TERMINE PRESENTAZIONE DOMANDE PENSIONE LAVORI USURANTI 2014

20/02/2014

Si segnala  il  Messaggio sotto riportato con cui l’Inps fornisce istruzioni  per la presentazione domande di riconoscimento dello svolgimento di lavori particolarmente faticosi e pesanti entro il 1° marzo 2014 per i lavoratori che maturano i requisiti agevolati per l’accesso al trattamento pensionistico dal 1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2014 ,a norma del Decreto legislativo n. 67 del 2011, come modificato dalla legge n. 214 del 2011.

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Messaggio 19 febbraio 2014, n. 2668

1. Premessa

Con messaggio n. 876 del 15 gennaio 2013 e con messaggio n. 21266 del 27 dicembre 2012 per gli iscritti alla Gestione Pubblica sono state fornite indicazioni per la presentazione delle domande, entro il 1° marzo 2013, di riconoscimento dello svolgimento di lavori particolarmente faticosi e pesanti, di cui al decreto legislativo n. 67 del 2011, come modificato dalla legge n. 214 del 2011, per i lavoratori che hanno maturato i requisiti agevolati per l’accesso al trattamento pensionistico dal 1° gennaio 2013 al 31 dicembre 2013.

Di seguito, si forniscono istruzioni per la presentazione, entro il 1° marzo 2014, delle domande di riconoscimento dello svolgimento di lavori particolarmente faticosi e pesanti, con riferimento ai soggetti che perfezionano i prescritti requisiti nell’anno 2014.

Come precisato nei precedenti messaggi diramati sulla materia, la domanda intesa ad ottenere il riconoscimento dello svolgimento di lavori particolarmente faticosi e pesanti può essere presentata anche da lavoratori dipendenti che hanno svolto detti lavori e che raggiungono il diritto alla pensione di anzianità con il cumulo della contribuzione versata in una delle Gestioni Speciali dei lavoratori autonomi secondo le regole previste per dette Gestioni Speciali.

2. Beneficio

2.1 Lavoratori impegnati in mansioni particolarmente usuranti.

Lavoratori addetti alla cosiddetta “linea catena”; conducenti di veicoli adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo.

Le categorie di lavoratori destinatari del beneficio in parola, che maturano i requisiti nel 2014, possono conseguire il trattamento pensionistico ove in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 35 anni e, se lavoratori dipendenti, di un’età minima di 61 anni e 3 mesi, fermo restando il raggiungimento di quota 97,3, se lavoratori autonomi, di un’età minima di 62 anni e 3 mesi, fermo restando il raggiungimento di quota 98,3, così come riassunto nella tabella che segue.

PERIODO DI MATURAZIONE DEI REQUISITI dal 01.01.2014 al 31.12.2014

LAVORATORI DIPENDENTI

LAVORATORI AUTONOMI

Anzianità contributiva

Requisito anagrafico

Quota (somma età e anzianità contributiva)

Anzianità contributiva

Requisito anagrafico

Quota (somma età e anzianità contributiva)

almeno 35 anni

minimo 61 e 3 mesi*

97,3*

almeno 35 anni

minimo 62 e 3 mesi*

98,3*

* Requisiti adeguati all’incremento della speranza di vita per effetto del decreto interministeriale 6 dicembre 2011, in attuazione dell’articolo 12 della legge n. 122 del 2010 e s.m.i. (v. in proposito anche MSG. 20600 del 13.12.2012 – punto 3.2).

2.2 Lavoratori notturni

2.2.1 Lavoratori a turni

1) OCCUPATI PER UN NUMERO DI GIORNI LAVORATIVI PARI O SUPERIORE A 78 ALL’ANNO

Per detta categoria di lavoratori sono richiesti i requisiti generali previsti per i lavoratori impegnati in mansioni particolarmente faticose e pesanti, di cui al punto 2.1.

2) OCCUPATI PER UN NUMERO DI GIORNI LAVORATIVI DA 64 A 71 ALL’ANNO

I lavoratori appartenenti a tale categoria, che maturano i requisiti nel 2014, possono conseguire il trattamento pensionistico ove in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 35 anni e, se lavoratori dipendenti, di un’età minima di 63 anni e 3 mesi, fermo restando il raggiungimento di quota 99,3, se lavoratori autonomi, di un’età minima di 64 anni e 3 mesi, fermo restando il raggiungimento di quota 100,3, così come riassunto nella tabella che segue.

PERIODO DI MATURAZIONE DEI REQUISITI dal 01.01.2014 al 31.12.2014

LAVORATORI DIPENDENTI

LAVORATORI AUTONOMI

Anzianità contributiva

Requisito anagrafico

Quota (somma età e anzianità contributiva)

Anzianità contributiva

Requisito anagrafico

Quota (somma età e anzianità contributiva)

almeno 35 anni

minimo 63 e 3 mesi*

99,3*

almeno 35 anni

minimo 64 e 3 mesi*

100,3*

* Requisiti adeguati all’incremento della speranza di vita per effetto del decreto interministeriale 6 dicembre 2011, in attuazione dell’articolo 12 della legge n. 122 del 2010 e s.m.i. (V. in proposito anche MSG. n. 20600 del 13.12.2012 – punto 3.2).

3) OCCUPATI PER UN NUMERO DI GIORNI LAVORATIVI DA 72 A 77 ALL’ANNO I lavoratori appartenenti a tale categoria, che maturano i requisiti nel 2014, possono conseguire il trattamento pensionistico ove in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 35 anni e, se lavoratori dipendenti, di un’età minima di 62 anni e 3 mesi, fermo restando il raggiungimento di quota 98,3, se lavoratori autonomi, di un’età minima di 63 anni e 3 mesi, fermo restando il raggiungimento di quota 99,3, così come riassunto nella tabella che segue.

PERIODO DI MATURAZIONE DEI REQUISITI dal 01.01.2014 al 31.12.2014

LAVORATORI DIPENDENTI

LAVORATORI AUTONOMI

Anzianità contributiva

Requisito anagrafico

Quota (somma età e anzianità contributiva)

Anzianità contributiva

Requisito anagrafico

Quota (somma età e anzianità contributiva)

almeno 35 anni

minimo 62 e 3 mesi*

98,3*

almeno 35 anni

minimo 63 e 3 mesi*

99,3*

* Requisiti adeguati all’incremento della speranza di vita per effetto del decreto interministeriale 6 dicembre 2011, in attuazione dell’articolo 12 della legge n. 122 del 2010 e s.m.i. (V. in proposito anche MSG. 20600 del 13.12.2012 – punto 3.2).

2.2.2 Lavoratori notturni che prestano attività per periodi di durata pari all’intero anno lavorativo Per tale tipologia di lavoratori sono richiesti i requisiti generali previsti per i lavoratori impegnati in mansioni particolarmente faticose e pesanti, di cui al punto 2.1.

2.2.3 Precisazioni relative ai lavoratori notturni

Il comma 7 dell’articolo 1 del decreto legislativo n. 67 del 2011 prevede che, per i lavoratori che prestano attività per un numero di giorni lavorativi all’anno sia da 64 a 71, sia da 72 a 77, si applica il beneficio previsto per l’attività svolta per il periodo di tempo più lungo nell’ambito del periodo dei 7 anni negli ultimi 10 anni di attività lavorativa.

Il medesimo comma 7 disciplina, altresì, i casi in cui il lavoratore notturno, che presta attività in turni per un numero di giorni inferiori a 78 l’anno, abbia svolto anche una o più delle seguenti attività:

– lavoratori impegnati in mansioni particolarmente usuranti;

– lavoratori addetti alla cosiddetta “linea catena”;

– conducenti di veicoli adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo;

– lavoratori che svolgono attività notturna per un numero di giorni all’anno pari o superiore a 78;

– lavoratori notturni che prestano attività per almeno tre ore nell’intervallo tra la mezzanotte e le cinque del mattino per periodi di durata pari all’intero anno lavorativo.

In quest’ultimo caso si applica il beneficio previsto per i lavoratori che abbiano prestato attività in turni inferiori a 78 giorni l’anno solo se, prendendo in considerazione il periodo complessivo in cui sono state svolte le predette attività, il lavoro da turnista con meno di 78 notti sia stato svolto per un periodo superiore alla metà.

3. Beneficio per gli iscritti alla Gestione Pubblica

I lavoratori dipendenti destinatari delle disposizioni in esame, che perfezionano i prescritti requisiti nell’anno 2014, possono conseguire, a domanda, il diritto al trattamento pensionistico con i requisiti previsti dalla tabella B di cui all’allegato 1 della legge n. 247/2007, come adeguati ai sensi dell’art. 12, commi 12-bis e 12-ter della L. n. 122/2010 e s.m.i. e nel rispetto del regime della decorrenza di cui all’articolo 12, comma 2, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni ed integrazioni (applicazione della c.d. finestra mobile).

Per un’immediata visualizzazione dei requisiti richiesti si riporta la seguente tabella riepilogativa.

Tabella 1 – REQUISITI DI ETA’ E CONTRIBUTI

Anno

Requisiti normali

2014

61 anni e tre mesi* con quota 97 e tre mesi**

* Requisito anagrafico minimo richiesto.

** Anzianità contributiva minima richiesta: 35 anni interamente raggiunti.

Il comma 6-bis introdotto dal D.L. n. 201/2011 prevede che per i lavoratori notturni che prestano le attività per un numero di giorni lavorativi annui inferiori a 78 e che maturano i requisiti per l’accesso anticipato dal 1° gennaio 2012, il requisito anagrafico e il valore somma di cui alla Tabella B di cui all’allegato 1 della legge n. 247 del 2007:

a) sono incrementati rispettivamente di due anni e di due unità per coloro che svolgono le predette attività per un numero di giorni lavorativi all’anno da 64 a 71;

b) sono incrementati rispettivamente di un anno e di una unità per coloro che svolgono le predette attività lavorative per un numero di giorni lavorativi all’anno da 72 a 77.

Per un’agevole visualizzazione dei requisiti richiesti per accedere al pensionamento anticipato, in relazione alle diverse fattispecie sopradescritte, si veda la tabella seguente:

Tabella 2 -REQUISITI PER LAVORI NOTTURNI

Anno

da 64 a 71 notti

da 72 a 77 notti

da 78 notti

2014

63 anni e tre mesi* con quota 99 e tre mesi**

62 anni e tre mesi* con quota 98 e tre mesi **

61 anni e tre mesi* con quota 97 e tre mesi**

* Requisito anagrafico minimo richiesto.

** Anzianità contributiva minima richiesta: 35 anni interamente raggiunti.

4. Regime delle decorrenze

Il comma 17 bis dell’art. 24 della citata legge n. 214 del 2011 dispone che, ai trattamenti pensionistici da liquidare ai lavoratori destinatari del beneficio in esame, continuano ad applicarsi le cosiddette “finestre mobili” di cui all’articolo 12, comma 2, del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n.122. Pertanto la prima decorrenza utile è fissata:

– trascorsi 12 mesi dalla data di maturazione dei requisiti, per coloro che accedono al trattamento pensionistico a carico di una delle gestioni dei lavoratori dipendenti;

– trascorsi 18 mesi dal perfezionamento dei requisiti, per i lavoratori che accedono al trattamento pensionistico a carico della gestione speciale dei lavoratori autonomi.

Si rammenta che, ai sensi dell’art. 2, comma 4, del decreto legislativo n. 67 del 2011, la presentazione della domanda oltre il termine del 1° marzo dell’anno di maturazione dei requisiti comporta, in caso di accertamento positivo dei requisiti, il differimento della decorrenza del trattamento pensionistico anticipato pari a:

a) un mese, per un ritardo della presentazione massimo di un mese;

b) due mesi, per un ritardo della presentazione superiore ad un mese ed inferiore a tre mesi;

c) tre mesi per un ritardo della presentazione pari o superiore a tre mesi.

5. Presentazione della domanda di riconoscimento del beneficio entro il 1° marzo 2014 e relativa documentazione

La domanda di accesso al beneficio di cui all’art. 2, comma 1, del decreto legislativo n. 67 del 2011 (la modulistica è disponibile sul sito internet http://www.inps.it nella sezione moduli codice AP45) e la relativa documentazione devono essere presentate alla competente struttura territoriale dell’Istituto entro il 1° marzo del 2014 per coloro che perfezionano i requisiti dal 1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2014.

5.1 Presentazione della domanda da parte degli iscritti alla gestione ex INPDAP ed ex ENPALS

Le domande di accesso al beneficio in argomento devono essere presentate dagli iscritti alla Gestione Dipendenti Pubblici ed alla Gestione lavoratori dello Spettacolo e dello Sport come segue.

5.2 Presentazione della domanda da parte degli iscritti alla gestione ex INPDAP

Le domande intese ad ottenere il beneficio del pensionamento anticipato riservato a chi ha svolto attività lavorativa particolarmente faticosa e pesante devono essere trasmesse esclusivamente in via telematica attraverso uno dei seguenti canali:

– WEB – servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite PIN attraverso il portale dell’Istituto;

– Contact Center integrato – n.803164 (per chiamate gratuite da numeri fissi) o al n. 06164164 (per chiamate da telefoni cellulari con tariffazione a carico dell’utente);

– Patronati – attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.

Si sottolinea che la domanda deve riportare tutte le informazioni che sono considerate, per legge, condizioni necessarie ai fini della procedibilità dell’istanza.

In particolare l’interessato deve:

a) indicare la volontà di avvalersi, per l’accesso al pensionamento, del beneficio in esame;

b) specificare i periodi per i quali è stata svolta ciascuna delle attività considerate come particolarmente faticose e pesanti;

c) in caso di lavoro notturno dovranno essere indicate anche il numero delle notti per ciascun anno;

Per consentire la verifica dei requisiti in capo al richiedente gli enti datori di lavoro devono trasmettere all’Ufficio I Pensioni della Direzione Centrale Previdenza, la seguente documentazione:

a) certificazione attestante lo svolgimento e la durata delle lavorazioni particolarmente faticose e pesanti svolte dal dipendente in relazione alle diverse tipologie previste dalla legge;

b) modello PA04 in forma cartacea che dovrà, altresì, essere inviato telematicamente, con le consuete modalità.

La domanda deve essere presentata entro il 1° marzo 2014.

Nel caso in cui la domanda venga presentata oltre i termini sopra individuati, e sempre che sia accertato il possesso dei requisiti prescritti, la decorrenza della pensione è differita secondo le seguenti scansioni temporali:

a) un mese, per un ritardo della presentazione compreso in un mese;

b) due mesi, per un ritardo della presentazione compreso tra un mese e due mesi;

c) tre mesi per un ritardo della presentazione di tre mesi ed oltre.

6. Procedimento accertativo

Nel caso in cui l’interessato presenti domanda entro il 1° marzo 2014, senza ancora aver perfezionato i prescritti requisiti ma sia nelle condizioni per poterli maturare entro il 31 dicembre 2014, l’Istituto, entro il 30 ottobre 2014, comunicherà l’accoglimento della domanda con riserva. L’efficacia del provvedimento di accoglimento resta subordinata al successivo accertamento del perfezionamento dei requisiti entro il 31 dicembre 2014.

6.1 Procedimento accertativo Gestione dipendenti Pubblici

Sarà cura dell’Ufficio I Pensioni della Direzione Centrale Previdenza procedere alla verifica del diritto all’accesso anticipato al pensionamento e alla conseguente comunicazione all’interessato, entro il 30 ottobre 2014, della data di maturazione dei requisiti per il diritto alla pensione nonché della prima decorrenza utile del trattamento pensionistico.

7. Comunicazione dell’ente previdenziale al soggetto interessato

Come previsto dall’art. 4, comma 1, del decreto interministeriale del 20 settembre 2011, in esito alla domanda di accesso al beneficio di cui al decreto legislativo n. 67 del 2011, l’ente previdenziale comunica al lavoratore interessato, entro il 30 ottobre 2014:

a) l’accoglimento della domanda, con indicazione della prima decorrenza utile del trattamento pensionistico, qualora sia accertato il possesso dei requisiti relativi allo svolgimento delle lavorazioni particolarmente faticose e pesanti e sia verificata la sussistenza della relativa copertura finanziaria;

b) l’accertamento del possesso dei requisiti relativi allo svolgimento delle lavorazioni particolarmente faticose e pesanti, con differimento della decorrenza del trattamento pensionistico in ragione dell’insufficiente copertura finanziaria; in tal caso, la prima data utile per l’accesso al pensionamento viene indicata con successiva comunicazione in esito al monitoraggio di cui all’art. 3 del citato decreto interministeriale (sul monitoraggio, v. punto 7 del messaggio n. 22647 del 30.11.2011);

c) il rigetto della domanda, qualora sia accertato il mancato possesso dei requisiti relativi allo svolgimento delle lavorazioni particolarmente faticose e pesanti.

8. Presentazione domanda di pensione e riconoscimento del beneficio

L’accesso anticipato al trattamento pensionistico è riconosciuto a seguito di presentazione della domanda di pensionamento, il cui accoglimento è subordinato alla sussistenza di ogni altra condizione di legge.

In sede di lavorazione della domanda di pensione, e ai fini dell’accoglimento della stessa, verranno esaminati i casi in cui l’accoglimento della domanda di accesso al beneficio è avvenuto con riserva di accertamento del perfezionamento dei requisiti entro il 31 dicembre 2014.

A tal fine, il lavoratore può fornire ulteriore documentazione ad integrazione di quella già prodotta a corredo della domanda di accesso al beneficio.

Nel caso in cui, dalla documentazione eventualmente prodotta dall’interessato o dai dati di archivio in possesso dell’Istituto, non risultino perfezionati i requisiti per l’accesso al beneficio in parola, la domanda di pensione con riconoscimento del beneficio di accesso anticipato non può essere accolta.

INPS: INDICAZIONI FISSAZIONE LIVELLO REMUNERATIVO MASSIMO PER 2014

20/02/2014

L’argomento di cui al titolo risulta trattato nel sottoriportato Messaggio ,che fa riferimento all’articolo 23-ter del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito con modificazioni dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214,

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Messaggio 19 febbraio 2014, n. 2666

 Come noto l’articolo 23-ter del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito con modificazioni dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, ha fissato il livello remunerativo massimo omnicomprensivo annuo di chiunque riceva a carico delle finanze pubbliche emolumenti o retribuzioni nell’ambito di rapporti di lavoro dipendente o autonomo con le pubbliche amministrazioni statali, di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, incluso il personale in regime di diritto pubblico di cui all’articolo 3 del medesimo decreto legislativo, e successive modificazioni.

A tale proposito, si comunica che il limite valevole per quest’anno è stato individuato dal Ministero della Giustizia che, con nota n. 6651 del 23 gennaio 2014, ha comunicato al Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri e al Ministero dell’economia e delle finanze che nell’anno 2013 il trattamento economico annuale del Primo Presidente della Corte di Cassazione, comprensivo di tutti gli emolumenti spettanti in virtù della carica ricoperta, ammonta a € 311.658,53. Di conseguenza ogni retribuzione riconosciuta al personale, qualora superiore, deve essere ridotta a tale limite.

Si rammenta pertanto che, per le cessazioni dal rapporto di lavoro che interverranno nel corso del presente anno, la retribuzione utile ai fini del calcolo del TFS, del TFR e dei trattamenti pensionistici non potrà eccedere l’importo suddetto.

Qualora le Amministrazioni dovessero rappresentare, in sede di comunicazione dei dati utili per il calcolo delle predette prestazioni, cifre superiori a quelle sopra citate, gli operatori delle sedi praticheranno la riduzione entro il limite delle voci che concorrono a determinare le basi di calcolo.

Tenuto conto delle indicazioni contenute nella circolare del Dipartimento della funzione pubblica n. 8 del 3 agosto 2012 tale riduzione deve essere effettuata in primo luogo sugli emolumenti dovuti per lo svolgimento di incarichi aggiuntivi, in subordine sul trattamento accessorio variabile, in ulteriore subordine sul trattamento accessorio fisso e continuativo e, in ulteriore subordine, sul trattamento fondamentale.

Si coglie l’occasione per rammentare che tale materia è stata disciplinata nel dettaglio dal d.P.C.m. 23 marzo 2012, al quale sono seguite la Circolare n. 8 del 3 agosto 2012 del Dipartimento della funzione pubblica e la Circolare n. 30 del 22 ottobre 2012 della Ragioneria generale dello Stato, recanti le istruzioni applicative per le amministrazioni.

Ai sensi dell’art. 3 del d.P.C.m., il tetto del trattamento economico complessivamente corrisposto ai destinatari della norma è quello del trattamento annuale complessivo spettante al primo Presidente della Corte di cassazione.

Nell’ambito soggettivo di applicazione, rientrano i titolari di rapporti di lavoro sia con amministrazioni statali sia con amministrazioni la cui disciplina organizzativa è attratta dall’ambito statale (Presidenza del Consiglio dei ministri, Consiglio di Stato, Corte dei conti, Avvocatura dello Stato, Cnel, Ministeri, Amministrazione autonoma dei monopoli, agenzie di cui al d.lgs. n. 300/1999, enti pubblici non economici nazionali, enti parco, enti di ricerca nazionali, scuole).

Sono soggetti al limite anche i trattamenti dei componenti e dei presidenti delle autorità amministrative indipendenti.

Sono esclusi dall’applicazione diretta i titolari di rapporti di lavoro intercorrenti con amministrazioni regionali e locali i quali, però, vi rientrano nell’ipotesi in cui siano titolari di rapporti di lavoro anche con amministrazioni appartenenti all’ambito applicativo prima definito.

SENTENZA CASSAZIONE RELATIVA DINIEGO RINNOVO PERMESSO SOGGIORNO

20/02/2014

Si richiama l’attenzione sulla sottostante sentenza della Corte di cassazione riguardante il rigetto del ricorso prodotto da cittadino extracomunitario ,cui era stato negato il rinnovo del permesso di soggiono   in considerazione del fatto che l’immigrato era stato condannato per reati ostativi.  ed inoltre per decreto di espulsione e ordine di allontanamento  dal territorio nazionale,

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Avverso  l’ ordinanza del  del Giudice di pace   ha proposto ricorso per cassazione R.H. affidandosi ai seguenti motivi:

con il primo è stata denunciata la violazione e falsa applicazione dell’art. 13, comma 2, lett. b), del d.lgs. 286 del 1998 e dell’art. 5, comma 5 del d.lgs. 286 del 1998 dal momento che, contrariamente a quanto sostenuto dal giudice di pace, non poteva essere disposta l’espulsione per mancato rinnovo del permesso di soggiorno. Secondo il ricorrente l’art. 13, comma 2, lett. b) , del d.lgs. 286 del 1998, nel prevedere che il decreto espulsivo possa essere emanato solo “quando il permesso di soggiorno è stato revocato o annullato o rifiutato ovvero scaduto da più di sessanta giorni e non è stato richiesto il rinnovo”, escluderebbe l’ipotesi del diniego di rinnovo del permesso di soggiorno, ricorrente nel caso di specie;

con il secondo è stata dedotta la violazione dell’art. 13 del TU 286 del 1998, in quanto il giudice di pace avrebbe dovuto dichiarare l’illegittimità del decreto di espulsione per essere stato adottato prima della pronuncia del TAR sull’impugnazione del diniego del rinnovo del permesso di soggiorno;

con il terzo motivo è stata censurata la violazione degli artt. 29 e 5, comma 5 e 5 bis, del d.lgs. 286 del 1998, e l’omessa motivazione, in quanto il Questore avrebbe potuto procedere all’espulsione solo se, all’esito del giudizio di bilanciamento, avesse ritenuto prevalente il precedente penale riportato dal ricorrente rispetto ai legami familiari e sociali intrattenuti nel paese d’origine e alla durata del soggiorno in Italia.

Ha resistito con controricorso la Questura di Trento.

Ritenuto che il primo motivo e il secondo motivo, i quali possono essere trattati congiuntamente per l’identità della norma che si assume violata, devono essere dichiarati manifestamente infondati. Secondo il costante orientamento di questa Corte, quando il permesso di soggiorno dello straniero sia stato annullato, o revocato, ovvero ne sia stato negato il rinnovo, il prefetto è tenuto a disporre, in applicazione dell’art. 13, secondo comma, lettera b) , del decreto legislativo n. 286 del 1998, l’espulsione dello straniero medesimo (ex multis Cass. 3 aprile 2003, n.5127; n. 1214 del 20/01/2005; n. 19447 del 2007; n. 4635 del 2012). Il giudice di pace ha dunque correttamente ritenuto che il diniego di rinnovo del permesso di soggiorno, pur non espressamente previsto dal testo della norma in esame come causa espulsiva, legittimasse l’adozione del provvedimento espulsivo, giacché il presupposto dell’espulsione nei casi previsti dall’art. 13, comma 2, lett. b), è la presenza irregolare del cittadino straniero nel territorio nazionale, la quale consegue alla reiezione della richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno, se il cittadino straniero non vanta altro titolo equipollente. Peraltro l’impugnazione del provvedimento di diniego del rinnovo del permesso di soggiorno, non sospende il potere espulsivo, essendo quest’ultimo caratterizzato dall’automatismo al mero decorrere da una situazione di irregolare presenza sul territorio del cittadino extracomunitario. Questa Corte ha già avuto modo di chiarire che in tema di disciplina dell’immigrazione, poiché il provvedimento amministrativo di espulsione dello straniero extracomunitario è obbligatorio e a carattere vincolato, il giudice ordinario è tenuto unicamente a controllare l’esistenza, al momento dell’espulsione, dei requisiti di legge che ne impongono l’emanazione, senza che sia possibile configurare un obbligo di sospensione necessaria del relativo procedimento qualora ne sia pendente un altro nel quale si controverta dell’esistenza dei presupposti idonei a legittimare l’adozione del relativo decreto (Cass. S. U. n. 22217 del 16/10/2006; S.U. 22221 del 16/10/2006; n. 22367 del 25/10/2007; n. 18432 06/08/2010);

che il terzo motivo è manifestamente infondato, nella parte in cui si deduce l’omessa motivazione, avendo il giudice di pace, seppure con motivazione sintetica, spiegato le ragioni della ritenuta inammissibilità della doglianza, e inammissibile laddove si denuncia del tutto genericamente il vizio di violazione dell’art. 29 e 5, comma 5 e 5bis, del d.lgs. 286 del 1998.

In conclusione, ove si condividano i predetti rilievi, il ricorso deve essere respinto.”

Ritenuto che il collegio aderisce senza rilievi alla relazione e che deve essere applicato il principio della soccombenza in ordine alle spese di lite;

P.Q.M.

Rigetta il ricorso. Condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese del presente procedimento che liquida in euro 1200, per compensi oltre alle spese prenotate a debito in favore della parte contro ricorrente.

CASSAZIONE: RIMBORSO IRAP MEDICO BASE CON DIPENDENTE PART TIME

19/02/2014

La decisione  precisata nel titolo è prevista dall Ordinanza  sottoriportata, per la mancanza di una stabile organizzazione di suppporto  all’attività del contribuente.

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Ordinanza 18 febbraio 2014, n. 3758

Svolgimento del processo e motivi della decision

1. L’Agenzia delle Entrate ricorre per cassazione avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Puglia 10/06/11 del 8 marzo 2011 che accoglieva l’appello del contribuente affermando la spettanza alla dott. D.P. del rimborso IRAP relativamente agli anni 2002-2005.

2. Il contribuente si è costituito in giudizio.

3. Il ricorso appare – secondo il relatore – infondato in quanto il giudice di merito ha adeguatamente motivato in ordine alla non sussistenza di una “stabile organizzazione” di supporto all’attività del contribuente.

In particolare la sussistenza di un dipendente part time non costituisce elemento che di per sé provi l’assunto della Agenzia, specie in relazione ad un medico di base tenuto nell’interesse della sanità pubblica ad un’efficienza e continuità di servizio.

Il Collegio ha condiviso la relazione.

La recente formazione della giurisprudenza relativa al professionista con un dipendente giustifica la compensazione delle spese.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso. Compensa fra le parti le spese del presente grado di giudizio.

MLPS:MODELLI ORGANIZZAZIONE E GESTIONE SALUTE E SICUREZZA IN PP.MM.II.

19/02/2014

 Con comunicato del 18 febbraio 2014   viene reso  noto che il  Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali , ha firmato il decreto che semplifica l’adempimento degli obblighi giuridici in materia di salute e sicurezza tenendo conto della struttura organizzativa dell’impresa. Il modello di organizzazione e gestione della salute e sicurezza non è infatti obbligatorio e deve essere valutato dalla Direzione aziendale in base alle proprie necessità gestionali ed organizzative.

Dal momento in cui la Gazzetta Ufficiale pubblicherà l’avviso, le piccole e medie imprese potranno utilizzare la modulistica pubblicata nel sito mionisteriale –   sezione “Sicurezza nel lavoro”, che potranno modificare e integrare a seconda della complessità organizzativa e tecnica aziendale.

DECRETO MINISTERIALE DISCIPLINA ASSUNZIONI CONGIUNTE IMPRESE AGRICOLE

19/02/2014
  I commi 3-bis. ,3- ter  , 3-quater   e 3- quinquies ,aggiunti dal dec.legge n.76/13 ,
convertito in legge n.99/13  ,al’art.31 del dec.legvo n.276/03,
  rispettivamente stabiliscono  che:
3 -bis Le imprese agricole, ivi comprese quell
e costituite in forma cooperativa, appartenenti allo stesso
gruppo di cui al comma 1, ovvero riconducibili allo
stesso proprietario o a soggetti legati tra loro d
a un vincolo di parentela o di affinità entro il terzo
grado, possono procedere congiuntamente all’ass
unzionedi lavoratori dipendenti per lo svolgimento di p
restazioni lavorative presso le relative aziende
.3-ter. L’assunzione congiunta di cui al precedent
e comma 3-bis può essere effettuata anche da imprese
legate da un contratto di rete, quando almeno il
50 per cento di esse sono imprese agricole.
3-quater. Con decreto del Ministro del lavoro e
delle politiche sociali sono definite le modalità con le
quali si procede alle assunzioni congiunte di cui al comma 3-bis.
3-quinquies. I datori di lavoro rispondono
in solido delle obbligazioni contrattuali, previdenziali e dilegge che
scaturiscono dal rapporto di lavoro instaurato con le modalità disciplinate dai commi 3-bis e 3-ter.
Premesso quanto sopra,si segnala il Decreto del Ministro del Lavoro D.M. 14 gennaio  2014
che disciplina  le assunzioni congiunte èpreso le imprese agricole di cui al  soprariportato comma 3- bis
 In ordine alle  disposizioni in questione si rimarca quanto segue:
a)  destinatarie delle st esse sono le imprese agricole   comprese quelle costituite
in forma cooperativa, che siano appartenenti allo stesso

gruppo   individuato ai sensi dell

‘articolo 2359 del codice civile e del decreto legi
slativo 2 aprile2002, n. 74 ovvero riconducibili allo
stesso proprietario o a soggetti legati tra loro d
a un vincolo di parentela o di affinità entro il terzo grado,nonche’ ad imprese   legate
da un contratto di rete, quando almeno il

50 per cento di esse sono imprese agricole.
b) a dette imprese  è consentito di procedere ad assunzioni subordinate congiunte di personale,
 a tempo indeterminato ,determinato ,pieno o parziale,a prescondere dalla categoria e dall’inquadramento
contratuale spettante;
c)  le comunicazioni  di assunzione ,proroga ,trasformazione e proroga  delle unita ‘
assunte congiuntamente ,trattandosi di   gruppi d’impresa e di imprese legate da contratto
di rete  sono fatte secondo    le modaòlita’ di cui al D:M: 30.10.2007,in caso d’imprese
riconducibili al medesimo proprietario  sono realizzate dal medesimo,mentre in caso d’imprese legate
da vincoli di’ parentela o affinita’ spettano al soggeto individuato come incarita di detta incombenza
mediante specifico accordo ,da depositare presso le associazioni di categoria ,ai fini  della certezza
della data dell’accordo
 d) spetta al Ministro del Lavoro provvedere con apposito  decreto alle modifiche al modello UNI LAV
e)I datori di lavoro rispondono in solido delle obbligazioni contrattuali,
previdenziali e dilegge che scaturiscono dal rapporto di lavoro instaurato
con le modalità  di cui sopra   .

RISPOSTA MLPS QUESITO PER STRAORDINARIO FUORIBUSTA

19/02/2014

Si richiama l’attenzione sulla sottostante nota relativa all’argomento precìcisato nel titolo.

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Nota 06 febbraio 2014, n. 2642

In relazione al quesito in oggetto si rappresenta quanto segue.

Le disposizioni per le quali si chiede l’applicabilità, in sede di ordinanza ingiunzione, del principio di specialità, ai sensi dell’art. 9 della L. n. 689/1981, sono:

– l’art. 5, comma 5, del D.Lgs. n. 66/2003 secondo il quale “il lavoro straordinario deve essere computato a parte e compensato con le maggiorazioni retributive previste dai contratti collettivi di lavoro (…)”;

– gli artt. 1 e 3 della L. n. 4/1953 secondo i quali “è fatto obbligo ai datori di lavoro di consegnare, all’atto della corresponsione della retribuzione, ai lavoratori dipendenti, con esclusione dei dirigenti, un prospetto di paga in cui devono essere indicati il nome, cognome e qualifica professionale del lavoratore, il periodo cui la retribuzione si riferisce, gli assegni familiari e tutti gli altri elementi che, comunque, compongono detta retribuzione, nonché, distintamente, le singole trattenute (…)” e “il prospetto di paga deve essere consegnato al lavoratore nel momento stesso in cui gli viene consegnata la retribuzione”.

 La problematica concerne pertanto la verifica se una delle due disposizioni possa considerarsi per l’appunto “speciale” rispetto all’altra.

Ai sensi dell’art. 5, comma 5, del D.Lgs. n. 66/2003, il trasgressore incorre nella sanzione di cui all’art. 18-bis, comma 6, dello stesso Decreto qualora ometta di computare “a parte” il lavoro straordinario e /o non corrisponda “maggiorazioni retributive previste dai contratti collettivi di lavoro”.

Quanto all’illecito di cui alla L. 4/1953 è invece necessario che il prospetto paga sia “infedele” e non dia conto delle “singole trattenute”.

In relazione alle finalità delle citate disposizioni va invece evidenziato che, mentre quella del 2003 vuole consentire al lavoratore una verifica sia sulle ore di lavoro straordinario effettivamente svolto che sulla retribuzione dello stesso secondo i parametri della contrattazione collettiva, la disposizione del 1953 vuole consentire una verifica su tutta la retribuzione e sulle trattenute effettuate.

Inoltre la disciplina del 2003, indicando un obbligo di computabilità “a parte” del lavoro straordinario sembra evidentemente presupporre che lo stesso sia stato comunque “computalo” nel totale della retribuzione corrisposta.

Ciò premesso, nel caso di specie la condotta appare più grave nel momento in cui le maggiorazioni in questione non siano state neanche computate nell’ambito del totale retributivo corrisposto come avviene per i cd. fuori busta il che comporta l’applicazione delle sanzioni previste dalla L. n. 4/1953, non a caso più severe rispetto a quelle legate alla violazione dell’art. 5, comma 5, del D.Lgs. n. 66/2003.

Da tale ragionamento appare dunque corretta l’applicazione della sanzione prevista per la violazione degli artt. 1 e 3 della L. n. 4/1953 mentre va verificata l’applicabilità della sanzione legata alla violazione dell’art. 5, comma 5, del D.Lgs. n. 66/2003 in relazione alla “residua” illiceità della condotta, con particolare riferimento alla corresponsione di maggiorazioni retributive inferiori a quelle comunque previste dalla contrattazione collettiva.

In altri termini, in caso di fuori busta si ritiene che trovino applicazione le sanzioni di cui alla Legge del 1953 e, qualora gli importi corrisposti siano inferiori a quanto previsto dalla contrattazione collettiva, anche la sanzione di cui al D.Lgs. n. 66/2003.

CASSAZIONE: INVESTIGATORE PRIVATO SVOLGE ATTIVITA’ RIENTRANTE NEL COMMERCIO

18/02/2014

Si richiama l’attenzione sulla sottostante  Sentenza della Corte di Cassazione ,che conferma doversi inquadrare sotto il profilo previdenziale  l’attivita dell’investigatore privato nel commercio e non quelle a carattere intelletuale ,rientranti nella gestione separata.

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Sentenza 12 febbraio 2014, n. 3228

Svolgimento del processo

Con la sentenza di cui si chiede la cassazione la Corte di Appello di Bologna, confermando la sentenza del Tribunale di Ravenna, accoglieva il ricorso di G.T. e I.T., proposto nei confronti dell’INPS, diretto ad ottenere la declaratoria che essi ricorrenti non erano tenuti, quali investigatori privati, agli obblighi contributivi nei confronti dell’INPS fino a tutto il 1996 con conseguente condanna dell’Istituto convenuto a restituire le somme corrisposte a titolo di contributi.

A base del decisum la Corte del merito poneva il fondante rilievo secondo il quale l’attività d’investigatori privati svolta dai T. non era qualificabile commerciale poiché gli stessi, muniti di due autorizzazioni rilasciate dal Prefetto di Ravenna, non si erano limitati ad una semplice raccolta d’informazioni commerciali, ma, nell’eseguire le investigazioni, avevano attuato valutazioni, elaborazione e sintesi dei dati raccolti con netta prevalenza dell’aspetto intellettuale su quello di mera prestazione materiale.

Avverso questa sentenza l’INPS ricorre in cassazione sulla base di un’unica censura.

Resistono con controricorso le parti intimate.

Motivi della decisione

Con l’unica censura l’INPS, denunciando violazione e falsa applicazione degli artt. 1 della legge n. 613 del 1966, 29, comma 1, della legge n. 160 del 1975, 29 della legge n. 1397 del 1960, 49, lett. d), nonché della legge n. 662 del 1996, formula il seguente interpello: “l’attività d’investigatore privato svolta prima dell’entrata in vigore della legge n.662 del 1966, consistente nella raccolta ed elaborazione di informazioni da comunicare al soggetto committente, in quanto sostanzia una delle attività dell’art. 49, comma 1, lett. d) l. n. 88/8, può essere inquadrata, sotto il profilo della tutela previdenziale, nel settore commercio?”.

Il ricorso, alla luce di specifico precedente di legittimità,pienamente condiviso dal Collegio, è fondato.

Questa Corte, infatti, con sentenza del 5 agosto 2008 n. 21137 ha sancito il principio secondo cui I’attività di investigatore privato, volta alla produzione di un servizio di acquisizione di dati e di elaborazione degli stessi, va inquadrata ai fini previdenziali ed assistenziali nel settore del commercio, con la conseguenza che chi esercita tale attività deve iscriversi non alla gestione separata di cui all’art. 2, comma 26, della legge n. 335 del 1995 – non essendo le professioni intellettuali oggetto di detta normativa assimilabili all’attività professionale svolta dall’investigatore privato – ma nella gestione assicurativa degli esercenti le attività commerciali, in applicazione del disposto della lett. d) dell’art. 49 della legge n. 88 del 1989, che, nel classificare ai fini previdenziali ed assistenziali (in forza di una norma generale ed esaustiva della materia, come tale modificabile solo attraverso successive norme speciali) le diverse attività lavorative e nell’includere nel settore terziario quelle commerciali, comprende in esse anche le attività che si concretizzano in una prestazione di servizi.

Tanto questa Corte fonda, nella citata sentenza, sulla considerazione che la l. 9 marzo 1989 n. 88 ha introdotto un nuovo e più moderno sistema classificatorio delle attività datoriali idoneo, per un verso, a sostituire il precedente art. 2135 cc e, dall’altro, ad assumere una valenza generale per fornire una collocazione delle diverse imprese valida per tutti i fini previdenziali, con l’abbandono di un assetto ordinamentale che presentava l’inconveniente di apprestare criteri di inquadramento delle imprese tra loro divergenti, a seconda della natura dei singoli contributi da versare ai diversi enti assicurativi. Con l’art. 49 della citata legge, si precisa nella sentenza in parola, sono stati così fissati come criteri classificatori – validi a tutti i fini previdenziali ed assistenziali – cinque distinti e ben specificati comparti (industria, artigianato, agricoltura, terziario, credito; assicurazione e tributi), e per di più si è proceduto rispetto al passato ad una riduzione dell’area delle attività industriali perché le attività di produzioni di servizi, con la normativa di cui trattasi, concorrono ora a formare il settore del “terziario”, che con il passare del tempo è venuto ad acquisire, nell’economia del paese, spazi sempre più crescenti e rilevanti anche in termini occupazionali. Pertanto, secondo questa Corte, ex art. 49, lett. d) della 1. n. 88 del 1989, sono classificabili nel settore terziario le attività commerciali, ivi comprese quelle turistiche, le attività di produzione, intermediazione e prestazione di servizi anche finanziari, e le attività professionali ed artistiche nonché le relative attività ausiliarie.

L’indicata onnicomprensività della disciplina prescritta, che ha ad oggetto più che le “imprese” i “datori di lavoro” – perché si prescinde dall’esercizio in forma imprenditoriale delle diverse attività prese in considerazione – porta ad includere, si afferma nella sentenza di cui trattasi, nel terziario pure “le attività professionali” anche se le stesse vengono svolte in forma di impresa. Corollario di quanto sinora rilevato e, più specificamente, del più volte rimarcato carattere generale della disciplina in esame, è che nella individuazione di criteri determinativi e regolatori degli obblighi contributivi non può che farsi riferimento – in assenza di norme successive dotate di una peculiare specificità – ai comparti indicati nell’art. 49 con la conseguenza che correttamente, si sottolinea nella menzionata sentenza, l’INPS procede all’inquadramento di coloro che forniscono un servizio investigativo a persone o enti a ciò interessati nella gestione dei commercianti, non potendosi costoro considerarsi liberi professionisti, come tali iscrivibili nella gestione separata per i lavoratori autonomi di cui al del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 49 e dalle successive modifiche. Neppure è condivisibile, si rimarca nella sentenza in parola, la tesi volta ad equiparare, ai fini previdenziali, l’attività svolta dall’ investigatore privato a quella caratterizzante le (libere) professioni intellettuali ex art. 2229 cc, per le quali è necessaria l’iscrizione in appositi albi ed elenchi. Infatti, non può trascurarsi la considerazione che nel nostro ordinamento è con frequenza riscontrabile una classificazione di una stessa attività lavorativa in forme divergenti a seconda delle differenziate finalità cui è funzionalizzata la classificazione stessa, come è dimostrato tra l’altro dall’indirizzo giurisprudenziale secondo cui la classificazione di una impresa ai fini del beneficio della cassa integrazione guadagni si pone in termini distinti rispetto all’inquadramento della stessa impresa ai fini, invece, previdenziali (Cfr. al riguardo: Cass. 5 marzo 2004 n. 4335 ed in epoca più recente Cass. 25 gennaio 2007 n. 1675).

Del resto, sottolinea questa Corte nella sentenza in parola, non può negarsi una netta distinzione tra le professioni intellettuali che richiedono ex art. 2229 cc l’iscrizione in appositi albi ed elenchi, e quella di investigatore privato che presta i suoi servizi a favore di quanti hanno necessità di acquisire notizie o conoscenze, e che per il disposto del R.D. 18 giugno 1931 n. 773, art. 134, richiede, invece, apposita licenzia e l’iscrizione nel registro delle imprese. Tutto ciò porta a concludere che nel “settore terziario” confluiscono, oltre alle tradizionali attività del commercio, del turismo, dei pubblici esercizi, dei professionisti e degli artisti, tutte le attività di produzione e prestazione dei servizi alle imprese e di intermediazione nella produzione e prestazione dei servizi stessi, sicché per effetto di tale definizione di settore confluiscono ora nel terziario le attività che, prima dell’entrata in vigore della L. n. 88 del 1989, art. 49, venivano normalmente attribuite alla industria, quali quelle di leasing, di factoring, di marketing, di organizzazione e consulenza aziendale, dì servizi di pulizia di uffici e stabilimenti, di servizi di nettezza urbana e similari, di stabilimenti idropinici e idrotermali, nonché delle case di cura e degli istituti di vigilanza. D’altro canto dalla l. n. 88 del 1989, art. 49, lett. d) , emerge la volontà del legislatore di equiparare ed assimilare le attività commerciali, comprese quelle di prestazione di servizi, alle “attività professionali ed artistiche” al fine di assicurare, anche a queste ultime attività, una analoga tutela previdenziale, ma nello stesso tempo emerge l’intento di differenziare la posizione di coloro che prestano un servizio, sia pure di natura professionale, dai professionisti in senso stretto (quali, ad esempio, gli avvocati), non bisognosi di alcuna tutela perché già scritti ad un albo ed ad una cassa previdenziale.

In tale ottica ricostruttiva va, secondo questa Corte, individuata la ratio del disposto della L. n. 335 del 1995, art. 2, comma 26, rappresentata, non certo dalla volontà di abrogare (in via espressa o implicita) la generale ed esaustiva normativa dettata dalla L. n. 88 del 1989, art. 49, nella parte in cui assegna al commercio ogni attività di produzione di servizi (quale quella dell’investigatore privato), ma dalla diversa volontà di riconoscere un trattamento pensionistico in favore di quei liberi professionisti che, seppure iscritti in appositi albi professionali, risultavano all’epoca – sprovvisti di una cassa previdenziale(quali ad esempio gli psicologi) e che, quindi, non avevano a livello previdenziale ed assistenziale una tutela efficacie come quei professionisti già iscritti, invece, ad una propria cassa.

In tale assetto va letto anche il disposto del comma 202 della L. 23 dicembre 1996, n. 662, art. 1 – a norma del quale “A decorrere dal 1 gennaio 1997 l’assicurazione obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti di cui alla L. 22 luglio 1966, n. 613, e successive modificazioni ed integrazioni, è estesa ai soggetti che esercitino in qualità di lavoratori autonomi le attività di cui alla L. 9 marzo 1989, n. 88, art. 49, comma 1, lett. d), con esclusione dei professionisti ed artisti” – che non può essere considerato come modificativo, ai fini previdenziali ed assistenziali, della classificazione delle attività operato dalla L. n. 88 del 1989, ma anzi va configurato come norma di chiusura dell’intero sistema, volta così ad attestare, in via definitiva, come l’iscrizione nel settore commercio debba contemplarsi anche per quei lavoratori autonomi che spiegano una attività di cui alla L. n. 88 del 1989, art. 49, comma 1, lett. d) e che, quindi, svolgano una attività professionale che, seppure qualificata per l’apporto intellettuale che richiede, non è però inquadrabile in quella propria dei “professionisti”.

Alla stregua delle riportate considerazioni, che in questa sede vanno ribadite, la sentenza impugnata, espressione di un diverso principio, va, conseguentemente cassata e non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, decidendosi, ex art. 384, comma, cpc, nel merito va rigettata la originaria domanda degli attuali resistenti.

Le spese dell’intero processo considerato il diverso orientamento espresso dal Tribunale e dalla Corte di appello nonché l’epoca del richiamato intervento di questa Corte vanno compensate.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e decidendo nel merito rigetta la domanda di T.G. e T.I. e compensa le spese dell’intero processo.

MSE: REQUISITO PROFESSIONALE NECESSARIO PER ESERCITARE COMMERCIO E SOMMINISTRAZIONE ALIMENTI E BEVANDE

18/02/2014

In risposta a corrispondente richiesta di chiarimenti ,il Ministero Sviluppo Economico ha emesso la sottoriportata Riosoluzione con cui risulta individuato ilrequisioto professionale necessario per esercitare l’attivita di  commercio e somministrazione di alimenti e bevande

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Risoluzione 06 febbraio 2014, n. 20811

Si fa riferimento alla mail con la quale codesto Comune chiede se l’aver prestato la propria opera presso una struttura alberghiera con la qualifica di “Direttore” per due anni, nonché l’aver prestato la propria opera in qualità di aiuto-cuoca con part-time verticale del 50% (78 ore mensili su 156 totali) presso un’Azienda partecipata del Comune di (…) (Azienda gestione edifici comunali) con inquadramento nel livello B1 del c.c.n.l. comparto Enti Locali ed attualmente operante presso una scuola primaria, possa considerarsi requisito valido ai fini dell’acquisizione della qualificazione professionale per l’avvio di attività di commercio al dettaglio relativa al settore merceologico alimentare e di somministrazione di alimenti e bevande, ai sensi dell’articolo 71, comma 6, lettera b), del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59 e s.m.i..

Al riguardo si fa presente quanto segue.

Il comma 6, lettera b), dell’articolo 71 del citato decreto legislativo n. 59 del 2010, riconosce il possesso del requisito a chi ha prestato la propria opera per almeno due anni, anche non continuativi, nel quinquennio precedente presso imprese operanti nel settore alimentare o nel settore della somministrazione di alimenti e bevande ” … in qualità di dipendente qualificato, addetto alla vendita o all’amministrazione o alla preparazione degli alimenti, o in qualità di socio lavoratore o in altre posizioni equivalenti o, se trattasi di coniuge, parente o affine, entro il terzo grado, dell’imprenditore, in qualità di coadiutore familiare, comprovata dalla iscrizione all’Istituto nazionale per la previdenza sociale”.

Con riferimento alla pratica professionale svolta presso esercizi alberghieri (tra i quali rientrano anche gli esercizi alberghieri con somministrazione ai soli alloggiati) la scrivente ha già avuto modo di ritenere che laddove ricorrano tutti gli altri requisiti richiesti dal dettato normativo (ovvero appropriata qualifica del dipendente e contribuzioni a norma) e qualora le mansioni svolte abbiano avuto una qualche correlazione con il commercio o la somministrazione degli alimenti, essa può essere ritenuta valida ai fini dell’acquisizione del requisito professionale in discorso.

Il dettato normativo, richiede, inoltre, che il soggetto sia stato “dipendente qualificato”.

Al riguardo la scrivente Direzione ha già avuto modo di sottolineare che tale qualifica deve essere riconosciuta dal contratto collettivo nazionale di riferimento, con particolare riguardo alle declaratorie dei livelli professionali nei quali il personale è inquadrato (per il C.C.N.L. del Turismo e Pubblici Esercizi tale qualifica è riconosciuta al dipendente inquadrato almeno a partire dal QUARTO livello professionale).

Nel caso in questione, dalle informazioni fornite, il soggetto richiedente risulta essere impiegato con la qualifica di “Direttore” e pertanto sembrerebbe operare con funzioni direttive in quanto inquadrato in un livello di alto profilo professionale.

Di conseguenza, ad avviso della scrivente, il soggetto in discorso può considerarsi in possesso della qualificazione richiesta (cfr. allegato parere n. 128169 del 29-7-2013).

Con riferimento alla pratica professionale acquisita da un soggetto operante come aiuto- cuoco nell’ambito di una società partecipata del Comune di (…), ovvero presso una scuola primaria dello stesso comune, con contratto part-time al 50% e con inquadramento nel livello B1 del c.c.n.l. Enti Locali, la scrivente ritiene di non poterla considerare valida ai fini richiesti in quanto la qualifica di aiuto-cuoco sembrerebbe delineare un livello professionale non sufficientemente qualificato, così come invece richiesto dal citato dettato normativo.

INDIVIDUATI ASSEGNATARI ABRUZZO ONORIFICENZA MERITO LAVORO ANNO 2014

18/02/2014

 La Direzione Regionale Lavoro di L’Aquila comunica che la competente Comissione ha individuato  i nominativi dei   lavoratori  destinatari  delle 19 stelle  al merito del lavoro ,  che il Ministero del lavoro    ha assegnato alla regione Abruzzo

A  conclusione dell’istruttoria  svolta dalla Commissione si sono registrati i seguenti dati:

– n.  34 domande pervenute
– n.  20 domande valide
– n.  14 domande non valide

Infine , si  precisa e che è stato anche segnalato  anche n. 1 candidato a titolo di riserva per le valutazioni e decisioni del Ministero del lavoro e politiche sociali.
Ai candidati  destinatari dell’onorificenza in  questione  ,la stessa verrà consegnata in occasione di corrispondente solenne cerimonia che si svolgerà con l’organizzazione della Prefettura di L’ Aquila il 1° Maggio 2014.


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