SENTENZA CORTE CASSAZIONE RELATIVA LICENZIAMENTO PER RIORGANIZZAZIONE CON ADIBIZIONE MANSIONI INFERIORI

La Corte di Appello  confermando la sentenza DELTribunale   accoglieva l’impugnativa del licenziamento per giustificato motivo oggettivo intimato a B.G. dalla B. S.p.A.

A fondamento del decisum, e per quello che interessa in questa sede, la Corte di Appello poneva il fondante rilievo secondo il quale, la società, a fronte della soppressione, a seguito della riorganizzazione aziendale, del posto di lavoro occupato dal B. non aveva allo stesso offerto il reimpiego nelle mansioni inferiori di responsabile dell’ufficio acquisti ancorché resosi vacante in epoca di poco precedente al licenziamento.

Avverso questa sentenza la società in epigrafe ricorre in cassazione sulla base di quattro censure, illustrate da memoria.

  Affrontando   il delicato tema delle scelte organizzative datoriali ,risulta evidenziato dalla Corte di Cassazione che i giudici

  del merito, movendo dal presupposto che la riorganizzazione aziendale predisposta dalla società ricorrente già all’epoca in cui si era reso vacante il posto di responsabile dell’Ufficio acquisti, compatibile con il bagaglio professionale del B., era pervenuta alla determinazione di licenziare quest’ultimo avrebbe dovuto tenere presente, prima di ricoprire tale posto, che a tale posto poteva essere assegnato il B. adottando una soluzione per così dire transitoria sino al licenziamento.

 In definitiva , la  Suprema corte ha accolto il ricorso aziendale asserendo che”  la soluzione adottata dalla Corte del merito possa essere avallata poiché il rispetto dei doveri di correttezza e buona fede non può spingersi sino ad imporre al datore di lavoro una scelta organizzativa, quale quella suggerita dalla Corte del merito, ancorché transeunte, tale da incidere, sia pure in maniera modesta, come sottolineato dai Giudici di appello, sulle decisioni organizzative del datore di lavoro che appartengono sempre alla sua sfera di libertà d’iniziativa economica ex art. 41 della Cost.”ed in

 conclusione  è stato  accolto il quarto motivo del ricorso e   rigettati gli altri, con conseguente annullamento della sentenza impugnata. Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto e decidendosi nel merito va rigettata l’originaria domanda del lavoratore.”

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CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 19 novembre 2015, n. 23698

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