore, di cui ai commi 6, lettera  b),  e
7, acquisisce, con  modalita'  semplificate,  prestazioni  di  lavoro
occasionali o saltuarie di ridotta entita', entro i limiti di importo
di cui al comma 1, alle condizioni e con le modalita' di cui ai commi
14 e seguenti. 
  14. E' vietato il ricorso al contratto di prestazione occasionale: 
  a) da parte degli utilizzatori che hanno  alle  proprie  dipendenze
piu' di cinque lavoratori subordinati a tempo indeterminato; 
  b) da parte delle imprese del settore agricolo, salvo  che  per  le
attivita' lavorative rese dai soggetti di cui al comma 8 purche'  non
iscritti nell'anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori
agricoli; 
  c) da parte delle imprese dell'edilizia e di settori affini,  delle
imprese  esercenti  l'attivita'  di  escavazione  o  lavorazione   di
materiale lapideo, delle imprese del settore delle  miniere,  cave  e
torbiere; 
  d) nell'ambito dell'esecuzione di appalti di opere o servizi. 
  15.  Ai  fini  dell'attivazione  del   contratto   di   prestazione
occasionale, ciascun utilizzatore di cui  al  comma  6,  lettera  b),
versa, attraverso la piattaforma informatica INPS, con  le  modalita'
di  cui  al  comma  9,  le  somme  utilizzabili  per  compensare   le
prestazioni. L'1 per cento degli  importi  versati  e'  destinato  al
finanziamento degli oneri gestionali. 
  16. La misura minima oraria del compenso e' pari a 9  euro,  tranne
che nel settore agricolo, per il quale il  compenso  minimo  e'  pari
all'importo della retribuzione oraria  delle  prestazioni  di  natura
subordinata individuata dal contratto collettivo di lavoro  stipulato
dalle associazioni sindacali  comparativamente  piu'  rappresentative
sul piano nazionale. Sono interamente a carico  dell'utilizzatore  la
contribuzione alla Gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26,
della legge 8 agosto 1995, n. 335, nella misura del 33 per cento  del
compenso, e il premio dell'assicurazione  contro  gli  infortuni  sul
lavoro e le malattie professionali, di cui al testo unico di  cui  al
decreto del Presidente della Repubblica  30  giugno  1965,  n.  1124,
nella misura del 3,5 per cento del compenso. 
  17. L'utilizzatore di cui al comma  6,  lettera  b),  e'  tenuto  a
trasmettere  almeno  un'ora  prima  dell'inizio  della   prestazione,
attraverso la piattaforma informatica  INPS  ovvero  avvalendosi  dei
servizi  di  contact  center  messi  a  disposizione  dall'INPS,  una
dichiarazione contenente, tra l'altro, le seguenti informazioni: 
  a) i dati anagrafici e identificativi del prestatore; 
  b) il luogo di svolgimento della prestazione; 
  c) l'oggetto della prestazione; d) la data e l'ora di inizio  e  di
termine della prestazione ovvero, se imprenditore agricolo, la durata
della prestazione con riferimento a un arco temporale non superiore a
tre giorni; e) il compenso pattuito per la prestazione, in misura non
inferiore a 36 euro,  per  prestazioni  di  durata  non  superiore  a
quattro ore continuative nell'arco della giornata, fatto salvo quanto
stabilito  per  il  settore  agricolo  ai  sensi  del  comma  16.  Il
prestatore riceve contestuale notifica della dichiarazione attraverso
comunicazione di short message service (SMS) o di posta elettronica. 
  18. Nel caso in cui la  prestazione  lavorativa  non  abbia  luogo,
l'utilizzatore di cui al comma 6, lettera b), e' tenuto a comunicare,
attraverso la piattaforma informatica  INPS  ovvero  avvalendosi  dei
servizi di contact center messi a disposizione dall'INPS,  la  revoca
della dichiarazione trasmessa all'INPS entro i tre giorni  successivi
al giorno programmato di svolgimento della prestazione.  In  mancanza
della predetta revoca, l'INPS provvede al pagamento delle prestazioni
e all'accredito dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi
nel termine di cui al comma 19. 
  19. Con riferimento a tutte le  prestazioni  rese  nell'ambito  del
Libretto Famiglia e del  contratto  di  prestazione  occasionale  nel
corso del mese, l'INPS provvede, nel limite delle  somme  previamente
acquisite a tale scopo dagli utilizzatori rispettivamente di  cui  al
comma 6, lettera a), e al comma  6,  lettera  b),  al  pagamento  del
compenso al prestatore il giorno 15 del  mese  successivo  attraverso
accredito delle  spettanze  su  conto  corrente  bancario  risultante
sull'anagrafica   del   prestatore   ovvero,   in   mancanza    della
registrazione del conto corrente bancario, mediante bonifico bancario
domiciliato pagabile presso gli uffici della societa' Poste  italiane
Spa. Gli oneri di pagamento del bonifico bancario domiciliato sono  a
carico del prestatore. Attraverso la piattaforma informatica  di  cui
al  comma  6,  l'INPS  provvede   altresi'   all'accreditamento   dei
contributi previdenziali sulla posizione contributiva del  prestatore
e al trasferimento all'INAIL, il  30  giugno  e  il  31  dicembre  di
ciascun anno, dei premi per l'assicurazione contro gli infortuni  sul
lavoro e le malattie professionali, nonche' dei  dati  relativi  alle
prestazioni di lavoro occasionale del periodo rendicontato. 
  20. In caso di superamento, da parte di un utilizzatore diverso  da
una pubblica amministrazione, del limite di importo di cui  al  comma
1, lettera c), o comunque del limite di durata della prestazione pari
a 280 ore nell'arco dello stesso anno civile, il relativo rapporto si
trasforma in un rapporto di lavoro a tempo pieno e indeterminato; nel
settore agricolo, il suddetto limite di durata e'  pari  al  rapporto
tra il limite di importo  di  cui  al  comma  1,  lettera  c),  e  la
retribuzione oraria individuata ai sensi del comma  16.  In  caso  di
violazione dell'obbligo di comunicazione di cui al comma 17 ovvero di
uno  dei  divieti  di  cui  al  comma  14,  si  applica  la  sanzione
amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da  euro  500  a
euro 2.500  per  ogni  prestazione  lavorativa  giornaliera  per  cui
risulta accertata la violazione.  Non  si  applica  la  procedura  di
diffida di cui all'articolo 13  del  decreto  legislativo  23  aprile
2004, n. 124. 
  21. Entro il 31 marzo di ogni anno il Ministro del lavoro  e  delle
politiche sociali, previo confronto con le parti  sociali,  trasmette
alle Camere una relazione sullo sviluppo delle  attivita'  lavorative
disciplinate dal presente articolo. 
                               Art. 55 
 
                       Premi di produttivita' 
 
  1. All'articolo 1 della legge 28 dicembre 2015, n.  208,  il  comma
189 e' sostituito dal seguente: 
  «189. Per le aziende che coinvolgono pariteticamente  i  lavoratori
nell'organizzazione del lavoro,  con  le  modalita'  specificate  nel
decreto di cui al comma 188, e' ridotta di  venti  punti  percentuali
l'aliquota contributiva a carico del datore di lavoro per  il  regime
relativo all'invalidita', la vecchiaia ed i superstiti su  una  quota
delle erogazioni previste dal comma 182 non  superiore  a  800  euro.
Sulla medesima quota, non e' dovuta alcuna contribuzione a carico del
lavoratore. Con riferimento  alla  quota  di  erogazioni  di  cui  al
presente comma e' corrispondentemente ridotta l'aliquota contributiva
di computo ai fini pensionistici.». 
  2. La disposizione di cui al comma 1 opera per i premi e  le  somme
erogate in esecuzione dei contratti di cui all'articolo 1, comma 187,
della legge 28 dicembre 2015, n.  208,  sottoscritti  successivamente
alla data di entrata in vigore del presente decreto. Per i  contratti
stipulati anteriormente a  tale  data  continuano  ad  applicarsi  le
disposizioni gia' vigenti alla medesima data. 
                             Art. 55-bis 
 
             Fondo per il diritto al lavoro dei disabili 
 
  1. Lo stanziamento del Fondo per il diritto al lavoro dei disabili,
di cui all'articolo 13, comma 4, della legge 12 marzo 1999, n. 68, e'
incrementato di 58 milioni di euro nell'anno 2017. Al relativo onere,
pari a 58 milioni di euro  per  l'anno  2017,  si  provvede  mediante
corrispondente  riduzione  dell'autorizzazione  di   spesa   di   cui
all'articolo 16, comma 7, del decreto legislativo 4  marzo  2015,  n.
22. 
                             Art. 55-ter 
 
Disposizione interpretativa dell'articolo 12 del decreto  legislativo
  10 settembre  2003,  n.  276,  in  materia  di  interventi  per  la
  formazione e l'integrazione del reddito 
 
  1. Il comma 3 dell'articolo 12 del decreto legislativo 10 settembre
2003, n. 276, si interpreta nel senso che gli interventi  di  cui  ai
commi 1 e 2 del medesimo articolo 12 includono  le  misure  stabilite
dal contratto collettivo nazionale di lavoro dirette a  garantire  ai
lavoratori somministrati una protezione  complessiva  in  termini  di
welfare, anche attraverso la bilateralita' del settore. 
                           Art. 55-quater 
 
Modifica all'articolo 44 del decreto legislativo 14  settembre  2015,
  n. 148, in materia di  trattamenti  di  integrazione  salariale  in
  deroga 
 
  1.  All'articolo  44,  comma  6-bis,  del  decreto  legislativo  14
settembre 2015, n. 148,  dopo  il  secondo  periodo  e'  inserito  il
seguente: «Per i trattamenti di integrazione salariale in deroga,  il
conguaglio o la richiesta di rimborso delle integrazioni  corrisposte
ai lavoratori devono essere effettuati, a pena  di  decadenza,  entro
sei mesi dalla fine del periodo di paga in corso  alla  scadenza  del
termine di durata della concessione o dalla data del provvedimento di
concessione se successivo. Per i  trattamenti  conclusi  prima  della
data di entrata in vigore della presente disposizione, i sei mesi  di
cui al precedente periodo decorrono da tale data». 
                          Art. 55-quinquies 
 
Disposizioni in materia di contributi  previdenziali  dei  lavoratori
                          transfrontalieri 
 
  1. All'articolo 76 della legge 30 dicembre 1991, n.  413,  dopo  il
comma 1 e' aggiunto il seguente: 
  «1-bis.  La  ritenuta  di  cui  al  comma  1  e'  applicata   dagli
intermediari finanziari italiani che intervengono nel pagamento anche
sulle somme corrisposte in  Italia  da  parte  della  gestione  della
previdenza  professionale  per   la   vecchiaia,   i   superstiti   e
l'invalidita' svizzera (LPP), ivi  comprese  le  prestazioni  erogate
dagli enti o istituti svizzeri di  prepensionamento,  maturate  sulla
base anche di contributi previdenziali tassati alla fonte in Svizzera
e in qualunque forma erogate». 
  2. All'articolo  38  del  decreto-legge  31  maggio  2010,  n.  78,
convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio  2010,  n.  122,
dopo il comma 13 e' inserito il seguente: 
  «13.1. L'esonero dagli obblighi dichiarativi previsto dalla lettera
b) del comma  13  si  applica,  con  riferimento  al  conto  corrente
costituito all'estero per l'accredito degli stipendi  o  degli  altri
emolumenti  derivanti  dalle  attivita'  lavorative  ivi   svolte   e
limitatamente alle predette somme, anche al coniuge e ai familiari di
primo grado del titolare  del  conto  eventualmente  cointestatari  o
beneficiari di procure e deleghe relative al conto stesso». 
                               Art. 56 
 
                             Patent box 
 
  1. All'articolo 1 della legge 23 dicembre 2014, n. 190: 
    a) al comma 39, il primo periodo e' sostituito dai  seguenti:  «I
redditi dei soggetti indicati al comma 37 derivanti dall'utilizzo  di
software protetto da copyright, da brevetti industriali, da disegni e
modelli, nonche' da processi,  formule  e  informazioni  relativi  ad
esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico
giuridicamente  tutelabili,  non  concorrono  a  formare  il  reddito
complessivo, in quanto esclusi per  il  50  per  cento  del  relativo
ammontare. Le disposizioni del presente comma si applicano  anche  ai
redditi  derivanti  dall'utilizzo  congiunto  di  beni   immateriali,
collegati tra loro da vincoli  di  complementarita',  ai  fini  della
realizzazione di un prodotto o di una famiglia di prodotti  o  di  un
processo  o  di  un  gruppo  di  processi,  sempre  che  tra  i  beni
immateriali  utilizzati  congiuntamente  siano  compresi   unicamente
quelli indicati nel primo periodo.»; 
    b) al comma 40 la parola «terzo» e'  sostituita  dalla  seguente:
«quarto»; 
    c) il comma 42-ter e' abrogato. 
  2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano: 
    a) per i soggetti con esercizio coincidente  con  l'anno  solare,
per i periodi d'imposta per i quali le opzioni, di cui  al  comma  37
dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 2014, n. 190, sono esercitate
successivamente al 31 dicembre 2016; 
    b) per i  soggetti  con  esercizio  non  coincidente  con  l'anno
solare, a decorrere dal terzo periodo d'imposta successivo  a  quello
in corso al 31 dicembre 2014, relativamente al quale le  opzioni,  di
cui al comma 37 dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 2014, n. 190,
sono esercitate successivamente al 31 dicembre 2016. 
  3. Le disposizioni vigenti anteriormente alle modifiche operate dal
comma 1 continuano ad applicarsi, comunque non  oltre  il  30  giugno
2021, relativamente alle opzioni esercitate per i primi  due  periodi
d'imposta successivi a quelli in corso al 31 dicembre 2014. 
  4. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico,  di  concerto
con il Ministro dell'economia  e  delle  finanze,  sono  adottate  le
disposizioni di revisione del decreto  del  Ministro  dello  sviluppo
economico 30 luglio 2015 recante le disposizioni  di  attuazione  dei
commi da 37 a 43 dell'articolo 1 della legge  23  dicembre  2014,  n.
190, al  fine  di  coordinare  la  normativa  ivi  contenuta  con  le
disposizioni recate ai commi 1, 2 e 3 del presente  articolo  nonche'
di stabilire le modalita' per  effettuare  lo  scambio  spontaneo  di
informazioni relativo alle opzioni esercitate per i marchi d'impresa. 

 

Fonte: Gazzetta Ufficiale

I.N.L. :NON PUNIBILE FAMIGLIA PER SOMMINISTRAZIONE ILLECITA DOMESTICI

25/06/2017

La non punibilità postula dal fatto che la disciplina è indirizzata al mondo produttivo con esclusione degli attori del mondo prettamente sociale quali le famiglie, sia in ragioni di ordine pratico oltre che di giustizia, fra cui la difficoltà per le famiglie, applicando la diligenza media, di verificare il possesso e la legittimità, da parte dei soggetti che  somministrano, delle particolari condizioni ed autorizzazioni previste ex lege per lo svolgimento dell’attività di somministrazione.

 

Nota 21 giugno 2017, prot. n. 5617

Oggetto: Richiesta di chiarimenti su verifiche afferenti cooperative e società che forniscono ai propri utenti servizi di assistenza alla persona ed eventuali risvolti in tema di somministrazione illecita di manodopera.

Con riferimento alla questione sollevata, questa Direzione ritiene che possano essere confermate le indicazioni già fornite con nota prot. n. 22057 del 17.12.2013, anche in seguito alla depenalizzazione disposta dal D. Lgs. n. 8/2016, in relazione alle sanzioni previste dall’art 18 D. Lgs. 276/03.

Nella menzionata nota si richiamavano le ragioni sistematiche e testuali che deponevano per la non configurabilità nei confronti dell’utilizzatore persona fisica/famiglia del reato di somministrazione irregolare.

Le stesse sono sintetizzabili sia nei frequenti riferimenti testuali della relativa disciplina al mondo produttivo con esclusione, evidentemente, degli attori del mondo prettamente sociale quali le famiglie, sia in ragioni di ordine pratico oltre che di giustizia, fra cui la difficoltà per le famiglie, applicando la diligenza media, di verificare il possesso e la legittimità, da parte dei soggetti che  somministrano, delle particolari condizioni ed autorizzazioni previste ex lege per lo svolgimento dell’attività di somministrazione.

Si ritiene, pertanto, coerentemente all’interpretazione data, che per le ipotesi di intermediazione illecita di manodopera da voi segnalate si applicherà la sanzione amministrativa unicamente nei confronti del somministratore, ai sensi del comma 1 dell’art. 18 D. Lgs. 276/03, e non anche nei riguardi dell’utilizzatore/famiglia privata, fruitrice del servizio di assistenza alla persona, la quale non  sarà, peraltro, chiamata a rispondere ex artt. 35 e 38 D. Lgs. n. 81/15.

Per completezza, si evidenzia, infine, che profili di rilevanza penale permangono per le ipotesi di somministrazione irregolare con finalità di lucro.

 

 

DISCIPLINA DEL COLLOCAMENTO ORDINARIO

23/06/2017

Premessa

Il collocamento ordinario    presente  nell’ordinamento giuridico italiano    ha  subito nel tempo un   profondo e continuo mutamento, rispetto al sistema  originario delineato dalla legge n. 264/1949,  con riferimento alla  sua funzione ed alle    relative strutture organizzative, delle quali di sdeguito si illustra sinteticamente la disciplina ed il funzionamento.

Definizione del collocamento ordinario

Il collocamento può essere definito come l’insieme di regole che presiedono all’incontro fra domanda e offerta di lavoro e rappresenta uno degli strumenti  con cui  lo Stato ha  cvercato  di  attuare il precetto costituzionale contenuto nell’art. 4 Cost. ,in cui viene    riconosciuto  il diritto al lavoro come uno dei diritti fondamentali a contenuto sociale    assegnando  alla Repubblica il compito di favorire le condizioni che lo rendano effettivo.

 I principi cardine sui quali si è retto per quasi mezzo secolo il collocamento italiano ,contenuti nella l. 29.4.1949, n.  264 ,sono stati i seguenti:

a) il monopolio pubblico del collocamento inteso come funzione burocratica di distribuzione imparziale di posti di lavoro ( sulla base della precedenza attestata dall’iscrizione nella lista di collocamento;

b) l’avviamento al lavoro mediante chiamata numerica, cioè con mera indicazione all’ufficio competente del numero, della categoria e della qualifica professionale dei lavoratori da assumere ;

c) l’esplicito divieto della mediazione privata, espressione di una atavica diffidenza culturale per il ruolo dei privati 

 

Falliti i tentativi  di riforma,  per porre rimedio alla  cronica inefficienza di quel sistema disciplinato dalla legge n.264/1949 (cfr. artt. 33 e 34 l. 20.5.1970, n. 300 e l. 28.2.1987, n. 56, per i quali .   si avvia un processo di graduale deregolamentazione che porta, alla fine degli anni ’90, alla riforma del collocamento,che colpisce uno dei cardini fondamentali del vecchio collocamento,costituito   dall’avviamento per chiamata numerica.  ,che,gia’  messo in discussione dall’ammissione della chiamata nominativa per il contratto di formazione e lavoro (art. 6, l. 19.12.1984, n. 863), viene, dapprima, sostituito con il principio della chiamata nominativa (art. 25, l. 23.7.1991, n. 223) e, poi, completamente superato dal meccanismo dell’assunzione diretta con obbligo di comunicazione agli uffici competenti (art. 9 bis, d.l. 1.10.1996, n. 510, conv. con mod. in l. 28.11.1996, n. 608

 Con il  superamento dell’avviamento per chiamata numerica  si  spalancano  le porte alla riforma della disciplina del collocamento che, varata con il d.lgs. 23.12.1997, n. 469, è costruita essenzialmente attorno a tre principi guida:

a) il decentramento amministrativo del collocamento e delle politiche attive del lavoro;

b) il superamento del monopolio pubblico del collocamento con l’ammissione della mediazione privata fra domanda e offerta di lavoro;

c) il superamento della concezione del collocamento come funzione burocratica di distribuzione imparziale di posti di lavoro.

Il d.lgs. n. 469/1997  rappresenta solo la prima tappa  di costruzione del nuovo sistema, la quale prosegue, negli anni successivi, con una serie di significative riforme  affidate ai seguenti provvedimenti legislativi:

-.lgs. 21.4.2000, n. 181, modificato dal d.lgs. 19.12.2002, n. 297 

– l. 28.6.2012, n. 92

-artt. 3 e ss. d.lgs. 10.9.2003, n. 276.

 

 Si realizza lungo questa via  legislativa il superamento   del diritto al lavoro di cui all’art. 4 Cost. come diritto sociale condizionato ad una prestazione esclusiva  dello Stato e si apre, anche in Italia, una nuova prospettiva, tesa ad esaltare  il diritto al lavoro come diritto all’erogazione di servizi per l’impiego regolati ed organizzati in modo efficiente nell’ambito di un mercato del lavoro aperto ad operatori, pubblici e privati, chiamati a concorrere e cooperare fra loro   .

 

2. L’organizzazione pubblica del collocamento

 

La vigente disciplina del collocamento  va inquadrata alla luce della nuova ripartizione delle competenze legislative fra Stato e regioni  attuata con la l. cost. 18.10.2001, n. 3) la quale  ha suggellato la scelta  del decentramento amministrativo dallo Stato alle regioni e agli enti locali delle funzioni e dei compiti in materia di collocamento e politiche attive del lavoro.

L’impianto complessivo della riforma  è caratterizzato, da una parte, dalla attribuzione alle regioni del ruolo di definire, mediante un proprio atto legislativo, le linee portanti del nuovo sistema, e, dall’altra, dall’assegnazione delle funzioni e dei compiti relativi all’avviamento al lavoro alle province, tenute a gestire ed erogare i servizi per l’impiego attraverso apposite strutture denominate centri per limpiego (nonché ad istituire una commissione tripartita permanente quale organo di consultazione e concertazione delle parti sociali)

Il ruolo di “regia” delle regioni è stato confermato  dall’assegnazione alle regioni,  della competenza concorrente sulla materia della tutela e sicurezza del lavoro e quindi sul collocamento e sulle politiche attive del lavoro 

Va tuttavia precisato che anche la nuova ripartizione delle competenze permette alla normativa statale di determinare, ai sensi dell’art. 117, co. 2, lett. m) cost., i livelli essenziali dei servizi pubblici per l’impiego 

2.1 I centri per l’impiego

I centri per l’impiego, da istituire per bacini di utenza non inferiori a centomila abitanti (art. 4, lett. f, d.lgs. n. 469/1997), sono i soggetti pubblici deputati per antonomasia a svolgere l’attività di collocamento

Tale attività deve essere svolta sulla base degli obiettivi e degli indirizzi operativi determinati autonomamente dalle regioni, le quali, nel determinarli, devono garantire il rispetto dei livelli minimi delle prestazioni delineati dalla legge statale ai sensi dell’art. 117, co. 2, lett. m) Cost.  

I centri per l’impiego, ai quali compete in via esclusiva rispetto a tutti gli altri operatori del mercato del lavoro l’accertamento dello stato di disoccupazione, svolgono due funzioni essenziali:

1)una funzione di monitoraggio del mercato del lavoro   

2una funzione di servizio rivolta sia ai datori di lavoro che ai lavoratori.

Infatti ei confronti dei primi i centri per l’impiego possono svolgere, su richiesta, servizi di consulenza e selezione del personale, 

Nei confronti dei lavoratori, invece, i centri per l’impiego sono tenuti ad erogare servizi non inferiori a quelli minimi stabiliti dall’art. 3 d.lgs. n. 181/2000.

Per effetto delle recenti modifiche (v. art. 4, co. 33, lett. c) l. n. 92/2012) accanto ad  interviste periodiche e altre misure di politica attiva, colloquio di orientamento iniziale e proposta di adesione a iniziative di inserimento lavorativo o  sono stati posti i servizi di formazione professionale, destinati, sia ai beneficiari di trattamenti previdenziali ed infine   sono stati previsti anche servizi di orientamento collettivo sulle modalità di ricerca di una nuova occupazione e proposte di adesione ad azioni di inserimento lavorativo

Risulta confermato, da questa pur sintetica descrizione, che la funzione dei centri per l’impiego ha cessato di essere meramente passiva e burocratica ed ha acquistato il carattere attivo e dinamico del servizio

Tabelle riassuntive dei bacini di utenza dei centri per l’impiego

Legge regionale n. 76 del 28 aprile 2000 – Norme in materia di servizi …

 

Provincia dell’Aquila
Bacino di impiego n. 1L’ Aquila Acciano, Barato, Barisciano, Cagnano Amiterno, Calascio, Campotosto, Capestrano, Capitignano, Caporciano, Carapelle Calvisio, Castel del Monte, Castelvecchio Calvisio, Collepietro, Fagnano Alto, Fontecchio, Fossa, L’Aquila, Lucoli, Montereale, Navelli, Ocra, Ofena, Pizzoli, Poggio Picenze, Prata d’Ansidonia, Rocca di Cambio, Rocca di Mezzo, San Benedetto in Perillis, San Demetrio ne’ Vestini, San Pio della Camere, Sant’Eusanio Forconese, Santo Stefano di Sessanio, Scoppito, Tione degli Abruzzi, Tornimparte, Villa S. Angelo, Villa S. Lucia.
Bacino di impiego n. 2 Avezzano Aielli, Avezzano, Balsorano, Bisegna, Canistro, Capistrello, Cappadocia, Carsoli, Castellafiume, Celano, Cerchio, Civita d’Antino, Civitella Roveto, Collarmela, Collelongo, Gioia dei Marsi, Lecce nei Marsi, Luco dei Marsi, Massa d’Alba, Morino, Oricola, Ortona dei Marsi, Ortucchio, Ovindoli, Pereto, Pescina, Rocca di Botte, San Benedetto dei Marsi, San Vincenzo Valle Roveto, Sante Marie, Scurcola Marsicana, Tagliacozzo, Trasacco, Villavallelonga.
Bacino di impiego n. 3 Sulmona Anversa degli Abruzzi, Bugnara, Campo di Giove, Cansano, Castel di Ieri, Castelvecchio Subequo, Cocullo, Corfinio, Gagliano Aterno, Goriano Sicoli, Introdacqua, Molina Aterno, Pacentro, Pettorano sul Gizio, Pratola Peligna, Prezza, Raiano, Rocca Pia, Roccacasale, Scanno, Secinaro, Sulmona, Villalago, Vittorito.
Bacino di impiego n. 4CVastel di Sangro Alfedena, Ateleta, Barrea, Castel di Sangro, Civitella Alfedena, Opi, Pescasseroli, Pescocostanzo, Rivisondoli, Roccaraso, Scontrone, Villetta Barrea.

 

Provincia di Chieti
Bacino di impiego n. 1Chieti Bucchianico, Casalincontrada, Chieti, Francavilla al Mare, Ripa Teatina, San Giovanni Teatino, Torrevecchia Teatina, Villamagna.
Bacino di impiego n. 2 Ortona Ari, Arielli, Canosa Sannita, Casacanditella, Crecchio, Fara Filiorum Petri, Filetto, Giugliano Teatino, Guardiagrele, Miglianico, Orsogna, Ortona, Pennapiedimonte, Poggiofiorito, Pretoro, Rapino, Roccamontepiano, San Martino sulla Marrucina, Tollo, Vacri.
Bacino di impiego n. 3

Lanciano

Altino, Archi, Atessa, Bomba, Borrello, Casoli, Castelfrentano, Civitaluparella, Civitella Messer Raimondo, Colledimacine, Colledimezzo, Fallo, Fara San Martino, Fossacesia, Frisa, Gamberale, Gessopalena, Montebello sul Sangro, Monteferrante, Montelapiano, Montenerodomo, Mozzagrogna, Paglieta, Palena, Palombaro, Pennadomo, Perano, Pietraferrazzana, Pizzoferrato, Quadri, Rocca S.Giovanni, Roccascalegna, Roio del Sangro, Rosello, San Vito Chietino, Sant’Eusanio del Sangro, Santa Maria Imbaro, Taranta Peligna, Torino di Sangro, Tornareccio, Torricella Peligna, Treglio, Villa Santa Maria.
Bacino di impiego n. 4Vasto Carpineto Sinello, Cartinchio, Casalanguida, Casalbordino, Castelguidone, Castiglione Messer Marino, Celenza sul Trigno, Cupello, Dogliola, Fraine, Fresagrandinaria, Furci, Gissi, Gialmi, Lontella, Liscia, Montazzoli, Monteodorisio, Palmoli, Pollutri, Roccaspinalveti, San Buono, San Giovanni Lipioni, San Salvo, Scerni, Schiavi d’Abruzzo, Torrebruna, Tufillo, Vasto, Villalfonsina.

 

Provincia di Pescara
Bacino di impiego n. 1 Pescara Montesilvano, Pescara, Spoltore
Bacino di impiego n. 2 Scafa Abbateggio, Alanno, Bolognano, Bussi sul Tirino, Caramanico, Castiglione a Casauria, Cepagatti, Corvara, Cugnoli, Lettomanoppello, Manoppello, Pescocostanzo, Pianella, Pietranico, Popoli, Roccamorice, Rosciano, S.Eufemia a Maiella, Salle, San Valentino in A.C., Scafa, Serramonacesca, Tocco Casauria, Torre de’ Passeri, Turrivalignani, Vicoli.
Bacino di impiego n. 3 Penne Brittoli, Cappelle sul Tavo, Carpineto, Catignano, Città Sant’Angelo, Civitaquana, Civitella Casanova, Collecorvino, Elice, Farindola, Loreto Aprutino, Montebello di Bertona, Moscufo, Nocciano, Penne, Picciano, Villa Celiera.

 

Provincia di Teramo
Bacino di impiego n. 1

Teramo

Basciano, Campli, Canzano, Castel Castagna, Castelli, Colledara, Corfino, Crognaleto, Fano Adriano, Isola del Gran Sasso, Montorio al Vomano, Penna S.Andrea, Pietracamela, Rocca Santa Maria, Teramo, Torricella Sicura, Tossicia, Valle Castellana.
Bacino di impiego n. 2

Roseto

Arsita, Atri, Bisenti, Castellalto, Castiglione Messer Raimondo, Castilenti, Cellino Attanasio, Cermignano, Montefino, Morro d’Oro, Notaresco, Pineto, Roseto degli Abruzzi, Silvi.
 

 

Bacino mpiego n.3 di  Giulianova

Alba Adriatica,   Bellante    , Giulianova, Martinsicuro, Mosciano s.Angelo,   , Torano Nuovo, Tortoreto.

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  Bacino Impiego n.4   di  Nereto
  • Ancarano, Civitella del Tronto, Colonnella, Controguerra, Corropoli, Martinsicuro, Nereto, Sant’Egidio alla Vibrata, Sant’Omero, Torano Nuovo
     
     
     
     

     

 

 

 
 

 

 

 

 

 

3. La disciplina della mediazione

 

L’ingresso dei privati nel mercato del lavoro non ha determinato, a ben vedere, una vera e propria liberalizzazione  delle funzioni di collocamento. A tal scopo è stata predisposta una complessa disciplina dei soggetti che possono essere abilitati a svolgere le attività di mediazione  delle modalità con cui queste attività devono essere svolte  e, infine, dell’apparato sanzionatorio, penale ed amministrativo, per il loro svolgimento illegale o non autorizzato (artt. 18 e 19, d.lgs. n. 276/2003).

Peraltro, l’art. 11 l. n. 264/1949 non è mai stato abrogato e sia nel ’97 che, poi, nel 2003 il legislatore ha preferito limitarsi a circoscrivere le attività di mediazione che possono essere svolte anche dai privati.

Queste attività sono state ridefinite   e distinte in tre tipi:

l’attività di intermediazione   che comprende la mediazione fra domanda e offerta di lavoro intesa in senso ampio (vi si ricomprende, ad es., anche l’orientamento professionale e la progettazione e erogazione di attività formative finalizzate all’inserimento lavorativo);

l’attività di ricerca e selezione del personale  che consiste nella consulenza finalizzata a selezionare la candidatura più idonea ad una specifica esigenza organizzativa

l’attività di supporto alla ricollocazione professionale  che comprende tutte le attività finalizzate alla ricollocazione professionale nel mercato del lavoro.

Con un significativo ampliamento rispetto al passato, queste attività possono ora essere svolte, oltre che dai centri per l’impiego  dalle agenzie private per il lavoro  dagli altri operatori, pubblici o privati, autorizzati ai sensi dell’art. 6 ovvero da quelli accreditati dalle regioni ai sensi dell’art. 7 

Il significativo ampliamento dei soggetti ammessi ad operare nel mercato del lavoro (valutato in modo discorde dalla dottrina:  è stato accompagnato da una rigorosa disciplina che li seleziona all’ingresso e che ne regolamenta, poi, il comportamento nel mercato.

 

3.1 Le agenzie per il lavoro

Il d.lgs. n. 276/2003 ha rivisitato significativamente la disciplina dell’attività di mediazione svolta dai privati, inquadrandola nella figura generale dell’agenzia per il lavoro

Le agenzie per il lavoro, se autorizzate ed iscritte in apposito albo tenuto presso il Ministero del lavoro, sono abilitate, su tutto il territorio nazionale, a svolgere (oltre all’attività di somministrazione) le attività di intermediazione, di ricerca e selezione del personale e di supporto alla ricollocazione professionale

Ad ognuna di queste attività di mediazione corrisponde una specifica tipologia di agenzia (art. 4, co. 1, lett. c, d ed e) ed una apposita sezione dell’albo istituito presso il Ministero del lavoro nel quale le agenzie devono essere iscritte, in ragione del tipo di attività svolta, dopo il rilascio dell’autorizzazione. 

Il regime per il rilascio dell’autorizzazione allo svolgimento delle attività di mediazione è unico   ed è articolato in due fasi: la prima è finalizzata all’ottenimento di un’autorizzazione provvisoria che viene rilasciata entro 60 giorni dalla richiesta ed abilita l’agenzia ad operare per un biennio; la seconda, invece, è finalizzata alla concessione dell’autorizzazione definitiva, che viene rilasciata, trascorso il biennio, entro 90 giorni dalla richiesta previa verifica della regolarità dell’attività svolta nel corso del biennio, nonché del rispetto degli obblighi di legge e del contratto collettivo (art. 4, co. 2).

L’autorizzazione all’esercizio delle attività di mediazione è subordinata alla sussistenza di una serie di rigorosi requisiti giuridici e finanziari (art. 5) che hanno la funzione di garantire l’affidabilità, la professionalità e la solidità dei soggetti che verranno ammessi ad operare nel mercato del lavoro 

 

La concessione dell’autorizzazione comporta anche l’assunzione di obblighi di collaborazione e cooperazione con gli altri operatori e con gli uffici pubblici, che fanno delle agenzie una costola informativa del sistema pubblico dei servizi per l’impiego. Si pensi, ad esempio, all’obbligo di interconnessione con la borsa continua nazionale del lavoro ce all’obbligo di invio all’autorità concedente, pena la revoca dell’autorizzazione, di ogni informazione utile per il funzionamento efficace del mercato del lavoro 

3.2 Gli altri operatori

Meritano infine un breve cenno gli altri operatori, pubblici e privati, che possono svolgere, accanto alle agenzie per il lavoro e ai centri per l’impiego, solamente l’attività di intermediazione. Si tratta in particolare di istituti scolastici di secondo grado ed università, enti bilaterali, camere di commercio, associazioni datoriali e dei lavoratori, comuni e unioni di comuni, patronati, associazioni senza scopo di lucro, gestori di siti internet. Una menzione a parte va riservata, 

Per tali operatori lo svolgimento dell’attività di intermediazione non ha carattere principale, bensì complementare rispetto alla loro attività tipica ) ed è sottoposto ad un regime particolare di autorizzazione con la previsioner di un’autorizzazione ope legis subordinata all’iscrizione in un’apposita sezione dell’albo delle agenzie per il lavoro, nonché all’interconnessione con la borsa continua nazionale del lavoro ed al rilascio alle autorità competenti di ogni informazione utile per l’efficace funzionamento del mercato del lavoro 

 

4. L’assunzione diretta e gli obblighi di comunicazione

Il superamento del cosiddetto avviamento per chiamata numerica, come già osservato, ha aperto definitivamente le porte alla riforma del collocamento, il quale, oggi, è caratterizzato dal meccanismo dell’assunzione diretta.

Già introdotto dall’art. 9 bis d.l. n. 510/1996 conv. con mod in l. n. 608/1996 e, poi, ribadito dall’art. 4 bis del d.lgs. n. 181/2000, questo meccanismo esprime il pieno riconoscimento della libertà negoziale delle parti nella stipulazione del contratto, che può avvenire senza l’intervento dei pubblici uffici.

Sul datore di lavoro non gravano più limiti nella scelta del lavoratore da assumere, salvo l’eventuale obbligo per gli enti pubblici di assunzione mediante concorso, nonché i limiti che possano derivare dal diritto di precedenza all’assunzione vantato, in forza di speciali disposizioni di legge, da un determinato lavoratore (v. ad esempio: per i lavoratori a termine  per i lavoratori licenziati per riduzione di personale  ; per i lavoratori a tempo parziale

 

Con l’introduzione dell’assunzione diretta il legislatore non ha rinunciato ad esercitare forme di controllo delle assunzioni ed ha a tal uopo previsto l’obbligo di comunicare ai centri per l’impiego l’instaurazione del rapporto, indicando i dati anagrafici del lavoratore, la data di cessazione del rapporto a tempo determinato, la tipologia contrattuale, la qualifica professionale ed il trattamento economico e normativo applicato.

Inizialmente successivo all’assunzione, l’obbligo di comunicazione deve essere ora assolto in modo completo almeno ventiquattro ore prima del giorno effettivo di inizio del rapporto, salvo casi eccezionali di urgenza legati ad esigenze produttive nei quali è comunque necessario trasmettere, con comunicazione avente data certa, le generalità delle parti e la data di inizio della prestazione

Peraltro, oltre all’instaurazione del rapporto, il datore di lavoro è tenuto a comunicare ai centri per l’impiego una serie di vicende modificative dello stesso  nonché la sua cessazione.

Tutte queste comunicazioni obbligatorie – che, invero, devono essere assolte anche per i rapporti di lavoro autonomo continuativo e coordinato  ; di associazione in partecipazione; di tirocinio, di formazione e di orientamento – consentono ai centri dell’impiego di assolvere ad un’importante funzione di monitoraggio del mercato del lavoro.

Va al riguardo ricordato che l’introduzione del meccanismo dell’assunzione diretta ha reso superflue le liste di collocamento, soppresse espressamente e sostituite da un elenco anagrafico  alimentato sia dalle informazioni messe a disposizione direttamente dai lavoratori  che da quelle che i centri per l’impiego ricavano, appunto, dalle comunicazioni obbligatorie   All’elenco anagrafico, gestito con tecnologie informatiche, si affianca la scheda professionale (che ha sostituito il vecchio libretto di lavoro) rilasciata dai centri per l’impiego e contenente, oltre alle informazioni presenti nell’elenco anagrafico, anche quelle relative ad esperienze professionali e formative ed alle disponibilità del lavoratore (art. 5 d.P.R. n. 442/2000).

L’insieme delle informazioni raccolte nelle scheda anagrafico-professionale costituisce la base del Sistema Informativo Lavoro (art. 11 d.lgs. n. 469/1997) al quale, con la riforma del 2003, si è affiancata la Borsa continua nazionale lavoro (artt. 15-17 d.lgs. n. 276/2003).

Mentre il SIL è un software a disposizione dei soli operatori,

la borsa del lavoro è una piattaforma informatica liberamente accessibile dagli utenti, nella quale vengono immesse informazioni utili da tutti i soggetti, pubblici e privati, operanti nel mercato del lavoro.

5 Gli altri collocamenti speciali

Nella competenza della regioni rientra anche la disciplina dei cosiddetti collocamenti speciali 

La precedente disciplina di queste forme non ordinarie di collocamento, introdotta in passato per particolari categorie di lavoratori, deve ritenersi superata per effetto della generalizzazione del principio dell’assunzione diretta e della soppressione delle vecchie liste di collocamento.

Sono in particolare superati:

 a) il collocamento in agricoltura, la cui disciplina speciale (l. 11.3.1970, n. 83) è stata quasi integralmente abrogata dall’art. 8 del d.lgs. n. 297/2002; 

  b) il collocamento dei lavoratori dello spettacolo, che è stato abrogato dal d.l. 25.6.2008, n. 112 conv. con modif. in l. 6.8.2008, n. 133, fatta eccezione per le relative liste di collocamento (cfr. art. 1 bis, co. 3, d.lgs. n. 181/2000).

Esistono, invero, anche dei particolari settori dell’ordinamento nei quali opera ancora uno speciale intervento pubblicistico.

Sotto questo profilo viene anzitutto in rilievo il reclutamento del personale delle pubbliche amministrazioni afferente a qualifiche e profili per i quali sia richiesto il solo requisito della scuola dell’obbligo: l’assunzione, in tal caso, si effettua ancora mediante avviamento al lavoro degli iscritti nelle liste di collocamento (art. 35, co. 1, lett. b d.lgs. 30.3.2001, n. 165).

In secondo luogo, vengono in rilievo alcuni collocamenti speciali la cui disciplina è stata espressamente fatta salva dall’art. 4 bis, co. 1, d.lgs. n. 181/2000. Si tratta in particolare

: a) del collocamento dei lavoratori italiani da impiegare in un paese extra-comunitario, regolato dal d.l. 31.7.1987 n. 317 conv. con mod. in l. 3.10.1987 n. 398, che prevede una particolare procedura di avviamento al lavoro fondata sulla chiamata nominativa di soggetti iscritti in speciali liste di collocamento che possono essere assunti solo previo rilascio dell’autorizzazione del Ministero del Lavoro nonché del nulla-osta della Direzione regionale del lavoro;

 b) del collocamento dei lavoratori extra-comunitari di cui al d.lgs. 25.7.1998, n. 286, che possono essere regolarmente assunti solo nel rispetto delle cosiddette quote-flussi e previa stipulazione del contratto di soggiorno, con il quale il datore si assume, tra gli altri, l’obbligo di garantire la disponibilità, da parte dello straniero, di un alloggio conforme ai parametri di legge, nonché quello di sostenere le spese per il ritorno del lavoratore nel paese di origine; c) del collocamento dei lavoratori disabili di cui alla l. 12.3.1999, n. 68.

Un cenno a parte, infine, merita la speciale disciplina del collocamento della gente del mare, ossia del personale marittimo di cui all’art. 115 cod. nav. Il d.P.R. 18.4.2006, n. 231, in attuazione dei principi stabiliti in materia dal d.lgs. n. 181/2000, ha previsto che l’arruolamento della gente del mare avvenga mediante assunzione diretta con contestuale obbligo di comunicazione (art. 11)

. I lavoratori interessati – iscritti, ad opera degli uffici di collocamento della gente del mare (art. 5), nell’anagrafe della gente del mare (art. 7) – devono rendere una dichiarazione di disponibilità all’impiego che deve essere rinnovata entro 30 giorni dalla cessazione di ogni rapporto

Si conclude la presente analisi sul collocamento ordinario ,evidenzxiando che le piu’ recenti modifiche sulla disciplina dell’incontro tra domanda ed offerta di lavoro sono state operate con le disposizioni del dec. legvo n.150/15 e del succesivo dec.legvo n.185/15,i cui principali aspetti sono trattati  a seguire con specifico riferimento  agli indirizzi operativi forniti in materia dal MLS e resi operativi  dalla Regione Abruzzo con nota del 9 maggio 2016  rimessa alle Province ed alle  strutture territoriali dell’impiego

 

 

COSA SONE LE COMUNICAZIONI OBBLIGATORIE

 

-CONFERMATE LE ISTRUZIONI OPERATIVE REGIONE ABRUZZO CIRCA DISCIPLINA STATO DISOCCUPAZIONE PREVISTA IN D.LVO N.150/15 ANCHE DOPO DEC.LEGVO N.185/15

Tra  le  modifiche apportate dal decreto l.gvo 150/15, in vigore dal 24.09.2015, alle  disposizioni per il riordino della normativa in materia di servizi per il lavoro e di politiche attive ,in  attuazione    della legge delega n.183/2014,  figurano ,tra le altre,quelle concernenti lo ” stato di disoccupazione” ,   che  la   Regione Abruzzo ha reso operative, fornendo primi indirizzi operativi  ai Centri Impiego, tramite le rispettive Province, con la nota del 9 maggio 2016,il cui contenuto  , appare   confermato anche dopo l’art.4 del dec.legvo n. 185/16, in vigore   dall’8 ottobre 2016.che ha inserito alcune modifiche al dec.legvo 150/15

Preliminarmente appare confacente ricordare  che  , in tempi antecedenti al    dec.legvo 150/15 ed all’art.4 del dec.legvo 185/16,  in   Abruzzo  l’organizzazione ed i compiti   dei servizi dell’impiego   ,nonché  le linee guida per favorire l’incontro tra domanda ed offerta di lavoro hanno trovato  regolamentazione  in modo specifico nei seguenti provvedimenti :

– Dec.Lgs. 21 aprile 2000, n. 181   ,modificato dec.lergvo n.2002

– Legge regionale n.76/03

– DGRA    n.157/2006

Prima di porre a confronto  le   citate  vecchie e nuove disposizioni sulla regolamentazione dello” stato di disoccupazione ”  ,    si  evidenzia    che  il CDM nella riunione del 10 giugno 2016   aveva    approvato in via preliminare  un nuovo  provedimento  delegato  contenente ,tra l’altro ,  le seguenti variazioni al dec.legvo 150/15:

A)  la modifica delle funzioni attribuite all’ANPAL. ,nel senso che:

1) da un lato,  sono state  precisati     i servizi per il lavoro rientranti nelle competenze dell’ANPAL, tramite il rinvio alle funzioni ed alle misure di politica attiva elencate nell’articolo 18 dello stesso decreto legislativo n. 150 del 2015;

2) dall’altro, sono state aggiunte la competenze relative al coordinamento dei programmi formativi destinati alle persone prive di impiego, ai fini della qualificazione e riqualificazione professionale, dell’autoimpiego e dell’immediato inserimento lavorativo, secondo le competenze attribuite alle regioni e province autonome.

B) la reintroduzione della   previsione che  lo stato di disoccupazione è compatibile con lo svolgimento di rapporti di lavoro( autonomo , parasubordnato o subordinato),dai  quali il lavoratore ricava redditi di ammontare esiguo,ossia tali da non superare la misura del reddito c.d. non imponibile (corrispondente ad un’imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni spettanti ai sensi dell’articolo 13 del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917)., corrispondente  ad  8.000 euro per redditi da lavoro dipendente ed assimilati ,compresi quelli da collaborazioni coordinate e continuative, ed a euro 4800 per redditi da lavoro autonomo .

Tuttavia ,  va puntualizzato che le modifiche   riguardanti il dec.legvo 150/15  decise  in via provvisoria dal CDM nella riunione del 10.6.2016 ,così come riportate nelle precedenti lettere A) e B),solo in parte sono state  poi confermate definitivamente dal Governo nella riunione del 23 settembre 2016 ed inserite nell’art.4 del nuovo decreto delegato n.185/16 ,entrato in vigore dall’8.10.2016.

Infatti , nel citato art.4 ,.mentre  sono  riportato  le   variazioni alle disposizioni del dec.legvo n.150/15  di cui   ai nn.1) e 2) della lettera A) , mancano quelle previste  dalla lettera B), concernente” lo stato di disoccupazione” ,che,appunto , in sede di approvazione definitiva , il C.d. M ha ritenuto di stralciare  .

Pertanto,”lo stato    di disoccupazione ”  ,anche dopo  il dec.legvo 185/16 , continua ad essere operativa  la regolamentazione    contenuta  nelle disposizioni del dec.legvo 150/15.  che sono state  illustrate dal MLPS con la circolare n.34/2015 e rese operative dalla Regione Abruzzo con la nota del 9 maggio 2016 ,  indirizzata ai Centri Impiego tramite le rispettive Province

Premesso quanto  sopra  ,   si procede di seguito all’analisi degli indirizzi operativi sullo” stato di disoccupazione” che la Regione Abruzzo  con la nota citata  ha  fornito  ai   Servizi impiego  delle quattro Province.

1) LO STATO DI DISOCCUPAZIONE

 

a) Secondo dec.legvo 181/00( art.1 c.2) e la Dgra 157/06

 

 La  definizione  dello stato di disoccupazione  ,   stabilita  dall’art.1,c.2,lett.c, del  d.legvo 181/00 ,come modificato dal d.legvo n.297/02,  ripresa in Abruzzo dalla DGRA n.157/06 , dispone:

Ad ogni effetto, si intende per: “stato di disoccupazione”, la condizione del soggetto privo di lavoro, che sia immediatamente disponibile allo svolgimento ed alla ricerca di una attività lavorativa secondo modalità definite con i servizi competenti “,  individuati   dalla successiva lett.g) ne “i centri per l’impiego di cui all’articolo 4, comma 1, lettera e) del decreto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469, e gli altri organismi autorizzati o accreditati a svolgere le previste funzioni, in conformità delle norme regionali e delle province autonome di Trento e di Bolzano. ”

A sua volta,l’art.15 della richiamata DGRA n.157/06 ,   circa lo   ”  stato di disoccupazione ” ha precisato che   esso   concerne le persone  ,che, in eta’  fissata dalla legge,  sono in cerca di un’occupazione  ,  senza aver precedentemente svolto un’attività lavorativa ovvero essendo  rimaste prive di lavoro  ,   oppure  siano occupate con un reddito personale non superiore   ad  8.000 € (in caso di lavoro subordinato  ,pensione o cococo ) ovvero  a  4.800 € (in caso di lavoro autonomo),  “nell’anno solare”  ,che ,malgrado la terminologia errata  usata, invece di quella appropriata di “anno civile”,  da intendersi  riferita  al   periodo che va dall’1 gennaio al 31 dicembre di ciascun anno.

Infatti, è  notorio che per “anno solare” si   considera un periodo di 365 giorni, che può decorrere da qualsiasi giorno del calendario (si veda a tal proposito Cass. n.6599/1993, Cass. civ. sez. lavoro n. 27/05/1995, n, 5969, circ min. Lav n. 2/2001, n. 18/2012)

Inoltre , nella DGRA si stabilisce essere fondamentale che   dette persone abbiano reso la dichiarazione di  immediata  disponibilita’  alla ricerca di un posto di lavoro

Peraltro, va ricordato che l’iscrizione all’elenco anagrafico dei Centri Impiego dalle fonti normative sopra citate  risulta consentito pure alle” persone occupate”,che  essendo in cerca di diversa occupazione si affidano a tale scopo ai servizi delle predette strutture,che ,tuttavia,sono impegnate  a dedicare l’impegno istituzionale di competenza ,laddove  lo stato di disoccupazione non è previsto  quale   requisito essenziale ,  con priorita’   ad  inoccupati  e  disoccupati  regolarmente iscritti  come tali.   .

 

b) Secondo dec.legvo n.150/15 (art.19)

 

Il D.Lgs. 150/2015 ,che  si  occupa delle politiche attive per l’impiego negli artt .da 18 a 28),definisce all’art. 19 (  che , a fronte delle   modifiche introdotte   dal dec.legvo 185/16 ,  è rimasto, nella sostanza uguale (riguardando l’unica novità   il comma 1, ove la parola “lavoratori” è stata sostituita da “soggetti”) la condizione di disoccupazione , definendo  disoccupati  i lavoratori “privi di impiego” che dichiarano, in forma telematica, al Portale Nazionale delle politiche del lavoro, la propria immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa ed alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro concordate con il Centro per l’impiego.

In proposito , la Circolare Mlps n. 34 del 23 dicembre 2015,dedicata ad dec.legvo 150/15 ,evidenzia che  :

  • occorre essere privi di impiego ,   vale a   dire non svolgere alcuna attività lavorativa ,sia di tipo subordinato ,che di tipo autonomo. ,risultando l’unica attività lavorativa compatibile quella svolta con il lavoro accessorio per esplicita previsione normativa (art. 49, c. 4, del D.Lgs. n. 81/2015).
  •  secondo la   nota del Ministero del Lavoro . n. 2866 del 26/02/2016  si consente di essere considerati privi di impiego anche ai soggetti in possesso di partita IVA non movimentata negli ultimi 12 mesi.;
  • inoltre, si conferma che sono da considerare privi di impiego, coloro che sono interessati da  fattispecie ,che  pur  se remunerate, non costituiscono rapporto di lavoro, come, ad esempio: tirocini, borse di studio, borse lavoro, servizio civile ed attività di pubblica utilità.
  • infine, necessita dichiarare la propria immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa ed alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro.concordata con i servizi impiego La Circolare del Mlps n. 34 del 23 dicembre 2015 conferma   che ,ai fini dell’accesso ai servizi e alla misure di politica attiva del lavoro, lo stato di disoccupazione non rappresenta un requisito esclusivo, e ciò nel rispetto della convenzione dell’OIL n. 122/1964, nonché del principio di non discriminazione e di quanto previsto dall’art. 29 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE; sicché l’accesso a questi servizi e misure non può non essere accordato a coloro che lo richiedano, anche se impegnati in attività lavorative .Lo stato di disoccupazione è, peraltro , considerato come requisito per la partecipazione a specifici programmi di inserimento lavorativo ovvero concorrere alla definizione del requisito di partecipazione (come avviene, ad esempio, per lo stato di NEET (ossia i giovani che on studiano,non frequentano corsi di  formazione e non lavorano),che,appunto,presuppone lo stato di disoccupazione) ,     che  in    questi casi lo stato di disoccupazione andrà verificato esclusivamente con riferimento a due momenti:
  • 1)al momento dell’inizio del servizio o della misura di politica attiva.:
  • L’assenza di lavoro subordinato o di altro rapporto rientrante tra le tipologie soggette a comunicazione obbligatoria è verificata d’ufficio, sulla base delle informazioni registrate nella Scheda anagrafico-professionale (SAP).
  • L’assenza di attività lavorativa autonoma od’ impresa individuale, con o senza regime di partita IVA o comunque di altro reddito da lavoro non riconducibile a lavoro subordinato, deve essere autocertificata,.ex dpr n.445/2000
  • A nulla, invece, rileverà se la condizione di disoccupazione sia stata perduta in momenti intermedi tra la registrazione e l’inizio del servizio o della misura di politica attiva. Si applicherà la normativa vigente al momento dell’evento da verificare (di volta in volta il momento della registrazione ovvero dell’inizio della misura).
  • 2) al momento della registrazione al Programma,
  • Invece   , si conferma il criterio di priorità per i soggetti disoccupati, nella offerta dei servizi e delle misure di politica attiva del lavoro.
  • Lo stato di disoccupazione costituisce requisito necessario per avere accesso alla NASPI e all’ASDI (articoli 3 e 16, D.Lgs. n. 22/2015), alla DIS-COLL (art. 15, D.Lgs. n. 22/2015), oltre che per l’iscrizione nell’elenco tenuto dai servizi per il collocamento mirato (art. 8, L. n. 68/1999, cosi come modificato dal decreto legislativo n. 151/2015).

2) Lavoratore a rischio disoccupazione

Un’ulteriore situazione , citata nell’art. 19, c.4,del D.Lgs. 150/2015 ,  fa riferimento al “Lavoratore a rischio disoccupazione” , riferendosi ai lavoratori dipendenti che, per accelerare la presa in carico da parte dei CPI, possono effettuare la relativa  dichiarazione al Portale nazionale delle politiche del lavoro  sin dal momento  del ricevimento  della comunicazione di licenziamento,   risultando in corso  l’eventuale  periodo di preavviso.

Resta stabilito che in  questo caso il lavoratore acquisisce lo status di disoccupato dal momento della   perdita effettiva del rapporto di lavoro.

 

3)La modalità di rilascio della DID

-Secondo dec.legvo 181/00(art 2.c.1) e DGRA 157/06(art.15, c.1,lett.c)

La condizione di disoccupato deve essere comprovata dalla presentazione da parte dell’interessato presso il centro per l’impiego nel cui ambito si trovi il suo domicilio, della dichiarazione (DID) resa ai sensi del DPR n. 445/2000 e attestante l’attività lavorativa svolta in precedenza e l’immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa.

La dichiarazione (DID) può essere presentata:

  • direttamente dal soggetto interessato, recandosi al Centro per l’impiego;
  • utilizzando i servizi informatici messi a disposizione dalla Regione;
  • mediante i servizi di cooperazione applicativa dell’Inps.
  • b) Secondo dec.levo 150/15 (art.20)
  • a)Entro 30 gg. dalla dichiarazione telematica il lavoratore disoccupato, conferma lo status contattando il CPI (art. 20 c.1). I percettori di sostegno al reddito, invece, contattano i CPI entro 15 giorni (art.21 c. 2).
  • b)Spetta, al CPI definire le modalità con cui essere contattato dal lavoratore disoccupato e comunque, nel caso in cui non vi fosse una attivazione diretta del medesimo nei primi 30 gg. dalla registrazione, spetta al CPI stesso  a contattarlo per la profilazione ,che ne valuta il livello di occupabilità ,(non appena verrà reso disponibile il servizio dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali) e per la stipula del patto di servizio
  • c)La nuova disciplina modifica i criteri dell’identificazione del CPI “competente”-,In generale, infatti, deve essere garantita al lavoratore, la facoltà di scegliere il CPI con cui stipulare il Patto di Servizio Personalizzato. ,tuttavia ,in via transitoria, nelle more della predisposizione del sistema informativo unico, il lavoratore disoccupato rilascia la DID, conferma lo status e sottoscrive il Patto di Servizio, presentandosi personalmente al CPI.Per i cd. percettori di sostegno al reddito il CPI competente è quello del domicilio indicato nella domanda inoltrata all’INPS.Per i beneficiari di ASDI il CPI competente come specificato nel decreto MLPS del 29 ottobre 2015 è quello di residenza.La nuova disciplina non prevede ulteriori conferme periodiche, poiché è delegato al Patto di Servizio Personalizzato il compito di stabilire le modalità con cui si sostanzia e si rende effettiva la disponibilità del lavoratore.

4)Accesso ai servizi competenti ed alle misure di politica attiva

 

a) Secondo dec.legvo n.181/00(Art.3) e Dgra 157/06 (art.17)

L’art.3 d.lvo 181/00 recita:

1.Le Regioni definiscono gli obiettivi e gli indirizzi operativi delle azioni che i servizi competenti, di cui all’articolo 1, comma 2, lettera g), effettuano al fine di favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro e contrastare la disoccupazione di lunga durata, sottoponendo i soggetti di cui all’articolo 1, comma 2, ad interviste periodiche e ad altre misure di politica attiva secondo le modalità definite ed offrendo almeno i seguenti interventi

a) colloquio di orientamento entro tre mesi dall’inizio dello stato di disoccupazione

b) proposta di adesione ad iniziative di inserimento lavorativo o di formazione o di riqualificazione professionale od altra misura che favorisca l’integrazione professionale:

1) nei confronti degli adolescenti, dei giovani e delle donne in cerca di reinserimento lavorativo, non oltre quattro mesi dall’inizio dello stato di disoccupazione;

2) nei confronti degli altri soggetti a rischio di disoccupazione di lunga durata, non oltre sei mesi dall’inizio dello stato di disoccupazione.

1-bis. Nei confronti dei beneficiari di ammortizzatori sociali per i quali lo stato di disoccupazione costituisca requisito, gli obiettivi e gli indirizzi operativi di cui al comma 1 devono prevedere almeno l’offerta delle seguenti azioni:

  1.  colloquio di orientamento entro i tre mesi dall’inizio dello stato di disoccupazione
  2. azioni di orientamento collettive fra i tre e i sei mesi dall’inizio dello stato di disoccupazione, con formazione sulle modalità più efficaci di ricerca di occupazione adeguate al contesto produttivo territoriale
  3.  formazione della durata complessiva non inferiore a due settimane tra i sei e i dodici mesi dall’inizio dello stato di disoccupazione, adeguata alle competenze professionali del disoccupato e alla domanda di lavoro dell’area territoriale di residenza
  4. proposta di adesione ad iniziative di inserimento lavorativo entro la scadenza del periodo di percezione del trattamento di sostegno del reddito

 

1-ter Nei confronti dei beneficiari di trattamento di integrazione salariale o di altre prestazioni in costanza di rapporto di lavoro, che comportino la sospensione dall’attività lavorativa per un periodo superiore ai sei mesi, gli obiettivi e gli indirizzi operativi di cui al comma 1 devono prevedere almeno l’offerta di formazione professionale della durata complessiva non inferiore a due settimane adeguata alle competenze professionali del disoccupato

Si aggiunge che l‘art.17  della Dgra n.157/06  dispone circa un “Colloquio di orientamento” ,prevedendo che:

  1. Il primo colloquio di orientamento è svolto dal Centro per l’impiego entro tre mesi dalla dichiarazione di sussistenza dello stato di disoccupazione.
  2. Nel corso del primo colloquio di orientamento il Centro per l’impiego:
  3. a) accerta e registra le effettive disponibilità del lavoratore;
  4. b) illustra le opportunità offerte dal mercato del lavoro e le concrete possibilità di avvalersi di servizi pubblici e privati per la ricerca attiva del lavoro;
  5. c) prescrive obblighi di ripresentazione .
  6. Al fine di rendere maggiormente efficienti i meccanismi di incontro tra domanda ed offerta di lavoro, il lavoratore e l’operatore del servizio per l’impiego sottoscrivono, entro e non oltre sessanta giorni dal primo colloquio, un patto di servizio integrato in cui sono riportate le risultanze del colloquio stesso. Mediante il patto di servizio integrato il lavoratore si impegna a svolgere le azioni concordate nel piano individuale di attività con funzione di orientamento, formazione, riqualificazione professionale, tirocinio e e ogni altra iniziativa proposta dal servizio per l’impiego volta a favorire l’integrazione professionale o a migliorare le possibilità di inserimento lavorativo.

 

b) secondo dec.legvo n.150/15

Con particolare riguardo alla richiesta dei servizi e all’accesso alle misure di politica attiva del lavoro, la platea degli “utenti”, oltre ai soggetti espressamente individuati dalsuddetto articolo 18 (disoccupati, lavoratori beneficiari di strumenti di sostegno al reddito incostanza di rapporto di lavoro e a rischio disoccupazione), comprende anche tutti coloro cheseppur già occupati, siano in cerca di altra occupazione. Resta fermo, comunque, il criterio di

priorità nei confronti dei soggetti disoccupati sopra evidenziato.
Con riferimento, invece, all’assegno di ricollocazione, si precisa che, a norma dell’articolo 23 del
decreto legislativo n. 150/2015, lo stesso sarà riconosciuto, con le modalità definite dall’ANPAL,
solo ai disoccupati percettori della NASPI, la cuidurata di disoccupazione ecceda i quattro mesi.
In merito alla stipulazione del patto di servizio,con riferimento ai soggetti percettori di NASPI,ASDI e DIS-COLL e indennità di mobilità, lo stesso andrà sottoscritto presso il centro per l’impiegodi domicilio indicato nella domanda inoltrata all’Inps, mentre la generalità degli utenti potràscegliere, su tutto il territorio nazionale, il centro per l’impiego di riferimento, stante il principiosecondo cui i servizi e le misure di politica attiva del lavoro sono disponibili a tutti i residenti sulterritorio nazionale, a prescindere dalla regione oprovincia autonoma di residenza (articolo 11,comma 1, lett. c) del decreto legislativo n. 150/2015.

5) La sospensione dello stato di disoccupazione

a) Secondo dec.legvo 181/00 /art.4 ,c.1,lett.c) e Dgra 157/06(art.18)

La sospensione dello stato di disoccupazione trova applicazione in riferimento   allo svolgimento  di attività a tempo determinato non superiore a  4     mesi (se il soggetto è giovane di età non superiore ai 25 anni) ovvero a 29 se laureato), a 8 mesi, se adulto, a condizione che il reddito annuo di tale attività superi i limiti prima indicati(8000 ovvero 4800 euro) : in tal caso viene mantenuta la data di decorrenza dello stato didisoccupazione ,mentre non viene  conteggiato ,nel periodo complessivamente maturato prima e dopo il rapporto a termine  in questione , il numero dei mesi riferiti alla singola attività lavorativa che, nell’anno solare, ha comportato il superamento dei  limiti di reddito

b) Secondo dec.legvo 150/15(art.19, comma 4)

In continuità con la previgente normativa , l’art.19,comma 4 del dec.legvo 150/15 prevede che , ,lo stato di disoccupazione è sospeso in caso di rapporto di lavoro subordinato di durata fino a sei mesi.

La Nota del Ministero del Lavoro, Prot. n. 2866 del 26/02/2016 chiarisce che:

1) in caso di attribuzione di una CO (a prescindere dalla durata del rapporto di lavoro) ad un soggetto che abbia rilasciato la DID, verrà prevista “in automatico”  la sospensione dello stato di disoccupazione, per la durata massima di sei mesi.Qualora il contratto di lavoro abbia ab origine una durata superiore ai sei mesi e nel termine di sei mesi non interviene una C.O. di cessazione del rapporto di lavoro, si procederà alla decadenza dallo stato di disoccupazione, a far data dall’inizio del rapporto di lavoro.

2) Laddove, invece, intervenga una C.O. di cessazione entro il termine di sei mesi (ad esempio, entro tre mesi), la sospensione dello stato di disoccupazione terminerà dopo i tre mesi. e la durata della disoccupazione ricomincia a decorrere da tale termine.

6)Conservazione dello stato di disoccupazione

a)Secondo dec.legvo 181/00 )(art.4) e Dgra 157/06(art.18)

La conservazione dello stato di disoccupazione, nel d.lvo 181/00 e’ previsto dall’art.4 e dall’art 18 della Dgra 157/06 ,stabilendo che la stessa opera per coloro che svolgono un’attività lavorativa tale da assicurare un reddito non superiore al reddito minimo annuale(1gennaio-31 dicembre di ciascun anno)personale escluso da imposizione fiscale(8000  euro per dipendente, cococo o pensionato .ovvero 4800 euro per  lavoratore oautonomo)

b) Secondo dec.legvo 150/15

 Il D.Lgs. n. 150/2015.,che non prevede più l’istituto della conservazione dello stato di disoccupazione per  conseguimento del reddito di cui all’art.4 del dec.legvo n.181/00,  stabilisce ,invece ,che  il  soggetto che ha rilasciato la DID, ha sottoscritto il Patto di servizio personalizzato e continua ad essere privo di impiego, per mantenere lo stato di disoccupazione deve presentarsi al CPI quando viene convocato e partecipare alle misure di politiche attive concordate nel Patto di servizio.

Un’eventuale assenza deve essere causata da un “giustificato motivo” che ricorre nei casi specificati dalla Nota del Ministero del Lavoro, Prot. n. 2866 del 26/02/2016 e deve essere addotta nelle tempistiche indicate nella Nota medesima.

Pertanto ,  il  “giustificato motivo”,  ricorre in caso di:

  1. documentato stato di malattia o di infortunio;
  2. servizio civile o servizio di leva o richiamo alle armi;
  3. stato di gravidanza, per i periodi di astensione previsti dalla legge;
  4. citazioni in tribunale, a qualsiasi titolo, dietro esibizione dell’ordine di comparire da parte del magistrato;
  5. gravi motivi familiari documentati e/o certificati;
  6. casi di limitazione legale della mobilità personale;
  7. ogni comprovato impedimento oggettivo e/o cause di forza maggiore, cioè ogni fatto o circostanza che impedisca al soggetto di presentarsi presso gli uffici, senza possibilità di alcuna valutazione di carattere soggettivo o discrezionale da parte di quest’ultimi.

Le ipotesi di giustificato motivo dovranno essere comunicate e documentate, di regola, entro la data e l’ora stabiliti per l’appuntamento, e comunque entro e non oltre il giorno successivo alla data prevista, pena l’applicazione delle sanzioni previste in tema di condizionalità.

Laddove il Centro per l’impiego abbia la necessità di ricevere chiarimenti, in merito a fattispecie specifiche relative alla sussistenza o meno di un giustificato motivo, potrà presentare una richiesta di parere, per il tramite dei competenti uffici regionali e mediante comunicazione via pec, alla Direzione Generale, all’indirizzo di posta dgpoliticheattive@pec.lavoro.gov.it (e successivamente all’ANPAL, una volta che la stessa sia stata costituita), prospettando nella richiesta la possibile soluzione da adottare.

Decorsi venti giorni dalla ricezione della richiesta, senza che la Direzione Generale (e, in seguito, l’ANPAL) si sia pronunciata, si produrrà il silenzio assenso verso la soluzione indicata dal Centro per l’impiego.

.

7)Calcolo dell’anzianità di disoccupazione

 

a)Secondo dec.legvo 181/00(art. 2 ,c.6) ) e Dgra 157/06 (art.21)

 L’anzianità di disoccupazione viene calcolata a partire dalla data di rilascio della DID. Essa viene calcolata in mesi commerciali, per cui i periodi fino a quindici giorni all’interno di un unico mese non si computano, mentre i periodi superiori a 15 giorni si computano come mese intero

 b) Secondo dec.legvo 150/15

Si conferma, come è ribadito anche nella Nota del Ministero del Lavoro, Prot. n. 2866 del 26/02/2016 che , ai fini del calcolo della durata sia dello stato di disoccupazione ,che dei periodi di sospensione, il calcolo è giornaliero e si utilizza il criterio delle giornate di calendario..

 

8)La perdita dello stato di disoccupazione

a) Secondo dec.legvo 181/00 (art.4,lett b) e c)), Dgra 157/06 (art.19)

Essa interviene :

a)a seguito di attività lavorativa a tempo indeterminato oppure a tempo determinato superiore ai 4 mesi, se il soggetto è giovane,ovvero agli 8 mesi se adulto, che comporti un reddito annuo (1gennaio/31 dicembre) conseguito, con riferimento alla singola attività , superiore ai limiti annui  di 8000 ovvero 4800 euro   ;

b)   in  caso di mancata presentazione   senza   giustificato  motivo  alla  convocazione  del servizio  competente  nell’ambito  delle misure di prevenzione di cui all’articolo 3 del dec.legvo 181/00;

 

c) in caso di rifiuto senza giustificato motivo di una congrua offerta di lavoro a tempo pieno ed indeterminato  o  determinato  o  di lavoro temporaneo ai sensi della legge  24  giugno 1997, n. 196, con durata del contratto a termine o, rispettivamente,  della missione, in entrambi i casi superiore almeno a  otto  mesi,  ovvero  a  quattro  mesi  se  si  tratta  di giovane , considerando congrua l’offerta che prevede un profilo profesionale equivalente ,ossia  comportante  un medesimo inquadramento contrattuale  rispetto a quello previsto dal patto di servizio sottoscritto mentre il lavoro e’ previsto   nell’ambito  dei  bacini, distanza dal domicilio e tempi di trasporto con mezzi pubblici, stabiliti dalle Regioni ,ricordando che per l’Abruzzo sono fissati sedi di lavoro distanti entro 50 km dal domicilio e comunque raggiungibili entro 80 minuti con mezzi pubblici

b) Secondo il d.legvo 150/15

Si perde lo stato di disoccupazione nei seguenti casi:

1)Avvio di un’attività lavorativa, con contratto a tempo indeterminato e a tempo determinato della durata superiore a 6 mesi: la perdita è automatica e regolata dai meccanismi della sospensione (art. 19, c. 1, del D.lgs. n. 150/2015).

2)Avvio di un’attività di lavoro autonomo di qualsiasi durata :la perdita viene accertata nel momento in cui, come da Patto di Servizio Personalizzato, vi è una comunicazione con autocerticazione da parte dell’utente (art. 19, c. 1, del D.Lgs. n. 150/2015).

3)In caso di mancata accettazione di un’offerta di lavoro congrua in assenza di giustificato motivo (art. 20, c. 3, lett. c, D.Lgs. n. 150/2015

Per quanto concerne la definizione dell’ “Offerta di lavoro congrua”,si deve tener conto che l’art.25 del dec.legvo n.150/15 ,che non ha subito modifiche dal dec,.legvo n.185/16,recita:

“1. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali provvede  alla

definizione di offerta di lavoro congrua,  su  proposta  dell’ANPAL,

sulla base dei seguenti principi:

a) coerenza con le esperienze e le competenze maturate;

b) distanza dal domicilio e tempi di trasferimento mediante mezzi

di trasporto pubblico;

c) durata della disoccupazione;

d) retribuzione superiore di almeno il 20 per cento rispetto alla

indennita’ percepita nell’ultimo mese precedente, da computare senza

considerare l’eventuale  integrazione  a   carico   dei   fondi   di

solidarieta’, di  cui  agli  articoli  26  e  seguenti  del  decreto

legislativo attuativo della delega di cui all’articolo 1,  comma  2,

della legge n. 183 del 2014.

2.I fondi di solidarieta’ di cui agli articoli 26 e seguenti  del

decreto legislativo attuativo della delega di  cui  all’articolo  1,

comma 2, della legge n. 183  del  2014,  possono  prevedere  che  le

prestazioni integrative di cui all’articolo 3, comma 11, lettera a),

della legge n. 92 del 2012, continuino  ad  applicarsi  in  caso  di

accettazione di una offerta di lavoro congrua, nella misura  massima

della differenza tra l’indennita’ complessiva inizialmente prevista,

aumentata del 20 per cento, e la nuova retribuzione.

  1. Fino alla data di adozione del provvedimento di cui al comma 1,

trovano applicazione le disposizioni di cui all’articolo 4, comma 41,

e 42 della legge 28 giugno 2012, n. 92. ,che di seguito si riportano:

“41. Il lavoratore destinatario di una indennita’ di mobilita’ o di indennita’ o di sussidi, la cui  corresponsione  e’  collegata  allo stato di disoccupazione o di inoccupazione, decade  dai  trattamentimedesimi, quando:

a) rifiuti  di  partecipare  senza  giustificato  motivo  ad  unainiziativa di politica attiva o di attivazione proposta dai  servizi competenti di cui all’articolo 1, comma 2, lettera g),  del  decretolegislativo 21 aprile 2000, n. 181, e successive modificazioni, o non vi partecipi regolarmente;

 

b) non accetti una offerta di un lavoro inquadrato in un  livelloretributivo superiore almeno del 20 per cento  rispetto  all’importolordo dell’indennita’ cui ha diritto.

 

42. Le disposizioni di cui ai commi 40 e 41 si applicano quando  leattivita’ lavorative o di formazione ovvero di  riqualificazione  sisvolgono in un luogo che non  dista  piu’  di  50  chilometri  dalla residenza del lavoratore, o comunque che e’ raggiungibile mediamente in 80 minuti con i mezzi di trasporto pubblici.”

Pertanto ,in relazione alla perdita dello Stato di disoccupazione, il D.lgs. 150/2015 inasprisce, attraverso i nuovi meccanismi di condizionalità per i percettori il regime sanzionatorio in caso di mancata partecipazione alle misure di politica attiva concordate, prevedendo la decurtazione progressiva delle indennità prima della decadenza del trattamento e dallo stato di disoccupazione.

 

9) Occupati in cerca di altra occupazione

1) nella previgente normativa

L’argomento di cui al titolo ,non e’ una novita’ assoluta ,perche’ prevista ache dalla previgente normativa, secondo cui, ad esempio ,gli occupati iscritti nell’elenco anagrafico,partecipano alle graduatorie ( cc .dd.sui presenti o di giornata) per le assunzioni presso le pp.aa.

2) nel decreto legvo 150/15

La persona occupata in cerca di altra occupazione che si rivolge al CPI, pur non sottoscrivendo un Patto di Servizio, è presa in carico dal Centro medesimo ed è identificata e distinta dalle altre categorie di lavoratori.

La presa in carico, che avviene esclusivamente su richiesta del lavoratore, comporta per lo stesso, a seconda delle aspirazioni e delle esigenze, la possibilità di accedere ai servizi di incontro domanda e offerta di lavoro, alla consulenza orientativa finalizzata alla ricerca di lavoro più mirata e calibrata sulle proprie esperienze e/o aspirazioni, ma anche ad altri servizi erogati dai CPI, purché compatibili con l’orario di lavoro dell’utente.

 

10) La Condizione di “Non occupazione”

Tra le novità introdotte dal D.Lgs. 150/2015  risalta la cosi’ detta” Condizione di Non occupazione” (art. 19, c.7): ossia, la condizione dei soggetti non disponibili allo svolgimento dell’attività lavorativa.

Questa fattispecie è stata inserita per evitarne l’ingiustificata registrazione come disoccupati, specificando che, dalla data di entrata in vigore del D.Lgs. n. 150/2015, le norme nazionali o regionali ed i regolamenti comunali che condizionavano prestazioni di carattere sociale allo stato di disoccupazione, si intendono oggi riferite alla condizione di “non occupazione”.

La Circolare n. 34/2015 chiarisce che, in analogia alle disposizioni dell’art. 9 e 10 del D.Lgs. n. 22/2015 (dettate con riferimento alla NASpI) a tutela del diritto alla prestazione, per coloro che svolgono una attività lavorativa di “scarsa intensità” si intendono in condizione di “non occupazione” anche coloro che pur svolgendo una attività lavorativa ne ricavino un reddito annuo minimo escluso da imposizione (inferiore a € 8.000 per lavoro subordinato o parasubordinato e € 4.800 per lavoro autonomo).

Le amministrazioni interessate provvederanno, a verificare che il soggetto, che faccia richiesta di prestazioni sociali/assistenziali, risulti privo di impiego o svolga attività lavorativa da cui derivi un reddito che corrisponde a un’imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni spettanti ai sensi del DPR 917/1986.

Nelle more della stipula delle Convenzioni tra Anpal e le amministrazioni interessate, si rinvia a quanto previsto dal D.P.R. n. 445/2000 in tema di dichiarazioni sostitutive e di idonei controlli che le amministrazioni sono tenute ad effettuare sulla veridicità delle dichiarazioni

 

AGENZIA ENTRATE:CHIARIMENTI SU ASPETTI FISCALI CONTRATTO DI RETE AGRICOLO

22/06/2017

L’Agenzia delle Entrate ha emanato la risoluzione n. 75 del 21 giugno 2017, con la quale fornisce i chiarimenti in merito agli aspetti fiscali relativi al contratto di rete agricolo alla luce delle disposizioni peculiari che disciplinano la materia nel settore.

 

Il Parere dell’Agenzia delle Entrate

L’articolo 3, comma 4-ter, del decreto legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito con modificazioni dalla legge 9 aprile 2009, n. 33, e successive modifiche e integrazioni, ha introdotto nel nostro ordinamento il contratto di rete. In particolare, ha stabilito che: “Con il contratto di rete più imprenditori perseguono lo scopo di accrescere, individualmente e collettivamente, la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato e a tal fine si obbligano, sulla base di un programma comune di rete, a collaborare in forme e in ambiti predeterminati attinenti all’esercizio delle proprie imprese ovvero a scambiarsi informazioni o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica ovvero ancora ad esercitare in comune una o più attività rientranti nell’oggetto della propria impresa. Il contratto può anche prevedere l’istituzione di un fondo patrimoniale comune e la nomina di un organo comune incaricato di gestire, in nome e per conto dei partecipanti, l’esecuzione del contratto o di singole parti o fasi dello stesso. …“.

Nell’ambito di questa disciplina è stata introdotta una speciale forma di rete dall’articolo 1-bis , comma 3, del decreto legge 24 giugno 2014, n. 91, convertito dalla legge 11 agosto 2014, n. 116, che ha previsto “Per le imprese agricole, definite come piccole e medie ai sensi del regolamento (CE) n. 800/2008 della Commissione, del 6 agosto 2008, nei contratti di rete, di cui all’art. 3 comma 4-ter, del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33, e successive modificazioni, formati da imprese agricole singole ed associate, la produzione agricola derivante dall’esercizio in comune delle attività, secondo il programma comune di rete, può essere divisa fra i contraenti in natura con l’attribuzione a ciascuno, a titolo originario, della quota di prodotto convenuta nel contratto di rete.”

In primo luogo si osserva che, per quanto attiene ai requisiti soggettivi, il contratto di rete “agricolo” deve essere formato da sole imprese agricole singole o associate, di cui all’art. 2135 c.c., definite come piccole e medie (PMI) ai sensi del Regolamento (CE) n. 800/2008 e, cioè, quelle che occupano meno di 250 persone, il cui fatturato annuo non supera i 50 milioni di euro ovvero il cui totale di bilancio annuo non supera i 43 milioni di euro. Pertanto, possono partecipare ad un contratto di rete “agricolo” gli imprenditori che svolgono l’attività agricola in forma individuale ovvero collettiva (società di persone, società di capitali, consorzi, cooperative ecc…).

Per quanto concerne, invece, l’ambito oggettivo del contratto, la normativa in esame trova applicazione nelle ipotesi in cui imprese agricole mettono in comune i fattori della produzione (attrezzature, know how, risorse umane) per il raggiungimento dello scopo comune dichiarato nel contratto di rete: la realizzazione di una produzione agricola che favorisca la crescita imprenditoriale delle imprese partecipanti, in termini di innovazione e competitività. Pertanto, dovranno essere definiti nel contratto di rete:

• gli obiettivi di innovazione e di innalzamento della capacità competitiva dei partecipanti e le modalità concordate tra gli stessi per misurare l’avanzamento verso tali obiettivi;

• gli obiettivi specifici che costituiscono il presupposto dell’individuazione delle attività necessarie per il conseguimento degli obiettivi generali;

• un programma di rete che contenga l’enunciazione dei diritti e degli obblighi assunti da ciascun partecipante e le modalità di realizzazione dello scopo comune;

• le modalità di ripartizione del prodotto agricolo comune.

La norma, tuttavia, non fa discendere automaticamente l’attribuzione del prodotto ottenuto a titolo originario tra i partecipanti alla rete, rimettendo tale effetto ad una mera facoltà. Ciò vuol dire che si è nell’ambito del contratto di rete di cui all’articolo 1-bis , comma 3, del decreto legge n. 91/2014 citato, solo qualora il programma di rete sia finalizzato alla produzione e ad ottenere tale effetto.

Al riguardo, si rappresenta, inoltre, che, al fine di poter inquadrare al meglio la fattispecie descritta, sono stati richiesti elementi chiarificatori sulla portata della norma di cui al citato articolo 1-bis, comma 3, del decreto legge 24 giugno 2014, n. 91, al competente Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (MIPAAF).

Secondo il citato Dicastero, la disposizione in esame – pur presentando carattere di specialità rispetto a quella di carattere generale di cui all’articolo 3, comma 4-ter, del decreto legge 10 febbraio 2009, n. 5 – non introduce un’ulteriore ipotesi di acquisto della proprietà a titolo originario rispetto a quelle già previste dall’articolo 922 del codice civile, atteso che il termine “divisione” presuppone necessariamente una preesistente proprietà indivisa del bene (o meglio della produzione agricola derivante dall’esercizio in comune dell’attività).

Conseguentemente, non vi è alcun trasferimento del bene oggetto di divisione, perché e sempreché tutti i contraenti hanno contribuito alla produzione dello stesso.

L’eventualità che il programma di rete possa comunque contemplare una funzione di scambio, renderebbe inquadrabile il contratto stesso tra quelli aventi natura generale, con la conseguente inapplicabilità della disposizione che consente l’attribuzione a titolo originario del prodotto, anche nell’ipotesi in cui le caratteristiche dei contraenti e le previsioni contrattuali espressamente richiamassero la normativa speciale di cui al citato articolo 1-bis, comma 3, del d.l. n. 91 del 2014.

Parimenti, – continua il MIPAAF – deve escludersi l’applicazione della disposizione in parola nei casi in cui dal programma di rete emerga un assetto dei rapporti tale da escludere la pariteticità tra gli imprenditori partecipanti, in termini sia di obiettivi sia di posizioni nell’assetto produttivo.

La funzione essenziale della disciplina speciale consiste, infatti, nel rendere possibili accordi competitivi per imprese agricole aderenti, senza intaccarne l’autonomia, non già lungo l’intera filiera (accordi verticali), ma nell’ambito di un segmento della filiera stessa (accordi orizzontali). In tal senso, la pariteticità va intesa anche nel senso dell’applicabilità della disciplina speciale solo nel caso di contratti di rete in cui l’attività solta dai singoli retisti – oltre ad

essere un’attività agricola – sia anche la medesima per tutti (ad esempio, produzione ortofrutticola, lattiero/casearia, vitivinicola, ecc.).

In altri termini, nei contratti stipulati da imprenditori agricoli, che svolgono la medesima attività e condividono il medesimo obiettivo, la divisione in natura della produzione realizzata attraverso lo svolgimento in comune delle attività agricole di cui all’articolo 2135 c.c. – ad avviso del MIPAAF – è coerente con la natura stessa dell’attività agricola e con la ratio dell’intervento normativo di cui al più volte citato articolo 1-bis del d.l. n. 91 del 2014.

Alla luce dei chiarimenti forniti dal MIPAAF, dunque, si ritiene opportuno ribadire che l’acquisto a titolo originario della produzione agricola è subordinato alle seguenti condizioni:

– che tutti i singoli retisti svolgano attività agricole di base e che le eventuali attività connesse, non solo non risultino prevalenti, ma siano legate alle prime da un rapporto di stretta complementarietà (ad esempio, non sarà configurabile tale tipologia di rete, nel caso in cui vi siano produttori di uva ed uno faccia esclusivamente trasformazione);

– che la messa in comune dei terreni sia obbligatoria e che sia significativa per tutti i partecipanti alla rete;

– che la partecipazione al conseguimento dell’obiettivo comune, mediante divisione della medesima tipologia di prodotto, si realizzi mediante apporti equivalenti e condivisione dei mezzi umani e tecnici, che siano proporzionati alla potenzialità del terreno messo in comune, con divieto di monetizzazione delle spettanze;

– che la divisione della produzione tra i retisti avvenga in maniera proporzionata al valore del contributo che ciascun partecipante ha apportato alla realizzazione del prodotto comune;

– che i prodotti oggetto di divisione non vengano successivamente ceduti tra i retisti, dal momento che la ratio di tale tipologia di rete è il fatto che essa è finalizzata alla produzione.

Solo al ricorrere delle predette condizioni, pertanto, sotto il profilo fiscale e, in particolare per quanto riguarda la disciplina sull’imposta sul valore aggiunto, la ripartizione della produzione agricola tra i retisti, in quanto divisione in natura dei prodotti a titolo originario, secondo le quote determinate nel contratto di rete, non produce effetti traslativi tra le imprese contraenti. Ne deriva, altresì, che anche le operazioni poste in essere al fine della realizzazione della menzionata produzione agricola non assumono rilevanza ai fini dell’imposta in esame.

Per quanto concerne l’ulteriore quesito relativo all’applicabilità del regime speciale di cui all’articolo 34 del d.P.R. n. 633 del 1972, si ritiene che dopo la divisione, poiché i prodotti sono acquistati a titolo originario, il singolo retista, in regime speciale, che cede a terzi i propri prodotti, indicati nella Tabella A, parte I, allegata al d.P.R. n. 633 del 1972, potrà continuare ad applicare le percentuali di compensazione.

Diversamente, nel caso in cui, oltre al contratto di rete agricolo di cui all’articolo 1-bis, comma 3, del decreto legge 24 giugno 2014, n. 91, – che, si ribadisce, esaurisce la sua funzione con la ripartizione a titolo originario della produzione –, le imprese agricole costituiscano una rete finalizzata alla vendita o diano comunque mandato ad una capofila per vendere i prodotti a terzi, come chiarito nella circolare 18 giugno 2013, n. 20/E, a proposito delle reti di imprese, a cui si rimanda integralmente, qualora la capofila sia in regime speciale, la stessa potrà correttamente applicare le percentuali di compensazione solo ed esclusivamente in relazione ai propri prodotti, mentre per le cessioni relative ai prodotti dei mandanti troveranno applicazione le regole ordinarie di determinazione dell’imposta, previa separazione delle attività, ai sensi dell’articolo 36 del d.P.R. n. 633 del 1972.

Tale mandato, rileverà, in quanto prestazione di servizi, nei rapporti tra le imprese agricole, che in sede di ribaltamento fattureranno autonomamente in base al regime adottato. La fattura, chiaramente, dovrà contenere i riferimenti al mandato o al contratto di rete stipulato.

Nel caso in cui la capofila agisca in nome e per conto dei mandanti, in presenza, cioè di un mandato con rappresentanza, gli effetti si produrranno direttamente in capo ai mandanti, che fattureranno direttamente secondo il regime adottato.

Per quanto concerne le imposte dirette, l’Associazione istante ritiene che il contratto di rete “agricolo” di cui all’articolo 1-bis, comma 3, del decreto legge 24 giugno 2014, n. 91, convertito dalla legge 11 agosto 2014, n. 116, possa essere ricondotto – nei confronti dei soggetti che determinano il reddito agrario ex articolo 32 del TUIR – nell’ambito dell’articolo 33, comma 2, del TUIR medesimo, il quale stabilisce che “Nei casi di conduzione associata, salvo il disposto dell’articolo 5, il reddito agrario concorre a formare il reddito complessivo di ciascun associato per la quota di sua spettanza (…)“.

Tale soluzione risulta condivisibile per i motivi che seguono.

Come già precisato per il trattamento fiscale ai fini IVA, il contratto di rete in argomento prevede che più imprese agricole, mantenendo la propria autonomia giuridica, si associno per lo svolgimento in comune di attività i cui risultati (i.e. la produzione agricola) possono essere divisi fra le medesime imprese a titolo originario in base alla quota convenuta nel predetto contratto.

Tale forma contrattuale di fatto realizza una fattispecie assimilabile alla conduzione associata in quanto ciascuna impresa agricola che aderisce al contratto, unendo le proprie risorse con lo scopo di accrescere, individualmente e collettivamente, la produzione in virtù delle sinergie realizzabili attraverso l’esercizio in comune delle attività previste nell’accordo, risulta conduttore, oltre che del proprio terreno, anche del fondo di proprietà delle altre imprese agricole partecipanti alla rete per la quota stabilita nel contratto.

Ai fini dell’applicazione del citato articolo 33, comma 2, del TUIR, appare opportuno evidenziare che nel contratto di rete agricolo il terreno utilizzato per lo svolgimento dell’attività è il risultato della messa in comune di più terreni da parte dei soggetti partecipanti alla rete. Di conseguenza, per determinare il reddito agrario da imputare a ciascun retista per la quota di propria spettanza, si ritiene che sia necessario individuare un criterio di calcolo che tenga conto del reddito agrario di ogni terreno utilizzato per l’attività comune.

Al riguardo, si è dell’avviso che un criterio ragionevole sia quello che prevede la sommatoria dei redditi agrari dei singoli terreni messi in comune e la sua successiva ripartizione tra i retisti in base alle rispettive quote di spettanza previste dal contratto di rete. Pertanto, in sede di dichiarazione dei redditi, ciascuna impresa retista dovrà dichiarare, per la quota di prodotto ad essa spettante, il reddito agrario di ciascuno dei terreni messi in comune.

Esempio

Si supponga che tre imprese agricole che determinano il reddito agrario ex articolo 32 del TUIR stipulino un contratto di rete che prevede, tra l’altro:

la messa in comune dei seguenti tre terreni per l’esercizio dell’attività agricola:

– terreno 1 di proprietà dell’impresa A: reddito agrario euro 1.000;

– terreno 2 di proprietà dell’impresa B: reddito agrario euro 1.500;

– terreno 3 di proprietà dell’impresa C: reddito agrario euro 1.200;

le seguenti quote di prodotto spettanti a ciascun retista:

– impresa A: quota del 20%;

– impresa B: quota del 50%;

– impresa C: quota del 30%.

Prescindendo, per ragioni di semplicità espositiva, dalle rivalutazioni previste dalla legge, per determinare il reddito agrario da attribuire a ciascuna impresa partecipante al contratto di rete agrario sarà necessario procedere alla somma dei redditi agrari dei singoli terreni e alla ripartizione di tale somma in base alle quote di spettanza delle imprese retiste.

Pertanto le singole quote di reddito agrario da dichiarare saranno le seguenti:

– impresa A: (1.000 + 1.500 + 1.200) x 20% = 740 euro

– impresa B: (1.000 + 1.500 + 1.200) x 50% = 1.850 euro

– impresa C: (1.000 + 1.500 + 1.200) x 30% = 1.110 euro

In sede di dichiarazione dei redditi, ciascuna impresa retista dovrà indicare in dichiarazione ogni terreno e la corrispondente quota di reddito agrario calcolata in base alla quota stabilita nel contratto.

Quindi, a titolo esemplificativo, l’impresa A dichiarerà:

– terreno 1: 200 euro (pari al 20 per cento del reddito agrario di 1.000);

– terreno 2: 300 euro (pari al 20 per cento del reddito agrario di 1.500);

– terreno 3: 240 euro (pari al 20 per cento del reddito agrario di 1.200);

per un totale reddito agrario scaturente dal contratto di rete pari a 740.
Fonte: Agenzia delle Entrate