MEF;DIFFERIMENTO VERSAMENTO PER 2017VERSAMENTI RISULTANTI DICHIARAZIONI FISCALI

21/08/2017

Risulta  pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 191 del 17 agosto 2017, il D.P.C.M. 3 agosto 2017, con il differimento, per l’anno 2017, dei termini di effettuazione dei versamenti risultanti dalle dichiarazioni fiscali.

 

Fonte: Gazzetta Ufficiale

 

 


 

DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 3 agosto 2017 

Differimento, per l'anno  2017,  dei  termini  di  effettuazione  dei
versamenti risultanti dalle dichiarazioni fiscali. 
 
                            IL PRESIDENTE 
                     DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 
 
  Visto il decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, recante  «Norme
di semplificazione degli adempimenti  dei  contribuenti  in  sede  di
dichiarazione dei redditi e dell'imposta sul valore aggiunto, nonche'
di modernizzazione del sistema di gestione delle dichiarazioni» e, in
particolare, l'art. 12, comma 5, il quale prevede  che,  con  decreto
del Presidente  del  Consiglio  dei  ministri,  tenendo  conto  delle
esigenze generali dei contribuenti, dei sostituti e dei  responsabili
d'imposta  o  delle  esigenze   organizzative   dell'amministrazione,
possono essere modificati i termini riguardanti gli  adempimenti  dei
contribuenti relativi a imposte e  contributi  dovuti  in  base  allo
stesso decreto; 
  Visti gli articoli 17 e 18 del decreto legislativo 9  luglio  1997,
n. 241, riguardanti le modalita' e i termini di versamento; 
  Visto il decreto del Presidente della Repubblica 26  ottobre  1972,
n. 633, recante «Istituzione dell'imposta sul valore aggiunto»; 
  Visto il testo unico  delle  imposte  sui  redditi,  approvato  con
decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917; 
  Visto il decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, e successive
modificazioni  recante  Istituzione  dell'imposta   regionale   sulle
attivita'  produttive  (IRAP),  revisione  degli   scaglioni,   delle
aliquote  e  delle  detrazioni  dell'IRPEF  e  istituzione   di   una
addizionale  regionale  a  tale  imposta   nonche'   riordino   della
disciplina dei tributi locali; 
  Visto il decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n.
322, con  il  quale  e'  stato  emanato  il  regolamento  recante  le
modalita' per la  presentazione  delle  dichiarazioni  relative  alle
imposte sui redditi, all'imposta regionale sulle attivita' produttive
e all'imposta sul valore aggiunto; 
  Vista la legge 27 luglio 2000, n.  212,  recante  «Disposizioni  in
materia di statuto dei diritti del contribuente»; 
  Visto  l'art.  17,  comma  3,  del  decreto  del  Presidente  della
Repubblica 7 dicembre 2001, n.  435,  recante  disposizioni  relative
alla razionalizzazione dei termini di versamento; 
  Visto l'art. 3-quater  del  decreto-legge  2  marzo  2012,  n.  16,
convertito, con modificazioni, dalla legge 26  aprile  2012,  n.  44,
riguardante i termini per gli adempimenti fiscali; 
  Visto il decreto-legge 13  maggio  2011,  n.  70,  convertito,  con
modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, che all'art. 7,  comma  2,
lettera l), prevede che gli adempimenti ed i versamenti  previsti  da
disposizioni relative a materie  amministrate  da  articolazioni  del
Ministero dell'economia e delle finanze, comprese le agenzie fiscali,
ancorche' previsti  in  via  esclusivamente  telematica,  ovvero  che
devono essere effettuati nei confronti delle medesime articolazioni o
presso i relativi uffici, i cui termini scadono di sabato o di giorno
festivo, sono prorogati al primo giorno lavorativo successivo; 
  Visto l'art. 7, comma 3, del decreto-legge 24 aprile 2017,  n.  50,
convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, che
stabilisce nuove modalita' per la determinazione dell'acconto  dovuto
ai fini dell'imposta sui redditi delle societa' relativo  al  periodo
successivo a quello in corso al 31 dicembre 2016; 
  Visti i provvedimenti del direttore della Agenzia delle entrate con
i quali sono stati approvati  i  modelli  di  dichiarazione,  con  le
relative istruzioni, che devono essere presentati nell'anno 2017, per
il periodo di imposta  2016,  ai  fini  delle  imposte  sui  redditi,
dell'imposta regionale sulle attivita' produttive e dell'imposta  sul
valore aggiunto, i modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai
fini della applicazione dei parametri, della comunicazione  dei  dati
rilevanti ai fini della applicazione degli studi di settore; 
  Considerate le  esigenze  generali  rappresentate  dalle  categorie
professionali in relazione ai numerosi adempimenti fiscali  da  porre
in essere per conto dei contribuenti titolari di reddito d'impresa  e
dei sostituti d'imposta e le modifiche  normative  che  hanno  inciso
sulla determinazione dei versamenti delle imposte sui redditi; 
  Su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze; 
 
                              Decreta: 
 
                               Art. 1 
 
Differimento, per l'anno  2017,  dei  termini  di  effettuazione  dei
  versamenti risultanti dalle dichiarazioni fiscali 
 
  1. I contribuenti titolari  di  reddito  di  impresa  o  di  lavoro
autonomo di cui all'art. 53, comma 1, del testo unico  delle  imposte
sui redditi approvato con decreto del Presidente della Repubblica  22
dicembre 1986, n. 917, tenuti entro il 30 giugno 2017  ai  versamenti
risultanti dalle dichiarazioni dei redditi, da quelle in  materia  di
imposta regionale sulle attivita' produttive e da quelle  in  materia
di imposta sul valore aggiunto con la  maggiorazione  dello  0,40%  a
titolo d'interesse per ogni mese o frazione di mese successivo al  16
marzo, effettuano i predetti versamenti: 
  a) entro il 20 luglio 2017 senza maggiorazione; 
  b) dal 21 luglio 2017 al 21 agosto 2017, maggiorando  le  somme  da
versare dello 0,40 per cento a titolo di interesse corrispettivo. 
  2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano anche ai soggetti
che partecipano a societa', associazioni e  imprese  ai  sensi  degli
articoli 5, 115 e 116 del testo  unico  delle  imposte  sui  redditi,
approvato con decreto del Presidente  della  Repubblica  22  dicembre
1986, n. 917. 
  3. Il presente decreto sostituisce il decreto  del  Presidente  del
Consiglio dei ministri del 20 luglio 2017, pubblicato nella  Gazzetta
Ufficiale n. 169 del 21 luglio 2017, recante differimento del termine
di versamento delle imposte sui redditi, del quale sono  fatti  salvi
gli effetti. 
  Il presente decreto sara' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana. 
    Roma, 3 agosto 2017 
 
                                                  Il Presidente       
                                           del Consiglio dei ministri 
                                               Gentiloni Silveri      
 
Il Ministro dell'economia 
      e delle finanze 
          Padoan 

Registrato alla Corte dei conti il 10 agosto 2017 
Ufficio controllo atti P.C.M. Ministeri giustizia  e  affari  esteri,
reg.ne prev. n. 1709 

MISE:NOVITA’ SPENDIBILITA’ BUONI PASTO

21/08/2017

 

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 186 del 10 agosto 2017, il Decreto 7 giugno 2017 n. 122, che entrerà in vigore il 9 settembre p.v  

Tra le novità previste c’è quella che consente l’uso cumulativo dei buoni pasto per un massimo di 8.

La disposizione indica anche una serie di esercizi convenzionati presso i quali  sarà possibile spendere i ticket: bar, ristoranti, trattorie, esercizi ambulanti, esercizi al dettaglio che vendono prodotti alimentari, supermercati, agriturismi ed itticiturismi.

DECRETO 7 giugno 2017, n. 122            

 

CASSAZIONE :PILLOLE GIURISPRUDENZA LAVORO

21/08/2017

Cassazione: deducibilita dei compensi per l’amministratore

CorteSupremaCassazione

Con sentenza n. 20033 dell’11 agosto 2017, la Corte di Cassazione ha affermato che nel caso in cui i compensi vengano erogati ad un amministratore di società di capitali attraverso lo strumento del bonifico bancario, l’importo è deducibile secondo il principio di cassa allargato nell’esercizio finanziario in cui le stesse vengono accreditate al beneficiario a nulla rilevando sia la data della disposizione che quella della valuta.

LAVORO A TERMINE E DIRITTO PRECEDENZA PER ASSUNZIONI A TEMPO INDETERMINATO C/O DATORI LAVORO PRIVATI E NELLE PP.AA.

20/08/2017

1.Premessa  

Sull’argomento  del  titolo pare confacente ,anzitutto, premettere che il  diritto di precedenza, per quanto  concerne   i   contratti a tempo determinato della Pubblica Amministrazione (i cui  datori di lavoro sono  indicati nell’ art. 1, comma 2, delD.Lgs. n. 165/2001) , ha   una specifica disciplina ,secondo   cui   rimane  escluso per le assunzioni di cui all’art.35 ,comma 1,lettera a)  del dec.legvo n.165/01 , cioe’  quelle  per  cui  “l’assunzione avviene con contratto individuale di lavoro   tramite procedure selettive”,  per   cui i  e’ richiesto il diploma ovvero la laurea ” ,volte all’accertamento della professionalità richiesta, che garantiscano in misura adeguata l’accesso dall’esterno”, mentre e’  ammesso  per le assunzioni previste dalla lettera b) del citato art .35 ,  comma 1  ,vale a dire quelle in cui le assunzioni   avvengono “mediante avviamento degli iscritti nelle liste di collocamento ai sensi della legislazione vigente per le qualifiche e profili per i quali è richiesto il solo requisito della scuola dell’obbligo, facendo salvi gli eventuali ulteriori requisiti per specifiche professionalità.”

Infatti , in  tali termini    è la previsione dell’art.36 ,comma 5 bis  del dec.legvo n.165/01    , che recita:”5-bis. Le disposizioni previste dall’articolo 5, commi 4-quater, 4-quinquies e 4-sexies del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368 si applicano esclusivamente al personale reclutato secondo le procedure di cui all’articolo 35, comma 1, lettera b), del presente decreto,rimarcando che il comma  5 bis or ora esposto risulta aggiunto dall’art. 17, comma 26, legge n. 102 del 2009.

Inoltre,  va tenuto conto  conto che   le disposizioni  del decreto legvo n.368/01 richiamate  dal  comma  5 bis   dell’art. 36 del decreto legislativo 165/ 01  sono state  abrogate   , a far data dal 25 giugno 2015,   dall’art.55 ,.comma 1 lett.b) del decreto legvo n.81/2015,  con relativa sostituzione dagli artt.da 19 a 29 di  detto  provvedimento,come ha espressamente stabilito il dec.legvo n.75/17 in vigore dal 22.giugno 2017.

Il che ha  ormai  resa  superflua  la domanda  ,postasi dalla dottrina in precedenza  , se , in  riferimento al dec.levo 165/01 , fosse o meno legittimamente possibile sostituire le  predette     disposizioni abrogate del dec.legvo n.368/01   con quelle dell’art.24 del  decreto legvo n.81/15 ,  riguardanti la medesima  materia ,ossia la   disciplina del diritto di precedenza per le assunzioni  nelle pp.aa.limitatamente   al   personale assunto   tramite  le procedure di cui all’articolo 35, comma 1, lettera b), del   decreto legvo n.165/01 ,comunemente  noti come reclutamenti di personale  tramite   gli avviamenti a selezione ex art.16 legge 56/87  .

E’ vero che in proposito pure pima  la dottrina ,quasi unanimemente, si è orientata  in favore dell’automatica sostituzione delle disposizioni  dell’abrogato dec.legvo 368/01 con quelle previste in materia di assunzione a termine e di diritto di precedenza nel dec.legvo n.81/15,tuttavia    è da  valutare positivamente il definito intervento legislativo prima  richiamato,non fosse altro perché il medesimo    ha messo  tacere    dubbi e perplessità  su tale aspetto ,capaci di   alimentare incertezze  operative e favorire l’instaurarsi di contenzioso .

2.Contenuto dell’art.24 dec.legvo n.81/15

Prima di procedere all’esame  dell’art.24  del decreto legvo n.81/15 ,che .ai commi 1),2),3) e 4), contiene la regolamentazione dell’argomento di cui al titolo  e che,peraltro ,   conferma   quella del  dec.legvo e n.368/01 ,brogato dal 25.6.2015 e divenuto legislativamente applicabile anche in riferimento  alle disposizioni  del  dec.legvo n.165/01 sul reclutamento del personale secondo le procedure dell’art.16 della legge n.56/87,  ,pare  confacente altresì  far  presente che ,salvo diversa  revisione, ai fini del decreto  in questione, per contratti collettivi s’intendono i contratti collettivi nazionali, territoriali o aziendali stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale e i contratti collettivi aziendali stipulati dalle rappresentanze sindacali aziendali ovvero dalla rappresentanza sindacale unitaria

Venendo all’esame  della disciplina   generale del  diritto di precedenza  per i dipendenti a tempo determinato,va   confermato che  quella   prevista  dall’art.24,commi 1),2),3) e 4), del dec.lvo n.81/15 , e’  identica  a quella   dell’abrogato dec.lvo 368/01( art.5 c.4-ter ,4-quinquies e 4-sexies), poiché . poiche’  da entrambi i due provvedimenti citati si  dispone quanto segue :

a) Il lavoratore che, nell’esecuzione di uno o più contratti a termine presso la stessa azienda, abbia prestato attività lavorativa per un periodo superiore a sei mesi ha diritto di precedenza ,fatte salve diverse disposizioni di contratti collettivi stipulati a livello nazionale,territoriale o aziendale con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale nelle assunzioni a tempo indeterminato effettuate dal datore di lavoro entro i successivi dodici mesi con riferimento alle mansioni già espletate in esecuzione dei rapporti a termine;

b)fermo restando quanto già previsto dal presente articolo per il diritto di precedenza, per le lavoratrici il congedo di maternità di cui all’articolo16, comma 1, del testo unico di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, e successive modificazioni, intervenuto nell’esecuzione di un contratto a termine presso la stessa azienda, concorre a determinare il periodo di attività lavorativa utile a conseguire il diritto di precedenza di cui al primo periodo. Alle medesime lavoratrici è altresì riconosciuto,con le stesse modalità di cui al presente comma, il diritto di precedenza anche nelle assunzioni a tempo determinato effettuate dal datore di lavoro entro i successivi dodici mesi, con riferimento alle mansioni già espletate in esecuzione dei precedenti rapporti a termine

c) Il lavoratore assunto a termine per lo svolgimento di attività stagionali ha diritto di precedenza, rispetto a nuove assunzioni a termine da parte dello stesso datore di lavoro per le medesime attività stagionali.

Si precisa che il diritto di precedenza di cui alle lettere a) , b) e c) può essere esercitato a condizione che il lavoratore manifesti in tal senso la propria volontà al datore di lavoro entro rispettivamente sei mesi(rapporti della lettera a)  e tre mesi(rapporti stagionali) dalla data di cessazione del rapporto stesso e si estingue in ogni caso entro un anno dalla data di cessazione del rapporto di lavoro.

Si rimarca ,infine,che il datore di lavoro è tenuto a richiamare espressamente il diritto di precedenza di cui alle lettere a) ,b) e c)nell’atto scritto del contratto di lavoro a termine , obbligo che,peraltro,non prevede sanzione , laddove omesso .

  In materia di diritti di precedenza il  nuovo decreto muta molto poco quanto già innovato da precedenti provvedimenti ,tanto che  nel comma 1 del provvedimento   rimane fermo per i lavoratori che, nell’esecuzione di uno o più contratti a tempo determinato presso la stessa azienda, abbiano prestato attività lavorativa per uperiodo superiore a 6 mesi,il diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo indeterminato effettuate dal datore di lavoro entro i successivi 12 mesi con riferimento alle mansioni già effettuate in esecuzione dei rapporti a termine  .

Questa disposizione può essere derogata dai contratti collettivi ,ma il nuovo decreto   circa  i sindacati stipulanti ed il livello negoziale, rinvia  implicitamente alle   disposizioni dell’art. 51 del dec.legvo 81/15.,che   dichiara:”

"Salvo diversa previsione, ai  fini  del  presente  decreto,  per
contratti collettivi si intendono i contratti  collettivi  nazionali,
territoriali  o  aziendali  stipulati   da   associazioni   sindacali
comparativamente  piu'  rappresentative  sul  piano  nazionale  e   i
contratti collettivi aziendali stipulati  dalle  loro  rappresentanze
sindacali aziendali ovvero dalla rappresentanza sindacale unitaria." 
Nel comma 2  dell’articolo 24 sono riprese le norme intese a non penalizzare
e lavoratrici madri circa le precedenze:da  un lato,si dispone chil congedo per maternità sia incluso nel computo del periodo utile a far conseguire   il diritto di precedenza; dall’altro,si attribuisce solo a loro un diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo determinato effettuate dal datore di lavoro nei successivi 12 mesi con riferimento alle mansioni già espletate in esecuzione dei rapporti a termine.
Nel comma 3 si ribadisce il diritto di precedenza a favore dei lavoratori assunti per lo svolgimento di attività stagionali rispetto alle nuove assunzioni a tempo determinato per le medesime attività stagionali.
Infine ,il comma 4 contiene la disposizione di  formale richiamo del diritto di precedenza nell’atto scritto contrattuale e ribadisce le condizioni richieste per far valere il diritto che  sono  le   seguenti:

 1)   il lavoratore abbia realizzato presso il datore di lavoro di riferimento prestazioni subordinate a tempo determinato per un periodo     sia  con un unico rapporto  , che   con piu ‘rapporti ,caratterizzato /i da proroga/ghe ovvero da  rinnovo/i ;

2)  il datore di lavoro di riferimento , alla   scadenza del rapporto a termine ,  effettua   assunzioni a tempo determinato   nei  12 mesi successivi alla data di scadenza del rapporto a termine  che  prevedano    le mansioni già espletate in esecuzione del/i  rapport0/i a termine;

3)   il lavoratore manifesti in tal senso la propria volontà al datore di lavoro entro il limite massimo rispettivamente di  sei mesi,in caso di rapporti  superiori a 6 mesi ,  e di  tre mesi   per rapporti stagionali , successivi  alla data di cessazione del rapporto stesso,  significando  che la volonta’ in questione  va  espressa   prima  dei sei e dei tre mesi e persino  in corso di rapporto  a termine ,restando inteso che la dichiarazione di volonta’ resa  avra’ valore ed efficacia agli effetti solo del determinarsi del diritto di precedenza al verificarsi di tutte le altre condizioni stabilite,compresa quella richiedente  la durata di oltre sei mesi del rapporto di lavoro a termine per il  caso disciplinato dal comma 2 del’art.24;

4) il diritto di precedenza in  parola  ,malgrado che la volonta’ al riguardo sia stata regolamente  esplicitata nelle forme previste  e  nei tempi stabiliti,   si estingue in ogni caso   al trascorrere di  un anno dalla data di cessazione del/i rapporto/i  di lavoro  a tempo determinato, senza   che si  faccia   cenno  ad ipotesi e/o situazioni al cui verificarsi ,  il decorso del termine di 12 mesi  per   l’ estinzione del diritto  di precedenza puo’  essere  oggetto di eventuali sospensioni ovvero interruzioni .

3.Richiamo diritto precedenza in lettera assunzione

Il diritto di precedenza va espressamente richiamato, come si diceva, nella lettera di assunzione,
cosa che può avvenire facendo un riferimento “asettico”alla disposizione normativa contenuta ‘all’interno dellart. 24, comma 4, o, in alternativa, riproducendo il contenuto letterale della stessa.
Cosa succede se il datore di lavoro non lo ricorda esplicitamente?
Sotto l’aspetto prettamente operativo si può, da subito, affermare come l’omissione non incide  né sul rapporto a termine in essere, né tantomeno sul diritto stesso ad una assunzione a tempo indeterminato ,che, in ogni caso, postula un comportamento attivo del lavoratore che deve notificare, per iscritto, al proprio datore di lavoro la volontà di esercitarlo (ci sono sei mesi di tempo o il termine minoreindividuato dalla contrattazione collettiva come,ad esempio, nel turismo ove è di tre mesi ed è correlato alla singola unità produttiva) ai fini della costituzione di un rapporto da realizzarsi, perle mansioni già espletate, nell’arco temporale di un anno dalla cessazione del rapporto.
4.Questioni specifiche sul diritto di precedenza
Si pongono, a questo punto,  le seguenti questioni:
–  la prima concerne la mancata informazione e il conseguente comportamento del lavoratore,
-la  seconda riguarda il mancato rispetto del diritto di precedenza, in quanto il datore di lavoro, non ot-
temperando alla norma, ha proceduto, per le mansioni già svolte, all’assunzione a tempo indeterminato di altro lavoratore,
-la terza concerne  l’ambito di operatività della precedenza ,
– la quarto  riguarda il comportamento che il datore di lavoro deve tenere nel caso in cui un lavoratore che ha esercitato il
diritto, rinunci ad una possibilità lavorativa nell’arco temporale di validità dello stesso (dodici mesi dalla conclusione del precedente rapporto a
termine).
Per la soluzione della prima questione si potrebbe ipotizzare un ricorso al giudice nel quale il lavoratore lamenti la lesione di un diritto di informazione
  Il diritto di precedenza va espressamente richiamato, come si diceva, nella lettera  del datore di lavoro ”alla disposizione normativa contenuta all’interno dell’art. 24, comma 4, o pure , in alternativa, riproducendo il contenuto letterale della stessa,tenendo in ogni caso presente che, se il datore di lavoro non lo ricorda esplicitamente, l’esercizio del diritto in questione  non viene assolutamente“toccato dalla mancata informativa datoriale,mentre ,  trattandosi  di termine perentorio (Ved.successivo n.5) , esso non ammette deroghe circa l’effetto della   decadenza dal  diritto di precedenza  a carico del lavoratore  .
5.Termini perentori ovvero ordinatori
in materia ,   la predetta distinzione trae    il suo generale principio dal disposto dell’art. 152, secondo comma, c.p.c., il quale prevede che tutti i termini  sono stabiliti dalla legge come ordinatori, tranne che la legge stessa li dichiari espressamente   perentori.
In proposito,affrontando per sintesi  la differenza tra l’utilizzo di un termine perentorio o di un termine ordinatorio all’interno dei contratti ,è da dire che:
-il  termine perentorio viene così detto, se un dato atto o una data attività devono essere compiuti entro il lasso temporale di scadenza del termine stesso; se il termine non viene rispettato, l’atto o l’attività, pur se eventualmente compiuta, risulta inutile, nel senso che non viene considerata utile ai fini di certi effetti favorevoli, con conseguente applicazione di sanzioni e produzione di effetti sfavorevoli. Questo perchè il termine perentorio obbliga in termini assoluti il compimento di un’attività in quel determinato lasso di tempo al fine di fornire certezza all’attività stessa;
-il  termine ordinatorio ,invece, viene così detto se alla sua inosservanza, non sono previste sanzioni o effetti sfavorevoli. La funzione di questo termine è semplicemente quella di ‘ indirizzare  un’attività amministrativa  verso determinate procedure ed esiti; perciò, il non rispetto del termine non comporta il verificarsi di decadenze e l’applicazione di sanzioni

.All’interno della categoria dei termini ordinatori, la dottrina distingue, poi, i cosiddetti termini ’sollecitatori’, cioè quei termini diretti a ’sollecitare’ il tempestivo compimento di una data attività, senza prevedere alcun effetto negativo in caso di mancato rispetto. Invero, date le eguali conseguenze previste, il termine sollecitatorio si distingue ben poco da quello ordinatorio. Normalmente, si parla di termine con carattere perentorio, quando la legge o lo stesso atto prevedano una decadenza; si parla invece di termine con carattere ordinatorio in tutti gli altri casi. Se la legge, non si esprime in merito, la dottrina afferma   che ’si considerano ordinatori i termini per l’emanazione di atti favorevoli, mentre si considerano perentori quelli previsti per gli atti a carattere sanzionatorio’ ,pertanto nel caso in cui il termine non sia espresso come perentorio o ordinatorio, la qualificazione del termine dipende dall’esistenza o meno di sanzioni decadenziali,come si registra nella fattispecie disciplinata  dall’ultimo  comma   dell’art.24 del dec.legvo n.81/15 qui esaminato.

 .

 
6.La forma scritta
La stessa,ntrodotta a partire dal 25 giugno 2015, è essenziale e costitutiva del diritto, nel senso che  esso  nasce dal giorno in cui il lavoratore esterna la propria volontà: se lo stesso, per  ragioni personali , entro l’arco dei sei mesi ,non lo   esprime ,  da cio’ non  deruva  alcun problema per   il datore di lavoro,sul quale va ritenuto non incombere   l’obbligo di portare a  conoscenza l’opportunità lavorativa a tempo indeterminato a chi non ha esercitato il diritto della cui esistenza si è fatto chiaramente cenno nella lettera di assunzione.
7.Obbligo di richiamo nel contratto
Come detto sopra ,il diritto di precedenza va espressamente richiamato    nella lettera di assunzione, facendo un riferimento alla disposizione normativa contenuta nell’art. 24, comma 4, ovvero  riproducendo il contenuto letterale della stessa.
A questo punto  si pone  la seguente domanda:Cosa succede se il datore di lavoro non lo ricorda esplicitamente?
 Si ritiene che sotto l’aspetto   operativo  l’omissione datoriale  non incide  sul rapporto in essere, né sul diritto stesso ad una assunzione a tempo indeterminato,che,  comuque ,richiede  un comportamento attivo del lavoratore che deve notificare, per iscritto,
al proprio datore di lavoro la volontà di esercitarlo entro  sei mesi  oppure entro  il termine minore individuato dalla contrattazione collettiva( ad es.  il ccnl turismo prevede un termine di tre tre mesi  ,facendo riferimento alla singola unità produttiva) ,ai fini della costituzione di un rapporto da realizzarsi, perle mansioni già espletate, nell’arco temporale di un anno dalla cessazione del rapporto. L’esercizio del diritto non viene assolutamente intaccato dalla mancata informativa datoriale.
 Questo non significa che non si pongono dei problemi ,  , rappresentando ,invece  ,    che dal   Legislatore non e’ stata prevista una sanzione specifica per tale omissione ed il Ministero del lavoro ha ribadito alle proprie articolazioni periferiche con la circolare n. 18/2014, che il comportamento non può essere, in alcun modo, punito. Di conseguenza, non è stata ritenuta applicabile la disposizione ex art. 14
del D.Lgs. n. 124/2004,ipotizzabile sia per i contratti a tempo determinato in corso all’ atto dell’accesso ispettivo o, cessati da poco (arco temporale dei sei mesi dalla fine del rapporto), in quanto manca, nella situazione evidenziata, il presupposto di un apprezzamento discrezionale esercitabile da parte dell’ispettore e concernente il“quomodo della condotta”
8.Le  tipologie contrattuali rientranti nel computo dei sei mesi di lavoro svolto alle dipendenze del datore di lavoro
Sono da prendere in considerazione soltanto i contratti a termine che hanno  per  contenuto le mansioni già svolte, per  cui assume una par-
ticolare rilevanza il nuovo art. 2103 c.c. che ritie-ne possibile una utilizzazione l’“trasversale”all’interno dello stesso livello o categoria legale.
Pertanto , nel calcolo non vanno compresi i trascorsi temporali intervenuti con  ilcontratto di somministrazione, il contratto a tem-
po indeterminato o l’apprendistato conclusisi“prima del tempo”,a prescindere dalla causa di risoluzione, l’intermittente, e le prestazioni accessorie,oltre, evidentemente, le ipotesi di lavoro non su-bordinato, come le associazioni in partecipazione o le collaborazioni coordinate e continuative.
9.Diritto di precedenza per rapporto a tempo indeterminato ed apprendistato
Il diritto di precedenza è un diritto finalizzato ad una assunzione a tempo indeterminato per mansioni già espletate
L’apprendistato è una tipologia a tempo indeterminato (art. 41, comma 1, del D.Lgs. n.81/2015), correlata sia ad un limite massimo di
età per l’instaurazione del rapporto (29 anni e 364 giorni) ma anche all’
acquisizione di una qualificazione, secondo
la nuova dizione introdotta dal Legislatore delegato all
’art. 44, comma 1, il quale, peraltro, al successivo art. 47, comma
. lo ha previsto anche, senza limiti di età e fina-lizzato ad una qualifica
zione o riqualificazione professionale anche per i lavoratori in mobilità e
per i disoccupati percettori di una indennità di disoccupazione  (Naspi,
Ebbene, è possibile l’assunzione con tale tipologia in presenza di mansioni già espletate?
Secondo il Ministero del lavoro ciò è possibile se la durata del precedente rapporto a termine,intermittente, o in somministrazione (anche in
sommatoria) non ha superato la metà del periodo relativo alla fase formativa dell’apprendistato (18mesi, o più ampio se riferito a qualifiche dell’artigianato): tale orientamento espresso con l’interpello n. 8/2007 e ripreso, in senso positivo, dalmessaggio Inps n. 4152 del 17 aprile 2014, fu emanato in vigenza del vecchio art. 49 del
D.Lgs. n. 276/2003 ove si parlava di qualificazione e non di“qualifica”, concetto ora ripreso,dopo la parentesi dell’art. 4, comma 1, delD.Lgs. n. 167/2011, dall’art. 44, comma 1, delD.Lgs. n. 81/2015.
10.Diritto di precedenza per rapporto a tempo indeterminato  part time  
L’instaurazione di un rapporto a tempo indeterminato per mansioni già espletate non esclude assolutamente che ciò possa avvenire a tempo
parziale ,non rinvenendo  un tale divieto  nell’’art. 24, comma 1.
Resta inteso  che dovendo dare esito con l’assunzione a tempo indeterminato ad un diritto di precedenza,se il ccnl da rispettare
preveda un limite minimo per il part time , non si possa andare sotto.
 
 11.Criteri di scelta in presenza di più diritti di precedenza
Non di rado puo’  determinarsi     , la situazione  per  cui  occorre procedere  alla scelta da parte del datore di lavoro
del soggetto (o dei soggetti) da assumere ,in presenza di posti disponibili inferiori a quelli degli aspiranti con diritto di precedenza.
In tali casi la  soluzione è stata trovata ipotizzando,  con accordi con i rappresentanti sindacali   ovvero con regolamento aziendale  ,   criteri selettivi  basati su    numero dei rapporti precedenti,  carichi familiari,   l’anzianità aziendale ovvero con riferimento all’eta’ dei lavoratori
 
12.Diritto precedenza  per  assunzioni nelle  pubbliche amministrazioni
Come gia anticipato all’ inizio della presente esposizione,iIl  diritto di precedenza,per quanto attiene ai   contratti a tempo determinato della Pubblica Amministrazione ,i cui  datori di lavoro sono  indicati nell’ art. 1, comma 2, delD.Lgs. n. 165/2001) ,  dispone di  una specifica disciplina ,secondo   cui  ,mentre e’ escluso per le assunzioni di cui all’art.35 ,comma 1,lettera a)  del dec. legvo n.165/01 , cioe’  quelle  per  cui  “l’assunzione avviene con contratto individuale di lavoro   tramite procedure selettive”,  per  le quali  e’ richiesto il diploma ovvero la laurea ,” volte all’accertamento della professionalità richiesta, che garantiscano in misura adeguata l’accesso dall’esterno”, non e’  ammesso  per le assunzioni previste dalla lettera b) del citato art 35  comma 1  ,vale a dire quelle in cui le assunzioni   avvengono “mediante avviamento degli iscritti nelle liste di collocamento ai sensi della legislazione vigente per le qualifiche e profili per i quali è richiesto il solo requisito della scuola dell’obbligo, facendo salvi gli eventuali ulteriori requisiti per specifiche professionalità.”

Infatti , in  tali termini    si esprimeva l’art.36 ,comma 5 bis  del dec.legvo n.165/01    ,secondo cui:” Le disposizioni previste dall’articolo 5, commi 4-quater, 4-quinquies e 4-sexies del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368 si applicano esclusivamente al personale reclutato secondo le procedure di cui all’articolo 35, comma 1, lettera b), del presente decreto(comma aggiunto dall’art. 17, comma 26, legge n. 102 del 2009).

Premesso quanto sopra  ,peraltro,va considerato che:

a)le disposizioni  del decreto legvo n.368/01 richiamate  dal  comma  5 bis   dell’art. 36 del decreto legislativo 165/ 01  sono state  abrogate   , a far data dal 25 giugno 2015,   dall’art.55 ,.comma 1 lett. b) del decreto legvo n.81/2015;

b) le citate disposizioni abrogate sono state   sostituite  da quelle stabilite dagli artt.da 19 a 29 ;

c) l’abrogazione e sostituzione  precisate  dalle precedenti lettere a) e b)  sono state formalmente confermate   dall’art.9 del   dec.legvo n.75/17, in vigore dal 22.giugno 2017.

Pertanto  ,ormai   non ha piu’ ragione    chiedersi,come è avvenuto in dottrina  in precedenza ,  se sia o meno  consentito   sostituire le  predette     disposizioni del dec.levo 368/01 abrogate , con quelle dell’art.24 del  decreto legvo n.81/15 ,  in quanto  riferite   ad identica   materia , cioè  la   disciplina del diritto di precedenza per le assunzioni  nelle pp.aa, sia pure limitatamente   al   personale reclutato secondo le procedure di cui all’articolo 35, comma 1, lettera b), del   decreto legvo n.165/01 ,comunemente  note  come  riguardanti i reclutamenti di personale  tramite   gli avviamenti a selezione ex art.16 legge 56/87  .

Come accennato ,la maggioranza della  dottrina  in materia  e’ stata    sempre orientata per l’automativca sostituzione delle disposizioni   previste in materia di assunzione a termine e di diritto di precedenza dell’abrogato dec.legvo  n.368/01 con quelle  del dec.legvo n.81/15

Tuttavia ,in merito a tale aspetto,   è  da  valutare  positivamente   che ,per  non alimentare incertezze   interpretative ed operative ,  da cui trarre spunto  per  l’instaurarsi di contenzioso  ,  sia intervenuto  il legislatore  ,  approvando una norma ,    costituita dall’ art.9 del   dec.legvo n.75/2017 ,in vigore dal 22 giugno 2017, con cui si  dispone anche  formalmente che , a seguito  del l’abrogazione   delle disposizioni  dedicate alla materia dal dec.legvo n.368/01 ,si applicano gli artt.da 19 a 29 del dec.legvo n.81/15  e che ,  sia per il diritto di precedenza nelle assunzioni presso le pp.aa. ,  come  per  i restanti aspetti dell’argomento  trattato ,  ,sono operative le disposizioni dell’art.24 del medesimo, rimarcando che esse ,al pari delle precedenti,non   prevedono    alcun   differente  trattamento    nei riguardi dei   datori di lavoro privati e degli enti pubblici economici   ,rispetto  alle pp.aa.   , pur dovendosi comunque tener  conto  che :

a)  nel settore privato ,  vige  la regola dell’ assunzione diretta nominativa generalizzata  con modalità semplificate e  tempi  brevi per i relativi    adempimenti    ;

b)   nelle  pubbliche  amministrazione , per  le   assunzioni  disciplinate dall’art.16 della legge n.56/87 ,magrado siano vigenti  procedure   ormai ampiamente rodate e   largamente  standardizzate , cui collaborano i servizi pubblici dell’impiego ,   stante comunque  l’obbligo  di    garantire   trasparenza ,imparzialita’ ed economicita’   ,  le medesime    oggettivamente sono  legate   a  tempi   piu’ lunghi e ad adempimenti  piu’    complessi,  di cui ,peraltro ,     ha   tenuto conto    il legislatore quando  ha predisposto ed approvato   le   norme     in   materia contenute  sia  nel dec.legvo n.368/01,che   nel dec.legvo  n.81/15  ,ma malgrado  l’attenzione posta al riguardo dal legislatore per le assunzioni a termine delle pp.aa. non è raro constatare che  i  limiti  temporali fissati dall’art.24 del dec.legvo 81/15   non   vengano  rispettati

Infatti,va ricordato che  in particoolare      le   vigenti  disposizioni   fissano a carico dei  i lavoratori      i seguenti termini perentori , che ,se e quando non risultano  rispettati ,producono   le conseguenze    precisate al predente n.5:

a) un periodo superiore a sei mesi per  maturare  il  diritto di precedenza  nelle assunzioni  a tempo  indeterminato;

b)  12 mesi successivi alla data di cessazione del rapporto a termine superiore a sei mesi come limite per beneficiare del diritto di precedenza nelle assunzioni a vtempi indeterminato

In aggiunta,,e’ prescritto l’obbligo della  manifestazione per iscritto da parte del lavoratore della propria volontà  di esercitare il diritto di precedenza per le assunzioni a tempo indeterminato ed ,infine,e’ stabilita  l’estinzione del diritto di precedenza nelle assunzione a tempo indeterminato , quando risulti trascorso un anno dalla data di cessazione del rapporto a termine superiore a sei mesi,senza far riferimento  ad eventuali cause di  automatica sospensione o interruzione del termine indicato .

Quesiti

Si conclude  la presente esposizione    , fornendo   risposta   ad alcuni quesiti  di ordine pratico sull’argomento.

Quesito n.1 riguardante applicazione diritto precedenza di cui al commma 4 art.24 dec.legvo 81/15 ,al personale sanitario del S.S.N.

Premesso che  il rapporto di lavoro subordinato a tempo determinato è attualmente  disciplinato dal Capo III del dec.legvo n.81/15 ,contenente gli artt.da 19 a 29   , nonche’ tenuto conto che il richiamato art.29   ,comma 2 ,lettera c) ,dispone che:”Sono…esclusi dal campo di applicazione del …Capo (III):  ” c) i contratti a tempo determinato stipulati … con il personale sanitario, anche dirigente, del Servizio sanitario nazionale” ,si chiede di conoscere se  il diritto di precedenza  di cui al comma 4 dell’art.24 del dec.legvo n.81/15 sia o meno  applicabile al personale degli Enti del Servizio Sanitario Nazionale  in riferimento alla   prevista esclusione dai contratti a tempo determinato  del  predetto personale   da parte del comma 2 ,lettera c) ,art.29 sopra riportato.

 

Risposta

In merito, occorre partire dalla previsione dell’art.36 del decreto legvo n.165/01 , il cui  nuovo testo ,contenente le modifiche apportate dall’art.9 del dec.legvo n.75/15 ,in vigore dal 22 giugno 2017,recita :

 

«Art. 36 (Personale a tempo determinato o  assunto  con forme di lavoro flessibile).

– 1. Per le esigenze  connesse  con  il   proprio   fabbisogno   ordinario   le   pubbliche

amministrazioni assumono esclusivamente  con  contratti  di

lavoro  subordinato  a  tempo  indeterminato  seguendo   le

procedure di reclutamento previste dall’art. 35.

2.  Le  amministrazioni  pubbliche  possono   stipulare

contratti  di  lavoro  subordinato  a  tempo   determinato,

… esclusivamente nei limiti e con  l modalita’  in  cui  se  ne  preveda  l’applicazione   nelle

amministrazioni  pubbliche.  Le  amministrazioni  pubbliche

possono stipulare i contratti di cui al primo  periodo  del

presente  comma  soltanto  per   comprovate   esigenze   di

carattere esclusivamente temporaneo  o  eccezionale  e  nel

rispetto  delle  condizioni  e  modalita’  di  reclutamento

stabilite dall’art. 35. I contratti di lavoro subordinato a

          tempo determinato possono  essere  stipulati  nel  rispetto

          degli articoli 19 e seguenti  del  decreto  legislativo  15

          giugno 2015, n. 81, escluso il diritto di precedenza che si

          applica al solo personale reclutato secondo le procedure di

          cui all’art. 35, comma 1, lettera b), del presente decreto.”,che a sua volta recita, tra l’altro:

«Art.   35   (Reclutamento   del   personale).   –   1.L’assunzione nelle amministrazioni  pubbliche  avviene  con

contratto individuale di lavoro

a) …omissis

b) mediante avviamento degli iscritti  nelle  liste  di

collocamento ai sensi della  legislazione  vigente  per  le

qualifiche e profili per  i  quali  e’  richiesto  il  solo

requisito della  scuola  dell’obbligo,  facendo  salvi  gli

eventuali    ulteriori     requisiti     per     specifiche

professionalita’.”

Pertanto ,  le    citate disposizioni  degli artt 35 e 36 del dec.legtvo n.165/01  esplicitano chiaramente  che   tutte  le pubbliche amministrazioni ,tra cui gli enti del Servizio Sanitario Nazionale ,essendo individuate come datori lavoro dall’art.1 ,comma 2 , quando assumono lavoratori  mediante l’avviamento degli iscritti  nelle  liste  di collocamento ai sensi della  legislazione  vigente  per   qualifiche e profili per  i  quali  e’  richiesto  il  solo requisito della  scuola  dell’obbligo, senza fare cenno, diversamente  dall’art.29 del dec.legvo n.81/15 ,   all’esclusione del personale sanitario ,  possono  costituire rapporti a termine   con il riconoscimento   agli assunti     del diritto  di precedenza.

La  conferma su  quanto or ora asserito   viene  pure:

a) dal  comma 4 dell’art.29 del dec.legvo n.81/15;

b) dal significato  da dare  all’espressione”personale sanitario”;

Per quanto concerne  la lettera a) , e’ da evidenziare che  la  norma  richiamata  nella stessa  recita  :”Resta fermo quanto disposto dall’articolo 36 del decreto legislativo n. 165 del 2001″,di cui si è  fatto cenno  in precedenza , restando confermato così , in modo chiaro ed   indiscutibile   ,che il personale delle  strutture del SSN  ,  appartenenti alle  pp.aa. ex art.1,comma 2 del dec.legvo 165/01,quando trattasi  di procedure secondo l’art.16 della legge n.56/87,  puo’ venire assunto  a termine  , maturando  il diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo indeterminato ,dopo un periodo di  lavoro superiore a sei mesi  .

Per quanto riguarda la lettera b),è da ritenere che l’espressione” personale  sanitario “non si riferisce a  a tutti i dipendenti drll comparto sanita’ e questo si deduce tanto  dal richiamo fatto dalla legge ai ruoli   di  classificazione  del  personale in questione(tecnico ,amministrativo ,sanitario e  professionale) ,quanto perché ,pensando diversamente sul punto, non si riuscirebbe ad individuare la ragione per cui da parte del legislatore si sia deciso di sprecificare che l’esclusione  ex art.29,comma 4 .dec. 81/15,deve riferirsi soltanto” al personale sanitario ” e non ,come sarebbe stato piu’ semplice e ragionevole,al personale del S.S.N.

Si conclude sull’argomento ,precisando che il dpr n.761/79 dichiara che appartengono al ruolo sanitario” i dipendenti iscritti ai rispettivi ordini professionali esistenti ,che esplicano in modo diretto attività inerenti alla tutela della salute,  la cui assunzione non avviene secondo la procedura ex art.16 legge n.56/87 ,ma mediante concorsi e procedure selettive e che ,pertanto,in caso di assunzione a termine superiore a   sei mesi  ,giammai acquisiscono il diritto di precedenza, previsto dal’art.24 del dec.legvo n.81/15

 

Quesito n.2 relativo alla scadenza  dei dodici mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro con la P.A. con estinzione diritto precedenza

Come è noto ,il comma 4 dell’art.24 del dec.legvo 81/15 dispone l’estinzione del diritto di precedenza acquisito ed esercitato per il superamento di sei mesi del rapporto a termine con l’azienda .Pertanto ,si chiede di conoscere se  al personale  debba essere riconosciuto ugualmente il diritto di precedenza nel caso che dopo che l’azienda ,  bandita la procedura di selezione,l’ha successivamente annullata  in autotutela ,   a seguito della contestazione  di alcuni canditati erroneamente eslusi perché ,pur se iscritti al collocamento con il codice istat indicato nel bando ,erano privi della specifica qualifica  professionale prescritta nel medesimo, posto che cio’ ha comportato il superamento dei 12 mesi  previsti dall’ultima parte del comma 4 dell’art.24 comportante l’estinzione del diritto di precedenza  per candidati,di cui sopra’è cenno,si chiede di conoscere se agli stessi nell’ambito del nuovo bando risulta legittimo prevedere che il diritto di precedenza  potra’ essere esercitato  ,in caso risultassero inseriti nella nuova graduatoria  ,dai candidati che  avessero  a suo tempo e nei termini esercitato l’opzione,in quanto nseriti nella precedente  graduatoria predisposta dal Centro Impiego in esito al provvedimento di selezione annullato.

Risposta

Quando il personale interessato in possesso dei requisiti ha  esercitato  nei  termini normativamente fissati il diritto di cui all’art24 del dec.legvo allo stesso personale deve essere riconosciuta la precedenza nell’ambito delle procedure attivate dall’amministrazione nel termine di un anno dalla cessazione del rapporto di lavoro a termine,così recita il comma 4 dell’art 24 del dec.legvo n.81/15.

Pertanto ,non si puo’ essere d’accordo con quanto  si legge in una recente  eliberazione di una P.A.,  in cui si afferma che:

a)in linea di principio,una volta attivata la procedura nel termine stabilito ,a nulla rileva che questa abbia poi in concreto una durata che porti l’amministrazione interessata a superare il termine di un anno dalla cessazione stessa;

b)cio’ che rileva e’ esclusivamente il momento in cui l’amministrazione la volonta’ di assumere il personale  il personale  mediante l’avviamento ex art.16 legge 56/87

In proposito sia consentito osservare quanto segue:

1) l’opinione sopra trascritta  non appare condivisibile  ,posto che ,tra l’altro,non risultano  fornite indicazioni circa il percorso logico- giuridico seguito per giungere alla conclusione  manifestata;

2) nella fonte normativa di riferimento non è possibile individuare elementi  che oggettivamente permettono di giungere alle affermazioni rese;

3) il termine  previsto  nel periodo finale  del comma 4 dell’art.24 del dec.legvo n.81/15  va considerato ,come gli altri due riportati in altre parti precedenti della norma interessata,perentorio,ed  in quanto tale, al pari di quelli relativi alla durata minima del rapporto a termine  e di quello concernente l’avvio della procedura di assunzione ,in caso di inosservanza non puo’ non  comportare che   conseguenze   negative a carico del/i lavoratore/i  coinvolto/i;

4) mancano nel testo normativo di riferimento appigli  che  autorizzino  a  ritenere giustificate e consentite      sospensioni e/o interruzioni al  trascorrere   del tempo,   con conseguente allungamento del termine (perentorio ,perché prevede la conseguenza per la sua inosservan12 za))  di 12 mesi,espressamente  previsti dalla norma di legge (comma 4 dell’art.24 dec.legvo n.81/15) che non possono né diminuire ,né aumentare ,salvo che la questione trovi definizione nei termini necessari  in un accordo collettivo  nazionale presso l’Aran ,come dispone l’art.9 comma 1 lett.c) del dec.legvo n.75/17,in vigore dal 22 giugno scorso).

E’ noto che le norme in materia di ermeneutica dichiarano che per la correta interpretazione della legge bisogna partire dal testo letterale,che nel caso in  esame non  sembra  proprio contenere parole  e/o  espressioni che consentano l’opinione  sopra riportata nelle lettere a) e b),che di colpo  cancella quanto  normativamente stabilito , affermando che il termine di 12 mesi previsto  non ha valore vincolante , però senza   fornire una minima indicazione su dove cio’ è disposto ,e,quindi ,solo in base a considerazioni fumose e discutibili.

  Rispetto a quanto sopra esposto ,si aggiunge che  in pratica, accade che una  p.a.  ha avviato una procedura di assunzione di    impiegati d’ordine  , secondo l’art.16 della legge n.56/87.

Alcuni lavoratori ,a seguito del bando gestito dal Centro Impiego competente,che avevano prestato presso   l’Ente  interessato  rapporti a termine per oltre sei mesi nelle mansioni di cui al codice  Istat  ,ma  iscritti al collocamento con qualifiche diverse ,ma equivalenti a quella indicata nel bando ,  avendo  comunicato per iscritto  entro il termine stabilitodall’art.24  alla ASL  di voler utilizzare il diritto di precedenza  ,hanno partecipato al bando ,ma non sono stati inseriti nella graduatoria formata ed approvata,con la motivazione del mancato possesso della specifica qualifica   riportata nel bando.

A seguito di tale esclusione ,i lavoratori coinvolti hanno rimesso contestazione scritta ,inducendo la Asl a chiedere chiarimenti  all ‘Istat ,che ,  ha risposto dando ragione ai lavoratori esclusi,chiarendo che a parita’ di codice istat ,occorre fare riferimento alle competenze da svolgere ,piu’ che al nome della qualifica  da cui  le stesse sono previste.

Altre contestazioni hanno riguardato la fondatezza di alcune comunicazioni riguardanti l’esercizio del diritto di precedenza ,cui la Asl ha risposto ,,mentre a seguito di riserve avanzate da soggetti istituzionali ,da parte della Asl si è  richiesto al Dipartimento della Funzione Pubblica la legittimita’ del proprio operato circa il bando di assunzione del predetto personale.

Logicamente la procedura riguardante la graduatoria gia ‘ formata , si è prima bloccata   per poi essere annullata   , con previsione di  sostituirla  con  quella    da formare    a seguito di nuovo bando varato  dalla p.a. interessata proprio  in questi giorni  .

Nel nuovo Bando  l’Ente ha ritenuto di prevedere espressamente non solo che  potranno partecipare ‘   anche i lavoratori esclusi ,   essendo  stato erroneamente    ritenuto non posseduta dagli stessi  la qualifica  prevista dal bando,ma altresì  in favore degli stessi  risulta stabilito che in caso di inserimento in graduatoria verra’ riconosciuto il diritto di precedenza ,dagli stessi gia’  manifestato  per il bando annullato.

I fatti sopra descritti hanno  comportato che per alcuni lavoratori presenti nella precedente( e probabilmente pure nella nuova graduatoria) , titolari del diritto di precedenza ,risulta trascorso  abbondantemente l ‘ anno dalla data di cessazione dei rispettivi rapporti a termine,così come sancisce    il  comma 4 dell’art.24 del decreto legvo n.81/15.

Pertanto,    nella situazione come sopra descritta ,sotto il profilo normativo vigente  si è portati a giudicare  ritenere che nei confronti dei citati lavoratori si sia determinata l’estinzione del diritto di precedenza, seguendo l’indirizzo che da’ rilevanza  decisiva      al testo della parte finale del comma 4 , nel quale gli     specifici ed unici elementi richiesti   agli effetti dell’estinzione del diritto di precedenza sono :a) la cessazione del rapporto ,b) il trascorrere di un anno da detta data,che nel caso in esame sono entrambi  intervenuti e, quindi,per i lavoratori   interessati ,malgrado la espressa favorevole indicazione riportata nel nuovo bando ,il riconoscimento del diritto di precedenza appare contra legem ,dovendosi peraltro  tener conto  che da un lato   la decisione dell’Inte competente  di ammettere per tali lavoratori il diritto di precedenza  , in quanto  trattamento piu’ favorevole  , potrebbe anche   passare  ,se non fosse che    la stessa decisione si presenta come un intervento deteriore per tutti i restanti lavoratori inseriti in graduatoria ,che  resterebbero  per questo  esclusi dalle assunzioni a tempo indeterminato

Si aggiunge  che  una  particolare e specifica  responsabilità  per l’inutile superamento del  termine  stabilito  dal comma 4 dell’art.24  nel caso in esame  va attribuito alla stessa  Amministrazione  , che,va ricordato, ha erroneamente ritenuto non legittimati ad essere inseriti in graduatoria .come poi ha ritenuto e consentito l’Istat, anche i lavoratori privi della specifica qualifica  indicate nel bando  ,malgrado il possesso del medesimo codice professioni  Istat.

Resta inteso  che ,in applicazione dell’art.24 del dec.legvo n.81/15 ,che  ,come e’ previsto in apertura del comma 1   ” consente di disporre di  una  norma  prevista dai  contratti collettivi  diversa  da quella dell’art.24 del dec.legvo piu’ volte citato .

Si vuol dire che quanto deciso autonomamente e senza la consultazione e l’apporto   dei sindacati comparativamente maggiormente rappresentivi   ,l’Amministrazione interessata ,con l’apporto dell’Aran,avrebbe potuto e dovuto stipulare uno specifico accordo collettivo  per    disciplinare  quanto inserito nel nuovo bando   ,che prevede  espressamente non solo che  potranno partecipare ‘   anche i lavoratori esclusi dalla graduatoria formata inn base al bando precedentevpoi annullato per le ragioni gia’ accennate  ,ossia    essendo  stato erroneamente    ritenuto non posseduta dagli stessi  la qualifica  prevista dal bando,ma altresì che   agli stessi ,  in caso di inserimento in graduatoria verra’ riconosciuto il diritto di precedenza ,dagli stessi gia’  manifestato  per il bando annullato.

Quanto sopra  si ritiene affermare  a norma dell’art.9,comma 1 lett.c) del decreto legvo n.75/17 ,in vigore dal 22 giugno 2017 ,secondo cui: all’art.36 del dec.legvo n.165/01, dopo il comma 2 è inserito il seguente: «2-bis. I rinvii operati dadecreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, ai contratti collettivi devono intendersi riferiti, per quanto riguarda le amministrazioni pubbliche, ai contratti collettivi nazionali stipulati dall’ARAN.»,in luogo di quanto stabilisce in generale l’art.51 del dec.legvo n.85/15 ,che dispone:”

“Norme di rinvio ai contratti collettivi

1. Salvo diversa previsione, ai fini del presente decreto, per contratti collettivi si intendono i contratti collettivi nazionali, territoriali o aziendali stipulati da associazioni sindacali comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale e i contratti collettivi aziendali stipulati dalle loro rappresentanze sindacali aziendali ovvero dalla rappresentanza sindacale unitaria.”

 A conclusione  dell presente documento  ,si  esprime il timore che , a causa  della suddetta responsabilita’della P:A: interessata ,che avrebbe concorso a far superare il limite dei 12 mesi fissato nell’ultima parte del comma 4 dell’art.24 del dec.legvo n.81/15, ,i lavoratori,  per cui si dovesse    considerare intervenuta l’estinzione del diritto di precedenza ,  essendo   trascorso un anno dalla data di cessazione dei  rispettivi lavori  a termine ,   potrebbero  attivare un contenzioso nei confronti dell’ente   per il   danno patito. , il cui ammontare  il giudice competente adito dovrebbe valutare e stabilire secondo equita’ per ovvii motivi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CASSAZIONE:PILLOLE GIURISPRUDENZA LAVORO

20/08/2017

Cassazione: licenziamento per indirizzo errato nella fruizione del congedo straordinario

 

Con sentenza n. 20098 del 14 agosto 2017, la Corte di Cassazione ha dichiarato la illegittimità di un licenziamento irrogato ad un dipendente che, godendo del congedo straordinario per assistere il padre disabile, aveva fornito per quest’ultimo un indirizzo diverso da quello effettivo (nella sostanza, quello in cui il lavoratore gestiva una “casa vacanze”).

Il ragionamento seguito dalla Suprema Corte è che non è stata dimostrata la non assistenza del disabile, cosa che di per se stessa, non richiede una presenza costante e continuativa al fianco, tanto è vero che non è richiesta la convivenza. Detto questo, la Corte ritiene che il datore non dovesse procedere al licenziamento, ma adottare un provvedimento di sospensione alla luce di quanto affermato dal dettato contrattuale di riferimento.

Cassazione: contenuti della contestazione disciplinare

Tali requisiti “sono volti a garantire il diritto di difesa del lavoratore incolpato, diritto che sarebbe compromesso qualora si consentisse al datore di lavoro di intimare il licenziamento in relazione a condotte rispetto alle quali il dipendente non è stato messo in condizione di discolparsi, perché non tempestivamente contestate, perché diverse dalle condotte oggetto della iniziale contestazione, perché non adeguatamente definite nella loro modalità essenziale ed essere così esattamente individuabili

Cassazione: mansioni superiori in attività con mansioni promiscue

FONDAZIONE C.L. :FAQ PER PRESTAZIONI OCCASIONALI

20/08/2017

 

La Fondazione dei Consulenti del Lavoro, al fine di fornire alcuni chiarimenti ai quesiti posti dai propri iscritti, ha pubblicato le FAQ per un corretto utilizzo delle prestazioni di lavoro occasionale.

SOSPENSIONE AGGIORNAMENTO BLOG

09/08/2017

Nel comunicare che in coincidenza con    le ferie estive  nei prossimi giorni non sara’ effettuato l’aggiornamento del Blog, si formulano sentiti e sinceri auguri di  buon ferragosto ai visitatori del  medesimo  ,  esprimendo  compiacimento ed apprezzamento per la costante attenzione e simpatia con cui  continuano a  manifestare  interesse  alle informazioni  ed agli approfondimenti che trovano quotidianamente pubblicazione

Cordiali saluti a tutti .F.Colaci

CONTRIBUZIONE INPS FERIE NON GODUTE NEI TERMINI

08/08/2017

 Come è noto, la normativa   in vigore in materia di ferie (D.Lgs. 66/2003) prevede che ogni lavoratore goda di almeno 4 settimane di ferie per ogni anno di servizio. Di queste settimane, almeno 2 devono essere fatte nell’anno di maturazione mentre le restanti possono essere godute nei 18 mesi successivi al medesimo anno.

Esempio  due settimane da fare obbligatoriamente nel 2014 e le restanti entro il 30.06.2016.

Queste 4 settimane, a differenza dei giorni ulteriori eventualmente previsti dalla contrattazione di riferimento,  possono essere monetizzate solo  all’atto  della  cessazione del rapporto di lavoro.

Ma l’Inps , all’obbligo di legge relativo al  godimento nei termini stabiliti , ha  ritenuto di disporre    l’obbligazione contributiva.,valutandoi che   il lavoratore dovrebbe aver esaurito le ferie del 2014 come previsto dalla normativa e, se non lo ha fatto, deve quantomeno pagare i contributi.

Tuttavia, le  maggiori trattenute per questa ragione, nel momento in cui il dipendente  godrà effettivamente del periodo feriale ,saranno compensate,poiche’  si vedrà restituire i contributi anticipati ottenendo così un netto in busta più alto del previsto  a compensazione ,appunto  ,delle    maggiori trattenute  operate in precedenza

APPROVATO PIANO INL PERFORMANCE ANNO 2017/19

08/08/2017

Con Decreto Direttoriale n. 20/2017 il Capo dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha approvato il Piano della Performance 2017-2019.

Il documento, in coerenza con i contenuti e il ciclo di programmazione finanziaria e di bilancio, individua gli obiettivi strategici e operativi, definisce gli indicatori per la misurazione e la valutazione della performance dell’Agenzia e dei suoi dirigenti, valorizzando il merito, e consente la rendicontazione sociale sull’impiego delle risorse e sulle attività realizzate dall’Amministrazione.

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MEF:AIUTO ALLA CRESCITA ECONOMICA

08/08/2017

Ministero dell’Economia e delle Finanzeatori informa che è in corso di pubblicazione il decreto 3 agosto 2017, con il quale  sono adottate le disposizioni di revisione del decreto 14 marzo 2012, recante le disposizioni per l’Aiuto alla crescita economica (ACE), ai sensi dell’articolo 13-bis, comma 11, del decreto-legge 30 dicembre 2016, n. 244, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2017, n. 19.