NUOVA DISCIPLINA CIGO DOPO DEC.L.VO 148/15 ED ISTRUZIONI INPS

La disciplina della cigo risulta ampiamente revisionata dal decreto legvo n.148/2015 ,in vigore dal 24 settembre 2015,di cui alle integrazioni ordinarie trovano applicazione   le disposizioni contenute nei seguenti articoli: da 1 ad 8 ,da 9 a 18 e  da 42 a 47.

Peraltro ,si  ritiene di  ricordare  che :

-gli artt. da 1 a 8 riguardano gli aspetti generali e comuni a tutte le tipologie di cig ordinarie e straordinarie;

-gli artt.da 9 a 18 concernono   soltanto le integrazioni salariali ordinarie;

-gli artt. da 42 a 47 concernono  le disposizioni transitorie e finali

Di seguito ,si espongono  i contenuti delle citate disposizioni ,con riferimento alle indicazioni ed istruzioni in materia fornite dall’Inps con la Circolare n.197/2015 e con il Messaggio n.7336/2015

 

 

 

1)Campo di applicazione

A differenza di quanto risultava nella disciplina previgente ,in cui la regolamentazione circa il campo di applicazione dell’intervento dell’integrazione salariale ordinario era affidata a provvedimenti legislativi distinti e specifici , riguardanti  rispettivamente  i  settori dell’industria ,dell’edilizia e dell’agricoltura , il  decreto leg.vo in esame contiene in materia norme comuni per tutti i datori,a prescindere dal  settore di appartenenza degli stessi

1.1.Imprese destinatarie

La disciplina delle integrazioni salariali ordinarie e i relativi obblighi contributivi  trovano  applicazione  a:

a) imprese industriali manifatturiere, di trasporti, estrattive,

di   installazione   di   impianti,   produzione   e    distribuzione

dell’energia, acqua e gas;

b) cooperative di produzione e lavoro che  svolgano  attivita’

lavorative similari a quella degli operai delle imprese industriali,

ad eccezione delle cooperative elencate dal dpr n.602/70,  trattandosi  di società ed enti cooperativi, anche di fatto, che prestino la loro attività per conto delle società ed enti medesimi e che sono elencate nella unitaTabella attività lavorative dpr 602/70

 

:

 

c) imprese dell’industria boschiva, forestale e del tabacco;

d) cooperative agricole, zootecniche  e  loro   consorzi   che

esercitano   attivita’    di    trasformazione,    manipolazione    e

commercializzazione di prodotti agricoli propri per i soli dipendenti

con contratto di lavoro a tempo indeterminato;ù

e) imprese addette al noleggio e alla distribuzione dei film e di

sviluppo e stampa di pellicola cinematografica;

f) imprese industriali per la frangitura delle olive per conto

terzi;

g) imprese produttrici di calcestruzzo preconfezionato;

h) imprese addette agli impianti elettrici e telefonici;

i) imprese addette all’armamento ferroviario

l) imprese industriali degli enti pubblici, salvo il caso in cui

il capitale sia interamente di proprieta’ pubblica

m) imprese industriali e artigiane dell’edilizia e affini;

n) imprese industriali esercenti l’attivita’ di escavazione e/o

lavorazione di materiale lapideo;

o) imprese artigiane che svolgono attivita’ di escavazione e di

lavorazione di materiali  lapidei,  con  esclusione  di  quelle  che

svolgono tale attivita’ di lavorazione in laboratori con strutture e

organizzazione distinte dalla attivita’ di escavazione.

 

 

2 .Lavoratori beneficiari e requisiti soggettivi

 Gli artt 1 e 2 del dec.lvo 148/15 prevedono  i lavoratori destinatari del trattamento di integrazione salariale ordinario    e  stabiliscono  i requisiti soggettivi che devono sussistere in capo al lavoratore per accedere al trattamento.

In particolare si dispone  che i trattamenti di integrazione salariale ordinaria possono essere concessi ai lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato(operai,impiergati e quadri,) ivi compresi gli apprendisti con  rapporto di apprendistato professionalizzante ,sempre che alla data di presentazione della relativa domanda di concessione i lavoratori abbiano un’anzianità di effettivo lavoro di almeno 90 giorni presso l’unità produttiva.

Invece ,si  conferma che sono esclusi: i dirigenti  ,  i lavoratori a domicilio ed i  i lavoratori con  rapporto  di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di  istruzione  secondaria  superiore  e  il certificato di specializzazione tecnica superiore ed infine i lavoratori con  rapporto di  di apprendistato di alta formazione e ricerca.

 

2.1.ESTENSIONE   CIG AGLI APPRENDISTI

 

2.1.1.Tipologie cig applicabile apprendisti professionalizzanti

Una novità introdotta dalla riforma è l’estensione della platea di beneficiari che, dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo, ricomprende anche i lavoratori con contratto di apprendistato professionalizzante con le seguenti specificità:

– gli apprendisti alle dipendenze di imprese che possono accedere alle integrazioni salariali ordinarie, sono destinatari esclusivamente dei trattamenti di integrazione salariale ordinaria;

– gli apprendisti alle dipendenze di imprese che possono accedere alle soleintegrazioni salariali straordinarie, saranno destinatari di tale trattamento ma limitatamente al caso in cui l’intervento sia stato richiesto per la causale di crisi aziendale (art. 21, co. 1, lett. B);

– gli apprendisti alle dipendenze di imprese che possono accedere alle integrazioni salariali sia ordinarie che straordinarie, sono destinatari esclusivamente dei trattamenti di integrazione salariale ordinaria.

2.1.2.Prolungamento durata apprendistato professionalizzante per cigo

In ragione della finalità anche formativa del contratto di apprendistato, è stabilito che, alla ripresa dell’attività lavorativa a seguito di sospensione o riduzione dell’orario di lavoro, il periodo di apprendistato sia prolungato in misura equivalente all’ammontare delle ore di integrazione salariale fruite.

 

Per la disciplina attuativa dell’estensione dell’obbligo contributivo CIGO/CIGS ai lavoratori con contratto di apprendistato professionalizzante e del regime contributivo addizionale, l’Istituto  ha fornito apposite istruzioni con   Messaggio INPS numero 24 del 05-01-2016    nell’ambito del quale ha fissato, fra l’altro, le modalità di conguaglio della contribuzione dovuta nei mesi decorsi dall’entrata in vigore del d.lgs. n. 148/2015 e  sono stati previsti    gli adeguamenti da apportare alla vigente struttura delle dichiarazioni contributive.  professionalizzante.

 

3.ANZIANITÀ AZIENDALE   EFFETTIVO LAVORO

Altra importante novità riguarda il requisito soggettivo dell’anzianità di effettivo lavoro previsto dall’art. 1 comma 2, cioè l’anzianità di almeno 90  giorni alla data di presentazione della domanda presso l’unità produttiva per la quale è richiesto il trattamento.

La riforma innova il suddetto requisito sia per quanto riguarda il concetto di anzianità che il relativo campo di applicazione.

L’anzianità richiesta, infatti, è di “effettivo lavoro”: si tratta quindi delle giornate di effettiva presenza al lavoro a prescindere dalla loro durata oraria.

In analogia con quanto disposto dall’art. 16, co. 1, L. 223/91, sono compresi al suddetto fine i periodi di sospensione dal lavoro derivanti da ferie, festività e infortuni e, in applicazione degli indirizzi emersi dalla giurisprudenza, anche i periodi di maternità obbligatoria.(In senso conforme ved.circ.mlps n.24/15 per cigs)

Pertanto ,alla luce del chiarimento INPS e MLPS circa tale aspetto , non sono da conteggiare nel lavoro effettivo eventuali giorni di mancata presenza al lavoro causati da malattia , infortunio sul lavoro, permessi e congedi fruiti dal lavoratore , coniuge convivente, genitore, figlio convivente, fratello o sorella convivente di soggetto con handicap in situazione di gravità

Per quanto riguarda il campo di applicazione, per il carattere generale del principio di anzianità di effettivo lavoro, questo requisito si applicherà per la prima volta anche alle integrazioni salariali ordinarie.

In caso di trasferimento d’azienda ai sensi dell’art. 2112 C.C., conservando il lavoratore tutti i diritti che discendono dal rapporto di lavoro precedentemente instaurato col cedente, ai fini della verifica della sussistenza del requisito dell’anzianità di lavoro dei 90 giorni, si terrà conto anche del periodo trascorso presso l’imprenditore alienante.

È previsto infine che, nel caso in cui il lavoratore sia addetto ad un’attività appaltata e nel corso dell’appalto passi alle dipendenze di un’altra impresa (subentrante nell’appalto), l’anzianità dei 90 giorni si calcola tenendo conto di tutto il periodo durante il quale il lavoratore è stato impiegato nell’attività appaltata, a prescindere quindi dal fatto che vi sia stato un mutamento del datore di lavoro

 

3.1.Esclusione requisito  anzianita’ anziendale 90 gg.

Il  comma 2 dell’art. 1 del decrerto legvo 148/15   prevede un’eccezione al  principio generale circa il possesso  da parte dei lavoratori presso l’unita’ produttiva per la quale e’ richiesto il trattamento, un’anzianita’ di effettivo lavoro di almeno novanta giorni alla data di presentazione della relativa domanda di concessione.

Infatti, il predetto comma 2  per le sole domande relative ai trattamenti di cassa integrazione ordinaria  determinati  da eventi oggettivamente non evitabili(Esempio:mancanza di scorte,interruzione  fornitura energia elettrica,ordine di sospensione dell’attività per ragioni sanitarie,occupazione dell’azienda da parte di disoccupati,eventi naturali-terremoti,alluvioni o maltempo nelle lavorazioni all’aperto ) sino al 31.12.2015   per il  solo   settore industriale, comprese anche le imprese industriali dell’edilizia e affini e le imprese industriali di escavazione e lavorazione di materiali lapidei,  ha  escluso  per i lavoratori il  requisito dei 90 giorni di anzianità.

Dall’ 1.1.2016  ,a  seguito dell’ approvazione della legge di stabilita’ n.208/2015 ,in vigore   ,pero’ la situazione  di cui sopra è mutata ,  nel senso che è intervenuto il    superamento  di quella  che veniva ritenuta un’ingiustificata   disparita’ di trattamento,  poiché   il comma 308 dell’articolo unico del  richiamato provvedimento  legioslativa   afferma:”All’articolo 1 ,comma 2,secondo periodo,del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, le parole: «nel settore industriale» sono soppresse”

Pertanto,dall’1.1.2016, si  prevede che il rispetto del requisito dell’anzianità lavorativa effettiva di almeno 90 giorni nell’umita’ produttiva aziendale interessata dalla cigo   è escluso per eventi oggettivamente non evitabili in tutti i settori e non   solo nel settore industriale, come  prima  previsto  dall’articolo 1, comma 2, del D.Lgs. 148/2015 .

 

4.Causali per l’integrazione salariale ordinaria

Un unico criterio caratterizza pure la regolamentazione delle causali per l’integrazione salariale ordinaria ,vale a dire che  il decreto delegato recita che ai dipendenti di tutte le imprese elencate sopra al numero 1.1 ,in caso di sospensione dal lavoro ovvero di prestazioni di lavoro a orario ridotto ,è corrisposta l’integrazione salariale ordinaria nei seguenti casi

  1. a) situazioni aziendali dovute a eventi transitori e non imputabili all’impresa o ai dipendenti,incluse le intemperie stagionali
  2. b) situazioni temporanee di mercato   ( “mancanza di lavoro, di ordini o commesse ,  esaurimento della disponibilità del magazzino”, “saturazione delle scorte”) ,compresi gli eventi oggettivamente non  evitabili, in quanto non prevedibili ed estranei al normale rischio d’impresa (Esempio:mancanza di scorte,interruzione  fornitura energia elettrica,ordine di sospensione dell’attività per ragioni sanitarie,occupazione dell’azienda da parte di disoccupati,eventi naturali-terremoti,alluvioni o maltempo nelle lavorazioni all’ aperto)

 

5)Contribuzione ordinaria per CIGO  

Si   prevedono   le seguenti aliquote per il contributo ordinario a carico delle imprese:

-1,70 per cento della retribuzione imponibile ai fini previdenziali per i dipendenti delle imprese industriali che occupano fino a 50 dipendenti( nella previgente normativa:contributo pari a 1,90%, per le aziende fino a 50 addetti nell’anno solare precedente e  2,20%, per le aziende con più di 50 addetti nell’anno solare precedente.;

-2,00 per cento della retribuzione imponibile ai fini previdenziali per i dipendenti delle imprese industriali che occupano oltre 50 dipendenti ( nella previgente normativa: contributo pari al 2,20%, per le aziende con più di 50 addetti nell’anno solare precedente;

-4,70 per cento della retribuzione imponibile ai fini previdenziali per gli operai delle imprese dell’ industria e dell’artigianato edile( nella precedente normativa il contributo era pari al 5,2% )

-3,30 per cento della retribuzione imponibile ai fini previdenziali per gli operai delle imprese dell’ industria e artigianato lapidei;(in precedente normativa il  contributo era pari a 3,70%)

-1,70 per cento della retribuzione imponibile ai fini previdenziali per gli impiegati e quadri delle imprese dell’ industria artigianato edile e lapidei che occupano fino a 50 dipendenti ( in precedente normativa contributo era pari a 1,90)

-2,00   per   cento   della   retribuzione imponibile   ai   fini previdenziali   per   gli   impiegati   e quadri   delle   imprese dell’industria e artigianato edile e lapidei che occupano oltre 50 dipendenti (precedente normativa contributo pari a 2.20)

6.Determinazione limite dipendenti ai fini del contributo

Vengono semplificate rispetto alla normativa vigente le modalità di computo del limite dimensionale in base al quale è dovuto il contributo ordinario accogliendo in norma la prassi operativa corrente.

Infatti si stabilisce che:

1.Il limite anzidetto è determinato, con effetto dal 1 gennaio di ciascun anno, sulla base del numero medio di dipendenti in forza nell’anno precedente dichiarato dall’impresa.

2.Per le imprese costituite nel corso dell’anno solare si fa riferimento al numero di dipendenti alla fine del primo mese di attività.

3.L’impresa è tenuta a fornire all’INPS apposita dichiarazione al verificarsi di eventi che, modificando la forza lavoro in precedenza comunicata, influiscano ai fini del limite di cui al comma sopra  Agli effetti  in parola sono da comprendersi nel calcolo tutti i lavoratori, compresi i lavoratori a domicilio e gli apprendisti, che prestano la propria opera con vincolo di subordinazione sia all’interno che all’esterno dell’azienda.

8.Contributo addizionale per cigo

A carico delle imprese che presentano domanda di integrazione salariale ordinaria è stabilito  il  contributo addizionale in misura pari :

a) al  9 per cento della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate, relativamente ai periodi di integrazione salariale ordinaria o straordinaria fruiti all’interno di uno o più interventi concessi sino a un limite complessivo di 52 settimane in un quinquennio mobile;

b) al 12 per cento oltre il limite di cui alla lettera a)e sino a 104 settimane in un quinquennio mobile;

c) al 15 per cento oltre il limite di cui alla lettera b),in un quinquennio mobile.

Si ricorda che nelle previgente normativa la misura del contributo addizionale   era previsto come segue:

-Industria in genere:

  • fino a 50 dipendenti: 4%
  • oltre 50 dipendenti: 8%

Industria edile e lapidea (indipendentemente dalla dimensione): 5%

Risulta confermato ,come nella disciplina previgente che il contributo addizionale non è dovuto per gli interventi concessi per eventi oggettivamente non evitabili.

9)Informazione e consultazione sindacale

 Il decreto delegato in esame disciplina la procedura di informazione e consultazione sindacale  da realizzare prima  dell’accesso al trattamento CIGO , in cui e’  presente qualche aggiustamento procedurale rispetto alla regolamerntazione precedente.

Infatti ,si dispone che:

  1. Nei casi di sospensione o riduzione dell’attività produttiva, l’impresa è tenuta a comunicare preventivamente alle rappresentanze sindacali aziendali o alla rappresentanza sindacale unitaria, ove esistenti, o in mancanza alle articolazioni territoriali delle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, le cause di sospensione o di riduzione dell’orario di lavoro, l’entità e la durata prevedibile, il numero dei lavoratori interessati.
  2. A tale comunicazione segue, su richiesta di una delle parti (azienda ovvero rappresentanze sindacali), un esame congiunto della situazione avente a oggetto la tutela degli interessi dei lavoratori in relazione alla crisi dell’impresa.
  3. L’intera procedura deve esaurirsi entro 25 giorni dalla data della comunicazione di cui al al n.1), ridotti a 10 per le imprese fino a 50 dipendenti.
  4. Nei casi di eventi oggettivamente non evitabili ,che rendano non differibile la sospensione o la riduzione dell’attività produttiva, l’impresa è tenuta a comunicare ai soggetti di cui al n.1) la durata prevedìbile della sospensione o riduzione e il numero dei lavoratori interessati. Quando la sospensione o riduzione dell’orario di lavoro sia superiore a sedici ore settimanali si procede, a richiesta dell’impresa o dei soggetti di cui al n.1), da presentarsi entro tre giorni dalla comunicazione    ,  a un esame congiunto   in ordine alla ripresa della normale attività produttiva e ai criteri di distribuzione degli orari di lavoro. La procedura deve esaurirsi entro i cinque giorni successivi a quello della richiesta.
  5. Per le imprese dell’industria e dell’artigianato edile e dell’industria e dell’artigianato lapidei, le disposizioni di cui ai commi precedenti si applicano limitatamente alle richieste di proroga dei trattamenti con sospensione dell’attività lavorativa oltre le 13 settimane continuative.
  6. All’atto della presentazione della domanda di concessione di integrazione salariale deve essere data comunicazione dell’esecuzione degli adempimenti di cui al presente articolo.ed occorrera’ attendere che siano forniti le indicazioni operative da parte dell’Inps per verificare se occorrera’ o meno allegare all’istanza on line la documentazione circa l’intervenuta consultazione sindacale o sara sufficiente comunicare nell’istanza di aver rispettato o le norme circa la consultazione sindacale

Nota Bene

Per quanto riguarda la preventiva fase di informazione e consultazione sindacale la riforma non prevede innovazioni sostanziali.

Si segnala tuttavia che l’art. 14 comma 1 della riforma, non richiama esplicitamente l’associazione territoriale cui l’impresa aderisce in materia di consultazione aziendale.

Si ritiene che pur nella nuova formulazione la norma non precluda all’impresa  di conferire mandato alle associazioni territoriali in base ai principi generali di rappresentanza.

 

10.Procedimento richiesta integrazione salariale ordinaria

L’art. 15  del  decreto disciplina il procedimento amministrativo e istruttorio curato dall’INPS per l’ammissione al trattamento ,prevedendo  che:

1.Per l’ammissione al trattamento ordinario di integrazione salariale, l’impresa presenta in via telematica all’INPS domanda di concessione nella quale devono essere indicati: la causa della sospensione o riduzione dell’orario di lavoro e la presumibile durata, i nominativi dei lavoratori interessati e le ore richieste.

Tali informazioni sono inviate dall’INPS ai Centri per l’impiego ai fini delle attività di cui all’arte 8,secondo cui :”  I lavoratori beneficiari di integrazioni salariali per i quali è programmata una sospensione o riduzione superiore al 50 per cento dell’orario di lavoro, calcolato in un periodo di 12 mesi, sono convocati dai Centri per l’impiego per la stipula di un patto di servizio personalizzato

2.La domanda deve essere presentata entro il termine di 15 giorni dall’inizio della sospensione o riduzione dell’attività lavorativa.

3.Qualora la domanda venga presentata dopo il termine indicato nel n. 2, l’eventuale trattamento di integrazione salariale non potrà aver luogo per periodi anteriori di una settimana rispetto alla data di presentazione , quindi ,si applica la medesima conseguenza della precedente disciplina della cigo

3.Qualora dalla omessa o tardiva presentazione della domanda derivi a danno dei lavoratori la perdita parziale o totale del diritto all’integrazione salariale, l’impresa è tenuta a corrispondere ai lavoratori stessi una somma di importo equivalente all’integrazione salariale non percepita.

11.Concessione della Cigo

 L’articolo 16  del provvedimento  in esame  contiene un’importante novità rispetto alla competenza e al procedimento istruttorio per la concessione delle integrazioni salariali ordinarie.

Vale a dire che , anche nell’ottica di una semplificazione delle  procedure, a decorrere dal 1° gennaio 2016, le integrazioni salariali ordinarie  sono  concesse dalla sede dell’INPS territorialmente competente , attenendosi ai criteri previsti dal decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali N. 95442 del 15.4.2016

Pertanto ,dall’1.1.2016 , ,sono   decaduti ope legis gli organi collegiali ,cui   le specifiche normative affidavano la valutazione e decisione sulle istanze di cigo.

 12.Durata integrazione salariale

12.1. Durata  Cigo

   In materia di durata dell’intervento della cigo ,  e’ stabilito che  

a) le integrazioni salariali ordinarie sono corrisposte fino a un periodo massimo di 13 settimane continuative, prorogabile trimestralmente fino a un massimo complessivo di 52 settimane.

b)qualora l’impresa abbia fruito di 52 settimane consecutive di integrazione salariale ordinaria, una nuova domanda può essere proposta per la medesima unità produttiva per la quale l’integrazione è stata concessa, solo quando sia trascorso un periodo di almeno 52 settimane di normale attività lavorativa.

c)l’integrazione salariale ordinaria relativa a più periodi non consecutivi non può superare complessivamente la durata di 52 settimane in un biennio mobile

d)  agli interventi determinati da eventi oggettivamente non evitabili,( in quanto non prevedibili ed estranei al normale rischio d’impresa (Esempio:mancanza di scorte,interruzione  fornitura energia elettrica,ordine di sospensione dell’attività per ragioni sanitarie,occupazione dell’azienda da parte di disoccupati,eventi naturali-terremoti,alluvioni o maltempo nelle lavorazioni all’aperto) non si applica sia la disposizione per cui ,”qualora l’impresa abbia fruito di 52 settimane consecutive di integrazione salariale ordinaria, una nuova domanda può essere proposta per la medesima unità produttiva per la quale l’integrazione è stata concessa, solo quando sia trascorso un periodo di almeno 52 settimane di normale attività lavorativa”,sia  quella secondo cui “l’integrazione salariale ordinaria relativa a più periodi non consecutivi non può superare complessivamente la durata di 52 settimane in un biennio mobile”;.

e)tuttavia  la deroga ai limiti di durata per eventi oggettivamente non evitabili prevista nella lettera d) non si applicano alla durata dei trattamenti richiesti dalle seguenti imprese :

1)imprese industriali e artigiane dell’edilizia e affini;

2)imprese industriali esercenti l’attività di escavazione e/o lavorazione di materiale lapideo;

3)imprese artigiane che svolgono attività di escavazione e di lavorazione di materiali lapidei, con esclusione di quelle che svolgono tale attività di lavorazione in laboratori con strutture e organizzazione distìnte dalla attività di escavazione.

f)con riferimento a tutti i lavoratori dell’unità produttiva mediamente occupati nel semestre precedente la domanda di concessione dell’integrazione salariale , entro  i limiti di durata  ,così come definiti nelle precedenti lettere ,  le  ore di integrazione salariale ordinaria che possono essere autorizzate non devono essere   eccedenti il limite di un terzo delle ore ordinarie lavorabili nel biennio mobile :

g)con riferimento all’unità produttiva oggetto di sospensione o riduzione dell’orario di lavoro, nella domanda di concessione dell’integrazione salariale l’impresa comunica il numero dei lavoratori mediamente occupati nel semestre precedente, distinti per orario contrattuale,quindi distinti  non solo  tra   tempo pieno e part time ,ma, per quest’ultimo , anche in base al numero di ore dei singoli contratti  di lavoro dei dipendenti

Ai fini del calcolo di durata della cigo ,si applica la circolare n. 58 del 20 aprile 2009 – Inps ,che stabilisce il criterio di calcolo della settimana integrabile computata a giorni.

 

12.2 .Durata massima complessiva(CIGO+CIGS)

In applicazione dei principi della legge delega, sono stati rivisti i limiti massimi di durata degli interventi di integrazione salariale.

Rilevante novità è la previsione, all’art. 4, di un limite massimo complessivo, posto che per ciascuna unità produttiva, la somma dei trattamenti ordinari e straordinari di integrazione salariale autorizzati non può superare la durata massima complessiva di 24 mesi in un quinquennio mobile.

Ai fini del calcolo della durata massima complessiva delle integrazioni salariali i trattamenti richiesti prima dell’entrata in vigore del presente decreto si computano per la sola parte del periodo autorizzato successiva a tale data (art. 44, co. 2).

Per controllare il limite anzidetto nell’ambito del quinquennio “mobile” si procederà in modo analogo a quanto già in uso relativamente al biennio mobile della CIGO:ossia ,si considererà la prima settimana oggetto di richiesta di prestazione e, a ritroso, si valuteranno le 259 settimane precedenti (cosiddetto quinquennio mobile). Se in tale arco temporale saranno già state autorizzate 104 settimane (pari cioè a 24 mesi) non potrà essere riconosciuto il trattamento richiesto, fatto salvo quanto disposto dall’art.22, comma 5. ,che recita:”Ai fini del calcolo della  durata  massima  complessiva  della integrazione salariale  , la durata dei trattamenti per la causale  dicontratto di solidarieta’ viene computata nella  misura  della  meta’per la parte non eccedente i 24  mesi  e  per  intero  per  la  parteeccedente. Tale conteggio si riproporrà per ogni ulteriore settimana di integrazione salariale richiesta.

Si precisa, altresì, che ai soli fini della verifica della durata massima(CIGO+CIGS) d il sistema di osservazione del quinquennio mobile non prenderà in considerazione periodi anteriori al 24 settembre 2015.

Esempi:

 

  • 12 mesi di CIGO+12 mesi di CIGS (es. riorganizzazione): ok 24 mesi
  • 12 mesi di CIGO+24 mesi di CDS (Contratto di Solidarietà): ok 36 mesi
  • 12 mesi di CIGS (es. crisi)+24 mesi di CDS: ok 36 mesi
  • 36 mesi di CDS: ok
  • 6 mesi di CIGO+12 mesi di CDS: possibili altri 12 mesi di CIGS oppure altri 18 mesi di CDS

 

Per le imprese del settore edilizia e le imprese che svolgono attività di escavazione e di lavorazione di materiali lapidei, la durata massima complessiva della cassa ordinaria e straordinaria è stabilita in 30 mesi per ciascuna unità produttiva

12.3 RIEPILOGO LIMITI DURATA CIGO E REGIME INTERTEMPORALE

Nel voler effettuare un riepilogo dei  limiti di durata CIGOsi evidenzia inoltre che, oltre i suddetti limiti, sussiste anche il limite generale di durata massima complessiva di cui all’art. 4 e quindi, riassumendo, i periodi di CIGO autorizzati dovranno rispettare contemporaneamente le seguenti condizioni:

–      non superamento delle 52 settimane di CIGO nel biennio mobile;

–      ore di CIGO autorizzate non eccedenti il limite di un terzo delle ore ordinarie lavorabili nel biennio mobile, con riferimento a tutti i lavoratori dell’unità produttiva mediamente occupati nel semestre precedente la domanda;

–      non superamento di 24 (o 30 per il settore edile) mesi nel quinquennio mobile considerati anche eventuali periodi di integrazioni salariali straordinarie. A tal riguardo si evidenzia che l’art. 44, co. 2, prevede che i trattamenti richiesti prima dell’entrata in vigore del presente decreto si computano per la sola parte del periodo autorizzato successiva a tale data.

Esempi di calcolo in base alla data di presentazione dell’istanza e al periodo autorizzato

A) domanda CIGO presentata il 14.9.2015

Periodo autorizzato: 31.8.2015/31.10/2015

– limite delle 52 settimane nel biennio mobile: l’intero periodo rientra nel computo

– limite dei 24 mesi nel quinquennio mobile: rientra nel computo solamente il periodo dal 24.9.2015

– limite di 1/3 delle ore lavorabili nel biennio mobile: non si considerano le ore autorizzate per l’intero periodo.

B) domanda CIGO presentata il 28.9.2015

Periodo autorizzato: 31.8.2015/31.10/2015

– limite delle 52 settimane nel biennio mobile: l’intero periodo rientra nel computo

– limite dei 24 mesi nel quinquennio mobile: rientra nel computo solamente il periodo dal 24.9.2015

– limite di 1/3 delle ore lavorabili nel biennio mobile: si considerano le ore autorizzate relative al periodo 24.9.2015/31.10.2015.

13.Misura delle integrazioni salariali ordinarie (art. 3)

L’art. 3, relativo alla misura del trattamento di integrazione salariale, conferma quanto già previsto dalla precedente normativa riassumendo in un unico articolo una serie di disposizioni contenute in vari provvedimenti normativi stratificatisi nel tempo e contestualmente abrogati dall’attuale decreto legislativo.

Pertanto ,il trattamento di integrazione salariale ammonta all’80 per cento della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate, comprese fra le ore zero e il limite dell’orario contrattuale.

L’orario contrattuale può dunque essere anche superiore a 40 ore settimanali, fermi restando ovviamente i relativi limiti di legge.

L’importo del trattamento è soggetto alle disposizioni di cui all’articolo 26 della legge 28 febbraio 1986, n. 41, e non può superare per l’anno 2016 gli importi massimi mensili seguenti, rimarcando che   l’indice da prendere in considerazione è stato negativo e la legge prevede che per questo calcolo l’indice non può essere negativo, ,pertanto   sulla base di questo principio gli importi sotto elencati  sono rimasti  invariati rispetto.a quelli del 2015 ,precisando  che essi vanno comunque rapportati alle ore di integrazione salariale autorizzate :

 Trattamenti di integrazione salariale

Trattamenti di integrazione salariale
Retribuzione (euro) Tetto Importo lordo (euro) Importo netto (euro)
Inferiore o uguale a 2.102,24 Basso  971,71  914,96
Superiore a 2.102,24 Alto  1.167,91 1.099,70 

 

Trattamenti di integrazione salariale – settore edile (intemperie stagionali)
Retribuzione (euro) Tetto Importo lordo (euro) Importo netto (euro)
Inferiore o uguale a 2.102,24 Basso  1.166,05  1.097,95
Superiore a 2.102,24 Alto  1.401,49    1.319,64 

 

Con effetto dal 1° gennaio di ciascun anno, a decorrere dall’anno 2017, gli importi del trattamento di cui  sopra , nonché la retribuzione mensile di riferimento di cui alle medesime lettere, sono aumentati nella misura del 100 per cento dell’aumento derivante dalla variazione annuale dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e impiegati.

 

 

Si rinvia all’ Allegato N.1 della circ.inps n.197/15 circa l’algoritmo di calcolo delle integrazioni salari

 

14.Nozione di Unità produttiva

Il principio generale sul limite di durata massima delle fruizioni di integrazione salariale si fonda sul concetto di unità produttiva.

Questo concetto organizzativo è adottato dal decreto legislativo 148 come parametro di riferimento per la valutazione di importanti requisiti e limiti che in estrema sintesi, si ritiene utile riepilogare. Il decreto legislativo utilizza la nozione di unità produttiva:

– per definire il requisito soggettivo dell’anzianità di effettivo lavoro di almeno novanta giorni;

– per calcolare, con riferimento alla CIGO, i tre limiti temporali massimi concomitanti di utilizzo dell’ammortizzatore sociale (limite del quinquennio mobile, limite delle 52 settimane nel biennio, limite di un terzo delle ore lavorabili);

– per definire, in base ai suddetti limiti temporali, l’incremento del contributo addizionale;

– per radicare la competenza delle sedi INPS per la trattazione delle istanze.

Pertanto ,sono stati forniti dall’Inps  alcuni elementi e indici che possano indentificare, nell’assetto complessivo di un’impresa, la presenza di una unità produttiva, attraverso anche le disposizioni e le prassi già in uso.

L’unità produttiva si identifica con la sede legale, gli stabilimenti, le filiali e i laboratori distaccati dalla sede, che abbiano una organizzazione autonoma. Costituiscono indice dell’organizzazione autonoma lo svolgimento nelle sedi, stabilimenti, filiali e laboratori distaccati, di un’attività idonea a realizzare l’intero ciclo produttivo o una sua fase completa, unitamente alla presenza di lavoratori in forza in via continuativa.

Quindi l’unità produttiva deve essere funzionalmente autonoma, caratterizzata per la sua sostanziale indipendenza tecnica: in essa deve essere svolto e concluso il ciclo relativo ad una frazione o ad un momento essenziale dell’attività produttiva aziendale (Cass. 22.4.2010, n. 9558; Cass. 22.3.2005, n. 6117; Cass. 6.8.2003, n. 11883; Cass. 9.8.2002, n. 12121; Cass. 20.7.2001, n. 9881).

Non sono da ricomprendersi, pertanto, nella definizione di unità produttiva i cosiddetti cantieri temporanei di lavoro, quali, ad esempio, quelli per l’esecuzione di lavori edili di breve durata e/o per l’installazione di impianti.

Sul piano operativo, la comunicazione dei dati identificativi dell’unità produttiva va effettuata avvalendosi delle apposite procedure telematiche disponibili sul sito internet dell’Istituto, accedendo alla funzione “Comunicazione unità operativa/Accentramento contributivo” dei “Servizi per aziende e consulenti” (sezione “Aziende, consulenti e professionisti”).

Il numero progressivo dell’unità produttiva rilasciato dall’Istituto dovrà essere obbligatoriamente indicato nell’elemento <UnitaOperativa> della sezione <Dati Individuali> del flusso UniEmens.

Nell’ipotesi in cui vi sia un’unica unità produttiva, coincidente con la sede legale, il valore da riportare nell’apposito campo sarà uguale a “0” (zero).

A partire dalla data di emanazione della circolareInps  n.197 del 2.12.2015 , pertanto, l’apertura di Unità produttiva dovrà essere valorizzata nell’elemento <UnitaOperativa> sulla base delle indicazioni contenute nella medesima  circolare e sarà aggiornata in tal senso la descrizione del suddetto campo nel manuale di compilazione Uniemens e nell’allegato tecnico. Risulta, pertanto, superata ogni diversa indicazione fornita al riguardo.

Sarà cura dei datori di lavoro verificare ed eventualmente aggiornare il censimento delle unità produttive e dei lavoratori distribuiti presso le unità produttive, ai fini della nuova valorizzazione dell’elemento <UnitaOperativa>.

Il censimento delle unità produttive, da parte dei datori di lavoro, sarà oggetto di controllo da parte degli Operatori delle Strutture territoriali.

In fase di prima applicazione, in attesa della completa implementazione delle modifiche sopra descritte, ai fini della istruttoria delle nuove istanze, si considerano Unità produttive quelle dichiarate dall’azienda nella domanda di concessione della CIG.

Con successivo messaggio saranno fornite le istruzioni della completa gestione delle unità produttive, dal censimento, alla validazione e all’esposizione nelle domande di concessione della CIG e dei flussi UNIEMENS.

 

 15.Contribuzione figurativa (art. 6)

Viene confermato che i periodi di sospensione o riduzione dell’orario di lavoro per i quali è ammessa l’integrazione salariale danno diritto all’accredito della contribuzione figurativa e sono riconosciuti utili per il conseguimento del diritto alla pensione anticipata o di vecchiaia e per la relativa misura. Per detti periodi la contribuzione figurativa si calcola sulla base della retribuzione globale cui si riferisce l’integrazione salariale.

 

16 .Modalità di erogazione e termine per i conguagli e il rimborso delle prestazioni (art. 7)

Come già in passato, di regola, viene stabilito che il pagamento delle integrazioni salariali venga effettuato dall’impresa ai dipendenti aventi diritto, alla fine di ogni periodo di paga. L’impresa provvederà a porre a conguaglio l’importo anticipato nella denuncia contributiva mensile. In caso di cessazione di attività l’azienda potrà richiedere il rimborso mediante l’invio di un flusso UNIEMENS regolarizzatore riferito all’ultimo mese di attività.

Per i trattamenti richiesti a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo o, se richiesti antecedentemente, non ancora conclusi entro tale data, viene introdotto un termine di decadenza pari a 6 mesi, dalla fine del periodo di paga in corso alla scadenza del termine di durata della concessione o dalla data del provvedimento di concessione se successivo, entro il quale sono ammessi il conguaglio (data presentazione UNIEMENS) o la richiesta di rimborso delle integrazioni corrisposte ai lavoratori.

Per i trattamenti già autorizzati il cui periodo di integrazione salariale si conclude prima della data di entrata in vigore del decreto legislativo, i sei mesi decorrono dalla data di entrata in vigore dello stesso.

Per “provvedimento di concessione” si intende la delibera dell’INPS territorialmente competente per quanto riguarda le integrazioni salariali ordinarie, . A tal riguardo, si sottolinea che ad ogni istanza di CIGO  , da parte delle sede INPS, un’unica autorizzazione relativa all’intero periodo per ogni unità produttiva interessata.

Tale nuova previsione di decadenza rende pertanto non più attuali i chiarimenti diramati dall’Istituto con circ. n. 155/2002, punto 1, e mess. n. 49 del 15.1.2003.

Entrata in vigore del decreto: 24/09/2015

Esempio 1:

  • Periodo autorizzazione CIGO: dal 22/02/2016 al 07/04/2016
  • data delibera INPS: 15/04/2016
  • termine di decadenza: 31/10/2016
  • ultima denuncia utile per operare il conguaglio: competenza ottobre 2016
  • data decorrenza 6 mesi: 30/04/2016 (fine del periodo di paga in corso alla scadenza del termine di durata della concessione)

Esempio 2:

  • Periodo autorizzazione CIGO: dal 22/02/2016 al 07/04/2016
  • data delibera INPS: 09/05/2016
  • termine di decadenza: 10/11/2016
  • ultima denuncia utile per operare il conguaglio: competenza novembre 2016
  • data decorrenza 6 mesi: 09/05/2016 (data del provvedimento di concessione)

Esempio 3:

  • Periodo autorizzazione CIGO: dal 22/02/2015 al 07/04/2015
  • data delibera INPS: 20/07/2015
  • termine di decadenza 25/03/2016
  • ultima denuncia utile per operare il conguaglio: competenza marzo 2016
  • data decorrenza 6 mesi: 24/09/2015 (data di entrata in vigore del decreto legislativo)

In sintesi, i sei mesi decorrono dalla data posteriore tra:

 

–      data di entrata in vigore del decreto legislativo

–      data del provvedimento di concessione (delibera INPS o decreto CIGS)

–      fine del periodo di paga in corso alla scadenza del termine di durata della concessione.

Una volta intervenuto il termine decadenziale come sopra illustrato, il conguaglio a credito dell’azienda non sarà più operabile né su denunce ordinarie né su flussi di regolarizzazione.

 

Nel caso di serie e documentate difficoltà finanziarie dell’impresa, qualora la stessa abbia richiesto un trattamento ordinario d’integrazione salariale, la sede dell’INPS territorialmente competente potrà autorizzare il pagamento diretto al lavoratore, con il connesso assegno per il nucleo familiare, ove spettante Il pagamento diretto relativo alle integrazioni salariali ordinarie potrà essere ammesso solamente laddove vengano provate difficoltà finanziarie dell’impresa tramite la presentazione, alla competente sede INPS, della documentazione di cui all’ Allegato N.2 cic.Inps n.197/2015

Tale modalità di erogazione delle prestazioni può essere richiesta dall’azienda anche al momento della presentazione della domanda di CIG e stabilita nello stesso provvedimento di concessione, salvo ovviamente il successivo invio della relativa modulistica (mod. SR41).

I modelli SR41 devono essere trasmessi telematicamente all’Istituto; i medesimi modelli, in forma cartacea, devono essere fatti firmare dall’azienda ai lavoratori beneficiari delle prestazioni in quanto contengono dichiarazioni di responsabilità degli stessi in merito ai dati riportati. I moduli cartacei devono essere conservati dall’azienda.

Dalla data di pubblicazione della circolare n.19 del 2.12.2015, nel campo data di assunzione del quadro B del suddetto modello SR41, deve essere esposta la data di ingresso del lavoratore nell’unità produttiva ai fini della verifica del requisito di cui all’art. 1 comma 2.,riguardante  l’anzianita’ dieffettivo lavoro di almeno novanta giorni alla data di  presentazionedella  relativa  domanda  di  concessione ,ricordando che tale  condizione  non  e’necessaria  per  le  domande  relative  a  trattamenti  ordinari   di integrazione salariale per eventi oggettivamente  non  evitabili

.

 17.Condizionalità e politiche attive del lavoro (art. 8)

 

L’art. 8 stabilisce che i lavoratori beneficiari di integrazioni salariali per i quali è programmata una sospensione o riduzione superiore al 50 per cento dell’orario di lavoro calcolato in un periodo di 12 mesi, sono soggetti alle disposizioni di cui all’articolo 22 del decreto legislativo n. 150/2015 e a tal riguardo verrà creata un’apposita sezione in banca dati percettori (BDP) per la condivisione dei dati con le altre amministrazioni interessate. Infatti, i suddetti lavoratori, in base alla riforma, dovranno essere convocati dal centro per l’impiego per stipulare il patto di servizio personalizzato.

I commi 2 e 3 dell’art. 8 ripropongono le abrogate disposizioni (v. art. 46, co. 1 lett. L) di cui ai commi 4 e 5 dell’art. 8 L. 160/88 e quindi, come in passato, il lavoratore che svolga attività di lavoro autonomo o subordinato durante il periodo di integrazione salariale non ha diritto al trattamento per le giornate di lavoro effettuate. La giurisprudenza ha chiarito che il divieto di cumulo (esplicantesi secondo le varie forme dell’incumulabilità parziale o assoluta di cui alle casistiche in circ. 130/2010), si riferisce anche alle attività iniziate prima del collocamento del lavoratore in cassa integrazione.

Il lavoratore decade dal diritto all’integrazione salariale, qualora non provveda a dare tempestiva comunicazione alla sede territoriale INPS sullo svolgimento dell’attività lavorativa: a tal riguardo restano in vigore i chiarimenti forniti con circ. n. 75/2007 e n. 57/2014  riferiti all’abrogata disciplina (art. 8 co. 5, L. 160/88) il cui contenuto è stato, come detto, recepito nell’art. 8, comma 3, del decreto in oggetto.

Viene al riguardo riprodotta la disciplina semplificatoria che prevede come ai fini di tale comunicazione valgano le comunicazioni obbligatorie rilasciate direttamente dal datore di lavoro (v. circ. n. 57/2014 citata), la quale viene altresì estesa alle comunicazioni a carico delle imprese fornitrici di lavoro temporaneo (UNILAV SOMM), valide quindi anch’esse ai fini dell’assolvimento degli obblighi di comunicazione dello svolgimento di altra attività lavorativa durante le integrazioni salariali.

18 .CIGO in agricoltura

L’articolo 18 del dec.legvo 148/15 reca disposizioni particolari per le imprese del settore agricolo.

Infatti ,confermando le particolari disposizioni in materia , i si prevede che:

  1. Restano in vigore le disposizioni di cui agli articoli 8 e seguenti della legge 8 agosto 1972, n. 457, e successive modificazioni per quanto compatibili con il presente decreto ,fermo restando l’opportunitac di attendere le indicazioni Inps sulla prevista compasbilita’ tre precedenti e nuove disposizioni in materia di cigo in agricoltura
  2. Premesso che l’art.5 comma 3 del decreto in esame ,circa la misura della cigo , dispone che:”Agli effetti dell’integrazione le indennità accessorie alla retribuzione base, corrisposte con riferimento alla giornata lavorativa, sono computate secondo i criteri stabiliti dalle disposizioni di legge e di contratto collettivo che regolano le indennità stesse, ragguagliando in ogni caso ad ora la misura delle indennità in rapporto a un orario di otto ore” si segnala che il comma 2 dell’art.18 prevede la non applicazione di tale disposizione , limitatamente alla previsione di importi massimi delle prestazioni, ai trattamenti concessi per intemperie stagionali nel settore agricolo

19.Procedimento di presentazione della domanda e concessione

 Per quanto riguarda la preventiva fase di informazione e consultazione sindacale la riforma non prevede innovazioni sostanziali.

Si segnala tuttavia che l’art. 14 comma 1 della riforma, non richiama esplicitamente l’associazione territoriale cui l’impresa aderisce in materia di consultazione aziendale.

Si ritiene che pur nella nuova formulazione la norma non precluda all’impresa  di conferire mandato alle associazioni territoriali in base ai principi generali di rappresentanza.

Il procedimento di presentazione della domanda presenta, invece,  importanti  novità, destinate ad avere un significativo impatto operativo.

La domanda, infatti, in base all’art. 15, deve riportare, oltre alla causa della sospensione o riduzione dell’orario di lavoro e la presumibile durata, anche i nominativi dei lavoratori interessati e le ore richieste.

Circa i termini di presentazione dell’istanza all’INPS, è previsto il nuovo termine di 15 giorni dall’inizio della sospensione o riduzione dell’attività lavorativa. Nel computo del predetto termine, secondo i principi generali, si esclude il giorno iniziale. Se il giorno di scadenza è una festività, la stessa è prorogata di diritto al primo giorno seguente non festivo.

Circa il nuovo termine di presentazione di 15 giorni si veda anche il regime di decorrenza descritto al paragrafo 3.

L’istanza, da inviarsi in via esclusivamente telematica, deve quindi pervenire entro il suddetto termine: nei casi di tardiva presentazione l’eventuale trattamento di integrazione salariale non potrà aver luogo per periodi anteriori di una settimana rispetto alla data di presentazione (cioè dal lunedì della settimana precedente).

Qualora dalla omessa o tardiva presentazione della domanda derivi a danno dei lavoratori la perdita parziale o totale del diritto all’integrazione salariale, l’impresa è tenuta a corrispondere ai lavoratori stessi una somma di importo equivalente all’integrazione salariale non percepita.

Peraltro, i limiti interni fissati nell’ambito della revisione delle durate, che prescrivono di non superare, con l’autorizzazione, un terzo delle ore ordinarie lavorabili nel biennio mobile, e il controllo sull’anzianità lavorativa (v. art. 1), impongono informazioni dettagliate sui lavoratori dell’unità produttiva interessata dalla CIGO.

Pertanto, in  considerazione dell’immediata entrata in vigore del decreto, al fine di consentire alle aziende di poter presentare le domande senza soluzione di continuità, l’Istituto consente l’invio in allegato alla domanda di un file in formato CSV contenente le informazioni relative ai lavoratori precedentemente indicate.

Tale allegato, in via transitoria, potrà essere trasmesso anche successivamente all’invio della domanda e dovrà essere compilato rispettando lo schema dati pubblicato sul sito internet www.inps.it.

L’istruttoria dell’istanza da parte dell’Istituto potrà avere inizio, comunque, solamente dopo la ricezione del suddetto allegato.

Ciò al fine di consentire che  le istanze presentate dall’azienda siano complete, sin dalla data di entrata  in vigore del decreto  – per eventi successivi a tale data – dell’elenco dei lavoratori con i dati necessari in base alle innovazioni introdotte dalla riforma.

In particolare, in attesa dell’implementazione dei controlli automatizzati, la sede competente all’istruttoria dovrà verificare il requisito dell’anzianità di effettivo lavoro secondo i criteri descritti al par. 1.1), per quei lavoratori che, in base ai dati forniti col predetto tracciato, risultino avere un’anzianità nell’unità produttiva inferiore al semestre.

Circa il termine di presentazione delle istanze è considerato, in attesa dell’implementazione delle procedure informatiche, come data di decorrenza del trattamento il lunedì della prima settimana richiesta.

Qualora il primo giorno di sospensione non coincida con il lunedì, l’azienda, ai fini dell’osservanza dei termini perentori di presentazione dell’istanza, potrà indicare la diversa decorrenza con separata autocertificazione.

Altra importante novità riguarda la competenza a decidere circa la concessione delle integrazioni salariali ordinarie: infatti, anche nell’ottica di una semplificazione delle procedure, a decorrere dal 1° gennaio 2016, le integrazioni salariali ordinarie saranno concesse dalla sede dell’INPS territorialmente competente.

Pertanto, dalla suddetta data, i direttori di sede (o dirigente delegato) avranno l’esclusiva competenza circa la definizione delle istanze di CIGO. La fase istruttoria continuerà a seguire lo stesso iter e ad avvalersi delle medesime procedure già esistenti.

È demandata ai  criteri previsti dal decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali N. 95442 del 15.4.2016,la valutazione e decisione delle domande di cig aricola da parte delle strutture Inmps territoriali e l’abolizione ope legis della precedente Commissione istituita ed operante in materia

 20.Ricorsi Amministrativi

Per quanto riguarda la competenza circa i ricorsi amministrativi e il relativo iter procedurale, nulla è innovato dall’art. 17,secondo cui:” Avverso il provvedimento di rigetto della domanda di trattamentodi integrazione salariale e’ ammesso  ricorso,  entro  trenta  giorni dalla  comunicazione  da  parte  dell’INPS,  al   comitato   di   cuiall’articolo 25 della legge n. 88 del 198

21.Nuova versione del tracciato CSV relativo ai lavoratori dell’unità produttiva

Facendo seguito al messaggio 5919 del 24 settembre, alla circolare inps n.197/12 risulta unito l’ Allegato N.3 , contenente ) una nuova versione del tracciato CSV relativo ai lavoratori dell’unità produttiva che sostituisce la precedente versione dello stesso. Tali dati dei lavoratori dell’unità produttiva forniti dall’azienda richiedente la CIGO, saranno utili per il calcolo del limite di cui all’art. 12 comma 5, secondo l’algoritmo di calcolo esposto in calce al tracciato stesso. una nuova versione del tracciato CSV relativo ai lavoratori dell’unità produttiva che sostituisce la precedente versione dello stesso. Tali dati dei lavoratori dell’unità produttiva forniti dall’azienda richiedente la CIGO, saranno utili per il calcolo del limite di cui all’art. 12 comma 5, secondo l’algoritmo di calcolo esposto in calce al tracciato stesso.

22.Disposizioni relative cigo abrogate

L’art.46 del dec.legvo n.148/2015 ,in vigiore dal 24.9.2015 ,  riporta  le disposizioni legislative in materia di integrazioni salariali abrogate ,che di seguito si elencano

1) abrogazione dalla entrata in vigore del  dec.legvo  :

  1. a) il decreto legislativo luogotenenziale 9 novembre 1945, 

788 , relativo alla istituzione della Cassa per l’integrazione dei guadagni degli operai dell’industria e disposizioni transitorie a favore dei lavoratori dell’industria dell’Alta Italia (G.U. 27 dicembre 1945, n. 155).)

  1. b) il decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato  12

agosto 1947, n. 869  ,riguardante Nuove disposizioni sulle integrazioni salariali. (GU n.210 del 12-9-194)

  1. c) la legge 3 febbraio 1963, n. 77 ,riguardante Disposizioni in favore degli operai dipedenti dalle aziende industriali dell’edilizia e affini in materia di integrazione salariale.
  1. d) gli articoli da 1 a 7 e da 9 a 17 della legge 20 maggio 1975,
  2. 164 ,inerente la disciplina della cigo industria

   

  1. e) gli articoli 1, 2, e da 4 a 8 della legge 6 agosto 1975,

427 ,relativa alla cigo edilizia;

   

  1. f) la legge 13 agosto 1980, n. 427 , concernente Norme in materia di garanzia del salario e di disoccupazione speciale in favore dei lavoratori dell’edilizia e affini

   

  1. g) l’articolo 8, commi da 1 a 5, e 8 del decreto-legge 21 marzo

1988, n. 86, convertito, con modificazioni, dalla  legge  20  maggio

1988, n. 160 ,contenente Norme in materia previdenziale  

  1. h) l’articolo 5, commi da 1 a 4, del decreto-legge  20  maggio

1993, n. 148, convertito con modificazioni  dalla  legge  19  luglio

1993, n. 236 ,concernente “INTERVENTI URGENTI A SOSTEGNO DELL’OCCUPAZIONE

   i) l’articolo 44, comma 6 del decreto-legge 30 settembre 2003, n.

269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n.

326 , contenente disposizioni varie in materia previdenziale

 

  1. A decorrere dal 1° gennaio 2016 sono abrogate le seguenti disposizioni:
  1. a) l’articolo 8 della legge 20 maggio 1975, n. 164;
  1. b) l’articolo 3 della legge 6 agosto 1975, n. 427;

 

  1. A decorrere dal 1° luglio 2016 e’ abrogato l’articolo 5 del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236.

 

  1. E’ abrogata ogni altra disposizione contraria o incompatibile con le disposizioni del presente decreto.
  1. Laddove disposizioni di legge o regolamentari dispongano un rinvio all’articolo unico, secondo comma, della legge n. 427 del 1980, oppure all’articolo 3, commi da 4 a 45, della legge n. 92 del 2012, ovvero ad altredisposizioni abrogate dal presente articolo, tali rinvii si intendono riferiti alle corrispondenti norme del presente decreto.

 

 

23. Istruzioni  amministrative ed operative Inps  per gestione nuova disciplina sulla concessione  cigo.

Le suddette istruzioni sono contenute nella sottostante circolasre n.7/2016 ,cui si rinvia

 

SOMMARIO: la circolare fornisce istruzioni amministrative ed operative per la gestione della nuova disciplina sulla concessione delle integrazioni salariali ordinarie.

Premessa

Il Decreto Legislativo n. 148/15 all’art. 16, comma 1, ha stabilito che, a decorrere dal 1 gennaio 2016, le integrazioni salariali ordinarie sono concesse dalla Sede Inps territorialmente competente.

La nuova competenza viene esercitata anche su tutte le domande giacenti in quanto non definite nel 2015 indipendentemente dal fatto che siano riconducibili alla vecchia o nuova disciplina secondo i criteri illustrati nella circolare n. 197 del 2 dicembre 2015 e nel messaggio n. 7336 del 7 dicembre 2015. Si precisa tuttavia che   le domande già prese in carico da una Sede (stato domanda ”trasferita”) saranno definite  dalla Sede  stessa.

La citata circolare n. 197/2015  ha stabilito tra l’altro, che i direttori di sede (o dirigenti delegati) avranno l’esclusiva competenza circa la definizione delle istanze di CIGO.

Ai fini di una esatta correlazione tra le sedi territorialmente competenti a ricevere la domanda e le unità produttive per le quali l’Azienda chiede le integrazioni salariali ordinarie, occorre ricordare che:

  1. Il paragrafo 1.4 della circolare n. 197/15 ridefinisce il concetto di “unità produttiva” ancorandolo al requisito della autonomia organizzativa;
  2. il messaggio del 7 dicembre 2015 n. 7336 ha precisato i criteri da utilizzare nel settore dell’edilizia e affini, per la qualificazione dei cantieri come “unità produttiva”, stabilendo che: “la costituzione e il mantenimento degli stessi deve essere in esecuzione di un contratto d’appalto e i lavori devono avere una durata minima di almeno sei mesi”. Non sono invece configurabili come unità produttiva i cantieri che non soddisfino tali requisiti.

Tutto ciò premesso, con la presente circolare si forniscono le istruzioni relative alla individuazione delle Strutture territorialmente competenti per la concessione della CIGO, nonché i soggetti legittimati ad adottare i provvedimenti amministrativi di concessione della integrazione salariale ordinaria o di reiezione della domanda.

  1. Strutture Inps territorialmente competenti

Per una istanza di CIG Ordinaria la struttura territorialmente competente alla concessione è individuata in base ai seguenti criteri.

  1. Se l’Unità produttiva è ubicata nella medesima provincia dove è iscritta l’Azienda, la sede Inps territorialmente competente a ricevere la domanda è quella presso cui è iscritta l’Azienda.
  2. Se l’Unità produttiva è ubicata in una provincia diversa da quella dove è iscritta l’Azienda, la sede Inps territorialmente competente a ricevere la domanda è quella presso cui è ubicata l’Unità produttiva. Nel caso in cui l’Unità produttiva, oltre ad essere “fuori provincia” rispetto alla sede INPS presso cui è iscritta l’azienda di riferimento, è ubicata in un’Area metropolitana o in una Provincia con almeno una Agenzia complessa, la sede territorialmente competente a ricevere la domanda è rispettivamente la Direzione metropolitana o la Direzione provinciale, a prescindere dalla circoscrizione territoriale in cui è ubicata tale Unità produttiva.
  3. Se il Cantiere non è qualificabile come Unità produttiva (vedi msg. 7336/2015), la sede Inps territorialmente competente a ricevere la domanda è quella presso cui è iscritta l’Azienda. In tali fattispecie, per l’istruttoria delle domande relative ad eventi meteo nel settore edilizia ed affini, in attesa dell’attivazione della convenzione con un unico soggetto abilitato alla fornitura dei dati, le Sedi Inps dove è ubicato il cantiere dovranno rendere disponibili tutte le informazioni e i dati necessari alla Sede Inps competente alla trattazione della domanda.

 

Fino a quando non saranno effettuati i necessari adeguamenti procedurali, le sedi INPS che riceveranno la domanda dovranno attribuirla alla sede INPS di competenza in base ai principi sopra illustrati, utilizzando il tasto “Cambia sede” presente in procedura sul dettaglio delle domande telematiche pervenute ed in stato “da trasferire”.

 

  1. Soggetti legittimati ad adottare i provvedimenti amministrativi di concessione della integrazione salariale ordinaria o di reiezione della domanda

Come sopra evidenziato, l’Istituto nella circolare n. 197 del 2 dicembre 2015, ha espressamente previsto che i direttori di sede avranno l’esclusiva competenza circa la definizione delle istanze di CIGO.

Per ragioni di carattere operativo – funzionale, la definizione delle istanze di CIGO può essere delegata formalmente dal Direttore metropolitano/provinciale e di Filiale di coordinamento, mediante apposito ordine di servizio, alla dirigenza di sede.

In particolare, per quanto riguarda le Direzioni metropolitane/provinciali e le Filiali di coordinamento, si attribuisce ai direttori delle strutture in questione l’esclusiva competenza sulla definizione delle istanze di CIGO per le quali le medesime strutture sono territorialmente competenti, nonché la definizione delle istanze  di CIGO presentate presso le Agenzie complesse, territorialmente afferenti.

  1. Istruttoria

 

Fino al momento dell’adozione del decreto del Ministro del lavoro e delle Politiche Sociali, di cui all’art 16, secondo comma, del decreto legislativo sopra menzionato, le Strutture territorialmente competenti, in sede di istruttoria della domanda, continueranno ad osservare i criteri di esame delle domande di concessione già applicati dalle Commissioni Provinciali.

Si precisa che la fase istruttoria, oltre a seguire lo stesso iter procedimentale, continuerà, in attesa delle implementazioni procedurali che si renderanno necessarie, e che verranno illustrate con appositi, separati messaggi,  ad avvalersi delle medesime procedure già esistenti.

Sin dall’emanazione della presente circolare, peraltro, si precisa che i provvedimenti di concessione della CIGO o di reiezione della domanda riporteranno, ovviamente, non più il riferimento alla Commissione Provinciale quale organo collegiale decisore, bensì indicheranno il nuovo organo monocratico nella persona del Direttore di Struttura o di un Dirigente suo delegato ai sensi di quanto previsto nella presente circolare.

Il Direttore Generale

24. I riflessi  della  cigo    sul  rapporto di lavoro

a)  Assegni familiari 

Ai  lavoratori ammessi al trattamento di integrazione salariale sono dovuti gli assegni familiari nella misura intera.

 

 b)Maternita’

Il dec.legvo n.151/01 all’art.54 comma 4    fa divieto di porre in Cig  le lavoratrici dall’inizio della gravidanza fino al compimento dell’anno di età del bambino. Evidentemente se tutto il reparto, sempre che lo stesso abbia autonomia funzionale, o tutta l’azienda, è in Cig  anche la lavoratrice in gravidanza potrà essere sospesa sino all’inizio dell’assenza obbligatoria. Di conseguenza dall’inizio dell’interdizione obbligatoria dal lavoro e fino al termine di tale periodo, si sospende il trattamento di Cigs e la lavoratrice ha diritto al trattamento di maternità

Considerato che i periodi di integrazione salariale debbono essere equiparati a quelli di effettiva prestazione di attività lavorativa, nel caso di coincidenza dei primi con   periodi di astensione obbligatoria dal lavoro per maternità (coincidenza non configurabile per l’astensione facoltativa, che presuppone evidentemente l’attualità dell’obbligo di prestare l’attività lavorativa), al lavoratore ‘spetterà nella misura ordinaria nei limiti temporali massimi previsti, rispettivamente l’indennità di maternità .

 c)CIGO e malattia

L’art. 3, comma 7  del dec.l.vo 148   stabilisce espressamente il principio di prevalenza della CIG sulla  malattia.

In considerazione delle diverse fattispecie che in concreto possono verificarsi si ritiene di poter confermare quanto già disciplinato in via amministrativa dall’Istituto e che di seguito si riporta.

Se durante la sospensione dal lavoro (cassa integrazione a 0 ore) insorge lo stato di malattia, il lavoratore continuerà ad usufruire delle integrazioni salariali: l’attività lavorativa è infatti totalmente sospesa, non c’è obbligo di prestazione da parte del lavoratore, che non dovrà quindi nemmeno comunicare lo stato di malattia e continuerà a percepire le integrazioni salariali.Qualora lo stato di malattia sia precedente l’inizio della sospensione dell’attività lavorativa si avranno due casi:

  • se la totalità del personale in forza all’ufficio, reparto, squadra o simili cui il lavoratore appartiene ha sospeso l’attività, anche il lavoratore in malattia entrerà in CIG dalla data di inizio della stessa;
  • qualora, invece, non venga sospesa dal lavoro la totalità del personale in forza all’ufficio, reparto, squadra o simili cui il lavoratore appartiene, il lavoratore in malattia continuerà a beneficiare dell’indennità di malattia, se prevista dalla vigente legislazione.

Se l’intervento di cassa integrazione è relativo ad una contrazione dell’attività lavorativa, quindi riguarda dipendenti lavoranti ad orario ridotto, prevale l’indennità economica di malattia.

d) Assegno per congedo matrimoniale

Il pagamento dell’assegno   preclude l’erogazione del trattamento di integrazione salariale.

e)Diritto Pensione

In applicazione dell’art. 8, comma 4, L. n. 155/1981, i periodi, sia di sospensione che di lavoro ad     orario ridotto, per i quali è ammessa l’integrazione salariale sono riconosciuti utili d’ufficio ai fini del conseguimento del diritto alla pensione

f)  Cigo e pensione

Vige lo stesso regime di cumulo pensione –retribuzione in atto prima del collocamento in cigo;

 g)Mensilitra’ aggiuntive e cigo

Raramente possono essere percepite mensilita’ aggiuntive in quanto si va oltre il tetto dei massimali mensili della cigo

h)  Ferie

 ,Salvo  diversa  espressa previsione   contrattuale,nel  caso della cassa integrazione salariale ad orario ridotto, ove, la Corte di Cassazione, con sentenza n. 3603 del 28 maggio 1986, ha affermato che il periodo feriale non è suscettibile di riduzione proporzionale alle ore non lavorate: conseguentemente, spetta ai lavoratori il “diritto al periodo di ferie retribuito” e l’importo è proporzionalmente a carico del datore di lavoro e dell’INPS per la parte corrispondente alla riduzione di orario. Lo stesso discorso va fatto per i contratti di solidarietà “difensivi” che comportano una riduzione di orario: ciò è stato affermato dall’INPS già dal 13 luglio 1994, con la circolare n. 212.

Non matura, invece, il diritto alla ferie nel caso in cui l’intervento integrativo ordinario o straordinario sia a “zero ore”, in quanto il presupposto per la maturazione del diritto è rappresentato dalla prestazione lavorativa (la quale determina il logorio psico – fisico, al cui recupero le ferie sono finalizzate) che non è resa, come affermarono sia l’INPS con la circolare n. 52020 G.S. del 15 settembre 1979 che la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 408 del 17 gennaio 1991

Infine, resta  inteso che durante la chiusura dell’impresa per ferie collettive non si può far ricorso alla CIGS     per il personale in forza

 

 i)Festività

In ordine alle festività si distingue nel senso che:

-per lavoratori sospesi retribuiti a paga oraria,le festività ricadenti nei primi 15 giorni di cigo non sono integrabili e restano a carico dell’impresa;-per lavoratori sospesi  retribuiti in misura fissa mensile,le festività sono integrabili nei limiti dell’orario contrattuale settimanale;

-per i lavoratori ad orario ridotto,retribuiti  o meno in misura fissa,le festività ricadenti nel periodo di cigo non sono integrabili;-le festività del 25 aprile,1 maggio e 2 giugno non sono integrabili  per i lavoratori sospesi retribuiti a paga oraria,invece sono integrabili per i lavoratori retribuiti in misura fissa nei limiti dell’orario contrattuale settimanale

l) Donazione sangue

Non risulta integrabile l’assenza  nella giornata per  riposo  retribuito per donazione di sangue  sia per sospensione che per riduzione di lavoro;

  m)Diritti  sindacali

I lavoratori sospesi in cigo non perdono i diritti  sindacali e tra l’altro ,a norma dell’art.20 legge 300/70,possono riunirsi in asseblea nell’unità produttiva di appartenenza;

 n)INABILITA LAVORO PER INFORTUNIO

Se il lavoratore è temporaneamente inabile per infortunio o  per ricaduta collegata ad infortunio,la cigo si sospende e viene sostituita dall’indennità Inail

o) RIPOSI ALLATTAMENTO

    Le ore corrispondenti ai riposi giornalieri per allattamento sono considerate lavorative e quindi integrabili;

 p)PERMESSI LEGGE 104/92

Prevale il trattamento di cigo per i permessi legge 104/92 che sono relative ad ore lavorative e quindi integrabili;

q)  COMPENSO  VOLONTARIATO PROTEZIONE CIVILE

Non risulta cumulabile con la cigo il compenso riconosciuto dalle Prefetture Servizio Protezione Civile per attività di volontariato

r) COMPENSO ENTE LOCALE

 Non è cumulabile con la cigo il compenso dell’Ente locale  sino alla concorrenza dell’importo dell’integrazione salarial

s) congedo straordinario 24 mesi 42 c.5 dec.legvo n.151/01 ,

Linterpello M.L. n.70/09 prevede :lo svolgimento dell’attività lavorativa da parte del richiedente il congedo costituisce presupposto indefettibile per ottenerne la fruizione. Va infatti rilevato che la sospensione totale del rapporto di lavoro – come nel caso di CIG a zero ore – consente già di adempiere alle funzioni di cura e assistenza in questione. In altri termini – ed in risposta al quesito sub 2 – in costanza di sospensione totale del rapporto di lavoro, non risulta possibile avanzare la richiesta di congedo, che appare invece ammissibile nell’ipotesi in cui la relativa domanda sia stata presentata prima che l’azienda abbia disposto il collocamento del personale dipendente in CIG a zero ore. Pertanto la presentazione della domanda di congedo prima di un periodo di CIG, sia ridotta che a zero ore, consente al lavoratore di fruire del congedo straordinario con conseguente erogazione dell’indennità prevista dall’art 42 comma 5. Il lavoratore non sarà interessato dalla sospensione dell’attività lavorativa o dalla riduzione di orario per CIG e non percepirà il contributo integrativo previsto per la CIG. Con riferimento al parametro retributivo utile sulla base del quale calcolare la misura dell’indennità prevista dall’art 42 cit., si ritiene di dover fare riferimento al principio, secondo cui l’indennità dell’art. 42, comma 5, del D.Lgs. n. 151/2001 deve essere parametrata sulla retribuzione corrisposta in funzione della effettiva prestazione lavorativa, così come del resto avviene anche nelle ipotesi di prestazione part-time (v. INPS circ. n. 64/2001). Nel caso di presentazione della domanda durante la sospensione parziale dell’attività lavorativa con intervento delle integrazioni salariali (ipotesi sub 1), il lavoratore continua a percepire il trattamento di integrazione salariale per le ore di CIG, unitamente all’indennità per il congedo straordinario ex art. 42, comma 5. Per quanto sopra premesso, si ritiene che la relativa indennità debba essere calcolata con riferimento all’ultima retribuzione percepita “al netto” del trattamento integrativo.Analogamente, per quanto concerne la modalità di calcolo della indennità qualora l’azienda sottoscriva un contratto di solidarietà con riduzione dell’orario di lavoro ai sensi dell’art 1 della L. n. 863/1984 o ai sensi dell’art. 5, comma 5, della L. n. 236/1993 (ipotesi sub 3 e 4), si ritiene che l’indennità stessa vada parametrata all’ultima retribuzione percepita, eventualmente decurtata del contributo statale qualora già erogato..

t) TFR

Durante i periodi soggetti al trattamento di integrazione salariale, i lavoratori continuano a maturare il diritto al Tfr, determinando la retribuzione annua, utile a tale scopo, secondo le modalità fissate dall’art. 2120 del codice civile e considerando la retribuzione che il lavoratore avrebbe percepito se avesse effettivamente lavorato.

Nei casi di cassa integrazione ordinaria, le quote di Tfr sono escluse dal computo della retribuzione integrabile e, pertanto, fermo restando l’ordinaria maturazione del diritto, secondo le modalità di quantificazione sopra citato, resteranno a totale carico del datore di lavoro.

u)La tutela     amministrativa e giurisdizionale

Avverso le  decisioni  della  Commissione provinciale della Cassa integrazioni guadagni è ammesso ricorso amministrativo innanzi al Comitato amministratore della gestione prestazioni temporanee  l Legittimati   all’impugnativa in via amministrativa entro 30 giorni   sono, oltre il datore di lavoro, ogni componente della Commissione il cui dissenso dalla deliberazione risulti dal verbale della seduta  ,mentre i ricorsi stessi devono essere decisi entro 90 giorni dalla data di presentazione ,significando che, decorso .   tale termine senza la comunicazione di una decisione, il ricorso  s’intende respinto a tutti gli effetti e contro il provvedimento impugnato si può esperire il ricorso all’autorità giurisdizionale competente o quello straordinario al Presidente della Repubblica ,osservando   termini di decadenza – rispettivamente previsti in gg. 60 e 120 – che decorrono dalla formazione del silenzio  .Il ricorso di per  di per sé non sospende  l’esecutività della deliberazione della Commissione  ,che  comunque   potrebbe  venire      disposta in via cautelare dall’adito Comitato amministratore della Gestione prestazioni temporanee .

Oltre alle vie amministrative gli interessati possono  percorrere  anche la tutela giurisdizionale.con il ricorso  da proporre   al Tribunale amministrativo regionale,se si controverte sull’ammissibilità o meno del provvedimento concessorio ,   ovvero al giudice ordinario,se si controverte sui diritti derivanti dal provvedimento di concessione .

Competente è l’organo giurisdizionale del luogo ove deve essere adempiuta l’obbligazione retributiva.

v)Assunzione a tempo indeterminato lavoratore in cigo

In merito si richiama la Sentenza della Corte Costituzionale n.195/95 secondo cui: il nuovo impiego a tempo pieno e senza prefissione di termine, alle dipendenze di un diverso datore di lavoro, comporta la risoluzione del rapporto precedente e, quindi, non già la sanzione della decadenza comminata dall’art.8  comma 5, dec . legge n.86/88 conv. in legge n. 160/88

 

z)CONSEGUENZE PER MANCATA AUTORIZZAZIONE DOMANDA CIGO

 

Circa le  conseguenze operative della mancata approvazione deòla cigo comunico quanto segue. . Un aspetto molto importante da valutare riguarda l’esposizione nel LUL delle presenze. Nel caso del c.d. calendario sfasato, la retribuzione del mese viene determinata tenendo conto delle variabili retributive del mese precedente.

A tal proposito il Ministero del lavoro ha concesso una proroga che consente l’esposizione dei dati delle presenze unitamente ai dati variabili della retribuzione cui gli stessi si riferiscono, a condizione che vi sia specifica annotazione in tal senso sul LUL per ciascun lavoratore interessato. Quindi, ad esempio, nel LUL da stampare entro il 31 marzo 2012 potranno essere indicate le presenze di gennaio 2012 ed i conseguenti dati retributivi variabili, ancorché la paga sia di competenza del mese di febbraio 2012.

Ma, se l’azienda si trovasse ad elaborare il LUL nel mese di gennaio e a marzo venisse a conoscenza di un provvedimento di mancata approvazione della Cig, come si deve comportare ai fini del LUL? E’ evidente che in questo caso il LUL di gennaio dovrà essere modificato con la voce assenza giustificata e retribuita a carico del datore di lavoro.

Ci sono poi altre considerazioni da fare nel campo contributivo: si può verificare ad esempio il caso in cui il datore di lavoro ha corrisposto un anticipo della Cig a carico dell’Inps oppure non l’ ha anticipata in attesa del provvedimento di autorizzazione.

Nel primo caso, ci sarà una retribuzione da integrare pari alla differenza di quanto anticipato e la retribuzione che il lavoratore avrebbe percepito in caso di attività lavorativa. Nel secondo caso invece verra’ semplicemente corrisposta la retribuzione persa.,con relative rispettive conseguenti incombenze circa la contribuzione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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