DEC.L.VO N.75/2017: MODIFICHE ED INTEGRAZIONI DISCIPLINA RECLUTAMENTO ED INCOMPATIBILITA NEL PUBBLICO IMPIEGO

Il Dec.Legvo   n.75/2017,approvato in attuazione  della legge n.124/2015,pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale   Serie Generale n. 130 del 7-6-2017,contiene molteplici modifiche ed integrazioni al testo del dec.legvo n.165/01 ,che entrano in vigore dal 22 giugno 2017.

Quelle    di cui  si occupa il presente post  sono  disposte  dagli articoli 6 ,7 ed 8 del citato provvedimento e  fanno riferimento    alla disciplina del   reclutamento e dell’ incompatibilita’ nel  pubblico impiego.

 In  merito all’art.6,è da dire che esso interviene  sull’articolo 35 del decreto legislativo n.  165/01 , disponendo l’aggiunta al precedente testo di quanto  segue:

1) facolta’ di ciascuna amministrazione di limitare nel bando di assunzione  il numero degli eventuali idonei in misura non superiore al venti percento dei posti  messi  a  concorso,con  arrotondamento  all’unita’ superiore;

2)possibilita’ di richiedere,tra  i  requisiti  previsti  per  specifici  profili  o  livelli   di inquadramento, il possesso del titolo di dottore di ricerca, che devecomunque essere valutato, ove pertinente, tra i titoli  rilevanti  aifini del concorso;

3) al  comma  3-bis,  lettera  b),  le  parole  «di  collaborazione

coordinata e continuativa» sono sostituite dalle seguenti: «di lavoro flessibile»;

4)al comma  4,  le  parole  «della  programmazione  triennale  del

fabbisogno di personale deliberata ai sensi  dell’articolo  39  della

legge 27  dicembre  1997,  n.  449,  e  successive  modificazioni  ed

integrazioni» sono sostituite dalle seguenti:  «del  piano  triennale

dei fabbisogni approvato ai sensi dell’articolo 6, comma 4»;

5) ad eccezione d i quelle soggette alla  limitazione   di  nuove assunzioni, le restanti amministrazioni pubbliche, per lo svolgimento delle  proprie procedure  selettive,  possono  rivolgersi  al   Dipartimento   dellafunzione pubblica e avvalersi della Commissione per l’attuazione  del

Progetto di Riqualificazione delle Pubbliche Amministrazioni (RIPAM),

di cui al decreto interministeriale 25 luglio  1994,  fatte  comunque

salve le competenze delle Commissioni esaminatrici. A tali  fini,  la

Commissione  RIPAM  si  avvale  di  personale  messo  a  disposizione

dall’Associazione Formez PA;

6)nei casi di cui al precedente n.5,il bando di concorso puo’ fissare  un  contributo  di ammissione,  ai  sensi   dell’articolo   4,   comma   3-septies   del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101,  convertito  con  modificazioninella legge 31 ottobre 2013, n. 125, per ciascun candidato in misura non superiore a 10 euro.

 

7) Il Dipartimento della  funzione  pubblica,  anche  avvalendosi

dell’Associazione Formez  PA  e  della  Commissione  RIPAM,  elabora,

previo accordo in sede di Conferenza Unificata ai sensi dell’articolo

4 del decreto legislativo n. 281 del 1997, linee guida  di  indirizzo

amministrativo sullo svolgimento  delle  prove  concorsuali  e  sulla

valutazione dei titoli, ispirate alle  migliori  pratiche  a  livello

nazionale e internazionale in materia di reclutamento del  personale,

nel  rispetto  della  normativa,  anche  regolamentare,  vigente   in

materia. Le linee guida per le prove concorsuali e la valutazione dei

titoli  del  personale  sanitario,  tecnico  e  professionale,  anche

dirigente, del Servizio sanitario nazionale sono adottate di concerto

con il Ministero della salute.».

 

In riferimento alle modifiche suddette si riporta il testo dell’art. 35 del  citato  decreto

legislativo 30 marzo 2001,  n.  165,  come  modificato   dal decreto legvo n.75/17

«Art.   35   (Reclutamento   del   personale).   –   1.L’assunzione nelle amministrazioni  pubbliche  avviene  con

contratto individuale di lavoro:

  1. a) tramite procedure selettive, conformi  ai  principi

del comma 3, volte all’accertamento della  professionalita’

richiesta, che garantiscano in  misura  adeguata  l’accesso

dall’esterno;

  1. b) mediante avviamento degli iscritti  nelle  liste  di

collocamento ai sensi della  legislazione  vigente  per  le

qualifiche e profili per  i  quali  e’  richiesto  il  solo

requisito della  scuola  dell’obbligo,  facendo  salvi  gli

eventuali    ulteriori     requisiti     per     specifiche

professionalita’.

  1. Le   assunzioni   obbligatorie   da   parte   delle

amministrazioni pubbliche, aziende  ed  enti  pubblici  dei

soggetti di cui allalegge 12 marzo 1999, n.  68,  avvengono

per  chiamata  numerica  degli  iscritti  nelle  liste   di

collocamento  ai  sensi  della  vigente  normativa,  previa

verifica della  compatibilita’  della  invalidita’  con  le

mansioni da svolgere. Per il coniuge  superstite  e  per  i

figli  del  personale  delle  Forze  armate,  delle   Forze

dell’ordine, del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e del

personale     della     Polizia     municipale     deceduto

nell’espletamento del servizio, nonche’ delle  vittime  del

terrorismo  e  della  criminalita’   organizzata   di   cui

allalegge  13   agosto   1980,   n.   466,   e   successive

modificazioni ed integrazioni,  tali  assunzioni  avvengono

per chiamata diretta nominativa.

  1. Le  procedure  di  reclutamento   nelle   pubbliche

amministrazioni si  conformano  ai  seguenti  principi:  a)

adeguata  pubblicita’  della  selezione  e   modalita’   di

svolgimento che garantiscano l’imparzialita’  e  assicurino

economicita’ e celerita’ di espletamento,  ricorrendo,  ove

e’ opportuno, all’ausilio di sistemi automatizzati, diretti

anche a realizzare forme di preselezione;

  1. b) adozione di  meccanismi  oggettivi  e  trasparenti,

idonei a verificare il possesso dei requisiti  attitudinali

e professionali richiesti in relazione  alla  posizione  da

ricoprire;

  1. c) rispetto delle pari opportunita’ tra lavoratrici  e

lavoratori;

  1. d) decentramento delle procedure di reclutamento;
  2. e) composizione delle commissioni  esclusivamente  con

esperti di provata competenza nelle  materie  di  concorso,

scelti tra funzionari  delle  amministrazioni,  docenti  ed

estranei  alle   medesime,   che   non   siano   componenti

dell’organo di direzione politica dell’amministrazione, che

non  ricoprano  cariche   politiche   e   che   non   siano

rappresentanti sindacali o designati  dalle  confederazioni

ed   organizzazioni   sindacali   o   dalle    associazioni

professionali;

e-bis)  facolta’,  per  ciascuna  amministrazione,   di

limitare nel bando il  numero  degli  eventuali  idonei  in

misura non superiore al venti per cento dei posti  messi  a

concorso, con arrotondamento  all’unita’  superiore,  fermo

restando quanto  previsto  dall’art.  400,  comma  15,  del

decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297  e  dal  decreto

legislativo 13 aprile 2017, n. 59;

e-ter) possibilita’  di  richiedere,  tra  i  requisiti

previsti per specifici profili o livelli di  inquadramento,

il possesso del titolo di  dottore  di  ricerca,  che  deve

comunque essere valutato,  ove  pertinente,  tra  i  titoli

rilevanti ai fini del concorso.

3-bis. Le amministrazioni pubbliche, nel rispetto della

programmazione triennale del fabbisogno, nonche’ del limite

massimo  complessivo  del  50  per  cento   delle   risorse

finanziarie disponibili ai sensi della normativa vigente in

materia di assunzioni ovvero di contenimento della spesa di

personale, secondo i rispettivi regimi  limitativi  fissati

dai documenti di finanza pubblica e, per le amministrazioni

interessate, previo espletamento della procedura di cui  al

comma 4, possono avviare procedure di reclutamento mediante

concorso pubblico:

  1. a) con riserva dei posti, nel limite massimo del 40 per

cento di quelli banditi, a favore dei titolari di  rapporto

di lavoro subordinato a tempo determinato che, alla data di

pubblicazione dei bandi, hanno maturato almeno tre anni  di

servizio alle dipendenze dell’amministrazione che emana  il

bando;

  1. b) per titoli ed esami, finalizzati a valorizzare, con

apposito punteggio, l’esperienza professionale maturata dal

personale di cui alla lettera a) e di coloro che, alla data

di emanazione del bando, hanno maturato almeno tre anni  di

contratto di  lavoro  flessibile  nell’amministrazione  che

emana il bando.

3-ter. Con decreto del  Presidente  del  Consiglio  dei

Ministri di concerto con il Ministro dell’economia e  delle

finanze, da adottare ai sensi dell’art. 17, comma 3,  della

legge 23 agosto 1988, n. 400, entro  il  31  gennaio  2013,

sono dettati modalita’  e  criteri  applicativi  del  comma

3-bis e la disciplina della riserva dei posti di  cui  alla

lettera  a)  del  medesimo  comma  in  rapporto  ad   altre

categorie riservatarie. Le disposizioni normative del comma

3-bis  costituiscono  principi  generali   a   cui   devono

conformarsi tutte le amministrazioni pubbliche.

  1. Le determinazioni relative all’avvio di procedure di

reclutamento sono adottate da  ciascuna  amministrazione  o

ente  sulla  base  del  piano  triennale   dei   fabbisogni

approvato ai sensi dell’art. 6, comma 4.  Con  decreto  del

Presidente del Consiglio dei ministri di  concerto  con  il

Ministro dell’economia e delle  finanze,  sono  autorizzati

l’avvio  delle  procedure   concorsuali   e   le   relative

assunzioni del personale delle amministrazioni dello Stato,

anche ad ordinamento autonomo, delle agenzie e  degli  enti

pubblici non economici.

4-bis. L’avvio  delle  procedure  concorsuali  mediante

l’emanazione  di  apposito  decreto  del   Presidente   del

Consiglio  dei  Ministri,  di  concerto  con  il   Ministro

dell’economia e delle finanze, di cui al comma 4 si applica

anche alle procedure di reclutamento  a  tempo  determinato

per contingenti superiori alle  cinque  unita’,  inclusi  i

contratti di formazione  e  lavoro,  e  tiene  conto  degli

aspetti finanziari, nonche’ dei criteri previsti  dall’art.36

Fermo restando quanto previsto dall’art.  4,  comma

3-quinquies, del decreto-legge  31  agosto  2013,  n.  101,

convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2013,

  1. 125, per le amministrazioni  di  cui  al  comma  4,  le

restanti  amministrazioni  pubbliche,  per  lo  svolgimento

delle proprie procedure selettive,  possono  rivolgersi  al

Dipartimento della  funzione  pubblica  e  avvalersi  della

Commissione    per    l’attuazione    del    Progetto    di

Riqualificazione delle Pubbliche  Amministrazioni  (RIPAM),

di cui al decreto interministeriale 25 luglio  1994,  fatte

comunque   salve   le    competenze    delle    Commissioni

esaminatrici. A tali fini, la Commissione RIPAM  si  avvale

di personale messo a disposizione dall’Associazione  Formez

5.1. Nell’ipotesi di  cui  al  comma  5,  il  bando  di

concorso puo’ fissare un contributo di ammissione, ai sensi

dell’art. 4, comma 3-septies del  decreto-legge  31  agosto

2013, n. 101, convertito con modificazioni nella  legge  31

ottobre 2013, n. 125.

5.2. Il Dipartimento  della  funzione  pubblica,  anche

avvalendosi dell’Associazione Formez PA e della Commissione

RIPAM,  elabora,  previo  accordo  in  sede  di  Conferenza

Unificata ai sensi dell’art. 4 del decreto  legislativo  n.

281 del 1997, linee guida di indirizzo amministrativo sullo

svolgimento delle prove concorsuali e sulla valutazione dei

titoli, ispirate alle migliori pratiche a livello nazionale

e internazionale in materia di reclutamento del  personale,

nel rispetto della normativa, anche regolamentare,  vigente

in materia. Le linee guida per le prove  concorsuali  e  la

valutazione dei titoli del personale sanitario,  tecnico  e

professionale,  anche  dirigente,  del  Servizio  sanitario

nazionale sono adottate di concerto con il Ministero  della

salute.

5-bis. I vincitori dei concorsi devono permanere  nella

sede di prima destinazione per un periodo non  inferiore  a

cinque anni. La presente disposizione costituisce norma non

derogabile dai contratti collettivi.

5-ter. Le graduatorie dei concorsi per il  reclutamento

del personale presso le amministrazioni pubbliche rimangono

vigenti  per  un  termine  di  tre  anni  dalla   data   di

pubblicazione.  Sono  fatti  salvi  i  periodi  di  vigenza

inferiori previsti da leggi regionali. Il  principio  della

parita’ di condizioni per l’accesso ai pubblici  uffici  e’

garantito, mediante specifiche disposizioni del bando,  con

riferimento al luogo di residenza dei  concorrenti,  quando

tale requisito sia strumentale all’assolvimento di  servizi

altrimenti  non  attuabili  o  almeno  non  attuabili   con

identico risultato.

  1. Ai fini delle assunzioni  di  personale  presso  la

Presidenza del Consiglio dei ministri e le  amministrazioni

che  esercitano  competenze  istituzionali  in  materia  di

difesa e sicurezza dello Stato, di  polizia,  di  giustizia

ordinaria,  amministrativa,  contabile  e  di   difesa   in

giudizio  dello  Stato,  si  applica  il  disposto  di  cui

all’art.  26  della  legge  1  febbraio  1989,  n.  53,   e

successive modificazioni ed integrazioni.

  1. Il regolamento sull’ordinamento degli uffici e  dei

servizi  degli  enti   locali   disciplina   le   dotazioni

organiche, le modalita’  di  assunzione  agli  impieghi,  i

requisiti  di  accesso  e  le  procedure  concorsuali,  nel

rispetto dei principi fissati dai commi precedenti.».

 In ordine alle variazioni apportate dall’art.7 ,si evidenzia che le stese concernono lò’art.37 del dec.legvo n.165/01 ,nel cui comma 1 

le parole «e di almeno una lingua straniera» sono  sostituite

dalle seguenti: «e della lingua inglese, nonche’,  ove  opportuno  in

relazione  al  profilo  professionale  richiesto,  di  altre   lingue

straniere».

 

Pertanto ,dopo detta sostituzione il testo dell’art. 37 del  citato  decreto

legislativo 30 marzo 2001,  n.  165, risulta il seguente:

«Art. 37 (Accertamento delle conoscenze informatiche  e

di  lingue  straniere  nei  concorsi  pubblici).  –  1.   A

decorrere dal 1° gennaio  2000  i  bandi  di  concorso  per

l’accesso alle pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1,

comma 2, prevedono l’accertamento della conoscenza dell’uso

delle apparecchiature  e  delle  applicazioni  informatiche

piu’ diffuse e della lingua inglese nonche’, ove  opportuno

in relazione al profilo professionale richiesto,  di  altre

lingue straniere.

  1. Per i dirigenti il regolamento di cui  all’art.  28

definisce il livello di conoscenza richiesto e le modalita’

per il relativo accertamento.

  1. Per gli altri dipendenti delle amministrazioni dello

Stato, con regolamento emanato ai sensi dell’art. 17, comma

1, della  legge  23  agosto  1988,  n.  400,  e  successive

modificazioni ed integrazioni, su proposta  del  Presidente

del Consiglio dei ministri, sono  stabiliti  i  livelli  di

conoscenza, anche in relazione alla professionalita’ cui si

riferisce il bando, e le modalita’ per l’accertamento della

conoscenza medesima. Il regolamento stabilisce  altresi’  i

casi nei quali U comma 1 non si applica.».

  Infine ,circa le integrazioni   operate in materia d’incompatibilita nel pubblico impiego dall’art.8 del dec.legvo n.75/17,

si  evidenzia  che  le medesime   interessano  l’articolo 53 del decreto legislativo 30 marzo 2001,  n.  165,in cui,infatti, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 12, il secondo e il terzo periodo sono soppressi

b) al comma 13, le parole «Entro il 30 giugno di ciascun anno  le»

sono sostituite dalla seguente: «Le», dopo le parole  «a  comunicare»

e’ inserita la seguente: «tempestivamente», le parole «o su  apposito

supporto magnetico» e le parole  «,  relativi  all’anno  precedente,»

sono soppresse

c) al comma 14, primo  periodo,  le  parole  da:  «o  su  supporto

magnetico» fino  a  «compensi  corrisposti.»  sono  sostituite  dalle

seguenti: «, tempestivamente e  comunque  nei  termini  previsti  dal

decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, i dati di cui agli articoli

15 e 18 del medesimo decreto legislativo n. 33 del 2013,  relativi  a

tutti gli incarichi conferiti o autorizzati a qualsiasi titolo».

 

Pertanto, dopo le sopra precisate variazioni recate  dall’art.8 ,    il nuovo testo dell’art. 53 del  citato  decreto

legislativo 30 marzo 2001,  n.  165 e’ il seguente:

«Art.  53  (Incompatibilita’,  cumulo  di  impieghi   e

incarichi).  –  1.  Resta  ferma  per  tutti  i  dipendenti

pubblici la disciplina delle incompatibilita’ dettata dagli

articoli 60  e  seguenti  del  testo  unico  approvato  con

decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n.

3, salva la deroga prevista dall’art. 23-bis  del  presente

decreto,  nonche’,  per  i  rapporti  di  lavoro  a   tempo

parziale, dall’art. 6, comma 2, del decreto del  Presidente

del  Consiglio  dei  ministri  17  marzo  1989,  n.  117  e

dall’art. 1, commi 57 e seguenti della  legge  23  dicembre

1996, n. 662. Restano ferme altresi’ le disposizioni di cui

agli articoli 267, comma 1, 273, 274, 508 nonche’  676  del

decreto legislativo 16 aprile 1994,  n.  297,  all’art.  9,

commi 1 e 2, della legge 23 dicembre 1992, n. 498, all’art.

4, comma 7, della legge 30 dicembre 1991, n. 412,  ed  ogni

altra  successiva  modificazione  ed   integrazione   della

relativa disciplina.

1-bis.  Non  possono  essere  conferiti  incarichi   di

direzione di strutture deputate alla gestione del personale

a soggetti che rivestano o abbiano rivestito  negli  ultimi

due anni cariche in partiti politici  o  in  organizzazioni

sindacali  o  che  abbiano  avuto  negli  ultimi  due  anni

rapporti continuativi di collaborazione o di consulenza con

le predette organizzazioni.

  1. Le pubbliche amministrazioni non possono  conferire

ai dipendenti incarichi, non compresi nei compiti e  doveri

di  ufficio,  che  non  siano  espressamente   previsti   o

disciplinati da legge o altre fonti normative,  o  che  non

siano espressamente autorizzati.

  1. Ai  fini  previsti  dal  comma  2,   con   appositi

regolamenti, da emanarsi ai sensi dell’art.  17,  comma  2,

della legge 23 agosto 1988, n. 400,  sono  individuati  gli

incarichi  consentiti  e  quelli  vietati   ai   magistrati

ordinari, amministrativi,  contabili  e  militari,  nonche’

agli avvocati e procuratori dello Stato,  sentiti,  per  le

diverse magistrature, i rispettivi istituti.

3-bis. Ai fini  previsti  dal  comma  2,  con  appositi

regolamenti  emanati  su  proposta  del  Ministro  per   la

pubblica amministrazione e la semplificazione, di  concerto

con i Ministri interessati, ai sensi dell’art. 17, comma 2,

della  legge  23  agosto  1988,  n.   400,   e   successive

modificazioni,   sono    individuati,    secondo    criteri

differenziati in rapporto alle diverse qualifiche  e  ruoli

professionali, gli incarichi vietati  ai  dipendenti  delle

amministrazioni pubbliche di cui all’art. 1, comma 2.

  1. Nel caso in cui i regolamenti di cui al comma 3 non

siano emanati, l’attribuzione degli incarichi e’ consentita

nei soli casi espressamente previsti dalla legge o da altre

fonti normative.

  1. In ogni caso, il conferimento operato  direttamente

dall’amministrazione,       nonche’        l’autorizzazione

all’esercizio    di    incarichi    che    provengano    da

amministrazione pubblica diversa da quella di appartenenza,

ovvero  da  societa’  o  persone  fisiche,   che   svolgano

attivita’  d’impresa  o  commerciale,  sono  disposti   dai

rispettivi organi competenti secondo  criteri  oggettivi  e

predeterminati,   che   tengano   conto   della   specifica

professionalita’,    tali    da    escludere    casi     di

incompatibilita’,   sia   di   diritto   che   di    fatto,

nell’interesse   del   buon   andamento   della    pubblica

amministrazione   o   situazioni   di   conflitto,    anche

potenziale, di  interessi,  che  pregiudichino  l’esercizio

imparziale delle funzioni attribuite al dipendente.

  1. I commi da 7 a 13 del presente articolo si applicano

ai  dipendenti  delle  amministrazioni  pubbliche  di   cui

all’art. 1, comma 2, compresi quelli di cui all’art. 3, con

esclusione dei dipendenti con rapporto di  lavoro  a  tempo

parziale  con  prestazione  lavorativa  non  superiore   al

cinquanta per cento di quella a tempo  pieno,  dei  docenti

universitari a tempo definito e delle  altre  categorie  di

dipendenti pubblici ai quali e’ consentito da  disposizioni

speciali lo svolgimento di attivita’  libero-professionali.

Sono  nulli  tutti  gli  atti  e   provvedimenti   comunque

denominati, regolamentari e amministrativi, adottati  dalle

amministrazioni  di  appartenenza  in  contrasto   con   il

presente comma. Gli incarichi retribuiti, di cui  ai  commi

seguenti, sono tutti gli incarichi, anche occasionali,  non

compresi nei compiti e doveri di ufficio, per  i  quali  e’

previsto, sotto qualsiasi forma, un compenso. Sono  esclusi

i compensi derivanti:

  1. a) dalla   collaborazione   a   giornali,    riviste,

enciclopedie e simili;

  1. b) dalla utilizzazione economica da parte dell’autore o

inventore   di   opere   dell’ingegno   e   di   invenzioni

industriali;

c) dalla partecipazione a convegni e seminari

d) da incarichi per i quali  e’  corrisposto  solo  il

rimborso delle spese documentate

e) da  incarichi  per  lo  svolgimento  dei  quali  il

dipendente e’ posto in posizione di aspettativa, di comando

o di fuori ruolo

f) da   incarichi   conferiti   dalle   organizzazioni

sindacali a dipendenti presso le  stesse  distaccati  o  in

aspettativa non retribuita;

 

f-bis) da attivita’ di formazione diretta ai dipendenti

della pubblica amministrazione  nonche’  di  docenza  e  di

ricerca scientifica

7.I dipendenti pubblici non possono svolgere incarichi

retribuiti che non  siano  stati  conferiti  o  previamente

autorizzati dall’amministrazione di appartenenza.  Ai  fini

dell’autorizzazione,       l’amministrazione       verifica

l’insussistenza  di  situazioni,   anche   potenziali,   di

conflitto  di  interessi.  Con  riferimento  ai  professori

universitari a tempo pieno, gli  statuti  o  i  regolamenti

degli atenei disciplinano i criteri e le procedure  per  il

rilascio dell’autorizzazione nei casi previsti dal presente

decreto. In caso di inosservanza del divieto, salve le piu’

gravi  sanzioni  e  ferma   restando   la   responsabilita’

disciplinare,  il  compenso  dovuto  per   le   prestazioni

eventualmente  svolte   deve   essere   versato,   a   cura

dell’erogante o, in  difetto,  del  percettore,  nel  conto

dell’entrata   del   bilancio    dell’amministrazione    di

appartenenza  del  dipendente  per  essere   destinato   ad

incremento  del  fondo  di   produttivita’   o   di   fondi

equivalenti.

7-bis. L’omissione del versamento del compenso da parte

del dipendente  pubblico  indebito  percettore  costituisce

ipotesi   di   responsabilita’   erariale   soggetta   alla

giurisdizione della Corte dei conti.

  1. Le pubbliche amministrazioni non  possono  conferire

incarichi retribuiti a dipendenti di altre  amministrazioni

pubbliche     senza      la      previa      autorizzazione

dell’amministrazione di appartenenza dei dipendenti stessi.

Salve le piu’ gravi sanzioni, il conferimento dei  predetti

incarichi, senza la previa autorizzazione,  costituisce  in

ogni  caso  infrazione  disciplinare  per  il   funzionario

responsabile del procedimento; il relativo provvedimento e’

nullo di diritto.  In  tal  caso  l’importo  previsto  come

corrispettivo  dell’incarico,  ove  gravi   su   fondi   in

disponibilita’    dell’amministrazione    conferente,    e’

trasferito   all’amministrazione   di   appartenenza    del

dipendente ad incremento del fondo di  produttivita’  o  di

fondi equivalenti.

  1. Gli enti pubblici economici e i soggetti privati non

possono  conferire  incarichi   retribuiti   a   dipendenti

pubblici      senza      la      previa      autorizzazione

dell’amministrazione di appartenenza dei dipendenti stessi.

Ai  fini  dell’autorizzazione,  l’amministrazione  verifica

l’insussistenza  di  situazioni,   anche   potenziali,   di

conflitto di interessi. In caso di inosservanza si  applica

la disposizione dell’art. 6, comma 1, del decreto legge  28

marzo 1997, n. 79,  convertito,  con  modificazioni,  dalla

legge 28 maggio 1997, n. 140, e successive modificazioni ed

integrazioni.   All’accertamento   delle    violazioni    e

all’irrogazione delle sanzioni provvede il Ministero  delle

finanze, avvalendosi della Guardia di finanza,  secondo  le

disposizioni della  legge  24  novembre  1981,  n.  689,  e

successive modificazioni ed integrazioni. Le somme riscosse

sono acquisite alle entrate del Ministero delle finanze.

  1. L’autorizzazione, di cui ai commi precedenti, deve

essere richiesta all’amministrazione  di  appartenenza  del

dipendente dai soggetti pubblici o privati,  che  intendono

conferire l’incarico; puo’, altresi’, essere richiesta  dal

dipendente interessato. L’amministrazione  di  appartenenza

deve pronunciarsi sulla richiesta di  autorizzazione  entro

trenta giorni dalla ricezione della richiesta  stessa.  Per

il  personale   che   presta   comunque   servizio   presso

amministrazioni   pubbliche   diverse    da    quelle    di

appartenenza, l’autorizzazione  e’  subordinata  all’intesa

tra le due amministrazioni. In  tal  caso  il  termine  per

provvedere e’ per l’amministrazione di appartenenza  di  45

giorni e  si  prescinde  dall’intesa  se  l’amministrazione

presso la  quale  il  dipendente  presta  servizio  non  si

pronunzia entro 10 giorni dalla ricezione  della  richiesta

di intesa da parte  dell’amministrazione  di  appartenenza.

Decorso il termine  per  provvedere,  l’autorizzazione,  se

richiesta per incarichi da  conferirsi  da  amministrazioni

pubbliche, si intende accordata; in  ogni  altro  caso,  si

intende definitivamente negata.

  1. Entro quindici giorni dall’erogazione del compenso

per gli incarichi di cui al comma 6, i soggetti pubblici  o

privati  comunicano  all’amministrazione  di   appartenenza

l’ammontare dei compensi erogati ai dipendenti pubblici.

  1. Le amministrazioni pubbliche  che  conferiscono  o

autorizzano incarichi, anche a titolo gratuito,  ai  propri

dipendenti comunicano in via  telematica,  nel  termine  di

quindici giorni, al Dipartimento  della  funzione  pubblica

gli incarichi conferiti o autorizzati ai dipendenti stessi,

con l’indicazione dell’oggetto dell’incarico e del compenso

lordo, ove previsto.

  1. Le amministrazioni di appartenenza sono  tenute  a

comunicare tempestivamente al Dipartimento  della  funzione

pubblica,  in  via  telematica,  per  ciascuno  dei  propri

dipendenti e distintamente per ogni  incarico  conferito  o

autorizzato,  i  compensi  da  esse  erogati  o  della  cui

erogazione abbiano avuto comunicazione dai soggetti di  cui

al comma 11.

  1. Al  fine  della  verifica  dell’applicazione  delle

norme di cui all’art. 1, commi 123 e 127,  della  legge  23

dicembre  1996,  n.  662,  e  successive  modificazioni   e

integrazioni, le amministrazioni pubbliche  sono  tenute  a

comunicare al Dipartimento della funzione pubblica, in  via

telematica, tempestivamente e comunque nei termini previsti

dal decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, i dati di cui

agli articoli 15 e 18 del medesimo decreto  legislativo  n.

33 del 2013, relativi a tutti  gli  incarichi  conferiti  o

autorizzati a qualsiasi titolo. Le amministrazioni  rendono

noti,  mediante  inserimento  nelle  proprie  banche   dati

accessibili al pubblico per via telematica, gli elenchi dei

propri consulenti  indicando  l’oggetto,  la  durata  e  il

compenso dell’incarico nonche’ l’attestazione dell’avvenuta

verifica   dell’insussistenza    di    situazioni,    anche

potenziali, di  conflitto  di  interessi.  Le  informazioni

relative  a  consulenze  e   incarichi   comunicate   dalle

amministrazioni al Dipartimento  della  funzione  pubblica,

nonche’  le  informazioni  pubblicate  dalle  stesse  nelle

proprie  banche  dati  accessibili  al  pubblico  per   via

telematica ai sensi del presente articolo, sono trasmesse e

pubblicate  in   tabelle   riassuntive   rese   liberamente

scaricabili in un  formato  digitale  standard  aperto  che

consenta  di  analizzare  e  rielaborare,  anche   a   fini

statistici, i dati informatici. Entro  il  31  dicembre  di

ciascun  anno  il  Dipartimento  della  funzione   pubblica

trasmette   alla   Corte   dei   conti    l’elenco    delle

amministrazioni  che  hanno   omesso   di   trasmettere   e

pubblicare, in tutto o in parte, le informazioni di cui  al

terzo  periodo  del  presente  comma  in  formato  digitale

standard aperto. Entro il 31 dicembre di  ciascun  anno  il

Dipartimento della funzione pubblica trasmette  alla  Corte

dei conti l’elenco delle amministrazioni che  hanno  omesso

di effettuare la comunicazione, avente ad oggetto  l’elenco

dei collaboratori esterni e dei  soggetti  cui  sono  stati

affidati incarichi di consulenza.

  1. Le amministrazioni che omettono gli adempimenti di

cui ai commi  da  11  a  14  non  possono  conferire  nuovi

incarichi fino a quando non adempiono. I soggetti di cui al

comma 9 che omettono le comunicazioni di cui  al  comma  11

incorrono nella sanzione di cui allo stesso comma 9.

  1. Il Dipartimento della funzione pubblica, entro  il

31 dicembre di ciascun anno, riferisce  al  Parlamento  sui

dati raccolti, adotta le relative misure di  pubblicita’  e

trasparenza e formula proposte per  il  contenimento  della

spesa per gli incarichi  e  per  la  razionalizzazione  dei

criteri di attribuzione degli incarichi stessi.

16-bis. La Presidenza  del  Consiglio  dei  Ministri  –

Dipartimento  della   funzione   pubblica   puo’   disporre

verifiche del  rispetto  delle  disposizioni  del  presente

articolo e dell’art. 1, commi 56 e seguenti, della legge 23

dicembre 1996, n. 662, per il tramite dell’Ispettorato  per

la  funzione  pubblica.  A  tale  fine  quest’ultimo  opera

d’intesa con i Servizi ispettivi di  finanza  pubblica  del

Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato.

16-ter. I dipendenti che,  negli  ultimi  tre  anni  di

servizio, hanno esercitato poteri autoritativi o  negoziali

per conto delle pubbliche amministrazioni di  cui  all’art.

1, comma 2, non possono svolgere, nei tre  anni  successivi

alla cessazione del rapporto di pubblico impiego, attivita’

lavorativa  o  professionale  presso  i  soggetti   privati

destinatari dell’attivita’ della  pubblica  amministrazione

svolta attraverso i medesimi poteri. I contratti conclusi e

gli incarichi conferiti in violazione  di  quanto  previsto

dal presente comma  sono  nulli  ed  e’  fatto  divieto  ai

soggetti privati che  li  hanno  conclusi  o  conferiti  di

contrattare  con  le  pubbliche   amministrazioni   per   i

successivi  tre  anni  con  obbligo  di  restituzione   dei

compensi  eventualmente  percepiti  e  accertati  ad   essi

riferiti.».

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