Archive for ottobre 2014

CIRCOLARE INPGI SGRAVIO CONTRIBUTIVO CONTRATTAZIONE SECONDO LIVELLO ANNO 2013

29/10/2014

Si segnala la sottostante circolare dell’INPGI relativa allo sgravio  contributivo per la contrattazione di secondo livello riguardate il decorso anno,di  cui al D:I: del 14.2.2014

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INPGI – Circolare 27 ottobre 2014, n. 6

 

 

 

DECRETO MINISTERIALE RIPARTO RISORSE ENTI TERRITORIALI PAGAMENTO DEBITI

29/10/2014

Si riporta a margine il decreto del MEF con cui risulta disposto il riparto  degli spazi finanziari tra gli enti territoriali per sostenere pagamenti di debiti in conto capitale, in attuazione del comma 6 dell’articolo 4 del decreto-legge n. 133 del 2014

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DECRETO 13 ottobre 2014        

POSSIBILE DINIEGO RIMBORSI IRAP PROFESSIONISTI SENZA ORGANIZZAZIONE STABILE

28/10/2014

Secondo voci   provenienti da  fonti bene informate ,l’Agenzia delle Entrate si appresterebbe  a negare ai professionisti senza  stabile organizzazione ,così come definita dalla giurisprudenza di merito  e di legittimita’, il rimborso dell’Irap.

Cio’, in conseguenza della sentenza della Cassazione n.10754 del 10 maggio scorso ,sotto richiamata ,che ,a differenza di altre pronuncie della Suprrema Corte di segno contrario ha stabilito  che la semplice presenza di un dipendente ,anche a tempo parziale, determina  il diniego al rimborso dell’irap  e  l’obbligo degli uffici periferici del MEF di costituirsi e resistere in giudizio .

I prossimi giorni chiariranno se effettivamente quanto sopra trovera’ attivazione .

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» Cassazione 10754 16 maggio 2014

SENTENZA CASSAZIONE RELATIVA PRESUNTO LICENZIAMENTO ORALE ED ONERE PROVA

28/10/2014

Si richiama l’attenzione sulla sottostante sentenza con cui la Cassazione ha definito il ricorso riguardante il presunto  licenziamento di lavoratore in forma orale.

—Sentenza 23 ottobre 2014, n. 22542

Svolgimento del processo

La Corte di Appello di Roma, parzialmente riformando la sentenza del Tribunale di Roma, rigettava, per quello che interessa in questa sede, il capo della domanda proposta da D.A. nei confronti della società D.M. avente ad oggetto l’impugnativa del licenziamento che assumeva essergli stato intimato oralmente dalla predetta società.

A base del decisum la Corte territoriale, dopo aver rilevato che sulla base del solo certificato di nascita della figlia della p non si poteva ritenere provato il dedotto licenziamento verbale, assumeva che non risultava provato quanto allegato dalla lavoratrice che dopo essersi assentata dal lavoro a causa di minacce d’aborto si era ripresentata venendo verbalmente licenziata.

Dalle dichiarazioni della teste B., secondo la Corte territoriale, piuttosto si evinceva che la D. si  era volontariamente allontanata dal lavoro.

Avverso questa sentenza la D. ricorre in cassazione sulla base di due censure.

La società resiste con controricorso.

Motivi della decisione

Con il ricorso la ricorrente deducendo, contemporaneamente, violazione e falsa applicazione dell’art. 2697, commi 1 e 2, cc nonché omessa o insufficiente motivazione circa un “punto” decisivo della controversia, sostiene che la Corte erroneamente non ha considerato che sul lavoratore incombe il solo onere della prova relativo alla sua estromissione dal rapporto di lavoro mentre la relativa prova della controdeduzione spetta la datore di lavoro.

Assume, poi, la ricorrente che la Corte del merito non ha tenuto conto della convocazione della società D. per il tentativo di conciliazione dinanzi la DPL di Roma in epoca d’interdizione del licenziamento e la conseguente messa a disposizione della ricorrente per il ripristino del rapporto di lavoro.

La censura – rectius le censure – sono infondate.

Invero la giurisprudenza di questa Corte, richiamata dalla ricorrente, secondo la quale “qualora il lavoratore deduca di essere stato licenziato oralmente e faccia valere in giudizio la inefficacia o invalidità di tale licenziamento, mentre il datore di lavoro deduca la sussistenza di dimissioni del lavoratore, il materiale probatorio deve essere raccolto, da parte del giudice di merito, tenendo conto che, nel quadro della normativa limitativa dei licenziamenti, la prova gravante sul lavoratore è limitata alla sua estromissione dal  rapporto, mentre la controdeduzione del datore di lavoro assume la valenza di un’eccezione in senso stretto, il cui onere probatorio ricade sull’eccipiente ai sensi dell’art. 2697, secondo comma, cc” ( Cass. 19 ottobre 2011 n. 21684) pone a carico del lavoratore l’onere della dimostrazione della sua estromissione.

Ebbene la Corte del merito, nell’affermare che vi è solo la prova dell’allontanamento volontario della D. appunto ritiene che difetta la prova della estromissione.

Né la dimostrazione di tale circostanza può essere deducibile, contrariamente a quanto affermato dalla ricorrente, dalla mancata presentazione della società alla convocazione per il tentativo di conciliazione avanti alla DPL di Roma e dalla messa a disposizione, in tale sede, delle energie lavorative da parte della D.

Trattasi, invero, di fatti che in quanto afferenti ad un periodo successivo alla data dell’assunto licenziamento non possono rilevare ai fini di cui trattasi e come tali non possono essere presi in considerazione anche con riferimento alla denunciata interdizione dal licenziamento.

Sulla base delle esposte considerazioni il ricorso va rigettato rimanendo assorbite tutte le altre critiche di cui all’esaminato ricorso.

Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità liquidate in E. 100.00 per esborsi ed E. 3500,00 per compensi oltre accessori di legge.

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FONDAZIONE STUDI C.L.:DISPOSIZIONI NUOVO CODICE STRADA CON IMPLICAZIONI IN MATERIA LAVORO

28/10/2014

Di seguito e’ riportata la circolare sotto specificata con  cui la Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro   esprime   considerazioni ed istruzioni applicative  sulle disposizioni del nuovo codice della strada aventi implicazioni   sulla materia  del lavoro

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FONDAZIONE STUDI CDL – Circolare 27 ottobre 2014, n. 18

LEGGE STABILITA’ 2015:BONUS FIGLI

28/10/2014

 

Di seguito si evidenziano gli aspetti  significativi    della regolamentazione del bonus  per i figli  ,di cui all’ art.13 della legge di stabilita’ 2015.

 

1.Scopo

Incentivare la natalità e contribuire alle relative spese per il sostegno

 

2. Per quali figli spetta

Il  bonus  spetta per ogni figlio nato o adottato a decorrere dal 1° gennaio 2015 fino al 31 dicembre 2017

 

3.Misura

Assegno di importo annuo di 960 euro erogato mensilmente a decorrere dal mese di nascita o adozione

 

4.Caratteristiche

L’assegno, non concorre alla formazione del reddito complessivo di cui all’articolo 8 del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917

5.Durata

L’assegno viene corrisposto fino al compimento del terzo anno d’età ovvero del terzo anno di ingresso nel nucleo familiare a seguito dell’adozione

6.Requisiti e condizioni per ottenere l’ assegno

Deve trattarsi di figli di cittadini italiani o di uno Stato membro dell’Unione europea o di cittadini extracomunitari con permesso di soggiorno di cui all’articolo 9 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni, residenti in Italia.

7.Condizioni reddituali genitori  per conseguire l’assegno

L’assegno viene concesso a  condizione che i genitori abbiano conseguito, nell’anno solare precedente a quello di nascita del bambino beneficiario, un reddito determinato in base alle disposizioni dell’art. 2, comma 9 del decreto legge 13 marzo 1988, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge13 maggio 1988 n. 153, complessivamente non superiore a 90.000 euro. Il predetto limite reddituale non opera nel caso di nati o adottati di quinto o ulteriore per ordine di nascita o ingresso nel nucleo familiare. Anche ai fini della verifica dei limiti di reddito complessivo di cui all’articolo 13, comma 1-bis, del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, non si tiene conto delle somme erogate ai sensi del presente articolo.

8.Domanda assegno

L’assegno di cui al presente comma è corrisposto, a domanda, dall’INPS che provvede alle relative attività nonché a quelle del comma 3, con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

  9.Norme attuative

Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro della salute e con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono stabilite, entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, le necessarie disposizioni attuative  in merito al bonus

10.Risorse disponibili

L’onere  per il bonus  è valutato in 202 milioni di euro per l’anno 2015, 607 milioni di euro per l’anno 2016, 1.012 milioni di euro per l’anno 2017, 1.012 milioni di euro per l’anno 2018, 607 milioni di euro per l’anno 2019 e 202 milioni di euro per l’anno 2020.

11.Scostamenti rispetto alla previsione di spesa 

Nel caso in cui, in sede di attuazione  delle disposizioni relative all’assegno per i fgli , si verifichino o siano in procinto di verificarsi scostamenti rispetto alla previsione di spesa  fissata,  con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e con il Ministro della salute si provvedere a rideterminare l’importo annuo per ogni figlio  di euro 960  e il limite reddituale  di 90 mila euro  per i genitori

14.Risorse per la famiglia

Nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze è istituito un Fondo con la dotazione di 298 milioni per l’anno 2015, da destinare ad interventi a favore della famiglia. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministero dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, sono individuati la destinazione del fondo, i criteri di riparto, l’individuazione degli obiettivi e le conseguenti disposizioni attuative

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Scarica il documento  art.13 e testo integrale Legge stabilita’ 2015

 

 

 

 

SESTA FINESTRA PER SALVAGUARDATI

28/10/2014

Il Parlamento ha pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale del 22 ottobre 2014, la legge n. 147/2014 con la quale è stata individuata una sesta finestra per i lavoratori c.d. salvaguardati.

La norma entrerà in vigore il 6 novembre p.v.

Il termine per la presentazione delle istanze e’ fissato al 5 gennaio 201

ATTIVITA’ IN APPALTO E LAVORO ACCESSORIO

27/10/2014

Prima  di procedere alla trattazione  specifica  sull’argomento di cui al titolo ,si ritiene confacente  richiamare   l’attenzione sulla esposizionde  in sintesi della   disciplina  vigente   del lavoro accessorio occasionale   , le cui fonti normative ,in primis artt.da  70 a  72 del decreto legvo n.276/03 ,  piu’ volte  sono state   caratterizzate   da provvedimenti legislativi di modifica  e/o  integrazione.

 Attivita’ in cui è applicabile

  1. a) tutti settori produttivi
  2. b) attivita’ agricole stagionali
  3. c) attivita’ agricole  in favore dei piccoli imprenditori agricoli

Lavoratori utilizzabili

 -tutti lavoratori per la  generalita’ dei settori produttivi,  agricoltura a parte

– giovani con meno 25 anni iscritti corso studi nei giorni del fine settimana ovvero durante tutto l’anno se iscritti universita’  per attivita’ stagionali agricoltura

-pensionati per attivita’ agricole stagionali

– soltanto per attivita’ agricole in favore piccoli imprenditori agricol:tutti, fatta eccezione soggetti iscritti anno precedente elenchi agricoli anagrafici lavoratori

 

Committenti

-privati  di tutti settori produttivi

-committenti pubblici ed enti locali  nel rispetto vincoli in materia contenimento spese personale e se previsto nel patto di stabilita’ interno

-imprenditori commerciali e professionisti   (per un limite   massimo di  2 mila euro annui di compenso erogabile ad ogni singolo lavoratore)

Compensi

 – compensi d’importo non superiore  a 5 mila euro  nell’intero anno solare   percepiti   dalla  totalita’ dei     committenti    non imprendtori  commerciali e   professionisti  ,  tenendo presente che questi ultimi , invece,   possono utilizzare    ciascun  prestatore  occasionale     con un compenso  ,a mezzo voucher  ,   non superiore  a 2.000  euro nell’anno    ,ricordando che il compenso del lavoro accessorio è  anche valutabile  per determinare il reddito ai fini del   permesso di soggiorno.

-compensi nella stessa misura di 5000 euro per prestazioni in agricoltura rese da studenti e pensionati  ovvero da tutti in favore di piccoli imprenditori agricoli

  Per le Pubbliche Amministrazioni e per il loro personale, si evidenzia che la legge 33/2009     consente espressamente al committente pubblico di avvalersi dei buoni lavoro per lo svolgimento di prestazioni relative a manifestazioni sportive, culturali,  fieristiche  o caritatevoli  e di lavori di emergenza o di solidarietà quali attività ricomprese nelle funzioni amministrative proprie di molti enti pubblici, in special modo gli enti locali.

Pertanto anche nel settore pubblico può trovare applicazione il ricorso al lavoro occasionale di tipo accessorio, anche se esclusivamente per le attività individuate dal comma 1, lettera d), dell’articolo 70 purché rese direttamente dal prestatore, senza il tramite di intermediari, e finalizzate, ad esempio allo svolgimento di attività istituzionali a carattere sociale e solidale, quali i cosiddetti ‘nonni vigili’, o prestazioni rientranti nei piani di intervento a favore dei soggetti beneficiari del sistema integrato di interventi e servizi sociali ( ai sensi della legge 8 novembre 2000, n. 328) o per ricorrere a prestazioni occasionali in caso di situazioni di emergenza (calamità naturali, terremoti, ecc.)

Infine si ritiene di sottolineare  che ,a seguito delle  modifiche previste dall’art.7 lettera e) dellla legge n.99/13   puo’ dirsi  superata la posizione espressa dall’Inps nella circolare n.49/2013 ,secondo cui :” il lavoro accessorio costituisce uno strumento finalizzato a regolarizzare attività lavorative di carattere occasionale, non riconducibili a tipologie contrattuali tipiche del lavoro subordinato, del lavoro autonomo o ad attività professionali per le quali l’ordinamento richiede l’iscrizione ad un ordine professionale ovvero ad appositi registri, albi, ruoli ed elenchi professionali qualificati, ma mere prestazioni di lavoro alle quali assicurare le tutele minime previdenziali e assicurative in funzione di contrasto a forme di lavoro nero e irregolare”

 Ormai risulta ,dunque,particolarmente semplificato l’accesso a questa forma di lsvoro  ,che ha natura del tutto msarginale ,in riferimento ai limiti economici conseguibili ,il cui superamento peraltro comporta   la trasformazione del rapporto da accessorio  occasionale a subordinato a tempo indeterminato e a tal fine resta importante  dell’acquisizione da parte del committente della dichiarazione rilasciata dal prestatore in ordine al non superamento degli importi massimi annuali, che costituisce – come precisato nella richiamata lettera circolare del 18 febbraio 2013 del Ministero del  Lavoro elemento necessario e sufficiente ad evitare, in capo al datore di lavoro, eventuali conseguenze di carattere sanzionatorio.

Premesso quanto sopra ,è da dire che  il lavoro accessorio ha formato oggetto di diretive ,istruzioni e chiarimenti  da parte sia dell’Inèps ,che del Mlps ed in proposito qui si ricordano le seguenti circolari :

a) circ. Inps n.88/2009 e Mlps n.34/2010 ,in cui si legge che

“La natura di accessorietà comporta che le attività disciplinate dall’articolo 70 del citato decreto legislativo n. 276/2003 debbano essere svolte direttamente a favore dell’utilizzatore della prestazione, senza il tramite di intermediari Il ricorso ai buoni lavoro è dunque limitato al rapporto diretto tra prestatore e utilizzatore finale, mentre è escluso che una impresa possa reclutare e retribuire lavoratori per svolgere prestazioni a favore di terzi come nel caso dell’appalto o della somministrazione.”

b) circ  n.17/2010 e Mlps n.4/2013 ,secondo cui in merito a lavoro accessorio e appalti si afferma quanto segue:

“Come già chiarito in relazione
alla precedente disciplina, il lavoro accessorio costituisce uno
strumento attraverso il quale ricondurre nell’ambito
della regolarità talune
prestazioni di carattere
occasionale che, frequentemente, sono di fa
tto escluse da qualsiasi formalizzazione.
La ridefinizione dell’istituto e il contenimen
to del suo ambito applicativo non lasciano
peraltro alcun dubbio in ordine al
la perdurante esigenza che lostesso non si presti a fenomeni di
“destrutturazione” di altre tipologie contrattuali e a possibili fenomeni di “dumping” socialenell’ambito degli appalti, a sfavore delle imprese che ricorrono a contratti di
lavoro più “stabili”.
In relazione a tale aspetto, pertanto, è possibile confermare l’orientamento secondo il qualeil lavoro accessorio è utilizzabile in relazione a prestazioni rivoltedirettamente
a favore dell’utilizzatore della prestazione stessa, senza il tramite diintermediari (con la sola eccezione deglisteward delle società calcistiche,come esplicitamente previsto con D.M. 8 agosto 2007 modificatodal D.M. 24 febbraio 2010).
Il ricorso ai buoni lavoro è dunque limitato al rapporto diretto tra prestatore e utilizzatore finale, mentreè escluso che una impresa possa reclutare e retribuire
lavoratori per svolgere prestazioni a favore di terzi come nel caso dell’appalto e della
somministrazione”
In relazione alle  indicazioni vincolanti dell’Inps e del Mlps contenute nelle circolari citate nella lettera b)  e prima riassunte ,in questo blog  in data 9 aprile 2014 venne pubblicato il post recante il titolo A PROPOSITO DI LIMITI UTILIZZO LAVORO ACCESORIO ,con cui , conformandosi   previsioni istituzionali citate si metteva in guardia a non  esagerare con il ricorso ai voucher,in quanto cio’ non sempre puo’ ritenersi ammesso e leggittimo , esprimendo lev seguenti considerazioni:

  “ Non hanno tutti i torti   coloro che esprimono  perplessita’ sugli effettivi limiti del ricorso al lavoro accessorio ed ai voucher  destinati  compensare i prestatori utilizzati-
Infatti, se è vero che , in riferimento alle ultime novelle legislsative intervenute in materia ,tra cui quella che ha abolito il termine “occasionale” , così  che ora si parla soltanto di ” lavoro accessorio” ,al medesimo si puo’ fare ricorso in tutti settori produttivi,altrettanto vero ,richiamando la circolare n.34/2010, risulta  che le prestazioni di lavoro accessorio, debbono essere svolte direttamente a favore dell’utilizzatore della prestazione,
Di questo si  è consapevoli  ,ma nel contempo     si  chiede cosa   questo voglia esattamente significare ,
  Si prova a dare a risposta a tale interrogativo  , riportandosi alle tipologia di attivita’ citate   dalla suddetta circolare 


Lavori edili.


  Non risulta  alcun   introppo a  che l’impresa edile inserisca nel proprio organico ,accanto al personale con normale rapporto subordinato ( qualificato ,specializzato ,comune ,apprendista) ,anche unita’ accessorie ,che impieghera’legittimamente , insieme alle prime , per dar corso ad opere e lavori (ad esempio per costruire un edificio di sua proprieta’   da porre sul mercato  in vendita o locazione) ,sempre che l’incarico di dare esecuzione alle stesse non discenda da un contratto di appalto ovvero subappalto .
  Quando , invece, dette opere e servizi siano state affidate all’impresa   con contratto di appalto,non essendo le prestazioni dei lavoratori accessori rese durante l’appalto   svolte a favore dell’impresa utilizzatrice ,bensi del committente,a fronte della previsione della sopra richiamata  circolare ministeriale ,l’impiego delle unita’ accessorie non risulta legittimo
Ad esempio:  in un edificio condominiale necessita realizzare piccoli lavori di manutenzione (eliminare una perdita di acqua , ripare  alcuni gradini delle scale  perche’   si sono rotte alcune mattonelle.
In questi casi ,se i lavori  previsti  vengono realizzati in economia ,così che il condominio risulti essere il datore di lavoro e il destinatario delle prestazioni lavorative impiegate ,si potra’ legittimamente   utilizzare il lavoro accessorio e retribuire i prestatori con i voucher da parte del condominio

Lavori di giardinaggio

Come è noto,al condominio dotato di zona verde comune ovvero al singolo proprietario di una casa di abitazione con giardino di proprieta’ necessita di provvedere periodicamente al taglio dell’erba ovvero   a potare le piante.
A tale incombenze si potra’ provvedere sia mediante incarico ad un’impresa che  operera’  con proprio personale ,che pero’ non potra comprendere unita’ con rappporto di lavoro accessorio  ,per il motivo precisato nella sgia’ citata  circolare MLPS n.34/201. , mentre  sara’ consentito che il condominio e il proprietario dell’abitazione affidino dette prestazioni a manodopera chiamata direttamente con onere a proprio carico  ,da utilizzare  il  con il  lavoro accessorio ed  i voucher.

Pulizia edifici

Se  si realizza  a mezzo di appalto ad impresa esterna ,la stessa non potra’ legittimamente far ricorso al lavoro accessorio, che invece    sara’ consentito se il/i proprietario /i dell’edificio danno direttamente incarico e pagano con i voucher i prestatori utilizzati per eseguire la pulizia delle parti comuni.
Pubblici esercizi

In merito non si pone alcuna questione particolare , stante la chiara indicazione del MLPS  nella circolare n.34/10 ,secondo cui , nel rispetto delle condizioni soggettive ed oggettive previste dalla legge (art. 70. D.Lgs. n. 276/2003), il ricorso al lavoro accessorio è possibile anche con riferimento alle figure professionali normalmente ricorrenti nell’organizzazione del lavoro dell’impresa utilizzatrice (ad es. personale di sala, addetti ai piani, personale di cucina) , sempre che i lavoratori siano chiamati ed impiegati dal titolare dell’esercizio per la clientela

Attivita ‘ catering e banqueting
Spesso i termini “catering” e “banqueting” vengono utilizzati come sinonimi, in realtà ci sono delle differenze  : Il catering riguarda tutte le attività legate alla fornitura di alimenti e bevande nell’ambito di grandi eventi, come meeting, cerimonie, ecc. Il termine catering deriva dall’inglese “to cater” ed infatti l’aspetto che caratterizza il catering è quello di provvedere al cibo e alle bevande al di fuori del luogo in cui vengono cucinati ed acquisite . Il Dizionario della lingua italiana definisce la parola catering come tutte le operazioni di rifornimento di cibo e bevande da parte di una società per mense, aerei, alberghi, ma anche privati. Mentre la definizione di banqueting riguarda tutte le attività rifornimento, organizzazione e servizio di alimenti e bevande per grandi eventi. Quindi in linea di massima da un punto di vista strettamente terminologico, il catering riguarda l’approvvigionamento del cibo, mentre il banqueting riguarda tutto ciò che concerne la presentazione e l’organizzazione dell’evento. Il banqueting è strettamente legato al catering, così come ad oggi il catering comprenda in sé tutte le operazioni di presentazione e allestimento, ed è per questo che nell’uso comune i due termini si sono fusi e vengono utilizzati come sinonimi. L’inglese to cater (da cui deriva il sostantivo invariabile catering) significa provvedere cibi e bevande per un numero elevato di persone, in occasione di cerimonie e ricorrenze. Il catering e il banqueting puo’ essere svolto nella forma di persona fisica o azienda specializzata, preposta all’erogazione del servizio. Premesso quanto sopra ,rispetto all’aspetto che sta a cuore definire ,si tritiene che nel caso del caterimìng e banqueting sia funzionale  distinguere le situazioni , a seconda che il servizio in questione sia reso a richiesta diretta dell’utilizzatore oppure a richiesta di soggetto diverso dall’ utilizzatore.
Si riportano alcuni   esempi ,ritenendo che gli stessi siano  immediatamente capaci di rendere l’idea sull’argomento.

Una cena in famiglia con amici invitati per il compleanno del figlio  , una  festa  per le nozze della figlia nella residenza di campagna dei genitori della sposa  coinla partecipazione di  decine di invitati,la cerimonia per celebrare i 50 anni di un ‘azienda,   organizzata presso  i locali dell’impresa  cui partecipano  soci ,amministratori , dipendenti e familiari degli stessi.
I padroni di casa ,i genitori della sposa ,i soci dell’impresa si   affidano per realizzare l’evento ad una  persona competente  ovvero ad un’impresa di  banquenting.
In questi casi non sussiste problema  sul regolare   impiego tra il personale dell’attivita’ di banquentig anche i   prestatori da  utilizzare con  lavoro accessorio ,essendo le prestazioni rese dai    predetti  destinate agli utilizzatori  di coloro  che ne sono stati i committenti l
Diversa  e’ la situazione nell’ipotesi  del    titolare di un ristorante che si  rivolge ad impresa di  banqueting  per la fornitura di cibo ,bevande e camerieri di sala da utilzzare sia per i  normali pasti che i   consueti frequentatori del ristorante consumano a pranzo e cena , sia per una   festa organizzata per carnevale o  per la fine dell’anno, utilzzando i  camerieri di sala  ,forniti   dall’impresa di banqueting.
In  quest’ultime   situazioni ,laddove  tra le prestazioni dei camerieri di sala forniti dall’impresa di banquentig risultino  anche quelle rese da   soggetti chiamati tramite il lavoro accesorio ,la loro presenza non sarebbe legittima,in relazione proprio alla previsione della circolae Inps n.88/2009 e  MLPS n.34/10 ,che prevedono   l’esclusione di un ricorso  corretto al lavoro accessorio  quando le prestrazioni   non sono  svolte direttamente a favore dell’utilizzatore delle stesse.

Occore tener presente, pero’.  che ora  è intervenuto un fatto nuovo ,costituito  dalla sentenza del Tribunale di Milano n.318  del 30 gennaio 2014,che  ha dichiarato infondata e inaccoglibile  domanda  di un tale    che ,avendo   lavorato  con mansioni di operaio addetto alla manutenzione delle strade e dei manufatti del comune di Bollate dal 22/1 al 5 /12/2012  con un contratto di lavoro accesorio  stipulato da una SRL  nell’ambito di un progetto del  predetto Comune e dallo stesso finanziato    con finalita’ di carattere sociale ed assistenziale  consistente nel fornire un’occupazionr seppure temporanea a 20 persone disoccupate,  ha contestato la legittimita’ di questo rapporto ,  richiedendo che ,accertatyo detta illegitimita del rapporto ,fossev ttrasformato in un ordinario rapportom di lavorom subpordinato  a tempo indeterminato con la societa’ coinvolta ,da condannare  a corrispondere tutte le retribuzioni intercorrenti dalla data di offerta lavorativa sinio alla sua effettiva riammissione al lavoro             sostenendo  essersi lo stesso   svolto nell’ambito di un appalto assegnato dal   Comune alla srl….  ,  una societa’ in house costituita dal Comune di Bollate ai fini della gestione di servizi pubbòlici  sul territoriom cpomunale ,quali lka pulizias di strade e la raccolta di rifiuti ,la manutenzione del bìverde rìe dell’arredo urbano ,i servizi cimiteriali e la manutenzione degli immobili comunali.

Come sopra gia sopra anticipato ,il ricorso non risulta accolto  dal Tribunale  ,nella cui sentenza ,tra l’altro riporta le seguenti asserzioni.:

-il ricorrente ha svolto proprio il tipo di sattivita ,per cui la normstiva applicabile consente agli enti locali l’utilizzo dei buoni lavoro;

-la srl…..in house ,cui l’attività risulta affidata dal Comune di Bollate ,funge da braccio operatiovo del comune in questione ,rispetto al quale agiscer quasi come se ne fosse un’articolazione interna;

-il servizio res0o dalla srl in house è stato funzionale non tsnto sll’interesse del comune ad avvantsggiarsi dei risultsati del lavoro svolto dal ricorente e dsi suoi colleghio ,quanto piuttosto alla conmcrettizzazione di un progetto diom i speri,mentaziomne ,di carattere sociale…;

-nella normativa vigente mancano indicazioni che confinino ,come sostenuto dal ricorrente,la liceita’ del lavoro accessorio nell’ambito della  utilizzazione diretta dei lavoratori da parte dell’utilizzatore  con esclusione dei rapporti di appalto e somministrazione,al contrario di quanto sostenuto apoditticamente da Inps e MLPS nellev ridspettive circoloari  menzionate in precedenza

Pertanto, il Tribunale  ha concluso sentenziando che il contratto dim lavoro stièpulato tra il ricorrente e la srl…riosulta perfettamente òlegittimo ed il ricvorso non puo’ che essere rigettato .ù

Si puo’ dire che la sentenza esaminata costituisce una svolta in materia di ricorso ai buoni lavoro,tanto da indurre gli organi istituzionali coinvolti a prenderne atto e ,quindi a modificare le precedenti contrarie affermazioni?

Appare  arduo  ,rischioso ed  inopportuno azzardare previsioni,tenendo   conto ,oltretutto, che nel jobs   act  anche  la disciplina del lavoro accessorio  formera’ oggetto di revisione e modifiche, tuttavia ,ferma  tale prospettiva ed in attesa delle nuove disposizioni , sarebbe confacente che  gli organi della vigilanza  del  lavoro e dells  sicurezza sociale    tengano debito  conto  oltre al punto di vista  degli   organi istituzionali ,  anche di  quello  della magistratura del lavoro  ,che, sia pure   aspettando di   verificare    se  la  sentenza in parola passera’   indenne i successivi gradi di giudizio ,se mai saranno percorsi,    non concorda con i primi .

 

 

 

 

 

 

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SENTENZA CASSAZIONE RELATIVA LICENZIAMENTO PER SOPPRESSIONE POSTO

27/10/2014

In ordine alla questione di cui al titolo si richiama l’attenzione sulla sottostante sentenza della Cassazione.

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Sentenza 24 ottobre 2014, n. 22696

 Svolgimento del processo

La Corte di Appello di Venezia, confermando la sentenza del Tribunale di Bassano del Grappa, accoglieva la  domanda di R.P., proposta nei confronti della società S., avente ad oggetto l’impugnativa del licenziamento intimatogli con lettera del 3 maggio 2004 dalla predetta società per soppressione della sua posizione lavorativa in ragione della ristrutturazione resasi necessaria a seguito dei risultati negativi degli ultimi tre anni di esercizi.

A base del decisum la Corte del merito poneva, per quello che rileva in questa sede, il rilievo fondante secondo il quale i dati documentali non dimostravano un calo del fatturato nel 2002 e nel 2003 né, comunque, il bilancio del 2004, prodotto tardivamente, poteva assumere rilevanza dovendosi aver riguardo alla situazione esistente al momento del licenziamento.

D’altro canto, assumeva la Corte territoriale dal verbale della riunione del Co. Dir del 9 marzo 2004 emergeva che il settore industriale, cui era addetto il P. non era stato affatto abbandonato come dimostrato anche dalle dichiarazioni del teste B . Così come non risultava che vi era stata soppressione del posto di lavoro del P. essendo stato questi assunto anche con funzioni commerciali e di marketing.

Avverso questa sentenza la società in epigrafe ricorre in cassazione sulla base di quattro censure.

La parte intimata resiste con controricorso, illustrato da memoria.

Motivi della decisione

Con la prima censura la società denunciando vizio di motivazione, sostiene che la Corte di appello ha considerato, erroneamente non acquisito il dato documentale relativo al bilancio del 2004 che, invece, era stato ammesso dal Tribunale ed ha ritenuto il relativo dato non rilevante nonostante il licenziamento fosse stato intimato nel 2004.

Con la seconda critica la società, deducendo violazione e falsa applicazione dell’art. 3 della legge n. 604 del 1966, assume che la Corte del merito non ha tenuto conto che, come si evince dal conto economico del bilancio del 2005, il valore della produzione per il 2004, anno del recesso, era negativo.

Con il terzo motivo la società, allegando vizio di motivazione, prospetta che la Corte del merito non ha considerato l’effettivo calo del fatturato nel 2004, né le deposizioni dei testi S. e R. ed ha fatto erroneamente riferimento al concetto di scostamento mentre la società ha fatto valere il calo di fatturato nel 2004.

Con il quarto motivo la società, asserendo vizio di motivazione, segnala che la Corte territoriale non ha considerato, quanto alla ritenuta non soppressione del settore industria e dello specifico incarico di controparte, le deposizioni del teste T., B. e S.

Le censure, che in quanto strettamente connesse dal punto di vista logico e giuridico vanno tratte unitariamente, sono infondate.

Va premesso che come si desume dalla lettera di licenziamento, trascritta nel ricorso, il licenziamento è stato intimato per soppressione della posizione lavorativa del P. in ragione della ristrutturazione conseguente ai “risultati relativi ai bilanci degli ultimi tre anni finanziari” dimostrativi di “un costante peggioramento della situazione economica societaria” ed alla “sensibile diminuzione delle commesse ed al mancato rispetto già per il primo trimestre 2004 dei risultati prefissati in sede di bilancio preventivo”.

La Corte del merito ha, quindi, nel valutare la sussistenza delle addotte ragioni giustificatrici dell’intimato licenziamento, correttamente, per un verso tenuto conto dei risultati dei bilanci concernenti gli anni 2002 e 2003, e dall’altro considerato irrilevante quello del 2004 non potendo questo riflettersi, riferendosi all’intero anno, sulla situazione esistente al momento del licenziamento intimato con lettera del 3 maggio 2004.

Di contro ha preso in esame, per il 2004, e sempre correttamente, il dato documentale derivante dal verbale della riunione del Cons. Dir. del 9 marzo 2004 dal quale ha desunto la prova che il settore industriale, cui era addetto il P., non era stato affatto abbandonato.

Né si può accedere alla tesi adombrata da parte ricorrente secondo la quale il riferimento – nella lettera di licenziamento – al fatturato del 2002 e del 2003 è operato solo per dimostrare la contrazione della produzione nell’anno di recesso in quanto tanto contrasta, con l’interpretazione, non censurata, fornita dalla Corte territoriale e, comunque, con la stesso tenore letterale della predetta lettera.

Non colgono nel segno, conseguentemente, le censure di parte ricorrente le quali, sostanzialmente, si fondano sulla prospettazione che l’unica ragione posta a base del licenziamento è identificabile nel calo del fatturato del 2004 come dimostrato dal relativo bilancio.

Del resto ammesso, sia pure in via ipotetica, che così fosse la società, trattandosi di licenziamento intimato il 3 maggio 2004, avrebbe dovuto dimostrare che il fatturato relativo al primo trimestre del 2004, e non con quello concernente l’intero anno, era già fortemente negativo, non potendo certo ritenersi che circostanze maturate successivamente alla data del licenziamento possano costituire elementi idonei a suffragare la sussistenza di ragioni economiche non riscontrabili all’epoca del recesso. Né può sottacersi che la società ricorrente, in violazione del principio di autosufficienza, non trascrive nel ricorso i dati del bilancio di esercizio impedendo in tal modo qualsiasi sindacato di legittimità al riguardo.

Quanto alla valutazione del materiale probatorio va rimarcato che al giudice del merito spetta, in via esclusiva, il compito di individuare le fonti del proprio convincimento, di assumere e valutare le prove, di controllarne l’attendibilità /e la concludenza, di scegliere, tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad esse sottesi, dando, così, liberamente prevalenza all’uno o all’altro dei mezzi di prova acquisiti (salvo i casi tassativamente previsti dalla legge), mentre al giudice di legittimità non è conferito il potere di riesaminare il merito dell’intera vicenda processuale sottoposta al suo vaglio, bensì la sola facoltà di controllo, sotto il profilo della correttezza giuridica e della coerenza logico-formale, delle argomentazioni svolte dal giudice del merito (Cass. 12 febbraio 2008 n. 3267 e 27 luglio 2008 n.2049).

Correttezza giuridica e logico formale nella specie, per le ragioni sopra esposte, senz’altro ricorrente nella fattispecie.

Del resto, e vale la pena di rimarcarlo, le deposizioni testimoniali vengono richiamate nelle varie censure, in quanto non valutate o mal valutate, con riferimento al calo del fatturato nel 2004 che per le considerazioni esposte non può rilevare con riferimento all’intero anno.

Né può non venire in considerazione, secondo quanto accertato dalla Corte del merito, il dato documentale derivante dal verbale della riunione del Cons. Dir del 9 marzo 2004 dal quale è desunta la prova che, nell’imminenza del recesso, il settore industriale, cui era addetto il P., non era stato affatto abbandonato.

Sulla base delle svolte considerazioni, nelle quali rimangono assorbite tutte le ulteriori critiche, il ricorso va rigettato.

Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna la società ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità liquidate in E. 100.00 per esborsi ed E. 4500,00 per compensi oltre accessori di legge

PROVVEDIMENTI CIGS AZIENDE ABRUZZO

27/10/2014

 

Elenco di aziende con provvedimenti C.I.G.S. emanati dal 16/10/2014 al 23/10/2014

 

Denominazione Azienda :    AERCOIB DI CECCO
con sede in :   ATESSA Prov :    CH
Causale di Intervento :    Crisi aziendale
Unità di :    ATESSA Prov :    CH
Settore:    Fabbricazione, installazione e riparazione di strutture metalliche e di parti di strutture
Decreto del  22/10/2014 n.  85499
Approvazione del programma di C.I.G.S. dal   01/01/2014   al   31/12/2014
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Denominazione Azienda :    CEDI SISA CENTRO NORD
con sede in :   GRISIGNANO DI ZOCCO Prov :    VI
Causale di Intervento :    Contratti di solidarietà

 

Unità di :    MOSCIANO SANT’ANGELO Prov :    TE
Settore:    Commercio all’ingrosso non specializzato di altri prodotti alimentari, bevande e prodotti del tabacco tabacco

 

Decreto del  17/10/2014 n.  85351
Concessione del trattamento di C.I.G.S. dal   08/04/2014   al   07/04/2015
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Denominazione Azienda :    CMI TIERI SRL
con sede in :   BUCCHIANICO Prov :    CH
Causale di Intervento :    Concordato preventivo
Unità di :    BUCCHIANICO Prov :    CH
Settore:    Fabbricazione di porte, finestre e loro telai, imposte, scale e cancelli metallici
Decreto del  23/10/2014 n.  85565
Concessione del trattamento di C.I.G.S. dal   19/12/2013   al   18/12/2014
Con autorizzazione al pagamento diretto
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Denominazione Azienda :    EDILKAMIN
con sede in :   MILANO
Causale di Intervento :    Crisi aziendale
Unità di :    CONTROGUERRA
Settore:    FABBRICAZIONE DI PRODOTTI DELLA LAVORAZIONE DI MINERALI NON METALLIFERI
Decreto del  17/10/2014 n.  85413
Approvazione del programma di C.I.G.S. dal   03/03/2014   al   02/03/2015

 

Denominazione Azienda :    EDIMO SPA
con sede in :   ROMA Prov :    RM
Causale di Intervento :    Crisi aziendale
Unità di :    POGGIO PICENZE Prov :    AQ
Settore:    Fabbricazione, installazione e riparazione di strutture metalliche e di parti di strutture
Decreto del  17/10/2014 n.  85383
Approvazione del programma di C.I.G.S. dal   10/03/2014   al   09/03/2015
Con autorizzazione al pagamento diretto000000000000000000000000000000

Denominazione Azienda :    MODA GROUP SPA
con sede in :   CORATO Prov :    BA
Causale di Intervento :    Concordato preventivo

 

Unità di :    SPOLTORE
Settore:    Commercio al dettaglio di confezioni per adulti, escluso l’abbigliamento in pelle
Comunicato del  22/10/2014 n.  85468
Comunicazione per concessione del trattamento di C.I.G.S. dal   29/05/2014   al   28/11/2014

 

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con sede in :   CORROPOLI Prov :    TE
Causale di Intervento :    Contratti di solidarieta
Unità di :    NERETO Prov :    TE
Settore:    FABBRICAZIONE DI TUBI E VALVOLE ELETTRONICI E DI ALTRI COMPONENTI ELETTRONICI
Unità di :    CORROPOLI Prov :    TE
Settore:    FABBRICAZIONE DI TUBI E VALVOLE ELETTRONICI E DI ALTRI COMPONENTI ELETTRONICI
Decreto del  23/10/2014 n.  85585
Concessione del trattamento di C.I.G.S. dal   19/05/2014   al   18/05/2015
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Denominazione Azienda :    PUBPLIPRESS S.R.L.
con sede in :   L’AQUILA Prov :    AQ
Causale di Intervento :    Contratti di solidarieta
Unità di :    L’AQUILA Prov :    AQ
Settore:    Edizione di riviste e periodici
Unità di :    PESCARA Prov :    PE
Settore:    Edizione di riviste e periodici
Decreto del  22/10/2014 n.  85528
Concessione del trattamento di C.I.G.S. dal   11/04/2014   al   10/04/2015
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Denominazione Azienda :    SITEF SERVICE
con sede in :   CASTELLALTO
Causale di Intervento :    Contratti di solidarieta
Unità di :    ROSETO DEGLI ABRUZZI
Settore:    FABBRICAZIONE DI PARTI ED ACCESSORI PER AUTOVEICOLI (ESCLUSI QUELLI IN LEGNO) E PER I MOTORI DI AUTOVEICOLI E MOTOCICLI
Decreto del  23/10/2014 n.  85584
Concessione del trattamento di C.I.G.S. dal   16/05/2014   al   15/04/2015
 
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