SENTENZA CASSAZIONE RIGUARDANTE INFORTUNIO IN ITINERE

Si richiama l’attenzione sulla sottostante sentenza  ,inerente la richiesta  del coniuge che  fosse riconosciuta la natura di infortunio sul lavoro all’evento mortale occorso alla propria moglie, mentre percorreva a piedi la strada per raggiungere l’istituto geriatrico presso il quale lavorava.

In particolare  la decisione   riafferma il principio secondo cui “la espressa introduzione dell’ipotesi legislativa dell’infortunio in itinere non ha derogato alla norma fondamentale che prevede la necessità non solo della “causa violenta” ma anche della “occasione di lavoro”, con la conseguenza che, in caso di fatto doloso del terzo, legittimamente va esclusa dalla tutela la fattispecie nella quale in sostanza venga a mancare la “occasione di lavoro” in quanto il collegamento tra l’evento e il “normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione e quello di lavoro” risulti assolutamente marginale e basato esclusivamente su una mera coincidenza cronologica e topografica” (come nel caso in cui il fatto criminoso sia riconducibile a rapporti personali tra l’aggressore e la vittima del tutto estranei all’attività lavorativa ed a situazioni di pericolo individuale, alle quali la sola vittima è, di fatto, esposta ovunque si rechi o si trovi, indipendentemente dal percorso seguito per recarsi al lavoro).

Orbene, nel caso in esame la Corte territoriale ha rilevato che “nella specie O.A., nonostante si trovasse sul percorso casa-azienda in orario prossimo all’inizio del lavoro, ha subito un rischio che riguarda la sua vita personale, del tutto scollegato all’adempimento dell’obbligazione lavorativa o dal percorso per recarsi in azienda”, essendo stata “aggredita e accoltellata dal proprio convivente” (come da accertamenti dell’INAIL), evento questo che “ha spezzato ogni nesso” con la prestazione lavorativa.

Tale accertamento di fatto, congruamente motivato, risulta conforme all’indirizzo come sopra riaffermato e resiste ai primi due motivi di ricorso (con assorbimento degli altri due motivi).

Del resto il detto accertamento non è in alcun modo inficiato dalla circostanza che la A. all’epoca del decesso risultasse anagraficamente ancora nello stato di famiglia del coniuge, circostanza questa irrilevante ai fini della decisione (fondata, in sostanza, come sopra, sulla accertata mancanza della “occasione di lavoro”).

Il ricorso va pertanto respinto. Infine, in ragione dell’evidenziato contrasto giurisprudenziale, le spese vanno compensate tra le parti.

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CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 07 settembre 2015, n. 17685

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