PRECISAZIONE GARANTE DATI PERSONALI SU CALL CENTER EXTRA UE E SICUREZZA NEI SUPERMARKET

novembre 6, 2013

I chiarimenti  di cui al titolo sono stati  forniti dal Garante con la nota sottoriportata ,a cui si rinvia

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Call center extra Ue più trasparenti. Il Garante avvia una ricognizione delle attività di customer care e telemarketing fuori Ue.

Cresce il fenomeno dei call center delocalizzati in Paesi al di fuori dell’Unione europea e il Garante privacy interviene a tutela dei cittadini italiani. Con un provvedimento a carattere generale (doc. web n. 2724806), adottato al termine di una articolata istruttoria, il Garante ha ribadito le regole alle quali devono attenersi società e enti pubblici, che si avvalgono per le loro attività di customer care o di telemarketing di call center situati in Paesi dove non sono assicurate le garanzie previste dalla normativa comunitaria. L’Autorità, inoltre, sulla base delle recenti modifiche normative apportate dal legislatore italiano nel settore, ha chiesto maggiori informazioni per gli utenti, possibilità di scegliere un operatore collocato sul territorio nazionale, più trasparenza nei trattamenti di dati personali. L’Autorità ha avviato anche una ricognizione dei soggetti che si avvalgono dei call center stabiliti fuori dall’Ue, verificando i tipi di operazioni effettuate e le modalità di trasferimento adottate. Il nuovo provvedimento ricorda le regole generali da rispettare per i trasferimenti di dati: autorizzazione del Garante, adozione di regole di condotta infragruppo (le cosiddette “binding corporate rules”, Bcr), sottoscrizione tra le parti delle clausole contrattuali tipo stabilite dalla Commissione europea o quelle già indicate in specifici ambiti di attività (ad.es. per il telemarketing). Ma soprattutto introduce importanti novità. I titolari del trattamento (società e enti pubblici) che utilizzano tali call center dovranno infatti integrare l’informativa resa al momento del contatto con l’utente specificando anche la nazione dalla quale chiamano o rispondono.Per le chiamate in entrata, in analogia a quanto previsto dalla normativa in vigore, i call center dovranno adottare apposite procedure per dare all’utente la possibilità di scegliere un operatore collocato sul territorio nazionale (ad es. deviando la telefonata o disponendo un successivo contatto da parte di un operatore italiano). D’ora in poi, inoltre, i titolari dal trattamento che intendono trasferire (o affidare) il trattamento di dati personali a un call center situato in Paesi extra Ue dovranno prima darne comunicazione al Garante, utilizzando un modello che sarà messo a disposizione sul sito dell’Autorità (www.garanteprivacy.it). I call center che già operano in Pesi extra Ue dovranno invece informare il Garante entro 30 giorni dalla pubblicazione del provvedimento nella Gazzetta ufficiale. Ciò consentirà di acquisire elementi utili a comprendere l’ampiezza di un fenomeno in continua espansione e permetterà all’Autorità di valutare la portata del trasferimento dei dati personali al di fuori dall’Unione europea per i trattamenti operati dai call center, anche al fine di intervenire con tempestività ed efficacia in caso di violazioni del Codice privacy.

Sicurezza nei supermercati senza ledere la dignità dei lavoratori. Nel mirino del Garante le società della grande distribuzione con sistemi di videosorveglianza non a norma.

La legittima esigenza di tutelare il patrimonio, di proteggersi da furti e rapine con impianti di videosorveglianza, non autorizza i supermercati a operare in violazione delle libertà fondamentali e della dignità di dipendenti e clienti. Lo ribadisce il Garante in seguito ai risultati di un’attività ispettiva nel settore della grande distribuzione, che ha rilevato come numerose società non avevano rispettato le garanzie previste dallo Statuto dei lavoratori, dalla normativa sulla privacy e dal provvedimento generale in materia di videosorveglianza predisposto dalla stessa Autorità. Dagli accertamenti disposti dal Garante, è emerso, ad esempio, che tra le società sottoposte ad ispezione, cinque non avevano ottenuto un preventivo accordo sindacale o richiesto l’apposita autorizzazione al competente ufficio del Ministero del lavoro (doc. web n. 2605290, 2578071, 2577203, 2577227 e 2691507). A tal proposito, l’Autorità ha sottolineato che non è sufficiente che i lavoratori siano stati informati o che abbiano addirittura acconsentito all’installazione del telecamere per far venir meno le specifiche tutele previste dalla normativa o lo stesso divieto di controllo a distanza. Una sesta società (doc. web n. 2683203), a differenza dalle precedenti, aveva sì ottenuto l’autorizzazione dell’ufficio ministeriale ad installare l’impianto di videosorveglianza, ma non ne aveva poi rispettato tutte le prescrizioni.Dalle verifiche condotte, sia a campione sia in seguito a segnalazioni, dal Nucleo Speciale Privacy della Guardia di Finanza, sono state riscontrate anche altre violazioni: alcuni esercizi commerciali conservavano le immagini per un arco temporale non giustificato da esigenze specifiche (ad esempio, per ripetuti furti o rapine) così come invece stabilito dal provvedimento generale del Garante in materia di videosorveglianza. Due dei supermercati controllati dal Garante, inoltre, non avevano provveduto a segnalare adeguatamente la presenza delle telecamere con appositi cartelli o avevano omesso di indicare chi fosse il titolare del trattamento. Il legale rappresentante di un supermercato aveva addirittura dichiarato al nucleo ispettivo che l’impianto di videosorveglianza non era in funzione, salvo poi doversi smentire di fronte alle evidenze raccolte.L’Autorità ha dichiarato illecito il trattamento dei dati personali effettuato dalle sei società tramite i sistemi di videosorveglianza e ha disposto che tutti gli esercizi commerciali si adeguino entro trenta giorni alle misure prescritte alla luce della normativa sulla privacy e dallo Statuto dei lavoratori. Sono in arrivo ulteriori provvedimenti nei confronti di altre società della grande distribuzione.

INPS:CHIARIMENTI PENSIONAMENTO ESODATI BENEFICIARI AMMORTIZZATORI SOCIALI

novembre 6, 2013

Dell’argomento previsto dal titolo si occupa l’Inps con  il Messaggio sotto riportato , secondo cui coloro che, invece, nel periodo di fruizione di interventi a sostegno del reddito raggiungono i requisiti previsti dalla legge 214/11 non possono accedere al beneficio della salvaguardia prevista dal suddetto articolo 22 della legge 135/12.

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Messaggio 04 novembre 2013, n. 17606

La salvaguardia di cui all’articolo 22, comma 1, lettera a), della legge n. 135 del 2012, illustrata con messaggio n. 4768 del 2013, è volta a tutelare i lavoratori che siano stati coinvolti nelle procedure di gestione degli esuberi attraverso accordi in sede governativa stipulati entro il 31.12.2011. Tali accordi, conclusi tra le parti per la gestione delle eccedenze occupazionali, hanno previsto l’accompagnamento dei lavoratori al pensionamento attraverso la sola mobilità ovvero, attraverso un unico periodo, seppure articolato nei due ammortizzatori sociali, prima la cigs e poi la mobilità.

Dall’esame delle posizioni contributive ai fini delle certificazioni della salvaguardia sono state evidenziate le seguenti casistiche di lavoratori comunque individuati e inclusi nei processi di gestione degli esuberi aziendali sottoscritti entro il 31 dicembre 2011:

1. lavoratori che maturano i requisiti pensionistici previgenti alla data di entrata in vigore del decreto legge n. 201 del 2011 successivamente al 31.12.2011, ma prima dell’inizio del periodo di fruizione dell’indennità di mobilità;

2. lavoratori che, nell’ambito degli accordi governativi per la gestione delle eccedenze occupazionali, vengono a beneficiare di due successivi ammortizzatori sociali: CIGS, nel corso della quale maturano, dopo il 31.12.2011, i previgenti requisiti pensionistici, e indennità di mobilità.

Al riguardo si precisa che le misure di salvaguardia previste dal citato articolo 22, comma 1, lettera a) del decreto legge n. 95 del 2012, convertito con modificazioni dalla legge n. 135 del 2012, trovano applicazione nei confronti di coloro, tra detti lavoratori, che non riescono a perfezionare i requisiti pensionistici previsti dal D.L. n. 201 del 2011 entro il termine della fruizione degli strumenti di sostegno al reddito.

Coloro che, invece, nel periodo di fruizione di interventi a sostegno del reddito raggiungono i requisiti previsti dalla legge 214/11 non possono accedere al beneficio della salvaguardia prevista dal suddetto articolo 22 della legge 135/12.

Si fa presente che le procedure informatiche per la gestione della salvaguardia in questione verranno adeguate in base a quanto sopra precisato.

MLPS: RISPOSTE NUOVI QUESITI IN MATERIA SICUREZZA LAVORO

novembre 6, 2013

Sono disponibili on line le risposte  fornite dalla  Direzione Generale per l’Attività Ispettiva  sui seguenti nuovi quesiti  :

•  Art. 41, comma 2, visita medica preventiva
•  Imprese familiari
•  Formazione addetti emergenza
•  Accordo Stato-Regioni del 21/12/2011
•  Obbligatorietà del DVR, sicurezza pareti vetrate e spogliatoi ed armadi per
il vestiario per le strutture penitenziarie
•  Lavoro a domicilio
•  Limiti di utilizzo delle procedure standardizzate

Per consultare le risposte ai quesiti vai alla Sezione dedicata

DDL STABILITA’ 2014: PREVISTA RIDUZIONE COSTO LAVORO IMPRESE SICURE

novembre 5, 2013

L’argomento di cui al titolo e’ regolamentato dal  ddl stabilita’ 2014 ,che ha cominciato  l’iter di approvazione in  Senato ,nell’art.6, commi 1 e 2 ,che prevedono quanto segue:

Art. 6
(Misure fiscali per il lavoro e le imprese)
1.Nell’articolo 13 del testo un
ico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 22 dicembre
1986, n. 917, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, le lettere b)
e c) sono sostituite dalle seguenti:
“b) 1.520 euro, aumentata del prodotto tra 320 euro e l’importo corrispondente al
rapporto tra 15.000 euro, diminuito del redd
ito complessivo, e 7.000 euro, se l’ammontare
del reddito complessivo è superiore
a 8.000 euro ma non a 15.000 euro;
c) 1.520 euro, se il reddito complessivo è s
uperiore a 15.000 euro ma non a 55.000 euro;
la detrazione spetta per la parte corrispondent
e al rapporto tra l’importo di 55.000 euro,
diminuito del reddito complessivo, e l’importo di 40.000 euro;”;
b) il comma 2 è abrogato.
2. Con effetto dal 1° gennaio 2014, con decreto del Ministro
del lavoro e delle politiche
sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, su proposta dell’INAIL,tenendo conto degli andamenti degli eventi relativi al rispetto
della normativa generale sulla
sicurezza e salute sui luoghi di lavoro, è st
abilita la riduzione dei premi e contributi per
l’assicurazione contro gli infortuni sul la
voro e le malattie professionali, nel limite
complessivo di un importo pari a 1.000 milioni di euro
per l’anno 2014, 1.100 milioni di
euro per l’anno 2015 e 1.200 milioni di euro
a decorrere dall’anno 2016. In considerazione
dei risultati gestionali dell’ente e dei relativi andamenti prospettici,
per effetto dellariduzione dei premi e contributi di cui al
primo periodo del presente comma è riconosciuto
allo stesso ente da parte del bilancio dello Stat
o un trasferimento pari a 500 milioni di euro
per l’anno 2014, 600 milioni di euro per l’
anno 2015 e 700 milioni di euro a decorrere
dall’anno 2016. A decorrere dall’anno 2016, l’
INAIL effettua una verifica di sostenibilità
economica, finanziaria e attuariale, asseverata dal
Ministero dell’Economia e delle finanze,di concerto con
il Ministero del lavoro e delle politiche sociali.
Le suddette disppodsizioni  porevedono  rispettivamente una riduzione del cuneo fiscale a favore dei lavoratori e una riduzione del costo del lavoro a favore delle imprese.
Per quanto concerne  la riduzione del costo del lavoro, ,si dispone che la stessa   intervenga  dal   1° gennaio 2014  e sara regolamentata  da   un apposito  provvedimento del ministero del lavoro, di concerto con il ministero dell’economia, su proposta dell’Inail.In particolare la  riduzione  in questione derivera’  da  quella dei premi e contributi versati annualmente all’Inail nel limite, tuttavia, delle risorse destinate allo scopo ,che sono previste nella misura di    1 miliardo per l’anno 2014, 1 miliardo e 100 milioni per l’anno 2015 e 1 miliardo e 200 milioni per l’anno 2016.

 Peraltro il legislatore ha previsto che   l a  riduzione del costo del lavoro, tuttavia,  non sia destinasta a tutte indistintramente le imprese ,ma soltanto   a favore di quelle   più sicure .

A tal fine ,il   decreto ministeriale   in parola , nel riconoscimento  del  beneficio  terra’  conto degli andamenti degli eventi relativi al rispetto della normativa generale sulla sicurezza e salute sui luoghi di lavoro,

Quindi ,la riduzione  dovrebbe derivare   dal potenziamento del vigente sistema di

incentivazione, cosiddetto «oscillazione del tasso»  , consistente  in una riduzione

o un aumento del tasso medio nazionale ,che

si applica alla singola azienda in relazione a specifiche

situazioni,indicativedi un minore o maggiore rischio a livello aziendale , e puo’

essere  fissa o variabile in relazione a parametri prefissati.

Essa serve a “personalizzare” l’indice di rischiosità nazionale, indicato

nelle tariffe dei premi (tasso medio nazionale), tenendo conto di specifiche

situazioni aziendali

Esistono due tipologie di oscillazione:

L’ultima tipologia si differenzia in:

La prima è legata allo scarto tra i valori infortunistici aziendali e quelli nazionali; la

seconda è riservata alle aziende che eseguono interventi per il miglioramento delle

condizioni di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro (cioè «in aggiunta» a quelli

minimi richiesti per legge) e vale le misure indicate in tabella.

(dove per «tasso» si intende l’aliquota millesimale che, applicata alle retribuzioni dei lavoratori, determina il premio da versare all’Inail). L’oscillazione, infatti, è una riduzione (o un aumento) del tasso medio nazionale che si applica alla singola azienda in relazione a specifiche situazioni indicative di un minore o maggiore rischio a livello aziendale. Oggi ci sono due tipi di oscillazione: la prima si applica alle imprese nei primi due anni di attività; la seconda dopo il primo biennio di attività e si distingue ancora tra: oscillazione per andamento infortunistico e oscillazione per prevenzione (più nota come bonus malus). La prima è legata allo scarto tra i valori infortunistici aziendali e quelli nazionali; la seconda è riservata alle aziende che eseguono interventi per il miglioramento delle condizioni di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro (cioè «in aggiunta» a quelli minimi richiesti per legge) e vale le misure indicate in tabella.

In base alle disposizioni suddettestabiliscono rispettivamente una riduzione del cuneo fiscale a favore dei lavoratori e una riduzione del costo del lavoro a favore delle imprese. Il primo comma, in particolare, attraverso la variazione delle misure delle detrazioni Irpef incrementa il netto in busta paga a favore di chi percepisce redditi di lavoro dipendente (lavoratori subordinati e parasubordinati). Il secondo comma invece riduce il costo del lavoro alle imprese, prevedendo uno sconto dei premi assicurativi dovuti all’Inail per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.

La riduzione del costo del lavoro. La riduzione del costo del lavoro scatterà dal prossimo 1° gennaio 2014 e verrà disciplinata con uno specifico decreto del ministero del lavoro, di concerto con il ministero dell’economia, su proposta dell’Inail. La riduzione arriverà, nello specifico, da un’altra riduzione: quella dei premi e contributi versati annualmente all’Inail nel limite, tuttavia, delle risorse destinate allo scopo e che ammontano a 1 miliardo per l’anno 2014, 1 miliardo e 100 milioni per l’anno 2015 e 1 miliardo e 200 milioni per l’anno 2016.

Sconti soltanto alle imprese sicure. La riduzione del costo del lavoro, tuttavia, non potrà essere disciplinata a favore di tutte le imprese indistintamente, ma solo a favore delle imprese «sicure» (o «più sicure»). Il decreto ministeriale che dovrà darne attuazione, infatti, nel riconoscere il beneficio dovrà tener conto degli andamenti degli eventi relativi al rispetto della normativa generale sulla sicurezza e salute sui luoghi di lavoro, come espressamente obbliga a fare il ddl di Stabilità. Con tale presupposto la riduzione potrebbe arrivare allora dal potenziamento del vigente sistema di incentivazione, cosiddetto «oscillazione del tasso» (dove per «tasso» si intende l’aliquota millesimale che, applicata alle retribuzioni dei lavoratori, determina il premio da versare all’Inail). L’oscillazione, infatti, è una riduzione (o un aumento) del tasso medio nazionale che si applica alla singola azienda in relazione a specifiche situazioni indicative di un minore o maggiore rischio a livello aziendale. Oggi ci sono due tipi di oscillazione: la prima si applica alle imprese nei primi due anni di attività; la seconda dopo il primo biennio di attività e si distingue ancora tra: oscillazione per andamento infortunistico e oscillazione per prevenzione (più nota come bonus malus). La prima è legata allo scarto tra i valori infortunistici aziendali e quelli nazionali; la seconda è riservata alle aziende che eseguono interventi per il miglioramento delle condizioni di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro (cioè «in aggiunta» a quelli minimi richiesti per legge) e vale le misure indicate in tabella.

PILLOLE DI GIURISPRUDENZA CASSAZIONE

novembre 5, 2013

Il reato di omessa dichiarazione Iva si configura anche in caso di fatture inesistenti. L’imposta è comunque dovuta nonostante l’operazione economica non sia reale. Cassazione, sentenza 44309 del 31.10.13

Impossibile licenziare chi denuncia all’esterno dell’azienda il conflitto d’interessi del manager. Sproporzionata la sanzione espulsiva a carico del lavoratore, che pure è scorretto a non rivolgersi prima ai superiori: la condotta non denota malafede o intenti denigratori. Cassazione, sentenza 24586 del 31.10.13

Licenziato chi entra sistematicamente in ritardo in ufficio. Irrilevante l’orario di lavoro flessibile: sussiste la giusta causa per la risoluzione del rapporto. Cassazione, sentenza 24574 del 31.10.13

Il modello 770 inchioda il datore che non ha versato le ritenute fiscali. Sufficiente per l’accusa la produzione di documenti o la prova per testimoni. Cassazione, sentenza 44275 del 31.10.13

Niente compenso all’avvocato che prova il conferimento dell’incarico stragiudiziale ma non la prestazione effettivamente svolta. Il credito va sempre dimostrato dal professionista anche nell’ambito del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo. Cassazione, sentenza 24568 del 31.10.13

Il reato di omesso versamento dell’Iva sussiste anche nel caso in cui la società abbia già ottenuto il concordato preventivo. L’imprenditore può salvarsi dalla condanna penale optando per la transazione fiscale. Cassazione, sentenza 44283 del 31.10.13

La delibera con la quale la Pubblica Amministrazione, in sede di autotutela, elimina gli atti amministrativi illegittimi – per violazione di legge derivante dall’aver erroneamente ritenuti sussistenti i presupposti per il collocamento in quiescenza di un dipendente – li annulla, quindi ne elimina gli effetti “ex tunc”.

In conseguenza di tale annullamento il rapporto di lavoro risulta essere cessato illegittimamente, per un fatto addebitabile alla pubblica amministrazione datrice di lavoro, ragion per cui essa è obbligata a procedere alla “restituito in integrum” del rapporto stesso sia riguardo al profilo economico che giuridico.

Dal punto di vista economico, dunque, al dipendente vanno riconosciute quelle somme che avrebbe percepito se fosse rimasto in servizio dal momento del collocamento a riposo a quello della riammissione in servizio, detratti quegli emolumenti collegati alla effettiva esecuzione della prestazione lavorativa, vertendosi, comunque, nell’ambito di un rapporto di natura sinallagmatica.Cassazione civile, sezione lavoro, sentenza 17 ottobre 2013, n 23611

ASSISTENZA SANITARIA A STRANIERI IN ATTESA DEFINIZIONE RICHIESTA SANATORIA

novembre 5, 2013

A scioglimento della riserva espressa nella circolare n.6561/2012 ,il Ministero dell’Interno con la circolare n.6635/2013 fornisce indicazioni e chiarimenti sull’argomento di cui al titolo  in riferimento alla sanatoria scaduta il 15 ottobre 2012  e previdsta dal dec.legge n.109/12 :

a) i cittadini stranieri , per cui   risulta  prodotta la  richiesta di regolarizzazione , che  non risulta ancora conclusa , utilizzandfo il codice  fiscale provvisorio di 11 cifre ,posso iscriversi al SSN ed effettuare  la scelta del medico  ;

b)detti soggertti non riceve la tessera sanitsaria ,bensì un certifiocato sostitutivo.

Per iscriversi all’Ssn il cittadino straniero deve presentarsi all’Asl con la ricevuta della domanda di regolarizzazione, nella quale sono presenti i dati anagrafici completi come registrati dal ministero dell’interno e con i quali l’operatore dell’Asl dovrà procedere all’inserimento dello straniero come assistito nel sistema-database nazionale. Se il sistema individua univocamente il soggetto straniero, sia che abbia il codice fiscale alfanumerico e sia quello provvisorio numerico, si potrà procedere all’inserimento dell’assistito e alla scelta del medico. Nel caso in cui il cittadino venga iscritto con il codice fiscale provvisorio numerico non verrà prodotta automaticamente la tessera sanitaria ma sarà possibile stampare il certificato sostitutivo della tessera sanitaria. Se invece il sistema non individua univocamente il codice fiscale del cittadino straniero da iscrivere, questi dovrà recarsi al più vicino ufficio dell’Agenzia delle entrate al fine di verificare la sua posizione negli archivi dell’anagrafe tributaria.

PER COMUNI ISOLE MINORI CONSENTITA IMPOSTA DI SBARCO ALTERNATIVA AD IMPOSTA SOGGIORNO

novembre 4, 2013

L’argomento di cui al titolo è previsto e disciplinato dal decreto legge n.126 /13 , recante il titolo “Misure finanziarie urgenti in favore di regioni ed enti locali ed interventi localizzati nel territorio”.,  in vigore dallo stesso giorno della pubblicazione  sulla  Gazzetta Ufficiale del 31 0ttobre scorso.

Infatti i  sottostanti commi 19 e 20 dell’art.2 di detto  provvedimento consentono e che i comuni aventi sede nelle isole minori e quelli nel cui territorio insistono isole minori  posono ,in luogo o dell’imposta di soggiorno  l’impodsta di sbarco d’iporto sino a 2,50 euro ,che in determinati periodi dell’anno puo venire elevato sino a 5 euro .

Le compagnie di navigazione e le imbsrcazioni che svolgono sttivita’ di trasporto  sono responsabili del prelievo nei confronti dei  soggetti che sbarcano sul territorio delle isole , le une e le altre devono riscuotere l’impodsto insieme al,costo del bigòlietto essendo responsabili d’impodsta con diritto di rivalsa sugli obbligati asl, psgamento

Le didspsizioni in questione vanno recepite nei regolamenti comunali con determinazione degli organi competenti entro il 30 novembre c.a.

Si riporta  di seguito il  testo dei commi citati:

19. Il comma 3-bis dell'articolo 4 del decreto legislativo 14 marzo
2011, n. 23, e' sostituito dal seguente: 
     "3-bis: I comuni che hanno sede giuridica nelle isole minori e i
comuni nel cui territorio insistono isole minori  possono  istituire,
con regolamento da adottare ai sensi  dell'articolo  52  del  decreto
legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, e successive modificazioni,  in
alternativa all'imposta di soggiorno di cui al comma 1  del  presente
articolo, un'imposta di sbarco, da applicare fino ad  un  massimo  di
euro 2,50, ai  passeggeri  che  sbarcano  sul  territorio  dell'isola
minore,  utilizzando  compagnie   di   navigazione   che   forniscono
collegamenti  di  linea  o  imbarcazioni  che  svolgono  servizio  di
trasporto di persone a fini commerciali, abilitati e  autorizzati  ad
effettuare  collegamenti  marittimi  verso  l'isola.   L'imposta   e'
riscossa,  unitamente  al  prezzo  del  biglietto,  da  parte   delle
compagnie di navigazione o dei  soggetti  che  svolgono  servizio  di
trasporto di persone a fini commerciali e che sono  responsabili  del
pagamento dell'imposta, con diritto di rivalsa sui soggetti  passivi,
della presentazione della dichiarazione e degli ulteriori adempimenti
previsti dalla legge  e  dal  regolamento  comunale,  ovvero  con  le
diverse modalita' stabilite dal comune con regolamento ai  sensi  del
predetto articolo 52 del decreto legislativo  n.  446  del  1997,  in
relazione alle particolari  modalita'  di  accesso  alle  isole.  Per
l'omessa o infedele presentazione della dichiarazione  da  parte  del
responsabile d'imposta si applica la sanzione amministrativa dal  100
al 200 per cento  dell'importo  dovuto.  Per  l'omesso,  ritardato  o
parziale   versamento   dell'imposta   si   applica    la    sanzione
amministrativa di cui all'articolo  13  del  decreto  legislativo  18
dicembre 1997, n. 471, e successive modificazioni. Per  tutto  quanto
non previsto dalle disposizioni  del  presente  articolo  si  applica
l'articolo 1, commi da 158 a 170, della legge 27  dicembre  2006,  n.
296. L'imposta non e' dovuta dai soggetti residenti nel  comune,  dai
lavoratori, dagli studenti  pendolari,  nonche'  dai  componenti  dei
nuclei familiari dei soggetti che  risultino  aver  pagato  l'imposta
municipale propria e che  sono  parificati  ai  residenti.  I  comuni
possono prevedere nel regolamento modalita' applicative del  tributo,
nonche' eventuali esenzioni e riduzioni per particolari fattispecie o
per determinati periodi  di  tempo;  possono  altresi'  prevedere  un
aumento dell'imposta fino ad un massimo di euro 5,00 in  relazione  a
determinati periodi di tempo. Il gettito del tributo e'  destinato  a
finanziare interventi in materia di turismo e interventi di fruizione
e recupero  dei  beni  culturali  e  ambientali  locali  ed  altresi'
interventi in materia di polizia locale e sicurezza, di  mobilita'  e
viabilita',  di  raccolta  e  smaltimento  dei  rifiuti,nonche'   dei
relativi servizi pubblici locali.". 

  20. I regolamenti comunali adottati alla data di entrata in  vigore
del presente decreto sono fatti salvi nella  parte  in  cui  sono  in
linea con le disposizioni introdotte dal comma 19 e  sono,  comunque,
resi  conformi  alle  medesime  disposizioni,  entro  il  termine  di
approvazione del  bilancio  di  previsione,  pendente  alla  data  di
entrata in vigore della presente disposizione.

CONSIGLIO DI STATO E DPGT :DIRITTO ACCESSO ATTI PROCEDIMENTO TRIBUTARIO CONCLUSO

novembre 4, 2013
Nei termini di cui al titolo si  e’  pronunciata   sia  la quarta sezione del Consiglio di Stato con la  sotto riportata
sottoriportata sentenza , cui has fatto seguito  il Consiglio di Presidenza della Giustizia tributaria (Cpgt)on la sottostante delibera n.2607 del 22 ottobre scorso. richiamando ,oltre che gli artt 37 e 38 ,anche l’art.744 cpc .
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N. 04821/2013REG.PROV.COLL.
N. 01879/2013 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 1879 del 2013, proposto da:
Motor Tecnica S.R.L., rappresentato e difeso dall’avv. Vincenzo Maradei, con domicilio eletto
presso Francesco A. Caputo in Roma, via Ugo Ojetti, 114;
contro
Equitalia Sud Spa Già Equitalia Etr Spa, rappresentato e difeso dall’avv. Enrico Fronticelli Baldelli,
con domicilio eletto presso Enrico Fronticelli Baldelli in Roma, via Cavalier D’Arpino, N.8;
per la riforma
della sentenza del T.A.R. CALABRIA – CATANZARO :SEZIONE I n. 00081/2013, resa tra le parti,
concernente silenzio serbato su istanza di accesso alle cartelle esattoriali
Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visto l’atto di costituzione in giudizio di Equitalia Sud Spa Già Equitalia Etr Spa;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 30 luglio 2013 il Cons. Sergio De Felice e uditi per le
parti gli avvocati Donato D’Angelo su delega dell’avvocato Vincenzo Maradei e Marco Orlando su
delega dell’avvocato Enrico Fronticelli Baldelli;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO
Con ricorso proposto innanzi al Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria, Catanzaro,
l’attuale appellante società Motor Tecnica srl in liquidazione, agiva per l’annullamento del silenzio
rigetto sulla istanza di accesso ai documenti inoltrata in data 24 aprile 2012 e ricevuta in data 26
aprile 2012, al fine di ottenere copia con relativi referti di notifica, di tutte le cartelle esattoriali
emesse nei propri confronti motivando la richiesta in considerazione della notizia, informalmente
appresa, della esistenza di svariate cartelle esattoriali emesse nei confronti della Automeccanica
Cosentina spa, ora Motor Tecnica srl, pur senza avere mai ricevuto la relativa notifica.
Rispetto a tale richiesta Equitalia rimaneva silente e inerte, con conseguente necessità di attivare il
rimedio proposto.

In giudizio resisteva Equitalia, deducendo la tardività del ricorso, perché, risalendo la istanza al 26
aprile 2012, il silenzio rifiuto si sarebbe concretizzato in data 26 maggio 2012, mentre il ricorso è
stato notificato in data 26 giugno 2012 e cioè oltre i trenta giorni; deduceva la inammissibilità
riguardando la richiesta tutte le cartelle esattoriali emesse; rilevava la inesistenza del diritto di
accesso trattandosi di procedimenti tributari.
Il giudice di primo grado, in accoglimento della dedotta eccezione, dichiarava la tardività del
ricorso, che avrebbe dovuto essere proposto entro il giorno 25 giugno 2012 (lunedì) mentre era stato
proposto il giorno dopo (il 26 giugno 2012).
Avverso tale sentenza viene proposto appello deducendo: 1) in primo luogo la tempestività del
ricorso per avvenuta consegna del ricorso all’ufficiale giudiziario della Corte di Appello di
Catanzaro in data 25 giugno 2013 e costituendo principio in materia che debba aversi riguardo, ai
fini del perfezionamento da parte di chi è onerato, al momento della consegna e non della effettiva
notifica (che rileva invece nei confronti del destinatario da tale data); 2) nel merito, la fondatezza
della pretesa, dovendosi ritenere che anche l’avvenuto deposito degli estratti di ruolo in giudizio
non sarebbe sufficiente a considerare assolti gli obblighi di accesso in favore dell’istante, dovendosi
ritenere necessaria la integrale produzione di ciascuna cartella esattoriale con relative notifiche per
consentire all’interessato o ricorrente di avere certezza in ordine al complessivo ammontare ed alle
relative causali delle pretese tributarie o fiscali a suo nome.
Si costituiva Equitalia deducendo la infondatezza del ricorso, ribadendo la tardività del ricorso
originario, la sua inammissibilità per estrema genericità e la sua infondatezza.
Alla camera di consiglio del 30 luglio 2013 la causa è stata trattenuta in decisione.
DIRITTO
L’appello è fondato.
E’ errata la pronuncia di prime cure, laddove ha concluso per la tardività del ricorso originario.
Con riguardo alla tardività del ricorso originario, l’art. 116 c.p.a. al primo comma dispone che il
ricorso per l’accesso vada proposto mediante notificazione entro trenta giorni dalla conoscenza
della determinazione impugnata o dalla formazione del silenzio.
Come deduce l’appellante e contrariamente a quanto ha statuito il primo giudice, deve tenersi conto
del principio (espresso dal Giudice delle leggi con sentenza n.477 del 2002) secondo cui il momento
in cui la notifica deve ritenersi perfezionata per il notificante deve distinguersi da quello in cui deve
ritenersi perfezionata nei confronti del destinatario.
A seguito della sentenza della Corte cost. n. 477 del 26 novembre 2002, le cui statuizioni sono state
poi recepite in via legislativa dall’art. 2 comma 1 lett. e), l. 28 dicembre 2005 n. 263, è stato
stabilmente introdotto nell’ordinamento giuridico il principio della scissione soggettiva degli effetti
della notificazione, di guisa che per il notificante essa si intende perfezionata al momento della
consegna del plico all’ ufficiale giudiziario , mentre per il notificatario il perfezionamento si
determina solo al prodursi della legale conoscenza dello stesso (tra tante, Consiglio Stato sez. V, 9
marzo 2009, n. 1365).
Sotto tale profilo, quindi, la sentenza è errata e deve accogliersi il primo motivo di appello, essendo
il ricorso originario stato proposto entro i trenta giorni dal termine in cui si era formato il silenzio
avverso la richiesta di accesso.
In ordine alla richiesta di accesso, ai sensi dell’art. 26, d.P.R. n. 602 del 1973, è fondata l’istanza del
contribuente, spiegata nei confronti del concessionario della riscossione (nella specie, a fronte del
timore dell’esposizione ad una azione di pignoramento presso terzi), finalizzata ad accedere alle
cartelle esattoriali ed alle relative intimazioni, assumendo di non avere mai ricevuto le
corrispondenti notifiche.
L’avvenuto deposito degli estratti di ruolo non sarebbe sufficiente a considerare assolti gli obblighi

di accesso richiedendosi la integrale produzione di ciascuna cartella esattoriale con relative
notifiche per consentire all’interessato odierno appellante di avere certezza in ordine al complessivo
ammontare ed alle relative causali delle pretese fiscali o tributarie a suo nome.
Non costituisce giusta ragione del diniego il fatto che si tratti di procedimenti tributari, al fine di
escludere il diritto all’accesso, né che la richiesta della Motor Tecnica riguardi ben 55 cartelle di
pagamento.
Sebbene l’art. 24, l. n. 241 del 1990 escluda il diritto d’ accesso, tra l’altro, nei procedimenti
tributari, per i quali restano ferme le particolari norme che li regolano, è da ritenere che la detta
norma debba essere intesa, secondo una lettura della disposizione costituzionalmente orientata, nel
senso che la inaccessibilità agli atti di cui trattasi sia temporalmente limitata alla fase di pendenza
del procedimento tributario, non rilevandosi esigenze di segretezza nella fase che segue la
conclusione del procedimento con l’adozione del procedimento definitivo di accertamento
dell’imposta dovuta sulla base degli elementi reddituali che conducono alla quantificazione del
tributo. In ragione di ciò deve riconoscersi il diritto di accesso qualora l’Amministrazione abbia
concluso il procedimento, con l’emanazione del provvedimento finale e quindi, in via generale, deve
ritenersi sussistente il diritto di accedere agli atti di un procedimento tributario ormai concluso.
D’altra parte, l’interesse del contribuente alla ostensione degli atti che sono posti a presupposto o
propedeutici a procedure di riscossione è riconosciuto anche in via legislativa, ponendo precisi
obblighi in capo al concessionario alla riscossione.
Ai sensi dell’art. 26 del DPR 29 settembre 1973, n. 602, recante disposizioni sulla riscossione delle
imposte sul reddito, “
il concessionario deve conservare per cinque anni la matrice o la copia della
cartella con la relazione dell’avvenuta notificazione o l’avviso del ricevimento ed ha l’obbligo di
farne esibizione su richiesta del contribuente o dell’amministrazione
“.
L’art. 26 comma 4, d.P.R. 29 settembre 1973 n. 602, nel disporre che il concessionario di esattoria
deve conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione dell’avvenuta
notificazione o l’avviso di ricevimento ed ha l’obbligo di farne esibizione su richiesta del
contribuente o dell’amministrazione, introduce due obblighi per la Società concessionaria: la
conservazione per cinque anni; l’obbligo di esibizione a richiesta del contribuente;
conseguentemente, dal momento che la cartella esattoriale costituisce presupposto della iscrizione
di ipoteca immobiliare, la richiesta di accesso, ai sensi degli artt. 22 ss., l. n. 241 del 1990, alla
cartella è strumentale alla tutela dei diritti del contribuente in tutte le forme consentite
dall’ordinamento giuridico ritenute più rispondenti ed opportune; la cartella esattoriale deve essere
rilasciata, in copia, dalla società concessionaria al contribuente che abbia proposto, o voglia
proporre ricorso avverso atti esecutivi iniziati nei suoi confronti.
La norma introduce due obblighi per la Società concessionaria: la conservazione per cinque anni;
l’obbligo di esibizione – quale forma di accesso speciale – a richiesta del contribuente.
Dal momento che la cartella esattoriale costituisce presupposto di procedure esecutive la richiesta di
accesso alla cartella è strumentale alla tutela dei diritti del contribuente in tutte le forme consentite
dall’ordinamento giuridico ritenute più rispondenti ed opportune essa deve essere rilasciata, in
copia, dalla società concessionaria al contribuente che abbia proposto, o voglia proporre ricorso,
avverso atti esecutivi iniziati nei suoi confronti.
Ritenere (come vorrebbe la società resistente) diversamente implicherebbe, sostanzialmente,
introdurre una limitazione all’esercizio della difesa in giudizio del contribuente, o, in ogni caso,
rendere estremamente difficoltosa la tutela giurisdizionale del contribuente che dovrebbe
impegnarsi in una defatigante ricerca delle copie delle cartelle.
La detta limitazione colliderebbe con i principi costituzionale che garantiscono la tutela
giurisdizionale, e con il principio, di rango costituzionale, di razionalità.
Ciò è sufficiente a sostenere l’azione dell’appellante, il quale, temendo di trovarsi esposto ad una

azione di pignoramento da parte del concessionario per la riscossione, ha chiesto di poter accedere
alle cartelle esattoriali ed alle relative intimazioni proprio in quanto assume di non avere mai
ricevuto le corrispondenti notifiche, aspetto questo che evidenzia in punto di interesse, quale sia la
posizione di diritto che il ricorrente possiede in ordine all’accesso medesimo.
Il ricorso in appello è dunque fondato e come tale va accolto, ordinando alla resistente società
Equitalia spa di esibire i documenti richiesti dal ricorrente e di rilasciarne copia.
Per le considerazioni che precedono in accoglimento dell’appello e in riforma dell’appellata
sentenza il ricorso va accolto, e per l’effetto va ordinato alla appellata società Equitalia di esibire
copia delle cartelle e delle relative notifiche all’appellante.
La condanna alle spese del doppio grado di giudizio segue il principio della soccombenza; le spese
sono liquidate in dispositivo.
P.Q.M.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando
sull’appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto ordina alla appellata società
Equitalia di esibire copia delle cartelle e delle relative notifiche all’appellante entro il termine di
giorni trenta dalla notificazione o comunicazione in via amministrativa della presente sentenza.
Condanna la parte appellata al pagamento delle spese del doppio grado di giudizio, liquidandole in
complessivi euro tremila.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 30 luglio 2013 con l’intervento dei
magistrati:
Nicola Russo, Presidente FF
Sergio De Felice, Consigliere, Estensore
Fabio Taormina, Consigliere
Raffaele Potenza, Consigliere
Francesca Quadri, Consigliere
L’ESTENSORE
IL PRESIDENTE
DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 26/09/2013
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

NECESSARIA IMMATRICOLAZIONE O TARGA PER CIRCOLAZIONE STRADALE CARRELLI ELEVATORI

novembre 4, 2013

Quanto affermato nel titolo è regolamentato dalla sottostante  circolare del Ministero dei Trasporti  del 25 ottobre 2013, n. 26363,che ha cambiato orientamento sulla circolazione stradale dei carrelli elevatori su strada ,rispetto  decreto dello stesso dicastero del 28.12.1989.

MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI
Circ. 25 ottobre 2013, n. 26363/DIV3/C(1)
.
Circolazione dei carrelli. Procedure di immatricolazione.(1)
Emanata dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Dipartimento per i trasporti, la
navigazione ed i sistemi informativi e statistici, Direzione generale per la motorizzazione,
Divisione 3.
Premessa
Come è noto l’art. 58 del Codice della Strada,
comma 2, lett. c), prevede-fra le macchine operatrici-
carrelli quali “veicoli destinati alla movimentazione di
cose”.
In quanto rientranti fra le macchine operatrici, i carrelli sono soggetti alle
medesime norme applicate a tutte le macchine operatrici
, di cui agli articolidel Codice della Strada e del Regolamento di esecuzione,
con le conseguenti procedure dell’ omologazione del tipo ovvero del
collaudo in unico esemplare
e della targatura per la circolazione su strada.
Per tale specifica categoria, era stato a suo tempo emanato il D.M. 28
dicembre 1989 “Modalità e cautele per la circolazione saltuaria dei carrelli
elevatori, trasportatori o trattori” che consentiva, in luogo degli accertamenti
tecnici del previgente Codice e della targatura, la possibilità di rilascio
di unpermesso di circolazione annuale rinnovabile, da parte degli allora Uffici
Provinciali della Motorizzazione civile, per brevi e saltuari spostamenti su
strada dei carrelli in questione.
La norma prevedeva che il primo rilascio del documento avvenisse previa
presentazione di una scheda tecnica del costruttore, attestante alcune
caratteristiche dei veicoli, nonché del permesso dell’Ente proprietario della
Strada.
La validità del decreto anzidetto, dopo l’entrata in vigore del Nuovo Codice
della Strada del 1992, è stata confermata dalla Circ. n. 867/4861 del 26 aprile
1999 e pertanto, poiché non sono state emanate norme tecniche che
sostituissero quelle del D.M. sopra citato, gli UMC hanno continuato in questi
anni a rinnovare i permessigià rilasciati e a rilasciare nuove autorizzazioni se
del caso.
ConCirc. 10 giugno 2013, n. 14906
la Direzione Generale per laMotorizzazione-
nell’ambito di una rivisitazione della normativa-
ha oraesplicitato che sono venuti meno i presupposti in base ai quali è
stato emanato a suo tempo il D.M. 28 dicembre 1989 e
che, pertanto, tutti i carrelli,per circolare su strada,
sono soggetti all’immatricolazione e targatura.
Poiché presupposto necessario per l’immatricolazione e la targatura è la
verifica d
ell’idoneità alla circolazione dei veicoli in questione, si rende
necessario emanare norme applicative al fine di consentire ai Centri Prova
Autoveicoli di procedere negli accertamenti di loro competenza.
Modalità operative
La presente circolare si applica
esclusivamente ai carrelli, siano essi
elevatori, trasportatori o trattori, già dotati di un documento di autorizzazione
nazionale alla circolazione, ancorché scaduto, purché la scadenza NON sia
antecedente al 31 dicembre 2007, emesso da un UMC (ex Uffici
o Provinciale
MCTC) sulla base del D.M. 28 dicembre 1989 citato in premessa. Per i
documenti di autorizzazione, non più rinnovati e con scadenza entro il 31
dicembre 2007, deve ritenersi che non vi sia più l’interesse alla circolazione
stradale e pertanto
i relativi veicoli non più utilizzati a tale scopo.
I carrelli privi di tale documento (ovvero scaduto e non più rinnovato come
sopra detto) devono considerarsi come “immessi in circolazione” per la prima
volta e, anche se usati, soggetti integralmente all
e procedure ed alle norme
del vigente Codice della Strada, che prevede la verifica di idoneità alla
circolazione da parte di un CP A su richiesta del costruttore.
Per i carrelli muniti invece dell’autorizzazione di cui al D.M. 28 dicembre
1989, la procedur
a per la regolarizzazione prevede la presentazione di
istanza di collaudo al Centro Prova Autoveicoli (competente in base alla sede
del proprietario) in unico esemplare (tariffa 4) avanzata dal proprietario del
carrello, con allegata la seguente documentaz
ione:
1) autorizzazione alla circolazione di cui al D.M. 28 dicembre 1989 con
l’eventuale scheda tecnica a suo tempo rilasciata dal costruttore;
2) scheda informativa rilasciata dal costruttore, come previsto dal
D.M. 2
maggio 2001, n. 277
e successive modificazioni, comprensiva delle eventuali
prescrizioni per la circolazione su strada ovvero relazione tecnico-descrittiva
sottoscritta da professionista abilitato contenente sia le caratteristiche
tecniche del veicolo sia i lavori, le prescr
izioni e gli adattamenti necessari per
la circolazione su strada;
3) fotocopia della dichiarazione CE (sicurezza macchine);

4) disegni (o fotografie) quotati del veicolo

Verificata la regolarità della suddetta documentazione, il CP A provvede
all’esecuzio
ne delle verifiche e prove previste per le macchine operatrici. Al
riguardo, considerato che trattasi di veicoli già circolanti, per i quali si adotta
tale procedura di immatricolazione, si forniscono le seguenti indicazioni per il
collaudo del carrello in
relazione a quanto di seguito specificato:
-
motore termico: trattandosi di motori già immessi sul mercato, non è
necessario alcun accertamento né per quanto concerne le emissioni né per
quanto concerne la potenza, alla stregua di quanto applicato per la
trasformazione di veicoli di categoria N in MO;
-
motore elettrico: il motore elettrico deve essere provvisto delle targhette
previste dalla normativa sulle apparecchiature elettriche; sarà acquisita la
dichiarazione del costruttore del veicolo di
rispondenza della macchina
elettrica alle norme CEI o EN/ISO vigenti all’atto della costruzione della
macchina;
-
i veicoli devono rispondere integralmente alle norme sui dispositivi di
segnalazione visiva e di illuminazione, installazione della targa, ins
tallazione
dei retrovisori e dei vetri, avvisatore acustico, rumore (valori di rumorosità),
sterzo;
-
nessun accertamento particolare verrà condotto per quanto riguarda il
serbatoio del combustibile, salve l’eventuale verifica che la collocazione non
risul
ti in posizione pericolosa;
-
per la compatibilità elettromagnetica verrà richiesta la dichiarazione del
costruttore rilasciata ai sensi della Dir. 89/336/CE e seguenti, qualora la
macchina risulti costruita dopo il 1° gennaio 1997, come previsto da
D.Lgs.
12 novembre 1996, n. 615
di recepimento della norma; qualora il documento
non sia disponibile (per cessata attività del costruttore), valuterà il CPA, sulla
base degli eventuali altri dati disponibili (targature CE, manuali di uso e
manutenzione, ecc.) la
avvenuta certificazione di rispondenza alla norma,
emessa da costruttore all’atto della immissione sul mercato;
-
per quanto riguarda il dispositivo di rimorchio, si potrà provvedere con
l’acquisizione di una relazione di calcolo riferita ai punti individ
uati per
l’eventuale aggancio di una fune o catena per il traino del carrello in avaria
(procedure e accertamenti non necessari se il carrello è munito di
trasmissione idrostatica che “blocca” il veicolo in caso di avaria);
-per quanto concerne la rispondenza alle prescrizioni “protezione degli
elementi motore, delle parti sporgenti e delle ruote, manuale di istruzioni (Dir.
2009/144/CE-Dir. 2010/52/UE), si ritiene che sia necessaria la rispondenza
alle norme ivi indicate, soprassedendo per quanto riguar
da la presenza delmanuale di istruzioni; sarà prescritta la protezione, con
barra segnalata a

strisce bianche e rosse retroriflettenti, delle forche se il carrello è di tale tipo;
-per la normativa sui “comandi”, si richiederà l’applicazione integrale per
quanto riguarda il capitolo “prescrizioni particolari” che detta vincoli particolari
in merito all’avviamento del motore. In sostanza non deve essere possibile
avviare il veicolo con la marcia inserita. Se necessario, si dovrà procedere a
una modifica che impedisca la messa in moto se la leva di azionamento delle
marce non è in posizione neutra o di folle;
-per la rispondenza alle norme sul campo di visibilità, i carrelli elevatori a
forche, pur in presenza dell’apparecchiature di sollevamento e considerato
che di norma la circolazione viene autorizzata solo “a vuoto”, non presentano
particolari problemi di visibilità tenuto conto della possibilità (prevista dal D.M.
14 giugno 1985) di distanziamento fino a 405 mm dei punti oculari In ogni
caso, per il campo di visibilità non sono possibili deroghe e si dovranno
pertanto condurre gli accertamenti dell’Allegato tecnico al D.M. 14 giugno
1985;
-dovrà essere rilevata la velocità massima sulla base della quale verrà
condotto un accertamento dell’efficienza fr
enante (con ruota Peisler o
decelerometro), con applicazione della norma previste per le macchine
agricole (giusto quanto disposto dall’art. 301, comma 4 del regolamento),
limitando la prova alla sola efficienza a freni freddi e alla tenuta del freno di
stazionamento.
Il Direttore generale
Dott. Arch. Maurizio Vitelli
D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285, art. 58
D.M. 28 dicembre 1989
Circ. 10 giugno 2013, n. 14906

DATI ISTAT OCCUPATI E DISOCCUPATI SETTEMBRE 2013

novembre 3, 2013

A settembre 2013 gli occupati sono 22 milioni 349 mila, in diminuzione dello 0,4% rispetto al mese precedente (-80 mila) e del 2,1% su base annua (-490 mila).

Il tasso di occupazione, pari al 55,4%, diminuisce di 0,2 punti percentuali in termini congiunturali e di 1,2 punti rispetto a dodici mesi prima.

Il numero di disoccupati, pari a 3 milioni 194 mila, aumenta dello 0,9% rispetto al mese precedente (+29 mila) e del 14,0% su base annua (+391 mila).

Il tasso di disoccupazione si attesta al 12,5%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 1,6 punti nei dodici mesi.

I disoccupati tra 15 e 24 anni sono 654 mila. L’incidenza dei disoccupati di 15-24 anni sulla popolazione in questa fascia di età è pari al 10,9%, in calo di 0,2 punti percentuali rispetto ad agosto ma in crescita di 0,6 punti su base annua. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, ovvero la quota dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca, è pari al 40,4%, in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 4,4 punti nel confronto tendenziale.

Il numero di individui inattivi tra 15 e 64 anni aumenta dello 0,5% rispetto al mese precedente (+71 mila unità) ma rimane sostanzialmente invariato rispetto a dodici mesi prima. Il tasso di inattività si attesta al 36,4%, in aumento di 0,2 punti percentuali in termini congiunturali e di 0,1 punti su base annua.

Per una migliore comprensione della partecipazione al mercato del lavoro dei giovani tra 15 e 24 anni, oggi l’Istat diffonde per la prima volta i dati destagionalizzati dei giovani occupati, disoccupati, inattivi, i tassi di occupazione, disoccupazione, inattività e l’incidenza dei disoccupati di 15-24 anni sulla popolazione in questa fascia di età. Queste nuove informazioni sono disponibili nel paragrafo “La partecipazione dei giovani al mercato del lavoro” a pagina 3 del testo integrale e nella Tabella 4 delle serie storiche.

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