SENTENZA CASSAZIONE RELATIVA LICENZIAMENTO PER GRAVI IRREGOLARITA’ DIPENDENTE INPS

. La Corte d’Appello di Potenza, con la sentenza n. 76 del 2014, accoglieva l’impugnazione proposta dall’INPS nei confronti di S.A. e S.F., nella qualità di eredi di S.V., avverso la sentenza emessa tra le parti dal Tribunale di Potenza, n. 828 dell’8 maggio 2013.

 S.V., dipendente INPS, addetto all’Ufficio pensioni, assegni familiari lavoratrici domestiche e indennità di disoccupazione a favore dei lavoratori parasubordinati, aveva adito il Tribunale impugnando il licenziamento disciplinare irrogatogli il 12 agosto 2011, a seguito della contestazione di gravi irregolarità ricevuta il 24 marzo 2011, per la violazione degli obblighi previsti dagli artt. 1, comma 1, 2, commi 1 e 2, del Codice di comportamento dell’INPS, nonché dei doveri di lealtà ed esclusività.

 Il Tribunale accoglieva la domanda, dopo avere disatteso la deduzione di tardività della contestazione, affermando che attenendo la contestazione ad attività extralavorativa non era stata provata l’interruzione del rapporto fiduciario.

4. La Corte d’Appello, nel riformare la sentenza di primo grado, ha ritenuto che la condotta in questione costituiva giusta causa di licenziamento.

5. Per la cassazione della sentenza resa in grado di appello ricorrono S.A. e S.F., prospettando due motivi di ricorso.

6. Resiste l’INPS con controricorso.

.Il regolamento di disciplina dell’INPS all’art. 1, comma 1, stabilisce che “Il dipendente conforma la propria condotta al dovere di contribuire alla gestione della cosa pubblica con impegno e responsabilità, nel rispetto dei principi di buon andamento e imparzialità dell’attività amministrativa, anteponendo l’osservanza della legge e l’interesse pubblico agli interessi privati propri ed altrui”.

3.3. La Corte d’Appello ha rilevato che la sanzione disciplinare del licenziamento senza preavviso veniva applicata, ai sensi del Regolamento di disciplina per violazioni dei doveri di comportamento, anche nei confronti di terzi, di gravità tale da compromettere irreparabilmente il rapporto di fiducia con l’amministrazione e da non consentire la prosecuzione, neanche provvisoria, del rapporto di lavoro. Nella specie, sussisteva la fattispecie della commissione in genere – anche nei confronti di terzi – di fatti o atti dolosi, che, pur non costituendo illeciti di rilevanza penale, sono di gravità tale da non consentire la prosecuzione neppure provvisoria del rapporto di lavoro.

Il giudice di secondo grado ha, quindi, verificato la sussistenza delle condizioni della giusta causa di licenziamento, rilevando che la condotta ascritta al lavoratore era di portata tale, in termini di gravità, da far venire meno il rapporto fiduciario, e quindi la sanzione espulsiva adottata dall’INPS risultava essere adeguata e proporzionata, ponendosi in luce che in relazione alle condotte del S., sia pure extralavorative, non poteva aprioristicamente escludersi che le stesse fossero state in qualche modo agevolate proprio dalle sue specifiche competenze lavorative e dal ruolo svolto alla sede regionale INPS dal lavoratore, inquadrato nella categoria C3 e, quindi, con specifiche competenze e responsabilità organizzative e di gestione.

Il ricorso deve essere rigettato. Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo


CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 18 luglio 2016, n. 14640

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