SENTENZA CASSAZIONE RELATIVA LICENZIAMENTO PER ASSENZA INGIUSTIFICATA

Si richiama l’attenzione sulla sottostante sentenza con cui la Suprema Corte  ha respinto   il ricorso del dipendente  , disattendevado  il motivo d’appello secondo il quale il licenziamento sarebbe stato irrogato per fatti diversi da quelli contestati: rilevava che l’argomentazione, contenuta nella lettera di licenziamento, secondo la quale il lavoratore assentandosi dal lavoro aveva ignorato le disposizioni aziendali che non avevano autorizzato le ferie richieste per i giorni in cui si era verificata l’assenza, non era finalizzata ad introdurre un fatto nuovo rispetto a quello contestato, ma a rispondere alle giustificazioni del lavoratore che aveva motivato l’assenza assumendo di avere fruito di ferie autorizzate. Le ferie, infatti, non erano state autorizzate in quanto, come riferito da un testimone, vi erano esigenze ostative per le contestuali dimissioni di tre dipendenti distribuiti su più sedi che era necessario rimpiazzare. Il licenziamento risultava quindi legittimo, in considerazione del fatto che l’articolo 217 del CCNL applicato in azienda prevede la sanzione espulsiva in caso di assenza ingiustificata per oltre tre giorni nell’anno solare e che il C. era andato in ferie nella piena consapevolezza che le stesse non fossero state autorizzate. Riteneva tuttavia che l’inadempimento non fosse così grave da non consentire la prosecuzione neppure provvisoria del rapporto durante il periodo di preavviso, considerato che al lavoratore la risposta definitiva in ordine alla negazione delle ferie era stata fornita il sabato 9 febbraio, precedente all’inizio del periodo di ferie che era stato richiesto dall’ll; riconosceva quindi l’indennità sostitutiva del preavviso nella misura prevista dal contratto collettivo. Confermava poi la valutazione del primo giudice in ordine alla legittimità dell’assegnazione alla sede di viale F. T., stanti le difficoltà connesse alle dimissioni dei colleghi di lavoro ed il carattere temporaneo di tale assegnazione.

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CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 14 gennaio 2016, n. 491

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