CONTESTATI INDIRIZZI INPS CIRCA CONTRIBUZIONE RISOLUZIONI RAPPORTI LAVORO T.I.

Il 24 scorso anche questo blog(https://francescocolaci.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=25163&action=edit) ha  pubblicato e commentato la circolare Inps  n.44 del 22 marzo 2013  che  illustrato  le modalita’ operative da rispettare per il versamento della contribuzione prevista dall’art 1 comma 31 della legge n.92/12 in caso di rosoluzioni di rapporti di lavoro  a tempo indeterminato intervenute dall’1.1.2013

L’esame delle istruzioni operative dell’Istituto  ha suscitato   reazioni   tutt’altro  favorevoli   tra gli operatori ,i professionisti ed i rappresentanti delle associazioni datoriali, che hanno ritenuto di individuare in talune delle indicazioni   fornite una forzatura interpretativa   rispetto alla  previsione normativa,che in particolare riguardano   agli aspetti  evidenziati    di seguito .

 

 Contribuzione per rapporto a tempo parziale

Tascurando ogni principio di proporzionalita’ che dovrebbe trovare applicazione a seconda che si tsatti di lavoro a tempo pieno ovvero parziale, secondo l’Inps ,il contributo è scollegato all’importo della prestazione individuale; conseguentemente, lo stesso è dovuto nella misura indicata, a prescindere dalla tipologia del rapporto di lavoro cessato (full time o part time),perche nella disposizione non si fa alcun espresso richiamo in proposito .Perttano si avra’ che si dovra’ versare lo stesso contributo sia per un part time di poche ore alla settimana  ,che per un dipendente che lavora ad orario intero settinìmanale

Contribuzione per rapporti di durata inferiore a 12 mesi

 La  querelle investe  pure la contribuzione per la risoluzione dei irapporti di lavoro inferiori ai dodici mesi ,rispetto a cui l’Inps prevede che  il contributo va rideterminato in proporzione al numero dei mesi di durata del rapporto di lavoro ed  a tal fine considera mese intero quello in cui la prestazione lavorativa si sia protratta per almeno 15 giorni di calendario,precisando che   per  un rapporto di 10 mesi, ad esempio, l’importo da versare nel 2013 sarà pari a € 403,16.Sul punto viene obiettato che il legislsatore della riforma del lavoro nulla ha detto in proposito e quindi ,applicando il noto  principio  secondo cui quando ha voluto dire ,la legge l’ha detto ,mentre se ha taciuto ,significa che non l’ha voluto, per raspportoii durati meno di 12 mesi non si dovrebbe versare il contributo poiche’ la norma tace circa il riproporzionamento in riferimento al mese ,che si afferma è un’invenzione dell’Istituto,che pero’ si ripercuote sui bilanci delle  imprese in termini  di aggravio  del costo  del lavoro.

Ci sara’ anche per i due predetti aspetti  un ripensamento dell’Inps ,cosi’ come avvenne per  il lavoro domestico , rispetto a cui l’Istituto convenne che per la risoluzione dello   stesso non  è dovuto il contributo?

Si tratta di aspettare e vedere cosa succede!

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