PILLOLE GIURISPRUDENZA CASSAZIONE

1)LICENZIAMENTO DIPENDENTE PUBBLICO CONTROLLO INESISTENZA MALATTIA

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Scarica questo file (CORTE CASS. Sent. 17113-16.pdf)CORTE CASS. Sent. 17113-16.pdf 405 Kb

Con la sopra evidenziata  sentenmza i  giudici della cassazione hanno respinto   il ricorso di un lavoratore per la parte in cui si opponeva al licenziamento per giusta causa intimatogli dall’azienda di cui era dipendente, per “simulazione fraudolenta dello stato di malattia”. Il ricorrente aveva impugnato il licenziamento lamentando, su questo punto, la violazione di alcuni articoli dello statuto dei lavoratori in quanto la datrice di lavoro aveva utilizzato una agenzia investigativa per verificare l’attendibilità della certificazione medica inviata dal lavoratore. La Corte, dopo aver ricordato che a tali agenzie è vietata la vigilanza durante l’attività lavorativa – spettando questa unicamente al datore di lavoro ed ai suoi collaboratori, chiarisce però che l’intervento in questione resta giustificato “non solo per l’avvenuta perpetrazione di illeciti e l’esigenza di verificarne il contenuto, ma anche in ragione del solo sospetto o della mera ipotesi che illeciti siano in corso di esecuzione. ….ben potendo il datore di lavoro decidere autonomamente come e quando compiere il controllo, anche occulto, essendo il prestatore d’opera tenuto ad operare diligentemente per tutto il corso del rapporto di lavoro”. La sentenza riguarda un lavoratore privato ma le considerazioni della Corte possono riguardare anche il lavoro pubblico

2) REITERAZIONE  RAPPORTI A TEMINE P.A. E STABILIZZAZIONE SOLO PER CONCORSO

 e ha   rigettato con la sottostante sentenza  il ricorso di un dipendente comunale nella parte in cui chiedeva di essere assunto a tempo indeterminato. Il lavoratore infatti lamentava il danno ricevuto a seguito di una illegittima reiterazione di contratti a tempo indeterminato da parte della amministrazione. I giudici ribadiscono ancora una volta la impossibilità di conversione del contratto in quanto l’accesso all’impiego alle dipendenze delle P.A. avviene tramite pubblico concorso. Per quanto riguarda invece la determinazione del risarcimento del danno gli Ermellini – dopo aver chiarito che il danno da risarcire  non è la perdita del posto di lavoro a tempo indeterminato, perché tale prospettiva non c’è mai stata – accolgono per questa parte il ricorso del lavoratore e nel rinvio al giudice di merito stabiliscono il seguente principio di diritto: “Nel regime del lavoro pubblico in caso di abuso del ricorso al contratto di lavoro a tempo determinato da parte di una pubblica amministrazione, il dipendente, che abbia subito la illegittima precarizzazione del rapporto di impiego, ha diritto, fermo restando il divieto di trasformazione del contratto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato posto dall’art. 36, comma 5, d.lgs. 30 marzo 2001, al risarcimento del danno previsto dalla medesima disposizione con esonero dall’onere probatorio nella misura e nei limiti di cui all’art. 32 comma 5 legge 4 novembre 2010 n. 183, e quindi ad una misura pari ad una indennità onnicomprensiva tra un minimo di 2,5 ad un massimo di 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo ai criteri indicati nell’art. 8 legge 15 luglio 1966 n. 604”.


3)LICENZIAMENTO DISCIPLINARE DIPENDENTE PUBBLICO E MANCATO RISPETTO TERMINI

Con sentenza  Sent. 17245-16.pdf la Corte di Cassazione ha dichiarato la legittimità del licenziamento disciplinare comminato, secondo il ricorso del lavoratore, in violazione dell’art. 55 bis comma 2 del DL.vo n. 165/2001, per il mancato rispetto del termine di 20 giorni tra la contestazione dell’addebito e la convocazione del dipendente per il contraddittorio.

I giudici della Suprema Corte hanno affermato che la violazione di tale termine “determina la nullità del procedimento, solo ove il dipendente deduca e dimostri che il suo diritto di difesa è stato frustrato dalla contrazione del termine. […] Sia nel settore privato che nel settore pubblico, la sanzione della illegittimità del licenziamento in caso di violazione del termine posto per le difese del lavoratore viene sempre collegata alla deduzione di un pregiudizio subito nell’articolazione delle giustificazioni da fornire al datore di lavoro.”.

 

4) TRAFORMAZIONE TIROCINIO    IN RAPPORTO LAVORO SUBORDINATO PER PREGRESSA PROFESIONALITA’

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 18192 del 16 settembre 2016, ha sostenuto che va dichiarata la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato nel caso in cui il tirocinante abbia una pregressa professionalità emergente dagli specifici compiti svolti e dal ruolo assunto nell’azienda ed abbia già avuto un precedente rapporto di lavoro col medesimo datore.

Certamente non basta a dimostrare la genuinità del tirocinio il fatto che il giovane abbia reso la propria prestazione lavorativa sotto la guida di un tutor che, in conformità con la causa formativa sottesa al rapporto di tirocinio, lo avviava alla conoscenza del “mestiere

 

5)LEGITTIMO IMPIEGO INVESTIGATORE  PRIVATO PER SCOPRIRE DIPENDENTE  FALSO MALATO

I l datore di lavoro può impiegare un investigatore privato per scoprire se il dipendente sta davvero male come risulta dal certificato medico fornito.

La Corte di cassazione (sentenza 17113/16) dà il via libera all’utilizzo di uno 007, con il mandato di seguire il dipendente nel periodo della malattia per vedere se davvero la lombosciatalgia certificata dal medico di base gli impediva di lavorare. Il rapporto dell’investigatore non lascia dubbi: il “sorvegliato” speciale aveva fatto una serie di azioni e movimenti del tutto incompatibile con la patologia lamentata. Per i giudici è dunque legittimo il licenziamento per giusta causa e a nulla valgono le lamentele del ricorrente sull’impiego del detective. La Suprema corte precisa che il datore ha il diritto di ricorrere ad un’agenzia investigativa per verificare l’attendibilità del certificato medico, che può essere contestato anche valorizzando circostanze di fatto. Quello che il datore non può fare, e questo è un punto che rimane fermo, è far “spiare” il dipendente mentre è intento nell’ attività lavorativa vera e propria.

6)SOLO FORMA SCRITTA PER PATTO PROVA

È illegittimo il licenziamento nel caso in cui al dipendente sia concessa una proroga del periodo di prova e quest’ultimo documento sia firmato solo dal datore ma non dal dipendente. Lo ha stabilito la Corte di cassazione con la sentenza 16214 depositata mercoledì 3 agosto. La vicenda da cui trae origine la sentenza vede come protagonista una dipendente di una Srl licenziata per «mancato superamento del periodo di prova».

impugnando di fronte al tribunale di Ancona il proprio atto di licenziamento, la dipendente argomentava che esso fosse «privo di giusta causa» e la Corte di appello di Ancona le dava ragione, richiedendo per la lavoratrice tutela reintegratoria e risarcitoria. La decisione era fondata sul rilievo, ritenuto decisivo, che la proroga del patto di prova non risultasse da atto scritto, forma richiesta ad substantiam dall’articolo 2096 del Codice civile. Nei mesi precedenti il mese di prova, infatti, la lettera predisposta per la proroga e firmata dal legale rappresentante della società non era stato – all’insaputa dell’azienda – sottoscritto dalla dipendente, che si era limitata a conservarlo.
Concorde la Cassazione, la quale, definendo la forma scritta un «essenziale requisito di forma», specifica inoltre che la stabilizzazione del rapporto a tempo indeterminato non è derivata tanto dalla mancata sottoscrizione della proroga, quanto, piuttosto, dalla stipulazione iniziale del contratto di lavoro e dal mancato e tempestivo recesso della società al termine del periodo di prova. I giudici concordano inoltre che il dolo è causa di annullamento del contratto quando i raggiri che sono alla base del comportamento dolosa hanno una natura tale da incidere “psicologicamente” contro la volontà del contraente. E non è questo il caso.


La sentenza16214/16 della Corte di cassazione

 

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