RECENTI RISOLUZIONI MSE

 Requisiti professionali.

Ai sensi dell’art. 71 comma 6 del D.Lgs. del 26.3.2010, n. 59, ai fini dell’avvio dell’attività di vendita di prodotti alimentari è ritenuta valida la pratica professionale di un soggetto che ha svolto le mansioni di macellaio, presso una ditta esercente l’attività di macellazione e commercio all’ingrosso di carni, da oltre 5 anni, pur avendo un contratto di lavoro a tempo indeterminato con la qualifica di magazziniere.
Risoluzione n. 61588 del 31.05.2010

Ai fini dell’avvio di una attività commerciale nel settore alimentare è considerato requisito valido il diploma di scuola secondaria superiore di “Perito agrario”, considerate le materie oggetto del corso di studio, nonché la capacità di formare figure professionali in grado di occuparsi dell’amministrazione di aziende agrarie e zootecniche curandone sia la fase di produzione che la commercializzazione dei prodotti.
Risoluzione n.86656 del 8 luglio 2010

L’attestato professionale conseguito a seguito della frequenza di un corso autorizzato da una regione ha validità in tutto il territorio nazionale.
Risoluzione n.93653 del 20 luglio 2010

La laurea in economia con indirizzo “gestione aziendale”, considerate le materie oggetto del corso di studio, nonché la capacità di formare figure professionali, può essere riconosciuto come requisito professionale valido per l’avvio dell’attività di vendita nel settore alimentare o di somministrazione. Il soggetto in possesso di tale titolo non è tenuto pertanto a frequentare ulteriori corsi professionali.
Risoluzione n.94953 del 22 luglio 2010

Il diploma triennale di qualifica “Addetti alla segreteria d’azienda”, conseguito presso un istituto statale per il commercio, nel cui percorso formativo è inclusa la materia “merceologia” e “tecnica amministrativa aziendale”, può essere riconosciuto come requisito professionale valido per l’avvio dell’attività di vendita di prodotti del settore merceologico alimentare. Dette materie, anche se non specificatamente relative ai soli prodotti alimentari, contenevano, anche in passato – nel caso di specie il diploma era stato conseguito nel 1975 -, nozioni di base assimilabili a quelle contenute in alcune materie attualmente incluse nei percorsi formativi tipici delle scuole ad indirizzo professionale per il commercio, che per il loro carattere generale sono certamente riferibili anche al commercio degli alimenti.
Risoluzione n.94958 del 22 luglio 2010

Ai fini del riconoscimento del requisito della pratica professionale ai sensi dell’art. 71 comma 6 lett.b) del d. lgs. 59/2010, occorre che l’esperienza lavorativa risulti acquisita nel quinquennio antecedente alla data di presentazione della domanda al Comune o, in caso di attività sottoposta a Dia, nel quinquennio antecedente la data di presentazione della dichiarazione di inizio attività (ora Scia).
Risoluzione n.95001 del 22 luglio 2010

L’associato in partecipazione può ritenersi in possesso del requisito prescritto dalla lett. b) dell’art. 71 comma 6 del D.lg. 59/2010, stante le caratteristiche del contratto di cui agli articoli dal 2549 al 2554 del codice civile e le modalità di coinvolgimento dell’associato nella gestione dell’impresa.
Risoluzione n.95101 del 22 luglio 2010

E’ consentito valutare positivamente richieste (opportunamente documentate) riferite a pratica professionale acquisita con un contratto di lavoro in part-time, purché il monte ore lavorato con contratto part-time risulti corrispondente almeno al 50% di quello con contratto a tempo pieno.
Risoluzione n. 128621 del 27.9.2010

Il diploma di “Maturità di Tecnica Femminile”, considerata la durata – nel caso di specie quinquennale – nonché le materie oggetto del corso di studio, può essere riconosciuto come requisito professionale valido per l’avvio dell’attività di somministrazione di alimenti e bevande.
Risoluzione n 132308 del 30.09.2010

L’art. 71 comma 6 lett b) del D.Lgs. del 26.3.2010, n. 59 non differenzia, ai fini dell’acquisizione dell’abilitazione professionale, fra attività svolta in qualità di dipendente qualificato nel settore del commercio o in quello della produzione artigianale, dal che si deduce che anche l’attività svolta per almeno due anni, anche non consecutivi, nell’ultimo quinquennio, presso imprese artigiane di produzione alimentare – nella specie pratica professionale di panettiere presso una ditta esercente l’attività di panificazione e commercio di pane e affini – può costituire requisito idoneo.
Risoluzione n. 138846 del 11.10.2010
Risoluzione n. 139019 del 11.10.2010

Pubblici esercizi

Subingresso
Ai fini della corretta applicazione dell’articolo 10, comma 2 lettere a) ed e) della Direttiva 2006/123/CE, relativa ai servizi nel mercato interno, che prevede che i regimi di autorizzazione debbano basarsi su criteri non discriminatori ed oggettivi, la norma relativa ai termini da rispettare in caso di subingresso in un’attività di vendita o somministrazione di alimenti e bevande deve essere omogenea su tutto il territorio nazionale.
In caso di subingresso per atto tra vivi, in assenza del requisito professionale o in presenza di qualsiasi impedimento di altro genere, l’attività deve riprendere entro un anno dall’acquisto del titolo. Nel caso invece di subingresso mortis causa, se il subentrante non è in possesso del requisito professionale è tenuto ad acquisirlo entro sei mesi dall’apertura della successione, ciò in analogia con i termini concessi dall’amministrazione finanziaria ai fini della denuncia di successione. Detta disciplina prevale su eventuali disposizioni regionali difformi in quanto, come già precisato nella circolare 6 maggio 2010 n. 3635/c, le disposizioni del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59 inerenti l’individuazione delle figure professionali e dei relativi profili ed eventuali titoli abilitanti, nonché la disciplina relativa all’avvio dell’attività, ivi comprese modalità e tempistica, non sono derogabili dalle leggi regionali di settore.
Risoluzione n. 129654 del 28.09.2010

Trasferimento di sede
 E’ nel potere del comune negare il trasferimento di un’attività di somministrazione di alimenti e bevande da una via all’altra, benché all’interno di una medesima zona, solo se comporta impatti negativi in ordine alla viabilità, alla tutela architettonica o all’ordine pubblico. Mentre, non è in linea con la ratio dell’art. 64 del D.lgs. 59/2010, l’eventuale diniego nel caso in cui il trasferimento di sede non comporti in alcun modo una variazione degli equilibri tutelati nell’ambito della programmazione che il Comune ha messo in atto.
Risoluzione n.94983 del 22 luglio 2010

Requisiti morali
Solo nel caso di condanna per la violazione degli articoli 718 (esercizio di giochi d’azzardo) e 720 (partecipazione ai giochi d’azzardo) del codice penale è applicabile il dispositivo dell’art. 71 comma 2 del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59, ovvero l’ostatività ai fini dell’avvio e dell’esercizio dell’attività di somministrazione di alimenti e bevande.
Risoluzione n.94947 del 22 luglio 2010

Commercio all’ingrosso. SCIA
L’istituto della SCIA è applicabile anche ai fini dell’avvio dell’attività di commercio all’ingrosso, trattandosi di attività per la quale non sussiste alcun margine di discrezionalità in capo all’autorità competente. Detta attività, inoltre, rientra tra quelle che possono essere avviate contestualmente alla comunicazione unica di cui all’art. 9 del decreto legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito dalla Legge 2 aprile 2007, n. 40. Pertanto, per effetto dell’articolo 5 del DPR 7 settembre 2010, n. 160, contenente il “Regolamento per la semplificazione ed il riordino della disciplina sullo sportello unico per le attività produttive, ai sensi dell’articolo 38, comma 3, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133”, la SCIA sarà presentata presso il registro Imprese, che la trasmetterà immediatamente al SUAP, il cui sistema informatico, in caso di verifica positiva della segnalazione, rilascerà ricevuta e trasmetterà la segnalazione e i relativi allegati in via telematica alle amministrazioni e agli uffici competenti.
Risoluzione n. 135873 del 6.10.2010

Commercio – Preposto
La possibilità di utilizzare la figura di un preposto in possesso della qualificazione professionale resta valida solo ed esclusivamente nel caso delle società. Infatti non è stata oggetto di abrogazione la disposizione di cui al comma 6 dell’articolo 5 del citato d.lgs.114, la quale dispone espressamente che “in caso di società il possesso di uno dei requisiti di cui al comma 5 è richiesto con riferimento al legale rappresentante o ad altra persona specificatamente preposta all’attività commerciale”. Il richiamo ai requisiti “di cui al comma 5” deve ovviamente intendersi riferito ai nuovi requisiti elencati al comma 6 dell’articolo 71 del Decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59.
Risoluzione n. 139010 del 11.10.2010

Commercio – Consumo sul posto.
Non sono ammissibili né manipolazioni né operazioni di cottura (anche parziali) sui prodotti alimentari venduti negli esercizi di vicinato. Di conseguenza, non possono essere utilizzati prodotti di gastronomia surgelati, al fine di consentirne il consumo sul posto, in quanto sarebbero sottoposti, seppure parzialmente, ad operazioni di cottura.
Risoluzione n.104291 del 6 agosto 2010

Commercio – Distributore automatico
La predisposizione, presso un impianto di distribuzione di carburante, di un area delimitata da tre pareti perimetrali lungo le quali sono posti i distributori automatici, stante le caratteristiche, non può configurarsi come un locale di vendita al quale applicare la disposizione di cui all’art. 17 comma 4 del D.lg. 114/98. Di conseguenza, l’avvio dell’attività è soggetta alla dichiarazione prevista dall’art. 67 comma 1 del D.lgs. 59/2010, redatta secondo le indicazioni contenute nell’art. 17 comma 3 del d.lgs.114.
Risoluzione n.94976 del 22 luglio 2010.

Commercio – Vendita a domicilio
La disciplina nazionale non richiede ai fini dello svolgimento dell’attività di vendita a domicilio né il possesso di un magazzino né di un locale.
Risoluzione n. 138852 del 11.10.2010

Direttiva Servizi – Applicabilità in assenza di recepimento regionale.
Fermo restando che le disposizioni del decreto legislativo 26 marzo 2010, n.59 riconducibili alla competenza statale riservata non sono in alcun modo derogabili dalle leggi regionali di settore, per gli eventuali aspetti rientranti invece nelle competenze regionali le disposizioni contenute nel decreto legislativo, necessarie per consentire il completo adeguamento dell’ordinamento interno a quello comunitario entro il termine a tal fine stabilito, prevalgono su eventuali disposizioni regionali in contrasto, ma si applicano solo transitoriamente, fino all’adozione da parte delle regioni stesse delle norme di attuazione della direttiva comunitaria in argomento. Di conseguenza, come affermato anche in sede giurisprudenziale, eventuali ritardi nel recepimento da parte degli enti preposti non possono determinare limiti o ritardi all’avvio dell’attività, nel rispetto del dettato di cui all’articolo 41 della Costituzione.
Risoluzione n. 138830 del 11.10.2010

 

 

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