CIGS E CONTRATTI SOLIDARIETA’ ESTESI AI DIPENDENTI PARTITI POLITICI

Sulla Gazzetta Ufficiale   26 febbraio 2014, n. 47 risulta pubblicata la legge n.13/2014 che ha convertito          il decreto legge n.149/2013 ,riguardante l’abolizione del finanziamento  pubblico ai partiti pubblici ,che all’art.16    prevede  quasnto riportato nel titolo,disponendo quanto segue,avvertendo che nell’inter parlamentare  il  comma 1 risulta  sostituito  rispetto a quello orioginario:

1. A decorrere dal 1° gennaio 2014, ai partiti e ai movimenti politici di cui alla legge 3 giugno 1999, n. 157, e successive modificazioni, e alle loro rispettive articolazioni e sezioni territoriali, a prescindere dal numero dei dipendenti, sono estese, nei limiti di spesa di cui al comma 2, le disposizioni in materia di trattamento straordinario di integrazione salariale e i relativi obblighi contributivi, nonché la disciplina in materia di contratti di solidarietà di cui al decreto-legge 30 ottobre 1984, n. 726, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1984, n. 863».

2. Ai fini dell'attuazione del comma 1, e' autorizzata la spesa  di
15 milioni di euro per l'anno 2014, di 8,5 milioni di euro per l'anno
2015 e di 11,25 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2016, cui
si provvede mediante utilizzo di quota  parte  dei  risparmi  che  si
rendono   disponibili   per   effetto   delle   disposizioni   recate
dall'articolo 14, commi 1, lettera b), e 2. 
  3. Con decreto del Ministro del lavoro e delle  politiche  sociali,
di concerto  con  il  Ministro  dell'economia  e  delle  finanze,  da
adottarsi entro trenta giorni dalla data di  entrata  in  vigore  del
presente decreto, sono  disciplinate  le  modalita'  attuative  delle
disposizioni di cui al presente articolo, avuto particolare  riguardo
anche ai criteri ed alle procedure necessarie ai  fini  del  rispetto
del limite di spesa previsto ai sensi del comma 2. 

Come attestano gli atti parlamentari ,sulla opprtunita di approvare la  disposizione in questione ,
non sono mancate critiche e riserve  ,sostenendosi che" la cassa integrazione deve servire per tenere legato il lavoratore 
all’azienda di origine quando c’è la prospettiva ragionevole di ripresa 
del lavoro in quell’azienda; ma se un partito si contrae o «chiude», se 
un partito o un Gruppo parlamentare non è premiato dal voto degli 
elettori e deve ridimensionarsi, la prospettiva qual è? Di ripresa 
dell’occupazione fra cinque anni, alla prossima legislatura? E quale mai
 comitato interministeriale potrà valutare la ragionevole prospettiva 
che quel partito riprenda vigore in un prossimo futuro? Si tratta 
evidentemente di una finzione; e non fa neppure l’interesse dei 
lavoratori, che è, sì, quello di essere sostenuti nel reddito, ma anche 
di essere reimmessi al più presto nel tessuto produttivo. A questo deve 
tendere il sostegno del reddito di  disoccupazione,quale strumento piu' appropriato"   

Detto questo , nel  sottilineare   che il comma 1 dell'art.16 sopra esposto prevede esplicitamente 
che il trattamento di cigs spetta " a prescindere dal numero dei dipendenti ,nel 
restare in attesa  del decreto interministeriale di cui al comma 3  per  disciplina  
delle  modalita'  attuative  della disposizione   in questione ,si pone l'interrogativo 
se a questo punto  debba ritenersi   tuttora vigente ovvero superata   l'esclusione  dal trattamento ù
di mobilità dei dipendenti con rapporto con datori di lavoro 
non imprenditori (associazioni politiche o sindacali,associazioni di 
volontariato,enti senza fini di lucro)di cui al comma 1 bis 
aggiunto all'art.24 della legge n.223/91 dal dec.legvo n.110/2004 ,che recita:
“1-bis.Le disposizioni di cui all’articolo 4, commi 2, 3, con esclusione
dell’ultimo periodo, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 11, 12, 14, 15 e 15-bis, e all’articolo 5,
commi 1, 2 e 3, si applicano ai privati datori di lavoro non imprenditori alle
medesime condizioni di cui al comma 1. I lavoratori licenziati vengono iscritti
nella lista di cui all’articolo 6, comma 1, senza diritto all’indennità di cui all’articolo 7″.

Per completezza informativa di orientamento su tale aspetto,si reputa confacente  richiamare l’art.3 ,comma 1,della legge n.92/12’articolo  ,che ha  introdotto  il comma 3 bis all’art. 12 della legge n. 223 del 1991, estendendo  l’applicazione della cassa integrazione guadagni straordinaria ad alcuni settori per  cui  in precedenza  quest’ultima era concessa solo in base a proroghe annuali, attraverso lo stanziamento specifico di fondi nella legge di stabilità o attraverso normative specifiche di settore.

In particolare, dal 1 gennaio 2013  risulta prevista la concessione   del trattamento straordinario di integrazione salariale alle seguenti imprese:

a) imprese esercenti attività commerciali, con più 50 dipendenti fino a 200;

b) agenzie di viaggio e turismo, compresi gli operatori turistici, con più di 50 dipendenti;

c) imprese di vigilanza con più di 15 dipendenti.

Inoltre si richiama la circolare Inps n.2/13 ,che, nel  fornire le istruzioni per l’attuazione del precitatoi art.3 ,comma 1 ,asserisce che “il combinato disposto del predetto art. 3, comma 1, della legge di riforma e degli articoli 4 e 7 della legge n. 223 del 1991, estendendo la cassa integrazione guadagni alle aziende di cui ai punti a), b) e c), autorizza automaticamente l’estensione della mobilità ai medesimi settori.”

“Infatti, da un lato, l’art. 4 comma 1 della legge 223 del 1991 prevede che l’impresa che sia stata ammessa al trattamento straordinario di integrazione salariale ha facoltà di avviare le procedure di mobilità (ora: “procedure di licenziamento collettivo” ai sensi dell’ art 2 comma 72 lettera a, della legge di riforma) qualora nel corso di attuazione del programma di integrazione salariale ritenga di non essere in grado di garantire il reimpiego a tutti i lavoratori sospesi; dall’altro l’art. 7 della predetta legge prevede che “i lavoratori collocati in mobilità (ora: “licenziati” ex. art 2 comma 72 lettera d) ai sensi dell’art. 4”, in possesso dei requisiti previsti, hanno diritto all’indennità di mobilità.”

“Pertanto, posto che con la citata disposizione di cui al comma 1 dell’art. 3 della legge di riforma si estendono, a regime (cioè senza un’apposita previsione della legge di stabilità e conseguente decretazione ministeriale), le disposizioni in materia di cassa integrazione guadagni alle imprese di cui ai punti a) b) e c), deve intendersi, con concorde avviso del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, conseguentemente estesa alle stesse imprese la tutela in materia di mobilità e quindi l’applicazione alle medesime della contribuzione per la mobilità di cui alla normativa vigente.”

Va da se’ che  per  convenire  che , quanto stabilito in materia di mobilita’  in favore delle imprese di cui al comma 1 dell’art.3 della legge n.92/12 ,debba valere anche per i partiti politici ,cui l’art.16 della legge n.13/14 ha esteso  la cigs ed i  contratti di solidarieta’ , sara’  necessario edc opportuno  attendere    eventuali conformi   valutazioni e determinazioni e indicazioni    sull’argomento da parte   degli organi istituzionali  preposti alla  materia degli  ammortizzatori sociali, vale a dire il MLPS e l’INPS.

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