GOVERNO: SOSTEGNO GIOVANI TALENTI

23/07/2015

Il Dipartimento della Gioventù e del Servizio civile nazionale, ai sensi della legge n. 241/1990, indice un Avviso pubblico per promuovere un piano di azioni tese a sostenere i talenti e l’innovazione sociale e tecnologica delle giovani generazioni, a valere sulle risorse del Fondo per le politiche giovanili, istituito con l’art. 19 del D.L. n. 223 del 4 luglio 2006, convertito con modificazioni nella legge 4 agosto 2006 n. 248.

L’Avviso intende promuovere e sostenere i talenti e la creatività con il finanziamento di iniziative che consentano ai giovani di valorizzare le loro esperienze e competenze anche nel campo dell’innovazione tecnologica.

L’Avviso è indirizzato ad enti e organizzazioni del Terzo settore, singoli o associati in ATS (Associazione Temporanea di Scopo)

La presentazione dei progetti avviene mediante una procedura informatizzata dettagliata nelle “Linee guida per la presentazione dei progetti” parte integrante del presente Avviso.

I progetti potranno essere presentati a partire dal 20 luglio 2015 e fino alle ore 18,00 del 21 settembre 2015.

I soggetti interessati possono inviare quesiti all’indirizzo gestioneavvisi@serviziocivile.it indicando nella voce “Oggetto” l’articolo o gli articoli dell’Avviso sui quali si richiedono chiarimenti.

Allegati

MLPS:DEFINIZIONE QUADRO OPERATIVO PER RICONOSCIMENTO AMBITO NAZIONALE QUALIFICAZIONI REGIONALI E RELATIVE C OMPETENZE

22/07/2015

Con il sotto precisato decreto del Mlps e del Miur  risulta  realizzata la definizione di un quadro operativo per il riconoscimento a livello nazionale delle qualificazioni regionali e delle relative   nell’ambito del Repertorio nazionale dei titoli di istruzione e formazione e delle qualificazioni professionali di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 16 gennaio 2013, n. 13 .

Pertanto ,a seguityo della standardizzazione dei dipòomi professionali ,le qualifiucazioni regionali diventano titolo che sono riconiosciuti  sul territorio nazionale e possono costituire titoli di ammissione a pubblici concorsi.

In pratica il provvedimento in questione fissa principi e norme operative circa il rilascio di titoli di qualificazioneda parte delle regioni e province autonome con validita’ in tutto il territorio italiano ad ogni effetto di legge.

Il provvedimento risulta  pubblicato nella G.U. 20 luglio 2015, n. 166.

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MINISTERO LAVORO – Decreto ministeriale 30 giugno 2015

CASSAZIONE: LEGITTIMO CUMULO TRA SANZIONE CIVILE E REATO OMESSO VERSAMENTO RITENUTE PREVIDENZIALI

22/07/2015

Nei termini di cui al titolo si e’ espressa la Corte Suprema con la sottostante sentenza

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CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 20 luglio 2015, n. 31378

CONFPROFESSIONI:ESAME RINNOVO CCNL STUDI PROFESSIONALI

22/07/2015

Il sito ConfprofessioniLavoro ha pubblicato, sul proprio sito internet, il CCNL per i dipendenti degli Studi Professionali diviso per argomento.

Vai alla pagina Ccnl Studi Professionali web

CASSAZIONE:SPETTANO DIFFERENZE RETRIBUTIVE PER SVOLGIMENTO FUNZIONI DIRIGENTE

22/07/2015

La sentenza sott0 evidenziata concerne il ricorso dell’Inps ,avverso  la decisione del giudice di primo grado  , confermata dalla Corte di Appello ,di riconoscimento dello svolgimento delle funzioni dirigenziali da parte di dipendente  con relativa spettanza delle differenze salariali.

La Suprema Corte ha respinto il ricorso in questione affermando che   le argomentazioni svolte dall’lnps, contestative della giuridica fondatezza delle pretese azionate, non sono idonee a contrastare le ragioni, fondate sull’intervenuto giudicato esterno, su sui si basa la sentenza impugnata ,dichiarando l’inaccoglibilità del gravame .

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CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 17 luglio 2015, n. 15085

 

AUMENTANO FONDI STATALI PER CENTRI IMPIEGO

22/07/2015
Il personale  dei Centri per l’impiego , come  è noto , non è più
attinente ad una funzione fondamentale delle Province, ma  ancora grava impropriamente sui bilanci di questi enti.
Tale personale, come da specifica indicazione contenuta nella circolare interministeriale DFP eAffari Regionali n. 1/2015, è stato infatti estratto dalla dotazione organica di Province e Città metropolitane,
ma allo stesso tempo non è stato trasferito nei ruoli né delle Regioni né dello Stato.
Peraltro, e’ noto che ,nel corpo del decreto legge n.78/2015 riguardante  gli enti locali ,l’art.15 ,facendo riferimento ai predetti Centri Impiego, recita quanto segue:
Art. 15-Servizi per l’impiego
1. Allo scopo di garantire livelli essenziali di pr
estazioni in materia di servizi e politiche attive
del lavoro, il Ministero del lavoro e delle politiche
 sociali, le regioni e le province autonome,
definiscono, con accordo in Conferenza unificata, u
n piano di rafforzamento dei servizi per
l’impiego ai fini dell’erogazione delle politiche attive
  mediante l’utilizzo coordinato di fondi
nazionali e regionali, nonché dei programmi operati
vi cofinanziati dal Fondo Sociale Europeo
e di quelli cofinanziati con fondi nazionali negli
ambiti di intervento del Fondo Sociale
Europeo, nel rispetto dei regolamenti dell’Unione e
uropea in materia di fondi strutturali.
2. Allo scopo di garantire i medesimi livelli essen
ziali attraverso meccanismi coordinati di
gestione amministrativa, il Ministero del lavoro e
delle politiche sociali stipula, con ogni
regione e con le province autonome di Trento e Bolz
ano, una convenzione finalizzata a
regolare i relativi rapporti ed obblighi in relazio
ne alla gestione dei servizi per l’impiego e delle
politiche attive del lavoro nel territorio della re
gione o provincia autonoma.
3. Nell’ambito delle convenzioni di cui al comma 2
stipulate con le regioni a statuto ordinario,
le parti possono prevedere la possibilità di
ipazione del Ministero agli oneri di
funzionamento dei servizi per l’impiego per gli ann
i 2015 e 2016, nei limiti di 70 milioni di
euro annui, ed in misura proporzionale al numero di
lavoratori dipendenti a tempo
indeterminato direttamente impiegati in compiti di
erogazione di servizi per l’impiego.
4. Subordinatamente alla stipula delle convenzioni
di cui al comma 2 e nei limiti temporali e di
spesa stabiliti dalle medesime, il Ministero del la
voro e delle politiche sociali è autorizzato ad
utilizzare una somma non superiore a 70 milioni di
euro annui, a carico del fondo di rotazione
di cui all’
articolo 9 del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148
, convertito, con modificazioni, dalla
legge 19 luglio 1993, n. 236
, per le finalità di cui al comma 3.
5.Entro trenta giorni dall’entrata in vigore del p
resente decreto, in deroga a quanto previsto dal
comma 4 ed esclusivamente per l’anno 2015, il Minis
tero del lavoro e delle politiche sociali
provvede, su richiesta di ciascuna regione a statut
o ordinario e in via di mera anticipazione
rispetto a quanto erogabile a seguito della stipula
della convenzione di cui al comma 2,
all’assegnazione a ciascuna regione della relativa
quota annua, a valere sul Fondo di rotazione
di cui al comma 4. Laddove con la medesima regione
destinataria dell’anticipazione non si
addivenga alla stipula della convenzione entro il 3
0 settembre 2015, è operata una riduzione di
importo corrispondente alla erogazione effettuata a
valere sui trasferimenti statali a qualsiasi
titolo disposti in favore della regione stessa. Le
predette risorse sono riassegnate al Fondo di
rotazione di cui al primo periodo del presente comma
Il decreto legge in parola  attualmente si trova all’esame del Senato per la conversione in legge ,  da dove ,dopo la decisione della  Conferenza Stato-Citta’ di proroga  al 30 settembre per le province e le citta’ metropolitane dell’approvazione del bilancio ,arriva  la notizia dell’approvazione di un emendamento riguardante  proprio l’articolo 15 ,comma 3,del decreto legge da convertire  ,che dispone l’aumento da 50 a 70 milioni di euro annui  la compartecipazione alle spese delpersonale che lo stato intende concedere alle regioni,in misura proporzionale al numero di lavoratori dipendenti a tempo indeterminato  direttamente impiegati in compiti di erogazione dei servi per l’impiego.
Occorre in ogni caso sottolineare che in base allo schema di decreto legvo riguardante l’istituzione della Agenzia nazionale politiche attive del lavoro,i dipendenti provinciali non confluiranno nel nuovo organismo ,mentre lo sche di decreto sulla mobilita’  predisposta dal Dipartimento della Funzione Pubblica  esclude gli addetti ai servizi per l’impiego  dalla sua applicazione
Questo porta a ritenere che le Province dovranno continuare a gestire detti servizi ancora per mesi ,con il personale ed i relativo costi,mentre lo stato e le regioni non concorrono a sostenerli, non tenendo conto che alla fine del 2016 i 7.500 unita provinciali rischiano di essere  posti in disponibilita’

SENTENZA CASSAZIONE RELATIVA TRASFORMAZIONE RAPPORTO A TERMINE CON INTERVALLI LAVORATI E NON LAVORATI

21/07/2015

Si richiama l’attenzione sulla sottostante sentenza della Corte Suprema relativa alla trasformazione a tempo indeterminato di un rappporto a termine ,caratterizzato da intervalli lavorati e non lavorati  in    cui si afferma:

“Il problema oggetto della presente controversia deriva dal fatto che il datore di lavoro ha stipulato con il lavoratore non un unico contratto a termine, ma una serie di contratti a termine. Il legislatore non ha espressamente considerato questo caso, ma l’interpretazione logico sistematica della norma impone di ritenere che, se è estraneo al risarcimento il periodo del primo contratto a termine, lo saranno anche i periodi lavorati in successivi contratti a tempo determinato.

Sarebbe assurdo affermare che per questi periodi la retribuzione non spetti e sia assorbita nella indennità, ma è parimenti contrario alla logica della norma ritenere che questi periodi di lavoro è come se non fossero stati effettuati e non rilevino ai fini dell’anzianità di servizio e delle sue implicazioni economiche. Questi periodi non possono non avere lo stesso trattamento giuridico del periodo di lavoro per il primo contratto a termine in quanto, al pari del primo, sono estranei al danno determinato dal non lavoro, quindi estranei alla indennità prevista dal legislatore per risarcire le conseguenze retributive e contributive di quel pregiudizio. Il risarcimento riguarderà solo i periodi di “non lavoro”. Solo per questi periodi vi è un danno da risarcire e un pregiudizio da ristorare.

Pertanto l’indennità prevista dall’art. 32, risarcisce il danno subito per il mancato lavoro e lo risarcisce in tutte le sue conseguenze retributive e contributive, in tal senso è onnicomprensiva. Mentre noti riguarda il periodo (in caso di un unico contratto a termine) o i periodi di lavoro (in caso di più contratti a termine). I diritti relativi a questi periodi non possono essere intaccati e inglobati nell’indennizzo forfetizzato del danno causato dal non lavoro. Per questi periodi non vi è niente da risarcire ed il risarcimento mediante indennizzo non può, in una sorta di eterogenesi dei fini, risolversi nella contrazione di diritti legati da un rapporto di corrispettività con la prestazione lavorativa effettuata

Il problema oggetto della presente controversia deriva dal fatto che il datore di lavoro ha stipulato con il lavoratore non un unico contratto a termine, ma una serie di contratti a termine. Il legislatore non ha espressamente considerato questo caso, ma l’interpretazione logico sistematica della norma impone di ritenere che, se è estraneo al risarcimento il periodo del primo contratto a termine, lo saranno anche i periodi lavorati in successivi contratti a tempo determinato.

Sarebbe assurdo affermare che per questi periodi la retribuzione non spetti e sia assorbita nella indennità, ma è parimenti contrario alla logica della norma ritenere che questi periodi di lavoro è come se non fossero stati effettuati e non rilevino ai fini dell’anzianità di servizio e delle sue implicazioni economiche. Questi periodi non possono non avere lo stesso trattamento giuridico del periodo di lavoro per il primo contratto a termine in quanto, al pari del primo, sono estranei al danno determinato dal non lavoro, quindi estranei alla indennità prevista dal legislatore per risarcire le conseguenze retributive e contributive di quel pregiudizio. Il risarcimento riguarderà solo i periodi di “non lavoro”. Solo per questi periodi vi è un danno da risarcire e un pregiudizio da ristorare.

Pertanto l’indennità prevista dall’art. 32   risarcisce il danno subito per il mancato lavoro e lo risarcisce in tutte le sue conseguenze retributive e contributive, in tal senso è onnicomprensiva. Mentre noti riguarda il periodo (in caso di un unico contratto a termine) o i periodi di lavoro (in caso di più contratti a termine). I diritti relativi a questi periodi non possono essere intaccati e inglobati nell’indennizzo forfetizzato del danno causato dal non lavoro. Per questi periodi non vi è niente da risarcire ed il risarcimento mediante indennizzo non può, in una sorta di eterogenesi dei fini, risolversi nella contrazione di diritti legati da un rapporto di corrispettività con la prestazione lavorativa effettuata”

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CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 16 luglio 2015, n. 14899

ESAME DISPOSIZIONI BOZZA DECRETO LEGISLAIVO IOB ACTS RIGUARDANTE RAZIONALIZZAZIONE E SEMPLIFICAZIONE IN MATERIA DI SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO

21/07/2015

Si premette che le disposizioni di cui al titolo sono previste dagli artt 20 e 21 del provvedimento in esame , che concernono rispettivamente le “Modificazioni al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81″ e le ” Semplificazioni in materia di adempimenti formali concernenti gli infortuni sullavoro e le malattie professionali,i cui aspetti vengono di seguito precisati.

 

Le disposizioni di cui all’articolo 20 ,che   ,recano modifiche al decreto legislativo n. 81/2008 (TU in materia di salute e sicurezza sul lavoro) al fine di semplificare e razionalizzare la materia , sono il risultato dell’iniziativa istituzionale e dell’analisi critica ,delle osservazioni ed idee delle Parti sociali.

 

In particolare: il comma 1, lett. a) modifica l’articolo 3 del TU. Si prevede (comma 8) che in caso di lavoratori che prestano lavoro accessorio in favore di committenti che non siano imprenditori o professionisti si applichino le disposizioni di cui all’articolo 21 in materia di sicurezza per i lavoratori autonomi. Si riformula (comma 12 bis), inoltre, la norma che prevede l’applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 21 ai volontari, ricomprendendovi i volontari delle associazioni religiose e i volontari accolti nell’ambito dei programmi internazionali di educazione non formale.

 

Il comma 1, lett. b) modifica l’articolo 5 del TU relativo al Comitato per l’indirizzo e la valutazione delle politiche attive e per il coordinamento nazionale delle attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro. ,prevedendo una revisione nella composizione del Comitato, al fine di semplificare e snellire le procedure di designazione dei membri, consentendo l’ individuazione automatica dei componenti istituzionali per funzione e non in virtù di designazione nominativa individuale, eliminando così possibili ritardi ed interruzioni per l’attività deliberativa del Comitato nei casi di trasferimento ad altro incarico, pensionamento o altro.

 

Il comma 1, lett. c) modifica l’articolo 6 del TU relativo alla Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro. Tale norma disciplina la composizione, la procedura di ricostituzione, le modalità di funzionamento e i compiti della Commissione medesima. Tuttavia, sin dal suo insediamento, il predetto organismo ha dimostrato di non riuscire, a causa della sua composizione pletorica, ad assicurare il raggiungimento delle finalità per le quali è stata costituita. Pertanto, è stata prevista una riduzione dei suoi componenti, una nuova procedura di ricostituzione ed un aggiornamento delle funzioni ad essa istituzionalmente ad essa attribuite.

 

Il comma 1, lett. d) modifica l’articolo 12 del TU. , prevedendo che i quesiti di ordine generale sull’applicazione della normativa in materia di salute e sicurezza del lavoro possano essere presentati alla Commissione per gli interpelli anche dalle Regioni e dalle Province autonome.

 

Il comma 1, lett. e) modifica l’articolo 28 del TU. e stabilisce che ai fini della valutazione dei rischi, l’Inail, anche in collaborazione con le aziende sanitarie locali per il tramite del Coordinamento Tecnico delle Regioni e i soggetti di cui all’articolo 2, comma 2, lettera e), con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.rende disponibili al datore di lavoro strumenti tecnici e specialistici per la riduzione dei livelli di rischio.

 

iI comma 1, lett. f) modifica l’articolo 29 del TU. ,essendosi ritenuto opportuno introdurre una modifica al comma 5, al fine di prevedere che vengano individuati e/o elaborati strumenti di supporto alla valutazione dei rischi – compresi gli strumenti informatizzati, sulla base del prototipo O.I.R.A. – da adottarsi con decreto ministeriale. Ciò al fine di agevolare il datore di lavoro nella valutazione dei rischi presenti in azienda e nella conseguente predisposizione del documento di valutazione dei rischi.

 

Il comma 1, lett. g) modifica l’articolo 34 del TU. ,prevedendo che lo svolgimento diretto da parte del datore di lavoro dei compiti di primo soccorso, nonché di prevenzione degli incendi e di evacuazione, viene consentita anche nelle imprese o unità produttive che superano i cinque lavoratori. La formazione specifica per svolgere tali compiti viene comunque assicurata al comma 2-bis.

Il comma 1, lett. h) modifica l’articolo 41 del TU in materia di sorveglianza sanitaria ,attraverso l’abrogazione del comma 2, lettera e-bis), atteso che è già prevista nel T.U. una visita medica preventiva intesa a constatare l’assenza di controindicazioni ad una specifica mansione.

Il comma 1, lett. i) modifica l’articolo 53 del TU cpon la la soppressione del riferimento al registro infortuni. La disposizione in esame è da leggersi in coordinamento con quanto previsto all’articolo 20, comma 4, del presente provvedimento, che abolisce l’obbligo di tenuta del registro infortuni a decorrere dal novantesimo giorno successivo all’entrata in vigore del medesimo.

 

Il comma 1, lett. 1) modifica l’articolo 55 del TU. ,nel senso che la prima modifica garantisce omogeneità di comportamenti da parte degli organi di vigilanza su aspetti sanzionatori non interpretati in maniera omogenea. Il contravventore che con una sola azione od omissione commette più violazioni della medesima disposizione di legge, per potere essere punito con la pena prevista per la violazione più grave, aumentata al massimo fino al triplo, deve proseguire l’iter giudiziario. La modifica prevede una sanzione progressiva in relazione al numero di lavoratori coinvolti, infatti in caso di violazione delle disposizioni relative alla sorveglianza sanitaria, previste dall’articolo 18, comma 1, lettera g), e quelle relative alla formazione previste dall’articolo 37, se la violazione si riferisce a più di cinque lavoratori gli importi della sanzione sono raddoppiati, se la violazione si riferisce a più di dieci lavoratori gli importi della sanzione sono triplicati.

La seconda modifica prevede che in caso di violazione di più disposizioni inerenti la valutazione dei rischi, contenute nei titoli diversi dal Titolo I, l’importo derivante dall’applicazione di più sanzioni non può superare l’importo di cui al comma 1 che è l’importo per la violazione più grave in materia di valutazione dei rischi.

 

Il comma 1, lett. m) modifica l’articolo 69 del TU. ,ossia stabilisce che ai fini della definizione di “operatore” incaricato dell’uso di una attrezzatura di lavoro si introduce il riferimento al datore di lavoro che ne fa uso. Tale modifica trova fondamento nella necessità di colmare una lacuna legislativa già superata dall’interpretazione comune dello spirito sotteso al T.U. continuamente oggetto di richiesta di pareri.

 

Il comma 1, lett. n) inserisce un nuovo articolo 73 bis al TU in tema di generatori di vapore, al fine di legittimare ancora oggi l’attività di conduzione di generatori di vapore ed il rilascio delle relative abilitazioni, essendosi verificato in materia un vuoto normativo.

 

Il comma 1, lett. o) modifica l’articolo 87 del TU. e di corregge alcune disposizioni sanzionatorie.

 

Il comma 1, lett. p) modifica l’articolo 88 del TU. disponendo che le disposizioni del TU relative alle misure di sicurezza nei cantieri temporanei e mobili non si applicano ai lavori relativi a impianti elettrici, reti informatiche, gas, acqua, condizionamento e riscaldamento purché questi non comportino lavori edili o di ingegneria civile di cui all’allegato X del predetto decreto. La modifica è volta ad evitare una procedura di infrazione.

 

Il comma 1, lett. q) modifica l’articolo 98 del TU. prevedendo un semplificazione in materia di formazione dei coordinatori. Al momento la formazione dei coordinatori è l’unica non demandata agli accordi Stato-Regioni.

 

Il comma 1, lett. r) modifica l’articolo 302 bis del TU. ,perche’ si prevede una riformulazione dell’articolo al fine di consentire un più agevole utilizzo del potere di disposizione.

 

Il comma 1, lett. s) modifica l’allegato IV del TU. facendo obbligo di dotarsi di uno o più ambienti da utilizzare per la consumazione dei pasti solo qualora non sia istituito un servizio mensa o un servizio sostitutivo di mensa (quale ad esempio il buono pasto da utilizzare in un esercizio convenzionato in prossimità del luogo di lavoro).

Il comma 2 introduce una disposizione transitoria, al fine di salvaguardare l’operatività degli organismi di cui agli articoli 5 e 6 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 (Comitato per l’indirizzo e la valutazione delle politiche attive e per il coordinamento nazionale delle attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro e Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro), la cui composizione è stata modificata dalle lettere b) e c) del comma 1, già costituiti alla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo. Essi continuano ad operare nell’attuale composizione fino alla loro naturale scadenza.

 

A sua volta ,l’articolo 21 reca varie semplificazioni in materia di adempimenti formali concernenti gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, al fine di ridurre gli oneri amministrativi per i datori di lavoro. A tal fine, vengono apportate alcune modifiche al D.P.R. n. 1124 del 1965 (Testo unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali).

 

Nello specifico, la disposizione di cui al comma 1, lettera a), è volta a modificare l’art. 28 del D.P.R. n. 1124 del 1965. Tale articolo prevede, attualmente, l’obbligo per l’INAIL di comunicare al datore di lavoro gli elementi necessari per il calcolo del premio di regolazione e di rata e di eventuali contributi associativi. Tale comunicazione deve essere effettuata entro il 31 dicembre dell’anno precedente a quello di scadenza del pagamento del premio di autoliquidazione. Ciò posto, la modifica all’articolo 28 è finalizzata a velocizzare e migliorare il processo di acquisizione delle informazioni necessarie per il calcolo del premio assicurativo, evitando i ritardi e le disfunzioni dovute all’utilizzo dei canali di trasmissione tradizionali, anche in considerazione dell’utilizzo esclusivo del canale telematico da parte delle aziende. Le predette informazioni, pertanto, in base alla modifica normativa, saranno più agevolmente e direttamente usufruibili, da parte del datore di lavoro, tramite il portale dell’INAIL, attraverso la realizzazione di un apposito servizio. Si ritiene, inoltre, che la modifica normativa comporti dei riflessi positivi sui tempi ed i costi della spedizione.

 

Le disposizioni di cui al comma 1, lettera b), modificano l’art. 53 del D.P.R. n. 1124 del 1965, il quale disciplina la denuncia di infortunio o delle malattie professionali che il datore di lavoro è tenuto ad effettuare all’INAIL.

Attualmente è previsto a carico del datore di lavoro, quando effettua la denuncia di infortunio o di malattia professionale per via telematica, l‘obbligo di inviare all’INAIL il certificato medico qualora l’Istituto non lo abbia già ricevuto dall’infortunato o dal medico certificatore. Ciò posto, le modifiche all’art. 53 citato sono volte a prevedere che il medico certìficatore provveda alla trasmissione del certificato di infortunio e di malattia professionale esclusivamente per via telematica, direttamente o per il tramite della struttura sanitaria competente al rilascio, con conseguente esonero per il datore di lavoro. In tal modo viene attuata una razionalizzazione e omogeneizzazione degli adempimenti posti a carico dei datori di lavoro e dei medici certificatoli in materia di invio delle certificazioni allTstituto.

Viene previsto, altresì, che la trasmissione del certificato di infortunio e di malattia professionale avvengano utilizzando i servizi telematici messi a disposizione dallTstituto assicuratore.

Viene precisato, infine, che i dati delle certificazioni, utili ai fini della denuncia di infortunio e di malattia professionale, sono resi disponibili telematicamente dall’Istituto ai soggetti obbligati a effettuare la denuncia stessa.

 

La disposizione di cui al comma 1, lettera c), modificando l’art. 54 del D.P.R. n. 1124 del 1965, pone a carico dell’INAIL, esonerando il datore di lavoro, l’obbligo di trasmissione all’autorità di pubblica sicurezza delle informazioni relative alle denunce di infortunio e stabilisce, altresì, che tale obbligo è relativo agli infortuni mortali o con prognosi superiore a trenta giorni (attualmente, invece, il datore di lavoro deve comunicare alla predetta autorità ogni infortunio sul lavoro che abbia per conseguenza la morte o l’inabilità al lavoro per più di tre giorni). Nello specifico, viene previsto che l’INAIL metta a disposizione dell’autorità di pubblica sicurezza, mediante la cooperazione applicativa di cui all’art. 72, comma 1, lettera e), del d.lgs. n. 82 del 2005, i dati relativi alle predette denunce.

La disposizione di cui al comma 1, lettera d), modificando l’art. 56 del D.P.R. n. 1124 del 1965, prevede che l’Istituto metta a disposizione mediante la cooperazione applicativa di cui all’articolo 72, comma 1, lettera e), del d.lgs. n. 82 del 2005, i dati relativi alle denunce degli infortuni mortali o con prognosi superiore a trenta giorni, al fine di consentire alle direzioni territoriali del lavoro o ai corrispondenti uffici della regione siciliana e delle province autonome di Trento e Bolzano di poter procedere alle inchieste sugli infortuni previste dal medesimo articolo 56.

 

La disposizione di cui al comma 1, lettera e), modifica l’art. 238 del D.P.R. n. 1124 del 1965, il quale disciplina per l’agricoltura la fattispecie del certificato medico che vale anche come denuncia di infortunio, nel caso in cui sia redatto dal medico che presti la prima assistenza ad un infortunato. Le modifiche sono volte a introdurre, anche in questa fattispecie, l’obbligo in capo al medico di trasmettere il certificato medico di infortunio per via telematica all’INAIL, direttamente o per il tramite della struttura sanitaria competente al rilascio.

 

La disposizione di cui al comma 1, lettera f), modifica l’art. 251 del D.P.R. n. 1124 del 1965, il quale disciplina per l’agricoltura la fattispecie del certificato medico che vale anche come denuncia di malattia professionale, nel caso in cui sia redatto dal medico che abbia prestato assistenza ad un lavoratore affetto da malattia ritenuta professionale. Anche in questa fattispecie, viene introdotto l’obbligo in capo al medico di trasmettere il certificato medico di malattia professionale per via telematica all’INAIL, direttamente o per il tramite della struttura sanitaria competente al rilascio. Ed infatti, l’art. 251 citato prevede che il medico trasmetta il certificato di malattia professionale all’INAIL con le modalità previste dall’art. 238, articolo che, come si è detto, viene modificato dalla disposizione di cui al comma 1, lettera e), dell’art. 21 del presente decreto.

 

La disposizione di cui al comma 2 prevede che le modifiche sopra indicate, apportate dal comma 1, lettere b), c), d), e) ed f), dell’articolo in esame al D.P.R. n. 1124 del 1965, abbiano efficacia a decorrere dal centottantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo e che, contestualmente, siano abrogati i commi 6 e 7 dell’articolo 32 del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98.

 

La disposizione di cui al comma 3 prevede, in chiave di semplificazione, che a decorrere dal centottantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, con la trasmissione per via telematica del certificato di malattia professionale, ai sensi degli articoli 53 e 251 del D.P.R. n. 1124 del 1965 – come modificati dal medesimo decreto legislativo – si intende assolto, per le malattie professionali indicate nell’elenco di cui all’articolo 139 del citato D.P.R., l’obbligo di trasmissione della denuncia di cui al medesimo articolo 139 ai fini dell’alimentazione del Registro Nazionale delle malattie causate dal lavoro ovvero ad esso correlate, di cui all’articolo 10, comma 5, del decreto legislativo n. 38 del 2000.

 

La disposizione di cui al comma 4 stabilisce che, a decorrere dal novantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, è abolito l’obbligo di tenuta del registro infortuni previsto dall’articolo 403 del D.P.R. n. 547 del 1955.

A tale riguardo, si specifica che tutte le informazioni contenute nel registro infortuni, nella sua attuale configurazione, possono essere acquisite dagli organi preposti all’attività di vigilanza tramite la relativa profilazione e il conseguente accesso alle banche dati messe a disposizione dall’INAIL, con particolare riferimento ai “Flussi informativi per la prevenzione”.

Il predetto applicativo, frutto del Protocollo d’Intesa stipulato nel 2002, e successivamente rinnovato, tra Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Ministero della salute, INAIL, ex ISPESL, ex IPSEMA, Regioni e Province Autonome, costituisce, nella sua più recente evoluzione, uno strumento gestionale essenzialmente alimentato dalle banche dati dell’Istituto, divenuto nel tempo base informativa per i Piani sanitari nazionali e per la definizione e la gestione dei Piani regionali per la prevenzione.

Con l’introduzione della disposizione in argomento verrebbe pertanto anticipata la soppressione dell’obbligo di tenuta del registro infortuni, già stabilita dall’articolo 53, comma 6, del d.lgs. n. 81 del 2008 e connessa, nelle intenzioni del legislatore, alla emanazione del nuovo decreto interministeriale di cui all’articolo 8, comma 4, del citato d.lgs. n. 81 del 2008, istitutivo del Sistema informativo nazionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro (SINP).

 

La disposizione di cui al comma 5 reca la clausola di invarianza finanziaria dell’articolo in esame, stabilendo che agli adempimenti derivanti dal medesimo articolo le amministrazioni competenti provvedono con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

CASSAZIONE: ANNULLATO LICENZIAMENTO GIUSTA CAUSA PER APPROPRIAZIONE E CONSUMO PRODOTTI ALIMENTARI SUL POSTO DI LAVORO

21/07/2015

La Corte Suprema con la sentenza sotto precisata ha accolto il ricorso per il licenziamento di cui al titolo,dichiarandolo illegittimo per mancanza dell’asserita giusta causa da parte aziendale ,rimarcando in particolare che la gravata pronuncia ha accertato la particolare tenuità del danno, trattandosi di beni di scarso valore commerciale (secondo quel che si legge in sentenza, un succo di frutta, quattro merendine, una bevanda in bottiglia, due spremute di frutta e una vaschetta di gelato, il tutto ripartito fra i cinque lavoratori) e consumati sullo stesso luogo di lavoro senza ricorrere a loro occultamento o ad altre precauzioni sintomatiche della consapevolezza dell’illiceità della condotta.

Né nella motivazione della gravata pronuncia si ravvisa la contraddizione denunciata in ricorso, che risiederebbe nell’avere la Corte territoriale da un lato svalutato l’elemento soggettivo delle condotte considerata la disinvoltura delle appropriazioni, dall’altro omesso di considerare che proprio tale disinvoltura nel consumare prodotti alimentari dimostrerebbe, invece, la gravità delle condotte medesime: si tratta, infatti, solo di un diverso profilo sotto il quale le condotte possono esaminarsi e che può teoricamente essere sintomatico tanto dell’ingenuità di chi ritenga di non fare nulla di male nel consumare una merendina, quanto di un abituale atteggiamento di noncuranza verso la conservazione dei beni aziendali.”

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CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 17 luglio 2015, n. 15058

INPS.INDICAZIONI OPERATIVE SU MODIFICHE LEGISLATIVE UTILIZZO CONGEDO PARENTALE

21/07/2015

Con la circolare sottostante ,l’Inps ha fornito istruzioni per l’applicazione delle nuove disposizioni introdotte nel dec.legvo n.151/01 dal decreto n.80/15 . per l’attuazione  della legge n.183/14  circa l’armonizzazione dei tempi di lavoro e di vita ,in materia di congedo parentale con l’elevazione dei limiti temporali di fruibilità del congedo parentale da 8 a 12 anni ed elevazione dei limiti temporali di indennizzo a prescindere dalle condizioni di reddito da 3 a 6 anni.

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INPS – Circolare 17 luglio 2015, n. 139