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VERBALE CICAS DEL 22 OTTOBRE 2013 PER AMMORTIZZATORI DEROGA

29/10/2013

 Comitato di intervento per le crisi aziendali e di settore

(C.I.C.A.S.)

 

VERBALE RIUNIONE

22 ottobre 2013

Il giorno 22, del mese di Ottobre, dell’anno 2013, con inizio alle ore 15.00 presso la sede del Regione Abruzzo, in Pescara, Viale Bovio n. 425, Sala Gialla, su conforme convocazione disposta dall’Assessore Regionale preposto alle Politiche Attive del Lavoro, Formazione ed Istruzione, Politiche Sociali, con note prot.  n. 565/Segr. del 14.10.2013, si riunisce il Comitato di Intervento per le Crisi Aziendali e di Settore (C.I.C.A.S.) per l’esame dei seguenti argomenti all’o.d.g.:

  1. Monitoraggio azioni/verifica della spesa e ulteriori misure di ammortizzatori in deroga

2.      Varie ed eventuali.

Alla riunione, presieduta dall’Assessore, Avv. Paolo Gatti, presenti il Direttore Regionale Dott. Germano De Sanctis e il  Dott. Giuseppe Sciullo, Dirigente del Servizio Politiche per il Lavoro e Servizi per l’Occupazione della Regione Abruzzo, partecipano i rappresentanti di:

  • Regione Abruzzo;
  • Amministrazioni Provinciali;
  • Direzione Regionale I.N.P.S.;
  • M.L.P.S. – Direzione Regionale Lavoro;
  • Associazioni dei datori di lavoro;
  • Organizzazioni Sindacali dei lavoratori;
  • Italia Lavoro.

Il Presidente, accertata la sussistenza del numero legale in seconda convocazione, apre la seduta e procede all’esame degli argomenti posti all’ordine del giorno:

I PUNTO O.D.G.

Monitoraggio azioni/verifica della spesa e ulteriori misure di ammortizzatori in deroga

Il Presidente introduce l’argomento al primo punto dell’ordine del giorno e rappresenta al Comitato che il Governo con il D.L. 102/2013, ha provveduto a stanziare ulteriori risorse pari ad € 500.000.000,00, da destinare agli ammortizzatori sociali in deroga.

Le Regioni e le Province, in sede di Conferenza Unificata, hanno espresso forte preoccupazione ed insoddisfazione per le risorse stanziate, ritenute insufficienti a garantire le richieste di cassa integrazione in deroga da parte delle aziende in crisi e di mobilità in deroga da parte dei lavoratori licenziati/espulsi dal mercato del lavoro, chiedendo al Governo di reperire ulteriori risorse per garantire la copertura integrale del fabbisogno  dell’anno in corso.

Purtuttavia la Conferenza delle Regioni e Province Autonome ha condiviso una proposta di ripartizione delle ulteriori risorse disponibili per il pagamento degli ammortizzatori sociali in deroga per l’anno 2013,  pari ad € 500.000.000,00,  già trasmessa al MLPS,  in data 26 settembre 2013.

Sulla base di tale ripartizione, alla Regione Abruzzo saranno  assegnate risorse finanziarie pari a € 15.341.257,32, a valere sul Fondo per occupazione e formazione, per la concessione o proroga di interventi in deroga alla normativa vigente di trattamenti di cassa integrazione guadagni o mobilità.  Il relativo Decreto Interministeriale di assegnazione delle risorse, già sottoscritto dal Ministro del Lavoro, ad oggi è alla firma del Ministro dell’Economia e delle Finanze.

Nell’anno 2013, dall’analisi eseguita da Italia Lavoro, anche sulla base dei dati forniti dalle Province e dalla DRL, emerge che le istanze di Cassa Integrazione presentate entro la data del 30/09/2013, non ancora oggetto di  autorizzazione da parte della Regione Abruzzo, e le istanze di Mobilità in Deroga presentate  al 30/09/2013,  istruite positivamente dalle rispettive  Province e pervenute alla Direzione Lavoro della Regione Abruzzo alla data del 21/10/2013, sviluppano, complessivamente, una spesa pari a € 25.822.855,00 come di seguito dettagliata:

 

AREA ABRUZZO

Mobilità euro 4.711.250

CIG euro 15.996.845

 

AREA SISMA

Mobilità  euro 1.989.800

CIG  euro 3.124.960

 

Il Presidente  cede la parola al Dott. Attilio Toriello per Italia Lavoro e al Dott. Paolo Morelli della Direzione Regionale I.N.P.S, affinché, per quanto di rispettiva competenza, rappresentino al C.I.C.A.S. i risultati del monitoraggio sulle azioni poste in essere e sulle risorse finanziarie spese/impegnate.

Il Dott. Toriello di Italia Lavoro riporta i risultati delle attività di monitoraggio che confermano quanto già rappresentato dal Presidente evidenziando la difficoltà nel definire la percentuale di tiraggio e le conseguenti risorse residue.

Il Dott. Morelli illustra i dati relativi alla spesa sostenuta, rappresentando che le disposizioni adottate dal CICAS del 11 luglio 2013, come risulta dal Sistema Informativo Percettori (SIP) dell’INPS, alla data del 20/10/2013, hanno prodotto una spesa,  comprensiva di Cig e Mobilità in deroga, pari a € 34.585.573,00.

In considerazione di quanto rappresentato, il Presidente aggiorna il Comitato sulle risorse finanziarie assegnate/disponibili per ulteriori interventi di Cassa Integrazione e Mobilità in deroga:

– Euro 15.341.257,32,  di cui al D.L. 102/2013 ed alla proposta di ripartizione condivisa dalla Conferenza delle Regioni e Province Autonome e trasmessa al MLPS,  in data 26 settembre 2013;

– Euro 3.066.000,00, impegnati ma non oggetto di decretazione regionale e, conseguentemente, da poter utilizzare dal totale dell’importo impegnato di cui alla lettera “e” della scheda di monitoraggio INPS del 20/10/2013;

– Euro 5.000.000,00 di cui al Decreto Ministeriale 74287 del 02/07/2013, importo non contabilizzato nella scheda di monitoraggio INPS del 20/10/2013.

Importo totale Euro 23.407.257,32

 

Il CICAS, tenuto conto di quanto rappresentato  dall’Assessore Regionale al Lavoro, Avv. Paolo Gatti, subordinatamente alla disponibilità dell’importo di € 15.341.257,32, spettanti alla Regione Abruzzo in conseguenza di quanto condiviso in sede di Conferenza  delle Regioni e delle Province Autonome e comunicato  al MLPS  con nota del  26 settembre 2013, al fine di assicurare una equa allocazione delle risorse in funzione della ridotta disponibilità finanziaria,

all’unanimità

conviene e  dispone  quanto  segue

 

 

AREA ABRUZZO – CIG IN DEROGA 

1.      Accogliere tutte le istanze di Cassa Integrazione in Deroga presentate entro la data del 30/09/2013, istruite positivamente dalla DRL dal 01.07.2013, limitatamente al periodo di utilizzo dal 01/01/2013 al 31/08/2013 e nel limite complessivo di spesa € 13.921.000.

2.      Riconoscere un ulteriore periodo di utilizzo alle istanze di Cassa Integrazione in Deroga pervenute entro il 30/06/2013. già autorizzate con i verbali CICAS del 20/03/2013, del 14/05/2013 e del 11/07/2013, limitatamente al periodo dal 01/07/2013 al 31/08/2013 e nel limite complessivo di spesa di € 2.146.000.

 

 

AREA ABRUZZO – MOBILITA’ IN DEROGA

3.       Accogliere tutte le istanze di Mobilità in Deroga, istruite positivamente dalle rispettive Province e pervenute alla Direzione Lavoro della Regione Abruzzo alla data del 21/10/2013,  nel limite complessivo di spesa di € 2.300.000, come segue:

3.1.       Fino ad un periodo massimo di mesi uno  alle istanze di cui al punto 2, lettere c), d), e),  del verbale CICAS del 14/05/2013 e punto 3, lettera t)  del verbale CICAS del 28/12/2012;

3.2.       Fino ad un periodo massimo di 13 settimane, alle istanze di cui al Punto 2 lettere f), g), h), i), j), k)  del verbale CICAS del 14/05/2013.

 

4.      Riconoscere un ulteriore periodo alle  istanze di Mobilità in Deroga presentate dal 01/01/2013 al 30/06/2013, istruite positivamente dalle rispettive Province, già autorizzate con verbali CICAS del 20/03/2013, del 14/05/2013 e del 11/07/2013, nel limite complessivo di spesa di € 815.000, come segue

4.1.       Fino ad un periodo massimo di mesi uno,  alle istanze di cui al punto 3 lettere d), e), f), m), n), o), s), t) del verbale CICAS del 28/12/2012 ,

4.2.       Fino ad un periodo massimo di mesi uno,  alle istanze di cui al punto 2 lettere c), d), e), j), k), del verbale CICAS del 14/05/2013,

 

 

AREA SISMA – CIG IN DEROGA

5.      Accogliere tutte le istanze di Cassa Integrazione in Deroga presentate entro la data del 30/09/2013, istruite positivamente dalla DRL dal 01.07.2013, limitatamente al periodo di utilizzo dal 01/01/2013 al 31/08/2013 e nel limite complessivo di spesa € 2.500.000.

6.      Riconoscere un ulteriore periodo di utilizzo alle istanze di Cassa Integrazione in Deroga pervenute entro il 30/06/2013. già autorizzate con i verbali CICAS del 20/03/2013, del 14/05/2013 e del 11/07/2013, limitatamente al periodo dal 01/07/2013 al 31/08/2013 e nel limite complessivo di spesa di € 130.000.

 

 

AREA SISMA – MOBILITA’ IN DEROGA

7.      Accogliere tutte le istanze di Mobilità in Deroga, istruite positivamente dalle rispettive Province e pervenute alla Direzione Lavoro della Regione Abruzzo alla data del 21/10/2013,  nel limite complessivo di spesa di € 600.000, come segue:

7.1.        Fino ad un periodo massimo di mesi uno  alle istanze di cui al punto 3, lettere c), d), e), f), g), ,  del verbale CICAS del 14/05/2013 e g)bis  del verbale del 11/07/2013, nonché  punto 4, lettera  k), o), p), q), n),  del verbale CICAS del 28/12/2012;

7.2.       Fino ad un periodo massimo di 13 settimane, alle istanze di cui al Punto 3 lettere h), i), j), k), l), m), o) del verbale CICAS del 14/05/2013..

8.      Riconoscere un ulteriore periodo alle  istanze di Mobilità in Deroga presentate dal 01/01/2013 al 30/06/2013, istruite positivamente dalle rispettive Province, già autorizzate con verbali CICAS del 20/03/2013, del 14/05/2013 e del 11/07/2013, nel limite complessivo di spesa di € 900.000,00 come segue

8.1.       Fino ad un periodo massimo di mesi uno,  alle istanze di cui al punto 4 lettere d), e), f), g), h), i), l), m), k), o), p), q), n), u) del verbale CICAS del 28/12/2012;

8.2.       Fino ad un periodo massimo di mesi uno,  alle istanze di cui al punto 3 lettere c), d), e), f), g), l), m), o) del verbale CICAS del 14/05/2013.


In considerazione di quanto disposto con il presente verbale, in favore di ciascun lavoratore può essere disposta la relativa autorizzazione e conseguente liquidazione per un solo intervento e su una sola istanza.

Le autorizzazioni regionali e le conseguenti erogazioni di indennità di CIG e Mobilità in deroga di cui agli interventi definiti dal presente verbale d’accordo saranno effettuate solo subordinatamente alla effettiva disponibilità finanziaria delle risorse assegnate dal Governo alla Regione Abruzzo per l’erogazione dei trattamenti di ammortizzatori sociali in deroga per l’anno 2013, con la seguente priorità:

– Cassa Integrazione in Deroga di cui ai punti 2 per l’area Abruzzo e 6 per l’area Sisma;

– Cassa Integrazione in Deroga di cui ai punti 1 per l’area Abruzzo e 5 per l’area Sisma;

– Mobilità in Deroga di cui ai punti 3.1 e 3.2 per l’area Abruzzo e 7.1 e 7.2 per l’area Sisma;

– Mobilità in Deroga di cui ai punti 4.1 e 4.2 per l’area Abruzzo e 8.1 e 8.2 per l’area Sisma.

In funzione dell’assegnazione di risorse finanziarie aggiuntive, il CICAS si riserva di valutare la possibilità di riconoscere ulteriori periodi agli interventi trattati.

 

In considerazione di tutto quanto rappresentato, al fine di continuare a garantire gli obiettivi prefissati dal CICAS e prevedere in favore dei lavoratori particolarmente svantaggiati un adeguato strumento di sostegno al reddito, il Comitato,

 

all’unanimità

conviene e stipula quanto  segue

 

1.  decorrenza e risorse finanziarie

 

Il presente accordo integra e modifica l’Accordo Quadro che definisce i criteri per l’accesso agli Ammortizzatori Sociali in deroga per l’anno 2013, di cui ai  verbali CICAS del 28/12/2012,  20/03/2013, e del  14/05/2013 e disciplina gli interventi di CIG e Mobilità in Deroga per il periodo dal 01/10/2013 al 31/12/2013.

Si ribadisce che le autorizzazioni e le conseguenti erogazioni delle indennità di Cassa e di Mobilità in deroga di cui agli interventi definiti dal presente Accordo Quadro, saranno effettuate  entro i limiti e subordinatamente alle disponibilità finanziarie delle risorse assegnate alla Regione dal Governo con l’Intesa Stato/Regioni 2013, sancita dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome il 22/11/2012 e successivi provvedimenti, nonché al rispetto delle condizioni stabilite dalle disposizioni legislative ed amministrative, anche con riferimento ai periodi considerati per la scadenza dei trattamenti previdenziali usufruiti in precedenza dai lavoratori interessati e, infine, nel rispetto delle domande di intervento degli ammortizzatori sociali da parte delle aziende e dei lavoratori interessati.

 

 


2.  Interventi  – intero territorio regionale  con esclusione  area sisma

 

C.I.G. IN DEROGA

AREA ABRUZZO

Gli interventi sotto riportati si intendono in favore dei lavoratori subordinati a tempo indeterminato e determinato, con inclusione degli apprendisti e dei lavoratori somministrati, occupati in unità operative ubicate nella regione Abruzzo, fatta espressa eccezione per i lavoratori  di cui al successivo punto “3” – Area Sisma:

 

a)   Concessione[AT1] , fino ad un massimo di 13 settimane, e comunque non oltre il 31/12/2013,  della CIG in deroga in favore dei lavoratori subordinati sia a tempo indeterminato che determinato, compresi apprendisti e somministrati, sospesi o a orario ridotto a decorrere dal  01/10/2013, dipendenti da datori di lavoro titolari di unità operative anche artigiane e cooperative, che non rientrano nella disciplina in materia di intervento straordinario di integrazione salariale e che, se destinatari della disciplina del trattamento di integrazione salariale ordinaria, hanno già utilizzato l’intero periodo massimo di durata eventualmente spettante per le sospensioni dell’attività lavorativa; nonché in favore dei lavoratori, con contratti di apprendistato o di somministrazione oppure a domicilio, dipendenti da imprese nelle quali sono in corso trattamenti previsti dalla legislazione ordinaria per le sospensioni o riduzione dell’attività lavorativa;

 

b)   Concessione[AT2]  fino ad un massimo di 13 settimane, e comunque non oltre il 31/12/2013,   della CIG in deroga in favore dei lavoratori titolari di contratti di lavoro subordinato con imprese, anche artigiane e cooperative, che presentano istanza in deroga ai limiti di durata della CIGS previsti dalla legislazione ordinaria a decorrere dal 01/10/2013. La CIG in deroga può essere richiesta ed utilizzata a condizione che l’impresa abbia già fatto uso di tutti gli strumenti previsti dalla legislazione ordinaria per le sospensioni, ordinarie e straordinarie dell’attività  e non può andare oltre la data in cui sia nuovamente possibile accedere agli ammortizzatori sociali previsti dalla legislazione ordinaria per le sospensioni, ordinarie e straordinarie, dell’attività lavorativa. L’intervento di che trattasi non può essere autorizzato per un periodo superiore a 35 settimane. La misura, nella durata massima di 35 settimane,  può essere richiesta ed utilizzata una sola volta; conseguentemente non può essere fruita dalle imprese che hanno già beneficiato dell’omologo intervento di cui ai precedenti accordi quadro.

 

 

MOBILITA’ IN DEROGA

AREA ABRUZZO

Gli interventi sotto riportati si intendono in favore dei lavoratori subordinati a tempo indeterminato o determinato, con inclusione degli apprendisti e dei lavoratori somministrati, licenziati, che sono residenti nella Regione Abruzzo da almeno 6 mesi, fatta espressa eccezione per i lavoratori di cui al successivo punto “3”  Area Sisma:

 

c)    Concessione[AT3] , fino ad un massimo di 13 settimane, e comunque non oltre il 31/12/2013,   della mobilità in deroga in favore dei lavoratori licenziati da aziende con più di 15 dipendenti, per i quali, nel periodo dal 01/10/2013 al 31/12/2013, risulti scadere l’indennità di mobilità ai sensi della legge 223/91;

 

d)   Proroga[AT4] , fino ad un massimo di 13 settimane, e comunque non oltre il 31/12/2013,   della mobilità in deroga in favore dei lavoratori licenziati da aziende con più di 15 dipendenti, per i quali, nel periodo dal 01/10/2013 al 31/12/2013, risulti scadere l’indennità di mobilità in deroga della durata di 13 settimane,  concessa allo scadere della mobilità  ex lege 223/91;

 

e)    Proroga[AT5] , fino ad un massimo di 13 settimane, e comunque non oltre il 31/12/2013,   della mobilità in deroga in favore dei lavoratori che hanno compiuto almeno  il 55° anno di età, licenziati da aziende con più di 15 dipendenti e per i quali, nel periodo dal 01/10/2013 al 3112/2013, risulti scadere l’indennità di mobilità in deroga della durata complessiva di 26 settimane, concessa  allo scadere della mobilità  ex lege 223/91;

 

f)    Concessione[AT6] , fino ad un massimo di 13 settimane, e comunque non oltre il 31/12/2013,   della mobilità in deroga  in favore dei lavoratori subordinati di aziende, sia a tempo indeterminato che determinato, compresi apprendisti e somministrati, soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato, licenziati per giustificato motivo oggettivo connesso a riduzione, trasformazione o cessazione di attività di lavoro,  dimessi per giusta causa per le fattispecie previste dal CCNL o cessati per scadenza del contratto, nel periodo dal 01.10.2013 al 31.12.2013, che non rientrano nella  disciplina della mobilità ex lege 223/91 e che non abbiano maturato i requisiti a percepire l’ASPI o altra tipologia di ammortizzatore sociale. La misura di che trattasi può essere utilizzata anche dai lavoratori che hanno beneficiato del mini-ASPI. La durata  del periodo di utilizzo del mini-ASPI, sommato a quello dell’utilizzo della Mobilità in deroga, non può superare la durata massima della misura di concessione e proroga della mobilità in deroga prevista per la categoria di lavoratori di che trattasi. La presente misura ha effetto retroattivo.

 

g)   Proroga[AT7]   fino ad un  massimo di 13 settimane, e comunque non oltre il 31/12/2013,   della mobilità in deroga in favore dei lavoratori subordinati di aziende, sia a tempo indeterminato che determinato, compresi apprendisti e somministrati, soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato, che non rientrano nella  disciplina della mobilità ex lege 223/91 e che non abbiano maturato i requisiti a percepire l’indennità di disoccupazione o altra tipologia di ammortizzatore sociale, per i quali risulti scadere l’indennità di mobilità in deroga della durata complessiva di 13 settimane concessa dopo il licenziamento per giustificato motivo oggettivo connesso a riduzione, trasformazione o cessazione di attività di lavoro, dimessi per giusta causa per le fattispecie previste dal CCNL o  cessati per scadenza del contratto, sempre che in capo agli stessi permanga lo stato di disoccupazione. La misura di che trattasi può essere utilizzata anche dai lavoratori che hanno beneficiato del mini-ASPI. La durata  del periodo di utilizzo del mini-ASPI, sommato a quello dell’utilizzo della Mobilità in deroga, non può superare la durata massima della misura di concessione e proroga della mobilità in deroga prevista per la categoria di lavoratori di che trattasi. La presente misura ha effetto retroattivo.

 

h)   ;Proroga[AT8]   fino ad un  massimo di 13 settimane, e comunque non oltre il 31/12/2013,   della mobilità in deroga in favore dei lavoratori subordinati di aziende, sia a tempo indeterminato che determinato, compresi apprendisti e somministrati, soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato, che non rientrano nella  disciplina della mobilità ex lege 223/91 e che non abbiano maturato i requisiti a percepire l’indennità di disoccupazione o altra tipologia di ammortizzatore sociale, per i quali risulti scadere l’indennità di mobilità in deroga della durata complessiva di 26 settimane concessa dopo il licenziamento per giustificato motivo oggettivo connesso a riduzione, trasformazione o cessazione di attività di lavoro, dimessi per giusta causa per le fattispecie previste dal CCNL o  cessati per scadenza del contratto, sempre che in capo agli stessi permanga lo stato di disoccupazione. La misura di che trattasi può essere utilizzata anche dai lavoratori che hanno beneficiato del mini-ASPI. La durata  del periodo di utilizzo del mini-ASPI, sommato a quello dell’utilizzo della Mobilità in deroga, non può superare la durata massima della misura di concessione e proroga della mobilità in deroga prevista per la categoria di lavoratori di che trattasi. La presente misura ha effetto retroattivo.

 

i)     Proroga[AT9]  fino ad un  massimo di 13 settimane, e comunque non oltre il 31/12/2013,   della mobilità in deroga in favore dei lavoratori che hanno compiuto almeno il 55° anno di età, subordinati di aziende, sia a tempo indeterminato che determinato, compresi apprendisti e somministrati, soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato, che non rientrano nella  disciplina della mobilità ex lege 223/91 e che non abbiano maturato i requisiti a percepire l’indennità di disoccupazione o altra tipologia di ammortizzatore sociale, per i quali risulti scadere l’indennità di mobilità in deroga della durata complessiva di 39 settimane concessa dopo il licenziamento per giustificato motivo oggettivo connesso a riduzione, trasformazione o cessazione di attività di lavoro, dimessi per giusta causa per le fattispecie previste dal CCNL o  cessati per scadenza del contratto, sempre che in capo agli stessi permanga lo stato di disoccupazione. La misura di che trattasi può essere utilizzata anche dai lavoratori che hanno beneficiato del mini-ASPI. La durata  del periodo di utilizzo del mini-ASPI, sommato a quello dell’utilizzo della Mobilità in deroga, non può superare la durata massima della misura di concessione e proroga della mobilità in deroga prevista per la categoria di lavoratori di che trattasi. La presente misura ha effetto retroattivo;

 

j)     Concessione[AT10]  della mobilità in deroga sino al 31/12/2013, in favore dei lavoratori subordinati, sia a tempo indeterminato che determinato, compresi somministrati, licenziati da datori di lavoro titolari di impresa con unità operative, anche artigiane e cooperative, nei confronti dei quali, nel periodo dal 01/10/2013 al 31/12/2013, viene a scadere l’indennità di disoccupazione ordinaria, l’indennità ASPI o l’indennità di mobilità in deroga. Detto trattamento va corrisposto al lavoratore cui mancano, al momento della presentazione della relativa istanza, unicamente contributi per maturare il diritto a pensione fino ad un massimo di 104 settimane e sempre che in capo allo stesso permanga lo stato di disoccupazione;

 

k)   Proroga[AT11]  della mobilità in deroga sino al 31/12/2013 in favore dei lavoratori di cui al “Percorso integrato finalizzato all’utilizzo dei lavoratori percettori di indennità di mobilità presso gli Uffici Giudiziari del Distretto della Corte D’Appello dell’Aquila  progetto sperimentale”. Tale disposizione ha carattere residuale, ovvero deve essere richiesta solo a condizione che il lavoratore abbia già fatto uso di tutti gli altri interventi di mobilità in deroga disponibili. Il beneficio della misura è subordinata alla permanenza del lavoratore nei percorsi integrati di cui al citato avviso e cessa con la sua fuoriuscita.

 

 

3.     Interventi – territorio interessato dal sisma del 06/04/2009

 

C.I.G. IN DEROGA

AREA SISMA

Gli interventi sotto riportati si intendono in favore dei lavoratori subordinati a tempo indeterminato e determinato, con inclusione degli apprendisti e dei lavoratori somministrati, occupati in unità operative ubicate sul territorio dei comuni colpiti dagli eventi sismici del 6/04/2009, di cui ai decreti n° 3 del 16.04.2009 e n° 11 del 17.07.2009 del Presidente del Consiglio dei Ministri, fatta espressa eccezione per i lavoratori di cui al precedente punto “2”:

 

a)   Concessione[AT12] fino ad un massimo di 13 settimane, e comunque non oltre il 31/12/2013,   della CIG in deroga in favore dei lavoratori subordinati (operai, impiegati, intermedi e quadri) sia a tempo indeterminato che determinato, compresi apprendisti e somministrati, sospesi o a orario ridotto a decorrere dal 01/10/2013, dipendenti da datori di lavoro titolari di unità operative anche artigiane e cooperative, che non rientrano nella disciplina in materia di intervento straordinario di integrazione salariale e che, se destinatari della disciplina del trattamento di integrazione salariale ordinaria, hanno già utilizzato l’intero periodo massimo di durata  eventualmente spettante per le sospensioni dell’attività lavorativa; nonché in favore dei dipendenti con contratti di apprendistato o di somministrazione oppure a domicilio, dipendenti  da imprese nelle quali sono in corso trattamenti previsti dalla legislazione ordinaria per le sospensioni o riduzione dell’attività lavorativa;

 

b)     Concessione[AT13]  fino ad un massimo di 13 settimane, e comunque non oltre il 31/12/2013,   della CIG in deroga in favore dei lavoratori titolari di contratti di lavoro subordinato con imprese, anche artigiane e cooperative, che presentano istanza in deroga ai limiti di durata della CIGS previsti dalla legislazione ordinaria a decorrere dal 01/10/2013. La CIG in deroga può essere richiesta ed utilizzata a condizione che l’impresa abbia già fatto uso di tutti gli strumenti previsti dalla legislazione ordinaria per le sospensioni, ordinarie e straordinarie dell’attività e non può andare oltre la data in cui sia nuovamente possibile accedere agli ammortizzatori sociali previsti dalla legislazione ordinaria per le sospensioni, ordinarie e straordinarie, dell’attività lavorativa. L’intervento di che trattasi non può essere autorizzato per un periodo superiore a 35 settimane. La misura, nella durata massima di 35 settimane, può essere richiesta ed utilizzata una sola volta; conseguentemente non può essere fruita dalle imprese che hanno già beneficiato dell’omologo intervento di cui ai precedenti accordi quadro.

 

 

MOBILITA’ IN DEROGA

AREA SISMA

Gli interventi sotto riportati si intendono in favore dei lavoratori subordinati a tempo indeterminato e determinato, con inclusione degli apprendisti e dei lavoratori somministrati, che sono residenti da almeno 6 mesi nell’area sisma o, residenti in Abruzzo e licenziati da aziende con sedi operative in uno dei comuni interessati dagli eventi sismici del 06.04.2009, di cui ai decreti n° 3 del 16.04.2009 e n° 11 del 17.07.2009 del Presidente del Consiglio dei Ministri, fatta espressa eccezione per i lavoratori di cui al precedente punto “2”:

 

c)    Concessione[AT14]  fino a un massimo di 13 settimane, e comunque non oltre il 31/12/2013,   della mobilità in deroga in favore dei lavoratori subordinati sia a tempo indeterminato che determinato, compresi apprendisti e somministrati, licenziati da datori di lavoro titolari di unità operative anche artigiane e cooperative, non rientranti nei requisiti di accesso ai trattamenti previsti dalla legislazione ordinaria, nei confronti dei quali,  nel periodo compreso tra il 01/10/2013 ed il 31/12/2013, viene a scadere l’indennità di disoccupazione ordinaria, l’indennità di ASPI o mini-ASPI, sempre che, in capo agli stessi,  permanga lo stato di disoccupazione;

 

d)   Proroga[AT15] , fino al 31/12/2013, della mobilità in deroga, in favore dei lavoratori subordinati  sia a tempo indeterminato che determinato, compresi apprendisti e somministrati, per i quali, nel periodo dal 01/10/2013 al 31/12/2013, già beneficiari della concessione/proroga di detto trattamento per effetto del Punto 3 lettere c) ed  d) del verbale C.I.C.A.S. del 14.05.2013;

 

e)    Concessione[AT16] , fino ad un massimo di 13 settimane, e comunque non oltre il 31/12/2013,    della mobilità in deroga in favore dei lavoratori licenziati da aziende con più di 15 dipendenti, per i quali, nel periodo dal 01/10/2013 al 31/12/2013, risulti scadere l’indennità di mobilità ai sensi della legge 223/91;

 

f)    Proroga[AT17] , fino ad un massimo di 13 settimane, e comunque non oltre il 31/12/2013,    della mobilità in deroga in favore dei lavoratori licenziati da aziende con più di 15 dipendenti, per i quali, nel periodo dal 01/10/2013 al 31/12/2013, risulti scadere l’indennità di mobilità in deroga della durata di 13 settimane,  concessa allo scadere della mobilità  ex lege 223/91;

 

g)   Proroga[AT18] , fino ad un massimo di 13 settimane, e comunque non oltre il 31/12/2013,    della mobilità in deroga in favore dei lavoratori, licenziati da aziende con più di 15 dipendenti e per i quali, nel periodo dal 01/10/2013 al 31/12/2013, risulti scadere l’indennità di mobilità in deroga della durata complessiva di 26 settimane, concessa  allo scadere della mobilità  ex lege 223/91;

 

h)   Proroga, fino ad un massimo di 13 settimane, e comunque non oltre il 31/12/2013,    della mobilità in deroga in favore dei lavoratori, licenziati da aziende con più di 15 dipendenti e per i quali, nel periodo dal 01/10/2013 al 31/12/2013, risulti scadere l’indennità di mobilità in deroga della durata complessiva di 39 settimane, concessa  allo scadere della mobilità  ex lege 223/91”.

 

i)     Concessione[AT19] , fino ad un massimo di 13 settimane, e comunque non oltre il 31/12/2013,    della mobilità in deroga  in favore dei lavoratori subordinati di aziende, sia a tempo indeterminato che determinato, compresi apprendisti e somministrati, soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato, licenziati per giustificato motivo oggettivo connesso a riduzione, trasformazione o cessazione di attività di lavoro,  dimessi per giusta causa per le fattispecie previste dal CCNL o cessati per scadenza del contratto, nel periodo dal 01/10/2013 al 31/12/2013, che non rientrano nella  disciplina della mobilità ex lege 223/91 e che non abbiano maturato i requisiti a percepire l’ASPI o mini-ASPI o altra tipologia di ammortizzatore sociale;

 

j)     Proroga[AT20]   fino ad un  massimo di 13 settimane, e comunque non oltre il 31/12/2013,    della mobilità in deroga in favore dei lavoratori subordinati di aziende, sia a tempo indeterminato che determinato, compresi apprendisti e somministrati, soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato, che non rientrano nella  disciplina della mobilità ex lege 223/91 e che non abbiano maturato i requisiti a percepire l’indennità di disoccupazione o altra tipologia di ammortizzatore sociale, per i quali risulti scadere l’indennità di mobilità in deroga della durata complessiva di 13 settimane concessa dopo il licenziamento per giustificato motivo oggettivo connesso a riduzione, trasformazione o cessazione di attività di lavoro, dimessi per giusta causa per le fattispecie previste dal CCNL o  cessati per scadenza del contratto, sempre che in capo agli stessi permanga lo stato di disoccupazione;

 

k)   Proroga fino ad un massimo di 13 settimane, e comunque non oltre il 31/12/2013,    della mobilità in deroga in favore dei lavoratori subordinati di aziende, sia a tempo indeterminato che determinato, compresi apprendisti e somministrati, soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato, che non rientrano nella  disciplina della mobilità ex lege 223/91 e che non abbiano maturato i requisiti a percepire l’indennità di disoccupazione o altra tipologia di ammortizzatore sociale, per i quali risulti scadere l’indennità di mobilità in deroga della durata complessiva di 26 settimane concessa dopo il licenziamento per giustificato motivo oggettivo connesso a riduzione, trasformazione o cessazione di attività di lavoro, dimessi per giusta causa per le fattispecie previste dal CCNL o  cessati per scadenza del contratto, sempre che in capo agli stessi permanga lo stato di disoccupazione;

 

l)     Proroga fino ad un massimo di 13 settimane, e comunque non oltre il 31/12/2013,    della mobilità in deroga in favore dei lavoratori subordinati di aziende, sia a tempo indeterminato che determinato, compresi apprendisti e somministrati, soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato, che non rientrano nella  disciplina della mobilità ex lege 223/91 e che non abbiano maturato i requisiti a percepire l’indennità di disoccupazione o altra tipologia di ammortizzatore sociale, per i quali risulti scadere l’indennità di mobilità in deroga della durata complessiva di 39 settimane concessa dopo il licenziamento per giustificato motivo oggettivo connesso a riduzione, trasformazione o cessazione di attività di lavoro, dimessi per giusta causa per le fattispecie previste dal CCNL o  cessati per scadenza del contratto, sempre che in capo agli stessi permanga lo stato di disoccupazione;

 

m)Concessione[AT21]  della mobilità in deroga sino al 31/12/2013, in favore dei lavoratori subordinati, sia a tempo indeterminato che determinato, compresi somministrati, licenziati da datori di lavoro titolari di impresa con unità operative, anche artigiane e cooperative, nei confronti dei quali, nel periodo dal 01/10/2013 al 31/12/2013, viene a scadere l’indennità di disoccupazione ordinaria, l’indennità ASPI o l’indennità di mobilità in deroga. Detto trattamento va corrisposto al lavoratore cui mancano, al momento della presentazione della relativa istanza, unicamente contributi per maturare il diritto a pensione fino ad un massimo di 104 settimane e sempre che in capo allo stesso permanga lo stato di disoccupazione;

 

n)   Proroga[AT22]  della mobilità in deroga sino al 31/12/2013 in favore dei lavoratori di cui al “Percorso integrato finalizzato all’utilizzo dei lavoratori percettori di indennità di mobilità presso gli Uffici Giudiziari del Distretto della Corte D’Appello dell’Aquila  progetto sperimentale”. Tale disposizione ha carattere residuale, ovvero deve essere richiesta solo a condizione che il lavoratore abbia già fatto uso di tutti gli altri interventi di mobilità in deroga disponibili. Il beneficio della misura è subordinata alla permanenza del lavoratore nei percorsi integrati di cui al citato avviso e cessa con la sua fuoriuscita.

 

  1. Varie ed Eventuali

 

4.1. Richiesta CIG in deroga  in favore del settore bieticolo saccarifero – ABM – Associazione Bieticoltori Marsicani).

Le OO.SS. stante il perdurare  delle condizioni di crisi del settore saccarifero e in considerazione delle attività svolte dalla A.B.M. in favore dei produttori della Marsica, rappresentano la necessità di concedere anche per l’anno in corso un ulteriore periodo di cig in deroga ai  n. 5 lavoratori dell’Associazione.

 Il dott. Sciullo ricorda ai presenti che  il CICAS, nella seduta del 27 giugno 2012, in considerazione della nota del   MPLS, prot. n. 40/0010893, del 28.03.2012,  con la quale comunicava  che, causa la mancanza di risorse, l’INPS non era autorizzata a proseguire nell’erogazione per il 2012 degli ammortizzatori sociali in deroga in favore dei lavoratori del settore del saccarifero,  ha concesso  ai lavoratori della ABM la cassa integrazione in deroga per l’anno 2012.

Il Comitato all’unanimità concorda con la proposta delle OO.SS., disponendo  che la A.B.M., anche per l’anno 2013, può utilizzare la cassa integrazione in deroga secondo quanto stabilito nell’Accordo Quadro del 28.12.2012 e s.m.i. in favore di n. 5 lavoratori dell’Associazione.

 

4.2. Richiesta CIG in deroga  in favore del settore tabacco – A.T.A. – Società Cooperativa srl con sede a Lanciano (CH).

Le OO.SS. rappresentano al tavolo la situazione di crisi che ha colpito i lavoratori del settore tabacco e in modo particolare i 9 lavoratori inquadrati con la qualifica di impiegati, dell’A.T.A. Società Cooperativa srl con sede a Lanciano (CH), che svolge quale attività principale la tutela, la valorizzazione, l’assistenza tecnica e la  commercializzazione del prodotto conferito dai propri associati.

 Il dott. Sciullo  porta a conoscenza del tavolo i contenuti della   nota prot. 40/0021569 del 24.06.2013 del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale.

Il Comitato,  all’unanimità, concorda con la richiesta delle OO.SS., disponendo che l’A.T.A. di Lanciano (CH), per il 2013, può utilizzare la cassa integrazione in deroga secondo quanto stabilito dall’Accordo Quadro del 29.12.2012 e s.m.i., in favore dei 9 lavoratori inquadrati con la qualifica di impiegati dell’Associazione. (matr. INPS n. 2301656544). 

 

4.3. Richiesta di proroga della cassa integrazione in deroga in favore della SOMI IMPIANTI srl, stabilimento di San Valentino (PE), (nota prot. n.247795/DL30 del 08/10/2013).

Il rappresentante Della Provincia di Pescara,  comunica che la ditta SOMI IMPIANTI s.r.l., con sede in provincia di Pescara, ha presentato istanza per una ulteriore proroga della cassa integrazione in deroga, scaduta lo scorso 19 ottobre c.a., fino al 31.12.2013. La Società ha motivato tale richiesta in considerazione della  attuale situazione aziendale (procedura concorsuale in continuità dell’attività) e della impossibilità di utilizzo degli ammortizzatori previsti dalla legislazione ordinaria. Alla istanza viene allegato anche il verbale di accordo sindacale sottoscritto presso la Provincia di Pescara il 01 ottobre c.a.

Il Comitato, considerato quanto rappresentato dal rappresentante della Provincia di Pescara, vista la documentazione agli atti presentata dalla Società, ritenuto che l’ulteriore periodo di proroga della cassa integrazione in deroga risulta funzionale alla definizione delle procedure concorsuali in essere con benefici in termini di ricaduta occupazionale, attesa altresì  la volontà della Società di sospendere le procedure di mobilità attivate,  nella possibilità di beneficiare di nuove commesse, all’unanimità autorizza la SOMI IMPIANTI s.r.l. a presentare istanza per la concessione della cassa integrazione in deroga ai sensi del presente verbale CICAS, punto 2, lettera b), per il periodo dal 20.10.2013 al 31.12.2013.

 

  1. Conferenza dei Servizi – Competenze

 

Alla Conferenza dei Servizi, presieduta dal dirigente del Servizio Politiche per il Lavoro e Servizi per l’Occupazione, è demandata la competenza di definire termini e modalità per accedere all’utilizzo delle misure di cui al presente verbale, nonché la predisposizione delle istruzioni operative e della relativa modulistica.

 

  1. Disponibilità Finanziarie

 

Le autorizzazioni e le conseguenti erogazioni delle indennità di Cassa e di Mobilità in deroga di cui agli interventi definiti dal presente Accordo Quadro saranno effettuate  subordinatamente alle disponibilità finanziarie delle risorse assegnate alla Regione dal Governo con l’Intesa Stato/Regioni 2013 e successivi provvedimenti, nonché al rispetto delle condizioni stabilite dalle disposizioni legislative ed amministrative, anche con riferimento ai periodi considerati per la scadenza dei trattamenti previdenziali usufruiti in precedenza dai lavoratori interessati e, infine, nel rispetto delle domande di intervento degli ammortizzatori sociali da parte delle aziende e dei lavoratori interessati.

                                                                                      

Alle ore 16.00 il Presidente dichiara sciolta la seduta.

Del che è verbale, letto, confermato e sottoscritto.


 [AT1]Concessione/Prorog 13 sett. di CiGD

 [AT2]35 settimane di CIGD quota parte (13 sett)

 [AT3]I° concessione dopo 223

 [AT4]I° proroga dopo 223

 [AT5]II° proroga dopo 223 solo per ultra 55enni

 [AT6]I° concessione dopo niente

 [AT7]II° concessione dopo niente

 [AT8]II° concessione dopo niente

 [AT9]IV° concessione dopo niente solo per ultra 55enni

 [AT10]Concessione 104 sett. fino a fine anno

 [AT11]Corte D’Appello

 [AT12]Concessione / proroga 13 sett. CIGD

 [AT13]35 sett. CIGD quota parte

 [AT14]Concessione di 13 sett. dopo DO

 [AT15]Proroga fino al 30/09 dopo DS

 [AT16]I° concessione dopo 223

 [AT17]I° proroga dopo 223

 [AT18]II° proroga dopo 223 solo per tutti

 [AT19]I° concessione dopo niente

 [AT20]II° concessione dopo niente

 [AT21]Concessione 104 sett. fino a fine anno

 [AT22]Corte D’Appello

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MINISTERO LAVORO:TESTO AGGIORNATO DEC.LEGVO N.81/2008 RELATIVO SICUREZZA LAVORO

28/10/2013

Si richiama l’attenzione sul sottostante file  che contiene il testo   aggiornato del dec.legvo n.81/08 in ,materia di sicurezza  sul lavoro predispodsto dal Ministero del Lavoro ,a seguito delle modifiche apportate  ed aggiornamenti disposti da  norme  legislative successive

  il TU in materia di salute e sicurezza sul lavoro

INPS: ESCLUSI INCENTIVI ASSUNZIONI LICENZIATI DOPO 31 DICEMBRE 2012 DATORI SINO 15 DIPENDENTI

28/10/2013

Si richiama l’attenzione sulla  sottostante circolare Inps n.150/13 relativa all’argomento di cui al titolo

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Roma, 25/10/2013
Circolare n. 150
Ai Dirigenti centrali e periferici
Ai Responsabili delle Agenzie
Ai Coordinatori generali, centrali e
periferici dei Rami professionali
Al Coordinatore generale Medico legale e
Dirigenti Medicie, per conoscenza,Al Presidente
Al Presidente e ai Componenti del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza
Al Presidente e ai Componenti del Collegio dei Sindaci
Al Magistrato della Corte dei Conti delegato all’esercizio del controllo
Ai Presidenti dei Comitati amministratori
di fondi, gestioni e casse
Al Presidente della Commissione centrale
per l’accertamento e la riscossione
dei contributi agricoli unificati
Ai Presidenti dei Comitati regionali
Ai Presidenti dei Comitati provinciali

OGGETTO:

Incentivi per l’assunzione dei lavoratori iscritti nelle liste di mobilità ai sensi dell’articolo  4, comma 1, del decreto legge  20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236 e successive modifiche ed integrazioni. Chiarimenti.

SOMMARIO:

A parziale scioglimento delle riserve contenute  nella circolare 13/2013,  si forniscono chiarimenti inerenti gli incentivi per l’assunzione dei lavoratori iscritti nelle liste di mobilità ai sensi dell’articolo  4, comma 1, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236 e successive modifiche ed integrazioni (cosiddetta  piccola mobilità

Come è noto, per il 2013 non sono state prorogate le norme che prevedono l’iscrizione nelle liste di mobilità dei lavoratori licenziati per giustificato motivo oggettivo né gli incentivi inerenti al loro reimpiego (cosiddetta piccola mobilità).

Con la circolare 13/2013 l’Istituto ha chiarito che non è possibile riconoscere le agevolazioni per le assunzioni, effettuate nel 2013, di lavoratori licenziati nel 2013, riservandosi di fornire indicazioni sulle altre fattispecie.

A seguito dei chiarimenti forniti dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali si scioglie parzialmente la riserva formulata e si precisa quanto segue:

  1. non è possibile riconoscere le agevolazioni per le assunzioni, effettuate nel 2013, di lavoratori licenziati prima del 2013;
  2. non è possibile riconoscere  le agevolazioni per le proroghe e le trasformazioni a tempo indeterminato, effettuate nel 2013, di rapporti agevolati instaurati prima del 2013;
  3. in via cautelare deve ritenersi anticipata al 31.12.2012 la scadenza dei benefici connessi a rapporti agevolati, instaurati prima del 2013 con lavoratori iscritti nelle liste di mobilità a seguito di licenziamento individuale.

Per le assunzioni, le proroghe e le trasformazioni effettuate nel 2013, riguardanti lavoratori licenziati per giustificato motivo oggettivo, potrà essere fruito l’incentivo previsto dal decreto direttoriale del Ministero del Lavoro 264/2013 del 19 aprile 2013, come modificato dal decreto direttoriale 390/2013 del 3 giugno 2013 (bonus di 190 euro). Le condizioni specifiche e le modalità di fruizione di tale beneficio verranno illustrate con circolare di prossima pubblicazione.

Assunzioni in apprendistato, ai sensi dell’ articolo  7, co. 4, d.l.vo 167/2011.

La mancata proroga delle norme concernenti la cosiddetta piccola mobilità incide anche sulla disciplina dei rapporti istaurati, ex art. 7, co. 4, d.l.vo 167/2011, con apprendisti precedentemente licenziati per giustificato motivo oggettivo ed iscritti nelle liste di mobilità ai sensi dell’articolo  4, comma 1, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236  e successive modifiche ed integrazioni.

Al riguardo,  saranno forniti i criteri per individuare la disciplina contributiva applicabile dopo  i necessari chiarimenti del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Il Direttore Generale

DPR CHE BLOCCA CONTRATTAZIONE ED AUTOMATISMI STIPENDI PUBBLICI DIPENDENTI

28/10/2013

Si richiama l’attenzione sul sottostasnte dpr relativo all”argomento di cui al titolo

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DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 4 settembre 2013, n. 122

Regolamento in materia di proroga del blocco della  contrattazione  e
degli automatismi stipendiali per  i  pubblici  dipendenti,  a  norma
dell'articolo 16, commi 1, 2 e 3, del decreto-legge 6 luglio 2011, n.
98, convertito, con modificazioni, dalla legge  15  luglio  2011,  n.
111. (13G00166)
 Vigente al: 9-11-2013
 
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 

  Visto l'articolo 87 della Costituzione; 
  Visto l'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400; 
  Visto l'articolo 16, comma 1, del decreto-legge 6 luglio  2011,  n.
98, convertito, con modificazioni, dalla legge  15  luglio  2011,  n.
111, che - al fine di assicurare il consolidamento  delle  misure  di
razionalizzazione e contenimento della spesa in materia  di  pubblico
impiego prevede la possibilita' di disporre, tra l'altro - con uno  o
piu' regolamenti da emanare ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della
legge 23 agosto 1988,  n.  400,  su  proposta  dei  Ministri  per  la
pubblica amministrazione e la semplificazione e dell'economia e delle
finanze  -  la  proroga  di  un  anno  dell'efficacia  delle  vigenti
disposizioni in materia di  contenimento  della  spesa  di  personale
delle  pubbliche  amministrazioni,  nonche'   la   fissazione   delle
modalita' di calcolo relative all'indennita' di vacanza  contrattuale
per gli anni 2015-2017; 
  Considerato che la proroga di un anno dell'efficacia delle  vigenti
disposizioni in materia di assunzioni del pubblico  impiego,  di  cui
all'articolo 16, comma 1, lettera  a),  del  decreto-legge  6  luglio
2011, n. 98, e' gia' stata attuata dall'articolo  14,  comma  1,  del
decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, in
legge 7 agosto 2012, n. 135; 
  Valutata  la  necessita'  di  adottare  le  ulteriori   misure   di
razionalizzazione e contenimento della spesa in materia  di  pubblico
impiego di cui all'articolo 16,  comma  1,  attraverso  lo  strumento
regolamentare ivi previsto; 
  Visto l'articolo 16, comma 2, del decreto-legge 6 luglio  2011,  n.
98, convertito, con modificazioni, dalla legge  15  luglio  2011,  n.
111, ai sensi del quale le disposizioni recate  dal  citato  articolo
16,  comma  1,  lettera  b),  si   applicano   anche   al   personale
convenzionato con il Servizio sanitario nazionale; 
  Vista la norma di interpretazione autentica del  predetto  articolo
16, comma 2, recata dall'articolo 15, comma 25,  primo  periodo,  del
decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95,  convertito,  con  modificazioni,
dalla legge 7 agosto 2012, n. 135; 
  Vista la sentenza della Corte Costituzionale 11  ottobre  2012,  n.
223; 
  Vista la preliminare  deliberazione  del  consiglio  dei  ministri,
adottata nella riunione del 21 marzo 2013; 
  Udito il parere del  Consiglio  di  Stato  espresso  dalla  Sezione
consultiva per gli atti normativi nell'Adunanza dell'11 aprile 2013; 
  Acquisiti i pareri delle competenti commissioni  della  Camera  dei
deputati e del Senato della Repubblica; 
  Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri,  adottata  nella
riunione dell'8 agosto 2013; 
  Sulla proposta del  Presidente  del  Consiglio  dei  ministri,  del
Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione  e  del
Ministro dell'economia e delle finanze; 

                                Emana 

                      il seguente regolamento: 

                               Art. 1 

       Contenimento delle spese in materia di pubblico impiego 

  1. In attuazione a quanto previsto dall'articolo 16, comma  1,  del
decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98,  convertito,  con  modificazioni,
dalla legge 15 luglio 2011, n. 111: 
  a) le disposizioni recate dall'articolo 9, commi 1, 2  nella  parte
vigente, 2-bis  e  21  del  decreto-legge  31  maggio  2010,  n.  78,
convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio  2010,  n.  122,
sono prorogate fino al 31 dicembre 2014.  Sono  pertanto  escluse  da
tale  proroga,  per  effetto  della  declaratoria  di  illegittimita'
costituzionale del decreto-legge n. 78 del 2010 citato in parte  qua,
sancita dalla sentenza della Corte costituzionale n. 223 del 2012, le
disposizioni dell'articolo 9, comma  2,  nella  parte  in  cui  viene
disposta la  riduzione  dei  trattamenti  economici  complessivi  dei
singoli dipendenti, anche di  qualifica  dirigenziale,  previsti  dai
rispettivi ordinamenti, delle amministrazioni pubbliche, inserite nel
conto economico  consolidato  della  pubblica  amministrazione,  come
individuate dall'ISTAT, ai sensi del comma 3  dell'articolo  1  della
legge 31 dicembre 2009, n. 196, nella misura del 5 per cento  per  la
parte eccedente i 90.000 euro lordi annui e  del  10  per  cento  per
quella superiore a 150.000 euro lordi annui. Resta altresi' ferma  la
inapplicabilita' delle disposizioni di cui ai commi 1 e 21, secondo e
terzo periodo, prevista dal comma 22, ultimo  periodo,  del  predetto
decreto-legge nei confronti  del  personale  di  cui  alla  legge  19
febbraio 1981, n. 27, nonche', ai sensi della citata sentenza n.  223
del 2012, del comma 21, primo periodo, nei  confronti  del  personale
dalla medesima contemplato; 
  b)  le  disposizioni  recate  dall'articolo  9,   comma   23,   del
decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito,  con  modificazioni,
dalla legge 30 luglio  2010,  n.  122,  sono  prorogate  fino  al  31
dicembre 2013; 
  c) si da' luogo, alle procedure contrattuali e negoziali  ricadenti
negli anni 2013-2014 del personale dipendente  dalle  amministrazioni
pubbliche cosi' come individuate ai sensi dell'articolo 1,  comma  2,
della legge 31 dicembre 2009, n. 196, e successive modificazioni, per
la sola parte normativa e senza possibilita' di recupero per la parte
economica.  Per  il  medesimo  personale  non  si  da'  luogo,  senza
possibilita'  di  recupero,  al   riconoscimento   degli   incrementi
contrattuali eventualmente previsti a decorrere dall'anno 2011; 
  d) in deroga alle previsioni di cui all'articolo 47-bis,  comma  2,
del  decreto  legislativo  30  marzo  2001,  n.  165,  e   successive
modificazioni, ed all'articolo 2, comma 35, della legge  22  dicembre
2008, n. 303, per gli anni 2013  e  2014  non  si  da'  luogo,  senza
possibilita' di recupero, al riconoscimento di incrementi a titolo di
indennita'  di  vacanza   contrattuale   che   continua   ad   essere
corrisposta, nei predetti anni, nelle misure di cui  all'articolo  9,
comma 17, secondo periodo, del decreto-legge 31 maggio 2010,  n.  78.
L'indennita'   di   vacanza   contrattuale   relativa   al   triennio
contrattuale  2015-2017  e'  calcolata  secondo  le  modalita'  ed  i
parametri individuati dai protocolli e  dalla  normativa  vigenti  in
materia e si aggiunge a quella corrisposta ai  sensi  del  precedente
periodo. 
  2. Le disposizioni di cui al comma  1,  lettere  a),  c)  e  d)  si
applicano, in quanto compatibili, anche  al  personale  convenzionato
con il Servizio sanitario nazionale. 
  3. Il Ministro dell'economia e  delle  finanze  e'  autorizzato  ad
apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. 
  Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare. 

    Dato a Roma, addi' 4 settembre 2013 

                             NAPOLITANO 

                                  Letta, Presidente del Consiglio dei
                                  ministri 

                                  D'Alia, Ministro  per  la  pubblica
                                  amministrazione        e         la
                                  semplificazione 

                                  Saccomanni, Ministro  dell'economia
                                  e delle finanze 

Visto, il Guardasigilli: Cancellieri 

Registrato alla Corte dei conti il 3 ottobre 2013 
Presidenza del Consiglio dei ministri, registro n. 8, foglio n. 123

 


 

Dottrina Per il Lavoro – www.dplmodena.it

INAIL: INDICAZIONI TRATTTAMENTI INFORTUNI INTERVENUTI IN TRASFERTA E MISSIONE

28/10/2013

Con la circolare sotto riportata l’Inail fornisce indicazioni di comportamentio ed adempimento nei casi di cui al titolo per le strutture e l’utenza.

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Circolare 23 ottobre 2013, n. 52

Quadro Normativo

Dpr 30 giugno 1965, n. 1124: “Testo Unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali”. Articolo 2.

Decreto legislativo 23 febbraio 2000, n. 38: “Disposizioni in materia di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, a norma dell’art. 55, comma 1, della legge 17 maggio 1999, n. 144”. Articolo 12;

Linee guida dell’8 luglio 1999: “Criteri per la trattazione dei casi di infortunio sul lavoro con particolare riferimento alla nozione di rischio generico aggravato”.

PREMESSA

Con riferimento all’argomento in oggetto, sono pervenuti numerosi quesiti in merito alla qualificazione, come infortuni in itinere ovvero in attualità di lavoro, di eventi lesivi occorsi a lavoratori in missione e/o in trasferta, con particolare riguardo a quelli avvenuti durante il tragitto dall’abitazione al luogo in cui deve essere svolta la prestazione lavorativa e viceversa, nonché durante il tragitto dall’ albergo del luogo in cui la missione e/o trasferta deve essere svolta al luogo in cui deve essere prestata l’attività lavorativa.

Perplessità sono sorte anche in merito all’ indennizzabilità degli infortuni occorsi all’ interno della stanza d’albergo in cui il lavoratore si trova a dimorare temporaneamente.

Con la presente circolare, si forniscono i chiarimenti richiesti prendendo le mosse dall’ inquadramento generale degli istituti dell’occasione di lavoro e dell’infortunio in itinere, nonché dell’evoluzione giurisprudenziale fornita in materia dalla giurisprudenza di legittimità, per poi verificare come gli stessi debbano trovare applicazione nelle ipotesi in cui l’infortunio sia occorso durante la missione e/o la trasferta del lavoratore.

OCCASIONE DI LAVORO E INFORTUNIO IN ITINERE. EVOLUZIONE GIURISPRUDENZIALE

Occasione di lavoro. Come noto, dopo la originaria impostazione del concetto di occasione di lavoro secondo la quale il diritto alle prestazioni assicurative doveva essere condizionato dal presupposto che l’evento fosse riconducibile a un rischio specifico, proprio dello svolgimento della prestazione lavorativa dell’assicurato, l’evoluzione della giurisprudenza di legittimità ha registrato il più favorevole orientamento consistente nell’ammettere l’indennizzabilità di tutti gli infortuni derivanti dai rischi connessi con il lavoro inteso nella sua accezione più ampia. Da ciò è derivata la tutelabilità di tutte le attività prodromiche e strumentali all’esecuzione della prestazione lavorativa, necessitate dalla stessa e alla stessa funzionalmente connesse.

Al riguardo, la giurisprudenza di legittimità è ormai pacificamente orientata nel senso di ritenere che l’unico limite all’indennizzabilità di un infortunio debba essere ravvisato nel rischio elettivo in quanto esso, essendo estraneo e non attinente all’attività lavorativa, è correlato a una scelta arbitraria del lavoratore il quale crea e affronta volutamente, sulla base di impulsi o ragioni del tutto personali, una situazione diversa da quella inerente all’attività lavorativa, ponendo così in essere una causa interruttiva del nesso tra lavoro, rischio ed evento(1).

Infortunio in itinere. Per quanto riguarda l’indennizzabilità dell’infortunio in itinere, l’art.12 d.lgs. 38/2000 ha, come noto, recepito i criteri elaborati dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione la quale aveva costantemente affermato il principio in base al quale, affinché si verificasse l’estensione della copertura assicurativa, occorreva che il comportamento del lavoratore fosse giustificato da un’esigenza funzionale alla prestazione lavorativa, tale da legarla indissolubilmente all’attività di locomozione.

Recependo tali criteri, il suddetto art. 12 ha sancito espressamente la tutela assicurativa degli eventi infortunistici che si sono verificati durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro, nei limiti in cui l’assicurato non aggravi, per suoi particolari motivi o esigenze personali, i rischi propri della condotta extralavorativa connessa alla prestazione per ragioni di tempo e di luogo, interrompendo così il collegamento che giustifica la copertura assicurativa.

Per l’indennizzabilità dell’infortunio in itinere, occorre, dunque, che esso si verifichi nel tragitto tra l’abitazione e il luogo di lavoro, e che il percorso venga effettuato a piedi o con mezzo pubblico di trasporto, ovvero con mezzo privato se necessitato.

INQUADRAMENTO DELL’INFORTUNIO OCCORSO IN MISSIONE E IN TRASFERTA

Tutto ciò considerato, occorre esaminare come gli istituti in questione si applicano nel caso in cui il lavoratore venga inviato a svolgere la propria attività lavorativa in un luogo differente rispetto a quello in cui essa viene abitualmente prestata.

Infortuni occorsi durante il tragitto dall’abitazione al luogo in cui deve essere svolta la prestazione lavorativa e viceversa.

Preliminarmente, occorre evidenziare che i rischi del percorso che collega l’abitazione al luogo di lavoro abituale dipendono anche dalla scelta del lavoratore riguardo al luogo dove stabilire il centro dei propri interessi personali e familiari, per cui detto percorso non è determinato da esigenze lavorative imposte dal datore di lavoro ma dipende anche da scelte di vita del lavoratore.

Diverso è il caso del lavoratore in missione e/o trasferta poiché, in tale situazione, il tragitto dal luogo in cui si trova l’abitazione del lavoratore a quello in cui, durante la missione, egli deve espletare la prestazione lavorativa, non è frutto di una libera scelta del lavoratore ma è imposto dal datore di lavoro. Ne consegue che la circostanza che il lavoratore si trovi in missione vale, di per sé, a connotare in modo differente l’evento infortunistico che si è verificato lungo il tragitto tra l’abitazione e una sede di lavoro temporaneamente diversa, rispetto a quello che si verifichi lungo il tragitto tra l’abitazione e la sede abituale di servizio.

La missione, infatti, è caratterizzata da modalità di svolgimento imposte dal datore di lavoro con la conseguenza che tutto ciò che accade nel corso della stessa deve essere considerato come verificatosi in attualità di lavoro, in quanto accessorio all’attività lavorativa e alla stessa funzionalmente connesso, e ciò dal momento in cui la missione ha inizio e fino al momento della sua conclusione.

Ovviamente, l’evento non può ritenersi indennizzabile qualora avvenga con modalità e in circostanze per le quali non si possa ravvisare alcun collegamento finalistico e topografico con l’attività svolta in missione e/o trasferta, e cioè tutte le volte in cui il soggetto pone in essere un rischio diverso e aggravato rispetto a quello normale, individuato come tale secondo un criterio di ragionevolezza.

Pertanto, le uniche due cause di esclusione della indennizzabilità di un infortunio occorso a un lavoratore in missione e/o trasferta si possono rinvenire:

a) nel caso in cui l’evento si verifichi nel corso dello svolgimento di un’attività che non ha alcun legame funzionale con la prestazione lavorativa o con le esigenze lavorative dettate dal datore di lavoro;

b) nel caso di rischio elettivo, cioè nel caso in cui l’evento sia riconducibile a scelte personali del lavoratore, irragionevoli e prive di alcun collegamento con la prestazione lavorativa tali da esporlo a un rischio determinato esclusivamente da tali scelte.

Infortuni occorsi durante gli spostamenti effettuati dal lavoratore per recarsi dall’albergo al luogo in cui deve essere svolta la prestazione lavorativa e viceversa. Per le stesse considerazioni sopra svolte, anche gli infortuni occorsi durante gli spostamenti effettuati dal lavoratore per recarsi dall’albergo al luogo in cui deve essere svolta la prestazione lavorativa e viceversa devono essere trattati come infortuni in attualità di lavoro e non come infortuni in itinere.

Infortuni occorsi all’interno della stanza d’albergo in cui il lavoratore si trova a dimorare temporaneamente. Con riferimento all’infortunio occorso in albergo, occorre rilevare che esso non è equiparabile a quello avvenuto presso la privata abitazione, la cui indennizzabilità è stata esclusa dalla Suprema Corte sulla base di due elementi:

a) la oggettiva difficoltà di stabilire se l’atto di locomozione all’interno dell’abitazione sia o meno funzionale all’espletamento dell’attività lavorativa, essendo impossibile “certificare una qualsiasi forma di collegamento tra (abituali) condotte spiegate all’interno dell’abitazione e dei luoghi condominiali e attività lavorativa”;

b) il maggiore controllo che la natura dei luoghi comporta sulle condizioni di rischio da parte del soggetto assicurato.

L’iter logico-argomentativo sviluppato dalla Suprema Corte nella sentenza citata in nota, consente agevolmente di desumere a contrariis che tutti gli eventi occorsi al lavoratore in missione e/o trasferta, dal momento in cui questi lascia la propria abituale dimora fino a quello in cui vi fa rientro, derivanti dal compimento anche degli atti prodromici e strumentali alla prestazione lavorativa, siano indennizzabili quali infortuni avvenuti in occasione di lavoro, in attualità di lavoro, proprio perché condizionati dalla particolare situazione determinata dalla condizione di missione e/o trasferta.

Nessuno dei due elementi individuati dalla Corte di Cassazione per escludere la indennizzabilità degli eventi verificatisi nella privata abitazione, possono riscontrarsi nella fattispecie del lavoratore in missione e/o trasferta. Gli eventi accaduti in una stanza di albergo, infatti, non sono parificabili a quelli avvenuti nella privata abitazione, in primo luogo poiché il soggiorno in albergo è evidentemente necessitato dalla missione e/o trasferta – e perciò è necessariamente connesso con l’attività lavorativa – e in secondo luogo poiché il lavoratore, con riguardo al luogo in cui deve temporaneamente dimorare, non ha quello stesso controllo delle condizioni di rischio che ha, al contrario, nella propria abitazione.

CONCLUSIONI

Alla luce delle considerazioni precedentemente esposte, si devono ritenere meritevoli di tutela, nei limiti sopra delineati, tutti gli eventi occorsi a un lavoratore in missione e/o trasferta dal momento dell’inizio della missione e/o trasferta fino al rientro presso l’abitazione.

EFFICACIA NEL TEMPO

Le disposizioni di cui alla presente circolare si applicano ai casi futuri nonché alle fattispecie in istruttoria e a quelle per le quali sono in atto controversie amministrative o giudiziarie o, comunque, che non siano prescritte o decise con sentenza passata in giudicato.

SENTENZA CASSAZIONE RELATIVA PERIODO RIPOSO LAVORATORI SUBORDINATI

28/10/2013

Si richiama l’attenzione sulla sottoriportata sentenza in cui la Cassazione tratta e definisce la questione di  cui al titolo

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Sentenza 25 ottobre 2013, n. 24180

Ragioni della decisione

1. Il Comune di Torino chiede l’annullamento della sentenza della Corte d’appello di Torino, pubblicata il 17 maggio 2010, che ha respinto l’appello contro la decisione del Tribunale che aveva accolto la domanda di G.N..

2. Il N., dipendente comunale in servizio nel Corpo di Polizia municipale lavorò per sette giorni consecutivi una settimana ogni cinque. Chiese il riconoscimento, nei limiti della prescrizione decennale, del risarcimento del danno da usura psico-fisica per il lavoro prestato il settimo giorno.

3. Il Tribunale riconobbe il diritto e condannò il Comune a pagare al n. la somma di 9.363,90 euro, oltre rivalutazione ed interessi.

4. Il Comune propose un appello articolato in sette motivi. La Corte d’appello di Torino lo rigettò.

5. Il ricorso per cassazione è articolato in nove motivi. Il N. si è difeso con controricorso.

6. Con il primo motivo si denunzia la violazione degli artt. 15 e 17 della Direttiva 93/104/CE che espressamente prevede “la deroga al principio del riposo settimanale, in via legislativa, regolamentare, amministrativa o contrattuale” tra l’altro per l’attività di guardia, sorveglianza e permanenza caratterizzate dalla necessità di assicurare la protezione di beni e delle persone”. Il ricorrente sottolinea che la turnazione adottata nasceva dall’accordo sindacale del luglio 1986, nell’ambito del quale erano state predeterminate le tabelle di turnazione, e che la Corte d’appello “non ha in alcun modo svolto accertamenti in ordine alla sussistenza nel diritto interno di disposizioni derogatorie alla disciplina ordinaria” e non ha considerato i principi fissati dalla Corte costituzionale 146 del 1971.

7. Il motivo è generico ed è distonico rispetto alla motivazione specifica sul punto della Corte d’appello. E’ distonico perché la Corte di merito, esaminando il corrispondente motivo di appello ha motivato il suo rigetto in relazione alle caratteristiche della direttiva 93/104/CE ed in particolare sulla sua inidoneità a regolare direttamente i rapporti tra privati e ad essere direttamente applicabile nell’ordinamento interno, dato che lascia ampi spazi di discrezionalità agli Stati membri specificamente con riferimento alla possibilità di introdurre deroghe. Queste affermazioni della Corte non sono oggetto di specifica censura.

8. La censura centrale del motivo è che la Corte avrebbe omesso di verificare la presenza nell’ordinamento interno di disposizioni che legittimano le deroghe di specificità quali sarebbero queste “disposizioni”. L’unico richiamo è all’accordo sindacale del luglio 1986, ma tale accordo non prevede una deroga al principio legislativo, bensì contiene una regolazione dei turni che prescinde da tale principio.

9. Con il secondo motivo il ricorrente denunzia la violazione di una serie di norme che prevedono una compensazione per il disagio: in particolare l’art. 22 del ccnl comparto regioni enti locali del 14 settembre 2000, che ricalca la previsione dell’art. 13 del dpr 268 del 1987. Anche a questo assunto critico la Corte ha risposto in modo articolato, in sede di esame del terzo motivo di appello, spiegando che quella normativa retribuisce la maggiore penosità del lavoro prestato in una giornata festiva, in qualunque giorno del turno essa venga a cadere e non compensa affatto l’usura psico-fisica per l’attività lavorativa prestata nel settimo giorno”, così come gli altri benefici contrattuali riconosciuti ai Vigili urbani sono destinati a compensare altri disagi connessi alla particolare prestazione lavorativa e non già il danno derivante dalla mancata concessione del riposo settimanale. Questa affermazioni della Corte, adeguatamente motivate, non vengono specificamente sottoposte a critiche mirate, oltre che convincenti,

10. Con il terzo motivo si denunzia violazione dell’art. 2087 c.c. perché la Corte avrebbe parlato di “comportamento illecito, senza aggettivare il tipo di responsabilità” e non avrebbe argomentato il perché della antigiuridicità della condotta.

11. Anche questo motivo è infondato nel suo presupposto, perché la Corte d’appello ha indicato dal contrasto con quali norme costituzionali e codicistiche deriva la antigiuridicità ed ha qualificato il tipo di responsabilità. Ha infatti spiegato che la scelta del Comune contrasta con l’art. 2109 c.c., oltre che con l’art. 36, terzo comma, Cost. Si è poi riportata alla consolidata giurisprudenza di legittimità, per cui “In relazione al lavoro prestato oltre il sesto giorno consecutivo, va tenuto distinto il danno da “usura psico-fisica”, conseguente alla mancata fruizione del riposo dopo sei giorni di lavoro, dall’ulteriore danno alla salute o danno biologico, che si concretizza, invece, in una “infermità” del lavoratore determinata dall’attività lavorativa usurante svolta in conseguenza di una continua attività lavorativa non seguita dai riposi settimanali. Nella prima ipotesi, il danno “sull’an” deve ritenersi presunto; nella seconda ipotesi, invece, il danno alla salute o biologico, concretizzandosi in una infermità del lavoratore, non può essere ritenuto presuntivamente sussistente ma deve essere dimostrato sia nella sua sussistenza e sia nel suo nesso eziologico, a prescindere dalla presunzione di colpa insita nella responsabilità nascente dall’illecito contrattuale” (fra le molte sentenze in tal senso, cfr. Sez. L, n. 16398 del 20/08/2004 (Rv. 576013).

12. Sono invece diverse le situazioni considerate in altre sentenze, in cui per il lavoro oltre il settimo giorno, in presenza di specifiche previsioni contrattuali giudicate legittime, quindi senza riscontrare la sussistenza di un illecito, si è proceduto ad un mera maggiorazione del compenso commisurata alla maggiore pesantezza della prestazione. In tali casi il trattamento economico non ha natura risarcitoria, ma retributiva con le relative ulteriori conseguenze (cfr. Cass. n. 861 del 2005).

13. A valutazioni del tutto analoghe si presta il quarto motivo che pone il problema della insussistenza del comportamento illecito per mancanza dell’elemento psicologico, senza peraltro spiegare se e come la questione sia stata posta nei motivi di appello, introducendo una serie di questioni di fatto nuove, inammissibili in sede di giudizio di legittimità.

14. Con il quinto motivo si prospetta un ulteriore vizio della sentenza costituito dalla “errata applicazione dei principi in materia di oneri probatori”, ma in realtà nella esposizione del motivo, non si sviluppa questa impostazione, perché il ragionamento mira a dimostrare e censurare la valutazione della Corte di merito in ordine alla idoneità dei benefici inseriti nel contratto a compensare il mancato recupero delle energie lavorative derivante dalla disciplina dei riposi. Non di onere probatorio si tratta, ma di valutazione della prova, con la conseguenza che il ricorso propone nei fatti una diversa valutazione di merito, inammissibile in sede di legittimità. In ogni caso, in materia di distribuzione dell’onere della prova sono quelli della giurisprudenza prima richiamata.

15. Con il quinto motivo si denunzia violazione dell’art. 39 delle “code contrattuali” del ccnl 14 settembre 2000 in ordine all’attività lavorativa prestata nel giorno di riposo settimanale in occasione di tornate elettorali.

16. La sentenza della Corte sul punto ha compiuto un’affermazione molto precisa affermando che nel giudizio di primo grado non era stata sollevata “eccezione” alcuna con riferimento alle prestazioni rese in periodo elettorale. Per censurare questa affermazione sarebbe bastato riportare il punto della memoria di costituzione in cui, ai sensi dell’art. 416 c.p.c., il Comune resistente formulò tale eccezione. Il ricorso per cassazione del Comune riporta amplissimi brani della memoria di costituzione, ma non vi è un punto dell’atto in cui si dichiari di formulare una eccezione in tal senso.

La lettura della memoria compiuta dalla Corte di merito non è pertanto contraddetta.

17. Con il sesto motivo si denunzia un “difetto di legittimazione passiva del Comune di Torino con riferimento al TOROC”. Una parte della condanna riguarda un periodo di lavoro svolto dal N. presso il “Comitato per l’organizzazione dei giochi olimpici invernali Torino 2006”. La Corte sulla questione ha specificamente motivato a pag. 15-16 della sentenza, argomentando la sua decisione sulla base della sua interpretazione delle clausole del protocollo d’intesa stipulato tra il Comune e il Comitato. L’interpretazione dell’atto negoziale attiene al merito della controversia e non può essere riformulata in sede di giudizio di legittimità, in assenza di specifiche e puntuali denunzie di violazione di uno o più dei criteri ermeneutici fissati dagli artt. 1362 e ss. c.c., che nel caso specifico mancano. Nel corso della esposizione del motivo si fa poi riferimento ad una eccezione di mancato espletamento dell’attività lavorativa nei giorni 22 gennaio e 28 febbraio, che secondo il Comune sarebbe stata formulata in primo grado e riproposta in appello, ma si omette di riportare il testo di tale eccezione.

18. Con il settimo motivo si denunzia violazione dei principi in materia di onere della prova del danno, censurando la sentenza “laddove ha escluso che facesse carico al lavoratore ricorrente la prova del preteso danno da usura psico-fisica”. Il motivo è infondato alla luce dei principi fissati dalla giurisprudenza prima richiamata.

19. Con l’ottavo motivo si denunzia violazione dell’art. 2087 c.c. per carenza degli elementi costitutivi dell’illecito, per mancanza di antigiuridicità dell’azione, del nesso eziologico e dell’elemento psicologico. Si tratta della ripetizione di censure già proposte con alcuni dei motivi precedenti, che sono state pertanto già esaminate, tanto con riferimento ai profili oggettivi, che soggettivi.

20. Con l’ultimo motivo si denunzia violazione degli artt. 2946 c.c. assumendo che il termine di prescrizione nella specie non sarebbe quello decennale, come affermato dalla Corte, bensì quinquennale.

21. Anche questo motivo è infondato. Come si è visto, la giurisprudenza distingue in sostanza tre situazioni.

22. Quella in cui il la fruizione del riposo oltre il settimo giorno è legittima in base alle previsioni normative di vario livello che disciplinano il rapporto e la specifica organizzazione del tempo di lavoro, prevedendo deroghe consentite dalla legge e benefici economici compensativi. In tal caso, la maggiorazione del compenso per la peculiare gravosità del lavoro ha natura retributiva e la prescrizione è quinquennale.

23. Vi è poi l’ipotesi, in cui, in assenza di previsioni legittimanti, la scelta datoriale contrasta con gli artt. 36 Cost. e 2109 c.c, ed il lavoratore propone una domanda di risarcimento del danno da usura psico-fisica conseguente alla mancata fruizione del riposo dopo sei giorni di lavoro. Come si è visto, si è ritenuto in questi casi che la sussistenza del danno deve ritenersi presunta, il diritto non ha natura retributiva e si prescrive in dieci anni.

24. Se poi il lavoratore sostiene di aver ricevuto un ulteriore danno alla salute o danno biologico, che si concretizza, invece, in una “infermità” determinata dall’attività lavorativa usurante svolta in conseguenza di una continua attività lavorativa non seguita dai riposi settimanali, il quadro cambia ancora sotto il profilo dell’onere della prova, perché questo danno ulteriore non può essere ritenuto presuntivamente sussistente ma deve essere dimostrato sia nella sua sussistenza e sia nel suo nesso eziologico, a prescindere dalla presunzione di colpa insita nella responsabilità nascente dall’illecito contrattuale.

25. La Corte d’appello di Torino, con motivazione adeguatamente argomentata, ha inquadrato il caso sottoposto al suo esame nella seconda ipotesi, traendone coerentemente le conseguenze sul piano probatorio, sulla natura del diritto e, da ultimo, sul termine di prescrizione, che è stato correttamente individuato in dieci anni.

26. Il ricorso, pertanto, deve essere rigettato. Le spese del giudizio di legittimità devono essere poste a carico della parte che perde il giudizio e vengono liquidate secondo i parametri previsti dal D.M. Giustizia, 20 luglio 2012, n. 140 (cfr. Cass. Sez. un. 17405 e 17406 del 2012).

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in 3.000,00 euro per compensi professionali, 50,00 euro per spese borsuali, oltre accessori come per legge.

DDL STABILITA’ : PREVISTI NUOVI VERSAMENTI PER ISTANZE A PP.AA

27/10/2013

Di seguito si precisano le tasse ed i contributi  che dovranno essere versati dai cittadini ,secondo il ddl stabilita’ 2014 ,ormai all’esame del  Senato per l’approvazione:

1) Imposta bollo conto titoli: da gennaio p.v .passera’ al 2 per mille ,comportando per i cittadiuni un onere di circa 500 milioni di euro

2) Imposta  di bollo   forfettaria di 16 euro  per le istanze in via telematica  che saranno prodotte alle pp.aa.,che riguardera’ pure gli atti ,i certificati ed io provvedimenti

3)  per l’impodta di bollo virtuale sara istitruitio un modello unico per rebìndere uniformi le dichiarazioni dei contribeìuenti

RISPOSTE MINISTERO LAVORO DUE NUOVI INTERPELLI

27/10/2013

In conformita’ alla previsione dell’asrt.9 del dec.legvo n.124/04 con note del 23 ottobre 2013 ,la DGAI del inistero dfel lavoro ha fornito risposta agli interpelli n.28/13 e n.29/13 ,èsposti e definiti nei termini sotto   riportati

Interpello 23 ottobre 2013, n. 28

  Richiedente: Consiglio  lNazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro

   Oggetto richiesta : Se il contributo erogato ai sensi della disposizione di cui sopra, in favore dei datori di lavoro che procedano ad una riduzione stabile dell’orario di lavoro del personale in forza e alla contestuale assunzione di nuovo personale, possa essere altresì concesso qualora alla riduzione di orario corrispondano assunzioni “in eccedenza” ossia tali da produrre un incremento complessivo degli occupati superiore al numero ipotetico dei posti di lavoro strettamente legati alla contrazione oraria.

Risposta ministeriale :
Precisato che l’art 2, comma 1, sopra citato dispone che “nel caso in cui i contratti collettivi aziendali stipulati con i sindacati aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale, al fine di incrementare gli organici, prevedano, programmandone le modalità di attuazione, una riduzione stabile dell’orario di lavoro, con riduzione della retribuzione, e la contestuale assunzione a tempo indeterminato di nuovo personale con richiesta nominativa, ai datori di lavoro è concesso, per ogni lavoratore assunto sulla base dei predetti contratti collettivi e per ogni mensilità di retribuzione ad esso corrisposta, un contributo a carico della gestione  dell’assicurazione per la disoccupazione involontaria, pari, per i primi dodici mesi, al 15 per cento della retribuzione lorda prevista dal contratto collettivo di categoria per il livello di inquadramento. Per ciascuno dei due anni successivi il predetto contributo è ridotto, rispettivamente, al 10 e al 5 per cento”.

Evidenziato che dalla lettura della disposizione si evince che il Legislatore ha inteso concedere un’agevolazione alle aziende esclusivamente laddove queste ultime, programmando una riduzione dell’orario di lavoro per i dipendenti già in forza, provvedano contestualmente all’assunzione di nuovo personale in modo tale da “bilanciare” la predetta riduzione.

Richiamata la posizione dell’Inps ,come espressa neòl   mess. n. 7787 del 23 ottobre 1984 e neòlla circ. n. 1/1987

si sottolinea che l’eventuale assunzione in eccedenza volta a produrre un incremento complessivo degli occupati superiore al numero dei posti di lavoro risultanti dalla contrazione oraria non rileva ai fini della fruizione dell’agevolazione. In altri termini ed in risposta al quesito avanzato si ritiene che il contributo in questione spetti limitatamente alle assunzioni corrispondenti alla complessiva riduzione dell’orario di lavoro 

Interpello 23 ottobre 2013, n. 29

  Richiedente: Consiglio  lNazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro

Oggetto richiesta: Se il licenziamento disciplinare possa costituire un’ipotesi di disoccupazione “involontaria”, per la quale è prevista la concessione della predetta indennità.

Risposta ministeriale

Precisato che L’art. 2 della L. n. 92/2012 ha introdotto l’Assicurazione Sociale per l’Impiego (d’ora in poi ASpI), con l’intento di fornire un’indennità di disoccupazione ai lavoratori colpiti da disoccupazione involontaria, nonché un contributo a carico del datore di lavoro per i casi di interruzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato, dovuto nelle stesse ipotesi che darebbero diritto all’ASpI (cfr. art. 2, comma 31, L. n. 92/2012).

Osservato che dal dettato della citata normativa, può evincersi che le cause di esclusione dall’ASpI e del contributo a carico del datore di lavoro sono tassative e riguardano i casi di dimissioni (con l’eccezione delle dimissioni per giusta causa, v. INPS circ. n. 97/2003, 142/2012, 44/2013, ovvero delle dimissioni intervenute durante il periodo di maternità tutelato dalla legge) e di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.

 non sembra potersi escludere che l’indennità di cui al comma 1 e il contributo di cui al comma 31 dell’art. 2, L. n. 92/2012 siano corrisposti in ipotesi di licenziamento disciplinare, così come del resto ha inteso chiarire l’Istituto previdenziale, il quale è intervenuto con numerose circolari (cfr. INPS circc. n. 140/2012, 142/2012, 44/2013) per disciplinare espressamente le ipotesi di esclusione della corresponsione dell’indennità e del contributo in parola senza trattare l’ipotesi del licenziamento disciplinare.

A supporto di quanto sopra rappresentato, il Ministero ha fatto richiamo alla    Corte Costituzionale,che  con sentenza n. 405/2001, aveva statuito in merito all’opportunità che, in caso di licenziamento disciplinare, venisse corrisposta l’indennità di maternità, pronunciandosi nel senso di ritenere che una sua esclusione integrasse una violazione degli artt. 31 e 37 della Costituzione, in quanto alla protezione della maternità andava attribuito un rilievo superiore rispetto alla ragione del licenziamento, trovando già “il fatto che ha dato causa al licenziamento (…) comunque in esso efficace sanzione”.

A giudizio della scrivente Direzione, la fattispecie in argomento è suscettibile di essere analizzata con il medesimo metodo di ragionamento adottato dalla Corte Costituzionale atteso che, analogamente a quanto argomentato dalla Corte a proposito della corresponsione dell’indennità di maternità, anche nel caso di specie il licenziamento disciplinare può essere considerato un’adeguata risposta dell’ordinamento al comportamento del lavoratore e, pertanto, negare la corresponsione della ASpI costituirebbe un’ulteriore reazione sanzionatoria nei suoi confronti.

Sotto altro profilo va evidenziato che il licenziamento disciplinare non possa ex ante essere qualificato come disoccupazione “volontaria”. Ciò in quanto la sanzione del licenziamento quale conseguenza di una condotta posta in essere dal lavoratore, sia pur essa volontaria, non è “automatica” (v. Cass. sent. 25 luglio 1984 n. 4382, secondo cui “l’adozione del provvedimento disciplinare è sempre rimessa alla libera determinazione e valutazione del datore di lavoro e costituisce esercizio di potere discrezionale”), senza contare l’impugnabilità dello stesso. In tali casi potrebbe risultare peraltro iniquo negare la protezione assicurata dalla ASpI nell’ipotesi in cui il giudice ordinario dovesse successivamente ritenere illegittimo il licenziamento impugnato.

Atteso quanto sopra esposto, non sembrano esservi margini per negare il contributo a carico del datore di lavoro previsto dall’art. 2, comma 31 della L. 92/2012, in quanto lo stesso è dovuto “per le causali che, indipendente dal requisito contributivo, darebbero diritto all’ASpI”.

CASSAZIONE : PER VALIDITA’ CONCILIAZIONE IN SEDE SINDACALE NECESSITA EFFETTIVO APPPORTO RAPPRESENTANTE SINDACALE

27/10/2013

 Nei termini riportati nel titolo si sono espressi i giudici con la sottostante

Sentenza 23 ottobre 2013, n. 24024,al cui esame  si rinvia

Ragioni della decisione

1. G.C. e R.M. chiedono l’annullamento della sentenza della Corte d’appello di Roma, pubblicata il 9 gennaio 2008, che ha riformato la sentenza del Tribunale, dichiarando inammissibili le loro domande nei confronti della Procura generalizia Congregazione Suore Eucaristiche.

2. Le due ricorrenti convennero in giudizio la Procura generalizia chiedendo, previo annullamento della conciliazione sindacale sottoscritta il 16 febbraio 2001, l’accertamento della natura subordinata del loro rapporto di lavoro e la condanna al pagamento di cospicue somme, nonché la declaratoria di illegittimità del licenziamento orale che assumevano di aver subito, con le conseguenze di legge.

3. La Procura generalizia, a sua volta, le convenne in giudizio, per ottenere la restituzione di somme erogate in attuazione delle conciliazioni del febbraio 2001.

4. I due giudizi furono riuniti.

5. Il Tribunale accolse in parte la domanda delle lavoratrici condannando la Procura generalizia al pagamento di una parte delle somme richieste dalle lavoratrici e rigettando ogni altra domanda.

6. La Procura generalizia propose appello. Le lavoratrici si costituirono e proposero appello incidentale.

7. La Corte d’appello di Roma, in accoglimento dell’appello principale, assorbito l’appello incidentale, riformò la decisione e dichiarò inammissibili le domande.

8. Il fulcro della decisione è costituito dal fatto che la Corte ritenne valide le conciliazioni sottoscritte tra le parti e quindi inammissibili giudizi che si fondavano sulla loro illegittimità.

9. Le ricorrenti articolano tre motivi di ricorso. La Procura generalizia si è difesa con controricorso. Le ricorrenti hanno depositato una memoria.

10. Con il primo motivo si denunzia violazione e falsa applicazione dell’art. 2113 c.c. e 411 c.p.c.. Il quesito è il seguente: “se per potersi configurare una transazione sia necessaria la conoscenza ed il riferimento delle parti che sottoscrivono l’atto -e quindi del lavoratore- in ordine al rapporto di lavoro di cui si discute, ai diritti da dismettere, alla “res dubia” in contestazione tra le parti e necessiti altresì l’elemento della reciprocità delle concessioni, nonché se tali elementi debbano risultare espressamente nell’atto di transazione; quindi per l’effetto se debbano ritenersi sottratte al regime di non impugnabiiità le conciliazioni sottoscritte in sede sindacale nel caso di specie, qualora prive di tali elementi”.

11. Con il secondo motivo si denunzia violazione dei medesimi articoli di legge in relazione alla mancata assistenza sindacale avuta nel caso concreto. Nel quesito si chiede se ai fini della legittimità della conciliazione “debba essere intervenuto alla stipulazione un rappresentante sindacale munito di specifico mandato a transigere la controversia debitamente sottoscritto dal lavoratore, ovvero se dall’atto di conciliazione debba comunque risultare che il rappresentante sindacale abbia esaurientemente illustrato tutti i necessari elementi al lavoratore affinché questi abbia consapevolmente ridisposto dei propri diritti e se in mancanza, come nel caso dei verbali sottoscritti dalle ricorrenti, debbano ritenersi sottratte al regime di non impugnabili di cui all’art. 2113, quarto comma, c.c. le conciliazioni sottoscritte in sede sindacale che siano prive di tali requisiti”.

12. Con il terzo motivo si denunzia “carenza di motivazione e insufficiente e omesso esame di punto decisivo della controversia”, che nel corso del motivo viene identificato nella inimpugnabilità delle conciliazioni e nella sussistenza della “res dubia”.

13. I tre motivi debbono essere esaminati congiuntamente. Il ricorso è fondato.

14. La Corte d’appello ha riformato la decisione favorevole alle tesi delle lavoratrici del Tribunale, ritenendo che la conciliazione sottoscritta dalle parti non fosse impugnabile. Nella brevissima motivazione la Corte sostiene questa tesi affermando: “con le conciliazioni le parti appellate hanno in definitiva esclusa la ricorrenza di ogni ipotesi di subordinazione “inter partes” e quindi hanno esclusa ogni pretesa economica a qualsiasi titolo risalente alla subordinazione”. La Corte aggiunge poi che “si trattò di una conciliazione effettiva, con assistenza delle lavoratrici curata dall’avv.sa S.F. e anche con l’attività preventiva dei conciliatori, che hanno avvertito le parti circa gli effetti propri della conciliazione in sede sindacale”. La Corte afferma infine che la “sussistenza di una “res dubia” è fuori discussione, in relazione alla controversa sussistenza di un rapporto oneroso o non e, nel primo caso, di un rapporto di lavoro autonomo o subordinato”.

15. La censura mossa dalle ricorrenti è fondata per le seguenti ragioni.

16. Si discute della impugnabilità o meno di una conciliazione avvenuta in sede sindacale. L’art. 2113 c.c. nega la validità delle rinunce e transazioni che hanno per oggetto diritti derivanti da norme inderogabili dettate dalla legge o dai contratti collettivi. Il comma successivo specifica che la relativa impugnazione deve avvenire entro sei mesi dalla data della rinunzia o della transazione, a pena di decadenza. L’ultimo comma sottrae a questa disciplina le conciliazioni intervenute ai sensi degli artt. 185, 410 e 411 c.p.c., nel cui ambito sono ricomprese le conciliazioni sindacali.

17. La sentenza della Corte dà atto che nel caso in esame vi è stata una conciliazione in sede sindacale, giudicandola idonea a rendere la transazione in essa contenuta non impugnabile.

18. Tale valutazione si basa però su di una motivazione esigua da cui si desume che la Corte non ha verificato la effettività della assistenza sindacale (richiesta costantemente dalla giurisprudenza, cfr. in ‘particolare, Cass. 22 maggio 2008, n. 13217), limitandosi a due affermazioni, entrambe non decisive: la conciliazione in sede sindacale sarebbe avvenuta con l’assistenza di un avvocato e i conciliatori avrebbero avvertito le parti circa gli effetti propri della conciliazione ai sensi degli artt. 2113 c.c. e 411 c.p.c. La prima considerazione è ultronea rispetto ai requisiti di una conciliazione in sede sindacale, la seconda è inadeguata e tautologica perché risolve l’assistenza nell’indicazione dell’effetto della non impugnabilita’ dell’atto transattivo, senza considerare che l’assistenza sindacale deve permettere al lavoratore di comprendere a quali diritti rinunzia e in che misura.

19. Una carenza ancora più netta concerne l’analisi dei contenuti della conciliazione. La Corte ha presente che nel caso in esame il negozio conciliativo ha il contenuto di una transazione e quindi di un negozio, con il quale le parti, per espressa definizione codicistica, pongono fine ad una lite già cominciata o potenziale, facendosi reciproche concessioni. Nel caso in esame si è omesso di verificare se e in cosa consistono le reciproche concessioni e, quanto alla “res dubia”, la si è risolta nel carattere subordinato o autonomo del rapporto, mentre dalla stessa sentenza si coglie la ben più vasta articolazione delle questioni in discussione e dei diritti controversi.

20. Per tali ragioni la sentenza deve essere cassata con rinvio alla medesima Corte d’appello in diversa composizione, che dovrà rinnovare il giudizio sulla ammissibilità dell’impugnazione della conciliazione, verificando l’effettività della assistenza sindacale e la sussistenza degli elementi costitutivi dell’atto di transazione.

21. Il principio di diritto in base al quale il giudizio dovrà essere rinnovato è il seguente: “Per il combinato disposto degli artt. 2113 cod. civ. e 410, 411 cod. proc. civ., le rinunzie e transazioni aventi ad oggetto diritti del prestatore di lavoro derivanti da disposizioni inderogabili della legge o di contratti collettivi, contenute in verbali di conciliazione sindacale, non sono impugnabili ex art. 2113, commi 2 e 3, cod.civ., solo a condizione che l’assistenza prestata dai rappresentati sindacali sia stata effettiva, consentendo al lavoratore di sapere a quale diritto rinunzia ed in che misura, e, nel caso di transazione, a condizione che dall’atto si evinca la “res dubia” oggetto della lite (in atto o potenziale) e le “reciproche concessioni” in cui si risolve il contratto transattivo ai sensi dell’art. 1965 c.c.”.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata con rinvio alla Corte d’appello di Roma in diversa composizione, anche per la decisione sulle spese del giudizio di legittimità.

PARERI MINISTERO SVILUPPO ECONOMICO

27/10/2013

Il Ministero dello sviluppo economico,  ha messo  online  i seguenti pareri  e chiarimenti .

a) ha chiarito che per l’attività di vendita di quotidiani e periodici nonché per la vendita di prodotti artigianali, quali le piadine, che si svolge in chioschi e su area pubblica, la concessione dello spazio può seguire i medesimi criteri utilizzati per il commercio su aree pubbliche in senso lato;

b)  i panifici,  salvo che   siano titolari anche di licenza di bar, non possono collocare negli spazi antistanti il locale, tavolini e sedie per il consumo sul posto.

c) al momento,, nessuna norma vieta che  nei  bar siano poste in vendita anche sigarette elettroniche.

d) il bar aperto con la Scia non ha necesita’ di autorizzazione formale ,neppure se   successiovamente  il comune ha previsto per la zona in cui è situato la formasle autorizzazione