SENTENZA CASSAZIONE RELATIVA INFORTUNIO IN ITINERE CON USO MEZZO PRIVATO

Con sentenza del 26 novembre 2013, la Corte di Appello di Reggio Calabria confermava la decisione del Tribunale di Locri di rigetto della domanda proposta da P.P. nei confronti dell’INAIL ed intesa al riconoscimento di postumi invalidanti permanenti derivati dall’infortunio “in itinere” verificatosi il 14 febbraio 2003 mentre esso ricorrente si stava recando, con la propria autovettura, presso il comune di Careri ove prestava propria attività lavorativa come lavoratore socialmente utile.

Ad avviso della Corte territoriale l’uso del mezzo di trasporto privato non era necessitato stante la “…esistenza del mezzo pubblico che regolarmente (ossia ogni giorno) collegava il luogo di lavoro con l’abitazione, sia all’andata, al mattino, alle ore 6,45 – con arrivo alla fermata corrispondente al luogo di lavoro alle 6,58 – che, al ritorno, alle ore 13,17 (con arrivo alla fermata corrispondente alla propria abitazione alle 13,30)”. Precisava la Corte che l’assunto sacrificio di tempo (l’orario di lavori) aveva inizio alle ore 8,00 del mattino e terminava alle ore 12,00) dovuto alla necessità di attendere alla fermata l’autobus – tanto all’andata che al ritorno – non solo era stato “…condotto in termini generici, non essendo specificato quali esigenze personali e familiari non possano essere soddisfatte per il maggior tempo impiegato nell’attesa… “, ma neppure erano state allegate circostanze di fatto tali da far ritenere “necessitato” l’uso del mezzo proprio costituendo il “risparmio di tempo” un “…interesse personale del ricorrente che nulla ha a che fare con le esigenze di lavoro”.

Per la cassazione di tale decisione propone ricorso il P. affidato ad un unico motivo.

Resiste con controricorso l’INAIL.

 La Corte Suprma   rileva che il motivo all’esame finisce con il lamentare l’omessa valutazione di un fatto storico – la lunghezza delle attese per poter utilizzare il mezzo di trasporto pubblico – che, invece, è stato considerato dalla Corte di appello e, all’esito di una valutazione di merito che ha tenuto conto degli elementi di giudizio sopra elencati, in particolare procedendo ad un bilanciamento di interessi tra le esigenze del lavoro con quelle personali del lavoratore giungendo a ritenere che quelle prospettate come giustificative dell’uso del mezzo proprio rispondessero solo condotte di vita quotidiana improntate a maggiore comodità o a minori disagi, in quanto tali prive di uno spessore sociale tale da giustificare un intervento a carattere solidaristico a carico della collettività.

Per tutto quanto sopra considerato,  il Collegio condividendo  pienamente il contenuto  dell’esposta relazione  ha rigetta il ricorso


CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 07 luglio 2016, n. 13950

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