DISCIPLINA ISCRIZIONE LISTA E INDENNITA’ MOBILITA’ : MODIFICHE APPORTATE LEGGI 92/12 e 134/12

 CONSIDERAZIONI INTRODUTTIVE
La disciplina  in materia d’iscrizione in lista di mobilita’ e    d’ indennita’  si basa principalmente  sulla legge n.223/1991 ,cui nel tempo si sono aggiunte altre disposizioni normative, sino a quelle previste dalle leggi n.92/2012 e n.134/2012.
La procedura di mobilità consiste nel licenziamento collettivo per
riduzione di personale sia quando si è in presenza di una riduzione
dell’attività economica dell’impresa, sia in caso di riduzione o cessa-
zione dell’attività. La procedura ha finalità e modalità diverse di
attuazione in base alla dimensione dell’azienda, al settore di attività
nel quale opera e al numero dei lavoratori coinvolti.
La mobilità è uno degli strumenti previsti dalla legge (i cosiddetti
ammortizzatori sociali) per garantire temporaneamente un reddito ai
lavoratori che perdono il lavoro e contestualmente favorirne il rein-
serimento offrendo agevolazioni ai datori di lavoro che li assumono.
Non rappresenta quindi un semplice aiuto economico ai lavoratori
licenziati, ma anche uno strumento di politica attiva del lavoro incen-
tivando il passaggio dei lavoratori licenziati da aziende in crisi ad
altre che hanno bisogno di manodopera.
Stante gli effetti dell’avvio della procedura di mobilità su aspetti
importanti del rapporto di lavoro, la legge ha dettato norme rigide
che il datore di lavoro deve osservare. La conoscenza della com-
plessa procedura, ed il rispetto delle prescrizioni previste dalla
legge, sono essenziali al fine di non incorrere in comportamenti erra-
ti che potrebbero far invalidare la procedura di riduzione del perso-
nale.

  L’indennità di mobilità è una prestazione di disoccupazione che viene riconosciuta ai lavoratori che , perduto il posto di lavoro per licenziamento collettivo, risultano iscritti nelle liste di mobilità.
Detta prestazione previdenziale ha una durata più lunga delle altre prestazioni di disoccupazione ,determina benefici particolari in favore delle aziende che intendano assumere dalle liste di mobilità i lavoratori iscritti, facilitando così la mobilità dei lavoratori da un’azienda ad un’altra.
Sull’indennità di mobilità sono stabilite disposizioni particolari per ciò che concerne i requisiti soggettivi ed oggettivi che i lavoratori debbono far valere per accedere a tale prestazione e una procedura particolare che l’azienda deve eseguire prima di procedere ai licenziamenti dei dipendenti .

PROCEDURA DI MOBILITA’


La procedura in materia di mobilità si attua in due distinte e diverse ipotesi .
La prima concerne  le sole  imprese rientranti nella disciplina della  cigs  ,(che dall’1.1.2014 si applica anche ai partiti e movimenti politici ,a prescindere  dal numero dei dipendenti,a norma dell’art.16 legge n.13/14 di conversione del decreto legge n.149/13,del DM  DM 22 aprile 2014.e  della circ.INps n.87/14)che ,una volta   ammesse a fruire di tale     trattamento  , prevedano  di non essere in grado di garantire il reimpiego a tutti i lavoratori sospesi o a parte degli stessi  e di non poter ricorrere  a  misure alternative previste dalla legge .
La seconda, invece, si realizza quando l’impresa, con più di quindici dipendenti in media nell’ultimo semestre ( salvo il caso   di richieste presentate prima che siano trascorsi sei mesi dal trasferimento di azienda,  in cui il requisito di  più di 15 dipendenti    deve sussistere, per il datore di lavoro subentrante, nel periodo decorrente alla data del predetto trasferimento.-art.1 ,comma 1 , secondo periodo, legge n.223/91),nonche ‘  intende effettuare, in conseguenza di una riduzione o di trasformazione di attività o di lavoro, almeno cinque licenziamenti nell’arco di 120 giorni, in ciascuna unità produttiva o in più unità produttive nell’ambito del territorio di una stessa provincia ,fermo restando che la procedura in parola si applica anche nei confronti di imprese che cessano l’attività .
Si precisa altresì che per l’ impresa   ammessa  alla cigs  ,che ritiene di non essere in grado di richiamare al   lavoro tutti o una parte dei   lavoratori  in cigs ,la procedura di mobilita’ va attivata  pure  nell’ipote   in cui    l’impresa non abbia  in forza  più di quindici dipendenti in media nell’ultimo semestre  ,nonche’ nel caso   che  i dipendenti interessati al recesso aziendale dal rapporto di lavoro siano meno di cinque  ,così che gli stessi    , a domanda, saranno  iscritti  nella lista di mobilita’ e potranno ottenere la relativa indennita’ se  in possesso dei requisiti di cui all’art.16 della legge n.223/91.

COMUNICAZIONE AVVIO PROCEDURA  MOBILITA ’
In entrambe le suddette situazioni,l’azienda che intende procedere alla collocazione in mobilità del proprio personale dipendente darne ,anche per il tramite dell’associazione datoriale a cui aderisce o conferisce mandato , deve darne comunicazione scritta ai rappresentanti sindacali aziendali ed alle organizzazioni sindacali provinciali di categoria aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale , precisando :
– motivi che determinano la situazione di eccedenza;
– motivi tecnici, organizzativi, produttivi per i quali l’azienda ritiene di non dover ricorrere a misure alternative per evitare in tutto o in parte la dichiarazione di eccedenza di personale;
– numero, collocazione aziendale e profili professionali del personale eccedente;
– tempi di attuazione del programma di mobilità :
– eventuali misure individuate per far fronte sul piano sociale alle conseguenze derivanti dal licenziamento .
Alla comunicazione , rimessa alle rappresentanze sindacali aziendali e territoriali ,fatta eccezione  per le aziende in procedura concorsuale di cui all’art.3   della legge n.223/ 91,che sono espressamente esonerate sia dal contributo d’ingresso che quello complessivo disciplinato dall’art.5 della legge predetta,va allegata fotocopia della ricevuta del versamento all’Inps di una somma pari ad una mensilità del trattamento massimo di integrazione salariale moltiplicato per il numero dei lavoratori ritenuti eccedenti. Naturalmente il versamento va effettuato solo per i lavoratori che hanno diritto all’indennità di mobilità ,peraltro è la stessa normativa a precisare che il mancato versamento del contributo d’ingresso alla mobilità e quindi il mancato inoltro della copia della ricevuta di versamento all’Inps non comporta la sospensione della procedura.
La copia della comunicazione suddetta va rimessa dall’impresa interessata anche all’Ufficio competente della Provincia , in caso di azienda con unità interessata operante in una sola provincia,ovvero della Regione, in caso di azienda con unità interessate operanti in più province della medesima regione ovvero al Ministero del Lavoro- Direzione Generale Tutela Condizioni Lavoro -, in caso di di azienda con unità interessate operanti in più regioni .

Si sottolinea che una delle modifiche apportate alla disciplina della mobilita’ dalla legge Fornero concerne proprio comunicazione di avvio  della procedura.Infatti il testo orioginario dell  ‘art.4 ,comma 12 della legge 223/91

INCONTRO CONSULTAZIONE SINDACALE

Entro sette gioni dal ricevimento della comunicazione da parte delle rappresentanze sindacale può venire richiesto un incontro di consultazione sulla mobilità intrapresa , allo scopo di approfondire le cause che hanno determinato l’eccedenza di personale e verificare, in via preliminare, la possibilità di utilizzare diversamente il personale eccedente anche mediante il ricorso a contratti di solidarietà e lavoro a tempo parziale ,l’assegnazione ad altre mansioni,il comando o distacco dei lavoratori eccedenti.
L’intera procedura si deve esaurire entro quarantacinque giorni dalla data di ricevimento della comunicazione dell’impresa,ovvero entro 23 giorni nel caso che la mobilità riguarda meno di 10 dipendenti.


INCONTRO SINDACALE PRESSO ISTITUZIONI
 
Alla scadenza del suddetto termine senza accordo sindacale,l’azienda provvvede a darne informazione all’Ufficio competente della Provincia ovvero della Regione ovvero del Ministerto del Lavoro ,che entro 30 giorni ( ovvero 15 giorni per mobilità relativa a meno di 10 dipendenti)convocate le parti per un ulteriore esame della materia,tenta di conseguire un accordo , formulando a riguardo corrispondenti proposte per l’attuazione di intese ,che se raggiunte tra l’altro permettono di ridurre da nove a tre mensilità ( se la procedura risulta attivata senza un preventivo ricorso alla cigs) ovvero da sei a tre mensilità (se la procedura risulta preceduta dalla cigs) il contributo d’ingresso alla mobilità , da pagare all’Inps anche in 30 rate mensilità, con l’avvertenza che il contributo in questione non è dovuto per la mobilità attivata dagli organi di procedure concorsuali. .

CONCLUSIONE CONSULTAZIONE SINDACALE E MESSA IN MOBILITA’  LAVORATORI
 
Raggiunto l’accordo sindacale oppure esauriti i tempi stabiliti senza accordo , l’azienda può procedere alla messa in mobilità degli esuberanti ,provvedendo alla comunicazione di recesso dal rapporto con preavviso ,che deve avvenire in forma scritta nei confronti di ogni singolo lavoratore ,significando che il licenziamento effettuato non in forma scritta è inefficace ,ossia che non ha alcun valore, con tutte le conseguenze retributive e normative finché non sarà nuovamente comunicato il licenziamento per iscritto

COMUNICAZIONE ELENCO LAVORATORI PROVINCIA PER ISCRIZIONE LISTA MOBILITA’

L’art.4 ,comma 9 della legge n.223/91 prevedeva che raggiunto l’accordo sindacale oppure esauriti i tempi stabiliti senza accordo,l’impresa oltre a comunicare  ai singoli lavoratori il recesso con relativo  preavviso ovvero con riconoscimento dell’indennita di mancato preavviso ,doveva “contestualmente”  rimettere l’elenco dei   nominativi dei lavoratori licenziati alle rappresentanze sindacali ed alla struttura competente della Provincia o Regione ,precisando i dati previsti dalla normativa e rispettando le modalità operative fissate dalle istruzioni approvate in merito , così da consentire che l’iscrizione dei  licenziati   nella lista  di mobilità .

In merito   la legge n.92/12 ,   in vigore dal 18 luglio 2012 , ha sostituito la parola “contestualmente” con le seguenti :” “Entro sette giorni  dalla comunicazione di recesso“.Pertanto attualmente la comunicazione dei nominativi licenziati alle istituzioni competenti e alle rappresenmtanze sindacali devono avvenire entro sette giorni dalla comunicazione di recesso rimessa ai dipendenti .


CRITERI INDIVIDUAZIONE LAVORATORI DA PORRE IN MOBILITA’
La legge affida  agli  accordi sindacali la possibilità di individuare i criteri di scelta dei lavoratori da licenziare senza violare le norme inderogabili di legge , restando evidenziato che detti accordi ,anche se conclusi a maggioranza,hanno efficacia nei confronti di tutti i lavoratori,iscritti e non iscritti ai sindacati stipulanti,ma sottolineando che i singoli lavoratori possono impugnarli e chiederne la disapplicazione, qualora si ritiene intervenuta una violazione dei principi di correttezza o di non discriminaszione.
In assenza di accordi, i lavoratori devono essere scelti in base ai seguenti criteri, in concorso tra di loro:
a) carichi familiari
b) anzianità
c) esigenze tecniche, produttive e organizzative.
Si aggiunge che in caso di licenziamenti collettivi si deve garantire il principio di non discriminazione diretta o indiretta a favore delle donne in osservanza della legge sulla parità,nonchè il rispetto della percentuale stabilita dalla legge in materia di collocamento obbligatorio delle categorie protette.
TERMINE PER COLLOCAZIONE IN MOBILITA ‘LAVORATORI

Una volta esperita la procedura prevista, le aziende hanno la facoltà di collocare in mobilità i lavoratori entro 120 giorni, salvo che gli accordi sindacali  di conclusione della procedura di mobilita’ non stabiliscano termini diversi.
In proposito , si ritiene di richiamare quanto recita al  punto 1.2.2  il Vademecum “L’Istituto della Mobilita’” pubblicato nelnovembre 1996 del Ministeo del Lavoro  e dall’Inps :
“La facolta’ di colocare in mobilità deve essere esercitata per tutti i lsvoratori assoggettati alla procedura nel termine di 120 giorni dalla sua cobnclusione ,ovvero entro il diverso termine previsto dall’accordo sindacale (art.8 comma 4 legge n.236 /93).
Superato tale termine la procedura di mobilità perde efficacia ed occorre ,  eventulmente ,avviarne una nuova.
Ciò per due motivi:ilprimo perchè la norma detta il termine di 120 giorni,anche se variabile con l’accordo sindacale ,per considerare come colettivi i recessi effettuati in quest’arco temporale;il secondo perchè la stessa procedura ,improntsta a termini di scadenza puntuali ,postula l’esigenza di apporti certi e precisi,
E’ quindi escluso anche che un accordo aziendale stipulato al di fuori della procedura di mobilità possa prorogare il termine dei 120 giorni ovvero il termine stabilito nell’accordo sindacale stiipulato nel corso della procedura stessa.”
 
INDENNITA’ DI MOBILITA’
Aziende destinatarie disciplina indennità mobilità
 
Passando a trattare specificamente dell’indennità di mobilità ,è da dire che la stessa può liquidarsi soltanto ai lavoratori di aziende destinatarie dalla disciplina della cigs , individuate come segue :
a) imprese industriali con un organico medio di oltre 15 dipendenti nell’ultimo semestre ;
b) imprese artigiane , con un organico medio di oltre 15 dipendenti nel semestre precedente ,ma solo in conseguenza di integrazione straordinaria riconosciuta ad imprese committenti esercitanti l’influsso gestionale,che si ha quando la somma dei corrispettivi risultanti dalle fatture emesse dall’impresa artigiana nei confronti di quella committente ha superato nel biennio precedente il 50 % del fatturato complessivo dell’impresa artigiana stessa ;
c)imprese appaltatrici di servizi mensa o ristorazione con un organico medio di oltre 15 dipendenti nel semestre precedente alla condizione che l’azienda appaltatrice dei servizi di mensa deve registrare una contrazione dell’attività di mensa direttamente connessa alla contrazione dell’attività dell’azienda committente con ricorso da parte della stessa alla cigs,compresa quella per contratto di solidarietà ;
d) imprese esercenti attività commerciali con un organico medio nel semestre precedente di oltre 50   dipendenti ovvero  :
e) imprese editrici di giornali quotidiani e periodici ed agenzie di stampa a diffussione nazionale senza alcun limite minimo dell”organico medio nel semestre precedente;
f) inprese cooperative di lavoro e di trasformazione di prodotti agricoli e loro consorzi con un organico medio di oltre 15 addetti nel semestre precedente ;
g)imprese appaltatrici di servizi di pulizia anche se costituite in cooperative con un organico medio di almeno 15 addetti nel semestre precedente per cui sono versati i contributi cig ed che inoltre subiscono una contrazione dell’attività ;
h) imprese di vigilanza (fino al 31.12.09 ) con un organico medio di almeno 15 addetti nel semestre precedente;
i) agenzie di viaggio e turismo,compresi gli operatori turistici (  con un organico medio di oltre 50 addetti nel semestre precedente.)

.  NB: Non risulta ancora definito dagli organi istituzionali competenti (MLPS  ed INPS) se ai dipendenti dei partiti e movimenti politici , cui  ,a prescindere dal numero dei dipendenti ,a norma dell’art.16 legge n.13/14 ,di conversione del dec.legge n.149/13 ,del DM. 4 aprile 2014 e della Circolare Inps n.87/14 ,dall’1.1,2014 possono far ricorso alla cigs,spetti  o meno ,in presenza dei requisiti di cui all’art.16 della legge n.223/91 ,.l’indennita’ di mobilita’.,mentrev è pacifico che si applicano le disposizioni previste dal comma \1 bis dell’art.24 legge n.223/91 ,aggiunto dal dec.legvo n.110/04,che ,tra latro dichiara :”i lavoratori licenziati (da datori di lavoro non imprenditori,che occupino piu’ di 15  dipendenti,e attivano la procedura di mobilita’ per licenziare almeno 5 unita’ entro un arco temporale di 120 gg) sono iscritti inlista di mobilita’ ,ma senza diritto allav relsatibva indennita.Questa la previsione normativa esplicir0ta ,prima però che intervenisse l’art.16 della legge n.13/2014 che consente ai partiti  e movimenti politi di ricorrere ,a prescindere dal numero dei dipendenti in forza ,alla cigs.Si puo sostenere ancora che dopo detta nuova dispposizione ,i collocati in mobilita’ dai partiti e movimenti politici sono ancora fuori  dal beneficio dell’indennita’ di mobilita’?Spetta alle istituzioni sciogliere tal quesito.

Per completezza informativa e  di orientamento su tale aspetto,si reputa confacente  richiamare l’art.3 ,comma 1,della legge n.92/12’articolo  ,che ha  introdotto  il comma 3 bis all’art. 12 della legge n. 223 del 1991, estendendo  l’applicazione della cassa integrazione guadagni straordinaria ad alcuni settori per  cui  in precedenza  quest’ultima era concessa solo in base a proroghe annuali, attraverso lo stanziamento specifico di fondi nella legge di stabilità o attraverso normative specifiche di settore.

In particolare, dal 1 gennaio 2013  risulta prevista la concessione   del trattamento straordinario di integrazione salariale alle seguenti imprese:

a) imprese esercenti attività commerciali, con più 50 dipendenti  ;

b) agenzie di viaggio e turismo, compresi gli operatori turistici, con più di 50 dipendenti;

c) imprese di vigilanza con più di 15 dipendenti.

Inoltre si richiama la circolare Inps n.2/13 ,che, nel  fornire le istruzioni per l’attuazione del precitatoi art.3 ,comma 1 ,asserisce che “il combinato disposto del predetto art. 3, comma 1, della legge di riforma e degli articoli 4 e 7 della legge n. 223 del 1991, estendendo la cassa integrazione guadagni alle aziende di cui ai punti a), b) e c), autorizza automaticamente l’estensione della mobilità ai medesimi settori.”

“Infatti, da un lato, l’art. 4 comma 1 della legge 223 del 1991 prevede che l’impresa che sia stata ammessa al trattamento straordinario di integrazione salariale ha facoltà di avviare le procedure di mobilità (ora: “procedure di licenziamento collettivo” ai sensi dell’ art 2 comma 72 lettera a, della legge di riforma) qualora nel corso di attuazione del programma di integrazione salariale ritenga di non essere in grado di garantire il reimpiego a tutti i lavoratori sospesi; dall’altro l’art. 7 della predetta legge prevede che “i lavoratori collocati in mobilità (ora: “licenziati” ex. art 2 comma 72 lettera d) ai sensi dell’art. 4”, in possesso dei requisiti previsti, hanno diritto all’indennità di mobilità.”

“Pertanto, posto che con la citata disposizione di cui al comma 1 dell’art. 3 della legge di riforma si estendono, a regime (cioè senza un’apposita previsione della legge di stabilità e conseguente decretazione ministeriale), le disposizioni in materia di cassa integrazione guadagni alle imprese di cui ai punti a) b) e c), deve intendersi, con concorde avviso del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, conseguentemente estesa alle stesse imprese la tutela in materia di mobilità e quindi l’applicazione alle medesime della contribuzione per la mobilità di cui alla normativa vigente.”

In ogni caso deve ribadirsi   per   disporre  che quanto stabilito in materia di mobilita’  in favore delle imprese di cui al comma 1 dell’art.3 della legge n.92/12 ,debba valere anche per i partiti politici ,cui l’art.16 della legge n.13/14 ha esteso  la cigs ed i  contratti di solidarieta’ , sara’  necessario ed opportuno  attendere    eventuali conformi   valutazioni , determinazioni e indicazioni    sull’argomento da parte   degli organi istituzionali  preposti alla  materia degli  ammortizzatori sociali, vale a dire il MLPS e l’INPS.

 Per quanto riguarda il sopra indicato numero minimo di dipendenti che le imprese devono avere in organico ,è da osservare che :- deve farsi riferimento alla media degli occupati  nell’ultimo semestre;

– la predetta media deve risultare superiore a 15 ovvero a 50 ovvero a 200 dipendenti , soddisfacendo il requisti anche la media con frazione (es.15,3 – 50,6 – 200,1 );
-nel calcolo sono da ricomprendere anche gli apprendisti ,i dirigenti i lavoratori con contratto d’inserimento,i lavoratori a tempo determinato (non stagionale) ed i lavoratori a domicilio , mentre i lavoratori part time, sono da computare in proporzione all’orario svolto rapportato al tempo pieno . Invece non sono computabili i lsu ed i co co co anche a progetto
-per le richieste formulate prima che sia trascorso un semestre dal trasferimento di azienda,il calcolo del numero di dipendenti superiore a 15 va fatto per il periodo decorrente dalla data del trasferimento;
-per le aziende in procedura concorsuale ,il computo dei dipendenti si fa nell’ambito dei sei mesi precedenti la data di ammissione alla procedura ;
-per le imprese con attività plurime,occore effettuare il calcolo occupazionale in relazione ad ogni distinta attività.
Lavoratori beneficiari indennità mobilita
Beneficiari dell’indennità possono essere i lavoratori(compresi i soci di cooperative di lavoro) che risultano appartenere alla categoria degli operai, impiegati e quadri e che risultano in possesso dei seguenti requisiti:
a) inserimento dei lavoratori nelle liste dei lavoratori collocati in mobilità tenute secondo le modalità approvate dalle Province o dalle Regioni nelle diverse realtà territoriali;
b) possesso dei lavoratori di un’anzianità aziendale di almeno dodici mesi, derivante da un rapporto di lavoro a carattere continuativo, comunque non a termine, di cui almeno sei mesi di lavoro effettivamente prestato anche se in modo non continuativo ,compresi i periodi di ferie,festività ,infortuni,congedo di maternità e congedo parantale,ma non quello di malattia.
Inoltre si precisa che i lavoratori per poter beneficiare dell’indennità non devono essere titolari di pensione di anzianità o anticipata e non devono aver maturato il diritto alla pensione di vecchiaia.
I titolari di pensione o assegno di invalidità dovranno invece optare, all’atto dell’iscrizione nelle liste di mobilità, tra detti trattamenti e l’indennità di mobilità ed in caso di opzione a favore di quest’ultima, l’erogazione dell’assegno o della pensione di invalidità resterà sospesa per il periodo di fruizione del predetto trattamento.
Sono esclusi dal trattamento di mobilità i dirigenti, i lavoratori a termine,gli apprendisti,i dipendenti con rapporto con datori di lavoro non imprenditori (associazioni politiche o sindacali,associazioni di volontariato,enti senza fini di lucro,ordini professionali ),i lavoratori stagionali, i lavoratori somministrati,i lavoratori edili licenziati per fine lavoro o fine fase lavorativa.
L’indennità spetta inoltre ai dipendenti part time e con rapporto  ripartit 0 , nonchè ai lavoratori a domicilio ed ai comandati, se gli stessi risultano inseriti dal distaccante nella comunicazione della procedurara di mobilità con connessa revoca del comando.
Domanda per l’indennità di mobilità e relativa decorrenza trattamento
 
Il diritto all’indennità di mobilità non sorge nel momento del provvedimento della messa in mobilità nè in quello d’iscrizione nelle relative liste, ma è subordinato alla presentazione da parte degli interessati di apposita domanda  telematioca all’INPS, sul modello  apposito  ,secondo le istruzioni vigenti, tramite le sezioni circoscrizionali per l’impiego, a pena decadenza, entro il termine di 68 giorni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro  , contenente tutte le dichiarazioni del datore di lavoro necessarie per la conseguente istruttoria e quindi per la liquidazione, da parte dell’Inps, dell’indennità richiesta.
L’indennità decorre dall’ottavo giorno dopo la cessazione del lavoro, se la domanda viene presentata entro i primi 7 giorni, oppure dal quinto giorno successivo alla domanda, se presentata dopo. Se al lavoratore è pagata l’indennità sostitutiva del preavviso, l’indennità di mobilità decorre dall’ottavo giorno successivo alla scadenza del periodo corrispondente al mancato preavviso ed in tal caso la domanda va presentata entro il 68° giorno dal termine del preavviso .
 Misura indennità mobilità
 La misura dell’indennità di mobilità va determinata con riferimento al trattamento Cigs che il lavoratore interessato ha percepito o avrebbe avuto il diritto di percepire nel periodo di paga immediatamente precedente la risoluzione del rapporto di lavoro.La stessa è pari al 100% del trattamento Cigs per i primi 12 mesi e all’80% per i mesi successivi nel rispetto del massimale mensile ,
Si precisa che l’importo della retribuzione mensile lorda  comprende anche il rateo della 13a mensilità e degli eventuali premi annui o mensilità aggiuntive.

Si riportano gli importi massimi mensili da applicare nel 2014 (circ.Inps n.12/2014) alla misura iniziale dell’indennità di mobilità spettante per i primi dodici mesi, da liquidare in relazione ai licenziamenti successivi al 31 dicembre 2013, nonché la retribuzione mensile di riferimento, oltre la quale è possibile attribuire il massimale più alto.
Gli importi sono indicati, rispettivamente, al lordo ed al netto della riduzione prevista dall’articolo 26 della legge 28 febbraio 1986, n. 41, che attualmente è pari al 5,84 per cento:

Per  gli importi relativi ai primi 12 mesi di diurata spettanti  ai collocati in mobilita’ dopo il 31.12 2014 ,si rinvia alla

Circolare n. 19 del 30-01-2015 – Inps

Durata indennita’

 

La durata della prestazione previdenziale in parola ,che varia in relazione all’età del lavoratore al momento del licenziamento e all’ubicazione dell’azienda, risulta stabilita come segue

:
Età del lavoratore Azienda del Centro-Nord Azienda del Mezzogiorno
fino ai 40 anni :                      12 mesi                                             24 mesi
dai 40 ai 50 :                           24mesi                                              36 mesi
dai 50 anni in avanti:           36 mesi                                             48 mesi
Generalmente l’indennità non può essere corrisposta per un periodo superiore all’anzianità aziendale del lavoratore ,che è pari alla durata del rapporto di lavoro dalla data di assunzione a quella di licenziamento, intercorso con l’azienda che abbia attuato la procedura di mobilità. Possono essere presi in esame anche più rapporti di lavoro nei seguenti casi:
-trasferimento di azienda: l’articolo 2112 del codice civile, sostituito dall’articolo 1, comma 1, del decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 18, ha stabilito che “in caso di trasferimento d’azienda, il rapporto di lavoro continua con il cessionario ed il lavoratore conserva tutti i diritti che ne derivano”; in tal caso il requisito dell’anzianità aziendale deve essere cercato nell’intero arco temporale lavorativo prestato dagli interessati presso le due aziende Nel caso in cui l’attività lavorativa sia stata svolta presso aziende iscritte in settori produttivi diversi, al fine di stabilire se i lavoratori possano aver titolo all’indennità di mobilità, occorre far riferimento al momento in cui inizia la procedura di mobilità. Ciò in quanto il settore di appartenenza dell’azienda è richiesto non già come elemento della prestazione lavorativa, nel senso che la stessa debba essere necessariamente resa in quel determinato settore per tutto il periodo, ma come situazione giuridica del datore di lavoro al fine di determinare la normativa applicabile in caso di licenziamento. Pertanto, per la ricerca del requisito di 12 mesi di anzianità lavorativa presso l’azienda che attiva la procedura di mobilità , è sufficiente verificare che i lavoratori siano collocati in mobilità da parte di un’azienda, rientrante nel campo di applicazione della disciplina dell’intervento straordinario di integrazione salariale ed iscritta in uno dei settori destinatari della mobilità;
-fusione di due o più società: l’articolo 2501 del codice civile stabilisce che “la fusione di più società può eseguirsi mediante la costituzione di una società nuova, o mediante l’incorporazione in una società di una o più altre” e il successivo articolo 2504, ultimo comma, aggiunge che “la società incorporante o quella che risulta dalla fusione assume i diritti e gli obblighi delle società estinte”; anche in tal caso l’anzianità aziendale dovrà essere cercata nell’arco temporale lavorativo prestato presso entrambe le società;
apprendistato: anche il periodo di apprendistato può essere utilmente considerato ai fini della ricerca del requisito dell’anzianità aziendale. La prestazione di lavoro quale apprendista, una volta trasformatasi in rapporto di lavoro ordinario, è cumulabile con quest’ultimo ed è utile per la ricerca del requisito dell’anzianità aziendale;
-contratto a tempo determinato trasformato in contratto a tempo indeterminato: la trasformazione del contratto da tempo determinato a tempo indeterminato, con continuazione delle prestazioni del lavoratore, comporta che il contratto si considera a tempo indeterminato fin dalla data della prima assunzione del lavoratore;
-reintegrazione nel posto di lavoro: in tal caso l’anzianità aziendale è quella totale;
-successione di appalti: nel caso in cui i lavoratori continuano a prestare la stessa attività per il medesimo appaltante e transitano da un’azienda all’altra senza soluzione di continuità nei cambi di gestione per successione di appalti, l’anzianità aziendale può essere ricercata cumulando i periodi prestati alle dipendenze delle diverse imprese appaltatrici. Il distacco sindacale , durante il rapporto di lavoro o fino alla data del licenziamento, deve essere considerato utile ai fini della ricerca del requisito dell’anzianità aziendale e periodo neutro per la ricerca del requisito dei sei mesi di lavoro effettivamente prestato.

La legge n.92/2012 , nel comma 46 dell’ art.2 , ha provveduto a    rideterminare    la durata dell’indennita’ di mobilita’ fissata dall’art.7  ,commi 1 e 2, della legge n. 223/91 ,disponendo quanto segue  ,fermo restando che la disciplina sull’indennita’ di mobilita’  sara’ vigente sino all’anno 2016:

a)  collocati in mobilità nel periodo dal 1º gennaio 2013 al 31 dicembre 2013:

– lavoratori  dei  territori  non meridionali:

Prima

un periodo massimo di dodici mesi, elevato a ventiquattro per i lavoratori che hanno compiuto i quaranta anni e a trentasei per i lavoratori che hanno compiuto i cinquanta anni

 Dopo

dodici mesi, elevati  a ventiquattro per i lavoratori che hanno compiuto i quaranta anni e a trentasei per i lavoratori che hanno compiuto i cinquanta anni;

 Variazione:Nessuna

lavoratori  dei territori meridionali:

Prima

un periodo massimo di ventiquattro mesi, elevato a trentasei per i lavoratori che hanno compiuto i quaranta anni e a quarantotto per i lavoratori che hanno compiuto i cinquanta anni.

 

 Dopo

ventiquattro mesi, elevato a trentasei per i lavoratori che hanno compiuto i quaranta anni e a quarantotto per i lavoratori che hanno compiuto i cinquanta anni;

 Variazione:nessuna

b)   collocati in mobilità nel periodo dal 1º gennaio 2014 al 31 dicembre 2014:

– lavoratori  dei territori non meridionali  :

Prima

un periodo massimo di dodici mesi, elevato a ventiquattro per i lavoratori che hanno compiuto i quaranta anni e a trentasei per i lavoratori che hanno compiuto i cinquanta anni

 Dopo

dodici mesi, elevati  a ventiquattro per i lavoratori che hanno compiuto i quaranta anni e a trenta per i lavoratori che hanno compiuto i cinquanta anni;

 

Variazione :diminuzione da 36 a 30 mesi per lavoratori con 50 anni e piu’

lavoratori  dei territori meridionali:

Prima

un periodo massimo di ventiquattro mesi, elevato a trentasei per i lavoratori che hanno compiuto i quaranta anni e a quarantotto per i lavoratori che hanno compiuto i cinquanta anni.

Dopo

diciotto mesi, elevati  a trenta per i lavoratori che hanno compiuto i quaranta anni e a quarantadue per i lavoratori che hanno compiuto i cinquanta anni;

 Variazione: diminuzione di sei mesi  per tutti i lavoratori

c) collocati in mobilità nel periodo dal 1º gennaio 2015 al 31 dicembre 2015:

lavoratori dei territori non meridionali :

Prima 

un periodo massimo di dodici mesi, elevato a ventiquattro per i lavoratori che hanno compiuto  quaranta anni e a trentasei per i lavoratori che hanno compiuto  cinquanta anni

Dopo

dodici mesi, elevati  a diciotto per i lavoratori che hanno compiuto  quaranta anni e a ventiquattro per i lavoratori che hanno compiuto  cinquanta anni;

 Variazione: diminizione sei mesi  per lavoratori  con  40 anni  e di 12 mesi per lavoratori  con  50 anni

lavoratori  dei territori meridionali :

Prima

un periodo massimo di ventiquattro mesi, elevato a trentasei per i lavoratori che hanno compiuto  quaranta anni e a quarantotto per i lavoratori che hanno compiuto  cinquanta anni.

Dopo

dodici mesi, elevati  a ventiquattro per i lavoratori che hanno compiuto i quaranta anni e a trentasei per i lavoratori che hanno compiuto i cinquanta anni;

 Variazione :diminuzione 12 mesi per  tutti i lavoratori

d)   collocati in mobilità nel periodo dal 1º gennaio 2016 al 31 dicembre 2016:

– lavoratori dei territori non meridionali:

Prima

un periodo massimo di  dodici mesi , elevato a 24 per i lavoratori che hanno compiuto i quaranta anni e a  36 per i lavoratori che hanno compiuto i cinquanta anni

Dopo

dodici mesi, elevati  a diciotto per i lavoratori che hanno compiuto i cinquanta anni;

 Variazione:diminuzione  12 mesi per lavoratori di quaranta anni  e di 18 mesi per i lavoratori di 50 anni

-lavoratori  dei territori meridionali:

Prima

un periodo massimo di ventiquattro mesi, elevato a trentasei per i lavoratori che hanno compiuto i quaranta anni e a quarantotto per i lavoratori che hanno compiuto i cinquanta anni

Dopo

dodici mesi, elevati   a diciotto per i lavoratori che hanno compiuto i quaranta anni e a ventiquattro per i lavoratori che hanno compiuto i cinquanta anni.

 Variazione:diminuzione di 12 mesi per lavoratori di meno di 40 anni,di 18 mesi per lavoratori  di  40 anni e di 24 ,mesi per i lavoratori di  50 anni

 


Anticipazione in unica soluzione indennità mobilità per attività autonoma o imprenditoriale
 
La normativa in materia d’indennità di mobilità prevede che i lavoratori che ne fanno richiesta per intraprendere un’attività autonoma  o per associarsi in cooperativa possono ottenere la corresponsione anticipata dell’indennità , con la detrazione del numero delle mensilità già godute . Le modalità per la corresponsione dell’indennità di mobilità anticipata sono state stabilite con decreto interministeriale n. 142 del 17 febbraio 1993. Per la richiesta dell’indennità di mobilità in forma anticipata il lavoratore deve presentare alle Sedi dell’INPS, tramite i Centri per l’impiego, apposita domanda , corredata della documentazione necessaria per attestare l’attività lavorativa autonoma, intrapresa o che si intende intraprendere, ovvero la costituzione di una cooperativa o l’associazione ad una cooperativa già costituita. I Centri per l’impiego devono accertare e attestare l’avvenuta iscrizione dei richiedenti nelle liste di mobilità e l’idoneità della documentazione prodotta, esprimendo specifico parere sulla regolarità della documentazione. L’anticipazione spetta sia ai lavoratori che intraprendono un’attività autonoma per la quale è richiesta l’iscrizione alla Camera di commercio o agli elenchi dei Coltivatori diretti, e ai loro coadiuvanti, sia a coloro che sono iscritti in appositi Albi professionali. L’anticipazione spetta anche ai soci accomandatari in quanto l’articolo 2313 del codice civile dispone che “nella società in accomandita semplice i soci accomandatari rispondono solidalmente e illimitatamente per le obbligazioni sociali . . .” e il successivo articolo 2318 aggiunge “i soci accomandatari hanno i diritti e gli obblighi dei soci della società in nome collettivo. L’amministrazione della società può essere conferita soltanto ai soci accomandatari”.
L’anticipazione può essere riconosciuta inoltre anche agli amministratori di società di cui sono soci di capitale.
Qualora per l’attività autonoma intrapresa non è prevista l’iscrizione in appositi Albi professionali e/o elenchi di categoria, possono ottenere l’anticipazione anche i lavoratori che documentino di aver assunto le iniziative necessarie per l’avvio di un’attività con caratteristiche di continuità (apertura partita IVA, acquisizione locali, utenze elettriche e telefoniche, fatture di acquisto di attrezzature necessarie per lo svolgimento dell’attività stessa, ecc.) .
L’anticipazione deve essere riconosciuta anche in favore dei lavoratori che intendano svolgere un’attività autonoma all’estero in uno degli Stati convenzionati, sempre che gli stessi facciano valere i requisiti e le condizioni stabilite
I lavoratori che, nei ventiquattro mesi successivi alla data di erogazione dell’anticipazione, si rioccupino in qualità di lavoratori dipendenti nel settore privato o in quello pubblico devono restituire la somma percepita a tale titolo Poiché il citato decreto interministeriale n. 142/1993 non ha previsto alcun termine per la presentazione delle domande di anticipazione, devono essere considerate validamente presentate le domande pervenute entro il termine di 60 giorni dalla data di inizio dell’attività autonoma o dell’associazione in cooperativa, applicando così all’anticipazione il termine stabilito per la presentazione delle domande di disoccupazione .
L’anticipazione spetta anche ai lavoratori che, alla data in cui sono collocati in mobilità, svolgono già un’attività autonoma. Infatti la Corte Suprema di Cassazione, con sentenza 21 febbraio/15 maggio 2001, n. 6679, ha stabilito che il termine “intraprendere” contenuto nell’articolo 7, comma 5, citato, deve essere inteso non solo nel senso letterale di “iniziare” una nuova attività ma anche nel senso di applicarsi con maggiori energie e per un maggiore tempo che per il passato in tale attività. Pertanto, l’anticipazione dell’indennità deve essere riconosciuta sia in favore dei lavoratori che, successivamente al collocamento in mobilità, vogliano iniziare per la prima volta un’attività di lavoro autonomo sia in favore di coloro che intendano sviluppare a tempo pieno l’attività autonoma iniziata durante il rapporto di lavoro dipendente Il diritto all’anticipazione dell’indennità di mobilità deve essere riconosciuta anche in favore degli imprenditori, ciò in quanto la Corte Suprema di Cassazione, con sentenza n. 9007, pubblicata il 20 giugno 2002, ha fornito un’interpretazione della nozione di “attività autonoma” – più ampia di quella che qualifica il “lavoro autonomo”, comprendendovi anche le ipotesi in cui il lavoratore collocato in mobilità dia inizio ad un’attività imprenditoriale senza concorrervi con lavoro prevalentemente proprio Per il periodo in relazione al quale viene concesso il trattamento anticipato non spettano le prestazioni accessorie e cioè l’assegno per il nucleo familiare e la contribuzione figurativa.

linfine  ,si segnala  che   l’art. 3, comma 82, lett. a), della L. 549/95 ha inserito nell’art. 16 del Tuir, al comma 1, la lett. c-bis) con la quale si estende il regime della tassazione separata alle quote non ancora godute delle indennità di mobilità, percepite anticipatamente per intraprendere un’attività autonoma o per associarsi in cooperativa (art. 7, comma 5, della L. 23.7.91, n. 223).
Assegno integrativo lavoratori percettori indennità mobilità  che accettano lavoro con inquadramento retributivo inferiore  a quello percepito nel rapporto lavorativo precedente alla messa in mobilita’
I  lavoratori che, nel corso di percezione dell’indennità di mobilità, accettino l’offerta di un lavoro a tempo pieno ed indeterminato comportante l’inquadramento in un livello retributivo inferiore a quello corrispondente alle mansioni di provenienza, hanno diritto, per un periodo massimo di dodici mesi, alla corresponsione di un assegno integrativo mensile di importo pari alla differenza tra i corrispondenti livelli retributivi previsti dai contratti collettivi nazionali di lavoro.
Rapporto tra mobilità e maternità
Qualora la lavoratrice si trovi, all’inizio dell’astensione obbligatoria o durante il periodo d’interdizione dal lavoro disposto dall’Ispettorato del Lavoro, in godimento dell’indennità di mobilità, quest’ultima sarà sostituita dall’indennità di maternità. Tuttavia non si darà luogo a un prolungamento del trattamento economico di mobilità al termine dei periodi stabiliti dalla legge ,mentre  non sarà computato il periodo di astensione obbligatoria ai fini della permanenza nelle liste di mobilità, vale a dire che la sola iscrizione slitterà dei mesi relativi all’astensione obbligatoria.
Infine la lavoratrice durante il periodo di astensione obbligatoria per maternità può rifiutare senza perdere alcun diritto, eventuali offerte di lavoro, in opere o servizi di pubblica utilità o l’avviamento a corsi di formazione professionale.
Contribuzione figurativa ed assegni familiari per indennità mobilità
 
Durante tutto il periodo di godimento dell’ indennità di mobilità viene maturata la contribuzione figurativa, sia ai fini della pensione di anzianità che ai fini della pensione di vecchiaia. La contribuzione sarà calcolata sulla retribuzione che il lavoratore ha (o avrebbe in caso di Cigs) percepito nel mese immediatamente precedente la risoluzione del rapporto di lavoro.
Per il periodo di percezione dell’indennità spetta l’assegno per il nucleo familiare secondo le vigenti disposizioni.
Pagamento indennità mobilità

L’indennità viene corrisposta dall’Inps, direttamente al lavoratore ,fatta salva , già sopra trattata,l’anticipazione in un’unica soluzione dell’intero ammontare qualora il lavoratore intenda intraprendere una attività autonoma o associarsi in cooperativa
Per i i primi 12 mesi di fruizione, sull’importo dell’indennità di mobilità si calcola direttamente dall’Inps la ritenuta previdenziale del 5,84%. ,che invece non opera sugli eventuali periodi successivi.
Ritenute fiscale indennità mobilità
Per quanto riguarda le ritenute fiscali il lavoratore dovrà fare il conguaglio con la dichiarazione dei redditi.
Indennità mobilità e prestazioni di lavoro
L’indennità di mobilità è sospesa nel caso in cui i lavoratori, nel corso della percezione dell’indennità di mobilità, accettino l’offerta di un lavoro dipendente a tempo determinato o parziale (a tempo determinato o indeterminato), mantenendo l’iscrizione nelle liste. Se i lavoratori si dimettono in caso di rioccupazione a tempo determinato o parziale, mantengono l’iscrizione nelle liste di mobilità e possono beneficiare della relativa indennità per tutta la parte residua che era rimasta sospesa all’atto della rioccupazione .Analoga sospensione è prevista per il periodo di prova relativo a rapporti di lavoro a tempo pieno e indeterminato qualora i lavoratori non superino il periodo di prova stesso, in tal caso gli interessati vengono riscritti al massimo per tre volte nelle liste di mobilità e mantengono il diritto alla parte residua di indennità ). Tutte le giornate di lavoro prestato devono essere considerate parentesi neutra ai fini della durata complessiva dell’indennità, nei limiti della durata massima della stessa. Pertanto i lavoratori che abbiano diritto a 12, 24, 36 o 48 mesi di indennità di mobilità, e che svolgano attività a tempo determinata o parziale non superiore a 12, 24, 36 o 48 mesi, hanno diritto a percepire l’indennità per l’intera durata.
Della rioccupazione dei lavoratori in godimento dell’indennità di mobilità occorre dare  tempestiva comunicazione alla competente Sede dell’INPS ed in caso contrario interviene la cancellazione dalle liste di mobilità e la perdita del diritto alla residua indennità.
Con riferimento all’attività autonoma da parte di lavoratori beneficiare d’indennità di mobilità , ormai l’inps con la  circolare n.67/2011 ha abbndonato la posizione che sosteneva l’incompatibilita’ tra iscrizione in lista e godimento della relativa indennita’ in caso di prestazioni di lavoro ed al riguatdo si rinvia alla specifica trattazione  sul post del 19.10.2011 pubblicato sul blog.  .
Infatti l’Inps si e’ allineata finalmente alla posizione favorevole sostenuta dalla Cassazione  dell’indennità e dalla    la Direzione Generale degli Ammortizzatori Sociali del Ministero del Lavoro ,che ha ritenuto di riscontrare con la nota n.2262 del 14. 2.08 l’apposita richiesta di chiarimenti in materia formulata dalla Direzione Regionale del Lavoro di L’Aquila con la nota n.3217/08, che si riportava tanto al parere fornito dalla Direzione Generale Impiego dello stesso Dicastero con la nota n.3178 del 24.6.97,indirizzata alla DRL della Lombardia,quanto alla sentenza della Corte di Cassazione n.6463 dell’1.4.2004  ed in   merito appare confacente riportare di seguito i testi sia della richiesta regionale che della risposta ministeriale .
Quanto alla prima, si riferisce che nella stessa è riportato quanto segue :
“Il primo ( ossia il parere della Dir . Gen.Impiego), confermando che l’esercizio di una stabile attività autonoma è incompatibile con la permanenza nella lista di mobilità presuppone anche la sussistenza dello stato di disoccupazione, ha dichiarato invece flessibile il mantenimento dell’iscrizione, qualora, in considerazione della duratadell’esiguità del reddito percepito, l’attività autonoma presenta il carattere dell’occasionalità, attestata riportandosi ai limiti di 7 milioni di lire e di 4 mesi di durata dell’anno solare, che secondo la legislazione dell’epoca consentivano il mantenimento dell’iscrizione dei lavoratori nella prima classe delcollocamento ordinario. “
La seconda ( vale a dire la sopra citatata sentenza della Cassazione n.6463/04) , dopo aver argomentato che la regola particolare posta dal comma 9 dell’art. 9 della legge223/91 ha un ambito di applicabilità che rimane confinato alla specifica fattispecie alla quale si riferisce,trattandosi di canone speciale ed interno alla c.d. mobilità lunga, ha affermato che la regola particolare a cui fare riferimento per risolvere il dubbio circa la conservazione ovvero la perdita del diritto all’indennità di mobilità e quindi all’iscrizione alla lista relativa pur in costanza dello svolgimento dilavoro autonomo è quella contenuta nell’art. 7, comma 5 della legge 223/91. prevedente che l’ Inps”dispone il pagamento in favore dell’interessato della somma dovuta sulla base dell’importo mensile dell’indennità spettante” (art. 2, comma 3, D.M. n. 142 del 17.02.1993), così che non è la “spettanza”dell’indennità ad essere in gioco, ma soltanto la modalità temporale della sua erogazione :
”Sicché (prosegue la citata massima), il lavoratore in mobilità che intraprenda un’attività di lavoroautonomo può rinunciare al beneficio dell’anticipazione e percepire l’indennità mensilmente, come dinorma :
Si aggiunge che la sentenza della Cassazione non si limita a quanto sopra, che, in definitiva significa il riconoscimento al lavoratore in mobilità svolgente lavoro autonomo di conservare il diritto all’iscrizione nella lista di mobilità e all’indennità di mobilità, poiché nel seguito della stessa si afferma che “non può rilevarsi, – come corollario di questa interpretazione sistematica – che si pone il problema di individuareuna possibile soglia a quale limite del beneficio costituito dalla percezione della prestazioneprevidenziale… L’individuazione di questa soglia marginale di intervento è rimessa alla discrezionalitàdel legislatore, il quale, nella fattispecie, ha adottato vari criteri :
“Secondo la Cassazione, detti criteri si riferiscono: 1) al lavoro subordinato a tempo pieno ed indeterminato (per quella soglia costituita dalla percezione di un reddito pari alla retribuzione spettanteal momento della messa in mobilità, rivalutata in misura corrispondente all’indice del costo della vita ;
2) al lavoro subordinato a tempo determinato o parziale in cui, mantenendo l’iscrizione nella lista dimobilità, i lavoratori subiscono la sospensione dell’indennità previdenziale per le giornate di lavoro, che
non sono computate ai fini della determinazione del periodo di durata del trattamento stesso; 3) al lavoro autonomo, ma soltanto con riferimento ai percettori della c.d. mobilità lunga, per cui risultano analoghi a quelli del lavoro subordinato a tempo pieno ed indeterminato “
“Invece, conclude la Cassazione, manca un criterio per l’ipotesi generale del lavoro autonomo,talvolta escluso, che vi sia incompatibilità tra lavoro autonomo e conservazione dell’indennità dimobilità e dell’iscrizione nella relativa lista “
“Pertanto seguendo il suggerimento della citata massima della Cassazione in esame,secondo cui per colmare la carenza della legge 223/91 sul punto occorre fare riferimento al canone dell’analogia,ossia alle disposizioni che regolano casi simili o materie analoghe”,si rappresenta a codesto Ministero l’ipotesi che nel caso in esame il limite reddituale discendente dall’attività autonoma da valutare in via analogica agli effetti del mantenimento o perdita del trasttamento previdenziale e dell’iscrizione in lista di mobilità sia quello previsto e disciplinato dall’art.4 dec.leg.vo n.181/2000,come sostituito dall’art.5 del dec.lefg.vo n.297/02,comma 1 lettera a),secondo cui: la conservazione dello stato di disoccupazionme ,a seguito di svolgimento di attività tale da assicurare un reddito annuale non superiore al reddito minimo personale esclusa l’imposizione”,che attualmente risulta essere pari ad euro 8000,00 per il lavoro diperndente ed euro 4500,00 per quello autonomo ed assimilato .
“Quanto sopra ,in considerazione che tale norma fissa un criterio generale da valere anche nella fattispecie in esame ,stante la stretta connessione dello stato di disoccupazione con l’iscrizione alla lista di mobilità e il relativo trattamento previdenziale” .
Quanto alla risposta ministeriale,è da evidenziare che la medesima prevede che:
” In relazione al quesito posto all’attenzione di questa Direzione…concernente la possibilità di svolgere un’attività di lavoro autonomo da parte di un lavoratore iscritto nelle liste di mobilità e di mantenere sia l’iscrizione stessa che la relativa indennità,si ritiene che l’analisi svolta da codesta Direzione Regionale sull’utilizzo dello strumento dell’interprtetazione analogica da applicare nella fattispecie posta all’attenzione della scrivente,risulta esaurientemente articolata.”
Alla luce infatti della riferita sentenza della Suprema Corte di Cassazione,si osserva che non viene meno la condizione di debolezza ,presupposto dell’istituto in esame,del lavoratore iscritto nelle liste di mobilità nell’ipotesi di svolgimento di attività di lavoro autonomo,sempre che venga comunque rispettato il limite imposto dall’art.4 dec.leg.vo n.181/00,come sostituito dall’art.5 dec .leg,vo n.297/02 comma 1 lettera a),alla stregua del quale si ha “la conservazione dello stato di disoc cupazione a seguito di svolgimento di attività tale da assicurare un reddito annuale non superiore al reddito minimo personale esclusa l’imposizione”,che attualmente risulta pari a euro 8000,00 per il lavoro dipendente e ad euro 4500,00 per quello autonomo.
Si condivide pertanto la tesi prospettata da codesta Direzione Regionale”.
Reiscrizione  lavoratori assunti dalla lista di mobilita’ licenziati
lavoratori assunti durante il periodo di godimento dell’indennità di mobilità, qualora vengano licenziati dall’azienda senza aver maturato un’anzianità aziendale di almeno dodici mesi, di cui sei di lavoro effettivamente prestato o assimilato ,sono reiscritti nelle liste di mobilità ed hanno diritto ad usufruire della relativa indennità per un periodo corrispondente alla parte residua non goduta, decurtata del periodo di attività lavorativa prestata
Indennità di mobilità ed infortunio
Nel caso di infortunio indennizzato dall’INAIL, per il riconoscimento del diritto alle prestazioni di disoccupazione, occorre far riferimento all’articolo 17 del R.D.L. 7 dicembre 1924, n. 2270, che stabilisce che “la disoccupazione derivante da infermità o invalidità temporanea non conferisce diritto al sussidio finché dura l’incapacità lavorativa dell’assicurato” e, all’articolo 44, comma 4, dello stesso decreto, che dispone che “in tal caso il sussidio di disoccupazione decorrerà dal giorno di riacquisto della capacità lavorativa dell’assicurato”. Sulla base di tale disposizioni, nel caso in cui il periodo di infortunio coincide con quello di mobilità, il pagamento della relativa indennità dovrà essere sospeso per tutto il periodo in cui viene indennizzato l’infortunio da parte dell’INAIL e ripreso, per la parte residua, alla data di riacquisto della capacità lavorativa.

Bonus 80 euro anche a cassintegrati, disoccupati e lavoratori in mobilità

Agenzia Entrate , circolare 14.05.2014 n° 9

Il credito Irpef scatta anche per i lavoratori che percepiscono somme indirizzate a sostegno del reddito, come la cassa integrazione guadagni, l’indennità di mobilità e di disoccupazione.

Non concorrono al superamento del limite di 26mila euro le somme percepite a titolo di incremento della produttività che godono di una imposta sostitutiva del 10% mentre le stesse somme, a esclusivo vantaggio del lavoratore, vengono conteggiate per calcolare l’imposta lorda da confrontare con le detrazioni da lavoro dipendente. Sono solo alcuni dei dubbi risolti dall’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 9/E di oggi, che risponde ai quesiti sull’applicazione del credito previsto per l’anno in corso dal Dl n. 66/2014 a favore dei titolari di reddito di lavoro dipendente (e alcuni redditi assimilati).

Indennità per disoccupazione, mobilità e Cig, il bonus è automatico – Il credito Irpef scatta anche per i lavoratori che percepiscono somme indirizzate a sostegno del reddito, come la cassa integrazione guadagni, l’indennità di mobilità e di disoccupazione. Il diritto al bonus, infatti, come chiarisce la circolare, è da considerarsi “automatico”, perché le somme percepite costituiscono proventi comunque conseguiti in sostituzione di redditi di lavoro dipendente, quindi assimilabili alla stessa categoria di quelli sostituiti. In particolare, l’entità del credito va calcolata in riferimento alle erogazioni effettuate nel 2014, tenendo anche conto dei giorni che danno diritto alle indennità. Naturalmente, spetta all’ente erogatore, in qualità di sostituto d’imposta, il compito di determinare in via automatica la spettanza del credito e il relativo importo sulla scorta dei dati in suo possesso.

RAPPORTO TRA INDENNITA’ MOBILITA’ E TRATTAMENTI PENSIONISTICI

 L’argomento specificato nel titolo è preso in considerazione e disciplinato da varie disposizioni legislative ed amministrative,che di seguito vengono esaminate.

Anzitutto è da tener conto dell’   art.7 comma 3 della legge n.223/91  ,secondo cui:” L’indennità di mobilità  non è corrisposta successivamente alla data del compimento dell’età pensionabile ovvero, se a questa data non è ancora maturato il diritto alla pensione di vecchiaia, successivamente alla data in cui tale diritto viene a maturazione  “.

Pertanto , in  base a detta norma si determina  incompatibilità assoluta  con il    raggiungimento del titolo  alla  pensione di vecchiaia  al   godimento dell’indennità di mobilità, nel senso che quest’ultima    cessa  quando si matura  il diritto alla pensione di vecchiaia ,che, secondo la legislazione ora vigente   ,per  i dipendenti che  perfezionano   i  requisiti   dall’1.1.2011  comincia ad essere   liquidata  dopo  12 mesi

La seconda  disposizione legislativa  da evidenziare   è   contenuta nell ‘art.. 6 commi 7 ed 8   del dec.legge  19.7.1993 n.148 ,convertito in  legge n.236/93 ,in cui si stabilisce   ,anche a modifica di quanto stabilito  dall’art.7 comma 3 della legge n.223/91 ,sopra riportato   :

“7 .  A DECORRERE DALLA DATA DI ENTRATA IN VIGORE DEL PRESENTE DECRETO, I TRATTAMENTI ORDINARI E SPECIALI DI DISOCCUPAZIONE E L’INDENNITÀ DI MOBILITÀ SONO INCOMPATIBILI CON I TRATTAMENTI PENSIONISTICI DIRETTI A CARICO DELL’ASSICURAZIONE GENERALE OBBLIGATORIA PER L’INVALIDITÀ, LA VECCHIAIA ED I SUPERSTITI DEI LAVORATORI DIPENDENTI, DEGLI ORDINAMENTI SOSTITUTIVI, ESONERATIVI ED ESCLUSIVI DELL’ASSICURAZIONE MEDESIMA, NONCHÉ DELLE GESTIONI SPECIALI DEI LAVORATORI AUTONOMI.

8 .  SONO INCOMPATIBILI CON I TRATTAMENTI DI DISOCCUPAZIONE E CON L’INDENNITÀ DI MOBILITÀ, A DECORRERE DALLA DATA DI ENTRATA IN VIGORE DELLA LEGGE 23 LUGLIO 1991, N. 223, I TRATTAMENTI DI PENSIONAMENTO ANTICIPATO, COMPRESI QUELLI CONCESSI AI SENSI DEGLI ARTICOLI 27 E 29 DELLA STESSA LEGGE 23 LUGLIO 1991, N. 223.”

La predetta  disposizione, sancise  dal  21 .7 93 – giorno successivo alla data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del dec.legge n.148/93-  la cessazione dal godimento  dell’indennita ‘ di mobilità  a carico di  chi è percettore di  una qualsiasi pensione diretta a carico della assicurazione I .V .S. ,compresi   ,   dall’entrata in vigore della legge n.223/91 ,i  trattamenti di pensionamento anticipato previsti dalla stesssa legge.

In ordine alla previsione del citato comma 7 dell’art.6  della legge n.236/93,si ritiene di osservare che per la sussistenza dell’incompatibilità tra indennità di mobilità ed i  trattamenti pensionistici diretti ,a differenza di quanto risultava richiesto  dall’art.7 comma 3  della  legge n.223/91 per la pensione di vecchiaia ,  agli effetti della  la cessazione  dell’indennità di mobilità  non risulta più  sufficiente che il lavoratore abbia  maturato il diritto alla pensione   a causa del   al possesso dei  relativi    requisiti  ,ma è necessario che egli sia   titolare della pensione  diretta.

Pertanto ,richiamando ancora una volta la normativa  sulle pensioni attualmente vigente , che ,come è noto,rinvia di 12 mesi ,rispetto  alla domanda, il conseguimento effettivo della pensione di  vecchiaia e di anzianità , si ha ragione di ritenere che , utilizando il    periodo di mobilità ,così come ancora  spettante    in base all’età anagrafica ed  all’anzianità aziendale  maturata ,il lavoratore possa continuare   a beneficiare dell’indennità di mobilità   per tutto il tempo o per parte dello stesso in cui dovra’   attendere  l’apertura della finestra necessaria a percepire la pensione.

Per otenere  conferma  a  quanto sopra ,risulta rivolto al Servizio INPS RISPONDE il seguente quesito :

SI CHIEDE SE SIA CONDIVISIBILE CHE I DIPENDENTI ¸ CHE MATURANO I
RELATIVI REQUISITI E RICHIEDANO LA PENSIONE DI VECCHIAIA O DI
ANZIANITA`MENTRE BENEFICIANO DELL`INDENNITÀ DI MOBILITA`¸ CONTINUANO A
PERCEPIRE L`INDENNITA` DI MOBILITA`IN ATTESA DELL`APERTURA DELLA FINESTRA
NECESSARIA PER PERCEPIRE LA PENSIONE. QUANTO SOPRA IN APPLICAZIONE DELL
`ART.. 6 COMM A 7 DEL DEC.LEGGE 19.7.1993 N.148 ¸CONVERTITO IN LEGGE
N.236/93 ¸IN CUI SI STABILISCE CHE « . A DECORRERE DALLA DATA DI
ENTRATA IN VIGORE DEL PRESENTE DECRETO¸ I TRATTAMENTI ORDINARI E SPECIALI
DI DISOCCUPAZIONE E L`INDENNITÀ DI MOBILITÀ SONO INCOMPATIBILI CON I
TRATTAMENTI PENSIONISTICI DIRETTI A CARICO DELL`ASSICURAZIONE GENERALE
OBBLIGATORIA PER L`INVALIDITÀ¸ LA VECCHIAIA ED I SUPERSTITI DEI LAVORATORI
DIPENDENTI¸ DEGLI ORDINAMENTI SOSTITUTIVI¸ ESONERATIVI ED ESCLUSIVI
DELL`ASSICURAZIONE MEDESIMA¸ NONCHÉ DELLE GESTIONI SPECIALI DEI LAVORATORI
AUTONOMI.» VALE A DIRE CHE PER L`INCOMPATIBILITÀ NON BASTA IL POSSESSO
DEI REQUISITI E LA PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA DI PENSIONE¸ MA RISULTA
NECESSARIO CHE IL LAVORATORE PERCEPISCA LA PENSIONE.

La risposta pervenuta contiene quanto segue:

 
 
Gentile utente,
con riferimento alla Sua richiesta con numero di protocollo
INPS.CCBFF.03/05/2011.0274426 del 03/05/2011 13.21.04, Le comunichiamo
quanto segue:
Gentile utente,
la informiamo che l’indennità cessa dalla data di cancellazione dalle liste
di mobilità anche per pensionamento del lavoratore (data decorrenza della
pensione).

La  terza  disposizione legislativa a cui riportarsi rispetto all’argomento in parola   è  l’articolo 2, comma 5, della legge n. 451/1994,di conversione de decreto legge n.299/94, in cui si  prevede  che  alla fine del comma 7  dell’art.  6 del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni,  nella  legge 19 luglio 1993, n. 236,  sono aggiunti  i seguenti periodi: “All’atto dell’iscrizione nelle liste di mobilità, i lavoratori che fruiscono dell’assegno o della pensione di invalidità devono optare tra tali trattamenti e quello di mobilità. In caso di opzione a favore del trattamento di mobilità l’erogazione dell’assegno o della pensione di invalidità resta sospesa per il periodo di fruizione del predetto trattamento, ovvero in caso di sua corresponsione anticipata, per il periodo corrispondente all’ammontare della relativa anticipazione del trattamento di mobilità.”.

Vale a dire che  a far data dal 21.5.1994 ,data d’entrata in voigore del decreto legg n.299/94 ,convertito   in legge n.451/94, , a fronte    di   quanto previsto sia dall’art.7 comma 3 della legge n.223/91 ,sia   dall’art.  art.6 commi 7 ed 8  della legge n.236/93 ,risulta   modificato  il  criterio  della incompatibilita’  tra tutte le prestazioni di disoccupazione e i trattamenti pensionistici diretti,essendo stata introdotta    la facolta’,per  i  lavoratori  iscritti  nelle  liste  di mobilita’ e che fruiscono dell’assegno o della  pensione  di  invalidita’,  di
optare fra tali trattamenti e quello di mobilità ,così che in  caso di opzione in favore  dell’indennità di mobilita’,l’assegno  e  la pensione di invalidità   non si perdono ,ma   restano soltanto    sospesi   per tutto il periodo in cui gli interessati beneficiano dell’indennità di mobilità e, in caso di corresponsione anticipata dell’indennità stessa, ai sensi dell’articolo 7, comma 5, della legge n. 223/1991, per il periodo corrispondente all’ammontare dell’anticipazione corrisposta agli interessati ed in proposito chiarimenti operativi sono contenuti   nella circolare   circ. Inps n. 178 del 9 giugno 1994, punto A – 5 .

La citata circolare precisa altresì che  :

a)   nell’ipotesi   in cui i lavoratori diventino titolari di assegno di invalidità successivamente alla data di iscrizione nelle liste di mobilità, gli stessi possono esercitare la facoltà di opzione a favore dell’indennità entro 60 giorni dalla data in cui è stato notificato il provvedimento di accoglimento della domanda di assegno di invalidità,fermo restando naturalmente che  se i lavoratori non esercitino tale opzione o l’opzione stessa venga effettuata in ritardo, l’indennità di mobilità corrisposta diventa indebita e deve essere recuperata ;

b)  i   lavoratori che abbiano esercitato la facoltà di opzione per l’indennità di mobilità, possono rinunciare all’indennità in qualsiasi momento, ripristinando il pagamento dell’assegno di invalidità. La rinuncia, che ha valore dalla data in cui viene effettuata, è definitiva e il lavoratore non può più essere ammesso a percepire la parte residua di mobilità.


Cessazione indennità mobilità
 La legge  n. 451/1991,  stabilisce   che “all’atto dell’iscrizione nelle liste di mobilità, i lavoratori che fruiscono dell’assegno o della pensione di invalidità devono optare tra tali trattamenti e quello di mobilità”. Nel caso di opzione l’assegno o la pensione di invalidità resta sospeso per tutto il periodo in cui gli interessati beneficiano dell’indennità di mobilità e, in caso di corresponsione anticipata dell’indennità stessa, ai sensi dell’articolo 7, comma 5, della legge n. 223/1991, per il periodo corrispondente all’ammontare dell’anticipazione corrisposta agli interessati (circ. n. 178 del 9 giugno 1994, punto A – 5). Nel caso in cui i lavoratori diventino titolari di assegno di invalidità successivamente alla data di iscrizione nelle liste di mobilità, gli stessi possono esercitare la facoltà di opzione a favore dell’indennità entro 60 giorni dalla data in cui è stato notificato il provvedimento di accoglimento della domanda di assegno di invalidità. Naturalmente se i lavoratori non esercitino tale opzione o l’opzione stessa venga effettuata in ritardo, l’indennità di mobilità corrisposta diventa indebita e deve essere recuperata. I lavoratori che abbiano esercitato la facoltà di opzione per l’indennità di mobilità, possono rinunciare all’indennità in qualsiasi momento, ripristinando il pagamento dell’assegno di invalidità. La rinuncia, che ha valore dalla data in cui viene effettuata, è definitiva e il lavoratore non può più essere ammesso a percepire la parte residua di mobilità.
Si aggiunge altresì che l’art.5 comma 2 della legge n.236/93stabilisce che a decorrere dal 15 dicembre 1992 “i trattamenti ordinari e speciali di disoccupazione e l’indennità di mobilità sono incompatibili con i trattamenti pensionistici diretti a carico dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti, degli ordinamenti sostitutivi, esonerativi ed esclusivi dell’assicurazione medesima, nonché delle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, e con i trattamenti di pensionamento anticipato” (circ. n. 9 del 12 gennaio 1993, parte II).Pertanto per il determinarsi di detta   incompatibilità e’ necessario che   il lavoratore ,non solo  abbia titolo alla pensione ,ma deve  ricevere il pagamento del  relativo trattamento ,che  attualmente dalla normativa è   legge è rinviato  di 12 mesi ,che cresceranno ulteriormente  dal 2012.Per la disanimacompleta circa il rapporto tra trattamento di mobilita’ e di pensione si rinvia all’apposito post pubblicato siul blog in data 27.04.2011
Infine  si ricorda che l’indennità di mobilità cessa quando i lavoratori abbiano beneficiato della prestazione per la durata massima stabilita dalla relativa normativa , mentre i lavoratori sono cancellati dalle liste , perdendo il diritto alla relativa indennità , quando:
-rifiutano di essere avviati ad un corso di formazione professionale autorizzato dalla Regione oppure non lo frequentino regolarmente;
-non accettano un’offerta di lavoro che sia professionalmente equivalente ovvero, in mancanza di questo, che presenta omogeneità anche intercategoriale e che, avendo riguardo ai contratti collettivi nazionali di lavoro, sia inquadrato in un livello retributivo non inferiore del dieci per cento rispetto a quello delle mansioni di provenienza;
-non accettano , in mancanza di un lavoro avente le caratteristiche di cui sopra, di essere impiegati in opere o servizi di pubblica utilità ;
-non hanno comunicato preventivamente alla competente Sede dell’INPS di svolgere lavoro subordinato a tempo parziale o determinato ovvero prestazioni lavorative autonome ;
– sono espatriati in cerca di occupazione. Al riguardo, premesso che il disoccupato decade dal diritto alle prestazioni di disoccupazione quando risulti espatriato per motivi di lavoro, si fa presente che dall’Inps è stato precisato che è consentito estendere all’indennità di mobilità il principio del mantenimento del diritto e, quindi, del pagamento della prestazione per un periodo massimo di tre mesi nell’ipotesi che gli interessati si rechino in Stati convenzionati .
Casi di  cumulo indennità mobilità con altri proventi
Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha disposto che in favore dei lavoratori che rivestono cariche pubbliche elettive o sindacali deve essere riconosciuta la possibilità di cumulare l’indennità di mobilità con l’indennità e/o i gettoni percepiti per l’espletamento degli incarichi in questione “nei limiti necessari per garantire la percezione di un reddito complessivo pari alla retribuzione percepita al momento del collocamento in mobilità”. Resta, comunque, fermo il diritto all’accredito della contribuzione figurativa conseguente all’indennità “.
Durante la partecipazione ad un corso di formazione gli interessati hanno diritto a percepire l’indennità di mobilità, a meno che non risultano cancellati dalla lista.

RAPPORTO TRA INDENNITA ‘ CON PERMANENZA ESTERO ;ESPATRIO E LAVORO ALL?ESTERO

In ordine agli aspetti di cui sopra si rinvia alla sottostante documentazione

CIRCOLARE   ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE  n.  17576  del 4 agosto 2008

Oggetto: Indennità di disoccupazione e di mobilità:espatrio e soggiorno in paesi extracomunitari. Msg. n. 931 del 27.10.2003. Chiarimenti.

Questa direzione Centrale ha richiesto all’Avvocatura Centrale, su input della Direzione Regionale della Lombardia un parere legale, sull’opportunità di impartire nuove istruzioni in materia di compatibilità con la conservazione del diritto alle indennità di disoccupazione e di mobilità dell’allontanamento del lavoratore dal luogo di residenza per brevi periodi.

Talune Sedi, infatti, eseguono controlli nei confronti di lavoratori stranieri ammessi a beneficiare delle indennità anzidette per accertare un eventuale espatrio nel corso della loro durata, come peraltro imposto da una lontana circolare del 3 ottobre 1957, n. 3-275 Prs., ed ulteriormente chiarito nel messaggio n. 931 del 27 ottobre 2003.

Le citate istruzioni conducono a comminare agli stranieri espatriati la decadenza dal diritto determinando di fatto una ingiustificata, se non proprio arbitraria, discriminazione nei loro confronti cui potrebbe ovviarsi adeguando le norme interne ad un’applicazione meno rigida della disciplina della disoccupazione involontaria, come del resto interpretata da alcuni orientamenti giurisprudenziali ed innovata dal D. Lgs. n. 297/2002  per quanto attiene all’accertamento dello stato di disoccupazione.

Il parere della Predetta avvocatura, conclude, che va, dunque, condivisa l’utilità di un chiarimento rivolto a precisare che l’espatrio non può essere di per sé assunto a motivo della perdita della tutela per la disoccupazione involontaria se non quando, per sue caratteristiche intrinseche (ad es. espatrio definitivo per rientro nel paese di origine, accettazione di un lavoro all’estero) o per obiettive circostanze di tempo e di luogo, consenta ragionevolmente di escludere una pronta disponibilità del lavoratore espatriato a svolgere attività lavorativa nel territorio nazionale, ossia tipicamente quando ricorrono le circostanze cui la legge riconnette la perdita dello stato di disoccupazione o la cancellazione dalla lista di mobilità.

Con nota del 5.6.08 questa Direzione Centrale richiedeva ulteriori delucidazioni all’avvocatura centrale che rispondeva in data 14.7.08. Nel successivo parere l’organo legale ha precisato che la nozione di espatrio si distingue da quella di soggiorno fuori dei confini nazionali per la non breve durata della permanenza all’estero, connaturale al primo e non al secondo Alla luce delle considerazione giuridiche sopraesposte dall’Avvocatura Centrale dell’Istituto, si fornisce alla Sedi la seguente direttiva da adottare per i lavoratori che si rechino, in paesi extracomunitari non convenzionati, per brevi periodi:

– Nel caso in cui il lavoratore, titolare di una qualsiasi delle prestazioni di disoccupazione e di mobilità, soggiorni per brevi periodi all’estero, nei casi previsti dal msg.n. 931/2003 ,ed in particolare per periodi necessitati da gravi e comprovati motivi di salute, personale o di un familiare (ad esempio,lutto, matrimonio), si precisa che lo stesso conserva il diritto alle prestazioni stesse, presentando idonea documentazione attestante i motivi del soggiorno (certificati medici, certificato di morte, certificato di matrimonio, ecc.).

– Nel caso in cui il lavoratore soggiorni all’estero per un breve periodo per turismo, lo stesso conserva il diritto alla prestazione di disoccupazione e di mobilità, ove tale assenza dal territorio nazionale non abbia comportato l’inosservanza delle prescrizioni alla disponibilità all’impiego.

– Nel caso in cui il lavoratore espatri per periodi di lunga durata, per rientro nel paese di origine, per accettazione di un lavoro all’estero o per obiettive circostanze di tempo e di luogo, consenta di escludere una pronta disponibilità del lavoratore a svolgere attività lavorativa nel territorio nazionale, ossia tipicamente quando ricorrono le circostanze cui la legge riconnette la perdita dello stato di disoccupazione o la cancellazione della liste di mobilità, decade dalla concessione della prestazione di disoccupazione e di mobilità.

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LAVORATORI CHE ESPATRIANO

I lavoratori disoccupati che espatriano in paesi non membri dell’Unione Europea o non convenzionati decadono dal diritto all’indennità di disoccupazione. I lavoratori che soggiornano per “brevi periodi” (Msg 17576 del 4/8/2008) conservano invece il diritto all’indennità in caso di espatrio per gravi e comprovati motivi di salute o di famiglia. Gli assicurati devono però presentare idonea documentazione attestante i motivi dell’espatrio. Le ipotesi più significative di soggiorni per brevi periodi sono:

  • soggiorno per matrimonio nel limite di 15 giorni, periodo previsto per il congedo matrimoniale. (certificato di matrimonio);
  • soggiorno per motivi di salute propria o di un familiare. (certificati medici)
  • soggiorno per il lutto di un familiare all’estero nel limite di 3 giorni di permesso normalmente previsti, più i giorni necessari per il viaggio.(certificato di morte)
  • soggiorno all’estero per turismo.

I cittadini extracomunitari, regolarmente soggiornanti in Italia, sotto il profilo delle prestazioni assicurative sociali sono equiparati ai cittadini italiani. Le ipotesi sopra indicate valgono perciò anche per tali lavoratori, nel caso in cui rientrino, con le stesse modalità e per gli stessi motivi , nei Paesi d’origine. (Msg. 931 del 27/10/2003).

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LAVORO ALL’ ESTERO E INDENNITA’ MOBILITA’

L’Inps, con messaggio n. 656 dell’11 gennaio 2013,  ha  verificato   se  ricorrano  i presupposti per sospendere l’erogazione della mobilità ordinaria, rispetto a cui era stato sollecitato da Patronati,   Associazioni datoriali ,Organizzazioni sindacali e singoli utenti  .

L’Istituto si è rivolto  al Ministero del lavoro e delle politiche sociali,  chiedendpo se sia possibile ai  lavoratori , quando siano beneficiari di indennità di mobilità ordinaria, svolgere periodi di attività lavorativa subordinata a tempo determinato o parziale ai sensi dell’art. 8, commi 6 e 7 della legge 23 dicembre 1991 n. 223 anche all’estero, in Paesi appartenenti alla U.E. e/o Convenzionati ed in Paesi extracomunitari,   conservando  l’iscrizione nelle liste di mobilità, con la sospensione della relativa prestazione per gli stessi periodi.

Ottenutaa risposta ,nel messaggio citato l’Inps illustra e condivide il parere esposto dal Ministero ,in cui   il  è  precisato che le disposizioni di cui all’art. 8, commi 6 e 7, della Legge n. 223 del 1991 ” dovrebbero trovare applicazione, oltre che alle ipotesi di rioccupazione in ambito nazionale , anche a quelle di rioccupazione negli Stati appartenenti alla U.E. e nei Paesi convenzionati, nonché per le rioccupazioni in Paesi extracomunitari, di lavoratori percettori di indennità di mobilità che svolgono attività lavorativa subordinata a tempo determinato o parziale”; ciò – continua il Ministero – “alla luce dei principi comunitari di non discriminazione e di parità di trattamento – che specificano il principio di uguaglianza e che orientano anche l’esercizio del diritto alla libera circolazione dei lavoratori e di prestazione dei servizi – nonché in considerazione dell’assenza, nel comma 6, dell’articolo 8 sopra citato, di alcun riferimento alla specificazione del luogo di svolgimento dell’attività lavorativa”.

Il criterio come sopra illustrato trova applicazione, oltre che per l’indennità di mobilità, anche per l’indennità di disoccupazione Aspi e Miniaspi introdotte dalla legge 28 giugno 2012, n. 92 e successive modificazioni ed integrazioni.

Operativamente, ne consegue che il lavoratore in mobilità che si rioccupa all’estero a tempo determinato, oltre ad attenersi alle disposizioni di legge vigenti dovrà, in particolare:

a)comunicare obbligatoriamente la rioccupazione entro 5 giorni alla Struttura INPS competente;

b) rispettare il divieto di trasferimento definitivo all’estero

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