Archive for luglio 2013

ISTRUZIONI INPS DOMANDE CONGEDI OBBLIGATORI E FACOLTATIVI PADRI NASCITA FIGLI

29/07/2013

Le prime   indicazioni di cui al titolo sono contenute nel sottostante messaggio Inps n.12129 del 26.7.2013 ,cpon particolare riferimento alla gestione delle domande nei casi di pagamento diretto della prestazione da parte dell’Istituto

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Come è noto, le disposizioni normative inn materia  ( Art. 4, comma 24, lettera a) legge 28 giugno 2012 n. 92 )hanno istituito, in via sperimentale per il triennio 2013 – 2015, per il padre lavoratore dipendente, un congedo obbligatorio (un giorno) e un congedo facoltativo, alternativo al congedo di maternità della madre (due giorni), da  fruire entro e non oltre il quinto mese di vita del figlio, con diritto a un’indennità, pari al 100 % della retribuzione, corrisposta secondo le modalità stabilite dall’art.22, comma 2 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 per l’erogazione dell’indennità di maternità.

Alla luce delle disposizioni richiamate, l’indennità di cui sopra è corrisposta direttamente dall’Istituto in tutti  i casi in cui le disposizioni vigenti prevedono il pagamento diretto dell’indennità di maternità, vale a dire per i lavoratori stagionali, gli operari agricoli (salva la facoltà di anticipazione dell’indennità, da parte del datore di lavoro, in favore delle operaie agricole a tempo indeterminato), i lavoratori dello spettacolo saltuari o a termine, i lavoratori addetti ai servizi domestici e familiari, i lavoratori disoccupati o sospesi.

Premesso quanto sopra, le strutture territoriali dell’Inps e i patronati, nelle more della telematizzazione della domanda sono tenuti ad accettare le domande dei lavoratori appartenenti alle categorie sopra indicate, presentate con il modello allegato (All. 1) al presente messaggio.

1.   Istruttoria e pagamento

In attesa del rilascio della procedura di gestione, la Sede che riceve la domanda per competenza effettuerà l’istruttoria manualmente verificando la sussistenza dei requisiti. Si rammenta che, ai sensi della circolare 40 del 14 marzo 2013, viene corrisposta un’indennità pari al 100% della retribuzione giornaliera, che l’operatore avrà cura di calcolare sulla base delle disposizioni già in uso per i pagamenti diretti di congedo di maternità riportate nella circolare 94 del 22 luglio 2009.

Una volta completata l’istruttoria e accertata la presenza dei requisiti, la liquidazione della prestazione dovrà essere effettuata mediante la procedura “Pagamenti vari”.

2.   Istruzioni contabili

 

Gli oneri derivanti dal pagamento diretto delle prestazioni in argomento, essendo posti a carico dello Stato, devono essere rilevati nell’ambito della Gestione per gli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali, evidenza contabile GAT – Gestione degli oneri per i trattamenti di famiglia.

Ai fini della rilevazione contabile delle indennità erogate dall’Istituto per il congedo obbligatorio e facoltativo del padre lavoratore dipendente, di cui all’art. 4, comma 24, lettera a) della legge 28 giugno 2012, n. 92, sono istituiti i seguenti conti:

GAT30170 – Indennità per il congedo obbligatorio del padre lavoratore di cui all’art. 4, comma 24, lettera a) della legge 28 giugno 2012, n. 92, corrisposte direttamente dall’Istituto;

GAT30171 – Indennità per il congedo facoltativo del padre lavoratore di cui all’art. 4, comma 24, lettera a) della legge 28 giugno 2012, n. 92, corrisposte direttamente dall’Istituto.

Per la rilevazione del debito nei confronti dei beneficiari delle indennità in argomento è istituito il conto GAT10170.

Eventuali recuperi nei confronti dei beneficiari delle indennità di congedo vanno imputati ai conti:

GAT24170 per il recupero dell’indennità per il congedo obbligatorio del padre lavoratore;

GAT24171 per il recupero dell’indennità per il congedo facoltativo del padre lavoratore.

I conti GAT24170 e GAT24171 sono contraddistinti nell’ambito della procedura recupero crediti per prestazioni, dal codice bilancio 01119. Gli importi relativi alle partite di cui trattasi che alla fine dell’esercizio risultino ancora da definire saranno imputati, mediante la ripartizione del saldo del conto GPA00032, al conto esistente GAT00030. Il suddetto codice bilancio, con la denominazione di seguito riportata evidenzia, nell’ambito del partitario del conto GPA00069 gli eventuali crediti divenuti inesigibili: 01119 – Indebiti indennità congedi art. 4, comma 24, lettera a) della legge 28 giugno 2012, n. 92.

Le somme non riscosse dai beneficiari dovranno essere evidenziate nell’ambito del partitario del conto GPA10031, con il codice bilancio 03117 “Somme non riscosse dai beneficiari – indennità congedi art. 4, comma 24, lettera a) della legge 28 giugno 2012, n. 92. Gli importi relativi a tali partite che al termine dell’esercizio risultino ancora da definire dovranno essere imputati al conto GAT10133.

In allegato la variazione al piano dei conti (All.2)

3.   Regime fiscale della prestazione

 

L’indennità in oggetto, è soggetta a tassazione corrente, ai sensi dell’ art. 11 del DPR n. 917/1986 (TUIR).

4.   Istruzioni procedurali

 

Per procedere alla liquidazione delle prestazioni mediante la procedura “Pagamenti vari”, dovranno essere eseguite le seguenti operazioni:

Congedo obbligatorio del padre lavoratore

  • Creare una collezione di pagamenti denominata “ConObPadrexx“ ( dove xx = 00 per la sede e 01, 02, ……. per le agenzie) che sarà automaticamente inizializzata con i seguenti elementi:
    • causale: “CONGEDO OBBLIGATORIO PADRE”
    • campi “nomi/conti” impostati con le sigle:
      • GAT30170, INDENAC, GPA27009, IRPEFAC, GAT10170
  • Accedere ai pannelli di acquisizione del pagamento (Opz 5/1) per acquisire o prelevare i dati anagrafici (cognome, nome e data di nascita);
  • I dati prelevati precompilano il pannello del pagamento anche con i dati dell’indirizzo che può essere modificato dall’operatore;
  • Acquisire nel campo “Periodo dal” la data del giorno di congedo obbligatorio;
  • Acquisire l’importo dell’indennità erogata, nel campo “Importo”;
  • Indicare nel campo “Pagamento” la modalità di pagamento scelta;
  • Integrare il campo della causale con il Codice Fiscale del bambino oggetto della domanda;
  • Inserire nella sezione “nomi/conti”:
    • nei campi GAT30170 e INDENAC  l’importo dell’indennità lorda;
    • nei campi  GPA27009 e IRPEFAC l’importo della trattenuta fiscale;
    • nel campo GAT10170 l’importo dell’indennità erogata;
  • Eseguire la quadratura della collezione (Opz. 5/2) e la successiva elaborazione per produrre il file telematico e l’IP6bis da trasmettere all’ufficio ragioneria di sede.

 

Congedo facoltativo del padre lavoratore

  • Creare una collezione di pagamenti denominata “ConFaPadrexx “ ( dove xx = 00 per la sede e 01, 02, ……. per le agenzie) che sarà automaticamente inizializzata con i seguenti elementi:
  • causale: “CONGEDO FACOLTATIVO PADRE”
  • campi “nomi/conti” impostati con le sigle:
    • GAT30171, INDENAC, GPA27009, IRPEFAC, GAT10170
  • Accedere ai pannelli di acquisizione del pagamento (Opz 5/1) per acquisire o prelevare i dati anagrafici (cognome, nome e data di nascita);
  • I dati prelevati precompilano il pannello del pagamento anche con i dati dell’indirizzo che può essere modificato dall’operatore;
  • Acquisire nei campi “Periodo dal”  e “Periodo al” rispettivamente il primo giorno e l’eventuale secondo giorno di congedo facoltativo;
  • Acquisire l’importo dell’indennità erogata, nel campo “Importo”;
  • Indicare nel campo “Pagamento” la modalità di pagamento scelta;
  • Integrare il campo della causale con il Codice Fiscale del bambino oggetto della domanda;
  • Inserire nella sezione “nomi/conti”:
    • nei campi GAT30171 e INDENAC  l’importo dell’indennità lorda;
    • nei campi GPA27009 e IRPEFAC l’importo della trattenuta fiscale;
    • nel campo GAT10170 l’importo dell’indennità erogata;
  • Eseguire la quadratura della collezione (Opz. 5/2) e la successiva elaborazione per produrre il file telematico e l’IP6bis da trasmettere all’ufficio ragioneria di sede.

Con apposito messaggio verrà data immediata comunicazione della conclusione di questa modalità provvisoria di invio della domanda relativa a queste prestazioni e dell’avvio dei canali tradizionali di trasmissione ovvero:

•      WEB – servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite PIN dispositivo attraverso il portale dell’Istituto (www.inps.it Servizi on line);

•      Contact Center integrato – n. 803164;

•      Patronati, attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.

Il Direttore Generale
Nori

Allegato N.1MOD COS SR 130
Allegato N.2

INPS:ELENCO STABILIMENTI PER CURE TERMALI 2013

29/07/2013

L’elenco  di cui al titolo risulta diffuco con il sottostante messaggio Inps n.12130 del 26.7.2013

Si rende noto che la Direzione Regionale per il Trentino Alto Adige ha autorizzato le Terme di Pejo ad effettuare la fangoterapia nelle reumoartropatie  a partire dall’11° turno dell’anno in corso (12 agosto – 24 agosto) a seguito del Decreto del Ministero della Salute del 12 giugno 2013, recepito dalla Commissione dell’Assessorato alla Salute della Provincia Autonoma di Trento e dall’Azienda Autonoma Sanitaria ProvincialeGli elenchi allegati al presente messaggio tengono conto del suddetto aggiornamento e riportano, altresì, la variazione dei riferimenti dell’Hotel Parco delle Rose di Acquappesa (Cosenza).Si fa presente che si è provveduto ad effettuare la relativa modifica nella procedura automatizzata.

Il Direttore Generale

Allegato N.1
Allegato N.2

SENTENZA CASSAZIONE IN MERITO ACCERTAMENTO NATURA SUBORDINATA RAPPORTO LAVORO

29/07/2013

Si segnala la sottostante sentenza 26 luglio 2013, n. 18166 che riguarda  diritti ed obblighi del datore e del lavoratore  ,il licenziamento – l’accertamento sullla natura subordinata del rapporto .

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Svolgimento del processo

Con ricorso al Tribunale di Roma A. D., A. F. Da L. e A. de A. L., deducendo di avere lavorato alle dipendenze della A. D. s.r.l., ora S. s.r.l., esercente un bar-trattoria-pizzeria, rispettivamente quale cameriere, cuoco e uomo di fatica/lavapiatti, chiedevano accertarsi la natura subordinata del rapporto; dichiararsi illegittimo il licenziamento disposto nei loro confronti dalla società; la condanna della stessa al pagamento di differenze retributive a vario titolo.

Si costituiva la società, chiedendo il rigetto del ricorso   e, in via riconvenzionale, la condanna dei ricorrenti al risarcimento dei danni subiti per avere i medesimi chiuso arbitrariamente l’esercizio durante il periodo feriale.

Il Tribunale adito rigettava tutte le domande.

Su appello principale dei lavoratori ed incidentale della società, con sentenza non definitiva depositata il 28 novembre 2007, la Corte d’Appello di Roma dichiarava la natura subordinata del rapporto intercorso tra le parti; confermava la pronuncia di rigetto relativa al licenziamento: condannava i lavoratori al risarcimento dei danni a favore della società, liquidandoli in via equitativa in € 12.000; disponeva con separata ordinanza la prosecuzione del giudizio per l’esame della domanda relativa alle differenze retributive chieste dai lavoratori.

Con sentenza definitiva depositata il 23 febbraio 2010 la stessa Corte condannava la società, a tale titolo, al pagamento della somma di € 2.276,29 a favore di A. D., di € 4.151,66 a favore di A. F. Da L. e di € 394,37 a favore di A. de A. L..

Avverso dette sentenze hanno proposto ricorso per cassazione i lavoratori sulla base di cinque motivi, illustrato da memoria ex art. 378 cod. proc. civ. La società ha resistito con controricorso.

Motivi della decisione

1. Con il primo motivo i ricorrenti, denunziando violazione degli artt. 1, 3 e 5 della legge 15 luglio 1966 n. 604 nonché dell’art. 437 cod. proc. civ., deducono che erroneamente la Corte territoriale ha ritenuto inammissibili, perché nuove, le questioni sollevate dai lavoratori in sede di appello circa lo stato di crisi in cui si trovava l’esercizio, successivamente chiuso, e la violazione dell’obbligo di repechage. Tali questioni erano state infatti dedotte dai lavoratori per contestare le affermazioni contenute nella sentenza di primo grado nonché quanto sostenuto dalla società a sostegno della legittimità del licenziamento.

2. Il motivo non è fondato.

La Corte territoriale ha ritenuto legittimo il licenziamento per giustificato motivo oggettivo disposto dalla società, in quanto, come già affermato dal giudice di primo grado, esso fu determinato dalla chiusura dell’esercizio, circostanza questa effettiva e non pretestuosa, diversamente da quanto sostenuto dei ricorrenti.

Ha poi aggiunto, con riferimento all’asserito obbligo di reimpiego, che nulla era stato dedotto in primo grado dai lavoratori al riguardo, onde la tardività di tale questione aveva precluso alla controparte di controdedurre sul punto. Si trattava dunque di questione nuova e per tale motivo inammissibile.

I ricorrenti hanno sostanzialmente ammesso di avere dedotto motivi nuovi e diversi in grado di appello e tanto basta per respingere la censura relativa all’obbligo di repechage, non avendo peraltro i lavoratori, in violazione del principio di autosufficienza del ricorso, esposto in quali termini tale questione è stata introdotta nel giudizio, una volta che non era stata sollevata dagli stessi lavoratori.

Quanto alla chiusura dell’esercizio, l’accertamento al riguardo eseguito dal giudice di merito – che ha affermato che in effetti tale chiusura fu effettiva – non può essere sindacato in questa sede, non essendo consentito al giudice di legittimità di riesaminare il merito della vicenda processuale e di sostituire una propria valutazione a quella data dal giudice di merito.

3. Con il secondo motivo i ricorrenti, denunziando omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, deducono di avere chiesto in primo grado, reiterando la richiesta in appello, prova testimoniale – di cui riporta i relativi capitoli – al fine di dimostrare il lavoro straordinario svolto alle dipendenze della odierna resistente.

Tale richiesta, aggiungono, è stata rigettata dal giudice d’appello sul rilievo che dalle registrazioni di cassa risultava che l’orario di chiusura del locale era ben anteriore rispetto a quello indicato nei capitoli di prova, motivazione questa palesemente insufficiente non essendo possibile far discendere l’orario di chiusura di un esercizio dalle registrazioni di cassa.

4. Il motivo è fondato.

La Corte territoriale sulla domanda relativa al lavoro straordinario ha così motivato: “Nulla spetta per lavoro straordinario, avendo la parte datoriale documentato (registrazioni di cassa) che l’orario di chiusura del locale (tra le ore 24 e l’una di notte) era ben anteriore a quello allegato dai ricorrente.

Tale motivazione è inadeguata ed illogica, essendo evidente che la chiusura del registratore di cassa non coincide con la cessazione della prestazione lavorativa, la quale, specie con riguardo al personale che opera nelle trattorie e nei ristoranti, continua ben oltre dopo l’uscita dal locale dell’ultimo cliente e la chiusura delle registrazioni fiscali, dovendo tale personale provvedere ad ulteriori incombenti prima di lasciare l’esercizio (pulizia dello cucina, riordino della stessa, rigoverno dei locali, risistemazione dei tavoli, etc).

La sentenza impugnata che, sulla scorta della sola motivazione sopra indicata, ha respinto la domanda in questione, implicitamente rigettando anche la richiesta di prova testimoniale, deve pertanto essere sul punto cassata.

5. Con il terzo motivo, denunziando violazione e falsa applicazione degli artt. 116 cod. proc. civ. e 2697 cod. civ., i ricorrenti deducono che la Corte di merito ha ritenuto arbitraria la chiusura dell’esercizio ad opera dei ricorrenti nel periodo 9-20 agosto 2000. Rilevano che, al più, si è trattato di un inadempimento che, tuttavia, doveva considerarsi lecito, “atteso il precedente inadempimento del datore di lavoro in tema di decorrenza e di svolgimento del rapporto, sicché esso non può ritenersi produttivo di un danno ingiusto”. Inoltre, sul punto, la sentenza impugnata non ha “convenientemente interpretato i dati probatori disponibile, male valutando la prova testimoniale.

6. Con il quarto motivo, denunziando violazione e falsa applicazione degli artt. 116 cod. proc. civ. e 2697 cod., civ., i ricorrenti deducono che non era stata provata l’esistenza del danno, onde nulla poteva essere liquidato a tale titolo alla società.

7. Con il quinto motivo i ricorrenti, denunziando motivazione carente ed illogica, rilevano che il giudice d’appello ha liquidato in via equitativa la somma di € 12.000, senza spiegare perché l’astensione dal lavoro degli stessi ricorrenti fosse illecita ed avesse determinato un danno ingiusto. Inoltre lo stesso giudice non ha dato conto delle ragioni che lo hanno indotto alla liquidazione equitativa.

8. I predetti tre motivi che, in quanto connessi, vanno trattati congiuntamente, sono infondati.

Deve premettersi che, secondo quanto più volte affermato da questa Corte, l’esatta determinazione del periodo feriale, presupponendo una valutazione comparativa di diverse esigenze, spetta unicamente all’imprenditore quale estrinsecazione del generale potere organizzativo e direttivo dell’impresa; al lavoratore compete soltanto la mera facoltà di indicare il periodo entro il quale intende fruire del riposo annuale. Peraltro, allorché il lavoratore non goda delle ferie nel periodo stabilito e non chieda di goderne in altro periodo dell’anno non può desumersi alcuna rinuncia – che, comunque, sarebbe nulla per contrasto con norme imperative (art. 36 Cost. e art. 2109 cod. civ.) – e quindi il datore di lavoro è tenuto a corrispondergli la relativa indennità sostitutiva delle ferie non godute.

Nella specie la Corte territoriale ha affermato che dalla prova testimoniale era emerso che i ricorrenti, senza avvertire i proprietari, chiusero di propria iniziativa l’esercizio per usufruire delle ferie, comunicando tale loro decisione alla aiuto-cuoca Esposito Vincenza. Ha rilevato altresì che da tale condotta erano sicuramente derivati danni alla società, posto che nei mesi di luglio ed agosto vi è un maggior afflusso di clienti. Ha determinato quindi tali danni, in via equitativa, in misura pari “a circa un terzo/quarto dei ricavi mensili”, detratti i presumibili costi per lo stesso periodo.

Trattasi anche qui, con riferimento alle prime D. circostanze, di un accertamento di merito non sindacabile in questa sede, mentre, con riguardo alla valutazione equitativa del danno, essa discende dal disposto di cui all’art. 432 cod. proc. civ., secondo cui, quando sia certo il diritto ma non sia possibile determinare la somma dovuta il giudice la liquida con valutazione equitativa.

Il ricorso a tale forma di liquidazione implica un giudizio di merito censurabile in sede di legittimità solo per insufficienza dei presupposti o per vizio di motivazione, peraltro deducibile esclusivamente sotto il profilo della sua mancanza o sotto quello della enunciazione meramente apparente (cfr., al riguardo, tra le altre, Cass. 14 gennaio 2003 n, 458).

Il giudice d’appello, accertata la sussistenza del danno e l’obiettiva impossibilità di una determinazione certa dell’importo della somma dovuta alla stregua degli elementi acquisiti al processo, ha liquidato il danno in via equitativa, dando congrua ragione del processo logico seguito ed indicando i criteri assunti a base del procedimento valutativo.

9. In conclusione va accolto il secondo motivo, mentre vanno rigettati gli altri. La sentenza impugnata va cassata in relazione al motivo accolto, con rinvio al giudice indicato in dispositivo per il riesame sul punto della controversia. Il giudice di rinvio provvederà anche sulle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

Accoglie il secondo motivo e rigetta gli altri. Cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia, anche per le spese, alla Corte di Appello di Roma in diversa composizione.

PROVVEDIMENTO GARANTE PRIVACY RELATIVO TRATTAMENTODATI PER MARKETING DIRETTO

29/07/2013

 Con il sottoriportato  Provvedimento 15 maggio 2013, n. 242 ,il Garante della Privacy ha regolamentato il consenso al trattamento dei dati personali per finalità di “marketing diretto” attraverso strumenti tradizionali e automatizzati di contatto.

Premesso

Il presente provvedimento intende evidenziare la linea interpretativa delineata dall’Autorità con riguardo all’art. 130, commi 1 e 2, del Codice, anche in relazione alla norma di cui all’art. 23, rispetto ai trattamenti dei dati personali svolti per finalità di cosiddetto marketing diretto, ossia per l’invio di materiale pubblicitario, di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale, attraverso il ricorso a strumenti automatizzati di contatto come la posta elettronica, il telefax, i messaggi del tipo mms (multimedia messaging service) o sms (short message service) o strumenti di altro tipo.

 Tale provvedimento non riguarda i trattamenti svolti per finalità di marketing mediante l’impiego del telefono con operatore, previo utilizzo dei dati personali tratti dagli elenchi degli abbonati (che la legge definisce oggi «contraenti») ai servizi di telefonia, per i quali vige la disciplina relativa al Registro pubblico delle opposizioni.

 Il provvedimento deriva da un’attività, avviata dal Garante ai sensi dell’art. 154, comma 1, lett. a), del Codice, al fine di verificare la liceità e correttezza dei trattamenti effettuati dai maggiori operatori nazionali di telefonia, con riguardo ai dati personali dei clienti, acquisiti sulla base del consenso manifestato al momento della sottoscrizione di un contratto di abbonamento o dell’attivazione di una linea prepagata.

Nell’ambito di tale attività, all’Autorità sono inoltre pervenute segnalazioni che hanno evidenziato una serie di problematiche in merito alla formulazione, nella modulistica adottata dagli operatori,  dei diversi consensi da richiedere all’interessato in base alla normativa sulla protezione dei dati personali, rispetto ai differenti trattamenti effettuati dal titolare, nonché al ricorso a modalità automatizzate per l’invio di comunicazioni commerciali e di materiale pubblicitario.

 Con riguardo a tali problematiche particolare rilievo ha assunto quella relativa alla manifestazione di uno specifico consenso rispetto all’utilizzo di strumenti automatizzati di contatto per finalità di cosiddetto marketing diretto, stante il dettato dell’art. 130, commi 1 e 2, del Codice. In particolare, al Garante sono state prospettate alcune criticità relativamente alla richiesta del suddetto consenso al soggetto interessato ed è stata proposta dagli operatori un’interpretazione del citato art. 130, commi 1 e 2, anche rispetto all’art. 23 del Codice, in una nuova prospettiva legata, peraltro, ad una chiara esigenza di semplificazione degli adempimenti connessi al trattamento dei dati personali.

1. Il quadro normativo di riferimento.

 Come è noto, la manifestazione del consenso da parte del soggetto interessato costituisce uno dei principi cardine del trattamento dei dati personali nel settore privato ai sensi del citato art. 23 del Codice. Sulla base di tale norma, l’Autorità ha sempre evidenziato come tale requisito debba essere inteso in termini selettivi, ovvero nel senso della necessità di un consenso specifico per ogni finalità perseguita dal titolare del trattamento, distinguendo, ad esempio, tra profilazione e marketing, anche nel rispetto dei principi sanciti dall’art. 11 del Codice.

 Con riguardo al trattamento svolto per finalità di «marketing diretto», il menzionato art. 130 del Codice, al comma 1, prevede poi che l’uso di sistemi automatizzati di chiamata senza l’intervento di un operatore sia consentito solo con il consenso del contraente o dell’utente; consenso, che, anche in tal caso, è da considerarsi validamente prestato solo se espresso liberamente e specificamente, oltre che documentato per iscritto, come sancisce la regola generale di cui all’art. 23 del Codice. Tale previsione si applica anche, come dispone il comma 2 dell’art. 130, alle comunicazioni elettroniche effettuate, per le medesime finalità, mediante posta elettronica, telefax, messaggi del tipo mms o sms o strumenti di altro tipo. Del resto, il citato art. 130, inserito nel titolo X del Codice («Comunicazioni elettroniche») al Capo I relativo ai «Servizi di comunicazione elettronica», costituisce una norma speciale di diretta derivazione comunitaria, ricollegandosi all’art. 13, comma 1, della direttiva 2002/58/CE (cd. direttiva e-privacy) il quale dispone espressamente che: «l’uso di sistemi automatizzati di chiamata senza intervento di un operatore (dispositivi automatici di chiamata), del telefax o della posta elettronica a fini di commercializzazione diretta è consentito soltanto nei confronti degli abbonati che abbiano espresso preliminarmente il loro consenso».

La ratio della norma risiede infatti, come emerge anche dal considerando n. 40 della citata direttiva, nell’opportunità di prevedere misure volte a tutelare gli interessati da interferenze nella vita privata attraverso «forme» di comunicazione commerciale particolarmente invasive, nonché onerose per i destinatari, per le quali è giustificato prevedere il previo consenso esplicito di questi ultimi. Pertanto, è proprio sulla base di tali valutazioni che il legislatore nazionale ha previsto la disposizione di cui al citato art. 130, commi 1 e 2, includendovi, peraltro, rispetto al menzionato art. 13 della direttiva, i messaggi del tipo sms e mms.

2. La posizione degli operatori telefonici.

L’interpretazione e la relazione tra le menzionate norme del Codice è stata individuata, dagli operatori telefonici, nel senso di escludere la necessità di acquisire il consenso specifico del soggetto interessato, che abbia già prestato il consenso richiesto ai sensi dell’art. 23 per il trattamento effettuato dal titolare per finalità di «marketing diretto», quando si ricorra alle modalità automatizzate indicate dall’art. 130, commi 1 e 2.

Le argomentazioni proposte in tale ambito sono state oggetto di approfondita analisi da parte del Garante, tenuto conto, da un lato, dell’orientamento dell’Autorità con riguardo ai presupposti ed alle caratteristiche del consenso, e dall’altro, del fatto che il tema di un’univoca manifestazione di volontà quando per finalità di «marketing diretto» si utilizzino, oltre a sistemi tradizionali di contatto, anche i sistemi automatizzati richiamati dal citato art.130 del Codice, non investe solo il settore della telefonia, ma molti altri settori privati, quali, ad esempio, quello bancario o quello assicurativo, assumendo, quindi, una connotazione ben più vasta di quella che ha originato l’intervento dell’Autorità.

 Secondo l’interpretazione prospettata all’Autorità dagli operatori telefonici, l’art. 130, comma 1, del Codice, richiamato dal successivo comma 2, si limiterebbe a subordinare l’utilizzo di sistemi automatizzati di contatto per le finalità indicate dalla norma, all’acquisizione del consenso dell’interessato senza richiedere che tale consenso debba essere espresso in forma separata in riferimento alla tecnica di effettuazione della comunicazione. Ciò in quanto la finalità che connota il trattamento non muta sia che si utilizzino modalità tradizionali di contatto, come la posta cartacea o le chiamate con intervento dell’operatore, sia che si utilizzino modalità automatizzate, con la conseguenza che il consenso dovrebbe essere espresso specificamente solo rispetto alle finalità del trattamento, come previsto dall’art. 23 del Codice e non in ragione del canale comunicativo utilizzato dal titolare.

In questo quadro, sono state rappresentate all’Autorità anche le criticità legate alle procedure organizzative ed alle tecniche di documentazione e gestione dei consensi, con particolare riguardo all’esigenza di semplificazione degli adempimenti che i titolari del trattamento sono chiamati a porre in essere.

 L’acquisizione di uno specifico consenso per finalità di «marketing diretto», realizzate attraverso il ricorso a modalità automatizzate di contatto, è stata peraltro prospettata anche come una sovrapposizione di adempimenti rispetto a quelli pure disposti da altre discipline, in particolare dall’art. 58 del Codice del Consumo.

Pertanto, stante quanto già previsto dall’art. 23 del Codice rispetto ai requisiti che il consenso al trattamento dei dati personali deve necessariamente rivestire, sarebbe sufficiente, secondo la tesi sopra richiamata, richiedere un unico consenso al soggetto interessato anche quando, per finalità di «marketing diretto», il titolare faccia ricorso alle modalità automatizzate di comunicazione di cui all’art. 130, commi 1 e 2, del Codice.

3. La posizione del Garante.

 La lettura del citato art. 130, commi 1 e 2, sopra delineata, non tiene conto dello specifico significato della norma, la quale si inserisce nell’impianto codicistico come disposizione speciale rispetto alle più generali previsioni del citato art. 23 del Codice, garantendo all’interessato, proprio in presenza di forme di comunicazione commerciale particolarmente invasive ed onerose, la possibilità di controllo dell’utilizzo dei propri dati personali, attraverso l’espressione consapevole e specifica del consenso. Tuttavia, il Garante ha inteso comunque ricercare, nello spirito  del Codice, una soluzione interpretativa che, tenendo conto della struttura normativa vigente e della portata delle specifiche disposizioni di cui al citato art. 130, consideri tutti gli interessi rappresentati. Ciò avuto in particolare riguardo ai principi di semplificazione, armonizzazione ed efficacia che l’art. 2, comma 2, del Codice, nell’ottica di un elevato livello di tutela dei diritti e delle libertà fondamentali delle persone, richiama espressamente rispetto alle modalità previste per l’adempimento degli obblighi del titolare del trattamento, come per l’esercizio dei diritti dell’interessato.

 Del resto, profili di semplificazione, da intendersi come snellimento di alcuni adempimenti nell’ambito di un corretto trattamento dei dati personali, nell’ottica di una sostanziale coesione tra i diversi interessi dei soggetti coinvolti, emergono anche nell’attuale ambito europeo.

L’esigenza di garantire alle persone il controllo effettivo delle proprie informazioni personali, coniugandolo con le nuove istanze di semplificazione del contesto normativo, in particolare riducendo sensibilmente la burocrazia ed eliminando una serie di formalità, emerge infatti chiaramente dalla Comunicazione della Commissione europea del 25 gennaio 2012 al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni «Salvaguardare la privacy in un mondo interconnesso. Un quadro europeo della protezione dei dati per il XXI secolo».

 Peraltro, la necessità di eliminare inutili appesantimenti burocratici e di aggiornare il quadro dispositivo, attraverso il ricorso a criteri di semplificazione, era già stata ampiamente evidenziata nella precedente Comunicazione della Commissione europea del 25 giugno 2008, nel contesto dell’analisi delle politiche europee verso le piccole e medie imprese «Una corsia preferenziale per la piccola impresa. Alla ricerca di un nuovo quadro fondamentale per la Piccola impresa (un “Small Business Act” per l’Europa)».

Un’esigenza di semplificazione degli adempimenti correlata alla necessità di salvaguardare i diritti dell’interessato, si delinea anche nella previsione di cui al comma 4 dell’art. 130 del Codice con riguardo all’ipotesi di cosiddetto soft-spam. Analoghi criteri di semplificazione sono stati inoltre adottati con riguardo all’invio di posta cartacea, a fini di vendita diretta alla clientela di prodotti e servizi analoghi, con il citato provvedimento generale del Garante del 19 giugno 2008.

 Anche le recenti modifiche normative (si veda il citato art. 20-bis del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, convertito dalla legge 20 novembre 2009, n. 166, che ha novellato l’art. 130 del Codice) hanno previsto, con riguardo all’attività di «marketing diretto» mediante l’impiego del telefono con operatore, l’applicazione di un regime di cd. opt-out, consentendo, senza il consenso preventivo del soggetto interessato, il trattamento dei dati personali pubblicati negli «elenchi di abbonati» ai servizi di telefonia, salvo il diritto di opposizione dell’interessato stesso, attraverso l’iscrizione all’apposito Registro pubblico delle opposizioni.

 Del resto, il passaggio da un regime di opt-in al regime di opt-out è stato previsto anche per il marketing postale (come emerge dal citato art. 6 del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito dalla legge 12 luglio 2011, n. 106, che ha ulteriormente modificato l’art. 130 del Codice), rispetto al quale, tuttavia, non è stato ancora istituito l’apposito Registro pubblico delle opposizioni.

In un quadro così delineato, considerato, altresì, che esigenze di semplificazione coinvolgono vasti ambiti del settore privato, oltre quello della telefonia, è possibile individuare, in un’ottica di contemperamento dei diversi interessi coinvolti, una diversa configurazione del consenso da richiedere all’interessato nel caso di ricorso, per finalità di «marketing diretto», a modalità automatizzate di contatto.

 Pertanto, nel rispetto del dettato normativo di cui al citato art. 130, commi 1 e 2, del Codice, l’Autorità intende evidenziarne una più ampia portata applicativa, tenendo conto che la «specificità» del consenso – che costituisce regola generale per tutti i trattamenti che si basano su tale requisito – deve essere valutata nella considerazione di tutti gli interessi implicati nei trattamenti stessi, ma soprattutto nello spirito di agevolare, semplificando, non solo gli adempimenti del titolare, ma anche l’esercizio dei diritti dell’interessato.

 Nel ribadire che l’art. 130, commi 1 e 2, del Codice garantisce, proprio in presenza di tecniche di comunicazione commerciale massive ed incontrollate, quali quelle che si svolgono con modalità automatizzate, la tutela dell’interessato attraverso la manifestazione di una specifica accettazione del trattamento effettuato con tali modalità, l’Autorità ritiene che la richiesta del consenso, proprio sulla base di questa apposita disposizione, possa già presupporre il consenso previsto dall’art. 23 rispetto alle finalità che l’art. 130 specificamente richiama.

 Tale ultima disposizione, in quanto volta a disciplinare ipotesi di trattamento caratterizzate, oltre che dalle finalità richiamate al comma 1, anche dalle particolari modalità indicate al comma 2, poiché connotate da una particolare invasività nella vita privata degli interessati, può infatti essere letta, in ragione di tale elemento aggiuntivo, nel senso di ricomprendere logicamente in sé la norma di cui all’art. 23 del Codice, la quale si limita a definire, in termini generali, le caratteristiche del consenso posto alla base dei trattamenti svolti in ambito privatistico.

Conseguentemente, sulla base di tale interpretazione, nella richiamata ottica di contemperamento degli interessi coinvolti e di valorizzazione del principio di semplificazione di cui al citato art. 2, comma 2, del Codice, l’interessato che esprime il proprio consenso, sulla base del menzionato art. 130, commi 1 e 2, del Codice, relativamente al trattamento svolto per le precipue finalità indicate dalla norma e con le specifiche modalità automatizzate ivi richiamate, acconsente anche alla ricezione di comunicazioni a carattere promozionale inviate attraverso modalità tradizionali di contatto meno invasive, come la posta cartacea e le chiamate telefoniche con operatore.

 Peraltro, a fronte dell’interpretazione sopra delineata, resta sempre ferma, da un lato, la possibilità per l’interessato di non conferire il consenso al trattamento dei propri dati personali ai sensi del citato art. 130, commi 1 e 2, del Codice, assenza di consenso che si estende anche alla ricezione di comunicazioni commerciali effettuate attraverso modalità tradizionali di contatto e, dall’altro, la possibilità per il titolare del trattamento, che intenda ottenere un maggior numero di riscontri positivi, di richiedere consensi differenziati ai sensi dell’art. 130, commi 1 e 2, e dell’art. 23 del Codice.

 Alla luce di tali considerazioni, anche il diritto di opposizione dell’interessato al trattamento dei propri dati personali per finalità di «marketing diretto» con modalità automatizzate di contatto, dovrà ritenersi esteso alla ricezione di comunicazioni promozionali effettuate attraverso modalità tradizionali e ciò anche nel caso in cui i dati risultino presenti negli «elenchi abbonati» e lo stesso non abbia iscritto la propria utenza telefonica al Registro pubblico delle opposizioni.

 Va altresì specificato che la linea interpretativa indicata dall’Autorità non deve in alcun modo determinare una riduzione delle garanzie di libertà ed autodeterminazione dell’interessato.

Resta salva pertanto per l’interessato la possibilità, da rendersi esercitabile in maniera agevole e gratuitamente, di comunicare al titolare del trattamento l’eventuale volontà di ricevere comunicazioni per finalità di «marketing diretto» esclusivamente attraverso le modalità tradizionali di contatto, quali la posta cartacea o le chiamate tramite operatore.

 Tale possibilità deve infatti ritenersi ricompresa nei diritti dell’interessato quale espressione della menzionata capacità di autodeterminazione informativa e, in particolare, come manifestazione del diritto di opporsi anche in parte all’utilizzo delle informazioni personali, come prevede espressamente l’art. 7, comma 4, del Codice.

In un quadro così delineato l’Autorità ritiene pertanto opportuno prescrivere ai titolari del trattamento, ai sensi degli artt. 143, comma 1, lett. b), e 154, comma 1, lett. c), del Codice, idonei accorgimenti al fine di garantire un equo contemperamento dei diritti dell’interessato con le esigenze di semplificazione degli adempimenti connessi al trattamento dei dati personali emersi in sede di applicazione della disciplina.

Pertanto, dall’informativa rilasciata dal titolare ai sensi dell’art. 13 del Codice e dalla richiesta di consenso dovrà risultare chiaro che, con riguardo ai trattamenti svolti per finalità di «marketing diretto», il consenso dell’interessato acquisito ai sensi dell’art. 130, commi 1 e 2, del Codice, riguarda le modalità di comunicazione non solo automatizzate, ma anche tradizionali.

Dall’informativa dovrà altresì emergere che il diritto di opposizione dell’interessato al trattamento dei propri dati personali per le suddette finalità attraverso modalità automatizzate di contatto si estende all’invio di comunicazioni promozionali con modalità tradizionali, salvo, anche in tale ipotesi, il diritto per l’interessato di opporsi in parte al trattamento, così come previsto dall’art. 7, comma 4, del Codice.

Inoltre, con riguardo alla riconosciuta possibilità per l’interessato di esprimere la propria volontà di ricevere comunicazioni commerciali e promozionali esclusivamente attraverso modalità tradizionali di contatto, spetterà al titolare del trattamento richiamarla espressamente nell’informativa e rendere tale volontà esercitabile in maniera agevole e gratuitamente.

Un richiamo alla volontà sopra evidenziata dovrà essere contenuto in un’informativa da rilasciarsi anche a tutti i soggetti che abbiano prestato un unico consenso per finalità di «marketing diretto» attraverso il ricorso a comunicazioni sia automatizzate sia tradizionali, alla prima occasione utile, eventualmente mediante le ordinarie modalità di contatto per scopi endocontrattuali.

Specifici obblighi di informazione rispetto alle comunicazioni commerciali che costituiscono un servizio della società dell’informazione o ne sono parte integrante sono del resto previsti anche dall’art. 8 del d.lgs. n. 70 del 2003, espressamente richiamato, a seguito delle ultime modifiche normative, al primo comma del menzionato art. 130 del Codice.

Tutto ciò premesso, il Garante:

 1) evidenzia, ai sensi dell’art. 154, comma 1, lett. h), del Codice, che, sulla base della linea interpretativa delineata in motivazione con riguardo all’art. 130, commi 1 e 2, del Codice, tutti i titolari del trattamento in ambito privato i quali, nel perseguire finalità di “marketing diretto” tramite modalità automatizzate di contatto, acquisiscono il consenso degli interessati ai sensi del citato art. 130, possano effettuare il medesimo trattamento anche mediante modalità tradizionali, come la posta cartacea o le chiamate telefoniche tramite operatore, senza dover richiedere agli stessi interessati un ulteriore consenso, semprechè l’interessato non abbia esercitato nei confronti di un singolo titolare uno specifico diritto di opposizione al trattamento;

2) prescrive, ai sensi degli artt. 143, comma 1, lett. b), e 154, comma 1, lett. c), del Codice, ai suindicati titolari del trattamento che:

 a) dall’informativa e dalla richiesta di consenso risulti che il consenso prestato per l’invio di comunicazioni commerciali e promozionali, sulla base dell’art. 130, commi 1 e 2, del Codice, implica la ricezione di tali comunicazioni, non solo attraverso modalità automatizzate di contatto, ma anche attraverso modalità tradizionali, come la posta cartacea o le chiamate tramite operatore;

b) dall’informativa risulti che il diritto di opposizione dell’interessato al trattamento dei propri dati personali per finalità di «marketing diretto» attraverso modalità automatizzate di contatto, si estende a quelle tradizionali e che, anche in tal caso, resta salva la possibilità di esercitare tale diritto in parte, così come previsto dall’art. 7, comma 4, del Codice;

 c) dall’informativa risulti, altresì, la possibilità per l’interessato, il quale non intenda prestare il consenso nei termini sopra indicati, di manifestare l’eventuale volontà di ricevere comunicazioni per le suddette finalità esclusivamente attraverso modalità tradizionali di contatto, ove previste;

d) tale volontà sia resa esercitabile in maniera agevole e gratuitamente ai sensi del citato art. 7, comma 4, del Codice;

3) prescrive, ai sensi degli artt. 143, comma 1, lett. b), e 154, comma 1, lett. c), del Codice, ai titolari del trattamento che hanno raccolto un unico consenso per finalità di «marketing diretto» attraverso il ricorso a comunicazioni sia automatizzate che tradizionali di inserire un analogo richiamo alla suddetta volontà in una informativa da rendere alla prima occasione utile, eventualmente mediante le ordinarie modalità di contatto per scopi endocontrattuali;

 4) dispone la trasmissione di copia del presente provvedimento al Ministero della giustizia – Ufficio pubblicazione leggi e decreti, per la sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

 Ai sensi degli artt. 152 del Codice e 10 del d.lgs. n. 150/2011, avverso il presente provvedimento può essere proposta opposizione all’autorità giudiziaria ordinaria, con ricorso depositato al tribunale ordinario del luogo ove ha la residenza il titolare del trattamento dei dati, entro il termine di trenta giorni dalla data di comunicazione del provvedimento stesso, ovvero di sessanta giorni se il ricorrente risiede all’estero.

 

Provvedimento pubblicato nella G.U. 26 luglio 2013, n. 174.

NUOVO SISTEMA TELEMATICO INVIO CERTIFICATI RICOVERO/DIMISSIONI DA OSPEDALI

28/07/2013

Con la sottostante circolare n.113/2013 ,l’Inps rende noto l’ativazione del nuo sistema telematico che consente l’invio on line  all’Istituto dei certificati di ricovero in ospedale,cui consegue la protocollazione e la stampa ion caertaceo per la condsegna ai lavorastrori intertessasti ,ache per consentire l’immedisato controllo circa i dati anagrafici.Inoltre è possibile l’inoltro  telematico da parte  della ASl all’Inps della comunicazione di fine ricovero per  dimissioni del lavoratore e/o per trasferiomento ad altra struttura sanitaria.Entro nove mesi, le Regioni si devono adeguare al nuovo  sistema,che risulta  gia’ implementato dall’Inps e funzionante

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OGGETTO:

Trasmissione telematica delle certificazioni di malattia all’Inps.

Attuazione del decreto ministeriale 18 aprile 2012: Modifica al decreto 26 febbraio 2010, recante «Definizione delle modalità tecniche per la predisposizione e l’invio telematico dei dati delle certificazioni di malattia al SAC».

SOMMARIO:
  1. Premessa
  2. Principali novità introdotte dal decreto ministeriale 18 aprile 2012
  3. Modifiche ai servizi erogati dall’istituto
  4. Entrata in vigore

1.   PREMESSA

Con il decreto del Ministero della salute del 18 aprile 2012, di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e il Ministero dell’economia e delle finanze (Gazzetta Ufficiale n. 128 del 4 giugno 2012), sono state introdotte alcune modifiche ed integrazioni al disciplinare tecnico allegato al decreto 26 febbraio 2010, recante: «Definizione delle modalità tecniche per la predisposizione e l’invio telematico dei dati delle certificazioni di malattia al SAC».

Ai sensi del citato decreto, tutte le Amministrazioni coinvolte sono tenute a  recepire il nuovo disciplinare tecnico – che sostituisce il precedente – e ad adeguare i propri sistemi informativi.

Le modifiche apportate al disciplinare arricchiscono la tipologia di informazioni che sarà possibile inviare all’INPS utilizzando le modalità attualmente vigenti per la trasmissione dei certificati di malattia, attraverso il Sistema di accoglienza centrale (SAC). I medici abilitati all’invio dei suddetti certificati sono tenuti ad aggiornare i propri software al fine di consentirne la corretta trasmissione.

2.   PRINCIPALI NOVITÀ INTRODOTTE DAL DECRETO MINISTERIALE 18 APRILE 2012

Si elencano di seguito le novità più rilevanti introdotte dal disciplinare di cui al citato decreto.

1)   Servizio per la comunicazione di inizio ricovero.

Tale servizio consente alle aziende sanitarie di trasmettere all’Inps la comunicazione di inizio ricovero previo inserimento del codice fiscale del lavoratore; la trasmissione prevede la ricezione della conferma dell’accettazione dell’invio e l’assegnazione da parte dell’Inps del numero di protocollo univoco (PUCIR) consentendo altresì la stampa cartacea della comunicazione di inizio ricovero da consegnare al lavoratore anche ai fini di una tempestiva verifica dei dati anagrafici. Nelle modalità già in uso per il certificato di malattia telematico, sono messe a disposizione del lavoratore e del datore di lavoro le informazioni contenute nella suddetta comunicazione di inizio ricovero.

2)    Servizio per l’invio di un certificato di malattia in sede di dimissione.

Tale servizio consente all’azienda sanitaria di inviare all’Inps i dati di chiusura del certificato di ricovero per dimissioni del lavoratore e/o per trasferimento dello stesso ad altra Struttura sanitaria.

Permette, altresì, al medico ospedaliero, autorizzato dalla Struttura sanitaria, di riprendere la comunicazione di inizio ricovero – attraverso il numero di protocollo univoco della comunicazione di inizio ricovero, recuperato dal software gestionale della Struttura sanitaria,  e il codice fiscale del lavoratore – e di certificare la diagnosi e l’eventuale prognosi per la convalescenza.

L’accettazione, tramite SAC, del certificato di malattia in sede di dimissione da parte dell’Inps comporta la restituzione del numero di protocollo univoco del certificato stesso (PUC). Successivamente, il sistema software gestionale della Struttura sanitaria deve rendere disponibili opportune funzioni di stampa  per il rilascio della copia cartacea del certificato al lavoratore. Tale adempimento – come già chiarito nella circolare n. 117 del 9.9.2011 con riferimento ai certificati di malattia senza ricovero – ha anche l’utilità di consentire al lavoratore di prendere visione della corretta digitazione dei dati anagrafici e, tra questi, dell’indirizzo di reperibilità, la cui esatta indicazione rimane un onere a carico del lavoratore stesso.

3) Gli elementi che costituiscono il certificato sono stati ulteriormente implementati di nuovi campi. In particolare, si segnalano:

  • la possibilità per il medico di dichiarare il ruolo in cui opera al momento del rilascio del certificato (Medico Servizio Sanitario Nazionale/Libero professionista);
  • l’indicazione di evento traumatico e la possibilità di arricchire le note di diagnosi al fine di completare e/o caratterizzare la diagnosi stessa (anche ai sensi dell’articolo 42 della legge n. 183 del 4 novembre 2010 concernente l’obbligo di segnalazione di eventuale responsabilità di terzi);
  • la segnalazione dell’esistenza di una patologia grave che richiede terapia salvavita o di una malattia per la quale è stata riconosciuta la causa di servizio o, ancora, di uno stato patologico connesso alla situazione di invalidità già riconosciuta;
  • la possibilità di indicare oltre alla modalità di esecuzione della visita ambulatoriale/domiciliare anche quella in regime di pronto soccorso;
  • la facoltà del lavoratore di dichiarare di aver completato l’attività lavorativa nella medesima giornata del rilascio del certificato.

3.   MODIFICHE AI SERVIZI EROGATI DALL’ISTITUTO

 

Modifiche alle applicazioni per la consultazione dei certificati e attestati di malattia

I servizi resi ai cittadini, datori di lavoro e intermediari sono stati adeguati – in conformità a quando disciplinato dal citato decreto – rendendo disponibili le ulteriori informazioni contenute nei flussi informativi che perverranno all’Istituto.

Modifiche allo schema XSD

Per quanto sopra, sono state apportate le dovute modifiche allo schema di validazione XSD (XML Schema Definition), necessario per la descrizione del contenuto dei file XML.

Come già comunicato con messaggio n. 7485 del 7.05.2013, in seguito alle modifiche introdotte allo schema XSD, sono coerentemente modificati i file XML contenenti gli attestati di malattia, attualmente resi disponibili ai datori di lavoro attraverso:

  • il servizio on-line presente sul sito Inps di cui alla Circolare Inps n. 60 del 16.4.2010;
  • il servizio di invio degli attestati di malattia tramite PEC di cui alla circolare Inps n. 119 del 7.9.2010.

I datori di lavoro, che utilizzano sistemi automatici per la trattazione dei suddetti file XML, dovranno apportare i necessari adeguamenti.

A tale scopo si forniscono in allegato:

  • Specifiche Tecniche degli Attestati ai Datori di lavoro in formato XML (Allegato 1), che sostituisce l’allegato al messaggio n. 7485 del 07/05/2013;
  • il nuovo schema di validazione XSD (Allegato 2);
  • un esempio di file XML (Allegato 3).

 

4.   ENTRATA IN VIGORE

 

L’Istituto, a decorrere dal 4.6.2013 (come comunicato con il citato messaggio n. 7485 del 7.05.2013), ha già implementato i propri sistemi informativi rendendo disponibile il nuovo formato per la ricezione dei certificati di ricovero e dei certificati di malattia (in base a quanto disposto dal comma 2 dell’art. 1 del citato decreto del Ministero della Salute del 18 aprile 2012).

 

Con riferimento, invece, alle novità introdotte relativamente al certificato di ricovero e di dimissioni delle Strutture sanitarie le Regioni (ai sensi del comma 3 dell’articolo 1 del suindicato decreto) dovranno adeguarsi entro i successivi nove mesi. Nelle more, continueranno ad essere redatti dalle Strutture sanitarie certificati di ricovero e di dimissioni (con o senza ulteriore prognosi) in modalità cartacea. In tali casi, i lavoratori assicurati Inps, aventi diritto alla prestazione previdenziale dell’indennità di malattia, dovranno provvedere, ai sensi della normativa vigente, a trasmettere o recapitare il certificato cartaceo (entro il termine di due giorni, nei casi in cui sia stata riconosciuta una prognosi post ricovero; entro un anno dalle dimissioni, nei casi in cui non sia presente ulteriore prognosi) all’Inps (certificato contenente prognosi e diagnosi) e al proprio datore di lavoro (copia con sola prognosi).

Il Direttore Generale
Nori

Allegato N.1
Allegato N.2
Allegato N.3

CHIARIMENTI MLPS CIRCA USCITA ANTICIPATA LAVORO DIPENDENTI PROSSIMI REQUISITI PENSIONE

28/07/2013

L’argomento di cui al titolo  è  regolamentato  nell’art 4 ,commi da 1 a 7 ter della legge n.92/12,secondo  cui:

 1. Nei casi di eccedenza di personale, accordi tra datori di lavoro
che impieghino mediamente piu’ di quindici d
ipendenti e le
organizzazioni sindacali maggiormente rappresent
ative a livello
aziendale possono prevedere che, al fine di incenti
vare l’esodo dei
lavoratori piu’ anziani, il datore di lavoro
si impegni a
corrispondere ai lavoratori una prestazione di
importo pari al
trattamento di pensione che spetterebbe in base all
e regole vigenti,
ed a corrispondere all’INPS la contribuzione fino
al raggiungimento
dei requisiti minimi per il pensionamento.
La stessa prestazione puo’
essere oggetto di accordi sindacali nell’ambito di
procedure ex arti-
coli 4 e 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223, ovv
ero nell’ambito di
processi di riduzione di personale dirigente con
clusi con accordo
firmato da associazione sindacale stipulante il co
ntratto collettivo
di lavoro della categoria.
2. I lavoratori coinvolti nel programma di cui al
comma 1 debbono
raggiungere i requisiti minimi per il pensionamento
, di vecchiaia o
anticipato, nei quattro anni successivi alla cessaz
ione dal rapporto
di lavoro.
3. Allo scopo di dare efficacia all’accordo di cu
i al comma 1, il
datore di lavoro interessato presenta apposita
domanda all’INPS,
accompagnata dalla presentazione di una fideius
sione bancaria a
garanzia della solvibilita’ in relazione agli obbli
ghi.
4. L’accordo di cui al comma 1 diviene efficace
a seguito della
validazione da parte dell’INPS, che effettua l’istr
uttoria in ordine
alla presenza dei requisiti in capo al lavoratore
ed al datore di
lavoro.
5. A seguito dell’accettazione dell’accordo di cu
i al comma 1 il
datore di lavoro e’ obbligato a versare mensilm
ente all’INPS la

provvista per la prestazione e per la contribuzion
e figurativa. In
ogni caso, in assenza del versamento mensile di
cui al presente
comma, l’INPS e’ tenuto a non erogare le prestazion
i.
6. In caso di mancato versamento l’INPS procede
a notificare un
avviso di pagamento; decorsi centottanta giorni dal
la notifica senza
l’avvenuto pagamento l’INPS procede alla
escussione della
fideiussione.
7. Il pagamento della prestazione avviene da part
e dell’INPS con le
modalita’ previste per il pagamento delle pen
sioni. L’Istituto
provvede contestualmente all’accredito della relat
iva contribuzione
figurativa.
7-bis. Le disposizioni di cui ai commi da 1
a 7 trovano
applicazione anche nel caso in cui le prestazioni
spetterebbero a
carico di forme sostitutive dell’assicur
azione generale
obbligatoria.
7-ter. Nel caso degli accordi il datore di lav
oro procede al
recupero delle somme pagate ai sensi dell’articolo
5, comma 4, della
legge n. 223 del 1991, relativamente ai lavora
tori interessati,
mediante conguaglio con i contributi dovuti all’I
NPS e non trova
comunque applicazione l’articolo 2, comma 31, della
presente legge.
Resta inoltre ferma la possibilita’ di effettuare
nuove assunzioni
anche presso le unita’ produttive interessate dai
licenziamenti in deroga al diritto di precedenza di cui all’articolo
8, comma 1, della legge n. 223 del 1991.”
Ricordato che in merito risulta emanata la circolare del Ministero del Lavoro n.

  n.24 del 19/06/2013 e la circolare inps n.111del 24.7.2013,

si richiama l’attenzione sulla circolare n.33            prot.n.40/26125 del 25 luglio 2013 del medesimo Diocastero ,contenente chiarimenti relativi all’accordo    per l’uscita anticipata dei dipendenti   ai  fini del pre pensionamento.

Per il testo  del provvedimento ministeriale richiamato cliccare

are n.33 del 25/07/20

ISTRUZIONI OPERATIVE MINISTERO LAVORO BONUS ASSUNZIONI PREVISTE ART.4 COMMI 8/11 LEGGE 92/12

28/07/2013

Si riporta di seguito il testo della circolare del Ministero del Lavoro  prot.n.40 /26120 del 25/07/2013 per il bonus assunzioni di cui al titolo.

———————————————————————————————

Direzione generale
per le Politiche attive e passive del lavoro
Prot.40/26120 del 25/07/2013
OGGETTO:
Applicazione delle agevolazioni contributive e assicu
rative
riconoscibili ex art. 4,
commi da 8 a
11, della
legge n.
92/2012 (Disposizioni in
materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita) a
favore dei datori di lavoro che, a decorrere dal 1° gennaio 2013, assumano
determinate categorie di
lavoratori socialmente svantaggiati
1Tipologia dei benefici disposti dall’art. 4,
commi da 8 a 11
della
legge n.
92/2012 a favore dei datori di lavoro che
assumano, dal 2013, determinate categorie di lavoratori
socialmente svantaggiati.
L’art. 4della legge 28 giugno 2012, n.
92,aicommi da 8 a 11
, prevede specifiche
agevolazioni a favore di quei datori di lavoro che, con decorrenza 1° gennaio
2013, assumano talune categ
orie di lavoratori subordinati.
I relativi benefici consistono
nella riduzione del 50% dei contribut
i previdenziali
dovuti all’Inps
dai datori di lavoro, in relazione ad assunzioni, con contratto di
lavoro subordinato, a partire dal 2013, delle previste categorie. La durata di tali
agevolazioni varia, a seconda
della tipologia di contratto di lavoro:
-nel caso di assunzione con rapporto
a tempo determinato, anche in
somministrazione, il beneficio spetta per 12 mesi
(comma 8)
2
qualora il rapporto di lavoro, originariamente stipulato a tempo
determinato, venga trasformato
a tempo indeterminato, la riduzione al
50% della contribuzione pr
evidenziale viene prorogata sino al
diciottesimo mese dalla data dell’iniziale assunzione (comma 9)
;
qualora
infine
l’assunzione sia
a tempo indeterminato,
la durata del
beneficio contributivo è pari a 18 mesi dalla data dell’assunzione (comma10)
.
1.1
Applicabilità delle agevolazioni anche in relazione ai premi
assicurativi dovuti all’Inail.
Sulla base di un conforme parere della
Direzione Generale per le Politiche
Previdenziali ed Assicurative
e del
Ministero dell’Economia e della Finanze, si ritiene che
i benefici in questione
siano riferibili non soltanto ai contributi sociali
dovuti all’Inps, bensì ancheai premi assicurativi dovuti all’Inail
1.2
Applicabilità dei principi
in
materia di
incentivi all’assunzione
contenuti nei commi 12, 13 e 15
del medesimo
art. 4 L. 92/2012.
In virtù della portata generale, nonché in considerazione della collocazione
sistematica, appare scontata l’appli
ca
bilità al beneficio in oggetto dei principi
disposti dai successivi commi 12
,
13 e 15
del medesimo art. 4, L.92/2012,
e
sp
ressamente dettati al fine di garantire un‘omogenea applicazione degli
incentivi all’assunzione.
2
Requisiti soggettivi dei lavoratori socialmente svantaggiati la
cui assunzione determina le agevolazioni contributive e
assicurative connesse:
L
e lavoratrici
e i lavoratori subordinati delle quali dette disposizioni agevolatrici
intendono incrementare l’occupazione sono, fondamentalmente, riconducibili
a
categorie, in larga parte mutuate dalle categ
orie di lavoratori svantaggiati,
previste
dall’articolo 2, para
grafo 18, del Regolamento (CE) 800/2008
come
categorie di lavoratori
in relazione a

i quali gli Stati Membri possono prevederncentivi alle assunzioni senza ricadere nell’obbligo di notifica del regime di

aiuto imposto dalla normativa europea in materia d
i aiuti di stato
.
2.1
L
avoratori di età non inferiore a cinquanta anni, disoccupati da
oltre dodici mesi
.
Il comma 8 si riferisce, in primo luogo ai
lavoratori di età non inferiore a
cinquanta anni, disoccupati da oltre dodici mesi”. In tal modo,
la norma cit
ata
richiama
la specifica categ
oria di lavoratori svantaggiati
di cui all’
art. 2, n. 18,
lett. c),
del
Regolamento (CE) n. 800/2008
costituita
dai “lavoratori che h
anno
superato i 50 anni di età”, aggiungendo tuttavia il requisito della durata non
infe
riore a dodici mesi della disoccupazione.
Nel riferirsi
alla nozione di disoccupazione
il legislatore richiama la disciplina
della disoccupazione di cui al decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181: il
lavoratore dovrà pertanto essere un disoccupato
regis
trato
presso il servizio
competente (cioè il centro per l’impiego competente per domicilio) e la durata
della disoccupazione deve essere
superiore
a 12 mesi, in base alle regole fissate

dagli articoli 2 e 4 del citato decreto legislativo

2.2
D
onne di
qualsiasi età, prive di un impiego regolarmente retribuito
da almeno sei mesi, residenti in regioni ammissibili ai
finanziamenti nell’ambito dei fondi strutturali dell’Unione europea
e nelle aree di cui all’articolo 2, punto 18), lettera e), del predetto
r
egolamento
.
Il successivo comma 11 dell’art. 4 L. 92/2012
inserisce ulteriori
c
ategorie di
lavoratrici
la cui assunzione viene agevolata
.
L
a citata disposizione
afferma
infatti
che le previste agevolazioni “
si applicano nel rispetto del regolamento
(CE) n.
800/2008 della Commissione, del 6 agosto 2008, anche in relazione alle
assunzioni di donne di qualsiasi età, prive di un impiego regolarmente retribuito
da almeno 6 mesi, residenti in regioni ammissibili ai finanziamenti nell’ambito
dei fondi strutturali
dell’Unione Europea e nelle aree di cui all’articolo 2, n. 18),

lettera e), del predetto regolamento, annualmente individuate con Decreto del Ministro dellavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministrodell’economia e delle finanze

,nonché in relazione alle assunzioni di donne di
qualsiasietà
prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno ventiquattro
mesi, ovunque residenti
”.
2.2.1Nozione di
soggetto“privo di impiego regolarmente retribuito” da almeno sei mesi
.
Viene quindi in rilevo, in
primo luogo, la nozione di
soggetto privo di impiego
regolarmente retribuito” da almeno sei mesi. Al riguardo si ricorda che questo
Ministero, in attuazione di un’altra norma che pure si riferiva a tale nozione
–l’art. 20, comma 5-ter del D. Lgs. 276/2003–
con D.M. 20 marzo 2013(pubblicato in Gazzetta Ufficiale n.153del 2 luglio 2013)
haavuto modo diprecisare che tale locuzione si riferisce
a quei lavoratori svantaggiati che “negli
ultimi sei mesi non hanno prestato attività lavorativa riconducibile ad un
rapporto di lavoro subordinato della durata di almeno sei mesi ovvero coloro
che negli ultimi sei mesi hanno svolto attività lavorativa in forma autonoma o
parasubordinata dalla quale derivi un reddito inferiore al reddito annuale
minimo personale escluso da imposizione”.
Il citato decreto ministeriale reca implicitamente
l’indicazione per cui
la nozione
di impiego regolarmente retribuito viene riferita non tanto alla condizione di
regolarità contributiva del rapporto di lavoro, quanto alla
rilevanza del lavoro sotto il profilo della durata (per il lavoro subordinato) o della remunerazione
(per il lavoro autonomo): i rapporti di lavoro subordinato di durata inferiore a 6
mesi sono pertanto considerati non “regolarmente retribuiti” e quindi non
possono essere presi in considerazione ai fini della verifica del requisito;
analogamente è da dirsi per le attività di lavoro autonomo la cui remunerazione,
su base annuale, è inferiore ai limiti esenti da imposizione (che, per il diverso
importo delle detrazioni, è di 4.800 euro in caso di lavoro autonomo
propriamente detto, e di 8.000 euro per le collaborazioni coordinate e
continuative e le altre prestazioni di lavoro di cui all’articolo 50, comma 1, lett.c
-bis), del Testo Unico delle imposte sui redditi ap
provato con DPR 917/1986)
5
Ai fini della presenza del requisito occorrerà pertanto considerare il periodo di
sei mesi antecedente la data di assunzione e verificare che in quel periodo il
lavoratore considerato non abbia svolto una attività di lavoro subor
dinato
legata ad un contratto di durata di almeno sei mesi ovvero una attività di
collaborazione coordinata e continuativa (o
altr
a
prestazion
e
di lavoro di cui
all’articolo 50, comma 1, lett. c
bis), del
TUIR) la cui remunerazione annua sia
superiore a 8.
000 euro o ancora una attività di lavoro autonomo
tale da
produrre un reddito annuo lordo superiore a 4.800 euro.
L’accertamento del
requisito prescinde dall’eventuale stato di disoccupazione
disciplinato dal
d

2.2.2
Requisito della residenza in
regioni ammissibili ai finanziamenti
nell’ambito dei fondi strutturali dell’Un
ione
E
uropea
.
Con riferimento al secondo dei requisiti,
quello della residenza in
regioni
ammissibili ai finanziamenti nell’ambito dei fondi strutturali dell’Unione
Europea,
si ritiene che la norma faccia riferimento
alle
regioni ammissibili ad
aiuti regio
nali, come stabilito nella carta degli aiuti a finalità regionale approvata
per
il nostro Paese.
Per il periodo 2007-
2013, tale carta
è stata definita con Decisione C(2007)5618
def. corrigendum del 28 novembre 2007 (consultabile sul sito internet del
Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione
Economica, all’indirizzo
legislazione nazionale con Decreto del Ministro dello Sviluppo Economico del 27
marzo 2008 (in G.U. n. 93 del 19 aprile 2008–

S. o. n. 99ecreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181; pe

rtanto la condizione di “priva di
impiego regolarmente retribuito” non richiede la previa registrazione della
donna presso il centro per l’impiego.
2.2.3Requisito della assunzione in
aree di cui all’articolo 2, n. 18), letterae), del
Regolamento(CE) 800/2008
, annualmente individuate con
Decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto
con il Ministro dell’economia e delle finanze
.
In alternativa al requisito di cui al punto 2.2.2, è previsto che l’incentivo si
applichi per le
donne, prive di impiego regolarmente retribuito da almeno sei
mesi, in relazione ad impieghi nelle “
aree”di cui all’articolo 2, n. 18), lettera e),
del Regolamento
(CE) 800/2008.
Si fa riferimento da una parte a settori, dall’altra parte a specifiche professioni,
caratterizzati da un tasso di disparità uomo-
donna che supera almeno del 25
la disparità media uomo-donna
.
Al riguardo, con decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, di
concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, de
l 16 aprile 2013(
attualmente in corso di registrazione) è stato stabilito che all’individuazione di
tali settori e professioni si provvede, per l’anno successivo, entro il 31
dicembredi ogni anno,
“con decreto del
Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di
concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze”; sono
attualmente infase
di definizione i
decret
irelativi agli anni 2013 e 2014
2.3 Donne di qualsiasi età prive di un impiego regolarmente retribuito
da almeno ventiquattro mesi, ovunque residenti
.
Ulteriore categoria di lavoratrici per l’assunzione delle quali compete l’incentivo
è quello delle “
donne di qualsiasi età prive di un impiego regolarmente
retribuito da almeno ventiquattro mesi, ovunque residenti
”.
Al riguardo va richiamato quan
to già illustrato al
punto 2.2.1 in merito alla
nozione di
impiego regolarmente retribuito
” alla base del
D.M. 20 marzo 2013
.
Coerentemente a quanto già affermato,
occorrerà pertanto considerare il
periodo di
ventiquattro mesi
antecedente la data di assunzione e verificare che
in quel periodo
la lavoratrice
considerat
a
non abbia svolto una attività di lavoro
subordinato legata ad un contratto di durata di almeno sei mesi ovvero una
attività di collaborazione coordinata e continu

ativa (o altra prestazione di lavoro

.

di cui all’articolo 50, comma 1, lett. c
bis), del TUIR) la cui remunerazione annua
sia superiore a 8.000 euro o ancora una attività di lavoro autonomo tale da
produrre un reddito annuo lordo superiore a 4.800 euro
; anc
he in questo caso si
prescinde dalla
registrazione presso il centro per l’impiego.
3
Requisiti
oggettivi
.
A norma del comma 11 della citata disposizione,
“l
e disposizioni di cui ai commi
da 8 a 10 si applicano nel rispetto del regolamento (CE) n. 800/2008 de
lla
Commissione, del 6 agosto 2008
”.
Tale riferimento costituisce condizione di legittimità della disciplina in questione
in relazione alla normativa comunitaria in materia di aiuti di
stato, rendendo
dunque il regime compatibile con la citata disciplina e
valendo pertanto ad
escludere la necessità di una notifica del regime stesso ai sensi dell’articolo 108
(già 88) del Trattato che istituisce la Comunità
E
uropea.
Il richiamo vale pertanto ad introdurre, nella regolazione del beneficio in
questione, di una
serie di condizioni previste dal citato regolamento, ed in
particolare dagli articoli 40 e seguenti.
Dato che le definizioni adottate in merito alle condizioni soggettive dei
lavoratori la cui assunzione sia agevolata sono sicuramente tali da essere
ricomprese nella definizione di lavoratore svantaggiato di cui all’articolo 2,
punto 18), del Regolamento (
CE) n. 800/2008,
e l’intensità di aiuto è inferiore a
quella massima consentita dall’articolo 40 del medesimo Regolamento, l’inciso
vale ad introdurre l’
ulteriore elemento dell’incremento netto del numero di
lavoratori dipendenti dell’impresa interessata r
ispetto
alla media dei dodici mesi
precedenti
; come affermato dal citato articolo, il requisito dell’incremento
occupazionale netto non è necessario qualora
il posto o i posti occupati
si siano
resi vacanti in seguito a dimissioni volontarie, invalidità,
p
ensionamento per
raggiunti limiti d’età, riduzione volontaria
dell’orario di lavoro o licenziamento
per giusta causa e non in
seguito a licenziamenti per riduzione del personale.
In fine, serve notare che il riferimento alla disciplina in materia di aiuti
di stato
vale a limitare l’ambito di applicazione dell’incentivo ai soli datori di lavoro che
esercitano attività economica, nell’ambito di un determinato mercato,
indipendentemente dallo scopo di lucro e/o dall’organizzazione aziendale.
Risultano pertanto
esclusi dal campo di applicazione dell’incentivo i datori di
lavoro domestico.
Firmato
Dr. Salvatore Pirrone

PROVVEDIMENTI CIGS AZIENDE ABRUZZO

28/07/2013

Di seguito, l’elenco delle Aziende  operanti in Abruzzo,per cui,nel periodo dal 16 al 23 luglio 2013,risulta intervenuto il provvedimento del Ministero del Lavoro per  l’intervento della cigs:

Denominazione Azienda :    CIACCIA APPALTI

con sede in :   ROMA

Prov :    RM

Causale di Intervento :    Crisi aziendale

Unità di :    L’AQUILA

Prov :    AQ

Settore:    Lavori generali di costruzione di edifici

Decreto del  22/07/2013 n.  74571

Approvazione del programma di C.I.G.S. dal   01/01/2013   al   31/12/2013

Con autorizzazione al pagamento diretto

Denominazione Azienda :    CORBETTA F.I.A.

con sede in :   MILANO

Prov :    MI

Causale di Intervento :    Crisi aziendale

Unità di :    ATRI

Prov :    TE

Settore:    Fabbricazione di prodotti vari in legno (esclusi i mobili)

Decreto del  17/07/2013 n.  74548

Approvazione del programma di C.I.G.S. dal   28/01/2013   al   25/01/2014

*********************

INAIL :RIDUZIONE CONTRIBUTIVA ASSICURAZIONE LAVORATORI AGRICOLI

28/07/2013

Anche per lo sconto sui premi dei lavoratori agricoli per gli anni dal 2008 al 2011,come per il 2012 e 2013,occorre presentare la domanda .Questo ha disposto l’Inail con la sottostante circolare n.35/2013,modificando il precedente orientamento circa l’applicazione d’ufficio  della riduzione in questione  .

——————————————————————————

Oggetto:Legge 24 dicembre 2007, n. 247–art. 1, comma 60–, applicazione dellariduzione contributiva per l’assicurazione dei lavoratori agricoli.Attribuzione beneficio per le annualità 2008, 2009, 2010, 2011. Riapertura dei termini per il 2012 e il 2013

Premessa
Il Protocollo del Welfare prevede, com’è noto,che-
con effetto dal 1° gennaio2008-
l’Inailapplichiuna riduzione,
in misura non superiore al 20% dei
contributi dovuti per
l’assicurazione dei lavoratori agricoli dipendenti,
entro il
limite annuo di venti milioni di euro.
Si t
ratta
di un beneficio
che
mira
a
promuovere la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro
e
,
quindi
,
la crescita
della c
ultura della prevenzione nel settore agricolo, mediante il sostegno delle
aziende che si impegnano su questo fronte per diminuire il livello degli infortuni
sul
lavoro.
La riduzione
si applica esclusivamente sulla percentuale
di
contribuzione versata a
ll’
I
nps ai fini dell’assicurazione
obbligatoria
contro gli
infortuni e le malattie professionali e solo in presenza de
i requisiti
2
previsti
dalla normativa in materia
APPLICAZIONE DELLA RIDUZIONE PER LE ANNUALITÀ
PREGRESSE
(2008
2009
2010
2011)
Con circolar
e n. 61 del 9 novembre 2012
,
l’
Inail
ha dettato apposite istruzioni
con particolare riferimento alle domande da proporsi per il 2012
,
disponendo
anche in merito alle annualità pregresse.
Coerentemente con le indicazioni
fornite
ultimamente
d
a
l Ministero d
el lavoro e
delle politiche sociali,
l’accesso al beneficio per le annualità in esame è
subordinato al possesso
di specifici
requisiti
,
in base ai quali
le aziende
devono
:
e
ssere in regola con gli adempimenti contributivi e assicurativi
;
e
ssere attive da
almeno un biennio,
intendendo
come
attive
le aziende che,
nelle due annualità precedenti, hanno instaurato almeno un rapporto di
lavoro
,
sia a tempo indeterminato che determinato
,
regolarmente
denunciato all’I
nps
attraverso la dichiarazione trimestrale del
la manodopera
occupata (modello D
mag
/Unico
)
;
d
ichiarare di aver rispettato
,
nei luoghi di lavoro oggetto della domanda
,
l
e
disposi
zioni in materia di prevenzione
,
infortuni e igiene nei luoghi di
lavoro
;
n
on aver registrato infortuni nel biennio precedente
alla annualità di
riferimento
.
Il biennio di riferimento è quello che
precede,
immediatamente
,
l’annualità
cui si riferisce lo sconto. Sono, pertanto, escluse le aziende con data inizio
attività successiva al primo gennaio del biennio di osservazione. Nel
biennio
non devono essere presenti infortuni
denunciati
sia a seguito di certificato
medico
sia
di denuncia del datore di lavoro.
La presenza di infortuni in
itinere o di infortuni in franchigia ovvero di infortuni definiti negativamente
nel biennio di at
tività e non successivamente (
in questo secondo caso, nel
biennio si configura l’ipotesi dell’infortunio denunciato
)
n
on esclu
de
l’applicabilità della riduzione. Allo stesso modo la presenza di malattia
professionale, stante le particolari caratteristiche
che ne tipizzano tempi di
emersione e accertamento, non esclud
e l’applicabilità dello sconto;
n
on essere state destinatarie di provvedimenti sanziona
tori di cui all’art. 14
del D.l
gs. 81/2008 o sanzionatori conseguenti alla violazione delle norme in
materi
a di salute e sicurezza sul lavoro.
Tale requisito, dichiarato
dall’azienda al momento della presentazione dell’istanza, sarà oggetto di
successive verifiche da parte
dell’
Inail, d’intesa con le Direzioni territoriali
del lavoro.
Pertanto,
a
l fine di frui
re della riduzione del premio
,
le aziende interessate
dovranno inviare
,
esclusivamente tramite l’apposito servizio telematico
predisposto per la presentazione delle
domande
,
la dichiarazione del possesso

dei predetti requisiti

In particolare,
per le annua
lità 2008
2011
il modello di domanda
semplificato
predisposto
sulla base delle indicazioni ministeriali,
prevede:
la dichiarazione di essere consapevole che la concessione del beneficio
è
subordinata all’accertamento degli obblighi contributivi e assicurat
ivi
(punto
1);
la
dichiara
zione
di aver assolto, sui luoghi di lavoro e nei periodi interessati
d
alla domanda, agli obblighi di legge in materia di salute e sicurezza sul
lavoro
(punto 2)
;
la
dichiara
zione
di non aver registrato infortuni nel biennio prece
dente il
periodo cui si riferisce la domanda e di non aver subito provvedimenti di
sospensione dell’attività imprenditoriale
3
o sanzionatori conseguenti
l
a
violazione di norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro nel biennio
precedente il periodo cu
i si riferisce la domanda
stessa
(
punto 3)
.
Le
domande
contenenti la dichiarazione del possesso dei
requisiti dovranno
pervenire
a decorrere
dal 22 luglio pv.
e, termine finale,
non oltre la data del
15 ottobre 2013.
APPLICAZIONE DELLA RIDUZIONE PER L’AN
NUALITÀ 2012
In relazione all’applicazione dello sconto per l’annualità in esame, n
umerose
associazioni di categoria hanno chiesto all’I
nail
di semplificare
il modello di
domanda
per l’ammissione al beneficio e
lamentando difficoltà operative del
settore
di procedere alla riapertura del termine per la
sua
presentazione
,
scaduto il 31.12.2012. Su conforme avviso del Ministero del lavoro e delle
politiche sociali si è ritenuto, pertanto, di estendere anche
per l’anno 2012
,
il
modello semplificato di doman
da predisposto per le annualità pregresse
di cui
al punto precedente della presente circolare.
Inoltre, i
n considerazione
del termine individuato per la presentazione delle
domande/certificazione
2008/2011, si
è ritenuto
opportuno allineare la
scadenza
di
presentazione
della domanda
per l’annualità in esame
,
improrogabilmente
al 15 ottobre 2013 a pena di inammissibilità.
Restano
valide
le domande presentate dalle aziende entro la precedente
scadenza del 31 dicembre 2012.
APPLICAZIONE DELLA RIDUZIONE PER L’
ANNUALITÀ 2013
Analogamente a quanto previsto al punto precedente, considerato lo scarso
numero di richieste pervenute e le istanze delle Associazioni di categoria, è
stata disposta la riapertura dei termini
per la presentazione delle domande
dal
3

Art. 14 del d. lgs. 81/2008

22 luglio entro e non oltre il15 ottobre 2013
. Ciòperfacilitarele aziendeavere accesso al beneficio relativo all’anno in corso
. Le domande dovranno
pervenire esclusivamente mediante il servizio telematico
appositamente
predisposto n
ei
Servizi on line
Modu
lo riduzione agricoli
. Valgono a tal fine le
disposizioni dettate con nota n. 3580 del 31 maggio 2013.
Restano, infine,
valide
le domande presentate dalle aziende entro la

precedente scadenza del termine del primo luglio 2013

.
MODALITÀ E TERMINI PER LA PR
ESENTAZIONE DELL’ISTANZA.
SERVIZIO TELEMATICO IN VIA ESCLUSIVA. (ANNUALITÀ 2008
2009
2010
2011
2012
2013)
Per l’attuazione della previsione normativa
,
l’
Inail
ha realizzato
due
apposit
i
servizi telematic
i
, da utilizzare come modalità esclusiva
:
Mo
dulo riduzione agricoli
per le aziende che richiedono il beneficio per il
2013
;
Modulo riduzione agricoli
(anni pregressi)
,
per tutte le altre.
Tramite i
S
ervizi
on line
,
l
e aziende richiedenti (datori di lavoro) già registrate
,
potr
anno visualizzare la
procedura
Modulo ridu
zione agricoli (anni pregressi)
.
Se
il datore di lavoro decid
e
di avvalersi di un intermediario già autorizzato
all’accesso su
i
Servizi on line
, questi
potrà
procedere alla presentazione
dell’istanza di riduzione per i clienti in del
ega, senza effettuare altre operazioni;
se la ditta non è ancora inserita nelle deleghe del consulente de
l lavoro, perché
non soggetta all’
Inail, il consulente medesimo potrà effettuare le operazioni di
registrazione per conto della ditta come sopra descri
tto. La procedura rilascia
all’utente ricevuta della presentazione della dichiarazione resa
,
attraverso
l’invio di un messaggio di posta elettronica.
In particolare,
le aziende richiedenti (
datori di lavoro)
non presenti
nella Banca
dati,devonoregistrarsisul sito
dell’Inail,come di seguito specificato:
1.accedereal sitowww.inail.it;
2.selezionareRegistrazione;
3.accedere alla sezioneRegistrazione utente generico;
4.inserire i propridatinella sezioneRegistrazione
utentegenerico,avendocura di scegliere il gruppo
Aziendacon contribuzione non gestita da Inail
5.cliccare suSalva.
L’utente che si è registrato riceverà all’indirizzo
e-mail, che ha indicato nellasezione
Registrazione utente generico
,
un messaggio con
l’indicazione di una
password.
Con il proprio codice fiscale e la password, l’utente
dovràentrare
sul sito
, sportello virtuale
Servizi on line selezionare
la funzione
Ditte non Inail
selezionare
Anagrafica
(Nuova ditta)
;
inserire
nel
la s
ezione
Anagrafica (Nuova ditta)
tutti
i dati anagrafici della
ditta.
A questo punto,
alla ditta
verrà attribuito
il numero di
codice cliente
e un
numero di pin (4 cifre). Dopo aver effettuato il primo accesso ai
S
ervizi
on line
e aver personalizzato la pa
ssword, la ditta potrà accedere
alla funzione
Modulo riduzione agricoli (anni pregressi),
disponibile
nella citata sezione
Servizi on line
.
In caso di difficoltà
nell’
e
seguire le suindicate operazioni
,
è possibile ricevere
assistenza
,
contattando il
Con
tact center
integrato Inps/Inail al numero
803164
, gratuito per la telefonia fissa
,
o il numero 06 164 164 a pagamento
(in base al piano tariffario individuale) per la telefonia mobile.
Con particolare riferimento a
lle annualità pregresse, si rammenta che
con
determin
a
4
del Presidente dell’
I
nail
è stata fissata
,
in misura pari al 16,15%
,
la
riduzione per il 2011 a favore delle imprese agricole che non hanno avuto
infortuni nel biennio 2009/2010 e
, sempre
con determina
5
del Presidente
dell’Inail
,
si è statui
to per gli anni 2008/2009/2010, la riduzione contributiva a
favore delle imprese agricole che non hanno avuto infortuni nel biennio
precedente l’annualità di riferimento nelle seguenti misure: 18,73% per il
2008, 17,42% per il 2009 e 16,93% per il 2010.
Per quanto concerne il 2012 e
il 2013,
s
ulla base delle istanze presentate e dei
controlli effettuati da
ll’
Inps e
d
all’
Inail
,
saranno individuate le aziende
beneficiarie dello sconto
.
L’Inail comunicherà
tutto
ciò
all’
Inps che ammetterà a sgravio le azi
ende in
questione, scomputando la percentuale comunicata dalla contribuzione dovuta.
Il Direttore generale

MISE:REQUISITI PROFESSIONALI PER ESERCIZIO ATTIVITA’ SOMMINISTRAZIONE ALIMENTI E BEVANDE

28/07/2013

In merito all’argomento  di cui al   titolo ,si richiama l’attenzione sul sottostante parere   n.76177/2013 ,con cui il Mise ritiene  che l’attivita’ di responsabile di reparto imbottigliamento di una cantina  con attivita’ rivolta prevalentemente a ditte e grossisti  costituisce requisito validoi per avviare un esercio per la somministrazione di alimenti  e bevande.

——————————————————————

MINISTERO SVILUPPO ECONOMICO – Risoluzione 08 maggio 2013, n. 76177

Decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59 e s.m.i. – Articolo 71, comma 6, lettera b) – Quesito in materia di requisiti professionali per il commercio al dettaglio di prodotti alimentari e per la somministrazione di alimenti e bevande – Impiegata tecnico 3° livello responsabile reparto presso cantina ceni alimentari-industria

Si fa riferimento alla mail con la quale codesto Comune chiede di conoscere se l’aver prestato la propria opera in qualità di responsabile di reparto imbottigliamento di una cantina, inquadrato al 3° livello professionale da più di due anni possa considerarsi requisito valido ai fini dell’acquisizione della qualificazione professionale per l’avvio di attività di commercio al dettaglio relative al settore merceologico alimentare e per la somministrazione di alimenti e bevande ai sensi dell’articolo 71, comma 6, lettera b), del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59, e successive integrazioni e modificazioni ad opera del decreto legislativo 6 agosto 2012, n. 147.

Precisa, altresì, per le vie brevi che il ceni di inquadramento è quello del settore “alimentari-industria” e che l’attività di vendita della cantina in discorso è rivolta prevalentemente nei confronti di ditte e grossisti.

Al riguardo si precisa quanto segue.

Il comma 6, lettera b), dell’articolo 71 del citato decreto legislativo n. 59 del 2010, riconosce il possesso del requisito a chi ha ” … per almeno due anni, anche non continuativi, nel quinquennio precedente, esercitato in proprio attività d’impresa nel settore alimentare o nel settore della somministrazione di alimenti e bevande o avere prestato la propria opera, presso tali imprese, in qualità di dipendente qualificato, addetto alla vendita o all’amministrazione o alla preparazione degli alimenti, o in qualità di socio lavoratore o in altre posizioni equivalenti o, se trattasi di coniuge, parente o affine, entro il terzo grado, dell’imprenditore, in qualità di coadiutore familiare, comprovata dalla iscrizione ali ‘Istituto nazionale per la previdenza sociale “.

In particolare, la qualifica del lavoratore dipendente deve essere riconosciuta dal contratto collettivo nazionale di riferimento, con particolare riguardo alle declaratorie dei livelli professionali nei quali il personale è inquadrato.

I soggetti inquadrati in quei livelli professionali, la cui rispettiva declaratoria richieda almeno il possesso di conoscenze specifiche e tecniche e di conseguenza capacità tecnico-pratiche nello svolgimento di compiti operativi ed esecutivi, si possono ritenere dipendenti qualificati.

Nel caso in discorso il soggetto è impiegato con la qualifica di “Impiegato tecnico” 3° livello professionale come responsabile reparto imbottigliamento del ceni alimentari-industria.

Sulla base delle informazioni riscontrate sul CCNL di riferimento, appartengono al Terzo livello tra gli altri quei “lavoratori altamente specializzati che, in condizioni di autonomia operativa, svolgono attività per l’esecuzione delle quali occorrono conoscenze ed esperienze tecnico-professionali inerenti la tecnologia del processo produttivo e/o l’interpretazione di schemi costruttivi e funzionali, nonché lavoratori che, in possesso dei requisiti di cui sopra, conducono e controllano impianti di produzione particolarmente complessi”.

Stante quanto sopra, ad avviso della scrivente, il soggetto richiedente, qualora abbia esercitato per almeno due anni negli ultimi cinque e sia in regola con le contribuzioni previdenziali può ritenersi in possesso della qualificazione professionale in discorso