RISPOSTE MINISTERO LAVORO INTERPELLI

 Si segnalano le  sottoriportate  risposte fornite con le  note del 3.3.2011  dalla DGAI del Ministero del Lavoro,a norma dell’art.9 del dec.leg.vo n.124/04, a corrispondenti interpelli.

Interpello n.6/2010

Alla  Copagri  che ha richiesto di  conoscere il parere  ministeriale  in ordine alla possibilità di effettuare lo  scambio di manodopera tra coltivatori diretti e coloni-mezzadri che abbiano o meno la qualifica di imprenditore agricolo professionale ex art. 1 D.Lgs n. 99/2004.,in riferimento all’art.2139 c.c. ,il quale prevede testualmente che “tra piccoli imprenditori agricoli è ammesso lo scambio di manodopera o di servizi secondo gli usi” ,risulta comunicato quanto segue.

Quanto allo scambio di manodopera tra coltivatori diretti la risposta al quesito è senz’altro positiva, in quanto già chiarita dalla normativa; occorre tuttavia verificare la sussistenza della qualità di “piccolo imprenditore agricolo” anche con riguardo ai coloni e mezzadri, per i contratti ancora in essere ex L. n. 756/1964 e L. n. 203/1982.

 Con riguardo ai contratti di mezzadria e di colonia parziaria, è possibile riconoscere la qualifica di piccolo imprenditore in capo al mezzadro, che lavora insieme alla famiglia colonica e al colono, sulla base del disposto di cui all’art. 2083 c.c., atteso che la norma riconosce tale qualifica nei confronti di “coloro che esercitano un’attività professionale organizzata prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti della famiglia”.

La figura del mezzadro e, similmente, del colono è una figura particolare tipizzata nel codice civile che si colloca a metà tra l’imprenditore e il lavoratore dipendente: con riguardo alla prima caratteristica si evidenzia lo svolgimento dell’attività “in associazione al concedente”, per realizzare la divisione dei prodotti e degli utili (per la colonia v. art. 2167, comma 1, c.c.).

Per tali  tali figure professionali, si può affermare che le medesime possono farsi rientrare nel concetto di “piccoli imprenditori agricoli” ammettendo conseguentemente anche in tal caso lo scambio di manodopera ex art. 2139 c.c.

Mentre quindi per il coltivatore diretto è pacifica la riconducibilità a piccolo imprenditore, altrettanto non vale in via generale per lo IAP (ammesso oltretutto che si tratti di persona fisica e non giuridica) ,la  possibilità  di rientrare nelle previsioni di cui all’art. 2083 c.c ., pur non potendo escludere in assoluto la riconducibilità dello IAP ai termini di cui all’art. 2083 e quindi conseguentemente alle previsioni di cui all’art. 2139 c.c., la valutazione dovrà essere effettuata caso per caso avuta contezza del requisito della misura della partecipazione all’attività dei componenti del nucleo familiare.Al riguardo, si ritiene che la figura dello IAP possa farsi rientrare nella nozione di piccolo imprenditore, ai sensi dell’art. 2083 c.c., solo dove ne risulti evidente il possesso dei requisiti. Più in particolare si ricorda che rientrano tra i piccoli imprenditori coloro che esercitano un’attività professionale organizzata prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti della famiglia.

Pertanto, la partecipazione personale del titolare e dei suoi familiari va individuata comunque quale elemento discriminante della fattispecie.

Venendo ora alle caratteristiche per qualificare lo IAP, queste sono riconducibili a:

– possesso di conoscenze e competenze professionali;

– dedichi alle attività agricole almeno il 50% del proprio tempo di lavoro complessivo;

– ricavi dalle attività medesime almeno il 50% del proprio reddito globale da lavoro.

Mentre quindi per il coltivatore diretto è pacifica la riconducibilità a piccolo imprenditore, altrettanto non vale in via generale per lo IAP (ammesso oltretutto che si tratti di persona fisica e non giuridica).

 Per quanto detto, pur non potendo escludere in assoluto la riconducibilità dello IAP ai termini di cui all’art. 2083 e quindi conseguentemente alle previsioni di cui all’art. 2139 c.c., la valutazione dovrà essere effettuata caso per caso avuta contezza del requisito della misura della partecipazione all’attività dei componenti del nucleo familiare

Interpello n.72010

L’ANISA – Associazione Nazionale Imprese di Sorveglianza Antincendio – ha avanzato richiesta di conoscere il parere ministeiale   in ordine agli effetti derivanti dall’adesione ad un Fondo interprofessionale ex art. 118 L. n. 388/2000 da parte di un datore di lavoro non aderente al contratto collettivo nazionale nel quale viene tuttavia prevista la predetta facoltà ed  in particolare se l’adesione al Fondo implichi l’automatica applicazione dell’intero contratto collettivo nazionale, sia nella sua parte economico-normativa, che obbligatoria, anche in virtù della norma di cui all’art. 10 L. n. 30/2003 che subordina, per le imprese artigiane, commerciali e del turismo, il riconoscimento dei benefici normativi e contributivi all’applicazione dei contratti collettivi.

Al riguardo,  la nota ministeriale di risposta, premette  che l’adesione ai Fondi interprofessionali in questione – rinviando all’interpello del 21 dicembre 2006 n. prot. 25/SEGR/0007573 per le relative argomentazioni – attiene alla parte obbligatoria del contratto collettivo, in quanto le relative clausole sono destinate ad impegnare esclusivamente le parti contraenti.

Inoltre l’applicazione di tali clausole – per il principio della libertà sindacale ex art. 39 Cost. (in particolare la c.d. libertà negativa) – non implica automaticamente l’estensione di tutte le altre clausole di natura obbligatoria.

Interpello n.8/2010

L’Associazione Nazionale Costruttori Edili (ANCE) ha avanzato richiesta  di conoscere il parere ministeriale   in merito alla corretta interpretazione dell’art. 1, comma 3, del D.Lgs. n. 61/2000 ed in  particolare  l’interpellante chiede se il superamento del numero massimo di lavoratori part-time contrattualmente previsto, ai sensi del richiamato art. 3, possa determinare il mancato rilascio del Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC).

Al riguardo va anzitutto ricordato che,  il vigente CCNL Edilizia Industria, firmato il 18 giugno 2008, disciplina l’istituto del lavoro a tempo parziale con la finalità di contribuire alle attività di contrasto di fenomeni di utilizzo improprio di tale tipologia contrattuale nel settore.

In particolare l’art. 78 dello stesso contratto, dopo aver previsto per il lavoro a tempo parziale le tre modalità, orizzontale, verticale e misto, stabilisce che “fermo restando quanto previsto dalla legge, nelle more dell’adozione dei criteri di congruità da parte delle Casse edili le parti stabiliscono che un’impresa edile non può assumere operai a tempo parziale per una percentuale superiore al 3% del totale dei lavoratori occupati a tempo indeterminato”. La stessa norma contrattuale dispone inoltre che “resta ferma la possibilità di impiegare almeno un operaio a tempo parziale, laddove non ecceda il 30% degli operai a tempo pieno dipendenti dell’impresa”.

Quanto indicato nelle richiamate disposizioni contrattuali comporta che, una volta raggiunta l’indicata percentuale del 3% del totale dei lavoratori a tempo indeterminato nell’impresa, o superato il limite pari al 30% degli operai a tempo pieno dipendenti dell’impresa, ogni ulteriore contratto a tempo parziale stipulato deve considerarsi adottato in violazione delle regole contrattuali.

Si precisa al riguardo che il predetto limite del 3% è riferibile soltanto alle assunzioni a tempo parziale effettuate dopo l’entrata in vigore del nuovo CCNL, rimanendo esclusi dal calcolo i contratti part-time che a tale data risultino già stipulati.

Come già chiarito dall’INPS con circ. n. 6/2010, istituto caratteristico in materia di trattamento previdenziale per i lavoratori del settore edile è quello della contribuzione virtuale, che trova applicazione ove non si verifichi l’impiego del lavoratore per tutto l’orario contrattualmente previsto e tale minore prestazione lavorativa non sia dovuta ad eventi ben determinati.

In particolare l’L. n. 341/1995) stabilisce che “i datori di lavoro esercenti attività edile anche se in economia operanti sul territorio nazionale (…) sono tenuti ad assolvere la contribuzione previdenziale ed assistenziale su di una retribuzione commisurata ad un numero di ore settimanali non inferiore all’orario di lavoro normale stabilito dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative su base nazionale e dai relativi contratti integrativi territoriali di attuazione (…)”.

  Considerato che, fra i predetti eventi, non compare il caso di rapporto di lavoro a tempo parziale, l’Istituto ha chiarito che la contribuzione virtuale debba essere applicata anche al part-time in edilizia nel caso in cui la stipula di tale tipologia di rapporto sia avvenuta in violazione del limite contrattualmente stabilito. Pertanto, per ogni rapporto stipulato in violazione di tale limite, la carenza di legittimazione contrattuale alla stipula comporta l’applicazione della contribuzione virtuale, come se il rapporto non fosse a tempo parziale.

Analoghe argomentazioni sono contenute nella circolare INAIL n. 51/2010.

Tutto ciò premesso ne consegue che l’omissione contributiva che si verifichi in conseguenza del mancato versamento contributivo – sia pur della c.d. contribuzione virtuale – determinerà il mancato rilascio del Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC). L’omissione contributiva in questione, peraltro, è riferibile anche a quanto dovuto alle Casse edili, atteso che il citato art. 29 stabilisce espressamente che “nella retribuzione imponibile (…) rientrano (…) anche gli accantonamenti e le contribuzioni alle Casse edili”.

Si specifica in proposito che, ai fini della regolarità contributiva di quanto dovuto alle Casse Edili e sulla base di quanto demandato dalle parti sociali con il rinnovo del CCNL 19 aprile 2010, la Commissione nazionale paritetica per le Casse Edili (CNCE), con delibere nn. 433/2010, 436/2010 e 447/2011 ha disposto il rilascio del DURC irregolare, a decorrere dalla data del 1° gennaio 2011, per i contratti di lavoro part time stipulati successivamente a tale data e in eccedenza dei predetti limiti.

Una Risposta to “RISPOSTE MINISTERO LAVORO INTERPELLI”

  1. LO SCAMBIO DI MANODOPERA NEL SETTORE AGRICOLO | Informa360 TV Says:

    […] [6]Si veda in proposito commento all’Interpello n. 6/2011 su questo stesso blog da parte del dott. Francesco Colaci (https://francescocolaci.wordpress.com/2011/03/06/risposte-ministero-lavoro-interpelli-2/). […]

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