A PROPOSITO OBBLIGO COMUNICAZIONE IMPORTO REDDITO PRESUNTO LAVORO ACCESSORIO FRUITORI MOBILITA’

L’obbligo di cui al titolo e’ previsto dalla circolare Inps n.170/15 ,che al punto 2.1       –Compatibilità e cumulabilità del lavoro accessorio con l’indennità di mobilità –precisa  che dal 1 gennaio 2015:

a)l’indennità di mobilità è interamente cumulabile con i compensi derivanti dallo svolgimento di lavoro accessorio nel limite complessivo di euro 3.000 per anno civile, rivalutati annualmente sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati.

b)per i compensi che superano detto limite, fino a 7.000 euro per anno civile (limite massimo annuale rivalutabile di reddito percepibile nell’ambito del c.d. lavoro accessorio), il reddito derivante dallo svolgimento del lavoro accessorio sarà compatibile e cumulabile con l’indennità di mobilità nei limiti previsti dall’articolo 9, comma 9, della legge n. 223 del 1991, (cfr. circolare Inps n. 229/1996).,secondo cui:i lavoratori titolari d’indennita’ di mobilita,”nel caso in cui svolgano attività di lavoro subordinato od autonomo ,hanno facoltà di cumulare l’indennità di mobilità nei limiti in cui sia utile a garantire la percezione di un reddito pari alla retribuzione spettante al momento della messa in mobilità, rivalutato in misura corrispondente alla variazione dell’indice del costo dellavita calcolato dall’Istituto nazionale di statistica(ISTAT) ai fini della scala mobile delle retribuzioni dei lavoratori dell’industria.”

c)il   beneficiario dell’indennità di mobilità è tenuto a comunicare all’INPS, entro cinque giorni dall’inizio dell’attività di lavoro accessorio o, se questa era preesistente, dalla data di presentazione della domanda di indennità di mobilità, il reddito presunto derivante dalla predetta attività nell’anno solare, a far data dall’inizio della prestazione di lavoro accessorio.

In merito all’obbligo di cui alla lettera c), anzitutto  , preso atto della    circostanza  che nulla  dice  l’Inps    su tale aspetto, nasce spontanea la  domanda se e quali conseguenze  potrebbero intervenire nei confronti   del lavoratore,

Si risponde,   dopo aver constatato   l’assenza per la  fattispecie  considerata     di un  una norma di legge   , che di certo  va esclusa    l’adozione      nei confronti del lavoratore coinvolto di  una qualche sanzione amministyrativa (es,perdita dell’indennita’ di mobilita’) ,che  sarebbe   contraria sia al principio di legalita’   dell’art.1,c.1 della legge n.689/81 ,che dichiara:” Nessuno può essere assoggettato a sanzioni amministrative se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima della commissione della violazione” , che alla    legge n.223/91 ,in cui si precisano espressamente   i casi e le violazioni che possono determinare la decadenza dal trattamento previdenziale in godimento ,nei quali però non figura quello  in esame.

Inoltre ,si  esprime l’avviso  che quanto affermato  dall’Inps nella circolare n.170/15 e riportato nella precedente lettera c) :

1)non corrisponde  alla previsione della circolare dello stesso Istituto n. 229/1996;

2) contrasta con  l’art.  9, comma 5, del decreto legge 28 giugno 2013, n. 76, convertito, con modificazioni,  in  Legge 9 agosto 2013 n. 99,attraverso l’interpretazione autentica dell’art. 4-bis,  comma 6, del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181.

Infatti ,la circolare inps n.299/1996, prevede che:”Per la corresponsione dell’indennita’ spettante nell’anno di avvio” dell’attivita’ autonoma” e’ indispensabile che il lavoratore dichiari il reddito che presume di conseguire in tale anno,..:Pertanto l’obbligo  di comunicazione si pone quando l’attivita’ si svolge dal titolare dell’indennita’ in forma autonoma ,mentre la fattispecie in esame fa riferimento al cumulo  tra indennita’ di mobilita’ e lavoro accessorio,che notoriamente e pacificamente    va  considerato prestazione  che  non  collegata ad  un rapporto di lavoro

Inoltre  ,si fa presente che la norma citata  al n.2 della presente  testualmente  dichiara:”  le comunicazioni di assunzione, cessazione, trasformazione e proroga dei rapporti di lavoro autonomo, subordinato, associato, dei tirocini e di altre esperienze professionali, previste dalla normativa vigente a carico del datore di lavoro ed inviate dallo stesso datore di lavoro al Servizio competente nel cui ambito territoriale è ubicata la sede di lavoro “sono valide ai fini dell’assolvimento di tutti gli obblighi di comunicazione che, a qualsiasi fine, sono posti anche a carico dei lavoratori nei confronti delle Direzioni regionali e territoriali del lavoro, dell’INPS, dell’INAIL o di altre forme previdenziali sostitutive o esclusive, nonché nei confronti della Prefettura-Ufficio territoriale del Governo e delle Province”.

Dunque, le comunicazioni che obbligatoriamente il datore di lavoro e’ tenuto a fare  al servizio competente per le assunzioni   sono validesono valide ai fini dell’assolvimento di tutti gli obblighi di comunicazione che, a qualsiasi fine, sono posti anche a carico dei lavoratori nei confronti…  dell’INPS  …”

Se questo vale per le comunicazioni relative alle assunzioni ,non si vede perché non  dovrebbe applicarsi  con riferimento alla comunicazione che il committente di lavoro accessorio  è obbligato ,a pena di trasformazione in ordinario rapporto di lavoro a tempo indeterminato ,a rendere on line , per il momento  ancora all’Inps, e poi alla Dtl ,  all’inizio delle prestazioni di lavoro accessorio,cosi’ da  porre piu’ di qualche perplessita’ e dubbio  sulla eventualita’ di  considerare meritevole di  negative  conseguenze   la mancata  comunicazione ” da parte del    beneficiario dell’indennità di mobilità    all’INPS, entro cinque giorni dall’inizio dell’attività di lavoro accessorio o, se questa era preesistente, dalla data di presentazione della domanda di indennità di mobilità, il reddito presunto derivante dalla predetta attività nell’anno”  .

 

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