LO SCAMBIO DI MANODOPERA NEL SETTORE AGRICOLO

28/11/2017
di Gabriele D’Intino [*]

Nel periodo autunnale, con l’intensificarsi delle attività lavorative necessarie per la vendemmia e per la raccolta delle olive, gli operatori del settore agricolo fanno ricorso ai vari strumenti necessari per il reperimento della manodopera idonea a colmare il sopravvenuto fabbisogno.

Fra i vari istituti di provvista del personale merita un cenno particolare lo scambio di manodopera, peculiarità assoluta nel comparto.

L’art. 2139 del c.c. recita testualmente: “Tra piccoli imprenditori agricoli è ammesso lo scambio di manodopera o di servizi secondo gli usi.”

Preliminarmente va chiarito che per piccoli imprenditori agricoli, ai sensi dell’art. 2083 del c.c., si intendono “i coltivatori diretti del fondo….. che esercitano un’attività professionale organizzata prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti della famiglia”.

A tal proposito, il Ministero del Lavoro, con circolare 24 aprile 1950, n. 14212 aveva precisato che “i piccoli imprenditori coltivatori diretti sono, di massima, gli agricoltori che esercitano le imprese prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti della propria famiglia (art. 2083) e che ricorrono al lavoro di estranei soltanto per un molto limitato numero di unità, procurandoselo con lo scambio di prestazioni dei vicini piccoli imprenditori proprietari, affittuari o mezzadri”.

In relazione all’eventuale esistenza di usi locali va detto che le Camere di commercio, tra le proprie competenze in materia di regolazione del mercato, sono tenute, per legge, a rivedere e aggiornare periodicamente la “Raccolta provinciale degli usi”. [1]

Nello specifico, per quanto attiene alla Provincia di Chieti non sono stati individuati usi particolari riferiti alla materia in esame e, quindi, si fa riferimento alla disciplina generale.

Al fine di inquadrare meglio i confini di legalità dell’istituto c.d. della “reciprocanza” occorre  esaminare la prassi vigente e la giurisprudenza formata in materia.

L’INPS, con circolare n. 126 del 16/12/2009, ha chiarito esplicitamente che è ammissibile uno scambio di manodopera qualora:

–  intervenga tra soggetti aventi entrambi la qualifica di coltivatori diretti;

– i soggetti che rendono la prestazione (reciproca) siano: il coltivatore diretto e/o gli eventuali appartenenti al nucleo familiare, se iscritti alla relativa gestione previdenziale;

–  non vi sia alcuna remunerazione o corrispettivo in denaro o in natura espressamente scambiato tra le parti a ristoro della prestazione resa;

–  le prestazioni date e ricevute prescindano da un qualunque calcolo di stretta equivalenza quantitativa e qualitativa;

–  la prestazione attenga esclusivamente ad attività rientranti nello specifico dell’attività agricola, principale o “connessa” che sia.

Nella medesima circolare l’Istituto previdenziale afferma che ”Verificata l’iscrizione nel nucleo coltivatore diretto, il personale ispettivo sarà nella condizione di identificare tra i soggetti trovati intenti al lavoro in azienda quelli che, ancorchè non dipendenti, vi operino legittimamente in forza della disposizione di cui all’art. 2139 c.c.”.

Ulteriormente, il Dicastero del Lavoro, con Interpello n. 6/2011, nel procedere ad una ricostruzione dell’istituto e nel sottolinearne gli aspetti di natura previdenziale e assicurativa che si esplicano allorquando un coltivatore diretto[2] svolge la sua attività sul fondo di un altro coltivatore, gratuitamente ma con l’impegno allo scambio delle prestazioni, con attività da ritenersi collegata al proprio fondo in maniera sostanziale e funzionale, ha ritenuto applicabile l’istituto anche ai mezzadri[3] e ai coloni[4].

Tale stensione vale unicamente per i contratti ancora in essere ex L. n. 756/1964 e L. n. 203/1982, previa verifica della sussistenza della qualità di piccolo imprenditore agricolo in capo a questi ultimi, anche in considerazione della circostanza che tali figure peculiari sono state equiparate, da un punto di vista previdenziale, ai coltivatori diretti ed iscritte nella medesima gestione speciale pensionistica presso l’INPS (Lavoratori Agricoli Autonomi).

Riguardo, invece, alla figura dell’Imprenditore Agricolo Professionale (IAP)[5] la Direzione Generale per l’Attività Ispettiva chiarisce che potrà, parimenti, scambiare la manodopera nei casi in cui rientri nella nozione di piccolo imprenditore. Pertanto, solo qualora vi sia una partecipazione personale del titolare e dei suoi familiari alle attività dell’impresa agricola si potrà configurare lecitamente quanto previsto dal richiamato art. 2139 del c.c., sempre che si tratti di persona fisica e non giuridica, atteso che possono essere considerati IAP anche le società che abbiano quale oggetto sociale l’esercizio esclusivo dell’attività agricola, le società di persone qualora almeno un socio sia in possesso della qualifica di IAP, le cooperative e le società di capitali quando almeno un amministratore sia in possesso di detta qualifica. Pertanto, mentre per il coltivatore diretto vi è una riconducibilità diretta alla figura di piccolo imprenditore e, di conseguenza, allo scambio di manodopera, per quanto attiene alla figura dello IAP il MLPS chiarisce che è legata imprescindibilmente alla sussistenza dei requisiti previsti dalla seconda parte dell’art. 2083 c.c. che andranno valutati caso per caso[6].

Per quanto attiene alla giurisprudenza, i giudici di legittimità e di merito hanno avuto modo di pronunciarsi sulla tematica in esame con diverse sentenze.        

Il Tribunale di Ascoli Piceno, con sentenza del 15 ottobre 2008, ha stabilito che l’agricoltore il quale svolga attività lavorativa in un fondo altrui in virtù di un rapporto contrattuale di scambio di manodopera, ai sensi dell’art. 2139 c.c. (nella specie per la vendemmia), non può essere considerato un lavoratore subordinato, qualora lo scambio di manodopera avvenga senza compenso alcuno ed in maniera episodica.

In tema di previdenza ed assistenza la Cassazione civile, sez. lav., con sentenza del  26 febbraio 2008, n. 5055, ha statuito che la copertura assicurativa relativa all’infortunio sul lavoro sussiste in favore dell’agricoltore diretto, svolgente la sua attività sul fondo di un altro coltivatore, ove vi sia reciprocanza, ossia relazione di scambio gratuito di mano d’opera delle stessa natura, in quanto la connessione funzionale fra l’opera prestata ed il vantaggio (già conseguito o da conseguire in futuro) derivante dalla controprestazione dovuta in favore del fondo proprio configura il lavoro sul fondo altrui come una mera modalità del proprio lavoro autonomo. Ne consegue che, essendo la reciprocanza il presupposto della copertura assicurativa, resta a carico del lavoratore infortunato l’onere della prova della qualità di piccolo imprenditore agricolo del soggetto beneficiario della prestazione e della reciprocità delle attività lavorative.

Sempre La Cassazione civile sez. lav., con precedente sentenza datata 07 maggio 1998 n. 4636, in tema di tutela previdenziale aveva, altresì, decretato che sussiste l’occasione di lavoro, con conseguente diritto all’indennizzo in caso di infortunio, quando un agricoltore diretto svolge la sua attività sul fondo di un altro coltivatore, gratuitamente ma con l’impegno allo scambio, delle prestazioni, secondo l’istituto della reciprocanza, previsto dall’art. 2139 c.c., che – come conseguenza sotto l’aspetto previdenziale e assicurativo – comporta che detta attività deve ritenersi ricollegata al proprio fondo in maniera sostanziale e funzionale seppure in modo indiretto e immediato, sempre che lo scambio di mano d’opera, in quanto tra piccoli imprenditori agricoli, abbia ad oggetto prestazioni agricole reciproche, sicché non è sufficiente che lo scambio avvenga tra una prestazione agricola ed una prestazione di diverso genere, quale nella specie quella edile (nella stessa direzione Cassazione civile sez. lav.  06 giugno 1990 n. 5394).

Alla luce di quanto sopra illustrato si evidenziano i sotto indicati requisiti fondamentali dell’istituto dello scambio di manodopera.

  1. La temporaneità, collegata all’esigenza di ricevere una prestazione lavorativa esterna in un determinato momento dell’annata agraria, nel quale si verificano picchi di lavoro da eseguire in un breve arco di tempo.
  2. La reciprocità delle prestazioni offerte dalle parti che non possono prescindere dalla natura agricola, configurando un’attività lavorativa che va ricollegata a quella svolta normalmente sul proprio fondo; infatti, non configurandosi prestazioni di natura subordinata nello scambio, i piccoli imprenditori restano tutelati dalla propria assicurazione e l’attività prestata sul fondo altrui costituisce un’integrazione di quella effettuata nella propria azienda.
  3. La gratuità delle prestazioni, che devono essere orientate esclusivamente alla ricerca di una analoga prestazione, senza alcun corrispettivo in denaro o in natura.

Avendo tracciato una sorta di perimetro in ordine ai requisiti di carattere soggettivo ed oggettivo che legittimano il ricorso all’istituto in parola, si può affermare che la norma esclude esplicitamente l’ambito di applicazione del rapporto di lavoro subordinato, di cui all’art. 2094 c.c., nel caso in cui un piccolo imprenditore agricolo, in forza di un rapporto esclusivamente contrattuale, fornisce lavoro/mezzi ad altro soggetto, facendo insorgere in capo a quest’ultimo un diritto alla restituzione delle prestazione fornita, in tempi e modi concordati tra le parti, senza alcun corrispettivo in denaro.

Per contro, le prestazioni rese da soggetti non rientranti nelle tipologie sopra descritte, ovvero che operino in assenza degli indici di genuinità innanzi rassegnati, configurano aspetti patologici dell’istituto negoziale dello scambio di manodopera, che comportano l’applicazione della c.d. maxi sanzione, nel caso di qualificazione della prestazione quale rapporto di lavoro subordinato.

Ancor più, nel caso in cui un piccolo imprenditore con al seguito proprio personale dipendente presti la sua attività presso il fondo di altro soggetto giuridico, in situazione di promiscuità, potrebbe integrare un fenomeno interpositorio presidiato dalle fattispecie sanzionatorie di cui al D. Lgs. n. 276/2003 (legge Biagi in tema di somministrazione abusiva/utilizzazione illecita).

[*] Ispettore del lavoro in servizio presso l’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Chieti-Pescara, sede di Chieti.

Le considerazioni contenute nel presente articolo sono frutto esclusivo del pensiero dell’autore e non impegnano, in alcun modo, l’amministrazione di appartenenza.

note:

[1] Gli usi possono essere definiti come quei comportamenti generali osservati costantemente e per lungo tempo dalla collettività che assumono, col tempo, la caratteristica dell’obbligatorietà. Agli usi si fa riferimento in assenza di una disciplina legislativa o in quanto espressamente richiamati dalla legge.

[2]Sono considerati coltivatori diretti i proprietari, gli affittuari, gli usufruttuari e gli altri soggetti comunque denominati che direttamente e abitualmente si dedicano alla manuale coltivazione dei fondi e allevamento e governo del bestiame, sempre che la complessiva forza lavorativa del nucleo familiare non sia inferiore ad un terzo di quella occorrente per le normali necessità della coltivazione dei fondi di pertinenza o del bestiame. La forza lavorativa del nucleo familiare viene valutata attribuendo a ciascuna unità attiva una frequenza annua di 280 gg. lavorative. Per ogni singolo nucleo familiare l’accertamento di manodopera non può in nessun caso essere inferiore a 104 gg. (Art. 2 L. 1047/57; Cass. SU 1° Settembre 1999 n. 616).

[3]La mezzadria è un contratto agrario d’associazione con il quale un proprietario di terreni (chiamato concedente) e un coltivatore mezzadro), si dividono (normalmente a metà) i prodotti e gli utili di un’azienda agricola (podere). La direzione dell’azienda spetta al concedente. Nel contratto di mezzadria, il mezzadro rappresenta anche la sua famiglia (detta famiglia colonica). Condizione essenziale per essere qualificato in detta tipologia è l’apporto annuo di almeno 120 giornate di lavoro.

[4]La colonìa parziaria è un sistema di sfruttamento dei fondi rustici per il quale il proprietario del fondo (o chi altri ne ha il godimento) lo affitta a chi si obblighi di coltivarlo nel comune interesse col patto di dividerne i prodotti agricoli in natura. Anche in questo caso occorre un apporto minimo di 120 giornate annue di lavoro.

[5]E’ imprenditore agricolo professionale il soggetto in possesso di conoscenze e competenze professionali, il quale dedichi alle attività agricole direttamente o in qualità di socio di società, almeno il 50% del proprio tempo e ricavi dalle medesime attività almeno il 50% del proprio reddito globale di lavoro. Tali parametri sono ridotti al 25% per gli imprenditori che operano nelle zone svantaggiate. Per ottenere la qualifica di IAP bisogna rivolgere apposita istanza alla regione che rilascia apposito attestato che da titolo ai fini delle prestazioni di tipo previdenziale, previa iscrizione nell’apposita gestione INPS Lavoratori Agricoli Autonomi.

[6]Si veda in proposito commento all’Interpello n. 6/2011 su questo stesso blog da parte del dott. Francesco Colaci (https://francescocolaci.wordpress.com/2011/03/06/risposte-ministero-lavoro-interpelli-2/).

 

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PROSECUZIONE BLOG

28/11/2017

Gentili utenti,
come richiesto da molti, ma soprattutto per il ricordo e il rispetto della memoria di Francesco Colaci abbiamo deciso, insieme alla famiglia che continueremo l’aggiornamento periodico del blog a cui lui tanto teneva.
Pertanto, inizieremo da oggi a pubblicare articoli e approfondimenti nel solco tracciato dal dott. Colaci, cercando di non disperderne il patrimonio e coltivando il suo interesse per il bene comune, nella speranza di esserne all’altezza.

Grazie e a presto.
Gianluigi

FINE ATTIVITA’

26/10/2017

Nella notte di oggi 26 Ottobre, il dott. Colaci è venuto a mancare all’affetto dei suoi cari. Pertanto, a far data da oggi, il blog non sarà più aggiornato.

CNCE:ANOMALA APPLICAZIONE CCNL DIVERSI DA QUELLI EDILIZIA

25/10/2017

La Commissione Nazionale Paritetica per le Casse Edili (CNCE) ha emesso un comunicato in merito a segnalazioni ricevute di Associazioni che reclamando la rappresentatività al livello nazionale, disconoscendo l’obbligo di iscrizione alle Casse Edili/Edilcasse.

 

Il testo del comunicato

Si comunica che sono numerose le segnalazioni, provenienti dal territorio, di Associazioni che, reclamando la loro rappresentatività al livello nazionale, tentano di fare campagna pubblicitaria per attirare al loro interno nuovi associati facendo leva su costi contrattuali inferiori e disconoscendo l’obbligo di iscrizione alle Casse Edili/Edilcasse.

Per tale ragione si ritiene necessario intervenire nuovamente con dei chiarimenti che fughino ogni dubbio, che riportino alla regolarità e alla legalità e che sensibilizzino le Casse ad un’azione capillare sul territorio al fine di contrastare fenomeni di fuoriuscita dal sistema, aggirando le norme con escamotage che alterano completamente gli equilibri e la concorrenza degli operatori sul mercato e danneggiano, nel contempo, tutti coloro che operano nel rispetto delle norme.

La corretta applicazione del contratto collettivo, l’applicazione del contratto collettivo giuridicamente rilevante, il rispetto degli obblighi scaturenti dall’applicazione del contratto collettivo sono i pilastri di una corretta concorrenza sul mercato per tutti gli appalti di lavori pubblici e privati.

Le imprese che operano nell’edilizia e che svolgono lavorazioni merceologicamente riconducibili a tale attività, devono applicare il contratto collettivo dell’edilizia che, peraltro, come noto, deve essere quello promanante dalle parti sociali comparativamente più rappresentative al livello nazionale.

In tal senso si ricordano: l’esaustiva nota del Ministero del Lavoro del 24 marzo 2015; l’art. 51 del D.Lgs. n.81/2015; l’art.30, co.4 del D.Lgs. n.50/2016 (Codice degli Appalti).

Il possesso di tale requisito è condizione ai fini della regolarità e del corretto operare sul mercato nella leale competitività tra le imprese.

Per tale ragione le Casse Edili/Edilcasse sono invitate, in stretta collaborazione con le Istituzioni presenti sul territorio, a sensibilizzare gli operatori in tal senso, sollecitando le imprese a diffidare dall’utilizzo di contratti collettivi differenti e promananti da soggetti che non posseggono i requisiti richiesti per legge.

È necessario ricordare, poi, i diversi pronunciamenti, di una ormai consolidata giurisprudenza, confluiti peraltro nelle attuali norme di legge, che fanno discendere quale corollario dell’applicazione del contratto collettivo dell’edilizia, l’obbligo di iscrizione dei lavoratori in Cassa Edile.

A mero titolo esemplificativo si confronti: interpello Ministero del Lavoro n.18/2012; interpello Ministero del Lavoro n. 56/2008; nota del Minisero del Lavoro 6/11/2009; per i lavori pubblici D.Lgs.n. 50/2016 art.105; per i lavori privati T.U. Sicurezza D.Lgs.n. 81/2008 art. 90; Parere precontenzioso Anac n. 6 del 4 febbraio 2015; Deliberazione AVCP n. 91 del 2007; Sentenze Cass.Civ. n. 6869/2012 e n. 1604/2015; Ordinanza Cass.Civ.n.10140/2014.

Va ricordato, inoltre, che dall’obbligo di iscrizione in Cassa Edile e dall’obbligo di effettuare i relativi versamenti deriva che la regolarità contributiva deve essere attestata per le imprese edili anche dalle Casse Edili³, oltre che da Inps e Inail (DM 30 gennaio 2015).

Per tale ragione deve essere ribadito su tutto il territorio, unitamente alle parti sociali locali, che, qualora pervengano richieste di Durc da imprese edili che non risultino essere regolarmente iscritte presso le Casse Edili territorialmente competenti, dovrà procedersi alla segnalazione di irregolarità ai fini del rilascio del Durc On Line.

Auspicando che la sensibilizzazione che verrà messa in atto su tutto il territorio possa comportare il prosieguo del percorso virtuoso che elimini le storture fino ad ora segnalate, si rimane a disposizione per tutti i chiarimenti del caso.

ISTAT:DATI RIGUARDANTI CONTRATTI COLLETTIVI E RETRIBUZIONI LUGLIO-SETTEMBRE 2017

25/10/2017

L’Istat ha pubblicato, in data 24 ottobre 2017, la nota sui contratti collettivi e le retribuzioni contrattuali, relativa al periodo luglio-settembre  2017.

Nel periodo luglio-settembre non sono stati recepiti nuovi accordi e nessuno è venuto a scadenza.

Alla fine di settembre 2017 i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per la parte economica riguardano 7,6 milioni di dipendenti (58,7% del totale) e corrispondono al 55,8% del monte retributivo osservato.

Complessivamente i contratti in attesa di rinnovo a fine settembre sono 35 relativi a circa 5,3 milioni di dipendenti (41,3%) invariati rispetto al mese precedente.

L’attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è in media di 68,5 mesi. L’attesa media calcolata sul totale dei dipendenti è di 28,3 mesi, in crescita rispetto a un anno prima (27,4).

A settembre l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie è invariato rispetto al mese precedente, in aumento dello 0,2% rispetto a luglio e dello 0,6% nei confronti di settembre 2016. Nei primi nove mesi del 2017 la retribuzione oraria media è cresciuta dello 0,4% rispetto al corrispondente periodo del 2016.

Con riferimento ai principali macrosettori, a settembre le retribuzioni contrattuali orarie registrano un incremento tendenziale dello 0,7% per i dipendenti del settore privato (0,5% nell’industria e 0,9% nei servizi privati) e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione.

I settori che presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono: estrazioni minerali e legno, carta e stampa (entrambi 1,7%). Si registrano variazioni nulle nei settori dei pubblici esercizi e alberghi, dei servizi di informazione e comunicazione, delle telecomunicazioni e in tutti i comparti della pubblica amministrazione. Si registra una variazione negativa nel settore dell’acqua e servizi di smaltimento rifiuti (-1,1%).

 

Fonte: Istat

 

INPS:APE SOCIAL VALORIZZAZIONE CONTRIBUZIONE ESTERA

25/10/2017

L’INPS ha pubblicato il messaggio n. 4170 del 24 ottobre 2017, con il quale fornisce istruzioni in merito al nuovo indirizzo interpretativo del Ministero del Lavoro con il quale si consente il perfezionamento del requisito contributivo minimo per l’accesso all’Ape sociale anche attraverso la totalizzazione dei periodi di contribuzione estera maturati in Paesi UE, Svizzera, SEE o extracomunitari convenzionati con l’Italia.

Pertanto, a partire da questa seconda fase del monitoraggio, le domande di certificazione delle condizioni di accesso al beneficio dell’ape sociale saranno istruite alla luce del nuovo orientamento.

 

Fonte: INPS

 

 


 

C ASSAZIONE:PILLOLE GIURISPRUDENZA LAVORO

25/10/2017
 – Ordinanza 23 ottobre 2017, n. 24956

 Indennità di accompagnamento – Accertamento del requisito sanitario – Determinazione del valore della causa – Liquidazione delle spese di giudizio – Controversie relative a prestazioni assistenziali – Limite massimo delle somme dovute per due anni

  – Ordinanza 24 ottobre 2017, n. 25155

 Indennità di accompagnamento – Grandi invalidi di guerra – Adeguamento automatico – Normativa applicabile

  – Ordinanza 24 ottobre 2017, n. 25157

 Infortunio in itinere – Indennità per invalidità temporanea assoluta – Uso del mezzo proprio necessitato – Rischio elettivo – Inammissibilità – Censura di una sentenza di merito – Omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo

  
– Sentenza 24 ottobre 2017, n. 25152

 Licenziamento – Procedura ex artt. 4 e 24 della L. n. 223/1991 – Comunicazione finale – Criterio unico di scelta dei lavoratori – Ammissibile – Specifica delle modalità  applicative – Graduatoria rigida – Nessun margine di discrezionalità da parte del datore di lavoro

 – Sentenza 24 ottobre 2017, n. 25153

 Sanzioni disciplinari conservative ed espulsiva – Annullamento – Reintegra nel posto di lavoro – Risarcimento dei danni – Aliunde percipiendum e perceptum – Onere della prova spettante al datore di lavoro

LEGGE STABILITA’2018:PREVISTO ASSEGNO RICOLLOCAZIONE PER ESUBERI

24/10/2017

Tra le novita’ della   Legge di  stabilita’  per il 2018 si prevede per i lavoratori in cigs   l’assegno di ricollocazione  concesso in tutte le situazioni di crisi nelle quali non sia espressamente previsto il completo recupero occupazionale.

 

In proposito sara necesario  un accordo sul piano di ricollocazione, con l’indicazione degli ambiti aziendali e dei profili professionali a rischio di esubero ,cosi’ che la misura riguarderà solo  i predetti lavoratori a rischio di esubero  e pertanto le richieste di assegno di ricollocazione non potranno superare il numero di esuberi previsti negli accordi – che bdovranno richiedere l’attribuzione anticipata dell’assegno di ricollocazione all’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro (ANPAL) entro trenta giorni dalla data di sottoscrizione dell’accordo.

L’assegno coprirà non meno di sei mesi, durante il trattamento straordinario di integrazione salariale per accompagnare il lavoratore nella ricerca di un altro lavoro con un servizio intensivo di assistenza, con la possibilità di prorogarlo di altri 12 mesi in caso di mancata fruizione delle risorse complessive spettanti alla fine della cassa integrazione.

Dal canto suo il datore di lavoro che assume tale lavoratore ha diritto ad uno sgravio contributivo del 50% (esclusi i contributi INAIL), fino a circa 4mila euro annui e per un massimo di 18 mesi, in caso di assunzione con contratto a tempo indeterminato, e 12 mesi, in caso di assunzione con contratto a tempo determinato, più ulteriori sei mesi se il contratto, nel corso della sua vigenza, viene trasformato in tempo indeterminato.

APE SOCIA:ITER ;DECORRENZA ASSEGNO ED ARRETRATI

24/10/2017

In merito a quanto  previsto  nel      titolo sull’argomento ,se la prima domanda e’ stata accolta   entro il 21 settembre  e      contestualmente risulta presentata anche la seconda istanza riguardante pensione anticipata APE Social, che per ora e’ in trattazione.,  viene da chiedersi quanto bisogna aspettare  per la liquidazione della pensione

Appena  arriverà pure la   seconda risposta, inizierà a ricevere il trattamento dal primo giorno del mese successivo.

Nel senso che , se la risposta  arriva entro fine ottobre, da novembre inizia ad essere  percepita  l’Ape ed  insieme al primo assegno   saranno liquidati    gli arretrati maturati a partire  dal primo maggio 2017.

CASSAZIONE:PILLOLE GIURISPRUDENZA LAVORO

24/10/2017
– Sentenza 19 ottobre 2017, n. 24766

 

Licenziamento – Periodo di comporto – Calcolo delle assenze – Previsione del contratto collettivo – Orientamenti giurisprudenziali

  – Sentenza 20 ottobre 2017, n. 24903

 

Licenziamento collettivo – Procedura di riduzione del personale ex L. n. 223/1991 – Omessa trasmissione della comunicazione ex art. 4, co. 9, L. n. 223/1991 – Inefficacia – Non sussiste – Principio della “strumentalità delle forme” – Commissione regionale con il compito di approvare le liste di mobilità – Impresa non rientrante nel campo di applicazione della disciplina dell’intervento Cigs

 – Sentenza 20 ottobre 2017, n. 24906

 

Riconoscimento qualifica di LPU – Ricorso in Cassazione – Atti processuali, documenti o prove orali – Valutazione ai fini di una violazione di legge o di un “error in procedendo” – Necessaria allegazione al ricorso e indicazione dell’esatta allocazione nel fascicolo – Inammissibilità

 
 – Sentenza 23 ottobre 2017, n. 25016

 

Insolvenza del proprio datore di lavoro – Fondo di garanzia per il pagamento del tfr – Trattenute a titolo di imposte non versate – Approvazione dello stato passivo – Credito liquidato al netto delle ritenute fiscali – Allegare e dimostrare di aver subito le dovute ritenute fiscali – Onere del lavoratore

  – Sentenza 23 ottobre 2017, n. 25017

 

Licenziamento per raggiungimento dell’età pensionabile – Disciplina ex art. 4 L. n. 108/1990 – Ricorrenza giusta causa o giustificato motivo per conseguimento del requisito di età per la pensione di vecchiaia – Discriminazione indiretta per ragioni di età – Non sussiste – Libero recesso nei confronti dei lavoratori ultrasessantacinquenni