CASSAZIONE:LICENZIAMENTO PER FURTI IN AZIENDA CON VIOLAZIONE RAPPORTO FIDUCIARIO

D.F.A. impugnava il licenziamento disciplinare intimatogli dalla G.S. spa perché irrituale e comunque privo di giusta causa chiedendo al Tribunale di Velletri la dichiarazione di illegittimità dello stesso con ordine di reintegrazione nel posto di lavoro e con condanna al pagamento delle retribuzioni maturate; si costituiva la G.S. spa che contestava la fondatezza della domanda. Il Tribunale di Velletri con sentenza del 27.5.2010 rigettava la domanda; la Corte di appello di Roma con sentenza del 23.2.2013 rigettava l’appello del D.F. La Corte territoriale osservava che il recesso non era irrituale come dedotto dal ricorrente perché intimato dopo il termine di 10 giorni previsto dall’art. 84 del CCNL Commercio perché era invece applicabile il CCNL settore terziario (che invece prevedeva il termine di 15 gg. in concreto rispettato) e ciò non solo per le circostanze indicate nella sentenza impugnata, ma perché tale contratto era stato riportato nel contratto Individuale di lavoro. Circa il merito il recesso era legittimo posto che era emerso che il D.F. era stato indicato come responsabile della ricettazione del materiale trafugato alla società dal D.V. che aveva effettuato i relativi furti che aveva reso confessione in sede penale. Durante una perquisizione in casa dell’appellante era stata rinvenuta parte della merce trafugata che alcuni responsabili dell’azienda avevano identificato; comunque durante la perquisizione erano stati rinvenuti interi imballaggi di prodotti, tutti con etichette e codici appartenenti alla società appellata. Comunque l’ingente quantitativo di merce eccedeva di certo le esigenze di una famiglia media. Il fatto era molto grave anche in relazione al disvalore ambientale della condotta del dipendente e tale da rompere il vincolo fiduciario tra le parti.

Per la cassazione di tale decisione propone ricorso il D.F. con quattro motivi; resiste controparte con controricorso.

I due motivi, che vanno esaminati congiuntamente essendo tra loro connessi, appaiono fondati e pertanto vanno accolti. Si contesta, in buona sostanza, la motivazione della sentenza impugnata in ordine all’applicabilità del CCNL del terziario: la motivazione della sentenza è la seguente “la circostanza deriva oltre che dalle circostanze elencate nella sentenza impugnata dallo stesso contratto individuale di lavoro. “Va ricordato l’orientamento di questa Corte secondo il quale l’art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ., riformulato dall’art. 54 del d.l. 22 giugno 2012, n. 83, conv. in legge 7 agosto 2012, n. 134, introduce nell’ordinamento un vizio specifico denunciabile per cassazione, relativo all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia). Ne consegue che, nel rigoroso rispetto delle previsioni degli artt. 366, primo comma, n. 6, e 369, secondo comma, n. 4, cod. proc. civ., il ricorrente deve indicare il “fatto storico”, il cui esame sia stato omesso, il “dato”, testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, il “come” e il “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e la sua “decisività”, fermo restando che l’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sé, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorché la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie”, purché la motivazione rispetti – ha aggiunto al Corte” il “minimo costituzionale”. (Cass. SSUU n. 8053/2014).

Di conseguenza la Suprema  Corte con la sentenza sottostante , ha ritenuto che   la motivazione prima ricordata non soddisfi questi criteri e che ,pertanto ,il ricorso vada accolto con  rinvia, anche in ordine alle spese alla Corte di appello di Roma in diversa composizione.


CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 14 settembre 2016, n. 18103

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