PUBBLICATA LEGGE CONVERSIONE RIGUARDANTE IMU, AMMORTIZZATORI IN DEROGA E TRATTAMENTI PENSIONISTICI

Sul Supplemento Ordinario alla  Gazzetta Ufficiale – serie generale – n. 254 del 29.10.2013   risulta pubblicato il testo del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 102,  coordinato con la legge di conversione 28 ottobre 2013, n. 124, contenente la regolamentazione sulle materie di cui al titolo.

Prima di pubblicare a stralcio gli articoli riguardanti le suddette materie ,si evidenzia  che :

  a)e modifiche apportate dalla legge di conversione  sono  stampate con caratteri corsivi. 
  e sono riportate tra i segni ((...)) 
 b)   A norma dell'art. 15, comma 5, della legge 23 agosto 1988, n. 400le modifiche apportate 
 dalla  legge  diconversione hanno efficacia dal giorno successivo a quello della  sua pubblicazione. 
Art. 1 

Abolizione della prima rata dell'IMU 2013 per  gli  immobili  oggetto
  della sospensione disposta con decreto-legge 21 maggio 2013, n. 54 

   1. Per l'anno 2013  non  e'  dovuta  la  prima  rata  dell'imposta
municipale  propria  di  cui  all'articolo  13  del  decreto-legge  6
dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge  22
dicembre 2011, n. 214, relativa agli immobili di cui all'articolo  1,
comma 1, del decreto-legge 21 maggio 2013,  n.  54,  convertito,  con
modificazioni, dalla legge 18 luglio 2013, n. 85

Art. 2 

                Altre disposizioni in materia di IMU 

   1. Per l'anno 2013 non e'  dovuta  la  seconda  rata  dell'imposta
municipale  propria  di  cui  all'articolo  13  del  decreto-legge  6
dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge  22
dicembre 2011, n. 214, relativa ai fabbricati costruiti  e  destinati
dall'impresa costruttrice alla vendita, fintanto  che  permanga  tale
destinazione e non siano in ogni caso locati. (( Per il medesimo anno
l'imposta municipale propria resta dovuta fino al 30 giugno.)) 
  2. All'articolo 13 del predetto decreto-legge n. 201 del 2011  sono
apportate le seguenti modificazioni: 
    a) il comma 9-bis e' sostituito dal seguente: «9-bis. A decorrere
dal 1º gennaio 2014 sono esenti  dall'imposta  municipale  propria  i
fabbricati  costruiti  e  destinati  dall'impresa  costruttrice  alla
vendita, fintanto che permanga tale destinazione e non siano in  ogni
caso locati.»; 
    b) al comma 10, sesto periodo, le parole «alle unita' immobiliari
di cui all'articolo 8, comma 4, del decreto legislativo  30  dicembre
1992,  n.  504»  sono  sostituite  dalle  seguenti:   «agli   alloggi
regolarmente assegnati dagli Istituti autonomi per le  case  popolari
(IACP) o dagli  enti  di  edilizia  residenziale  pubblica,  comunque
denominati, aventi le  stesse  finalita'  degli  IACP,  istituiti  in
attuazione  dell'articolo  93  del  decreto  del   Presidente   della
Repubblica 24 luglio 1977, n. 616». 
  3. Alla  lettera  i)  del  comma  1  dell'articolo  7  del  decreto
legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, dopo le  parole:  «sanitarie,»,
sono inserite le seguenti: «di ricerca scientifica,». La disposizione
di cui al primo periodo si applica a decorrere dal periodo di imposta
2014. 
  4. Ai fini dell'applicazione della disciplina in materia di IMU, le
unita'  immobiliari  appartenenti   alle   cooperative   edilizie   a
proprieta' indivisa, adibite  ad  abitazione  principale  e  relative
pertinenze  dei  soci  assegnatari,  sono  equiparate  all'abitazione
principale. ((Per l'anno  2013,  la  disposizione  di  cui  al  primo
periodo si applica a decorrere dal 1° luglio.)) A  decorrere  dal  1°
gennaio 2014 sono equiparati all'abitazione principale  i  fabbricati
di civile abitazione destinati ad alloggi sociali come  definiti  dal
decreto del Ministro delle infrastrutture 22 aprile 2008,  pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale n. 146 del 24 giugno 2008. 
  5. Non sono richieste le condizioni della dimora abituale  e  della
residenza anagrafica ai fini dell'applicazione  della  disciplina  in
materia di IMU concernente  l'abitazione  principale  e  le  relative
pertinenze, a un unico immobile, iscritto o iscrivibile  nel  catasto
edilizio  urbano  come  unica  unita'   immobiliare,   ((purche'   il
fabbricato non sia censito nelle categorie catastali A/1, A/8 o  A/9,
che sia)) posseduto, e non concesso in locazione,  dal  personale  in
servizio permanente appartenente alle Forze armate e  alle  Forze  di
polizia ad ordinamento militare e da quello dipendente delle Forze di
polizia ad  ordinamento  civile,  nonche'  dal  personale  del  Corpo
nazionale dei vigili  del  fuoco,  e,  fatto  salvo  quanto  previsto
dall'articolo 28, comma 1, del decreto legislativo 19 maggio 2000, n.
139, dal personale  appartenente  alla  carriera  prefettizia.  ((Per
l'anno 2013, la disposizione di cui al primo  periodo  si  applica  a
decorrere dal 1° luglio.)) 
  ((5-bis. Ai fini dell'applicazione dei benefici di cui al  presente
articolo, il soggetto passivo presenta, a pena di decadenza entro  il
termine  ordinario  per  la  presentazione  delle  dichiarazioni   di
variazione  relative   all'imposta   municipale   propria,   apposita
dichiarazione, utilizzando il modello ministeriale predisposto per la
presentazione delle suddette dichiarazioni, con la quale  attesta  il
possesso dei requisiti e indica gli  identificativi  catastali  degli
immobili ai quali il beneficio si applica. Con decreto del  Ministero
dell'economia e delle finanze sono apportate al predetto  modello  le
modifiche eventualmente necessarie per  l'applicazione  del  presente
comma. 
  5-ter. Ai sensi dell'articolo 1, comma 2,  della  legge  27  luglio
2000, n. 212,  l'articolo  13,  comma  14-bis,  del  decreto-legge  6
dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge  22
dicembre 2011, n. 214, deve intendersi nel senso che  le  domande  di
variazione catastale  presentate  ai  sensi  dell'articolo  7,  comma
2-bis, del decreto-legge 13  maggio  2011,  n.  70,  convertito,  con
modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n.  106,  e  l'inserimento
dell'annotazione negli atti catastali producono gli effetti  previsti
per il riconoscimento del requisito di ruralita' di cui  all'articolo
9 del  decreto-legge  30  dicembre  1993,  n.  557,  convertito,  con
modificazioni, dalla legge 26 febbraio 1994,  n.  133,  e  successive
modificazioni, a decorrere dal quinto anno antecedente  a  quello  di
presentazione della domanda.)) 

((Art. 2-bis 

Applicazione dell'IMU alle unita' immobiliari concesse in comodato  a
                               parenti 

   1.  Nelle  more  di  una  complessiva  riforma  della   disciplina
dell'imposizione fiscale sul patrimonio immobiliare, per l'anno 2013,
limitatamente alla seconda rata dell'imposta  municipale  propria  di
cui all'articolo 13  del  decreto-legge  6  dicembre  2011,  n.  201,
convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n.  214,
e   successive   modificazioni,   i   comuni    possono    equiparare
all'abitazione principale, ai fini dell'applicazione  della  suddetta
imposta, le unita' immobiliari e relative pertinenze, escluse  quelle
classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e  A/9,  concesse  in
comodato dal soggetto passivo dell'imposta a parenti in  linea  retta
entro il primo grado che le utilizzano come abitazione principale. In
caso di piu' unita' immobiliari concesse  in  comodato  dal  medesimo
soggetto passivo dell'imposta, l'agevolazione di cui al primo periodo
puo' essere applicata ad una sola unita' immobiliare. Ciascun  comune
definisce   i   criteri   e   le   modalita'    per    l'applicazione
dell'agevolazione di cui al presente comma, ivi  compreso  il  limite
dell'indicatore della  situazione  economica  equivalente  (ISEE)  al
quale subordinare la fruizione del beneficio. 
  2. Al  fine  di  assicurare  ai  comuni  delle  regioni  a  statuto
ordinario, delle regioni a statuto speciale e delle province autonome
di Trento e  di  Bolzano  il  ristoro  dell'ulteriore  minor  gettito
dell'imposta municipale propria derivante dall'applicazione del comma
1, e' attribuito ai  comuni  medesimi  un  contributo,  nella  misura
massima complessiva di 18,5 milioni di euro per l'anno 2013,  secondo
le modalita' stabilite con  decreto  del  Ministro  dell'interno,  da
adottare di concerto con il Ministro dell'economia e  delle  finanze,
previa acquisizione del parere in sede di Conferenza unificata di cui
all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281,  entro
quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore della legge  di
conversione del presente decreto.)) 
Art. 4 

Riduzione dell'aliquota della cedolare secca per contratti  a  canone
                             concordato 

  1. All'articolo 3, comma 2, quarto periodo, del decreto legislativo
14 marzo 2011, n. 23, le parole «e' ridotta al  19  per  cento»  sono
sostituite dalle seguenti: «e' ridotta al 15 per cento». 
  2. Le disposizioni del  comma  1  hanno  effetto  a  decorrere  dal
periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2013. 
Art. 10 

      Rifinanziamento ammortizzatori in deroga per l'anno 2013 

  1. Ferme restando le risorse gia' destinate dall'articolo 1,  comma
253, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, mediante  riprogrammazione
dei programmi cofinanziati dai Fondi strutturali comunitari 2007/2013
oggetto del Piano di azione e coesione, l'autorizzazione di spesa  di
cui all'articolo 1, comma 7, del decreto-legge  20  maggio  1993,  n.
148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19  luglio  1993,  n.
236, confluita nel Fondo sociale per l'occupazione e  la  formazione,
di cui all'articolo 18, comma 1, lettera  a),  del  decreto-legge  29
novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge  28
gennaio 2009, n. 2, e' incrementata, per l'anno 2013, di 500  milioni
di euro ((da  destinare))  al  rifinanziamento  degli  ammortizzatori
sociali in deroga di cui all'articolo 2, commi 64,  65  e  66,  della
legge 28 giugno 2012, n. 92, da ripartirsi  tra  le  Regioni  tenendo
conto delle risorse da destinarsi  per  le  medesime  finalita'  alle
Regioni interessate dalla procedura di  cui  al  citato  articolo  1,
comma 253 della predetta legge n. 228 del 2012, le  quali  concorrono
in via prioritaria al rifinanziamento degli ammortizzatori sociali in
deroga nelle predette Regioni. 

((Modifica)) all'articolo 6 del decreto-legge 29  dicembre  2011,  n.
  216, convertito, con modificazioni, dalla legge 24  febbraio  2012,
  n. 14, e relative norme attuative 

   1. Al comma 2-ter dell'articolo 6 del  decreto-legge  29  dicembre
2011, n. 216, convertito, con modificazioni, dalla legge 24  febbraio
2012, n. 14, dopo le parole: «31 dicembre  2011,»  sono  inserite  le
seguenti: «in ragione della risoluzione unilaterale del  rapporto  di
lavoro medesimo ovvero». Restano  in  ogni  caso  ferme  le  seguenti
condizioni per l'accesso al beneficio dell'anticipo del pensionamento
da parte dei soggetti interessati che: 
    a) abbiano conseguito successivamente alla data di cessazione, la
quale comunque non  puo'  essere  anteriore  al  1º  gennaio  2009  e
successiva al 31 dicembre 2011, un reddito  annuo  lordo  complessivo
riferito a qualsiasi  attivita',  non  riconducibile  a  rapporto  di
lavoro dipendente a tempo indeterminato, non superiore a euro 7.500; 
    b) risultino in possesso dei requisiti anagrafici e  contributivi
che, in base alla disciplina pensionistica vigente prima  della  data
di entrata in vigore del  decreto-legge  6  dicembre  2011,  n.  201,
convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011,  n.  214
avrebbero comportato  la  decorrenza  del  trattamento  pensionistico
entro il trentaseiesimo mese  successivo  alla  data  di  entrata  in
vigore del citato decreto-legge n. 201 del 2011. 
  2. Il beneficio di cui al comma 1 e'  riconosciuto  nel  limite  di
6.500 soggetti e nel limite massimo di 151 milioni di euro per l'anno
2014, di 164 milioni di euro per l'anno 2015, di 124 milioni di  euro
per l'anno 2016, di 85 milioni di euro per l'anno 2017, di 47 milioni
di euro per l'anno ((2018 e di 12)) milioni di euro per l'anno  2019.
Ai fini della presentazione delle istanze da parte dei lavoratori, si
applicano le procedure relative alla tipologia dei lavoratori di  cui
al comma 2-ter dell'articolo 6 del decreto-legge 29 dicembre 2011, n.
216, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 febbraio 2012,  n.
14, come definite  nel  decreto  del  Ministro  del  lavoro  e  delle
politiche sociali 1° giugno 2012, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
n. 171 ((del  24  luglio  2012)),  e  successivamente  integrate  dal
decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali  22  aprile
2013, pubblicato nella ((Gazzetta Ufficiale  n.  123  del  28  maggio
2013)), con particolare riguardo alla  circostanza  che  la  data  di
cessazione debba risultare da elementi certi e  oggettivi,  quali  le
comunicazioni obbligatorie alle Direzioni  Territoriali  del  lavoro,
ovvero agli altri soggetti equipollenti  individuati  sulla  base  di
disposizioni normative  o  regolamentari,  ((e  alle  procedure))  di
presentazione delle istanze alle  competenti  Direzioni  Territoriali
del lavoro, di esame delle medesime e di  trasmissione  delle  stesse
all'INPS.  L'INPS  provvede  al   monitoraggio   delle   domande   di
pensionamento  inoltrate  dai  lavoratori  di  cui  al  comma  1  che
intendono avvalersi dei requisiti  di  accesso  e  del  regime  delle
decorrenze  vigenti  prima  della  data  di  entrata  in  vigore  del
decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni,
dalla legge 22 dicembre 2011,  n.  214,  sulla  base  della  data  di
cessazione del rapporto di lavoro((, e altresi' provvede a pubblicare
sul proprio sito internet, in forma aggregata al fine  di  rispettare
le vigenti disposizioni in materia di tutela dei  dati  personali,  i
dati raccolti a seguito dell'attivita' di monitoraggio,  avendo  cura
di evidenziare le domande accolte,  quelle  respinte  e  le  relative
motivazioni)). Qualora dal monitoraggio risulti il raggiungimento del
limite numerico delle domande di pensione determinato  ai  sensi  del
primo  periodo  del  presente  comma,  l'INPS  non  prende  in  esame
ulteriori domande  di  pensionamento  finalizzate  ad  usufruire  dei
benefici previsti dalla disposizione di cui al comma 1. 
  3. I  risparmi  di  spesa  complessivamente  conseguiti  a  seguito
dell'adozione delle misure di armonizzazione dei requisiti di accesso
al sistema pensionistico di cui al  comma  18  dell'articolo  24  del
decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni,
dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214 confluiscono  al  Fondo  di  cui
all'articolo 1, comma 235, primo periodo,  della  legge  24  dicembre
2012, n. 228, per essere destinati  al  finanziamento  di  misure  di
salvaguardia per  i  lavoratori  finalizzate  all'applicazione  delle
disposizioni in materia di requisiti di accesso  e  di  regime  delle
decorrenze vigenti prima della data di entrata in vigore  del  citato
decreto-legge n. 201 del 2011, ancorche' gli stessi abbiano  maturato
i requisiti per l'accesso  al  pensionamento  successivamente  al  31
dicembre 2011. All'articolo 1, comma 235,  della  legge  24  dicembre
2012, n. 228 sono apportate le seguenti modifiche: 
    a) le parole «e del decreto ministeriale di cui al comma 232  del
presente articolo»  sono  sostituite  dalle  seguenti:  «del  decreto
ministeriale di cui al  comma  232  del  presente  articolo  e  delle
ulteriori modifiche apportate al  comma  2-ter  dell'articolo  6  del
decreto-legge   29   dicembre   2011,   n.   216,   convertito,   con
modificazioni, dalla legge 24 febbraio 2012, n. 14»; 
    b) le parole: «959 milioni di  euro  per  l'anno  2014,  a  1.765
milioni di euro per l'anno 2015, a 2.377 milioni di euro  per  l'anno
2016, a 2.256 milioni di euro per l'anno 2017,  a  1.480  milioni  di
euro per l'anno 2018, a 583 milioni di euro  per  l'anno  2019»  sono
sostituite dalle seguenti: «1.110 milioni di euro per l'anno 2014,  a
1.929 milioni di euro per l'anno 2015, a 2.501 milioni  di  euro  per
l'anno 2016, a 2.341 milioni di euro per l'anno 2017, a 1.527 milioni
di euro per l'anno 2018, a 595 milioni di euro per l'anno 2019». 
((Art. 11-bis 

Modifica all'articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011,  n.  201,
               in materia di trattamenti pensionistici 

   1. All'articolo 24, comma 14, del decreto-legge 6  dicembre  2011,
n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre  2011,
n. 214,  e  successive  modificazioni,  dopo  la  lettera  e-bis)  e'
aggiunta la seguente: 
  «e-ter) ai lavoratori che,  nel  corso  dell'anno  2011,  risultano
essere in congedo ai sensi dell'articolo 42, comma 5, del testo unico
di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001,  n.  151,  e  successive
modificazioni, o aver fruito di permessi ai sensi  dell'articolo  33,
comma  3,  della  legge  5  febbraio  1992,  n.  104,  e   successive
modificazioni,  i  quali  perfezionino  i  requisiti   anagrafici   e
contributivi  utili  a  comportare  la  decorrenza  del   trattamento
pensionistico, secondo la disciplina vigente alla data di entrata  in
vigore del presente decreto, entro il trentaseiesimo mese  successivo
alla data di entrata in vigore del medesimo decreto.  Il  trattamento
pensionistico non puo'  avere  decorrenza  anteriore  al  1º  gennaio
2014». 
  2. Il beneficio di cui al comma 1 e'  riconosciuto  nel  limite  di
2.500 soggetti e nel limite massimo di spesa di 23  milioni  di  euro
per l'anno 2014, di 17 milioni di euro per l'anno 2015, di 9  milioni
di euro per l'anno 2016, di 6 milioni di euro per l'anno 2017 e di  2
milioni  di  euro  per  l'anno  2018.  L'Istituto   nazionale   della
previdenza sociale (INPS) provvede al monitoraggio delle  domande  di
pensionamento inoltrate  dai  lavoratori  di  cui  al  comma  1,  che
intendono avvalersi dei requisiti  di  accesso  e  del  regime  delle
decorrenze  vigenti  prima  della  data  di  entrata  in  vigore  del
decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni,
dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, sulla base della prossimita' al
raggiungimento dei requisiti per il perfezionamento  del  diritto  al
primo  trattamento  pensionistico  utile.  Qualora  dal  monitoraggio
risulti il  raggiungimento  del  limite  numerico  delle  domande  di
pensione determinato ai sensi del primo periodo del  presente  comma,
l'INPS  non  prende  in  esame  ulteriori  domande  di  pensionamento
finalizzate ad usufruire dei benefici previsti dalla disposizione  di
cui al comma 1. 
  3. Agli oneri derivanti dal presente articolo, pari a 23 milioni di
euro per l'anno 2014, a 17 milioni di  euro  per  l'anno  2015,  a  9
milioni di euro per l'anno 2016, a 6 milioni di euro per l'anno  2017
e a  2  milioni  di  euro  per  l'anno  2018,  si  provvede  mediante
corrispondente  riduzione  dell'autorizzazione  di   spesa   di   cui
all'articolo 1, comma 7, del decreto-legge 20 maggio  1993,  n.  148,
convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio  1993,  n.  236,
confluita nel Fondo sociale per occupazione e  formazione,  ai  sensi
dell'articolo 18, comma 1, lettera a), del decreto-legge 29  novembre
2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge  28  gennaio
2009, n. 2. 
  4. All'articolo 1,  comma  235,  quarto  periodo,  della  legge  24
dicembre 2012, n. 228, e successive modificazioni, sono apportate  le
seguenti modificazioni: 
  a) le parole: «delle ulteriori modifiche apportate al  comma  2-ter
dell'articolo  6  del  decreto-legge  29  dicembre  2011,   n.   216,
convertito, con modificazioni, dalla legge 24 febbraio 2012,  n.  14»
sono sostituite dalle seguenti: «delle ulteriori modifiche  apportate
al comma 14 dell'articolo 24 del decreto-legge 6  dicembre  2011,  n.
201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011,  n.
214, e successive modificazioni, e al comma 2-ter dell'articolo 6 del
decreto-legge   29   dicembre   2011,   n.   216,   convertito,   con
modificazioni, dalla legge 24 febbraio 2012, n. 14»; 
  b) le parole: «1.110 milioni di  euro  per  l'anno  2014,  a  1.929
milioni di euro per l'anno 2015, a 2.501 milioni di euro  per  l'anno
2016, a 2.341 milioni di euro per l'anno 2017,  a  1.527  milioni  di
euro per l'anno 2018» sono sostituite dalle seguenti: «1.133  milioni
di euro per l'anno 2014, a 1.946 milioni di euro per l'anno  2015,  a
2.510 milioni di euro per l'anno 2016, a 2.347 milioni  di  euro  per
l'anno 2017, a 1.529 milioni di euro per l'anno 2018».)) 

Art. 12 

      Disposizioni in tema di detrazione di premi assicurativi 

  1. In deroga all'articolo 3, comma 1, della legge 27  luglio  2000,
n. 212, all'articolo 15, comma 1, lettera f), del testo  unico  delle
imposte  sui  redditi,  di  cui  al  decreto  del  Presidente   della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, le parole «lire  due  milioni  e
500 mila» sono sostituite dalle seguenti «euro  630  per  il  periodo
d'imposta in corso alla data del 31 dicembre 2013, nonche'  a  ((euro
530 a decorrere dal periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2014 e,
a  decorrere  dallo  stesso  periodo  d'imposta,  a  euro   1.291,14,
limitatamente ai  premi  per  assicurazioni  aventi  per  oggetto  il
rischio di non autosufficienza nel compimento degli atti  della  vita
quotidiana, al netto dei predetti premi aventi per oggetto il rischio
di morte o di invalidita' permanente» )). 
  2. Nel limite di euro 630 per il periodo d'imposta  in  corso  alla
data del 31 dicembre 2013, nonche' di ((euro 530))  a  decorrere  dal
periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2014, sono compresi i premi
versati per i contratti di assicurazione  sulla  vita  e  contro  gli
infortuni stipulati o rinnovati entro il periodo d'imposta 2000. 
  ((2-bis. A decorrere dal periodo d'imposta in corso alla  data  del
31 dicembre 2014, il contributo previsto nell'articolo 334 del codice
delle  assicurazioni  private,  di  cui  al  decreto  legislativo   7
settembre 2005, n. 209, e' indeducibile ai  fini  delle  imposte  sui
redditi  e  dell'imposta  regionale  sulle  attivita'  produttive.  A
decorrere dal medesimo periodo d'imposta cessa  l'applicazione  delle
disposizioni del comma 76 dell'articolo 4 della legge 28 giugno 2012,
n. 92.))  (Si preciosa che  il comma 76 stabilisce:" 76.  Il  contributo  di  cui  all'articolo  334  del  codice  delle
assicurazioni private di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005,
n.  209,   applicato   sui   premi   delle   assicurazioni   per   la
responsabilita' civile per i danni  causati  dalla  circolazione  dei
veicoli  a  motore  e  dei  natanti,  per  il  quale   l'impresa   di
assicurazione ha esercitato il diritto di rivalsa nei  confronti  del
contraente, e'  deducibile,  ai  sensi  dell'articolo  10,  comma  1,
lettera e), del testo unico delle imposte  sui  redditi,  di  cui  al
decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, dal
reddito complessivo del contraente medesimo per la parte  che  eccede
40 euro. La disposizione di  cui  al  presente  comma  si  applica  a
decorrere dall'anno 2012.")
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: