MLPS:ISTRUZIONI PER IMPRESE CHE HANNO CONCLUSO ACCORDI PER PROLUNGAMENTO CIGS

15/02/2017

La Direzione Generale degli ammortizzatori sociali e degli incentivi all’occupazione, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha emanato la circolare n. 3 del 13 febbraio 2017,  con la quale fornisce le indicazioni operative – per le imprese che abbiano concluso e sottoscritto accordi in sede governativa entro il 31 luglio 2015 – per la presentazione delle domande per l’accesso alla prosecuzione dei trattamenti di integrazione salariale straordinaria, oltre i limiti di cui agli artt. 4, comma 1, e 22, commi 1, 3 e 4, del Decreto legislativo n. 148 del 2015, nonché i criteri per la reiterazione della riduzione contributiva di cui all’art. 6, comma 4, del Decreto Legge 1 ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla Legge 28 novembre 1996, n. 608.

MLPS:DAL 28 FEBBRAIO 2017 NUOVI STANDARD COMUNICAZIONI OBBLIGATORIE

15/02/2017

Il Ministero del Lavoro, con il comunicato n. 930 del 10 febbraio 2017, informa che verranno aggiornati gli standard del sistema informativo delle comunicazioni obbligatorie, che comprende tutti i modelli in uso (UNI-Lav, UNI-Somm,…) del sistema nazionale per l’incontro domanda e offerta di lavoro e del programma Garanzia Giovani

DISCIPLINA DIRITTO RECEDENZA LAVORO A TERMINE

15/02/2017

Sul S.O. n.34  della G.U. n. 144 del 24 giugno 2015  risulta pubblicato il DECRETO LEGISLATIVO 15 giugno 2015, n. 81, relativo alla Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell’articolo 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n. 183 ,entrato in vigore dal giorno successivo a quello di pubblicazione, che negli articoli  da 19 a 29   contiene la regolamentazione del lavoro a tempo determinato  ,in sostituzione degli   articoli del dec.legvo n.368/01. ,che, prima dell abrogazione dello stesso,disposta dall’art.55 comma 1 ,lett.b) del citato decreto n.81/15 , ha regolamentato   tale tipologia contrattuale

Prima di procedere all’esame  dell’art.24  del decreto legvo n.81/15 ,che .ai commi 1),2),3) e 4), contiene la regolamentazione dell’argomento di cui al titolo  e che,peraltro ,   conferma   quella del  dec.legvo e n.368/01 abrogato dal 25.6.2015 ,   si ritiene confacente  far presente preliminarmente che:

a)l’art.2  del dec.legvo 368/01 ,inerente la”disciplina aggiuntiva  per il trasporto aereo ed i servizi aeroportuali “,    restera’  ancora  in vigore   per ulteriori 18  mesi dalla data d’entrata in vigore del decreto delegato ,e,quidi,risulta  abrogato dall’1.1.2017;

b)salvo diversa previsione, ai fini del presente decreto, per contratti collettivi s’intendono i contratti collettivi nazionali, territoriali o aziendali stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale e i contratti collettivi aziendali stipulati dalle rappresentanze sindacali aziendali ovvero dalla rappresentanza sindacale unitaria

Venendo all’esame  della disciplina   generale del  diritto di precedenza  per i dipendenti a tempo determinato,  confermato che   essa ,  prevista  dall’art.24,commi 1),2),3) e 4), del dec.lvo n.81/15 , e’  identica  a quella degli  artt. a  dell’abrogato dec.lvo 368/01( art.5 c.4-ter ,4-quinquies e 4-sexies), poiché .al pari di quest’ultimo ,il primo dispone quanto segue

a) Il lavoratore che, nell’esecuzione di uno o più contratti a termine presso la stessa azienda, abbia prestato attività lavorativa per un periodo superiore a sei mesi ha diritto di precedenza ,fatte salve diverse disposizioni di contratti collettivi stipulati a livello nazionale,territoriale o aziendale con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale nelle assunzioni a tempo indeterminato effettuate dal datore di lavoro entro i successivi dodici mesi con riferimento alle mansioni già espletate in esecuzione dei rapporti a termine;

b)fermo restando quanto già previsto dal presente articolo per il diritto di precedenza, per le lavoratrici il congedo di maternità di cui all’articolo16, comma 1, del testo unico di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, e successive modificazioni, intervenuto nell’esecuzione di un contratto a termine presso la stessa azienda, concorre a determinare il periodo di attività lavorativa utile a conseguire il diritto di precedenza di cui al primo periodo. Alle medesime lavoratrici è altresì riconosciuto,con le stesse modalità di cui al presente comma, il diritto di precedenza anche nelle assunzioni a tempo determinato effettuate dal datore di lavoro entro i successivi dodici mesi, con riferimento alle mansioni già espletate in esecuzione dei precedenti rapporti a termine

c) Il lavoratore assunto a termine per lo svolgimento di attività stagionali ha diritto di precedenza, rispetto a nuove assunzioni a termine da parte dello stesso datore di lavoro per le medesime attività stagionali.

Si precisa che il diritto di precedenza di cui alle lettere a) , b) e c) può essere esercitato a condizione che il lavoratore manifesti in tal senso la propria volontà al datore di lavoro entro rispettivamente sei mesi(rapporti della lettera a)  e tre mesi(rapporti stagionali) dalla data di cessazione del rapporto stesso e si estingue in ogni caso entro un anno dalla data di cessazione del rapporto di lavoro.

 Si rimarca ,infine,che il datore di lavoro è tenuto a richiamare espressamente il diritto di precedenza di cui alle lettere a) ,b) e c)nell’atto scritto del contratto di lavoro a termine , obbligo che,peraltro,non prevede sanzione , laddove omesso 

  In materia di diritti di precedenza il  nuovo decreto muta molto poco quanto già innovato da precedenti provvedimenti ,tanto che   rimane fermo
per i lavoratori che, nell’esecuzione di uno o più contratti a tempo determinato presso la stessa azienda, abbiano prestato attività lavorativa per un
periodo superiore a 6 mesi,il diritto di precedeza nelle assunzioni a tempo indeterminato effettuate dal datore di lavoro entro i successivi 12 mesi con
riferimento alle mansioni già effettuate in esecuzione dei rapporti a termine  .
Questa disposizione può essere derogata dai contratti collettivi ,ma
 il nuovo decreto non specifica quali possano esseri sindacati stipulanti ed il livello negoziale, rinviando implicitamente alle   disposizioni dell’art. 51 del dec.legvo 81/15.
Nel comma 2  dell’articolo 24 sono riprese le norme intese a non penalizzare
e lavoratrici madri circa le precedenze:da  un lato,si dispone chil congedo per maternità sia incluso nel computo del periodo utile a far conseguire il
diritto di precedenza; dall’altro,si attribuisce solo a loro un diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo determinato effettuate dal datore di lavoro nei successivi 12 mesi con riferimento alle mansioni già espletate in esecuzione dei rapporti a termine.
Nel comma 3 si ribadisce il diritto di precedenza a favore dei lavoratori assunti per lo svolgimento di attività stagionali rispetto alle nuove assunzioni a tempo determinato per le medesime attività stagionali.
Infine ,il comma 4 contiene la disposizione formale richiamo del diritto di precedenza nell’atto scritto contrattuale e ribadisce le condizioni richieste per far valere il diritto che  sono  le   seguenti:

 1) che il lavoratore abbia realizzato presso il datore di lavoro di riferimento prestazioni subordinate a tempo determinato per un periodo     sia  con un unico rapporto  , che   con piu ‘rapporti ,caratterizzato /i da proroga/ghe ovvero da  rinnovo/i ;

2) che il datore di lavoro di riferimento , alla   scadenza del rapporto a termine ,  effettua   assunzioni a tempo determinato   nei  12 mesi successivi alla data di scadenza del rapporto a termine  che  prevedano    le mansioni già espletate in esecuzione del/i  rapport0/i a termine;

 2) che  il lavoratore manifesti in tal senso la propria volontà al datore di lavoro entro il limite massimo rispettivamente di  sei mesi,in caso di rapporti  superiori a 6 mesi ,  e di  tre mesi   per rapporti stagionali , successivi  alla data di cessazione del rapporto stesso,  significando  che la volonta’ in questione puo’ essere espressa anche prima  dei sei e dei tre mesi e persino  in corso di rapporto  a termine ,restando inteso che la dichiarazione di volonta’ resa  avra’ valore ed efficacia agli effet,solo ti del determinarsi del diritto di precedenza al verificarsi di tutte le altre condizioni stabilite,compresa quella richiedente  la durata di oltre sei mesi del rapporto di lavoro a termine per il  caso disciplinato dal comma 2 del’art.24;

3)che il diritto di precedenza in  parola  ,malgrado la volonta’ al riguardo sia stata esplicitata nelle forme previste  e  nei tempi stabiliti,   si estingue in ogni caso entro un anno dalla data di cessazione del/i rapporto/i  di lavoro  a tempo determinato, senza ammettere    che  il termine  per   l’ estinzione del diritto  di precedenza possa  subire eventuali sospensioni ovvero interruzioni .

l diritto di precedenza va espressamente richia-
mato, come si diceva, nella lettera di assunzione,
cosa che può avvenire facendo un riferimento”asettico”
alla disposizione normativa contenuta ‘all’interno dellart. 24, comma 4, o, in alternati-va, riproducendo il contenuto letterale della stes-sa.
Cosa succede se il datore di lavoro non lo ricor-
da esplicitamente?
Sotto l’aspetto prettamente operativo si può, dsubito, affermare come l’
omissione non incida nésul rapporto in essere, nétantomeno, sul diritto
stesso ad una assunzionea tempo indeterminato
che, in ogni caso, postula un comportamento atti-
vo del lavoratore che deve notificare, per iscritto,
al proprio datore di lavoro la volontà di esercitar-
lo (ci sono sei mesi di tempo o il termine minore
individuato dalla contrattazione collettiva come,
ad esempio, nel turismo ove è di tre mesi ed è
correlato alla singola unità produttiva) ai fini del-la costituzione di un rap
porto da realizzarsi, perle mansioni già espletate, nell’arco temporale di
un anno dalla cessazione del rapporto. L’
esercizio del diritto non viene assolutamente“toccat”
dalla mancata informativa datoriale.
Si pongono, a questo punto, quattro problemi: il
primo concerne la mancata informazione e il
conseguente comportamento del lavoratore, il se-
condo riguarda il mancato
rispetto del diritto di
precedenza, in quanto il datore di lavoro, non ot-
temperando alla norma, ha proceduto, per le
mansioni già svolte, allassunzione a tempo inde-terminato di
altro lavoratore, il terzo l’ambito di
operatività della precedenza ed il quarto il com-
portamento che il datore di lavoro deve tenere
nel caso in cui un lavoratore che ha esercitato il
diritto, rinunci ad una possibilità lavorativa nel-arco temporale di validità dello stesso (dodicimesi dalla conclusione del precedente rapporto a
termine).
Per la soluzione della prima questione si potreb-
be ipotizzare un ricorso al giudice nel quale il la-
voratore lamenti la lesione di un diritto di infor-
l diritto di precedenza va espressamente richia-mato, come si diceva, nella lettera di “tenore asettico”alla disposizione normativa contenuta all’interno dell’art. 24, comma 4, o, in alternati-va, riproducendo il contenuto letterale della stessa.
Cosa succede se il datore di lavoro non lo ricor-
da esplicitamente?
Sotto l’aspetto prettamente operativo si può, da subito, affermare come l
’omissione non incida nésul rapporto in essere, né,
tantomeno, sul dirittostesso ad una assunzione
a tempo indeterminatoche, in ogni caso, postula un comportamento atti-
vo del lavoratore che deve notificare, per iscritto,
al proprio datore di lavoro la volontà di esercitar-
lo (ci sono sei mesi di tempo o il termine minore
individuato dalla contrattazione collettiva come,
ad esempio, nel turismo ove è di tre mesi ed è
correlato alla singola unità produttiva) ai fini del-
la costituzione di un rapporto da realizzarsi, per
le mansioni già espletate, nell’arco temporale di
un anno dalla cessazione del rapporto. L’eserci-
zio del diritto non viene assolutamente“toccato”dalla mancata informativa datoriale,mentre ,posto cheb trattasi di termine perentorio ,esso non ammette deroghe circa l’effetto della decadenza a carico del lavoratore dal diritto di precedenza.
in materia In effetti, tale distinzione trae il suo generale principio dal disposto dell’art. 152, secondo comma, c.p.c., il quale prevede tutti i termini stabiliti dalla legge come ordinatori, tranne che la legge stessa li dichiari espressamente perentori
In proposito,Affrontando per sintesi  la differenza tra l’utilizzo di un termine perentorio o di un termine ordinatorio all’interno dei contratti ,è da dire che
il  termine perentorio viene così detto, se un dato atto o una data attività devono essere compiuti entro il lasso temporale di scadenza del termine stesso; se il termine non viene rispettato, l’atto o l’attività, pur se eventualmente compiuta, risulta inutile, nel senso che non viene considerata utile ai fini di certi effetti favorevoli, con conseguente applicazione di sanzioni e produzione di effetti sfavorevoli. Questo perchè il termine perentorio obbliga in termini assoluti il compimento di un’attività in quel determinato lasso di tempo al fine di fornire certezza all’attività stessa.
Il termine ordinatorio ,invece, viene così detto se alla sua inosservanza, non sono previste sanzioni o effetti sfavorevoli. La funzione di questo termine è semplicemente quella di ‘ordinare’ un’attività amministrativa, indirizzandola verso determinate procedure ed esiti; perciò, il non rispetto del termine non comporta il verificarsi di decadenze e l’applicazione di sanzioni.All’interno della categoria dei termini ordinatori, la dottrina distingue, poi, i cosiddetti termini ’sollecitatori’, cioè quei termini diretti a ’sollecitare’ il tempestivo compimento di una data attività, senza prevedere alcun effetto negativo in caso di mancato rispetto. Invero, date le eguali conseguenze previste, il termine sollecitatorio si distingue ben poco da quello ordinatorio.

 Normalmente, si parla di termine con carattere perentorio, quando la legge o lo stesso atto prevedano una decadenza; si parla invece di termine con carattere ordinatorio in tutti gli altri casi. Se la legge, non si esprime in merito, la dottrina afferma unitamente che ’si considerano ordinatori i termini per l’emanazione di atti favorevoli, mentre si considerano perentori quelli previsti per gli atti a carattere sanzionatorio’ pertanto nel caso in cui il termine non sia espresso come perentorio o ordinatorio, la qualificazione del termine dipende dall’esistenza o meno di sanzioni decadenziali,come si registra nella fattispecie disciplinata  dall’ultimo  comma   dell’art.24 del dec.legvo n.81/15 esaminato.

 

 (Continua…)

GOVERNO: DECRETO-LEGGE CON MISURE IN FAVORE IMMIGRAZIONE

14/02/2017

 Il Consiglio dei ministri, su proposta dei Ministri dell’interno e della giustizia, ha approvato, nella riunione del 10 Febbraio 2017, un decreto legge che introduce disposizioni urgenti per l’accelerazione delle procedure amministrative e giurisdizionali in materia di protezione internazionale, per l’introduzione di misure volte ad accelerare le operazioni di identificazione dei cittadini di Paesi non appartenenti all’Unione europea e per il contrasto dell’immigrazione illegale.

Nello specifico, con il decreto:

  1. sono istituite, presso i tribunali di Bari, Bologna, Brescia, Cagliari, Catania, Catanzaro, Firenze, Lecce, Milano, Palermo, Roma, Napoli, Torino e Venezia, 14 sezioni specializzate in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione europea. Tali sezioni avranno competenza relativamente a: mancato riconoscimento del diritto di soggiorno sul territorio nazionale in favore di cittadini Ue; impugnazione del provvedimento di allontanamento nei confronti di cittadini Ue per motivi di pubblica sicurezza; riconoscimento della protezione internazionale; mancato rilascio, rinnovo o revoca del permesso di soggiorno per motivi umanitari; diniego del nulla osta al ricongiungimento familiare e del permesso di soggiorno per motivi familiari; accertamento dello stato di apolidia. In tali controversie il tribunale giudica in composizione monocratica;
  2. si introducono misure per la semplificazione e l’efficienza delle procedure innanzi alle commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale e di integrazione dei richiedenti, nonché per la semplificazione e l’efficienza dei procedimenti giudiziari di riconoscimento dello status di persona internazionalmente protetta e degli altri procedimenti giudiziari connessi ai fenomeni dell’immigrazione. A tale ultimo riguardo, si delinea un nuovo modello processuale basato sul rito camerale che delimita i casi nei quali si prevede l’udienza orale e riduce da sei a quattro mesi il termine entro il quale è definito il procedimento con un decreto non reclamabile ma ricorribile esclusivamente in Cassazione;
  3. si prevede che i prefetti, d’intesa con i Comuni, promuovano ogni iniziativa utile a favorire l’impiego dei richiedenti protezione internazionale, su base volontaria e gratuita, nello svolgimento di attività con finalità di carattere sociale in favore delle collettività locali, al fine di favorirne l’integrazione nel tessuto sociale della località in cui sono ospitati. I Comuni potranno predisporre a questo scopo progetti da finanziare con risorse europee destinate al settore dell’immigrazione e dell’asilo;
  4. si introducono misure per accelerazione delle procedure di identificazione e per la definizione della posizione giuridica dei cittadini di Paesi terzi non appartenenti all’Unione europea, nonché per il contrasto dell’immigrazione illegale e del traffico di migranti. A tal fine, saranno individuati i centri, tra quelli destinati alla prima accoglienza, ove allocare i flussi di migranti per le esigenze di soccorso e prima accoglienza, nei quali viene effettuato un primo screening sanitario e sono avviate le procedure di identificazione, assicurando l’informazione sulla procedura internazionale, sul programma di ricollocazione all’interno di altri Stati membri dell’Unione europea, nonché sulla possibilità del ricorso al rimpatrio volontario assistito. Nei medesimi centri sono effettuate le operazioni di fotosegnalamento, rilevamento delle impronte digitali e registrazione obbligatorie per gli Stati membri dell’Unione europea;
  5. si introducono disposizioni finalizzate a garantire l’effettività dei provvedimenti di espulsione e il potenziamento della rete dei centri di identificazione ed espulsione, ridenominati centri di permanenza per il rimpatrio, in modo da garantirne una distribuzione omogenea sul territorio nazionale. La dislocazione delle nuove strutture avverrà, sentiti i Presidenti delle Regioni interessate, privilegiando siti e aree che risultino più facilmente raggiungibili e nei quali siano presenti strutture pubbliche che possano essere riconvertite allo scopo.

 

 

Fonte: Governo

FEDERALBERGHI: ACCORDO MODIFICHE CCNL TURISMO DEL 2010

14/02/2017

ccnlFederalberghi, Faita con l’assistenza di Confcommercio-Imprese per l’Italia ed i sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil hanno sottoscritto, in data  9 febbraio 2017, un accordo con il quale, visti i contenuti dell’accordo stipulato il 30 novembre 2016, hanno convenuto di apportare al CCNL Turismo del 20 febbraio 2010, come modificato dall’accordo di rinnovo 18 gennaio 2014 e dall’accordo 16 giugno 2014, le seguenti integrazioni:

 

A – modifica dello Stop & Go nei contratti a tempo determinato;

B – precisazioni in merito alla retribuzione utile ai fini del calcolo del trattamento di fine rapporto;

C – precisazioni in merito all’adeguamento del trattamento retributivo;

D – data di scadenza del CCNL Turismo;

E – contrasto il dumping contrattuale;

F – stesura del testo contrattuale entro il 28 febbraio 2017.

 

A – All’articolo 87 del CCNL Turismo, come modificato dall’accordo di rinnovo 18 gennaio 2014 e dall’accordo 16 giugno 2014, dopo il comma 3 è inserito il seguente:

«4. Ferme restando le ulteriori disposizioni di legge e contrattuali in materia, in applicazione di quanto previsto dall’articolo 21, comma 2, del decreto legislativo n. 81 del 2015, le parti convengono che ai contratti a termine stipulati successivamente al 1° marzo 2017, si applicano gli intervalli di 8 o 15 giorni rispettivamente per i rapporti a termine con durata fino a sei mesi o superiore a sei mesi».

B – Norma temporanea

«l. Ai sensi e per gli effetti del secondo comma dell’articolo 2120 del codice civile, come modificato dalla legge 29 maggio 1982, n. 297, sono escluse dalla quota annua della retribuzione utile ai fini del calcolo del trattamento di fine rapporto le seguenti somme:

  • i ratei mensili di quattordicesima mensilità relativi al periodo 1° marzo 2017 – 30 giugno 2019;
  • le somme di cui all’articolo 111, comma 7, in pagamento nel periodo 9 febbraio 2017 – 30 giugno 2019, di competenza degli anni 2016, 2017 e 2018.
  1. Le disposizioni di cui al comma precedente:
  • si applicano ai rapporti di lavoro instaurati prima del 14 novembre 2016, ai quali si applicano i livelli retributivi previsti dall’accordo del 18 gennaio 2014;
  • possono essere applicate anche ai rapporti di lavoro costituiti a decorrere dal 14 novembre 2016, qualora agli stessi vengano applicati i livelli retributivi previsti dall’accordo del 18 gennaio 2014

C – I datori di lavoro che aderiscano o abbiano aderito e dato applicazione al CCNL Turismo 18 gennaio 2014 dopo il 14 novembre 2016, ove non applicassero già un trattamento pari o superiore a quello previsto dall’accordo del 18 gennaio 2014, adegueranno il trattamento retributivo spettante alla generalità dei lavoratori dipendenti con le gradualità e le misure previste dalle tabelle di cui all’accordo stipulato il 30 novembre 2016.

D – La data di scadenza del CCNL Turismo 18 gennaio 2014 è fissata al 31 dicembre 2018.

E – Le parti concordano che costituirà oggetto di valutazione negoziale, ai fini del rinnovo del CCNL Turismo 18 gennaio 2014, il contrasto il dumping contrattuale.

F – Le parti concordano di completare le operazioni di stesura del testo contrattuale entro il 28 febbraio 2017.

 

– Leggi l’accordo del 9 febbraio 2017
Fonte: Federalberghi

GOVERNO:DECRETO -LEGGE PROVVIDENZE PER ZONE TERREMOTATE

14/02/2017

Consiglio dei Ministri ha pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 33 del 9 febbraio 2017, il Decreto Legge n. 8 del 9 febbraio 2017, con nuovi interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici del 2016 e del 2017.

Tra le questioni che riguardano la materia lavoro è stata prevista la proroga, fino ad esaurimento dei fondi, delle misure di sostegno del reddito ed un aiuto, per il quale è propedeutico un decreto interministeriale Lavoro – Economia, in favore delle famiglie a maggiore disagio economico residenti da almeno 2 anni nei Comuni oggetto degli eventi sismici.

CASSAZIONE:PILLOLE GIURISPRUDENZA LAVORO

14/02/2017
 – Ordinanza 08 febbraio 2017, n. 3301

 Stranieri – Espulsione dal territorio nazionale – Accertamento della tossicodipendenza

 – Sentenza 09 febbraio 2017, n. 3473

 Licenziamento per giusta causa – Ausiliari addetti alla viabilità – Interruzione temporanea della prestazione – Proporzionalità della sanzione espulsiva

 
 – Sentenza 10 febbraio 2017, n. 3630

Licenziamento per giusta causa – Assenza dal lavoro – Malattia – Svolgimento di altra attività lavorativa – Lesione del voncolo fiduciario

 – Sentenza 10 febbraio 2017, n. 3642

Rapporto di lavoro – CCNL ndustria del legno – TFR – Computo – Indennità di disagio

OO.SS.CHIEDONO PROROGA SCADENZA TERMINE PER RICHIEDERE APPLICAZIONE OTTAVA SALVAGUARDIA

13/02/2017

Cgil, Cisl e Uil chiedono una proroga per la presentazione delle domande di adesione all’ottava salvaguardia esodati: le istruzioni sono operative dallo scorso primo febbraio, la scadenza è il 2 marzo e, secondo i sindacati confederali, c’è troppo poco tempo per effettuare correttamente gli adempimenti. I segretari confederali  hanno inviato una lettera al Ministro del Lavoro , e al presidente dell’INPS , chiedendo la proroga:«in considerazione del ritardo da parte dell’INPS nel rendere disponibili le procedure necessarie per il corretto invio delle domande stesse».

 La procedura, scrivono i segretari confederali Cgil, Cisl e Uil,:«è stata rilasciata il 17 gennaio e resa pienamente operativa dal 1° febbraio, riducendo di fatto il tempo utile per la presentazione».

Modalità, termini e istruzioni per la presentazione delle domande sono contenuti nella circolare INPS 11/2017 e nella circolare 41/2016 del Ministero del Lavoro che riguarda in particolare i lavoratori che devono presentano la domanda alla DTL, direzione territoriale del lavoro. La proroga sarebbe opportuna:

«per poter garantire l’accesso alla misura di salvaguardia in considerazione del fatto che oltre il termine del 2 marzo il diritto decadrà».

Ricordiamo che l’ottava salvaguardia esodati è inserita nella Legge di Stabilità 2017 (commi da 214 a 218), e tutela di:

«30mila 700 lavoratori rimasti senza stipendio e senza pensione dopo la Riforma pensione del 2011 e non ancora tutelati dalle precedenti salvaguardie».

Ecco nel dettaglio chi sono i lavoratori coperti dall’ottava salvaguardia e a chi devono presentare domanda (INPS o DTL):

  • 11mila in mobilità o trattamento speciale edile a seguito di accordi stipulati entro il 31 dicembre 2011: cessazione dall’attività lavorativa entro il 31 dicembre 2014, perfezionamento dei requisiti per la pensione entro 36 mesi (3 anni) dalla fine della mobilità o dell’indennità, anche mediante versamento di contributi volontari. Domanda da presentare all’INPS;
  • 9mila 200 autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione prima del 4 dicembre 2011 con almeno un contributo volontario accreditato o accreditabile al 6 dicembre 2011: decorrenza della pensione entro il 6 gennaio 2019. Possono aver svolto, successivamente al 4 dicembre 2011, altre attività, ma non riconducibili a rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato. Decorrenza pensione: 6 gennaio 2019. Domanda da presentare all’INPS;
  • 1.200 autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione prima del 4 dicembre 2011, anche senza un contributo volontario accreditato o accreditabile al 6 dicembre 2011: almeno un contributo accreditato derivante da effettiva attività lavorativa fra il 1° gennaio 2007 e il 30 novembre 2013, al 30 novembre 2013 non svolgono attività lavorativa riconducibile a rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato. Decorrenza pensione entro il 6 gennaio 2018. Domanda all’INPS;
  • 7.800  cessati di cui all’articolo 1, comma 194, lettere b, c, d, della legge 147/2013, con rapporto di lavoro risolto entro il 30 giugno 2012 per accordi individuali, oppure accordi collettivi di incentivo all’esodo stipulati entro il 31 dicembre 2011. Maturazione pensione: 6 gennaio 2019. Domanda alla DTL;
  • 700 in congedo per assistere figli con disabilità grave: decorrenza pensione, 6 gennaio 2019. Domanda alla DTL;
  • 800 con contratto di lavoro a tempo determinato, anche in somministrazione, con esclusione del settore agricolo e dei lavoratori con qualifica di stagionali, cessati dal lavoro tra il 1° gennaio 2007 e il 31 dicembre 2011. Decorrenza pensione: 6 gennaio 2018. Non possono aver svolto lavoro a tempo indeterminato dopo la cessazione. Domanda alla DTL.

CASSAZIONE:PILLOLE GIURISPRUDENZA LAVORO

13/02/2017

 – Ordinanza 08 febbraio 2017, n. 3301 

 Stranieri – Espulsione dal territorio nazionale – Accertamento della tossicodipendenza

 – Sentenza 08 febbraio 2017, n. 3374

 Licenziamento disciplinare – Funzione di capo-squadra – lnadempimento fraudolento della prestazione lavorativa – Reiterazione dei fatti

 – Sentenza 08 febbraio 2017, n. 3377

 Avvocato – Dipendente Inps – Livello – Procedura concorsuale – Reinquadramento – Retribuzione

-Sentenza 08 febbraio 2017, n. 3380

Licenziamento per giusta causa – Presunta condotta datoriale mobbizzante – Risarcimento danno – Lesione vincolo fiduciario

    – Sentenza 09 febbraio 2017, n. 3467

Licenziamento per giustificmotivo soggettivo – Richieste aziendali disattese – Precedente condotta sanzionata

 – Sentenza 09 febbraio 2017, n. 3469

 Assenza ingiustificata – Licenziamento – Illegittimo ricorso al lavoro somministrato- Rapporto di lavoro subordinato – Patto di prova

INPS:COMUNICATO CIRCA POSSIBILE ABOLIZIONE DIS-COLL NEL 2017

13/02/2017

Ad integrazione del post publicato ieri su questo Blog ,si richiama l’attenzione sul sottostante comunicato dell’Inps del 10 scorso ,in cui trova conferma che, in mancanza di rifinanziamento  ,non sara’ consentito utilizzare lo speciale trattamento di disoccupazione in favore dei lavoratori co.co.co e co.co.pro rimasti disoccuparti nel 2017.


“La prestazione di disoccupazione DIS-COLL – istituita in via sperimentale dall’art. 15 del Decreto legislativo n. 22 del 2015 a favore dei collaboratori coordinati e continuativi, anche a progetto, per gli eventi di disoccupazione verificatisi nell’anno 2015 e successivamente prorogata dall’art. 1 comma 310 della Legge n. 208 del 2015 per gli eventi di disoccupazione verificatisi nell’anno 2016 – non è stata oggetto di proroga in relazione agli eventi di disoccupazione intervenuti a fare data dal 1° gennaio 2017.

Pertanto, in assenza di previsione normativa, non sarà possibile procedere alla presentazione delle domande di indennità DIS-COLL per le cessazioni involontarie dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto, verificatesi dal 1°gennaio 2017.”

Con l’occasione ed in attesa delle auspicate e promesse novita’ normative in materia ,si ritiene di precisare che lo  stop alle domande di Dis-Coll vale per le cessazioni dei rapporti di lavoro intervenute a partire dal primo gennaio 2017. Se ,invece, il contratto  e’ terminato nel 2016, resta il diritto a percepire la Dis-Coll, presentando domanda entro 68 giorni dalla fine del contratto (quindi, per le cessazioni di dicembre, c’è tempo fino al 9 marzo).