RISCHIO INTEGRAZIONE CONCORSO 800 CANCELLIERI

Sarà il tribunale di Firenze, nell’udienza di martedì prossimo a decidere le sorti del maxiconcorso  per assistenti giudiziari (308.486 candidati per 800 posti) sospeso il 27 maggio scorso dal giudice del lavoro di Firenze, Stefania Carlucci. A bloccare lo scrutinio degli elaborati è il contenzioso sull’interpretazione di una norma del Testo unico del pubblico impiego posta «a tutela dell’interesse nazionale». Secondo l’interpretazione restrittiva fin qui seguita dal ministero, il ruolo di assistente di cancelleria messo a concorso escluderebbe dalla gara anche i cittadini comunitari e gli extracomunitari in possesso di permesso di soggiorno lungo o dello status di rifugiato.

Proprio una candidata esclusa – 30 anni, albanese laureata in Italia e con permesso a lungo termine – aveva innescato il procedimento d’urgenza sfociato nell’ordinanza di sospensiva di sabato scorso, non prima però – nel dicembre del 2016 – di aver inviato al ministero una diffida per la rimozione della clausola del bando di concorso che riserva gli 800 posti ai soli cittadini italiani.

La mancata risposta al sollecito, con cui la giovane laureata chiedeva solo la riapertura del bando per gli stranieri “titolati”, ha indotto la candidata esclusa a procedere davanti al giudice ordinario.

Il Trattato di funzionamento dell’Unione europea riserva gli impieghi nella pubblica amministrazione ai cittadini dei singoli Stati membri, unica eccezione all’abolizione di ogni discriminazione fondata sulla nazionalità. Ma la Corte di giustizia ha via via ristretto l’esclusione degli stranieri dalle pubbliche amministrazioni, tanto che il Testo unico sul pubblico impiego, modificato nel 2013 per adempiere agli obblighi europei, riserva oggi ai cittadini italiani l’ammissione ai concorsi per mansioni che riguardano «l’esercizio diretto o indiretto di pubblici poteri» o che attengano «alla tutela dell’interesse nazionale» (articolo 38 del Dlgs 165/2001: «I cittadini degli Stati membri dell’Unione europea e i loro familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro che siano titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente possono accedere ai posti di lavoro presso le amministrazioni pubbliche che non implicano esercizio diretto o indiretto di pubblici poteri, ovvero non attengono alla tutela dell’interesse nazionale

Il tema del contendere è tutto qui: se il lavoro di assistente di cancelleria sia un’attività «meramente esecutiva» – come ritiene la ricorrente, o invece sia un «esercizio diretto o indiretto di pubblici poteri» o comunque dove l’interesse nazionale è sensibile, come ritiene il ministero. Ministero che ha subito impugnato l’ordinanza del giudice del lavoro fiorentino, rimandando la palla al tribunale del capoluogo toscano, il quale a sua volta si esprimerà, sempre in via d’urgenza, martedì prossimo.

Due le ipotesi. Se i giudici dell’appello annulleranno l’ordinanza – e sempre che non venga impugnata ancora in Cassazione – la commissione procederà nella valutazione degli elaborati. In caso contrario, invece, il ministero dovrà riaprire il bando per permettere a tutti gli stranieri in possesso dei requisiti di essere rimessi in termini per partecipare al concorso.

Da IL;SOLE 24 ore

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