SENTENZA CASSAZIONE RELATIVA ASSENZA MOTIVAZIONE PROCEDURA LICENZIAMENTO COLLETTIVO

10/03/2015

Sottolineando la particolare questione esaminata e definita ,si segnala la sotto indoicata sentenza della Corte di Cassazione riguardante l’accoglimento del   il ricorso di una lavoratrice avverso il licenziamento operato a conclusione della proccedura di mobìlita’.

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CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 09 marzo 2015, n. 4678

ESAME DEC.LEGVO AMMORTIZZATORI COLLEGATI STATO DISOCCUPAZIONE E CONTRATTO RICOLLOCAZIONE

09/03/2015

Dal 7 marzo 2015, è in vigore il secondo dei decreti delegati di attuazione della legge n.183/2014 ,pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.54 del 6.3.2015, vale a dire il Decreto Legislativo , n.22 del 4 marzo 2015, riguardante sia  il nuovo  trattamento di disoccupazione   , in sostituzione  dall’1.5.2015   di ASPI e   MINI ASPI, che  la ricollocazione dei disoccupati,in vigore dal 7 marzo 20125 , sprecisando  che il medesimo prevede e disciplina le  seguenti prestazioni     previdenziali :

A) Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego (NASpI)(artt.1/14)

B )Assegno di disoccupazione (ASDI)(art.15)

C)Indennità di disoccupazione per i lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa e a progetto (DIS-COLL) (Art.16)

D) Contratto di ricollocazione (Art.17)

che di seguito  vengono  esaminate  ,evidenziando gli  aspetti significativi  per   ognuna delle stesse

 

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A) Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego (NASpI)

1.Da quando  si  applica

La  nuova indennita’ mensile di disoccupazione, istituita presso la Gestione prestazioni temporanee ai lavoratori dipendenti,  ,   nell’ambito dell’Assicurazione sociale per l’impiego (ASpI ) opererà  per gli eventi di disoccupazione involontaria che interverranno   dal 1 maggio 2015

2.Quale  funzione  ha

Fornira’  una tutela di sostegno al reddito ai lavoratori con rapporto di lavoro subordinato che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione ,sostituendo   le prestazioni di Aspi e Mini Aspi

3.Destinatari

Tutti i lavoratori dipendenti che abbiano perso l’impiego

4.Lavoratori   esclusi

Non sono destinatari dell’indennita’ in parola:

a) i dipendenti a tempo indeterminato delle pubbliche amministrazioni di cui al dec.legvo n.165/01  e successive modificazioni;

b) gli  operai agricoli a tempo determinato o indeterminato

 

5.Condizione e requisiti per i destinatari 

Oltre ad aver   perduto involontariamente la propria occupazione  ed essere in possesso congiuntamente dei seguenti requisiti:

a.) essere in stato di disoccupazione ,compresi  i lavoratori che hanno rassegnato le dimissioni per giusta causa ed i lavoratori   previsti dai casi di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro,(Per quanto concere le dimissioni per  n. 163 del 20 ottobre 2003)

b)far valere, nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione, almeno tredici settimane di contribuzione;

c.) far valere 30 giornate effettive di lavoro  (per cig ,malattia ed infortunio ved.circolare inps n .94/15 punto 2.2 lett.c)

  6.Calcolo e misura NASPI

La NASpI è rapportata alla retribuzione imponibile ai fini previdenziali degli ultimi quattro anni utili, comprensiva degli elementi continuativi e non continuativi e delle mensilità aggiuntive, divisa per il numero di settimane di contribuzione e moltiplicata per il numero 4,33.Pertanto ,diversamente da ora,la Naspi sara’ d’importo rapportato alla retribuzione imponibile  previdenziale(cioè quella su cui sono stati versati i  contributi ), dichiarata nei flussi Uniemens

Nei casi in cui la retribuzione mensile sia pari o inferiore nel 2015 all’importo di 1.195 euro mensili, rivalutato annualmente sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati intercorsa nell’anno precedente, l’indennità mensile è pari al 75 per cento della retribuzione.  Laddove  la retribuzione mensile sia superiore al predetto importo l’indennità è pari al 75 per cento del predetto importo incrementato di una somma pari al 25 per cento del differenziale tra la retribuzione mensile e il predetto importo.

In ogni caso ,la Naspi   mensile non può  superare nel 2015 l’importo massimo mensile di euro 1300

Tale importo massimo e’  da rivalutare annualmente sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati intercorsa nell’anno precedente.

Peraltro , l’indennità è ridotta progressivamente nella misura del 3 per cento al mese dal primo giorno del quarto  mese di fruizionementre alla stessa non si applica il contributo di cui all’art 26 della legge n Legge n. 41/1986 -, pari al 5,84 %

7.Durata Naspi

Per i periodi cadenti tra il 1° maggio 2015 ed il 31.12.2016, l’indennita’  mensile spettera’   per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi quattro anni,    ecludendo dal computo ,ai fini del calcolo della durata,  i periodi contributivi che hanno già dato luogo ad erogazione delle prestazioni di disoccupazione.

Invece ,per gli eventi di disoccupazione che si verificano dal 1 gennaio 2017, la durata di fruizione della prestazione è in ogni caso limitata a un massimo di 78 settimane

8.Presentazione  domanda e decorrenza prestazione

La domanda della  NASpI va presentata all’INPS in via telematica, entro il termine di decadenza di sessantotto giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro e la stessa  spetta a decorrere dal giorno successivo alla data di presentazione della domanda e in ogni caso non prima dell’ottavo giorno successivo alla cessazione del rapporto di lavoro.

 9.Condizionalità

A pena di decadenza dalla prestazione ,l’erogazione richiede il rispetto delle seguenti condizioni :

a)  permanenza dello stato disoccupazione

b)   regolare partecipazione alle iniziative di attivazione lavorativa nonché ai percorsi di riqualificazione professionale proposti dai Servizi competenti .

Inoltre il decreto in esame al comma 2 dell’art. 7 dispone che ,in base  all’articolo 1, comma 3, della legge 10 dicembre 2014, n.183, siano   introdotte ulteriori misure volte a condizionare la fruizione della NASpI alla ricerca attiva di un’occupazione e al reinserimento nel tessuto produttivo.

Infine, risulta stabilito che con  decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, di natura non regolamentare, da adottare entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore del   decreto  in esame sono determinate le condizioni e le modalità per l’attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo, nonché il sistema di sanzioni in caso di inottemperanza agli obblighi di partecipazione alle azioni di politica attiva di cui  sopra

  10.Incentivo all’autoimprenditorialità

Il destinatario della Nuova Aspi   può richiedere la liquidazione anticipata, in unica soluzione, dell’importo complessivo del trattamento che gli spetta e che non gli è stato ancora erogato, a titolo di incentivo all’avvio di un’attività di lavoro autonomo o di un’attività in forma di impresa individuale o per associarsi in cooperativa, venendo meno il  diritto alla contribuzione figurativa  ed all’Assegno per il Nucleo Familiare.

A tal fine deve essere prodotta specifica richiesta all’INPS   di anticipazione in via telematica entro 30 giorni dalla data di inizio dell’attività autonoma o dell’associazione in cooperativa. , che ,se  avviene con l’  instaurazione di  un rapporto di lavoro subordinato, ai sensi dell’art. 1, comma 3, della legge 3 aprile 2001, n. 142,comporta che  l’importo della prestazione anticipata compete alla cooperativa.

In caso di  liquidazione anticipata in unica soluzione della Naspi , il  lavoratore che instaura un rapporto di lavoro subordinato prima della scadenza del periodo per cui è riconosciuta la NASpI è tenuto a restituirne per intero l’importo dell’anticipazione ottenuta.

11.Compatibilità e cumulabilità con rapporto di lavoro subordinato

L’instaurazione da parte    lavoratore  che fruisce  della NASpI  di un rapporto di lavoro subordinato ,il cui reddito annuale sia superiore al reddito minimo escluso da imposizione fiscale (attualmente euro 8 mila annui) decade dalla prestazione,  fatta eccezione del  caso in cui la durata del rapporto di lavoro non sia superiore a sei mesi,che comporta soltanto   la sospensione d’ufficio dell’indennita’  sino alla   durata  del rapporto di lavoro e comunque non oltre   sei mesi. La contribuzione versata durante il periodo di sospensione è utile ai fini  del calcolo e misura ,  nonché   della durata della Naspi

Affinche’  il  lavoratore  destinatario  della NASpI, che instauri un rapporto di lavoro subordinato il cui reddito annuale sia inferiore al reddito minimo escluso da imposizione fiscale,mantenga   l’indennita’ spettante  ,  è necessario che :

a) comunichi   all’INPS, entro un mese dall’inizio dell’attività, il reddito annuo previsto;

b) il datore di lavoro o, qualora il lavoratore sia impiegato con contratto di somministrazione, l’utilizzatore, siano diversi dal   datore di lavoro o dall’utilizzatore per i quali il lavoratore prestava la sua attività quando è cessato il rapporto di lavoro che ha determinatoil diritto alla NASpI e non presentino rispetto ad essi rapporti dicollegamento o di controllo ovvero assetti proprietari sostanzialmente coincidenti.

Peraltro e’  previsto altresì  che n caso di mantenimento della NASpI, la prestazione è ridotta nei termini di cui al numero  successivo di questa esposizione, relativo alla prestazione di lavoto autonomo    e la contribuzione versata è utile ai fini di cui al   calcolo  ,misura e durata  della Naspi

Infine è da rimarcare che, nel caso di    lavoratore titolare di due o più rapporti di lavoro subordinato a tempo parziale che cessi da uno dei detti rapporti a seguito di licenziamento, dimissioni per giusta causa, o di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro intervenuta nell’ambito della procedura di cui all’articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, come modificato dal comma 40 dell’articolo 1 della legge n. 92 del 2012(procedura convalida), e il cui reddito sia inferiore al limite utile ai fini della conservazione dello stato di disoccupazione, ha diritto, ricorrendo tutti gli altri requisiti previsti, di percepire la NASpI, ridotta nella misura dell’80% del reddito  previsto , a condizione che comunichi all’INPS entro un mese dalla domanda di prestazione il reddito annuo previsto.

 12.Compatibilità e cumulabilità con lo svolgimento di attività lavorativa in forma autonoma

Se il  lavoratore in corso di fruizione di NASpI  intraprenda un’attività lavorativa autonoma, dalla quale derivi un reddito inferiore al limite utile ai fini della conservazione dello statodi disoccupazione, deve  comunicarlo all’INPS entro un mese dall’inizio dell’attività, dichiarando il reddito annuo che prevede di trarne ,subendo la riduzione della  NASpI  per  un importo pari all’80 per cento del reddito previsto, rapportato al periodo di tempo intercorrente tra la data di inizio dell’attività e la data in cui termina il periodo di godimento dell’indennità o, se antecedente, la fine dell’anno. La riduzione di cui al periodo precedente è ricalcolata d’ufficio al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi. Il lavoratore esentato dall’obbligo di presentazione della dichiarazione dei redditi è tenuto a presentare all’INPS un’apposita autodichiarazione concernente il reddito ricavato dall’attività lavorativa autonoma.

Infine resta precisato che  la contribuzione relativa all’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti versata in relazione all’attività di lavoro autonomo non dà luogo ad accrediti contributivi ed è riversata alla Gestione prestazioni temporanee ai lavoratori dipendenti, di cui all’articolo 24 della legge 9 marzo 1989, n. 88.

 13.Decadenza Naspi

Il lavoratore decade dalla fruizione della NASpI nei seguenti casi:

a) perdita dello stato di disoccupazione

b) inizio di un’attività lavorativa subordinata senza provvedere alle comunicazioni all’Inps

c) inizio di un’attività lavorativa in forma autonoma senza provvedere alla comunicazione  all’Inps

d) raggiungimento dei requisiti per il pensionamento di vecchiaia o anticipata

e) acquisizione del diritto all’assegno ordinario di invalidità, sempre che il lavoratore non opti per la NASpI;

f)violazione delle regole di condizionalità di cui  al precedente n.9 della presente esposizione

  14.Contribuzione figurativa

1 La contribuzione figurativa spettante per il periodi di fruizione della Naspi  è rapportata alla retribuzione di cui  al n.6 della presente esposizione  ,mentre per gli  eventi di  disoccupazione  intervenuti      dal 1 gennaio 2016,   è rapportata  sempre alla retribuzione di cui  al n.6,ma entro un  limite di  retribuzione pari a 1,4 volte l’importo massimo mensile della prestazione della NASpI, determinato  come specificato dalla normativa

 

15.Misura dell’indennità per    lavoratori settore artistico assicurati dal 1 gennaio 2015

Per i soci lavoratori delle cooperative di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile 1970, n. 602 e per il personale artistico con rapporto di lavoro subordinato, a decorrere dal 1 maggio 2015 la misura della NASpI è allineata a quella della generalità dei lavoratori,ricordando che il decreto dl Mlps del 18 febbraio 2014 ha determinato la percentuale di erogazione dell’Aspi a detti lavoratori  in misura pari al 40% nel 2014 e al 60%  nel 2015 ,che,quindi,si applichera,in  base a quanto sopra  disposto dall’1.1.2015 al 30.4.2015

16.Disposizione di rinvio agli istituti in vigore

Resta inteso che  alla Nuova Aspi si applicheranno le norme già operanti in materia di ASpI in quanto compatibili

L’INPS ha fornito istruzioni operative sulla Naspi con laCircolare n. 94 del 12-05-2015

 

 

B) Assegno   di disoccupazione (ASDI)

1.Da quando sara’ applicato

Questa nuova indennita’  avra’ applicazione dall’1.5.2015     in via sperimentale    soltanto nel   2015

2.Funzione

Fornire   una tutela di sostegno al reddito ai lavoratori percettori della Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego NASpI che abbiano fruito di questa per l’intera sua durata senza trovare occupazione e  versino   in condizione economica di bisogno, come definita ai sensi del comma 7, lettera a).

Nel primo anno di applicazione gli interventi saranno prioritariamente riservati ai lavoratori appartenenti a nuclei familiari con minorenni e quindi ai lavoratori in età vicina al pensionamento, ma che non abbiano maturato i requisiti per i trattamenti di quiescenza. In relazione al monitoraggio della misura, al termine del primo anno di applicazione, con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, possono essere stabilite modalità di estensione sino eventualmente a coprire l’intera platea di beneficiari di cui al primo periodo del primo comma, inclusi coloro la cui fruizione effettiva della NASpI sia impedita per effetto dell’operare del meccanismo di cui all’ultimo periodo dell’art. 5. In ogni caso, il sostegno economico non potrà essere erogato esaurite le risorse del Fondo  apposioto .

3.Durata

L’ASDI è erogato per una durata massima di sei mesi ed è pari al 75% dell’ultimo trattamento percepito ai fini della NASpI,  che ,se non superiore alla misura dell’assegno sociale,( pari nel 2014   ad euro mensili  a 447,61 ed annuali a €     5.818,93  )  è incrementato per gli eventuali carichi familiari del lavoratore, .

Al fine di incentivare la ricerca attiva del lavoro, sono stabiliti con il decreto di cui al periodo precedente i limiti nei quali i redditi derivanti da nuova occupazione possono essere parzialmente cumulati con il sostegno economico e le modalità attraverso cui il sostegno declina gradualmente al perdurare dell’occupazione e in relazione al reddito da lavoro.

Il sostegno economico è condizionato all’adesione ad un progetto personalizzato redatto dai competenti servizi per l’impiego, secondo modalità definite con il decreto di cui al comma 7 e comunque contenente specifici impegni in termini di ricerca attiva di lavoro, disponibilità a partecipare ad iniziative di orientamento e formazione, accettazione di adeguate proposte di lavoro. La partecipazione alle iniziative di attivazione proposte è obbligatoria, pena la perdita del beneficio.

Il sostegno economico è erogato per il tramite di uno strumento di pagamento elettronico, secondo le modalità definite dal decreto di cui al comma 7.

Con decreto di natura non regolamentare del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da emanare entro 90 giorni dall’entrata in vigore della presente legge, sono definiti:

1).la situazione economica del nucleo familiare in termini di ISEE, di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 5 dicembre 2013, n. 159, che identifica la condizione di bisogno, di cui al comma 1; all’ISEE, ai soli fini dell’accesso all’ASDI, è sottratto l’ammontare dei trattamenti NASpI percepiti;

2).l’individuazione di criteri di priorità nell’accesso nel caso che le risorse previste ,pari a 300 milioni di euro,si rivelino insufficienti ad erogare il beneficio ai lavoratori nelle condizioni di cui al comma 2;

3).gli incrementi per carichi familiari del lavoratore, comunque nel limite di un importo massimo;

4).i limiti nei quali i redditi da lavoro intervenuti nel periodo di fruizione dell’ASDI possono essere parzialmente cumulati con il sostegno economico e le modalità di interruzione dell’ASDI al venir meno della condizione di povertà;

5).le caratteristiche del progetto personalizzato;

6).il sistema degli obblighi e delle sanzioni connessi al progetto personalizzato;

7).i flussi informativi tra i servizi per l’impiego e l’INPS volti ad alimentare il sistema informativo dei servizi sociali, di cui all’articolo 21 della legge 8 novembre 2000, n. 328, per il tramite del Casellario dell’assistenza, l’articolo 13 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, con finalità di controllo, gestione, monitoraggio e valutazione degli interventi;

8.)il sistema dei controlli posto in essere per evitare la fruizione illegittima della prestazione;

9).le modalità specifiche di erogazione della prestazione attraverso l’utilizzo di uno strumento di pagamento elettronico;

10).l’individuazione di specifiche modalità di valutazione degli interventi;

11).le residue modalità attuative del programma.

All’eventuale estensione dell’ASDI agli anni successivi al 2015 si provvede con le risorse previste da successivi provvedimenti legislativi che stanzino le occorrenti risorse finanziarie.

C)Indennità di disoccupazione per i lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa e a progetto (DIS-COLL)

1.Quando operera’

In via sperimentale, operera’   per i nuovi eventi di disoccupazione  intervenuti  da gennaio a dicembre 2015

2.Soggetti destinatari

Collaboratori coordinati e continuativi  ,anche a progetto, iscritti in via esclusiva alla Gestione separata, non pensionati e privi di partita IVA, che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione .

  3.Requisiti dei  destinatari

. La DIS-COLL è riconosciuta ai soggetti di cui al comma 1 che presentino congiuntamente i seguenti requisiti:

  1. a) siano, al momento della domanda di prestazione, in stato di disoccupazione ai sensi dell’articolo 1, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, e successive modificazioni;
  2. b) possano far valere almeno tre mesi di contribuzione alla gestione separata nel periodo che va dal primo gennaio dell’anno solare precedente l’evento di cessazione dal lavoro al predetto evento
  3. c) possano far valere, nell’anno solare in cui si verifica l’evento di cessazione dal lavoro, un mese di contribuzione oppure un rapporto di co.co.co di durata pari almeno ad un mese e che abbia dato luogo a un reddito almeno pari alla metà del importo che dà diritto all’accredito di un mese di contribuzione.

4.Calcolo e misura indennita’

La DIS-COLL è rapportata al reddito imponibile ai fini previdenziali risultante dai versamenti contributivi effettuati, derivante da rapporti di collaborazione di cui al comma 1, relativo all’anno in cui si è verificato l’evento di cessazione dal lavoro e all’anno solare precedente, diviso per il numero di mesi di contribuzione, o frazione di essi.

La DIS-COLL, rapportata al reddito medio mensile   è pari al 75 per cento dello stesso reddito nei casi in cui il reddito mensile sia pari o inferiore nel 2015 all’importo di 1.195 euro mensili, annualmente rivalutato sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati intercorsa nell’anno precedente.

Nei casi in cui il reddito medio mensile sia superiore al predetto importo l’indennità è pari al 75 per cento del predetto importo incrementata di una somma pari al 25 per cento del differenziale tra il reddito medio mensile e il predetto importo. L’indennità mensile non può in ogni caso superare l’importo massimo mensile di euro 1300 nel 2015, annualmente rivalutato sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati intercorsa nell’anno precedente.

A partire dal primo giorno del quarto mese di erogazione , l’indennità è ridotta progressivamente nella misura del 3 per cento al mese.

5.Durata

La DIS-COLL è corrisposta mensilmente per un numero di mesi pari alla metà dei mesi di contribuzione presenti nel periodo che va dal primo gennaio dell’anno solare precedente l’evento di cessazione del lavoro ,al predetto evento.

Ai fini della durata non sono computati i periodi contributivi che hanno già dato luogo ad erogazione della prestazione. La DIS-COLL non può in ogni caso superare la durata massima di sei mesi.

Per i periodi di fruizione della DIS-COLL non sono riconosciuti i contributi figurativi.

La richiesta della    DIS  -COLL è presentata all’INPS in via telematica, entro il termine di decadenza di sessantotto giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro.

. La DIS-COLL spetta a decorrere dal giorno successivo alla data di presentazione della domanda e in ogni caso non prima dell’ottavo giorno successivo alla cessazione del rapporto di lavoro.

6.Condizione per  ricevere l’ indennita’

.L’erogazione della DIS-COLL è condizionata alla permanenza dello stato di disoccupazione di cui all’articolo 1, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, e successive modificazioni, nonché alla regolare partecipazione alle iniziative di attivazione lavorativa e ai percorsi di riqualificazione professionale proposti dai Servizi competenti ai sensi dell’art.1 comma 2 lett. g) del decreto legislativo 21 aprile 2000 n.181 e successive modificazioni. Con il decreto legislativo previsto all’articolo 1, comma 3, della legge 10 dicembre 2014, n.183, sono introdotte ulteriori misure volte a condizionare la fruizione della DIS-COLL alla ricerca attiva di un’occupazione e al reinserimento nel tessuto produttivo.

7.Prestazioni  lavoro dipendente / autonomo e DIS-COLL

In caso di nuova occupazione del lavoratore con contratto di lavoro subordinato, la DIS-COLL è sospesa d’ufficio, sulla base delle comunicazioni obbligatorie di cui all’articolo 9-bis, comma 2, del decreto-legge 1° ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996, n. 608, e successive modificazioni, fino ad un massimo di cinque giorni; al termine di un periodo di sospensione di durata inferiore a cinque giorni l’indennità riprende a decorrere dal momento in cui era rimasta sospesa. Nei casi di sospensione, i periodi di contribuzione legati al nuovo rapporto di lavoro possono essere fatti valere ai fini di un nuovo trattamento nell’ambito dell’Assicurazione Sociale per l’Impiego

Il beneficiario di DIS-COLL che intraprenda un’attività lavorativa autonoma, dalla quale derivi un reddito inferiore al limite utile ai fini della conservazione dello stato di disoccupazione, deve informare l’INPS entro un mese dall’inizio dell’attività, dichiarando il reddito annuo che prevede di trarne. La DIS-COLL è ridotta di un importo pari all’80 per cento del reddito previsto, rapportato al periodo di tempo intercorrente tra la data di inizio dell’attività e la data in cui termina il periodo di godimento dell’indennità o, se antecedente, la fine dell’anno. La riduzione di cui al periodo precedente è ricalcolata d’ufficio al momento della presentazione della dichiarazione deiredditi. Il lavoratore esentato dall’obbligo di presentazione della dichiarazione dei redditi è tenuto a presentare all’INPS un’apposita autodichiarazione concernente il reddito ricavato dall’attività lavorativa autonoma.

L’Inps ha fornito istruzioni operative sulla DIS-Coll con Circolare n. 83 del 27-04-2015 – Inps

 

D) Contratto di ricollocazione

 

1.Fondo politiche attive ricollocazione disoccupati

È istituito presso l’Istituto Nazionale della Previdenza

Sociale il Fondo per le politiche attive per la ricollocazione dei’

lavoratori in stato di disoccupazione involontaria, al quale

affluisce la dotazione finanziaria ,in ragione di 18 milioni di euro per fanno 2015 e di 20 milioni di

euro per il 2016 nonché, per l’anno 2015, l’ulteriore somma di 32

milioni di euro del gettito relativo al contributo di cui

all’articolo 2, comma 31, della legge n. 92 del 2012.

 

2.Lavoratori destinatari contratto ricollocazione

II lavoratore  in stato di disoccupazione ex   D.LVO N.181/00, ha il dirittodi ricevere dal Centro per l’impiego territorialmente competente un voucher rappresentativo della dote individuale di ricollocazione

3.Condizione per ricevere voucher ricollocazione

 Il lavoratore deve effettuare la procedura di definizione del profilo personale di occupabilità ai sensi del decreto

legislativo di cui all’articolo 1, comma 4, della legge 10

dicembre 2014 n. 183, in materia di politiche attive peer il lavoro

 

4.Sottoscrizione contratto ricollocazioone

Presentando il voucher a una Agenzia per il lavoro pubblica o privata accreditata , il lavoratore ha diritto a sottoscrivere il contratto di ricollocazione , che determina

a) il diritto del lavoratore a una’ assistenza appropriata nella

ricerca della nuova occupazione, programmata, strutturata e

gestita secondo le migliori tecniche del settore, da parte dell’agenzia per il lavoro

b) il diritto del lavoratore alla realizzazione da parte

dell’agenzia stessa di iniziative di ricerca, addestramento,

formazione o riqualificazione professionale mirate a sbocchi

occupazionali effettivamente esistenti e appropriati in relazione

alle capacità del lavoratore e alle condizioni del mercato del

lavoro nella zona ove il lavoratore è stato preso in carico

c) il dovere del Lavoratore di porsi a disposizione e di

cooperare con l’agenzia nelle iniziatìve da essa predisposte.

 

5.Ammontare voucher ricollocazione

 A seguito della definizione del profilo personale di occupabilità, al soggetto è riconosciuta una somma denominata“dote individuale di ricollocazione” spendibile presso i soggetti accreditati L’ammontare del voucher è proporzionato in relazione al profilo personale di occupabilità e l’agenzia ha diritto a incassarlo soltanto a risultato ottenuto

6.Decadenza

Il soggetto decade dalla dote individuale nel caso di mancata

partecipazione alle iniziative previste dalle lettere b) e c) del

comma 4 del decreto o nel caso di rifiuto senza giustificato motivo di una

congrua offerta di lavoro ai sensi dell’articolo 4, comma 1,

lettera c), del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181

pervenuta in seguito all’attività di accompagnamento attivo al

lavoro. Il soggetto decade altresì in caso di perdita dello stato

di disoccupazione.

7.Rifinanziamento Fondo per ricollocazione

All’ eventuale estensione del rifinanziamento del .fondo di cui al comma 1 per gli anni successivi al 2015 si provvede con quota ,parte delle risorse derivanti dai decreti legislativi attuativi dei criteri di delega di cui alla legge n. 183 del 2014 .

INPS:ISTRUZIONI PER DOMANDE ESONERO CONTRIBUTO ASSUNZIONI OTI

09/03/2015

——————–Il comma 119 dell’art. 1 della Legge 23 dicembre 2014, n. 190,prevede che a decorrere dal primo gennaio 2015, l’esonero contributivo in oggetto si applica anche alle assunzioni a tempo indeterminato, con esclusione dei contratti di apprendistato, relativi ai lavoratori agricoli che si trovino in una delle seguenti condizioni

a) che non risultino occupati nel corso dell’anno 2014, in forza di un contratto di lavoro a tempo indeterminato, presso qualsiasi datore di lavoro agricolo. Al riguardo, si precisa che, ancorché escluso dall’applicazione dell’esonero contributivo in oggetto, il contratto di apprendistato costituisce un rapporto a tempo indeterminato, pertanto, qualora il lavoratore assunto abbia avuto nel corso del 2014 un rapporto di lavoro agricolo regolato sulla base del contratto di apprendistato, il datore di lavoro non può fruire del presente esonero contributivo. Analoghe considerazioni valgono nel caso in cui il lavoratore assunto abbia avuto un rapporto di lavoro a tempo indeterminato a scopo di somministrazione. Viceversa, la sussistenza di un rapporto di lavoro intermittente a tempo indeterminato nel corso dell’anno 2014 non costituisce condizione ostativa per il diritto all’esonero contributivo in esame (cfr. par 9 presente esposizione )

b) che non risultino iscritti negli elenchi nominativi dell’anno 2014 per un numero di giornate di lavoro pari o superiore a 250 giornate, in qualità di lavoratori a tempo determinato presso qualsiasi datore di lavoro agricolo.

Ai fini del diritto alla fruizione dell’esonero contributivo, la nuova assunzione di un operaio agricolo deve essere realizzata nel rispetto:

– del quadro ordinamentale previsto dalla legge n. 92/2012, nei limiti e sulla base delle istruzioni fornite nell’ambito del par. 10 ;

– della regolamentazione dettata dalla legge n. 296/2006 (possesso del DURC, rispetto dei contratti collettivi di lavoro).

L’esonero contributivo è riconosciuto nel limite delle risorse indicate dal comma 120 della Legge di stabilità 2015, pari a:

– 2 milioni di euro, per l’anno 2015;

– 15 milioni di euro, per ciascuno degli anni 2016 e 2017;

– 11 milioni di euro, per l’anno 2018;

– 2 milioni di euro, per l’anno 2019.

Il riconoscimento del diritto alla fruizione dell’esonero contributivo per il settotre agricolo è regolato sulla base dell’ordine cronologico di presentazione delle relative istanze. Nel caso di insufficienza delle risorse, valutata anche su base pluriennale con riferimento alla durata dell’incentivo, l’Istituto non prende in considerazione ulteriori domande, fornendo immediata comunicazione.

Con riferimento alla corretta individuazione dei rapporti di lavoro agricoli, si fa presente che, in linea con la prassi previdenziale, nella nozione di rapporti di lavoro agricolo rientrano esclusivamente i rapporti di lavoro instaurati dai datori di lavoro con gli operai del settore agricolo. Pertanto, ai fini delle disposizioni previste dalla circolare Inps n.17/20125, ai rapporti di lavoro con dirigenti, quadri e impiegati del settore agricolo si applica la disciplina generale di cui al comma 118 della Legge di stabilità 2015.

In relazione a quanto precede, si segnala  il sottostante Messaggio con cui l’Inps,    comunica che, a decorrere dalle ore 10.00 del giorno 10 marzo 2015, sarà disponibile il modulo telematico di presentazione dell’istanza al beneficio di cui all’art.1, comma  comunica che, a decorrere dalle ore 10.00 del giorno 10 marzo 2015, sarà disponibile il modulo telematico di presentazione dell’istanza al beneficio di cui all’art.1, comma 110 legge n.190/14 per le assunzioni degli operai a tempo indeterminat0o  da parte dei datori di lavoro agricoli. ,fornendo istriuzioni operative in merito.

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messaggio n. 1689 del 6 marzo 2015pdf_icon

 

INDENNITA’ DISOCCUPAZIONE COSTITUISCE REDDITO IMPONIBILE

09/03/2015

L’Inps con il    Messaggio 20 giugno 2012, n. 10378,rispondendoi a corrispondenti quesiti , ha escluso che l’indennità di disoccupazione concorra a formare il reddito rilevante ai fini della perdita dello stato di disoccupazione, in quanto l’articolo 4 del d.lgs. 181/2000 – aggiornato con le modifiche di cui al d.lgs. 297/2002 – stabilisce che si conserva lo “stato di disoccupazione a seguito di svolgimento di attività lavorativa tale da assicurare un reddito annuale non superiore al reddito minimo personale escluso da imposizione

 Pero’altrettanto non e’ per la determinazione del reddito imponibile,posto che , tutte le indennità e le somme o i valori percepiti in sostituzione di lavoro dipendente o equiparati a questi, sono assoggettati a tassazione come redditi di lavoro dipendente( . 6 comma 2 del TUIR eMess. Inps 29 marzo 2006, n. 9706).
Rientrano tra tale tipologie di reddito:

  • la cassa integrazione;
  • l’indennità di disoccupazione;
  • la mobilità;
  • l’indennità di malattia;
  • l’assegno alimentare corrisposto in via provvisoria ai dipendenti per i quali pende il giudizio dinanzi all’Autorità giudiziaria;
  • l’indennità di maternità;
  • l’indennità per la TBC e la post tubercolare;
  • l’indennità per la donazione del sangue;
  • l’indennità per congedo matrimoniale.

 

INPS:ISTRUZIONI TRASFORMAZIONE DOMANDA ERRATA ASPI IN MOBILITA’ O TRATTAMENTO SPECIALE DS EDILIZIA

09/03/2015

Precisazioni INPS sulla possibilità di trasformare l’ASpI in mobilità ordinaria o in trattamento speciale di disoccupazione per l’edilizia: le domande possono essere accolte se sussistono ancora i termini per usufruire della mobilità o del diverso trattamento di disoccupazione. Le precisazioni sono contenute nel messaggio sottoriportato

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INPS – Messaggio 05 marzo 2015, n. 1644

Valutazione delle domande di indennità di disoccupazione ASpI presentate erroneamente da soggetti destinatari dell’indennità di mobilità ordinaria di cui all’art 7 della legge n. 223 del 1991 o dei trattamenti speciali di disoccupazione per l’edilizia di cui all’art. 11 della legge n. 223 del 1991 o della legge n. 451 del 1994.

Sono pervenute a questa Direzione Centrale numerose segnalazioni dalle Strutture territoriali, dagli assicurati e dai patronati, relative a richieste di trasformazione delle domande di indennità di disoccupazione ASpI in quelle di indennità di mobilità ordinaria di cui all’art 7 della legge n. 223 del 1991 o dei trattamenti speciali di disoccupazione per l’edilizia di cui all’art. 11 della legge n. 223 del 1991 o della legge n. 451 del 1994.

Si rammenta che, al momento della presentazione della domanda, sia da parte del cittadino che da parte del patronato, l’Istituto offre un specifico percorso informatico relativo a ciascuna prestazione. Ciò presume una particolare attenzione e conoscenza alla corretta individuazione dell’indennità di cui si presuppone aver diritto.

In relazione a quanto sopra, si forniscono alcune precisazioni in merito alle seguenti fattispecie.

  1. Trasformazione della domanda di indennità di disoccupazione aspi in domanda di indennità di mobilità ordinaria di cui all’art. 7 della legge n. 223 del 1991.

Per quanto riguarda i lavoratori collocati in mobilità è necessario premettere che la condizione di detti lavoratori è ben evidenziata dai seguenti elementi:

– comunicazione obbligatoria Unilav del licenziamento collettivo, inviata dai consulenti del lavoro per conto del datore di lavoro;

– lettera di licenziamento nella quale viene segnalato che lo stesso è avvenuto a seguito della procedura di mobilità ai sensi degli articoli 4 e 24 della legge n. 223 del 1991;

– iscrizione nelle liste di mobilità approvata dalla Commissione Regionale per l’Impiego che può intervenire nei 68 giorni dal licenziamento.

Quanto sopra è assolutamente a conoscenza del lavoratore e, di conseguenza, anche dei Patronati, qualora la domanda dovesse essere presentata per il loro tramite, e come tale pone, fin da subito, la necessità della presentazione della domanda di mobilità.

Pertanto, nel caso di presentazione di domanda di indennità di disoccupazione ASpI, prodotta erroneamente dal lavoratore, licenziato a seguito della procedura di mobilità di cui all’articolo 4 della legge n. 223 del 1991, si ritiene che la stessa possa essere ritenuta utile ai fini della concessione dell’indennità di mobilità ordinaria di cui all’art. 7 della legge n. 223 del 1991 solo se l’esplicita richiesta di conversione in domanda di indennità di mobilità ordinaria viene inviata entro i termini decadenziali previsti per la presentazione della domanda di mobilità ordinaria.

  1. Trasformazione della domanda di indennità di disoccupazione aspi o di mobilità in domanda di trattamento speciale di disoccupazione per l’edilizia di all’art. 11 della legge n. 223 del 1991 o della legge n. 451 del 1994.

Nel caso di presentazione di domanda di indennità di disoccupazione ASpI o di mobilità, prodotta erroneamente dal lavoratore destinatario di trattamento speciale di disoccupazione per l’edilizia di cui all’art. 11 della legge n. 223 del 1991 o della legge n. 451 del 1994, l’esplicita richiesta di conversione dei citati trattamenti speciali deve essere ritenuta utile se prodotta entro il termine dei 24 mesi dalla data di licenziamento.

  1. Trasformazione della domanda di mobilità in domanda di disoccupazione aspi

Si rammenta che,come indicato al punto 5.1-ultimo paragrafo del Manuale dell’indennità di mobilità edito con messaggio n. 932 del 13 dicembre 2002, nel caso di reiezione delle domande di indennità di mobilità gli operatori oltre al motivo della reiezione dovranno inserire la nota in calcecon la quale si offre l’opportunità di trasformare la domanda i mobilità in quella di indennità di disoccupazione ASPI.

“Essendo stati riscontrati tutti i requisiti e le condizioni per il riconoscimento del diritto dell’indennità di disoccupazione ASpI, la invitiamo ad esprimere la volontà di trasformare la domanda di mobilità presentata il ………………..in domanda di disoccupazione ASpI.”

CASSAZIONE :LEGITTIMO LICENZIAMENTO OPERAIO PER FOTOCOPIA NON AUTORIZZATA DOCUMENTI AZIENDALI RISERVATI

09/03/2015

Quanto previsto dal titolo risulta stabilito dalla Corte Suprema con la sottostante sentenza  riguardante   un dipendente – operaio specializzato destinato ad attività di imballaggio dopo un demansionamento reputato ingiustificato – cui era stato contestato di avere fotocopiato e detenuto documenti riservati contenenti descrizioni e istruzioni tecniche dei procedimenti e delle modalità di produzione (di gruppi frigoriferi ed accessori) della società, denominati “distinta base”. Rilevava poi che una siffatta condotta costituiva un grave inadempimento degli obblighi di fedeltà c riservatezza, incombente sul lavoratore, perché all’imprenditore deve riconoscersi un interesse ad evitare la diffusione di notizie e di dati tecnici che possono ledere il segreto industriale, ed in particolare le modalità produttive o il “know how”. Nel caso di specie, aggiungeva il giudice d’appello, dal lavoratore non era stata contestata la circostanza addotta dal datore di lavoro che il suo dipendente era interessato alla gestione, in un Paese straniero, di una impresa di commercializzazione di prodotti nel settore in cui operava la società, con effetti pregiudizievoli sulla concorrenza e conseguentemente anche dannosi per la suddetta società. Né nel caso di specie i canoni impositivi e gli obblighi del segreto e della riservatezza potevano essere violati, alla stregua delle risultanze processuali, attraverso il richiamo operato dal S. al principio della correttezza e buona fede cui assumeva essere stata improntata la sua condotta

Nei confronti del ricorso avviato dal lavoratore, la Cassazione  ha  concluso  che, stante i principi giurisprudenziali innanzi riportati, il  medesimo    va rigettato in quanto la sentenza impugnata si sottrae a tutte le censure che le sono state mosse per essere supportata da una motivazione congrua e coerente sul piano logico e per avere detta sentenza fatto corretta applicazione della normativa applicabile in tema di licenziamento.

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CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 06 marzo 2015, n. 4596

INPS:ENTRO 31 MARZO 2015 UNICITA ‘ MATRICOLA PER DATORI LAVORO

09/03/2015

L’Inps ha dato tempo sino alla fine del corrente mese di marzo  ai datori di lavoro  per registrare nella procedura ” Iscrizioni e Variazioni” le unita’ operative cui abbinare i lavoratori che fanno capo a matricole aziendali diverse ,nonché per chiedere la chiusura delle  matricole secondarie.

Le relative istruzioni operative sono previste   dai sottostanti documenti,cui si rinvia.

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Circolare n. 80 del 25-06-2014 – Inps

 

MLPS: PUBBLICATE RISPOSTE ULTIMI INTERPELLI

08/03/2015

Si richiama l’attenzione sulle risposte che il MLPS  ha fornito agli ultimi tre interpoelli presentati ai sensi dell’art.9 dec.legvo n.124/04

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DISCIPLINA TUTELE CRESCENTI NEI LICENZIAMENTI

08/03/2015

La disciplina di cui al  titolo  è prevista dal  Decreto Legislativo n. 23 del 4 marzo 2015, che è uno sette decreti  con cui si è dato attuazione alla legge delega n.183/2014 ,piu’ comunemente conososciuta  come  Jobs Act.,  in vigore  dal  7 marzo 2015

Utilizzando  come  percorso  d’esposizione  l’articolato del provvedimento , di seguito si  esaminano le  disposizioni   contenute nello  stesso.

1)Campo di applicazione  

Le  disposizioni  del provvedimento in esame   trovano applicazione:

a) al licenziamento dei lavoratori del settore privato ,   assunti   a tempo indeterminato ,a decorrere dalla data di entrata in vigore del   decreto , come   operai ,impiegati  o quadri, mentre  restano esclusi   i licenziamenti  riguardanti i dirigenti ;

b)al licenziamento  di lavoratori  a tempo indeterminato ,il cui datore di lavoro , in conseguenza di assunzioni a tempo indeterminato intervenute   successivamente  al 7 marzo 2015,  raggiunga  il requisito occupazionale di cui all’articolo 18, ottavo e nono comma,  dello Statuto dei Lavoratori (ossia 15 ovvero 5 dipendenti  ,se   imprese agricole) .

Invece ,  per i licenziamenti dei dipendenti che gia’il 7 marzo 2015  sono titolari di   rapporti di lavoro a tempo indeterminato in essere  , restano in  vigore le precedenti regole sui licenziamenti ,novellate dalla riforma Fornero   (Art.1 comma 40 e segg.).

2.Tipologie e tutele dei  licenziamenti individuali

Prima  del   dec.legvo n.23/15,verifichiamo in sintesi l’evoluzione    registrata   dalla  disciplina   del licenziamento individuale  ,circa il quale::

A)se  inizialmente   l’atto  di  licenziamento operava ad nutum, ossia senza che il lavoratore   ricevesse alcun preavviso,successivamente  sono state introdotte   importanti limitazioni  al potere. datoriale ,  risultando stabilito che  il licenziamento individuale deve essere espressamente motivato, a pena di nullità, e deve essere comunicato con un  preavviso   al lavoratore ,fissato dalla contrattazione collerttiva;

B)inoltre ,per la  legittimità del licenziamento   deve  sussistere  una     giusta causa ovvero un  giustificato motivo che puo’ essere soggettivo    oppure   oggettivo.

Pertanto, qualora il lavoratore dovesse ritenere di essere stato illegittimamente licenziato può presentare ricorso, si apre  il processo del lavoro, che, dopo un  tentativo di conciliazione  non risolutivo, si svolge davanti al giudice del lavoro  monocratico.

Se  il giudice  accerta l’illegittimità del licenziamento,     nei confronti del lavoratore interessato  si possono applicare   due regimi di tutela: la tutela obbligatoria   ovvero  la tutela reale.

La tutela obbligatoria, richiede il requisito dimensionale  ,a livello aziendale,  di un  numero di dipendenti non superiore a 15 ovvero a 5 per le imprese agricole ed è  disciplinata dall’art. 8 della L. n..L. 604/66  , in cui si stabilisce   che in caso di licenziamento adottato in difetto di  giusta causa o   giustificato motivo, spetta al datore di lavoro  decidere se riassumere il lavoratore o se corrispondergli, in sostituzione, un’indennità , quantificabile   da    2,5   a 6 mensilità dell’ultima retribuzione percepita ,che se il lavoratore ha prestato servizio per oltre dieci anni,  salgono a 10 mensilità .

La tutela reale,   disciplinata dall’art. 18, L. n. 300/1970 ,richiede il requisito dimensionale generale   ,a livello aziendale,  di un  numero di dipendenti  superiore a 15 ovvero a 5 per le imprese agricole , ha subito delle modifiche con l’entrata in vigore della L. n. 92/2012  (art 1 commi  40/43),prevedendo le seguenti  tipologie di licenziamento individuale  o plurimo :

a)Licenziamento discriminatorio ,  nullo ovvero  orale  ,

b)Licenziamento disciplinare

c)Licenziamento economico

Il  primo ricorre    nelle  seguenti  tre ipotesi :

a) quando    sia determinato  da ragioni  di credo politico o religioso, appartenenza o partecipazione sindacale , razziali, di lingua, di sesso , di handicap, di età, di orientamento sessuale, di convinzioni personali , nonché da qualsiasi atto o patto in grado di discriminare il lavoratore .

-b) laddove sia disposto :

-durante la gravidanza fino al termine del periodo di interdizione;

– nel periodo di fruizione dei congedi parentali;

– per motivo illecito,disciplinato dall’art. 1345 c.c, cioè contrario a norme imperative o al buon costume;

c)   risulti adottato  senza  la forma scritta;

 Il secondo  ,preceduto da specifico procedimento regolamentato dall’art.7 l.300/70 e dalla contrattazione collettiva,  interviene  in presenza di un    comportamento del lavoratore   configurante sia  una giusta causa, che ricorre  quando si  registra  una circostanza così grave da non consentire la prosecuzione, nemmeno provvisoria, del rapporto di lavoro,sia    un giustificato motivo soggettivo per notevole inadempimento degli obblighi contrattuali

 Il terzo     è motivato da un giustificato motivo oggettivo, ossia  da ragioni inerenti l’attività produttiva e/o  l’organizzazione del lavoro

Detto questo , si    precisano   le conseguenze  che possono determinarsi    a carico del  datore di lavoro di lavoro  per ciascuno dei suddetti licenziamenti  risultati  illegittimi , ed a tale scopo  si pongono   a confronto le     conseguenze  fissate in merito  rispettivamente  dalla    disciplina normativa antecedente  e da quelle    previste dal   decreto n.23/15 , sottolineando  che esso  prescinde dalla dimensione aziendale ,nel senso che ,grazie a quanto  dispone il  comma 2 dell’art.1 del decreto n.23/15 ,nella riforma convivono i seguenti diversi regimi di tutela:

—  imprese non agricole con oltre 15 unita’ o imprese agricole con oltre 5 dipendenti: per i vecchi assunti si applica la tutela dell’art.18 legge n.300/70,invece ,per i nuovi assunti si utilizza il regime del decreto in esame;

— imprese non agricole sino a 15 o imprese agricole sino a 5 dipendenti  : sino al superamento dei predetti limiti  non sussiste alcuna nuova  tutela per i vecchi assunti ,mentre ai nuovi si applica  il  regime di cui al d.lvo n.23/15;

— imprese che  superano  i 15 o i  5 dipendenti per le imprese agricole con le nuove assunzioni effettuate  dall’entrata in vigore del decreto in esame :si applica il nuovo regime per i vecchi ed i nuovi dipendenti

 

A)Licenziamento  discriminatorio ,  nullo ovvero  orale

PRIMA del nuovo decreto delegato

Se il giudice dichiarava il       licenziamento  nullo, interveniva  la reintegrazione del lavoratore e il risarcimento del danno ,costituitav da   un’indennità corrispondente alle retribuzioni spettanti dalla data del licenziamento a quella dell’effettiva riabilitazione

DOPO il nuovo decreto delegato

Se il giudice   riconosce  il licenziamento discriminatorio, nullo ovvero  inefficace   in quanto  intimato in forma orale  ,  dispone che  :

1)  la reintegra del lavoratore a prescindere dalla tipologia e dalle dimensione del datore di lavoro,

2)il lavoratore ha anche diritto ad un risarcimento ,commisurato all’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del tfr, corrispondente al periodo che va dal giorno del licenziamento sino a quello della effettiva reintegrazione, dedotto l’aliunde perceptum,la cui misura   non può essere inferiore a 5 mensilità ,ed altresi’  deve includere i contributi previdenziali e assistenziali.

N.B. In luogo della reintegra, il lavoratore può chiedere un’indennità sostituiva non assoggettata a contribuzione pari a 15 mensilità della retribuzione di riferimento entro 30 giorni dalla comunicazione del deposito della pronuncia giudiziaria, o dall’invito del datore a riprendere il servizio, se anteriore. ,

Il riferimento al tfr previsto  sopra,  serve solo come parametro tecnico per chiarire che la mensilita’da considerare per l’indennizzo è l’ultima percepita del dipendente prima della risoluzione del rapporto.In pratica,vuol dire che   se si viene licenziati ad aprile ,sara’ quella la busta paga (moltiplicata per il numero delle mensilita’da liquidare) da prendere in considerazione per l’indennizzo .Pertanto , ad esempio,chi è in forza da 4 anni ,dovra’ ricevere ,come risarcimento,una somma pari a 8 mesi di retribuzione e non gia’ a otto liquidazioni,posto che quest’ultime sono il risultato di uno stipendio moltiplicato per 12 ,ma poi diviso per 13,5.

B)  Licenziamento disciplinare ,

PRIMA del nuovo decreto delegato

Se il giudice  accertava   l’illegittimità del licenziamento, perche’   il fatto non sussisteva  o  in quanto poteva     essere punito con una sanzione di diverso tipo ,  può  decidere se applicare come sanzione la reintegrazione con risarcimento limitato ad un massimo di 12 mensilità, oppure il pagamento di un’indennità compresa tra le 12 e le 24 mensilità

DOPO il nuovo decreto delegato

Il decreto n.23/15     prevede che nel caso di dimostrata insussistenza da parte del lavoratore del fatto materiale, rispetto alla quale resta estranea da parte del giudice  ogni valutazione circa la sproporzione del licenziamento, il giudice competente annulla il licenziamento e condanna il datore alla reintegrazione e al risarcimento, commisurato all’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del tfr,corrispondente al periodo che va dal giorno del licenziamento sino a quello dell’effettiva reintegrazione, dedotto l’aliunde perceptum e l’aliunde percipiendi.

La misura del risarcimento non può eccedere le 12 mensilità e deve includere i contributi previdenziali e assistenziali.

Tale disciplina non si applica ai datori non imprenditori ed a quelli che non raggiungono i requisiti dimensionali  dell’art.18 legge 300/70

Il lavoratore  ha  la facoltà di chiedere al datore di lavoro, in sostituzione della reintegrazione nel posto di lavoro, un’indennità pari a quindici mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto,   determinando la risoluzione del rapporto di lavoro ,senza essere assoggettata a contribuzione previdenziale.

La disciplina di cui sopra   trova applicazione anche nelle ipotesi in cui il giudice accerta il difetto di giustificazione per motivo consistente nell’inidoneità fisica o psichica del lavoratore, anche ai sensi degli articoli 4, comma 4, e 10, comma 3, della legge Legge 68/99 

 

C) Licenziamento economico

PRIMA del nuovo decreto delegato
Se il giudice  dichiarava i l’illegittimità del licenziamento ,in quanto non ricorrevano  gli estremi per il giustificato motivo oggettivo, applica come sanzione un’indennità  da 12 a 24 mensilità; se però   riteneva  che l’atto  era  manifestatamente infondato, allora applicava  la stessa sanzione della reintegrazione prevista per il licenziamento disciplinare..

 DOPO il nuovo decreto delegato

  L’art. .3 del decreto legislativo n.23/15 ,  nei casi in cui si accerti che non ricorrano gli estremi del licenziamento per giusta causa o giustificato motivo, trattandosi dei cosiddetti “licenziamenti ingiustificati”, il giudice dichiara estinto il rapporto di lavoro e condanna il datore di lavoro al pagamento di una indennità non assoggettata a contribuzione previdenziale di importo pari a 2 mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per ogni anno di servizio, in misura comunque non inferiore a 4 e non superiore a 24 mensilità.

Per i datori non imprenditori e per quelli che non raggiungono i requisiti dimensionali di cui all’art. 18, l. n. 300/1970, l’ammontare dell’indennità è dimezzato e non può in ogni caso superare il limite delle 6 mensilità.

Logicamente, se il giudice ritiene il licenziamento giustificato, il lavoratore avrà diritto solo all’indennità sostitutiva del preavviso  ed al trattamento di fine rapporto.

3) LICENZIAMENTO CON VIOLAZIONI PROCEDURALI OVVERO  DEL REQUISITO DI MOTIVAZIONE

Nelle fattispecie in cui il licenziamento sia intimato con violazione del requisito di motivazione di cui all’articolo 2, comma 2, della legge n. 604 del 1966 o della procedura di cui all’articolo 7 della legge Statuto dei lavoratori –,

 il giudice dichiara estinto il rapporto di lavoro e condanna il datore di lavoro al pagamento di una indennità, non assoggettata a contribuzione previdenziale ,di importo pari a 1 mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per ogni anno di servizio, in misura comunque non inferiorea 2 e non superiore a 12 mensilità.
N.B. Per i datori non imprenditori e per quelli che non raggiungono i requisiti dimensionali di cui all’art. 18,Statuto dei lavoratoril’ammontare dell’indennità è dimezzato e non può in ogni caso superare il limite delle 6 mensilità.

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4) Revoca del licenziamento.

Il datore di lavoro  puo’provvedere a alla revoca del licenziamento intimato  ed in tal caso ,  se la revoca     viene  effettuata entro il termine di quindici giorni dalla comunicazione al datore di lavoro dell’impugnazione del medesimo, il rapporto di lavoro si intende ripristinato senza soluzione di continuità, con diritto del lavoratore alla retribuzione maturata nel periodo precedente la revoca,  senza che   trovino applicazione i regimi sanzionatori previsti dal   decreto in esame

 

5) Offerta di conciliazione.

Si prevede che ,in caso di licenziamento dei lavoratori  assunti dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo in esame,   il datore di lavoro  ha facolta’ di  offrire al lavoratore, entro 60 giorni dal ricevimento della comunicazione di licenziamento ) ,  a seguito d’incontro in una delle sedi di cui all’articolo 2113, comma 4, cod. civ.,(Giudice lavoro,Commissione  Provinciale di Conciliazione  ed in sede sindacale) ed all’articolo 82, comma 1, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276(Commissioni di certificazione), un importo che non costituisce reddito imponibile ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e non è assoggettata a contribuzione previdenziale, di ammontare  pari a una mensilità della retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto per ogni anno di servizio, in misura comunque non inferiore a due e non superiore a diciotto mensilità, mediante consegna al lavoratore di un assegno circolare. L’accettazione dell’assegno in tale sede da parte del lavoratore comporta l’estinzione del rapporto alla data del licenziamento e la rinuncia alla impugnazione del licenziamento ,anche qualora il lavoratore l’abbia già proposta.

N.B. Per i datori non imprenditori e per quelli che non raggiungono i requisiti dimensionali di cui all’art. 18, Statuto dei lavoratori –  l’ammontare dell’importo è dimezzato e non può in ogni caso superare il limite delle 6 mensilità

Peraltro, si evidenzia che il comma 3 dell’art.6 del decreto   stabilisce che  :

1)   il  sistema permanente di monitoraggio e valutazione istituito a norma dell’articolo 1, comma 2, della legge 28 giugno 2012, n. 92, assicura il monitoraggio sull’attuazione della  suddetta disposizione. 2)  a tal fine la comunicazione obbligatoria telematica di cessazione del rapporto di cui all’articolo 4-bis dec.legvo n.181/2000 è integrata da una ulteriore comunicazione, da effettuarsi da parte del datore di lavoro entro 65 giorni dalla cessazione del rapporto, nella quale deve essere indicata l’avvenuta ovvero la non avvenuta conciliazione di cui al comma 1, la cui omissione è assoggettata alla medesima sanzione prevista per l’omissione della comunicazione di cui al predetto articolo 4bis.(sanzione amministrativa di importo variabile da 100 a 500 euro per ogni lavoratore interessato.)

Stante la previsione che il modello di trasmissione della comunicazione obbligatoria  deve essere riformulato in sede istituzionale ,si segnala la nota del  MINISTERO LAVORO E POLITICHE SOCIALI – Nota 27 maggio 2015, n. 2788  ,contenente le specifiche  istruzioni operative per provvedere alla comunicazione on line dell’offerta di conciliazione ,facendo uso del previsto  modello telematico ,disponibile dall’1.6.2015 nella sezione ADEMPIMENTI ” del portale Clicllavoro ,denominata UNILAV CONCILIAZIONE,

 

6) Computo dell’anzianità negli appalti.

Ai fini del calcolo delle indennità e dell’importo di cui all’articolo 3, comma 1,(Licenziamento per giustificato motivo e giusta causa.),all’articolo 4,( vizi di motivazione)  e all’articolo 6,(offerta di conciliazione ) l’anzianità di servizio del lavoratore che passa alle dipendenze dell’impresa che subentra nell’appalto si computa tenendo conto di tutto il periodo durante il quale il lavoratore è stato impiegato nell’attività appaltata.

 7) Computo e misura delle indennità per frazioni di anno.

Per le frazioni di anno d’anzianità di servizio, le indennità e l’importo di cui all’articolo 3, comma 1(Licenziamento per giustificato motivo e giusta causa)., all’articolo 4, Vizi motivazione) e all’articolo 6 (Offerta di Conciliazione ), sono riproporzionati e le frazioni di mese uguali o superiori a quindici giorni si computano come mese intero.

 8) Piccole imprese ed organizzazioni di tendenza.

Per le piccole imprese la reintegra resta solo per i casi di licenziamenti nulli e discriminatori e intimati in forma orale. Negli altri casi di licenziamenti ingiustificati è prevista un’indennità crescente di una mensilità per anno di servizio con un minimo di 2 e un massimo di 6 mensilità.

La nuova disciplina si applica anche ai sindacati ed ai partiti politici

Quindi ,se il datore di lavoro non raggiunga i requisiti dimensionali di cui all’articolo 18, ottavo e nono comma,Statuto dei lavoratori –  ( 15 dip .ovvero 5 dip imprese agricole) non si applica l’articolo 3, comma 2, e l’ammontare delle indennità e dell’importo previsti dall’articolo 3, comma 1(Licenziamento per giustificato motivo o giusta causa) dall’articolo 4, comma 1( licenziamento con  vizi motivazione)  e dall’articolo 6, comma 1,(Offerta conciliazione), è dimezzato e non può in ogni caso superare il limite di sei mensilità.

Ai datori di lavoro non imprenditori, che svolgono senza fine di lucro attività di natura politica, sindacale, culturale, di istruzione ovvero di religione o di culto, si applica la disciplina di cui al presente decreto.

 

9) Licenziamento collettivo.

Si osserva in materia che :

– in caso di licenziamento collettivo intimato senza l’osservanza della forma scritta, si applica il regime sanzionatorio previsto per i licenziamenti nulli.

– in caso di licenziamento collettivo effettuato in violazione delle normeprocedurali e dei criteri di scelta, si applica il regime delle tutele crescenti. Il giudicedichiara estinto il rapporto di lavoro e condanna il datore di lavoro al pagamento

di una indennità non assoggettata acontribuzione previdenziale di importo pari

a 2 mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per ogni anno di servizio, in

misura comunque non inferiore a 4 e non superiore a 24 mensilità.

 

 

CONSIGLIO DI STATO:NON BASTA DURC NEGATIVO PER REVOCARE APPALTO AZIENDA

08/03/2015

Nei termini di cui al titolo si e’ espresso il Consiglio di Stato nella sentenza sottostante ,ricordando che il decreto legge n.69-2013,  modificando  il  Codice dei contratti prevede che occorre assegnare un termine di 15 giorni all’azienda per regolarizzare la sua posizione.Se il termine non viene asegnato ,il Durc negativo risulta viziato in modo irrimediabile e non puo’ comportare l’escliusione dell’impresa dalla gara  perché la violazione non puo’ ritenersi definitivamente accertata.

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