CASSAZIONE NEGA DEQUALIFICAZIONE PER DEMANSIONAMENTO DIPENDENTE

Si richiama l’attenzione sulla sottostante decisione della Cassazione riguardante la questione specificata nel titolo svolgendo le seguenti valutazioni.

Posto che la Corte di appello ha ricostruito la legittimità dei due provvedimenti implicitamente impugnati e cioè la messa fuori ruolo della S. al termine del contratto come dirigente scolastico ed il successivo provvedimento con la quale le venivano affidate mansioni ispettive compatibili con il suo ruolo dirigenziale spettava alla lavoratrice quantomeno allegare che in concreto le nuovi funzioni determinassero una significativa mortificazione del bagaglio professionale pregresso o che fosse stata sottoutilizzata per un periodo significativo. La Corte di appello ha positivamente escluso questi due ipotesi mostrando come inizialmente si fossero posti inevitabili problemi di organizzazione del nuovo ufficio cui era stata addetta la S. a quale però in breve tempo era stata pienamente coinvolta nel lavoro. Indipendentemente dall’onere della prova, sul quale non si spendono peraltro osservazioni in linea di principio, la Corte territoriale ha positivamente escluso che una dequalificazione vi sia stata in quanto ha valutato sia il nuovo incarico dal punto di vista formale sia le mansioni espletate sulla base degli elementi di prova emersi.

Perché si possa parlare di “dequalificazione” appare ovvio che una (eventuale) minore inattività debba perdurare per un periodo di tempo apprezzabile in quanto potenzialmente produttivo di quelle conseguenze negative che la legge vuole scongiurare e cioè la mortificazione anche personale del dipendente e il mancato esercizio delle competenze in precedenza acquisite, ipotesi che la Corte di appello ha escluso in quanto ,ha accertato che un rodaggio del nuovo ufficio si era reso necessario solo nella fase strettamente iniziate. Il datore di lavoro ha pertanto provato l’esatto adempimento dell’obbligo contrattuale posto che non sono emerse inadempienze importanti ai fini del rispetto della norma di cui all’art. 2103 c.c. Pertanto la motivazione appare congrua e logicamente coerente e fondata su concreti elementi di prova richiamati in sentenza.

———————————————

CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 25 febbraio 2015, n. 3844

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: