LIMITI DURATA INTEGRAZIONI SALARIALI DOPO DEC.LEGVO 148/15

Il decreto leg.vo citato nel titolo ,in materia di limiti di durata delle integrazioni salariali  dica distinte disposizioni ,che sono contenute rispettivamente  :

1)nell’art.4 per la durata complessiva cigo +cigs

2)nell’art.12 per la dutarata della cigo ;

3)nell’art. 22 per la durata della cigs, tenendo conto delle rispettive causali

Di seguito si evidenziano gli aspetti significativi e rilevanti previsti dai suddetti articoli ,avvalendosi, peraltro, delle indicazioni fornite  e dei chiarimenti  intervenuti  in materia  da parte  della circolare  del MLPS n.24/15 e  della circolare INPS n.197/15.

1) LIMITI DURATA COMPLESSIVA ( CIGO+CIGS )

 In base ai  principi della legge delega, essendo stati rivisti i limiti massimi di durata degli interventi di integrazione salariale,novita’  significativa  è la previsione  di un limite massimo complessivo ,vale a dire che per ciascuna unità produttiva, la somma dei trattamenti ordinari e straordinari di integrazione salariale autorizzati non può superare la durata massima complessiva di 24 mesi in un quinquennio mobile ,non trascurando di tener conto che l’art.44 del dec.legvo 148/15 prevede che  :

1)i trattamenti straordinari di integrazione salariale conseguenti
a procedure di consultazione sindacale gia’  concluse  alla  data  di
entrata  in  vigore  del  presente  decreto,  mantengono  la   durata
prevista, nei limiti di cui alle disposizioni di legge  vigenti  alla
data delle stesse.
2). i trattamenti di cui al comma 1 riguardanti  periodi  successivi
all’entrata in vigore del presente decreto si computano ai fini della
durata massima  complessiva   cigo +cigs. ,

Per verificare  il limite anzidetto nell’ambito del quinquennio “mobile” si procederà in modo analogo a quanto già in uso relativamente al biennio mobile della CIGO ,nel senso che si considererà la prima settimana oggetto di richiesta di prestazione  ed , a ritroso, si valuteranno le 259 settimane precedenti (cosiddetto quinquennio mobile).

Laddove in tale arco temporale saranno già state autorizzate 104 settimane (pari cioè a 24 mesi) di cigo+  cigs , non potrà essere riconosciuto il trattamento richiesto, fatto salvo quanto disposto dall’art.22, comma 5.,che recita: “Ai fini del calcolo della durata massima complessiva di cui all’articolo 4, comma 1, la durata dei trattamenti per la causale di contratto di solidarieta’ viene computata nella misura della meta’per la parte non eccedente i 24 mesi e per intero per la parte eccedente.”

Il suddetto  conteggio si riproporrà per ogni ulteriore settimana di integrazione salariale richiesta.

Si precisa, altresì, che ai soli fini della verifica della durata massima complessiva(cigo+cigs) di cui all’art. 4 del decreto legislativo in argomento, il sistema di osservazione del quinquennio mobile non prenderà in considerazione i periodi d’integrazione salariale anteriori al 24 settembre 2015 (Art.44 ,c.2)

 Esempi:

 

  • 12 mesi di CIGO+12 mesi di CIGS (es. riorganizzazione): ok 24 mesi
  • 12 mesi di CIGO+24 mesi di CDS (Contratto di Solidarietà): ok 36 mesi
  • 12 mesi di CIGS (es. crisi)+24 mesi di CDS: ok 36 mesi
  • 36 mesi di CDS: ok
  • 6 mesi di CIGO+12 mesi di CDS: possibili altri 12 mesi di CIGS oppure altri 18 mesi di CDS

 

Si rimarca che per le imprese del settore (industriale ed artigiano) dell’edilizia e per le imprese che svolgono attività di escavazione e di lavorazione di materiali lapidei, la durata massima complessiva della cassa ordinaria e straordinaria è stabilita in 30 mesi per ciascuna unità produttiva.,in merito alla cui nozione si evidenzia quanto segue.

.Il decreto legislativo 148/15  utilizza la nozione di unità produttiva:

– per definire il requisito soggettivo dell’anzianità di effettivo lavoro di almeno novanta giorni;

– per calcolare, con riferimento alla CIGO, i tre limiti temporali massimi concomitanti di utilizzo dell’ammortizzatore sociale (limite del quinquennio mobile, limite delle 52 settimane nel biennio, limite di un terzo delle ore lavorabili);

– per definire, in base ai suddetti limiti temporali, l’incremento del contributo addizionale;

– per radicare la competenza delle sedi INPS per la trattazione delle istanze.

E’ stato ritenuto ,quindi ,necessario fornire alcuni elementi e indici che possano indentificare, nell’assetto complessivo di un’impresa, la presenza di una unità produttiva, attraverso anche le disposizioni e le prassi già in uso.

L’unità produttiva si identifica con la sede legale, gli stabilimenti, le filiali e i laboratori distaccati dalla sede, che abbiano una organizzazione autonoma. Costituiscono indice dell’organizzazione autonoma lo svolgimento nelle sedi, stabilimenti, filiali e laboratori distaccati, di un’attività idonea a realizzare l’intero ciclo produttivo o una sua fase completa, unitamente alla presenza di lavoratori in forza in via continuativa.

Quindi l’unità produttiva deve essere funzionalmente autonoma, caratterizzata per la sua sostanziale indipendenza tecnica: in essa deve essere svolto e concluso il ciclo relativo ad una frazione o ad un momento essenziale dell’attività produttiva aziendale (Cass. 22.4.2010, n. 9558; Cass. 22.3.2005, n. 6117; Cass. 6.8.2003, n. 11883; Cass. 9.8.2002, n. 12121; Cass. 20.7.2001, n. 9881).

Non sono da ricomprendersi, pertanto, nella definizione di unità produttiva i cosiddetti cantieri temporanei di lavoro, quali, ad esempio, quelli per l’esecuzione di lavori edili di breve durata e/o per l’installazione di impianti.

Sul piano operativo, la comunicazione dei dati identificativi dell’unità produttiva va effettuata avvalendosi delle apposite procedure telematiche disponibili sul sito internet dell’Istituto, accedendo alla funzione “Comunicazione unità operativa/Accentramento contributivo” dei “Servizi per aziende e consulenti” (sezione “Aziende, consulenti e professionisti”).

Il numero progressivo dell’unità produttiva rilasciato dall’Istituto dovrà essere obbligatoriamente indicato nell’elemento <Unita’Operativa> della sezione <DatiIndividuali> del flusso UniEmens.

Nell’ipotesi in cui vi sia un’unica unità produttiva, coincidente con la sede legale, il valore da riportare nell’apposito campo sarà uguale a “0” (zero).

A partire dalla data di emanazione della  circolare Inps n.197/15, pertanto, l’apertura di Unità produttiva dovrà essere valorizzata nell’elemento <UnitaOperativa> sulla base delle indicazioni contenute nella presente circolare e sarà aggiornata in tal senso la descrizione del suddetto campo nel manuale di compilazione Uniemens e nell’allegato tecnico. Risulta, pertanto, superata ogni diversa indicazione fornita al riguardo.

Sarà cura dei datori di lavoro verificare ed eventualmente aggiornare il censimento delle unità produttive e dei lavoratori distribuiti presso le unità produttive, ai fini della nuova valorizzazione dell’elemento <UnitaOperativa>.

Il censimento delle unità produttive, da parte dei datori di lavoro, sarà oggetto di controllo da parte degli Operatori delle Strutture territoriali.

In fase di prima applicazione, in attesa della completa implementazione delle modifiche sopra descritte, ai fini della istruttoria delle nuove istanze, si considerano Unità produttive quelle dichiarate dall’azienda nella domanda di concessione della CIG.

2)LIMITI DURATA CIGO

Si premette che il Capo II del Titolo I del decreto legislativo148/15 riordina la normativa relativa alle integrazioni salariali ordinarie ,unificando in un’unica disciplina le abrogate disposizioni relative ai settori dell’industria e dell’edilizia e lapidei, per i quali, comunque, vengono mantenute le relative specificità. Viceversa, per il settore agricolo, restano in vigore le disposizioni di cui agli articoli 8 e seguenti della legge 8 agosto 1972, n. 457 e successive modificazioni, per quanto compatibili con il presente decreto (art. 18).

La nuova disciplina si applica ai trattamenti di integrazione salariale richiesti a decorrere dalla data di entrata in vigore della riforma.

Il principio generale, previsto  dall’art. 44, comma 1 del decreto legislativo in esame, comporta che la nuova disciplina si applica a tutte le domande di CIGO presentate a decorrere dal 24 settembre 2015, anche se hanno ad oggetto eventi di sospensione o riduzione antecedenti o comunque iniziati prima di questa data.

In queste ultime ipotesi, non è comunque richiesto il requisito dell’anzianità di 90 gg di effettivo lavoro e rimangono le modalità di presentazione della domanda come regolate nella precedente disciplina.

Si precisa ,inoltre ,che continuano ad applicarsi le disposizioni della preesistente disciplina relativamente ai trattamenti già richiesti antecedentemente all’entrata  in vigore del decreto legislativo, anche con riferimento ai periodi di CIGO successivi a tale data.

Riguardo alla durata viene confermata la preesistente disciplina normativa, ovvero il limite massimo delle 52 settimane di CIGO in un biennio mobile.

Ai fini del computo del suddetto limite temporale (52 settimane) si tiene conto anche dei periodi di CIGO anteriori al 24 settembre 2015, non essendo modificata la disciplina di riferimento relativa al biennio mobile di integrazioni salariali ordinarie.

Ai suddetti fini si applica la circolare n. 58 del 28/04/2009 che stabilisce il criterio di calcolo della settimana integrabile computata a giorni.

Come in passato, l’art. 12, comma 4, del decreto legislativo in argomento prevede per le imprese elencate dall’art. 10, lett. da a) a l), che gli interventi determinati da eventi oggettivamente non evitabili non sono computati nel predetto computo delle 52 settimane nel biennio.

Sempre l’art. 12, comma 4, del decreto legislativo prevede una eccezione a  questa regola di computo relativamente alle imprese di cui all’articolo 10, lettere m), n), ed o) del decreto stesso.

In base a detta  eccezione  , per le imprese industriali e artigiane dell’edilizia e affini, le imprese industriali esercenti l’attività di escavazione e/o lavorazione di materiale lapideo e le imprese artigiane che svolgono attività di escavazione e di lavorazione di materiali lapidei (con esclusione di quelle che svolgono tale attività di lavorazione in laboratori con strutture e organizzazione distinte dalla attività di escavazione), si computano nel limite massimo delle 52 settimane di CIGO in un biennio mobile anche gli interventi determinati da eventi oggettivamente non evitabili.

La caratteristica di “evento oggettivamente non evitabile” è riconosciuta a quelle causali determinate da casi fortuiti, improvvisi, non prevedibili e non rientranti nel rischio di impresa, per i quali risulti evidente la forza maggiore.

Inoltre, in conformità al principio e criterio direttivo della legge delega relativo alla revisione dei limiti di durata da rapportare al numero massimo di ore ordinarie lavorabili nel periodo di intervento (art. 1, co. 2, lett. a, punto 4), una rilevante novità è prevista al comma 5 dell’art. 12: ovvero, entro i limiti massimi di durata della CIGO, «non possono essere autorizzate ore di integrazione salariale ordinaria eccedenti il limite di un terzo delle ore ordinarie lavorabili nel biennio mobile, con riferimento a tutti i lavoratori dell’unità produttiva mediamente occupati nel semestre precedente la domanda di concessione dell’integrazione salariale.»

A tal fine, con riferimento all’unità produttiva oggetto di sospensione o riduzione dell’orario di lavoro, nella domanda di concessione dell’integrazione salariale l’impresa dovrà comunicare il numero dei lavoratori mediamente occupati nel semestre precedente, distinti per orario contrattuale.

 

 

Riepilogo limiti durata e regime intertemporale

 

Volendo procedere ad un riepilogo dei  limiti di durata della CIGO,si evidenzia  che, oltre i suddetti limiti, sussiste anche il limite generale di durata massima complessiva di cui all’art. 4 e quindi, riassumendo, i periodi di CIGO autorizzati dovranno rispettare contemporaneamente le seguenti condizioni:

– non superamento delle 52 settimane di CIGO nel biennio mobile;

 

–  ore di CIGO autorizzate non eccedenti il limite di un terzo delle ore ordinarie lavorabili nel biennio mobile, con riferimento a tutti i lavoratori dell’unità produttiva mediamente occupati nel semestre precedente la domanda;

 

– non superamento di 24 (o 30 per il settore edile) mesi nel quinquennio mobile considerati anche eventuali periodi di integrazioni salariali straordinarie. A tal riguardo si evidenzia che l’art. 44, co. 2, prevede che i trattamenti richiesti prima dell’entrata in vigore del presente decreto si computano per la sola parte del periodo autorizzato successiva a tale data.

 

Esempi di calcolo in base alla data di presentazione dell’istanza e al periodo autorizzato:

 

A) domanda CIGO presentata il 14.9.2015

Periodo autorizzato: 31.8.2015/31.10/2015

 

– limite delle 52 settimane nel biennio mobile: l’intero periodo rientra nel computo

– limite dei 24 mesi nel quinquennio mobile: rientra nel computo solamente il periodo dal 24.9.2015

– limite di 1/3 delle ore lavorabili nel biennio mobile: non si considerano le ore autorizzate per l’intero periodo.

 

 

B) domanda CIGO presentata il 28.9.2015

Periodo autorizzato: 31.8.2015/31.10/2015

– limite delle 52 settimane nel biennio mobile: l’intero periodo rientra nel computo

– limite dei 24 mesi nel quinquennio mobile: rientra nel computo solamente il periodo dal 24.9.2015

– limite di 1/3 delle ore lavorabili nel biennio mobile: si considerano le ore autorizzate relative al periodo 24.9.2015/31.10.2015.

 

3) LIMITE DURATA CIGS

 Il Capo III del Titolo I è dedicato al trattamento straordinario di integrazione salariale.,rispetto alle quali il MLPS ha fornito indicazioni operative con le circolari n.24/15 e n.30/15

Relativamente a ciascuna unita’ produttiva ,in un quinquennio mobile :

– Per la causale di riorganizzazione aziendale, Per la causale di riorganizzazione aziendale, relativamente a ciascuna unità produttiva, il trattamento straordinario d’integrazione salariale può avere una durata massima di 24 mesi, anche continuativi, in un quinquennio mobile.

Si precisa che, alla luce delle nuove disposizioni normative, il periodo di CIGS concesso per riorganizzazione aziendale non potrà essere prorogato per complessità dei processi produttivi e per complessità connessa alle ricadute occupazionali, come era invece previsto dalla previgente normativa (articolo 1, comma 3, legge n. 223 del 1991 abrogato dall’art. 46, comma 1, lett. m), del decreto legislativo n. 148).

per la causale di crisi aziendale Per la causale di crisi aziendale, relativamente a ciascuna unità produttiva, il decreto prevede che la durata massima del trattamento possa essere di 12 mesi, anche continuativi.

Ai sensi dell’articolo 22, comma 2, del decreto legislativo n. 148 una nuova autorizzazione non può essere concessa prima che sia decorso un periodo pari a due terzi di quello precedentemente autorizzato.

In ragione del rapporto di continuità tra la disciplina dell’articolo 1, comma 5, della legge n. 223 del 1991 e dell’articolo 22, comma 2, del decreto legislativo n. 148 – di contenuto identico – la suddetta disposizione deve essere rispettata anche tra trattamenti autorizzati ai sensi della previgente normativa e trattamenti autorizzati ai sensi della nuova normativa. D’altro canto, la presentazione di una istanza per l’accesso al trattamento CIGS per crisi aziendale, immediatamente successiva ad una precedente richiesta per la medesima causale di crisi aziendale, sarebbe evidentemente indicativa della mancata attuazione da parte dell’azienda del piano di risanamento cui l’azienda si era impegnata contestualmente alla presentazione della prima richiesta di trattamento.

 

Peraltro  ,si  prevede una deroga alla disciplina ordinaria   in materia di durata dei trattamenti, applicabili nel triennio 2016 – 2018, finalizzata comunque alla salvaguardia dell’occupazione e a favorire l’ingresso graduale nel nuovo sistema di cassa integrazione guadagni straordinaria delineato dallo schema di decreto legislativo,

Infatti ,a fronte dei limiti di durata massima fissati ,è da tener presente che il comma 4  dell’art.21 del decreto  in esame stabilisce, in deroga ai limiti di durata massima delle prestazioni di cui agli articoli sopra riportati , che, può essere autorizzato nel limite di 6 mesi ed entro risorse contingentate, pari a 50 milioni per ciascuno degli anni 2016, 2017 e 2018, un ulteriore periodo di cassa integrazione guadagni straordinaria qualora all’esito del programma di crisi aziendale l’impresa cessi l’attività produttiva e sussistano concrete prospettive di rapida cessione dell’azienda e di un conseguente riassorbimento occupazionale, previo accordo stipulato in sede governativa presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali anche in presenza del Ministero dello Sviluppo Economico,rinviando ad un decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, da adottare entro 60 giorni dall’entrata in vigore del presente decreto (termine ormai scaduto), la  definizione dei criteri per l’applicazione della fattispecie

-per la causale di contratto di solidarietà  Ai sensi dell’articolo 22, comma 3, il trattamento straordinario d’integrazione salariale, a seguito di stipula di contratto di solidarietà, può avere una durata massima di 24 mesi, anche continuativi, nel quinquennio mobile.

Tale durata, , può ampliarsi fino a raggiungere i 36 mesi, anche continuativi, nel quinquennio mobile nel caso previsto dal successivo comma 5 secondo cui, ai fini del calcolo della durata massima complessiva, la durata dei trattamenti concessi a seguito di stipula di contratto di solidarietà viene computata nella misura della metà entro il limite di 24 mesi nel quinquennio mobile. Oltre il limite suddetto, la durata di tali trattamenti viene computata per intero. Tale modalità di computo non si applica alle imprese edili e affini.

-per la causale procedure concorsuali: L’articolo 2, comma 70, della legge 28 giugno 2012, n. 92, ha abrogato l’articolo 3 della legge n. 223 del 1991 con effetto dal 1° gennaio 2016.

Pertanto, espunta la suddetta disposizione dall’ordinamento giuridico, a decorrere dal 1° gennaio 2016, viene meno la possibilità di autorizzare il trattamento CIGS conseguente all’ammissione alle procedure concorsuali individuate dal medesimo articolo 3.

Fino al 31 dicembre 2015, trovano applicazione le circolari nn. 4 del 2 marzo 2015 e 12 dell’8 aprile 2015. Conformemente a quanto previsto dall’art. 3 della legge n. 223 del 1991, il trattamento potrà decorrere dalla data della dichiarazione di fallimento, dalla dichiarazione di apertura del concordato preventivo, dalla data di emanazione del provvedimento di liquidazione coatta amministrativa ovvero di sottoposizione all’amministrazione straordinaria, e di conseguenza, l’inizio delle sospensioni potrà decorrere dalla data dei provvedimenti suindicati, applicandosi le norme procedimentali già previste per tali causali di intervento (fino al 31 dicembre 2015). Successivamente al 31 dicembre 2015, nel caso in cui l’impresa sia sottoposta a procedura concorsuale con continuazione dell’esercizio d’impresa, ove sussistano i presupposti, la fattispecie potrà rientrare nell’ambito delle altre causali previste dal decreto legislativo 148/2015.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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