OPERATIVA SOSPENSIONE TERMINI PER REGISTRO ,SUCCESSIONI ,AVVISI BONARI

12/08/2014

Quanto evidenziato nelk titolo e’ conseguenza della legge n.742/1969 , secondo  il terrmine è sospeso di diritto dal 1° agosto al 15 settembre di ciascun anno, e riprende a decorrere dalla fine del periodo di sospensione. Ove il decorso abbia inizio durante il periodo di sospensione, l’inizio stesso è differito alla fine di detto periodo.

L’applicazione di questo principio ha fornito una interpre-
tazione estensiva della L. 742/1969, tanto da ricomprende-
re nelle sue previsioni:
oltre ai termini per il compimento degli atti di continua-
zione e svolgimento del processo;
anche i termini brevi di decadenza relativi alla proposi-
zione dell’atto introduttivo del giudizio.
La sospensione feriale comporta che:
tutti i termini processuali riprendono a decorrere dalla
fine del periodo di sospensione, anche se tale periodo
cade interamente nel loro corso;
se il decorso del termine ha inizio durante il periodo
di sospensione, l’inizio stesso è differito alla fine della
sospensione, cioè al 16 settembre.
La sospensione feriale dei termini, pur essendo un isti-
tuto processuale, trova applicazione anche nel caso di “ter-
mini prescritti a pena di decadenza da norme di carattere
 , per evitare che risulti leso il diritto alla tutela
giurisdizionale.
Nella dizione termini processuali devono ricompren-
dersi, ad esempio, sia il termine per la notificazione del
ricorso, sia quello per il deposito, sia qualsiasi altro termi-
ne concernente attività processuali, ad eccezione di quelli
espressamente esclusi dalla sospensione feriale ai sensi
della L. 742/1969.
3. Ipotesi alle quali non si applica la sospensione
feriale dei termini
La sospensione feriale dei termini non opera, per espres-
sa previsione degli artt. 2-5, L. 742/1969, in diverse ipotesi
riguardanti la materia penale, civile e amministrativa
3.1. In materia civile
Limitando l’analisi al campo civile, la sospensione fe-
riale non opera in relazione ai seguenti tre gruppi di con-
troversie:
a) procedimenti ex art. 92 dell’ordinamento giudiziario
(R.D. 30/01/1941, n. 12), ossia cause civili relative a:
alimenti;
procedimenti cautelari;
procedimenti per l’adozione di provvedimenti in ma-
teria di amministrazione di sostegno, di interdizione, di
inabilitazione;
procedimenti per l’adozione di ordini di protezione
contro gli abusi familiari, di sfratto e di opposizione al-
l’esecuzione;
dichiarazione e revoca dei fallimenti;
tutte le cause rispetto alle quali la ritardata trattazio-
ne potrebbe produrre grave pregiudizio alle parti
b) controversie di lavoro individuali (art. 409, c.p.c.):
rapporti di lavoro subordinato privato, anche se non
inerenti all’esercizio di una impresa;
rapporti di mezzadria, di colonia parziaria, di compar-
tecipazione agraria, di affitto a coltivatore diretto, non-
ché rapporti derivanti da altri contratti agrari;
rapporti di agenzia, di rappresentanza commerciale
ed altri rapporti di collaborazione che si concretizzino
in una prestazione di opera continuativa e coordinata,
prevalentemente personale anche se non a carattere
subordinato;
rapporti di lavoro dei dipendenti di enti pubblici che
svolgono esclusivamente o prevalentemente attività
economica;
rapporti di lavoro dei dipendenti di enti pubblici ed altri
rapporti di lavoro pubblico;
c) controversie in materia di previdenza e assistenza ob-
bligatorie (art. 442, c.p.c.). Rientrano in tale fattispecie le
controversie derivanti dall’applicazione delle norme riguar-
danti:
assicurazioni sociali;
infortuni sul lavoro;
malattie professionali;
assegni familiari;
ogni altra forma di previdenza e assistenza obbligatorie;
nonché controversie relative alla inosservanza degli
obblighi di assistenza e previdenza derivanti da contratti e
accordi collettivi.
4. Estensione della sospensione feriale dei termi
nial contenzioso tributario
Nonostante le Commissioni tributarie siano organi spe-
ciali diversi da quelli della giustizia amministrativa, la giuri-
sprudenza dominantele ritiene soggette alle disposizioni
di cui alla L. 472/1969, in virtù della portata generale ed
omnicomprensiva della legge stessa
Anche nell’ambito del processo tributario, quindi, il
periodo di sospensione feriale si applica a tutti i termini
processuali, i quali rimangono sospesi dal 1° agosto al 1
4.2. Attività delle Commissioni tributarie nel
periodo feriale
Per effetto dell’art. 3 della L. 742/1969, la sospensione
feriale dei termini non si applica ai procedimenti cautelari di
cui all’art. 47 del D.Lgs. 546/1992. Per tale motivo, il pre-
sidente di ciascuna Commissione tributaria (provinciale e
regionale) dovrà, all’inizio di ogni anno, individuare almeno
una sezione che nel periodo feriale provveda in merito alle
domande di sospensione.
Le sezioni delle Commissioni tributarie destinate a fun-
zionare durante il periodo feriale potranno essere investite,
ad esempio :in luogo del presidente della Commissione, del provve-
dimento per la concessione di ipoteca o l’autorizzazione
di sequestro conservativo a garanzia del credito fiscale
emergente in base al processo verbale di constatazione
(all’atto di contestazione delle violazioni o al provvedi-
mento di irrogazione della sanzione);
nell’ambito del procedimento cautelare di cui all’art.
47, D.Lgs. 546/1992, sulle sospensive degli atti di “so-
spensione dei rimborsi” e di “compensazione dei crediti”
emessi dall’Amministrazione finanziaria nei confronti del-
l’autore della violazione ed impugnati davanti alla Com-
missione tributaria in base all’art. 23, D.Lgs. 472/1997
1. Alcune ipotesi particolari
Tra i molteplici ambiti applicativi dell’istituto della so-
spensione feriale dei termini, può essere utile analizzare le
ipotesi che seguono.
1.1. Irrogazione delle sanzioni amministrative
per violazione di norme tributarie
Gli artt. 16 e 17 del D.Lgs. 18/12/1997, n. 472 sono
stati modificati dall’art. 2 del D.Lgs. 30/03/2000, n. 99, che
ha introdotto un nuovo termine per la difesa del contribuente
nell’ambito del procedimento di irrogazione delle sanzioni.
In base alle nuove disposizioni il contribuente può al-
ternativamente chiedere la definizione in via breve o inviare
memorie difensive o proporre il ricorso entro il termine di
proposizione del ricorso (e non più entro 60 gg. dalla noti-
fica dell’atto).
Ciò comporta un’estensione dell’applicazione della so-
spensione feriale dei termini nel caso in cui l’atto di con-
testazione o l’avviso di accertamento con atto di contesta-
zione o l’iscrizione a ruolo delle sanzioni vengano notificati
prima o durante il periodo feriale.
Le disposizioni che modificano gli artt. 16 e 17, D.Lgs.
472/1997, hanno valenza retroattiva e si applicano a tutti i
procedimenti iniziati prima dell’entrata in vigore del D.Lgs.
99/2000
 1.2. Accertamento con adesione
L’accertamento con adesione, ai sensi del D.Lgs.
218/1997, consente al contribuente di definire le rettifi-
che effettuate dall’ufficio, successivamente all’esecuzione
di un controllo, in contraddittorio con l’amministrazione.
L’avvio del procedimento può avvenire ad istanza dell’uffi-
cio stesso ovvero ad iniziativa di parte. Nel secondo caso
l’invio dell’istanza sospende per 90 giorni il termine d’impu-
gnazione dell’avviso di accertamento notificato. Il termine
dei 90 giorni deve tener conto anche, come ha chiarito il
Ministero delle Finanze, della sospensione feriale dei termi-
ni pendenti tra il 1° agosto e il 15 settembre.
2. La pratica professionale
La sospensione feriale dei termini nell’ambito del pro-
cesso tributario si applica, tra gli altri, in relazione ai se-
guenti atti:
– avvisi di accertamento, di rettifica o di liquidazione
del tributo;
– provvedimento di irrogazione delle sanzioni e atto dicontestazione
– ruolo;
– cartella di pagamento;
– avviso di mora;
– ogni atto impugnabile avanti le Commissioni tributa-
rie;
atti processuali:
– proposizione del ricorso introduttivo avanti la Com-
missione tributaria provinciale;
– costituzione in giudizio del ricorrente;
– deposito di documento o di memorie illustrative;
– proposizione dell’atto di appello;
– proposizione del ricorso per Cassazione
. Modalità di computo dei termini
A norma degli artt. 155, 1187, 2963, c.c., per il com-
puto dei termini:
non si computa il giorno iniziale, ma solo il giorno
finale;
per il computo dei termini a mesi o ad anni, si osserva
il calendario comune (es. se il termine di un mese co-
mincia a decorrere il 27 aprile, la scadenza dello stesso
sarà il 27 maggio, cioè il giorno corrispondente del me-
se successi );
si computano i giorni festivi;
se il termine scade in un giorno festivo, lo stesso è
prorogato al primo giorno seguente non festivo.
3.1. Computo dei termini nel periodo feriale
Se il giorno di scadenza del termine cade nel periodo
feriale (01/08 – 15/09), ai fini del computo si somma il
periodo utilmente trascorso prima del 1° agosto con quello
successivo al 15 settembre.
Se il primo giorno utile a compiere l’atto soggetto a ter-
mine cade nel periodo feriale, il computo del termine stesso
inizia a decorrere il 16 settembre (compreso nel computo).
Es. nel caso di ricorso da presentare entro 60 gg. dalla
notifica:
NOTIFICA: …………………………………… 5 LUGLIO
PRESENTAZ. RICORSO ENTRO IL: …….. 19 OTTOBRE
perché: dal 06/07 al 31/07 = 26 gg
dal 01/08 al 15/09 = 0 gg (periodo feriale)
dal 16/09 al 19/10 = 34 gg
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60 gg

CIRCOLARE MSE OBBBLIGHI CARICO COMMISSARIO LIQUIDAZIONE COATTA AMMINISTRATIVA COOPERATIVE

12/08/2014

Nella  circolare sotto citata,  dal MSE  sono stati  precisato gli adempimenti cui deve provvedere il Commissario nominato  in caso di liq uidazione coatta amministrativa  di  cooperative

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Circolare 140030 – Linee guida Commissari liquidatori e Comitato di sorveglianza

INPS:ANTICIPO TFR ENTRO LIMITI CONTRIBUTI DOVUTI

11/08/2014

La questione di cui al titolo risulta trattata e chiarita dall’Inps con  il sottostante messaggio    ,cui si rinvia .

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08-08-2014
Messaggio n. 6509
OGGETTO: Trattamento di fine rapporto – Quote di competenza del Fondo di Tesoreria. Gestione delle denunce contributive in caso di incapienza derivante da recuperi di prestazioni conguagliate in eccedenza da parte delle aziende.Ottimizzazione degli aspetti gestionali connessi alla riscossione delle quote di Tfr.

Come noto, il c. 2 dell’art. 2 del Decreto 30 gennaio 2007 – recante le modalità di attuazione delle disposizioni relative al Fondo di Tesoreria[1]), prevede che le prestazioni a carico del Fondo debbano essere liquidate integralmente dal datore di lavoro, salvo conguaglio delle quote a carico del Fondo stesso, “a valere prioritariamente sui contributi dovuti al Fondo riferiti al mese di erogazione della prestazione e, in caso di incapienza, sull’ammontare dei contributi dovuti complessivamente agli enti previdenziali nello stesso mese”.

 

Con la circolare n. 70 del 3 aprile 2007 – nel disciplinare criteri e modalità di liquidazione delle prestazioni a carico del Fondo di Tesoreria – è stato altresì precisato che le prestazioni e/o anticipazioni poste a conguaglio dai datori di lavoro non possono essere superiori alle somme dagli stessi versate al Fondo Tesoreria ed ai contributi dovuti nel mese cui si riferisce l’erogazione della prestazione.

 

Malgrado l’arco temporale trascorso, frequentemente le aziende – in difformità aldettato legislativo e alla disciplina di prassi– erogano direttamente ai lavoratori anticipazioni o liquidazioni di competenza del Fondo di Tesoreria e le pongono a conguaglio, per un ammontare superiore a quello del singolo mese cui si riferisce la denuncia contributiva

 

Al riguardo, si ribadisce che, in presenza di operazioni di conguaglio di prestazioni a carico del Fondo di Tesoreria, l’ipotesi di denuncia a credito azienda è limitata ai soli casi di conguaglio di prestazioni ordinarie anticipate dai datori di lavoro in nome e per conto dell’Istituto (es. indennità economiche di malattia/maternità, CIG, CIGS, ecc.) e/o di misure compensative.

 

Nelle ipotesi di incapienza mensile, resta fermo l’obbligo di richiedere l’intervento diretto del Fondo di Tesoreria, che provvederà ad erogare l’importo della prestazione per la quota di propria spettanza.

 

Considerato, peraltro, che le disposizioni legislative di cui sopra è cenno traggono origine da precise indicazioni comunitarie, è assolutamente inibita la trasmissione di flussi UniEmens contenenti recuperi (sia a titolo di liquidazioni che di anticipazioni) di trattamenti di fine rapporto per importi maggiori rispetto alla capienza mensile. Inoltre, si fa presente che, nelle ipotesi di liquidazioni ai lavoratori di trattamenti di fine rapporto, comprensivi della quota di competenza del Fondo di Tesoreria, coincidenti con la cessazione dell’attività e della posizione contributiva, non potranno trovare accoglimento eventuali istanze di rimborso/compensazione proposte.

 

 

Ottimizzazione degli aspetti gestionali connessi alla riscossione mensile delle quote di Tfr. Nuovo significato del ca “1R”.

 

Al fine di ottimizzare la gestione della riscossione delle quote di TFR che le aziende sono tenute a versare al Fondo istituito ai sensi della previsione di cui all’articolo 1, commi 755 e successivi della legge n. 296/2006, il codice di autorizzazione “1R” assume il nuovo e più ampio significato di “azienda in cui sono occupati lavoratori per i quali è dovuto il contributo di finanziamento del Fondo di Tesoreria”.

 

Il Direttore Generale
Nori

 

 

 


[1] Il Fondo per l’erogazione ai dipendenti del settore privato dei trattamenti di fine rapporto ex articolo 2120 del c.c. è stato istituito dall’articolo 1, commi 755 e successivi della legge 27 dicembre 2006, n. 296

 

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INPS ISTRUZIONI SUI FONDI SOLIDARIETA’ SOSTEGNO REDDITO LAVORATORI

11/08/2014

Si richiama l’asttenzione sulla sottoriportata ciorcolare con cui l’Inps fornusce chiamenti e precisazioni in materia di Fonfdi di solidarieta’ di sostegno al reddito , previsti   dalla legge n.92/12 -art-4 ,comma 3 e seguenti.- la cui  cpostituzione è obbligatoria per tutti i settori non coperti dalla normativa in materia di integrazione salariale, in relazione ai datori di lavoro che occupano mediamente più di quindici dipendenti.

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08/08/2014
Circolare n. 99
Allegati n.2
OGGETTO:

Legge 28 giugno 2012, n. 92 “Disposizioni in materia di riforma del  mercato del lavoro in una prospettiva di crescita”, e successive modifiche ed integrazioni (in particolare, legge di stabilità n. 147 del 27 dicembre 2013). Articolo 3, commi da 4 a 47. Fondi di solidarietà per il sostegno del reddito. 

SOMMARIO: 1.  Quadro normativo

2.  Fondi di solidarietà

2.1  I Fondi di solidarietà ex articolo 3, comma 4

2.2  Adeguamento dei Fondi esistenti ex articolo 3, comma 42 e seguenti

2.3  I Fondi facoltativi ex articolo 3, comma 12

2.4  I Fondi alternativi ex articolo 3, comma 14

2.5   Il Fondo residuale ex articolo 3, comma 19

2.6   Ambito di applicazione dei Fondi di solidarietà ex articolo 3

3.  Prestazioni

3.1 Contribuzione correlata

4.  Finanziamento

5.  Comitato amministratore

6. Principio del pareggio di bilancio

 

 

 

 

 

1. QUADRO NORMATIVO

 

L’articolo 3 della legge n. 92/2012, recante norme in tema di riforma del mercato del lavoro, prevede che al fine di definire un sistema inteso ad assicurare adeguate forme di sostegno al reddito per i lavoratori dei diversi settori economici, le organizzazioni sindacali e imprenditoriali comparativamente più rappresentative a livello nazionale stipulino accordi collettivi e contratti collettivi, anche intersettoriali, aventi ad oggetto la costituzione di Fondi di solidarietà per il sostegno del reddito per i settori non coperti dalla normativa in materia di integrazione salariale.

I Fondi di solidarietà, nell’ambito ed in connessione con processi di ristrutturazione, di situazioni di crisi, di riorganizzazione aziendale, di riduzione o trasformazione di attività di lavoro, hanno lo scopo di assicurare ai lavoratori delle imprese di uno o più settori, una tutela in costanza di rapporto di lavoro, nei casi di riduzione o sospensione dell’attività lavorativa per cause previste dalla normativa in materia di integrazione salariale ordinaria o straordinaria (articolo 3, comma 4).

Il comma 185 dell’articolo 1 della legge n. 147 del 27 dicembre 2013 (legge di stabilità per l’anno 2014) modifica alcune previsioni dell’articolo 3 della legge n. 92/2012 precisando il quadro normativo dei Fondi di solidarietà. In particolare, viene soppresso il termine del 31 ottobre 2013 connesso alle specifiche procedure di costituzione dei Fondi obbligatori, di cui al comma 4, alternativi di cui al comma 14 e residuale di cui al comma 19, nonché alle procedure di adeguamento dei Fondi esistenti di cui all’articolo 2, comma 28, legge n. 662/1996 (commi da 42 a 45 dell’articolo 3 della legge n. 92/2012).

2. FONDI DI SOLIDARIETA’

2.1 FONDI DI SOLIDARIETA’ EX ARTICOLO 3, COMMA 4

L’istituzione dei Fondi è obbligatoria per tutti i settori non coperti dalla normativa in materia di integrazione salariale, in relazione ai datori di lavoro che occupano mediamente più di quindici dipendenti.

I Fondi di solidarietà non hanno personalità giuridica e costituiscono gestioni dell’INPS.

Le prestazioni e i relativi obblighi contributivi non si applicano al personale dirigente se non espressamente previsto.

Gli accordi ed i contratti collettivi possono prevedere che nel Fondo di solidarietà di cui al comma 4, confluisca anche

l’eventuale Fondo interprofessionale, istituito dalle medesime parti firmatarie, ai sensi dell’articolo 118 della legge n. 388 del 23 dicembre 2000, e successive modificazioni. In tal caso affluisce al Fondo anche il gettito del contributo integrativo stabilito dall’articolo 25, quarto comma, della legge n. 845 del 21 dicembre 1978, e successive modificazioni.

2.2  ADEGUAMENTO DEI FONDI ESISTENTI EX ARTICOLO 3, COMMA 42

Con decreti non regolamentari del Ministro del lavoro e delle politiche  sociali, di  concerto  con  il  Ministro dell’economia e delle finanze, che recepiscono gli accordi e contratti collettivi stipulati tra le organizzazioni comparativamente più rappresentative a livello nazionale,  le discipline  dei Fondi  di solidarietà istituiti ai sensi dell’articolo 2, comma 28, della legge n. 662 del 23 dicembre 1996 devono essere adeguate alle norme della legge n. 92/2012.

Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, la disciplina del Fondo di cui all’articolo 1-ter del decreto legge n. 249 del 5 ottobre 2004, convertito con modificazioni dalla legge n. 291 del 3 dicembre 2004, deve essere adeguata alle norme previste dalla legge n. 92/2012, sulla base di accordi collettivi e contratti collettivi, anche intersettoriali, stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative a livello nazionale nel settore del trasporto aereo e del sistema aeroportuale.

Con le medesime modalità è adeguata alle norme previste dalla legge n. 92/2012 la disciplina del Fondo di cui all’articolo 59, comma 6, della legge n. 449 del 27 dicembre 1997. Il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, adeguerà la disciplina sulla base di accordi collettivi e contratti collettivi, anche intersettoriali, stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative a livello nazionale nel settore del trasporto ferroviario.

Come previsto dalla norma, l’entrata in vigore dei decreti di adeguamento determina l’abrogazione del decreto recante il regolamento del relativo Fondo preesistente.

A decorrere dal 1° gennaio 2014 sono abrogate le seguenti disposizioni:

a)    articolo 2, comma 28, della legge n. 662 del 23 dicembre 1996;

b)    regolamento di cui al decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale n. 477 del 27 novembre 1997 (c.d. regolamento quadro);

c)    articolo 59, comma 6, quarto, quinto e sesto periodo, della legge n. 449 del 27 dicembre 1997 (settore Ferrovie dello Stato);

Il DL n. 145 del 23 dicembre 2013, convertito dalla legge n. 9 del 21 febbraio 2014, all’articolo 13, comma 22, ha abrogato il comma 47, lettera c), articolo 3, della Legge n. 92/2012, lasciando in vigore, pertanto, l’articolo 1-ter del DL n. 249/2004, convertito dalla legge n. 291/2004, concernente il Fondo speciale del Trasporto Aereo.

2.3 I FONDI FACOLTATIVI EX ARTICOLO 3, COMMA 12

La legge n. 92/2012 prevede che, facoltativamente, possano essere costituiti i Fondi di solidarietà di cui al comma 4, con le medesime modalità richiamate per l’istituzione obbligatoria, in favore di settori e classi di ampiezza già coperti dalla normativa in materia di integrazioni salariali. Tali Fondi hanno la finalità di assicurare le medesime prestazioni che possono perseguire i Fondi di solidarietà ex comma 4:

a)    assicurare ai lavoratori una tutela integrativa rispetto a prestazioni connesse alla perdita del posto di lavoro o a trattamenti di integrazione salariale, previsti dalla normativa vigente;

b)    prevedere assegni straordinari per il sostegno del reddito, riconosciuti nel quadro dei processi di agevolazione all’esodo, ai lavoratori che raggiungano i requisiti previsti per il pensionamento di vecchiaia o anticipato nei successivi cinque anni;

c)    contribuire al finanziamento di programmi formativi di riconversione o riqualificazione professionale, anche in concorso con gli appositi fondi nazionali o dell’Unione europea.

2.4 I FONDI ALTERNATIVI EX ARTICOLO 3, COMMA 14

La legge n. 92/2012 prevede che, in alternativa al modello dei Fondi di solidarietà ex articolo 3 comma 4, citati sopra, e con riferimento ai settori di cui al comma 4, nei quali siano operanti, alla data di entrata in vigore della legge, consolidati sistemi di bilateralità, come nel settore dell’artigianato, le organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative a livello nazionale possono adeguare le fonti normative ed istitutive dei rispettivi Fondi bilaterali ovvero dei Fondi interprofessionali, di cui all’articolo 118 della legge n. 388 del 23 dicembre 2000, alle finalità perseguite dai commi da 4 a 13 dell’articolo 3 della legge n. 92/2012.

I fondi alternativi devono prevedere misure intese ad assicurare ai lavoratori una tutela reddituale in costanza di rapporto di lavoro, in caso di riduzione o sospensione dell’attività lavorativa, correlate alle caratteristiche delle attività produttive interessate (art. 3, comma 14).

A seguito della predetta confluenza del  Fondo interprofessionale nel Fondo bilaterale restano in vigore gli obblighi contributivi sanciti dall’articolo 118 della legge n. 388/2000, e le risorse sono vincolate alle finalità formative.

Gli accordi ed i contratti collettivi definiscono:

a) un’aliquota di finanziamento ordinario non inferiore allo 0,20 per cento;

b) le tipologie di prestazioni in funzione delle disponibilità del Fondo di solidarietà bilaterale;

c) l’adeguamento dell’aliquota in funzione dell’andamento della gestione, ovvero la rideterminazione delle prestazioni in relazione alle erogazioni, tenendo presente in via previsionale, l’andamento del relativo settore;

d) la possibilità di far confluire al Fondo quota parte del contributo stabilito per l’eventuale Fondo interprofessionale, istituito dalle medesime parti firmatarie, ai sensi dell’articolo 118 della legge n. 388 del 23 dicembre 2000;

e) criteri e requisiti per la gestione dei Fondi.

In considerazione delle suddette finalità dei Fondi alternativi, con decreto di natura non regolamentare del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e del Ministero dell’economia e delle finanze, sentite le parti sociali istitutive dei rispettivi Fondi bilaterali, vengono dettati i criteri per determinare i requisiti di professionalità ed onorabilità dei soggetti preposti alla loro gestione, per la contabilità e con la finalità di rafforzare la funzione di controllo sulla gestione.

2.5 IL FONDO RESIDUALE EX ARTICOLO 3, COMMA 19

Al fine di assicurare adeguate forme di sostegno ai lavoratori interessati, è previsto altresì che dalla data del 1° gennaio 2014 si provveda all’attivazione di un Fondo di solidarietà residuale, disciplinato al comma 19. In particolare, la norma ha stabilito l’obbligo per i settori, tipologie di datori di lavoro e classi dimensionali superiori ai 15 dipendenti, non coperti dalla normativa in materia di integrazione salariale, di istituire un Fondo di solidarietà residuale nel caso in cui, per i settori e soggetti richiamati, non siano stati stipulati accordi o contratti collettivi volti all’attivazione di Fondi di solidarietà di settore.

Il Fondo residuale garantisce la prestazione di un assegno ordinario di importo almeno pari all’integrazione salariale, per una durata non inferiore a un ottavo delle ore complessivamente lavorabili da computare in un biennio mobile, in relazione alle causali di riduzione o sospensione  dell’attività lavorativa previste dalla normativa in materia di cassa integrazione guadagni ordinaria e straordinaria.

Con l’articolo 1, comma 185, della legge n. 147/2013 (legge di stabilità) è stato, inoltre, previsto che qualora vengano sottoscritti nuovi accordi al fine di costituire Fondi di solidarietà di cui al comma 4, riguardanti settori, tipologie di datori di lavoro e classi dimensionali già coperti dal Fondo residuale, tali datori di lavoro non sono più soggetti alla disciplina del Fondo residuale, dalla data di decorrenza del nuovo Fondo di appartenenza.

Rimane ferma, altresì, la gestione a stralcio delle prestazioni già deliberate dal Fondo residuale ed i contributi eventualmente già versati o dovuti in  base al decreto istitutivo del Fondo residuale, restano acquisiti al medesimo Fondo. A tal fine, il Comitato amministratore del Fondo residuale può proporre, sulla base delle stime effettuate dalla tecnostruttura dell’INPS, che i datori di lavoro del relativo settore restino obbligati alla corresponsione della contribuzione necessaria al finanziamento delle prestazioni già deliberate.

E’ stata, infine, prevista la sospensione dell’obbligo di contribuzione al Fondo di solidarietà residuale di cui al comma 19, qualora alla data del 1º gennaio 2014 risultino in corso procedure finalizzate alla costituzione ed all’adeguamento di Fondi di solidarietà bilaterali di cui al comma 4.

La sospensione è disposta con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, ed opera fino al completamento delle medesime procedure e, comunque, non oltre la data del 31 marzo 2014.

In caso di mancata costituzione del Fondo di solidarietà entro il 31 marzo 2014, l’obbligo contributivo a favore del Fondo residuale è comunque ripristinato anche in relazione alle mensilità di sospensione.

Si evidenzia, inoltre, che non sono riconosciute le prestazioni previste dal Fondo residuale con riferimento al periodo di sospensione dell’obbligo contributivo.

2.6 AMBITO DI APPLICAZIONE DEI FONDI DI SOLIDARIETA’ EX ARTICOLO 3

Sulla base degli accordi collettivi o dei contratti collettivi, i decreti interministeriali determinano l’ambito di applicazione dei Fondi con riferimento al settore di attività, alla natura giuridica dei datori di lavoro ed alla classe di ampiezza dei datori di lavoro.

Il superamento dell’eventuale soglia dimensionale fissata per la partecipazione al Fondo si verifica mensilmente con riferimento alla media del semestre precedente.

Nella determinazione del numero dei dipendenti occupati devono essere ricompresi i lavoratori di qualunque qualifica (lavoranti a domicilio, dirigenti, ecc.), con esclusione degli apprendisti, gli assunti con contratto di inserimento e di reinserimento lavorativo. Il lavoratore assente ancorché non retribuito (es. per servizio militare, gravidanza e puerperio) è escluso dal computo dei dipendenti solo nel caso in cui in sua sostituzione sia stato assunto altro lavoratore; ovviamente in tal caso sarà computato il sostituto.

Nel determinare la media occupazionale, devono essere ricompresi nel semestre anche i periodi di sosta di attività e di sospensioni stagionali; per le aziende di nuova costituzione il requisito, analogamente ai casi di trasferimento di azienda, si determinerà in relazione ai mesi di attività, se inferiori al semestre.

3.   PRESTAZIONI

I Fondi di solidarietà di cui al comma 4 assicurano, in relazione alle causali previste dalla normativa in materia di cassa integrazione ordinaria o straordinaria, la prestazione di un assegno ordinario di importo almeno pari all’integrazione salariale, la cui durata massima sia non inferiore a un ottavo delle ore complessivamente lavorabili da computare in un biennio mobile, e  comunque non superiore alle durate massime previste dall’articolo 6, commi primo, terzo e  quarto, della legge n. 164 del 20 maggio 1975, anche con riferimento ai limiti all’utilizzo in via continuativa dell’istituto dell’integrazione salariale.

I suddetti Fondi possono, altresì, erogare le seguenti tipologie di prestazioni:

    a) prestazioni integrative, in termini di importi o durate, rispetto alle prestazioni pubbliche previste in caso di cessazione dal rapporto di lavoro ovvero prestazioni integrative, in termini di importo, in relazione alle integrazioni salariali;

    b) assegni straordinari per il sostegno al reddito, riconosciuti nel quadro dei processi di agevolazione all’esodo, a lavoratori che raggiungano i requisiti previsti per il pensionamento di vecchiaia o anticipato nei successivi cinque anni;

    c) contributi al finanziamento di programmi formativi di riconversione o riqualificazione professionale, anche in concorso con gli appositi fondi nazionali o dell’Unione europea.

Riguardo alle prestazioni erogate dai Fondi facoltativi ex articolo 3, comma 12, si rimanda al paragrafo relativo ai suddetti Fondi.

In via sperimentale è riconosciuta per gli anni dal 2013 al 2015 l’indennità di cui all’articolo 2, comma 1, della legge n. 92/2012 ai lavoratori sospesi per crisi aziendale od occupazionale, purché in possesso dei requisiti di cui all’articolo 2, comma 4. La condizione per usufruire di tale indennità è  che vi sia un intervento integrativo, pari almeno alla misura del 20 per cento dell’indennità stessa, a carico dei Fondi di solidarietà ex comma 4 ed ex comma 14 (art. 3, comma 17). La durata massima del trattamento non può superare novanta giornate da computare in un biennio mobile. Tali disposizioni non trovano applicazione nei confronti di lavoratori dipendenti da aziende destinatarie di trattamenti di cassa integrazione guadagni e nei casi di lavoratori con contratto di lavoro a tempo indeterminato, con previsione di sospensioni lavorative programmate ed a tempo parziale verticale.

3.1  CONTRIBUZIONE CORRELATA

Durante il periodo di erogazione della prestazione di cui al comma 31 (assegno ordinario di  importo almeno pari all’integrazione salariale, la cui durata massima sia non inferiore a un ottavo  delle ore complessivamente lavorabili da computare in un biennio mobile, e comunque non superiore alle durate massime previste dall’articolo 6, commi primo, terzo e quarto, della legge n. 164 del 20 maggio 1975, anche con riferimento ai limiti all’utilizzo in via continuativa dell’istituto dell’integrazione salariale), i Fondi di cui ai commi 4 e 19 provvedono a versare alla Gestione previdenziale obbligatoria di iscrizione del lavoratore interessato la contribuzione correlata alla prestazione.

La contribuzione correlata può altresì essere prevista, dai decreti istitutivi, in relazione alle prestazioni di cui al comma 32:

– prestazioni integrative, in termini di importi o durate, rispetto alle prestazioni pubbliche previste in caso di cessazione dal rapporto di lavoro;

–  prestazioni integrative, in termini di importo, in relazione alle integrazioni salariali;

– assegni straordinari per il sostegno al reddito, riconosciuti nel quadro dei processi di agevolazione all’esodo, a lavoratori che raggiungano i requisiti previsti per il pensionamento di vecchiaia o anticipato nei successivi cinque anni.

La contribuzione dovuta è computata, conformemente a quanto previsto dall’articolo 40 della legge n. 183 del 4 novembre 2010, attribuendo per ciascuna settimana un valore retributivo “pari all’importo della normale retribuzione che sarebbe spettata al lavoratore, in caso di prestazione lavorativa, nel mese in cui si colloca l’evento. Il predetto importo deve essere determinato dal datore di lavoro sulla base degli elementi retributivi ricorrenti e continuativi”.

4.  FINANZIAMENTO

La legge n. 92/2012, e successive modifiche ed integrazioni, stabilisce che i decreti istitutivi dei Fondi di solidarietà prevedano tre tipologie di finanziamento delle prestazioni, cui si applicano le disposizioni vigenti in materia di contribuzione previdenziale obbligatoria, ad eccezione di quelle relative agli sgravi contributivi.

a) Contributo ordinario.

I nuovi Fondi sono finanziati da un contributo ordinario, ripartito tra datore di lavoro e lavoratore nella misura, rispettivamente, di due terzi e di un terzo, la cui misura è determinata dai decreti interministeriali in modo da garantire la precostituzione di risorse continuative adeguate all’avvio dell’attività del Fondo e del suo svolgimento, da verificare anche sulla base dei bilanci di previsione di cui al comma 28.

Nei Fondi istituiti per settori e classi di ampiezza coperti dalla normativa in materia di integrazioni salariali, gli accordi e contratti collettivi possono prevedere che il Fondo sia finanziato, a decorrere dal 1° gennaio 2017, con un’aliquota contributiva pari allo 0,30 per cento delle retribuzioni imponibili ai fini previdenziali, a carico delle imprese cui si applicano le norme in materia di indennità di mobilità di cui alla legge n. 223 del 23 luglio 1991.

b) Contributo addizionale.

Il datore di lavoro che ricorre alla prestazione dell’assegno ordinario ex comma 31, per riduzione o sospensione dell’attività lavorativa, è tenuto a versare un contributo addizionale, calcolato in rapporto alle retribuzioni perse, nella misura prevista dai decreti istitutivi e comunque non inferiore all’1,5 per cento.

c) Contributo straordinario.

Per la prestazione straordinaria di cui al comma 32, lett. b), è dovuto, da parte del datore di lavoro, un contributo straordinario di importo corrispondente al fabbisogno di copertura degli assegni straordinari erogabili e della contribuzione correlata.

 

5.   COMITATO AMMINISTRATORE

 

Alla gestione di ciascun Fondo istituito ai sensi dell’articolo 3, comma 4, provvede un Comitato amministratore composto da esperti designati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori stipulanti l’accordo o il contratto collettivo, in numero complessivamente non superiore a dieci, nonché da due funzionari, con qualifica di dirigente, in rappresentanza, rispettivamente, del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e del Ministero dell’economia e delle finanze.

Le funzioni di membro del Comitato sono incompatibili con quelle connesse a cariche nell’ambito delle organizzazioni sindacali. Ai componenti del Comitato non spetta alcun emolumento, indennità o rimborso spese.

Il Comitato amministratore è nominato con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali e rimane in carica per quattro anni o per la diversa durata prevista dal decreto istitutivo.

Il Presidente del Comitato amministratore è eletto dal Comitato stesso tra i propri membri.

Sono compiti del Comitato:

a) predisporre, sulla base dei criteri stabiliti dal Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’INPS, i bilanci  annuali, preventivo e consuntivo, della gestione, corredati da una propria relazione, e deliberare sui bilanci tecnici relativi alla gestione stessa;

b) deliberare in ordine alla concessione degli interventi e dei trattamenti e compiere ogni altro atto richiesto per la gestione degli istituti previsti dal regolamento;

c) fare proposte in materia di contributi, interventi e trattamenti;

d) vigilare sull’affluenza dei contributi, sull’ammissione agli interventi e sull’erogazione dei trattamenti, nonché sull’andamento della gestione;

e) decidere in unica istanza sui ricorsi in ordine alle materie di competenza;

f) assolvere ogni altro compito ad esso demandato da leggi o regolamenti.

Le deliberazioni del Comitato amministratore sono assunte a maggioranza e, in caso di parità nelle votazioni, prevale il voto del Presidente.

Partecipa alle riunioni del Comitato amministratore del Fondo il Collegio sindacale dell’INPS, nonché il Direttore generale del medesimo Istituto o un suo delegato, con voto consultivo.

Qualora si evidenzino profili di illegittimità inerenti le delibere adottate dal Comitato amministratore, è previsto che il Direttore generale dell’INPS possa sospenderne l’esecuzione.

Il provvedimento di sospensione deve essere adottato nel termine di cinque giorni ed essere sottoposto, con l’indicazione della norma che si ritiene violata, al Presidente dell’INPS nell’ambito delle funzioni di cui all’articolo 3, comma 5, del decreto legislativo n. 479 del 30 giugno 1994, e successive modificazioni; entro i tre mesi successivi, il Presidente stabilisce se dare ulteriore corso alla decisione o se annullarla. Trascorso tale termine la decisione diviene esecutiva.

 

6. PRINCIPIO DEL PAREGGIO DI BILANCIO

 

I Fondi istituiti ai sensi dei commi 4, 14 e 19 hanno l’obbligo di bilancio in pareggio e non possono erogare prestazioni in carenza di disponibilità.

 

Gli interventi a carico dei  Fondi di cui ai commi 4, 14 e 19 dell’articolo 3, sono concessi previa costituzione di specifiche riserve finanziarie ed entro i limiti delle risorse già acquisite (art. 3, comma 27).

 

I Fondi istituiti ai sensi dell’articolo 3, commi 4 e 19, hanno obbligo di presentazione, sin dalla loro costituzione, di bilanci di previsione a otto anni basati sullo scenario macroeconomico coerente con il più recente documento di economia e finanza, e relativa nota di aggiornamento.

 

Sulla base del bilancio di previsione, il Comitato amministratore ha facoltà di proporre modifiche in relazione all’importo delle prestazioni o alla misura dell’aliquota di contribuzione. Le modifiche sono adottate, anche in corso d’anno, con decreto direttoriale dei Ministeri del lavoro e delle politiche sociali e dell’economia e delle finanze, verificate le compatibilità finanziarie interne al Fondo, sulla base della proposta del Comitato amministratore.

 

In caso di necessità di assicurare il pareggio di bilancio ovvero di far fronte a prestazioni già deliberate o da deliberare, ovvero di  inadempienza  del Comitato amministratore in relazione all’attività di cui al comma 29, l’aliquota contributiva può essere modificata con decreto direttoriale dei Ministeri del lavoro e delle politiche sociali e dell’economia e delle finanze, anche in  mancanza di proposta del Comitato amministratore.

 

In ogni caso, in assenza dell’adeguamento contributivo di cui al comma 29, l’INPS è tenuto a non erogare le prestazioni in eccedenza.

 

Gli oneri di amministrazione di ciascun Fondo sono determinati secondo i criteri definiti dal  regolamento di contabilità dell’INPS.

 

 

Il Direttore Generale
Nori

 

 

 

All. 1

Articolo 3 LEGGE 28 giugno 2012, n. 92

 

All. 2

Articolo 1 comma 185 LEGGE 27 dicembre 2013, n. 147

 

COVIP:PARERE SU ANTICIPI FONDI PENSIONI

11/08/2014
 

Giugno 2014

Oggetto: Quesito sulle anticipazioni per spese sanitarie

(lettera inviata a un fondo pensione negoziale)

Si fa riferimento alla lettera del ….. con la quale codesto Fondo ha posto un quesito in tema di anticipazioni, chiedendo se i pubblici dipendenti iscritti possono accedere a tale beneficio per le spese sanitarie relative al coniuge e ai figli.

La questione viene posta in considerazione della differente normativa applicabile ai dipendenti pubblici rispetto ai dipendenti privati.

Per i dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del d.lgs. n. 165 del 2001 che aderiscano a fondi collettivi di comparto trova applicazione l’art. 7, comma 4, del d.lgs. n. 124 del 1993, secondo il quale decorsi otto anni di partecipazione si può conseguire un’anticipazione della posizione individuale per eventuali spese sanitarie per terapie ed interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche.

Per le altre categorie di aderenti, invece, l’art. 11, comma 7, lett. a), del d.lgs. n. 252 del 2005 dispone che l’aderente può chiedere l’anticipazione in qualsiasi momento per un importo non superiore al 75 per cento, per spese sanitarie a seguito di gravissime situazioni relative a sé, al coniuge e ai figli per terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche.

A fronte delle citate disposizioni, il Fondo rileva che coniuge e figli dell’iscritto sono menzionati solamente dall’art. 11, comma 7, lett. a), del d.lgs. n. 252 del 2005, ma non anche dall’art. 7, comma 4, del d.lgs. n. 124 del 1993, applicabile ai dipendenti pubblici.

In relazione alla differenza di trattamento sopra rappresentata, il Fondo chiede se sia possibile un’interpretazione della norma relativa ai dipendenti pubblici che consenta loro di usufruire dell’anticipazione anche per le spese sanitarie relative al coniuge e ai figli, al pari dei lavoratori del settore privato.

Si osserva in proposito che la differenza di normativa relativa all’ottenimento della prestazione anticipata, si inserisce nel più ampio contesto di una disciplina della previdenza complementare profondamente differenziata per i dipendenti pubblici e per i lavoratori privati, anche per quanto riguarda altre prerogative e benefici.

Con specifico riguardo alle anticipazioni per spese sanitarie, può osservarsi che le due normative si differenziano anche per una serie di elementi ulteriori rispetto alla previsione relativa al coniuge e ai figli.

In particolare, il d.lgs. n. 124 del 1993 prevede come condizione per il conseguimento dell’anticipazione per spese sanitarie un’anzianità di partecipazione di almeno otto anni, laddove il d.lgs. n. 252 del 2005 consente la prestazione anticipata per tale causale in qualsiasi momento della fase di accumulo. Ulteriore differenze riguardano, poi, l’ammontare liquidabile a tale titolo, che secondo la disciplina precedente può essere pari anche all’intera posizione individuale accantonata, mentre per il d.lgs. n. 252 del 2005 è limitata nel massimo al 75 per cento della posizione.

Occorre anche considerare che l’anticipazione per spese sanitarie, in una logica di sistema, è fattispecie eccezionale rispetto alla finalità propria della previdenza complementare che consiste nell’erogazione della prestazione finale di previdenza complementare. L’eccezionalità è anche espressamente ribadita dallo stesso art. 7, comma 4, del d.lgs. n. 124 del 1993 il quale dispone che non sono ammesse altre anticipazioni al di fuori di quelle ivi disciplinate.

In virtù di quanto sopra rilevato non è quindi ammissibile un’interpretazione estensiva della norma del d.lgs. n. 124 del 1993 in analogia con la sopravvenuta normativa di cui al d.lgs. n. 252 del 2005.

Al riguardo si fa presente che negli “Orientamenti in materia di anticipazioni agli iscritti ai sensi dell’art.7, comma 4, del d.lgs. n. 124 del 1993”, adottati con deliberazione del 16 ottobre 2002, la Commissione ha ritenuto che l’anticipazione di cui al d.lgs. n. 124 del 1993, oltre che per le spese sanitarie relative all’iscritto stesso, possa essere conseguita dall’aderente anche per le spese sanitarie relative ai familiari fiscalmente a carico, in considerazione del fatto che la relativa spesa viene a gravare comunque sul reddito dell’iscritto.

Si esprime pertanto l’avviso che il dipendente pubblico iscritto al fondo pensione di comparto possa accedere all’anticipazione per spese sanitarie relative al coniuge e ai figli solo nell’ipotesi prevista negli Orientamenti del 16 ottobre 2002, vale a dire qualora gli stessi siano fiscalmente a carico dell’iscritto.

Il Presidente

PARERE FONDAZIONE S.C.L. CALCOLO DIPENDENTI PART TIME CONTRATTI A TERMINE

11/08/2014
 Premesso che  non puo’ non concordarsi  con il parere della Fondazione , facendo riferimento  all’art 6 del D.Lgs.

n. 61/2000,in cui  si   afferma che i dipendenti part-time sono considerati ‘‘pro quota  –  ,si segnala il parere n. 2/2014  con cui la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro torna ad affrontare alcune novità introdotte dalla legge 78/2014 con particolare riferimento ai criteri di calcolo del limite di contingentamento dei lavoratori a termine.

La questione sottoposta a parere riguarda in modo specifico le modalità di computo dei lavoratori part-time sia nella base di calcolo del 20% sia nel numero dei lavoratori che possono essere assunti. La Fondazione, attraverso una puntuale ricostruzione giuridica della legge, giunge alla conclusione che i lavoratori a tempo parziale devono essere computati sempre in proporzione all’orario svolto. Pertanto per le aziende fino a 5 dipendenti in cui è possibile assumere un lavoratore a termine, secondo la Fondazione la norma consentirebbe anche l’avvio di due part-time al 50%.  parere n. 2 

DECRETO MLPS RIPARTIZIONE REGIONI RISORSE AMMORTIZZATORI IN DEROGA

10/08/2014

Il 6 agosto 2014 è stato invece pubblicato sul sito istituzionale del Ministero del Lavoro il decreto interministeriale n. 83527 con cui le somme vengono assegnate in maniera dettagliata.
Tale decreto, firmato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali in concerto con il Ministero delle Finanze, indica nel dettaglio all’art. 1, la ripartizione dei 400 milioni di euro, previsti per l’erogazione o la proroga della CIG, ordinaria, straordinaria e/o di mobilità e gravante sul Fondo Sociale per l’Occupazione e Formazione, fra le varie Regioni e Province autonome.
Nel decreto si dà inoltre mandato all’Inps di monitorare i flussi di spesa relativi all’avvenuta erogazione delle prestazioni e di darne notizia ai due Ministeri interessati.

Ripartizione delle risorse

Regione Abruzzo – Euro 12.273.006;
Regione Basilicata – Euro 4.156.002;
Regione Calabria – Euro 17.763.567;
Regione Campania – Euro 24.916.810;
Regione Emilia Romagna – Euro 30.866.178;
Regione Friuli Venezia Giulia – Euro 5.960.439;
Regione Lazio – Euro 33.913.848;
Regione Liguria – Euro 8.673.904;
Regione Lombardia – Euro 70.736.442;
Regione Marche – Euro 11.763.279;
Regione Molise – Euro 2.751.578;
Regione Piemonte – Euro 29.982.150;
Regione Puglia – Euro 34.712.651;
Regione Sardegna – Euro 17.313.075;
Regione Siciliana – Euro 19.707.710;
Regione Toscana – Euro 26.582.188;
Regione Umbria – Euro 7.361.760;
Regione Valle d’Aosta – Euro 603.415;
Regione Veneto – Euro 35.637.246;
Provincia Autonoma di Bolzano – Euro 1.966. 771;
Provincia Autonoma di Trento – Euro 2.357.980

ASPETTI D.I. N.83473/14 MERITEVOLI DI PARTICOLARE ATTENZIONE

10/08/2014

L’esame del provvedimento interministeriale  di cui al titolo ,che   prevede  nuovi criteri per la concessione degli ammortizzatori sociali in deroga, evidenzia  alcuni aspetti  ritenuti meritevoli di   particolare attenzione e considerazione ,in attesa degli auspicati chiarimenti degli organi istituzionali competenti

In primo luogo, si fa riferimento  al comma 1 dell’art.6 del decreto ,secondo cui :” Le disposizioni di cui al presente decreto si applicano agli accordi stipulati successivamente all’entrata in vigore del presente decreto” ,che ,quindi ,impone di individuare  tale data ,evidenziando ,peraltro, che   l’ultimo periodo del comma 3 dello stesso art.6  dichiara  che    “Il presente decreto sara’ pubblicato sul sito del MLPS”,in conformita’ akl comma 1 dell’art.32 della legge n.69/2009,secondo cui “1. A far data dal 1° gennaio 2010, gli obblighi di pubblicazione di atti e provvedimenti amministrativi aventi effetto di pubblicita’ legale si intendono assolti con la pubblicazione nei propri siti informatici da parte delle amministrazioni e degli enti pubblici obbligati.”

Pertanto   ,essendo la   la pubblicazione  del provvedimento in questione intervenuta in data 4 agosto 2014, dallo stesso giorno sono in vigore  le disposizione del decreto inteministeriale n. .83473/14 .

In secondo luogo ,si richiama l’art.2 ,che  al comma 1 ,elencando  le causali di concessione della cigd ,non prevede nè le situazioni aziendali  interessate  da procedure concorsuali , gia’ escluse dalle  regolamentazioni  degli   ammortizzatori in deroga di talune Regioni , ne’ quelle caratterizzate da ” conversione aziendale” ,così come da previsione   della  legge n.223/91.

In proposito,  si  è orientati a  ritenere  che  eventuali riserve ed incertezze operative su tale aspetto possono  superarsi  riportando   le situazioni  delle aziende in procedura concorsuale senza continuazione dell’attività   nella previsione del comma 2 dell’art.2 del decreto interministeriale, mentre   per le imprese   in  “conversione aziendale ” si  potra’  fare riferimento  alla causale della lettera d) del comma   1 , fatta salva  l’opportunita’   di conferma  in tal senso    delle competenti istituzioni.

In terzo luogo,tenuto conto che il comma 8 dell’art.2 del decreto  recita:” Allo scopo di  fruire  dei trattamenti di integrazione salariale in deroga l’impresa deve avere previamente utilizzato gli strumenti ordinari di flessibilità, ivi inclusa la fruizione delle ferie residue”,    in presenza di eventuali  riserve e critiche perché   la norma   si pone in contrasto non solo con l’art.36 della Costituzione , ma pure  con  la previsione dell’art.10 del dec.legvo n.66/03,    si auspica  che su  tale disposizione  intervengano  specifici chiarimenti da parte istituzionale ,capaci  sia di individuare    in modo univoco    gli “strumenti ordinari di flessibilità” da utilizzare previamente , sia di  precisare   il  rapporto  tra la previsione della obbligatoria “fruizione delle ferie residue”  e  le   indicazioni  fornite dal MLPS    con l’ interpello n.19/2011   , che ebbe a    riconoscere   ” l’ammissione  al trattamento di CIG pur in presenza di ferie non godute.”

In  attesa che questo intervenga , riguardo  agli strumenti ordinari di flessibilità, salvo  diverso  parere  istituzionale ,si ritiene pacifico   farvi rientrare i Rol ,i permessi per le festività soppresse non ancora  usufruiti  ed altresi’   il godimento  della festivita’ del Santo patrono ,  se  risultanti  ancora nella disponibilità dei lavoratori .

In ogni caso , malgrado il comma 8 dell’art.2 del decreto  attribuisca  “all’impresa”   l’utilizzazione  degli strumenti ordinari di flessibilita’ ,ferie comprese ,   e’ intuibile  che   le valutazioni e le determinazioni in materia  assumeranno una migliore prospettiva di definizione  ed accettazione   , se  la predetta operera’ in modo che le stesse formino  oggetto di preliminare rappresentazione aziendale ai dipendenti  e  soprattutto di consultazione dei rappresentanti dei lavoratori  , in occasione dei tavoli   istituzionali , deputati  per norma  ad ospitare le parti aziendali e sindacali   per il confronto ed il  il verbale di accordo da trasmettere, insieme alla domanda, agli enti preposti alla valutazione e decisione delle pratiche di cigd.

In quarto luogo , è da sottolineare  la   comune e forte  contestazione delle associazioni dei professionisti per l’esclusione dal beneficio degli ammortizzatori sociali in deroga dei dipendenti degli studi professionali,prevista espressamente   al comma 3 dell’art.2 del decreto interministeriale

Ufficialmente, l’esclusione dei professionisti  risulta giustificata   con la  mancanza di fondi sufficienti , anche se, come si denuncia   , la spesa sostenuta lo scorso anno ha  rappresentato  appena l’1 % della Cig complessivamente erogata ,aggiungendo  , come ulteriore  fattore di particolare valore e significato nell’ambito della contestazione contestato,   la circostanza  che     gli ammortizzatori in deroga  sono stati rifinanziati  anche grazie ai fondi interprofessionali,  mentre sono   esclusi  i dipendenti  dei professionisti  dagli ammorizzatori in deroga

Ritenendo che a  questo punto  è davvero difficile ipotizzare un possibile ripensamento , si ritiene  che  i malumori tra i professionisti    siano  destinati a crescere .

In quinto luogo , per  la cigd in favore dei lavoratori della pesca,di cui si occupa  il comma 5 dell’art.2 del decrerto interministeriale ,si fa presente quanto segue.

La materia trova regolamentazione  all’art. 1, c. 229, legge 24 dicembre 2012, n. 228,prevedentela disponibilita’ delle risorse   nell’ambito  del Fondo sociale per l’occupazione e formazione di cui all’art. 18, c. 1 del decreto legge del 29 novembre 2008, n. 185, convertito con modificazioni dalla legge del 28 gennaio 2009, n. 2,  per il finanziamento della cassa integrazione guadagni in deroga per il settore pesca.

 In applicazione dei sopracitati accordi governativi   la CIG in deroga è erogata, secondo le disposizioni in materia, al personale imbarcato, dipendente e socio lavoratore di cui alla legge 3 aprile 2001, n. 142 delle imprese di pesca interessate dallo stato di crisi che ha investito il settore, che benefici di un sistema retributivo con minimo monetario garantito.

In particolare, si  stabilisce  che la concessione della prestazione di CIG in deroga è subordinata alla verifica della presenza della suddetta clausola “del sistema retributivo con minimo monetario garantito” nel relativo contratto di lavoro dei beneficiari e che l’accesso alle misure di sostegno al reddito potrà avvenire sulla base di specifici accordi, comprensivi degli elenchi nominativi dei lavoratori beneficiari, sottoscritti dalle parti sociale presso le locali Autorità marittime.

Il trattamento di integrazione salariale è riconosciuto in tutte le situazioni di crisi del settore – anche collegate ai periodi di fermo biologico – in cui si renda necessario sospendere l’attività lavorativa per cause non imputabili al datore di lavoro e, comunque, per un periodo non superiore al numero di giornate retribuite al lavoratore nel corso dell’anno precedente.

Le sedi dell’Istituto territorialmente competenti verificheranno che agli specifici accordi aziendali, sottoscritti dalle parti sociali presso le Autorità marittime, sia allegato l’elenco nominativo dei beneficiari della prestazione e che nel suddetto accordo sia prevista l’indicazione che i lavoratori presenti nell’elenco beneficino “del sistema del minimo monetario garantito”, solo a seguito di tali controlli preventivi sarà avviata la rituale verifica dei requisiti di ammissione alla prestazione di CIG in deroga.

Ai fini del periodo massimo indennizzabile con il trattamento di CIG in deroga, si farà riferimento al numero di giornate retribuite al lavoratore nel corso dell’anno precedente.

Si ribadisce, inoltre, che il requisito di carattere generale, previsto dall’art. 7-ter, c. 6, del decreto legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33 e dall’art. 2, c. 139, della legge 23 dicembre 2009, n.191 (anzianità lavorativa ) si applica con modalità particolari in considerazione della specificità del settore pesca per il quale è previsto lo speciale “limite del numero di giornate retribuite ad ogni lavoratore nel corso dell’anno precedente”, dove per “giornate retribuite” si intendono tutte quelle effettuate nel relativo settore anche se con datori di lavoro diversi.

Le istanze dovranno riferirsi a periodi di intervento di CIG cosiddetti “scaduti”, intendendosi come tali i periodi antecedenti alla data di presentazione dell’istanza stessa. Si precisa, conseguentemente, che non potranno essere prese in considerazione le istanze che non presentano i suddetti requisiti.

In sesto luogo ,si evidenzia   che riserve  ,anche da parte di rappresentanti sindacali ed istituzionali, sono state espresse  sul comma 9 dell’art.2 del decreto interministeriale, che , circa la durata della cigd nel biennio 2014/2015 per le imprese non soggette alla disciplina in materia di cigo o cigs ed alla disciplina dei fondi di cui all’art.3 ,commi da 4 a 41 della legge n.92/12, che avrebbero voluto che i 16 mesi previsti per il biennio 2014/2015  potessero essere previsti in misura complessiva  ,lasciando alle intese tra imprese e oo.ss. di utilizzarli  nell’ambito dei due anni secondo le  esigenze  di ciascuna  impresa

Cio’ premesso,si sottolinea  che gli 11 ed i 5 mesi   previsti concernono   gli interi due anni,  vale a dire  che   , essendo  stati  ormai          definiti  dalle  Regioni  gli Accordi quadro anche per i mesi di luglio ed agosto 2014,  le nuova convenzioni  per gli anni 201 e e 2015 ,  da realizzare  a seguito dei nuovi criteri   fissati dal decreto ,dovranno necessariamente fare  riferimento rispettivamente ad una durata di  3 mesi   e di 5 mesi , nel corso dei quali ,pertanto, il ricorso alla cigd  da parte delle  singole imprese potrebbere avvenire in modo   frazionato ,  distribuendo i  90 e 150 gg. di cigd disponibili   in un arco  temporale  che non comprenda soltanto  tre  e cinque mesi di calendario

In sesto luogo ,in riferimento alla previsione del comma 10 dell’art.2 del decreto interministeriale,  che  per  le imprese     soggette alla disciplina in materia di cassa integrazione ordinaria o straordinaria e alla disciplina dei fondi di cui all’articolo 3, commi da 4 a 41, della legge 28 giugno 2012, n. 92,autorizza il superamento dei limiti temporali disposti dall’articolo 6 della legge 20 maggio 1975, n. 164 e dall’articolo 1 della legge 23 luglio 1991, n. 223   unicamente in caso di eccezionalità della situazione, legata alla necessità di salvaguardare i livelli occupazionali, ed in presenza di concrete prospettive di ripresa dell’attività produttiva e comunque nel rispetto dei seguenti limiti:

a) a decorrere dal 1° gennaio 2014 e fino al 31 dicembre 2014, il trattamento di cassa integrazione guadagni in deroga può essere concesso per un periodo non superiore a 11 mesi nell’arco di un anno;

b.) a decorrere dal 1° gennaio 2015 e fino al 31 dicembre 2015 per un periodo non superiore a 5 mesi nell’arco di un anno.;

tornerebbe  funzionale  che, in sede di Accordo quadro da sottoscrivere presso le singole  Regioni  e Province autonome per l’attuazione dei nuovi criteri di concessione  degli ammortizzatori sociali in deroga , siano   fissati parametri  certi e uniformi  cui rocorrere ogni volta che si tattera’ di individuare l’eccezionalita’ della situazione ,che potra’ giustificare le proroghe suddette

 

In settimo luogo ,con riferimento al comma 11 dell’art.2 del decreto interministeriale , resta inteso che, nel computo dei periodi di cui ai commi 9 e 10 si considerano tutti i periodi di fruizione di integrazione salariale in deroga, anche afferenti a diversi provvedimenti di concessione o proroga ,che siano stati richiesti e concessi distintamente  nel corso di ciascuno dei due anni considerati.

 

si richiama il comma 3 dell’art.3 del decreto interministeriale ,relativo al termine di presentazione della domanda di mobilita ,la cui inosservanza comporta la decadenza della stessa,  confidando   che sara ‘cura   dell’Inps disporre  specifiche istruzioni sull’argomento ,tenendo conto peraltro  dei casi  in cui i lavoratori licenziati siano percettori dell’indennita’ di mancato preavviso   .

 Evidenziando che se il periodo di sospensione/riduzione richiesto abbia una durata complessiva inferiore a 20
giorni, la domanda deve essere presentata entro l’ultimo giorno del periodo di sospensione/riduzione richiesto.
Per data di presentazione  ,s’intende ,nel caso di inoltro telematico della domanda con bollo virtuale, compresi gli allegati, la data
in cui viene effettuato tale inoltro

In nono luogo ,si richiama l’attenzione      sul sottostante e rospetto relativo alla durata dell’indennita’ di mobilita’ negli anni 2014 e 2015:

ANNO 2014

 a) lavoratori che alla data di decorrenza del trattamento abbiano già beneficiato di mobilita’
 in deroga per almeno tre anni, anche non continuativi, per uu periodo temporale che, unitamente ai periodi già concessi per effetto di accordi stipulati prima della data di entrata in vigore del presente decreto, non superi complessivamente 5
mesi nell’anno 2014, non ulteriormente prorogabili;
b).  lavoratori che alla data di decorrenza del trattamento abbiano già beneficiato di
prestazioni di mobilità in deroga per un periodo inferiore a tre anni, il trattamento può essere concesso per
ulteriori 7 mesi, non ulteriormente prorogabili
. Per tali lavoratori il periodo di fruizione complessivo non può comunque eccedere il periodo massimo di 3
anni e 5 mesi
 – ANNO 2015 e fino al 31 dicembre 2016,
a)Il trattamento di mobilità in deroga non può
essere concesso ai lavoratori che alla data di decorrenza del trattamento hanno già
beneficiato di prestazioni di mobilità in deroga per almeno 3 anni, anche non continuativi.
b)Per i restanti lavoratori il trattamento può essere concesso per non più di 6 me
si, non ulteriormente prorogabili.
Per tali lavoratori il periodo di fruizione complessivo non può comunque eccedere il
limite massimo di 3 anni e 4 mesi;
  –DAL l 1° gennaio 2017 il trattamento di mobilità in deroga alla vigente normativa non può essere concesso

 

 Infine ,si ritiene pportuno rimarcare ,che nel comma 1 dell’art.6  si rinviee una disposizione che  deroga all’art.11 delle preleggi ,secondo cui “la legge non dispone che per l’avvenire :essa non a effetto retroattivo

  Tale principio, in quanto privo di rango costituzionale, può essere discrezionalmente derogato dal legislatore ordinario. Pertanto il legislatore può ritenere opportuno estendere gli effetti di una legge anche al passato (es.: aumenti di stipendio con decorrenza retrodatata); sono retroattive le leggi penali più favorevoli al reo (art.2  c.p.); sono retroattive le leggi di interpretazione autentica, ossia le leggi che il legislatore emana per chiarire il significato di norme preesistenti.Anche per i regolamenti   e per le fonti gerarchicamente subordinate alla legge, il principio di irretroattività ha valore tassativo ed inderogabile.

 Il comma sopra citato   del decreto interministeriale    all’inizio del periodo dichiara esplicitamente che le disposizione del decreto si applicano agli Accordi stipulati successivamente all’entrata in vigore del decreto,  poi aggiunge  che  in   deroga all’articolo 2, comma 1, primo periodo, le prestazioni di cassa integrazione di cui al medesimo articolo relative all’anno 2014 sono concesse ai lavoratori subordinati, con qualifica di operai, impiegati e quadri, ivi compresi gli apprendisti e i lavoratori somministrati, che sono in possesso di un’anzianità lavorativa, non gia’, come da regola generale ,di 11 mesi   presso l’impresa ,bensì    di almeno otto mesi alla data di inizio dei periodo di intervento di cassa integrazione guadagni in deroga,   infine afferma che la predetta anzianita’  va considerata anche  con riferimento ai trattamenti di integrazione salariale e di mobilità concessi precedentemente alla predetta data.

  Tale disposizione  ha bisogno di un intervento chiarificatore da parte dei competenti organi istituzionali ,non riuscendo a capire come  fosse    possibile prevedere  , in assenza del decreto, il requisito degli otto mesi di anzianità aziendale per essere beneficiari        della cigd    e della mobilita’ in deroga ,richieste   in data  antecedente  all’entrata in vigore del decreto interministeriale

Oltretutto ,preso atto  che il comma 6richiede   l’anzianità di otto mesi  non solo per la cigd ,ma anche per l’indennità di mobilita’ in deroga,se detta previsione  verra’    confermata      sia pure limitatamente al 2014 ,muterebbe l’anzianita’ minima aziendale  per  ottenere sia l’integrazione salariale  (da 90 giorni a 8 mesi), che l ‘indennita’ di    mobilita’ (da 12 mesi, di cui 6 di effettivo lavoro, a 8 mesi).

INPS:CIRCOLARE RELATIVA SGRAVI ASSUNZIONI ANNO 2012

10/08/2014

Come è noto, con i commi 134, 135 e 151 dell’art. 2 della legge n. 191 del 23 dicembre 2009, sono stati introdotti in via sperimentale nel nostro ordinamento una serie di benefici connessi all’assunzione di lavoratori disoccupati, che versino in situazioni particolari. In particolare:

A.  il comma 134, 1° periodo, ha previsto benefici per l’assunzione di lavoratori disoccupati che abbiano almeno 50 anni, titolari di indennità di disoccupazione non agricola con requisiti normali;

B.  il comma 134, 2° periodo, ha previsto benefici per la prosecuzione del rapporto di lavoro con dipendenti già in forza, che abbiano almeno 35 anni di anzianità contributiva, per i quali siano scaduti determinati benefici connessi alla condizione di disoccupato del lavoratore;

C.  il comma151 haprevisto benefici per l’assunzione a tempo pieno e indeterminato di lavoratori disoccupati di qualunque età, titolari di indennità di disoccupazione ordinaria o del trattamento speciale di disoccupazione edile.

 

Tali benefici, inizialmente previsti per l’anno 2010 e poi prorogati per il 2011, sono stati ulteriormente prorogati per il 2012 con l’articolo 33, comma 25, della legge 12 novembre 2011, n. 183 (allegato 1); con il Decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali n. 75866 del 2 settembre 2013, adottato di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze – pubblicato sulla Gazzetta ufficiale numero 25 del 31 gennaio 2014 (allegato 2) -, è stata data attuazione alla proroga per il 2012. I benefici non sono stati ulteriormente prorogati per il 2013.

 

La  sottorichiamata  circolare illustra le modalità operative per la fruizione dei benefici relativi al 2012; per quanto qui non specificato, si rinvia alla circolare numero 22 del 31 gennaio 2011

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Circolare n. 98 del 06-08-2014

PROGETTO MLPS GARANZIA GIOVANI:14° REPORT SETTIMANALE

10/08/2014
Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

Ufficio Stampa

 

Trend di crescita costante per il progetto Garanzia Giovani : sono 154.212 i giovani che si sono registrati, 29.497 sono stati già convocati dai servizi per il lavoro e 14.985 hanno già ricevuto il primo colloquio di orientamento; 8.234 le occasioni di lavoro, per un totale di posti disponibili pari a 11.825.

Le attività delle Regioni per implementare il progetto nel territorio

 I dati del 14° report settimanale

 

Il primo maggio 2014 è partita ufficialmente la Garanzia Giovani. Al 7 agosto 2014 si sono registrati a Garanzia Giovani 154.212 giovani: 88.588 lo hanno fatto attraverso il sito nazionale www.garanziagiovani.gov.it e 65.624 attraverso i portali regionali

 

Leggi il comunicato stampa dell’8 agosto 2014

 


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