A PROPOSITO DI RAPPORTO DI LAVORO INTERMITTENTE CONCLUSO CON GIOVANI CON MENO DI 25 ANNI

La tipologia di rapporto di lavoro di cui al titolo ,prima del 24.6.2015 ,data d’entrata in vigore del decreto legvo n.81/2015 ,è stato previsto e disciplinato dall’art.34 del decreto legvo n.276/03 , i cui  commi 1 e 2 rispettivamente prevedevano:

“,1:Il contratto di lavoro intermittente può essere concluso per lo svolgimento di prestazioni di carattere discontinuo o intermittente, secondo le esigenze individuate dai contratti collettivi stipulati da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o territoriale ovvero per periodi predeterminati nell’arco della settimana, del mese o dell’anno ai sensi dell’articolo 37”,

“2.il contratto di lavoro intermittente può in ogni caso essere concluso con soggetti con più di cinquantacinque anni di età e con soggetti con meno di ventiquattro anni di età, fermo restando in tale caso che le prestazioni contrattuali devono essere svolte entro il venticinquesimo anno di età”.

 

La formulazione  del sopra riportato , secondo comma, dell’ art. 34 del d.lgs n. 276 del 2003 d.lgs n. 276 del 2003 risulta trasfuso (ora trasfuso, con modificazioni e previa abrogazione del richiamato art.34 d.lgs n. 276 del 2003, nell’ art. 13, ,commi 1,2 e 3 , del d.lgs n. 81 del 2015,che recitano:

“1. Il contratto di lavoro intermittente e’ il  contratto,  anche  a

tempo determinato,  mediante  il  quale  un  lavoratore  si  pone  a

disposizione di un datore  di  lavoro  che  ne  puo’  utilizzare  la

prestazione lavorativa in modo discontinuo o intermittente secondo le

esigenze individuate dai contratti collettivi, anche con riferimento

alla   possibilita’   di   svolgere   le   prestazioni   in   periodi

predeterminati nell’arco della settimana, del mese o  dell’anno.  In

mancanza di contratto collettivo, i  casi  di  utilizzo  del  lavoro

intermittente sono individuati con decreto del Ministro del lavoro e

delle politiche sociali.

  1. Il contratto di lavoro intermittente puo’ in ogni  caso  essere

concluso con soggetti con meno  di  24  anni  di  eta’,  purche’  le

prestazioni lavorative siano svolte entro il venticinquesimo anno, e

con piu’ di 55 anni.

  1. In ogni caso, con l’eccezione  dei  settori  del  turismo,  dei

pubblici esercizi  e  dello  spettacolo,  il  contratto  di   lavoro

intermittente e’ ammesso, per ciascun  lavoratore  con  il  medesimo

datore di lavoro, per un periodo complessivamente  non  superiore  a

quattrocento giornate di effettivo  lavoro  nell’arco  di  tre  anni

solari. In caso di superamento  del  predetto  periodo  il  relativo

rapporto si trasforma in un rapporto  di  lavoro  a  tempo  pieno  e

indeterminato”.

 

Rispetto a  quanto sopra esposto , con la presente nota  interessa chiarire se possa o meno  ritenersi legittimo il recesso del datore di lavoro  da un rapporto di lavoro intermittente a tempo determinato (prima della scadenza del termine ),stipulato con prestatore avente meno di 24 anni anni d’eta’ , eta’alla data di costituzione , per la sola ragione del  raggiungimento del 25mo anno ,invocando la previsione in proposito del secondo comma  delle disposizioni legislative prima riportate .

 

Soccorre in proposito la sentenza sottostante ,con cui la Corte di Cassazione,chiamata ad interessarsi della questione del caso ha affrontato la questione ,giungendo alla conclusione di seguito  riportata,previa analitica argomentazione

La Suprema Corte anzitutto ha ritenuto di rappresentare che:

a) il secondo comma delle norme legislative riuguardantev il lavoro intermittente potrebbe porsi, stante lo specifico e caratterizzante riferimento all’età, in conflitto con il principio di non discriminazione in base all’età che deve essere considerato (Cfr. sentenza 19 gennaio 2010, causa C-555/07 Kùcùkdeveci, punto 21) un principio generale del diritto dell’Unione (V., sentenza 22 novembre 2005, causa C-144/04, Mangold) cui la Direttiva 2000/78 dà espressione concreta (V. sentenza 8 aprile 1976, causa 43/75, Defrenne, Racc. pag. 455, punto 54)

 

b) la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, la quale secondo l’art. 6, n. 1, TUE ha lo stesso valore giuridico dei trattati, all’art. 21, n. 1 vieta qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, (…) sull’età (in tal senso V. sentenza 19 gennaio 2010, causa C-555/07 Kùciikdeveci, cit. punto 22);

 

c) l’art. 6, n. 1, primo comma, della predetta Direttiva 2000/78 enuncia che una disparità di trattamento in base all’età non costituisce discriminazione laddove essa sia oggettivamente e ragionevolmente giustificata, nell’ambito del diritto nazionale, da una finalità legittima, compresi giustificati obiettivi di politica del lavoro, di mercato del lavoro e di formazione professionale, e i mezzi per il conseguimento di tale finalità siano appropriati e necessari (così sentenza 19 gennaio 2010, causa C-555/07 Kiicùkdeveci, cit. punto 33)

 

d) nella specie la formulazione dell’allora vigente, secondo comma, dell’ art. 34 del lgs n. 276 del 2003 d.lgs n. 276 del 2003 di “Attuazione delle deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro, di cui alla legge 14 febbraio 2003, n. 30” (ora trasfuso, con modificazioni, e previa abrogazione dei detti artt. 33 e 34 d.lgs n. 276 del 2003, nell’ art. 13, secondo comma, del d.lgs n. 81 del 2015) mostra di non contenere alcuna esplicita ragione rilevante ai sensi dell’art. 6, n. 1, primo comma, della citata Direttiva 2000/78.

Pertanto ,la Corte ha ritenuto  ,con riferimento alla disposizione nazionale di cui in narrativa, di sollevare, ex art. 267, TFUE, questione pregiudiziale sull’interpretazione del principio dì non discriminazione in base all’età, quale espresso concretamente dalla direttiva 2000/78 e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (art. 21, n. 1).

Per questi motivi ,conclude la sentenza in parola :

1)Dispone, ai sensi e per gli effetti dell’art. 267 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea di chiedere, in via pregiudiziale, alla Corte di giustizia dell’Unione europea se la normativa nazionale di cui all’art. 34 del d.lgs n. 276 del 2003, secondo la quale il contratto di lavoro intermittente può in ogni caso essere concluso con riferimento a prestazioni rese da soggetti con meno di venticinque anni di età, sia contraria al principio di non discriminazione in base all’età, di cui alla Direttiva 2000/78 e alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (art. 21, n. 1

2)Sospende il giudizio sino alla definizione delle suddetta questione pregiudiziale

3)Ordina l’immediata trasmissione di copia della presente ordinanza, unitamente agli atti del giudizio, alla cancelleria della Corte di giustizia europea.

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CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 29 febbraio 2016, n. 3982

 

 

 

 

 

 

 

 

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