SENTENZA CORTE CASSAZIONE RIGUARDANTE PROPORZIONALITA’ LICENZIAMENTO DISCIPLINARE

Nella sentenza sotto evidenzisata ,la Corte Suprema ha accolto con rinvio il ricorso prodotto avverso il mancato rispetto della proporzionalita’ tra sanzione e gravita’ della mancanza disciplionare ,affermando quanto segue:

In conclusione, si accoglie il secondo motivo di ricorso e si rigettano le restanti censure, con conseguente cassazione della sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvio, anche per le spese, alla Corte d’appello di Roma in diversa composizione, che dovrà attenersi al seguente principio di diritto:

“Il giudice di secondo grado investito del gravame con cui si chieda l’invalidazione d’un licenziamento disciplinare deve verificare che l’infrazione contestata, ove in punto di fatto accertata o pacifica, sia astrattamente sussumibile sotto la specie della giusta causa o del giustificato motivo di recesso e, in caso di esito positivo di tale deliberazione, deve poi, anche d’ufficio, apprezzare in concreto (e non semplicemente in astratto) la gravità dell’addebito, essendo pur sempre necessario che esso rivesta il carattere di grave negazione dell’elemento essenziale della fiducia e che la condotta del dipendente sia idonea a ledere irrimediabilmente la fiducia circa la futura correttezza dell’adempimento della prestazione dedotta in contratto, in quando sintomatica di un certo atteggiarsi del lavoratore rispetto all’adempimento dei suoi obblighi”.

“Pertanto, il giudice di rinvio come sopra individuato dovrà limitare la propria delibazione alla proporzionalità o meno del licenziamento disciplinare in relazione all’addebito per cui è causa, a tal fine valutandone tutti gli aspetti oggettivi (gravità della condotta, entità del danno arrecato etc.) e soggettivi (grado della colpa o intenzionalità della condotta e sua intensità) ed ogni altra circostanza di fatto ad essi inerente, traendone la conferma o la smentita che il fatto oggetto della contestazione disciplinare mossa al dr. M. sia stato tale da minare irrimediabilmente al fiducia del datore di lavoro nei confronti del proprio dipendente.”


CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 26 maggio 2016, n. 10950

 

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