DISCIPLINA AGGIORNATA LICENZIAMENTO COLLETTIVO PERSONALE

La disciplina della procedura di  licenziamento collettivo ha subito nel tempo  varie  modifiche normative   , la piu’ significativa delle   quali e’  stata operata  dalla legge n.92//2012(riforma Fornero), che  nello specifico ha disposto        quanto segue:

1)con il comma 71 dell’art. 2 , che,  a decorrere dal 1° gennaio 2017, sono abrogate le seguenti disposizioni della citata clegge

a)l’ articolo 5, commi 4, 5 e 6;

b)gli articoli da 6 a 9  ;

c)l’ articolo 10, comma 2;

d) l’articolo 16, commi da 1 a 3,  ;

e)l’ articolo 25, comma 9

2)con il comma   72 dell’art2  che all’ar 4  , sono apportate le seguenti modificazioni  a decorrere dal 1° gennaio 2017, sono abrogate le seguenti disposizioni della citata clegge:

a) al comma 1, le parole: «le procedure di mobilita’» sono sostituite dalle seguenti:

a)«la procedura di licenziamento collettivo»;

b) al comma 3, le parole «la dichiarazione di mobilita’» sono sostituite dalle seguenti: «il licenziamento collettivo» e le parole: «programma di mobilita’» sono sostituite dalle seguenti: «programma di riduzione del personale»;

c) al comma 8, le parole: «dalla procedura di mobilita’» sono sostituite dalle seguenti: «dalle procedure di licenziamento collettivo»;

d) al comma 9, le parole: «collocare in mobilita’» sono sostituite dalla seguente: «licenziare» e le parole: «collocati in mobilita’» sono sostituite dalla seguente: «licenziati»;

e) al comma 10, le parole: «collocare in mobilita’» sono sostituite dalla seguente: «licenziare» e le parole: «posti in mobilita’» sono sostituite dalla seguente: «licenziati»

3) con  il comma 73 dell’art.2  a decorrere dal 1° gennaio 2017, sono abrogate le seguenti disposizioni della citata legge:

-all’articolo 5, commi 1 e 2, della legge 23 luglio 1991, n. 223, le parole: «collocare in mobilita’» sono sostituite dalla seguente: «licenziare».

–  il testo dell’art. 35    , risulta   modificato come segue:

"35. A decorrere dal 1° gennaio  2017,  nei  casi  di  licenziamento
collettivo in cui la dichiarazione di eccedenza del personale di  cui
all'articolo 4, comma 9, della legge 23  luglio  1991,  n.  223,  non
abbia formato oggetto di accordo sindacale, il contributo di  cui  al
comma 31 del presente articolo e' moltiplicato per tre volte",  rimarcando che il
 predetto comma 31 recita:"31. In tutti i casi di interruzione di  un  rapporto 
 di  lavoro  atempo indeterminato per causa diversa dalle dimissioni, intervenuti a
decorrere dal 1° gennaio 2013, e' dovuta,  a  carico  del  datore  di
lavoro, una somma pari  al  50  per  cento  del  trattamento  mensile
iniziale di ASpI per ogni dodici mesi di anzianita'  aziendale  negli
ultimi tre anni".

Pertanto , nel procedere,  mediante il  presente post ,a trattare  l’argomento  di cui al titolo ,si avverte che lo stesso    terra ‘ cponto  delle modifiche di cui sopra  .

INTRODUZIONE

La procedura di licenziamento collettivo ,in precedenza denominata” procedura di mobilità”,   presuppone un esubero di personale collegato a situazioni aziendali di ristrutturazione, riorganizzazione o riconversione ovvero di riduzione, trasformazione o cessazione dell’attività, che non può essere risolto e che conduce ad una iduzione del personale attraverso   dei    licenziamenti collettivi.

Tale procedura, prevista dall’art. 4, della l. n. 223/1991, si attuava  prima dell’1.1.2017 nelle seguente  ipotesi:

A) al verificarsi del “collocamento in mobilità”, cioè quando l’impresa, ammessa al trattamento straordinario di integrazione salariale, ritenendo  che ,nel corso del relativo programma, di non essere in grado di garantire il reimpiego a tutti i dipendenti sospesi,  risolva il rapporto di lavoro con tutti o parte degli stessi (art. 4, comma 1, l. n. 223/1991)

B) nei casi di licenziamento collettivo, cioè quando l’impresa che occupi più di 15 dipendenti e che, in conseguenza di una riduzione o trasformazione di attività o di lavoro o di cessazionedell’attività, intenda effettuare almeno 5 licenziamenti nell’arco di 120 giorni in ciascuna unità produttiva o in più unità produttive della stessa provincia (art. 24, commi 1 e 2, l. n. 223/1991);

Peraltro,  i evidenzia    che il MLPS  ebbe a  precisare    che ,  se  la riduzione di personale investa unità

produttive in più regioni, è necessario trattare unitariamente la controversia. Devono pertanto ricondursi alla procedura tutti i licenziamenti, anche se relativi a unità  produttive ubicate fuori della provincia, semprechè almeno in una provincia sussistano i requisiti idonei ad integrare la fattispecie legale e risulti provata la connessione causale dell’unitarietà del processo        oganizzativo.

CASI DI ESCLUSIONE DELLA PROCEDURA  LICENZIAMENTO COLLETTIVO 

La procedura  in questione non si attiva     nei casi di:

-scadenza dei rapporti di lavoro a termine;

-fine lavoro nelle costruzioni edili;

-attività stagionali o saltuarie.

CALCOLO DIPENDENTI

AL fine  della procedura su cui si espone , devono essere computati i lavoratori in forza a tempo indeterminato, quelli a tempodeterminato, i dirigenti, i lavoratori occupati in regime di telelavoro, i lavoratori con contrattointermittente, i lavoratori con contratto ripartito, gli apprendisti (in questo senso cfr. Min. Lavoro circ. n.62/1996).

I lavoratori part-time, secondo i principi generali, si computano in proporzione all’orario svolto.

Non devono invece essere computati i lavoratori con contratto di inserimento, i lavoratori con contratto direinserimento (nei casi residuali di sopravvivenza ditale figura contrattuale, ormai abrogata), i lavoratori somministrati a termine o a tempo indeterminato, i lavoratori a domicilio, i co.co.co. e contratti a progetto/a programma, i soci lavoratori, gli associatiin partecipazione, i lavoratori dell’impresa familiare ,nonche’  i tirocinanti e gli stagisti.

A seguito del d.lgs. n. 110/2004 l’obbligo di esperire la procedura dimobilità è stato esteso anche ai datori di lavoro privati non imprenditori(cioè i datori di lavoro che svolgono, senza fini di lucro, attività di natura politica, sindacale, culturale, di istruzione ovvero di religione o di culto) che occupino più di 15 dipendenti e che intendano effettuare almeno 5 licenziamenti nell’arco di 120 giorni.

E’ bene notare che l’estensione riguarda solo gli obblighi procedimentali collegati alla procedura dimobilità per licenziamento collettivo: i datori di lavoro privati non imprenditori dunque, restano esclusi dagli obblighi contributivi nei confronti dell’Inps e dalle norme riguardanti gli ammortizzatori sociali per i lavoratori messi in mobilità.

Come gia segnalato        sopra,La legge . n. 92/2012,  , ha introdotto alcune importanti modifiche alla procedura di mobilità, sia per quanto attiene al procedimento ad essa relativo, sia per quanto attiene alle conseguenze sanzionatorie a seguito di un giudizio in cui si accerti la illegittimità del licenziamento per vizi di varia natura, ivi inclusi quelli  relativi  alla procedura.

I commi da 44 a 46 dell’articolo 1 della riforma Fornero  hanno disciplinato  , a conclusione dell’ampia riscrittura dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori contenuta nel comma 42, anche la materia dei licenziamenti collettivi, nella prospettiva di na migliore identificazione degli obblighi procedurali gravanti sul datore e, dunque, al fine evidente di rendere meno incerto l’esito dei giudizi eventualmente instaurati a contestazione della legittimità del recesso collettivamente intimato.

In questa prospettiva, i primi due commi contengono modifiche in certa misura marginali, relative alla procedura che il datore è obbligato a espletare aisensi dell’articolo 4 della legge n. 223/1991, nel rispetto di quanto stabilito dalla direttiva europea, mentre il comma 46 provvede a trasporre le modifiche del regime sanzionatorio del licenziamento individuale illegittimo anche ai licenziamenticollettivi, unificando il regime delle impugnazioni e adoperando la stessa tecnica normativa, rivolta a distinguere la sanzione applicata in ragione del vizio in concreto fatto registrare .

La l. n. 92/2012   ,inoltre, ha  attuato un tentativo di razionalizzazione del sistema delle prestazioni in caso di disoccupazione, attraverso l’istituzione dell’Assicurazione Sociale per l’Impiego (ASpI) , che ha  sostituito diverse misure tra loro eterogenee, quali le indennità di mobilità, di disoccupazione non agricola ordinaria con requisiti normali e ridotti e di disoccupazione speciale edile.

In proposito si rimarca che ,mentre la istituzione della nuova assicurazione  ha avuto decorrenza dal 1° gennaio 2013, la completa eliminazione dell’indennità di mobilità decorrerà soltanto dal 1° gennaio 2017,  in cui ,infatti, è prevista l’abrogazione delle disposizioni rela tive alle liste e all’indennità di mobilità di cui agli articoli da 6 a 9 della legge 23 luglio 1991, n. 223, e all’articolo 16, commi da 1 a 3, della legge 23 luglio 1991, n. 223.

Si aggiunge che , per  gli eventi di disoccupazione che si sono verificati dal 1° maggio 2015, le prestazioni ASpI e miniASpI  risultano  sostituite dalla NASpI (D.Lgs. n. 22/2015).

Poiche’  la  richiamata legge n. 92/2012 ha disposto l’abrogazione, a decorrere dal 1° gennaio 2017, delle orme che disciplinano le liste di mobilità, l’indennità di mobilità ed il collocamento dei lavoratori in mobilità.l’INPS ha precisato ,tra l’altro , che i lavoratori licenziati a far data dal 31 dicembre 2016 non potranno più essere collocati in mobilità ordinaria, in quanto l’iscrizione nelle liste decorrerebbe dal 1° gennaio 2017, giorno successivo alla data di licenziamento. I suddetti lavoratori, quindi, potranno beneficiare a tale data, ricorrendone i requisiti, esclusivamente dell’indennità di disoccupazione (NASpI), ancorché provenienti da una procedura di licenziamento collettivo.

L’intervento legislativo ha, dunque, riguardato strettamente l’ammortizzatore sociale collegato alla procedura di mobilità, non tanto la procedura al medesimo relativa.,prendendo atto che l’articolo 4 della legge 23 luglio 1991, n. 223, che disciplina la procedura ,è stato modificato mediante la sostituzione della locuzione” mobilità “con l’espressione” licenziamento collettivo”,pur sela rubrica dell’articolo  risuta essere  ancora  quello precedente ,ossia” Procedura per la dichiarazione di mobilità”

.Questo   comportera’     ,come gia’ detto, che   dal 1° gennaio 2017 i lavoratori il cui rapporto   termina  a seguito di procedure di licenziamento collettivo di cui all’articolo 4 della legge 23 luglio 1991, n. 223 ,non veranno piu’ iscritti nella lista di mobilita’ abolita,e non riceveranno l’indennità di mobilita’ ,ma quella  della nova  disoccupazione come disciplinata dalla assicurazione sociale per l’impiego

 

APERTURA  PROCEDURA LICENZIAMENTO COLLETTIVO

L’art. 4 l. 223/19,pur  modificato, continua a disciplinare, anche dopo il 1°gennaio  2017 ,la procedura  per il licenziamento collettivo ,applicando  le modificazioni seguenti ,       apportate    dal comma   72 dell’art. 2  , a decorrere dal 1° gennaio 2017 :

a) al comma 1, le parole: «le procedure di mobilita’» sono sostituite dalle seguenti:

a)«la procedura di licenziamento collettivo»;

b) al comma 3, le parole «la dichiarazione di mobilita’» sono sostituite dalle seguenti: «il licenziamento collettivo» e le parole: «programma di mobilita’» sono sostituite dalle seguenti: «programma di riduzione del personale»;

c) al comma 8, le parole: «dalla procedura di mobilita’» sono sostituite dalle seguenti: «dalle procedure di licenziamento collettivo»;

d) al comma 9, le parole: «collocare in mobilita’» sono sostituite dalla seguente: «licenziare» e le parole: «collocati in mobilita’» sono sostituite dalla seguente: «licenziati»;

e) al comma 10, le parole: «collocare in mobilita’» sono sostituite dalla seguente: «licenziare» e le parole: «posti in mobilita’» sono sostituite dalla seguente: «licenziati».

“Pertanto ,l testo dell’art.4 applicabile e’ il seguente dall’1.1.2017:

1.  L’impresa che sia stata ammessa al trattamento straordinario di integrazione salariale, qualora nel corso di attuazione del programma di cui all’articolo 1 ritenga di non essere in grado di garantire il reimpiego a tutti i lavoratori sospesi e di non poter ricorrere a misure alternative, ha facoltà di avviare la procedura di licenziamento collettivo ai sensi del presente articolo.

2.  Le imprese che intendano esercitare la facoltà di cui al comma 1 sono tenute a darne comunicazione preventiva per iscritto alle rappresentanze sindacali aziendali costituite a norma dell’articolo 19 della legge 20 maggio 1970, n. 300, nonché alle rispettive associazioni di categoria. In mancanza delle predette rappresentanze la comunicazione deve essere effettuata alle associazioni di categoria aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale. La comunicazione alle associazioni di categoria può essere effettuata per il tramite dell’associazione dei datori di lavoro alla quale l’impresa aderisce o conferisce mandato.

3.  La comunicazione di cui al comma 2 deve contenere indicazione: dei motivi che determinano la situazione di eccedenza; dei motivi tecnici, organizzativi o produttivi, per i quali si ritiene di non poter adottare misure idonee a porre rimedio alla predetta situazione ed evitare, in tutto o in parte, il licenziamento collettivo; del numero, della collocazione aziendale e dei profili professionali del personale eccedente, nonché del personale abitualmente impiegato; dei tempi di attuazione del programma di riduzione del personale; delle eventuali misure programmate per fronteggiare le conseguenze sul piano sociale della attuazione del programma medesimo del metodo di calcolo di tutte le attribuzioni patrimoniali diverse da quelle già previste dalla legislazione vigente e dalla contrattazione collettiva. Alla comunicazione va allegata copia della ricevuta del versamento all’INPS, a titolo di anticipazione sulla somma di cui all’articolo 5, comma 4, di una somma pari al trattamento massimo mensile di integrazione salariale moltiplicato per il numero dei lavoratori ritenuti eccedenti.

4.  Copia della comunicazione di cui al comma 2 e della ricevuta del versamento di cui al comma 3 devono essere contestualmente inviate all’Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione.

5.  Entro sette giorni dalla data del ricevimento della comunicazione di cui al comma 2, a richiesta delle rappresentanze sindacali aziendali e delle rispettive associazioni si procede ad un esame congiunto tra le parti, allo scopo di esaminare le cause che hanno contribuito a determinare l’eccedenza del personale e le possibilità di utilizzazione diversa di tale personale, o di una sua parte, nell’ambito della stessa impresa, anche mediante contratti di solidarietà e forme flessibili di gestione del tempo di lavoro. Qualora non sia possibile evitare la riduzione di personale, è esaminata la possibilità di ricorrere a misure sociali di accompagnamento intese, in particolare, a facilitare la riqualificazione e la riconversione dei lavoratori licenziati. I rappresentanti sindacali dei lavoratori possono farsi assistere, ove lo ritengano opportuno, da esperti  .

6.  La procedura di cui al comma 5 deve essere esaurita entro quarantacinque giorni dalla data del ricevimento della comunicazione dell’impresa. Quest’ultima dà all’Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione comunicazione scritta sul risultato della consultazione e sui motivi del suo eventuale esito negativo. Analoga comunicazione scritta può essere inviata dalle associazioni sindacali dei lavoratori.

7.  Qualora non sia stato raggiunto l’accordo, il direttore dell’Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione convoca le parti al fine di un ulteriore esame delle materie di cui al comma 5, anche formulando proposte per la realizzazione di un accordo. Tale esame deve comunque esaurirsi entro trenta giorni dal ricevimento da parte dell’Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione della comunicazione dell’impresa prevista al comma 6.

8.  Qualora il numero dei lavoratori interessati dalle procedure di licenziamento collettivo sia inferiore a dieci, i termini di cui ai commi 6 e 7 sono ridotti alla metà.

9.  Raggiunto l’accordo sindacale ovvero esaurita la procedura di cui ai commi 6, 7 e 8, l’impresa ha facoltà di licenziare gli impiegati, gli operai e i quadri eccedenti, comunicando per iscritto a ciascuno di essi il recesso, nel rispetto dei termini di preavviso. Entro sette giorni dalla comunicazione dei recessi, l’elenco dei lavoratori licenziati, con l’indicazione per ciascun soggetto del nominativo, del luogo di residenza, della qualifica, del livello di inquadramento, dell’età, del carico di famiglia, nonché con puntuale indicazione delle modalità con le quali sono stati applicati i criteri di scelta di cui all’articolo 5, comma 1, deve essere comunicato per iscritto all’Ufficio regionale del lavoro e della massima occupazione competente, alla Commissione regionale per l’impiego e alle associazioni di categoria di cui al comma 2.

10.  Nel caso in cui l’impresa rinunci a licenziare i lavoratori o ne collochi un numero inferiore a quello risultante dalla comunicazione di cui al comma 2, la stessa procede al recupero delle somme pagate in eccedenza rispetto a quella dovuta ai sensi dell’articolo 5, comma 4, mediante conguaglio con i contributi dovuti all’INPS, da effettuarsi con il primo versamento utile successivo alla data di determinazione del numero dei lavoratori licenziati.

11.  Gli accordi sindacali stipulati nel corso delle procedure di cui al presente articolo, che prevedano il riassorbimento totale o parziale dei lavoratori ritenuti eccedenti, possono stabilire, anche in deroga al secondo comma dell’articolo 2103 del codice civile, la loro assegnazione a mansioni diverse da quelle svolte .

12.  Le comunicazioni di cui al comma 9 sono prive di efficacia ove siano state effettuate senza l’osservanza della forma scritta e delle procedure previste dal presente articolo. Gli eventuali vizi della comunicazione di cui al comma 2 del presente articolo possono essere sanati, ad ogni effetto di legge, nell’ambito di un accordo sindacale concluso nel corso della procedura di licenziamento collettivo.

13.  I lavoratori ammessi al trattamento di cassa integrazione, al termine del periodo di godimento del trattamento di integrazione salariale, rientrano in azienda.

14.  Il presente articolo non trova applicazione nel caso di eccedenze determinate da fine lavoro nelle imprese edili e nelle attività stagionali o saltuarie, nonché per i lavoratori assunti con contratto di lavoro a tempo determinato.

15.  Nei casi in cui l’eccedenza riguardi unità produttive ubicate in diverse province della stessa regione ovvero in più regioni, la competenza a promuovere l’accordo di cui al comma 7 spetta rispettivamente al direttore dell’Ufficio regionale del lavoro e della massima occupazione ovvero al Ministro del lavoro e della previdenza sociale. Agli stessi vanno inviate le comunicazioni previste dal comma 4.

15-bis  Gli obblighi di informazione, consultazione e comunicazione devono essere adempiuti indipendentemente dal fatto che le decisioni relative all’apertura delle procedure di cui al presente articolo siano assunte dal datore di lavoro o da un’impresa che lo controlli. Il datore di lavoro che viola tali obblighi non può eccepire a propria difesa la mancata trasmissione, da parte dell’impresa che lo controlla, delle informazioni relative alla decisione che ha determinato l’apertura delle predette procedure ( .

16.  Sono abrogati gli articoli 24 e 25 della legge 12 agosto 1977, n. 675, le disposizioni del decreto-legge 30 marzo 1978, n. 80, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 maggio 1978, n. 215, ad eccezione dell’articolo 4-bis, nonché il decreto-legge 13 dicembre 1978, n. 795, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 febbraio 1979, n. 3″

 Pertanto,  in  base alle disposizioni vigenti  previste dall’art.4  sopra esposte, il primo adempimento che,anche dall’1.1.2017,  le imprese, che intendano esercitare la facoltà di avviare la procedura di licenziamento collettivo ,devono compiere è quello di effettuare una comunicazione preventiva per iscritto alle rappresentanzesindacali aziendali, nonché alle rispettive associazioni di categoria,mentre ,In mancanza di tali rappresentanze sindacali ,si prevede che detta comunicaszione deve essere effettuata alle associazioni di categoria aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale e può essere effettuata per il tramite dell’associazione dei datori di lavoro alla quale l’impresa aderisce o conferiscemandato.

La comunicazione di cui sopra deve avere ad oggetto:

-a) motivi che determinano la situazione di eccedenza;

b)i motivi tecnici, organizzativi o produttivi, per i quali si ritiene di non poter adottare misure idonee a porre rimedio alla predetta situazione ed evitare, in tutto o in parte, il licenziamento collettivo;

c)il numero, la collocazione aziendale e i profili professionali del personale eccedente, nonché del personale abitualmente impiegato;

d) i tempi di attuazione del programma di riduzione del personale;

e)le eventuali misure programmate per fronteggiare le conseguenze sul piano sociale della attuazione del programma medesimo;

f)il metodo di calcolodi tutte le attribuzioni patrimoniali diverse da quelle già previste dalla legislazione vigente e dalla contrattazione collettiva.

Alla comunicazione va allegata copia della ricevuta del versamento all’INPS di una somma pari al trattamento massimo mensile di integrazione salariale moltiplicato per il numero dei lavoratori ritenuti eccedenti, a titolo di anticipo della somma che l’impresa verserà per ciascun lavoratore posto in mobilità

La comunicazione, munita dei requisiti sopra elencati, unitamente a copia della ricevuta di versamento del contributo dimobilità all’INPS  deve essere indirizzata anche a:

-DTL, qualora l’eccedenza di personale riguardi unità produttive ubicate in una sola provincia;

-Regione, qualora l’eccedenza riguardi unità produttive ubicate in

diverse province della stessa regione  ;

-Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali, qualora l’eccedenza riguardi unità produttive ubicate in più regioni.

La l. n. 92/2012 è intervenuta sulla procedura preliminare al licenziamento dei lavoratori,stabilendo al comma 44 che la comunicazione conclusiva del procedimento non debba essere inviata contestualmente alla autorità amministrativa, come originariamente si prevedeva, ma entro «sette  giorni dalla comunicazione dei recessi individuali».

La l. n. 92/2012, all’art. 1 comma 45, prevede che gli eventuali vizi della comunicazione che introduce  il            l procedimento in oggetto, possano essere sanati nell’ambito di un accordo sindacale concluso nel corso della procedura di licenziamento collettivo.

VERSAMENTO CONTRIBUTO  DI MOBILITA’ OVVERO LICENZIAMENTO COLLETTIVO

Il finanziamento delle prestazioni conseguenti alla procedura di mobilità sino al 31.12.2016 ovvero di licenziamento collettivo dall’12.1.2017 è stato   costituito da due tipologie di contributo interamente a carico del datore di lavoro.

Il contributo ordinario ,che corrisponde allo 0,30%delle retribuzioni imponibili corrisposte ai lavoratori che possono essere beneficiari del trattamento  ,ma a   questo si somma un contributo aggiuntivo, gia’ c.d.contributo di ingresso nella mobilità, dovuto dall’impresa nel momento in cui si attiva la procedura di mobilità.

Esso    sino al 31.12.2016 è risultato    commisurato al trattamento mensile iniziale di mobilità per ciascun lavoratore considerato inesubero, è quindi legato al valoreannuo dell’indennità di mobilità e può essere versato in 30 rate mensili.

Si sottolinea ,peraltro ,che Il mancato versamento dell’anticipazione non   comportava comunque, la sospensione della procedura.

Nello specifico, l’importo del “contributo di ingresso della mobilità” in esame risulta sino al 2016  pari a:

-tre volte il trattamento massimo mensile netto di integrazione salariale per il numero lavoratorilicenziati , nel caso in cui sia stato raggiunto l’accordo in sede sindacale;

-sei volte il trattamento massimo mensile netto di integrazione salariale per il numero lavoratorilicenziati , nel caso di mancato raggiungimento di un accordo in sede sindacale, per procedure avviate durante o al termine della CIGS ;

-nove volte il trattamento massimo mensile netto di integrazione salariale per il numero lavoratori licenziati , nel caso di mancato raggiungimento di un accordo in sede sindacale, in tutti i casi di riduzione di personale.

Peraltro ,occorre tener presente che , partire dal 2017, a seguito dell’eliminazione dell’indennità di mobilità,  è stato     abolito     il contributo di ingresso alla mobilità con l’abrogazione del comma 4 dell’articolo5 della legge 23 luglio 1991, n.223/91 e  sostituito       s al c.d.contributo di licenziamento di cui al comma 35 all’articolo  4  della legge28 giugno 2012, n. 92, come specificato dal comma 31 dello stesso articolo.

È ,inoltre, prevista una penalizzazione analoga inerente  la  procedura di mobilità, infatti nella ipotesi in cui la dichiarazione di eccedenza del personale non sia oggetto di un accordo sindacale, i lcontributo dovuto viene moltiplicato per tre

.A decorrere dal 1º gennaio 2013, il contributo di licenziamento è dovuto dal datore di lavoro per tutti i casi di interruzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato per causa diversa dalle dimissioni.

Tale contributo consiste in una somma pari al50%del trattamento mensile iniziale di indennità didisoccupazione per ogni 12 mesi di anzianità aziendale negli ultimi 3 anni.

La norma esclude dall’applicazione del contributo il caso delle dimissioni.

Il contributo è dovuto anche per le interruzioni dei rapporti di apprendistato diverse dalle dimissioni odal recesso del lavoratore, incluso il recesso del datore di lavoro

Tuttavia, come gia’ prima accennato a partire dal 2017, a seguito dell’eliminazione totale della mobilità,il contributo dilicenziamento sar à dovuto anche per i licenziamenti collettivi.

Di seguito il testo   del comma “35 dell’art.4  introdotto dalla legge n.92/12

“. A decorrere dal 1° gennaio  2017,  nei  casi  di  licenziamento
collettivo in cui la dichiarazione di eccedenza del personale di  cui
all’articolo 4, comma 9, della legge 23  luglio  1991,  n.  223,  non
abbia formato oggetto di accordo sindacale, il contributo di  cui  al
comma 31 del presente articolo e’ moltiplicato per tre volte”,  rimarcando che il predetto comma 31 recita:”31. In tutti i casi di interruzione di  un  rapporto  di  lavoro  atempo indeterminato per causa diversa dalle dimissioni, intervenuti a
decorrere dal 1° gennaio 2013, e’ dovuta,  a  carico  del  datore  di
lavoro, una somma pari  al  50  per  cento  del  trattamento  mensile
iniziale di ASpI per ogni dodici mesi di anzianita’  aziendale  negli
ultimi tre anni”.

ESAME CONGIUNTO PROCEDURA MOBILITA’ OVVERO LICENZIAMENTO COLLETTIVO

Qualora le rappresentanze sindacali in azienda e le rispettive associazioni di categoria ne faccianorichiesta, l’impresa interessata procede -entro 7 giorni dal ricevimento da parte delle stesse della omunicazione di cui  sopra:

– ad un esame congiunto con le medesime, allo scopo di analizzare le cause che hanno determinato l’eccedenza delpersonale e la possibilità di evitare in tuttoo in parte i licenziamenti. In caso negativo, tali soggetti saranno tenuti a vagliare l’eventualità diricorrere a misure sociali di accompagnamento, in particolare per la riqualificazione e riconversionedei lavoratori licenziati.

L’individuazione dei lavoratori da collocare inmobilità deve avvenire, inrelazione alle esigenzetecnico produttive ed organizzative del complesso aziendale, nel rispetto dei criteri previsti con l’accordo sindacale raggiunto nel corso della procedura.

In mancanza di accordo, la scelta deve avvenire secondo i seguenti criteri, in concorso tra loro:

-carichi di famiglia;

-anzianità (aziendale);

-esigenze tecnico produttive ed organizzative

.Deve essere rispettato il divieto di  licenziare una percentuale di manodopera femminile superiore a quella della manodopera femminile occupata con riguardo alle mansioni prese inconsiderazione.

Inoltre, la disciplina relativa al collocamento obbligatorio (art. 10, comma 4, l. n. 68/1999) stabilisce che in tutti i casi in cui la procedura in questione coinvolga anche lavoratori occupatiobbligatoriamente, il numero dei rimanenti lavoratori appartenenti alle categorie protette non deveessere inferiore alla quota di riserva prevista dalla legge stessa.

La procedura di esame congiunto deve esaurirsi entro 45 giorni; qualora il numero di lavoratori interessati sia inferiore a 10 il termine è di 23 giorni

. Il termine decorre dal ricevimento, da parte delle rappresentanze e delle associazioni sindacali, della comunicazione da parte dell’azienda, la quale dovrà comunicare  all’istituzione competente ed alle associazioni sindacali  l’esito dell’esame congiunto e ,qualora non sia stato possibile addivenire ad un accordo fra le parti, l’impresa deve indicarne i motivi

In tal caso, infatti, l’autorità amministrativa  destinataria della comunicazione aziendale convoca le parti al fine di procedere ad unulteriore esame delle cause che hanno determinato l’eccedenza di personale e può anche formulare proposte al fine di raggiungere una intesa, ma tale fase dovrà esaurirsi al massimo entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione relativa al mancato accordo (termine che va ridotto alla metà se il numero dei lavoratori interessati dalle procedure di licenziamento è inferiore a 10).

A carico del datore di lavoro, sussiste solo ed esclusivamente un dovere di consultazione; lo stesso,quindi, non è tenuto ad accogliere le istanze sindacali, che può respingere in tutto o in parte, né a concludere un accordo, essendo legittimato alla fine della procedura ad effettuare comunque ilicenziamenti programmati.

Inoltre, gli accordi stipulati nel corso delle procedure sindacali, che prevedano il riassorbimento totale o parziale dei lavoratori ritenuti eccedenti, possonostabilire la loro assegnazione a mansioni diverse da quelle svolte, anche in deroga al secondo comma dell’articolo 2103 del codice civile.

A questo punto ,sorge spontanea la domanda:   q uale sara’,dal primo gennaio 2017 ,l  ‘istituzione competente a ricevere lecomunicazioni  ziendali di  avvio delle              procedure        di  riduzione         collettiva di personale e sull’esio negativo delle  consultazioni        tra aziende e oo.ss.?

Il Dicastero del Lavoro non ha detto nulla. su tale questione ,ma alla suddetta domanda  , non manca  chi, a seguito dell’avvenuta abrogazione    dell’art.2,comma 3 ,el dec.legvo n.469/   ,ritiene           doversi rispondere   che l’istituzione competente va   ndividuata  n quella prevista dall  ‘ a rt. 4 della legge n. 223/1991 , ossia l’Ufficio   provinciale del Lavoro, divenuto DTL  e di recente Ispettorato Territoriale del Lavoro, quale  articolazione periferica dell’Agenzia “Ispettorato Nazionale del Lavoro” e non più del Ministero

Come accennato,pero’,  su tale aspetto il MLPS  non ha fornito alcun chiarimento amministrativo ,il che potrebbe  comportare il rischio di contenzioso  a seguito d’impugn azione delle procedure di licenziamento per vizio di          incompetenza dell’organo istituzionale destinatario della comunicazione di avvio della procedura e di quella circa l’esito negativo della consultazione,onde  dar corso all’ ulteriore  tentativo di accordo  presso la        sede amministrativa.

Pertanto ,si auspica che gli organi istituzionali si facciano parti diligenti ,ndicando  in modo definitivo il corretto

comportamento  da tenere da parte delle        aziende e delle        oo.ss. interesate alla materia.

ESTENSIONE DISCIPLINA LICENZIAMENTO COLLETTIVO DIRIGENTI

La Legge n. 161/2014(“Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenzadell’Italia all’Unione europea – Legge europea 2013-bis”), modificando l’art. 24 della L. n. 223/1991, haincluso i dirigenti nel campo di applicazione della procedura collettiva di riduzione di personale.

La legge europea afferma che i dirigenti debbono essere inclusi nella verifica della sogliaoccupazionale (“…imprese che occupino più di quindici dipendenti….”) che determina l’applicazionedell’art. 24 della legge n. 223/1991.

La novità di rilievoè, però, rappresentata dal fatto che la

disciplina dei licenziamenti collettivi vaosservata anche quando nel novero degli eventuali cinque licenziamenti (in 120 giorni) che il datore di lavoro avesse intenzione di effettuare vi fossero dei lavoratori appartenenti alla categoria dei dirigenti.

Viene quindi estesa ai dirigenti l’applicazione della disciplina dei licenziamenti collettivi, conconseguente l’onere di applicazione della procedura prevista dalla legge qualora il licenziamento, nell’arco temporale dei 120 giorni, riguardi anche questiultimi.

Naturalmente, qualora non vi siano dirigenti tra le posizioni in esubero, non occorrerà dar luogo alla specifica procedura prevista dal nuovo comma 1-quinquies dell’art. 24 della legge n. 223/1991. La norma europea ha, invece, scelto di non equiparare completamente i dirigenti alle altre categorie dilavoratori per quanto riguarda le modalità di applicazione della procedura di licenziamento collettivo.

Per quanto riguarda la fase della comunicazione, occorre in primo luogo segnalare che, stantel’esclusione della categoria dal trattamento dell’indennità di mobilità, il datore di lavoro non è tenuto a versare per i dirigenti interessati dalla procedura dilicenziamento collettiva il cd. contributo di ingesso di cui all’ultimo periodo dell’art. 4, comma 3, della legge n.223/1991.

DISPOSIZIONI  IN MATERIA DI MOBILITA’ ABROGATE

Si conclude la presente esposizione   ribadendo     che, a decorrere dal 1 gennaio 2017  risulteranno  abrogate  le    disposizioni dalla Legge 223/91  previste  dagli articoli :

  1. da 6 a 9: riguardanti rispettivamente :

-Lista di Mobilità

– Indennità di Mobilità

– Collocamento dei lavoratori in  mobilità

– Cancellazione dalle liste di mobilità ·

-2)  11, comma 2: concernente  Norme in materia di trattamento speciale di disoccupazione per i lavoratori licenziati da imprese edili ed affini ·

3) 16 , commi da 1 a 3:  riguardante l’Indennità’ di mobilità’ per i lavoratori disoccupati in conseguenza di licenziamento per riduzione di personale ·

4 25, comma 9:  concernente l’Agevolazione contributiva per assunzione lavoratori liste di mobilità

    Pertanto ,in  riferimento a quanto sopra,si segnala    che:

A) Fino al 30 dicembre 2016 per le Aziende rientranti nel campo di applicazione, sarà possibile collocare in mobilità i lavoratori sia dopo un periodo di Cigs, sia a seguito di licenziamento collettivo. Le aziende che assumeranno , questi lavoratori entro la fine del 2016 potranno contare sugli incentivi di legge;

B)  Gli incentivi attualmente in vigore saranno applicati per la durata prevista dalle disposizioni abrogate, alle assunzioni, trasformazioni o proroghe che si verificheranno entro il 31/12/2016 anche nell’ipotesi di scadenza del beneficio successivo a tale data;

C)   La fine degli incentivi legati alle liste di mobilità si riflettera’  anche sui contratti di apprendistato professionalizzante.

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