MLPS:PRIME INDICAZIONI OPERATIVE DECRETO DEPENALIZZAZIONE REATI LAVORO E LEGISLAZIONE SOCIALE

Di seguito si  illustrano  le prime indicazioni operative fornite dal MLPS con la circolare n. 6 / 16, avente  ad oggetto: D.Lgs. n. 8/20 I 6 recante diposizioni in materia di depenalizzazione,in attuazione della delega di cui  all’art. 2, comma 2, L. n. 28 aprile 2014. n. 67″ , in materia di pene detentive non carcerarie e di riforma del sistema sanzionatorio“,onde   assicurare   l’uniformità di comportamento   di tutto il  personale ispettivo, 

1)Entrata in vigore  

Dal 6 febbraio 2016

2) Cosa dispone

La depenalizzazione dei reati puniti con la sola pena pecuniaria, apportando importanti modifiche in ordine al regime delle sanzioni applicabili ad alcune fattispecie di illeciti posti in essere in materia di lavoro e legislazione sociale.

3) Campo di applicazione

Sono oggetto di depenalizzazione :

a)i reati puniti con pena pecuniaria e ,quindi ,delitti e contravvenzioni sanzionati rispettivamente con multa o ammenda;

b) fattispecie   punite con la sola pena pecuniaria che, nelle forme aggravate, prevedono l’applicazione della sola pena detentiva,   oppure della pena detentiva   in alternativa   o congiunta alla pena pecuniaria; in tali casi, la fattispecie aggravata   resta esclusa dalla depenalizzazione andando ad integrare una autonoma fattispecie di reato.

4)Reati esclusi

Sono esclusi dall’ambito di applicazione del Decreto,

a) i   reati previsti dal codice penale, fatto salvo quanto previsto dall’art. 2, comma 6, (  atti contrari alla pubblica decenzain un luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico),

b) i   reati di cui al D.Lgs. n. 286/1998 ,contenente” disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”

c)le fattispecie di reato indicate nell’elenco   allegato al Decreto ,che esclude espressamente dalla depenalizzazione   i reati contemplati dal D.Lgs. n. 81/2008, testo unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Ne deriva che i   reati ivi previsti,   puniti con la sola pena pecuniaria della multa o dell’ammenda, conservano natura penale e pertanto continuano ad essere perseguiti secondo la disciplina già in vigore.

5) Regimi sanzionatori

Si  distinguono   due regimi sanzionatori in ragione del tempus commissi delicti:

a)quello applicabile   agli   illeciti commessi antecedentemente all’entrata   in vigore   del Decreto in esame  ,ossia prima del 6 febbraio 2016;

b)quello applicabile agli illeciti commessi successivamente    alla  data predetta

6) Regime intertemporale

Per le condotte iniziate   e cessate prima del 6 febbraio 2016 si applicano le specifiche disposizioni   di cui agli artt. 8 e 9 del D.Lgs. n. 8/2016, concernenti rispettivamente l’applicabilità delle sanzioni amministrative   alle violazioni anteriormente commesse e la trasmissione   degli atti all’autorità   amministrativa

8) Regime ordinario 

Alle violazioni commesse   successivamente   all’entrata   in vigore del Decreto, si applicano gli artt. I   e 6 dello  stesso testo normativo

9)Esame regime intertemporalc   – artt. 8 e 9, D.Lgs. n. 8/2016

Si prevede l’applicazione     delle  sanzioni amministrative   pecuniarie   anche alle  violazioni commesse  prima   dell’entrata   in vigore del Decreto (6 febbraio 2016). sempre che   il procedimento   penale   non sia  stato già   definito con sentenza o  con decreto   divenuti irrevocabili.

Il che vuol significare che  il       Legislatore   ha  disposto espressamente l’applicazione   retroattiva   delle  sanzioni amministrative   che sostituiscono   le originarie sanzioni penali.

In attuazione   del  principio penale  del favor rei. l’art. 8, al comma 3 stabilisce,   inoltre, che ai fatti   commessi prima del! entrata in vigore del presente decreto ... non può essere applicata una sanzione   amministrativa     pecuniaria   per un importo superiore   al massimo   della pena originariamente inflitta per il reato( ... ).

Peraltro ,con riferimento    alle  condotte poste  in essere anteriormente   al 6 febbraio   e già interessate   da procedimenti   penali non  ancora definiti,  l’art.    9 disciplina   le modalità di trasmissione   degli atti dall’autorità   giudiziaria alla  autorità amministrativa e dunque  alle DTL territorialmente competenti,nel senso che , entro   90   giorni   dall’entrata   in  vigore del Decreto   legislativo,   l’autorità giudiziaria   interessata   dispone   la trasmissione   degli atti del   procedimento     penale   alla DTL competente   ad  irrogare la relativa sanzione amministrativa salvo che il reato, a quella data, risulti prescritto   o estinto per altra causa (art. 9, comma 1 ).

Più specificatamente:

-laddove l’azione penale   non sia   stata   ancora   esercitata, a tale trasmissione   provvede direttamente   il pubblico ministero, sempre che il reato  non  risulti già estinto per  qualsiasi causa  e pertanto il PM  non  ne richieda  al giudice l’archiviazione   (art. 9. comma 2);

-se l’azione   penale   è  stata   esercitata,   il  giudice   pronuncia   sentenza     inappellabile,   di assoluzione o di non  luogo a procedere ex art. 129 c.p.p.,   perché il fatto  non  è previsto dalla legge  come reato, disponendo   in tal caso  la trasmissione   degli atti alla DTL  per  il seguito  di competenza (art. 9, comma 3).

Alla   luce del quadro regolatorio sopra delineato,  la circolare in esame  prevede che le DD.TT.LL. , a seguito della   ricezione degli atti trasmessi dall’autorità   giudiziaria o dal   PM, dovranno redigere   e notificare al trasgressore ed all’obbligato   in solido,   entro   e non oltre 90 giorni dalla ricezione   degli atti stessi,380 per i trasgressori residenti all’estero ,il verbale unico di contestazione e notificazione ex art.14 legge n.689/

 

10) Quantificazione sanzioni da parte DTL

Ai fini della quantificazione delle sanzioni amministrative.   gli Uffici   dovranno procedere secondo quanto stabilito agli artt. 8, comma 3, e 9 comma 5 del Decreto.

Atteso che ai sensi dell’art.   8,   comma 3     può essere applicata una sanzione amministrativa pecuniaria per un importo superiore al massimo della pena originariamente inflitta per il reato“, si dovrà procedere alla quantificazione della sanzione assumendo come importo base la pena edittale stabilita in misura fissa per l’originario   reato e su tale importo applicare la riduzione di cui all’art. 16, L. n. 689/1981. Nel caso in cui la pena edittale sia determinata tra un limite minimo e massimo, la quantificazione della sanzione amministrativa   viene effettuata applicando direttamente i criteri dell’art. 16 L. n. 689/1981.

La possibilità, infatti, prevista dall’art.   9, comma 5, di applicare la sanzione nella misura pari alla metà di quella inflitta costituisce   una ipotesi configurabile   soltanto nei casi in cui il Legislatore abbia escluso l’applicazione   del regime più vantaggioso previsto dall’art.   16 L. n. 689/1981 (il che è sancito espressamente solo con riferimento   alle fattispecie di cui all’art.   4 del Decreto).

A titolo di esempio nel caso di somministrazione   illecita/abusiva ex art. 18, comma I e 2. l’importo   della sanzione determinata nel verbale sarà pari ad euro 50 per ciascun lavoratore   e per ciascuna giornata, il cui importo viene ridotto ex a11. 16 L. n. 689/ 1981.

Qualora il   trasgressore non dovesse versare l’importo     di cui   all’art.     16,   troveranno applicazione le ulteriori disposizioni della L. n. 689/1981, con particolare riguardo alla necessità di redigere il rapporto di cui all’art.   17 e, successivamente   alla presa in carico   della pratica da parte dell’Area  legale e contenzioso, con la redazione e notificazione dell’ordinanza-ingiunzione     ex art.18 legge citata.

11) Emanazione Ordinanza Ingiunzione

Ai fini dell’emanazione dell’ordinanza-ingiunzione,   in ragione del dettato dell’art. 8, comma 3, in sede di quantificazione della sanzione ex art.   11 della L. n. 689/1981,   l’Area   legale e contenzioso dovrà rispettare l’originario   limite massimo della pena prevista per il reato oggetto di depenalizzazione.

12)Regime delle prescrizioni ex art. 15, D.Lgs.  n. 124/2004

II   regime   intertemporale   sopra   illustrato   riguarda   anche   gli   illeciti   commessi precedentemente all’entrata   in vigore del Decreto per i   quali sia stato già adottato e trasmesso alla Procura della Repubblica ai sensi dell’art. 347 c.p.p.   il provvedimento di prescrizione obbligatoria, ma non sia stato ancora notificato, alla data del 6 febbraio,   il verbale di ottemperanza e di contestuale   ammissione al pagamento in sede amministrativa ai sensi dell’art.   15, D.Lgs.   n.124/2004.

Inoltre, il medesimo regime trova applicazione in tutti i   casi in cui, nonostante il verbale di ottemperanza sia stato notificato,   entro il 6 febbraio, allo stesso non sia comunque seguito il pagamento in sede amministrativa nel termine di legge.

Diversamente, tutte le ipotesi di illecito per le quali entro il 6 febbraio sia stato emanato il verbale di ottemperanza,   con contestuale ammissione al pagamento in sede amministrativa e sia intervenuto il pagamento nel rispetto del termine previsto dall ‘art. 15, D.Lgs.   n. 124/2004 ,sono definite secondo la previgente disciplina dettata dal citato articolo, anche nel caso in cui il pagamento sia intervenuto oltre la data del 6 febbraio. Dell’avvenuto pagamento gli Uffici provvederanno a dare rituale comunicazione alla Procura della Repubblica.

13) Esame Regime ordinario

Per gli illeciti commessi successivamente all’entrata   in vigore del Decreto in oggetto (ossia dopo il 6 febbraio 2016), le modalità procedurali per la relativa contestazione sono declinate  come  di seguito illustrato.

Le sanzioni amministrative edittali,   vengono articolate su tre fasce, secondo le rispettive misure  minime e massime

a) da euro 000 a euro 10.000 per i   reati puniti con la multa o l’ammenda non superiore nel massimo ad euro 5.000

b) da euro 000 a euro 30.000 per i   reati puniti con la multa o l’ammenda non superiore nel massimo ad euro 20.000;

c) da curo 000 a euro 50.000 per i reati puniti con la multa o J’ammenda superiore nel massimo ad euro 20.000.

L’importo   da irrogare per le sanzioni stabilite in misura variabile, in base alle fasce di cui sopra, segue i   criteri di determinazione della sanzione amministrativa ex art. 16, L. n. 689/1981, normativa espressamente richiamata dall’art.   6 del Decreto in esame.

14) Commutazione   delle   pene pecuniarie penali articolate in termini proporzionali,  (Rientra  ad es.le ipotesi di somministrazione illecita/abusiva, per cui l’ammenda e’ fissata dall’art. 18, commi I   e 2. D.Lgs. n. 276/2003).

Nei suddetti casi, l’art.   I,   comma 6, dispone che la somma dovuta è pari all’ammontare della multa o dell’ ammenda ma non può. in ogni caso. essere inferiore a euro 5. 000 né superiore a euro 5 O. 000“.

In altri termini, se in virtù del calcolo proporzionale la somma dovuta risultasse inferiore 5.000 euro, la sanzione da irrogare dovrà essere sempre adeguata a tale minimo;

Su tale importo di 5.000 euro andranno applicati gli istituti di cui all’art. 13 D.Lgs. n. 124/2004 (diffida)e all’art. 16 L. n.689/1981. (pagamento in misura ridotta)

15)Esempi di calcolo

Al riguardo, fermo restando che l’importo   delle nuove sanzioni verrà gestito tramite SGIL, si riportano i seguenti esempi di calcolo

a)Pena proporzionale fissa

Somministrazione illecita/abusiva ed utilizzazione illecita/abusiva (art. 18. commi l e 2, D.Lgs. n. 276/2003) – Illecito non diffidabile

L’ammenda   per l’originario reato era pari ad euro 50 per ogni lavoratore occupato e per ogni giornata di lavoro ( es. nel caso di un solo lavoratore per I O giornate: 50 x I O = 500 euro; ad oggi, la sanzione da irrogare in concreto è pari all’importo   minimo di riferimento, dunque a 5.000 euro che, ridotto ex a11. 16 L. n. 689/ 1981, è di 1.666,67 euro).

Laddove, invece, la sanzione risultante dal calcolo fosse superiore a 5.000 euro. si procede direttamente alla riduzione ex art. 16 dell’Importo (es. nel caso in cui siano interessati 10 lavoratori per quindici giornate: 50 x I O x 15 = 7.500 euro che, ridotto ex art. 16, è di 2.500

b)Pena proporzionale variabile

Omessa assunzione dì un privo di vista avviato al lavoro di massaggiatore   o masso fisioterapista (ari. 4 L. n. 686/1961) – Illecito diffidabile

In tale fattispecie, atteso che l’ammontare dell’ammenda è determinata tra un limite minimo e un limite massimo, al fine di verificare se la sanzione da irrogare sia inferiore o superiore ai 5.000 euro, si fa riferimento ai criteri di cui all’ art. 13. D.Lgs.   n. 124/2004 e art. 16 L. n. 689/198 l. Se l’importo così determinato risultasse inferiore al tetto minimo dei 5.000 euro, su tale importo di5.000   euro occorrerà   operare le riduzioni   dì cui agli arti.   13 D.Lgs n. 124/2004 e art.   16 L. n.689/1981.

In particolare   l’art.   4 della   L . 686/1961     prevede una ammenda   che varia tra il limite minimo dì 2 euro ed il limite massimo dì 12 euro per lavoratore per ciascuna giornata. Trattandosi dì illecito diffidabile,   l’importo   è pari a 2 euro per ciascun lavoratore   moltiplicato per i   giorni dì mancata   assunzione.   Qualora il risultato fosse inferiore ai   5.000 euro, la determinazione   della somma dovuta con diffida, in considerazione   del limite minimo di 5.000   euro, sarà pari a 1.250 euro. In caso di mancata ottemperanza alla diffida l’importo   base della sanzione è pari a 4 euro da moltiplicare per i giorni di mancata assunzione; qualora il risultato   ottenuto fosse inferiore ai 5.000 euro, I’ importo dovuto ai sensi dell’ art. 16 sarà pari a 1.666,67   euro.

 

16)Altri casi di depenalizzazione:   art. 3, D.Lgs. n. 8/2016

L’art.   3,   D.Lgs. n. 8/2016   individua ulteriori ipotesi   di illeciti oggetto di depenalizzazione, non rientranti nella clausola generale di cui all’art.  1 , comma I,   del medesimo Decreto, in quanto, ai sensi della disciplina previgente non risultavano puniti con la sola pena pecuniaria della multa o del!’ ammenda.

Si segnala, al riguardo, il disposto di cui al comma 6, dell’articolo   citato, concernente la riformulazione del reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali, ex art.2, comma I-bis, del D.L. n. 463/1983,   convertito, con modificazioni, dalla L. n. 638/1983.A seguito della suddetta modifica, si configurano   due diverse fattispecie   di illecito, una di natura penale e l’altra   dì carattere amministrativo.

In particolare,   il delitto di omesso versamento   delle ritenute previdenziali e assistenziali operate dal datore di lavoro sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti, nonché dai committenti   sui compensi dei titolari di contratti di collaborazione   coordinata e continuativa iscritti alla Gestione separata di cui all’art.   2 comma 26 della L. n. 335/1995, per un importo superiore   a euro I 0.000 annui, continua ad essere punito con la reclusione   fino a tre anni e con la multa fino a euro 1.032 (ipotesi non depenalizzata).

Nell’ipotesi   in cui, invece, l’imporlo omesso non è superiore a euro 10.000 annuir     s applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 10.000 a euro 50.000.

Il  datore   di lavoro   non   risulta punibile né assoggettabile       alla   sanzione   amministrativa laddove   provveda   al versamento     delle ritenute entro tre mesi dalla notifica della contestazione della violazione.

In considerazione       del   meccanismo di   cui   sopra,   si ritiene che   si   debba   escludere l’applicazione     dell’art.     13, D.Lgs.   n. 124/2004,   risultando   applicabile   esclusivamente     la procedura di cui agli artt. 14 e 16, L. n. 689/1981.

Circa l’individuazione     dell’autorità   competente   a contestare   la relativa sanzione,   la norma fa esplicito   riferimento all’autorità   individuata   dal D.L.   n. 463/1983,   che tuttavia,   sul punto non contiene disposizioni espresse.

Pertanto, fermo restando la competenza   del personale   ispettivo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, dell’INPS e dell’fNAIL ad irrogare le sanzioni per gli illeciti   commessi dal 6 febbraio p.v., si ritiene che l’unico criterio rintracciabile     nell’ambito     del quadro regolatorio   vigente risulta essere quello contemplato dall’art.   35, comma 2, della   L. n. 689/1981,   in forza del quale “per le violazioni   consistenti   nell’omissione totale   o parziale del versamento di contributi e premi, l‘ordinanzaingiunzione   è emessa, ai sensi dell art. 18. dagli enti ed istituti gestori-delle forme di previdenza ed assistenza obbligatori 

Si ritiene,   pertanto, per ragioni di economia amministrativa.   che l’autorità destinataria   degli atti trasmessi dall ‘ autorità giudiziaria   possa essere   la sede provinciale dell’INPS   territorialmente competente.

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