DISCIPLINA SICUREZZA NEL LAVORO ACCESSORIO

In   materia  di  salute e sicurezza dei luoghi di lavoro sovente si è posto il problema  relativo alle tutele da apprestare ai prestatori di lavoro  accessorio

Infatti,   la figura di tale lavoratore  è   specifica ,nel senso  che non puo’  essere ricompresa nello schema classico del rapporto di lavoro, quando l’attività è resa a favore di committenti (associazioni o privati cittadini) privi dei caratteri di imprenditorialità o professionalità,così da porsi al di la’    del normale contesto economico-patrimoniale-lavoristico.

 

A fronte di detta situazione  ,è intervenuto il decreto legvo n.151/2015 ,emanato,insieme ad altri provvedimenti , per dare attuazione alla legge delega n.183/2014 circa  la riforma del lavoro,che in particolare  ha come oggetto la razionalizzare e semplificare gli adempimenti,   contenendo negli artt.20 e 21 disposizioni  con cui si  rinnovellano  le tutele di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro del  decreto 81/08, estendendole  ai  prestatori di lavoro accessorio,

Nello specifico  viene chiarito   che, nei confronti dei lavoratori che effettuano tali prestazioni, le disposizioni prevenzionistiche in capo al “lavoratore o che si riferiscono ad  equiparato al lavoratore” si applicano solamente nei casi in cui la prestazione sia svolta a favore di un committente imprenditore o professionista, inserendosi in questo caso la prestazione in una organizzazione di tipo aziendale già strutturata.

Invece , negli altri casi si applicano esclusivamente le tutele previste per il lavoro autonomo, mentre si esclude  del tutto l’applicazione delle norme vigenti in materia di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori nei riguardi dei piccoli lavori domestici a carattere straordinario, compresi l’insegnamento privato supplementare e l’assistenza domiciliare ai bambini, agli anziani, agli ammalati e ai disabili.

La modifica normativa introdotta specifica, quindi ,che, se della prestazione accessoria del lavoratore si usufruisce non per fini d’impresa o per lo svolgimento di una professione, ai fini delle leggi sulla salute e sicurezza, la persona destinataria del “buono lavoro o voucher” non rientra nella definizione di “lavoratore” o di “equiparato al lavoratore”, e quindi non è necessario rispettare  gli obblighi prevenzionistici in capo al datore di lavoro, quali ad esempio la sorveglianza sanitaria, l’informazione e la formazione, la valutazione dei rischi, la corretta scelta e uso delle attrezzature di lavoro e dei dispositivi di protezione individuale.

In definitiva, il lavoro accessorio, prestato non a favore di imprenditori o professionisti, ed escludendo i piccoli lavori domestici a carattere straordinario (a priori non rientranti nelle norme di salute e sicurezza), viene equiparato, ai fini delle tutele prevenzionistiche, al lavoro autonomo.

In questo modo il committente, ad esempio privato cittadino, non viene gravato di pesanti adempimenti, che di fatto vanificherebbero la convenienza e ostacolerebbero la fruizione del lavoro accessorio; c’è da dire però che passano in capo al prestatore accessorio stesso alcuni obblighi di tutela della propria salute e sicurezza, probabilmente di difficile esigibilità visto il carattere occasionale dell’attività lavorativa.

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