SENTENZA CORTE CASSAZIONE RELATIVA DETRAIBILITA’ INDENNITA’ MANCATO PREAVVISO DA ALIUNDE PERCEPTUM

Con la sentenza sotto riportata ,la Suprema Corte nel respingere il ricorso aziendale circa il licenziamento illeggittimamente disposto ,ha  affermato che l’aliunde perceptum, detraibile dall’indennità risarcitoria spettante, ex art. 18 l. n. 300 del 1070, al lavoratore illegittimamente licenziato in regime di tutela reale ed il cui rapporto di lavoro sia stato ricostituito senza soluzione di continuità, consiste in quelle utilità, patrimonialmente valutabili, che derivano al lavoratore in ragione del liberarsi di energie lavorative a causa della perdita del posto di lavoro. Vi rientrano tipicamente, ma non esclusivamente, le retribuzioni percepite in altra attività lavorativa che il lavoratore licenziato avvia potuto svolgere dopo la estromissione dal posto di lavoro, avendo egli trovato altra occupazione. Quindi non rientrano nell’aliunde perceptum quanto il lavoratore percepisce ,non già per aver impiegato le sue energie lavorative liberatesi per l’avvenuta estromissione dal posto di lavoro, bensì sulla base della disciplina del rapporto, proprio quale effetto naturale del recesso datoriale e della risoluzione del rapporto di lavoro: il trattamento di fine rapporto ed eventualmente anche l’indennità sostitutiva del preavviso non lavorato; emolumenti questi il cui pagamento da parte del datore di lavoro risulta indebito una volta accertata la illegittimità del licenziamento e ricostituita la continuità del rapporto di lavoro in regime di tutela reale, al pari dell’eventuale trattamento pensionistico (Cass., sez. lav., 23 gennaio 2009, n. 1707; Cass., sez. lav., 16 aprile 2008, n. 9988) o di mobilità (Cass., sez. lav., 28 aprile 2010, n. 10164). Ma il sopravvenuto carattere indebito di tale pagamento non consente al datore, peraltro in grado d’appello, di chiederne la detrazione dall’indennità risarcitoria o la restituzione. La detraibilità, nella specie, dell’indennità sostitutiva del preavviso non è configurabile perché non si tratta di aliunde perceptum nel senso sopra precisato; neppure la restituzione è configurabile come domanda nuova in appello, ammissibile solo se si tratta di restituzioni che dipendono dall’avvenuta esecuzione della sentenza di primo grado (Cass., sez. II, 9 ottobre 2012, n. 17227). Più in generale cfr. Cass., sez. lav., 22 aprile 2013, n. 9702, che ha chiarito che il regime di tutela reale ex art. 18 l. n. 300/1970 non è condizionato alla restituzione degli importi percepiti a titolo di competenze per fine rapporto, atteso che le due obbligazioni sono disomogenee e si pongono su piani diversi per la loro funzione.

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CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 26 maggio 2015, n. 10836

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