COME COMPORTARSI DOPO 31.12.2015 CIRCA COCOCO,COCOPRO E RAPPORTI PARTITE IVA IN ATTO

La questione di cui al titolo si pone in riferimento al decreto leg.vo n 81/2015 ,che all’art.2 ,comma 1    recita :”A far data  dall’ 1 gennaio 2016  , ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa   caratterizzate da    prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro,si applichera’ la disciplina del rapporto di lavoro subordinato.”

Pertanto, in previsione dell’entrata in vigore della predetta disposizione ,il committente  che ha in   atto  uno dei  citati  rapporti, deve  valutare se ,proseguendo il medesimo ,  rischia che trovi  applicazione allo stesso  l’art. 2   ,comma  1,ossia  la disciplina del rapporto di lavoro subordinato.

L’indagine  del committente   deve portare a  stabilire se sussistano ovvero   manchino   tutti   i tre  requisiti indicati  dalla norma      ,ossia è necessario  non solo  che la prestazione  sia “continuativa” ed  “esclusivamente personale” ,ma altresì  che le modalità di esecuzione risultino organizzate dal committente ,anche con riferimento ai“tempi e al luogo di lavoro.

Quindi,per aversi una cococo genuina  e non  soggetta alla disciplina del rapporto di lavoro subordinato  dall’1.1.2016 , non soltanto deve ricorrere l’ etero direzione ,ma  contestualmente  anche   l’etero organizzazione.

Infatti , laddove sia  il datore di lavoro a determinare i tempi ed il luogo di lavoro, va da sé che  la tutela normativa non può che essere quella del lavoro subordinato

Insomma ,fermo restando che si tratta di una co co co ,al lavoratore andranno riconoscioute tutte le prerogativer della disciolina del lavorom siìubordinaton,da quella contrattuale (ccnl ,inquadramento,malattia ,maternita’, contribiuzione inps non piu’ alla gestione separata,ma a quella dei dipendenti,avra’ diritto in caso di disoccupazione alla Naspi) ,mentre per il  commitente ci potra’ esere un ritorno di convenienza ,nel senso che il colaboratore ,in quando dipendente,non rientrera’ nel calcolo della forza lavoro aziendale per l’applicazioone di partivolari discipline (esempio :assunzioni obbligatorie)

Se  una co. co. co.   dispone di  una pur minima ‘organizzazione   del lavoro   e   la stessa  risulta  caratterizzata da   modalita’ e  tempistica    fissate dallo stesso committente,   alla collaborazione  si applica   la normativa sul rapporto di lavoro subordinato ,    non senza tener conto che   occorre  comunque  distinguere  fra   etero organizzazione   e momenti di coordinamento in azienda,  trattandosi di aspetti  piuttosto diversi  fra loro.

 

Da quanto detto deriva che se  l’indagine porta il  commitente a   ritenere che il contratto in essere ha i requisiti dell’autonomia e della  “non etero organizzazione” , risultando inconfutabile essere il prestatore ad organizzare l’attivita’ svolta ,il rappporto potra’continuare ad essere svolto nelle forme e nei termini esistenti, ma laddove la verifica porta a risultato diverso e,quindi , al fatto  che al rapporto in atto trovi applicazione l’art,2,comma 1 del dec.legvo n.81/15,allora il committente  dispone dell’ipotesi disciplinata dall’art. 54 del citato dec.lvo che,prevede e regolamenta la stabilizzazione di tali contratti, a determinate condizioni., i cui aspertti di seguito si precisano

a) Rapporti stabilizzabili

Sono stabilizzabili i rapporti di  co.co.co .,anche a progetto  ,e quelli dei  titolari di partita IVA

b)Finalita’perseguite

La disposizione ha la finalita’ di promuovere la stabilizzazione dell’occupazione mediante il ricorso a contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato ,nonché di garantire il corretto utilizzo dei  rapporti di lavoro autonomo

  1. c) Quando deve intervenire la  stabilizzazione

La stabilizzazione deve intervenire a decorrere dall’1.1. 2016

  1. d) Soggetti    interessati

I committenti (anche non imprenditori) ed i prestatori  in  rapporti di  co.co.co .,anche a progetto  ,e quelli  con titolari di partita IVA

  1. e) Modalita’ da rispettare

Sottoscrivere un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato ,anche parziale

  1. f) Beneficio  esonero triennale contributi inps

Dovrebbe spettare ,considerato che le stabilizzazione attraverso assunzioni a tempo indeterminato devono avvenire dall’1.1.2016 ,  data da cui  ,secondo la previsione della legge di stabilizzazione in corso di approvazione,  si prevede l’  applicazione    dell’esonero contributivo inps ,sia pure  in misura e durata  diverse  rispetto al 2015..

Non interferisce in merito la previsione dell’art.31 del dec.legvo n.150/2015 ,che dispone l’esclusione del beneficio degli sgravi quando l’instaurazione di un rapporto di lavoro rappresenti l’attuazione di un obbligo preesistente stabilito da norme di legger o dalla contrattazione collettiva

Nella fattispecie non ricorre la ptrevisione di cui all’art.31 richiamato ,considerato cle la stabilizzazione e l’assunzione a tempo indeterminatato e’ collegato soltanto  alla volonta’  delle parti che sottoscrivono il vetbale di conciliazione in sede protetta

g)Condizioni da rispettare

Si tratta di condizioni, che , riportandosi a provvedimenti emanati in passato, fanno riferimento ad atti di conciliazione destinati ad estinguere possibili pretese economiche che  riguardanti  la   pregressa qualificazione del rapporto.

In primo luogo ,tali accordi vanno sottoscritti davanti alla commissione provinciale di conciliazione istituita presso la Direzione territoriale del Lavoro, in sede sindacale,  ovvero presso gli  organi di certificazione .

Inoltre ,occorre rispettare l’impegno sottoscritto dal    datore di lavoro  di  non recedere dal rapporto di lavoro stabilizzato nei dodici mesi successivi, fatte salve le ipotesi di giusta causa o di giustificato motivo soggettivo.

E ‘ ovvio   che , in caso di licenziamento illegittimo, troveranno applicazione le nuove norme contenute nel Decreto Legislativo sul contratto a tutele crescenti entrato in vigore  dal 7 marzo 2015

  1. h) Effetti della sanatoria

Gli effetti della sanatoria   sono di natura normativa ed   economica  ,nel senso che comporta  l’estinzione  degli  illeciti amministrativi,   contributivi   e   fiscali   connessi   all’erronea qualificazione del rapporto  di  lavoro,  fatti  salvi  gli  illeciti accertati  a  seguito  di  accessi  ispettivi  effettuati   in   dataantecedente alla assunzione. Precisati gli aspetti inerenti la stabilizzazione ,si ritiene di evidenziare alcuni punti relativi alla medesima ,che sarebbe utile ed opportuno siano precisati dagli organi istituzionali competenti con la sollecitudine del caso,onde prevenire e superare dubbi  ed incertezze operative.

Un primo punto meritevole dell’interrvento istituzionale concerne l’impegno  sottoscritto in sede   di conciliazione , dal    datore di lavoro  di  non recedere dal rapporto di lavoro stabilizzato nei dodici mesi successivi, fatte salve le ipotesi di giusta causa o di giustificato motivo soggettivo ,nel senso che ci si  domanda  cosa accade in presenza di dimissioni   del lavoratore dal rapporto di lavoro stabilizzato nei dodici mesi successivi  ,da confermare seconmdo la procedura prevista dal dec.legvo n.151/15

Tale situazione è assimilabile a quella indicata con la circolare del MLPS n. 26/2015 ,riguardante la fruizione della diffida per lavoro nero e .quindi ,l: ‘impossibilità di accedere alla disposizione premiale ,così che qualunque organo, anche avente comperternza in materia fiscale, potrà effettuare accertamenti legati alla erronea qualificazione del rapporto,così come riportato peraltro, nel verbale di conciliazione sottoscritto ?

Un secondo aspetto riguarda la tipologia contrattuale da costituire con il prestatore nel rispetto dell’impegbnì’no sotoscritto in sede di conciliazione,nel senso che sara valido afìgli effetti previsti un rapporto di apprendistato ,che per definizione è a tempo indeterminato e un rapporto intermittente ,per cui ,come è noto, le indicazioni amministtrative(cic.inps n.17/2015) escludono l’intrervento dell’esonero contributivo ?

Infine, l’auspicato interrvento degli organi istituzionali competenti dovrebbe mirare:

1) ad affermare esplicitasmente la non perseguibilità del trasgressore per la parte contributiva e fiscale in una sorta di “stabilizzazione tombale”,cui al momento è di ostacolo la previsione nel comma 2 del’art. 54 del dec.legvo n.81/15 ” dell’estinzione degli illeciti” ;

2) a neutralizzare la circostanza che le previsione normativa non faccia riferimento ” ai premi assicurativi”;

3) ad ammettere per le assunzione collegate alla stabioliuzzazione l’agevolazione, dell’esonero contributivo inps , che il disegno di legge stabilità 2016, attualmente all’esame della Camera, fissa, per un biennio, in favore delle assunzioni effettuate nel corso dell’anno 2016 in 3.250 euro.

  

A conclusione della presente esposizione ,si ricordache il comma 1 dell’ art.52 del decreto  n.81/15 dispone   l’abrogazione dal 25 giugo 20215  degli articoli dal 61 al 69 bis del D.L.vo n. 276/2003 ,precisando che gli stessi restano in vigore esclusivamente per disciplinare transitoriamente i contratti     gia’ stipulati ed in atto  alla data  predetta   .Il comma 2   ,invece ,dichiarando   che  “resta salvo quanto disposto dall’art. 409 cpc”   , a far data dal 25 giugno 2015, attribuisce alla disposizione  richiamata  un ‘efficacia particolare   in materia di collaborazioni coordinate e continuative , come sara’ precisato piu’ avanti.

Ma  procediamo  con ordine.

Anzitutto , richiamando il  comma 1 dell’art.52 in esame ,  va preso  atto che nell’ambito delle disposizioni del dec-.legvo n.276/03    rientrano in particolare i commi 1 e 3,secondo comma , dell’art.61 ,nonché l’art.69 bis.

Il  comma 2 del’art.61 concerne  le prestazioni occasionali, intendendosi per tali i rapporti di durata complessiva non superiore a trenta giorni nel corso dell’anno solare ovvero, nell’ambito dei servizi di cura e assistenza alla persona, non superiore a 240 ore,con lo stesso committente,    sottratte alla disciplina del lavoro a progetto, salvo che il compenso complessivamente percepito nel medesimo anno solare risultasse superiore a 5 mila euro

Il comma 3 ,secondo periodo dell’art.61,riguarda  le collaborazioni coordinate e continuative ,realizzate dai pensionati di vecchiaia , anch’esse escluse dalla disciplina del lavoro a progetto.

L’art. 69-bis. si riferisce alle  ” Altre prestazioni lavorative rese in regime di lavoro autonomo”.

L’ abrogazione dal 25 giugno 2015   delle norme contenute nei suddetti articoli 2015 , comporta che da tale data non sarebbero piu’ instaurabili

  1. a) i contratti di collaborazione coordinata e continuativa a progetto
  2. b) le mini cococo con prestazioni fino a 30 giorni  e le collaborazioni rese nell’ambito dei servizi di cura e assistenza alla persona, per un massimo di 240 ore annue ,comportanti compensi d’ importo sino a 5000 euro
  3. c) le collaborazioni con i pensionati di vecchiaia;

ricordando che le prestazioni di cui alle lettere b) e c) , esenti dall’obbligo del progetto , trovavano legittimita’ in norme espressamente abrogate dal 25 giugno 2015

Allo stesso tempo, deve evidenziarsi che   dalla medesima data sono venuti meno i requisiti specifici introdotti con l’art. 69 – bis dalla legge n. 92/2012  agli effetti della   genuinità delle c.d. “partite IVA” , vale a dire il requisito :

1) della collaborazione con lo stesso committente per 8 mesi per 2 anni consecutivi,

2) del  corrispettivo derivante dalle collaborazioni, riconducibile allo stesso centro di imputazione di interessi, pur se in favore di soggetti diversi, superiore all’80% nell’arco di due anni solari consecutivi,

3) della postazione fissa presso una delle sedi del committente

restando salve ,invece, le ipotesi di conoscenze teorico – tecniche di grado elevato o valore reddituale complessivo superiore ad una determinata soglia ( art. 69 – bis, comma 2, lettera b) o prestazioni professionali per le quali viene richiesta l’iscrizione in albi o registri professionali, individuati dal D.M. 20 dicembre 2012 (comma 3).

E da dire ,anzitutto ,che l’abrogazione degli articoli da 61 a 69 –bis fa venir meno anche tutta una serie di diritti “minimi” strettamente correlati alle collaborazioni a progetto ( ad esempio,quelli indicati dall’art.66 per gravidanza ,malattia ed infortuunio ).

Per quanto concerne i titolari di partita IVA, il venir meno dei requisiti generali cui si faceva cenno  sopra,  comporta che la prestazione sara’ da considerare come subordinata in presenza delle prove storiche , che concernono la mancanza di autonomia, l’assoggettamento al potere direttivo e disciplinare dell’imprenditore, l’uso dei mezzi di lavoro del datore, l’inserimento stabile all’interno di un processo produttivo, così come avviene nel settore edile, dove il Mlps ha fornito   specifici chiarimenti    per contrastare efficacemente   il fenomeno delle false partite IVA e dei falsi artigiani.

Ma oltre a questo ,  a chi domanda quali siano le collaborazioni coordinate e continuative che sara’ consentito legittimamente realizzare, si suggerisce di tener conto del comma 2 dell’art.52 in esame,che ,come sopra detto ,acquista un’efficacia normativa particormente significativa ,in relazione ai fini cui e’ destinato

Infatti ,ricordato che il citato comma 2 dispone :” resta salvo quanto disposto dall’art. 409 cpc” ,nonche’ evidenziato che tale norma ,come è risaputo, individua la competenza del giudice del lavoro per la cognizione di una serie di rapporti ,affermando  rientrare nella giurisdizione del giudice del lavoro , oltre ai rapporti di agenzia e di rappresentanza commerciale , “altri rapporti di collaborazione che si concretino in una prestazione di opera continuativa e coordinata , prevalentemente personale, anche se non a carattere subordinato” ,è evidente che la risposta al quesito di cui sopra è:” quanto disposto dall’art.409 c p c”

Vale a dire che , venuti meno dall’ambito dell’ordinamento giuridico i contratti di collaborazione a progetto e quelli    correlati agli stessi attraverso le norme contenute negli artt 61 e seguenti del D.L.vo n. 276/2003,dal 25 giugno 2015 sono possibili rapporti di collaborazione che  , in assenza di una specifica qualificazione degli stessi ,  essendo caratterizzati da determinati   requisiti riportano alla c.d. “parasubordinazione”, in quanto caratterizzati da una prestazione continuativa, coordinata e prevalentemente personale, in cui le prestazioni vengono rese in favore dell’ imprenditore committente ,ma che ,nel rispetto della previsione del comma 1 dell’art.2 del  decreto n.81/2015,  siano   anche caratterizzati da etero direzione ed etero organizzazione.

Per la verifica che trattasi di co.co.co genuina appare necessario riscontrare ,tra l’altro,che ricorrano la continuita’, cordinazione e la prestazione personale prevalente.

Ma il compito al riguardo risulta facilitato dalle definizioni delle stesse fornite dalla Corte di Cassazione

Pertanto ,circa:

  1. a) la continuita’, si puo’  fare riferimento   alla Suprema Corte ed in particolare alle sentenze n. 9067/1990 n. 6298/1988 , n5698/2002 e 3485/2001,in cui afferma che la prestazione non deve essere occasionale od istantanea, ma si deve protrarre in un arco temporale abbastanza lungo, implicante una reiterazione delle prestazioni ed un impegno costante a favore del committente,aggiungendo che non occasionalità sta a significare “non limitazione” ad una opera specifica e determinata ,ma a prestazioni che si svolgono lungo un determinato periodo, non essendo intesa in senso meramente cronologico, cosa che comporta un certo numero di prestazioni professionali in un determinato periodo di tempo (Cass., n. 5811/1984). La continuità può realizzarsi anche attraverso prestazioni istantanee funzionalmente correlate e destinate a soddisfare un interesse duraturo del committente (Cass., n. 2906/1976).

 

  1. b) la coordinazione ,sono sempre le indicazioni della Corte Suprema a sciogliere i dubbi in ordine alla sua definizione ,avendo la suddetta dichiarato che la coordinazione richiede che che l’attività sia strutturalmente e funzionalmente collegata alla organizzazione produttiva del committente (Cass., n. 3698/2002; Cass., n. 3485/2001; Cass., n. 9087/1990) e che le direttive imprenditoriali circa le prestazioni da svolgere vanno eseguite, pur essendo le stesse svolte sì in maniera coordinata, ma del tutto autonoma, con il potere del committente che è limitato a chiedere la prestazione dovuta, mancando il potere di determinazione unilaterale delle modalità di esecuzione della stessa,
  2. c) la  prevalente personale prestazione ,per la quale non si può non fare riferimento ancora una volta alle decisioni della Cassazione   n. 12681/2003 e n. 1112/198 , che sono oggettivamente ineccepili. .

Riepilogando e concludendo ,si afferma che , a partire dal 25 giugno 2015,:

1) i nuovi rapporti di collaborazione coordinate e continuativa non dovranno più essere formalizzati come contratti a progetto ,ma semplicemente come collaborazioni   ex art. 409 c.p.c. (quindi senza progetto e senza necessità di un termine finale).;

2)sono sopravvissute non soltanto le cococo in generale ,ma pure le cococo con prestazioni fino a 30 giorni o durata minore  e le collaborazioni rese nell’ambito dei servizi di cura e assistenza alla persona, per un massimo di 240 ore annue ,comportanti compensi d’ importo sino a 5000 euro ,nonche’ le collaborazioni con i pensionati di vecchiaia , che ,uscite dalla porta per effetto dell’abrogazione dell’ art.61 ,comma 2 e 3 del dec.legvo n.276/03 , disposta dal comma 1 dell’art.52 del decreto n.81/15, poi sono rientrate ,per così dire ,dalla finestra ,cioe’ per effetto del comma 2 del citato art.52,che ha fatto “salvo quanto previsto dall’art.409 del c p c.”

3) per la genuinita’ delle cococo occorre riscontrare sia i requisiti della prestazione prevalentemente personale ,della continuita ‘ e della coordinazione ,ma anche la etero direzione ed etero organizzazione in testa al collaboratore

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