DECRETO MLPS RIDUZIONE CONTRIBUTI IMPRESE EDILI

08/02/2016

Comunicato 04 febbraio 2016

Determinazione della riduzione dei contributi previdenziali ed assistenziali in favore dei datori di lavoro del settore edile.

 

Con decreto del Direttore generale per le politiche previdenziali e assicurative del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ragioniere generale dello Stato del Ministero dell’economia e delle finanze, in data 1° dicembre 2015, è stata determinata la riduzione dei contributi previdenziali ed assistenziali in favore dei datori di lavoro del settore edile, ai sensi dell’art. 29, commi 2 e 5, del decreto-legge n. 244/1995, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 341/1995, per l’anno 2015. Il testo integrale del decreto è pubblicato sul sito istituzionale del Ministero del lavoro e delle politiche sociali ed e’ consultabile all’indirizzo http://www.lavoro.gov.it, sezione “pubblicità legale”.

 

—Provvedimento pubblicato nella G.U. del 04 febbraio 2016, n. 28

MLPS:CIRCOLARE DEPENALIZZAZIONE REATI IN MATERIA LAVORO

07/02/2016

La Direzione Generale per l’Attività Ispettiva, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha emanato la circolare n. 6 del 5 febbraio 2016, con la quale fornisce, ai propri ispettori, alcune indicazioni operative sulle nuove sanzioni amministrative per talune fattispecie di illeciti posti in essere in materia di lavoro e legislazione sociale, in vigore dal 6 febbraio 2016, ed introdotte dalle norme di depenalizzazione di cui al decreto legislativo 15 gennaio 2016, n. 8, vigente dal 6.2.2016
Fonte: Ministero del Lavoro

 

MLPS: DDL LAVORO AUTONOMO ED AGILE

07/02/2016

 Il Consiglio dei Ministri ha approvato lo scorso 28 gennaio, su proposta del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti, il disegno di legge che contiene le “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato”.

Il provvedimento si suddivide in due sezioni:

  • la prima contiene disposizioni in materia di lavoro autonomo, con l’obiettivo di costruire per tali lavoratori, prestatori d’opera materiali e intellettuali non imprenditori, un sistema di diritti e di welfare moderno capace di sostenere il loro presente e di tutelare il loro futuro. Fra le principali novità introdotte, la previsione di agevolazioni fiscali, ed  in particolare la  deducibilità integrale, delle spese sostenute per la certificazione delle competenze, per la partecipazione a convegni congressi e corsi di formazione, per gli oneri sostenuti per la garanzia contro il mancato pagamento delle prestazioni. Sono state previste, inoltre, misure importanti sui temi della maternità, dei congedi parentali, della tutela della gravidanza, malattia e infortuni, migliorando le tutele che ad essi fanno riferimento.
  • La seconda, invece, riguarda il c.d. lavoro agile, che consiste, non in una nuova tipologia contrattuale, ma in una modalità flessibile di svolgimento del rapporto di lavoro subordinato finalizzata ad incrementarne la produttività, agevolando al contempo la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Si tratta, in particolare, di una prestazione di lavoro subordinato che può essere eseguita in parte all’interno dei locali aziendali e in parte all’esterno, entro i soli limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale, derivanti dalla legge e dalla contrattazione collettiva.

Leggi la scheda di sintesi

 

SENTENZA CASSAZIONE RELATIVA RISARCIMENTO DANNO PER RITARDATO PAGAMENTO INDENNITA’ MATERNITA’

07/02/2016

Si segnala sotto evidenziata sentenza con cui la Corte Suprema ha respinto  il  ricorso    della lavoratrice  contro l’Inps  ,volta ad ottenere la condanna dell’Istituto  al risarcimento del danno esistenziale da lei patito per effetto della ritardata corresponsione del trattamento economico di maternità (che era stato anch’esso oggetto di contestuale domanda, riguardo alla quale è stata poi dichiarata cessata la materia del contendere per essere sopravvenuto il pagamento).

Il motivo e’ stato dichiarsato infondato dalla Cassazione ,che ha asserito doversi muovere , in primo luogo, dall’insegnamento di Cass. S.U. n. 26972/08, in forza del quale non è ammissibile nel nostro ordinamento l’autonoma categoria di danno esistenziale, inteso quale pregiudizio alle attività non remunerative della persona.

Invero, ove vi si ricomprendano i pregiudizi scaturenti dalla lesione di interessi della persona di rango costituzionale, ovvero derivanti da fatti-reato, deve darsi atto che essi sono già risarcibili ai sensi dell’art. 2059 c.c., interpretato in modo conforme a Costituzione, con la conseguenza che la liquidazione di una ulteriore posta di danno comporterebbe una duplicazione risarcitoria.

Ove, poi, nel danno esistenziale si includessero i pregiudizi non lesivi di diritti inviolabili della persona, la categoria sarebbe del tutto illegittima, posto che simili pregiudizi non sono risarcibili, in virtù del divieto di cui all’art. 2059 c.c.

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CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 04 febbraio 2016, n. 2217

MSE :CANCELLAZIONE SAS REGISTRO IMPRESE

07/02/2016

Con la  nota sotto indicata ,il MSE fornisce indicazioni circa la cancellazione delle sas dal registro imprese Mancata iscrizione del recesso del socio accomandante da parte del socio accomandatario.

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MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO – Parere 03 febb   r    aio 2016, n. 27782

DISCIPLINA LAVORO SOMMINISTRAZIONE DOPO DECRETO DELEGATO REVISIONE TIPOLOGIE CONTRATTI LAVORO

07/02/2016

Sul S.O. n.34  della G.U. n. 144 del 24 giugno 2015  risulta pubblicato il DECRETO LEGISLATIVO 15 giugno 2015, n. 81, relativo alla Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell’articolo 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n.  , in vigore dal giorno successivo a quello di pubblicazione,che, negli articoli  da 30 a 40, contiene la nuova regolamentazione del lavoro intermittente ,che di seguito si espone    .

1.Considerazione introduttiva

Preliminarmente si segnala che :

a)l’art. 55 ,comma 1, lett.b), del decreto in questione abroga le disposizioni del . D.L.vo 276/2003  in materia di lavoro somministrato,limitatamente a quelle contenute rispettivamente nell‘art.18,commi 3 e 3 bis,nonche’negli artt.da  20  a 28,riscrivendo in pratica la disciplina della somministrazione di lavoro, mentre non risultano toccate le disposizioni inerenti l’agenzia di lavoro e di somministrazione,che ,quindi ,continuano ad essere quelle del citato dec.legvo 276/03 ;

b) l’art 51 precisa: Salvo diversa previsione, ai  fini  del  presente  decreto,  percontratti collettivi si intendono i contratti  collettivi  nazionali,

territoriali o  aziendali  stipulati   da   associazioni   sindacali

comparativamente piu’  rappresentative  sul  piano  nazionale  e   i

contratti collettivi aziendali stipulati dalle  loro  rappresentanze

sindacali aziendali ovvero dalla rappresentanza sindacale unitaria.

 

 

2.Definizione contratto lavoro somministrato(art.30 c.1)

E’ definito contratto di lavoro somministrato quello con cui un somministratore ,autorizzato ai sensi del decreto legislativo n. 276 del 2003 ,mette a disposizione di un utilizzatore uno o più lavoratori suoi dipendenti, che , nel corso della missione, svolgono la propria attività nell’interesse nonché sotto la direzione e il controllo dell’utilizzatore. Pertanto, viene mantenuto il carattere triangolare di tale rapporto , in cui figurano l’agenzia,l’utilizzatore ed il prestatore di lavoro

3.Numero lavoratori somministrati utilizzabili (art.31 cc 1 e 2)

Anzitutto ,e’ da sottolineare che rimane confermata la distinzione tra somministrazione a tempo indeterminato e determinato , specificando  quanto segue.

Per i somministrati a tempo indeterminato, si stabilisce che:

  1. a) salvo diversa previsione dei contratti collettivi  (come individuati al n.1 lett.b)  applicati dall’utilizzatore , il numero degli stessi in forza presso costui non può eccedere il 20 % del numero dei lavoratori con rapporto subordinato a tempo indeterminato in forza allo stesso al 1° gennaio dell’anno di stipula del predetto contratto in somministrazione
  2. b) si applica un arrotondamento del decimale all’unità superiore ,qualora esso sia eguale o superiore a 0,5
  3. c) qualora l’attivita’ aziendale abbia inizio nel corso dell’anno, il limite percentuale del 20% si computa sul numero dei lavoratori con rapporto subordinato a tempo indeterminato in forza al momento della stipula del contratto di somministrazione di lavoro a tempo indeterminato
  4. d) all’utilizzatore possono essere ceduti a tempo indeterminato esclusivamente i lavoratori assunti dal somministratore a tempo indeterminato.

Invece,per quanto riguarda i somministrati a tempo determinato, si dispone :

  1.  sono i contratti collettivi(come individuati al n.1 lett.b)   applicati dall’utilizzatore  a stabilire i limiti quantitativi di utilizzazione della somministrazione di lavoro a tempo determinato;
  2.  comunque non si contano agli effetti dei limiti quantitativi per la somministrazione a tempo determinato i seguenti soggetti :

a) i lavoratori di cui all’articolo 8, comma 2, della legge n. 223 del 1991,

b) i disoccupati che godono,da almeno sei mesi, di trattamenti di disoccupazione non agricola o di ammortizzatori sociali

c) i lavoratori «svantaggiati» o «molto svantaggiati» ai sensi dei numeri 4) e 99) dell’articolo 2 del regolamento (UE) n.651/2014 della Commissione, del 17 giugno 2014, come individuati con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali.riguarda ai quali si rinvia al Decreto del MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI 20 marzo 2013-Individuazione dei lavoratori svantaggiati. (GU Serie Generale n.153 del 2-7-2013)

 

4.Informazione ai lavoratori somministrati(art.31 c.3)

L’utilizzatore è tenuto ad informare i lavoratori somministrati circa i posti vacanti presso di sè ,anche mediante un avviso generale affisso all’interno dei locali della propria struttura aziendale.

 

5.Disciplina somministrazione tempo indeterminato presso PP.AA.(art.31c.4)

 

Premesso che l’art. 36 del decreto legislativo n. 165 del 2001,stabilisce che:

  1. per rispondere ad esigenze di carattere esclusivamente temporaneo o eccezionale le amministrazioni pubbliche possono avvalersi delle forme contrattuali flessibili di assunzione e di impiego del personale previste dal codice civile e dalle leggi sui rapporti di lavoro subordinato nell’impresa, nel rispetto delle procedure di reclutamento vigenti;

 

  1. ferma restando la competenza delle amministrazioni in ordine alla individuazione delle necessità organizzative in coerenza con quanto stabilito dalle vigenti disposizioni di legge, i contratti collettivi nazionali provvedono a disciplinare la materia dei contratti di lavoro a tempo determinato, dei contratti di formazione e lavoro, degli altri rapporti formativi e della somministrazione di lavoro;

3.non è consentito ricorrere alla somministrazione di lavoro per l’esercizio di funzioni direttive e dirigenziali.

Si osserva che il comma 4 dell’art.31 del decreto delegato in questione vieta l’applicazione della disciplina della somministrazione a tempo indeterminato nei confronti delle pubbliche amministrazioni.

 

6.Divieto ricorso somministrazione(art.32)

 

Il ricorso alla somministrazione di lavoro è vietata nei seguenti casi:

  1. per la sostituzione di lavoratori che esercitano il diritto di sciopero
  2. in unità produttive nelle quali , entro i sei mesi precedenti, si è proceduto a licenziamenti collettivi ai sensi degli articoli 4 e 24 della legge n. 223 del 1991, riguardanti lavoratori adibiti alle stesse mansioni cui si riferisce il contratto di somministrazione di lavoro, a meno che il contratto venga concluso per provvedere alla sostituzione di lavoratori assenti ovvero per assumere lavoratori iscritti nelle liste di mobilità, ovvero abbia una durata iniziale non superiore a tre me
  3. presso unità produttive nelle quali è operante una sospensione del lavoro o una riduzione dell’orario, con diritto al trattamento di integrazione salariale, interessanti lavoratori adibiti alle stesse mansioni cui si riferisce il contratto di somministrazione di lavoro;
  1. da parte di datori di lavoro che non abbiano effettuato la valutazione dei rischi in applicazione della normativa di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori(es:artt. 28 e seguenti del decretole legislativo n. 81 del 2008, e s.m.i.)

 

5.Forma del contratto di somministrazione (Art.33)

Il comma 1 dell’art.33 dispone che il contratto di somministrazione va  redatto in forma scritta e deve contenere

1) estremi dell’autorizzazione rilasciata al somministratorb) numero dei lavoratori da somministrare

2)indicazione circa eventuali rischi per la salute e la sicurezza del lavoratore e le misure di prevenzione adottate;

3) data di inizio e durata prevista della somministrazione di lavoro

4)  mansioni cui saranno adibiti i lavoratori e il loro inquadramento

5) luogo e orario di lavoro  ,nonche’ trattamento economico e normativo dei lavoratori

Il comma 2 dell’art.in esame inoltre precisa   che l’utilizzatore con il contratto di somministrazione di lavoro assume l’obbligo di :

a)comunicare al somministratore il trattamento economico e normativo applicabile ai lavoratori suoi dipendenti che svolgono le medesime mansioni dei lavoratori da somministrare ;

b)rimborsare al somministratore gli oneri retributivi e previdenziali da questo effettivamente sostenuti in favore dei lavoratori.

Infine, si rimarca la previsione del comma 3 ,secondo cui compete al somministratore ,all’atto della stipulazione del contratto di lavoro ovvero all’atto dell’invio presso l’utilizzatore ,comunicare per iscritto le   informazioni di cui al comma .1), nonché la data di inizio e la durata prevedibile della missione

6.Disciplina dei rapporti di lavoro somministrato(art.34)

Evidenziato che il decreto delegato in esame non prevede il reato di somministrazione fraudolenta, che ,invece,era considerato e disciplinato dall’art.28 del dec.legvo n.276/01,che,pertanto, risulta tra quelli abrogati e non sostituiti da disposizioni del decreto n.81/2015,si richiama l’attenzione sugli aspetti evidenziati di seguito:

6.1. Somministrazione a tempo indeterminato(art.34 c.1)

Anzitutto, va sottolineato che il decreto delegato in esame ha esteso la facolta’ di   ricorso al  lavoro somministrato a tempo indeterminato a tutte le attività,non confermando le limitazioni di cui all’art.20 comma 3 del dec.legvo n.276/03 , abrogato dall’entrata in vigore del nuovo provvedimento legislativo, rimarcando che il rapporto   a tempo indeterminato tra somministratore e lavoratore è soggetto alla disciplina dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato,con previsione della indennità mensile di disponibilità, divisibile in quote orarie, corrisposta dal somministratore al lavoratore per i periodi nei quali il lavoratore stesso rimane in attesa di essere inviato in missione ,secondo   la misura fissata dal contratto collettivo applicabile al somministratore,che comunque non deve essere inferiore a quanto previsto con decreto del Ministro del Lavoro, risultando peraltro esclusa dal computo di ogni istituto di legge o di contratto collettivo

Si ricorda, altresì ,  che,come spiegato dalla circolare Inps n.17/2015, le Agenzie possono conseguire l’esonero dal contributo inps triennale previsto dalla legge n.190/15 per le assunzioni dei somministrati a tempo indeterminato, indicando  al n.5 quanto segue in materia:

“Considerata la sostanziale equiparazione, ai fini del diritto agli incentivi all’occupazione, dell’assunzione a scopo di somministrazione ai rapporti di lavoro subordinato, da ultimo compiuta con la legge n. 92 del 2012, l’esonero contributivo di cui alla norma qui analizzata spetta anche alle nuove assunzioni a tempo indeterminato, nell’accezione illustrata nell’ambito della presente circolare, a scopo di somministrazione, ancorché la somministrazione sia resa verso l’utilizzatore nella forma a tempo determinato.

In applicazione del principio di cumulo stabilito dall’art. 4, comma 13, della legge n. 92/2012, l’esonero contributivo in oggetto opera in forma unitaria nei periodi in cui il lavoratore abbia prestato l’attività in favore dello stesso soggetto a titolo di lavoro subordinato a tempo indeterminato o somministrato, purché i relativi rapporti di lavoro siano instaurati nel rispetto dei requisiti fissati dal quadro normativo introdotto dall’art. 1, comma 118, della Legge di stabilità 2015, primo fra i tutti la condizione di assenza di rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato nell’arco dei sei mesi precedenti l’assunzione.

Pertanto, l’assunzione a tempo indeterminato di un lavoratore che ha già prestato la sua opera presso il datore di lavoro nella qualità di lavoratore somministrato, godendo dell’esonero contributivo in oggetto, fruisce dell’esonero contributivo triennale a condizione che il lavoratore medesimo non sia stato occupato a tempo indeterminato, nel corso degli ultimi sei mesi presso qualsiasi datore di lavoro, ivi incluso il somministratore, e per il periodo residuo di utilizzo dell’esonero. A titolo di esempio, si consideri la seguente situazione:

– il somministratore Alfa assume a tempo indeterminato, con decorrenza 1° febbraio 2015, il lavoratore per somministrarlo, con la medesima decorrenza, presso l’azienda Beta, fruendo dell’esonero contributivo;

– il predetto rapporto di lavoro si risolve il 31 marzo 2015 (durata dell’esonero contributivo pari a 2 mesi);

– qualora l’azienda Beta assuma a tempo indeterminato il lavoratore potrà fruire dell’esonero contributivo, per la durata residua del periodo massimo di fruizione (pari a 34 mesi, corrispondenti alla differenza fra 36 mesi e i 2 mesi già fruiti per effetto dell’utilizzo indiretto in regime di somministrazione), a condizione che l’assunzione decorra dopo almeno 6 mesi dalla cessazione della somministrazione e che nel corso di questi 6 mesi il lavoratore non abbia avuto rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato con qualsiasi datore di lavoro.”

6.2 Somministrazione a tempo determinato(art.34 cc.2, 3 e 4)

Da una parte viene affermato che ai rapporti di lavoro somministrato costituiti a tempo determinato si applicano le disposizioni del Capo III del decreto delegato oggetto di esame , che comprende gli artt.da 19 a 29 riguardanti il   lavoro subordinato a termine ,in quanto compatibili, ma dall’altra vie  precisato che    resta esclusa l’applicazione delle seguenti disposizioni del predetto Capo terzo :

– Art.19 comma 1 ,  secondo cui: “Al  contratto  di  lavoro  subordinato  puo’  essere  apposto  un termine di durata non superiore a trentasei mesi. Pertanto,  il limite massimo di  durata complessiva del lavoro somministrato a t.d. tra le medesime parti è rimessa ai contratti collettivi(nazionali territoriale ed aziendali)applicati presso le Agenzie che  i datori di lavoro utilizzatori

–   Art.19 comma 2,secondo cui :” Ferma restando la diversa previsione dei contratti collettivi,la durata non puo’ superare 36 mesi ,cui concorrono sia i rapporti di lavoro subordinato a termine , sia le missioni del lavoro in somministrazione tra le medesime parti con o senza interruzioni , purche’ per lo svolgimento di mansioni equivalenti” Quindi la fattispecie in parola si applica alla trasformazione a t.i. del lavoro subordinato a termine ,ma non a quello somministtrato ,in mancanza di specifica previsione nella contrattazione colletiva di riferimenmto

-art 19 comma 3 secondo cui :”Un ulteriore contratto a tempo determinato fra gli stessi soggetti, della durata massima di dodici mesi, può essere stipulato presso la Direzione territoriale del lavoro competente per territorio”Anche  per tale aspetto ogni determinazione è affidata alla contrattazione collettiva di livello nazionale ,territoriale ed aziendale

-art.21 ,riguardante la disciplina del  limite  delle cinque proroghe  e dello stop end go prevista    per i rapporti di lavoro subordinato a termine,che  ,invece, non   trova applicazione alla somministrazione a tempo deterrminato,che è soggetta soltanto alla previsione in merito della contrattazione colletiva applicabile. In particolare,  si ricorda che l’art.47 del ccnl AssoLavoro del 27.2.14 d del ccnl AssoSomm del 7.4.14 prevede che “la materia delle proroghe e’ di esclusiva vcompetenza del presente ccnl:il periodo di assegnazione iniziale puo’ essere prorogato per sei volte nell’arco di 36 mesi , che s’intende comprensivo  del periodo iniziale di missione ”

-art.23 ,concernente il numero complessivo dei rapporti lavoro subordinato a termine,che non si applica alla somministrazione a tempo determinato,cui trova applicazione   la percentuale di cui    all’art.31 cc 1 e 2 del dec.81 in esame

-art.24 inerente il diritto di precedenza dei lavoratori subordinati a termine,che va esclusa per i somministrati a tempo determinato , facendo  salva specifica previsione collettiva al rigiuarda

Trovano applicazione ,giusto rinvio contenuto nel comma 2 dell’art.34 del dec.lvo 81 le disposizioni inerenti il rapporto subordinato  a termine di cui ai seguenti articoli:

-Articolo 19 ,commi 4 e 5,che rispettivamente recitano:

-comma 4 4. Con l’eccezione dei rapporti di lavoro di durata non superiore adodici giorni, l’apposizione del termine al contratto  e’  priva  dieffetto se non  risulta,  direttamente  o  indirettamente,  da  attoscritto, una copia del quale deve essere consegnata  dal  datore  dilavoro al lavoratore entro cinque giorni lavorativi dall’inizio dellaprestazione.  -comma 5. Il datore di lavoro informa i lavoratori  a  tempo  determinato,nonche’   le   rappresentanze   sindacali   aziendali    ovvero    larappresentanza sindacale unitaria, circa  i  posti  vacanti  che  sirendono disponibili nell’impresa, secondo le modalita’ definite  daicontratti collettivi.  Al contrario ,non trova applicazione alla somministrazione a tempo determinato l’art.20 del dec.legvo n.81/15 ,concernente i casi di divieto del contratto subordinato a termine ,poiche’ in materia per la somministrazione a tempo determinato provvede direttamente l’art . 32 del d.lvo 81-15 ,secondo cui:  1. Il contratto di somministrazione di lavoro e’ vietato:     a) per la sostituzione di lavoratori che esercitano il diritto disciopero;     b) presso unita’ produttive nelle quali si e’ proceduto, entro  isei mesi precedenti,  a  licenziamenti  collettivi  ai  sensi  degliarticoli 4 e 24 della legge n. 223 del 1991,  che  hanno  riguardatolavoratori adibiti alle stesse mansioni cui si riferisce il contrattodi somministrazione di lavoro, salvo che il contratto  sia  conclusoper provvedere alla sostituzione di lavoratori assenti o  abbia  unadurata iniziale non superiore a tre mesi;     c)  presso  unita’  produttive  nelle  quali  sono  operanti  unasospensione del lavoro o una riduzione dell’orario in regime di cassaintegrazione guadagni, che interessano lavoratori adibiti alle stessemansioni cui si riferisce il contratto di somministrazione di lavoro;     d) da parte di datori di lavoro che  non  abbiano  effettuato  lavalutazione dei rischi in applicazione  della  normativa  di  tuteladella salute e della sicurezza dei lavoratori.

Infine e da rimarcare che al lavoro in somministrazione a tempo determinato trovano applicazione i seguenti articoli riguardanti  il lavoro  subordinato a temine:

-Art.25-Principio di non discriminazione    1.  Al  lavoratore  a  tempo  determinato  spetta  il   trattamentoeconomico e normativo in atto  nell’impresa  per  i  lavoratori  concontratto a tempo indeterminato comparabili, intendendosi  per  taliquelli inquadrati nello stesso  livello  in  forza  dei  criteri  diclassificazione stabiliti dalla  contrattazione  collettiva,  ed  inproporzione al periodo  lavorativo  prestato,  sempre  che  non  siaobiettivamente incompatibile con la natura  del  contratto  a  tempodeterminato.   2. Nel caso di inosservanza degli obblighi di cui al  comma  1,  ildatore di lavoro e’ punito con la sanzione amministrativa  da  25,82euro a 154,94 euro. Se l’inosservanza si riferisce a piu’ di  cinquelavoratori, si applica la sanzione amministrativa da 154,94  euro  a1.032,91 euro. -Art 26 -Formazione    1. I contratti collettivi possono prevedere modalita’  e  strumentidiretti ad agevolare l’accesso dei lavoratori a tempo determinato  aopportunita’   di   formazione   adeguata,    per    aumentarne    laqualificazione, promuoverne la carriera e migliorarne  la  mobilita’occupazionale.  Art.27-Criteri di computo    1. Salvo che sia diversamente disposto, ai  fini  dell’applicazionedi qualsiasi disciplina di fonte legale o contrattuale per la  qualesia rilevante il computo dei dipendenti del  datore  di  lavoro,  sitiene conto  del  numero  medio  mensile  di  lavoratori   a   tempodeterminato, compresi i dirigenti, impiegati negli ultimi due  anni,sulla base dell’effettiva durata dei loro rapporti di lavoro. Art. 28-Decadenza e tutele    1. L’impugnazione del contratto a tempo determinato deve  avvenire,con le modalita’ previste dal primo comma dell’articolo 6 della legge15 luglio 1966, n. 604, entro centoventi giorni dalla cessazione delsingolo contratto. Trova altresi’ applicazione il secondo comma  delsuddetto articolo 6.   2. Nei casi di trasformazione del contratto a tempo determinato  incontratto a tempo indeterminato, il giudice condanna  il  datore  dilavoro al risarcimento del danno a favore del lavoratore  stabilendoun’indennita’ onnicomprensiva nella misura compresa tra un minimo di2,5 e un  massimo  di  12  mensilita’  dell’ultima  retribuzione  diriferimento per il calcolo del trattamento di fine  rapporto,  avutoriguardo ai criteri indicati nell’articolo 8 della legge n. 604  del1966. La predetta indennita’ ristora per intero il pregiudizio subitodal lavoratore, comprese le conseguenze retributive  e  contributiverelative al periodo compreso  tra  la  scadenza  del  termine  e  lapronuncia con la quale il giudice ha ordinato la ricostituzione  delrapporto di lavoro. 3. In presenza di contratti collettivi che prevedano  l’assunzione,anche a  tempo  indeterminato,  di  lavoratori  gia’  occupati   concontratto a termine nell’ambito di specifiche graduatorie, il limitemassimo dell’indennita’ fissata dal comma 2 e’ ridotto alla meta’.  -Art. 29-Esclusioni e discipline specifiche    1. Sono esclusi dal campo di applicazione  del  presente  capo,  inquanto gia’ disciplinati da specifiche normative:     a) ferme restando le disposizioni di cui agli articoli 25 e 27, irapporti instaurati ai sensi dell’articolo 8, comma 2, della legge n.223 del 1991;     b) i rapporti di lavoro tra i datori di lavoro dell’agricoltura egli operai a tempo determinato, cosi’ come definiti dall’articolo 12,comma 2, del decreto legislativo 11 agosto 1993, n. 375;     c) i richiami in servizio  del  personale  volontario  del  Corponazionale dei vigili del fuoco.   2. Sono, altresi’, esclusi dal campo di applicazione  del  presentecapo:     a) i contratti di lavoro a tempo determinato con i dirigenti, chenon possono avere una durata  superiore  a  cinque  anni,  salvo  ildiritto del dirigente di recedere a  norma  dell’articolo  2118  delcodice civile una volta trascorso un triennio;     b) i rapporti per l’esecuzione di speciali servizi di durata  nonsuperiore a tre giorni, nel  settore  del  turismo  e  dei  pubbliciesercizi, nei  casi  individuati  dai  contratti  collettivi,  fermol’obbligo di comunicare l’instaurazione del rapporto di lavoro entroil giorno antecedente;     c) i contratti a tempo determinato  stipulati  con  il  personaledocente ed ATA per il conferimento delle supplenze e con il personalesanitario, anche dirigente, del Servizio sanitario nazionale;     d) i contratti a tempo determinato stipulati ai sensi della legge30 dicembre 2010, n. 240.   3. Al personale artistico e tecnico delle fondazioni di  produzionemusicale di cui al decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367, non siapplicano le disposizioni di cui all’articolo 19, commi da 1 a 3,  e21.   4.  Resta  fermo  quanto  disposto  dall’articolo  36  del  decretolegislativo n. 165 del 2001.

Peraltro , è da sottolineare che il  lavoratore somministrato non è computato nell’organico dell’utilizzatore ai fini della applicazione di normative di legge o di contratto collettivo,fatta eccezione per quelle inerenti alla salute e alla sicurezza sul lavoro.

Inoltre, e’ da tener conto che  il  termine inizialmente posto al contratto di lavoro può in ogni caso essere prorogato,con il consenso del lavoratore e per atto scritto, nei casi e per la durata prevista dal contratto collettivo applicato dal somministratore.

Si rimarca .altresì, la disposizione che stabilisce che in caso di somministrazione di lavoratori disabili ( ben’inteso se in possesso dei requisiti percentuali di invalidita’ ) destinati a missioni di durata non inferiore a 12 mesi, gli stessi si computano a copertura delle quote di riserva cui all’art.3 della legge n..68/99

Infine ,si deve considerare che le disposizioni di cui all’articolo 4 della legge n. 223 del 1991. ,riguardante la procedura di mobilita’,non si applicano ,anche nel caso di fine dei lavori connessi alla somministrazione di lavoro a tempo indeterminato, cui si applica, invece, l’articolo 3 della legge n. 604/66

7.Tutela del lavoratore, esercizio del potere disciplinare e regime della solidarietà (art.35)

7.1. Condizioni di base di lavoro e d’occupazione

Per tutta la durata della missione presso l’utilizzatore, i lavoratori del somministratore hanno diritto, a parità di mansioni svolte, a condizioni di base di lavoro e d’occupazione complessivamente non inferiori a quelle dei dipendenti di pari livello dell’utilizzatore.

7.2.Obbligazione in solido tra utilizzatore e somministratore

L’utilizzatore è obbligato in solido con il somministratore a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi e a versare i relativi contributi previdenziali, salvo il diritto di rivalsa verso il somministratore.

7.2. Erogazioni economiche correlate ai risultati e all’andamento economico azienda

I contratti collettivi applicati dall’utilizzatore stabiliscono modalità e criteri per la determinazione e corresponsione delle erogazioni economiche correlate ai risultati conseguiti nella realizzazione di programmi concordati tra le parti o collegati all’andamento economico dell’impresa. I lavoratori del somministratore hanno altresì diritto a fruire di tutti i servizi sociali e assistenziali di cui godono i dipendenti dell’utilizzatore addetti alla stessa unità produttiva, esclusi quelli il cui godimento sia condizionato alla iscrizione ad associazioni o società cooperative o al conseguimento di una determinata anzianità di servizio

7.4.Informazione rischi sicurezza

Il somministratore informa i lavoratori sui rischi per la sicurezza e la salute connessi alle attività produttive in generale e li forma e addestra all’uso delle attrezzature di lavoro necessarie allo svolgimento della attività lavorativa per la quale essi vengono assunti, in conformità alle disposizioni recate dal decreto legislativo n.81 del 2008.Il contratto puo’ prevedere che tale obbligo spetti all’utilizzatore

Infine resta stabilito che l’utilizzatore osserva nei confronti deilavoratori somministrati gli obblighi di prevenzione e protezione cuie’ tenuto, per legge e contratto collettivo, nei confronti dei propri dipendenti.

 7.5.Impiego somministrato a mansioni superiori o non equivalenti

Nel caso in cui adibisca il lavoratore a mansioni superiori o comunque a mansioni non equivalenti a quelle dedotte in contratto, l’utilizzatore deve darne immediata comunicazione scritta al somministratone consegnandone copia al lavoratore medesimo. Ove non abbia adempiuto all’obbligo di informazione, l’utilizzatore risponde in via esclusiva per le differenze retributive spettanti al lavoratore occupato in mansioni superiori e per l’eventuale risarcimento del danno derivante dalla assegnazione a mansioni inferiori.

7.6 .Esercizio potere disciplinare

Poiche’ e’ riservato al somministratore l’esercizio del potere disciplinare, l’utilizzatore s’impegbna a comunica al somministratore gli elementi che formeranno oggetto della contestazione ex articolo 7 della legge n. 300 del 1970.

7.7. Risarcimento danni prestatore a terzi

L’utilizzatore risponde nei confronti dei terzi dei danni a essi arrecati dal prestatore di lavoro nello svolgimento delle sue mansioni.

7.8. Nullita’ clausola limitazione facolta’ utilizzatore assunzione prestatore fine missione

E’ nulla ogni clausola diretta a limitare, anche indirettamente, la facoltà dell’utilizzatore di assumere il lavoratore al termine della sua missione, fatta salva l’ipotesi in cui al lavoratore sia corrisposta una adeguata indennità, secondo quanto stabilito dal contratto collettivo applicabile al somministratore e risarcimento del danno derivante dalla assegnazione a mansioni inferiori

8.Diritti sindacali e garanzie collettive(Art.36)

Sono confermate le norme in materia gia’ contenute nel dec.legvo n.276/03, risultando previsto che:

1) Ai lavoratori delle società o imprese di somministrazione si applicano i diritti sindacali previsti dalla legge n. 300 del 1970 e successive modificazioni.

2). Il prestatore di lavoro ha diritto a esercitare presso l’utilizzatore, per tutta la durata della missione, i diritti di libertà e di attività sindacale nonché a partecipare alle assemblee del personale dipendente delle imprese utilizzatrici.

3). L’utilizzatore comunica alle rappresentanze sindacali aziendali ovvero alla rappresentanza sindacale unitaria o, in mancanza, agli organismi territoriali di categoria delle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale

  1. prima della stipula del contratto o, nel caso in cui ricorrano motivate ragioni di urgenza entro i cinque giorni successivi, il numero e i motivi del ricorso alla somministrazione di lavoro
  2. ogni dodici mesi, anche per il tramite della associazione dei datori di lavoro alla quale aderisce o conferisce mandato, il numero ed i motivi dei contratti di somministrazione di lavoro conclusi, la durata degli stessi, il numero e la qualifica dei lavoratori interessati

 

 9.Tutele previdenziali(Art.37)

 1.Gli oneri contributivi, previdenziali,assicurativi ed assistenziali, previsti dalle vigenti disposizioni legislative, sono a carico del somministratore che, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo49 della LEGGE 9 marzo 1989, n. 88 ,è inquadrato nel settore terziario. Sulla indennità di disponibilità , i contributi sono versati per il loro effettivo ammontare,anche in deroga alla vigente normativa in materia di minimale contributivo

2.Il somministratore non è tenuto al versamento della aliquota contributiva di cui all’articolo 25, comma 4, LEGGE 21 dicembre 1978, n. 845

3.Gli obblighi dell’assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno1965, n. 1124, e successive modificazioni, sono determinati in relazione al tipo e al rischio delle lavorazioni svolte. I premi ed i contributi sono determinati in relazione al tasso medio,o medio ponderato, stabilito per la attività svolta dall’impresa utilizzatrice, in cui sono inquadrabili le lavorazioni svolte dai lavoratori somministrati, ovvero sono determinati in base al tasso medio o medio ponderato, della voce di tariffa corrispondente alla lavorazione effettivamente prestata dal lavoratore somministrato,ove presso l’impresa utilizzatrice la stessa non sia già assicurata.

4.Nel settore agricolo e in caso di somministrazione di lavoratori domestici trovano applicazione i criteri erogativi, gli oneri previdenziali e assistenziali previsti dai relativi settori.

 

10.Somministrazione irregolare(Art.38)

10.1. Mancanza forma scritta

Se manca la forma scritta, il contratto di somministrazione di lavoro è nullo ed i lavoratori sono considerati a tutti gli effetti alle dipendenze dell’utilizzatore.

10.2.Lavoro somministrazione fuori limiti e condizioni

Quando la somministrazione di lavoro avvenga al di fuori dei limiti stabiliti e delle condizioni previste dagli art.31,commi 1, 2 ,32 e 33 ,comma 1 lettere a),b),c),d) ,il lavoratore può chiedere, anche nei confronti del solo utilizzatore,la costituzione di un rapporto di lavoro alle dipendenze di quest’ultimo, con effetto dall’inizio della somministrazione

Nelle ipotesi di cui sopra tutti i pagamenti effettuati dal somministratore, a titolo retributivo o di contribuzione previdenziale, valgono a liberare il soggetto che ne ha effettivamente utilizzato la prestazione dal debito corrispondente fino a concorrenza della somma effettivamente pagata. Tutti gli atti compiuti o ricevuti dal somministratore nella costituzione o nella gestione del rapporto, per il periodo durante il quale la somministrazione ha avuto luogo, si intendono come compiuti o ricevuti dal soggetto che ne ha effettivamente utilizzato la prestazione.

La disposizione concernente la facolta’ del somministrato di richiedere , anche nei confronti del solo utilizzatore,la costituzione di un rapporto di lavoro alle dipendenze di quest’ultimo, con effetto dall’inizio della somministrazione non si applica alle pubbliche amministrazioni.

11.Decadenza e tutele(Art 39)

Nel caso in cui il lavoratore chieda la costituzione del rapporto di lavoro con l’utilizzatore, ai sensi della previsione del punto 10.2 della presente esposizione ,trovano applicazione le disposizioni dell’articolo 6 della legge n L. 604/66 …e il termine di cui al primo comma del predetto articolo decorre dalla data in cui il lavoratore ha cessato di svolgere la propria attività presso l’utilizzatore

Nel caso in cui il giudice accolga la domanda di cui sopra , condanna, altresì, il datore di lavoro al risarcimento del danno in favore del lavoratore stabilendo un’indennità onnicomprensiva nella misura tra un minimo di 2,5 e un massimo di 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale difatto, avuto riguardo a criteri indicati nell’articolo 8 della L. 604/66  La predetta indennità ristora per intero il pregiudizio subito dal lavoratore, comprese le conseguenze retributive econtributive, relativo al periodo compreso tra la data in cui il lavoratore ha cessato di svolgere la propria attività presso l’utilizzatore e la pronuncia del provvedimento con il quale il giudice abbia ordinato la costituzione del rapporto di lavoro

 

12.Sanzioni(Art.40)

E’ punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da 250 a 1.250 euro la violazione degli obblighi e dei divieti riguardanti :

– “i casi in cui è vietato il lavoro somministrato”

– “il rispetto della forma  scritta e l’indicazione degli elementi   obbligatori previsti nel contratto di somministrazione ”

– per il solo somministratore, “la violazione dell’obbligo di informazione sugli elementi da riportare nel contratto di somministrazione

– “per l’utilizzatore ,l’obbligo di assegnare i somministrati a mansioni pari a quelli dei dipendenti (per utilizzatore)

– “la parita’ di erogazione economiche e prestazioni servizi “

-per l’utilizzatore “l’ obbligo di informazioni preventive e consuntive annuali sulle assunzioni dei somministrati ai sindacati”

LA DISCIPLINA LAVORO ACCESSORIO DOPO DEC.LVO 81/15

04/02/2016

Per dare attuazione alla  legge delega del 10.12.2014, n. 183,  ,è stato ,tra gli altri emanato il D.Lgs. 15.6.2015, n. 81 , in vigore dal 25.6.2015. ,che agli artt.   48 , 49  e  50 ha  introdotto una nuova disciplina del lavoro accessorio  ,sostituendo quella contenuta nel D.Lgs. 10.9.2003, n. 276. ,peraltro  ,  oggetto di revisione, prima  con la legge 28.6.2012, n. 92,e successivamente con l’art. 7 del D.L. 28.6.2013, n. 76, convertito   con modificazioni, in legge 9.8.2013, n. 99, che ha eliminato ogni riferimento alla natura meramente occasionale della prestazione, che risulta definita ora come “lavoro accessorio” in base soltanto all’osservanza dei limiti economici previsti  ed anno per anno aggiornati.Infine, ulteriori disposizioni sono state introdotte dall’art. 8, co. 2-ter, del D.L. 30.12.2013, n. 150 (cd. Milleproroghe), convertito con modificazioni in legge 27.2.2014, n. 15.

 

NOZIONE DI LAVORO ACCESSORIO

Le prestazioni di lavoro accessorio sono attività lavorative, svolte ,senza l’instaurazione di un rapporto di lavoro  ,  direttamente a favore dell’utilizzatore della prestazione e senza il tramite di intermediari (INPS, circ. 88/2009; Inps, circ. 29.3.2013, n. 49) che, a far data  dal 25 giugno 2015 , (giorno d’entrata in vigore del dec.legvo n.81/15)  non danno luogo nell’ “anno civile (gennaio-dicembre)”, con riferimento alla totalità dei committenti (sia imprenditori e professionisti che altri), a compensi superiori ad  euro netti 7.000  , pari ad  euro  lordi 9.333,ovvero , trattandosi di imprenditori  e professionisti  , con riferimento ad ogni singolo committente , a compensi superiori ad euro netti   2.000  , pari  ad euro lordi  2.667.

Lavoro accessorio: così i limiti di reddito nell’anno civile (gennaio-dicembre) netti in capo al lavoratore  dal 25.6.2015
Limite di reddito massimo in capo al singolo percettore ottenibile dalla totalita’ dei committenti che siano imprenditori commerciali o professionisti ovvero altri soggeti privi  di tale qualificazione Importo massimo ottenibile da parte di un committente che risulti essere un imprenditore commerciale o un professionista Importo massimo ottenibile da parte di un committente privo della qualificazione di imprenditore commerciale o professionista
 7000(Netti) 9333(Lordi  2000(*)(netti) 2693 (Lordi)  7000(Netti) 9333(Lordi
* In questo caso, fermo il massimo erogabile da parte del singolo imprenditore commerciale o professionista, i restanti  euro potranno essere erogati da altri soggetti a prescindere dal fatto che si tratti di altri imprenditori o professionisti (sempre con il limite di euro 2.000 ciascuno) ovvero di altri soggetti privi di tale qualificazione.

DEFINIZIONE DI “IMPRENDITORE COMMERCIALE”: l’espressione “imprenditore commerciale” comprende qualsiasi soggetto, persona fisica o giuridica, che opera su un determinato mercato; l’aggettivo “commerciale” non circoscrive infatti l’ambito settoriale dell’attività di impresa alle attività di intermediazione nella circolazione di beni ( MLPS circ. 18.1.2013, n. 4).

DEFINIZIONE DI “PROFESSIONISTA”: in merito alla categoria dei professionisti va fatto riferimento al comma 1, articolo 53 del TUIR il quale prevede che “sono redditi di lavoro autonomo quelli che derivano dall’esercizio di arti e professioni. Per esercizio di arti e professioni si intende l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di attività di lavoro autonomo diverse da quelle considerate al capo VI, compreso l’esercizio in forma associata di cui alla lettera c) del comma 3 dell’articolo 5”. La norma trova applicazione nei riguardi sia degli iscritti agli ordini professionali, anche assicurati presso una cassa diversa da quella del settore specifico dell’ordine, sia dei titolari di partita IVA, non iscritti alle casse, ed assicurati all’INPS presso la Gestione Separata INPS.

 

AMBITO APPLICATIVO LAVORO ACCESSORIO

A partire dal 18 luglio 2012 possono essere rese “attività lavorative accessorie” nella generalità dei settori produttivi.  Possono svolgere prestazioni accessorie nei limiti previsti anche i lavoratori con contratto di tipo subordinato a tempo pieno (Min. lav., nota 46/2010), salva la precisazione per cui il lavoro accessorio non è compatibile con lo status di lavoratore subordinato se impiegato presso lo stesso datore di lavoro titolare del contratto di lavoro dipendente (Min. lav., nota 46/2010 edInps, circ. 29.3.2013, n. 49). ),

Il Ministero del Lavoro ,  in risposta  al quesito se ai fini del riscontro della genuinità dell’utilizzo dei buoni lavoro per prestazioni accessorie occorre verificarne la natura  , si è espresso in senso negativo, affermando che, ai fini qualificatori risulta determinante unicamente il rispetto del requisito di carattere economico. Se la prestazione lavorativa è contenuta entro tali limiti, al personale ispettivo non è consentito entrare nel merito delle modalità di svolgimento della prestazione perché ciò finirebbe per vanificare le finalità stesse dell’istituto. In sostanza, se sono corretti i presupposti di instaurazione del rapporto, si presume che qualunque prestazione rientrante nei limiti economici sopra descritti sia per definizione occasionale e accessoria, anche se in azienda sono presenti lavoratori che svolgono la medesima prestazione con un contratto di lavoro subordinato (Min. Lav., Lett. circ. 22.4.2013, prot. n. 37/0007258; Min. Lav., circ. 35/2013).

NATURA DELLE PRESTAZIONI :ai fini della riconducibilità del rapporto nell’ambito del lavoro accessorio, rileva unicamente il rispetto del requisito di carattere economico dei 7.000 e 2.000 euro .Se la prestazione lavorativa è contenuta entro tali limiti, al personale ispettivo non è consentito entrare nel merito delle modalità di svolgimento della prestazione. Ne consegue che, se sono corretti i presupposti di instaurazione del rapporto, qualunque prestazione rientrante nei limiti economici previsti è per definizione occasionale e accessoria, anche se in azienda sono presenti lavoratori che svolgono la medesima prestazione con un contratto di lavoro subordinato (Min. Lav.,Lett. circ. 22.4.2013, prot. n. 37/0007258).

SOGGETTI UTILIZZABILI CON LAVORO ACCESSORIO

a)PENSIONATI: l’Inps ha precisato che possono beneficiare del lavoro accessorio i titolari di trattamenti di anzianità o di pensione anticipata, pensione di vecchiaia, pensione di reversibilità , assegno sociale, assegno ordinario di invalidità e pensione agli invalidi civili nonché tutti gli altri trattamenti che siano compatibili con lo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa. Resta quindi escluso che possa accedere alla prestazione di lavoro occasionale il titolare di trattamenti per i quali è stata accertata l’assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi altra attività lavorativa, quale il trattamento di inabilità (Inps, circ. 29.3.2013, n. 49).

b)STUDENTI: nel rispetto dell’obbligo scolastico, l’impiego degli studenti regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado è consentito durante i periodi di vacanza che sono così determinati:

  1. a) “vacanze natalizie”: ossia il periodo che va dal 1° dicembre al 10 gennaio; b) “vacanze pasquali”: ossia il periodo che va dalla domenica delle Palme al martedì successivo il lunedì dell’Angelo; c) “vacanze estive”: ossia il periodo che va dal 1° giugno al 30 settembre.

Inoltre, gli studenti regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado possono essere impiegati il sabato e la domenica; gli studenti regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso l’università e con meno di 25 anni di età possono svolgere lavoro accessorio in qualunque periodo dell’anno (Inps,circ. 29.3.2013, n. 49).

c)DISOCCUPATI E INOCCUPATI: l’Inps ha confermato che l’utilizzatore del buono può essere, indifferentemente, un inoccupato o un disoccupato (Inps, circ. 29.3.2013, n. 49).

d)PARTICOLARI CATEGORIE DI SOGGETTI SVANTAGGIATI –In  considerazione  delle  particolari  e  oggettive  condizioni sociali di specifiche categorie di soggetti correlate allo  stato  didisabilita’, di detenzione, di tossicodipendenza o  di  fruizione  di ammortizzatori sociali per i  quali  e’  prevista  una  contribuzionefigurativa, utilizzati nell’ambito di progetti promossi da  pubbliche amministrazioni, il Ministro del lavoro e  delle  politiche  sociali,con  decreto,  puo’  stabilire  specifiche  condizioni,  modalita’  ed importi dei buoni orari( art.49,c.6 , dec.legvo n. 81/15)

e)COMMITTENTI PUBBLICI –Il ricorso a prestazioni di lavoro accessorio  da  parte  di  uncommittente pubblico e’ consentito nel rispetto dei vincoli  previstidalla vigente disciplina in materia di contenimento  delle  spese  dipersonale e, ove previsto, dal patto di stabilita’ interno(art.48,c.4.dec.legvo 81/15)

f)IMPRESA FAMILIARE: a decorrere dal 18 luglio 2012, anche l’impresa familiare rientra nell’ambito della disciplina generale e può ricorrere al lavoro occasionale per lo svolgimento di ogni tipo di attività, con l’osservanza dei soli limiti economici previsti dalla nuova normativa, pari a 2.000 euro annui , trattandosi di committenti imprenditori commerciali o professionisti. Ai buoni lavoro utilizzati dall’impresa familiare si applica la contribuzione previdenziale pari al 13% da versare alla Gestione Separata, ai sensi della disciplina generale (non più applicabile il regime speciale contributivo proprio del lavoro subordinato) (INPS, circ. 49/2013).

g)PERMESSO DI SOGGIORNO: il compenso legato a prestazioni di lavoro accessorio è utile al rilascio o al rinnovo del permesso di soggiorno Di norma non viene considerato possibile un rinnovo con una busta paga inferiore ad  euro 448 ,minimo per 2016 dell’assegno sociale mensili nel caso di straniero senza familiari, (Min. Lav., circ. 18.1.2013, n. 4INPS, circ. 49/2013).

 h)CUMULO PRESTAZIONI LAVORO SUBORDINATO ED ACCESSORIO

Il cumulo   di cui al titolo puo’ interessare due distinte  ipotesi ,vale dire :

1))  quella  di    prestazioni subordinate   ed   accessorie che un prestatore intende svolgere    con lo stesso  datore di lavoro oppure  con  datori di lavoro diversi;

2) quella di    lavoratore subordinato occupato  part time ovvero full time  interessato a    svolgere contestualmente anche  un rapporto accessorio.

In riferimento  a quanto sopra  ,si  evidenzia  che in materia di lavoro accessorio  ,dalla data di entrata in vigore, vige l’art.48 del dec.legvo n.81/2015 ,che,   attraverso il  combinato disposto dei commi 1 e 3 ,   prevede  :

a)  Prestazioni di lavoro accessorio ,intendendo  per  tali le attivita’lavorative che non danno luogo, con riferimento alla totalita’ dei committenti, a compensi superiori a 7.000 euro netti  nel corso di un anno civile, annualmente rivalutati sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati,nonche’ , le attivita’ lavorative svolte a favore di ciascun singolo committente per compensi non superiori a 2.000 euro netti , rivalutati annualmente ;

b) Dette prestaxioni accessorie si applicano in agricoltura: A) alle attivita’ lavorative di natura occasionale rese nell’ambito delle attivita’ agricole di carattere stagionale effettuate da pensionati e da giovani con meno di venticinque anni di eta’ se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado, compatibilmente con gli impegni scolastici, ovvero in qualunque periodo dell’anno se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso l’universita’; B) alle attivita’ agricole svolte a favore di soggetti di cui all’articolo 34, comma 6, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, che non possono, tuttavia, essere svolte da soggetti iscritti l’anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli.,restandp precisato che il citato comma 6 dell’art.34 recita:”. I produttori agricoli che nell’anno solare precedente hanno realizzato, in caso di inizio di attivita’, prevedono di realizzare un volumeDecreto del Presidente della Repubblica del 26 ottobre 1972 n. 633 -d’affari non superiore a 7.000 euro, costituito per almeno due terzi dacessioni di prodotti di cui al comma 1, sono esonerati dal versamento dell’imposta e da tutti gli obblighi documentali e contabili, compresa la dichiarazione annuale, fermo restando l’obbligo di numerare e conservare lefatture e le bollette doganali a norma dell’articolo 39. I cessionari e icommittenti, se acquistano i beni o utilizzano i servizi nell’esercizio dell’impresa, devono emettere fattura, con le modalita’ e nei termini di cuiall’articolo 21, indicandovi la relativa imposta, determinata applicando le aliquote corrispondenti alle percentuali di compensazione, consegnarne copia al produttore agricolo e registrarla separatamente a norma dell’articolo 25.Le disposizioni del presente comma cessano comunque di avere applicazione apartire dall’anno solare successivo a quello in cui e’ stato superato illimite di 7.000 euro a condizione che non sia superato il limite di un terzo delle cessioni di altri beni. I produttori agricoli hanno facolta’ di non avvalersi delle disposizioni del presente comma. In tal caso, l’opzione ola revoca si esercitano con le modalita’ stabilite dal regolamento di cui al, edecreto del Presidente della Repubblica 10 novembre 1997, n. 442successive modificazioni.”

Inoltre , si segnala  che il comma  1bis  dell’art.70 del decreto legvo, 276 /03 prevedeva :

“In via sperimentale per l’anno 2010, per prestazioni di lavoro accessorio si intendono anche le attivita’ lavorative di natura occasionale rese nell’ambito di qualsiasi settore produttivo da parte di prestato in favore di datori di lavoro titolari di contratti di lavoro a tempo parziale, con esclusione della possibilita’ di utilizzare i buoni lavoro presso il datore di lavoro titolare del contratto a tempo parziale<2. –

Tale disposizione  fu  oggetto di interpello al MLPS ,che  rispose   con la nota prot. n. 25/I/0021956 del 22 dic 2010 , secondo  cui:” La medesima disposizione(art.70 ,c.1 bis ) esclude …la possibilità di utilizzare il sistema dei c.d. voucher presso il datore di lavoro titolare del contratto a tempo parziale, con l’intento di tutelare la ratio sottesa a tale rapporto di lavoro ed evitare possibili forme elusive dell’utilizzo del lavoro accessorio.In risposta al quesito avanzato, si ritiene dunque che i lavoratori con contratto di tipo subordinato a tempo pieno possano comunque svolgere prestazioni di natura occasionale ”

Si  chiarisce ,tuttavia, che la citata disposizione  contenuta nel  comma 1 bis dell’art.70 del dec.276/03     risulta  nel frattempo  abrogata della legge n.106/11 ,di conversione del dec.legge n.70/2011 , che ,  quindi ,ormai  ha cessato di far parte delle norme  con cui  è   disciplinato il  lavoro accessorio  ,rispetto  al quale   ,pertanto,  deve considerarsi  decaduta pure  la    pronuncia fornita in proposito dal Mlps con l’interpello sopra richiamato  ,che confermava   il  divieto di prestare  lavoro occasionale da parte del lavoratore in favore dello stesso  datore di lavoro cui  fosse  legato da rapporto part time

Sulla base di quanto sinora esposto ,a fronte  del quesito di cui al titolo,si ritiene di poter esprimere risposta affermativa  con riferimento  ad entrambe all’ipotesi di cui ai numeri 1) e 2) iniziali.

Infatti  ,circa l’ipotesi sub 1),la risposta affermativa risultava gia fornita dal Mlps in occasione del riscontro all’interpello . n. 25/I/0021956 del 22 dic 2010 ,in cui testualmente dichiarava: “… si ritiene dunque che i lavoratori con contratto di tipo subordinato a tempo pieno possano comunque svolgere prestazioni di natura occasionale ”

Analogo consenso  va fornito  altresì  per l’ipotesi sub 2), ,per cui oltretutto ormai non è consentito fare distinzione tra lavoro subordinato a tempo pieno e parziale,considerato la ricordata intervenuta abrogazione del comma 1 bis dell’art.70 del dec.legvo n.276/03 ed il venir  della validita’ del  parere contrario per il part time esplicitato nella vigenza di detto comma dal Mlps.

 

i)LAVORO ACCESSORIO FRUITORI SOSTEGNO REDDITO  

Per i lavoratori che fruiscono di ammortizzatori sociali(CIGO,CIGS,MOBILITA’ ,NASPI ,DS AGRICOLA) si prevede la possibilità di consentire ai percettori di prestazioniintegrative del salario o di sostegno al reddito di effettuare prestazioni di lavoro accessorio, in qualsiasi settore produttivo, entro il limite complessivo di 3.000 euro di compenso netti (4.000 euro lordi, soggetto anch’esso arivalutazione annuale) per anno civile (art. 48, comma 2, del d.lgs. n. 81/2015), risultando resa stabile una disposizione vigente fino al31 dicembre 2014 e non prorogata per il 2015.

Il limite complessivo dei 3.000 euro di compenso, per l’anno 2015, è da intendersi comprensivo anche delle prestazioni di lavoro accessorio già rese dal 1° gennaio 2015 al 24 giugno2015  (Circolare Inps n. 149/2015).

Il limite di  3.000 euro di compenso netti e di 4.000 lordi per ciascun anno civile e’quello complessivamente conseguito dal prestatore  dalla totalita’ dei committenti ,mentre rimane confermato il limite annuo di 2.000 euro netti  da parte di ciascun commitente imprenditore commerciale o professionista.

La Circolare INPS n. 170 del 13 ottobre 2015 ha chiarito l’operatività della norma, specificando i profili di compatibilità e cumulabilità.,che di seguito si espongono.

1)Compatibilità e cumulabilità del lavoro accessorio con l’indennità di mobilità

Dal 1 gennaio 2015 l’indennità di mobilità è interamente cumulabile con i compensi derivanti dallo svolgimento di lavoro accessorio nel limite complessivo di euro 3.000 per anno civile, rivalutati annualmente sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati. Per i compensi che superano detto limite, fino a 7.000 euro per anno civile (limite massimo annuale rivalutabile di reddito percepibile nell’ambito del c.d. lavoro accessorio), il reddito derivante dallo svolgimento del lavoro accessorio sarà compatibile e cumulabile con l’indennità di mobilità nei limiti previsti dall’articolo 9, comma 9, della legge n. 223 del 1991 , (cfr. circolare Inps n. 229 del 1996) ,ricordanto che il richiato comma 9 recita:” 1 lavoratori di cui all’articolo 7, comma 6, nel caso in cui svolgano attività di lavoro subordinato od autonomo hanno facoltà di cumulare l’indennità di mobilità nei limiti in cui sia utile a garantire la percezione di un reddito pari alla retribuzione spettante al momento della messa in mobilità, rivalutato in misura corrispondente alla variazione dell’indice del costo della vita calcolato dall’Istituto nazionale di statistica (Istat) ai fini della scala mobile delle retribuzioni dei lavoratori dell’industria. ”

Il beneficiario dell’indennità di mobilità è tenuto a comunicare all’INPS, entro cinque giorni dall’inizio dell’attività di lavoro accessorio o, se questa era preesistente, dalla data di presentazione della domanda di indennità di mobilità, il reddito presunto derivante dalla predetta attività nell’anno civile, a far data dall’inizio della prestazione di lavoro accessorio.

2)Compatibilità e cumulabilità del lavoro accessorio con la NASPI.

In riferimento al regime di compatibilità del lavoro accessorio con la NASpI si rinvia a quanto già precisato con la Circolare INPS n. 142 del 29.7.2015, al punto 9.1., cenfdo dispone   quanto segue sotto il titolo “Effetti del lavoro accessorio sull’indennità NASpI”:

In particolare l’art. 48 del richiamato d.lgs. n.81 del 2015 stabilisce che per prestazioni di lavoro accessorio si intendono attività lavorative che non danno luogo, con riferimento alla totalità dei committenti, a compensi superiori a 7.000 euro nel corso di un anno civile, annualmente rivalutati sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati. Fermo restando il limite complessivo di 7.000 euro, nei confronti dei committenti imprenditori o professionisti, le attività lavorative di cui trattasi possono essere svolte a favore di ciascun singolo committente per compensi non superiori a 2.000 euro, anche essi rivalutati annualmente.

Il successivo comma 2 prevede che prestazioni di lavoro accessorio possono essere rese, in tutti i settori produttivi, compresi gli enti locali, nel limite complessivo di 3.000 euro di compenso per anno civile, anche essi rivalutati, da percettori di prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito. L’INPS provvede a sottrarre dalla contribuzione figurativa relativa alle prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito gli accrediti contributivi derivanti dalle prestazioni di lavoro accessorio.

Alla luce della disciplina sopra esposta e delle disposizioni di cui al D.lgs. n.22 del 2015 che prevedono la cumulabilità della prestazione NASpI con i redditi derivanti da attività lavorativa, si precisa che l’indennità NASpI è interamente cumulabile con i compensi derivanti dallo svolgimento di lavoro accessorio nel limite complessivo di 3.000 per anno civile.

Per i compensi che superano detto limite e fino a 7.000 euro per anno civile la prestazione NASpI sarà ridotta di un importo pari all’80 per cento del compenso rapportato al periodo intercorrente tra la data di inizio dell’attività e la data in cui termina il periodo di godimento dell’indennità o, se antecedente, la fine dell’anno.

Il beneficiario dell’indennità NASpI è tenuto a comunicare all’INPS entro un mese rispettivamente dall’inizio dell’attività di lavoro accessorio o, se questa era preesistente, dalla data di presentazione della domanda di NASpI, il compenso derivante dalla predetta attività.

3)Compatibilità e cumulabilità del lavoro accessorio con la disoccupazione agricola.

Anche per i trattamenti di disoccupazione agricola l’articolo 48, comma 2, del decreto legislativo n. 81 del 2015 conferma la compatibilità con lo svolgimento di attività di lavoro occasionale accessorio. Il diritto di cumulo dell’indennità in argomento con il reddito derivante dal lavoro accessorio svolto nell’anno di riferimento della prestazione è possibile nel limite complessivo annuale di 3.000 euro netti di compenso, rivalutati sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati.

Per quanto riguarda l’applicazione della norma in argomento, si ritiene utile rammentare, in considerazione del fatto che l’indennità di disoccupazione agricola viene richiesta ed erogata nell’anno successivo a quello in cui si è verificato lo stato di disoccupazione, che la cumulabilità con tale prestazione deve essere valutata con riferimento all’eventuale attività di lavoro accessorio svolta nell’anno di competenza della prestazione.

 

4)Compatibilità e cumulabilità del lavoro accessorio con la Cassa Integrazione Guadagni.

Anche le integrazioni salariali sono interamente cumulabili con i compensi derivanti dallo svolgimento di lavoro accessorio nel limite complessivo di euro 3.000 per anno civile, rivalutabile annualmente sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati.

Per i compensi che superano detto limite, fino a 7.000 euro per anno civile (limite massimo annuale rivalutabile di reddito percepibile nell’ambito del c.d. lavoro accessorio), si applicherà quanto previsto dall’articolo 8, commi 2 e 3, del decreto legislativo n. 148/2015 che ripropone le abrogate disposizioni (v. articolo 46, comma. 1 lettera L, decreto legislativo n. 148/2015) di cui ai commi 4 e 5 dell’articolo  8 della legge n. 160/88. Quindi, le remunerazioni da lavoro accessorio che superino il limite dei 3.000 euro non sono integralmente cumulabili: ad esse dovrà essere applicata la disciplina ordinaria sulla compatibilità ed eventuale cumulabilità parziale della retribuzione (cfr. circolare Inps n. 130 del 2010). Conseguentemente, per il solo caso di emolumenti da lavoro accessorio che rientrino nel limite dei 3.000 euro annui, l’interessato non sarà obbligato a presentare all’INPS la comunicazione preventiva di cui all’art. 8, comma 3, decreto legislativo n. 148/2015. Viceversa, la suddetta comunicazione preventiva andrà resa prima che il compenso determini il superamento del predetto limite dei 3.000 euro, anche se derivante da più contratti di lavoro accessorio stipulati nel corso dell’anno, pena la decadenza dalle integrazioni salariali (a tal riguardo restano in vigore i chiarimenti forniti con le circolari nn. 75/2007 e 57/2014).

 

Si osserva    circa il lavoro accessorio prestato dai fruitori di ammortizzatori  sociali che:

– l’INPS sottrae dalla contribuzione figurativa perle prestazioni integrative o di sostegno gli accrediti contributivi derivanti dal lavoro accessorio e la percezione dei vouchernon fa venir meno il diritto alle indennità.

  -la quota di contribuzione IVS contenuta nel valore nominale del buono (euro 1,30 per ogni buono da euro 10,00) non viene accreditata sulla posizione contributiva del lavoratore, ma va a parziale ristoro dell’onere legato alla contribuzione figurativa (INPS, msg. 12082/2010). Ne consegue che la quota di contribuzione IVS contenuta nel valore nominale del voucher e dovuta di norma a favore della Gestione Separata (con aliquota convenzionale pari al 13%), deve essere destinata alla gestione a carico della quale è posto l’onere dell’accredito figurativo e non accreditata sulla posizione contributiva del singolo lavoratore (INPS, circ. 130/2010). Si ritiene che, in considerazione del principio di “pluriefficacia della comunicazione”, non trovi più applicazione anche in questo caso l’obbligo imposto al prestatore di lavoro di comunicare all’Inps lo svolgimento di attività di lavoro accessorio in caso di superamento della predetta soglia di euro 3.000 (Min. Lav., interpello 19/2012).

i)DIVIETO LAVORO ACCESSORIO IN APPALTO: il ricorso ai buoni lavoro è limitato al rapporto diretto tra prestatore e utilizzatore finale, mentre è escluso che un’impresa possa reclutare e retribuire lavoratori per svolgere prestazioni a favore di terzi (INPS, circ. 88/2009; Min. Lav., circ. 18.1.2013, n. 4). con la sola eccezione degli steward delle società calcistiche (cfr. D.M. 8.8.2007, modificato dal D.M. 24.2.2010; Min. lav., nota 21/2010

 Viene espressamente vietato il lavoro accessorio nell’ambito della esecuzione degli appalti, fatta eccezione per le attività individuate dal Ministero del Lavoro con apposito decreto (art.48, comma 6, del d.lgs. n. 81/2015)., sentite le parti sociali, da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore deld.lgs. n. 81/2015 ,ossia entro il 24 dicembre 2015

Pertanto,di regola ed in attesa del citato decreto ministeriale ,  le prestazioni di lavoro accessorio sono consentite soltanto se rese in favore diretto del  committente(es.prestazioni domestiche in favore della famiglia,attivita’ di giardinaggio in favore del condominio), mentre  devono considerarsi illegittimi i provvedimenti sanzionatori disposti ,su conforme indicazione fornita dal Mlps e dall’Inps in via amministrativa (ved.circolari n.88/-09, n.17-/10 e n.4./13),che hanno escluso espressamente il ricorso ai buoni in questione  nel caso di appalto e somministrazione,divieto che pero’ prima del decreto n.81/15   non era sancito  dalla legge,.Pertanto e’ da ritenere che interverra’ l’ archiviazione delle situazioni  che ,in contrasto con il principio di legalita’,sono state contestate alle aziende  e tuttora non siano state    definite.

Resta inteso che occorre tener distinti circa tale aspetto il contratto di appalto dal contratto d’opera.

Infatti , l’appalto è il contratto con il quale una parte (appaltatore) assume il compimento di un’opera o di un servizio su incarico di un committente e verso un corrispettivo in danaro, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio (art. 1655 c.c.).

Il  contratto d’opera è il contratto con cui una parte si obbliga, verso un corrispettivo, a compiere un’opera o un servizio in favore di un’altra, con lavoro prevalentemente proprio o dei familiari e senza vincolo di subordinazione.

Nell’ordinamento italiano, il contratto d’opera è regolato dagli articoli 2222 e seguenti del codice civile.Nel primo ,ad eccezione di quanto sara’ stabilito dall’emanando decrerto del MLPS,  non sono  consentite le prestazioni di lavoro accesorio, ,  che ,invece ,sono ammesse per il secondo (Esempio prestazioni idraulico ,elettricista,imbianchino ,ecc,)

 

l)OBBLIGHI IN MATERIA SICUREZZA LAVORO

L’art. 20, comma 1, lett. a), del D.Lgs. n. 151/2015 è intervenuto sul campo di applicazione del D.Lgs. n. 81/2008, modificando  l’art. 3 dello stesso , stabilendo che le disposizioni del Testo unico sicurezza sul lavoro si applichino ai lavoratori occupati per prestazioni di lavoro accessorio esclusivamente quando le stesse sono rese nei confronti di un committente imprenditore o professionista, mentre in tutti gli altri casi (committente non imprenditore e non professionista) trova applicazione il solo art. 21 del D.Lgs. n. 81/2008, ,secondo cui,

al pari dei  componenti dell’impresa familiare di cui all’articolo 230-bis del codice civile, dei lavoratori autonomi che compiono opere o servizi ai sensi dell’articolo 2222 del codice civile, deii piccoli imprenditori di cui all’articolo 2083 del codice civile e dei soci delle società semplici operanti nel settore agricolo, i prestatori di lavoro accessorio  devono:
a) utilizzare attrezzature di lavoro in conformità alle disposizioni di cui al titolo III;
    b) munirsi di dispositivi di protezione individuale ed utilizzarli conformemente alle disposizioni di cui al titolo III;
c) munirsi di apposita tessera di riconoscimento corredata di fotografia, contenente le proprie generalità, qualora effettuino la loro prestazione in un luogo di lavoro nel quale si svolgano attività in regime di appalto o subappalto.

d)relativamente ai rischi propri delle attività svolte e con oneri a proprio carico hanno facoltà di:
beneficiare della sorveglianza sanitaria secondo le previsioni di cui all’articolo 41, fermi restando gli obblighi previsti da norme speciali;
partecipare a corsi di formazione specifici in materia di salute e sicurezza sul lavoro, incentrati sui rischi propri delle attività svolte, secondo le previsioni di cui all’articolo 37, fermi restando gli obblighi previsti da norme speciali.”

,Infine si nota che  resta comunque esclusa l’applicazione delle norme in tema di prevenzione per i piccoli lavori domestici a carattere straordinario, compresi l’insegnamento privato supplementare e l’assistenza domiciliare ai bambini, agli anziani, agli ammalati e ai disabili

m) COMUNICAZIONE OBBLIGATORIA ANTICIPATA E LAVORO NERO

Il dec.legvpo n.81/15 ha sostituito la comunicazione obbligatoria All’Inps con quella da effetttuare alla Dtl territorialmente competente . Di fatto ,in attesa che la nuova disposizione sia  praticabile ,continua a trovare applicazione la prasi previgente,mentre con riguardo alle sanzioni applicabili in merito , il Ministero ha precisato quanto segue:

1) non è necessaria la comunicazione anticipata al CPI;

2) se manca comunicazione preventiva di chiamata a Inps  si applica la maxisanzione per lavoro nero;

3) se la prestazione è stata preventivamente comunicata a INPS/INAIL ma poi alcune ore o giornate non vengono remunerate non si applica la maxisanzione ma – se la prestazione è resa a favore di un’impresa o lavoratore autonomo e questa è fungibile con quella dei dipendenti dell’imprenditore o del professionista – sarà possibile trasformare il rapporto in lavoro subordinato a tempo indeterminato (Min. Lav., Nota 12 luglio 2013, prot. 12695).

 

n)COMUNICAZIONE PREVENTIVA SOLO ALL’INPS (DAL 15 GENNAIO 2014): mentre fino al 14.1.2014, per i voucher cartacei distribuiti presso le sedi INPS, la comunicazione doveva essere inoltrata all’INAIL, e per gli altri canali di distribuzione dei voucher (tabaccai abilitati, Banche popolari, uffici postali, procedura telematica) la comunicazione era trasmessa direttamente all’Inps tramite contact center o sito istituzionale, a partire da mercoledì 15 gennaio 2014 la dichiarazione di inizio attività e le comunicazioni di eventuali variazioni, dovranno essere comunicate solo all’Inps esclusivamente con modalità telematica (sito internet http://www.inps.it o call center). Dalla medesima data viene meno la comunicazione all’Inail e di conseguenza non saranno più operativi il fax Inail e la sezione del sito www.inail.it che saranno disattivati (Inps, circ. 19.12.2013, n. 177).

o)NUOVA PROCEDURA TELEMATICA “FASTPOA”: l’Inps, nell’ambito delle modalità gestionali dei voucher, ha rivisto la procedura telematica per l’impiego dei buoni lavoro, al fine di definire una procedura più semplice e rispondente alle necessità di committenti che gestiscono grandi volumi di voucher virtuali. La procedura telematica, denominata FastPOA, è strutturata in modo da rendere più facile e immediata la gestione delle operazioni fondamentali di utilizzo dei voucher virtuali, quali la registrazione dei prestatori, la dichiarazione di inizio prestazione e la consuntivazione di compensi, attraverso una modalità che guida l’operatore nelle diverse fasi. La procedura consente la gestione organizzata per liste di prestatori, con riferimento alle quali si può effettuare sia l’inserimento delle prestazioni di lavoro (con contestuale invio della comunicazione di inizio prestazione all’INAIL) che la consuntivazione di tutti i rapporti di lavoro relativi ai lavoratori inseriti nella lista, tramite un’unica operazione. Inoltre, la procedura consente di inserire in maniera autonoma e preventiva le tipologie di prestatori e i luoghi dove verranno svolte le prestazioni lavorative. La nuova procedura si affianca alla procedura telematica ‘ordinaria’; in una prima fase di sperimentazione è resa accessibile a committenti e a loro delegati che ne facciano richiesta all’Istituto: l’abilitazione va richiesta, indicando il codice fiscale/ partita IVA del committente e l’eventuale codice fiscale del delegato, obbligatorio per i committenti persone giuridiche, inoltrando una mail alle caselle di posta dei referenti regionali del lavoro accessorio, reperibili sul sito istituzionale.

 

p)PAGAMENTO DELLE PRESTAZIONI: I VOUCHER

PREMESSA: il soggetto che voglia affidare a qualcuno prestazioni di lavoro accessorio è tenuto in via preliminare ad acquistare uno o più voucher (buoni) o carnet di buoni presso i rivenditori autorizzati: una volta che sia stato svolto il lavoro, il pagamento della “retribuzione” del lavoratore accessorio avviene mediante la consegna di detti voucher al lavoratore il quale li presenta per l’incasso presso uno dei concessionari del servizio. Sono previsti voucher telematici e voucher cartacei. Il voucher telematico utilizza una carta magnetica – tipo “bancomat“; i buoni cartacei possono essere acquistati presso le sedi provinciali INPS. Il voucher non è integrabile con somme di denaro, neanche a titolo di rimborso spese forfetarie (INAIL, nota 6464/2010).I buoni cartacei sono disponibili singolarmente (prezzo di acquisto 10 euro) ovvero in carnet multipli da 2 e 5 buoni (del valore, rispettivamente di 20 e 50 euro).

q)QUANTIFICAZIONE DEL COMPENSO: la quantificazione del compenso del lavoratore accessorio è di natura oraria e ancorato alla durata della prestazione stessa, così da evitare che un solo voucher del valore di 10 euro possa essere utilizzato per remunerare prestazioni di diverse ore. Resta salva la possibilità di remunerare una prestazione lavorativa in misura superiore rispetto a quella prevista dal legislatore corrispondendo, ad esempio, per un’ora di lavoro anche più voucher. Il personale ispettivo potrà quindi verificare l’ammontare della prestazione resa in relazione al numero di buoni consegnati al prestatore (Min. Lav., circ. 18.1.2013, n. 4).

r)UTILIZZO DEI VOUCHER: i voucher sono “orari, numerati progressivamente e datati“. In considerazione della natura preventiva della comunicazione sull’utilizzo del lavoro accessorio, al fine di consentire la massima flessibilità sia del voucher telematico che di quello cartaceo, il riferimento alla “data” implica che la stessa vada intesa come un “arco temporale” di utilizzo del voucher non superiore ai 30 giorni decorrenti dal suo acquisto (Min. Lav., circ. 18.1.2013, n. 4).

 

s)PAGAMENTO DELLE PRESTAZIONI: per ricorrere a prestazioni di lavoro accessorio, i beneficiari acquistano presso le rivendite autorizzate (sedi Inps, banche, uffici postali, tabaccai) uno o più carnet di buoni orari, numerati progressivamente e datati per prestazioni di lavoro accessorio il cui valore nominale è fissato con decreto del Ministro del lavoro e periodicamente aggiornato, tenuto conto delle risultanze istruttorie del confronto con le parti sociali (art. 72, co. 1, D.Lgs. 10.9.2003, n. 276). Il prestatore di lavoro accessorio percepisce il proprio compenso presso il concessionario del servizio, all’atto della restituzione dei buoni ricevuti dal beneficiario della prestazione di lavoro accessorio.

t)VALORE NOMINALE DEL BUONO: la norma dispone che il valore nominale del voucher (attualmente pari a 10 euro) è stabilito tenendo conto della media delle retribuzioni rilevate per le attività lavorative affini a quelle di cui all’articolo 70, co. 1 (lavoro accessorio), nonché del costo di gestione del servizio (art. 72, co. 1, D.Lgs. 10.9.2003, n. 276). Come precisato dall’Inps, a far tempo dal 18.7.2012, anche l’impresa familiare rientra nella disciplina generale, con la conseguenza che ai buoni lavoro utilizzati dall’impresa familiare si applica la contribuzione previdenziale pari al 13 per cento, da versare alla gestione separata (Inps, circ. 29.3.2013, n. 49).

Voucher: così dal lordo al netto
Generalità dei casi Impresa familiare
Valore facciale 10 euro 10 euro
Contributi Inps 13% 13%
Inail 7% 4%
Compenso del concessionario 5% 5%
Totale trattenute in % 25% 22%
Netto a pagare 7,50 euro 7,80 euro

Trattandosi di un committente imprenditore commerciale o professionista, il limite economico da osservare da parte dell’impresa familiare è pari a 2.000 euro netti per il 2013, e a euro 2.020 euro netti per il 2014, l’aliquota Inail resta ferma al 4% (Inail, circ. 24.4.2013, n. 21).

u)NATURA DEL COMPENSO: il compenso come sopra individuato è esente da qualsiasi imposizione fiscale e non incide sullo stato di disoccupato o inoccupato del prestatore di lavoro accessorio. Le attività di lavoro occasionale di tipo accessorio non danno titolo a prestazioni di malattia, di maternità , di disoccupazione né ad assegno per il nucleo familiare (INPS, circ. n. 104/2008 e n. 76/2009).

v)CONTRIBUTI, PREMI E RIMBORSO SPESE: il concessionario provvede al pagamento delle spettanze alla persona (lavoratore accessorio) che presenta i buoni, registrandone i dati anagrafici e il codice fiscale, effettua il versamento per suo conto dei contributi per fini previdenziali all’Inps, alla gestione separata, in misura pari al 13% del valore nominale del buono, e per fini assicurativi contro gli infortuni all’Inail, in misura pari al 7% del valore nominale del buono, e trattiene il 5% del valore facciale a titolo di rimborso spese. La percentuale relativa al versamento dei contributi previdenziali è rideterminata con decreto del Ministro del lavoro di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze in funzione degli incrementi delle aliquote contributive per gli iscritti alla gestione separata Inps.

z)INDENNITÀ DI INFORTUNIO: in relazione all’applicabilità dell’articolo 70 del Testo Unico, per il quale il datore di lavoro non può rifiutarsi di anticipare l’indennità per inabilità temporanea quando ne sia richiesto dall’Istituto, data la particolarità di tale tipologia di lavoro, caratterizzata appunto dal requisito della “occasionalità” e dalla non continuità del rapporto di lavoro, l’Inail ha precisato che non deve essere esercitata la facoltà prevista al primo comma dello stesso articolo (Inail, nota 9.9.2010, prot. n. 6464).

k)RIMBORSO VOUCHER NON UTILIZZATI: in caso di buoni cartacei inutilizzati è possibile richiederne il rimborso esclusivamente presso le Sedi provinciali Inps. Il datore di lavoro che abbia acquistato e non utilizzato dei buoni cartacei dovrà consegnarli alla Sede provinciale Inps, che rilascerà ricevuta e disporrà un bonifico per il loro controvalore a favore del datore di lavoro (Inps, circ. 81/2008). Il committente è inoltre tenuto a presentare, anche per via postale, la richiesta di rimborso utilizzando l’apposito modulo Rimb. Lav. Occ. COD. SC52. Il controvalore effettivo dei voucher ai fini del rimborso ai committenti, che viene determinato al netto della quota di gestione del 5%, è pari a:

– euro 9,50, per il buono lavoro da euro 10,00;

– euro 19,00, per il buono lavoro “multiplo” da euro 20,00;

– euro 47,50, per il buono lavoro “multiplo” da euro 50,00.

Una volta terminata la procedura di controllo, la sede INPS emette un bonifico domiciliato o effettua un accredito sul c/c a favore del committente per il controvalore dei buoni non utilizzati (INPS, msg. 12082/2010). La richiesta di rimborso può essere presentata anche in caso di voucher acquistati tramite procedura telematica (INPS, msg. 10500/2011).

j)SMARRIMENTO O FURTO DEI VOUCHER: in caso di smarrimento o furto dei voucher il committente ovvero il prestatore sono tenuti innanzitutto a presentare denuncia alla competente autorità . In caso di furto o smarrimento occorso a un prestatore di lavoro:

  1. il prestatore comunica alla sede il furto o lo smarrimento dei voucher, consegnando copia della denuncia alle autorità competenti;
  2. la sede annulla i voucher in questione;
  3. la sede, terminato l’iter procedurale, emette un bonifico domiciliato a favore del prestatore.

In caso di furto o smarrimento occorso ad un committente:

  1. il committente comunica alla sede il furto o lo smarrimento dei voucher, consegnando copia della denuncia alle autorità competenti;
  2. la sede annulla i voucher in questione;
  3. la sede, terminato l’iter procedurale, consegna al committente i nuovi voucher (Inps, msg. 12082/2010).

 

 

 

 

 j bis)VOUCHER TELEMATICO

PREMESSA: una possibile modalità di erogazione del corrispettivo è possibile per il tramite del voucher cd. telematico. Anche in questo caso, illustriamo la procedura corretta da seguire da parte sia del committente che del prestatore nonché le modalità di versamento e incasso.

 

j ter)REGISTRAZIONE DEL COMMITTENTE E DEL PRESTATORE: sia il committente che il lavoratore devono provvedere a registrarsi presso l’Inps (il committente può farlo anche tramite l’associazione di categoria abilitata), con le seguenti modalità:

  1. sportelli Inps: per il committente è questo l’unico canale possibile se il suo nominativo non è già presente negli archivi Inps;
  2. sito http://www.inps.it, nella sezione servizi on line, per il cittadino (ma occorre il possesso del PIN e il Contact center ricontatta il prestatore per verificare i dati);
  3. contact center Inps al numero telefonico 803.164.

Tali dati vengono “girati” automaticamente a Poste Italiane.

j quater)ATTIVAZIONE DELLA CARTA: una volta ricevuti i dati delle parti, Poste Italiane invia al lavoratore maggiorenne la carta (INPS card c.d. ‘Postepay virtual’) sulla quale è possibile accreditare gli importi delle prestazioni eseguite; l’accreditamento del compenso sulla carta richiede la sua attivazione presso qualunque ufficio postale con un “caricamento” minimo pari a 5 euro. La Inps card (Postepay) viene inviata entro circa 25 giorni lavorativi. In caso di cambio di indirizzo del prestatore, questi deve recarsi presso la Sede INPS provinciale, per la sostituzione in archivio e l’automatico invio della comunicazione corretta a Poste Italiane. La carta deve essere attivata dal prestatore presso un ufficio postale; in mancanza di attivazione, il pagamento avverrà automaticamente attraverso bonifico domiciliato riscuotibile presso tutti gli uffici postali. Il prestatore minorenne, che in quanto tale non può ricevere la Inps Card, riceverà da Poste una lettera di bonifico domiciliato con la quale riscuotere, presso tutti gli uffici postali, gli importi spettanti per lo svolgimento di prestazioni occasionali accessorie.

j quinquies)TERMINI DI RISCOSSIONE DEL BONIFICO: qualora il pagamento avvenga mediante bonifico (prestatore minorenne ovvero maggiorenne che non ha attivato la carta, la riscossione del bonifico deve avvenire entro il termine di scadenza (mese successivo alla data di emissione). In caso di impossibilità a riscuotere per sopraggiunti termini di scadenza del bonifico, è necessario rivolgersi alla sede Inps per chiederne la “riemissione“.

jsexies)RICHIESTA DEI VOUCHER DA PARTE DEL COMMITTENTE: prima dell’inizio delle attività di lavoro accessorio, il committente richiede all’Inps (attraverso il sito internet http://www.inps.it oppure il Contact Center 803.164) i buoni lavoro virtuali. La richiesta dovrà contenere: l’anagrafica di ogni prestatore e il relativo codice fiscale; la data di inizio e di fine presunta dell’attività lavorativa; il luogo di svolgimento della prestazione; il numero di buoni per ogni prestatore.

In caso di committente persona giuridica (o di committente persona fisica che intenda avvalersi di un delegato), per utilizzare la procedura telematica, è necessario richiedere alla sede Inps della propria provincia (tramite “modello SC53” scaricabile dal sito Internet Inps), l’abbinamento tra il CF/P.IVA dell’azienda e il codice fiscale di un delegato persona fisica (munito di Pin), che opererà per conto dell’azienda o ente committente. Una volta effettuato tale abbinamento, il delegato dovrà:

1) entrare nella procedura on-line con il suo CF e il suo PIN ed accedere alla sezione “Servizi per consulenti associazioni e delegati (accesso con PIN)”;

2) inserire il CF/P.IVA dell’azienda/ente committente;

3) operare come delegato dell’azienda/ente committente.

Il committente dovrà, inoltre, inviare comunicazione preventiva all’Inps. Con la comunicazione dei dati contenuti nella richiesta dei buoni, il committente provvede all’intestazione (provvisoria) dei buoni lavoro.

Nel caso in cui – dopo la comunicazione all’Inps – si verifichino delle variazioni relativamente ai periodi di inizio e fine lavoro ovvero ai lavoratori impiegati, tali variazioni dovranno essere preventivamente comunicate all’Inps direttamente dal committente. La mancata comunicazione all’Inps prevede l’applicazione della ‘maxisanzione’, di cui all’art. 4, comma 1, lett. a), della Legge n.183/2010 (come indicato nella Circolare INPS n. 157 del 7/12/2010.

j septies)VERSAMENTO DEL CORRISPETTIVO DEI VOUCHER: il committente dovrà versare, prima dell’inizio della prestazione, il valore complessivo dei buoni (virtuali) che verranno utilizzati per consentire un tempestivo pagamento del corrispettivo della prestazione stessa al lavoratore, con una delle seguenti modalità :

1) tramite modello F24, indicando nella sezione Inps del modello il codice sede e il codice fiscale, la causale LACC appositamente istituita e il periodo di riferimento della prestazione; se il committente sceglie questa forma di pagamento (possibile solo per l’acquisto di voucher telematici), gli accrediti ai lavoratori sono possibili soltanto dopo l’avvenuta contabilizzazione nei conti dell’INPS degli importi versati con F24, il che avviene, in media, dopo circa 10 giorni lavorativi dall’effettuazione del pagamento. In caso di committente persona giuridica, nel campo “matricola Inps” del mod. F24 vanno riportati o il cap dell’azienda o il codice della sede Inps, dopo aver premesso gli 0 (zero) necessari a completare i 17 caratteri numerici previsti dal campo. In alternativa, si può inserire il codice fiscale del committente oppure il seguente codice: 66666666666666491.

2) tramite versamento sul conto corrente postale 89778229, intestato ad INPS DG LAVORO ACC, il cui importo deve necessariamente essere un multiplo di 10. In questo caso la registrazione del versamento, che richiede la verifica del bollettino di c/c, può essere effettuata recandosi presso una sede provinciale INPS. Se la procedura è attivata da una Associazione, il bollettino deve essere comunque intestato al singolo committente.

3) tramite pagamento on line collegandosi al sito http://www.inps.it, nella sezione Servizi OnLine / Per tipologia di utente/ Cittadino / Lavoro Occasionale Accessorio, in corrispondenza dei link:

– servizi per i committenti/Datori di lavoro

– servizi per consulenti, associazioni e delegati

dopo essersi autenticati con PIN, cliccare sulla voce di menu “Pagamenti On Line”, e utilizzare uno dei seguenti strumenti di pagamento: addebito su conto corrente BancoPosta (BPOL) o carta prepagata Postepay o carta di credito abilitata al circuito internazionale VISA, VISA Electron, Mastercard.

Per la dichiarazione dei rapporti di lavoro è necessario che ci sia disponibilità sul conto ‘Lavoro Occasionale’. La comunicazione all’inps deve essere effettuata dal committente in modo autonomo, tramite i canali precedentemente indicati.

j octies)RENDICONTAZIONE DEI VOUCHER: al termine della prestazione lavorativa, il committente deve comunicare all’Inps (confermando o variando i dati della richiesta già effettuata a preventivo attraverso i canali sopra indicati), per ciascun prestatore, l’entità della prestazione svolta e, quindi, l’effettivo utilizzo dei buoni lavoro. La procedura di gestione Inps, ricevuta la comunicazione a consuntivo del committente, provvederà a notificare l’operazione:

1) al prestatore, via e-mail e/o sms ovvero per posta, comunicando i dati di sintesi (nome, cognome, voucher utilizzati, importo corrisposto e istruzioni per la riscossione in caso di bonifico domiciliato);

2) al committente (o alla sua associazione di categoria) mediante un rendiconto inviato per posta ordinaria o via e-mail, nel caso in cui la rendicontazione sia stata effettuata tramite Contact Center; o risultante dalla ricevuta di presentazione, nel caso in cui la rendicontazione sia stata effettuata via Internet o presso le sedi.

La procedura di gestione, quindi, effettuerà le seguenti operazioni:

verificherà preliminarmente la copertura economica delle prestazioni di lavoro, confrontando i versamenti effettuati dal committente prima della conclusione del rapporto lavorativo occasionale con il complessivo onere dovuto per lo stesso;

– in relazione all’esito della verifica di cui al punto precedente o nel caso in cui sia positivo (presenza di versamenti ad integrale copertura dell’onere), invierà le disposizioni di pagamento a favore del prestatore (secondo la modalità conseguenti all’avvenuta attivazione o meno della Inps Card); o nel caso in cui risulti negativo (totale assenza di versamenti o presenza a copertura soltanto parziale dell’onere), notificherà al committente un sollecito di pagamento per la somma non versata, dandone notizia ai lavoratori interessati.

La procedura è progettata in modo che la disponibilità sul conto può essere utilizzata in momenti diversi, quindi in fase di consuntivazione non è obbligatorio arrivare a un saldo pari a zero, ma è consentito che permanga una somma residua da ‘spendere’ per successive richieste di prestazioni di lavoro accessorio.

j nonies)ACCREDITO DEI CONTRIBUTI: una volta che sia stata reperita l’informazione di avvenuto versamento del valore del buono da parte del committente, mediante l’invio di un flusso dati verso gli archivi della Gestione Separata, il processo si conclude con l’accredito dei contributi sulle posizioni assicurative individuali dei prestatori. Infine, l’Inps provvede al riversamento all’Inail del contributo del 7% destinato all’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.

j decies)SISTEMA SANZIONATORIO LAVORO ACCESSORIO

a)Art. 48, co. 1-3, D.Lgs. n. 81/2015 Mancanza dei requisiti legali

Per aver fatto svolgere prestazioni di lavoro accessorio in assenza dei requisiti e degli elementi essenziali richiesti dalla legge.

Artt. 1418-1424 cod. civ.

Il rapporto si considera di lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dalla data di

costituzione dello stesso (il contratto è nullo per contrasto con norme imperative).

 

b)Art. 48, co. 1-3, D.Lgs. n. 81/2015 Superamento dei limiti economici

 

Per aver fatto svolgere prestazioni di lavoro accessorio superando i limiti economici previsti dalla legge per il singolo committente imprenditoreo professionista e per la totalità dei committenti nell’anno.

 Artt. 1418-1424 cod. civ.

Il rapporto si considera di lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dalla data di

costituzione dello stesso (il contratto è nullo per contrasto con norme imperative).

 c)Art. 48, comma 6, D.Lgs. n. 81/2015 Divieto di lavoro accessorio in appalto

Per aver stipulato un contratto di lavoro accessorioovvero per avere fatto svolgere prestazioni di lavoro accessorio, in esecuzione di un appalto di opere o di servizi, violando lo specifico divieto posto dalla

 Artt. 1418-1424 cod. civ.

Il rapporto di lavoro è considerato di lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dalla data di costituzione dello stesso (il contratto è nullo per contrasto con norme imperative).

 d)Art. 49, comma 1, D.Lgs. n. 81/2015 Utilizzo di voucher non validi

Per aver avere il committente imprenditore oprofessionista fatto svolgere prestazioni di lavoro accessorio utilizzando voucher acquisiti in modalità non telematica.

Per aver   il committente fatto svolgereprestazioni di lavoro accessorio utilizzando vouchernon in corso di validità.

 Artt. 1418-1424 cod. civ.

Il rapporto di lavoro è considerato di natura subordinata a tempo indeterminato sin dalla data di costituzione dello stesso (il contratto è nullo per contrasto con norme imperative)

A PROPOSITO OBBLIGO COMUNICAZIONE IMPORTO REDDITO PRESUNTO LAVORO ACCESSORIO FRUITORI MOBILITA’

04/02/2016

L’obbligo di cui al titolo e’ previsto dalla circolare Inps n.170/15 ,che al punto 2.1       –Compatibilità e cumulabilità del lavoro accessorio con l’indennità di mobilità –precisa  che dal 1 gennaio 2015:

a)l’indennità di mobilità è interamente cumulabile con i compensi derivanti dallo svolgimento di lavoro accessorio nel limite complessivo di euro 3.000 per anno civile, rivalutati annualmente sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati.

b)per i compensi che superano detto limite, fino a 7.000 euro per anno civile (limite massimo annuale rivalutabile di reddito percepibile nell’ambito del c.d. lavoro accessorio), il reddito derivante dallo svolgimento del lavoro accessorio sarà compatibile e cumulabile con l’indennità di mobilità nei limiti previsti dall’articolo 9, comma 9, della legge n. 223 del 1991, (cfr. circolare Inps n. 229/1996).,secondo cui:i lavoratori titolari d’indennita’ di mobilita,”nel caso in cui svolgano attività di lavoro subordinato od autonomo ,hanno facoltà di cumulare l’indennità di mobilità nei limiti in cui sia utile a garantire la percezione di un reddito pari alla retribuzione spettante al momento della messa in mobilità, rivalutato in misura corrispondente alla variazione dell’indice del costo dellavita calcolato dall’Istituto nazionale di statistica(ISTAT) ai fini della scala mobile delle retribuzioni dei lavoratori dell’industria.”

c)il   beneficiario dell’indennità di mobilità è tenuto a comunicare all’INPS, entro cinque giorni dall’inizio dell’attività di lavoro accessorio o, se questa era preesistente, dalla data di presentazione della domanda di indennità di mobilità, il reddito presunto derivante dalla predetta attività nell’anno solare, a far data dall’inizio della prestazione di lavoro accessorio.

In merito all’obbligo di cui alla lettera c), anzitutto  , preso atto della    circostanza  che nulla  dice  l’Inps    su tale aspetto, nasce spontanea la  domanda se e quali conseguenze  potrebbero intervenire nei confronti   del lavoratore,

Si risponde,   dopo aver constatato   l’assenza per la  fattispecie  considerata     di un  una norma di legge   , che di certo  va esclusa    l’adozione      nei confronti del lavoratore coinvolto di  una qualche sanzione amministyrativa (es,perdita dell’indennita’ di mobilita’) ,che  sarebbe   contraria sia al principio di legalita’   dell’art.1,c.1 della legge n.689/81 ,che dichiara:” Nessuno può essere assoggettato a sanzioni amministrative se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima della commissione della violazione” , che alla    legge n.223/91 ,in cui si precisano espressamente   i casi e le violazioni che possono determinare la decadenza dal trattamento previdenziale in godimento ,nei quali però non figura quello  in esame.

Inoltre ,si  esprime l’avviso  che quanto affermato  dall’Inps nella circolare n.170/15 e riportato nella precedente lettera c) :

1)non corrisponde  alla previsione della circolare dello stesso Istituto n. 229/1996;

2) contrasta con  l’art.  9, comma 5, del decreto legge 28 giugno 2013, n. 76, convertito, con modificazioni,  in  Legge 9 agosto 2013 n. 99,attraverso l’interpretazione autentica dell’art. 4-bis,  comma 6, del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181.

Infatti ,la circolare inps n.299/1996, prevede che:”Per la corresponsione dell’indennita’ spettante nell’anno di avvio” dell’attivita’ autonoma” e’ indispensabile che il lavoratore dichiari il reddito che presume di conseguire in tale anno,..:Pertanto l’obbligo  di comunicazione si pone quando l’attivita’ si svolge dal titolare dell’indennita’ in forma autonoma ,mentre la fattispecie in esame fa riferimento al cumulo  tra indennita’ di mobilita’ e lavoro accessorio,che notoriamente e pacificamente    va  considerato prestazione  che  non  collegata ad  un rapporto di lavoro

Inoltre  ,si fa presente che la norma citata  al n.2 della presente  testualmente  dichiara:”  le comunicazioni di assunzione, cessazione, trasformazione e proroga dei rapporti di lavoro autonomo, subordinato, associato, dei tirocini e di altre esperienze professionali, previste dalla normativa vigente a carico del datore di lavoro ed inviate dallo stesso datore di lavoro al Servizio competente nel cui ambito territoriale è ubicata la sede di lavoro “sono valide ai fini dell’assolvimento di tutti gli obblighi di comunicazione che, a qualsiasi fine, sono posti anche a carico dei lavoratori nei confronti delle Direzioni regionali e territoriali del lavoro, dell’INPS, dell’INAIL o di altre forme previdenziali sostitutive o esclusive, nonché nei confronti della Prefettura-Ufficio territoriale del Governo e delle Province”.

Dunque, le comunicazioni che obbligatoriamente il datore di lavoro e’ tenuto a fare  al servizio competente per le assunzioni   sono validesono valide ai fini dell’assolvimento di tutti gli obblighi di comunicazione che, a qualsiasi fine, sono posti anche a carico dei lavoratori nei confronti…  dell’INPS  …”

Se questo vale per le comunicazioni relative alle assunzioni ,non si vede perché non  dovrebbe applicarsi  con riferimento alla comunicazione che il committente di lavoro accessorio  è obbligato ,a pena di trasformazione in ordinario rapporto di lavoro a tempo indeterminato ,a rendere on line , per il momento  ancora all’Inps, e poi alla Dtl ,  all’inizio delle prestazioni di lavoro accessorio,cosi’ da  porre piu’ di qualche perplessita’ e dubbio  sulla eventualita’ di  considerare meritevole di  negative  conseguenze   la mancata  comunicazione ” da parte del    beneficiario dell’indennità di mobilità    all’INPS, entro cinque giorni dall’inizio dell’attività di lavoro accessorio o, se questa era preesistente, dalla data di presentazione della domanda di indennità di mobilità, il reddito presunto derivante dalla predetta attività nell’anno”  .

 

INPS ILLUSTRA INTERPELLI MLPS RELATIVI ESONERO CONTRIBUTIVO ASSUNZIONI A T.I.

04/02/2016

L’Inps ha pubblicato il messaggio n. 459 del 3 febbraio 2016, con il quale illustra, alle proprie strutture, gli interpelli del Ministero del Lavoro sulla spettanza dell’esonero contributivo (previsto dal comma 118 e ss., dell’articolo 1, della  Legge n. 190/2014), in ipotesi di assunzione effettuata dai Gruppi Parlamentari (n. 30/2015), di riqualificazione del rapporto di lavoro a seguito di accesso ispettivo (n. 2/2016) e di assunzione di lavoratore percettore del trattamento pensionistico (n. 4/2016).

 

Esonero contributivo per assunzioni a tempo indeterminato – Gruppi parlamentari

Il Ministero ha chiarito che il beneficio contributivo può essere riconosciuto anche a favore dei gruppi parlamentari costituiti presso la Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica in relazione alle assunzioni a tempo indeterminato effettuate nel corso dell’anno 2015.

Al riguardo, il Dicastero rileva che l’art. 1, comma 118, della legge 190/2014, nel fare esplicito riferimento ai datori di lavoro privati, non sembra restringere la platea dei beneficiari ai soli datori di lavoro “imprenditori”; tale interpretazione letterale ed estensiva della disposizione normativa è stata confermata anche dall’INPS che, nella circolare n.17/2015, ha ritenuto il beneficio applicabile a tutti i datori di lavoro, anche non imprenditori.

interpello n. 30/2015

 

Riqualificazione del rapporto di lavoro a seguito di accertamento ispettivo e fruizione degli sgravi contributivi di cui alla L. n. 190/2014

Nell’ipotesi in cui, a seguito di accertamento ispettivo, il rapporto di lavoro autonomo, con o senza partita IVA, e quello parasubordinato vengano riqualificati come rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, il Ministero del Lavoro ha escluso la possibilità di usufruire, in relazione a tali lavoratori, dello sgravio contributivo ex art. 1, comma 118 e ss., della L.190/2014.

La decisione del Ministero si fonda su tre ordini di ragioni: innanzitutto, in applicazione dell’art. 1, comma 1175, della L.296/2006 che subordina la fruizione dei benefici contributivi e normativi, tra l’altro, al rispetto degli altri obblighi di legge, è escluso che si possa accedere all’incentivo nell’ipotesi in cui non siano stati rispettati gli obblighi previsti dalle leggi in materia di lavoro e di legislazione sociale.

In secondo luogo, poiché la disposizione di legge, nell’intento di creare stabile occupazione, vuole sollecitare ed incentivare l’assunzione “spontanea” di personale, sarebbe contrario allo spirito della legge premiare una situazione che non ha tali caratteristiche essendo inoltre instaurata in violazione della legge.

Infine, il Ministero richiama l’art. 54 del D.Lgs. n. 81/2015,  con il quale, nell’ipotesi di stabilizzazione di collaboratori o titolari di partita IVA, si prevede l’estinzione “degli illeciti amministrativi, contributivi e fiscali connessi all’erronea qualificazione del rapporto di lavoro, fatti salvi gli illeciti accertati a seguito di accessi ispettivi effettuati in data antecedente alla assunzione”. In tal caso il legislatore ha escluso la possibilità di avvantaggiarsi della estinzione degli illeciti qualora sia già “iniziato” un accertamento ispettivo; a maggior ragione, deve escludersi la possibilità di usufruire di un esonero contributivo dopo la definizione dell’accertamento che ha riqualificato il rapporto di lavoro.

interpello n. 2/2016

 

Esonero contributivo ex art. 1, comma 118, L. n. 190/2014 – lavoratore percettore di trattamento pensionistico.

Con la risposta al terzo interpello, il Ministero comprende, tra i possibili destinatari dell’assunzione agevolata ex L.190/2014, anche i percettori di un trattamento pensionistico, in quanto il disposto dell’art.1, comma 118, della citata legge non limita in alcun modo la platea dei lavoratori che possono essere assunti con lo sgravio in questione.

In assenza di una preclusione espressa, previo il rispetto di tutti i requisiti richiesti dalla legge, si deve, pertanto, ritenere possibile il riconoscimento del sopra citato beneficio anche nell’ipotesi di assunzione di titolari di trattamento pensionistico.

interpello n. 4/2016

 

Tra i chiarimenti dell’Inps, sono da inserire    anche  quelli di cui alla circolare n. 3/2016 del Mministero del Lavoro che ha chiarito che la procedura di Stabilizzazione a tempo indeterminato, prevista per ex collaboratori, non inficia la possibilità di avvalersi dell’esonero contributivo previsto dalla Legge di Stabilita 2016.

 

IN G.U. DECRETO MLPS VARIAZIONE SANZIONI LEGGE CENTRALINISTI TELEFONICI

03/02/2016

Di seguito le nuove misure delle sanzioni amministrative a carico dei datori di lavoro per le violazione della legge n.113/85 ,cosi’ come stabilite dal sottostante decreto  direttoriale ,pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.  26 del 2 febbraio 2016,in cui si prevede in particolare che:

  • la mancata comunicazione agli uffici della DTL sulle caratteristiche dei centralini telefonici (art. 5, comma 1) e sulla installazione o trasformazione di centralini telefonici che comportino l’obbligo di assunzione previsto dalla legge (art. 5, comma 1), entro i termini previsti, comporta una sanzione amministrativa da 128,82 a 2.576,18 euro.
  • la mancata assunzione di centralinisti telefonici non vendenti, comporta una sanzione amministrativa da 25,73 a 102,73 euro, per ogni giorno lavorativo e ogni posto riservato e non coperto.

 

 

Fonte: Ministero del Lavoro

 

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Decreto Direttoriale n. 2 dell’8 gennaio 2016

 

 

 

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