SENTENZA CASSAZIONE RIGUARDANTE LICENZIAMENTO PER SCARSO RENDIMENTO

Con la sottostante sentenza la Corte Suprema ripercorre i tratti principali del licenziamento per c.d. “scarso rendimento” ,asserendo in particolare  essere   il ricorso  del dipendente interessato “ infondato nella parte in cui si assume omessa una motivazione che invece è espressa ed esauriente.

La Corte ha infatti esaminato gli addebiti mossi al lavoratore ed ha ravvisato una totale sproporzione tra l’attività lavorativa del D. rispetto a quella dei suoi colleghi, anche di inquadramento inferiore e di minore anzianità. Ha considerato che nel periodo di riferimento (dal 26 al 31 gennaio 2009 e dal nove al 13 marzo 2009) “gran parte delle caselle corrispondenti alle varie tipologie di attività (gestione delle negoziazione, gestione dei contratti, incontro con i fornitori, incontro con i clienti interni, gestione listini, attività per stage gates) risultano desolatamente vuote”; con riferimento ad attività di minor qualità professionali, come la gestione operativa degli ordini, ha rilevato come la produttività è risultata del tutto insoddisfacente (“due e quattro ordini nelle due settimane considerate”), a fronte di una media degli altri buyers di più di 40 al giorno e di più di 200 alla settimana. Ha quindi ritenuto “prive di consistenza” le giustificazioni addotte dal lavoratore, oltre che sotto certi aspetti contraddittorie. Il giudizio di gravità dell’inadempimento e di proporzionalità è stato pertanto compiutamente condotto ed esso è privo di meongruenze, peraltro neppure segnalate in ricorso. La censura riguardante la mancata previsione del fatto contestato tra le ipotesi per cui il contratto collettivo nazionale di lavoro prevede la sanzione del licenziamento è invece improcedibile atteso il mancato deposito del contratto, nel suo testo integrale, nelle precedenti fasi del giudizio ed in questa sede, in violazione del disposto di cui all’art 369, comma 2°, n. 4, c.p.c., con la conseguenza che, anche sotto tale profilo, il motivo non può essere accolto (cfr Cass, 7 luglio 2014, n. 15437)”

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CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 09 luglio 2015, n. 14310

 

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