SENTENZA CASSAZIONE RIGUARDANTE VIZIO COLLEGIO DISCIPLINARE DIPENDENTE PUBBLICO

Con la sottostante sentenza la Corte Suprema ha disconosciuto la violazione del diritto di difesa  per il fatto che il dipente pubblico destinatario   di provvedimento disciplinare fosse stato sentito  in presenza di due deio tre componenti del Collegio disciplinare,negando che  lo stesso   potese qualificarsi “organo perfetto”

E nel caso in esame è indubbio che l’audizione dell’incolpato è attività istruttoria che ben può essere, poi, oggetto di verifica a posteriori da parte del plenum del collegio, non applicandosi nella specie un principio analogo a quello previsto – in differente contesto – dall’art. 525 co. 2° c.p.p. (che, per altro, va, inteso con le precisazioni che ne circoscrivono i limiti anche all’interno del processo penale: cfr. Cass. pen. n. 19074/11).

Non diversa è la giurisprudenza (di questa Corte Suprema) là dove statuisce che anche un organo collegiale composto da tre persone, una volta che sia stato regolarmente costituito, può legittimamente deliberare purché il numero dei componenti non scenda al di sotto del quorum, con la conseguenza che esso può funzionare anche con la sola presenza di due, sempre che la legge che ne disciplina il funzionamento non preveda diversamente (conf. Cass. n. 15129/04; Cass. n. 12107/04).

Infine, se è vero che il funzionamento d’un organo collegiale deve necessariamente essere pluripersonale, non potendosi trasformare in organo monocratico in quanto la monocraticità elude le ragioni stesse di efficienza amministrativa e imparzialità che hanno suggerito la composizione collegiale (cfr., in motivazione, Cass. n. 24157/15), nondimeno nel caso in oggetto il carattere pluripersonale dell’ufficio competente per i procedimenti disciplinari è stato rispettato (all’audizione del lavoratore incolpato erano presenti due dei tre componenti l’ufficio).

Né vi è stata violazione alcuna del diritto di difesa dell’odierno controricorrente, che si riferisce alle possibilità di esplicitare ogni ragione a discolpa e di provare l’infondatezza dell’addebito disponendo di termini adeguati per farlo (non è questa la censura accolta dalla Corte territoriale) e, quindi, non presenta connessione alcuna con il numero di persone che in concreto ascoltino e verbalizzino le giustificazioni offerte.

Cosa diversa è, invece, la necessità o meno che l’atto terminale del procedimento venga adottato dall’ufficio nella sua completa composizione, ma è questione che non viene in rilievo nella presente sede, pacifico essendo che il licenziamento è stato deliberato dall’ufficio composto da tutti e tre i suoi membri.


CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 26 aprile 2016, n. 8245

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