SULLA RETRIBUZIONE DEI SOCI COOPERATIVE PRODUZIONE E LAVORO

Sul trattamento retributivo spettante  ai soci delle cooperative di produzione e lavoro  vige l’art.7,comma 4 del dec.legvo n.248/07,convertito in Legge n.31/08 ,secondo cui:

4. Fino alla completa attuazione della normativa in materia di socio lavoratore di società cooperative, in presenza di una pluralità di contratti collettivi della medesima categoria, le società cooperative che svolgono attività ricomprese nell’ambito di applicazione di quei contratti di categoria applicano ai propri soci lavoratori, ai sensi dell’articolo 3, comma 1, della legge 3 aprile 2001, n. 142, i trattamenti economici complessivi non inferiori a quelli dettati dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale nella categoria”

Con lettera circolare prot. 10310 dell’1 giugno 2012, il Ministero del Lavoro, nell’ambito degli Osservatori sulla cooperazione e con riferimento ai criteri di individuazione dei CCNL comparativamente più rappresentativi nella categoria, ebbe a  sostenere   che, sulla scorta dei documenti in   possesso, l’unico contratto da prendere come riferimento ai fini dell’individuazione della base imponibile contributiva ai sensi dell’art. 1, Legge n. 389/1989, come interpretato in via autentica ex art. 2, comma 25, Legge n. 549/1995, era il CCNL sottoscritto da CGIL, CISL, UIL/AGCI, LEGACOOP, CONFCOOPERATIVE. Nella stessa nota  venne  chiarito che, qualora gli ispettori avessero riscontrato l’applicazione di un diverso CCNL da parte della cooperativa, dovevano procedere al recupero delle differenze retributive, mediante l’adozione di diffida accertativa. Avverso la suddetta nota ministeriale, Unci e ConfSal presentarono ricorso al TAR Lazio  per l’annullamento della suddetta circolare  ,mentre  con nota prot. 16525 del 3 ottobre 2014, il Ministero del Lavoro   rese noto   la reiezione da parte del  TAR ha respinto del ricorso in questione,dichiarando di ritenere che le censure mosse dalle ricorrenti  non erano   condivisibili,  poiche’  l’art. 1 della L. 389/1989 ha espressamente chiarito che “in caso di pluralità di contratti collettivi intervenuti per la medesima categoria, la retribuzione da assumere come base per il calcolo dei contributi previdenziali e assistenziali è quella stabilita dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative nella categoria”. Pertanto,  ha sostenutoi il TAR   , anche se la controversia trattata non mette in discussione la maggiore rappresentatività delle organizzazioni sindacali ricorrenti, ciò che continua a non essere adeguatamente supportato da idonea prova è che le stesse siano anche “comparativamente più rappresentative della categoria“, secondo la normativa vigente, con la conseguenza di non poter ritenere preferibile il contratto collettivo dalle stesse stipulato ai fini dell’individuazione della base imponibile contributiva.  In relazione a  quanto sopra, conclusivamente  il Ministero del Lavoro, ha disposto che restassero   valide, le indicazioni fornite a suo tempo con la lettera circolare prot. n. 10310 dell’ 1/06/2012.

Malgrado la decisiuone del Tar e la conferma della posizione del MLPS  la questione ha continuato a continuato ad essere oggetto di attenzione e  di contestazione,nel senso  che   il Tribunale ordinario di Lucca ha chiesto alla Corte Costituzionale di verificare se l’articolo 7, comma 4 della Legge 31/2008 non  fosse in contrasto con l’articolo 39 della Costituzione che ricordiamo garantisce la libertà sindacale.

Al riguardo ancora una volta , i giudici   si sono espressi asserendo che l’articolo in questione non va a ledere i diritti sindacali ma  “si propone di contrastare forme di competizione salariale al ribasso, in linea con l’indirizzo giurisprudenziale che, da tempo, ritiene conforme ai requisiti della proporzionalità e della sufficienza (art. 36 Cost.) la retribuzione concordata nei contratti collettivi di lavoro firmati da associazioni comparativamente più rappresentative (fra le tante, la sentenza già citata della Corte di cassazione n. 17583 del 2014)“.

La conseguenza è che le cooperative,pur se  sono libere di applicare i contratti collettivi delle associazioni a cui aderiscono,  tuttavia  devono corrispondere ai propri soci la retribuzione indicata nei contratti  siglati dai sindacati “più rappresentativi”,   individuati    nella  LEGACOOP, CONFCOOPERATIVE e AGCI  e nei ccnl sottoscritti    con le conseguenti controparti CGIL-CISL-UIL.

In definitiva ,attualmente   vige la    possibilità che le cooperative aderenti all’UNCI  ed anche quelle non    aderenti               alla stessa possano continuare ad utilizzare nella sua interezza i contratti sottoscritti con CONFSAL  fatto salvo il rischio   di subire la  contestazione degli    organi di controllo.

Peraltro ,e’ da tener conto   nel frattempo l’UNCI    , non abbia più rinnovato i contratti con CONFSAL, preferendo   la  CISAL con cui hai stipulato un contratto multi attività.

Da segnare ,infine   ,che ,in  come conseguenza della sentenza della Consulta ,   anche altri contratti, in cui non compare l’UNCI quale controparte, per i trattamenti retributivi  non potranno essere applicati dalle cooperative  (es.  contratto UGL – UNICOOP per la logistico.

Si concude sul tema ,  affermando che    appare evidente come la sentenza costituzionale di cui sopra   non  ha risolto  tutti i dubbi su una legge che ,pur   contrastando l’uso   salari che oggettivamente  si pongono  , per certi settori contrattuali, al di sotto del minimo dell’equa retribuzione prevista dall’articolo 36 della Costituzione,   alla fine  favorisce un unica tipologia societaria ad utilizzare un contratto  collettivo unico. ,così da apparire  non  coerente  che, attualmente mentre  una Srl può applicare un contratto CONFSAL  ,invece una cooperativa è costretta ad utilizzare un contratto CGIL-CISL-UIL.per le retribuzioni.

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