TICKET PER INTERRUZIONE RAPPORTI LAVORO A DOMICILIO

 

Come è noto, a decorrere dal 1° maggio 2015 ,risulta istituita  una indennità mensile di disoccupazione, denominata: «Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego (NASpI),che ha la funzione di fornire una tutela di sostegno al reddito  dei soggetti che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione derivante da rapporto di lavoro dipendente,compreso quello avente ad oggetto prestazioni a domicilio ,disciplinato dalla legge n.877/1973 e ss.mm.ii.

Per orientamento comune, compresa la Risoluzione n. 52 /E del 2 maggio 2005 dell’Agenzia dell’Entrate,  , si ritiene che i lavoratori a domicilio (al verificarsi di tutti gli altri requisiti richiesti dalla norma) possono essere considerati dipendenti a tempo indeterminato, mentre tale natura si desume, oltre che dalla lettera dell’articolo 1 della legge di regolamentazione dello stesso , anche dalla copiosa giurisprudenza della Corte di Cassazione (la sentenza Cass. civ., 12/03/2001, n. 106, sez. un., ad esempio, afferma che “anche i lavoratori a domicilio … hanno diritto all’indennità di mobilità…, ove possano far valere… una dipendenza di almeno dodici mesi dalla medesima azienda (di cui almeno sei di lavoro effettivamente prestato, ivi compresi i periodi di sospensione per ferie, festività e infortuni), con un rapporto di lavoro a carattere continuativo o comunque non a termine”. In tal senso si esprime anche la Cass. civ., 23/03/2002, n. 4192, sez. lav.).

Invece, il contratto di lavoro a domicilio  realizza  un contratto di lavoro a tempo determinato esclusivamente nel caso in cui la durata limitata sia espressamente prevista dal contratto individuale, alle condizioni fissate dalla disciplina del contratto a termine.

La NASpI è riconosciuta  ,tra gli altri , ai lavoratori che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione e che presentino congiuntamente i seguenti requisiti:

  1. a) siano in stato di disoccupazione ;
  2. b) possano far valere, nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione, almeno tredici settimane di contribuzione;
  3. c) possano far valere trenta giornate di lavoro effettivo, a prescindere dal minimale contributivo, nei dodici mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione.

Con l’entrata in vigore della Naspi sono cambiati gli importi dovuti come ticket di licenziamento. per i rapporti a tempo indeterminato

Infatti, l’Inps nel messaggio n. 4441 del 30 giugno 2015, nel disciplinare i profili contributivi della Nuova assicurazione sociale per l’impiego  , ha fatto presente che la somma limite di cui all’articolo 4, c. 2 ,del D.lgs. 22/2015, è stabilita in € 1.195,00.

. Conseguentemente, per le interruzioni realizzatesi da “maggio 2015”, la soglia annuale del contributo di cui all’art. 2, c. 31 della legge 92/2012 corrisponde a € 489,95 e l’importo massimo – riferito ai rapporti di lavoro della durata pari o superiore a 36 mesi – è di € 1.469,85.

Quanto sopra vale anche per l’interuzione dei rapporti di lavoro a domicilio non a termine ,considerando a tal fine la durata del medesimo e prescindendo  dalle le giornate di lavoro “normalizzate” ai fini previdenziali e risultanti dal CUD.

Più precisamente, il calcolo viene effettuato su base mensile quindi il datore di lavoro deve versare il contributo  per ogni mese di rapporto di  lavoro  registrato nell’anzianita’ aziendale  del lavoratore. Ad esempio, per un lavoratore assunto ad inizio gennaio 2015 e licenziato a fine settembre 2015, essendo il periodo lavorato di 9 mesi, è dovuto un contributo  d’importo pari a detti mesi

Il messaggio dell’Inps chiarisce anche alcuni aspetti relativi alla domanda “chi deve pagare il ticket di licenziamento Naspi”:

Non opera l’obbligo contributivo di cui trattasi nelle seguenti situazioni:

1)licenziamenti effettuati in conseguenza di cambi di appalto, ai quali siano succedute assunzioni presso altri datori di lavoro, in applicazione di clausole sociali che garantiscano la continuità occupazionale prevista dai CCNL; 
 interruzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato, nel settore delle costruzioni edili, per completamento delle attività e chiusura del cantiere.

2) Restano escluse dal contributo in questione anche le cessazioni intervenute a seguito di accordi sindacali nell’ambito di procedure ex articoli 4 e 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223, ovvero di processi di riduzione di personale dirigente conclusi con accordo firmato da associazione sindacale stipulante il contratto collettivo di lavoro della categoria. Tale ultima esenzione opera con esclusivo riferimento a situazioni che rientrano nel quadro dei provvedimenti di “tutela dei lavoratori anziani” di cui all’articolo 4 della legge n. 92/2012.

3) Infine, in conseguenza di quanto disposto dall’art. 2, c. 33, della più volte richiamata legge n. 92/2012, fino al 31 dicembre 2016, sono esclusi dal versamento del contributo sulle interruzioni di rapporto di lavoro a tempo indeterminato i datori di lavoro tenuti al versamento del contributo d’ingresso nelle procedure di mobilità ex art. 5, c. 4, della legge n. 223/91.

Si ricorda che il ticket di licenziamento è dovuto nei casi di licenziamento per giusta causa, giustificato motivo soggettivo e oggettivo, per i licenziamenti disciplinari, per le dimissioni per giusta causa e le dimissioni intervenute durante il periodo di maternità. E’ altresì dovuto per la risoluzione consensuale a seguito di procedura di conciliazione obbligatoria pre licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

Il ticket di licenziamento non è invece dovuto nei casi di dimissioni del lavoratore, decesso del lavoratore, risoluzione consensuale, scadenza del termine nel contratto a tempo determinato, per i licenziamento di lavoratori del settore domestico, licenziamento di giornalisti assicurati alla gestione Inpgi, licenziamento di operai agricoli. Non è altresì dovuto in caso di licenziamenti collettivi.

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