SENTENZA CASSAZIONE RELATIVA INOSSERVANZA OBBBLIGO CONTRIBUZIONE DS INVOLONTARIA

L’Azienda Pubbliservizi Brunico (d’ora in poi solo Azienda), con sede in Brunico, ha proposto opposizione dinanzi al Tribunale di Bolzano contro la cartella esattoriale notificata nell’interesse dell’Inps, con la quale le si intimava il pagamento di contributi per l’assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione involontaria relativi al periodo 1° novembre 2001-31 novembre 2006.

Il Tribunale di Bolzano, nel contraddittorio delle parti e di F. s.p.a., intervenuta adesivamente, ha accolto l’opposizione e ha annullato la cartella.

3. L’Inps e la SCCI s.p.a. hanno proposto appello e la Corte d’appello di Trento, sezione distaccata di Bolzano, con sentenza depositata il 20 novembre 2009, lo ha accolto ed ha rigettato l’opposizione proposta dalla Azienda. Ha quindi condannato l’Azienda a corrispondere agli appellanti le spese di entrambi gradi del giudizio.

A fondamento del decisum la Corte ha ritenuto sussistente l’obbligazione contributiva sul presupposto che l’azienda non aveva dimostrato il particolare regime stabilità del rapporto di lavoro dei suoi dipendenti, condizione questa soltanto che consentiva l’esonero. Ha rigettato l’eccezione di prescrizione relativa ai crediti anteriori al gennaio 2002 (pag. 32 della sentenza), in quanto genericamente formulata, e l’eccezione relativa all’entità delle sanzioni, correttamente commisurati all’ipotesi dell’evasione contributiva e non a quella, meno grave, dell’omissione, in difetto di prova della presentazione da parte della società dei modelli D.M. 10 in relazione ai contributi di cui si tratta.

Il ricorso alla Corte Suprema e’ stato  rigettato con la dichiazione di inammissibilita’ e infondatezza deo9 motivi addotti dall’Azienda, risultando asserito tra l’altro che c alla luce dei principi già espressi da questa Corte (cfr. Cass. Sez. Un., 14 ottobre 1988, n. 5570, citata nella sentenza; cui adde Cass., 16 febbraio 2000, n. 1744 e Cass. 5 luglio 2003, n, 10632; Cass., 12 marzo 2012, n. 3363; Cass., 3 giugno 2015, n. 11487), “la stabilità di impiego che, ai sensi dell’art. 40 del R.D.L. 4 ottobre 1935 n. 1827, comporta l’esclusione dell’obbligo di assicurazione contro la disoccupazione per I dipendenti delle aziende private, sussiste – dovendosi essa interpretare in senso pubblicistico – quando, tenuto anche conto dell’accertamento in sede amministrativa ex art. 36 del d.P.R. n. 818 del 1957, ai lavoratori sia riconosciuto un determinato stato giuridico che garantisca foro di non essere costretti a lasciare il posto se non quando ricorra una giusta causa, a norma dell’art. 2119 cod. civ., oppure vi siano altri determinati e giustificati motivi, non soltanto genericamente indicati (come si verifica per la disposizione dell’art, 3 della legge n. 604 del 1966), ma tassativamente stabiliti a priori con criteri restrittivi”.

 Si e’ aggiunto che  a “stabilità d’impiego” che esclude dall’obbligo di assicurazione contro la disoccupazione i dipendenti di aziende private ha,in sostanza, un’intensità maggiore di quella che, ai sensi della L. n. 300 del 1970 per la cosiddetta resistenza del rapporto di lavoro, consente la decorrenza della prescrizione dei crediti del lavoratore pur in costanza di tale rapporto (cfr, ex plurimis Cass. 6 febbraio 1990, n. 809, cit.; Cass., 14 giugno 1983, n. 4090).


 CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 23 giugno 2016, n. 13069

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