LA DISCIPLINA LAVORO ACCESSORIO DOPO DEC.LVO 81/15

Per dare attuazione alla  legge delega del 10.12.2014, n. 183,  ,è stato ,tra gli altri emanato il D.Lgs. 15.6.2015, n. 81 , in vigore dal 25.6.2015. ,che agli artt.   48 , 49  e  50 ha  introdotto una nuova disciplina del lavoro accessorio  ,sostituendo quella contenuta nel D.Lgs. 10.9.2003, n. 276. ,peraltro  ,  oggetto di revisione, prima  con la legge 28.6.2012, n. 92,e successivamente con l’art. 7 del D.L. 28.6.2013, n. 76, convertito   con modificazioni, in legge 9.8.2013, n. 99, che ha eliminato ogni riferimento alla natura meramente occasionale della prestazione, che risulta definita ora come “lavoro accessorio” in base soltanto all’osservanza dei limiti economici previsti  ed anno per anno aggiornati.Infine, ulteriori disposizioni sono state introdotte dall’art. 8, co. 2-ter, del D.L. 30.12.2013, n. 150 (cd. Milleproroghe), convertito con modificazioni in legge 27.2.2014, n. 15.

 

NOZIONE DI LAVORO ACCESSORIO

Le prestazioni di lavoro accessorio sono attività lavorative, svolte ,senza l’instaurazione di un rapporto di lavoro  ,  direttamente a favore dell’utilizzatore della prestazione e senza il tramite di intermediari (INPS, circ. 88/2009; Inps, circ. 29.3.2013, n. 49) che, a far data  dal 25 giugno 2015 , (giorno d’entrata in vigore del dec.legvo n.81/15)  non danno luogo nell’ “anno civile (gennaio-dicembre)”, con riferimento alla totalità dei committenti (sia imprenditori e professionisti che altri), a compensi superiori ad  euro netti 7.000  , pari ad  euro  lordi 9.333,ovvero , trattandosi di imprenditori  e professionisti  , con riferimento ad ogni singolo committente , a compensi superiori ad euro netti   2.000  , pari  ad euro lordi  2.667.

Lavoro accessorio: così i limiti di reddito nell’anno civile (gennaio-dicembre) netti in capo al lavoratore  dal 25.6.2015
Limite di reddito massimo in capo al singolo percettore ottenibile dalla totalita’ dei committenti che siano imprenditori commerciali o professionisti ovvero altri soggeti privi  di tale qualificazione Importo massimo ottenibile da parte di un committente che risulti essere un imprenditore commerciale o un professionista Importo massimo ottenibile da parte di un committente privo della qualificazione di imprenditore commerciale o professionista
 7000(Netti) 9333(Lordi  2000(*)(netti) 2693 (Lordi)  7000(Netti) 9333(Lordi
* In questo caso, fermo il massimo erogabile da parte del singolo imprenditore commerciale o professionista, i restanti  euro potranno essere erogati da altri soggetti a prescindere dal fatto che si tratti di altri imprenditori o professionisti (sempre con il limite di euro 2.000 ciascuno) ovvero di altri soggetti privi di tale qualificazione.

DEFINIZIONE DI “IMPRENDITORE COMMERCIALE”: l’espressione “imprenditore commerciale” comprende qualsiasi soggetto, persona fisica o giuridica, che opera su un determinato mercato; l’aggettivo “commerciale” non circoscrive infatti l’ambito settoriale dell’attività di impresa alle attività di intermediazione nella circolazione di beni ( MLPS circ. 18.1.2013, n. 4).

DEFINIZIONE DI “PROFESSIONISTA”: in merito alla categoria dei professionisti va fatto riferimento al comma 1, articolo 53 del TUIR il quale prevede che “sono redditi di lavoro autonomo quelli che derivano dall’esercizio di arti e professioni. Per esercizio di arti e professioni si intende l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di attività di lavoro autonomo diverse da quelle considerate al capo VI, compreso l’esercizio in forma associata di cui alla lettera c) del comma 3 dell’articolo 5”. La norma trova applicazione nei riguardi sia degli iscritti agli ordini professionali, anche assicurati presso una cassa diversa da quella del settore specifico dell’ordine, sia dei titolari di partita IVA, non iscritti alle casse, ed assicurati all’INPS presso la Gestione Separata INPS.

 

AMBITO APPLICATIVO LAVORO ACCESSORIO

A partire dal 18 luglio 2012 possono essere rese “attività lavorative accessorie” nella generalità dei settori produttivi.  Possono svolgere prestazioni accessorie nei limiti previsti anche i lavoratori con contratto di tipo subordinato a tempo pieno (Min. lav., nota 46/2010), salva la precisazione per cui il lavoro accessorio non è compatibile con lo status di lavoratore subordinato se impiegato presso lo stesso datore di lavoro titolare del contratto di lavoro dipendente (Min. lav., nota 46/2010 edInps, circ. 29.3.2013, n. 49). ),

Il Ministero del Lavoro ,  in risposta  al quesito se ai fini del riscontro della genuinità dell’utilizzo dei buoni lavoro per prestazioni accessorie occorre verificarne la natura  , si è espresso in senso negativo, affermando che, ai fini qualificatori risulta determinante unicamente il rispetto del requisito di carattere economico. Se la prestazione lavorativa è contenuta entro tali limiti, al personale ispettivo non è consentito entrare nel merito delle modalità di svolgimento della prestazione perché ciò finirebbe per vanificare le finalità stesse dell’istituto. In sostanza, se sono corretti i presupposti di instaurazione del rapporto, si presume che qualunque prestazione rientrante nei limiti economici sopra descritti sia per definizione occasionale e accessoria, anche se in azienda sono presenti lavoratori che svolgono la medesima prestazione con un contratto di lavoro subordinato (Min. Lav., Lett. circ. 22.4.2013, prot. n. 37/0007258; Min. Lav., circ. 35/2013).

NATURA DELLE PRESTAZIONI :ai fini della riconducibilità del rapporto nell’ambito del lavoro accessorio, rileva unicamente il rispetto del requisito di carattere economico dei 7.000 e 2.000 euro .Se la prestazione lavorativa è contenuta entro tali limiti, al personale ispettivo non è consentito entrare nel merito delle modalità di svolgimento della prestazione. Ne consegue che, se sono corretti i presupposti di instaurazione del rapporto, qualunque prestazione rientrante nei limiti economici previsti è per definizione occasionale e accessoria, anche se in azienda sono presenti lavoratori che svolgono la medesima prestazione con un contratto di lavoro subordinato (Min. Lav.,Lett. circ. 22.4.2013, prot. n. 37/0007258).

SOGGETTI UTILIZZABILI CON LAVORO ACCESSORIO

a)PENSIONATI: l’Inps ha precisato che possono beneficiare del lavoro accessorio i titolari di trattamenti di anzianità o di pensione anticipata, pensione di vecchiaia, pensione di reversibilità , assegno sociale, assegno ordinario di invalidità e pensione agli invalidi civili nonché tutti gli altri trattamenti che siano compatibili con lo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa. Resta quindi escluso che possa accedere alla prestazione di lavoro occasionale il titolare di trattamenti per i quali è stata accertata l’assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi altra attività lavorativa, quale il trattamento di inabilità (Inps, circ. 29.3.2013, n. 49).

b)STUDENTI: nel rispetto dell’obbligo scolastico, l’impiego degli studenti regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado è consentito durante i periodi di vacanza che sono così determinati:

  1. a) “vacanze natalizie”: ossia il periodo che va dal 1° dicembre al 10 gennaio; b) “vacanze pasquali”: ossia il periodo che va dalla domenica delle Palme al martedì successivo il lunedì dell’Angelo; c) “vacanze estive”: ossia il periodo che va dal 1° giugno al 30 settembre.

Inoltre, gli studenti regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado possono essere impiegati il sabato e la domenica; gli studenti regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso l’università e con meno di 25 anni di età possono svolgere lavoro accessorio in qualunque periodo dell’anno (Inps,circ. 29.3.2013, n. 49).

c)DISOCCUPATI E INOCCUPATI: l’Inps ha confermato che l’utilizzatore del buono può essere, indifferentemente, un inoccupato o un disoccupato (Inps, circ. 29.3.2013, n. 49).

d)PARTICOLARI CATEGORIE DI SOGGETTI SVANTAGGIATI –In  considerazione  delle  particolari  e  oggettive  condizioni sociali di specifiche categorie di soggetti correlate allo  stato  didisabilita’, di detenzione, di tossicodipendenza o  di  fruizione  di ammortizzatori sociali per i  quali  e’  prevista  una  contribuzionefigurativa, utilizzati nell’ambito di progetti promossi da  pubbliche amministrazioni, il Ministro del lavoro e  delle  politiche  sociali,con  decreto,  puo’  stabilire  specifiche  condizioni,  modalita’  ed importi dei buoni orari( art.49,c.6 , dec.legvo n. 81/15)

e)COMMITTENTI PUBBLICI –Il ricorso a prestazioni di lavoro accessorio  da  parte  di  uncommittente pubblico e’ consentito nel rispetto dei vincoli  previstidalla vigente disciplina in materia di contenimento  delle  spese  dipersonale e, ove previsto, dal patto di stabilita’ interno(art.48,c.4.dec.legvo 81/15)

f)IMPRESA FAMILIARE: a decorrere dal 18 luglio 2012, anche l’impresa familiare rientra nell’ambito della disciplina generale e può ricorrere al lavoro occasionale per lo svolgimento di ogni tipo di attività, con l’osservanza dei soli limiti economici previsti dalla nuova normativa, pari a 2.000 euro annui , trattandosi di committenti imprenditori commerciali o professionisti. Ai buoni lavoro utilizzati dall’impresa familiare si applica la contribuzione previdenziale pari al 13% da versare alla Gestione Separata, ai sensi della disciplina generale (non più applicabile il regime speciale contributivo proprio del lavoro subordinato) (INPS, circ. 49/2013).

g)PERMESSO DI SOGGIORNO: il compenso legato a prestazioni di lavoro accessorio è utile al rilascio o al rinnovo del permesso di soggiorno Di norma non viene considerato possibile un rinnovo con una busta paga inferiore ad  euro 448 ,minimo per 2016 dell’assegno sociale mensili nel caso di straniero senza familiari, (Min. Lav., circ. 18.1.2013, n. 4INPS, circ. 49/2013).

 h)CUMULO PRESTAZIONI LAVORO SUBORDINATO ED ACCESSORIO

Il cumulo   di cui al titolo puo’ interessare due distinte  ipotesi ,vale dire :

1))  quella  di    prestazioni subordinate   ed   accessorie che un prestatore intende svolgere    con lo stesso  datore di lavoro oppure  con  datori di lavoro diversi;

2) quella di    lavoratore subordinato occupato  part time ovvero full time  interessato a    svolgere contestualmente anche  un rapporto accessorio.

In riferimento  a quanto sopra  ,si  evidenzia  che in materia di lavoro accessorio  ,dalla data di entrata in vigore, vige l’art.48 del dec.legvo n.81/2015 ,che,   attraverso il  combinato disposto dei commi 1 e 3 ,   prevede  :

a)  Prestazioni di lavoro accessorio ,intendendo  per  tali le attivita’lavorative che non danno luogo, con riferimento alla totalita’ dei committenti, a compensi superiori a 7.000 euro netti  nel corso di un anno civile, annualmente rivalutati sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati,nonche’ , le attivita’ lavorative svolte a favore di ciascun singolo committente per compensi non superiori a 2.000 euro netti , rivalutati annualmente ;

b) Dette prestaxioni accessorie si applicano in agricoltura: A) alle attivita’ lavorative di natura occasionale rese nell’ambito delle attivita’ agricole di carattere stagionale effettuate da pensionati e da giovani con meno di venticinque anni di eta’ se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado, compatibilmente con gli impegni scolastici, ovvero in qualunque periodo dell’anno se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso l’universita’; B) alle attivita’ agricole svolte a favore di soggetti di cui all’articolo 34, comma 6, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, che non possono, tuttavia, essere svolte da soggetti iscritti l’anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli.,restandp precisato che il citato comma 6 dell’art.34 recita:”. I produttori agricoli che nell’anno solare precedente hanno realizzato, in caso di inizio di attivita’, prevedono di realizzare un volumeDecreto del Presidente della Repubblica del 26 ottobre 1972 n. 633 -d’affari non superiore a 7.000 euro, costituito per almeno due terzi dacessioni di prodotti di cui al comma 1, sono esonerati dal versamento dell’imposta e da tutti gli obblighi documentali e contabili, compresa la dichiarazione annuale, fermo restando l’obbligo di numerare e conservare lefatture e le bollette doganali a norma dell’articolo 39. I cessionari e icommittenti, se acquistano i beni o utilizzano i servizi nell’esercizio dell’impresa, devono emettere fattura, con le modalita’ e nei termini di cuiall’articolo 21, indicandovi la relativa imposta, determinata applicando le aliquote corrispondenti alle percentuali di compensazione, consegnarne copia al produttore agricolo e registrarla separatamente a norma dell’articolo 25.Le disposizioni del presente comma cessano comunque di avere applicazione apartire dall’anno solare successivo a quello in cui e’ stato superato illimite di 7.000 euro a condizione che non sia superato il limite di un terzo delle cessioni di altri beni. I produttori agricoli hanno facolta’ di non avvalersi delle disposizioni del presente comma. In tal caso, l’opzione ola revoca si esercitano con le modalita’ stabilite dal regolamento di cui al, edecreto del Presidente della Repubblica 10 novembre 1997, n. 442successive modificazioni.”

Inoltre , si segnala  che il comma  1bis  dell’art.70 del decreto legvo, 276 /03 prevedeva :

“In via sperimentale per l’anno 2010, per prestazioni di lavoro accessorio si intendono anche le attivita’ lavorative di natura occasionale rese nell’ambito di qualsiasi settore produttivo da parte di prestato in favore di datori di lavoro titolari di contratti di lavoro a tempo parziale, con esclusione della possibilita’ di utilizzare i buoni lavoro presso il datore di lavoro titolare del contratto a tempo parziale<2. –

Tale disposizione  fu  oggetto di interpello al MLPS ,che  rispose   con la nota prot. n. 25/I/0021956 del 22 dic 2010 , secondo  cui:” La medesima disposizione(art.70 ,c.1 bis ) esclude …la possibilità di utilizzare il sistema dei c.d. voucher presso il datore di lavoro titolare del contratto a tempo parziale, con l’intento di tutelare la ratio sottesa a tale rapporto di lavoro ed evitare possibili forme elusive dell’utilizzo del lavoro accessorio.In risposta al quesito avanzato, si ritiene dunque che i lavoratori con contratto di tipo subordinato a tempo pieno possano comunque svolgere prestazioni di natura occasionale ”

Si  chiarisce ,tuttavia, che la citata disposizione  contenuta nel  comma 1 bis dell’art.70 del dec.276/03     risulta  nel frattempo  abrogata della legge n.106/11 ,di conversione del dec.legge n.70/2011 , che ,  quindi ,ormai  ha cessato di far parte delle norme  con cui  è   disciplinato il  lavoro accessorio  ,rispetto  al quale   ,pertanto,  deve considerarsi  decaduta pure  la    pronuncia fornita in proposito dal Mlps con l’interpello sopra richiamato  ,che confermava   il  divieto di prestare  lavoro occasionale da parte del lavoratore in favore dello stesso  datore di lavoro cui  fosse  legato da rapporto part time

Sulla base di quanto sinora esposto ,a fronte  del quesito di cui al titolo,si ritiene di poter esprimere risposta affermativa  con riferimento  ad entrambe all’ipotesi di cui ai numeri 1) e 2) iniziali.

Infatti  ,circa l’ipotesi sub 1),la risposta affermativa risultava gia fornita dal Mlps in occasione del riscontro all’interpello . n. 25/I/0021956 del 22 dic 2010 ,in cui testualmente dichiarava: “… si ritiene dunque che i lavoratori con contratto di tipo subordinato a tempo pieno possano comunque svolgere prestazioni di natura occasionale ”

Analogo consenso  va fornito  altresì  per l’ipotesi sub 2), ,per cui oltretutto ormai non è consentito fare distinzione tra lavoro subordinato a tempo pieno e parziale,considerato la ricordata intervenuta abrogazione del comma 1 bis dell’art.70 del dec.legvo n.276/03 ed il venir  della validita’ del  parere contrario per il part time esplicitato nella vigenza di detto comma dal Mlps.

 

i)LAVORO ACCESSORIO FRUITORI SOSTEGNO REDDITO  

Per i lavoratori che fruiscono di ammortizzatori sociali(CIGO,CIGS,MOBILITA’ ,NASPI ,DS AGRICOLA) si prevede la possibilità di consentire ai percettori di prestazioniintegrative del salario o di sostegno al reddito di effettuare prestazioni di lavoro accessorio, in qualsiasi settore produttivo, entro il limite complessivo di 3.000 euro di compenso netti (4.000 euro lordi, soggetto anch’esso arivalutazione annuale) per anno civile (art. 48, comma 2, del d.lgs. n. 81/2015), risultando resa stabile una disposizione vigente fino al31 dicembre 2014 e non prorogata per il 2015.

Il limite complessivo dei 3.000 euro di compenso, per l’anno 2015, è da intendersi comprensivo anche delle prestazioni di lavoro accessorio già rese dal 1° gennaio 2015 al 24 giugno2015  (Circolare Inps n. 149/2015).

Il limite di  3.000 euro di compenso netti e di 4.000 lordi per ciascun anno civile e’quello complessivamente conseguito dal prestatore  dalla totalita’ dei committenti ,mentre rimane confermato il limite annuo di 2.000 euro netti  da parte di ciascun commitente imprenditore commerciale o professionista.

La Circolare INPS n. 170 del 13 ottobre 2015 ha chiarito l’operatività della norma, specificando i profili di compatibilità e cumulabilità.,che di seguito si espongono.

1)Compatibilità e cumulabilità del lavoro accessorio con l’indennità di mobilità

Dal 1 gennaio 2015 l’indennità di mobilità è interamente cumulabile con i compensi derivanti dallo svolgimento di lavoro accessorio nel limite complessivo di euro 3.000 per anno civile, rivalutati annualmente sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati. Per i compensi che superano detto limite, fino a 7.000 euro per anno civile (limite massimo annuale rivalutabile di reddito percepibile nell’ambito del c.d. lavoro accessorio), il reddito derivante dallo svolgimento del lavoro accessorio sarà compatibile e cumulabile con l’indennità di mobilità nei limiti previsti dall’articolo 9, comma 9, della legge n. 223 del 1991 , (cfr. circolare Inps n. 229 del 1996) ,ricordanto che il richiato comma 9 recita:” 1 lavoratori di cui all’articolo 7, comma 6, nel caso in cui svolgano attività di lavoro subordinato od autonomo hanno facoltà di cumulare l’indennità di mobilità nei limiti in cui sia utile a garantire la percezione di un reddito pari alla retribuzione spettante al momento della messa in mobilità, rivalutato in misura corrispondente alla variazione dell’indice del costo della vita calcolato dall’Istituto nazionale di statistica (Istat) ai fini della scala mobile delle retribuzioni dei lavoratori dell’industria. ”

Il beneficiario dell’indennità di mobilità è tenuto a comunicare all’INPS, entro cinque giorni dall’inizio dell’attività di lavoro accessorio o, se questa era preesistente, dalla data di presentazione della domanda di indennità di mobilità, il reddito presunto derivante dalla predetta attività nell’anno civile, a far data dall’inizio della prestazione di lavoro accessorio.

2)Compatibilità e cumulabilità del lavoro accessorio con la NASPI.

In riferimento al regime di compatibilità del lavoro accessorio con la NASpI si rinvia a quanto già precisato con la Circolare INPS n. 142 del 29.7.2015, al punto 9.1., cenfdo dispone   quanto segue sotto il titolo “Effetti del lavoro accessorio sull’indennità NASpI”:

In particolare l’art. 48 del richiamato d.lgs. n.81 del 2015 stabilisce che per prestazioni di lavoro accessorio si intendono attività lavorative che non danno luogo, con riferimento alla totalità dei committenti, a compensi superiori a 7.000 euro nel corso di un anno civile, annualmente rivalutati sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati. Fermo restando il limite complessivo di 7.000 euro, nei confronti dei committenti imprenditori o professionisti, le attività lavorative di cui trattasi possono essere svolte a favore di ciascun singolo committente per compensi non superiori a 2.000 euro, anche essi rivalutati annualmente.

Il successivo comma 2 prevede che prestazioni di lavoro accessorio possono essere rese, in tutti i settori produttivi, compresi gli enti locali, nel limite complessivo di 3.000 euro di compenso per anno civile, anche essi rivalutati, da percettori di prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito. L’INPS provvede a sottrarre dalla contribuzione figurativa relativa alle prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito gli accrediti contributivi derivanti dalle prestazioni di lavoro accessorio.

Alla luce della disciplina sopra esposta e delle disposizioni di cui al D.lgs. n.22 del 2015 che prevedono la cumulabilità della prestazione NASpI con i redditi derivanti da attività lavorativa, si precisa che l’indennità NASpI è interamente cumulabile con i compensi derivanti dallo svolgimento di lavoro accessorio nel limite complessivo di 3.000 per anno civile.

Per i compensi che superano detto limite e fino a 7.000 euro per anno civile la prestazione NASpI sarà ridotta di un importo pari all’80 per cento del compenso rapportato al periodo intercorrente tra la data di inizio dell’attività e la data in cui termina il periodo di godimento dell’indennità o, se antecedente, la fine dell’anno.

Il beneficiario dell’indennità NASpI è tenuto a comunicare all’INPS entro un mese rispettivamente dall’inizio dell’attività di lavoro accessorio o, se questa era preesistente, dalla data di presentazione della domanda di NASpI, il compenso derivante dalla predetta attività.

3)Compatibilità e cumulabilità del lavoro accessorio con la disoccupazione agricola.

Anche per i trattamenti di disoccupazione agricola l’articolo 48, comma 2, del decreto legislativo n. 81 del 2015 conferma la compatibilità con lo svolgimento di attività di lavoro occasionale accessorio. Il diritto di cumulo dell’indennità in argomento con il reddito derivante dal lavoro accessorio svolto nell’anno di riferimento della prestazione è possibile nel limite complessivo annuale di 3.000 euro netti di compenso, rivalutati sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati.

Per quanto riguarda l’applicazione della norma in argomento, si ritiene utile rammentare, in considerazione del fatto che l’indennità di disoccupazione agricola viene richiesta ed erogata nell’anno successivo a quello in cui si è verificato lo stato di disoccupazione, che la cumulabilità con tale prestazione deve essere valutata con riferimento all’eventuale attività di lavoro accessorio svolta nell’anno di competenza della prestazione.

 

4)Compatibilità e cumulabilità del lavoro accessorio con la Cassa Integrazione Guadagni.

Anche le integrazioni salariali sono interamente cumulabili con i compensi derivanti dallo svolgimento di lavoro accessorio nel limite complessivo di euro 3.000 per anno civile, rivalutabile annualmente sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati.

Per i compensi che superano detto limite, fino a 7.000 euro per anno civile (limite massimo annuale rivalutabile di reddito percepibile nell’ambito del c.d. lavoro accessorio), si applicherà quanto previsto dall’articolo 8, commi 2 e 3, del decreto legislativo n. 148/2015 che ripropone le abrogate disposizioni (v. articolo 46, comma. 1 lettera L, decreto legislativo n. 148/2015) di cui ai commi 4 e 5 dell’articolo  8 della legge n. 160/88. Quindi, le remunerazioni da lavoro accessorio che superino il limite dei 3.000 euro non sono integralmente cumulabili: ad esse dovrà essere applicata la disciplina ordinaria sulla compatibilità ed eventuale cumulabilità parziale della retribuzione (cfr. circolare Inps n. 130 del 2010). Conseguentemente, per il solo caso di emolumenti da lavoro accessorio che rientrino nel limite dei 3.000 euro annui, l’interessato non sarà obbligato a presentare all’INPS la comunicazione preventiva di cui all’art. 8, comma 3, decreto legislativo n. 148/2015. Viceversa, la suddetta comunicazione preventiva andrà resa prima che il compenso determini il superamento del predetto limite dei 3.000 euro, anche se derivante da più contratti di lavoro accessorio stipulati nel corso dell’anno, pena la decadenza dalle integrazioni salariali (a tal riguardo restano in vigore i chiarimenti forniti con le circolari nn. 75/2007 e 57/2014).

 

Si osserva    circa il lavoro accessorio prestato dai fruitori di ammortizzatori  sociali che:

– l’INPS sottrae dalla contribuzione figurativa perle prestazioni integrative o di sostegno gli accrediti contributivi derivanti dal lavoro accessorio e la percezione dei vouchernon fa venir meno il diritto alle indennità.

  -la quota di contribuzione IVS contenuta nel valore nominale del buono (euro 1,30 per ogni buono da euro 10,00) non viene accreditata sulla posizione contributiva del lavoratore, ma va a parziale ristoro dell’onere legato alla contribuzione figurativa (INPS, msg. 12082/2010). Ne consegue che la quota di contribuzione IVS contenuta nel valore nominale del voucher e dovuta di norma a favore della Gestione Separata (con aliquota convenzionale pari al 13%), deve essere destinata alla gestione a carico della quale è posto l’onere dell’accredito figurativo e non accreditata sulla posizione contributiva del singolo lavoratore (INPS, circ. 130/2010). Si ritiene che, in considerazione del principio di “pluriefficacia della comunicazione”, non trovi più applicazione anche in questo caso l’obbligo imposto al prestatore di lavoro di comunicare all’Inps lo svolgimento di attività di lavoro accessorio in caso di superamento della predetta soglia di euro 3.000 (Min. Lav., interpello 19/2012).

i)DIVIETO LAVORO ACCESSORIO IN APPALTO: il ricorso ai buoni lavoro è limitato al rapporto diretto tra prestatore e utilizzatore finale, mentre è escluso che un’impresa possa reclutare e retribuire lavoratori per svolgere prestazioni a favore di terzi (INPS, circ. 88/2009; Min. Lav., circ. 18.1.2013, n. 4). con la sola eccezione degli steward delle società calcistiche (cfr. D.M. 8.8.2007, modificato dal D.M. 24.2.2010; Min. lav., nota 21/2010

 Viene espressamente vietato il lavoro accessorio nell’ambito della esecuzione degli appalti, fatta eccezione per le attività individuate dal Ministero del Lavoro con apposito decreto (art.48, comma 6, del d.lgs. n. 81/2015)., sentite le parti sociali, da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore deld.lgs. n. 81/2015 ,ossia entro il 24 dicembre 2015

Pertanto,di regola ed in attesa del citato decreto ministeriale ,  le prestazioni di lavoro accessorio sono consentite soltanto se rese in favore diretto del  committente(es.prestazioni domestiche in favore della famiglia,attivita’ di giardinaggio in favore del condominio), mentre  devono considerarsi illegittimi i provvedimenti sanzionatori disposti ,su conforme indicazione fornita dal Mlps e dall’Inps in via amministrativa (ved.circolari n.88/-09, n.17-/10 e n.4./13),che hanno escluso espressamente il ricorso ai buoni in questione  nel caso di appalto e somministrazione,divieto che pero’ prima del decreto n.81/15   non era sancito  dalla legge,.Pertanto e’ da ritenere che interverra’ l’ archiviazione delle situazioni  che ,in contrasto con il principio di legalita’,sono state contestate alle aziende  e tuttora non siano state    definite.

Resta inteso che occorre tener distinti circa tale aspetto il contratto di appalto dal contratto d’opera.

Infatti , l’appalto è il contratto con il quale una parte (appaltatore) assume il compimento di un’opera o di un servizio su incarico di un committente e verso un corrispettivo in danaro, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio (art. 1655 c.c.).

Il  contratto d’opera è il contratto con cui una parte si obbliga, verso un corrispettivo, a compiere un’opera o un servizio in favore di un’altra, con lavoro prevalentemente proprio o dei familiari e senza vincolo di subordinazione.

Nell’ordinamento italiano, il contratto d’opera è regolato dagli articoli 2222 e seguenti del codice civile.Nel primo ,ad eccezione di quanto sara’ stabilito dall’emanando decrerto del MLPS,  non sono  consentite le prestazioni di lavoro accesorio, ,  che ,invece ,sono ammesse per il secondo (Esempio prestazioni idraulico ,elettricista,imbianchino ,ecc,)

 

l)OBBLIGHI IN MATERIA SICUREZZA LAVORO

L’art. 20, comma 1, lett. a), del D.Lgs. n. 151/2015 è intervenuto sul campo di applicazione del D.Lgs. n. 81/2008, modificando  l’art. 3 dello stesso , stabilendo che le disposizioni del Testo unico sicurezza sul lavoro si applichino ai lavoratori occupati per prestazioni di lavoro accessorio esclusivamente quando le stesse sono rese nei confronti di un committente imprenditore o professionista, mentre in tutti gli altri casi (committente non imprenditore e non professionista) trova applicazione il solo art. 21 del D.Lgs. n. 81/2008, ,secondo cui,

al pari dei  componenti dell’impresa familiare di cui all’articolo 230-bis del codice civile, dei lavoratori autonomi che compiono opere o servizi ai sensi dell’articolo 2222 del codice civile, deii piccoli imprenditori di cui all’articolo 2083 del codice civile e dei soci delle società semplici operanti nel settore agricolo, i prestatori di lavoro accessorio  devono:
a) utilizzare attrezzature di lavoro in conformità alle disposizioni di cui al titolo III;
    b) munirsi di dispositivi di protezione individuale ed utilizzarli conformemente alle disposizioni di cui al titolo III;
c) munirsi di apposita tessera di riconoscimento corredata di fotografia, contenente le proprie generalità, qualora effettuino la loro prestazione in un luogo di lavoro nel quale si svolgano attività in regime di appalto o subappalto.

d)relativamente ai rischi propri delle attività svolte e con oneri a proprio carico hanno facoltà di:
beneficiare della sorveglianza sanitaria secondo le previsioni di cui all’articolo 41, fermi restando gli obblighi previsti da norme speciali;
partecipare a corsi di formazione specifici in materia di salute e sicurezza sul lavoro, incentrati sui rischi propri delle attività svolte, secondo le previsioni di cui all’articolo 37, fermi restando gli obblighi previsti da norme speciali.”

,Infine si nota che  resta comunque esclusa l’applicazione delle norme in tema di prevenzione per i piccoli lavori domestici a carattere straordinario, compresi l’insegnamento privato supplementare e l’assistenza domiciliare ai bambini, agli anziani, agli ammalati e ai disabili

m) COMUNICAZIONE OBBLIGATORIA ANTICIPATA E LAVORO NERO

Il dec.legvpo n.81/15 ha sostituito la comunicazione obbligatoria All’Inps con quella da effetttuare alla Dtl territorialmente competente . Di fatto ,in attesa che la nuova disposizione sia  praticabile ,continua a trovare applicazione la prasi previgente,mentre con riguardo alle sanzioni applicabili in merito , il Ministero ha precisato quanto segue:

1) non è necessaria la comunicazione anticipata al CPI;

2) se manca comunicazione preventiva di chiamata a Inps  si applica la maxisanzione per lavoro nero;

3) se la prestazione è stata preventivamente comunicata a INPS/INAIL ma poi alcune ore o giornate non vengono remunerate non si applica la maxisanzione ma – se la prestazione è resa a favore di un’impresa o lavoratore autonomo e questa è fungibile con quella dei dipendenti dell’imprenditore o del professionista – sarà possibile trasformare il rapporto in lavoro subordinato a tempo indeterminato (Min. Lav., Nota 12 luglio 2013, prot. 12695).

 

n)COMUNICAZIONE PREVENTIVA SOLO ALL’INPS (DAL 15 GENNAIO 2014): mentre fino al 14.1.2014, per i voucher cartacei distribuiti presso le sedi INPS, la comunicazione doveva essere inoltrata all’INAIL, e per gli altri canali di distribuzione dei voucher (tabaccai abilitati, Banche popolari, uffici postali, procedura telematica) la comunicazione era trasmessa direttamente all’Inps tramite contact center o sito istituzionale, a partire da mercoledì 15 gennaio 2014 la dichiarazione di inizio attività e le comunicazioni di eventuali variazioni, dovranno essere comunicate solo all’Inps esclusivamente con modalità telematica (sito internet http://www.inps.it o call center). Dalla medesima data viene meno la comunicazione all’Inail e di conseguenza non saranno più operativi il fax Inail e la sezione del sito www.inail.it che saranno disattivati (Inps, circ. 19.12.2013, n. 177).

o)NUOVA PROCEDURA TELEMATICA “FASTPOA”: l’Inps, nell’ambito delle modalità gestionali dei voucher, ha rivisto la procedura telematica per l’impiego dei buoni lavoro, al fine di definire una procedura più semplice e rispondente alle necessità di committenti che gestiscono grandi volumi di voucher virtuali. La procedura telematica, denominata FastPOA, è strutturata in modo da rendere più facile e immediata la gestione delle operazioni fondamentali di utilizzo dei voucher virtuali, quali la registrazione dei prestatori, la dichiarazione di inizio prestazione e la consuntivazione di compensi, attraverso una modalità che guida l’operatore nelle diverse fasi. La procedura consente la gestione organizzata per liste di prestatori, con riferimento alle quali si può effettuare sia l’inserimento delle prestazioni di lavoro (con contestuale invio della comunicazione di inizio prestazione all’INAIL) che la consuntivazione di tutti i rapporti di lavoro relativi ai lavoratori inseriti nella lista, tramite un’unica operazione. Inoltre, la procedura consente di inserire in maniera autonoma e preventiva le tipologie di prestatori e i luoghi dove verranno svolte le prestazioni lavorative. La nuova procedura si affianca alla procedura telematica ‘ordinaria’; in una prima fase di sperimentazione è resa accessibile a committenti e a loro delegati che ne facciano richiesta all’Istituto: l’abilitazione va richiesta, indicando il codice fiscale/ partita IVA del committente e l’eventuale codice fiscale del delegato, obbligatorio per i committenti persone giuridiche, inoltrando una mail alle caselle di posta dei referenti regionali del lavoro accessorio, reperibili sul sito istituzionale.

 

p)PAGAMENTO DELLE PRESTAZIONI: I VOUCHER

PREMESSA: il soggetto che voglia affidare a qualcuno prestazioni di lavoro accessorio è tenuto in via preliminare ad acquistare uno o più voucher (buoni) o carnet di buoni presso i rivenditori autorizzati: una volta che sia stato svolto il lavoro, il pagamento della “retribuzione” del lavoratore accessorio avviene mediante la consegna di detti voucher al lavoratore il quale li presenta per l’incasso presso uno dei concessionari del servizio. Sono previsti voucher telematici e voucher cartacei. Il voucher telematico utilizza una carta magnetica – tipo “bancomat“; i buoni cartacei possono essere acquistati presso le sedi provinciali INPS. Il voucher non è integrabile con somme di denaro, neanche a titolo di rimborso spese forfetarie (INAIL, nota 6464/2010).I buoni cartacei sono disponibili singolarmente (prezzo di acquisto 10 euro) ovvero in carnet multipli da 2 e 5 buoni (del valore, rispettivamente di 20 e 50 euro).

q)QUANTIFICAZIONE DEL COMPENSO: la quantificazione del compenso del lavoratore accessorio è di natura oraria e ancorato alla durata della prestazione stessa, così da evitare che un solo voucher del valore di 10 euro possa essere utilizzato per remunerare prestazioni di diverse ore. Resta salva la possibilità di remunerare una prestazione lavorativa in misura superiore rispetto a quella prevista dal legislatore corrispondendo, ad esempio, per un’ora di lavoro anche più voucher. Il personale ispettivo potrà quindi verificare l’ammontare della prestazione resa in relazione al numero di buoni consegnati al prestatore (Min. Lav., circ. 18.1.2013, n. 4).

r)UTILIZZO DEI VOUCHER: i voucher sono “orari, numerati progressivamente e datati“. In considerazione della natura preventiva della comunicazione sull’utilizzo del lavoro accessorio, al fine di consentire la massima flessibilità sia del voucher telematico che di quello cartaceo, il riferimento alla “data” implica che la stessa vada intesa come un “arco temporale” di utilizzo del voucher non superiore ai 30 giorni decorrenti dal suo acquisto (Min. Lav., circ. 18.1.2013, n. 4).

 

s)PAGAMENTO DELLE PRESTAZIONI: per ricorrere a prestazioni di lavoro accessorio, i beneficiari acquistano presso le rivendite autorizzate (sedi Inps, banche, uffici postali, tabaccai) uno o più carnet di buoni orari, numerati progressivamente e datati per prestazioni di lavoro accessorio il cui valore nominale è fissato con decreto del Ministro del lavoro e periodicamente aggiornato, tenuto conto delle risultanze istruttorie del confronto con le parti sociali (art. 72, co. 1, D.Lgs. 10.9.2003, n. 276). Il prestatore di lavoro accessorio percepisce il proprio compenso presso il concessionario del servizio, all’atto della restituzione dei buoni ricevuti dal beneficiario della prestazione di lavoro accessorio.

t)VALORE NOMINALE DEL BUONO: la norma dispone che il valore nominale del voucher (attualmente pari a 10 euro) è stabilito tenendo conto della media delle retribuzioni rilevate per le attività lavorative affini a quelle di cui all’articolo 70, co. 1 (lavoro accessorio), nonché del costo di gestione del servizio (art. 72, co. 1, D.Lgs. 10.9.2003, n. 276). Come precisato dall’Inps, a far tempo dal 18.7.2012, anche l’impresa familiare rientra nella disciplina generale, con la conseguenza che ai buoni lavoro utilizzati dall’impresa familiare si applica la contribuzione previdenziale pari al 13 per cento, da versare alla gestione separata (Inps, circ. 29.3.2013, n. 49).

Voucher: così dal lordo al netto
Generalità dei casi Impresa familiare
Valore facciale 10 euro 10 euro
Contributi Inps 13% 13%
Inail 7% 4%
Compenso del concessionario 5% 5%
Totale trattenute in % 25% 22%
Netto a pagare 7,50 euro 7,80 euro

Trattandosi di un committente imprenditore commerciale o professionista, il limite economico da osservare da parte dell’impresa familiare è pari a 2.000 euro netti per il 2013, e a euro 2.020 euro netti per il 2014, l’aliquota Inail resta ferma al 4% (Inail, circ. 24.4.2013, n. 21).

u)NATURA DEL COMPENSO: il compenso come sopra individuato è esente da qualsiasi imposizione fiscale e non incide sullo stato di disoccupato o inoccupato del prestatore di lavoro accessorio. Le attività di lavoro occasionale di tipo accessorio non danno titolo a prestazioni di malattia, di maternità , di disoccupazione né ad assegno per il nucleo familiare (INPS, circ. n. 104/2008 e n. 76/2009).

v)CONTRIBUTI, PREMI E RIMBORSO SPESE: il concessionario provvede al pagamento delle spettanze alla persona (lavoratore accessorio) che presenta i buoni, registrandone i dati anagrafici e il codice fiscale, effettua il versamento per suo conto dei contributi per fini previdenziali all’Inps, alla gestione separata, in misura pari al 13% del valore nominale del buono, e per fini assicurativi contro gli infortuni all’Inail, in misura pari al 7% del valore nominale del buono, e trattiene il 5% del valore facciale a titolo di rimborso spese. La percentuale relativa al versamento dei contributi previdenziali è rideterminata con decreto del Ministro del lavoro di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze in funzione degli incrementi delle aliquote contributive per gli iscritti alla gestione separata Inps.

z)INDENNITÀ DI INFORTUNIO: in relazione all’applicabilità dell’articolo 70 del Testo Unico, per il quale il datore di lavoro non può rifiutarsi di anticipare l’indennità per inabilità temporanea quando ne sia richiesto dall’Istituto, data la particolarità di tale tipologia di lavoro, caratterizzata appunto dal requisito della “occasionalità” e dalla non continuità del rapporto di lavoro, l’Inail ha precisato che non deve essere esercitata la facoltà prevista al primo comma dello stesso articolo (Inail, nota 9.9.2010, prot. n. 6464).

k)RIMBORSO VOUCHER NON UTILIZZATI: in caso di buoni cartacei inutilizzati è possibile richiederne il rimborso esclusivamente presso le Sedi provinciali Inps. Il datore di lavoro che abbia acquistato e non utilizzato dei buoni cartacei dovrà consegnarli alla Sede provinciale Inps, che rilascerà ricevuta e disporrà un bonifico per il loro controvalore a favore del datore di lavoro (Inps, circ. 81/2008). Il committente è inoltre tenuto a presentare, anche per via postale, la richiesta di rimborso utilizzando l’apposito modulo Rimb. Lav. Occ. COD. SC52. Il controvalore effettivo dei voucher ai fini del rimborso ai committenti, che viene determinato al netto della quota di gestione del 5%, è pari a:

– euro 9,50, per il buono lavoro da euro 10,00;

– euro 19,00, per il buono lavoro “multiplo” da euro 20,00;

– euro 47,50, per il buono lavoro “multiplo” da euro 50,00.

Una volta terminata la procedura di controllo, la sede INPS emette un bonifico domiciliato o effettua un accredito sul c/c a favore del committente per il controvalore dei buoni non utilizzati (INPS, msg. 12082/2010). La richiesta di rimborso può essere presentata anche in caso di voucher acquistati tramite procedura telematica (INPS, msg. 10500/2011).

j)SMARRIMENTO O FURTO DEI VOUCHER: in caso di smarrimento o furto dei voucher il committente ovvero il prestatore sono tenuti innanzitutto a presentare denuncia alla competente autorità . In caso di furto o smarrimento occorso a un prestatore di lavoro:

  1. il prestatore comunica alla sede il furto o lo smarrimento dei voucher, consegnando copia della denuncia alle autorità competenti;
  2. la sede annulla i voucher in questione;
  3. la sede, terminato l’iter procedurale, emette un bonifico domiciliato a favore del prestatore.

In caso di furto o smarrimento occorso ad un committente:

  1. il committente comunica alla sede il furto o lo smarrimento dei voucher, consegnando copia della denuncia alle autorità competenti;
  2. la sede annulla i voucher in questione;
  3. la sede, terminato l’iter procedurale, consegna al committente i nuovi voucher (Inps, msg. 12082/2010).

 

 

 

 

 j bis)VOUCHER TELEMATICO

PREMESSA: una possibile modalità di erogazione del corrispettivo è possibile per il tramite del voucher cd. telematico. Anche in questo caso, illustriamo la procedura corretta da seguire da parte sia del committente che del prestatore nonché le modalità di versamento e incasso.

 

j ter)REGISTRAZIONE DEL COMMITTENTE E DEL PRESTATORE: sia il committente che il lavoratore devono provvedere a registrarsi presso l’Inps (il committente può farlo anche tramite l’associazione di categoria abilitata), con le seguenti modalità:

  1. sportelli Inps: per il committente è questo l’unico canale possibile se il suo nominativo non è già presente negli archivi Inps;
  2. sito http://www.inps.it, nella sezione servizi on line, per il cittadino (ma occorre il possesso del PIN e il Contact center ricontatta il prestatore per verificare i dati);
  3. contact center Inps al numero telefonico 803.164.

Tali dati vengono “girati” automaticamente a Poste Italiane.

j quater)ATTIVAZIONE DELLA CARTA: una volta ricevuti i dati delle parti, Poste Italiane invia al lavoratore maggiorenne la carta (INPS card c.d. ‘Postepay virtual’) sulla quale è possibile accreditare gli importi delle prestazioni eseguite; l’accreditamento del compenso sulla carta richiede la sua attivazione presso qualunque ufficio postale con un “caricamento” minimo pari a 5 euro. La Inps card (Postepay) viene inviata entro circa 25 giorni lavorativi. In caso di cambio di indirizzo del prestatore, questi deve recarsi presso la Sede INPS provinciale, per la sostituzione in archivio e l’automatico invio della comunicazione corretta a Poste Italiane. La carta deve essere attivata dal prestatore presso un ufficio postale; in mancanza di attivazione, il pagamento avverrà automaticamente attraverso bonifico domiciliato riscuotibile presso tutti gli uffici postali. Il prestatore minorenne, che in quanto tale non può ricevere la Inps Card, riceverà da Poste una lettera di bonifico domiciliato con la quale riscuotere, presso tutti gli uffici postali, gli importi spettanti per lo svolgimento di prestazioni occasionali accessorie.

j quinquies)TERMINI DI RISCOSSIONE DEL BONIFICO: qualora il pagamento avvenga mediante bonifico (prestatore minorenne ovvero maggiorenne che non ha attivato la carta, la riscossione del bonifico deve avvenire entro il termine di scadenza (mese successivo alla data di emissione). In caso di impossibilità a riscuotere per sopraggiunti termini di scadenza del bonifico, è necessario rivolgersi alla sede Inps per chiederne la “riemissione“.

jsexies)RICHIESTA DEI VOUCHER DA PARTE DEL COMMITTENTE: prima dell’inizio delle attività di lavoro accessorio, il committente richiede all’Inps (attraverso il sito internet http://www.inps.it oppure il Contact Center 803.164) i buoni lavoro virtuali. La richiesta dovrà contenere: l’anagrafica di ogni prestatore e il relativo codice fiscale; la data di inizio e di fine presunta dell’attività lavorativa; il luogo di svolgimento della prestazione; il numero di buoni per ogni prestatore.

In caso di committente persona giuridica (o di committente persona fisica che intenda avvalersi di un delegato), per utilizzare la procedura telematica, è necessario richiedere alla sede Inps della propria provincia (tramite “modello SC53” scaricabile dal sito Internet Inps), l’abbinamento tra il CF/P.IVA dell’azienda e il codice fiscale di un delegato persona fisica (munito di Pin), che opererà per conto dell’azienda o ente committente. Una volta effettuato tale abbinamento, il delegato dovrà:

1) entrare nella procedura on-line con il suo CF e il suo PIN ed accedere alla sezione “Servizi per consulenti associazioni e delegati (accesso con PIN)”;

2) inserire il CF/P.IVA dell’azienda/ente committente;

3) operare come delegato dell’azienda/ente committente.

Il committente dovrà, inoltre, inviare comunicazione preventiva all’Inps. Con la comunicazione dei dati contenuti nella richiesta dei buoni, il committente provvede all’intestazione (provvisoria) dei buoni lavoro.

Nel caso in cui – dopo la comunicazione all’Inps – si verifichino delle variazioni relativamente ai periodi di inizio e fine lavoro ovvero ai lavoratori impiegati, tali variazioni dovranno essere preventivamente comunicate all’Inps direttamente dal committente. La mancata comunicazione all’Inps prevede l’applicazione della ‘maxisanzione’, di cui all’art. 4, comma 1, lett. a), della Legge n.183/2010 (come indicato nella Circolare INPS n. 157 del 7/12/2010.

j septies)VERSAMENTO DEL CORRISPETTIVO DEI VOUCHER: il committente dovrà versare, prima dell’inizio della prestazione, il valore complessivo dei buoni (virtuali) che verranno utilizzati per consentire un tempestivo pagamento del corrispettivo della prestazione stessa al lavoratore, con una delle seguenti modalità :

1) tramite modello F24, indicando nella sezione Inps del modello il codice sede e il codice fiscale, la causale LACC appositamente istituita e il periodo di riferimento della prestazione; se il committente sceglie questa forma di pagamento (possibile solo per l’acquisto di voucher telematici), gli accrediti ai lavoratori sono possibili soltanto dopo l’avvenuta contabilizzazione nei conti dell’INPS degli importi versati con F24, il che avviene, in media, dopo circa 10 giorni lavorativi dall’effettuazione del pagamento. In caso di committente persona giuridica, nel campo “matricola Inps” del mod. F24 vanno riportati o il cap dell’azienda o il codice della sede Inps, dopo aver premesso gli 0 (zero) necessari a completare i 17 caratteri numerici previsti dal campo. In alternativa, si può inserire il codice fiscale del committente oppure il seguente codice: 66666666666666491.

2) tramite versamento sul conto corrente postale 89778229, intestato ad INPS DG LAVORO ACC, il cui importo deve necessariamente essere un multiplo di 10. In questo caso la registrazione del versamento, che richiede la verifica del bollettino di c/c, può essere effettuata recandosi presso una sede provinciale INPS. Se la procedura è attivata da una Associazione, il bollettino deve essere comunque intestato al singolo committente.

3) tramite pagamento on line collegandosi al sito http://www.inps.it, nella sezione Servizi OnLine / Per tipologia di utente/ Cittadino / Lavoro Occasionale Accessorio, in corrispondenza dei link:

– servizi per i committenti/Datori di lavoro

– servizi per consulenti, associazioni e delegati

dopo essersi autenticati con PIN, cliccare sulla voce di menu “Pagamenti On Line”, e utilizzare uno dei seguenti strumenti di pagamento: addebito su conto corrente BancoPosta (BPOL) o carta prepagata Postepay o carta di credito abilitata al circuito internazionale VISA, VISA Electron, Mastercard.

Per la dichiarazione dei rapporti di lavoro è necessario che ci sia disponibilità sul conto ‘Lavoro Occasionale’. La comunicazione all’inps deve essere effettuata dal committente in modo autonomo, tramite i canali precedentemente indicati.

j octies)RENDICONTAZIONE DEI VOUCHER: al termine della prestazione lavorativa, il committente deve comunicare all’Inps (confermando o variando i dati della richiesta già effettuata a preventivo attraverso i canali sopra indicati), per ciascun prestatore, l’entità della prestazione svolta e, quindi, l’effettivo utilizzo dei buoni lavoro. La procedura di gestione Inps, ricevuta la comunicazione a consuntivo del committente, provvederà a notificare l’operazione:

1) al prestatore, via e-mail e/o sms ovvero per posta, comunicando i dati di sintesi (nome, cognome, voucher utilizzati, importo corrisposto e istruzioni per la riscossione in caso di bonifico domiciliato);

2) al committente (o alla sua associazione di categoria) mediante un rendiconto inviato per posta ordinaria o via e-mail, nel caso in cui la rendicontazione sia stata effettuata tramite Contact Center; o risultante dalla ricevuta di presentazione, nel caso in cui la rendicontazione sia stata effettuata via Internet o presso le sedi.

La procedura di gestione, quindi, effettuerà le seguenti operazioni:

verificherà preliminarmente la copertura economica delle prestazioni di lavoro, confrontando i versamenti effettuati dal committente prima della conclusione del rapporto lavorativo occasionale con il complessivo onere dovuto per lo stesso;

– in relazione all’esito della verifica di cui al punto precedente o nel caso in cui sia positivo (presenza di versamenti ad integrale copertura dell’onere), invierà le disposizioni di pagamento a favore del prestatore (secondo la modalità conseguenti all’avvenuta attivazione o meno della Inps Card); o nel caso in cui risulti negativo (totale assenza di versamenti o presenza a copertura soltanto parziale dell’onere), notificherà al committente un sollecito di pagamento per la somma non versata, dandone notizia ai lavoratori interessati.

La procedura è progettata in modo che la disponibilità sul conto può essere utilizzata in momenti diversi, quindi in fase di consuntivazione non è obbligatorio arrivare a un saldo pari a zero, ma è consentito che permanga una somma residua da ‘spendere’ per successive richieste di prestazioni di lavoro accessorio.

j nonies)ACCREDITO DEI CONTRIBUTI: una volta che sia stata reperita l’informazione di avvenuto versamento del valore del buono da parte del committente, mediante l’invio di un flusso dati verso gli archivi della Gestione Separata, il processo si conclude con l’accredito dei contributi sulle posizioni assicurative individuali dei prestatori. Infine, l’Inps provvede al riversamento all’Inail del contributo del 7% destinato all’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.

j decies)SISTEMA SANZIONATORIO LAVORO ACCESSORIO

a)Art. 48, co. 1-3, D.Lgs. n. 81/2015 Mancanza dei requisiti legali

Per aver fatto svolgere prestazioni di lavoro accessorio in assenza dei requisiti e degli elementi essenziali richiesti dalla legge.

Artt. 1418-1424 cod. civ.

Il rapporto si considera di lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dalla data di

costituzione dello stesso (il contratto è nullo per contrasto con norme imperative).

 

b)Art. 48, co. 1-3, D.Lgs. n. 81/2015 Superamento dei limiti economici

 

Per aver fatto svolgere prestazioni di lavoro accessorio superando i limiti economici previsti dalla legge per il singolo committente imprenditoreo professionista e per la totalità dei committenti nell’anno.

 Artt. 1418-1424 cod. civ.

Il rapporto si considera di lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dalla data di

costituzione dello stesso (il contratto è nullo per contrasto con norme imperative).

 c)Art. 48, comma 6, D.Lgs. n. 81/2015 Divieto di lavoro accessorio in appalto

Per aver stipulato un contratto di lavoro accessorioovvero per avere fatto svolgere prestazioni di lavoro accessorio, in esecuzione di un appalto di opere o di servizi, violando lo specifico divieto posto dalla

 Artt. 1418-1424 cod. civ.

Il rapporto di lavoro è considerato di lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dalla data di costituzione dello stesso (il contratto è nullo per contrasto con norme imperative).

 d)Art. 49, comma 1, D.Lgs. n. 81/2015 Utilizzo di voucher non validi

Per aver avere il committente imprenditore oprofessionista fatto svolgere prestazioni di lavoro accessorio utilizzando voucher acquisiti in modalità non telematica.

Per aver   il committente fatto svolgereprestazioni di lavoro accessorio utilizzando vouchernon in corso di validità.

 Artt. 1418-1424 cod. civ.

Il rapporto di lavoro è considerato di natura subordinata a tempo indeterminato sin dalla data di costituzione dello stesso (il contratto è nullo per contrasto con norme imperative)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: