Archive for novembre 2013

CHIARIMENTI MININTERNO SU SCONTO MULTE STRADALI

26/11/2013

Con la sottostante circolare Il inistero dell’interbno fornisce varii chiarimenti sul l’argomento  del titolo, ossia :

1) a chi puo’essere estesa la riduzione del 30% delle sanzioni amministrative pecuniarie previste dal Codice della Strada.

 2) a quali sanzioni non si applica lo sconto

3) .il periodo di applicazione dello sconto. 4) gli  importi “scontati”  da versare senza arrotondamento
Per il testo integrale del citato provvedimento amministrativo ,cliccare :circolare del ministero dell’interno n.6333 del 12 agosto 2013

CASSAZIONE CONFERMA OBBLIGO SOCIETA’ SERVIZI ENTI LOCALI CONTRIBUZIONE INTEGRAZIONE SALARIA E DS

26/11/2013

La questione indicata nel tiytolo riosulta affrontata e definita dalla sottostante senteza ,che riguarda il ricorso proposto  dalla Societa’ interessata avverso la decisione della Corte d’Appello ,che aveva  ritenuto   la predetta  non gode dell’esenzione contributiva riservata dalla legge alle imprese pubbliche, essendo assoggettata alla comune disciplina delle società per azioni. Pertanto, essa non rientra fra le imprese esonerate dall’applicazione della cassa integrazione guadagni (art. 3 del d.l.C.P.S. 12.08.47 n. 869 ed artt. 2 della l. 5.11.68 n. 1115 e 16 della l. 23.07.91 n. 223) ed è tenuta al pagamento della contribuzione relativa,

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  Sentenza 11 settembre 2013, n. 20818

 Svolgimento del processo

1. – Con ricorso al Giudice del lavoro di Torino I.S. s.p.a. proponeva opposizione avverso cartella esattoriale ad essa notificata da E.N. s.p.a., con la quale era stato ingiunto il pagamento della somma di € 316.896,56 per omesso versamento all’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS), nel periodo novembre 2006 – agosto 2007, dei contributi per cassa integrazione straordinaria e ordinaria, mobilità e disoccupazione dovuti per i propri dipendenti, oltre le relative somme aggiuntive e gli interessi di mora. Sosteneva l’opponente che la sua ragione societaria privata era trasposizione solo formale delle originarie aziende municipali di erogazione di pubblici servizi e che essa conservava la sua originaria natura di azienda pubblica e rimaneva soggetta alla normativa pubblicistica. Intervenuta ad adiuvandum I. s.p.a., proprietaria del pacchetto di maggioranza di I.S., con sentenza del 29.09.09 il Tribunale di Torino accoglieva l’opposizione proposta da I.S. s.p.a. ed annullava la cartella.

2. – Proposto appello dall’INPS, la Corte d’appello di Torino con sentenza 15.07.10 accoglieva l’impugnazione e rigettava l’opposizione. Ritiene la Corte d’appello che I.S. non gode dell’esenzione contributiva riservata dalla legge alle imprese pubbliche, essendo assoggettata alla comune disciplina delle società per azioni. Pertanto, essa non rientra fra le imprese esonerate dall’applicazione della cassa integrazione guadagni (art. 3 del d.l.C.P.S. 12.08.47 n. 869 ed artt. 2 della l. 5.11.68 n. 1115 e 16 della l. 23.07.91 n. 223) ed è tenuta al pagamento della contribuzione relativa, nonché della contribuzione conseguente per la mobilità dei lavoratori rientranti nel campo di applicazione della cassa integrazione. I.S. per la Corte torinese non rientra neppure nella categoria delle aziende di pubblici servizi, che, al pari delle aziende pubbliche, non sono soggette all’assicurazione obbligatoria per la disoccupazione involontaria (art. 40, n. 2, r.d.l. 4.10.35 n. 1827 ed art. 36 d.P.R. 24.04.57 n. 818), né gode del regime derogatorio previsto dall’art. 20 del d.l. 25.06.08 n. 112 (conv. dalla l. 5.08.8 n. 133), che ha stabilito che l’obbligo assicurativo in questione sia applicato alle dette aziende solo a decorrere dall’1.01.09.

3. – Avverso questa sentenza con unico atto propongono ricorso per cassazione I.S. s.p.a. ed I. s.p.a. Risponde l’INPS con controricorso, in proprio e quale mandatario della SCCI s.p.a. Non svolge attività difensiva E.N. sp.a. Le ricorrenti hanno depositato memoria.

Motivi della decisione

4. – I motivi di impugnazione delle due società ricorrenti sono i seguenti.

4.1. – Primo motivo: violazione dell’art. 132 c.p.c. e nullità della sentenza di appello per erroneità delle indicazioni riportate nella sua intestazione.

4.2. – Secondo motivo: quanto alla contribuzione CIGO-CIGS, violazione di legge e carenza di motivazione, in quanto alla presente controversia (relativa alla contribuzione dovuta negli anni 2006 e 2007) trova applicazione l’art. 35 del d.lgs. n. 448 del 2001 e, pertanto, a differenza che sotto il vigore della legge n. 142 del 1990 (art. 22), gli enti locali per la gestione di servizi, reti, impianti e beni non hanno più la facoltà, ma l’obbligo di valersi di “soggetti allo scopo costituiti, nella forma di società di capitali con la partecipazione maggioritaria degli enti locali, anche associati” (art. 113 della l. 142 (ndr art. 113 della l. 267), come modificato dall’art. 35 del d.lgs. n. 448), di modo la società di capitali partecipata assume la funzione di ente strumentale dell’ente locale per l’esercizio dei servizi pubblici. I.S., dunque, rientrerebbe tra le imprese escluse dall’applicazione delle norme sull’integrazione dei guadagni degli operai dell’industria, ai sensi dell’art. 3, c. 1, nel testo vigente, risultante dalle modifiche apportate dall’art. 1 della l. 8.08.72 n. 464 e dall’art. 4, c. 1, della l. 12.07.88 n. 270. Del resto, l’art. 3 del d.lgs. 12.04.06 n. 163 considera impresa pubblica il soggetto economico su cui un soggetto pubblico può esercitare un’influenza dominante, quale, nella forma del controllo, consegue alla proprietà della maggioranza della società e il diritto di nominare più della metà dei componenti del consiglio di amministrazione.

4.3. – Terzo motivo, quanto alla contribuzione per la mobilità violazione dell’art. 16, c. 1 e 2, della legge n. 223 del 1991, atteso che l’accoglimento del secondo motivo comporterebbe l’automatico esonero da tale contribuzione, che è dovuta solo per le aziende tenute alla contribuzione CIGS-CIGO.

4.4. – Quarto motivo, quanto alla contribuzione per l’indennità di disoccupazione, violazione di legge e carenza di motivazione, dato che, per quanto appena detto, alla società I.S. dovrebbe essere riconosciuta la natura di azienda pubblica o di derivazione di ente pubblico o di ente strumentale dell’ente locale per l’esercizio dei servizi pubblici e, quindi, dovrebbe riconoscersi natura tale da escluderla dalla soggezione all’assicurazione obbligatoria per la disoccupazione involontaria, ai sensi dell’art. 40, c. 2, del r.d.l. n. 1827 del 1936, (ndr art. 40, c. 2, del r.d.l. n. 1827 del 1935) che esonera dall’assicurazione le aziende pubbliche e, specificamente, le aziende pubbliche e quelle private che esercitano pubblici servizi. Per queste aziende l’obbligo della contribuzione per la disoccupazione è vigente solo dal 2.01.09, a seguito del d.l. 112 del 2008 (conv. dalla legge n. 133 del 2008), che ha abrogato l’art. 40 suddetto ed ha esteso alle “imprese dello Stato, degli enti pubblici e degli enti locali privatizzate ed a capitale misto …” detto obbligo contributivo (art. 20).

Per il periodo antecedente al 2.01.09, parte ricorrente pone in rilievo che per A.T. spa (dante causa di I.S.) con d.m. 25338 del 1998 era stata riconosciuta la stabilità di impiego ai sensi dell’art 40, n. 2, del r.d.l. n. 1827 del 1935, che è da ritenere trasmessa ex art. 2112 c.c. alla società avente causa.

4.5. – Quinto motivo, violazione di legge in quanto la sentenza impugnata afferma l’obbligo di I.S. di versare i contributi CIGO-CIGS nonostante l’A.T. spa, sua dante causa, ne fosse stata esonerata dall’INPS.

5. – Deve premettersi che l’opposizione è presentata ai sensi del d.lgs. 26.02.99 n. 46 recante riordino della disciplina della riscossione mediante ruolo, che all’art. 24 prevede che “contro l’iscrizione a ruolo il contribuente può proporre opposizione al giudice del lavoro entro il termine di gg. 40 dalla notifica della cartella” e che “il ricorso va notificato all’ente impositore ed al concessionario” (c. 5). Risultando dall’esame della sentenza che la Corte di merito ha avuto ben presente la natura giuridica specifica dell’opposizione, la circostanza che nell’intestazione della sentenza sia stata indicata una legge regolatrice di diversa tipologia di opposizione deve essere considerata frutto di una mera improprietà che in nulla altera la sostanza della pronunzia.

Analogamente è irrilevante che nella stessa intestazione per la parte appellata siano state indicate solo le conclusioni di rigetto dell’impugnazione formulate da I. s.p.a. e non anche quelle di I.S. s.p.a., essendo le due società accomunate dalla stessa posizione processuale ed avendo entrambe interesse al rigetto dell’appello.

Per queste ragioni è infondato il primo motivo.

6. – Sul piano legislativo deve premettersi che l’art. 22 della L. 8.06.90 n. 142, recante l’ordinamento delle autonomie locali, prevedeva che comuni e provincie, nell’ambito delle rispettive competenze, provvedessero alla gestione dei servizi pubblici aventi ad oggetto la realizzazione di fini sociali e la promozione dello sviluppo economico e civile delle comunità locali (c. 1), mediante varie forme giuridiche (in economia, in concessione a terzi, a mezzo di azienda speciale, di istituzione o di società per azioni a prevalente capitale pubblico, c. 3).

Il d.lgs. 18.08.00 n. 267 (emanato in forza della delega conferita dall’art. 31 della l. 3.08.99 n. 265), recante il testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, nella sua originaria formulazione, ribadì che questi ultimi avrebbero dovuto provvedere alla gestione dei servizi pubblici di interesse delle comunità locali nelle stesse forme già individuate dall’art. 22 della legge n. 142 (artt. 112-113). A breve distanza di tempo, tuttavia, l’impostazione del d.lgs. n. 267 del 2000 fu rivista dall’art. 35 della l. 28.12.01 n. 448 nell’ambito del patto di stabilità interno per gli enti pubblici (previsto dal capo terzo del titolo terzo della legge).

7. – Tale art. 35 modificò detto art. 113 ed introdusse l’art. 113 bis, distinguendo la gestione delle reti ed erogatone dei servizi pubblici locali di rilevanza industriale (art. 113) dalla gestione dei servici pubblici locali privi di rilevarne industriale (art. 113 bis).

Deve richiamarsi, ai fini della presente controversia, la formulazione dell’art. 113 adottata in tale occasione, la quale, sotto la rubrica Gestione delle reti ed erogatone dei servici pubblici locali di rilevanza industriale, prevedeva che la gestione delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni patrimoniali degli enti locali, ove separata dall’attività di erogazione dei servizi, dovesse essere effettuata dagli enti locali, anche in forma associata, mediante a) “soggetti allo scopo costituiti, nella forma di società di capitali con la partecipazione maggioritaria degli enti locali, anche associati, cui può essere affidata direttamente tale attività”, b) “imprese idonee, da individuare mediante procedure ad evidenza pubblica …” (c. 4). Lo stesso art. 113 prevedeva, inoltre, che l’erogazione del servizio, dovesse avvenire in regime di concorrenza, secondo le apposite discipline di settore “con conferimento della titolarità del servizio a società di capitali individuate attraverso l’espletamento di gare con procedure ad evidenza pubblica” (c. 5). In particolare, era previsto il divieto di “ogni forma di differenziazione nel trattamento dei gestori di pubblico servizio in ordine al regime tributario, nonché alla concessione da chiunque dovuta di contribuzioni o agevolazioni per la gestione del servizio” (c. 10).

8. – La Corte d’appello ha accertato che le società odierne ricorrenti sono derivate dall’A.E.M. (…) del Comune di Torino, la quale, ai sensi dell’art. 22 della l. 8.06.90 n. 142 (ordinamento delle autonomia locali), si trasformò in A.T. s.p.a., a capitale dapprima interamente pubblico e in seguito, dopo la quotazione in Borsa, parzialmente privato, pur restando di proprietà del Comune di Torino la maggioranza assoluta delle azioni. A decorrere dal 31.10.06 A.T. s.p.a. incorporò AMGA (…) Genova s.p.a. e si trasformò in I. s.p.a., partecipata al 51% da F.S.U. s.r.l., le cui quote appartengono per metà ciascuno al Comune di Torino ed al Comune di Genova. Lo stesso 31.10.06 l’attività societaria fu disarticolata in quattro società controllate al 100% da I. s.p.a., alle quali, per trasferimento di ramo di azienda, furono trasferiti gli specifici settori di attività delle due originarie aziende municipalizzate. Una di queste società è I.S. s.p.a., la quale ha per oggetto l’attività di “servizi agli enti locali in genere, servizi tecnologici e “facility management”. Alla luce di questo complesso iter societario la Corte di merito ha inquadrato I.S. tra le società che alla luce della suddetta normazione costituiscono strumento degli enti locali per la gestione deI servizi”.

8. – Con i motivi secondo, terzo e quarto le parti ricorrenti affermano che in ragione di tale inquadramento la Società I. avrebbe natura di impresa pubblica, dato che la formula della società partecipata imposta dall’art. 113 del d.lgs. n. 267 del 2000 (nel testo introdotto dall’art. 35 della l. 28.12.01 n. 448) consente al soggetto pubblico di esercitare, direttamente o indirettamente, un’influenza dominante in ragione della maggioritaria partecipazione azionaria. I.S. rientrerebbe, dunque, tra le imprese escluse dall’applicazione delle norme sull’integrazione dei guadagni degli operai dell’industria, ai sensi dell’art. 3, c. 1, del d.l.C.P.S. 12.08.47 n. 869 nel testo vigente (risultante dalle modifiche apportate dall’art. 1 della l. 8.08.72 n. 464 e dall’art. 4, c. 1, della l. 12.07.88 n. 270) e di conseguenza tra quelle escluse dal pagamento dell’indennità di mobilità ai sensi dell’art. 16, c. 1, della l. 23.07.91 n. 223. Parimenti, in ragione di detto inquadramento, essa non sarebbe tenuta ai contributi per l’assicurazione per la disoccupazione involontaria, in quanto i suoi dipendenti non sarebbero soggetti a tale forma di assicurazione obbligatoria in forza dell’art. 40 del r.d.l. 4.10.35 n. 1827, che esclude da detta assicurazione “gli impiegati, agenti e operai stabili di aziende pubbliche, nonché gli impiegati, agenti e operai delle aziende esercenti pubblici servizi e di quelle private, quando ad essi sia garantita la stabilità d’impiego” (n. 2).

La giurisprudenza della Corte di cassazione ha già preso in considerazione tali obiezioni rilevando che nella specie non può identificarsi la società partecipata con “le imprese industriali degli enti pubblici” esonerate, trattandosi di società di natura essenzialmente privata nella quale l’amministrazione pubblica esercita il controllo esclusivamente attraverso gli strumenti di diritto privato; dovendosi altresì escludere, in mancanza di una disciplina derogatoria rispetto a quella propria dello schema societario, che la mera partecipazione – pur maggioritaria, ma non totalitaria – da parte dell’ente pubblico sia idonea a determinare la natura dell’organismo attraverso cui la gestione del servizio pubblico viene attuata (Cass. 24.06.09 n. 14847,10.03.10 n. 5816 e, da ultimo, 13.05.13 n. 11417).

Tale principio è posto in discussione dalle odierne ricorrenti in quanto, a loro avviso basato su un presupposto legislativo non più attuale, quale il riferimento alla norma dell’art. 23 della legge n. 142 del 1990 che non comprende l’ente societario tra quelli che sono qualificati strumentali degli enti locali. La norma applicabile ratione temporis alla fattispecie (che riguarda contributi relativi agli anni 2006 e 2007), infatti, prevederebbe ormai l’obbligatorietà del ricorso all’ente societario (art. 113, c. 4, del t.u. n. 267 del 2000, come modificato dall’art. 35 della l. 28.12.01 n. 448) e prescinderebbe da ogni più o meno dichiarato carattere di strumentalità.

L’obiezione è infondata. Innanzitutto, anche dopo la modifica di detto art. 113 ad opera dell’art. 35 della legge 448, il successivo art. 114, non toccato dalla modifica, continua a non prevedere l’ente societario tra quelli strumentali dell’ente locale. Inoltre, il ricorso alla forma societaria è considerato dal nuovo testo dell’art. 113 frutto di una vera e propria scelta economica imposta all’ente locale, atteso che detta forma societaria è consentita solo nel caso esista separazione dell’erogazione dalla gestione del servizio e solo per la gestione delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni patrimoniali. Si tratta, in altre parole di una vera e propria opzione di carattere gestionale, in relazione alla onerosità dell’attività, tanto è vero che gli enti in questa ipotesi sono posti dinanzi all’alternativa di avvalersi o di soggetti economici costituiti in forma societaria partecipata dagli enti interessati, oppure di idonee imprese da scegliere attraverso pubblica gara (c. 4). Dunque, la forma societaria di diritto privato è per l’ente locale una modalità di gestione degli impianti consentita dalla legge e prescelta dall’ente stesso per la duttilità dello strumento giuridico, in cui il perseguimento dell’obiettivo pubblico è caratterizzato dall’accettazione delle regole del diritto privato.

Le disposizioni impugnate definiscono il proprio ambito di applicazione non secondo il titolo giuridico in base al quale le società operano, ma in relazione all’oggetto sociale di queste ultime. Tali disposizioni sono fondate sulla distinzione tra attività amministrativa in forma privatistica e attività d’impresa di enti pubblici. L’una e l’altra possono essere svolte attraverso società di capitali, ma le condizioni di svolgimento sono diverse. Nel primo caso vi è attività amministrativa, di natura finale o strumentale, posta in essere da società di capitali che operano per conto di una pubblica amministrazione. Nel secondo caso, vi è erogazione di servizi rivolta al pubblico (consumatori o utenti), in regime di concorrenza.

Questi concetti sono ben presenti nella giurisprudenza costituzionale la quale, soprattutto al fine di individuare il corretto discrimine tra la legislazione regionale e quella statuale, considera la legislazione ora in esame quale frutto di disposizioni che mirano a separare la sfera di attività amministrativa da quella privata per evitare che un soggetto, che svolge attività amministrativa, eserciti allo stesso tempo attività d’impresa, beneficiando dei privilegi dei quali esso può

godere in quanto pubblica amministrazione. Non è, dunque, negata né limitata la libertà di iniziativa economica degli enti territoriali, ma è imposto loro di esercitarla distintamente dalle proprie funzioni amministrative, rimediando a una frequente commistione, che il legislatore statale ha reputato distorsiva della concorrenza (Corte cost. 1.08.08 n. 326).

9. – Nulla aggiunge a questa impostazione il richiamo effettuato

dalle società ricorrenti alla definizione di impresa pubblica accolta dal d.lgs. 12.04.06 n. 163, recante il codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture (attuativo delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE) per il quale “imprese pubbliche sono le imprese su cui le amministrazioni aggiudicatoci possono esercitare, direttamente o indirettamente, un’influenza dominante o perché ne sono proprietarie, o perché vi hanno una partecipazione finanziaria, o in virtù delle norme che disciplinano dette imprese”, e “l’influenza dominante è presunta quando le amministrazioni aggiudicatoci, direttamente o indirettamente, riguardo all’impresa, alternativamente o cumulativamente: a) detengono la maggioranza del capitale sottoscritto; b) controllano la maggioranza dei voti cui danno diritto le azioni emesse dall’impresa; c) hanno il diritto di nominare più della metà dei membri del consiglio di amministrazione, di direzione o di vigilanza dell’impresa” (art. 3, c. 28). Il d.lgs. n. 103 del 2006, infatti, non è la fonte dello statuto dell’impresa pubblica, ma è una disposizione che, in attuazione del dettato comunitario, enuclea una nozione convenzionale da adottare nel suo campo di azione, che è quello della disciplina dei contratti delle stazioni appaltanti, degli enti aggiudicatoli e dei soggetti aggiudicatoli, aventi per oggetto l’acquisizione di servizi, prodotti, lavori ed opere (art. 1, c. 1). In questo campo l’attività di impresa è comunque considerata una proiezione delle potestà dei soggetti pubblici (territoriali e non), atteso che, ove consentito, la scelta di un eventuale socio privato è sottoposta all’espletamento di procedure di evidenza pubblica (art. 1, c. 2).

10. – Nessun significato interpretativo può, infine, attribuirsi al d.l. 25.06.08 n. 112, conv. dalla l. 6.08.08 n. 133, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria, il quale ha previsto, solo con decorrenza 1.01.09 l’obbligo del versamento dei contributi per malattia e maternità nei confronti delle “imprese dello Stato, degli enti pubblici e degli enti locali, privatizzate ed a capitale misto” (art. 20, c. 2). Infatti, la contribuzione disciplinata da tale norma è diversa da quella inerente i titoli vantati dall’INPS nella presente controversia e non implica una “razionalizzazione” dell’intera materia dell’obbligazione contributiva delle imprese pubbliche,

privatizzate e a capitale misto, ovvero una assimilazione di tali imprese a qualunque fine previdenziale o assistenziale, dato che, piuttosto, la omogeneità è solo nel senso della estensione dell’obbligo contributivo per la malattia a tutte le imprese, comprese quelle privatizzate e a capitale misto (v. la già citata sentenza Cass. n. 5816 del 2010).

Una volta escluse le società per azioni a partecipazione pubblica dal concetto lato di “imprese pubbliche”, ai fini della presente controversia, diviene ovviamente irrilevante che l’art. 20, c. 4, dello stesso d.l. n. 112 del 2008 abbia abrogato la disposizione dell’art. 40, n. 2, del r.d.l. 4.10.35 n. 1827 (che esclude dall’assicurazione obbligatoria per la disoccupazione involontaria i dipendenti delle aziende pubbliche e delle aziende esercenti pubblici servizi, v. n. 9) ed abbia esteso il detto obbligo assicurativo “solo dal primo periodo di paga decorrente dal 1° gennaio 2009”.

11. – Giova pure richiamare il principio enunziato dalle Sezioni unite con la sentenza 19.12.09 n. 26806 che – nello statuire che spetta al giudice ordinario la giurisdizione in ordine all’azione di risarcimento dei danni subiti da una società a partecipazione pubblica per effetto di condotte illecite degli amministratori o dei dipendenti – ha affermato che non è configurabile, avuto riguardo all’autonoma personalità giuridica della società, né un rapporto di servizio tra l’agente e l’ente pubblico titolare della partecipazione, né un danno direttamente arrecato allo Stato o ad altro ente pubblico, idonei a radicare la giurisdizione della Corte dei conti. Tale principio è stato adottato da tutta la giurisprudenza successiva delle Sezioni Unite anche in relazione a società per azioni a partecipazione pubblica maggioritaria o totalitaria, anche se sottoposte a penetranti poteri di controllo dell’ente pubblico ed anche se la s.p.a. gestisce un servizio pubblico essenziale (S.u. 7.07.11 n. 14957; S.u. 12.10.11 n. 20940; 5.07.11 n. 14655).

In questa sede deve essere rimarcato che a dette conclusioni le Sezioni Unite sull’onda della già menzionata sentenza n. 26806 del 2009 sono pervenute proprio sulla base del rilievo – che questo Collegio ha più sopra già affermato – che le disposizioni del codice civile sulle società per azioni a partecipazione pubblica non valgono a configurare uno statuto speciale delle stesse e che la scelta della Pubblica Amministrazione di acquisire partecipazioni in società private implica l’assoggettamento alle regole proprie della forma giuridica prescelta.

12. – Con un’ultima argomentazione a cavallo del quarto e quinto motivo, le ricorrenti intendono far derivare l’esonero dalla richiesta contribuzione da alcuni provvedimenti emessi dall’Autorità amministrativa (d.m. 25338 del 12.11.98 e ulteriori provvedimenti dell’INPS) ai sensi dell’art. 36 del d.P.R. 26.04.57 n. 818 (peraltro abrogato in parte qua dal menzionato art. 20 del d.l. n. 112 del 2008), per l’applicazione del più volte richiamato art. 40, c. 2, del r.d.l.4.10.35 n. 1827, che escludeva l’assoggettamento dei dipendenti delle aziende pubbliche e di quelle esercenti pubblici servizi “quando ad essi sia garantita la stabilità dell’impiego”. Detti provvedimenti, con cui era accertata la stabilità di impiego del personale dipendente della Azienda energetica metropolitana (AEM) di Torino, dante causa remota di I.S. costituirebbero titolo per l’esonero contributivo, in quanto contenuti nel patrimonio dell’impresa originaria, trasmesso ex art. 2112 c.c. all’avente causa.

Questa richiesta è frutto di una non corretta lettura dell’art. 2112 c.c. Questa norma, infatti, persegue lo scopo di garantire ai lavoratori la conservazione dei diritti in caso di mutamento dell’imprenditore, assicurando la continuità del rapporto di lavoro nei confronti dell’azienda, o alla parte di essa, trasferita ed esistente al momento del trasferimento (v. per tutte Cass. 17.03.09 n. 4452). E’ estranea, invece, alla tutela da essa offerta la garanzia di continuità delle prerogative della struttura aziendale riconosciute alla parte imprenditoriale dall’autorità amministrativa, atteso che dette prerogative sono condizionate alla permanenza dei requisiti richiesti dalla legge per il loro riconoscimento. Nel caso di specie detti provvedimenti di accertamento erano legati alla condizione dell’Azienda esaminata – chiamata ad accertare “la sussistenza della stabilità d’impiego, (…) in sede amministrativa su domanda del datore di lavoro” – in relazione alla soggettività specifica del datore di lavoro, come esistente al momento dell’accertamento, ed alle condizioni ivi verificate, con impossibilità di trasferire detti provvedimenti in capo ad altri soggetti economici.

Per tali ragioni anche l’ultima frazione del quarto motivo ed il quinto sono anch’essi infondati.

13. – In conclusione il ricorso deve essere rigettato.

In ragione della successione di leggi intervenuta nella fattispecie e delle conseguenti incertezze di coordinamento, il Collegio ritiene opportuno procedere alla compensazione delle spese del giudizio di legittimità tra le parti costituite, nulla statuendo invece nei confronti di E.N. spa, che non ha svolto attività difensiva.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e compensa le spese del giudizio di legittimità tra le parti costituite.

PROVVEDIMENTI CIGS AZIENDE ABRUZZO

25/11/2013

Si riporta l’elenco delle aziendfe operanti in Abruzzo per ,nel periodo dal 16 al 23 novembre 2013 ,risulta autorizzato dal Ministero del Lavoro l’intervento della cigs.

 

Denominazione Azienda :    ANDREOLI SPA

con sede in :   LATINA

Prov :    LT

Causale di Intervento :    Contratti di solidarieta

Unità di :    SAN GIOVANNI TEATINO

Prov :    CH

Settore:    Commercio al dettaglio di elettrodomestici, apparecchi radiotelevisivi

Decreto del  18/11/2013 n.  76922

Concessione del trattamento di C.I.G.S. dal   01/04/2013   al   31/03/2014

 

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Denominazione Azienda :    F.A.O.

con sede in :   CASTELLALTO

Prov :    TE

Causale di Intervento :    Crisi aziendale

Unità di :    CASTELLALTO

Prov :    TE

Settore:    Confezione in serie di abbigliamento esterno, escluso l’abbigliamento in pelle e pelliccia

Decreto del  22/11/2013 n.  76960

Approvazione del programma di C.I.G.S. dal   15/04/2013   al   14/04/2014

Con autorizzazione al pagamento diretto

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Denominazione Azienda :    IEZZI CUCINE COMPONIBILI UNIPERSONALE

con sede in :   ATRI

Prov :    TE

Causale di Intervento :    Crisi aziendale

Unità di :    ATRI

Prov :    TE

Settore:    Fabbricazione di mobili per cucina di qualsiasi materiale, esclusi parti e accessori

Decreto del  22/11/2013 n.  76982

Approvazione del programma di C.I.G.S. dal   29/04/2013   al   14/09/2013

Con autorizzazione al pagamento diretto

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Denominazione Azienda :    MARELLI & BERTA DI EXTERNA HOLDING S.R.L.

con sede in :   SANT’OMERO

Prov :    TE

Causale di Intervento :    Crisi aziendale

Unità di :    SANT’OMERO

Prov :    TE

Settore:    FINISSAGGIO DEI TESSILI E DEGLI ARTICOLI DI VESTIARIO

Decreto del  22/11/2013 n.  76980

Approvazione del programma di C.I.G.S. dal   15/04/2013   al   14/04/2014

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Denominazione Azienda :    OPTOPLAST SPA

con sede in :   TORINO

Prov :    TO

Causale di Intervento :    Contratti di solidarieta

Unità di :    L’AQUILA

Prov :    AQ

Settore:    FABBRICAZIONE DI FILI E CAVI ISOLATI

Decreto del  18/11/2013 n.  76925

Concessione del trattamento di C.I.G.S. dal   14/05/2013   al   13/05/2014

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Denominazione Azienda :    TRAFILERIE E ZINCHERIE DI CELANO

con sede in :   OSOPPO

Prov :    UD

Causale di Intervento :    Crisi aziendale

Unità di :    CELANO

Prov :    AQ

Settore:    Fabbricazione di prodotti fabbricati con fili metallici

Disposizione del  22/11/2013 n.  76989

Autorizzazione al pagamento diretto C.I.G.S. dal   01/10/2013   al   16/12/2013

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RISOLUZIONE MEF ATTIVITA’ VENDITA PRODOTTI PROPRI VIA WEB

25/11/2013

Si richiama l’attenzione sulla sottostante risoluzione del MEF con cui vengono fornite  indicazioni e chiarimenti  sui limiti e comportamenti da rispetare in caso di attivita’ di vendita  via web di prodotti  propri

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Risoluzione 11 novembre 2013, n. 183332

Si fa riferimento alla nota pervenuta per e-mail con la quale la S.V. chiede alcuni chiarimenti in merito alla possibilità di intraprendere un’attività di vendita dei propri prodotti tramite commercio elettro

Al riguardo fa presente che la propria impresa artigiana è una piccola cantina che produce vini.

Richiama, inoltre, il contenuto del punto 2.6 della circolare n. 3547/c del 17-6-2002, con il quale è stato precisato che “per quanto attiene alla vendita su Internet effettuata dal produttore artigiano, la non applicazione delle regole previste dal D.Lgs. n. 114/1998 è subordinata alla circostanza che la vendita dei propri prodotti – da parte dei soggetti regolarmente iscritti all’albo delle imprese artigiane – avvenga nei locali di produzione o nei locali a questi adiacenti. (…). Ai fini di detta esclusione e fatto però obbligo agli artigiani di evidenziare ai consumatori, all’interno del sito impiegato per l’attività online, che la vendita si conclude presso i locali dell’azienda”.

Per quanto richiesto si rappresenta quanto segue.

In via preliminare si precisa che l’attività commerciale svolta nella rete Internet mediante l’utilizzo di un sito web (e-commerce), ove sia svolta nei confronti del consumatore finale, è soggetta alla disciplina dell’articolo 18 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, così come modificato e integrato dall’articolo 68 del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59 e dal successivo decreto legislativo 6 agosto 2012, n. 147. Tale vendita, pertanto, è soggetta a segnalazione certificata di inizio di attività da presentare allo sportello unico per le attività produttive del comune nel quale l’esercente, persona fisica o giuridica, intende avviare l’attività, ai sensi dell’articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241.

Quanto sopra richiamato, per via del fatto che il citato articolo 18 concerne le forme speciali di vendita al dettaglio, si applica unicamente agli operatori che svolgono l’attività di acquisto per la rivendita ai consumatori finali. Di conseguenza tali disposizioni non trovano integralmente applicazione ad una serie di soggetti che pur potendo vendere ai consumatori finali non sono però dettaglianti, ovvero tutti quei soggetti che non rientrano nella definizione di commercio al dettaglio indicata dall’articolo 4, comma 1, lettera b) del decreto legislativo n. 114 del 1998, tra i quali anche gli imprenditori agricoli e gli artigiani.

Ciò significa che se l’azienda che intende vendere i vini che produce è un’azienda agricola regolarmente iscritta al Registro delle Imprese, l’attività di vendita è disciplinata dal decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, il cui articolo 4, comma 4-bis dispone che “La vendita diretta mediante il commercio elettronico può essere iniziata contestualmente all’invio della comunicazione al comune del luogo ove ha sede l’azienda di produzione”. In tal caso, l’azienda in questione è tenuta esclusivamente ad inviare una comunicazione che, ai sensi del comma 3 del medesimo articolo 4, oltre alle indicazioni delle generalità del richiedente, dell’iscrizione nel registro delle imprese e degli estremi di ubicazione dell’azienda, deve contenere la specificazione dei prodotti di cui s’intende praticare la vendita e delle modalità con cui si intende effettuarla, ivi compreso il commercio elettronico.

Nel caso in cui, invece, si tratti di impresa artigiana, per effetto di quanto disposto dall’articolo 4, comma 2, lettera f), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, la stessa non è tenuta alla presentazione della SCIA ai sensi dell’articolo 18 del medesimo decreto legislativo n. 114, così come modificato e integrato dall’articolo 68 del decreto legislativo n. 59 del 2010 e s.m.i.. Pertanto essa può legittimamente, senza sottostare ad alcun adempimento, vendere via web i propri prodotti.

CASSAZIONE CONFERMA LICENZIAMENTO DIPENDENTE CHE DI NASCOSTO REGISTRAVA TELEFONATE COLLEGHI

25/11/2013

Nei termini di cui sopra si è espressa la Corte di Cassazione nella   sentenzan. 26143 del 21 novembre 2013,riguardante il caso di un lavoratore che registrava di nascosto le  telefonate dei colleghi per acquire elementi comprovanti di essere sottoposto  a mobing da parte dei predetti violando dunque il loro diritto alla riservatezza,

I giudici del merito, il Tribunale e la Corte d’Appello di Torino, avevano confermato il licenziamento, rilevando che la condotta tenuta dall’uomo integrasse «gli estremi della giusta causa di recesso in conseguenza della irrimediabile lesione del vincolo fiduciario con la parte datoriale».

Il dipendente  aveva quindi presentato ricorso in Cassazione, la quale ha però ha confermato le motivazioni dei giudici di merito. Le risultanze processuali hanno dato conto di un «comportamento tale da integrare una evidente violazione del diritto alla riservatezza dei suoi colleghi, avendo registrato e diffuso le loro conversazioni intrattenute in ambito strettamente lavorativo alla presenza del primario ed anche nei loro momenti privati svoltisi negli spogliatoi o nei locali di comune frequentazione, utilizzandole strumentalmente per una denunzia di mobbing rivelatasi, tra l’altro, infondata». Da ciò, conclude la Corte, è conseguito «un clima di mancanza di fiducia indispensabile per il miglior livello di assistenza e, quindi, funzionale alla qualità del servizio, il tutto con grave ed irreparabile compromissione anche del rapporto fiduciario» tra il dipendente e l’azienda.

RISPOSTE MEF QUESITI CIRCA REQUISITI PROFESSIONALI NECESSARI PER ATTIVITA’ COMMERCIALE PRODOTTI ALIMENTARI E SOMMINISTRAZIONE BEVANDE

25/11/2013

Le risposte di cui al titolo sono state fornite dal MEF  con le sotto riportate risoluzioni n.188840 e 188852 del 18 novembre 2013

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1- Quesito in materia di requisiti professionali di accesso all’attività di vendita dei prodotti del settore alimentare e di somministrazione di alimenti e bevande – Laurea “Esperto giuridico agroalimentare” – Stage di Diritto Alimentare – 4° livello presso un pubblico esercizio

Con riferimento alle comunicazioni di codesto Comune dell’ 8 e del 12 novembre c.a., con le quali si formulano i quesiti in oggetto, ai sensi dell’articolo 71, comma 6 del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59, si fa presente quanto segue.

Con riguardo al titolo di studio indicato in oggetto, sulla base delle indicazioni fornite dalla circolare esplicativa n. 3642/C del 15 aprile 2011, che al punto 1.1 individua le classi delle lauree il cui piano formativo comprende ambiti disciplinari che abbiano attinenza con il commercio, la preparazione o la somministrazione degli alimenti, al punto 1.6 le lauree del vecchio ordinamento equiparate alle lauree magistrali ritenute valide ai fini della qualificazione professionale in oggetto, e al punto 1.3 le discipline eventualmente presenti nel piano di studi di lauree diverse da quelle elencate in 1.1 e 1.6, si prende preliminarmente atto che né la laurea in parola né alcuna delle discipline elencate nel piano di studi figurano tra gli elementi espressamente previsti dalla circolare richiamata che possano costituire motivo di riconoscimento della validità del titolo ai fini richiesti.

Tuttavia, la medesima circolare in premessa precisa che la valutazione sulla validità di un titolo di scuola secondaria o di laurea o scuola professionale almeno triennale, è fondata sulla verifica dei programmi di studio e che su detta base va valutata la capacità del corso di garantire la conoscenza del commercio, degli alimenti e/o della preparazione e manipolazione dei medesimi.

Stante quanto sopra, si osserva allora che nel piano di studi del titolo universitario in questione compare la disciplina “Sicurezza dei prodotti alimentari” che, con tutta evidenza, è attinente a preparazione o somministrazione degli alimenti.

La scrivente Direzione, pertanto, sulla base delle indicazioni contenute nel piano di studi ritiene, nel caso in oggetto, di poter considerare valido il titolo in questione ai fini richiesti.

Per quanto concerne invece la frequenza di uno stage di Diritto Alimentare, in assenza di elementi che consentano la riconduzione di tale caso a quanto previsto dal Decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59, articolo 71, comma 6, lettera a), la scrivente Direzione non può riconoscerne la validità ai fini richiesti.

Con riferimento alla qualifica di Operaio di 4° livello, si precisa quanto segue.

Il comma 6, lettera b), dell’articolo 71 del decreto citato e s.m.i., riconosce il possesso del requisito a chi si trovi nella condizione […] di avere, per almeno due anni, anche non continuativi, nel quinquennio precedente, esercitato in proprio attività d’impresa nel settore alimentare o nel settore della somministrazione di alimenti e bevande o di avere prestato la propria opera, presso tali imprese, in qualità di dipendente qualificato, addetto alla vendita o all’amministrazione o alla preparazione degli alimenti, […].

Ciò premesso, si evidenzia tuttavia con riferimento alla previsione che il soggetto sia “dipendente qualificato”, che la scrivente Direzione ha più volto precisato che tale qualifica deve essere riconosciuta dal contratto collettivo nazionale di riferimento, con specifico riguardo alle declaratorie dei livelli professionali nei quali il personale è inquadrato.

I soggetti inquadrati in quei livelli professionali, la cui rispettiva declaratoria richieda almeno il possesso di conoscenze specifiche e tecniche e di conseguenza capacità tecnicopratiche nello svolgimento di compiti operativi ed esecutivi, si possono ritenere dipendenti qualificati.

Con riguardo al contratto nazionale che interessa in questa sede, ovvero il “CCNL per i dipendenti del turismo e pubblici esercizi”, si considerano in possesso della qualificazione professionale in questione i soggetti inquadrati almeno al quarto livello (si tenga presente che la progressione numerica ordinale stabilisce una disposizione delle qualifiche in ordine decrescente).

Più nel dettaglio, con riferimento alla declaratoria di inquadramento del contratto in questione si evidenzia che:

al quarto livello del contratto del turismo e pubblici esercizi appartengono “i lavoratori che, in condizioni di autonomia esecutiva, anche preposti a gruppi operativi, svolgono mansioni specifiche di natura amministrativa, tecnico-pratica o di vendita e relative operazioni complementari, che richiedono il possesso di conoscenze specialistiche comunque acquisite.. “.

Dunque, nel caso in questione, la validità del requisito ai fini richiesti può essere riconosciuta, purché il soggetto interessato possa provare di avere svolto l’attività attinente alla propria qualifica per due anni, anche non continuativi, nell’arco di cinque anni.

2.Quesito in merito alla qualificazione professionale per l’esercizio dell’attività di commercio al dettaglio di generi alimentari e per la somministrazione di alimenti e bevande – Aiuto cuoco 1° livello contratto FISM

Si fa riferimento alla mail con la quale codesto Comune chiede se un soggetto, che ha prestato servizio in qualità di aiuto cuoco, inquadrato al 1° livello del contratto collettivo di lavoro FISM (Federazione Italiana Scuole Materne), possa essere considerato in possesso del requisito professionale per l’avvio e l’esercizio di attività commerciali al dettaglio relative al settore merceologico alimentare e per la somministrazione di alimenti e bevande, ai sensi dell’articolo 71, comma 6, lettera b), del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59 e s.m.i..

In via preliminare si precisa che il comma 6, lettera b), dell’articolo 71 del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59 e s.m.i. riconosce il possesso del requisito a chi ha per almeno due anni, anche non continuativi, nel quinquennio precedente, esercitato in proprio attività d’impresa nel settore alimentare o nel settore della somministrazione di alimenti e bevande o avere prestato la propria opera, presso tali imprese, in qualità di dipendente qualificato, addetto alla vendita o all’amministrazione o alla preparazione degli alimenti, o in qualità di socio lavoratore o in altre posizioni equivalenti o, se trattasi di coniuge, parente o affine, entro il terzo grado dell’imprenditore, in qualità di coadiutore familiare, comprovata dalla iscrizione all’Istituto nazionale per la previdenza sociale”.

Con riferimento, in particolare, al fatto che il soggetto sia “dipendente qualificato”, si sottolinea che tale qualifica deve essere riconosciuta dal contratto di lavoro di riferimento, con particolare riguardo alle declaratorie dei livelli professionali nei quali il personale è inquadrato.

I soggetti inquadrati in quei livelli professionali, la cui rispettiva declaratoria richieda almeno il possesso di conoscenze specifiche e tecniche, e di conseguenza capacità tecnicopratiche nello svolgimento di compiti operativi ed esecutivi, si possono ritenere dipendenti qualificati.

Con riguardo, nello specifico, all’inquadramento del soggetto in discorso, si riscontra che il primo livello del ccnl FISM (Area del personale amministrativo, tecnico e ausiliario) è il livello più basso di inquadramento, al quale appartiene il personale ausiliario dei servizi all’infanzia, ovvero: lavoranti di cucina, addetti alle pulizie, accompagnatori/trici di bus, addetti/e alla manutenzione ordinaria degli stabili e delle attrezzature, addetti/e alle mense, inservienti ai servizi di supporto.

Sulla base, pertanto, della declaratoria di livello la scrivente ritiene di non poter considerare qualificato il soggetto inquadrato al primo livello del ccnl in discorso in quanto non sufficientemente qualificato ai sensi del dettato normativo.

INPS SOSPENDE ACCERTAMENTI INCENTIVI ASSUNZIONI LAVORATORI PICCOLA MOBILITA’

24/11/2013

Come e ‘ risaputo per il 2013 non risulta confermata la possibilita’ d’iscrizione in lista di mobilita’ dei lavoiratori licenziati per riduzione di personale ,ne’ l’assunzione di quelli gia’ iscritti per mancanza dei fondi finanziari destinati agli incentivi per i datori di lavoro.

In proposito l’Inps aveva fornito chiarimenti e istruzioni alle strutture ed all’utenza con la circolare n.13/2013 e con la circolare n.150-13.

Con la circolare 13/2013 l’Istituto ha chiarito che non è possibile riconoscere le agevolazioni per le assunzioni, effettuate nel 2013, di lavoratori licenziati nel 2013, riservandosi di fornire indicazioni sulle altre fattispecie.

A seguito dei chiarimenti forniti dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali si scioglie parzialmente la riserva formulata e si precisa quanto segue:

  1. non è possibile riconoscere le agevolazioni per le assunzioni, effettuate nel 2013, di lavoratori licenziati prima del 2013;
  2. non è possibile riconoscere  le agevolazioni per le proroghe e le trasformazioni a tempo indeterminato, effettuate nel 2013, di rapporti agevolati instaurati prima del 2013;
  3. in via cautelare deve ritenersi anticipata al 31.12.2012 la scadenza dei benefici connessi a rapporti agevolati, instaurati prima del 2013 con lavoratori iscritti nelle liste di mobilità a seguito di licenziamento individuale.

Per le assunzioni, le proroghe e le trasformazioni effettuate nel 2013, riguardanti lavoratori licenziati per giustificato motivo oggettivo, potrà essere fruito l’incentivo previsto dal decreto direttoriale del Ministero del Lavoro 264/2013 del 19 aprile 2013, come modificato dal decreto direttoriale 390/2013 del 3 giugno 2013 (bonus di 190 euro). Le condizioni specifiche e le modalità di fruizione di tale beneficio verranno illustrate con circolare di prossima pubblicazione.

 Peraltro e’ da  segnalare  che l’Istituto ,anche a seguito di osservazioni e criotiche espresse da piu’ parti ,con  il sottostante Mesaggio  ,ha ritenuto opportuno disporre la sospensione delle verifiche di cui sopra .

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INPS – Messaggio 18 novembre 2013, n. 18639

Messaggio 17941/2013. Incentivi per l’assunzione dei lavoratori iscritti nelle liste di mobilità ai sensi dell’articolo 4, comma 1, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236 e successive modifiche ed integrazioni. Indicazioni integrative.

 A seguito dei chiarimenti forniti con la circolare n. 150 del 25 ottobre 2013, con il messaggio n. 17941 del 6 novembre 2013 le Sedi sono state invitate a riprendere l’attività di verifica circa la spettanza dei benefici riguardanti i lavoratori iscritti nelle liste di mobilità.

Ad integrazione delle indicazioni già fornite, si precisa che al momento – in considerazione della circostanza che l’Istituto è ancora in attesa dei definitivi chiarimenti ministeriali – non dovrà essere richiesto ai datori di lavoro il rimborso dei benefici eventualmente fruiti.

—————————————

APPROFONDIMENTI DISCIPLINA ASPI E MINIASPI

24/11/2013

Tra le novita’ introdotte  dalla  legge n.92/2012 ,  figurano ,in materia di ammortizzatori sociali ,  l’ ASPI (Assicurazione Sociale per l’Impiego)   e la Mini ASpi , i  cui aspetti significativi  vengono   esposti  di  seguito ,richiamando la   regolamentazione   contenuta nell’art.2 ,commi da 1 a  30,,da 36 a 38 e da 40 a 45 della  precitata legge   ,ferma restando la previsione del comma 44 del citato art.2 ,in cui si stabilisce :”In relazione ai casi di cessazione dalla precedente occupazione intervenuti fino al 31 dicembre 2012, si applicano le disposizioni in materia di indennita’ di disoccupazione ordinaria non agricola di cui all’articolo 19 del regio decreto-legge 14 aprile 1939, n. 636, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 luglio 1939, n. 1272, e successive modificazioni”.

Peraltro e’ da rimarcare che   il  testo originario di  alcune disposizioni relative  all’ASPI e  Mini Aspi    e’ stato modificato ed integrato   dal comma 250  dell’art.1 della legge n.228/12
Pertanto , quanto esposto di seguito tiene conto  delle  predette  variazioni

1 – Premessa e quadro normativo

  Con decorrenza   1 gennaio 2013,  sono istituite due nuove indennità mensili per il sostegno al reddito dei lavoratori subordinati ,che abbiano perduto involontariamente l’occupazione ,denominate ASpi  e mini-ASpI  , che  si prevede    sostituiranno  nel tempo  a tutti gli effetti le  prestazioni di:

  • disoccupazione ordinaria non agricola a requisiti normali;
  • disoccupazione ordinaria non agricola a requisiti ridotti;
  • disoccupazione speciale edile;
  • mobilità.

 

2 – Disciplina dell ASpI

2.1 – Destinatari e non destinatari  dell’indennita’

  Destinatari dell’Aspi sono  tutti i lavoratori dipendenti, ivi compresi gli apprendisti, i soci lavoratori di cooperativa che abbiano stabilito, con la propria adesione o successivamente all’instaurazione del rapporto associativo, un rapporto di lavoro in forma subordinata, ai sensi dell’articolo 1, comma 3, della legge 3 aprile 2001, n. 142 e successive modificazioni.

E’ altresì destinatario della nuova prestazione il personale artistico con rapporto di lavoro subordinato

 Rispetto ai  lavoratori con la qualifica di apprendista, l’indennità di disoccupazione sostituisce la precedente tutela di cui all’art. 19, comma 1, lettera c), del decreto legge 29 novembre 2008, n.185 convertito con modificazioni dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2 e successive modificazioni e integrazioni, abrogato dall’art. 2, comma 55 della legge di riforma.

  Per i  soci lavoratori di cooperativa, ai sensi dell’art. 2, comma 2 della legge di riforma, hanno diritto alla tutela in argomento anche i soci lavoratori delle cooperative di cui al D.P.R. 30 aprile 1970, n. 602 e di cui alla legge 13 marzo 1958, n. 250, sempreché abbiano instaurato, con la propria adesione o successivamente all’istaurazione del rapporto associativo, un rapporto di lavoro in forma subordinata ai sensi dell’articolo 1, comma 3, della legge 3 aprile 2001, n. 142 e successive modificazioni.

Con riferimento al personale artistico, la tutela ASpi  viene estesa per effetto del    combinato disposto dell’art. 2, commi 2 e 69, lett. c), della legge di riforma ,posto che la disposizione da ultimo richiamata ha previsto c l’abrogazione dell’art. 40 del Regio Decreto legge 4 ottobre 1935, n. 1827 che aveva escluso questa categoria di lavoratori dall’obbligo assicurativo contro la disoccupazione involontaria e quindi dalla relativa tutela di sostegno al reddito. In questo senso deve, pertanto, essere ritenuto superato il contenuto interpretativo disposto  dall’Inps   con la circolare 105 del 5 agosto 2011 e la circolare 22 del 13 febbraio 2012.

Invece non   sono destinatari dell ‘indennita’:

  1. i dipendenti a tempo indeterminato delle Pubbliche Amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni;
  2. gli operai agricoli a tempo determinato e indeterminato per i quali continua a trovare applicazione la specifica normativa come modificata dalla stessa legge di riforma. Infatti per questi lavoratori ai sensi dell’art. 2, comma 3 della legge di riforma trovano esclusivamente applicazione le norme di cui all’articolo 7, comma 1, del decreto-legge 21 marzo 1988, n. 86, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 maggio 1988, n. 160, e successive modificazioni, all’articolo 25 della legge 8 agosto 1972, n. 457, all’articolo 7 della legge 16 febbraio 1977, n. 37, e all’articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 247, e successive modificazioni.
  3. i lavoratori extracomunitari entrati in Italia con permesso di soggiorno di lavoro stagionale per i quali resta confermata la specifica normativa. 

2.2 – Requisiti

L’indennità è riconosciuta alle categorie di lavoratori di cui al precedente punto 2.1 che siano in possesso dei seguenti requisiti :

a)  siano in stato di disoccupazione ai sensi dell’articolo 1, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, e successive modificazioni.

Come stabilito dall’articolo 2, comma 1 del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, lo stato di disoccupazione dev’essere comprovato dalla presentazione dell’interessato presso il servizio competente nel cui ambito territoriale si trovi il domicilio del medesimo; l’interessato deve rendere una dichiarazione, che attesti l’eventuale attività lavorativa precedentemente svolta, nonché l’immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa.

Su tale aspetto si rimanda al punto n.2.6 ,relativo  domande    per l’indennia’

b)  lo stato di disoccupazione sia involontario, con esclusione, quindi, dei lavoratori il cui rapporto di lavoro sia cessato a seguito di dimissioni o di risoluzione consensuale. In merito, si chiarisce che continuano a dare diritto alla prestazione le dimissioni qualora avvengano:

  1. durante il periodo tutelato di maternità (da 300 giorni prima della data presunta del parto e fino al compimento del primo anno di vita del figlio);
  2. per giusta causa secondo quanto indicato, a titolo esemplificativo, dalla circolare n. 163 del 20 ottobre 2003 qualora motivate:
  • dal mancato pagamento della retribuzione;
  • dall’aver subito molestie sessuali nei luoghi di lavoro;
  • dalle modificazioni peggiorative delle mansioni lavorative;
  • dal c.d. mobbing;
  • dalle notevoli variazioni delle condizioni di lavoro a seguito di cessione ad altre persone (fisiche o giuridiche) dell’azienda;
  • dallo spostamento del lavoratore da una sede ad un’altra, senza che sussistano le “comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive” previste dall’art. 2103 codice civile;
  • dal comportamento ingiurioso posto in essere dal superiore gerarchico nei confronti del dipendente.

Per quanto attiene alla risoluzione consensuale del rapporto di lavoro si precisa che essa non è ostativa al riconoscimento della prestazione qualora sia intervenuta:

  1. per trasferimento del dipendente ad altra sede della stessa azienda distante più di 50 km dalla residenza del lavoratore e\o mediamente raggiungibile in 80 minuti o più con i mezzi pubblici (circolare 108 del 10 ottobre 2006);
  2. nell’ambito della procedura di conciliazione da tenersi presso la Direzione Territoriale del Lavoro secondo le modalità previste all’art. 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604 come sostituito dall’art. 1, comma 40, della legge di riforma. In questa ipotesi, infatti, qualora la conciliazione abbia un esito positivo e preveda una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, è riconosciuta espressamente al lavoratore la tutela del sostegno al reddito con l’erogazione della nuova indennità di disoccupazione.

c)   possano far valere almeno due anni di assicurazione.

Per  i soggetti aspiranti all’indennita’  devono essere trascorsi almeno due anni dal versamento del primo contributo contro la disoccupazione restando precisato  che il biennio viene determinato a decorrere dal primo giorno in cui il lavoratore risulta disoccupato.

Esempio: lavoro cessato il 13 gennaio 2012; il primo giorno da disoccupato è il 14 gennaio 2012; il biennio andrà calcolato a ritroso dal 14 gennaio 2012 (fino, quindi, al 14 gennaio 2010) e a tale data (14 gennaio 2010) o antecedentemente deve essere presente almeno un contributo di DS (contributo Ds anche per un solo giorno che comunque si considera come una settimana coperta da contribuzione DS);

d)  possano far valere almeno un anno di contribuzione contro la disoccupazione (contributo DS e/o contributo ASpI) nel biennio precedente l’inizio del periodo di disoccupazione. Ai fini del diritto sono valide tutte le settimane retribuite, purché per esse risulti, anno per anno, complessivamente erogata o dovuta una retribuzione non inferiore ai minimali settimanali (legge 638/1983 e legge 389/1989). La disposizione relativa alla retribuzione di riferimento non si applica ai lavoratori addetti ai servizi domestici e familiari, agli operai agricoli e agli apprendisti per i quali continuano a permanere le regole vigenti.

Si ricorda, infine, che, per le nuove tipologie di lavoratori assicurati, che non hanno precedente contribuzione contro la disoccupazione, poiché il nuovo contributo ASpI è dovuto a partire dal 1 gennaio 2013, solo da tale data iniziano a maturare l’anzianità assicurativa e il requisito contributivo; l’eventuale e precedente contribuzione contro la disoccupazione, versata o dovuta, continua a produrre i suoi effetti ai fini dell’accertamento dei requisiti soggettivi per l’ammissione alla nuova indennità di disoccupazione. A titolo esemplificativo un lavoratore appartenente alle nuove categorie, quale un socio dipendente dal 1 gennaio 2013 di una cooperativa, per il quale risultasse dovuto il contributo contro la disoccupazione derivante da precedenti rapporti di lavoro, può farlo valere per la verifica dei requisiti richiesti necessaria per ottenere una eventuale nuova tutela di disoccupazione.

2.3 – Contribuzione utile ed individuazione del biennio per il diritto

Per contribuzione utile al diritto si deve intendere anche quella dovuta ma non versata, in base al principio della c.d. automaticità delle prestazioni ex art. 2116 c.c.

La precedente contribuzione, versata o dovuta, contro la disoccupazione è considerata valida ai fini dell’indennità di disoccupazione ASpI e della mini-ASpI.

Ai fini del perfezionamento dei requisiti richiesti, si considerano utili:

  1. i contributi previdenziali, comprensivi di quota DS e ASpI versati durante il rapporto di lavoro subordinato;
  2. i contributi figurativi accreditati per maternità obbligatoria se all’inizio dell’astensione risulta già versata contribuzione ed i periodi di congedo parentale purché regolarmente indennizzati e intervenuti in costanza di rapporto di lavoro;
  3. i periodi di lavoro all’estero in paesi comunitari o convenzionati ove sia prevista la possibilità di totalizzazione;
  4. l’astensione dal lavoro per periodi di malattia dei figli fino agli 8 anni di età nel limite di cinque giorni lavorativi nell’anno solare.

Si precisa che qualora il lavoratore abbia alternato periodi di lavoro nel settore agricolo e periodi di lavoro in settori non agricoli, i periodi sono cumulabili ai fini del conseguimento della indennità di disoccupazione agricola o della indennità di disoccupazione ASpI. L’erogazione di una o dell’altra indennità di disoccupazione è determinata dall’Istituto mediante il criterio della prevalenza. A tal fine, per la verifica dell’entità delle diverse contribuzioni, restano fermi i parametri di equivalenza già in precedenza adottati che prevedono sei contributi giornalieri agricoli per il riconoscimento di una settimana contributiva.

Diversamente, non sono considerati utili i periodi di lavoro all’estero in Stati con i quali l’Italia non abbia stipulato convenzioni bilaterali in materia di sicurezza sociale.

Parimenti, non sono considerati utili, anche se coperti da contribuzione figurativa, i periodi di:

  1. malattia e infortunio sul lavoro solo nel caso non vi sia integrazione della retribuzione da parte del datore di lavoro ovviamente nel rispetto del minimale retributivo;
  2. cassa integrazione straordinaria e ordinaria con sospensione dell’attività a zero ore;
  3. assenze per permessi e congedi  per assistenza  fruiti dai soggetti abilitati dalla legge a   soggetto con handicap in situazione di gravità.

Ai fini della determinazione del biennio per la verifica del requisito contributivo, l’eventuale presenza dei suddetti periodi, non considerati utili, deve essere neutralizzata, in quanto ininfluente, con conseguente ampliamento del biennio di riferimento.

2.4 – Base di calcolo e misura

L’indennità è rapportata ad una nuova base di calcolo determinata dalla retribuzione imponibile ai fini previdenziali degli ultimi due anni, comprensiva degli elementi continuativi e non continuativi e delle mensilità aggiuntive (retribuzione imponibile esposta in uni-emens), divisa per il totale delle settimane di contribuzione indipendentemente dalla verifica del minimale e moltiplicata per il coefficiente numerico 4,33.

Si precisa che ai fini di detto calcolo saranno considerate tutte le settimane, indipendentemente dal fatto che esse siano interamente o parzialmente retribuite (in uni-emens settimane di tipo “X” o “2”). La retribuzione delle settimane di tipo 2 sarà integrata, a cura della procedura DS Web, al valore pieno con l’utilizzo dell’ informazione “Sett./Diff. Accredito” presente in uni-emens.

L’indennità mensile è rapportata alla retribuzione media mensile, così determinata, ed è pari al 75 per cento nei casi in cui quest’ultima sia pari o inferiore per il 2013 all’importo di 1.180 euro mensili, annualmente rivalutato sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati, intercorsa nell’anno precedente; nei casi in cui sia superiore al predetto importo, l’indennità è pari al 75 per cento di 1.180 euro incrementata di una somma pari al 25 per cento del differenziale tra la retribuzione mensile e il predetto importo.

Nelle ipotesi di pagamento dell’indennità relativa a frazione di mese, si precisa che il valore giornaliero dell’indennità è determinato dividendo l’importo così ottenuto per il divisore 30.

L’indennità mensile non può in ogni caso superare l’importo mensile massimo di cui all’articolo unico, secondo comma, lettera b), della legge 13 agosto 1980, n. 427, e successive modificazioni; tale importo  è comunque comunicato annualmente con apposita circolare.

All’indennità non si applica il prelievo contributivo di cui all’articolo 26 della legge 28 febbraio 1986, n. 41 corrispondente all’aliquota contributiva prevista per gli apprendisti.

All’indennità si applica una riduzione del 15 per cento dopo i primi sei mesi di fruizione e di un ulteriore 15 per cento dopo il dodicesimo mese di fruizione.

Si fa presente che ai sensi dell’art. 2, comma 27, della legge di riforma per quei lavoratori per i quali non trovavano applicazione i contributi di cui agli artt. 12, comma 6 e 28, comma 1 della legge 2 giugno 1975, n. 160, ed in particolare per i soci lavoratori delle cooperative di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile 1970, n. 602, il trattamento dell’indennità di disoccupazione ASpI sarà determinato, anno per anno, in funzione dell’aliquota effettiva di contribuzione fino al completo allineamento contributivo, che avverrà, in base alle previsioni legislative, nell’arco di 5 anni. A tal fine l’esatta misura sarà determinata annualmente con specifico decreto ministeriale. Si evidenzia che l’art. 2, comma 27, della legge di riforma ha previsto una disciplina di specie per l’ipotesi in cui il decreto annuale non venga adottato.

2.4 bis-. Aspetti di carattere contributivo.

In materia si richiama la circolare Inps n.149/2012 ,che prevede quanto segue

   Contribuzione di finanziamento.

Per il finanziamento delle assicurazioni ASpI e mini ASpI, la legge n. 92/2012 dispone l’obbligo di versamento delle seguenti contribuzioni:

  • ordinario (art. 2, co. 25-27 e co. 36);
  • addizionale (art. 2 co. 28-30);
  • contributo dovuto in caso di interruzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato per causa diversa dalle dimissioni (art. 2, co. 31-35).

Di seguito, si illustrano le disposizioni relative ai predetti contributi.

 

  Contributo ordinario.

L’art. 2, co. 25, della legge n. 92/2012 stabilisce che, con effetto sui periodi contributivi maturati a decorrere dal 1° gennaio 2013, al finanziamento delle indennità erogate dalla nuova assicurazione concorrono i contributi di cui agli artt. 12, sesto comma, e 28, primo comma, della legge n. 160/75.

Tali norme determinavano, rispettivamente, l’aliquota del contributo integrativo per l’assicurazione contro la disoccupazione involontaria (1,30% della retribuzione imponibile), nonché la percentualizzazione del contributo base dovuto per la predetta assicurazione DS (0,01% della retribuzione imponibile).

Di conseguenza, il contributo ordinario di finanziamento delle indennità ASpI e mini ASpI, posto a carico dei datori di lavoro, è pari all’1,31% della retribuzione imponibile.

Tenuto conto della formulazione testuale dell’art. 2, co. 25, nonché dello specifico riferimento contenuto nel successivo comma 27, l’aliquota contributiva dell’1,31% deve essere incrementata anche del contributo dello 0,30%, ai sensi dell’art. 25 della legge n. 845/78 il quale, come noto, è destinato – per le aziende che vi aderiscono – al finanziamento dei Fondi interprofessionali per la formazione continua, ovvero devoluto al Fondo di rotazione del Ministero dell’Economia (2/3) e del Lavoro (1/3).

Per effetto dell’insieme delle disposizioni citate, i datori di lavoro sono tenuti a versare un contributo complessivo pari all’1,61% (1,31% + 0,30%) della retribuzione imponibile.

 

  Riduzioni del contributo ordinario.

L’art. 2, co. 26, dispone che sui contributi di cui al precedente comma 25 (1,31%), continuano a trovare applicazione le eventuali  riduzioni del costo del lavoro di cui all’art. 120 della legge n. 388/2000 ed all’art. 1, co. 361, della legge n. 266/2005, nonché le misure compensative di cui all’art. 8 del D.L. n. 203/2005, convertito con modificazioni nella legge n. 248/2005, previste in relazione ai maggiori oneri finanziari sostenuti dai datori di lavoro per il versamento di quote di TFR alle forme  pensionistiche complementari ovvero al Fondo di Tesoreria. In applicazione delle disposizioni testualmente richiamate al co. 26, il contributo ordinario ASpI, (così come il preesistente contributo DS) viene ridotto per i settori e nelle misure di seguito indicate:

Settore Riduzioni leggi n. 388/2000  e 266/2005 Aliquota ASpI dovuta (*)
Artigianato 0,91% 0,40%
Imprese radiotelevisive e spettacolo, settore commercio con C.U.A.F. ridotta 0,91% 0,40%
Agricoltura 0,94% 0,37%
Commercio e pubblici esercizi con C.U.A.F. ridotta 1,13% 0,18%
Partiti politici e sindacati non soggetti a C.U.A.F. 1,16% 0,15%

 (*) il contributo va incrementato dell’aliquota dello 0,30% di cui all’articolo 25 della legge n. 845/78.

Il successivo comma 27, estende le citate riduzioni del costo del lavoro (leggi n. 388/2000 e n. 266/2005) ai lavoratori nei cui confronti non erano dovuti i contributi di cui al precedente co. 25. Trattasi dei lavoratori esclusi dall’ambito di applicazione della preesistente assicurazione contro la disoccupazione involontaria quali – ad esempio – soci delle cooperative D.P.R. n. 602/70, soci delle cooperative di cui alla legge n. 250/58, nonché categorie del personale artistico, teatrale e cinematografico, con rapporto di lavoro subordinato.

Si propone l’esempio che segue

INDUSTRIA DELLA PESCA  – Cooperative ex lege n. 250/1958   CSC  11901
  Contributo Riduzione art. 120 legge 388/2000 Riduzione commi 361 e 362 legge 266/2005
ASpI 
Dal ASPI Add. ASpI

 L. 845/78ASPI totaleCuafASpITotaleCuafASpITotale  SOCI   01/01/20130,300,300,010,400,41 0,900,90

 

  Allineamento graduale dell’aliquota contributiva

La disposizione di cui al secondo periodo dell’art. 2, co. 27, prevede che, laddove risultino già interamente applicate le citate quote di riduzione contributiva per i lavoratori in argomento, potrà essere disposto, subordinatamente all’adozione annuale di un decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, un allineamento graduale all’aliquota contributiva dell’1,31%, con incrementi annui di 0,26 punti percentuali per gli anni dal 2013 al 2016 e di 0,27 punti percentuali per l’anno 2017.

Analogamente, potrà disporsi un graduale allineamento del contributo dello 0,30% ex art. 25, legge n. 845/78, con incrementi annuali pari allo 0,06 punti percentuali per ciascun anno dal 2013 al 2017.

Contr. 1,31% Contr. 0,30%
Anni % Anni %
2013 0,26 2013 0,06
2014 0,26 2014 0,06
2015 0,26 2015 0,06
2016 0,26 2016 0,06
2017 0,27 2017 0,06

Si propone l’esempio che segue

COOPERATIVE DPR 602/1970

Settore Industria con esclusione dalla CIG per l’attività svolta, iscritte nell’albo informatico. CSC 1.XX.XX  CA 3A, 4A Contributo

ASpI 

Riduzione art. 120 legge 388/2000Riduzione commi 361 e 362 legge 266/2005DalASPIAdd. ASPI Art. 25
L. 845/78
ASPI totaleCuafMaternitàDSTotaleMaternitàDSMalattiaASPITotaleDIRIGENTI SOCI  01/01/20130,370,300,670,280,40-0,680,06–0,941,00OPERAI SOCI  01/01/20130,260,060,320,280,40-0,680,06-0,94-1,00IMPIEGATI SOCI  01/01/20130,370,300,670,280,40-0,680,06–0,941,00

Scorrendo la tabella, è possibile notare come – nel medesimo contesto aziendale – insistono categorie di lavoratori per i quali opera la diminuzione di cui alle leggi n. 388/2000 e n. 266/2005, con conseguente riduzione dell’aliquota ASpI, e categorie di lavoratori per i quali, invece, trova applicazione l’allineamento graduale della medesima aliquota, come stabilito dall’articolo 2, c. 27 della legge n. 92/2012.

Al fine di agevolare l’interpretazione della norma, con riguardo ai casi in cui si realizza la riduzione del contributo ASpI rispetto a quelli in cui è possibile avvalersi del graduale allineamento si riportano – in allegato – le più ricorrenti situazioni che si determineranno da “gennaio 2013”, con riferimento ai soggetti destinatari della nuova assicurazione ma in precedenza esclusi dalla contribuzione contro la disoccupazione involontaria.

Per completezza si fa presente che durante il riallineamento dell’aliquota contributiva ordinaria ASpI, nel decreto interministeriale annuale, saranno rideterminate anche le prestazioni in funzione della contribuzione versata.

Alla data di pubblicazione della presente circolare, il previsto decreto ministeriale non è ancora stato pubblicato sulla GU. Nelle more della relativa definizione, le aziende interessate dal riallineamento graduale, potranno versare l’aliquota ASpI nella percentuale prevista per il 2013 (0,26% + 0,06%).

Resta salva la possibilità per l’Istituto di richiedere la contribuzione piena laddove il provvedimento ministeriale non venisse emanato.

  Apprendisti.

In relazione all’estensione dell’Assicurazione Sociale per l’Impiego al personale apprendista, l’art. 2, comma 36, della legge n. 92/2012, nel modificare l’art. 2, comma 2, del T.U. di cui al D.lgs. 14 settembre 2011, n. 167,  introduce – con effetto sui periodi contributivi maturati a decorrere dal 1° gennaio 2013 – a carico del datore di lavoro, un contributo pari all’1,31% della retribuzione imponibile, dovuto per gli apprendisti, artigiani e non artigiani.

Tenuto conto dell’impianto normativo dell’art. 2 nel suo complesso, nonché dei riflessi sulle previsioni contenute nell’articolo 3 della legge di riforma in materia di Fondi di solidarietà, anche l‘aliquota contributiva dovuta per gli apprendisti deve essere incrementata dello 0,30%, di cui all’art. 25 della legge n. 845/1978; conseguentemente la contribuzione ASpI per gli apprendisti si attesterà in misura pari al 1,61%, in analogia a quanto avviene per gli altri lavoratori dipendenti.

La norma in argomento dispone altresì che su tale contributo non opera lo sgravio contributivo disciplinato dall’art.22, comma 1, della legge 12 novembre 2011, n. 183 (v. punti 2.1 e 8 della circolare n. 128/2012).

Si precisa, infine, che – stante la tecnica legislativa utilizzata – sul contributo per gli apprendisti non trovano applicazione le riduzioni del cuneo contributivo di cui alle leggi n. 388/2000  e n. 266/2005, previste dal co. 26 (v. prec. punto 3). Potranno, invece, continuare ad operare – ove spettanti – le misure compensative ex art. 8 del D.L. n. 203/2005, convertito con modificazioni nella legge n. 248/2005.

  Contributo addizionale.

Con effetto sui periodi contributivi maturati a decorrere dal 1° gennaio 2013, l’art. 2, co. 28, della legge n. 92/2012 introduce un contributo addizionale, pari all’1,40% della retribuzione imponibile, dovuto dai datori di lavoro con riferimento ai rapporti di lavoro subordinato non a tempo indeterminato.

Per effetto di tale disposizione, la contribuzione  complessivamente dovuta per l’Aspi si attesterà in misura pari al 3,01% (1,61% + 1,40%) della retribuzione imponibile, fatte salve le eventuali riduzioni del contributo di cui al comma 25 (1,31%).

Stante la formulazione della norma, il contributo addizionale riguarderà tutti i rapporti di lavoro non a tempo indeterminato (ad eccezione delle situazioni illustrate al successivo punto  4.1) in essere al 1 gennaio 2013 e non solamente quelli instaurati a far tempo dalla medesima data.

 

 Esclusioni

Il successivo co.29 indica i casi di esclusione dall’obbligo di versamento del contributo addizionale.

Tale contributo non è dovuto con riferimento alle seguenti categorie di lavoratori:

a)   lavoratori assunti con contratto a termine in sostituzione di lavoratori assenti;

b)   lavoratori assunti a termine per lo svolgimento delle attività stagionali di cui al D.P.R. n. 1525/1963, nonché – per i periodi contributivi maturati dal 1° gennaio 2013 al 31 dicembre 2015 – per lo svolgimento delle attività stagionali definite tali dagli avvisi comuni e dai contratti collettivi nazionali stipulati entro il 31 dicembre 2011, dalle organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative;

c)   apprendisti;

d)   lavoratori dipendenti (a tempo determinato) delle pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, co. 2, D.Lgs. n. 165/2001 e successive modificazioni.

 Restituzione del contributo addizionale.

L’art. 2, co. 30, della legge di riforma disciplina i casi di restituzione, nel limite massimo di sei mensilità, del contributo addizionale in argomento.

Al fine, infatti, di incentivare le stabilizzazioni dei rapporti di lavoro, la norma prevede che il contributo dell’1,40% potrà essere recuperato (superato il periodo di prova) dai datori di lavoro che, alla scadenza, trasformano il rapporto in un contratto a tempo indeterminato.

La restituzione può avvenire anche se il datore di lavoro, entro 6 mesi dalla scadenza del contratto a termine, riassume il medesimo lavoratore a tempo indeterminato.

In tal caso, tuttavia, opererà una riduzione corrispondente ai mesi che intercorrono tra la scadenza e la stabilizzazione.

In sintesi, quindi, la restituzione piena (sei mensilità) ricorrerà solamente nei casi di trasformazione (entro la scadenza) del contratto da tempo determinato a indeterminato nonché nell’ipotesi di stabilizzazione intervenuta il mese successivo a quello di scadenza del contratto a termine.

Nei casi di stabilizzazione successiva, opererà la contrazione prevista dalla norma.

Es. Lavoratore a tempo determinato  (1/1-31/12/2013) al quale, negli ultimi 6 mesi di contratto, sono state corrisposte le somme indicate  e per il quale è stato versato il contributo dell’1,40%

 

Mesi Retrib.ne 1,40%
luglio € 2.500 € 35,00
agosto € 2.100 € 29,00
settembre € 2.000 € 28,00
ottobre € 2.000 € 28,00
novembre € 2.100 € 29,00
dicembre € 3.900 € 55,00
€ 14.600 € 204,00

Il lavoratore viene stabilizzato (assunzione  a tempo indeterminato) ad aprile 2014.

Importo spettante =  3 mensilità  (€204,00/6) X 3 pari a € 102,00.

 

 Contributo dovuto nei casi di interruzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato per causa diversa dalle dimissioni.

l comma 250 dell’unico articolo di cui si compone la legge n. 228/2012, alla lettera f),  riformula il comma 31 dell’articolo 2 della legge 92/2012, che reca la relativa disciplina.

Il nuovo testo così recita: « Nei casi di interruzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato per le causali che, indipendentemente dal requisito contributivo, darebbero diritto all’ASpI, intervenuti a decorrere dal 1° gennaio 2013, è dovuta, a carico del datore di lavoro, una somma pari al 41 per cento del massimale mensile di ASpI per ogni dodici mesi di anzianità aziendale negli ultimi tre anni. Nel computo dell’anzianità aziendale sono compresi i periodi di lavoro con contratto diverso da quello a tempo indeterminato, se il rapporto e’ proseguito senza soluzione di continuità o se comunque si è dato luogo alla restituzione di cui al comma 30».

La nuova articolazione del comma 31 è volta a chiarire e semplificare il dettato normativo.

La legge, infatti, introduce un nesso tra il contributo e il teorico diritto all’ASpI da parte del lavoratore il cui rapporto di lavoro è stato interrotto; conseguentemente, i datori di lavoro saranno tenuti all’assolvimento della contribuzione in tutti i casi in cui la cessazione del rapporto generi in capo al lavoratore il teorico diritto alla nuova indennità, a prescindere dall’effettiva percezione della stessa.

Restano, quindi, escluse dall’obbligo contributivo in argomento le cessazioni del rapporto di lavoro a seguito di:

  • dimissioni (ad eccezione di quelle per giusta causa[2] o intervenute durante il periodo tutelato di maternità[3]);
    • risoluzioni consensuali, ad eccezione di quelle derivanti da procedura di conciliazione presso la D.T.L. (vedi oltre), nonché da trasferimento del dipendente ad altra sede della stessa azienda distante più di 50 km dalla residenza del lavoratore e\o mediamente raggiungibile in 80 minuti o più con i mezzi pubblici [4];
    • decesso del lavoratore.

Per una più completa identificazione delle situazioni che danno luogo al riconoscimento dell’indennità, si rinvia a quanto già illustrato nella circolare n. 142/2012.

  Misura del contributo.

Al fine di rendere più semplice e snello il meccanismo di versamento del contributo, la norma ha sostituito, inoltre, il precedente parametro del 50% del trattamento ASpI spettante al lavoratore cessato con il 41% del massimale mensile.

Il riferimento legislativo va inteso come un richiamo alla somma limite di cui all’articolo 2, c. 7 della legge n.92/2012 che, per l’anno 2013, è stabilita in € 1.180,00.

Detto valore – utilizzato dal legislatore come soglia per determinare l’importo della prestazione mensile spettante al lavoratore – è, peraltro, annualmente rivalutato sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli  impiegati intercorsa nell’anno precedente.

Ne consegue che, per le interruzioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato intervenute nel 2013, a decorrere dal 1 gennaio, per ogni dodici mesi di anzianità aziendale negli ultimi tre anni, la contribuzione da versare sarà pari a € 483,80 (€1.180X41%).

Per i soggetti che possono vantare 36 mesi di anzianità aziendale, l’importo massimo da versare nel 2013 sarà, quindi, € 1.451,00 (€483,80 X 3).

Stante il nuovo impianto della norma, si precisa che:

  • il contributo è scollegato all’importo della prestazione individuale; conseguentemente, lo stesso è dovuto nella misura indicata, a prescindere dalla tipologia del rapporto di lavoro cessato (full time o part time);
  • per i rapporti di lavoro inferiori ai dodici mesi [5], il contributo va rideterminato in proporzione al numero dei mesi di durata del rapporto di lavoro; a tal fine, si considera mese intero quello in cui la prestazione lavorativa si sia protratta per almeno 15 giorni di calendario. Per un rapporto di 10 mesi, ad esempio, l’importo da versare nel 2013 sarà pari a € 403,16 [6];
  • nell’anzianità aziendale si devono includere tutti i periodi di lavoro a  tempo indeterminato. Quelli a tempo determinato si computano se il rapporto è stato trasformato senza soluzione di continuità o se comunque si è dato luogo alla restituzione del contributo dell’1,40% [7]. Nel computo dell’anzianità aziendale non si tiene conto dei periodi di congedo di cui all’articolo 42, c. 5 del D.lgs, 151/2001;
  • la contribuzione va sempre assolta in unica soluzione, non essendo prevista una definizione rateizzata.

Si ricorda, poi, che ai sensi dell’art. 2, co. 32, il contributo è dovuto anche per le interruzioni dei rapporti di apprendistato diverse dalle dimissioni o dal recesso del lavoratore, ivi compreso il recesso del datore di lavoro al termine del periodo di formazione di cui all’art. 2, co. 1, lett. m) del D.lgs. n.167/2011.

Come già precisato al precedente punto 1), il contributo di cui all’art. 2, co. 31, è comunque dovuto  nei casi di dimissioni dell’apprendista per giusta causa o intervenute durante il periodo tutelato di maternità.

Inoltre, come anticipato, la contribuzione deve essere versata nei casi di procedura di conciliazione da tenersi presso la D.T.L. secondo le modalità previste all’art. 7 della legge n. 604/1966 come sostituito dall’art. 1, comma 40, della legge di riforma. In questa ipotesi, infatti, qualora la conciliazione abbia un esito positivo e preveda una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, è riconosciuta espressamente al lavoratore l’erogazione della nuova indennità ASpI.

L’articolo 2, c. 35 stabilisce – infine – che, a far tempo da  1º gennaio 2017, nei casi di licenziamento collettivo in cui la dichiarazione di eccedenza del personale ex art. 4, c.9, della legge n. 223/1991, non abbia formato oggetto di accordo sindacale, il contributo di cui trattasi è moltiplicato per tre volte.

 Casi di esclusione dall’obbligo di versamento del contributo.

L’art. 2, co. 33, della più volte richiamata legge n. 92/2012, dispone l’esclusione dal versamento del predetto contributo, fino al 31 dicembre 2016, dei datori di lavoro tenuti al versamento del contributo d’ingresso nelle procedure di mobilità ex art. 5, co. 4, legge n. 223/91.

Inoltre, si richiama la disposizione di cui al successivo co. 34, secondo cui il contributo in argomento non è dovuto, per il periodo 2013 – 2015, nei seguenti casi:

  • licenziamenti effettuati in conseguenza di cambi di appalto, ai quali siano succedute assunzioni presso altri datori di lavoro, in applicazione di clausole sociali che garantiscano la continuità occupazionale prevista dai CCNNLL;
  • interruzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato, nel settore delle costruzioni edili, per completamento delle attività e chiusura del cantiere.

Infine, in forza della previsione contenuta all’art. 34, comma 54, lettera b) della legge n. 221/2012 [8], restano escluse dal contributo  in questione le cessazioni intervenute a seguito di  accordi  sindacali  nell’ambito  di  procedure  ex articoli  4  e  24  della  legge  23  luglio  1991,  n.  223,  ovvero di processi di riduzione di personale dirigente  conclusi con accordo firmato da associazione sindacale stipulante il contratto collettivo di lavoro della categoria.

Si precisa che tale ultima esenzione opera con esclusivo riferimento a situazioni che rientrano nel quadro dei provvedimenti di “tutela dei lavoratori anziani” di cui all’articolo 4 della legge n. 92/2012.

4) Modalità operative.

La legge non si sofferma sulle modalità di assolvimento della contribuzione di cui trattasi. Ai fini della individuazione del momento impositivo, l’Istituto – d’intesa con il Ministero del Lavoro – ha ritenuto che l’obbligo contributivo debba essere assolto entro e non oltre il termine di versamento della denuncia successiva a quella del mese in cui si verifica la risoluzione del rapporto di lavoro (es. per un licenziamento avvenuto il 4 maggio 2013, il contributo ex art. 2, comma 31 della legge 92/2012 deve essere pagato entro la denuncia riferita al mese di giugno 2013, i cui termini di versamento e di trasmissione sono fissati, rispettivamente, al 16 e al 31 luglio 2013).

Stante la valenza “contributiva” assegnata alle somme dovute in relazione alle interruzioni dei rapporti di lavoro, il relativo versamento soggiace all’ordinaria disciplina sanzionatoria prevista in materia di contribuzione previdenziale obbligatoria a carico del datore di lavoro.

Ai fini dell’esposizione sul flusso UniEmens del contributo in parola, deve essere valorizzato, nell’elemento <CausaleADebito>, di <AltreADebito>, di <DatiRetributivi>, il nuovo  codice causale “M400” avente il significato di “Contributo dovuto nei casi di interruzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato ai sensi dell’articolo 2 comma 31 della legge 92/2012” e, nell’elemento <ImportoADebito>, l’importo da pagare.

In sede di prima applicazione della norma, in relazione alle interruzioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato intervenute nei periodo di paga da “gennaio a marzo 2013”, il versamento del contributo ex articolo 2, c. 31 della legge 92/2012 potrà essere effettuato, senza aggravio di oneri accessori, entro il giorno 16 del terzo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare [9].

Per il versamento di dette somme a titolo di arretrati, dovrà essere valorizzata, nell’elemento <CausaleADebito> di <AltrePartiteADebito>di <DenunciaAziendale>,  la nuova causale “M401”  avente il significato di” Arretrati Contributo dovuto nei casi di interruzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato ai sensi dell’articolo 2 comma 31 della legge 92/2012, nell’elemento <NumDip> il numero di lavoratori pePremesso quanto sopra ,si   affrontano  i  seguenti   quesiti  formulati sulll’obbligo di versamento del contributo in questione.

Quesito n.1

Il contributo è dovuto anche in caso di decesso del lavoratore ?

Risposta

La nuova formulazione  del comma 31 dell’art.1  ha risolto il dubbio in proposito    discendente  dal testo originario del medesimo .Pertanto, ,ora risulta   viene escluso che il contributo di cessazione del rapporto di lavoro sia  dovuto anche nel caso di decesso del lavoratore .

Quesito n.2

Per il calcolo del contributo si deve tener conto anche della frazione di 12 mesi?

Risposta

Nel testo legislativo non si fa alcun riferimento in merito ,posto che  sta scritto che esso corrisponde ad  una somma pari al 41 per cento del massimale mensile di ASpI per ogni dodici mesi di anzianità aziendale negli ultimi tre anni.L’interpretazione letterale porta   as calcolare il contributo con riferimento ai soli 12 mesi compresi nell’ultimo triennio del rapporto di lavoro ,senza tener conto di periodi residui inferiori  (Es.l’anzianita’ di 15 mesi comporta il contributo soltanto per 12 mesi,mentre non concorrono pro rata gli altri 3 mesi ).Tuttavia ,prudenza suggerisce di attendere le istruzioni   in merito  che saranno fornite dagli organi istituzionali competenti (Ministero Lavoro ed Inps),la cui mancanza rende non operativa la disposizione in esame ed impedisce il   versamento del contributo in parola.

Quesito n.3

Anche l’interruzione del rapporto di lavoro per  dimissioni senza giusta causa determina l’obbligo del contributo.

Risposta

No,soltanto quella conseguente a  licenziamento e   dimissione   per giusta causa,sottolineando che il testo vigente  del  comma 31 richiede    casi di interruzione,intervenuti  a decorrere dal 1º gennaio 2013, di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato per le causali che, indipendentemente dal requisito contributivo, darebbero diritto all’ASpI, che ,al pari di quanto stabilito,per l’indennita’ di disoccupazione ordinaria ,non spetta ai dimissionari senza giusta causa.

Quesito n.4

Il contributo in esame è dovuto pure per l’interruzione del rapporto di lavoro domestrico a tempo indeterminato.

Risposta

In proposito  si rinvia alla circolasre Inps n.25/2013 ,secondo cui: relativamente al contributo dovuto in caso di interruzione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato, lo stesso non sia applicabile al rapporto di lavoro domestico, attese le peculiarità di quest’ultimo.

2.5 – Durata della prestazione

Le nuove norme prevedono un graduale aumento della durata della prestazione, collegata all’età anagrafica del lavoratore al momento della cessazione del rapporto di lavoro, distribuito nell’arco  di    tre anni.

Nel periodo transitorio la durata massima legale, in relazione ai nuovi eventi di disoccupazione verificatisi a decorrere dal 1° gennaio 2013 e fino al 31 dicembre 2015, è disciplinata nei seguenti termini:

a) per le prestazioni relative agli eventi intercorsi nell’anno 2013:

  • otto mesi per i soggetti con età anagrafica inferiore a cinquanta anni;
  • dodici mesi per i soggetti con età anagrafica pari o superiore a cinquanta anni;

b) per le prestazioni relative agli eventi intercorsi nell’anno 2014:

  • otto mesi per i soggetti con età anagrafica inferiore a cinquanta anni;
  • dodici mesi per i soggetti con età anagrafica pari o superiore a cinquanta anni e inferiore a cinquantacinque anni;
  • quattordici mesi per i soggetti con età anagrafica pari o superiore a cinquantacinque anni, nei limiti delle settimane di contribuzione negli ultimi due anni;

c) per le prestazioni relative agli eventi intercorsi nell’anno 2015:

  • dieci mesi per i soggetti con età anagrafica inferiore a cinquanta anni;
  • dodici mesi per i soggetti con età anagrafica pari o superiore a cinquanta anni e inferiore a cinquantacinque anni,
  • sedici mesi per i soggetti con età anagrafica pari o superiore a cinquantacinque anni, nei limiti delle settimane di contribuzione negli ultimi due anni.

A regime, dal 1° gennaio 2016 e in relazione ai nuovi eventi di disoccupazione verificatisi a decorrere da tale data:

  1. per i lavoratori di età inferiore ai cinquantacinque anni, l’indennità viene corrisposta per un periodo massimo di dodici mesi, detratti i periodi di indennità già eventualmente fruiti sia a titolo di indennità di disoccupazione ASpI che mini-ASpI, nell’arco di un periodo precedente la data di cessazione del rapporto di lavoro pari al periodo massimo teorico di spettanza della prestazione;
  2. per i lavoratori di età pari o superiore ai cinquantacinque anni, l’indennità è corrisposta per un periodo massimo di diciotto mesi, nei limiti delle settimane di contribuzione negli ultimi due anni, detratti i periodi di indennità già eventualmente fruiti sia a titolo di indennità di disoccupazione ASpI che mini-ASpI, nell’arco di un periodo precedente la data di cessazione del rapporto di lavoro pari al periodo massimo teorico della prestazione.

Si precisa che nelle ipotesi sopra descritte che abbiano una previsione di durata della prestazione superiore ai dodici mesi, per determinare la durata stessa della prestazione nei limiti delle settimane di contribuzione negli ultimi due anni, così come già precedentemente illustrato per il diritto, sono utili tutte le settimane di contribuzione, purché per esse risulti, anno per anno, complessivamente erogata o dovuta una retribuzione non inferiore ai minimali settimanali (legge 638/1983 e legge 389/1989). La disposizione relativa alla retribuzione di riferimento non si applica ai lavoratori addetti ai servizi domestici e familiari, agli operai agricoli e agli apprendisti per i quali continuano a permanere le regole vigenti.

2.6 – Presentazione della domanda

Per fruire dell’indennità i lavoratori aventi diritto devono, a pena di decadenza, presentare apposita domanda, esclusivamente in via telematica, entro il termine( perentorio)di due mesi dalla data di spettanza del trattamento.La nuova norma richiama esplicitamente il termine di due mesi e pertanto si dovrà far riferimento per l’individuazione del termine di presentazione della domanda allo stesso giorno del secondo mese successivo, indipendentemente dal numero dei giorni presenti nel periodo (15 gennaio – 15 marzo; 2 luglio – 2 settembre).

Il termine di due mesi per la presentazione della domanda decorre dalla data di inizio del periodo indennizzabile che è così individuato:

  1. ottavo giorno successivo alla data di cessazione dell’ultimo rapporto di lavoro;
  2. data di definizione della vertenza sindacale o data di notifica della sentenza giudiziaria (si precisa che il riferimento deve essere sempre inteso alla sentenza di un giudizio di merito nulla influendo al nostro fine eventuali ordinanze in esito ad azioni cautelari intentate dal lavoratore);
  3. data di riacquisto della capacità lavorativa nel caso di un evento patologico (es.: malattia comune, infortunio) iniziato entro gli otto giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro
  4. ottavo giorno dalla data di fine del periodo di maternità in corso al momento della cessazione del rapporto di lavoro;
  5. ottavo giorno dalla data di fine del periodo corrispondente all’indennità di mancato preavviso ragguagliato a giornate;
  6. trentottesimo giorno successivo alla data di cessazione per licenziamento per giusta causa

 In aggiunta a quanto sopra ,si richiama  il contenuto della circolare inps n.154/2013 ,riguardante la
presentazione della dichiarazione di immediata disponibilità nell’ambito della domanda di disoccupazione ASpI e Mini ASpI

 Come noto, lo stato di disoccupazione involontaria, comporta per il lavoratore l’obbligo di presentarsi al Centro per l’Impiego del proprio domicilio per rendere la dichiarazione di immediata disponibilità di cui all’art. 1, comma 2, lettera c) del D.Lgs. n. 181 del 2000.

Al fine di semplificare l’erogazione della indennità di disoccupazione ASpI e Mini-ASpI, il legislatore con la previsione dell’art. 4, comma 38, della legge di riforma del mercato del lavoro ha previsto la facoltà, in capo al lavoratore disoccupato, di rilasciare all’INPS la dichiarazione in oggetto, al momento della presentazione della domanda di indennità nell’ambito dell’ASpI.

 E’ stato, quindi, affidato all’Istituto il compito di ricevere e, successivamente, mettere a disposizione dei Centri per l’impiego territorialmente competenti in base al domicilio, le dichiarazioni dei richiedenti l’ASpI o mini-ASpI – documenti indispensabili ai fini delle verifiche sullo stato di disoccupazione nonché dell’attivazione delle politiche attive – attraverso il Sistema informativo della Banca dati percettori di cui al comma 35, del predetto art. 4.

 Al fine di dare concreta attuazione al dettato normativo l’Istituto ha provveduto ad aggiornare la modulistica per la richiesta delle prestazioni ASpI (SR134) e Mini-ASpI (SR133) pubblicata nell’apposita sezione del sito (www.inps.it) ed allegata alla presente circolare, implementando conseguentemente la procedura di presentazione della domanda telematica da parte dei cittadini, Patronati e contact center integrato.

 I Centri per l’Impiego accedono già alla Banca dati Percettori di cui all’art. 19, comma 4, del D.L. n. 185 del 2008, convertito con Legge n. 2 del 2009 e ss.ii.mm., per conoscere, ai fini delle politiche attive, i percettori di ammortizzatori sociali e per comunicare all’Istituto, ai sensi della normativa vigente, le eventuali cause di decadenza connesse alle attività di competenza dei centri medesimi.

 L’INPS ha provveduto ad integrare nella suddetta Banca dati le funzionalità necessarie ai Centri per l’Impiego per ricevere le dichiarazioni in argomento al fine degli adempimenti di loro competenza.

 Con messaggio n.18702 del 19.11.2013 ,l’Inps ha fornito ulteriori precisazioni sulla presentazione delle domande d’indennita’,specificando che ,facendo seguito a quanto previsto nella  circolare n.154/13,   stati rilasciati gli aggiornamenti necessari per la presentazione telematica della dichiarazione di immediata disponibilità, contestualmente alla presentazione della domanda di indennità di disoccupazione ASpI e miniASpI.

A questo fine sono state aggiornate le procedure di presentazione delle suddette domande a disposizione del cittadino, degli Enti di Patronato e degli operatori di contact center.

Inoltre,  in attuazione di quanto previsto dal dettato normativo (art. 4 comma 38 legge n. 92/2012), nell’ambito del Sistema informativo dei percettori delle prestazioni a sostegno del reddito,  sono state rilasciate e rese disponibili le nuove funzionalità ad uso dei Centri per l’impiego, per la consultazione delle dichiarazioni di competenza presentate online. Per le modalità operative si fa rimando a quanto indicato nella circolare n. 154/2013.

A breve sarà possibile l’accesso ai dati delle Dichiarazioni pervenute anche mediante servizi di cooperazione applicativa per le Istituzioni autorizzate che intendano avvalersi di detta modalità di fruizione di questo servizio

E’ stato completato anche l’aggiornamento della procedura DsWeb,  integrata con la nuova base dati che riporta l’esito del censimento dei Centri per l’impiego effettuato dall’Istituto.

Pertanto, a partire dal 18 novembre 2013, le domande di prestazioni a sostegno del reddito potranno fare riferimento ai soli Centri per l’impiego censiti. Si segnala che, qualora si ravvisi la mancanza in detta base dati di un Centro per l’impiego, è possibile, per gli operatori delle Strutture INPS territoriali autorizzati, inserirlo nel catalogo in questione, accedendo ai servizi disponibili in intranet – Processi – Prestazioni a sostegno del reddito – Banca dati percettori – sezione CPI.

L’istruttoria procedurale delle domande ASpI e miniASpI, inoltre, è stata adeguata nel rispetto di quanto indicato in circolare n.154 del 2013 relativamente alla sospensione del termine di presentazione delle domande in fase di prima applicazione delle nuove funzionalità per consentire il pieno utilizzo della procedura aggiornata.

Con l’occasione si fa presente che i relativi moduli di domanda ASpI  (SR 134) e Mini ASpI (SR 133) , opportunamente revisionati, sono stati pubblicati nella Banca dati “Modulistica on line” disponibile nel sito istituzionale (www.inps.it).

 2.7 – Decorrenza dell’indennita’

L’indennità di disoccupazione ASpI spetta:

  1. dall’ottavo giorno successivo alla data di cessazione dell’ultimo rapporto di lavoro, se la domanda viene presentata entro l’ottavo giorno;
  2. dal giorno successivo a quello di presentazione della domanda, nel caso in cui questa sia presentata successivamente all’ottavo giorno;
  3. dalla data di rilascio della dichiarazione di immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa nel caso in cui questa non sia stata presentata all’INPS ma al centro per l’impiego e sia successiva alla presentazione della domanda di indennità;
  4. dalle date di cui alle lettere c); d); e); f) del precedente punto 2.6 qualora la domanda sia stata presentata prima di tali date o dal giorno successivo alla presentazione della domanda qualora presentata successivamente ma, comunque, nei termini di legge.

Si precisa che nel caso previsto invece alla lettera b) dello stesso punto la decorrenza della prestazione può essere anche precedente alla definizione del contenzioso giudiziario, ferma restando la necessità della sua verifica all’esito della sentenza definitiva.

2.8 – Nuova attività lavorativa in corso di prestazione

2.8.a – Nuovo contratto di lavoro subordinato

La fruizione dell’indennità è condizionata al permanere dello stato di disoccupazione.In caso di nuova occupazione del soggetto assicurato con contratto di lavoro subordinato, l’indennità è sospesa d’ufficio, sulla base delle comunicazioni obbligatorie, fino ad un massimo di sei mesi. Per l’individuazione del periodo di sospensione si considera la durata di calendario del rapporto di lavoro, prescindendo da ogni riferimento alle giornate effettivamente lavorate. Al termine di un periodo di sospensione di durata inferiore o pari a sei mesi l’indennità riprende ad essere corrisposta per il periodo residuo spettante al momento in cui l’indennità stessa era stata sospesa.

Si precisa che la sospensione e la ripresa della prestazione avvengono d’ufficio e che a tal fine, come già previsto per l’indennità di mobilità, è ininfluente l’eventuale cessazione anticipata per dimissioni del lavoratore.

Pertanto non è più obbligatorio l’utilizzo del modello DS56 bis per la comunicazione di una nuova occupazione che comunque sarà mantenuto per le altre comunicazioni utili e previste dalla nuova normativa.

La legge prevede che nei casi di sospensione, i periodi di contribuzione legati al nuovo rapporto di lavoro possono essere fatti valere ai fini di un nuovo trattamento di indennità ASpI e mini-ASpI.

Si precisa che la sospensione dell’indennità e la sua ripresa avvengono anche nel caso di un lavoro a tempo determinato della durata massima di sei mesi intrapreso in uno stato estero, sia si tratti di Stati appartenenti all’UE sia si tratti di Stati extracomunitari.

2.8.b – Lavoro accessorio

La legge 28 giugno 2012, n. 92 ha stabilito che per prestazioni di lavoro accessorio si intendono attività lavorative di natura meramente occasionale che non danno luogo, con riferimento alla totalità dei committenti, a compensi superiori a 5.000 euro (al netto dei contributi previdenziali) nel corso di un anno solare, annualmente rivalutati sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati intercorsa nell’anno precedente. Fermo restando il limite complessivo di 5.000 euro nel corso di un anno solare, nei confronti dei committenti imprenditori commerciali o professionisti, le attività lavorative di cui trattasi possono essere svolte a favore di ciascun singolo committente per compensi non superiori a 2.000 euro, anch’essi rivalutati annualmente. Si richiama comunque, sul lavoro accessorio, quanto chiarito dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali con la circolare 18 del 2012.

L’articolo 46 bis della legge 7 agosto 2012, n. 134 ha poi previsto che per l’anno 2013, le prestazioni di lavoro accessorio possano essere rese, in tutti i settori produttivi, compresi gli enti locali nel limite massimo di 3.000 euro (al netto dei contributi previdenziali) di corrispettivo per anno solare, da percettori di prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito. Ha previsto inoltre che l’INPS provvede a sottrarre dalla contribuzione figurativa relativa alle prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito gli accrediti contributivi derivanti dalle prestazioni di lavoro accessorio.

2.8.c – Lavoro autonomo

In caso di svolgimento di attività lavorativa sia in forma autonoma che parasubordinata, dalla quale derivi un reddito inferiore al limite utile ai fini della conservazione dello stato di disoccupazione, il soggetto beneficiario deve informare l’INPS entro un mese dall’inizio dell’attività, dichiarando il reddito annuo che prevede di trarre da tale attività.

La procedura provvede, qualora il reddito da lavoro autonomo sia inferiore al limite utile ai fini della conservazione dello stato di disoccupazione, a ridurre il pagamento dell’indennità di un importo pari all’80 per cento dei proventi preventivati, rapportati al tempo intercorrente tra la data di inizio dell’attività e la data di fine dell’indennità o, se antecedente, la fine dell’anno. La riduzione di cui al periodo precedente è conguagliata d’ufficio al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi; nei casi di esenzione dall’obbligo di presentazione della dichiarazione dei redditi, è richiesta al beneficiario un’apposita autodichiarazione concernente i proventi ricavati dall’attività autonoma da presentare all’Istituto.

Qualora nel corso del periodo di godimento delle indennità il lavoratore, per qualsiasi motivo, ritenesse di dover modificare il reddito dichiarato, dovrà presentare una nuova dichiarazione “a montante” cioè comprensiva del reddito precedentemente dichiarato e delle variazioni a maggiorazione o a diminuzione. In tal caso si procederà a rideterminare, dalla data della nuova dichiarazione, l’importo della trattenuta sull’intero reddito diminuito delle quote già eventualmente recuperate.

2.9 – Decadenza dall’indennità

Il beneficiario decade dall’indennità, con effetto dal verificarsi dell’evento interruttivo, nei seguenti casi:

  1. perdita dello stato di disoccupazione;
  2. nuova occupazione con contratto di lavoro subordinato di durata superiore a sei mesi;
  3. inizio di un’attività in forma autonoma senza che il lavoratore effettui la comunicazione di cui all’art.2, comma 17, della legge n. 92 del 2012;
  4. raggiungimento dei requisiti per il pensionamento di vecchiaia o anticipato;
  5. acquisizione del diritto all’assegno ordinario di invalidità, sempre che il lavoratore non opti per l’indennità di disoccupazione ASpI o mini-ASpI. A tale proposito si richiama la circolare n. 138 del 26 ottobre 2011.

Dal combinato disposto dall’art 2, comma 40 e comma 41, e dall’articolo 4, commi 41 e 42, della legge di riforma sono considerate ipotesi di decadenza anche:

f)    il rifiuto di partecipare senza giustificato motivo ad una iniziativa di politica attiva o di attivazione proposta dai servizi competenti di cui all’articolo 1, comma 2, lettera g), del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, e successive modificazioni, o non la regolare partecipazione;

g)  la non accettazione di una offerta di un lavoro inquadrato in un livello retributivo superiore almeno del 20 per cento rispetto all’importo lordo dell’indennità cui si ha diritto.

Le ipotesi f) e g) si applicano quando le attività lavorative o di formazione ovvero di riqualificazione si svolgono in un luogo che non dista più di 50 chilometri dalla residenza del lavoratore, o comunque è raggiungibile mediamente in 80 minuti con i mezzi di trasporto pubblici.

Si precisa che la riforma ha espressamente abrogato l’art. 1 quinquies del decreto legge 5 ottobre 2004 n. 249, convertito con modificazioni dalla legge 3 dicembre 2004, n. 291, che disciplinava la decadenza dalle prestazioni a sostegno del reddito nel caso di rifiuto di unaofferta di un lavoro con inquadramento in un livello retributivo non inferiore del 20 per cento rispetto a quello delle mansioni di provenienza.

L’interruzione si realizza dal momento in cui si verifica l’evento che la determina, con conseguente obbligo di restituire l’indennità che eventualmente si sia continuato a percepire oltre la data del verificarsi dell’evento interruttivo.

2.10 – Anticipazione dell’indennità

In data 8 giugno 2013 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale – Serie generale n. 133 il  Decreto n. 73380 del 29 marzo 2013 (all. 1) emanato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali di concerto col Ministero dell’Economia e delle Finanze,che da’ attuazione alle disposizioni di cui all’art.2 comma 19 della Legge 28 giugno 2012 n. 92 il quale –  in via sperimentale e nel limite massimo di 20 milioni di  euro  per ciascuno degli anni 2013, 2014  e  2015 – prevede che il lavoratore avente diritto alla corresponsione  dell’indennità  di disoccupazione ASpI o mini ASpI possa richiedere  la  liquidazione  anticipata in un’unica soluzione degli  importi  del relativo  trattamento  non   ancora percepiti, al fine di intraprendere un’attività di lavoro  autonomo, ovvero per avviare un’attività in forma di auto impresa o  di  micro impresa, o  per  associarsi  in  cooperativa.

Con la   circolare INPS N.145 del 9 ottobre 2013 sono state fornite  si forniscono pertanto le istruzioni relative  al decreto in argomento.

 a)  Ambito di applicazione.

Ai sensi dell’articolo 1 del citato decreto 29 marzo 2013 n. 73380  sono destinatari dell’intervento i  lavoratori  beneficiari dell’indennità mensile ASpI o mini-ASpI che intendono:

  • intraprendere un’attività di lavoro autonomo;
  • avviare un’attività di auto  impresa  o  di  micro impresa;
  • associarsi in cooperativa  in  conformità  alla  normativa vigente;
  • sviluppare  a  tempo  pieno  un’attività autonoma già iniziata durante il rapporto di  lavoro  dipendente  la cui cessazione ha dato luogo alla prestazione ASpI o mini-ASpI;
  • intraprendere attività di collaborazione a progetto ovvero di co.co.co svolta con committente diverso dal datore di lavoro con cui è cessato il rapporto di lavoro – che ha determinato il diritto all’indennità di disoccupazione ASpI o mini ASpI – ovvero diverso da eventuali società controllate o collegate ai sensi dell’art. 2359 del c.c.

Al fine di fornire chiarimenti in merito alle suddette attività che possono costituire presupposto per la richiesta di anticipazione dell’indennità di disoccupazione ASpI o mini ASpI, si forniscono alcune precisazioni.

Per attività di lavoro autonomo si intende l’esercizio di arti o professioni che comporti l’assoggettamento all’obbligo di iscrizione ad un regime assicurativo diverso da quelli previsti per i lavoratori dipendenti.

Per l’attività di auto impresa o di micro impresa, si richiamano le disposizioni contenute rispettivamente nel D. lgs. 21 aprile 2000, n. 185 e nel Decreto del Ministero delle attività produttive del 18 aprile 2005 (all.n.2).

Anche in questi casi il beneficiario deve essere assoggettato ad un regime assicurativo obbligatorio diverso da quelli previsti per i lavoratori dipendenti.

Con particolare riferimento all’associazione in cooperativa di lavoro, con la quale il lavoratore instauri un rapporto di lavoro subordinato, si precisa che il presente beneficio è alternativo a quello previsto dall’art. 2, comma 10 bis della legge 92/2012, introdotto dall’art.7 comma 5 lett.b) del decreto legge 28 giugno 2013, n.76, convertito, con modificazioni, in legge 9 agosto 2013, n. 99 che ad ogni buon conto si riporta:

Al datore di lavoro che, senza esservi tenuto, assuma a tempo pieno e indeterminato lavoratori che fruiscono dell’Assicurazione sociale per l’impiego (ASpI) di cui al comma 1 è concesso, per ogni mensilità di retribuzione corrisposta al lavoratore, un contributo mensile pari al cinquanta per cento dell’indennità mensile residua che sarebbe stata corrisposta al lavoratore. Il diritto ai benefi ci economici di cui al presente comma è escluso con riferimento a quei lavoratori che siano stati licenziati, nei sei mesi precedenti, da parte di impresa dello stesso o diverso settore di attività che, al momento del licenziamento, presenta assetti proprietari sostanzialmente coincidenti con quelli dell’impresa che assume, ovvero risulta con quest’ultima in rapporto di collegamento o controllo. L’impresa che assume dichiara, sotto la propria responsabilità, all’atto della richiesta di avviamento, che non ricorrono le menzionate condizioni ostative”.

 b)     Istruzioni operative,  aspetti procedurali e contabili

La prestazione  consiste  nella  liquidazione  in  unica  soluzione dell’indennità ASpI o mini-ASpI spettante ma non ancora percepita.

 b.1 Domanda

I lavoratori che intendono avvalersi della  liquidazione  in  unica soluzione della prestazione di  ASpI o mini ASpI  devono  inoltrare  all’INPS  specifica domanda entro la fine del periodo di fruizione della prestazione ASpI o mini-ASpI e,  comunque,  entro  60  giorni dalla data di inizio dell’attività autonoma o parasubordinata o dell’associazione  in cooperativa.

Ai fini della presentazione della domanda di anticipazione dell’indennità di disoccupazione ASpI o mini-ASpI, si richiama l’attenzione sul disposto di cui all’art. 2, comma 17 delle legge n. 92 del 2012 e sulle relative istruzioni fornite con la circolare INPS n. 142 del 18/12/2012.

In particolare si ricorda che, ai sensi del sopra richiamato art. 2 comma 17, in caso di svolgimento di attività lavorativa in forma autonoma dalla quale derivi un reddito inferiore al limite utile ai fini della conservazione dello stato di disoccupazione, il soggetto beneficiario della prestazione deve informare l’INPS – a pena di decadenza dall’indennità di disoccupazione ASpI o mini-ASpI – entro un mese dall’inizio dell’attività, dichiarando altresì il reddito annuo che prevede di trarre da tale attività.

Posto quanto sopra, qualora l’attività autonoma, l’attività di auto  impresa  o  di  micro impresa o parasubordinata o  l’associazione  in cooperativa sia iniziata durante il rapporto di  lavoro  dipendente  la cui cessazione ha dato luogo alla prestazione ASpI o mini-ASpI,  la domanda intesa ad ottenere l’anticipazione delle predette prestazioni deve essere trasmessa entro 60 giorni dalla data di presentazione della domanda di indennità di disoccupazione ASpI o mini-ASpI.

Il termine dei 60 giorni riconosciuto per la domanda di anticipazione della prestazione non esime dal rispetto del termine previsto a pena di decadenza dal sopra citato art. 2, comma 17, della legge n. 92 del 2012.

Per coloro che siano già beneficiari della indennità di disoccupazione ASpI o mini-ASpI ed abbiano altresì – alla data di pubblicazione della presente circolare – già avviato una attività di lavoro autonomo, un’attività di auto  impresa  o  di  micro impresa o un’attività parasubordinata o si siano associati in cooperativa, il termine di 60 giorni per la presentazione della domanda di anticipazione decorrerà dalla data di pubblicazione della presente circolare.

Si precisa, altresì, che laddove il soggetto interessato sia divenuto beneficiario dell’indennità di disoccupazione ASpI o Mini-ASpI in misura ridotta per un importo pari all’80% dei proventi preventivati per lo svolgimento di attività lavorativa in forma autonoma di cui al comma 17 del richiamato art. 2, la prestazione verrà erogata in misura intera.

Per quanto concerne le modalità di presentazione della domanda di anticipazione delle predette prestazioni, si fa presente che detta domanda, recante la specificazione dell’attività da intraprendere o sviluppare, dovrà essere inoltrata esclusivamente in via telematica attraverso una delle seguenti modalità:

  • via WEB tramite sportello del cittadino accessibile dall’utente nei servizi online dell’Istituto,
  • tramite Patronato/intermediari dell’Istituto – attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi con il supporto dell’Istituto.
  • tramite Contact Center Multicanale INPS-INAIL telefonando gratuitamente al numero 803164 da rete fissa  o al numero 06 164164 a pagamento da rete mobile secondo il proprio piano tariffario.

Nel corso della trasmissione della domanda di anticipazione:

– ai lavoratori che risultano già beneficiari di prestazione ASpI o mini ASpI verranno richieste le sole informazioni necessarie alla definizione della domanda di anticipazione;

– ai lavoratori che non risultano ancora beneficiari di prestazione ASpI o mini ASpI verrà richiesto in automatico di compilare domanda di indennità di disoccupazione ASpI o mini ASpI; effettuato l’invio della predetta domanda,  sarà possibile compilare ed inoltrare la domanda di anticipazione della prestazione richiesta.

Come di consueto, all’istanza è attribuito un numero  di protocollo informatico.  Nel caso di specie esso si impone  anche ai fini del rispetto del limite di  spesa, citato in premessa, di cui all’ultimo periodo dell’art. 2 del Decreto in argomento.

 

b.2 Documentazione

Secondo quanto disposto dall’art. 40 del D.P.R. 28 dicembre 2000, n.445 “T.U. delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa”, come modificato ed integrato dall’art.15  della legge 12 novembre 2011, n. 183 (Legge di Stabilità per il 2012), nei rapporti con gli organi della pubblica amministrazione e i gestori di pubblici servizi i certificati e gli atti di notorietà sono sempre sostituiti dalle dichiarazioni sostitutive di certificazioni e dell’atto di notorietà di cui agli articoli 46 e 47 del predetto decreto.

Posto quanto sopra, ai fini che qui interessano, l’istanza intesa ad ottenere l’anticipazione della prestazione di ASpI o mini ASpI dovrà, pertanto, contenere quanto di seguito indicato.

Nei casi in cui, per l’esercizio dell’attività che dà titolo a richiedere l’anticipazione,  sia richiesta  specifica  autorizzazione  ovvero   iscrizione   ad   albi professionali o di categoria, dovrà essere dichiarato  il  rilascio dell’autorizzazione  ovvero  l’iscrizione  agli  albi  medesimi unitamente alla indicazione degli estremi per la successiva verifica.   Per quanto concerne  l’attività  di  lavoro  associato  in  cooperativa, dovrà essere attestata l’avvenuta iscrizione della cooperativa nel registro  delle imprese presso la Camera di Commercio  competente   per territorio, nonché nell’Albo nazionale delle società cooperative gestito dalle Camere di Commercio unitamente alla indicazione degli estremi per la successiva verifica.

Più in particolare, in attuazione delle norme citate, per quanto concerne le attività maggiormente ricorrenti si riportano di seguito – a mero titolo esemplificativo – le modalità attraverso cui è possibile certificare l’avvio di attività lavorativa in forma autonoma:

– per le attività commerciali, è possibile fare riferimento agli estremi della Segnalazione Certificata Inizio Attività (S.C.I.A.) o, laddove prevista per legge, alla richiesta di autorizzazione formulata al Comune competente per territorio o agli estremi dell’autorizzazione già rilasciata;

– per gli agenti e rappresentanti di commercio e per i mediatori, è possibile fare riferimento oltre che agli estremi della Segnalazione Certificata Inizio Attività (S.C.I.A.) all’iscrizione nel Registro delle Imprese, se l’attività è svolta in forma di impresa, oppure all’iscrizione nel Repertorio Economico Amministrativo (R.E.A.).

– per l’attività artigiana, è possibile fare riferimento oltre che agli estremi della Segnalazione Certificata Inizio Attività (S.C.I.A.) all’iscrizione nell’Albo Imprese Artigiane, tenuto dalle Commissioni provinciali per l’artigianato, che operano presso le Camere di Commercio;

– per le attività professionali, è possibile fare riferimento all’iscrizione all’albo, comprovata da dichiarazione sostitutiva di certificazione;

per l’attività  di  lavoro  associato  in  cooperativa, è possibile produrre gli estremi dell’ iscrizione della cooperativa nel registro  delle imprese presso la Camera di Commercio  competente  per territorio, nonché dell’iscrizione nell’Albo nazionale delle società cooperative gestito dalle Camere di Commercio, lo stralcio dall’elenco dei soci corredato da una dichiarazione del Presidente della cooperativa attestante l’avvenuta iscrizione dell’interessato e l’attività allo stesso assegnata.

Per le attività per le quali non esista l’albo o non sia obbligatoria l’iscrizione, come pure nei casi di attività commerciali per le quali sia stata chiesta ma non ancora   rilasciata la relativa autorizzazione, la domanda di anticipazione deve essere corredata dalla documentazione o da ogni altro elemento che attesti l’assunzione di iniziative finalizzate allo svolgimento dell’attività che dà titolo a richiedere l’anticipazione (numero di partita IVA, contratto di affitto, utenze, ecc. iscrizione alla gestione separata di cui all’art. 1, co. 26 della legge n. 335 del 1995) ai sensi di quanto disposto dall’art. 3 del Decreto interministeriale n.73380 del 2013.

Laddove per l’esercizio dell’attività denunciata sia prescritta autorizzazione amministrativa del Comune o dell’Autorità di P.S., è possibile fare riferimento alla richiesta dell’autorizzazione o, se già conseguita, agli estremi dell’autorizzazione medesima.

 

b.3 Erogazione della prestazione

Ai fini dell’erogazione della prestazione le Strutture dell’Istituto dovranno accertare preventivamente la sussistenza in capo ai richiedenti di una indennità  di disoccupazione ASpI o mini ASpI oppure del diritto  a fruire dell’indennità di disoccupazione ASpI o mini ASpI.

Accertata la sussistenza dell’indennità oppure riconosciuto il diritto all’indennità, le Strutture dovranno accertare – basandosi sull’idoneità degli elementi forniti nella domanda mediante dichiarazioni sostitutive delle certificazioni e dell’atto di notorietà di cui agli articoli 46 e 47 del D.P.R. n.445 del 2000 o sull’idoneità della documentazione prodotta – se i richiedenti abbiano titolo ad ottenere l’anticipazione. In caso positivo, in procedura informatica DSWeb verrà posta la corrispondente prestazione mensile di ASpI o miniASpI con il “codice di stato” “D” (Definita), con decadenza impostata al giorno di presentazione della domanda di anticipazione.

Le Strutture territoriali, quindi, dovranno procedere alla determinazione dell’importo da corrispondere a titolo di anticipazione erogando in un’unica soluzione i ratei spettanti nel periodo compreso tra la data di presentazione della domanda di anticipazione e il termine di spettanza dell’indennità di disoccupazione ASpI o miniASpI, detraendo i ratei già eventualmente pagati nello stesso periodo. La procedura DSWEB provvederà in automatico al calcolo dell’importo da mettere in pagamento, secondo le istruzioni riportate nel paragrafo 2.6 della presente circolare.

L’erogazione dell’anticipazione dell’indennità di disoccupazione ASpI o mini-ASpI potrà avvenire:

  • mediante accredito su conto corrente bancario o postale o su libretto postale;
  • mediante bonifico domiciliato presso Poste Italiane allo sportello di un ufficio postale rientrante nel CAP di residenza o domicilio del richiedente.

Secondo le vigenti disposizioni di legge, le Pubbliche Amministrazioni non possono effettuare pagamenti in contanti per prestazioni il cui importo netto superi i 1.000 euro.

 Si sottolinea che per il periodo di trattamento anticipato non spettano le prestazioni accessorie e cioè ANF e contribuzione figurativa.

Si precisa, infine, che in tutte le ipotesi di fruizione dell’indennità ASpI o  mini-ASpI, se il lavoratore, associandosi ad una cooperativa  già  esistente  o partecipando alla costituzione di una nuova cooperativa, instauri, ai sensi dell’art. 1, comma 3, della legge 3 aprile  2001,  n.  142,  un rapporto di lavoro subordinato, l’importo della prestazione  anticipata compete   alla cooperativa o  deve  essere  conferito  dal  lavoratore  al  capitale sociale della cooperativa.

 

b.4 Restituzione della prestazione anticipata in caso di rioccupazione

Nel caso  in  cui il lavoratore instauri un rapporto di lavoro subordinato prima  della scadenza del periodo spettante di  indennità  corrisposta  in  forma anticipata, l’indennità anticipata dovrà essere restituita. Al riguardo, stante le disposizioni di cui all’art.9, comma 5, del decreto legge n. 76 del 2013 convertito in legge n. 99 del 2013, la struttura territoriale procederà ad effettuare i controlli, tramite UNILAV, sulla instaurazione di rapporti di lavoro subordinati.

b.5 Istruzioni contabili

omissis

 

b.6 Procedura di liquidazione

omidssis

c.  Monitoraggio

omissis

Allegato N.1
Allegato N.2
Allegato N.3

2.11 – Trattamento degli eventi di cessazione del rapporto di lavoro intervenuti prima del 2013

Alle cessazioni del rapporto di lavoro intervenute fino al 31 dicembre 2012, indipendentemente dalla data di presentazione della domanda di indennità di disoccupazione, si applicano, fino alla scadenza naturale ovvero alla decadenza dalla prestazione, le disposizioni in materia di indennità di disoccupazione ordinaria non agricola di cui all’articolo 19 del regio decreto-legge 14 aprile 1939, n. 636, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 luglio 1939, n. 1272, e successive modificazioni.

 3 – Disciplina  mini-ASpI

La mini-ASpI è la prestazione che sostituisce l’indennità di disoccupazione ordinaria non agricola a requisiti ridotti ed è erogata per i nuovi eventi di disoccupazione che si verificano dal 1 gennaio 2013.

Infatti l’art. 2, comma 69, lett. b) della legge di riforma prevede, con la medesima decorrenza dell’avvio della nuova assicurazione (1 gennaio 2013), l’abrogazione dell’art. 7, comma 3, del decreto legge 21 marzo 1988, n. 86 convertito, con modificazioni, dalla legge 20 maggio 1988, n.160, norma che istituiva l’indennità di disoccupazione ordinaria con requisiti ridotti in favore di tutti i lavoratori.

Sono destinatari della prestazione tutti i lavoratori con un rapporto di lavoro in forma subordinata come individuati al paragrafo 2.1 della presente circolare e che involontariamente abbiano perduto tale occupazione

All’indennità di disoccupazione mini-ASpI si applica la stessa disciplina dell’indennità di disoccupazione ASpI  per quanto attiene a:

  1. destinatari;
  2. stato di disoccupazione;
  3. retribuzione di riferimento per il calcolo della prestazione;
  4. misura della prestazione;
  5. decorrenza della prestazione;
  6. modalità e tempi di presentazione della domanda;
  7. svolgimento di attività di lavoro autonomo e di lavoro accessorio durante la percezione della prestazione;
  8. decadenza dall’indennità (si specifica che per la mini-ASpI, nell’ipotesi della lettera b) del paragrafo 2.9, la durata del nuovo contratto di lavoro subordinato deve essere superiore a cinque giorni);
  9. anticipazione dell’indennità.

Si precisa che per il combinato disposto dell’articolo 2, commi 3 e 69, lettera b) con riferimento agli operai agricoli a tempo determinato o indeterminato non trovano applicazione le disposizioni relative all’indennità di disoccupazione mini-ASpI.

Sono invece specificatamente disciplinati gli aspetti riportati ai successivi punti.

3.1 – Requisiti

L’indennità è riconosciuta ai lavoratori che, a partire dal 1° gennaio 2013, abbiano perduto involontariamente la propria occupazione e che presentino i seguenti requisiti:

  1. possano far valere lo status di disoccupato ai sensi dell’articolo 1, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, e successive modificazioni;
  2. possano far valere almeno 13 settimane di contribuzione da attività lavorativa negli ultimi 12 mesi precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione, per la quale siano stati versati o siano dovuti contributi per l’assicurazione obbligatoria. Ai fini del diritto sono valide tutte le settimane retribuite, purché per esse risulti, anno per anno, complessivamente erogata o dovuta una retribuzione non inferiore ai minimali settimanali (legge 638/1983 e legge 389/1989). La disposizione relativa alla retribuzione di riferimento non si applica ai lavoratori addetti ai servizi domestici e familiari, agli operai agricoli e agli apprendisti per i quali continuano a permanere le regole vigenti.

Si chiarisce che non è richiesto il requisito dell’anzianità assicurativa.

Per la verifica del requisito contributivo per la prestazione in esame quanto già precisato al precedente punto 2.3.

3.2 – Durata della prestazione

L’indennità è corrisposta mensilmente per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione nei dodici mesi precedenti la data di cessazione del rapporto di lavoro, detratti i periodi di indennità eventualmente fruiti nel periodo.

Si precisa che per determinare la durata della prestazione, così come già prima illustrato per il diritto, sono utili tutte le settimane di contribuzione, purché per esse risulti, anno per anno, complessivamente erogata o dovuta una retribuzione non inferiore ai minimali settimanali (legge 638/1983 e legge 389/1989). La disposizione non si applica ai lavoratori addetti ai servizi domestici e familiari, agli operai agricoli e agli apprendisti.

3.3 – Sospensione della prestazione

In caso di nuova occupazione del soggetto assicurato con contratto di lavoro subordinato, l’indennità di Mini Aspi è sospesa d’ufficio sulla base delle comunicazioni obbligatorie fino ad un massimo di cinque giorni; al termine del periodo di sospensione l’indennità riprende a decorrere dal momento in cui era rimasta sospesa.

Si precisa che la sospensione dell’indennità, sempre nel periodo massimo di 5 giorni, e la sua ripresa avvengono anche nel caso di un lavoro a tempo determinato in uno stato estero, come già indicato al precedente punto 2.8.a in tema ASpI.

4 – Definizione del trattamento da porre in pagamento

Si precisa che, in presenza di una domanda di indennità di disoccupazione ASpI per la quale non risultino soddisfatti i requisiti per il diritto, a fronte di esplicita indicazione da parte del lavoratore richiedente da esprimersi secondo le modalità riportate nella domanda telematica, saranno verificati, in alternativa, i presupposti per la concessione ed il pagamento dell’indennità di disoccupazione mini-ASpI.

 

 

5 – Revoca giudiziale delle prestazioni

Si coglie l’occasione di rammentare che ai sensi dell’art 2, commi dal 58 al 62, della legge di riforma con la sentenza di condanna per i reati di associazione terroristica, attentato per finalità terroristiche o di eversione, sequestro di persona a scopo di terrorismo o di eversione, associazione di stampo mafioso, scambio elettorale, strage e delitti commessi per agevolare le associazione di stampo mafioso, il giudice dispone la sanzione accessoria della revoca di alcune prestazioni tra cui l’indennità di disoccupazione.

Questi provvedimenti sono comunicati dall’Autorità Giudiziaria entro 15 giorni dall’adozione dei medesimi agli enti previdenziali al fine della loro immediata esecuzione.

Le prestazioni di ASpI e mini-ASpI soggiacciono a tali disposizione e pertanto le sedi territoriali Inps daranno attuazione a tali provvedimenti,con riserva comunque ,  qualora necessario,  di  ulteriori istruzioni. in materia da parte degli organi centrali dell’Istituto

6 – Prestazioni accessorie

Per i periodi di fruizione dell’indennità di disoccupazione ASpI e mini-ASpI sono riconosciuti d’ufficio i contributi figurativi pari alla media delle retribuzioni imponibili ai fini previdenziali degli ultimi due anni. Tali contributi sono utili ai fini del diritto e della misura dei trattamenti pensionistici, esclusi i casi in cui sia previsto il computo della sola contribuzione effettivamente versata.

Resta confermato il diritto all’assegno per il nucleo familiare per le due indennità.

Per le prestazioni in oggetto in corso di pagamento durante la settimana natalizia non è previsto il pagamento della relativa gratifica.

 

 

7 – Ricorsi

Competente a decidere i ricorsi amministrativi presentati avverso i provvedimenti adottati in materia di indennità di disoccupazione ASpI e mini-ASpI è il Comitato Provinciale della struttura che ha emesso il provvedimento.

Il ricorso va presentato entro il termine di 90 giorni dal ricevimento del provvedimento amministrativo:

  • online (tramite codice PIN rilasciato dall’istituto), utilizzando la procedura disponibile tra i “Servizi Online” del sito http://www.inps.it, seguendo il percorso: servizi online – per tipologia di utente – cittadino – ricorsi online;
  • tramite i patronati e gli intermediari dell’Istituto, attraverso i servizi telematici offerti agli stessi.

Trova altresì conferma l’applicazione del regime decadenziale di un anno per la proposizione della vertenza giudiziaria avverso il provvedimento di concessione o diniego della prestazione che si ricorda decorre in alternativa:

  • dal 181° giorno successivo a quello di comunicazione del provvedimento amministrativo di definizione della domanda di prestazione;
  • dal 301° giorno successivo alla data di presentazione della domanda nel caso di mancata definizione;
  • dal giorno successivo alla reiezione del ricorso amministrativo intervenuta entro il termine di 90 giorni;
  • dal 91° giorno successivo alla presentazione del ricorso amministrativo al Comitato Provinciale.

8 – Regime fiscale

Le indennità di disoccupazione ASpI e mini-ASpI, essendo sostitutive di retribuzione, sono assoggettate a imposizione come redditi di lavoro dipendente.

Pertanto, l’Istituto, in qualità di sostituto di imposta (Dlgs 2 settembre 1997, n. 314), opererà sulle somme erogate a titolo di indennità ASpI e mini-ASpI le ritenute IRPEF rilasciando la prescritta documentazione fiscale (CUD).

L’Istituto, inoltre, provvederà qualora richiesto, a riconoscere le eventuali detrazioni fiscali e ad effettuare il conguaglio tra le ritenute operate e l’imposta dovuta sul reddito complessivo.

9 – Istituti in vigore

Alle prestazioni oggetto della presente circolare si applicano, per quanto non previsto espressamente dalla legge di riforma e in quanto applicabili, le norme già operanti in materia di indennità di disoccupazione ordinaria non agricola.

10.Bonus Aspi assunzioni a tempo pieno ed indeterminato
L‘argomento di cui al titolo trova  disciplina nell’art.7 ,comma 5 b,lett.b) del decreto legge n.76/2013,che aggiunge all’art.2   della legge n.92/12 ,dopo il comma 210  ,il comma 10 bis,che ,al   di  favorire l’assunzione di lavoratori disoccupati percettori dell’ASPI,prevede  l’attribuzione ai datori di lavoro che li assumono a tempo piueno ed iondeterminato per ogni mensilita’ di retribuzione corrisposta al lavoratore un contributo mensile pari al 50% dell’indennita’ mesnsile predetta ,che sarebbe spettata  al lavoratore assunto.La disposizione esclude  il beneficio   ,come gia’  dispone la legge n.223/91 ,con riferimento a quei lavoratori licenziati  nei sei mesi precedenti, da parte di impresa dello stesso o di diverso settore di attività che, al momento del licenziamento, presenta assetti proprietari sostanzialmente coincidenti con quelli dell’impresa che assume ovvero risulta con quest’ultima in rapporto di collegamento o controllo.Infine a garanzia della responsabilita’ che si assume ,si stabilisce che l’impresa che assume dichiara, sotto la propria responsabilità, all’atto della richiesta di avviamento, che non ricorrono le menzionate condizioni ostative.Schematizzando  la disposizione esposta stabilisce quanto segue:A)Tipologia assunzioneA tempo pieno ed indeterminato,quindi sono escluse le asunzioni a termine ,a tempo psarziale ,nonche’ le trasformnazioni di rèpporti a tempo determinato ovvero a tempo parzialeB)Datori di lavoro destinatariSia imprenditori che non imprenditori di quaslunque settore produtivo ,compresa l’agricolturaC)Lavoratori interessati

Tutti quelli che sono beneficiasri dell’Aspi ,mentre sono esclusi i titolari della Mini Aspi

D)Lavorastori  esclusi

Lavoratori licenziati  nei sei mesi precedenti, da parte di impresa dello stesso o di diverso settore di attività che, al momento del licenziamento, presenta assetti proprietari sostanzialmente coincidenti con quelli dell’impresa che assume ovvero risulta con quest’ultima in rapporto di collegamento o controllo.

E)Misura benedìficio

Cinquanta  per cento indennita’ mensile Aspi in godimento  ,da commisurare all’0rario di lavoro  prestato nel mese

F)Durata beneficio

Va determinata   con riferimento alla durata differenziata dell’Aspi fissata dalla legge con riferimento anche all’eta’ dei lavoratori ed   all’inzio della   decorrenza dell’indennita’ ,detraendo le mensilita’ gia’ usufruite dal lavoratore assunto di  volta in volta

G)Rispetto norme legge n.92/12 sugli incentivi

Si applicano le seguente disposizioni  dell’art.3 della legge n..92/12

 12. Al fine di garantire un'omogenea applicazione  degli  incentivi
all'assunzione, ivi compresi quelli previsti dall'articolo  8,  comma
9, della legge 29 dicembre 1990, n. 407, e dagli articoli 8, commi  2
e 4, e 25, comma 9, della legge 23 luglio 1991, n. 223, per i periodi
di vigenza come ridefiniti dalla presente  legge,  si  definiscono  i
seguenti principi: 
    a)  gli  incentivi  non  spettano  se  l'assunzione   costituisce
attuazione di un obbligo preesistente, stabilito da norme di legge  o
della contrattazione collettiva; gli incentivi sono esclusi anche nel
caso  in  cui  il  lavoratore  avente  diritto  all'assunzione  viene
utilizzato mediante contratto di somministrazione; 
    b) gli incentivi non spettano se l'assunzione viola il diritto di
precedenza, stabilito dalla legge o dal  contratto  collettivo,  alla
riassunzione di un altro lavoratore licenziato da un rapporto a tempo
indeterminato o cessato da un rapporto a termine; gli incentivi  sono
esclusi anche nel caso in cui, prima dell'utilizzo di  un  lavoratore
mediante contratto  di  somministrazione,  l'utilizzatore  non  abbia
preventivamente offerto la riassunzione al lavoratore titolare di  un
diritto di precedenza per essere stato precedentemente licenziato  da
un rapporto a tempo indeterminato o cessato da un rapporto a termine; 
    c)  gli  incentivi  non  spettano  se  il  datore  di  lavoro   o
l'utilizzatore con contratto  di  somministrazione  abbiano  in  atto
sospensioni dal lavoro  connesse  ad  una  crisi  o  riorganizzazione
aziendale, salvi i casi in cui l'assunzione, la trasformazione  o  la
somministrazione    siano     finalizzate     all'acquisizione     di
professionalita' sostanzialmente diverse  da  quelle  dei  lavoratori
sospesi oppure siano effettuate presso una diversa unita' produttiva; 

  15. L'inoltro tardivo delle comunicazioni telematiche  obbligatorie
inerenti l'instaurazione e la modifica di un rapporto di lavoro o  di
somministrazione producono la perdita di quella parte  dell'incentivo
relativa al periodo compreso tra la decorrenza del rapporto agevolato
e la data della tardiva comunicazione.

INPS:MODALITA’ ALTERNATTIVA PER NOTIFICA ADDEBITI

24/11/2013

Se la raccomandata postale,cvhe insieme alla trasmisione a mezzo pec, viene di regola  utilizzata dall’Inps per comunicare gli addebiti agli utenti non va a buon fine , l’Istituto  intende  avvalersi della collaborazione degli enti locali teritoriali e quindi utilizzare i messi comunali per notificare detti  atti

Quanto sopra e’ previsto dal sottostante Messaggio,cui si rinvia

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Messaggio 22 novembre 2013, n. 18947

Gestione Avvisi di Addebito inesitati. Modalità alternative di notifica degli Avvisi.

L’art. 30, D.L. 78/2010, al quarto comma specifica “l’avviso di addebito è notificato in via prioritaria tramite posta elettronica certificata all’indirizzo risultante dagli elenchi previsti dalla legge, ovvero … dai messi comunali o dagli agenti della polizia municipale. La notifica può essere eseguita anche mediante invio di raccomandata con avviso di ricevimento.”

In attesa della compiutezza del sistema di notificazione tramite Posta Elettronica Certificata, in un’ottica di unicità del processo di notificazioni per le diverse gestioni contributive e di semplificazione e velocizzazione dell’invio degli Avvisi di Addebito, si è scelto di utilizzare per la notifica degli AVA, in primo luogo, la modalità dell’invio di raccomandata A/R procedendo alla postalizzazione massiva degli Avvisi di Addebito.

Come noto, in seguito all’attività di invio delle raccomandate, Postel trasmette all’INPS:

– un esito positivo di notificazione avvenuta, compiuta giacenza o rifiuto, secondo le condizioni generali di contratto, con relativa data;

– un esito negativo, cd. INESITO, per le diverse motivazioni individuate sempre nelle specifiche del contratto di “raccomandata”, ed elencate nel messaggio sulla gestione degli inesiti n. 13680 del 21/08/2012.

Con lo stesso e con successivi messaggi sono state impartite le istruzioni operative per la gestione degli Avvisi di Addebito inesitati che consiste nella possibilità per l’operatore di:

– verificare l’esattezza dell’indirizzo prelevato, come standard, da anagrafe tributaria utilizzando le diverse banche dati cui ha accesso l’istituto;

– effettuare l’annullamento per inesito dell’avviso e riemettere un nuovo avviso di addebito con l’indirizzo eventualmente modificato;

– una volta verificato l’aggiornamento e la normalizzazione dell’indirizzo in anagrafe tributaria sbloccare l’infasamento standard per le successive emissioni a quel codice fiscale.

Ciò premesso, da diverse Sedi è stata sollevata la questione relativa alla possibilità di utilizzare modalità alternative di notifica qualora uno o più tentativi di invio a mezzo raccomandata A/R non siano andati a buon fine o qualora, già dopo il primo inesito, risulti impossibile reperire un indirizzo utile per una riemissione dell’Avviso, diverso da quello indicato in anagrafe tributaria.

Sul punto il citato articolo 30, Decreto Legge n. 78/2010, chiaramente statuisce la possibilità di notificare l’avviso tramite Pec o tramite l’ausilio dei “messi comunali o agenti di polizia municipale”.

Col presente messaggio, quindi, si forniscono istruzioni per la gestione degli inesiti da effettuarsi utilizzando modalità di notifica alternative a quella postale e senza procedere all’annullamento all’avviso risultato inesitato.

Per le imprese individuali o costituite in forma societaria che non siano cessate e che, ai sensi dell’art. 16, comma 6, D.L. 185/2008, convertito in Legge 28 gennaio 2009 n.2, e dell’art. 5 D.L. 179/2012, convertito in Legge 17 dicembre 2012 n.221, abbiano assolto l’obbligo di dotarsi di una casella di “posta elettronica certificata”, è possibile, a fronte di un Avviso di Addebito inesitato, inviare l’Avviso originario tramite PEC e, dunque, senza procedere all’annullamento per inesito.

L’indirizzo PEC dovrà essere reperito nella sezione “Dettaglio Analitico Azienda” della procedura ANAGRAFICA UNICA[1]. Qualora non sia presente in ANAGRAFICA UNICA dovranno essere consultate le banche dati della CCIAA o il sito governativo http://www.inipec.gov.it.

La Pec da trasmettere dovrà avere:

– come oggetto standard la dicitura “Notifica Avviso di Addebito n. (…).- Contribuente (…).”;

– come testo la dicitura “Ai sensi dell’art.30, quarto comma, D.L. 78/2010, convertito con modificazioni dalla L. 30 luglio 2010, n. 122, si trasmette in allegato, con valore di notifica, l’Avviso di Addebito n . (…) formato il gg/mm/aaaa precedentemente inviato tramite Raccomandata A/R risultata non consegnata.”

– in allegato l’Avviso di addebito identificato in oggetto.

Nei casi in cui non potrà essere utilizzato lo strumento della Posta Elettronica Certificata, è possibile, ai sensi dello stesso art.30 in epigrafe, ricorrere alla notifica attraverso il messo comunale, tramite un’apposita richiesta, come da modello allegato da effettuare all’Ufficio Messi del Comune.

Le notificazioni ai contribuenti tramite i messi comunali è disciplinata, inoltre, dall’art. 60, D.P.R. 600/73, che rinvia alle norme generali contenute nel codice di procedura civile, art. 137 e seguenti, con alcune specifiche ed escludendo l’applicabilità degli artt.142 (notifica a persone non residenti in Italia), 143 (notifica a persone aventi residenza, dimora o domicilio sconosciuti), 146 (militari in servizio), 150 (notifica per pubblici proclami) e 151 (notifiche ordinate dal giudice).

Al fine di evitare discordanze e disallineamenti derivanti da lavorazioni diverse e contrastanti di più operatori sullo stesso Avviso (es. tentativo di notifica tramite messi comunali fatto da un operatore e annullamento dello stesso avviso da parte di un altro), è stata realizzata una nuova funzionalità della procedura “Ruoli Esattoriali”.

Nella “LISTA INESITI” della sezione “CARTELLA AVVISO”, infatti, compare nella colonna “Stato Lavorazione” un nuovo tasto funzionale: “Inibisci Annullamento”.

L’attivazione di tale tasto e la conferma con “OK” del pop-up, rende l’Avviso non disponibile per eventuali richieste di annullamento per inesito che dovessero provenire dalle procedure di gestione interessate.

Pertanto, prima di procedere al tentativo di notifica via PEC o con l’ausilio dei messi comunali di un Avviso, le sedi dovranno attivare la funzione di inibizione annullamento sopra descritta.

Una volta attivata, nella colonna “Stato Lavorazione” della “LISTA INESITI” compare un nuovo tasto: “Consenti Annullamento”.

Tale tasto, che dovrà essere utilizzato solo nel caso in cui anche il tentativo di notifica di un Avviso via PEC o con l’ausilio dei messi comunali abbia dato esito negativo, rende nuovamente disponibile l’Avviso per le eventuali richieste di annullamento per inesito che dovessero provenire dalle procedure di gestione interessate.

Qualora, invece, il tentativo di notifica abbia dato esito positivo, la Sede dovrà tenere memoria delle informazioni relative a:

– Numero Avviso

– Codice fiscale

– Modalità di notifica utilizzata

– indirizzo PEC o Comune utilizzato per la notifica

– Data della notifica.

A tal proposito si consiglia di scaricare il file EXCEL della LISTA INESITI aggiungendo delle colonne per indicare le suddette informazioni.

Tali dati, una volta rilasciata una nuova funzionalità in fase di sviluppo della procedura Ruoli Esattoriali, dovranno essere inseriti manualmente a cura delle Sedi per l’invio automatico all’Agente della Riscossione per le ulteriori fasi della riscossione. In particolare, per le notifiche effettuate con esito positivo tramite messi comunali, dovrà essere scannerizzata la relata di notifica per il successivo upload sulla procedura Ruoli Esattoriali.

Si coglie l’occasione per segnalare che dovranno essere lavorati con le stesse modalità (annullamento o notifica con modalità alternative) anche tutti gli inesiti della lista che presentano nella colonna DESCRIZIONE INESITO la dicitura: “Motivo inesito non disponibile” .

Si tratta di avvisi per i quali POSTEL ha trasmesso la notizia della mancata consegna ma non ne ha specificato il motivo. Qualora fosse necessario, comunque, è possibile desumere anche per questi avvisi la motivazione, visualizzando la ricevuta di ritorno con le consuete modalità.

Con successivo messaggio saranno comunicate le modalità di pagamento ai Comuni per il servizio di notifica svolto.

Allegato

Richiesta conferma indirizzo e notifica a mezzo messo comunale Avviso di addebito.

Visto l’art.30, quarto comma, D.L. 78/2010, convertito in legge 30 luglio 2010, n. 122, con il quale è stata prevista la possibilità per l’Inps di avvalersi dei messi comunali per la notifica degli Avvisi di Addebito,

Considerato che non è stato possibile eseguire utilmente la notifica a mezzo servizio postale o nelle altre forme previste dalla legge,

Si richiede conferma riguardo all’indirizzo, risultante nei nostri archivi anagrafici, del seguente soggetto:

Nome Cognome

C.F.

Luogo e data di nascita

Indirizzo

Qualora detta residenza risulti corretta, si prega di notificare mediante messo comunale, ai sensi degli art.138, 139, 140, 141 e 145 c.p.c., l’ Avviso che si allega in n.2 copie in busta chiusa.

In caso di notifica ex art.140 c.p.c. si prega di trasmettere allo scrivente ufficio anche la copia di avvenuta comunicazione all’interessato.

Data

Il Responsabile

A PROPOSITO DI ” DE MINIMIS” PER ASSUNZIONI AGEVOLATE

24/11/2013

Anche  le seguenti disposizioni legislative   collegano le  agevolazioni contributive per l’assunzione di lavoratori al limite del” de minimis” :

a)l’art. 22, comma 1, legge n. 183/11 –che   accorda  , per l’assunzione di apprendisti dal 1 gennaio 2012 al 31 dicembre 2016 ,uno sgravio contributivo, per i primi 3 anni, del 100%da partev di9 datori di lavoro occupanti sino a 9 dipendenti ;

b)l’art..4, co.8, 9 e 10 della legge n.92/12,secondo cui:”In relazione alle assunzioni effettuate, a decorrere dal 1° gennaio 2013, con contratto di lavoro dipendente, a tempo determinato anche in somministrazione, in relazione a lavoratori di eta’ non inferiore a cinquanta anni, disoccupati da oltre dodici mesi, spetta, per la durata di dodici mesi, la riduzione del 50 per cento dei contributi a carico del datore di lavoro. 9. Nei casi di cui al comma 8, se il contratto e’ trasformato a tempo indeterminato, la riduzione dei contributi si prolunga fino al diciottesimo mese dalla data della assunzione con il contratto di cui al comma 8. 10. Nei casi di cui al comma 8, qualora l’assunzione sia effettuata con contratto di lavoro a tempo indeterminato, la riduzione dei contributi spetta per un periodo di diciotto mesi dalla data di assunzione.” c) l’art.1 ,commi da 1 a 3, decreto legge 76-13 ,conv.in legge n.99-13 ,che recitano: “1. Al fine di promuovere forme di occupazione stabile di giovani fino a 29 anni di eta’ e in attesa dell’adozione di ulteriori misure da realizzare anche attraverso il ricorso alle risorse della nuova programmazione comunitaria 2014-2020, e’ istituito in via sperimentale, nel limite delle risorse di cui ai commi 12 e 16, un incentivo per i datori di lavoro che assumano, con contratto di lavoro a tempo indeterminato, lavoratori aventi i requisiti di cui al comma 2, nel rispetto dell’articolo 40 del Regolamento (CE) n. 800/2008. (( 1-bis. L’incentivo di cui al comma 1 non spetta per le assunzioni con contratti di lavoro domestico. )) 2. L’assunzione di cui al comma 1 deve riguardare lavoratori, di eta’ compresa tra i 18 ed i 29 anni, che rientrino in una delle seguenti condizioni: a) siano privi di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi; b) siano privi di un diploma di scuola media superiore o professionale; (( 3. Le assunzioni di cui al comma 1 devono comportare un incremento occupazionale netto e devono essere effettuate a decorrere dal giorno successivo alla data di cui al comma 10 e non oltre il 30 giugno 2015. )) 4. L’incentivo e’ pari a un terzo della retribuzione mensile lorda imponibile ai fini previdenziali, per un periodo di 18 mesi, ed e’ corrisposto al datore di lavoro unicamente mediante conguaglio nelle denunce contributive mensili del periodo di riferimento, fatte salve le diverse regole vigenti per il versamento dei contributi in agricoltura. Il valore mensile dell’incentivo non puo’ comunque superare l’importo di seicentocinquanta euro per lavoratore assunto ai sensi del presente articolo. ” Per conseguire i benefici riguardanti le assunzioni di cui alle precisate disposizioni risulta necessario osservare la regola del” de minimis”,che è presa in prestito dalla locuzione latina “De minimis non curat prator”,che,letteralmente tradotta, significa che ” il  Pretore non si occupa di cose  di poca importanza o piccolissime”.

Premesso quanto sopra ,si evidenzia che L’Unione Europea ha utilizzato  il  termine
“de minimis” per indicare gliaiuti di stato di piccolissima entità che non devono essere
sottoposti al vaglio comunitario,   fissandone legislativamente il valore.
 Per comprendere appieno il motivo di tale regola,occorre risalire al concetto di
aiuti di Stato sancito nel trattato istitutivo dell’Unione Europea che agli articoli87 e 88
disciplina il regime che i singoli Stati membri devono rispettare per
quanto concerne i sistemi di incentivazione alle imprese.
L’articolo 87 del citato trattato così dispone: “Salvo deroghe contemplate nel
presente trattato, sono incompatibili con il mercato comune, nella misura in cui
incidono sugli scambi tra gli Stati membri, gli aiuti concessi dagli Stati, ovvero
mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma che, favorendo talune imprese o
talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza.”
Fanno eccezione – oltre ad alcune categorie di aiuti esentati dalla notifica sulla
base di specifici regolamenti di esenzione – gli aiuti di piccola entità, definiti
dalla UE “de minimis”, che si presume non incidano sulla concorrenza in modo
significativo.
Le pubbliche autorità possono quindi erogare aiuti alle imprese di qualsiasi
dimensione, in regime “de minimis”, senza obbligo di notifica, nel rispetto delle
condizioni di cui, attualmente, al regolamento CE della Commissione n.1998/2006.
L’importo totale massimo degli aiuti di questo tipo
ottenuti da una impresa non
può superare, nell’arco di tre anni i 200.000 euro.
Ciò significa che per stabilire se un’impresa possa ottenere una agevolazione in
regime “de minimis” e l’ammontare della agevolazione stessa, occorrerà
sommare tutti gli aiuti ottenuti da quella impresa,a qualsiasi titolo (per
investimenti, attività di ricerca, promozione all’estero, ecc.), in regime de
minimis, nell’arco di tre esercizi finanziari (l’esercizio finanziario in cui l’aiuto è
concesso più i due precedenti)
Il periodo degli esercizi finanziari, è tale per cui non contano i mesi dell’anno in
vigore, come accadeva con il vecchio Regolamento 69/2001 per determinare il
quale si contavano i 36 mesi naturali a ritroso neltempo, ma, appunto,
l’annualità finanziaria.
Di conseguenza, qualsiasi sia il mese dell’anno in cuiviene erogato l’aiuto, l’arco
di tempo rilevante abbraccia la relativa annualitàfinanziaria e le due precedenti.
Nel caso  in cui un’agevolazione concessa in “de minimis” superi il massimale
individuale a disposizione in quel momento dell’impresa beneficiaria, l’aiuto non

potrà essere concesso nemmeno per la parte non eccedente tale tetto.
Dal computo dei 200.000 euro vanno esclusi gli aiuti che un’impresa possa
avere ottenuto o potrà ottenere in base ad un regime autorizzato dalla
Commissione o esentato ai sensi di uno specifico regolamento di esenzione.
Tuttavia, il cumulo (vale a dire la concentrazione
sulle stesse spese ammissibili)di un’agevolazione “de minimis” con altri aiuti di
Stato esentati o autorizzati è consentito solo se non si superano le intensità di
aiuto previste perquell’intervento dalle regole comunitarie pertinenti.
Il regolamento CE 1998/2006 ha introdotto un’importante novità
dal 1° gennaio2007 possono essere concessi aiuti in “de minimis”
anche alle imprese operantinei settori della trasformazione e commercializzazione
di prodotti agricoli e deitrasporti, benché nel settore del trasporto di merci su strada per conto terzi si
escluda l’acquisto di veicoli e si preveda, in generale per il trasporto su strada,
un massimale limitato a 100.000 euro ad impresa beneficiaria.
Restano in ogni caso esclusi dall’applicazione del“de minimis” gli aiuti concessi
al settore della produzione agricola, della pesca,dell’acquacoltura edell’industria carboniera.

Onde prevenire abusi, il regolamento si applica unicamente agli aiuti de minimis trasparenti.

Un aiuto si definisce trasparente qualora sia possibile determinarne in precedenza l’importo

preciso, senza necessità di effettuare un’analisi del rischio.

Sono pertanto considerati trasparenti:

  • gli aiuti sotto forma di prestiti il cui importo è calcolato sulla base dei tassid’interessepraticati sul mercato al momento della concessione dell’aiuto;
  • gli aiuti sotto forma di conferimenti di capitale quando l’importo
  • totale dell’apportopubblico è inferiore alla soglia de minimis;
  • gli aiuti sotto forma di misure a favore del capitale di rischio ove il regime relati
  • gli aiuti sotto forma di garanzie di prestiti se la parte del prestito non supera
  • 1,5 milioni di euro (750 000 euro nel settore del trasporto su strada).
  • I paesi dell’Unione europea (UE) possono tuttavia concedere garanzie
  • per prestiti superiori a 1,5 milioni di euro dimostrando,
  • sulla base di un metodo accettato dalla Commissione, che
  • la parte di aiuto contenuta nella garanzia non supera i 200 000 euro.

I paesi dell’UE sono tenuti a garantire che l’importo totale degli aiuti concessi ad un’impresa su un periodo di tre esercizi finanziari in qualità di aiuti de minimis non superi i 200 000 euro.

Nel concedere un aiuto de minimis, i paesi dell’UE devono peraltro comunicare

all’impresa l’importo dell’aiuto concessole precisando che si tratta di un aiuto de minimis

e facendo esplicitamente riferimento al regolamento (CE) n. 1998/2006.