LEGGE STABILITA’ 2015:MODIFICAZIONI REGOLAMENTAZIONE ISTITUTI DI PATRONATO

La fonte normativa principale  di  disciplina dell’attività degli Istituti di patronato è  la Legge 152 del 3 marzo   che fissa  le  regole per la realizzazione del servizio  ed apre nuovi ambiti d’intervento dei medesimi

Si segnala inoltre il   Decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali del 10 ottobre 2008, n. 193,contenente il “Regolamento per il finanziamento degli istituti di patronato”,  ,che fornisce precise indicazioni sullo svolgimento dell’attività dei patronati ulteriormente puntualizzate con diverse, successive circolari.

Poiche’ la  legge di Stabilità 2013 n°228/2012, all’articolo 1, commi , dall’8 al 15,ha in parte riformato la Legge 152/2001 , il Ministero del lavoro   socialiha emanato di conseguenza il Decreto  del 20 febbraio 2013 ed alcune circolari di applicazione delle nuove norme.

Infine ,ulteriori modificazioni sono state apportate alla legge n.152/01 dalla legge di stabilita’ 2015 ,approvata in via definitiva  ed entrera’ in vigore il primo gennaio p.v.

Gli Istituti di patronato e di assistenza sociale sono persone giuridiche di diritto

privato che svolgono un servizio di pubblica utilità.

La legge 152/2001, che   detta i principi e le norme per la costituzione, il

riconoscimento e la valorizzazione degli Istituti di patronato e di assistenza sociale attribuendo alla loro attività una funzione di rilievo costituzionale,riveste un’’indiscutibile rilevanza di questo evento,  dovendo tener conto che     i  patronati in Italia  dispongono di una capillare presenza sul territorio (almeno 1.500 sedi provinciali e 4.000 zonali) e “lavorano” almeno il 68% del complessivo delle pratiche previdenziali  INPS. trovando spazio anche  in iniziative destinate al “mercato sociale” (prestazioni socio-assistenziali in materia di emigrazione e immigrazione, sicurezza sociale e dei luoghi di lavoro, diritto di famiglia e delle successioni, ecc.) ed al supporto delle Istituzioni per attività non demandate in via esclusiva all’azione della Pubblica Amministrazione.

In base alla   legge n.152/01 , i Patronati non si occupano più soltanto di pratiche amministrative pensionistiche; potranno invece offrire assistenza ai cittadini prestazioni più variegate (anche sul piano della sola consulenza), svolgendo una significativa attività di sostegno, informativa e di assistenza tecnica in settori assolutamente distinti tra loro (dalle prestazioni sanitarie al risparmio previdenziale, dalla legislazione fiscale  alla assistenza in sede giudiziaria, dalla informazione sulla sicurezza dei luoghi di lavoro al supporto delle autorità diplomatiche).

Tale aspetto trova significativa conferma  dalle modificazioni introdotte  in proposito dalla richiamata legge di stabilitra’ 2015. ,che al comma 309 dell’articolo unico da cui è formata,prevede la sostituzione del testo dell’art.10  della legge 152/02 con il seguente:

«Art. 10. -(Attività diverse). –1 Gli istituti di patronato possono altresì svolgere senza scopo di lucro, in Italia e all’estero, con esclusione di quelle ammesse al finanziamento di cui all’articolo 13: a)in favore di soggetti privati e pubblici, attività di sostegno, informative, di consule nza, di supporto, di servizio e di assistenza tecnica in materia diprevidenza e assistenza sociale, diritto del lavoro, sanità, diritto di famiglia e delle successioni, diritto civile e legislazione fiscale, risparmio, tutela emsicurezza sul lavoro .Lo schema di convenzione che definisce le modalità di esercizio delle predette attività è approvato con decreto del Ministero del, sentiti gli enti di patronato ed i Ministeri competenti per materia, da emanare entro il 30giugno 2015; b)le attività e le materie di cui alla lettera a), oltre che in materia di supporto a servizi anagrafici o certificativi e di gestione di servizi di welfare territoriale, possono essere svolte in favore delle pubbliche amministrazioni e di organi smi dell’Unione europea anche sulla base di apposite convenzioni stipulate con le amministrazioni interessate, secondo i criteri generali stabiliti con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, da emanare entro il 30 giugno 2015, sentiti gli istituti di patronato e di assistenza sociale; c)in favore dei soggetti indicati nelle lettere a)e b), a sostegno del processo di riorganizzazione della pubblica amministrazione, con l’obiettivo disostenere la popolazione nelle procedure di accesso telematico alla medesima, sulla base di convenzioni specifiche gli istituti di patronato possono svolgere attività di informazione, di istruttoria, di assistenza e di invio di istanze, con contributo all’erogazione del servizio secondo lo schema di convenzione definito con apposito decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali e del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, da emanare entro il 30 giugno 2015, sentiti gli istituti di patronato e di assistenza sociale. 2.Gli istituti di patronato possono svolgere, ai sensi del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, attività di informazione, consulenza e assistenza in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro gratuitamente nei confronti dei lavoratori e, sulla base di apposite tariffe, nei confronti della pubblica amministrazione e dei datori di lavoro privati, sulla base di apposite convenzioni stipulate secondo le modalità e i criteri stabiliti con decreto del Ministrodel lavoro e delle politiche sociali, da emanare entro il 30 giugno 2015. 3.Gli istituti di patronato possono svolgere attività di consulenza e trasmissione telematica di dati in materia di assistenza e previdenza sociale, infortuni e malattie professionali, in favore dei soggetti di cui all’articolo 7, comma 1, incluse nelle attività di cle prestazioni, non rientranti nel finanziamento di cui all’articolo 13, per le quali è ammessa l’esigibilità del citato contributo per l’erogazione del servizio, per ciascuna prestazione a favore dell’istituto di patronato, da parte dell’utenza o degli enti pubblici beneficiari. Con il medesimo decreto sono definite le modalità di partecipazione all’erogazione del servizio di cui all’articolo 6 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni. Con decreto del direttore generale per le politiche previdenziali e assicurative del Ministero del lavoro e delle politiche sociali l’elenco delle prestazioni e dei predetti contributi per l’erogazione del servizio è adeguato ogni quattro anniui all’articolo 13, che vengono ammesse, in base aconvenzione sottoscritta con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, a contributo per l’erogazione del servizio. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentiti gli istituti di patronato e di assistenza sociale, sono individuate Nuovi servizi e nuove attività, dunque, con la possibilità di affiancarsi anche a presenze istituzionali con cui i Patronati possono convenzionarsi per svolgere le funzioni nei campi loro assegnati dalla nuova normativa.

In armonia con tali premesse, scorrendo il testo della legge, appare agevole ravvisare che l’intendimento del legislatore sia stato dettato dall’’esigenza di determinare:

l’ampliamento delle attività demandate agli istituti di patronato;

la gratuità delle attività di consulenza

il riconoscimento del valore di pubblica utilità per gli istituti che vantino una presenza numerica specifica nelle regioni o sul territorio nazionale e svolgano attività in modo continuativo da almeno 3 anni;

l’obbligo di impiego di personale dipendente assunto con contratto di lavoro a carattere subordinato ed a tempo indeterminato;

l’approntamento di risorse finanziarie di certa determinazione

il corretta gestione istituti di patronato  e la sicura destinazione dei fondi erogati

Per fare ciò, la nuova legge si era  orientata verso due indirizzi solo apparentemente contrastanti.

Da un lato,  aveva  previsto un abbassamento della soglia minima di presenza dei patronati sul territorio nazionale; il quoziente minimo di sedi  dislocate sul territorio nazionale (che il patronato deve mantenere per ottenere il riconoscimento ministeriale e il finanziamento conseguente) è stato ridotto drasticamente dalla precedente aliquota (“due terzi delle regioni e metà delle province” italiane) a quella di solo “un terzo delle regioni e un terzo delle province”

Posto che la legge 152/01 contiene anche disposizioni inerenti    la facoltà di istituire patronati soltanto a soggetti (“confederazioni e associazioni nazionali di lavoratori”) costituite da almeno tre anni ed operanti in modo continuativo, confermando altresì le finalità assistenziali prescritte dai rispettivi statuti e disponibilità di idonei mezzi finanziari ,si rimarca che la legge di stabilita’ è intervenuta pure su questo punto ,disponendo ,a modifica dell’art.2,comma 1  della 152/01 , tra le condizioni per la costituzione di patronati ,che i soggetti promotori in psrticolare” abbiano sedi proprie in un numero di province riconosciute la cui somma della popolazione sia pari ad almeno il 60 per cento della popolazione italiana, come accertata nell’ultimo censimento nazionale, e che abbiano sedi di istituti di patronato in almeno otto Paesi stranieri» Peraltro si richiama l’attenzione sulla modificazione del testo dell’art.14 della legge n.152/01 ,che, quando la legge di stabilita’ sara’ vigente ,prevede’  che  l’articolo 14, della legge n.152/01 e’ cosi’ formulato :  Art. 14. (Adempimenti degli istituti di patronato e di assistenza sociale) Gli istituti di patronato e di assistenza sociale :a) tengono regolare registrazione di tutti i proventi e di tutte le spese, corredata dalla documentazione contabile: «attraverso l’adozione di uno schema di bilancio analitico di competenza definito dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, redatto secondo le disposizioni del codice civile,comprendente anche le attività svolte all’estero»; b) comunicano al Ministero del lavoro e della previdenza sociale,entro tre mesi dalla chiusura dell’esercizio annuale, ilrendiconto dell’esercizio stesso e i nominativi dei componenti degli organi diamministrazione e di controllo; c) forniscono, entro il 30 aprile di ciascun anno, al Ministero dellavoro e della previdenza sociale, i dati riassuntivi e statisticidell’attivita’ assistenziale svolta nell’anno precedente,nonche’ quelli relativi alla struttura organizzativa in Italia e all’estero  La legge dispone difatti che il Ministero provveda a ciò il rispetto di tempi alquanto ristretti (90 giorni dal ricevimento della domanda), assegnando allo stesso Ministero il compito di concedere il riconoscimento definitivo al patronato entro 1 anno (sempre dalla data di presentazione della domanda).

In ogni caso, è innegabile che la nuova normativa, conferendo ai patronati maggiori funzioni, assegna anche al Ministero del Lavoro una più autoritaria conduzione dell’opera di controllo sui patronati stessi, impegnandolo maggiormente nella vigilanza per il tramite dei propri Ispettorati Provinciali del Lavoro.

Tutto ciò in quanto lo stesso Ministro è tenuto a presentare annualmente al Parlamento la propria relazione sull’andamento (costituzioni, riconoscimento, strutture, attività e andamento economico) degli istituti di patronato.

Ben si giustifica quindi il mantenimento (con norme novellate) del potere-dovere del Ministero di intervenire nella conduzione dei singoli patronati ove ne ravvisi la esigenza.

Tale forma di intervento viene tuttavia essenzialmente disciplinata in termini tali da salvaguardare quanto più possibile la sopravvivenza del patronato, stante il valore di pubblica utilità dell’attività demandatagli.

Ma anche a  tale aspetto si e’ dedicata la legge di stabilita’  2015,intervenendo sull’art.16 della legge n.152/01 ,che pertanto risulta  in parte modificato ,ed  ora è formulato come segue:

A”rt. 16.

(Commissariamento e scioglimento)

  1. In caso di gravi irregolarita’ amministrative o di accertate violazioni del proprio compito istituzionale, il Ministro del lavoroe della previdenza sociale nomina un commissario per la gestione straordinaria delle attivita’ di cui all’articolo 8.

 

2.L’istituto di patronato e di assistenza sociale e’ sciolto ed e’nominato un liquidatore nel caso in cui:

  1. a) non sia stato realizzato il progetto di cui all’articolo 3, comma 2, o non sia stato concesso il riconoscimento definitivo di cui all’articolo 3, comma 4, o siano venuti meno i requisiti di cui agli articoli 2 e 3;
  2. b) l’istituto presenti per due esercizi consecutivi un disavanzo patrimoniale e lo stesso non sia ripianato dall’organizzazione promotrice entro il biennio successivo;
  3. c) l’istituto non sia piu’, per qualsiasi motivo, in grado di funzionare.

«c-bis)l’istituto abbia realizzato per due anni consecutivi attività rilevante ai fini del finanziamento di cui all’articolo 13, comma 7, lettera b), sia in Italia sia all’estero, in una quota percentuale accertata in via definitiva dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali inferiore al 1,5 per cento del totale. Ledisposizioni di cui alla presente lettera trovano applicazione nei confronti degli istituti di patronato riconosciuti in via definitiva e operanti da oltre cinque anni alla data di entrata in vigore della presente disposizione con effetto dall’attività dell’anno 2014, definitivamente accertata dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali; cter)l’istituto non dimostri di svolgere attività, oltre che a livello nazionale, anche in almeno otto Stati stranieri, con esclusione dei patronati promossi dalle organizzazioni sindacali agricole».

In caso quindi di gravi irregolarità di gestione amministrativa, il Ministro deve disporre la nomina di un Commissario Straordinario per la ulteriore gestione del patronato sino a suo risanamento (con ciò, sciogliendo i preesistenti organi amministrativi del patronato stesso).

E’ bene notare che, se l’antecedente normativa conferiva al Ministro la facoltà (“può sciogliere“) di intervenire, adesso la nuova legge adotta una espressione certamente più “imperativa  (“nomina un commissario”) che induce a fare ravvisare nell’azione ministeriale l’esercizio di un dovere piuttosto che l’attuazione di una facoltà.

In armonia con tale orientamento, non la facoltà (“può sciogliere“) del Ministero di messa in liquidazione del patronato e trasformata dalla nuova legge in dovere (“è sciolto ed è nominato un liquidatore”) ove il Ministero ravvisi l’assenza di condizioni soggettive (dei promotori o del patronato) o oggettive (mancata realizzazione del “progetto”, difetto di “riconoscimento”, assenza di finalità assistenziali o di estensione territoriale o di mezzi tecnico-finanziari, incapacità di funzionamento, insolvenza protratta per due esercizi consecutivi e non ripianata dal soggetto promotore) che giustifichino la ulteriore sopravvivenza di un patronato.

Se comunque quanto appena accennato attiene ai rapporti “amministrativi” degli istituti di patronato, le vere novità che la  legge152/01 ha  introdotto   riguardano sia lo svolgimento dell’attività demandata ai patronati, sia il sistema del loro finanziamento.

Sotto il primo profilo, dal momento che il legislatore ha voluto dotare i patronati una innegabile stabilità finaziaria, è stato imposto ai patronati stessi di “avvalersi esclusivamente di lavoratori subordinati dipendenti“ (propri o delle organizzazioni promotrici).

La previsione di stabilità di rapporti di lavoro con personale dipendente subordinato relega quindi ad ipotesi eccezionali l’eventualità che i patronati possano in futuro fruire di prestazioni lavorative volontarie e gratuite o di collaborazioni coordinate e continuative.

Tale impegno occupazionale ha però obbligato il legislatore a dotare i patronati di una fonte di approvvigionamento finanziario che armonizzasse il principio di gratuità (che sempre deve improntare  le funzioni e le prestazioni offerte dai patronati) con l’esigenza dei patronati stessi di fare fronte agli impegni finanziari cui adesso sono tenuti (ad esempio, al pagamento cadenzato delle retribuzioni al personale dipendente e della correlativa contribuzione).

Tutto ciò è stato risolto attraverso l’attribuzione ai patronati di un prelevamento (lo 0,226% a partire dal 2001,che la legge di stabilita’ 2015 ha ridotto allo 0,207 %.) sul gettito dei contributi previdenziali obbligatori allo incassati dai maggiori enti previdenziali (INPS, INAIL e IPSEMA).

Quanto così conseguito dal bilancio dello Stato è destinato ad essere ripartito tra i patronati aventi diritto, con espressa destinazione alle singole attività da svolgersi (una quota maggioritaria per l’’attività da svolgersi, il restante per l’’organizzazione del lavoro ed una quota infinitesimale per il controllo delle sedi estere).

Ciò che risulta comunque enfatizzata dalla  normativa in esame è la funzione attribuita agli istituti di patronato affinché questi, accanto all’assistenza e alla tutela dei lavoratori e dei loro aventi causa per il conseguimento delle “prestazioni di qualsiasi genere previste da leggi, statuti e contratti regolanti la previdenza e la quiescenza”, esercitino la tutela dei diritti -individuali o collettivi- nei confronti della pubblica amministrazione “attraverso la realizzazione di una maggiore connessione tra i servizi resi e le trasformazioni del mercato del lavoro, considerando soprattutto lo sviluppo delle modalità atipiche di lavoro e l’attuale assenza di una adeguata rete di tutela” (letteralmente dalla Proposta di Legge Camera Dei Deputati n.4083, d’iniziativa dei deputati Lucà ed altri).

Ecco perché, nell’ambito delle funzioni assegnate ai patronati, la nuova legge sembra quindi proiettare i patronati verso due finalità basilari.

La prima,  garantita dal contributo ministeriale, quella dell’assistenza previdenziale ed assistenziale prestate secondo rinnovate modalità, che comunque garantiscano il permanere del consolidato ruolo sinora svolto dai patronati.

Poi, la seconda, quella del “mercato sociale”, per la tutela dei diritti e la prestazione di servizi con massima flessibilità di autofinanziamento e stipula di convenzioni sia con enti pubblici che con privati (professionisti o organizzazioni), puntando decisamente –anche per quanto riguarda il meccanismo di finanziamento- sul criterio del quantitativo delle pratiche trattate ed effettivamente andate in porto: quindi, fondamentalmente, sulla qualità del servizio.

Di altre novita   ‘ introdotte dalla legge di stabilita’ 2015 alla disciplina dei Patronati di cuialla legge n.152/01 ,da’ conto  il comma 308 della stessa ,che contiene le seguenti modificazioni, attinenti il finanziamento degli stanziamenti per gli Istituti in parola,secondo cui a)con riferimento all’esercizio finanziario 2015 gli specifici stanziamenti iscritti nello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politichesociali per il finanziamento degli istituti di Patronato cui al comma 1 dell’articolo 13 della legge 30 marzo 2001, n. 152,sono complessivamente e proporzionalmente ridotti di 35 milioni di euro.,che appaiono piu’ contennutio ,a fronte di quelli piu’ marcati( 75 milioni di euro) presenti nel testo approvato dalla Camera ;   b) con effetto dall’esercizio finanziario 2016, al fine di assicurare tempestivamente agli istituti di patronato e di assistenza sociale le somme occorrenti per il regolare funzionamento, gli specifici stanziamenti, iscritti nelle unita’ previsionali di base dello stato di previsionedel Ministero del lavoro e della previdenza sociale, sono determinati, in sede previsionale, non piu’ nella misura dell’80 per cento coma stabilito dal comma 4 dell’art.13 legge 152/2001,ma del 72% delle somme impegnate, come risultano nelle medesime unita’ previsionali di base nell’ultimo conto consuntivo approvato. In ogni caso, e’ assicurata agli istituti di patronatol’erogazione delle quote di rispettiva competenza, non piu’ nei limiti dell’80 per cento ,come indicato in precedenza dal comma 4 dell’art.13 della legge n.145/2001,ma del 72% , entro il primo trimestre di ogni anno L’ultima novita’ riguardante la disciplina degli istituti di Patronato si rinviene nel comma 311 del testo emendato dal Senato della legge di stabilita’ 20125 ,che così recita: ” Comma 311. A seguito dell’entrata in vigore della riforma complessiva degli istituti di patronato, anche con riferimento alle attività diverse che possono svolgere e dei relativi meccanismi di finanziamento diversi di cui, rispettivamente, agli articoli 10 e 13 della legge 30 marzo 2001, n. 152, e successive modificazioni, nell’ambito della legge di bilancio per il triennio 2016-2018, sono rimodulate, nel rispetto degli obiettivi di finanza pubblica, le modalità di sostegno degli istituti di patronato e di assistenza sociale, al fine di assicurare la semplificazione e la tempestività nell’erogazione dei trasferimenti pubblici in loro favore, nonché di definire aliquote di contribuzione e meccanismi di anticipazione delle risorse a valere sui contributi incassati dagli enti previdenziali atti a garantire la

Riguardo al finanziamento pubblico dei Patronati ,si ricorda  che lo stesso si   realizza attraverso il prelievo della quota prima dello 0,226% dopo la legge di stabilita’ 20125 dello 0,027dei contributi previdenziali obbligatori versati dai lavoratori e dalle

lavoratrici alle casse degli istituti previdenziali Inps,   Inail, Ipsema ed è

corrisposto sulla base della valutazione della loro attività e della loro organizzazione in

relazione all’estensione e all’efficienza dei servizi offerti.

 

L’ammontare del fondo patronati è ripartito dal Ministero del lavoro tra i patronati riconosciuti:

  • per l’attività svolta in Italia per l’80%;
  • per l’attività svolta all’estero per il 9,90%;
  • per l’organizzazione rilevata in Italia per l’8%;
  • per l’organizzazione rilevata all’estero per il 2%.

Il restante 0,10% è utilizzato dal Ministero del Lavoro e della Previdenza sociale per il

controllo dell’attività delle sedi all’estero dei Patronati.

Il fondo è quindi ripartito tra gli Istituti di patronato sulla base della loro attività e della

loro struttura organizzativa valutata ogni anno dal Ministero del lavoro.

L’attività utile ai fini del finanziamento è tutta quella individuata dal Decreto

Ministeriale 193/2008 tramite 95 voci tabellari riportate nelle tabelle A, B, C e D e

definite positivamente; tra queste l’attività più rilevante utile ai fini della

determinazione delle quote di finanziamento è quella indicata con punteggio superiore

allo zero.

L’articolo 13 della legge 152/2001 individua le possibili fonti di finanziamento degliIstituti di patronato e le percentuali a essi destinate, così come precisato dal DecretoMinisteriale 193/2008.

Lo stesso articolo afferma che gli Istituti di patronato, per il perseguimento delle lorofinalità, possono anche ricevere:

  1.   eredità, donazioni, legati e lasciti;
  2.  erogazioni liberali;
  3.  sottoscrizioni volontarie;
  4. )contributi e anticipazioni del soggetto promotore e delle sue strutture periferiche.

Si conclude rinviando ,per ulteriori informazioni e dati a quanto sotto riportatoA)Istituti di Patronato e di Assistenza Sociale:

B)istema patronati

​ C)Normativa di riferimento:

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: