SENTENZA CASSAZIONE RIGUARDANTE LICENZIAMENTO PER MANCATA COMUNICAZIONE ASSENZA PER MALATTIA

La Corte d’appello di Cagliari, sezione distaccata di Sassari, decidendo in sede di reclamo nel procedimento promosso ai sensi dell’art. 1 commi 48 ss. della L. n. 92 del 2012, in riforma della sentenza del Tribunale della stessa sede, rigettava l’impugnazione promossa da D.C. avverso il licenziamento disciplinare intimatole da s.r.l. Extra E.I..

La Corte riferiva che il recesso, preceduto da lettera del 2 settembre 2012, data da intendersi 12.9.2012, era stato motivato sulla base dell’assenza ingiustificata dal 30.8.2012 al 7.9.2012. Nella prospettazione della lavoratrice, si trattava di contestazione infondata giacché il giorno 30 agosto 2012 ella si era recata dal proprio medico di base per ottenere un’ ulteriore certificazione di malattia in prosecuzione di quella scaduta il 29 agosto 2012; nell’occasione, il medico curante risultava assente e la sua sostituta aveva provveduto a trasmettere dal proprio domicilio al sito dell’Inps la certificazione di malattia con decorrenza dal 30 agosto e con prognosi fino al 7 settembre 2012. Argomentava il giudice di merito che tale certificazione non era mai pervenuta all’istituto, né risultava dagli atti, al di là di quanto riferito dal medico, alcuna prova del fatto che questi ne avesse in effetti tentato I’invio telematico. Riteneva che tali circostanze non valessero a privare di giustificatezza il licenziamento, in quanto la previsione della trasmissione E.I. del certificato di malattia direttamente dal medico del lavoratore all’Inps esonera unicamente il prestatore dall’obbligo di Inviare la certificazione cartacea, ma non da quello, previsto contrattualmente, di avvisare dell’assenza; in ogni caso, aggiungeva la Corte territoriale, il prestatore è tenuto a verificare che la procedura E.I. abbia avuto esito regolare, obbligo cui la lavoratrice, pur esperta di procedure informatiche, era venuta meno.

 Il primo motivo è inammissibile.

La Corte d’appello ha premesso che la data del 2 settembre apposta sulla contestazione disciplinare era frutto di errore, dovendosi intendere 12 settembre, e che il presupposto del licenziamento era l’assenza ingiustificata protratta dal 30 agosto 2012 al 7 settembre 2012. La prospettazione operata in ricorso di diverse circostanze, contrastanti con tale premessa fattuale, risulta deduzione nuova, né si espone dove e come sarebbe stata fatta valere la tesi difensiva della più limitata estensione temporale dell’assenza ingiustificata oggetto della contestazione.

Risulta quindi violato il principio reiteratamente affermato da questa Corte (quello secondo il quale qualora con il ricorso per cassazione siano prospettate questioni di cui non vi sia cenno nella sentenza impugnata, è onere della parte ricorrente, al fine di evitarne una statuizione di inammissibilità per novità della censura, non solo di allegare l’avvenuta loro deduzione innanzi al giudice di merito, ma anche, in ossequio al principio di autosufficienza del ricorso stesso, di indicare in quale specifico atto del giudizio precedente lo abbia fatto, onde dar modo alla Suprema Corte di controllare “ex actis” la veridicità di tale asserzione prima di esaminare il merito della suddetta questione. Nel giudizio di cassazione infatti, che ha per oggetto solo la revisione della sentenza in rapporto alla regolarità formale del processo ed alle questioni di diritto proposte, non sono proponibili nuove questioni di diritto o temi di contestazione diversi da quelli dedotti nel giudizio di merito, a meno che si tratti di questioni rilevabili di ufficio o, nell’ambito delle questioni trattate, di nuovi profili di diritto compresi nel dibattito e fondati sugli stessi elementi di fatto dedotti. (Cass. n. 23675 del 18/10/2013, Cass. n. 4787 del 26/03/2012, Cass. n. 3664 del 21/02/2006).

 Il secondo motivo non è fondato.

La Corte territoriale ha richiamato l’articolo 50 del CCNL applicato in azienda, (trascritto dalla parte contro ricorrente a pagina 21) che prevede l’obbligo del lavoratore in caso di malattia di avvertire l’azienda entro il primo giorno di assenza e di inviare alla medesima entro due giorni dall’inizio il certificato medico attestante la malattia o il suo prolungamento, con l’aggiunta che in mancanza di ciascuna delle comunicazioni l’assenza verrà considerata ing Il primo motivo è inammissibile.

La Corte d’appello ha premesso che la data del 2 settembre apposta sulla contestazione disciplinare era frutto di errore, dovendosi intendere 12 settembre, e che il presupposto del licenziamento era l’assenza ingiustificata protratta dal 30 agosto 2012 al 7 settembre 2012. La prospettazione operata in ricorso di diverse circostanze, contrastanti con tale premessa fattuale, risulta deduzione nuova, né si espone dove e come sarebbe stata fatta valere la tesi difensiva della più limitata estensione temporale dell’assenza ingiustificata oggetto della contestazione.

Risulta quindi violato il principio reiteratamente affermato da questa Corte (quello secondo il quale qualora con il ricorso per cassazione siano prospettate questioni di cui non vi sia cenno nella sentenza impugnata, è onere della parte ricorrente, al fine di evitarne una statuizione di inammissibilità per novità della censura, non solo di allegare l’avvenuta loro deduzione innanzi al giudice di merito, ma anche, in ossequio al principio di autosufficienza del ricorso stesso, di indicare in quale specifico atto del giudizio precedente lo abbia fatto, onde dar modo alla Suprema Corte di controllare “ex actis” la veridicità di tale asserzione prima di esaminare il merito della suddetta questione. Nel giudizio di cassazione infatti, che ha per oggetto solo la revisione della sentenza in rapporto alla regolarità formale del processo ed alle questioni di diritto proposte, non sono proponibili nuove questioni di diritto o temi di contestazione diversi da quelli dedotti nel giudizio di merito, a meno che si tratti di questioni rilevabili di ufficio o, nell’ambito delle questioni trattate, di nuovi profili di diritto compresi nel dibattito e fondati sugli stessi elementi di fatto dedotti. (Cass. n. 23675 del 18/10/2013, Cass. n. 4787 del 26/03/2012, Cass. n. 3664 del 21/02/2006).

 Segue il rigetto del ricorso e la condanna della parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio, liquidate come da dispositivo.

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CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 22 luglio 2016, n. 15226

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