SENTENZA CASSAZIONE RELATIVA OMESSO VERSAMENTO CONTRIBUTI PER ASSERITA CAUSA FORZA MAGGIORE

Si richiama l’attenzione sulla sotto evidenziata sentenza con cui la Corte Suprema ha  confermato  la decisione della Corte di Appello a carico della societa’ ricorrente ,che sosteneva che  il mancato versamento dei contributi risultava imputabile a causa di forza maggiore , in quanto, sostiene il ricorrente, la Corte d’appello ha confermato la responsabilità penale del medesimo affermando che questi non poteva non conoscere la situazione economico – pecuniaria in cui versava la società e che, in ogni caso, ciò non lo avrebbe esentato dal provvedere al versamento delle ritenute INPS; diversamente dalla deposizione del teste escusso sarebbe emerso: a) che la (…) era una S.p.A. facente parte del gruppo (…) S.p.A.; b) che la (…) era soggetta al potere di direzione e controllo della (…) e che il ricorrente, era solo un consulente aziendale; c) che dipendeva quindi dall’amministratore delegato della (…) finanziariamente; d) che pertanto il ricorrente avrebbe voluto provvedere al pagamento delle ritenute, ma non aveva le risorse finanziarie per poterlo fare. Secondo la difesa, dunque, la mancanza di liquidità, il mancato accesso al credito e il ruolo non decisionale del ricorrente rappresentavano un’impossibilità oggettiva ad adempiere all’obbligo tributario ex art. 45 cod. pen.; da qui, dunque, la manifesta illogicità della motivazione.

osserva il Collegio, la circostanza di non poter disporre di liquidità, di dipendere dalla società capogruppo nonché la presunta impossibilità di accedere al credito, quand’anche fossero state provate, certamente non integrerebbero la causa di forza maggiore di cui all’art. 45 cod. pen., in quanto la giurisprudenza di questa Corte ha già da tempo affermato che il legale rappresentante (e tale era sicuramente il ricorrente all’epoca del fatto) avrebbe dovuto anche con i propri averi cercare di fronteggiare la situazione di asserita illiquidità sicché, tenuto conto del modesto ammontare dei contributi non versati, la tesi difensiva si appalesa all’evidenza priva di pregio. Sul punto è sufficiente qui ricordare quanto già affermato da questa Corte secondo cui in tema di cause di esclusione del dolo e della colpa, le difficoltà economiche in cui versa il soggetto agente non sono in alcun modo riconducibili al concetto di forza maggiore che postulando la individuazione di un fatto imponderabile, imprevisto ed imprevedibile, esula del tutto dalla condotta dell’agente, sì da rendere ineluttabile il verificarsi dell’evento, non potendo ricollegarsi in alcun modo ad un’azione od omissione cosciente e volontaria dell’agente (Sez. 3, n. 4529 del 04/12/2007 – dep. 29/01/2008, Cairone, Rv. 238986); ancora, nello stesso senso si è affermato – con riferimento alla affine materia tributaria – non solo che l’inadempimento della obbligazione tributaria può essere attribuito a forza maggiore solo quando derivi da fatti non imputabili all’imprenditore che non abbia potuto tempestivamente porvi rimedio per cause indipendenti dalla sua volontà e che sfuggono al suo dominio finalistico (Sez. 3, n. 8352 del 24/06/2014 – dep. 25/02/2015, Schirosi, Rv. 263128; fattispecie, nella quale questa Corte ha escluso che potesse essere ascrivibile a forza maggiore la mancanza della provvista necessaria all’adempimento dell’obbligazione tributaria per effetto di una scelta di politica imprenditoriale volta a fronteggiare una crisi di liquidità)., ma anche che l’imputato può invocare la assoluta impossibilità di adempiere il debito di imposta, quale causa di esclusione della responsabilità penale, a condizione che provveda ad assolvere gli oneri di allegazione concernenti sia il profilo della non imputabilità a lui medesimo della crisi economica che ha investito l’azienda, sia l’aspetto della impossibilità di fronteggiare la crisi di liquidità tramite il ricorso a misure idonee da valutarsi in concreto (Sez. 3, n. 20266 del 08/04/2014 – dep. 15/05/2014, P.G. in proc. Zanchi, Rv. 259190). Infine, e conferma di quanto sopra esposto, si è aggiunto che la colpevolezza del sostituto di imposta (principio ovviamente applicabile anche al reato di cui all’art. 2, legge n. 638 del 1983) non è esclusa dalla crisi di liquidità intervenuta al momento della scadenza del termine per la presentazione della dichiarazione annuale relativa all’esercizio precedente, a meno che l’imputato non dimostri che le difficoltà finanziarie non siano a lui imputabili e che le stesse, inoltre, non possano essere altrimenti fronteggiate con idonee misure anche sfavorevoli per il suo patrimonio personale (Sez. 3, n. 5467 del 05/12/2013 – dep. 04/02/2014, Mercutello, Rv. 258055).

In ogni caso, aggiunge il Collegio, correttamente la Corte d’appello ha evidenziato come lo stato di difficoltà economica fosse stato descritto come manifestatosi nel 2009 e non in relazione all’annualità precedente, sicché, avuto riguardo al termine per il versamento (il giorno 16 del mese successivo al rateo di riferimento) non vi era alcuna ragione di crisi che ostasse al pagamento; a tacer d’altro, infine, la tesi sostenuta dalla difesa tende ad equiparare la posizione del ricorrente a quella di un soggetto inerte, privo di poteri e incapiente economicamente in quanto dipendente anche finanziariamente dalla società capogruppo (…). Trattasi di difesa che non può certo consentire il richiamo e l’applicazione dell’art. 45 cod. pen. né incide sull’elemento psicologico del reato, in quanto l’accettazione della carica da parte del ricorrente attribuiva allo stesso doveri di vigilanza e controllo sulla corretta gestione degli affari sociali, il cui mancato rispetto comportava responsabilità a titolo di dolo generico, nell’ipotesi di accertata consapevolezza che dalla condotta omissiva possano scaturire gli eventi tipici del reato, ovvero a titolo di dolo eventuale in caso di semplice accettazione del rischio che questi si verifichino (v., per un’applicazione del principio a proposito di amministratore di diritto mero “prestanome” di altri o che abbia a terzi delegato la gestione dell’impresa: Sez. 3, n. 7770 del 05/12/2013 – dep. 19/02/2014, Todesco, Rv. 258850; Sez. 3, n. 14432 del 19/09/2013 – dep. 27/03/2014, Carminati, Rv. 258689; Sez. 3, n. 22919 del 06/04/2006 – dep. 04/07/2006, Furini, Rv. 234474).

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