INCERTEZZE NORMATIVE ED OPERATIVE RIGUARDANTI LICENZIAMENTO COLLETTIVO

Le incertezze di cui al titolo sono due  e risultano    conseguenti alle   modifiche apportate da  recenti provvedimenti  alle disposizioni   sulla   riduzione del personale,in vigore  dal primo gennaio 2017.

 La prima si riferisce   all’art.34,c.1,lett.e),che ha disposto ,a decorrere dal 24 settembre 2015,l’abrogazione in blocco del dec.legvo n.469/97, ,che,  in attuazione della legge n.53/99 , conferiva  alle Regioni ed agli Enti Locali le funzioni ed i compiti in masteria di mercato del lavoro ,che in Abruzzo hanno trovato concreta disciplina nella legge n.76/2006.

Il citato provvedimento abrogato ,tra  l’altro , disponeva  all’art.3  quanto segue:

“1. Ai sensi dell’articolo 1, comma 3, lettera o), della legge 15 marzo 1997, n. 59, il Ministero del lavoro e della previdenza sociale esercita le funzioni ed i compiti relativi alle eccedenze di personale temporanee e strutturali.”

“2. In attesa di un’organica revisione degli ammortizzatori sociali ed al fine di armonizzare gli obiettivi di politica attiva del lavoro rispetto ai processi gestionali delle eccedenze, nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 3, comma 1, lettera c), della citata legge n. 59 del 1997, presso le regioni e’ svolto l’esame congiunto previsto nelle procedure relative agli interventi di integrazione salariale straordinaria nonche’ quello previsto nelle procedure per la dichiarazione di mobilita’ del personale. Le regioni promuovono altresi’ gli accordi e i contratti collettivi finalizzati ai contratti di solidarieta’”

In pratica ,in forza dei commi 1 e 2  dell’articolo 3  sopra richiamato:

a)la  trattazione delle   controversie di lavoro concernenti le riduzioni del personale  spettava al MLPS;

b) invece ,competevano alle Regioni  “, provvedere   all’ “esame congiunto previsto nelle procedure relative agli interventi di integrazione salariale straordinaria, compresa quella relativa agli accordi di solidarieta’ ,nonche’a  quello previsto  per  procedure  di mobilita’ del personale”

In vigenza del   suddetto quadro normativo,e’ intervenuto ,nell’ambito dei provvedimenti della riforma degli ammortizzatori sociali disposta dal job acts,il decreto legvo n.148/15 ,  ,che  all’art.24 ,c.2  , a proposito della comunicazione alle rappresentanze sindacali da parte dell’impresa dell’intezione di far ricorso alla cigs per riorganizzazione  o  crisi aziendale ,recita:

."Entro tre giorni  dalla  predetta  comunicazione  e'  presentata
dall'impresa o dai soggetti di cui  al  comma  1(rappresentanze sindacali),  domanda  di  esame
congiunto della situazione aziendale. Tale domanda e'  trasmessa,  ai
fini  della  convocazione  delle   parti,   al   competente   ufficio
individuato dalla regione  del  territorio  di  riferimento,  qualora
l'intervento richiesto riguardi unita' produttive ubicate in una sola
regione, o al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, qualora
l'intervento riguardi unita' produttive ubicate in piu'  regioni.  In
tale caso il Ministero richiede, comunque, il  parere  delle  regioni
interessate".
Orbene detta previsione conferma senza ombra di dubbio che presso le Regioni continuano a svolgere gli esami congiunti per l'intervento dell'ammortizzatore sociale nriguardante unita' produttive ubicate in una sola regione,anche quando esso riguardi i contratti di solidarietà,in una interpretazione estensiva delle norme di disciplina della materia  , considerarto pure che con il citato decreto legvo n.148/15 il  la " solidarietà" e' diventata una delle cauisale tipiche della integrazione salariale straordinaria.
 Differente  è il discorso  riguardante    le procedure collettive di riduzione di personale,che,peraltro,  dopo il  venir meno della mobilita' ,non hanno ormaipiu'  la qualificazione prevista dal dec.legvo n.469/97.
Infatti ,preso atto che ,per espressa abrogazione della norma,risulta venuta meno la delega di cui all'art.4 della legge n.223/91,viene spontaneo chiedersi se , nel  caso in   la così detta fase sindacale della procedura di consultazione per  il licenziamento collettivo non si concluda con un verbale d'accoro tra impresa e rappresentranze sindacali,l'esame della vicenda occupazionale non debba tornare  alla competenza istituzionale       delle strutture territoriali del Ministero del lavoro che   hanno ereditato   le funzioni ed i compiti anmministrativi degli Uffici del Lavoro,poi denominati   Direzioni del Lavoro ed attualmente Ispettorati del Lavoro,giusto Dpcm 23.02.2006,che,è bene sottolinearlo, all'art.4,comma 2 ,lett.f) annovera  proprio " la " mediazione delle controvesie di lavoro" ,senza alcuna specificazione e/o distinzione.

 Se   da parte degli organi istituzionali competenti si riconosce  che le cose sotto il profilo normativo stanno così come sopra esposte  ,   al fine di  non favorire    contenzioso   sui  licenziamenti per riduzione di personale ,che     potrebbero  essere  oggetto di     impugnazione    sostenendosi    che   la procedura riguardante la controversia in sede amministrativa   è    gestita  da  una struttura    non legittimata   ,essendo  priva di    corretta   investitura  funzionale , in quanto non   attribuita alla stessa dalle norme in materia , sembra  indispensabile   in merito  un  sollecito e   preciso  intervento del Ministero del Lavoro ,che,previa intesa con le Regioni in sede di Conferenza Stato/Regioni ,definisca specifiche linee guida  che rendano  palese  in ordine   ai  licenziamenti colletivi  la competenza delle strutture territoriali del citato  dicastero,che,peraltro,in tal caso   dovrebbe   destinare   alle  stesse   personale idoneo per numero e per professionalita’,visto che nel frattempo i relativi organici sono scemati significativamente.

Se ,al contrario,l’orientamento   su tale  aspetto    dovesse  essere per la  conferma delle competenze amministrative  nella  gestione delle procedure dei licenziamenti  collettive   al personale  delle Regioni e degli Enti Locali,allora  è  auspicabile  una modifica  della normativa   sostituendo nei commi 4 e 7 dell’art.4 della legge n.223/91 l attuale  previsione  dell’Ufficio del Lavoro ,con quella   della  Regione  e  della Provincia.

  Circa la  seconda delle modofiche da apportare       fa riferimento  al comma 9 dell’art.4 delle legge n.223/91 ,  in  cui si dispone:

9. Raggiunto l’accordo sindacale ovvero esaurita laprocedura di cui ai commi 6, 7 e 8, l’impresa ha facoltà di licenziare gli impiegati, g

li operai e i quadri eccedenti, comunicando per iscritto a ciascuno di essi il recesso, nel rispetto dei termini di preavviso.
Entro il trermine perentorio di  sette giorni dalla comunicazione dei recessi, l’elenco dei lavoratori licenziati con l’indicazione per ciascun soggetto del nominati del luogo di residenza, della qualifica, del livello di inquadramento dell’età, del carico di famiglia, nonché con puntuale indicazione dell emodalità con le quali sono stati applicati i criteri di scelta di cui all’articolo 5, comma 1,deve essere comunicato per iscritto alle oo.ss di categoria,alla Regione ed alla Comisiione Tripartita regionale.”
Sottolineando che la comunicazione di cui al comma in esame  appariva fortemente  correlata   all’ iscrizione dei lavoratori nelle liste di mobilita’,che ,come è noto, sono state abrogate dal primo gennaio 2017,si  esprime l’avviso  che il legislatore ,che pure in materia di licenziamento collettivo di cui alla legge 223/91  e’ intervenuto in vari aspetti dello stesso ,forse ha trascurato di prendere in considerazione  l’esigenza di  modificare la legge citata anche a proposito di    tale aspetto,in modo da  agevolare i datori di lavo ,che,  in base all’ attuale normativa ,non sono certi  se siano o meno tenuti  a dar corso  all’ adempimento in questione previsto,come detto, dal comma 9 dell’art.4,posto che in particolare gli uffici delle Regioni e delle Province si ritengono ormai esonerati dal ricevere la comunicazione circa gli elenchi dei lavoratori posti in mobilita’, non dovendo ormai disporre approvazione delle liste di mobilita’  ,in quanto abrogate.
Non si puo’ ,né  si   vuole  affermare che la questione di cui si parla  sia  di poco rilievo ,soprattutto tenendo conto degli orientamenti giurisprudenziali  che ,prima del  decisioni n.12588 e n.17103 del 2016 ,nonché n.4269 del 17.02.2017 pronunciate in senso contrario  dalla Cassazione   , per qualche tempo erano  indirizzati  a disconoscere l’efficacia del recesso  proprio  per la  mancanza dell’ invio delle comunicazioni  finali.
Pertanto ,fermo restando il mantenimento a cari co delle imprese dell’obbligo della comunicazione in parola al termine della procedura di licenziamento collettivo alle rappresentanze sindacali di riferimento,finalizzata come è  a consentire alle stesse le verifiche sulle  modalita’ con cui sono stati applicati i criteri  per individuare i lavoratori licenziati, nel contempo ,tuttavia sia consentito  dichiarare che non pare  tuttora necessario che  analoga  comunicazione debba continuare ad  essere rimessa alla Regione o alla Provincia ,precisando che  cio’ nasce dal bisogno oggettivo  di evitare che un mancato o incompleto , rispetto di un tale adempimento di natura formale ,determini   a carico delle imprese di iniziative risarcitarie per recessi impugnati.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: