LA DISCIPLINA LAVORO PART TIME DOPO DECRETO DELEGATO REVISIONE TIPOLOGIE CONTRATTI LAVORO SUBORDINATO

 

Sul S.O. n.34  della G.U. n. 144 del 24 giugno 2015  risulta pubblicato il  DECRETO LEGISLATIVO 15 giugno 2015, n. 81 relativo alla Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell’articolo 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n.183  ,entrato in vigore dal giorno successivo a quello di pubblicazione, i cui articoli da 4 a 12 riguardano il lavoro a tempo parziale

1 .Premessa

Preliminarmente  si richiama  l’attenzione :

  1. a) sull’art 55 del decreto in parola , riguardante l’elenco delle disposizioni legislative abrogate  dalla data d’entrata in vigore  del nuovo decreto,che al comma,lettera a) riporta il dec.legvo 61/2000 relativo alla precedente regolamentazione del lavoro part time.
  2. b) sull’art.51 del decreto delegato ,secondo cui : “1. Salvo diversa previsione, ai fini del presente decreto, per contratti collettivi si intendono i contratti collettivi nazionali, territoriali o aziendali stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale e i contratti collettivi aziendali stipulati dalle rappresentanze sindacali aziendali ovvero dalla rappresentanza sindacale unitaria”.

2.Definizioni  (art.4)                                        

L’art.1   del decreto   ha confermato   che il contratto a tempo indeterminato costituisce la forma comune di rapporto di  lavoro ,mentre  l’art.4 dello stesso,evidenzia    che nel rapporto di lavoro subordinato, anche a tempo determinato, l’assunzione può avvenire a tempo pieno o a tempo parziale,    mentre non viene ripetuta la tradizionale distinzione  tra     rapporto di lavoro a tempo parziale di tipo orizzontale,rapporto di lavoro a tempo parziale di tipo verticale, rapporto di lavoro a tempo parziale di tipo misto, il che non  significa che  nella  realta’ operativa   il part time non possa continuare ad articolarsi  secondo le suddette  tipologie.

3.Forma e contenuto del t.p.(art.5)

Alla  forma ed ai  contenuti del contratto di lavoro a tempo parziale provvede l’art. 5 del decreto  ,che  al comma 1  conferma che la  forma scritta del contratto a tempo parziale è richiesta ad probationem  e non ad substantiam, cosi’ come gia’    disponeva  il precedente   dec.legvo 61/00 abrogato .

Rimane   precisato che ,nell’ipotesi di inosservanza della suddetta forma richiesta  ad probationem ,gli atti non risultano nulli, ma producono come conseguenza il divieto della prova testimoniale e di quella presuntiva , con l’ eccezione della perdita senza colpa da parte del contraente del documento costituente la prova   stabilita ,  al fine di poter dimostrare l’esistenza dell’atto.

Pertanto  se  la forma  ad probationem non viene rispettata, non si può provare in giudizio che l’atto esiste,  pur  se il medesimo resta valido ed efficace.

In quella ad substantiam ,invece ,  la forma scritta viene prescritta ai fini dell’esistenza dell’atto,per cui , se manca   , l’atto è nullo.

Secondo l’espressa previsione contenuta nell’art. 5, comma

1, del D.Lgs. n. 81/2015, il contratto di lavoro a tempo

parziale deve essere stipulato in forma scritta ai fini della

prova.

A norma dell’art. 10, commi 1 e 2, del D.Lgs. n. 81/2015 la

mancanza od anche la sola indeterminatezza nel contratto

a tempo parziale delle indicazioni sulla durata e sulla

collocazione temporale della prestazione non determinano

la nullità del contratto di lavoro a tempo parziale. Se manca

la prova della stipulazione del contratto in forma scritta o

nel contratto è stata omessa la precisa indicazione della

durata della prestazione di lavoro, il lavoratore può

richiedere l’accertamento giudiziale per vedersi “dichiarata

la sussistenza fra le parti di un rapporto di lavoro a tempo

pieno”, con decorrenza dalla data del pronunciamento del giudice

Nel caso in cui ad essere omesse sono le indicazioni

riguardo alla collocazione temporale dell’orario di lavoro

pattuito, l’autorità giudiziaria adita dal lavoratore dovrà

provvedere a determinare «le modalità temporali di

svolgimento della prestazione lavorativa a tempo parziale»,

facendo riferimento alle responsabilità familiari del

lavoratore interessato e alla sua necessità di integrare il

reddito mediante lo svolgimento di altra attività lavorativa,

ma anche alle esigenze del datore di lavoro.

Si rimarca che nel nuovo provvedimento non figura la disposizione presente nell’art.2 comma 1 ,secondo periodo,  del decreto 61/2000 abrogato, che recitava :”   Fatte salve eventuali più favorevoli previsioni dei contratti collettivi …, il datore di lavoro è …tenuto ad informare le rappresentanze sindacali aziendali, ove esistenti, con cadenza annuale, sull’andamento delle assunzioni a tempo parziale, la relativa tipologia ed il ricorso al lavoro supplementare.”

Pertanto, il citato adempimento non sara’ piu’ a carico dei datori di lavoro , se applicano il part time

Inoltre ,confermando la previsione  del decreto 61/00 ,  il   comma 2 dell’art.5    dichiara che nel contratto di lavoro a tempo parziale deve essere  contenuta puntuale indicazione della durata della prestazione lavorativa e della collocazione temporale dell’orario con riferimento al giorno, alla settimana, al mese e all’anno ,restando stabilito nel comma 3 che ,in caso di organizzazione del lavoro in turni , l’indicazione di cui al comma 2 può avvenire anche mediante rinvio a turni programmati di lavoro, articolati su fasce orarie prestabilite.

4.Lavoro supplementare” nel t.p.(art. 6, commi 1/5)

Il lavoro supplementare e’ disciplinato dall’art.6 ,prevedendo che:

  1. a) nel rispetto delle previsioni dei contratti collettivi, il datore di

lavoro può legittimamente richiedere, entro i limiti dell’orario

normale di lavoro di cui all’articolo 3 del d.lgs. n. 66/2003,

con riferimento implicito a qualsiasi singolo segmento

orario effettivamente lavorato dal lavoratore in regime di

tempo parziale, lo svolgimento di prestazioni

supplementari, svolte cioè oltre l’orario concordato con il

lavoratore part-timer ai sensi dell’articolo 5, comma 2, del

d.lgs. n. 81/2015 in rapporto alle giornate, alle settimane o ai mesi.

  1. b) se il ccnl applicato al rapporto di lavoro part time non disciplini il lavoro supplementare,al lavoratore il datore di lavoro puo’ richiedere di prestare lavoro supplementare,ma in misura non superiore al 25 per cento delle ore di lavoro settimanali concordate, che il prestatore puo’ rifiutare laddove sia  giustificato da comprovate esigenze lavorative, di salute, familiari o di formazione professionale, che il d.lgs. n. 81/2015 individua come esigenze qualificate di conciliazione vita-lavoro, sostanzialmenteincompatibili con prestazioni supplementari.

c)il lavoro supplementare è retribuito con una percentuale di maggiorazione sull’importo della retribuzione oraria globale di fatto pari al 15 per cento, comprensiva dell’incidenza della retribuzione delle ore supplementari sugli istituti retributivi indiretti e differiti.

Nel silenzio della norma nel calcolo della percentuale delle

ore (aggiuntive) supplementari, qualora il contratto a tempo

parziale si sviluppi in modo non uniforme (con settimane a

più intensità di lavoro e settimane a minore intensità), si

ritiene che il calcolo debba essere effettuato tenendo conto

complessivamente dell’orario di lavoro in part-time

concordato fra le parti nonché della distribuzione oraria

stabilita dal contratto collettivo nazionale di lavoro

applicato. Tuttavia sul punto i tecnici del Ministero del

Lavoro, rispondendo al quesito 16 del “Forum Lavoro” del

24 settembre 2015 dopo aver chiarito che “il tetto massimo

settimanale del 25% trova anzitutto applicazione in

assenza di una disciplina contrattuale”, hanno affermato

espressamente che “proprio in quanto “settimanale”

sembra preferibile una opzione interpretativa che limita il

lavoro supplementare entro il 25% di quello prestatosettimanalmente”.

5.Lavoro straordinario nel t.p.(art.6 c.6)

Si stabilisce che   al dipendente assunto a tempo parziale ( .orizzontale , verticale o misto )è consentito lo svolgimento di prestazioni lavorative straordinarie, mentre in vigenza del dec.legvo n.61/00 era escluso per il tempo parziale orizzontale.

In conseguenza della nuova nozione unitaria di lavoro a

tempo parziale si estende, senza limitazioni, a qualsiasi

articolazione del part-time la possibilità di svolgere lavoro

straordinario.

L’articolo 6, comma 3, del d.lgs. n. 81/2015 stabilisce in

proposito che “nel rapporto di lavoro a tempo parziale è

consentito lo svolgimento di prestazioni di lavoro

straordinario”, rimandando alla definizione contenuta

nell’articolo 1, comma 2, lettera c), del d.lgs. n. 66/2003, in

ragione del quale è “straordinario” il lavoro prestato oltre

l’orario normale di lavoro di cui all’articolo 3 dello stessod.lgs. n. 66/2003.

6.Clausole flessibili nel t.p.(art.6, cc 7 e 8)

La disciplina delle clausole elastiche, che assorbono e

inglobano anche le previgenti clausole flessibili, seguita a

richiedere (art. 6, comma 4, del d.lgs. n. 81/2015) la forma

scritta (“per iscritto”), ma esse non devono formare oggetto di

uno specifico patto anche contestuale al contratto di lavoro.

Anche la forma scritta delle clausole, dunque, come quella del

contratto sembra essere dettata a soli fini di prova e non a

pena di nullità.

Le clausole elastiche possono essere liberamente pattuire nel

rispetto delle previsioni contenute nei contratti collettivi (anche

aziendali) applicati in azienda, sia per variare la collocazione

temporale della prestazione lavorativa in regime di tempo

parziale sia per aumentarne la durata, resta inteso, peraltro,

che il lavoratore part-timer ha diritto a un preavviso di due

giorni lavorativi, salvo che tra le parti si raggiungano intese differenti

Nelle  clausole elastiche si precisano, a pena di nullita :,

1) le condizioni e le modalita’ con le quali il datore di lavoro, con preavviso di due giorni lavorativi,puo’ modificare la collocazione temporale della prestazione   e variarne in aumento la   durata,

2)la   misura   massima dell’aumento della durata dell’orario non puo’ eccedere il limite del 25 % della normale prestazione annua a tempo parziale ,comportando il diritto del lavoratore ad una maggiorazione del 15 per cento della retribuzione oraria globale difatto, comprensiva dell’incidenza della retribuzione sugli istituti retributivi indiretti e differiti.

d)è riconosciuta la facolta’ di revocare il consenso prestato alla clasola elastica il lavoratore che si trova nelle seguenti condizioni:

A)trattasi di lavoratore del settore pubblico e del settore privato affetto da   patologie   oncologiche   nonche’   da   gravi   patologiecronico-degenerative ingravescenti, per cui residui una ridotta capacita’ lavorativa, eventualmente anche a causa degli effetti invalidanti di terapie salvavita, accertata da una commissione medica istituita presso l’azienda unita’ sanitaria locale territorialmente competente, .

B)in caso   di   patologie   oncologiche   o   gravi   patologie cronico-degenerative ingravescenti riguardanti il coniuge, i figli oi genitori del lavoratore o della lavoratrice, nonche’ nel caso in cui il lavoratore o la lavoratrice assista una persona convivente contotale e permanente inabilita’ lavorativa con connotazione   di gravita’ ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio1992, n. 104, che abbia necessita’ di assistenza continua in quantonon in grado di compiere gli atti quotidiani della vita,

  1. C) In caso di richiesta del lavoratore o della lavoratrice, con figlio convivente di eta’ non superiore a tredici anni o con figlio convivente portatore di handicap ai sensi dell’articolo 3 della legge n104 del 1992

3.Il rifiuto del lavoratore di concordare variazioni dell’orario di lavoro non costituisce giustificato motivo di licenziamento.

 

  1. Diritto di precedenza

L’art. 8, comma 6, del D.Lgs. n. 81/2015 stabilisce il diritto

di precedenza nell’assunzione con contratto di lavoro

subordinato a tempo pieno, per l’espletamento delle stesse

mansioni o di mansioni di pari livello e categoria legale

rispetto a quelle oggetto del rapporto di lavoro part-time,

dei lavoratori che hanno trasformato il rapporto di lavoro a

tempo pieno in rapporto a tempo parziale.

Il diritto riguarda le assunzioni con contratto a tempo pieno

che il datore di lavoro si volge ad effettuare con riferimento

alle stesse mansioni svolte dal part-timer o a quelle di pari

livello e categoria legale. Mancano criteri utili per

individuare i lavoratori in caso di soprannumero e principi di

definizione dell’area geografica di applicazione del diritto diprecedenza.

  1. Informative

L’art. 8, comma 8, del D.Lgs. n. 81/2015 stabilisce che in

caso di assunzione di personale a tempo parziale il datore

di lavoro deve darne tempestiva informazione al personale

già dallo stesso dipendente con rapporto a tempo pieno

occupato in unità produttive che si trovano nello stesso

ambito comunale.

L’informativa datoriale può essere fornita anche mediante

comunicazione scritta in luogo accessibile a tutti nei locali

dell’impresa.

Inoltre il datore di lavoro si impegna a prendere in

considerazione le domande di trasformazione a tempo

parziale del rapporto di lavoro presentate dai dipendenti occupati a tempo pieno.

 

 

9)Trattamento del lavoratore a tempo parziale (art.7)

 

Nell’art.7 del decreto delegato trovano conferma i principi e le regole gia’ previsti nell’art.4 dell’abrogato dec.legvo n.61/00   con il titolo “principio di non discriminazione”,risultando stabilito in particolare che:

  1. a) Il lavoratore a tempo parziale non deve ricevere un trattamento meno favorevole rispetto al lavoratore a tempo pieno comparabile, intendendosi per tale quello inquadrato nello stesso livello, in forza dei criteri di classificazione stabiliti dai contratti collettivi, per il solo fatto di lavorare a tempo parziale;

b). Il lavoratore a tempo parziale ha i medesimi diritti di un lavoratore a tempo pieno comparabile ed il suo trattamento economico e normativo è riproporzionato in ragione della ridotta entità della prestazione lavorativa;

  1. c) i contratti collettivi possono modulare la durata del periodo di prova, del periodo di preavviso in caso dilicenziamento o dimissioni e quella del periodo di conservazione del posto di lavoro in caso di malattia ed infortunio, qualora l’assunzione avvenga con contratto a tempo parziale di tipo verticale

 

10).Trasformazione del rapporto(Art.8)

Trovano conferma nell’art.8 del decreto delegato le disposizioni gia’ contenute nel decreto legvo n.61/00,ossia :

  1. a) il rifiuto del lavoratore di trasformare il proprio rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto a tempo parziale, o viceversa, non costituisce giustificato motivo di licenziamento;

b).su accordo delle parti risultante da atto scritto,con o senza assistenza dei rappresentanti sindacali ,è ammessa la trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto a tempo parziale,  con conferma della disposizione introdotta dall’art.22 ,c.4, della legge n.183/11 al  dec.legvo n.61/00   ,relativa   all’abolizione all’obbligo della convalida da parte della direzione provinciale del lavoro competente per territorio dell’accordo di trasformazione delle parti risultante da atto scritto;

  1. c) hanno diritto alla trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno in lavoro a tempo parziale verticale od orizzontale i lavoratori del settore pubblico e del settore privato affetti da patologie oncologiche nonché da gravi patologie cronico-degenerative ingravescenti, per i quali residui una ridotta capacità lavorativa, eventualmente anche a causa degli effetti invalidanti di terapie salvavita, accertata da una commissione medica istituita presso l’azienda unità sanitaria locale territorialmente competente. Fermo restando che,a richiesta del lavoratore ,il rapporto di lavoro a tempo parziale è trasformato nuovamente in rapporto di lavoro a tempo pieno
  2. d) sussiste priorità nella trasformazione del contratto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale in caso di :

– patologie oncologiche o gravi patologie cronico-degenerative ingravescenti riguardanti il coniuge, i figli o i genitori del lavoratore o della lavoratrice, nonché nel caso in cui il lavoratore o la lavoratrice assista una persona convivente con totale e permanente inabilità lavorativa, che assuma connotazione di gravità ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, alla quale è stata riconosciuta una percentuale diinvalidità pari al 100 per cento, con necessità di assistenza continua in quanto non in grado di compiere gli atti quotidiani della vita ;

–richiesta del lavoratore o della lavoratrice, con figlio convivente di età non superiore a tredici anni o con figlio convivente portatore di handicap ai sensi dell’articolo 3 della legge n. 104 /1992;

  1. e) il lavoratore che abbia trasformato il rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto di lavoro a tempo parziale , ha diritto di precedenza nelle assunzioni con contratto a tempo pieno per l’espletamento delle stesse mansioni o di quelle equivalenti a quelle oggetto del rapporto di lavoro a tempo parziale.

Inoltre, risulta inserita la nuova previsione secondo cui il lavoratore può chiedere, per una sola volta, in luogo del congedo parentale spettante ai sensi del Capo V del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, la trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto di lavoro a tempo parziale per un periodo corrispondente, con una riduzione d’orario non superiore al 50 per cento.

Si dispone , altresì, che in caso di assunzione di personale a tempo parziale il datore di lavoro è tenuto a darne tempestiva informazione al personale già dipendente con rapporto a tempo pieno occupato in unità produttive site nello stesso ambito comunale, anche mediante comunicazione scritta in luogo accessibile a tutti nei locali dell’impresa ,nonche’ a prendere in considerazione le eventuali domande di trasformazione a tempo parziale del rapporto dei dipendenti a tempo pieno e che i contratti collettivi possono individuare criteri applicativi con riguardo a tale disposizione

 

 

11)Criteri di computo dei lavoratori a tempo parziale(art.9)

Risulta confermata dall’art 9 del decretpo delegato la disposizione gia’ prevista dall’abrogato dec.legvo n.61/00,secondo cui:

“Ai fini della applicazione di qualsiasi disciplina di fonte legale o contrattuale per la

quale sia rilevante il computo dei dipendenti del datore di lavoro, i lavoratori a tempo

parziale sono computati in proporzione all’orario svolto, rapportato al tempo pieno.

A tal fine, l’arrotondamento opera per le frazioni di orario eccedenti la somma degli orari a

tempo parziale corrispondente a unità intere di orario a tempo pieno”

 

12)Sanzioni(art.10)

In materia di sanzioni l’art.10 del decreto in esame prevede quanto segue :

a)SANZIONI CIVILI RIPRISTINATORIE

Art. 5, comma 1, D.Lgs. n. 81/2015

Mancanza della forma scritta

Per aver stipulato un contratto di lavoro

subordinato a tempo parziale senza

forma scritta.

Art. 10, comma 1, D.Lgs. n. 81/2015

Il lavoratore può chiedere al Giudice di

vedersi dichiarata la sussistenza fra le

parti di un rapporto di lavoro a tempo

pieno.

 

Art. 5, comma 2, D.Lgs. n. 81/2015

Omessa indicazione della durata della

prestazione

Per aver stipulato un contratto a tempo

parziale senza puntuale indicazione della

durata della prestazione lavorativa

 

Art. 10, comma 2, D.Lgs. n. 81/2015

Artt. 1418-1424 cod. civ.

Il lavoratore può chiedere al Giudice di

vedersi rivonosciuta la sussistenza fra le parti di un

rapporto di lavoro a tempo pieno a

partire dalla data del relativo

accertamento giudiziale con riferimento

alla mancata indicazione della durata

della prestazione (il contratto è nullo per contrasto

con norme imperative).

  1. b) SANZIONI CIVILI RISARCITORIE

Art. 5, comma 2, D.Lgs. n. 81/2015

Durata della prestazione

Per la mancanza o la indeterminatezza della

durata della prestazione lavorativa.

Art. 10, comma 2, ultimo periodo, D.Lgs. n. 81/2015

Artt. 1218, 1223, 1224, 1226 e 1227 cod. civ.

Il lavoratore ha diritto, in aggiunta alla retribuzione

dovuta, alla corresponsione di un ulteriore emolumento a

titolo di risarcimento dei danni patiti, da liquidarsi con

valutazione equitativa.

 

Art. 5, comma 2, D.Lgs. n. 81/2015

Collocazione temporale

Per la mancanza o la indeterminatezza della

collocazione temporale (in giorni, settimane,

mesi ed anno) dell’orario di lavoro cui è tenuto

il lavoratore a tempo parziale.

Art. 10, comma 2, D.Lgs. n. 81/2015

Artt. 1218, 1223, 1224, 1226 e 1227 cod. civ.

Il giudice provvede a determinare le modalità temporali

di svolgimento della prestazione lavorativa a tempo

parziale (con riferimento alle responsabilità familiari del

lavoratore interessato, alla sua necessità di integrazione

del reddito svolgendo altra attività lavorativa, nonché alle

esigenze del datore di lavoro).

Il lavoratore ha diritto, in aggiunta alla retribuzione

dovuta, alla corresponsione di un ulteriore emolumento a

titolo di risarcimento dei danni patiti, da liquidarsi con

valutazione equitativa.

 

Art. 10, comma 3, D.Lgs. n. 81/2015

Clausole elastiche

Per aver richiesto lo svolgimento di prestazioni

elastiche senza il rispetto delle condizioni, delle

modalità e dei limiti previsti dall’art. 6, commi 4,

5 e 6, del D.Lgs. n. 81/2015.

Art. 10, comma 3, D.Lgs. n. 81/2015

Artt. 1218, 1223, 1224, 1226 e 1227 cod. civ.

Il lavoratore, in aggiunta alla retribuzione dovuta, ha

diritto alla corresponsione di un ulteriore emolumento ,a titolo di risarcimento dei danni patiti.

13).Disciplina previdenziale per rapporto t.p.(art.11)

 

. Nell’art.11 del decreto delegato sono confermate le precedenti disposizioni dettata dal dec.lregvo n.61/00, risultando  stabilito:

  1. a) La retribuzione minima oraria, da assumere quale base per il calcolo dei contributi previdenziali dovuti per i lavoratori a tempo parziale, si determina rapportando alle giornate di lavoro settimanale ad orario normale il minimale giornaliero di cui all’art. 7 del decreto-legge 12 settembre 1983, n. 463, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 1983, n. 638, e dividendo l’importo così ottenuto per il numero delle ore di orario normale settimanale previsto dal contratto collettivo nazionale di categoria per i lavoratori a tempo pieno
  2. b) Gli assegni per il nucleo familiare spettano ai lavoratori a tempo parziale per l’intera misura settimanale in presenza di una prestazione lavorativa settimanale di durata non inferiore al minimo di ventiquattro ore. A tal fine sono cumulate le ore prestate in diversi rapporti di lavoro. In caso contrario spettano tanti assegni giornalieri quante sono le giornate di lavoro effettivamente prestate, qualunque sia il numero delle ore lavorate nella giornata.

Qualora non si possa individuare l’attività principale per gli effetti dell’art. 20 del testo unico delle norme sugli assegni familiari, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1955, n. 797 e successive modificazioni, gli assegni per il nucleo familiare sono corrisposti direttamente dall’INPS. Il comma 2 dell’art. 26 del citato testo unico è sostituito dal seguente: “Il contributo non è dovuto per i lavoratori cui non spettano gli assegni a norma dell’art. 2″

c )La retribuzione da valere ai fini dell’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali dei lavoratori a tempo parziale è uguale alla retribuzione tabellare prevista dalla contrattazione collettiva per il corrispondente rapporto di lavoro a tempo pieno. La retribuzione tabellare è determinata su base oraria in relazione alla durata normale annua della prestazione di lavoro espressa in ore. La retribuzione minima oraria da assumere quale base di calcolo dei premi per l’assicurazione di cui al presente comma è stabilita con le modalità di cui al commad) . Nel caso di trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto di lavoro a tempo parziale e viceversa, ai fini della determinazione dell’ammontare del trattamento di pensione si computa per intero l’anzianità relativa ai periodi di lavoro a tempo pieno e proporzionalmente all’orario effettivamente svolto l’anzianità inerente ai periodi di lavoro a tempo parziale.

14).Lavoro t.p. nelle pp.aa.(art.12)

Fermo restando quanto previsto da disposizioni speciali in materia,riecheggiando il contenuto dell’art.10 dell’abrogato dec.legvo n.61/00 ,l’argomento del lavoro part time nelle pubbliche amministrazioni è disciplinato nel decreto in esame nel modo seguente:

“Ai sensi dell’articolo 2, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, le disposizioni della presente sezione si applicano, ove non diversamente disposto, anche ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche, con esclusione di quelle contenute negli articoli.:

  1. a) art. 6 ,comma 2 ,in cui si prevede che:”Nel caso in cui il contratto collettivo applicato al rapporto dilavoro non disciplini il lavoro supplementare, il datore di lavoro puo’ richiedere al lavoratore lo svolgimento di prestazioni di lavoro supplementare in misura non superiore al 25 per cento delle ore dilavoro settimanali concordate. In tale ipotesi, il lavoratore puo’rifiutare lo svolgimento del lavoro supplementare ove giustificato da comprovate esigenze lavorative, di salute, familiari o di formazione professionale. Il lavoro supplementare e’ retribuito   con   una maggiorazione del 15 per cento della retribuzione oraria globale difatto, comprensiva dell’incidenza della retribuzione delle   ore supplementari sugli istituti retributivi indiretti e differiti “
  2. b) 6 ,comma 6,in cui si stabilisce che: “6. Nel caso in cui il contratto collettivo applicato al rapporto non disciplini le clausole elastiche queste possono essere pattuite per iscritto dalle parti avanti alle commissioni di certificazione,con facolta’ del lavoratore di farsi assistere da un rappresentante dell’associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato o da un avvocato o da un consulente del lavoro.

Le clausole elasticheprevedono, a pena di nullita’, le condizioni e le modalita’ con le quali il datore di lavoro, con preavviso di due giorni lavorativi,puo’ modificare la collocazione temporale della prestazione   e variarne in aumento la   durata,   nonche’   la   misura   massima dell’aumento, che non puo’ eccedere il limite del 25 per cento della normale prestazione annua a tempo parziale. Le modifiche dell’orario di cui al secondo periodo comportano il diritto del lavoratore ad unamaggiorazione del 15 per cento della retribuzione oraria globale di fatto, comprensiva dell’incidenza della retribuzione sugli istitutiretributivi indiretti e differiti”.;

  1. c) art.10 ,riguardante le sanzioni per il tempo parziale

 

 

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