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ANPAL:FAQ RIGUARDANTI ASSEGNO RICOLLOCAZIONE-ADR

28/03/2017

L’ANPAL pubblica le risposte ai quesiti più frequenti sull’Assegno di ricollocazione per il quale è stata avviata la fase sperimentale con l’invio delle lettere indirizzate a circa 30 mila destinatari.

 

IL CAMPIONE

1. Come faccio a sapere se sono nel campione?

Arriverà, tramite posta, una comunicazione congiunta ANPAL-Regione/Provincia autonoma di riferimento, all’indirizzo di domicilio che la persona disoccupata ha comunicato quando ha fatto la domanda all’Inps per il sostegno al reddito (NASPI). Se la persona ha poi comunicato altri recapiti, quali indirizzo e-mail  o il numero di cellulare, arriverà apposita comunicazione anche via sms o e-mail, in aggiunta alla lettera di cui sopra.

2. Se non sono nel campione, cosa posso fare per entrarci?

Per la sperimentazione in atto è già stato estratto il campione con metodo statistico sulla base dell’ultima lettera del codice fiscale dei potenziali beneficiari dell’assegno di ricollocazione. Pertanto non vi è modo di entrare in aggiunta al campione selezionato casualmente ed eventuali proposte di inserimento anche dietro compenso sono prive di fondamento e vanno segnalate alla casella di posta elettronica info@anpal.gov.it.

3. Sono un percettore NASPI da almeno 4 mesi e voglio verificare se sono nel campione. Come faccio?

Accedendo al sito dell’Anpal e cliccando sulla home page la voce “assegno di ricollocazione” è possibile, attraverso l’inserimento del proprio codice fiscale, sapere se si è o meno nel campione selezionato per la sperimentazione.

 

LA RICHIESTA DELL’ASSEGNO DI RICOLLOCAZIONE

4. Se una persona a cui è stato rilasciato l’AdR termina successivamente la NASPI, anche durante il periodo di fruizione del servizio di assistenza alla ricollocazione, quali sono le conseguenze? 

La percezione della NASPI (da più di 4 mesi) è esclusivamente requisito di accesso alla misura. Quindi, il destinatario che termini la fruizione della NASPI mantiene il diritto a fruire dell’AdR per tutta la sua durata.

5. In caso di mancata accettazione di un’offerta congrua di lavoro da parte del destinatario dell’AdR, che non sia più percettore della NASPI, quali sono le conseguenze con riferimento all’AdR?

In caso di mancata accettazione di un’offerta congrua di lavoro, il destinatario esce dalla misura (decade dall’assegno).

6. Quanto tempo ha il percettore di NASpI da oltre i quattro mesi per richiedere l’assegno di ricollocazione?

La persona disoccupata che percepisce la NASPI da oltre 4 mesi può richiedere l’assegno di ricollocazione entro il periodo di percezione della stessa Naspi.

7. Perché si riconoscono come successo occupazionale, solo nelle Regioni meno sviluppate, i contratti di durata tra 3 e 6 mesi?

Per offrire un’occasione di lavoro in più nei territori con maggiori tassi di disoccupazione, per favorire maggiori opportunità di ricollocazione e rientro nel mercato del lavoro. Le Regioni “meno sviluppate” sono Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, ai sensi del Regolamento UE n. 1303/2013.

I contratti a tempo determinato di durata superiore o eguale a tre mesi sono considerati successo occupazionale a condizione che in una delle 5 regioni “meno sviluppate” si trovi la sede operativa del soggetto erogatore e la sede di lavoro.

8. Se uno aderisce, gli viene sospeso il sussidio NASPI?

No. Continua a percepire il sussidio NASPI. L’Assegno non è denaro che va al percettore ma è un buono da spendere per ricevere da un soggetto erogatore pubblico o privato un servizio di assistenza intensiva alla ricollocazione. L’assegno sarà riconosciuto al soggetto erogatore scelto, prevalentemente a risultato occupazionale conseguito.

9. Si può usufruire del servizio di assistenza intensiva alla ricollocazione anche dopo la conclusione del periodo di percezione della NASPI? 

Si, dal momento che il periodo di percezione della NASPI (dopo 4 mesi) è condizione per la sola richiesta dell’ADR.

10. Una volta che un destinatario ha richiesto l’ADR, il CPI ha modo di verificare le “Modifiche dichiarative ai dati di sistema”? quali azioni vanno intraprese, in caso di incongruenza dei dati?
Sì, è possibile. In caso di incongruenza, va inviato un preavviso di rigetto, tramite sistema informativo, indicandone la motivazione nel campo note. Il destinatario può correggere eventuali errori commessi nella dichiarazione. A seguito della correzione della dichiarazione, l’operatore rilascerà l’AdR.

 

ADR E PATTO DI SERVIZIO PERSONALIZZATO

11. Chi ha richiesto l’AdR ma non ha fatto il Patto di Servizio Personalizzato deve comunque passare dal CPI per sottoscriverlo?
No, tenuto conto della previsione di cui all’articolo 23, comma 5, del D.Lgs. 150/2015, secondo la quale “La richiesta del servizio di assistenza alla ricollocazione, per tutta la sua durata, sospende il  patto  di  servizio  personalizzato eventualmente stipulato ai sensi dell’articolo  20”.
12. È sottoposto ai meccanismi di condizionalità il destinatario e richiedente di ADR che non ha preventivamente stipulato un patto di servizio personalizzato presso il CPI?  
Sì, tenuto conto del combinato disposto dell’articolo 23, comma 5, lett. e) e dell’articolo 21, commi 7 e 8 del d.lgs. 150/2015.

 

IL RILASCIO DELL’ASSEGNO DI RICOLLOCAZIONE

13. Chi rilascia l’Assegno di ricollocazione?

È il Centro per l’Impiego (CPI) di domicilio, indicato dalla persona disoccupata in sede di richiesta all’Inps della NASPI. Se la persona ha stipulato un Patto di Servizio Personalizzato, l’assegno è rilasciato dal  il CPI presso il quale lo ha sottoscritto.

14. L’assegno di ricollocazione può essere erogato da tutti i Centri per l’impiego?

In questa prima fase sperimentale, solo i centri per l’impiego individuati dalle competenti amministrazioni regionali e delle Province Autonome potranno essere scelti come soggetti erogatori dell’Assegno di ricollocazione. I Centri per l’impiego, identificati dalle competenti amministrazioni regionali come soggetti erogatori, sono direttamente visualizzabili sul portale Anpal, nella procedura di richiesta dell’assegno di ricollocazione, dal menu a tendina per la scelta dell’ente erogatore. Informazioni in tal senso, inoltre, possono essere richieste direttamente al Centro per l’impiego competente al rilascio dell’assegno di ricollocazione o al numero verde 800.00.00.39 o alla mail info@anpal.gov.it.

15. Il Centro per l’Impiego che rilascia l’Assegno di ricollocazione può essere scelto per erogare i servizi al destinatario?

Sì, può essere scelto, laddove rientri tra i Centri per l’impiego identificati dalle competenti amministrazioni regionali o delle province autonome.

16. Qual è il CPI competente al rilascio dell’ADR? 
Il CPI competente al rilascio dell’ADR è quello del domicilio del percettore indicato nella domanda NASPI fatta all’INPS. Lo stesso CPI è competente per applicare i meccanismi di condizionalità ed è il destinatario di tutte le relative comunicazioni da parte dei soggetti erogatori. In caso di cambio del domicilio, sarà cura del destinatario dell’ADR darne pronta comunicazione.

17. Nell’ambito della sperimentazione, è compatibile con la richiesta di ADR lo svolgimento in corso di un tirocinio o la frequenza di un corso di formazione, entrambi non finanziati con fondi pubblici?

Il tirocinio è incompatibile con l’AdR. La frequenza di corsi di formazione autofinanziati è, in linea generale, compatibile con ADR, fermo restando che il destinatario dovrà garantire la partecipazione alle attività previste nel programma di ricerca intensiva, concordate con il soggetto erogatore.

18. Ai fini del rilascio dell’ADR, quali sono i dati da prendere in considerazione ai fini della verifica della posizione lavorativa del richiedente da parte del CPI competente?

Nell’ambito della sperimentazione, ai fini del rilascio, fanno fede esclusivamente i dati delle CO presenti a sistema al momento della verifica da parte del CPI competente, da effettuarsi entro 15 giorni lavorativi dalla richiesta dell’ADR.

 

LA GESTIONE DELL’AGENDA DA PARTE DELLA SEDE OPERATIVA 

19. Come si inseriscono gli slot nell’agenda Anpal?
Ciascuna sede operativa, accedendo con proprie credenziali, ha nel menu la voce “Agenda” – ambito “Richieste AdR”. Tramite “Configurazione globale” può inserire tutti gli slot e precisamente: numero operatori disponibili ai colloqui nella mattina e nel pomeriggio, estremi orari per i colloqui alla mattina e al pomeriggio, tempo medio di ciascun colloquio (campo tabellato). Tramite “Gestione Chiusure” può gestire i giorni di chiusura per festività nazionali o locali o per altri eventi che possono provocare la indisponibilità al ricevimento delle persone. Con “Gestione Periodi Specifici” può gestire (anche per un singolo giorno) in aggiornamento i dati eventualmente già fissati con “Configurazione Globale”.
20. Una volta inseriti gli estremi dell’Agenda, come sono calcolati gli slot?
Gli slot che appariranno, per ogni sede operativa terranno conto dei seguenti elementi: numero operatori (fascia oraria mattina e pomeriggio), numero ore (fascia oraria mattina e pomeriggio), tempo medio slot.

Esempio:

numero operatori mattina = 3

numero operatori pomeriggio = 3

fascia oraria mattina = dalle 8 alle 11 (quindi 3 ore)

fascia oraria pomeriggio = dalle 13 alle 16 (quindi 3 ore)

tempo medio = 30 minuti (cioè 2 appuntamenti a ora)

FORMULA: [(3 (operatori mattina) x 3 (ore mattina) x 2 (appuntamenti all’ora)) + (3 (operatori pomeriggio) x 3 (ore pomeriggio) x 2 (appuntamenti all’ora))] = 36 Slot disponibili al giorno.

 

DETTAGLI SUL PROGRAMMA DI RICERCA INTENSIVA

21. Tra il primo appuntamento e la fine del percorso di assistenza intensiva può essere attivato un tirocinio?

Sì. Essendo il tirocinio una misura a carattere formativo non è un risultato occupazionale e non dà diritto al pagamento dell’ammontare dell’assegno al soggetto erogatore né concorre tra i risultati utili per il calcolo della soglia del Fee4service.  Se il tirocinio si trasforma in rapporto di lavoro, e se il contratto ha una delle durate previste come casi di successo occupazionale individuati da ANPAL nella Delibera n. 01/2017, sarà riconosciuto come risultato occupazionale e, quindi, darà diritto al riconoscimento dell’importo per i casi di successo. Il tirocinio deve essere comunque inserito come misura nel Programma di Ricerca Intensiva, in quanto momento di rafforzamento delle competenze della persona.

 

GESTIONE DEL PRIMO APPUNTAMENTO E DEL SERVIZIO DI ASSISTENZA INTENSIVA

22. Cosa succede se la persona non si presenta al primo appuntamento?

Se l’assenza avviene senza giustificato motivo, la sede operativa del soggetto erogatore sarà tenuta ad avviare le procedure per l’applicazione delle misure sanzionatorie. In particolare, con riferimento all’ipotesi di prima mancata presentazione, la sanzione prevista è la decurtazione di un quarto della mensilità dell’indennità NASPI percepita.

23. Quali sono i giustificativi motivi che possono essere adotti dal percettore per non presentarsi agli appuntamenti, partecipare alle attività previste dal Patto di ricerca intensiva e rifiutare l’offerta congrua?

Con riferimento a “giustificato motivo” si ritiene che lo stesso ricorra in caso di:

  1. Documentato stato di malattia o di infortunio;
  2. Servizio civile o di leva o richiamo alle armi;
  3. Stato di gravidanza, per i periodi di astensione previsti dalla legge;
  4. Citazioni in tribunale, a qualsiasi titolo, dietro esibizione dell’ordine di comparire da parte del magistrato;
  5. Gravi motivi familiari documentati e/o certificati;
  6. Casi di limitazione legale della mobilità personale;
  7. Ogni altro comprovato impedimento oggettivo e/o causa di forza maggiore, cioè ogni fatto o circostanza che impedisca al soggetto di presentarsi presso gli uffici, senza possibilità di alcuna valutazione di carattere soggettivo o discrezionale da parte di quest’ultimo.

24. Entro quando devo comunicare il giustificato motivo?

Le ipotesi di giustificato motivo dovranno essere comunicate e documentate, di regola, entro la data e l’ora stabiliti per l’appuntamento, e comunque entro e non oltre il giorno successivo alla data prevista.

 

INCOMPATIBILITA’ CON MISURE ANALOGHE

25. Può una persona disoccupata con 4 mesi di Naspi inserito in Tirocini richiedere l’assegno di ricollocazione?

Lo svolgimento di un tirocinio extracurriculare è causa di incompatibilità rispetto al rilascio dell’ assegno di ricollocazione e pertanto non dà possibilità alla persona di richiederlo.

 

ALTRE COMPATIBILITA’

26. Durante i sei mesi dell’ADR il beneficiario esaurisce la Naspi. Se ne ha i requisiti, potrebbe richiedere l’ASDI. È compatibile con la fruizione dell’ADR?

Sì è compatibile, tenuto conto di quanto previsto dall’articolo 5 del DM 29 ottobre 2015 “Attuazione dell’articolo 16, comma 6, del decreto legislativo 4 marzo 2015,  n.  22, in materia  di  assegno  di  disoccupazione  (ASDI)”. Il riferimento, previsto dallo stesso articolo 5 sopra menzionato, al contratto di ricollocazione dell’articolo 17, del d.lgs. 22/2015 è da intendersi all’assegno di ricollocazione, di cui all’articolo 23 del d.lgs. 150/2015.

 

OBBLIGHI 

27. La sede operativa ha l’obbligo della presa in carico?

Sì, non può rifiutare nessuno.

28. Il destinatario dell’assegno di ricollocazione ha l’obbligo di partecipare al primo appuntamento e alle attività/incontri di verifica previsti nel Patto di Ricerca Intensiva?

Sì.

29. Se un percettore di naspi da più di 4 mesi è stato individuato nel campione dei potenziali partecipanti all’iniziativa di sperimentazione dell’AdR e risulta già iscritto a Garanzia Giovani può richiedere l’ADR?

La sola iscrizione al Programma Garanzia Giovani non è motivo di incompatibilità con la richiesta di ADR.

 

SUCCESSO OCCUPAZIONALE E CONTRATTI PREVISTI 

30. L’instaurazione di un rapporto lavorativo con un’agenzia di somministrazione di lavoro fa riconoscere l’assegno di ricollocazione a risultato occupazionale conseguito?

Sì, se il contratto con l’agenzia di somministrazione ha durata uguale a quelle previste dalla Tavola 5 della Delibera ANPAL 01/2017.

31. Un collaboratore domestico in NASpI può accedere all’ assegno di ricollocazione?

Sì, ma deve aver maturato il termine dei 4 mesi di percezione della NASPI.

32. Il tirocinio è ricompreso tra i successi occupazionali?

No, perché non è un contratto di lavoro.

 

MANCATO RAGGIUNGIMENTO DELL’OBIETTIVO OCCUPAZIONALE E FEE4SERVICE

33. Che cosa è il Fee4service?

È un sistema previsto per il riconoscimento di una “ragionevole percentuale di casi di insuccesso occupazionale” al soggetto erogatore, a seguito dell’attività di assistenza intensiva alla ricollocazione (cd. remunerazione a processo).

34. Il valore del Fee4service è fisso?

Sì. Equivale a € 106,5. Non è fisso il suo riconoscimento perché la sede operativa del soggetto erogatore deve raggiungere una soglia stabilita di successi occupazionali nel semestre solare passato e solo al conseguimento della soglia, la stessa avrà diritto a tanti Fee4service quanti sono i casi di insuccesso occupazionale. Se non raggiunge la soglia, alla sede operativa non verrà riconosciuto alcun Fee4Service e potrà essere remunerato solo con gli assegni andati a buon fine, ovvero quelli con successo occupazionale raggiunto. Le soglie sono indicate nell’avviso pubblicato il 27/02/2017.

 

RECUPERO, IN CASO DI SUCCESSO OCCUPAZIONALE, PER MANCATA CONSERVAZIONE DEL POSTO DI LAVORO

35. In caso di dimissioni o di licenziamento per giusta causa del lavoratore avviato a seguito di fruizione di un servizio di assistenza intensiva nella ricerca di lavoro erogato mediante Assegno di Ricollocazione, l’assegno viene riconosciuto?

In caso di dimissioni o licenziamento per giusta causa, l’assegno non viene conteggiato né ai fini della remunerazione per successo occupazionale, né per il raggiungimento della soglia per il Fee4service. In questo caso (calcolo Fee4service,) si elimina dal denominatore del calcolo il lavoratore che si dimette o che viene licenziato per giusta causa.

 

DECADENZA E SOSPENSIONE DALL’ADR

36. Nell’ipotesi in cui durante il servizio di assistenza alla ricollocazione il destinatario trova (anche autonomamente) un lavoro di durata inferiore a 6 mesi che sospende la NASPI, quali sono le conseguenze con riferimento all’AdR?

Nel caso in cui il lavoratore trovi un lavoro di durata inferiore a sei mesi, il servizio di assistenza alla ricollocazione si sospende. Il servizio può riprendere nel caso in cui il rapporto di lavoro si concluda entro il termine di sei mesi.

37. In caso di perdita dello stato di disoccupazione durante il servizio di assistenza alla ricollocazione, per provvedimento motivato o perché la persona trovi un lavoro (anche autonomamente) con un contratto di lavoro di durata superiore a 6 mesi, quali sono le conseguenze rispetto alla fruizione della misura? 

Il destinatario che perda lo stato di disoccupazione nel corso del servizio di assistenza alla ricollocazione decade dalla misura.

Fonte: ANPAL

MLPS:INTERVENTI FAVORE POPOLAZIONI COLPITE EVENTI SISMICI

27/03/2017

La Direzione generale degli ammortizzatori sociali e incentivi all’occupazione, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha emanato la circolare n. 8 del 27 marzo 2017, con la quale fornisce alcuni chiarimenti ed indicazioni in merito all’applicazione della Convenzione, stipulata in data 23 gennaio 2017 tra il Ministro del Lavoro, dell’Economia ed i Presidenti delle Regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, recante Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dal sisma del 24 agosto 2016″.

Nel dettaglio, il punto 2 chiarisce il rapporto tra le misure di sostegno al reddito introdotte dall’art. 45, comma 1, del D.L. n. 189/2016 (convertito, con modificazioni, dalla legge n. 229/2016) e gli ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro previsti dal D.L.vo n. 148/2015.

Il successivo punto 3 analizza le problematiche relative all’ambito soggettivo di applicazione e, infine, il punto 4 precisa che i contributi, gli indennizzi e i risarcimenti non concorrono alla formazione del reddito imponibile ai fini delle imposte sul reddito e dell’imposta regionale sulle attività produttive.

 

Fonte: Ministero del Lavoro

 


 

MLPS:INDICAZIONI OPERATIVE PER INTERVENTI ANNO 2017CIGS IMPRESE OPERANTI AREA CRISI INDUSTRIALE COMP’LESSA

27/03/2017

La Direzione generale degli ammortizzatori sociali e incentivi all’occupazione, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha emanato la circolare n. 7 del 24 marzo 2017, con la quale fornisce, fermo restando quanto già indicato nella circolare n. 30 del 14 ottobre 2016, gli elementi distintivi che differenziano la misura per il 2017 dell’intervento straordinario di integrazione salariale destinato alle imprese operanti in un’area di crisi industriale complessa.

Il Decreto legge 30 dicembre 2016, n. 244 (proroga e definizione di termini) ha previsto il finanziamento, per l’anno 2017, dell’intervento straordinario di integrazione salariale destinato alle imprese operanti in un’area di crisi industriale complessa, per un importo di 117 milioni di euro a carico del Fondo Sociale per Occupazione e Formazione.

In particolare, il Ministero, con la circolare n. 7/2017, fa presente che il trattamento di integrazione salariale straordinario di cui al comma 11-bis dell’art. 44 del D.L.vo n. 148/2015, per il 2017, è destinato a quelle imprese che, avendo già beneficiato a qualunque titolo di precedenti trattamenti di cassa integrazione guadagni straordinaria, conclusi nell’arco temporale 2016 – 2017, si trovino, nel 2017, nell’impossibilità di ricorrere ulteriormente ad un trattamento di integrazione salariale straordinaria, sia in base alle disposizioni del D.L.vo n. 148/2015, sia in base alle disposizioni attuative dello stesso.

Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, in corso di emanazione, le risorse saranno proporzionalmente ripartite tra le Regioni in base alle richieste, fermo restando il limite complessivo di spesa di 117 milioni di euro.

INL:APPROVATO PIANO TRIENNALE PREVENZIONE CORRUZIONE E TRASPARENZA-PTPCT

27/03/2017

Nel corso della riunione del 13 marzo 2017, con delibera n. 3/2017,  il Consiglio di Amministrazione (CdA)  dell’Ispettorato nazionale del lavoro (INL), quale organo di indirizzo preposto all’approvazione del Piano triennale (2017-2019) per la prevenzione della corruzione e per la trasparenza (PTPCT), ha adottato il PTPCT 2017-2019.

Il Piano rappresenta lo strumento attraverso il quale l’INL sistematizza e descrive il processo finalizzato a definire una strategia di prevenzione del fenomeno corruttivo e di garanzia della trasparenza riferita alla propria peculiare realtà.

 

CASSAZIONE:PILLOLE GIURISPRUDENZA LAVORO

27/03/2017
 – Sentenza 13 febbraio 2017, n. 3720

 Previdenza – Assicurazione per l’invalidità, vecchiaia e superstiti – Pensioni – Lavoratori dello spettacolo – Età pensionabile – Prolungamento ex art. 3, comma 7, del d.l. n. 64 del 2010, conv., con modif., dalla l. n. 100 del 2010 – Domanda di rinnovo – Limite biennale

 Sentenza 14 febbraio 2017, n. 3856

 Licenziamento individuale – Risarcimento del danno – Giudizio di appello – Limitazione della condanna in considerazione delle dimissioni del lavoratore – Vizio di ultrapetizione

 – Sentenza 23 marzo 2017, n. 7522

 Autista – Scarso rendimento – Incidenza sulla produzione aziendale – Vincolo fiduciario

 – Sentenza 23 marzo 2017, n. 7524

 Licenziamento – Invalidità – Aggravamento condizioni di salute -Impossibilità di utilizzo

A PROPOSITO COMPUTO PER COLLOCAMENTO OBBLIGATORIO LAVORATORI RICONOSCIUTI INVALIDI EX ART 4,COMMI 3BIS E 4 ,LEGGE 68/99

26/03/2017

Prima di parlare delle modifiche introdotte dal dec.legvo n.151/01  circa  la computabilita’ da parte del datore di lavoro interessato nella quota di riserva dei lavoratori  che sono   riconosciuti  disabili sia  prima ,che  nel corso   del rapporto di lavoro ,si ritiene confacente   precisare  qual’era la previsione prevedeva   la disciplina legislativa ed amministrativa previgente sull’argomento       al 24 settembre 2015,data d’entrata in vigore del dec.levo 151/15,che,  nel testo dell’art.4  della legge n.68/99 ,    dopo il  comma 3 e prima del comma 4 , ha inserito   il comma 3 bis..

In proposito  si fa presente  che in materia, anzitutto  erano  e sono rimasti vigenti le seguenti norme legislative:

a)il comma 4 dell’art.4 della legge 68/99 ,secondo cui:”4. I lavoratori che divengono inabili allo svolgimento delle proprie mansioni in conseguenza di infortunio o malattia non possono essere computati nella quota di riserva di cui all’articolo 3 se hanno subito una riduzione della capacità lavorativa inferiore al 60 per cento o, comunque, se sono divenuti inabili a causa dell’inadempimento da parte del datore di lavoro, accertato in sede giurisdizionale, delle norme in materia di sicurezza ed igiene del lavoro…”;

b) l’art.3 ,commi 1) ,2) ,3)e 4) del dpr n.333/2000,contenente il Regolamento di attuazione della legge 68/99,che disponevano  :

“1. Accanto ai lavoratori che non costituiscono base di computo per la determinazione della quota di riserva, sono parimenti esclusi, ai fini di cui all’articolo 4, comma 1, della legge n. 68 del 1999, i lavoratori assunti con contratto di formazione e lavoro, con contratto di apprendistato, con contratto di reinserimento, con contratto di lavoro temporaneo presso l’impresa utilizzatrice, e con contratto di lavoro a domicilio. Sono altresì esclusi dalla base di computo i lavoratori assunti per attività lavorativa da svolgersi esclusivamente all’estero, per la durata di tale attività, e i soggetti di cui all’articolo 18, comma 2, della legge n. 68 del 1999, nei limiti della percentuale ivi prevista.

2. I lavoratori divenuti inabili allo svolgimento delle proprie mansioni per infortunio o malattia, di cui all’articolo 4, comma 4, della legge n. 68 del 1999, e che abbiano subito una riduzione della capacità lavorativa in misura pari o superiore al sessanta per cento, sono esclusi dalla base di computo e sono computabili nella percentuale di riserva, a meno che l’inabilità non sia stata determinata da violazione, da parte del datore di lavoro pubblico o privato delle norme in materia di sicurezza ed igiene del lavoro, accertato in sede giudiziale. Gli stessi lavoratori sono ascrivibili alla quota parte di assunzioni da effettuare con chiamata numerica.

3. Qualora non sia possibile l’assegnazione a mansioni equivalenti o a mansioni inferiori, con la conservazione del trattamento più favorevole, i lavoratori di cui al comma 2 sono avviati presso altro datore di lavoro, con diritto di precedenza e senza inserimento nella graduatoria, e assegnati a mansioni compatibili con le residue capacità lavorative. L’accertamento della compatibilità delle mansioni è svolto dalle Commissioni di cui all’articolo 4 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, sentito il Comitato tecnico di cui all’articolo 6, comma 2, lettera b), della legge n. 68 del 1999, con le modalità ivi previste.

4. Quanto previsto dai commi 2 e 3 si applica anche ai lavoratori che si sono invalidati successivamente all’assunzione per infortunio sul lavoro o malattia professionale, di cui all’articolo 1, comma 7, della legge n. 68 del 1999. I predetti lavoratori sono esclusi dalla base di computo e sono computati nella percentuale d’obbligo, alle medesime condizioni di cui ai citati commi 2 e 3, qualora abbiano acquisito un grado di invalidità superiore al 33 per cento.”

, In aggiunta  a quelle legislative,inoltre operavano le disposizioni amministtrative  contenute rispettivamente:

1)per quanto riguarda i lavoratori  di cui   alla  suddetta    lettera a), nella circolare del MLPS n.2/2010 ,  che  dichiarava  :”Con esclusivo riferimento “all’ambito privatistico” è riconosciuta la possibilità di computare ai fini dell’assolvimento della quota d’obbligo anche i propri dipendenti colpiti da disabilità sopravvenuta dopo l’assunzione, benché evidentemente non avviati al lavoro dai servizi competenti per il collocamento obbligatorio, in quanto all’epoca non disabili ,alla triplice condizione c–l’invalidità determini inabilità a svolgere le proprie mansioni

–non sia stata causata dalla violazione delle norme di sicurezza da parte dello stesso datore di lavoro

–la percentuale di invalidità civile sia almeno pari al 60% (anziché al 46%), fermo restando che,  se si tratta di invalidità derivante da causa di lavoro, all

-la possibilità di  dcomputare nella quota di riserva anche i lavoratori disabili assunti al di fuori  delle procedure di collocament

obbligatorio ai quali sia stata riconosciuta un’invaliditàcivile non inferiore al60% o un’invalidità derivante da infortunio sul lavoro o malattia professionale superiore al 33% e l’inabilità a svolgere le mansioni precedentemente assegnate”

2) nella circolare n.66/2001,secondo cui :

“Una specifica precisazione appare necessaria in ordine alla possibilità di includere nel compto, ai fini dell’osservanza dell’obbligo di copertura delle quote, i lavoratori già invalidi prima della costituzione del rapporto di lavoro, pur se assunti al di fuori delle procedure che regolano il collocamento obbligatorio. Il datore di lavoro,con ilconsenso del lavoratore interessato, potrà infatti chiedere la visita di accertamento dello stato invalidante, in costanza di rapporto di lavoro, per la verifica della compatibilità delle mansioni cui il lavoratore è adibito; si ritiene che, in analogia con la disciplina di cui all’articol4, comma 4, della legge n.68 (che poggia sulla medesima ratio pur se riferita ai lavoratori divenuti invalidi durante il rapporto di lavoro), la predetta visita di accertamento debba riscontrare, ai fini dell’inserimentnelle quote di riserva, un grado di invalidità almeno pari al sessanta per cento.”

3)nell’interpello n.40/2008 ,  che recitava:
“Il Consiglio Nazionale dell’rdine dei Consulenti del Lavoro ha avanzato richiesta di
interpello per conoscere il parere della scrivente Direzione in merito alla computabilità dei lavoratori disabili assunti al di
fuori delle liste del collocamento obbligatorio ed alla conseguente
possibilità di interrompere le procedure di avviamento obbligatorio eventualmente già avviate da
parte dei Servizi competenti, anche in mancanza di una convenzione ai sensidell’art. 11 della L. n.68/1999.
Al riguardo, acquisito il parere della Direzione generale del Mercato del Lavoro, si conferma l’orientamento già espresso con la circ. n. 66/2001, in merito alla
possibilità dcomputare nellaquota di riserva anche i lavoratoridisabili assunti al di fuori delle procedure di collocamento
obbligatorio ai quali sia stata riconosciuta un’invalidità civile non inferiore al60% o un’invalidità derivante da infortunio sul lavoro o malattia professi
onale superiore al 33% e l’inabilità a svolgere le mansioni precedentemente assegnate (v. risposta ad interpello n. 31/2008).
Si precisa che la computabilità dei lavoratoriin possesso della certificazione attestante tale grado di invalidità non è subordinata alla preventiva iscrizione
nelle liste del collocamentoobbligatorio dei disabili, né alla stipula di una
convenzione con i Servizi competenti, ma deessere semplicemente comunicata ai Servizi competenti.
Si precisa, inoltre, che qualora il dipendente abbia ottenuto la necessaria certificazione in costanza di rapporto di lavoro non può considerarsi imputabile al datore di lavoro la scopertura venutasi a determinare nel lasso di tempo intercorso fra la richiesta di verifica dello statoinvalidante ed il successivo accertamento sanitario”.
4) nell’interpello n.17/2010,,nel quale  ,in merito alla problematica concernente la computabilità nella quota di riserva ex art. 4, comma 4, della L. n. 68/1999, ai fini dell’assolvimento degli obblighi di cui alla stessa Legge, del soggetto assunto come normodotato divenuto inabile durante lo svolgimento del rapporto di lavoro, era riportata  la seguente risposta    :

“…Tuttavia ciò che rileva, a seguito della abrogazione da parte del D.L. n. 112/2008 della certificazione di ottemperanza rilasciata Uffici competenti all’inserimento dei disabili, è la “attestazione” da parte del datore di lavoro concernente l’osservanza degli obblighi di cui alla L. n. 68/1999, attestazione che produce i suoi effetti con riferimento al periodo considerato.

Nella fattispecie in esame, trattandosi di una attestazione concernente la computabilità nella aliquota d’obbligo di un lavoratore assunto come normodotato e divenuto inabile nel corso del rapporto con percentuale superiore al 60% e non in conseguenza di una responsabilità datoriale, la circostanza fondamentale è che il soggetto che rilascia l’attestazione sia in grado di affermare con certezza l’esistenza dei due presupposti sopraccitati.

Tali presupposti, peraltro, non necessitano di alcuna valutazione di carattere “discrezionale” in quanto consistono in due elementi “di fatto”: il primo legato ad una certificazione medica che indichi una percentuale di invalidità pari o superiore al limite legale e l’altro legato alla mancanza di una sentenza passata in giudicato che accerti responsabilità datoriali nell’accadimento di un evento infortunistico…”

 Le risultanze  derivanti dalla combinazione  delle  disposizioni legislative ed amministrative sopra  precisate , in modo univoco ed esplicito,gia’  prima dell’inserimento nell’art.4  della legge 68/99 ,tra il comma 3 ed il comma 4 ,del comma  3bis, disposto dal dec. legvo n.151/2015 con effetto dal 24 settembre 2015    :

A) ammettevano la possibilità del datore di lavoro  di computare nella quota di riserva anche i lavoratori  riconosciuti  ‘disabili sia prima che nel corso del rappoprto di lavoro ,pure se  assunti al di fuori  delle procedure di collocamento obbligatorio ,purche’ agli stessi risulta  riconosciuta un’invalidità civile non inferiore al 60% o un’invalidità derivante da infortunio sul lavoro o malattia professionale  non inferiore   al 34% ,nonché , qualora dipendenti, l’inabilità a svolgere le mansioni precedentemente assegnate;

B)  limitavano   ai datori di lavoro  appartenenti “all’ambito privatistico”  della possibilità di computare ,ai fini dell’assolvimento della quota d’obbligo ,anche i propri dipendenti colpiti da disabilità sopravvenuta dopo l’assunzione, benché evidentemente non avviati al lavoro dai servizi competenti per il collocamento obbligatorio, in quanto all’epoca non disabili

Dopo aver premesso quanto sopra , si tratta ora  di  individuare  in concreto e valutare la reale  portata della disposizione  contenuta nel comma 3 bis aggiunto ,con effetto dal 24 settembre 2015 ,al testo dell’art.4 della legge 68/99  ,dal dec.legvo n.151/2015.

In merito a  tale previsione ,risulta preminente    evidenziare  che  il comma 3 bis  :recita”:” I lavoratori, gia’ disabili prima della costituzione del rapporto di lavoro, anche se non assunti tramite il collocamento obbligatorio, sono computati nella quota di riserva di cui all’articolo 3 nel caso in cui abbiano una riduzione della capacita’ lavorativa superiore al 60 per cento o minorazioni ascritte dalla prima alla sesta categoria di cui alle tabelle annesse al testo unico delle norme in materia di pensioni di guerra, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1978, n. 915, o con disabilita’ intellettiva e psichica, con riduzione della capacita’ lavorativa superiore al 45 per cento, accertata dagli organi competenti.».

Posti a confronto  ,i  testi dei due commi sopra   riportati  consentono   di accertare  che:

a)  il   comma 3 bis ,invece ,concerne lavoratori riconosciuti  disabili gia’   prima  della costituzione del rapporto di lavoro in atto,anche se non assunti tramite il collocamento obbligatorio;

b ) il  comma 4,invece  fa riferimento a lavoratori   che   durante   il  rapporto di lavoro  ,  divengono   inabili alle mansioni , non a causa dell’inadempimento da parte del datore di lavoro, accertato in sede giurisdizionale, delle norme in materia di sicurezza ed igiene del lavoro. ,ma  per infortunio o malattia , avendo  riportato   una riduzione della capacita lavorativa pari  almeno al  60%,(per Malattia) ,ovvero pari almeno al 34% (per infortunio),pur se bisogna   tener conto che ,rispetto   ai lavoratori previsti dalla  lettera b),    la circolare del MLPS n.2/2010    ,come in precedenza riportato ,malgrado l’  assenza di una specifica norma legislativa in tal senso , ha espressamente ed esplicitamente dichiarato  che:”… è riconosciuta la possibilità di computare ai fini dell’assolvimento della quota d’obbligo anche i propri dipendenti colpiti da disabilità sopravvenuta dopo l’assunzione, benché evidentemente non avviati al lavoro dai servizi competenti per il collocamento obbligatorio, in quanto al’epoca non disabili ,..”

Come prima detto ,anche prima  dell’entrata in vigore   del richiamato comma 3 bis, le fonti interpretative del Mlps ed in particolare la circolare n.61/2010 , in via analogica avevano esteso ai dipendenti la possibilità di includere nel computo, ai fini dell’osservanza dell’obbligo di copertura delle quote, i lavoratori già invalidi prima della costituzione del rapporto di lavoro, pur se assunti al di fuori delle procedure che regolano il collocamento obbligatorio.

Stando così le cose  ed allo scopo di prevenire possibili  contenziosi ,il legislatore del dec.legvo 151/15 ha ritenuto non rinviabile l’inserimento esplicito e specifico nell’ordinamento giuridico  di un’apposita norma legislativa  idonea a   dare  fondamento e sostegno legale  all’interpretazione   fornita  e sostenuta  solo  in via amministrativa, inserendo  nell’art.4 della legge 68/99 il comma 3 bis ,che conferma quanto gia’ affermato dagli interpreti istituzionali.

Peraltro , si aggiunge  di   ritenere     che l’ingresso nell’ordinamento  giuridico  del comma 3-bis  va visto con favore anche per un  ulteriore motivo ,ossia   perché da’ soluzione ad  un altro aspetto,  che rischiava di porre  qualche   problema  , concernente   l’  impossibilita’ che  pure     i datori pubblici   computino  nella quota di riserva i lavoratori  riconosciuti invalidi    ex commi 3 bis e 4 dell’art.4 legge 68/99 ,  visto che  nella circolare n.2/2010  il MLPS , con  riferimento all’ipotesi di cui al  comma 4 dell’art.4.  , si è  dichiarato  :”Con esclusivo riferimento “all’ambito privatistico” è riconosciuta la possibilità di computare ai fini dell’assolvimento della quota d’obbligo anche i propri dipendenti colpiti da disabilità sopravvenuta dopo l’assunzione, benché evidentemente non avviati al lavoro dai servizi competenti per il collocamento obbligatorio, in quanto all’epoca non disabili “.

Il che  ha comportato  che i datori lavoro pubblici dovevano considerarsi  esclusi  dalla predetta possibilita , esclusione che pero’ l’entrata in vigore del comma 3 bis  ha  annullato , considerato  che  la nota operativa del Mlps n.0000970/2016 , riportandosi   nell’oggetto al decreto direttoriale n.33/43 del 17.02.2016,  recita testualmente:
” Il decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 151 ha introdotto all’articolo 4 della n.68/99 il comma 3 bis,  prevedendo la computabilità nella quota di riserva di cui all’articolo 3, della legge n. 68 del 1999, dei lavoratore già disabili prima della costituzione del rapporto di lavoro, anche se non assunti tramite il collocamento obbligatorio.
La computabilità del lavoratore  assunto ,è subordinata:
1.alla dimostrazione, mediante idonea documentazione medica, che anteriormente alla costituzione del rapporto,il lavoratore si trovava in condizioni:
-di riduzione della capacità lavorativa superiore al 60 per cento ovvero di minorazioni ascritte dalla prima alla sesta categoria di cui alle tabelle annesse al testo
unico delle norme in materia di pensioni di guerra ovvero di riduzione della capacità lavorativa superiore al 45 per cento per le persone con disabilità intellettiva e psichica.
2.all’assunzione del lavoratore al di fuori delle procedure che regolano il collocamento obbligatorio.
3.all’idoneità del lavoratore con disabilità riconosciuta a continuare a svolgere le mansioni cui è adibito.
Il datore di lavoro con il consenso del lavoratore interessato,è tenuto a richiedere lavisita per l’accertamento della compatibilità delle mansioni cui è adibito
La computabilità nella quota di riserva di cui all’articolo 3, della legge n. 68 del 1999, dei lavoratori già disabili prima della costituzione del rapporto di lavoro,è possibile sia per i datori di lavoro privati che per i datori di lavoro pubblici, tenuto conto della genericità della previsione normativa”,
In conclusione ,potendosi  tener conto che  l’asserita” genericità della previsione normativa”  prevista  nella nota ministeriale citata prima non ha  motivo   che debba   valere soltanto per le fattispecie di cui al comma 3 bis   e non pure per quelle del comma 4 ,dell’art.4 della l egge 68/99   in materia di riconoscimento d’invalidita’ ,così da risultare,  ,quindi,  esclusa per  entrambe le tipologie di cui mai citati commi    la limitazione ai soli datori di lavoro privati ,così come si era espresso  il  Mlps   nella sopra richiamata  circolare n.2/2010   con  riferimento all’ipotesi di cui al  comma 4 dell’art.4.
Pertanto  la conseguenza logica  e  normale risulta   che tanto  i datori lavoro privati  ,quanto  quelli pubblici devono ormai   considerarsi     ammessi  ad utilizzare   la computabilita’ nella quota di riserva  degli invalidi che siano riconiosciuti tali secondo la previsione del comma 3bis  e 4 .ripetutamente citati nella presente esposizione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

AGENZIA ENTRATE:RISPOSTA QUESITO RAVVEDIMENTO OPEROSO-

26/03/2017

L’Agenzia delle Entrate ha emanato la risoluzione n. 36/E del 20 marzo 2017, con la quale fornisce risposta ad un quesito in merito alle modalità applicative dell’istituto del ravvedimento operoso, disciplinato dall’articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, nell’ipotesi di omessa o ritardata presentazione del modello F24 a saldo zero.

 

Il Parere dell’Agenzia delle Entrate

In via preliminare, si osserva che l’istituto della compensazione tributaria è disciplinato dall’articolo 17, comma 1, del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, ai sensi del quale “i contribuenti eseguono versamenti unitari delle imposte, dei contributi dovuti all’INPS e delle altre somme a favore dello Stato, delle regioni e degli enti previdenziali, con eventuale compensazione dei crediti, dello stesso periodo, nei confronti dei medesimi soggetti, risultanti dalle dichiarazioni e dalle denunce periodiche presentate successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto. Tale compensazione deve essere effettuata entro la data di presentazione della dichiarazione successiva […]“.

La norma, che disciplina la compensazione dei crediti d’imposta c.d. “orizzontale” o “esterna” (perché coinvolge crediti e debiti di natura diversa), deve essere letta in combinato disposto con l’articolo 34, comma 1, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, che fissa in euro 700.000 il limite massimo dei crediti d’imposta compensabili, per ciascun anno solare, ai sensi del citato articolo 17 del decreto legislativo n. 241 del 1997, ovvero rimborsabili ai soggetti intestatari di conto fiscale.

Per tale ragione, ed al fine di rendere manifesta la volontà del contribuente, è necessario che la compensazione c.d. “orizzontale” o “esterna” trovi compiuta esposizione nella delega di pagamento. Infatti, secondo quanto disposto dall’articolo 19, comma 3, del decreto legislativo n. 241 del 1997, il modello F24 deve essere presentato anche nel caso in cui il saldo finale sia pari a zero ossia “nell’ipotesi in cui le somme dovute risultano totalmente compensate“.

Ai sensi dell’articolo 15, comma 2-bis, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, per l’omessa presentazione del modello di versamento contenente i dati relativi alla compensazione, si applica la sanzione di euro 100, ridotta a euro 50 se il ritardo non è superiore a cinque giorni lavorativi. Detta disposizione – che è applicabile a decorrere dal 1° gennaio 2016 – è stata introdotta dall’articolo 15, comma 1, lett. q), n. 2), del decreto legislativo 24 settembre 2015, n. 158, al fine di ricondurre nel corpo del decreto legislativo n. 471 del 1997 la sanzione per l’omessa presentazione del modello F24 a zero, prima disciplinata dall’articolo 19, comma 4, del decreto legislativo n. 241 del 1997 (che è stato, conseguentemente, abrogato dall’articolo 32, comma 2, lett. c), del medesimo decreto legislativo n. 158 del 2015).

Peraltro, è possibile regolarizzare la violazione commessa mediante l’istituto del ravvedimento operoso di cui all’articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, presentando il modello F24 a zero – nel quale sia indicato l’ammontare del credito e le somme compensate – e versando la sanzione in misura ridotta (sul punto, cfr. il comunicato stampa del Ministero delle finanze del 4 febbraio 1999 in relazione all’articolo 19, comma 4, del 4 decreto legislativo n. 241 del 1997, vigente ratione temporis). Al riguardo, si ricorda che l’articolo 1, comma 637, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, ha profondamente innovato la disciplina del ravvedimento operoso. In particolare, sono state introdotte, al comma 1 dell’articolo 13 del decreto legislativo n. 472 del 1997, le lettere a-bis), b-bis), b-ter) e b-quater), con cui è prevista la riduzione delle sanzioni:

  • ad un nono del minimo, se la regolarizzazione degli errori e delle omissioni, anche se incidenti sulla determinazione o sul pagamento del tributo, avviene entro novanta giorni dalla data dell’omissione o dell’errore, ovvero se la regolarizzazione delle omissioni e degli errori commessi in dichiarazione avviene entro novanta giorni dal termine per la presentazione della dichiarazione in cui l’omissione o l’errore è stato commesso (lettera a-bis) come modificata dall’articolo 16, comma 1, lettera f), n. 1), del decreto legislativo 24 settembre 2015, n. 158);
  • ad un settimo del minimo se la regolarizzazione degli errori e delle omissioni, anche se incidenti sulla determinazione o sul pagamento del tributo, avviene entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo a quello nel corso del quale è stata commessa la violazione ovvero, quando non è prevista dichiarazione periodica, entro due anni dall’omissione o dall’errore (lettera b-bis));
  • ad un sesto del minimo se la regolarizzazione degli errori e delle omissioni, anche incidenti sulla determinazione o sul pagamento del tributo, avviene oltre il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo a quello nel corso del quale è stata commessa la violazione ovvero, quando non è prevista dichiarazione periodica, oltre due anni dall’omissione o dall’errore (lettera b-ter));
  • ad un quinto del minimo se la regolarizzazione degli errori e delle omissioni, anche se incidenti sulla determinazione o sul pagamento del tributo, avviene dopo la constatazione della violazione ai sensi dell’articolo 24 della legge 7 gennaio 1929, n. 4, salvo che la violazione non rientri tra quelle indicate negli articoli 6, comma 3, o 11, comma 5, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471 (lettera b-quater)).

Con specifico riferimento al quantum di sanzione da corrispondere, si rammenta che il ravvedimento operoso ha una funzione premiale che consiste nella riduzione della sanzione base comminata al trasgressore. Poiché, nel caso di specie, la sanzione base è quantitativamente determinata in maniera diversa a seconda dell’arco temporale in cui la violazione viene regolarizzata, si è dell’avviso che si applicherà la riduzione di 1/9:

  • alla sanzione base di euro 50, se la delega di pagamento a saldo zero viene presentata con un ritardo non superiore a cinque giorni lavorativi (euro 5,56);
  • alla sanzione base di euro 100, se la delega di pagamento a saldo zero viene presentata con un ritardo superiore a cinque giorni lavorativi ma entro novanta giorni dall’omissione (euro 11,11).

Trascorso il termine di novanta giorni e qualora ne ricorrano le condizioni, torneranno applicabili le diverse ed ulteriori riduzioni di cui alle lettere da b) a b-quater) dell’articolo 13, comma 1, del decreto legislativo n. 472 del 1997, da commisurarsi alla sanzione base di euro 100,00. In particolare, sarà dovuta la sanzione di:

  • euro 12,50, se la delega di pagamento a saldo zero viene presentata entro un anno dall’omissione (lettera b));
  • euro 14,29, se la delega di pagamento a saldo zero viene presentata entro due anni dall’omissione (lettera b-bis));
  • euro 16,67, se la delega di pagamento a saldo zero viene presentata oltre due anni dall’omissione (lettera b-ter));
  • euro 20, se la delega di pagamento a saldo zero viene presentata dopo la constatazione della violazione ai sensi dell’articolo 24 della legge n. 4 del 1929 (lettera b-quater)).

Con riferimento all’ammontare di tali sanzioni si evidenzia che, poiché la sanzione base stabilita dall’articolo 15, comma 2-bis, del decreto legislativo n. 471 del 1997 è attualmente espressa in euro, non si ritiene più utilizzabile la regola del troncamento dei decimali che opera qualora la riduzione sia applicata ad un importo espresso in lire. Le sanzioni ridotte sono state, quindi, arrotondate al centesimo di euro.

 

Fonte: Agenzia delle Entrate

INPS:DATI GENNAIO 2017 OSSERVATORIO PRECARIATO

23/03/2017

ha pubblicato, in data 23 marzo 2017, i dati del mese di gennaio 2017 sui nuovi rapporti di lavoro.

Nel settore privato si registra un saldo, tra assunzioni e cessazioni, pari a +142.000, superiore a quello del corrispondente mese del 2016 (+117.000) e inferiore a quello osservato nel 2015 (+162.000).

Su base annua, il saldo consente di misurare la variazione tendenziale delle posizioni di lavoro.

Il saldo annualizzato (vale a dire la differenza tra assunzioni e cessazioni negli ultimi dodici mesi) a gennaio 2017 risulta positivo e pari a +351.000. Tale risultato cumula la crescita tendenziale dei contratti a tempo indeterminato (+49.000), dei contratti di apprendistato (+29.000) e dei contratti a tempo determinato (+268.000). Queste tendenze sono in netta continuità con le dinamiche osservate nei mesi precedenti.

Complessivamente le assunzioni, sempre riferite ai soli datori di lavoro privati, nel mese di gennaio 2017 sono risultate 511.000: sono aumentate del 7,3% rispetto a gennaio 2016. Sono aumentate soprattutto le assunzioni di apprendisti (+20%) e quelle a tempo determinato (+13,5%) mentre sono diminuite quelle a tempo indeterminato (-9%).

 

il Report gennaio 2017 icona_pdf2

CASSAZIONE:PILLOLE GIURISPRUDENZA LAVORO

23/03/2017

 

 Sentenza 14 marzo 2017, n. 13843

Termini per la redazione della sentenza – Periodo feriale – Decorrenza dell’ulteriore termine per l’impugnazione – Diritto al riposo dei difensori

 – Sentenza 21 marzo 2017, n. 7166

Licenziamento disciplinare – CCNL settore Energia e Petrolio – Rifiuto di attivarsi a fronte di due successive sollecitazioni di intervento

 – Sentenza 21 marzo 2017, n. 7175

Licenziamento – Per motivi disciplinari – Impugnazione – Ricorso giudiziale depositato oltre il termine di 270 giorni

 – Sentenza 22 marzo 2017, n. 7253

Tributi – IRAP – Professionisti – Medici

 

– Sentenza 22 marzo 2017, n. 7342

Inail – Infortunio – Inabilità temporanea – Illecito arricchimento – Risoluzione del rapporto di lavoro – Transazione

 – Sentenza 22 marzo 2017, n. 7346

 Lavoratrice – Espressioni irriguardose nei confronti di un cliente – Lesione del vincolo fiduciario – Licenziamento per giusta causa – Sproporzione

 – Sentenza 22 marzo 2017, n. 7349

Lavoro – Personale dell’Inps – Trattamenti integrativi – Trattenuta – Contributo di solidarietà – Spettanza

 – Sentenza 22 marzo 2017, n. 7351

Licenziamento – Funzionario dell’Inps – Requisiti soggettivi ed oggettivi – Attribuzioni fittizie di pagamenti – Intenzionalità – Sussistenza

MLPS:RIPARTIZIONE TERRITORIALE QUOTE INGRESSO LAVORATORI EXTRACOMUNITARI NEL 2017

23/03/2017

La Direzione Generale dell’immigrazione e delle politiche di integrazione, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha emanato la circolare n. 6 del 22 febbraio 2017,  con la quale attribuisce, a livello territoriale, le quote per lavoro subordinato e autonomo, ai fini del rapido rilascio dei nulla osta al lavoro da parte degli Sportelli Unici per l’Immigrazione (SUI).

 

Fonte: Ministero del Lavoro