SENTENZA CASSAZIONE RELATIVA ASSEGNAZIONE SEDE VICINA PER ASSISTENZA FAMILIARE DISABILE

Si segnala sottostante sentenza con cui la Corte Suprema ha  g’pha definito il ricorso  del dipendente interessato ad ottenere una sede di lasvoro piu’ vicina alla residenza del familiare portatore di handicap da assistere ,dopo che la Corte d’Appello la Corte che: a) il pubblico dipendente che assiste un familiare handicappato non gode del diritto di precedenza nella scelta della sede di lavoro, sicché la sua richiesta di trasferimento deve essere sempre contemperata con l’interesse alla corretta organizzazione degli uffici e con l’interesse dei controinteressati al potiore diritto all’assegnazione della sede; b) l’istante non avesse provato, né chiesto di provare, che tra i parenti onerati egli era l’unico a poter assolvere all’onere di assistenza della genitrice; e) non ricorrevano le condizioni per la precedenza assoluta richieste dal ccnl per la mobilità del personale dei conservatori (art. 8).

La cassazione ha respintom il ricorso ,affermando che

Il caso dell’odierno ricorrente ricade nell’  ipotesi,  per cyui  la posizione soggettiva del dipendente e le esigenze di assistenza ad essa connesse sono prese in considerazione non con l’attribuzione del diritto di prescelta, ma con l’attribuzione di un punteggio supplementare, che consenta il raggiungimento di un punteggio complessivo che gli consenta una collocazione potiore in graduatoria.

11. Tali disposizioni si pongono in sintonia con l’interpretazione dell’art. 33 della legge n. 104 sopra accolta e, soprattutto, predispongono una regolazione del diritto di precedenza, assegnando a ciascuna situazione, in relazione alla sua gravità ed alle connesse esigenze di assistenza, una giusta considerazione ai fini del trasferimento. Nonostante la sua natura negoziale tale disciplina del diritto soddisfa una esigenza basilare dell’amministrazione, quale la corretta gestione della mobilità del personale, e si colloca nell’ambito del principio del bilanciamento degli interessi che, come sopra evidenziato, la legge privilegia.

 In conclusione, previa la correzione la motivazione della sentenza di merito in punto di interpretazione delle disposizioni dell’art. 33 della legge n. 104 del 1992, deve rivelarsi che la clausola negoziale appena richiamata resiste al confronto con la norma di legge e si pone, anzi, in armonia con i principi a quest’ultima sottesi.

 i motivi di impugnazione, il ricorso deve essere rigettato. Le spese del giudizio di legittimità debbono essere compensate, in ragione della già rilevata carenza della difesa dell’Amministrazione.

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CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 15 gennaio 2016, n. 585

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