ASSUNZIONI CON ESONERO CONTRIBUTIVO INPS: QUESTIONI DA CHIARIRE

20/02/2015

Sussistono  ,in ordine alla  assunzioni di cui al titolo,  questioni  che la circolare Inps n.17/2015 non prende in considerazione e che  comunque andrebbero definite , onde   prevenire incertezze operative ,conseguenze  onerose a carico dei datori di lavoro e contenzioso tra gli stessi  e l’Inps  ovvero  con i  lavoratori

Le questioni da chiarire sono quelle che di seguito si espongono.

1)  La prima      riguarda  la modalita’ con cui  il datore   riesce ad avere   la certezza  che, nei sei mesi antecedenti l’assunzione ,  il  lavoratore interessato non ha  avuto alcun rapporto a tempo indeterminato .

In merito , in tempi passati, si poteva  consultare a tal fine il  libretto di  dichiarazione  di  responsabilità  ex DPR n. 445/2000 circa   pervenuta    al Servizio impiego   alla data del rilascio dell’attestazione predetta

2)  La  seconda     discende   dalla  disposizione della legge  190/14  secondo    cui  l’esonero  contributivo   spetta, per lo stesso soggetto, una sola volta .

Anche  qui   , sorge spontanea la domanda: come farà il datore di lavoro ad esser sicuro che per quel soggetto dell’ esonero  non ha gia’ beneficiato  un  altro datore di lavoro  ?

In merito , sarebbe  auspicabile   che l’Inps,     , appositamente interessato  a livello centrale e locale dalle rappresentanze  professionali ,imprenditoriali  e sindacali, si metta a disposizione del datore di lavoro interessato ,così da informarlo ,a richiesta, in proposito.

3)La terza    fa riferimento al  caso   di   un lavoratore  il cui rapporto    a tempo indeterminato con l’esonero contributivo,dopo qualche tempo,   cessa  ( per licenziamento o dimissioni)

In tal caso ,ci si chiede se un altro  datore di lavoro che voglia assumere  quel lavoratore a t.i, nel corso del 2015 ,possa beneficiare o meno della parte residua  dell’esonero di 36 mesi non usufruita ,fermo restando il rispetto della norma secondo cui il lavoratore da assumere non deve essere stato dipendente a tempo indeterminato nei sei mesi precedenti la nuova assunzione.

 

 

 

 

  

 

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SENTENZA CASSAZIONE IN MATERIA DI MOBBING

19/02/2015

Con la sottostante sentenza la Suprema Corte ha escluso la sussistenza del mobbing in  caso di reiterati provvedimenti disciplinari a carico del dipendente

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CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 18 febbraio 2015, n. 3256

FONDAZIONE STUDI CDL:TUTELE CRESCENTI E PRESCRIZIONE CREDITI RETRIBIUTIVII

19/02/2015

Sottolineando la specificita’ della questione trattata,si richiama l’attenzione sul sottostante documento realizzato dalla Fondazione  Studi  CDL.

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FONDAZIONE STUDI CDL – Circolare 18 febbraio 2015, n. 4

 

CASSAZIONE:LEGITTIMO LICENZIAMENTO PER ABBANDONO POSTO LAVORO E FALSA CERTIFICAZIONE

19/02/2015

Con sentenza n. 3129 del 17 febbraio 2015, la Corte di Cassazione ha ribadito la piena legittimità del licenziamento qualora il dipendente  abbandoni il posto di lavoro senza fornire alcuna giustificazione, per poi inviare falsi certificati medici.

I giudici della Suprema Corte hanno evidenziato, nel comportamento del lavoratore, una condotta in violazione dei doveri di correttezza e di tempestiva informazione delle circostanze impeditive della prestazione, tale da giustificare la sanzione espulsiva.

INPS:CHIARIMENTI STATISTICAZIONE INTERVENTI PATRONATO PRESTAZIONI INVALIDITA CIUVILE

19/02/2015

Si richiama l’attenzione sul sotto evidenziato Messaggio con cui l’Inps fornisce chiarimenti    in ordine alle modalità di statisticazione degli interventi di patrocinio relativi a prestazioni di invalidità civile, definiti a seguito di domanda giudiziale

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INPS – Messaggio 17 febbraio 2015, n. 1198

CONFERENZA STATO REGIONI :PARERE SCHEMA DECRETO DELEGATO JOB ACTS RIFORMA AMMORTIZZATORI SOCIALI DISOCCUPATI

18/02/2015

LA CONFERENZA STATO-REGIONI DEL 12.02.2015 ha sottoscritto  l’intesa  ,sotto riportata, sullo schema di decreto legislativo recante disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in caso di disoccupazione involontaria e di ricollocazione dei lavoratori disoccupati, con riferimento agli articoli 7, 15 comma 10, 16 comma 5 e 17, ai sensi dell’articolo 1, comma 3, della legge 10 dicembre 2014, n.183. (LAVORO E POLITICHE SOCIALI) Intesa, ai sensi dell’articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281. Repertorio Atti n.: 9/CSR del 12/02/20

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09CSR_120215.pdf

STATO APPLICAZIONE PRIMI DUE DECRETI DELEGATI PREVISTI LEGGE N.183/2014

18/02/2015

Gli schemi di decreti delegati  gia’ approvati dal CDM concernono rispettivamente:

a) tutele crescenti inerenti i licenziamenti;

b) ammortizzatori sociali collegati allo stato di disoccupazione

I predetti   ,sono stati sottoposti al parere  obbligatorio ,ma non vincolante del Parlamento,affidato alle Commissioni Lavoro di Senato e Camera ,che hanno  provveduto  in merito .

La Commissione Lavoro del Senato l’11 febbraio 2015 sul decreto relativo ai licenziamenti  ha espesso   parere  favorevole ,ma   il Governo è stato invitato a valutare l’opportunità di inserire chiarimenti e fare integrazioni.

In particolare, in sede di definizione del campo di applicazione è stato ritenuto  di valutare l’opportunità di prevedere ipotesi di reintegrazione laddove vengano violati i criteri di scelta previsti dai CCNL. È stato pure puntualizzato che sarebbe il caso di chiarire che per le imprese non munite dei requisiti di cui all’art. 18 l’indennità sia quella ridotta di cui all’art. 9 del decreto e di escludere dal campo di applicazione della norma i licenziamenti operati in occasioni di cessione di appalto di sevizi

La Commissione Lavoro della Camera si e’  pronunciata  favorevolmente  sul decreto dei licenziamenti  il 17 scorso  ,ponendo tuttavia alcune  condizioni .

Infatti,  ha indicato al Governo l’opportunità di chiarire che l’emananda disciplina sarà applicabile non soltanto alle assunzioni operate direttamente e sin dall’origine a tempo indeterminato, ma anche alle ipotesi in cui l’instaurazione di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato dovesse conseguire a una pronuncia del Giudice che disponga la conversione di un contratto di lavoro a tempo determinato o apprendistato, ovvero l’invalidità di uno o più contratti di somministrazione di manodopera.

Inoltre ha  espresso   l’opportunità di definire meglio il perimetro applicativo della futura disciplina applicabile ai licenziamenti nulli e di chiarire che rientrano nel caso generale di insussistenza o insufficienza del motivo oggettivo (  tutelati esclusivamente mediante la nuova indennità risarcitoria ridotta) anche i licenziamenti irrogati per esito negativo della prova, laddove il relativo patto risulti invalido ovvero il relativo termine risulti scaduto prima dell’intimata risoluzione, nonché il licenziamento per raggiunti limiti di età, quando risulti insussistente tale requisito.

La Commissione, inoltre, ha suggerito al Governo di chiarire che non esistono altri criteri per la determinazione della nuova indennità risarcitoria distinti da quello dell’anzianità di servizio indicato nel decreto e di riflettere sulla possibilità di estendere l’offerta conciliativa (art. 6) allo scioglimento di tutti i rapporti di lavoro a tempo indeterminato indipendentemente dalla data di assunzione. Al riguardo, si è pure suggerito  di definire una volta per tutte che cosa si intenda per “retribuzione globale di fatto” e confermare esplicitamente la possibilità che la transazione abbia a oggetto, oltre alla rinuncia all’impugnazione del licenziamento, anche altre materie attinenti al passato svolgimento del rapporto, prevedendo la possibilità di disporre il pagamento anche di una somma ulteriore, che ovviamente non andrebbe a beneficiare dell’esenzione fiscale e contributiva.

Si è evidenziata, in fine, l’opportunità di aggiustare il tiro sulla disciplina dei licenziamenti collettivi, suggerendo al Governo di valutare l’opportunità di prevedere la reintegrazione in caso di violazione dei criteri previsti dai CCNL.

Sul fronte della riforma degli ammortizzatori sociali, le osservazioni contenute nel parere approvato al Senato prevedono l’estensione della platea di chi potrà beneficiare del voucher di ricollocazione e l’allungamento della durata della Naspi nel 2017 dal 18 a 24 mesi.

Si giudica inoltre «opportuno» che il Governo, «onde evitare penalizzazioni, inserisca una norma che armonizzi la coesistenza tra il nuovo regime Naspi e la fase transitoria dell’indennità di mobilità» e si chiede di chiarire i termini di applicazione dell’attuale norma, che, fino al 31 dicembre 2015, riconosce l’Aspi anche ai lavoratori sospesi per crisi aziendali o occupazionali.

Delucidazioni risultano sollecitate anche sull’assegno di disoccupazione. In particolare si chiede al Governo se, in caso di perdita del beneficio, la decadenza comporti l’obbligo di restituzione dei ratei già percepiti e si invocano più risorse, «in modo da rendere strutturale tale istituto, una volta terminata la fase sperimentale».

La Commissione Lavoro della Camera nel parere sui nuovi ammortizzatori sociali,ha suggerito  il recepimento dell’intesa del 12.2.2015  Stato Regioni per quanto riguarda il contratto di ricollocazione”, ,il cui testo si puo’ consultare cliccando 09CSR_120215.pdf

Dopo i pareri espressi dalle Commissioni Lavoro di Camera e Senato, nel Cdm del 20 c.m. dovrebbero  conseguire    il via libera definitivo i due decreti   in questione  .

PRONTA BOZZA DECRETO DELEGATO AGENZIA UNICA ISPEZIONI LAVORO

18/02/2015

Dal 1° gennaio 2016  sara’ operativa l’Agenzia unica per le ispezioni del lavoro. che integrerà le funzioni svolte dal ministero del Lavoro, dell’Inps e dell’Inail ,secondo la previsione  della  bozza del quarto decreto legislativo ,di cui alla riforma del job acts programmata dalla  legge n.183/2014, che dovrebbe essere portato all’esame del Consiglio dei ministri nella seduta di venerdì p.v

. La nuova Agenzia, che avrà la sede centrale a Roma e opererà su 18 sedi circoscrizionali territoriali, sarà sottoposta alla vigilanza del ministero del Lavoro con cui stipulerà apposita convenzione per la definizione degli obiettivi.

Alla stessa spettano   compiti di indirizzo e coordinamento della vigilanza in materia di lavoro e legislazione sociale, compresa quella in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro relativamente ai cantieri edili, radiazioni ionizzanti, impianti ferroviari e verifica periodica di ascensori e montacarichi ubicati nelle aziende industriali, nonché sui trasporti su strada (ai fini della legislazione sociale) e i controlli previsti dalle norme di recepimento delle direttive di prodotto (direttiva macchine). Si tratta dell’attività ispettiva ora svolta dalle direzioni territorili e, per la parte assicurativa e previdenziale, anche dai servizi ispettivi dell’Inps e dell’Inail, in particolare  per la parte relativa     al contrasto al lavoro sommerso e irregolare.

  Dal punto di vista organizzativo, l’agenzia è retta da un direttore, ma è previsto anche un comitato direttivo, composto da cinque dirigenti generali, e il collegio dei revisori.

La dotazione organica è stata individuata in 5.982 unità, compresi due dirigenti generali e 60 dirigenti e sarà redistribuita secondo il Dpcm da emanarsi entro 90 giorni dalla entrata in vigore del decreto legislativo.

Dalla medesima  data ,cesseranno di esistere le direzioni interregionali e territoriali del lavoro e saranno risolti di diritto anche i contratti di locazione passiva dei rispettivi uffici.

Non rientreranno nei compiti istituzionali dell’agenzia unica:

-la certificazione dei contratti di lavoro di cui agli articoli 75 e seguenti del Dlgs 276/2003;

– i provvedimenti relativi all’interdizione anticipata dall’impiego delle lavoratrici madri (articolo 17 del Dlgs 151/2000), demandati alle Asl;

– la conciliazione delle controversie di lavoro, che resta demandata agli altri organismi, mentre quella di cui all’articolo 7 della legge 604/1966 (licenziamenti individuali) è demandata all’Inps.

La soppressione delle direzioni regionali e territoriali, sostituite dalle 18 sedi territoriali (da individuare) comporta l’abrogazione dell’articolo 16 del Dlgs 124/2004 e quindi avverso le ordinanze ingiunzioni non sarà più possibile presentare il ricorso amministrativo, procedura alternativa ma non sostitutiva al ricorso in opposizione davanti al tribunale, che resterà pertanto l’unica forma di tutela.

Resta invece confermato il ricorso ai sensi dell’articolo 17 del Dlgs 124/2004 (quando in contestazione è la sussistenza o la qualificazione del rapporto di lavoro), al Comitato per i rapporti di lavoro che però non sarà più a base regionale ma territoriale, secondo le 18 circoscrizioni che dovranno essere ancora individuate.

Per il testo integrale della bozza di decreto delegato cliccare

(Agenzia unica per le ispezioni del lavoro) 

 

SENTENZA CASSAZIONE PRECISA CONDIZIONI UTILIZZABILITA’ RIPRESE FILMATE DIPENDENTI SENZA GARANZIE LEGGE 300/70

18/02/2015

Si richiama l’attenzione sulla sottostante sentenza   della Corte Suprema     riguardante   dipendenti  cui era stato intimato il licenziamento ,  in ragione del compimento ad opera dei lavoratori predetti  ,addetti al carico di carburante nelle autobotti – di operazioni fraudolente  ,volte ad alterare il carico effettivo, in concorso con gli autisti, e dunque alla sottrazione di carburante aziendale.

La Corte evidenzia che per giurisprudenza consolidata in tema di controllo del lavoratore, le garanzie procedurali imposte dall’art. 4, secondo comma, Legge n. 300 del 1970, espressamente richiamato dall’art. 114 del Codice per la Privacy (D.Lgs. n. 196/2003), per l’installazione di impianti e apparecchiature di controllo richiesti da esigenze organizzative e produttive ovvero dalla sicurezza del lavoro, dai quali derivi la possibilità di verifica a distanza dell’attività dei lavoratori, trovano applicazione ai c.d. controlli difensivi, diretti ad accertare comportamenti illeciti dei lavoratori.

Tali principi però, ha chiarito la Corte di Cassazione con la sentenza in esame , si applicano quando tali comportamenti riguardino l’esatto adempimento delle obbligazioni discendenti dal rapporto di lavoro, e non, invece, quando riguardino la tutela di beni estranei al rapporto stesso.

Conseguentemente esula dal campo di applicazione della norma il caso in cui il datore abbia posto in essere verifiche dirette ad accertare comportamenti del prestatore illeciti e lesivi del patrimonio e dell’immagine aziendale, come nel caso di specie in cui le immagini erano state registrate per accertare il furto di carburante da parte di dipendenti.

In particolare e’ stata richiamata la   sentenza  della cassazione n. 2117 del 28/01/2011  in cui risulta ha affermato che, in tema di controllo a distanza dei lavoratori, il divieto previsto dall’art. 4 dello Statuto dei lavoratori di installazione di impianti audiovisivi od altre apparecchiature per il controllo a distanza dell’attività dei lavoratori, riferendosi alle sole installazioni poste in essere dal datore di lavoro, non preclude a questo, al fine di dimostrare l’illecito posto in essere da propri dipendenti, di utilizzare le risultanze di registrazioni video operate fuori dall’azienda da un soggetto terzo, del tutto estraneo all’impresa e ai lavoratori dipendenti della stessa, per esclusive finalità “difensive” del proprio ufficio e della documentazione in esso custodita, con la conseguenza che tali risultanze sono legittimamente utilizzabili nel processo dai datore di lavoro.

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Per giurisprudenza consolidata in tema di controllo del lavoratore, le garanzie procedurali imposte dall’art. 4, secondo comma, Legge n. 300 del 1970, espressamente richiamato dall’art, 114 del Codice per la Privacy (D.Lgs. n. 196/2003), per l’installazione di impianti e apparecchiature di controllo richiesti da esigenze organizzative e produttive ovvero dalla sicurezza del lavoro, dai quali derivi la possibilità di verifica a distanza dell’attività dei lavoratori, trovano applicazione ai c.d. controlli difensivi, diretti ad accertare comportamenti illeciti dei lavoratori.

Tali principi però, ha chiarito la Corte di Cassazione con sentenza n. 3122 del 17 febbraio 2015, si applicano quando tali comportamenti riguardino l’esatto adempimento delle obbligazioni discendenti dal rapporto di lavoro, e non, invece, quando riguardino la tutela di beni estranei al rapporto stesso.

Conseguentemente esula dal campo di applicazione della norma il caso in cui il datore abbia posto in essere verifiche dirette ad accertare comportamenti del prestatore illeciti e lesivi del patrimonio e dell’immagine aziendale, come nel caso di specie in cui le immagini erano state registrate per accertare il furto di carburante da parte di dipendenti.

In particolare, ricordano gli Ermellini, la Corte, con sentenza n. 2117 del 28/01/2011 ha affermato che, in tema di controllo a distanza dei lavoratori, il divieto previsto dall’art. 4 dello Statuto dei lavoratori di installazione di impianti audiovisivi od altre apparecchiature per il controllo a distanza dell’attività dei lavoratori, riferendosi alle sole installazioni poste in essere dal datore di lavoro, non preclude a questo, al fine di dimostrare l’illecito posto in essere da propri dipendenti, di utilizzare le risultanze di registrazioni video operate fuori dall’azienda da un soggetto terzo, del tutto estraneo all’impresa e ai lavoratori dipendenti della stessa, per esclusive finalità “difensive” del proprio ufficio e della documentazione in esso custodita, con la conseguenza che tali risultanze sono legittimamente utilizzabili nel processo dai datore di lavoro.

SENTENZA CORTE CASSAZIONE RELATIVA LICENZIAMENTO PER SCHERZI RIPETUTI A COLLEGA

17/02/2015

In relazione alla particolare  questione oggetto di contestazione e licenziamento,si  richiama l’attenzione sulla   sotto segnata  sentenza in cui la Cassazione ha  negato  la legittimita’ del licenziamento  ,precisando che la  sentenza impugnata, infatti, non solo  non ha accertato la sussistenza dei fatti e la commissione di essi ad opera del lavoratore, ma ha anzi accertato che fatti identici a quelli contestati (peraltro non solo l’inserimento di carte ma anche di rifiuti,  ) fossero stati più volte commessi da questi in passato (quasi tutti i giorni per più di sei mesi,  sentenza impugnata), ritenendo tuttavia difettare la proporzione tra i fatti contestati e la massima sanzione, opinando che essi fossero da imputare a “scherzi” compiuti sovrattutto nei confronti dell’addetta ai controlli (T.), evidenziando inoltre che tale comportamento non rientrava in alcuna delle ipotesi previste dal c.c.n.I. quali causa di licenziamento.

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CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 13 febbraio 2015, n. 2904

 


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