CDM : DISEGNO LEGGE RIFORMA IN MATERIA DI LAVORO

13/03/2014

 

Il Consiglio dei Ministri nella riunione del 12 marzo 2014  ha approvato  altresì il disegno di legge delega al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, di semplificazione delle procedure e degli adempimenti in materia di lavoro, di riordino delle forme contrattuali e di miglioramento della conciliazione tra tempi di lavoro e tempi di vita.
Delega in materia di ammortizzatori sociali

La delega ha lo scopo di assicurare un sistema di garanzia universale per tutti i lavoratori che preveda, in caso di disoccupazione involontaria, tutele uniformi e legate alla storia contributiva dei lavoratori, di razionalizzare la normativa in materia di integrazione salariale. Un sistema così delineato può consentire il coinvolgimento attivo di quanti sono espulsi dal mercato del lavoro o siano beneficiari di ammortizzatori sociali, semplificando le procedure amministrative e riducendo gli oneri non salariali del lavoro. A tal fine vengono individuati i seguenti principi e criteri direttivi:

  • rivedere i criteri di concessione ed utilizzo delle integrazioni salariali escludendo i casi di cessazione aziendale;
  • semplificare le procedure burocratiche anche con la introduzione di meccanismi automatici di concessione;
  • prevedere che l’accesso alla cassa integrazione possa avvenire solo a seguito di esaurimento di altre possibilità di riduzione dell’orario di lavoro;
  • rivedere i limiti di durata, da legare ai singoli lavoratori;
  • prevedere una maggiore compartecipazione ai costi da parte delle imprese utilizzatrici;
  • prevedere una riduzione degli oneri contributivi ordinari e la loro rimodulazione tra i diversi settori in funzione dell’effettivo utilizzo;
  • rimodulare l’ASpI omogeneizzando tra loro la disciplina ordinaria e quella breve;
  • incrementare la durata massima dell’ASpI per i lavoratori con carriere contributive più significative;
  • estendere l’applicazione dell’ASpI ai lavoratori con contratti di co.co.co., prevedendo in fase iniziale un periodo biennale di sperimentazione a risorse definite;
  • introdurre massimali in relazione alla contribuzione figurativa;
  • valutare la possibilità che, dopo l’ASpI, possa essere riconosciuta un’ulteriore prestazione in favore di soggetti con indicatore ISEE particolarmente ridotto;
  • eliminare lo stato di disoccupazione come requisito per l’accesso a prestazioni di carattere assistenziale.

Nell’esercizio di tale delega verranno individuati meccanismi volti ad assicurare il coinvolgimento attivo del soggetto beneficiario di prestazioni di integrazione salariale, ovvero di misure di sostegno in caso di disoccupazione, al fine di favorirne lo svolgimento di attività in favore della comunità locale di appartenenza.
Delega in materia di servizi per il lavoro e di politiche attive

La delega è finalizzata a garantire la fruizione dei servizi essenziali in materia di politica attiva del lavoro su tutto il territorio nazionale, nonché ad assicurare l’esercizio unitario delle relative funzioni amministrative. A tal fine vengono individuati i seguenti principi e criteri direttivi:

  • razionalizzare gli incentivi all’assunzione già esistenti, da collegare alle caratteristiche osservabili per le quali l’analisi statistica evidenzi una minore probabilità di trovare occupazione;
  • razionalizzare gli incentivi per l’autoimpiego e l’autoimprenditorialità;
  • istituire, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, un’Agenzia nazionale per l’impiego per la gestione integrata delle politiche attive e passive del lavoro, partecipata da Stato, Regioni e Province autonome e vigilata dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali. All’agenzia sarebbero attribuiti compiti gestionali in materia di servizi per l’impiego, politiche attive e ASpI e vedrebbe il coinvolgimento delle parti sociali nella definizione delle linee di indirizzo generali. Si prevedono meccanismi di raccordo tra l’Agenzia e l’Inps, sia a livello centrale che a livello territoriale, così come meccanismi di raccordo tra l’Agenzia e gli enti che, a livello centrale e territoriale, esercitano competenze in materia di incentivi all’autoimpiego e all’autoimprenditorialità;
  • razionalizzare gli enti e le strutture, anche all’interno del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, che operano in materia di ammortizzatori sociali, politiche attive e servizi per l’impiego allo scopo di evitare sovrapposizioni e garantire l’invarianza di spesa;
  • rafforzare e valorizzare l’integrazione pubblico/privato per migliorare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro;
  • mantenere il capo al Ministero del lavoro e delle politiche sociali il ruolo per la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni che debbono essere garantite su tutto il territorio nazionale;
  • mantenere in capo alle Regioni e Province autonome le competenze in materia di programmazione delle politiche attive del lavoro;
  • favorire il coinvolgimento attivo del soggetto che cerca lavoro;
  • valorizzare il sistema informativo per la gestione del mercato del lavoro e il monitoraggio delle prestazioni erogate.

Delega in materia di semplificazione delle procedure e degli adempimenti
La delega punta a conseguire obiettivi di semplificazione e razionalizzazione delle procedure di costituzione e gestione dei rapporti di lavoro, al fine di ridurre gli adempimenti a carico di cittadini e imprese. A tal fine vengono individuati i seguenti principi e criteri direttivi:

  • razionalizzare e semplificare le procedure e gli adempimenti connessi con la costituzione e la gestione del rapporto di lavoro, con l’obiettivo di dimezzare il numero di atti di gestione del rapporto di carattere burocratico ed amministrativo;
  • eliminare e semplificare, anche mediante norme di carattere interpretativo, le disposizioni interessate da rilevanti contrasti interpretativi, giurisprudenziali e amministrativi;
  • unificare le comunicazioni alle pubbliche amministrazioni per i medesimi eventi (es. infortuni sul lavoro) ponendo a carico delle stesse amministrazioni l’obbligo di trasmetterle alle altre amministrazioni competenti;
  • promuovere le comunicazioni in via telematica e l’abolizione della tenuta di documenti cartacei;
  • rivedere il regime delle sanzioni, valorizzando gli istituti di tipo premiale, che tengano conto della natura sostanziale o formale della violazione e favoriscano l’immediata eliminazione degli effetti della condotta illecita (a parità di costo);
  • individuare modalità organizzative e gestionali che consentano di svolgere, anche in via telematica, tutti gli adempimenti di carattere burocratico e amministrativo connesso con la costituzione, la gestione e la cessazione del rapporto di lavoro;
  • revisione degli adempimenti in materia di libretto formativo del cittadino

Delega in materia di riordino delle forme contrattuali
La delega è finalizzata a rafforzare le opportunità di ingresso nel mondo del lavoro da parte di coloro che sono in cerca di occupazione, nonché a riordinare i contratti di lavoro vigenti per renderli maggiormente coerenti con le attuali esigenze del contesto produttivo nazionale e internazionale.
A tal fine vengono individuati i seguenti principi e criteri direttivi:

a)individuare e analizzare tutte le forme contrattuali esistenti ai fini di poterne valutare l’effettiva coerenza con il contesto occupazionale e produttivo nazionale e internazionale, anche in funzione di eventuali interventi di riordino delle medesime tipologie contrattuali;

b)procedere alla redazione di un testo organico di disciplina delle tipologie contrattuali dei rapporti di lavoro, riordinate secondo quanto indicato alla lettera a), che possa anche prevedere l’introduzione, eventualmente in via sperimentale, di ulteriori tipologie contrattuali espressamente volte a favorire l’inserimento nel mondo del lavoro, con tutele crescenti per i lavoratori coinvolti;

c)introdurre, eventualmente anche in via sperimentale, il compenso orario minimo, applicabile a tutti i rapporti di lavoro subordinato, previa consultazione delle parti sociali;

d)procedere all’abrogazione di tutte le disposizioni che disciplinano le singole forme contrattuali, incompatibili con il testo organico di cui alla lettera b), al fine di assicurare certezza agli operatori, eliminando duplicazioni normative e difficoltà interpretative ed applicative.

Delega in materia di conciliazione dei tempi di lavoro con le esigenze genitoriali
La delega ha la finalità di contemperare i tempi di vita con i tempi di lavoro dei genitori. In particolare, l’obiettivo che si vuole raggiungere è quello di evitare che le donne debbano essere costrette a scegliere fra avere dei figli oppure lavorare.
A tal fine vengono individuati i seguenti principi e criteri direttivi:

  • introdurre a carattere universale l’indennità di maternità, quindi anche per le lavoratrici che versano contributi alla gestione separata;
  • garantire, alle lavoratrici madri parasubordinate, il diritto alla prestazione assistenziale anche in caso di mancato versamento dei contributi da parte del datore di lavoro;
  • abolire la detrazione per il coniuge a carico ed introdurre il tax credit, quale incentivo al lavoro femminile, per le donne lavoratrici, anche autonome, con figli minori e che si trovino al di sotto di una determinata soglia di reddito familiare;
  • incentivare accordi collettivi volti a favorire la flessibilità dell’orario lavorativo e l’impiego di premi di produttività, per favorire la conciliazione dell’attività lavorativa con l’esercizio delle responsabilità genitoriali e dell’assistenza alle persone non autosufficienti;
  • favorire l’integrazione dell’offerta di servizi per la prima infanzia forniti dalle aziende nel sistema pubblico – privato dei servizi alla persona, anche mediante la promozione del loro utilizzo ottimale da parte dei lavoratori e dei cittadini residenti nel territorio in cui sono attivi.

SENTENZA CONSIGLIO STATO DINIEGO PERMESSO SOGIORNO

12/03/2014

Si segnala la sottoriportata sentenza con cui il Comsiglio di Stysato ha accolto il ricorso prodotto avverso il mancato rilascio del permesso di spoggiorno da parte dell’Amministrazioone competente.

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Sentenza 05 marzo 2014, n. 1031

Fatto e diritto

1. Il Tribunale amministrativo regionale della Campania – Napoli – VI Sezione, con sentenza n. 5452 del 9 novembre 2011 depositata il 22 novembre 2011, ha respinto, con compensazione delle spese, il ricorso proposto dal signor -(…)-, cittadino marocchino, avverso il decreto n. 814 dell’11 ottobre 2010, con cui la – (…) ha rigettato l’istanza di rilascio del permesso di soggiorno per lavoro subordinato a seguito di sentenza di condanna del Tribunale di – (…) – in data 18 aprile 2007, con l’alias di – (…)-, per i reati di cui agli artt. 469 e 497 bis c.p., 5, c. 8 bis, e 6, c. 3, del D.Lgs. n. 286/1998.

Il giudice di prime cure ha ritenuto che la condanna subita avesse comunque effetto preclusivo, non rilevando che alla data del provvedimento impugnato fosse in corso di esame l’istanza di riabilitazione né la successiva riabilitazione conseguita in data 24 marzo 2011 peraltro sempre sotto il citato alias, né l’istanza di riesame, anch’essa successivamente presentata, non essendo stato impugnato il silenzio-rigetto.

Né fondata era la censura circa l’omesso avviso dell’avvio del procedimento posto che la comunicazione inviata in data 6 settembre 2010 tramite la -(…)-non è andata a buon fine per irreperibilità del destinatario.

2. Il signor -(…)-, con atto notificato il 17 gennaio 2012 e depositato il 14 febbraio 2012, ha interposto appello, con domanda di sospensiva, richiamando preliminarmente la giurisprudenza di questo Consiglio che ha accolto vari analoghi ricorsi in presenza di riabilitazione intervenuta in corso di giudizio.

Ripropone la censura circa il mancato avviso dell’avvio del procedimento a seguito della nullità della notificazione della citata nota della Questura, e quindi della irreperibilità dichiarata probabilmente a seguito di un solo accesso e non accertata come per legge, tenuto conto che allo stesso indirizzo sono state svolte le successive indagini dei Carabinieri ai fini della riabilitazione.

Rammenta che con istanza datata 10 settembre 2010 ha chiesto l’accesso agli atti relativi al procedimento e che la comunicazione dell’avvio era stata inviata in data 21 settembre 2010.

Insiste per la rilevanza della riabilitazione che ha fatto cessare tutti gli effetti della condanna così retroagendo a prima del provvedimento questorile, e sottolinea la stipula di regolare contratto di lavoro subordinato domestico ai fini di emersione e la condotta irreprensibile dal 2009.

3. Il Ministero dell’Interno e la -(…)- si sono costituiti con mero atto formale dell’Avvocatura generale dello Stato depositato il 17 febbraio 2012.

4. La Sezione, con ordinanza n. 892 del 2 marzo 2012, ha accolto l’istanza cautelare sospendendo l’esecutività della sentenza impugnata, “anche ai fini del riesame della situazione dell’interessato da parte dell’Amministrazione alla luce dell’intervenuta riabilitazione, della posizione lavorativa e dell’istanza di emersione già presentata”.

5. A seguito di istanza di prelievo depositata dall’appellante il 17 settembre 2012, la causa, all’udienza pubblica del 6 febbraio 2014, è stata trattenuta in decisione.

6.1. L’appello è fondato e la sentenza impugnata va riformata.

6.2. In via preliminare il Collegio è dell’avviso che la comunicazione dell’avvio del procedimento di cui alla nota della Questura, inviata in data 6 settembre 2010, non si è correttamente perfezionata, non essendo sufficiente la “irreperibilità” prospettata dai -(…)-, dovendo la stessa risultare secondo le modalità previste dalla procedura prescritta per legge in materia con specifici adempimenti.

Peraltro gli elementi riferiti dall’appellante circa il suo domicilio, e non contestati, inducono a rendere effettiva la dedotta nullità della notificazione della nota suddetta e quindi a far venir meno un presupposto essenziale del decreto del Questore, che per di più cita il mancato esercizio del diritto di accesso che invece, agli atti senza contestazioni, risulta essere stato attivato con la citata richiesta datata 10 settembre e ricevuta il 13 successivo.

6.3. L’Amministrazione per di più, al di là di un mero atto formale di costituzione, non ha ritenuto di aderire all’ordinanza cautelare di questa Sezione e quindi di procedere, con altro motivato provvedimento, al riesame della situazione dell’interessato alla luce dell’intervenuta riabilitazione, della posizione lavorativa e dell’istanza di emersione già presentata.

Ebbene, la giurisprudenza di questo Collegio ha ormai affermato il principio secondo cui, ferma restando la preclusione connessa alla condanna per determinati reati (come nella fattispecie), il rigetto dell’istanza del permesso di soggiorno però non consegue automaticamente in presenza di talune circostanze, quali quelle indicate dalla Sezione, che devono indurre l’Amministrazione a una specifica valutazione, attuale e concreta, della assenza di pericolosità, della positiva integrazione dello straniero nel tessuto sociale ed economico italiano.

Nella fattispecie la condanna risale al 2007, la riabilitazione è intervenuta nel 2011 (cfr. in proposito, fra le altre, VI Sezione n.1308/2011), è stato stipulato un contratto di lavoro subordinato domestico ai fini della emersione richiesta nel settembre 2009, per cui sfuggono al Collegio le ragioni per le quali l’Amministrazione abbia inteso disattendere l’ordinanza dianzi citata senza addurre alcuna motivazione a sostegno del proprio operato.

7. Ne consegue che l’appello va accolto e la sentenza impugnata va riformata con l’accoglimento del ricorso di primo grado, facendo salvi gli ulteriori provvedimenti dell’Amministrazione.

Si ritiene di disporre la compensazione delle spese.

P.Q.M.

Definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, il ricorso di primo grado va accolto.

Spese del grado compensate.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’art. 52, comma 1, D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, per disporre l’oscuramento delle generalità dei dati identificativi del signor -(…)-,, manda alla Segreteria di procedere all’annotazione di cui ai commi 1 e 2 della medesima disposizione nei termini suindicati.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

ISTRUZIONI INPS MISURA CIGS ANNO 2014 CONTRATTI SOLIDATRIETA’

12/03/2014

Le istruzioni di cui al titolo sono state precisate dall’Inps con il sottostante Messaggio ,  in cui in particolare  si   precisa che  il trattamento di integrazione salariale per i predetti contratti di solidarietà è pari al 70 per cento della retribuzione persa a seguito della riduzione dell’orario di lavoro, relativamente ai periodi di competenza dell’anno 2014  , indipendentemente dalla data di stipula del contratto e da quella di emanazione del decreto di concessione.

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Messaggio 11 marzo 2014, n. 3234

L’art. 1, comma 186, della legge 27 dicembre 2013 n. 147, “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2014)” dispone che “per l’anno 2014, l’ammontare del trattamento di integrazione salariale per i contratti di solidarietà di cui all’articolo 1 del decreto-legge 30 ottobre 1984, n. 726, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1984, n. 863, e successive modificazioni, è aumentato nella misura del 10 per cento della retribuzione persa a seguito della riduzione di orario, nel limite massimo di 50 milioni di euro per lo stesso anno 2014”.

Entro il suddetto limite di spesa, pertanto, il trattamento di integrazione salariale per i predetti contratti di solidarietà è pari al 70 per cento della retribuzione persa a seguito della riduzione dell’orario di lavoro, relativamente ai periodi di competenza dell’anno 2014 (NOTA 1), indipendentemente dalla data di stipula del contratto e da quella di emanazione del decreto di concessione.

Istruzioni operative

Ai fini della compilazione del flusso UniEmens, si richiamano le indicazioni in merito già fornite con circ. n. 15 del 29.1.2014, punto 3. Ad integrazione, si fa presente che, per l’esposizione dell’importo dei ratei di competenze annuali o periodiche relative al trattamento straordinario di integrazione salariale, derivante da contratto di solidarietà per l’anno 2014, i datori di lavoro dovranno valorizzare nel flusso Uniemens, nell’elemento <DenunciaIndividuale> <CausaleCongCIGS> il codice di nuova istituzione “F503” e, nell’Elemento <ImportoCongCIGS>, l’importo posto a conguaglio.

Per i recuperi riferiti a CdS relativi a periodi di competenza fino a tutto il 2013, rimangono valide le disposizioni già in uso (codici “G704, G705 e F502”).

Inoltre, circa i trattamenti di integrazione salariale per i quali nel decreto di autorizzazione è prevista la modalità del pagamento diretto ai lavoratori da parte dell’INPS, la liquidazione della prestazione dovrà essere effettuata con due distinti provvedimenti di pagamento relativi, rispettivamente, alla misura ordinaria del trattamento (60%) e all’incremento del 10% (ovvero del 20% per gli anni precedenti), onde consentire, tra l’altro, l’esatta imputazione contabile delle somme erogate secondo la descrizione che segue. Nel pagamento dell’incremento, nel campo “Tipo integrazione” delle mensilità si dovrà indicare il codice 7.

Istruzioni contabili

Al fine di rilevare l’onere derivante dalla maggiorazione del trattamento straordinario di integrazione salariale, nella misura prevista per l’anno 2014, in applicazione dell’art. 1, comma 186, della legge n. 147/2013 (10% della retribuzione persa a seguito della riduzione di orario), con apposita copertura finanziaria a carico dello Stato (Fondo sociale per l’occupazione e la formazione), si istituisce il nuovo conto nell’ambito della Gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali – evidenza contabile GAU (Gestione degli oneri per il mantenimento del salario), movimentabile da procedura automatizzata:

GAU30190 – per i periodi di paga riferiti all’anno 2014 (codice “G706”).

Il nuovo conto dovrà essere utilizzato anche per l’imputazione dei ratei relativi alla maggiorazione del 10%. (F503).

Per la contabilizzazione degli arretrati relativi alla maggiorazione del 20%, che riguardano periodi di competenza fino a tutto il 2013, si conferma il conto in uso GAU30145 (istituito con messaggio n. 8097 del 22 marzo 2010) nell’ambito della procedura automatizzata di ripartizione delle denunce, al quale verrà opportunamente variata la denominazione (cfr. allegato 1).

Nei casi di pagamento diretto ai beneficiari, da effettuare mediante la procedura dei pagamenti accentrati delle prestazioni temporanee, si procederà alla rilevazione contabile distinta dell’importo dell’integrazione salariale nella misura del 60% della retribuzione persa e della maggiorazione del 10% sul trattamento integrativo, con imputazione ai seguenti nuovi conti:

GAU30191 – Integrazione salariale straordinaria corrisposta direttamente ai lavoratori, per i contratti di solidarietà di cui all’art. 1, del decreto legge n. 726/1984, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 863/1984, di competenza dell’anno in corso;

GAU30192 – Integrazione salariale straordinaria corrisposta direttamente ai lavoratori, per i contratti di solidarietà di cui all’art. 1, del decreto legge n. 726/1984, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 863/1984, di competenza degli anni precedenti;

GAU30193 – Maggiorazione dell’integrazione salariale straordinaria corrisposta direttamente ai lavoratori, per i contratti di solidarietà di cui all’art. 1, del decreto legge n. 726/1984, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 863/1984, per i periodi relativi all’anno 2014 – art. 1, comma 186, della legge n. 147/2013

Si riportano nell’allegato le variazioni al piano dei conti.

Allegato

VARIAZIONI AL PIANO DEI CONTI

Tipo variazione

I

Codice conto

GAU30190

Denominazione completa

Maggiorazione dell’integrazione salariale straordinaria corrisposta per i contratti di solidarietà di cui all’art. 1, del decreto legge n. 726/1984, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 863/1984, ai dipendenti delle aziende ammesse al conguaglio con il sistema di denuncia di cui al D.M. 5 febbraio 1969 per i periodi relativi all’anno 2014 – art. 1, comma 186, della legge n. 147/2013

Denominazione abbreviata

MAGG.INT.SAL.ART1 C186 L147/13 DM 5/02/69-2014

Tipo variazione

I

Codice conto

GAU30191

Denominazione completa

Integrazione salariale straordinaria corrisposta direttamente ai lavoratori, per i contratti di solidarietà di cui all’art. 1, del decreto legge n. 726/1984, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 863/1984, di competenza dell’anno in corso

Denominazione abbreviata

INTEGR.SALARIALE STRAORD. ART.1 L.863/84 A.C.

Tipo variazione

I

Codice conto

GAU30192

Denominazione completa

Integrazione salariale straordinaria corrisposta direttamente ai lavoratori, per i contratti di solidarietà di cui all’art. 1, del decreto legge n. 726/1984, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 863/1984, di competenza degli anni precedenti

Denominazione abbreviata

INTEGR.SALARIALE STRAORD. ART.1 L.863/84 A.P.

Tipo variazione

I

Codice conto

GAU30193

Denominazione completa

Maggiorazione dell’integrazione salariale straordinaria corrisposta direttamente ai lavoratori, per i contratti di solidarietà di cui all’art. 1, del decreto legge n. 726/1984, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 863/1984, per i periodi relativi all’anno 2014 – art. 1, comma 186, della legge n. 147/2013

Denominazione abbreviata

MAGG.INT.SAL. AI LAV. ART1 C186 L147/13-2014

Tipo variazione

V

Codice conto

GAU30145

Denominazione completa

Maggiorazione dell’integrazione salariale straordinaria corrisposta per i contratti di solidarietà di cui all’art. 1, comma 6, del decreto legge n. 78/2009, convertito nella legge n. 102/2009 ai dipendenti delle aziende ammesse a conguaglio con il sistema di denuncia di cui al D.M. 5 febbraio 1969, per i periodi relativi agli anni dal 2010 al 2013

Denominazione abbreviata

MAGG.INT.SAL.ART1 C6 DL78/09 DM 5/2/69 2010-2013

Nota:

1) Per gli anni 2009-2013, l’aumento era stabilito nella misura del 20% (dal 60% all’80%).

INPS:AVVISI BONARI GESTIONE COMMERCIANTI ED ARTIGIANI

12/03/2014

Si richiama l’attenzione sul sottostante Messaggio con cui l’Inps segnala che entro la data del 15/03/2014 gli avvisi bonari saranno a disposizione del contribuenteall’interno del Cassetto previdenziale Artigiani e Commercianti (di cui al messaggio n.5769 del 02/04/2012) al seguente indirizzo: Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti –Posizione Assicurativa – Avvisi Bonari.

il messaggio n. 3156/2014

CASSAZIONE ESCLUDE USO PEC NEL PROCESSO PENALE

12/03/2014

Riguardo a quanto riportato nel titolo ,si rinvia alla sottoriportata sentenza della Corte di Cassazione.

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Corte di Cassazione, sezione III penale, sentenza 10 febbraio 2014 (dep. 13 febbraio 2014) n. 7058

sentenza
sul ricorso proposto da:
V.C., n. (OMISSIS);
avverso la sentenza della Corte d’Appello di CATANIA in data 21/05/2013;
visti gli atti, il provvedimento denunziato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere Dr. Alessio Scarcella;
udite le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. Salzano Francesco, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso.

Svolgimento del processo
1. Con sentenza della Corte d’Appello di Catania, pronunciata in data 31/05/2013, depositata in data 28/05/2013, confermativa della sentenza del tribunale di Siracusa, sez. Dist. AUGUSTA, V. C. veniva dichiarato colpevole del reato di cui al D.P.R. n. 380 del 2001, art. 44, lett. c), (per aver realizzato, in assenza di permesso di costruire, un immobile di 45 mq. circa, in area insistente a distanza inferiore a 150 mt. dalla battigia) nonchè per altre violazioni della materia edilizia, e condannato alla pena condizionalmente sospesa (subordinata alla demolizione ed al ripristino dello stato dei luoghi) di sei mesi di reclusione ed Euro 60.000,00 di multa, oltre al pagamento delle spese processuali ed alla sanzione amministrativa accessoria della demolizione del manufatto abusivo entro 90 gg. dall’esecutività della sentenza, previo dissequestro e restituzione dell’immobile all’avente diritto, con rimessione in pristino stato dei luoghi a sue spese.
2. Con tempestivo ricorso, proposto dal difensore fiduciario, viene dedotto un unico motivo di ricorso, di seguito enunciato nei limiti strettamente necessari per la motivazione ex art. 173 disp. att. c.p.p..
2.1. Deduce, con tale motivo, la violazione dell’art. 606 c.p.p., lett. e), sub specie di inosservanza delle norme stabilite a pena di nullità con riferimento all’art. 178 c.p.p., lett. c), e art. 179 c.p.p., comma 1; omessa valutazione dell’istanza di rinvio per impedimento del difensore; difetto di assistenza dell’imputato.
Rileva il ricorrente che, con comunicazione via mail in data 15/05/2013, ore 18,29 rivolta alla cancelleria della Corte d’Appello di Catania, il difensore aveva rivolto istanza di rinvio per legittimo impedimento a comparire all’udienza del 21/05/2013, fissata per la trattazione del processo d’appello, in quanto impegnato presso il GUP di Varese quale difensore di parte civile in processo fissato per la discussione; l’istanza venne reiterata nuovamente per e-mail al medesimo indirizzo di posta elettronica fornito dalla cancelleria della Corte d’appello che tramite deposito dell’atto eseguito presso la cancelleria in data 20/05/2013, giorno antecedente l’udienza.
Si duole il ricorrente per non aver la Corte territoriale valutato l’istanza di rinvio depositata al fascicolo processuale, così viziando la sentenza emessa il 21 maggio 2013 per nullità assoluta;
l’istanza, deduce il ricorrente, venne partecipata sei giorni prima sia mediante mezzi tecnici nelle forme di cuiall’art. 150 c.p.p., ma anche depositata in cancelleria il giorno precedente l’udienza, con conseguente violazione del diritto all’assistenza dell’imputato che rende nulla la sentenza.

Motivi della decisione
3. Il ricorso è fondato nei limiti di cui si dirà oltre.
4. Deve, anzitutto, ritenersi priva di fondamento la censura relativa alla dedotta nullità legata alla trasmissione a mezzo comunicazione e-mail dell’istanza di rinvio, che il ricorrente documenta essere stata inviata in data 15 maggio 2013 all’indirizzo di posta elettronica della cancelleria della Corte d’appello di Catania. Sul punto, infatti, è stato più volte affermato da questa Corte – ed il Collegio non rileva alcun motivo per discostarsi dal principio, che condivide – che è inammissibile l’istanza di rinvio dell’udienza per concomitante impegno del difensore trasmessa via telefax, poichè l’art. 121 c.p.p. stabilisce l’obbligo per le parti di presentare le memorie e le richieste rivolte al giudice mediante deposito in cancelleria, mentre il ricorso al telefax è riservato ai funzionari di cancelleria ai sensi dell’art. 150 c.p.p. (v., da ultimo: Sez. 6, n. 28244 del 30/01/2013 – dep. 28/06/2013, Bagheri, Rv. 256894).
Tale principio, espresso a proposito dell’uso del telefax, peraltro, trova applicazione per tutte quelle “Forme particolari di notificazione disposte dal giudice”, cui si riferisce l’art. 150 c.p.p., ossia “mediante l’impiego di mezzi tecnici che garantiscano la conoscenza dell’atto” e, dunque, anche in quei casi – come quello oggetto di esame da parte di questa Corte – in cui la comunicazione sia stata eseguita a mezzo posta elettronica. Del resto, si aggiunge, la comunicazione venne eseguita mediante l’indirizzo mail “privato” di posta elettronica del difensore e non a mezzo di posta elettronica certificata, modalità non riconosciuta dalla legge. Per completezza, peraltro, occorre comunque chiarire che, a differenza di quanto previsto per il processo civile, nel processo penale tale forma di trasmissione, per le parti private, non sarebbe stata comunque idonea per comunicare l’impedimento. Ed invero, nel processo civile l’art. 366 c.p.c., comma 2, (cosi come previsto dalla L. 12 novembre 2011, n. 183, che ha modificato la L. n. 53 del 1994), ha introdotto espressamente la PEC quale strumento utile per le notifiche degli avvocati autorizzati. Già il D.M. n. 44 del 2011 aveva disciplinato con maggiore attenzione l’invio delle comunicazioni e delle notifiche in via telematica dagli uffici giudiziari agli avvocati e agli ausiliari del giudice nel processo civile, in attuazione della L. 6 agosto 2008, n. 133, art. 51. In tale contesto assume rilevanza la disposizione di cui all’art. 4 che prevede l’adozione di un servizio di posta elettronica certificata da parte del Ministero della Giustizia in quanto ai sensi di quanto disposto dalla L. n. 24 del 2010 nel processo civile e nel processo penale, tutte le comunicazioni e notificazioni per via telematica devono effettuarsi, mediante posta elettronica certificata.
Quest’ultima disposizione è stata rinnovata anche dal d.l. 18 ottobre 2012, n. 179 (“Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese”, in GU n.245 del 19-10-2012 – Suppl. Ordinario n. 194), entrato in vigore il 20/10/2012 e convertito con modificazioni dalla L. 17 dicembre 2012, n. 221 (c.d. Decreto crescitalia 2.0) dove all’art. 16 viene sancito, al comma 4, che “Nei procedimenti civili le comunicazioni e le notificazioni a cura della cancelleria sono effettuate esclusivamente per via telematica all’indirizzo di posta elettronica certificata risultante da pubblici elenchi o comunque accessibili alle pubbliche amministrazioni, secondo la normativa, anche regolamentare, concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici. Allo stesso modo si procede per le notificazioni a persona diversa dall’imputato a norma dell’art. 148 c.p.p., comma 2 bis, artt. 149 e 150 c.p.p. e art. 151 c.p.p., comma 2. La relazione di notificazione è redatta in forma automatica dai sistemi informatici in dotazione alla cancelleria”. Ne consegue, pertanto, che per la parte privata, nel processo penale, l’uso di tale mezzo informatico di trasmissione non è – allo stato – consentito quale forma di comunicazione e/o notificazione.
5. E’, invece, fondata la censura difensiva per aver omesso la Corte d’appello di valutare l’istanza di rinvio che il difensore, dopo aver inoltrato per posta elettronica, aveva provveduto a depositare in cancelleria il giorno prima dell’udienza, come risulta dall’esame del fascicolo processuale che questa Corte ha esaminato, essendo giudice del fatto attesa la natura processuale dell’eccezione. Ed invero, pur risultando depositata l’istanza di rinvio il giorno precedente l’udienza, non risulta dalla motivazione della sentenza impugnata nè dal verbale dell’udienza svoltasi il 21 maggio 2013, che il collegio ebbe a valutarla. A prescindere, dunque, dalla fondatezza o meno dell’istanza, la omissione tout court della delibazione dell’istanza di rinvio, integra una nullità assoluta per violazione del diritto all’assistenza e rappresentanza dell’imputato. Come più volte affermato da questa Corte, infatti, in tema di legittimo impedimento a comparire del difensore, l’omessa valutazione dell’istanza di rinvio dell’udienza determina il difetto di assistenza dell’imputato, con la conseguente nullità assoluta di cui all’art. 178 c.p.p., comma 1, lett. c) e art. 179 c.p.p., comma 1, (principio affermato in relazione ad una fattispecie, analoga a quella in esame, in cui il processo era stato celebrato senza l’effettiva partecipazione del difensore di fiducia o di un sostituto da lui nominato: Sez. 6, n. 42110 del 14/10/2009 – dep. 02/11/2009, Gaudio, Rv. 245127).
6. L’impugnata sentenza dev’essere, pertanto, annullata con rinvio alla Corte d’appello di Catania, altra sezione, per nuovo giudizio.

P.Q.M.
Annulla la sentenza impugnata con rinvio alla Corte d’appello di Catania.
Così deciso in Roma, il 11 febbraio 2014.

Depositato in Cancelleria il 13 febbraio 2014

PROLUNGARE SOSTA AUTO OLTRE ORARIO TICKET NON COMPORTA PAGAMENTO MULTA

12/03/2014

Quanto previsto nel titolo ha formato oggetto di parere del Diorettorev Generale del Ministero dei  Trasporti   che ha spiegato: “L’eventuale evasione tariffaria non configura violazione alle norme del Codice della strada, bensì una inadempienza contrattuale, da perseguire secondo le procedure jure privatorum a tutela del diritto patrimoniale dell’ente proprietario o concessionario“.

Stando alle parole  del Direttotre Generale  le violazioni alle norme del Codice della Strada si verificano solo in due casi, ovvero quando la sosta è consentita per un tempo limitato e viene richiesta l’esposizione del disco orario, e quando quando “il dispositivo di controllo della durata della sosta è fatto obbligo di porlo in funzione”. In poche parole la multa sarà legittima solo per chi non paga la tariffa di parcheggio e per chi si dimentica di esporre il ticket sul cruscotto, ma non per chi lascia l’auto nel parcheggio oltre l’orario consentito.

Si conclude rimarcando che la precisazione del dicastero dei Trasporti non appare una novità assoluta visto che già quattro anni fa, nel 2010, lo stesso ministero si era pronunciato con un parere chiaro e deciso con il quale erano state dichiarate illegittime le multe applicate per i ticket orari scaduti, dichiarando che “se la sosta si prolunga oltre l’orario di competenza non si applicano sanzioni, ma si da corso al recupero (da parte dei Comuni) delle ulteriori somme dovute”. Queste somme potranno essere maggiorate da eventuali penali previste dai regolamenti comunali.

Peraltro è da ricordare che :

a) l’utente che, parcheggiando il proprio automezzo in  aree destinate a parcheggio  con  orario illimitatao ,non espone  il ticket  o non paga lav tariffa prevista  paga la sanzione di 41 euro sendo la previsione del codice della strada;

b) se la sosta in area destinata  a parcheggio  con  orario limitato si prolunga oltre l’orario dichiarato e quindi abusivamente, si applica la multa di euro 21 prevista dall’art.7 ,comma 15,del codice della  strada.

MLPS: RIPARTIZIONE TERRITORIALE FONDI INCENTIVI ASSUNZIONI OBBLIGATORIE INVALIDI

12/03/2014

Il decreto del  Ministero del Lavoro n.530/2014  ,registrato dalla Corte dei Conti in data 21 febbraio 2014, ha stabilito  la ripartizione di € 12.590.387,00 tra le Regioni, per l’esercizio finanziario 2013, delle risorse del Fondo per il diritto al lavoro dei disabili ex art. 13, legge n. 68 del 12.3.1999. Tali somme serviranno a far fronte alle richieste di contributo relative alle assunzioni effettuate dai datori di lavoro privati.

In particolare, l’art. 13, comma 1, della legge n. 68/1999 prevede che le Regioni e le Province autonome possono concedere un contributo all’assunzione, a valere sulle risorse del Fondo e nei limiti delle disponibilità del Fondo stesso, per ogni lavoratore disabile assunto a tempo indeterminato, attraverso le convenzioni di cui all’art. 11 della medesima legge n. 68/1999.

Testo Decreto Direttoriale n. 530/2013,

LETTERA APERTA MINISTRO LAVORO PERSONALE ISPETTIVO

12/03/2014

Il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti, ha inviato al personale ispettivo del Ministero la seguente lettera aperta:

“La tragica vicenda che si è verificata a Casalnuovo, insieme a molte altre che dobbiamo purtroppo registrare come la conseguenza più drammatica delle difficoltà che il Paese sta attraversando, ha suscitato, oltre al dolore della famiglia dell’imprenditore scomparso, cui manifestiamo il senso della nostra solidarietà, un sentimento diffuso di rabbia, presto sfociato in un clima di aggressione e di intimidazione nei confronti degli ispettori del lavoro individuati come responsabili dell’accaduto.

Un clima, dispiace dirlo, alimentato dal comportamento di alcuni mezzi di informazione che, con ricostruzioni dei fatti incomplete, se non distorte, ha travalicato il sacrosanto diritto di cronaca sconfinando, spesso, nella spettacolarizzazione strumentale di un dramma umano che merita, prima di tutto, grande rispetto e pietà.

Di fronte alla difficile e preoccupante situazione che si è determinata, con la sostanziale impossibilità, per gli ispettori, di svolgere con serenità e sicurezza il loro lavoro, sento il dovere di confermare la stima e l’apprezzamento del Ministero per chi svolge, con impegno e competenza, un’attività delicata e difficile per garantire il rispetto dei diritti dei lavoratori e della leale concorrenza tra le imprese.

È fuorviante accreditare alla stregua di una vessazione la normale attività di controllo degli ispettori del lavoro, indispensabile per assicurare l’azione di contrasto al lavoro nero ed allo sfruttamento dei lavoratori, uno dei fattori essenziali per accrescere il grado di legalità del Paese e la trasparenza delle attività economiche, specialmente nell’attuale contesto di pesante crisi.

Il Ministero si impegna a tutelare i propri ispettori e ad assumere le iniziative utili a ristabilire rapidamente le condizioni per un sereno e sicuro esercizio dell’attività, chiedendo a tutti loro di continuare a svolgerla con impegno nell’interesse dei lavoratori, delle imprese, di un’Italia che vogliamo cresca nella legalità e nella solidarietà”.

Roma 7 marzo 2014

CORTE GIUSTIZIA EUROPEA : LEGITTIMO TRASFERIMENTO AZIENDA MALGRADO PERMANTE CONTROLLO CEDENTE

11/03/2014

Con la sottoriportata sentenza n . C-458 del 6.3.2014 la Corte di Giustizia Europea ha stabilito essere legittimo il trasferimento d’azienda ,pure se il cedente conserva il  potere di controllo sul  cessonario.

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La sentenza C- 458/2012

A PROPOSITO DI ASSUNZIONI A TERMINE PER RAGIONI SOSTITUTIVE

11/03/2014

A riscontro di richiesta di chiarimenti sull’argomento di cui al titolo,si espone quanto segue.

L’apposizione di un termine alla durata del contratto di lavoro subordinato è consentita a fronte di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo ( Dec.legvo n.368/01 e smi  art. 1, comma 1 ).
La ragione che legittima l’apposizione del termine deve essere specificata, direttamente o indirettamente, nella lettera di assunzione (art. 1, comma 2, D.Lgs. 368/2001).

Con riferimento alla causale sostitutiva, le numerose pronuce della giurisprudenza di merito e di legittimita’   hanno  stabilito che  l’onere del datore di lavoro di indicare la ragione sostitutiva in modo tale da rendere possibile l’individuazione della persona che il lavoratore a termine è destinato a sostituire,
Infatti,   una formula che genericamente faccia riferimento al personale assente con diritto alla conservazione del posto di lavoro legittimerebbe sempre e comunque la stipulazione di contratti a termine, in quanto sopratuto quando trattasi di  una   struttura aziendale  vasta e complessa ogni giorno si verifica certamente una significativa assenza di personale, per esempio, per ferie o per malattia.

La tesi è stata autorevolmente e definitivamente confermata dalla Corte Costituzionale con sentenza 14 luglio 2009. n. 214 avendo  ritenuto che in ipotesi di contratto a termine per ragioni sostitutive sia necessario specificare il nominativo del lavoratore che si sostituisce.

Tuttavia ,non sono mancate decisioni  secondo cui l’indicazione del nominativo del sostituto  possa venire omesso  ,senza che si  determini  la condizione per ottenere   ad iniziativa del lavorasrtore interessato la trasformazione del rapporto a tempo indetermionato  ed in merito si richiamano ,oltre alla  sentenza della Corte di Giustizia Europea n.24/06/2010 n. C-89/09  ,la pronuncia della Cassazione   n. 10175 del 28 aprile 2010 e  soprattutto  la sentenza della Corte Costituzionale n 107/2013.

La CDGE  , esprimendosi sulla compatibilità comunitaria della normativa contenuta nel dec.legvo n.368/01 in oggetto (sentenza del 24 giugno 2010, in causa C-98/09), ha riaffermato il principio che anche il primo ed unico contratto a termine rientra nell’ambito di applicazione della direttiva 1999/70/CE e dell’accordo quadro ad essa allegato. Correlativamente, la stessa Corte di giustizia ha riconosciuto che un intervento del legislatore nazionale come quello in questione,  elimini addirittura l’obbligo datoriale d’indicare nei contratti a tempo determinato, conclusi per sostituire lavoratori assenti, il nome di tali lavoratori e i motivi della loro sostituzione e prescriva, in sua vece, la specificazione per iscritto delle ragioni del ricorso a siffatti contratti, non solo è possibile, ma neppure viola (in linea di principio) la clausola della direttiva n. 8.3., che vieta una riduzione del livello generale di tutela già goduto dai lavoratori.

A sua volta la richiamata sentenza della Cassazione  ha    confermato  il principio di diritto secondo cui l’apposizione del termine per ragioni sostitutive e’ legittima se l’enunciazione dell’esigenza di sostituire lavoratori assenti, da sola insufficiente ad assolvere l’onere di specificazione delleragioni stesse, risulti integrata dall’indicazione di elementi ulteriori (quali l’ambito territoriale di riferimento, il luogo dellaprestazione lavorativa, le mansioni dei lavoratori da sostituire, il diritto degli stessi alla conservazione del posto di lavoro) che consentano di determinare il numero dei lavoratori da sostituire,ancorche’ non identificati nominativamente, ferma restando in ognicaso la verificabilita’ circa la sussistenza effettiva del presupposto di legittimita’ prospettato .

Ancora piu’ esplicita  la  Corte di Cassazione in una successiva sentenza, la n. 11358 del 24 maggio 2011,con cui  ha  specificato che: “l’onere di specificazione delle predette ragioni è correlato alla finalità di assicurare la trasparenza e la veridicità della causa dell’apposizione del termine e l’immodificabilità della stessa nel corso del rapporto. Pertanto, nelle situazioni aziendali complesse, in cui la sostituzione non è riferita ad una singola persona, ma ad una funzione produttiva specifica, occasionalmente scoperta, l’apposizione del termine deve considerarsi legittima se l’enunciazione dell’esigenza di sostituire lavoratori assenti – da sola insufficiente ad assolvere l’onore di specificazione delle ragioni stesse – risulti integrata dall’indicazione di elementi ulteriori (quali l’ambito territoriale di riferimento, il luogo della prestazione lavorativa, le mansioni dei lavoratori da sostituire, il diritto degli stessi alla conservazione del posto di lavoro) che consentano di determinare il numero dei lavoratori da sostituire, ancorché non identificati nominativamente, ferma restando, in ogni caso la verificabilità della sussistenza effettiva del presupposto di legittimità“.

Dello stesso tenore si rivela la posizione della Corte Costituzionale ,così come espressa nella sentenza n.107/2013 ,il cui esame  pone in evidenza le   seguenti affermazioni:

” Il legislatore, prescrivendo l’onere di specificazione delle ragioni sostitutive per poter assumere lavoratori a tempo determinato, ha imposto una regola di trasparenza. Ha precisato, cioè, che occorre dare giustificazione della sostituzione del personale assente con diritto alla conservazione del posto con una chiara indicazione della causa.

In tale prospettiva, il criterio della identificazione nominativa del personale sostituito è da ritenere certamente il più semplice e idoneo a soddisfare l’esigenza di una nitida individuazione della ragione sostitutiva, ma non l’unico.

Non si può escludere, infatti, la legittimità di criteri alternativi di specificazione, sempreché essi siano rigorosamente adeguati allo stesso fine e saldamente ancorati a dati di fatto oggettivi. E così, anche quando ci si trovi – come ha rilevato la Corte di cassazione – di fronte ad ipotesi di supplenza più complesse, nelle quali l’indicazione preventiva del lavoratore sostituito non sia praticabile per la notevole dimensione dell’azienda o per l’elevato numero degli avvicendamenti, la trasparenza della scelta dev’essere, nondimeno, scrupolosamente garantita. In altre parole, si deve assicurare in ogni modo che la causa della sostituzione di personale sia effettiva, immutabile nel corso del rapporto e verificabile, ove revocata in dubbio.

La giurisprudenza di legittimità, muovendo da tale assunto, ha preso solo atto della «illimitata casistica che offre la realtà concreta delle fattispecie aziendali» e ne ha desunto la necessità di tenere conto delle peculiarità dei molteplici contesti organizzativi ai fini dell’assolvimento dell’onere del datore di lavoro di specificare le esigenze sostitutive nel contratto di lavoro a tempo determinato. In conseguenza, l’apposizione del termine per “ragioni sostitutive” è stata ritenuta legittima anche quando, avuto riguardo alla complessità di certe situazioni aziendali, l’enunciazione dell’esigenza di sopperire all’assenza momentanea di lavoratori a tempo indeterminato sia accompagnata dall’indicazione, in luogo del nominativo, di elementi differenti, quali l’ambito territoriale dell’assunzione, il luogo della prestazione lavorativa, le mansioni e il diritto alla conservazione del posto dei dipendenti da sostituire, che permettano ugualmente di verificare l’effettiva sussistenza e di determinare il numero di questi ultimi (ex plurimis, Corte di cassazione, sezione lavoro, sentenze n. 1576 e n. 1577 del 2010, cit.).

In tal senso, le sentenze della Corte di cassazione hanno dato una lettura coerente con le decisioni di questa Corte. Con esse si è voluto soltanto garantire pienamente la trasparenza e la veridicità della causale e la sua successiva verificabilità in caso di contestazione.”

In sostanza e conclusivamentee’ da rimarcare che   la Suprema Corte sembra aver definitivamente adottato il seguente orientamento atto a sostenere che il principio di diritto enunciato dalla Corte Costituzionale ed avente ad oggetto l’onere di specificazione delle ragioni sostitutive va comunque inserito nella realtà concreta delle fattispecie aziendali, che possono essere fattispecie elementari oppure complesse.

Nelle situazioni complesse laddove non risulta possibile individuare fisicamente il lavoratore o i lavoratori da sostituire, l’onere di cui all’art. 1 del d. lgs. 368/2001 potrà essere assolto mediante la concreta specificazione dei motivi, cioè attraverso l’indicazione dei motivi che, prescindendo dall’individuazione delle persone, siano tali da soddisfare i requisiti di specificità previsti dal comma 2 della norma, senza peraltro vanificare il criterio selettivo che la stessa norma richiede. ambito territoriale dell’assunzione,   luogo della prestazione lavorativa,   mansioni e   diritto alla conservazione del posto dei dipendenti da sostituire)

Laddove, invece, in presenza di fattispecie alquanto semplici l’onere di specificazione andrà assolto con la puntuale indicazione del nominativo del lavoratore da sostituire.


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