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CORTE COSTITUZIONALE DICHIARA ILLEGITTIMO ART.11 DEC..LEGGE N.138/11 RELATIVO TIROCINI FORMATIVII

20/12/2012

Nell” Art. 11 del decreto legge n.138/11 ,convertito in legge n.148/11 ,in materia di tirocini formativi   si stabiliva ,limitandone l’uso sia rispetto ai soggetti che ai tempi di utilizzo., che:

1. I tirocini formativi e di orientamento possono  essere  promossi

unicamente  da  soggetti  in  possesso  degli   specifici   requisiti

preventivamente determinati dalle normative regionali in funzione  di

idonee garanzie all’espletamento  delle  iniziative  medesime.  Fatta

eccezione per i disabili, gli invalidi fisici, psichici e sensoriali,

i soggetti in  trattamento  psichiatrico,  i  tossicodipendenti,  gli

alcolisti e i condannati ammessi a misure alternative di  detenzione,

i tirocini formativi e di orientamento non  curriculari  non  possono

avere una durata superiore a sei mesi, proroghe comprese,  e  possono

essere promossi unicamente a favore di neo-diplomati  o  neo-laureati

entro e non oltre dodici mesi dal conseguimento del  relativo  titolo

di studio.

2. In assenza  di  specifiche  regolamentazioni  regionali  trovano

applicazione, per quanto compatibili con le disposizioni  di  cui  al

comma che precede, l’articolo 18 della legge 24 giugno 1997, n.  196,

e il relativo regolamento di attuazione.”

LeRegioni Emilia-Romagna,Toscana ,Umbria  Sardegna e  Liguria hanno  impugnato, all’inizio del 2012, l’art. 11  richiamato dinanzi alla Corte Costituzionale per lesione della competenza regionale, in quanto la materia dei tirocini è di competenza esclusiva delle Regioni, come conferma la sentenza della Corte Costituzionale n. 50/2005 .

I ricorsi  sono stati accolti  dalla adita Corte Costituzionale con la sentenza n.287 ,depositata   il  19.12.2012 ,in cui si afferma che l’art.11 in questione viola l’art.117 della Costituzione ,vale a dire che la legge statale ha invaso la sfera di competenza legislativa delle regioni con particolare riferimento a quella residuale riguardante l’istruzxione e la formazione professionale.

A questo punto ,fermo restando che i tirocini tornano ad essere” liberi “per quanto concerne    i limiti di durata ed i soggetti partecipanti, si tratta di vedere se e come trovera’ attuazione la previsione di cui all’art.1,commi 34-36 della legge n.92-12,in cui si stabilisce  la stipula , entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della  riforma del lavoro ,quindi  entro il 18 gennaio 2013, fra Governo e Regioni,concludono  in  sede  di
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le  regioni  e  le
province  autonome  di  Trento  e  di  Bolzano  un  accordo  per   la
definizione di linee-guida condivise in materia di tirocini formativi
e di orientamento, sulla base dei seguenti criteri:

• revisione della disciplina dei tirocini formativi, anche in relazione alla valorizzazione di altre forme contrattuali a contenuto formativo;

• previsione di azioni e interventi volti a prevenire e contrastare un uso distorto dell’istituto, anche attraverso la puntuale individuazione delle modalità con cui il tirocinante presta la propria attività;

• individuazione degli elementi qualificanti del tirocinio e degli effetti conseguenti alla loro assenza;

• riconoscimento di una congrua indennità, anche in forma forfettaria, in relazione alla prestazione svolta;

• la mancata corresponsione dell’indennità comporta, a carico del trasgressore, l’irrogazione di una sanzione amministrativa il cui ammontare è proporzionato alla gravità dell’illecito commesso, in misura variabile da un minimo di 1.000 a un massimo di 6.000 euro,da applicare secondo le previsioni della legge n.689-81

Per il testo integrale della sentenza C.C.n.287/12 cliccare il seguente link:http://www.federalismi.it/ApplOpenFilePDF.cfm?artid=21441&dpath=document&dfile=19122012170758.pdf&content=Corte+Costituzionale,+Sentenza+n.+287/2012,+in+materia+di+disciplina+dei+tirocini+formativi+e+di+orientamento+non+curricolari++-+stato+-+documentazione+-+

A completamento di quanto esposto ,si ricorda che in  riferimento alla previsione  del comma 2 dell’art.11 del d.l.n.138/11 ,convertito in legge n.148/11  ,secondo cui :”In assenza  di  specifiche  regolamentazione  regionali  trovano applicazione, per quanto compatibili con le disposizioni  di  cui  al comma che precede, l’articolo 18 della legge 24 giugno 1997 n. 196  e il relativo regolamento di attuazione ( D.M.n.142/98) , la  Giunta Regionale Abruzzo , su proposta dell’assessore   al lavoro ,  con  D.G.R.A n.154 del 12.03-2012, ha approvato le linee guida di attuazione  della disciplina dei tirocini extracurricolari con l’obiettivo di favorire il rapporto diretto tra le persone in cerca di lavoro e le imprese. La norma vuole disciplinare la materia, consentendo l’orientamento lavorativo di un’ampia platea di soggetti per agevolare il loro inserimento nel mercato del lavoro attraverso tirocini formativi e di orientamento.

 Pertanto anche  la Regione Abruzzo si è dotata  di una disciplina di attuazione della normativa sui tirocini ,con cui tra l’altro si porta  sotto un’unica disciplina regionale una materia che nel passato era soggetta a   differenze dovute alle diverse scelte attuate dalle Province.

‘Tra le novità più rilevanti è da sottolineatre  il rimborso spese unico, regionale e mensile, attestato a 600 euro e l’attuazione, entro i tempi previsti, delle ultime novità legislative nazionali, riportando così la materia dei tirocini all’interno di un alveo di regole  specifiche e precise , sia da un punto di vista formale che sostanziale.

Si riportano  di seguito i files contenenti la documentazione riguardante la DGRA n.154/2912 e relativi Allegati A,B,.e C

.DGR n.

In riferimento alla previsione  del comma 2 dell’art.11 del d.l.n.138/11 ,convertito in legge n.148/11  ,secondo cui :”In assenza  di  specifiche  regolamentazione  regionali  trovano applicazione, per quanto compatibili con le disposizioni  di  cui  al comma che precede, l’articolo 18 della legge 24 giugno 1997 n. 196  e il relativo regolamento di attuazione ( D.M.n.142/98) , la  Giunta Regionale Abruzzo , su proposta dell’assessore   al lavoro ,  con  D.G.R.A n.154 del 12.03-2012, ha approvato le linee guida di attuazione  della disciplina dei tirocini extracurricolari con l’obiettivo di favorire il rapporto diretto tra le persone in cerca di lavoro e le imprese. La norma vuole disciplinare la materia, consentendo l’orientamento lavorativo di un’ampia platea di soggetti per agevolare il loro inserimento nel mercato del lavoro attraverso tirocini formativi e di orientamento.

Con questo intervento si vuole dare  una chance concreta ai giovani abruzzesi per entrare nel mondo del lavoro anche attraverso un contratto che, nel passato, non sempre ha garantito appieno i diritti dei tirocinanti.

  Pertanto anche  la Regione Abruzzo si dota di una disciplina di attuazione della normativa sui tirocini ,con cui tra l’altro si porta  sotto un’unica disciplina regionale una materia che nel passato era soggetta a   differenze dovute alle diverse scelte attuate dalle Province.

‘Tra le novità più rilevanti è da sottolineatre  il rimborso spese unico, regionale e mensile, attestato a 600 euro e l’attuazione, entro i tempi previsti, delle ultime novità legislative nazionali, riportando così la materia dei tirocini all’interno di un alveo di regole  specifiche e precise , sia da un punto di vista formale che sostanziale.

Infine, si osserva che con questo intervento si mira a  limitare   l’utilizzo dei tirocini nel settore pubblico, in quanto si tratta di esperienze che,pur avendo    una valenza formativa,costituiscono  una limitatissima possibilità di sbocco lavorativo stabile

Si riportano  di seguito i files contenenti la documentazione riguardante la DGRA n.154/2912 e relativi Allegati A,B,.e C

.DGR n.154 del 12.3.2012

AllegatoA

Schema_Convenzione_tirocinio_formativo_All_B

Schema_Progetto_tirocinio_formativo_All_C

154 del 12.3.2012

AllegatoA

Schema_Convenzione_tirocinio_formativo_All_B

Schema_Progetto_tirocinio_formativo_All_C

Si ritiene che la sentenza n.287/12 della Corte Costituzionale ,salva diversa iondficazione degli organi istituzionali competenti ,Regione Abruzzo compresa,non dovrebbe avdere riflessi e consegiuenze a carico della Del.iberazione cponmtenente le linee giuda prima riocvhiamasta ,in qyuanto la predeta ha contrestato l’incompetenza stsatale in masteria di tirocini ,confermando invece quella delle regioni nell’ambito delle prerogatiove rivconosciute dalle stesse sull’istruzione e formazione professionale,di cui ,quindi,risulta espressione la Deliberazione  n.154 del 12.3.2012

NOVITA’ SUL LAVORO IN DECRETO SVILUPPO CONVERTITO IN LEGGE E PUBBLICATO IN G.U.

19/12/2012

Il testo del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179 (pubblicato nel supplemento ordinario n. 194/L alla Gazzetta Ufficiale 19 ottobre 2012, n. 245), coordinato con la legge di conversione 17 dicembre 2012, n. 221 ( recante: «Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese.» risulta pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.294 del 18.dicembre 2012 -Supp.Ord.n.208.

Di seguito, si evidenziano le seguenti  disposizioni del predetto provvedimento che riguardano in modo specifico la materia del lavoro,precisando che le parti in grasssetto sono state inserite dalla legge di conversione

A)   In primo luogo si richiama l’attenzione sulle disposizioni    contenute nell’art.7 ,che concernono  la trasmissione  telematica  delle  certificazioni  di  malattia  nel settore pubblico e privato  ,stabilendo che:

1. A decorrere dal sessantesimo giorno dalla  data  di  entrata  in
vigore del presente decreto(19.10.2012), in tutti i casi di assenza per  malattia
dei dipendenti del  settore  pubblico  non  soggetti  al  regime  del
decreto legislativo 30 marzo 2001, n.  165,  per  il  rilascio  e  la
trasmissione  delle  certificazioni  di  malattia,  si  applicano  le
disposizioni di cui all’articolo 55-septies del  decreto  legislativo
30 marzo 2001, n. 165, nell’ambito delle risorse umane, strumentali e
finanziarie previste a legislazione vigente.
((1-bis. All’articolo 55-septies del decreto legislativo n. 165 del
2001, al comma 2 e’ aggiunto il seguente periodo: « Il  medico  o  la
struttura sanitaria invia telematicamente la medesima  certificazioneall’indirizzo di posta elettronica personale del  lavoratore  qualora il medesimo ne faccia espressa richiesta fornendo un valido indirizzo

2. Le disposizioni di cui al  comma  1  non  si  applicano  per  le
certificazioni rilasciate al personale delle Forze armate e dei Corpi
armati dello Stato e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.
3. Al testo unico delle  disposizioni  legislative  in  materia  di
tutela e di sostegno della maternita’  e  della  paternita’  a  norma
dell’articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53, di cui  al  decreto
legislativo 26  marzo  2001,  n.  151,  sono  apportate  le  seguenti
modificazioni:
a) il comma 3 dell’articolo 47 e’ sostituito dai seguenti:
« 3. La certificazione  di  malattia  necessaria  al  genitore  per
fruire dei congedi di  cui  ai  commi  1  e  2  e’  inviata  per  via
telematica direttamente dal medico  curante  del  Servizio  sanitario
nazionale o con esso convenzionato((, che ha  in  cura  il  minore,))
all’Istituto  nazionale  della  previdenza  sociale,  utilizzando  il
sistema di trasmissione delle certificazioni di malattia  di  cui  al
decreto  del  Ministro  della  salute  in  data  26  febbraio   2010,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 65 del 19 marzo 2010,  secondo
le modalita’ stabilite con decreto di cui al successivo comma  3-bis,
e dal predetto Istituto e’ immediatamente inoltrata, con le  medesime
modalita’, al datore di lavoro interessato ((e all’indirizzo di posta
elettronica della  lavoratrice  o  del  lavoratore  che  ne  facciano
richiesta.))

3-bis. Con decreto del Presidente del Consiglio  dei  Ministri,  da
adottare entro il 30 giugno 2013, su proposta  del  Ministro  per  la
pubblica amministrazione e la semplificazione, del Ministro  delegato
per l’innovazione tecnologica e  del  Ministro  del  lavoro  e  delle
politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e  delle
finanze e con il Ministro della salute, previo parere del Garante per
protezione dei dati personali, sono  adottate,  in  conformita’  alle
regole tecniche previste dal Codice dell’amministrazione digitale, di
cui al decreto legislativo 7  marzo  2005,  n.  82,  le  disposizioni
necessarie per l’attuazione di quanto disposto al comma 3, ((comprese
la  definizione  del  modello  di  certificazione   e   le   relative
specifiche))
»;
b) il comma 1 dell’articolo 51 (relativo al congedo per malattia del bambino) e’ sostituito dal seguente:
« 1. Ai fini della fruizione del congedo di cui al  presente  capo,
((la lavoratrice e il lavoratore comunicano)) direttamente al medico,
all’atto della  compilazione  del  certificato  di  cui  al  comma  3
dell’articolo 47, ((le proprie generalita’ allo  scopo  di  usufruire
del congedo medesimo.))
».
((3-bis. Il comma 1 dell’articolo 51  del  decreto  legislativo  26
marzo 2001, n. 151, come modificato dal  comma  3,  lettera  b),  del
presente articolo, si applica a decorrere dalla data  di  entrata  in
vigore della legge di conversione del presente decreto.)),
ossia dal 19.12,.012

B)  In secondo luogo sono   da considerare  le disposizioni  contenute nell’art.23   che prevede  misure per le societa’ cooperative e di mutuo soccorso  ,rispetto a cui si  stabilisce  che:

1. Le societa’ di mutuo soccorso di cui alla legge 15 aprile  1886, n. 3818, sono iscritte nella sezione delle imprese sociali presso  il registro delle imprese secondo criteri e modalita’ stabilite  con  un decreto del  Ministro  dello  sviluppo  economico.  Con  il  medesimo decreto e’ istituita un’apposita  sezione  dell’albo  delle  societa’ cooperative, di cui al decreto legislativo 2 agosto 2002, n. 220, cui le societa’ di mutuo soccorso sono automaticamente iscritte.   2. L’articolo 1 della legge 15 aprile 1886, n. 3818, e’  sostituito dal seguente:   «Le societa’ di mutuo soccorso conseguono la personalita’ giuridica nei modi stabiliti dalla presente Legge. Esse non hanno finalita’  di lucro, ma perseguono finalita’ di interesse generale, sulla base  del principio costituzionale di  sussidiarieta’,  attraverso  l’esclusivo svolgimento in favore dei soci e dei loro familiari conviventi di una o piu’ delle seguenti attivita’:   a) erogazione di trattamenti e prestazioni socio-sanitari nei  casi di infortunio, malattia ed invalidita’ al lavoro, nonche’ in presenza di inabilita’ temporanea o permanente; b) erogazione di sussidi in caso di  spese  sanitarie  sostenute  dai    soci per la diagnosi e la cura delle malattie e degli infortuni; c) erogazione di servizi di  assistenza  familiare  o  di  contributi    economici ai familiari dei soci deceduti;   d) erogazione di contributi economici e di servizi di assistenza ai soci che si trovino in condizione di gravissimo disagio  economico  a seguito dell’improvvisa  perdita  di  fonti  reddituali  personali  e familiari  e  in  assenza  di  provvidenze  pubbliche.  Le  attivita’ previste dalle lettere a) e b) possono essere svolte anche attraverso l’istituzione o la gestione dei fondi sanitari integrativi di cui  al decreto  legislativo  30  dicembre  1992,  n.   502,   e   successive modificazioni. ».   3. L’articolo 2 della legge 15 aprile 1886, n. 3818, e’  sostituito dal seguente:   «Le societa’ possono  inoltre  promuovere  attivita’  di  carattere educativo e culturale dirette a realizzare finalita’  di  prevenzione sanitaria e di diffusione dei valori  mutualistici.  Le  societa’  di mutuo soccorso non  possono  svolgere  attivita’  diverse  da  quelle previste dalla presente legge,  ne’  possono  svolgere  attivita’  di impresa.   Salvi i casi previsti da disposizioni di leggi  speciali,  compreso quello relativo  alla  istituzione  e  gestione  dei  fondi  sanitari integrativi, le attivita’ di cui al primo comma dell’articolo 1  sono svolte  dalle  Societa’  nei  limiti  delle  proprie   disponibilita’ finanziarie e patrimoniali.».   4. All’articolo 3 della legge 15 aprile 1886, n. 3818, e’  aggiunto il seguente comma:   «Possono divenire soci ordinari delle societa’ di mutuo soccorso le persone fisiche. Inoltre, possono divenire  soci  altre  societa’  di mutuo soccorso, a condizione che i membri persone fisiche  di  queste siano beneficiari delle prestazioni rese dalla  Societa’,  nonche’  i Fondi sanitari integrativi di cui all’articolo  2  in  rappresentanza dei  lavoratori  iscritti.  E’  ammessa   la   categoria   dei   soci sostenitori,  comunque  denominati,  i  quali  possono  essere  anche persone giuridiche. Essi possono  designare  sino  ad  un  terzo  del totale degli amministratori, da scegliersi tra i soci ordinari».   5. All’articolo 8 della legge 15 aprile 1886, n. 3818, e’  aggiunto il seguente comma:   «In caso di liquidazione o di perdita della natura di  societa’  di mutuo soccorso, il patrimonio e’ devoluto ad altre societa’ di  mutuo soccorso ovvero ad uno dei Fondi  mutualistici  o  al  corrispondente capitolo del bilancio dello Stato ai sensi degli  articoli  11  e  20 della legge 31 gennaio 1992, n. 59.».   6. La rubrica dell’articolo 18 del  decreto  legislativo  2  agosto 2002, n. 220 e’ sostituita dalla seguente: « Vigilanza  sulle  banche di credito cooperativo e sulle societa’ di mutuo soccorso. ».   7. All’articolo 18 del decreto legislativo 2 agosto 2002,  n.  220, sono aggiunti i seguenti commi:   «2-bis.  Le  societa’  di  mutuo  soccorso  sono  sottoposte   alla vigilanza del Ministero dello sviluppo economico e delle Associazioni nazionali  di  rappresentanza,  assistenza  e  tutela  del  movimento cooperativo ai sensi del presente decreto legislativo. Queste  ultime potranno svolgere le revisioni anche nei confronti delle societa’  di mutuo soccorso  aderenti  ad  Associazioni  di  rappresentanza  delle stesse sulla base di apposita convenzione.   2-ter. In relazione alle caratteristiche peculiari delle  Societa’, i modelli di verbale di revisione e di ispezione  straordinaria  sono approvati con decreto del Ministero dello sviluppo economico.   2-quater. La vigilanza sulle societa’ di mutuo soccorso ha lo scopo di accertare la conformita’ dell’oggetto  sociale  alle  disposizioni dettate dagli articoli 1 e 2 della legge 15  aprile  1886,  n.  3818, nonche’ la loro osservanza in fatto.   2-quinquies)). In  caso  di  accertata  violazione  delle  suddette disposizioni, gli  uffici  competenti  del  Ministero  dispongono  La perdita  della  qualifica  di  societa’  di  mutuo  soccorso   e   la cancellazione dal Registro delle Imprese e dall’Albo  delle  societa’ cooperative.».   8. Il decreto di cui al comma 2-ter dell’articolo  18  del  decreto legislativo 2 agosto 2002, n. 220, introdotto da comma 7, e’ adottato entro 180 giorni dalla data di  entrata  in  vigore  della  legge  di conversione del presente decreto.   9. L’articolo 4 del decreto legislativo 2 agosto 2002,  n.  220  si interpreta nel senso che la vigilanza sugli enti cooperativi  e  loro consorzi esplica effetti ed  e’  diretta  nei  soli  confronti  delle pubbliche amministrazioni ai fini della legittimazione a  beneficiare delle agevolazioni fiscali, previdenziali e di altra natura,  nonche’ per  l’adozione  dei  provvedimenti  previsti  dall’articolo  12  del medesimo decreto legislativo 2 agosto 2002, n. 220.   10. All’articolo 17, comma 3, della legge 27 febbraio 1985, n.  49, e successive modificazioni, e’ soppresso il terzo periodo.   ((10-bis. Il fondo comune, unico ed indivisibile, disciplinato  dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 27  novembre  2008, pubblicato nella ))Gazzetta Ufficiale(( n. 18 del  23  gennaio  2009, puo’ essere alimentato anche dalle risorse  dell’ente  a  valere  sul contributo  previsto  dal  decreto-legge  1°  luglio  2009,  n.   78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, che rientra  tra  le  spese  di  cui  all’articolo  10,  comma  15,   del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98,  convertito,  con  modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, e  puo’  essere  destinato  anche alla costituzione di fondi di garanzia e fondi rotativi  dedicati  ad attivita’ di  microcredito  e  microfinanza  in  campo  nazionale  ed internazionale.))   11. All’articolo 17, comma 4, della legge 27 febbraio 1985, n.  49, e successive modificazioni, le seguenti  parole:  «  essere  iscritte nell’elenco previsto dall’articolo 106  del  decreto  legislativo  1o settembre 1993, n. 385,» sono soppresse.   12. All’articolo 17, comma 5, della legge 27 febbraio 1985, n.  49, e successive modificazioni, dopo le parole: « le societa’ finanziarie possono  assumere  partecipazioni  temporanee  di   minoranza   nelle cooperative » sono inserite le seguenti: « anche in piu’ soluzioni, e sottoscrivere,    anche    successivamente    all’assunzione    delle partecipazioni, gli strumenti finanziari di cui all’articolo 2526 del codice civile».

C )  In terzo luogo occorre dedicare attenzione alle disposizioni   degli  articoli da 25 a 32 .

Infatti l’art.25   fa riferimento a  Start-up innovativa e incubatore certificato: finalita’,  definizione e pubblicita’,prevedendo quanto segue:

1. Le presenti disposizioni sono dirette  a  favorire  la  crescita sostenibile, lo sviluppo tecnologico, ((la  nuova  imprenditorialita’ e))  l’occupazione,  in  particolare  giovanile,  con  riguardo  alle imprese start-up innovative, come definite al successivo  comma  2  e coerentemente con  quanto  individuato  nel  Programma  nazionale  di riforma 2012, pubblicato in  allegato  al  Documento  di  economia  e finanza (DEF) del 2012 e con le raccomandazioni  e  gli  orientamenti formulati  dal  Consiglio  dei  Ministri  dell’Unione   europea.   Le disposizioni  della  presente   sezione   intendono   contestualmente contribuire allo sviluppo  di  nuova  cultura  imprenditoriale,  alla creazione di un  contesto  maggiormente  favorevole  all’innovazione, cosi’ come a promuovere maggiore mobilita’ sociale e ad  attrarre  in Italia talenti, ((imprese innovative)) e capitali dall’estero.   2. Ai fini del presente decreto, l’impresa start-up innovativa,  di seguito  «  start-up  innovativa  »,  e’  la  societa’  di  capitali, costituita anche in forma cooperativa, di diritto italiano ovvero una Societas Europaea, residente in Italia ai sensi dell’articolo 73  del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917,  le cui azioni o quote rappresentative  del  capitale  sociale  non  sono quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale  di negoziazione, che possiede i seguenti requisiti: a) ((i soci, persone fisiche, detengono al momento della costituzione    e per i successivi ventiquattro mesi, la maggioranza delle quote o    azioni rappresentative del capitale sociale e dei diritti di  voto    nell’assemblea ordinaria dei soci;))   b) e’ costituita e  svolge  attivita’  d’impresa  da  non  piu’  di quarantotto mesi; c) ha la sede principale dei propri affari e interessi in Italia;   d)  a  partire  dal  secondo  anno  di  attivita’  della   start-up innovativa, il totale del valore della produzione annua,  cosi’  come risultante  dall’ultimo  bilancio  approvato  entro  sei  mesi  dalla chiusura dell’esercizio, non e’ superiore a 5 milioni di euro; e) non distribuisce, e non ha distribuito, utili; f) ha, quale oggetto sociale ((esclusivo o prevalente, lo sviluppo,))    la produzione e  la  commercializzazione  di  prodotti  o  servizi    innovativi ad alto valore tecnologico;   g) non e’ stata costituita da una fusione, scissione societaria o a seguito di cessione di azienda o di ramo di azienda; h) possiede almeno uno dei seguenti ulteriori requisiti:   1) le spese in ricerca e sviluppo sono uguali o superiori al 20 per cento del maggiore valore fra costo e valore totale della  produzione della start-up innovativa. Dal computo per  le  spese  in  ricerca  e sviluppo sono escluse le spese per l’acquisto e la locazione di  beni immobili. ((Ai fini di questo provvedimento,  in  aggiunta  a  quanto previsto dai principi contabili, sono altresi’ da annoverarsi tra  le spese  in  ricerca  e  sviluppo:  le  spese  relative  allo  sviluppo precompetitivo e competitivo, quali sperimentazione, prototipazione e sviluppo  del  business  plan,  le  spese  relative  ai  servizi   di incubazione forniti da  incubatori  certificati,  i  costi  lordi  di personale interno e consulenti esterni impiegati nelle  attivita’  di ricerca e sviluppo, inclusi soci ed amministratori, le  spese  legali per  la  registrazione  e  protezione  di  proprieta’  intellettuale, termini e licenze d’uso)). Le spese  risultano  dall’ultimo  bilancio approvato e  sono  descritte  in  nota  integrativa.  In  assenza  di bilancio nel primo anno di vita, la  loro  effettuazione  e’  assunta tramite dichiarazione sottoscritta dal  legale  rappresentante  della start-up innovativa;   2) impiego come dipendenti o collaboratori a qualsiasi  titolo,  in percentuale  uguale  o  superiore  al  terzo   della   forza   lavoro complessiva, di personale in  possesso  di  titolo  di  dottorato  di ricerca  o  che  sta  svolgendo  un  dottorato  di   ricerca   presso un’universita’ italiana o straniera, oppure in possesso di  laurea  e che  abbia  svolto,  da  almeno  tre  anni,  attivita’   di   ricerca certificata presso istituti di ricerca pubblici o privati, in  Italia o all’estero;   3) ((sia titolare o  depositaria  o  licenziataria  di  almeno  una privativa  industriale  relativa  a   una   invenzione   industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varieta’ vegetale direttamente afferenti all’oggetto sociale  e all’attivita’ di impresa.))   3. Le societa’ gia’ costituite alla data  di  ((entrata  in  vigore della legge di conversione)) del presente decreto e in  possesso  dei requisiti previsti dal comma 2, sono considerate start-up  innovative ai fini del presente decreto se entro 60  giorni  dalla  stessa  data depositano presso  l’Ufficio  del  registro  delle  imprese,  di  cui all’articolo 2188 del codice civile, una  dichiarazione  sottoscritta dal rappresentante legale  che  attesti  il  possesso  dei  requisiti previsti dal comma 2. In tal caso, la disciplina di cui alla presente sezione trova applicazione per un periodo di quattro anni dalla  data di entrata in vigore del presente decreto, se la start-up  innovativa e’ stata costituita entro i due anni precedenti, di tre anni,  se  e’ stata costituita entro i tre anni precedenti, e di due  anni,  se  e’ stata costituita entro i quattro anni precedenti.   4. Ai fini del presente decreto, sono start-up a vocazione  sociale le start-up innovative di cui al comma 2  e  3  che  operano  in  via esclusiva nei settori indicati all’articolo 2, comma 1,  del  decreto legislativo 24 marzo 2006, n. 155.   5.  Ai  fini  del  presente  decreto,  l’incubatore   di   start-up innovative certificato, di seguito: « incubatore certificato » e’ una societa’ di capitali,  costituita  anche  in  forma  cooperativa,  di diritto italiano ovvero una Societas Europaea, residente in Italia ai sensi dell’articolo 73 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, che offre servizi per sostenere la  nascita  e lo sviluppo di start-up innovative ed e’  in  possesso  dei  seguenti requisiti: a) dispone di strutture, anche immobiliari,  adeguate  ad  accogliere    start-up innovative, quali spazi riservati  per  poter  installare    attrezzature di prova, test, verifica o ricerca;   b) dispone di attrezzature adeguate  all’attivita’  delle  start-up innovative, quali sistemi di accesso in banda  ultralarga  alla  rete internet, sale riunioni, macchinari per test, prove o prototipi;   c) e’ amministrato o diretto da persone di riconosciuta  competenza in materia di impresa e innovazione e ha a disposizione una struttura tecnica e di consulenza manageriale permanente;   d) ha regolari rapporti di collaborazione con  universita’,  centri di ricerca, istituzioni pubbliche e partner finanziari  che  svolgono attivita’ e progetti collegati a start-up innovative;   e) ha adeguata e comprovata esperienza nell’attivita’ di sostegno a start-up innovative, la cui sussistenza  e’  valutata  ai  sensi  del comma 7.   6. Il possesso dei requisiti di cui alle lettere a), b), c), d) del comma 5 e’ autocertificato dall’incubatore  di  start-up  innovative, mediante dichiarazione sottoscritta  dal  rappresentante  legale,  al momento dell’iscrizione alla  sezione  speciale  del  registro  delle imprese di cui al comma 8, sulla base di indicatori e relativi valori minimi che sono stabiliti con decreto del  Ministero  dello  sviluppo economico da adottarsi entro 60 giorni dalla  data  di  ((entrata  in vigore della legge di conversione)) del presente decreto.   7. Il possesso del requisito di cui alla lettera e) del comma 5  e’ autocertificato  dall’incubatore  di  start-up  innovative,  mediante dichiarazione sottoscritta dal rappresentante  legale  presentata  al registro delle imprese, sulla base di valori minimi  individuati  con il medesimo decreto del Ministero dello sviluppo economico di cui  al comma 6 con riferimento ai seguenti indicatori: a) numero di candidature di progetti di costituzione e/o  incubazione    di start-up innovative ricevute e valutate nel corso dell’anno; b) numero di start-up innovative avviate e ospitate nell’anno; c) numero di start-up innovative uscite nell’anno; d) numero complessivo di collaboratori e personale ospitato; e) percentuale di variazione del numero  complessivo  degli  occupati    rispetto all’anno, precedente; f) tasso di crescita media del valore della produzione delle start-up    innovative incubate; g) ((capitali di rischio ovvero finanziamenti, messi  a  disposizione    dall’Unione europea, dallo  Stato  e  dalle  regioni,  raccolti  a    favore delle start-up innovative incubate;)) h) numero di brevetti registrati dalle start-up innovative  incubate,    tenendo conto del relativo settore merceologico di appartenenza.   8. Per le start-up innovative di cui ((ai commi 2 e 3)) e  per  gli incubatori certificati di cui al comma 5,  le  Camere  di  commercio, industria,  artigianato  e  agricoltura  istituiscono  una   apposita sezione speciale del registro delle imprese di cui all’articolo  2188 del codice civile,  a  cui  la  start-up  innovativa  e  l’incubatore certificato devono essere iscritti al fine di poter beneficiare della disciplina della presente sezione.   9. Ai fini dell’iscrizione  nella  sezione  speciale  del  registro delle imprese di cui al comma 8, la  sussistenza  dei  requisiti  per l’identificazione  della  start-up   innovativa   e   dell’incubatore certificato di cui rispettivamente  al  comma  2  e  al  comma  5  e’ attestata mediante apposita autocertificazione  prodotta  dal  legale rappresentante e  depositata  presso  l’ufficio  del  registro  delle imprese.   10. La sezione speciale del registro delle imprese di cui al  comma 8 consente la condivisione, nel rispetto della normativa sulla tutela dei dati personali, delle  informazioni  relative,  per  la  start-up innovativa: all’anagrafica, all’attivita’ svolta, ai soci fondatori e agli altri collaboratori, al bilancio,  ai  rapporti  con  gli  altri attori  della  filiera  quali  incubatori  o  investitori;  per   gli incubatori  certificati:  all’anagrafica,  all’attivita’  svolta,  al bilancio, cosi’ come ai requisiti previsti al comma 5.   11. Le informazioni di cui al comma 12, per la start-up innovativa, e  13,  per  l’incubatore   certificato,   sono   rese   disponibili, assicurando  la  massima  trasparenza  e  accessibilita’,   per   via telematica o su supporto informatico in formato  tabellare  gestibile da  motori  di  ricerca,   con   possibilita’   di   elaborazione   e ripubblicazione gratuita da  parte  di  soggetti  terzi.  Le  imprese start-up innovative e gli incubatori certificati assicurano l’accesso informatico alle suddette informazioni dalla home  page  del  proprio sito Internet.   12. La start-up innovativa e’ automaticamente iscritta alla sezione speciale del registro delle imprese di cui  al  comma  8,  a  seguito della  compilazione  e  presentazione  della   domanda   in   formato elettronico, contenente le seguenti informazioni: a) data e luogo di costituzione, nome e indirizzo del notaio; b) sede principale ed eventuali sedi periferiche; c) oggetto sociale;   d) breve descrizione dell’attivita’ svolta, comprese l’attivita’  e le spese in ricerca e sviluppo;   e) elenco dei soci, con trasparenza rispetto a fiduciarie, holding, con autocertificazione di veridicita’;   f) elenco delle societa’ partecipate; g) indicazione dei titoli di studio e delle esperienze  professionali    dei soci e del personale che  lavora  nella  start-up  innovativa,    esclusi eventuali dati sensibili;   h)  indicazione  dell’esistenza  di  relazioni  professionali,   di collaborazione o commerciali con incubatori certificati,  investitori istituzionali e professionali, universita’ e centri di ricerca; i) ultimo bilancio depositato, nello standard XBRL;   l) elenco dei diritti di  privativa  su  proprieta’  industriale  e intellettuale.   13.  L’incubatore  certificato  e’  automaticamente  iscritto  alla sezione speciale del registro delle imprese di  cui  al  comma  8,  a seguito della compilazione e presentazione della domanda  in  formato elettronico, contenente le seguenti  informazioni  recanti  i  valori degli indicatori, di cui ai commi 6 e 7,  conseguiti  dall’incubatore certificato alla data di iscrizione: a) data e luogo di costituzione, nome e indirizzo del notaio; b) sede principale ed eventuali sedi periferiche; c) oggetto sociale;   d) breve descrizione dell’attivita’ svolta;   e)  elenco  delle  strutture  e  attrezzature  disponibili  per  lo svolgimento della propria attivita’; f) indicazione  delle  esperienze  professionali  del  personale  che    amministra e dirige l’incubatore  certificato,  esclusi  eventuali    dati sensibili;   g) indicazione dell’esistenza di collaborazioni con  universita’  e centri di ricerca, istituzioni pubbliche e partner finanziari;   h) indicazione dell’esperienza acquisita nell’attivita’ di sostegno a start-up innovative.   14. Le informazioni  di  cui  ai  commi  12  e  13  debbono  essere aggiornate con cadenza non superiore a sei mesi e sono sottoposte  al regime di pubblicita’ di cui al comma 10.   15. Entro 30 giorni dall’approvazione del bilancio e comunque entro sei mesi dalla  chiusura  di  ciascun  esercizio,  il  rappresentante legale  della  start-up  innovativa  o  dell’incubatore   certificato attesta  il  mantenimento  del  possesso   dei   requisiti   previsti rispettivamente  dal  comma  2  e  dal  comma  5  e   deposita   tale dichiarazione presso l’ufficio del registro delle imprese.   16. Entro 60 giorni dalla perdita dei requisiti di cui ai commi 2 e 5 la start-up innovativa o l’incubatore certificato  sono  cancellati d’ufficio dalla sezione speciale del registro delle imprese di cui al presente articolo, permanendo l’iscrizione alla sezione ordinaria del registro delle imprese. Ai fini di cui al  periodo  precedente,  alla perdita  dei  requisiti  e’  equiparato  il  mancato  deposito  della dichiarazione di cui al comma 15. Si applica l’articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 23 luglio 2004, n. 247.   17. Le Camere di commercio, industria, artigianato  e  agricoltura, provvedono alle attivita’ di cui  al  presente  articolo  nell’ambito delle  dotazioni  finanziarie,  umane  e  strumentali  disponibili  a legislazione vigente.

L’art.26  concerne la   deroga al diritto societario e la  riduzione degli oneri per l’avvio delle start up innovatiove ,stastuenmdo che:

1. Nelle start-up innovative il termine entro il quale  la  perdita deve risultare diminuita a meno di un terzo stabilito dagli  articoli 2446, comma secondo, e 2482-bis, comma quarto, del codice civile,  e’ posticipato  al  secondo   esercizio   successivo.   Nelle   start-up innovative che si trovino nelle ipotesi previste dagli articoli  2447 o 2482-ter del codice  civile  l’assemblea  convocata  senza  indugio dagli amministratori,  in  alternativa  all’immediata  riduzione  del capitale e al contemporaneo aumento del  medesimo  a  una  cifra  non inferiore  al  minimo  legale,  puo’  deliberare  di  rinviare   tali decisioni alla chiusura dell’esercizio successivo. Fino alla chiusura di tale esercizio non opera la causa di scioglimento  della  societa’ per riduzione o perdita del capitale sociale  di  cui  agli  articoli 2484, primo comma, punto n. 4), e 2545-duodecies del  codice  civile. Se entro l’esercizio successivo il capitale non  risulta  reintegrato al di sopra del minimo legale, l’assemblea che approva il bilancio di tale esercizio  deve  deliberare  ai  sensi  degli  articoli  2447  o 2482-ter del codice civile.   2. L’atto costitutivo della start-up innovativa costituita in forma di societa’ a responsabilita’ limitata puo’ creare categorie di quote fornite di diritti diversi e, nei limiti imposti  dalla  legge,  puo’ liberamente determinare il contenuto delle varie categorie  anche  in deroga a quanto previsto dall’articolo 2468, commi secondo  e  terzo, del codice civile.   3. L’atto costitutivo della societa’ di cui al comma  2,  anche  in deroga ((all’articolo 2479, quinto comma)), del codice  civile,  puo’ creare categorie di quote che non attribuiscono diritti di voto o che attribuiscono al socio diritti di voto in  misura  non  proporzionale alla  partecipazione  da  questi  detenuta  ovvero  diritti  di  voto limitati a particolari argomenti  o  subordinati  al  verificarsi  di particolari condizioni non meramente potestative.   4. Alle start-up innovative di cui all’articolo 25 comma 2, non  si applica la disciplina prevista per le societa’ di cui all’articolo 30 della legge 23 dicembre 1994, n. 724,  e  all’articolo  2,  commi  da 36-decies a 36-duodecies del decreto-legge 13 agosto  2011,  n.  138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148.   5. In deroga a quanto previsto dall’articolo 2468, comma primo, del codice civile, le quote  di  partecipazione  in  start-up  innovative costituite in forma di societa’ a  responsabilita’  limitata  possono costituire oggetto di offerta al  pubblico  di  prodotti  finanziari, anche attraverso i  portali  per  la  raccolta  di  capitali  di  cui all’articolo 30 del presente decreto, nei limiti previsti dalle leggi speciali.   6. Nelle start-up innovative costituite  in  forma  di  societa’  a responsabilita’ limitata, il  divieto  di  operazioni  sulle  proprie partecipazioni stabilito dall’articolo 2474  del  codice  civile  non trova applicazione qualora l’operazione sia compiuta in attuazione di piani di incentivazione che  prevedano  l’assegnazione  di  quote  di partecipazione a dipendenti, collaboratori o  componenti  dell’organo amministrativo, prestatori di opera e servizi anche professionali.   7. L’atto costitutivo delle societa’ di cui all’articolo 25,  comma 2, e degli incubatori certificati di cui all’articolo 25 comma 5 puo’ altresi’ prevedere, a seguito dell’apporto da parte  dei  soci  o  di terzi anche di opera o servizi, l’emissione di  strumenti  finanziari forniti di diritti patrimoniali o anche  di  diritti  amministrativi, escluso il voto nelle decisioni dei soci ai sensi degli articoli 2479 e 2479-bis del codice civile.   8. La start-up innovativa e l’incubatore  certificato  dal  momento della loro iscrizione  nella  sezione  speciale  del  registro  delle imprese di cui all’articolo 25 comma 8, sono esonerati dal  pagamento dell’imposta di bollo e dei diritti  di  segreteria  dovuti  per  gli adempimenti relativi alle  iscrizioni  nel  registro  delle  imprese, nonche’ dal pagamento del diritto  annuale  dovuto  in  favore  delle camere di commercio. L’esenzione e’ dipendente dal  mantenimento  dei requisiti previsti dalla legge per l’acquisizione della qualifica  di start-up innovativa e di incubatore certificato e dura  comunque  non oltre il quarto anno di iscrizione.

L’art.27  riguarda la remunerazione con strumenti finanziari della  start-up  innovativa  e  dell’incubatore certificato  prevedendo che:

1. Il reddito di lavoro derivante dall’assegnazione, da parte delle start-up  innovative  di  cui  all’articolo  25,  comma  2,  e  degli incubatori certificati di cui all’articolo 25,  comma  5,  ai  propri amministratori, dipendenti o collaboratori continuativi di  strumenti finanziari  o  di  ogni  altro  diritto  o  incentivo   che   preveda l’attribuzione di strumenti finanziari o  diritti  similari,  nonche’ dall’esercizio di diritti di opzione  attribuiti  per  l’acquisto  di tali strumenti finanziari, non concorre alla formazione  del  reddito imponibile dei suddetti soggetti, sia ai fini fiscali,  sia  ai  fini contributivi, a condizione che tali strumenti  finanziari  o  diritti non siano riacquistati dalla start-up  innovativa  o  dall’incubatore certificato, dalla societa’ emittente o  da  qualsiasi  soggetto  che direttamente controlla o e’ controllato dalla start-up  innovativa  o dall’incubatore  certificato,  ovvero  e’  controllato  dallo  stesso soggetto  che  controlla  la  start-up  innovativa   o   l’incubatore certificato. Qualora gli  strumenti  finanziari  o  i  diritti  siano ceduti in contrasto con tale disposizione, il reddito di  lavoro  che non ha previamente concorso alla formazione  del  reddito  imponibile dei suddetti  soggetti  e’  assoggettato  a  tassazione  nel  periodo d’imposta in cui avviene la cessione.   2. L’esenzione di cui al comma  1  si  applica  esclusivamente  con riferimento all’attribuzione di azioni, quote,  strumenti  finanziari partecipativi  o  diritti  emessi   dalla   start-up   innovativa   e dall’incubatore certificato  con  ((i  quali))  i  soggetti  suddetti intrattengono il proprio rapporto di lavoro, nonche’ di quelli emessi da societa’ direttamente controllate da una start-up innovativa o  da un incubatore certificato.   3. L’esenzione di cui al comma 1 trova applicazione con riferimento al reddito di lavoro  derivante  dagli  strumenti  finanziari  e  dai diritti  attribuiti  e  assegnati  ovvero  ai  diritti   di   opzione attribuiti e esercitati dopo ((la data di  entrata  in  vigore  della legge di conversione)) del presente decreto.   4. Le azioni, le quote e  gli  strumenti  finanziari  partecipativi emessi a fronte dell’apporto di opere e servizi  resi  in  favore  di start-up innovative o di incubatori certificati,  ovvero  di  crediti maturati a seguito della prestazione di opere e servizi, ivi  inclusi quelli professionali, resi nei confronti degli stessi, non concorrono alla formazione del reddito complessivo  del  soggetto  che  effettua l’apporto, anche in deroga all’articolo 9 del decreto del  Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n.  917,  al  momento  della  loro emissione o al momento in cui e’ operata la compensazione  che  tiene luogo del pagamento.   5. Le plusvalenze realizzate mediante la cessione a titolo  oneroso degli  strumenti  finanziari  di  cui  al  presente   articolo   sono assoggettate ai regimi loro ordinariamente applicabili.

L’(( Art. 27-bis )) concerne le misure di semplificazione per  l’accesso  alle  agevolazioni  per  leassunzioni di personale nelle start-up innovative e negli  incubatori  certificati )),disponendo che:

((1. Alle start-up innovative e agli incubatori certificati di  cui
all’articolo 25 si applicano le disposizioni di cui  all’articolo  24
del  decreto-legge  22  giugno   2012,   n.   83,   convertito,   con
modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n.  134,  con  le  seguenti
modalita’ semplificate:))

(( a) il credito  d’imposta  e’  concesso  al  personale  altamente
qualificato assunto a tempo indeterminato,  compreso  quello  assunto
attraverso i contratti di apprendistato. Ai  fini  della  concessione
del credito d’imposta, non si applicano le  disposizioni  di  cui  ai
commi 8, 9 e 10 del citato articolo 24;))

(( b) il credito d’imposta e’ concesso in via prioritaria  rispetto
alle altre imprese, fatta salva la quota riservata di  cui  al  comma
13-bis del predetto articolo 24. L’istanza di cui al  comma  6  dello
stesso articolo e’ redatta in forma semplificata secondo le modalita’
stabilite con il decreto applicativo di cui al comma 11 del  medesimo
articolo.))

L’art.28,in merito alle disposizioni in materia di rapporto di lavoro subordinato in start up   innovative , statuisce che:

1. Le disposizioni del presente articolo trovano  applicazione  per
il periodo di 4 anni dalla  data  di  costituzione  di  una  start-up
innovativa di cui all’articolo  25,  comma  2,  ovvero  per  il  piu’
limitato periodo previsto ((dal comma 3 del  medesimo  articolo  25))
per le societa’ gia’ costituite.
2.  Le  ragioni  di  cui  all’articolo  1,  comma  1,  del  decreto
legislativo 6 settembre 2001, n. 368, ((nonche’  le  ragioni  di  cui
all’articolo 20, comma 4, del decreto legislativo 10 settembre  2003,
n. 276,))
si intendono  sussistenti  qualora  il  contratto  a  tempo
determinato, anche in somministrazione, sia stipulato da una start-up
innovativa per lo svolgimento di  attivita’  inerenti  o  strumentali
all’oggetto sociale della stessa.
3. Il contratto a tempo determinato di cui al comma 2  puo’  essere
stipulato per una durata  minima  di  sei  mesi  ed  una  massima  di
trentasei mesi, ((ferma restando  la  possibilita’  di  stipulare  un
contratto a termine di durata inferiore a sei mesi,  ai  sensi  della
normativa generale vigente.))
Entro  il  predetto  limite  di  durata
massima, piu’ successivi contratti a tempo determinato possono essere
stipulati, per lo svolgimento delle ((attivita’ di cui al comma  2)),
senza l’osservanza dei termini di cui all’articolo 5,  comma  3,  del
decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, o anche senza soluzione
di continuita’. In deroga al predetto limite  di  durata  massima  di
trentasei mesi, un ulteriore successivo contratto a tempo determinato
tra gli stessi soggetti e sempre per lo svolgimento  delle  attivita’
di cui al comma 2 puo’  essere  stipulato  per  la  durata  ((residua
rispetto al periodo))
  di  cui  al  comma  1,  a  condizione  che  la
stipulazione avvenga presso la Direzione ((provinciale))  del  lavoro
competente per territorio.  ((I  contratti  stipulati  ai  sensi  del
presente  comma  sono  in  ogni   caso   esenti   dalle   limitazioni
quantitative di cui all’articolo 10, comma 7, del decreto legislativo
6 settembre 2001, n. 368.))

4. Qualora, per effetto  di  successione  di  contratti  a  termine
stipulati a norma del presente  articolo,  o  comunque  a  norma  del
decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, o di altre disposizioni
di legge, il rapporto di lavoro tra lo stesso datore di lavoro  e  lo
stesso lavoratore abbia complessivamente superato i  trentasei  mesi,
comprensivi di proroghe o  rinnovi,  o  la  diversa  maggiore  durata
stabilita a norma del comma 3, ed indipendentemente  dagli  eventuali
periodi di interruzione tra un contratto e l’altro,  il  rapporto  di
lavoro si considera a tempo indeterminato.
5. La prosecuzione o il rinnovo dei contratti a termine di  cui  al
presente articolo oltre  la  durata  massima  prevista  dal  medesimo
articolo ovvero la loro trasformazione in contratti di collaborazione
privi  dei  caratteri  della  prestazione  d’opera  o  professionale,
determinano la trasformazione degli stessi contratti in  un  rapporto
di lavoro a tempo indeterminato.
6. Per quanto non diversamente disposto dai  precedenti  commi,  ai
contratti a tempo determinato disciplinati dal presente  articolo  si
applicano le disposizioni del decreto legislativo 6  settembre  2001,
n. 368, ((e del capo I del titolo  III  del  decreto  legislativo  10
settembre 2003, n. 276.))

7. La retribuzione dei lavoratori assunti da una  societa’  di  cui
all’articolo 25, comma 2, e’ costituita da una  parte  che  non  puo’
essere inferiore al minimo  tabellare  previsto,  per  il  rispettivo
livello di inquadramento, dal contratto collettivo applicabile, e  da
una   parte   variabile,   consistente   in   trattamenti   collegati
all’efficienza o alla redditivita’ dell’impresa,  alla  produttivita’
del lavoratore o del  gruppo  di  lavoro,  o  ad  altri  obiettivi  o
parametri  di   rendimento   concordati   tra   le   parti,   incluse
l’assegnazione di opzioni per l’acquisto  di  quote  o  azioni  della
societa’ e la cessione gratuita delle medesime quote o azioni.
8. I contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni  sindacali
comparativamente piu’ rappresentative  sul  piano  nazionale  possono
definire  in  via  diretta  ovvero  ((in  via  delegata  ai   livelli
decentrati con accordi  interconfederali  o  di  categoria  o  avvisi
comuni))
: a)  criteri  per  la  determinazione  di  minimi  tabellari
specifici di cui al comma 7  funzionali  alla  promozione  dell’avvio
delle start-up innovative, nonche’ criteri per la  definizione  della
parte variabile di  cui  al  comma  7;  b)  disposizioni  finalizzate
all’adattamento delle regole di gestione del rapporto di lavoro  alle
esigenze delle start-up innovative, nella prospettiva di  rafforzarne
lo sviluppo e stabilizzarne la presenza nella realta’ produttiva.
9. Nel caso in cui sia stato stipulato un contratto  a  termine  ai
sensi delle disposizioni di cui al presente articolo da una  societa’
che non risulti avere i  requisiti  di  start-up  innovativa  di  cui
all’articolo 25, ((commi 2 e 3)), il contratto si considera stipulato
a tempo indeterminato e trovano applicazione le disposizioni derogate
dal presente articolo.
10. Gli  interventi  e  le  misure  di  cui  al  presente  articolo
costituiscono oggetto di monitoraggio a norma e per  gli  effetti  di
cui all’articolo 1, commi 2 e 3, della legge 28 giugno 2012,  n.  92,
con  specifico  riferimento  alla  loro  effettiva  funzionalita’  di
promozione delle start-up innovative di cui al presente  decreto,  in
coerenza con quanto previsto dall’articolo 32.

L’art.29,che interessa gli Iìincentivi all’investimento in start-up innovative prevede che:

1. Per gli anni 2013, 2014 e 2015, all’imposta  lorda  sul  reddito delle persone fisiche si detrae un importo pari al 19 per cento della somma investita dal contribuente nel capitale sociale di una  o  piu’ start-up innovative direttamente ovvero per il tramite  di  organismi di   investimento   collettivo   del    risparmio    che    investano prevalentemente in start-up innovative.   2. Ai fini di  tale  verifica,  non  si  tiene  conto  delle  altre detrazioni eventualmente spettanti al contribuente.  L’ammontare,  in tutto o in parte, non detraibile nel periodo d’imposta di riferimento puo’ essere portato in  detrazione  dall’imposta  sul  reddito  delle persone fisiche nei periodi d’imposta successivi,  ma  non  oltre  il terzo.   3. L’investimento massimo detraibile ai sensi del comma 1, non puo’ eccedere, in ciascun periodo d’imposta, l’importo di euro  500.000  e deve essere mantenuto per  almeno  due  anni;  l’eventuale  cessione, anche parziale, dell’investimento prima del decorso di tale  termine, comporta la decadenza dal beneficio e l’obbligo per  il  contribuente di restituire l’importo detratto, unitamente agli interessi legali.   4. Per i periodi d’imposta 2013, 2014 e  2015,  non  concorre  alla formazione del reddito dei soggetti passivi dell’imposta sul  reddito delle societa’, diversi da imprese start-up  innovative,  il  20  per cento della somma investita  nel  capitale  sociale  di  una  o  piu’ start-up innovative direttamente ovvero per il tramite  di  organismi di  investimento  collettivo  del  risparmio  o  altre  societa’  che investano prevalentemente in start-up innovative.   5. L’investimento massimo deducibile ai sensi del comma 4 non  puo’ eccedere, in ciascun periodo d’imposta, l’importo di euro 1.800.000 e deve essere mantenuto per  almeno  due  anni.  L’eventuale  cessione, anche parziale, dell’investimento prima del decorso di tale  termine, comporta la decadenza dal  beneficio  ed  il  recupero  a  tassazione dell’importo dedotto, maggiorato degli interessi legali.   6. Gli organismi di investimento collettivo del risparmio  o  altre societa’ che investano prevalentemente in imprese start-up innovative non beneficiano dell’agevolazione prevista dai commi 4 e 5.   7.  Per  le  start-up  a  vocazione  sociale  cosi’  come  definite all’articolo  25,  comma  4  e  per  le  start-up  che  sviluppano  e commercializzano esclusivamente prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico in ambito energetico la detrazione di cui al comma 1 e’ pari al 25 per cento della somma investita e la deduzione di cui al comma 4 e’ pari al 27 per cento della somma investita.   8. Con decreto del  Ministro  dell’economia  e  delle  finanze,  di concerto con il Ministro dello sviluppo economico,  entro  60  giorni dalla  data  di  entrata  in  vigore  del  presente   decreto,   sono individuate le modalita’ di attuazione  delle  agevolazioni  previste dal presente articolo.   9.  L’efficacia  della  disposizione  del  presente   articolo   e’ subordinata, ai sensi dell’articolo 108, paragrafo  3,  del  Trattato sul  funzionamento  dell’Unione  europea,  all’autorizzazione   della Commissione europea, richiesta a cura del  Ministero  dello  sviluppo economico.

L’art.30 ,dedicato alla raccolta di capitali di rischio  tramite  portali  on  line  e  al tri interventi di sostegno per le start-up innovative ,dispone quanto segue:

1. All’articolo 1, dopo il comma 5-octies  del  testo  unico  delle
disposizioni in materia finanziaria, di cui al decreto legislativo 24
febbraio 1998, n. 58, sono inseriti i seguenti:
«5-novies. Per “portale per la raccolta di capitali per le start-up
innovative”  si  intende  una  piattaforma  online  che  abbia   come
finalita’ esclusiva la facilitazione della raccolta  di  capitale  di
rischio da parte delle start-up innovative, comprese  le  start-up  a
vocazione sociale.
5-decies. Per “start-up innovativa” si intende la societa’ definita
dall’articolo 25, comma 2, del  decreto-legge  18  ottobre  2012,  n.
179.».
2. Nella parte II, titolo III, dopo il capo  III-ter  del  suddetto
decreto e’ inserito il seguente:
«Capo III-quater. Gestione di portali per la raccolta  di  capitali
per le start-up innovative.
Art. 50-quinquies. (Gestione di portali per la raccolta di capitali
per start-up innovative). – 1. E’ gestore di portali il soggetto  che
esercita professionalmente il servizio di gestione di portali per  la
raccolta di capitali per le start-up innovative ed  e’  iscritto  nel
registro di cui al comma 2.
2. L’attivita’ di gestione di portali per la raccolta  di  capitali
per le start-up innovative e’ riservata alle imprese di  investimento
e alle banche autorizzate ai relativi servizi di investimento nonche’
ai soggetti iscritti in un apposito registro tenuto dalla  Consob,  a
condizione che questi ultimi trasmettano gli  ordini  riguardanti  la
sottoscrizione   e   la   compravendita   di   strumenti   finanziari
rappresentativi di capitale esclusivamente  a  banche  e  imprese  di
investimento. Ai soggetti iscritti in tale registro non si  applicano
le disposizioni della parte II, titolo II, capo  II  e  dell’articolo
32.
3. L’iscrizione nel registro di cui al comma 2  e’  subordinata  al
ricorrere dei seguenti requisiti:
a) forma di societa’ per azioni, di  societa’  in  accomandita  per
azioni,  di  societa’  a  responsabilita’  limitata  o  di   societa’
cooperativa;
b) sede legale e amministrativa o, per i soggetti comunitari, stabile
organizzazione nel territorio della Repubblica;
c) oggetto sociale conforme con quanto previsto dal comma 1;
d) possesso da parte di coloro che detengono  il  controllo  e  dei
soggetti  che  svolgono  funzioni  di  amministrazione,  direzione  e
controllo dei requisiti di onorabilita’ stabiliti dalla Consob;
e)  possesso  da  parte  dei  soggetti  che  svolgono  funzioni  di
amministrazione,   direzione   e   controllo,   di    requisiti    di
professionalita’ stabiliti dalla Consob.
4. I soggetti iscritti nel registro di cui al comma 2  non  possono
detenere somme di denaro o  strumenti  finanziari  di  pertinenza  di
terzi.
5. La Consob determina, con regolamento, i  principi  e  i  criteri
relativi:
a)  alla  formazione  del  registro  e  alle  relative   forme   di
pubblicita’;
b) alle eventuali ulteriori condizioni per l’iscrizione nel registro,
alle cause di sospensione, radiazione e riammissione e alle misure
applicabili nei confronti degli iscritti nel registro;
c) alle eventuali ulteriori cause di incompatibilita’;
d) alle regole di condotta che i gestori di portali devono rispettare
nel  rapporto  con   gli   investitori,   prevedendo   un   regime
semplificato per i clienti professionali.
6. La Consob esercita la  vigilanza  sui  gestori  di  portali  per
verificare  l’osservanza  delle  disposizioni  di  cui  al   presente
articolo e della relativa disciplina di attuazione. A questo fine  la
Consob puo’ chiedere la comunicazione di  dati  e  di  notizie  e  la
trasmissione di atti e di documenti,  fissando  i  relativi  termini,
nonche’ effettuare ispezioni.
7. I gestori di portali che violano le norme del presente  articolo
o le disposizioni emanate dalla Consob in forza di esso, sono puniti,
in base alla gravita’ della violazione e tenuto conto  dell’eventuale
recidiva,  con  una  sanzione  amministrativa  pecuniaria   da   euro
cinquecento a euro  venticinquemila.  Per  i  soggetti  iscritti  nel
registro di  cui  al  comma  2,  puo’  altresi’  essere  disposta  la
sospensione da uno a quattro mesi o la radiazione  dal  registro.  Si
applicano i commi  2  e  3  dell’articolo  196.  Resta  fermo  quanto
previsto dalle disposizioni  della  parte  II,  titolo  IV,  capo  I,
applicabili alle imprese di investimento, alle  banche,  alle  SGR  e
alle societa’ di gestione armonizzate.».
3. Dopo l’articolo 100-bis, del decreto legislativo n.  58  del  24
febbraio 1998, e’ inserito il seguente:
«Art. 100-ter. (Offerte  attraverso  portali  per  la  raccolta  di
capitali). –  1.  Le  offerte  al  pubblico  condotte  esclusivamente
attraverso uno o piu’ portali per la  raccolta  di  capitali  possono
avere ad oggetto soltanto la sottoscrizione di  strumenti  finanziari
emessi dalle start-up innovative  e  devono  avere  un  corrispettivo
totale  inferiore  a  quello  determinato  dalla  Consob   ai   sensi
dell’articolo 100, comma 1, lettera c).
2. La Consob determina la disciplina applicabile  alle  offerte  di
cui al comma precedente, al fine di assicurare la  sottoscrizione  da
parte  di  investitori  professionali  o  particolari  categorie   di
investitori dalla stessa individuate di  una  quota  degli  strumenti
finanziari offerti, quando l’offerta non sia riservata esclusivamente
a clienti professionali, e di tutelare gli  investitori  diversi  dai
clienti professionali nel caso in  cui  i  soci  di  controllo  della
start-up  innovativa  cedano  le  proprie  partecipazioni   a   terzi
successivamente all’offerta.».
4. All’articolo 190, comma 1, del decreto legislativo  24  febbraio
1998, n. 58, le parole: «ovvero in caso di  esercizio  dell’attivita’
di consulente finanziario  o  di  promotore  finanziario  in  assenza
dell’iscrizione negli albi di  cui,  rispettivamente,  agli  articoli
18-bis e 31.» sono sostituite dalle seguenti: «  ovvero  in  caso  di
esercizio dell’attivita’  di  consulente  finanziario,  di  promotore
finanziario o di gestore di portali in assenza dell’iscrizione  negli
albi o nel registro di cui, rispettivamente, agli articoli 18-bis, 31
e50-quinquies.».
5. La Consob detta le disposizioni attuative del presente  articolo
entro 90 giorni dalla data di ((entrata  in  vigore  della  legge  di
conversione))
del presente decreto.
6. In favore delle start-up innovative,  di  cui  all’articolo  25,
comma 2 e degli incubatori certificati di cui all’articolo 25,  comma
5, l’intervento del Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie
imprese, di cui all’articolo 2, comma 100, lettera a), della legge 23
dicembre 1996, n. 662, e’ concesso gratuitamente e secondo criteri  e
modalita’  semplificati  individuati  con  decreto  di   natura   non
regolamentare del Ministro dello sviluppo economico, di concerto  con
il Ministro dell’economia e delle  finanze,  da  adottarsi  entro  60
giorni dalla data di ((entrata in vigore della legge di conversione))
del presente decreto. Le modifiche riguardanti il  funzionamento  del
Fondo devono complessivamente assicurare il rispetto degli  equilibri
di finanza pubblica.
7. Tra  le  imprese  italiane  destinatarie  dei  servizi  messi  a
disposizione  dall’ICE-Agenzia  per  la   promozione   all’estero   e
l’internazionalizzazione delle imprese italiane, di cui  all’articolo
14, comma 18, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con
modificazioni, dalla legge 15  luglio  2011,  n.  111,  e  successive
modificazioni, e dal Desk Italia di cui all’articolo 35 del  presente
decreto,  sono  incluse  anche  le   start-up   innovative   di   cui
all’articolo 25, comma 2. L’Agenzia  fornisce  ai  suddetti  soggetti
assistenza in materia normativa,  societaria,  fiscale,  immobiliare,
contrattualistica  e  creditizia.  L’Agenzia  provvede,  altresi’,  a
individuare le principali fiere e manifestazioni internazionali  dove
ospitare  gratuitamente  le  start-up   innovative,   tenendo   conto
dell’attinenza delle loro attivita’ all’oggetto della manifestazione.
L’Agenzia sviluppa iniziative per favorire l’incontro delle  start-up
innovative con investitori potenziali per  le  fasi  di  early  stage
capital e di capitale di espansione.
8.    L’ICE-Agenzia    per    la    promozione     all’estero     e
l’internazionalizzazione delle imprese italiane svolge  le  attivita’
indicate con le risorse umane, strumentali e finanziarie, previste  a
legislazione vigente.

L’art.31,occupandosi  di composizione e gestione della crisi nell’impresa start-up innovativa  decadenza dei requisiti e attivita’ di controllo ,sancisce che:

1. La start-up innovativa non e’ soggetta a  procedure  concorsuali
diverse da quelle previste dal capo II della legge 27  gennaio  2012,
n. 3.
2. Decorsi dodici mesi dall’iscrizione nel registro  delle  imprese
del decreto di apertura della liquidazione della start-up  innovativa
adottato a norma dell’articolo 14-quinquies della  legge  27  gennaio
2012, n. 3, l’accesso ai dati relativi ai soci della stessa  iscritti
nel medesimo  registro  e’  consentito  esclusivamente  all’autorita’
giudiziaria e alle autorita’ di vigilanza. La disposizione di cui  al
primo periodo si applica anche ai dati  dei  titolari  di  cariche  o
qualifiche nella societa’ che rivestono la qualita’ di socio.
3. La disposizione di cui  al  comma  2  si  applica  anche  a  chi
organizza in banche dati le informazioni relative ai soci di  cui  al
predetto comma.
4. Qualora la start-up innovativa perda uno dei requisiti  previsti
dall’articolo 25, comma 2, prima  della  scadenza  dei  quattro  anni
dalla data di costituzione, o del diverso termine previsto dal  comma
3 dell’articolo 25 se  applicabile,  secondo  quanto  risultante  dal
periodico aggiornamento della sezione del registro delle  imprese  di
cui ((all’articolo 25, comma 8, e in)) ogni caso, una  volta  decorsi
quattro anni dalla data di costituzione, cessa  l’applicazione  della
disciplina prevista nella presente sezione, incluse  le  disposizioni
di cui all’articolo 28, ferma restando l’efficacia  dei  contratti  a
tempo determinato  stipulati  dalla  start-up  innovativa  sino  alla
scadenza del relativo termine. Per la start-up innovativa  costituita
in  forma  di  societa’  a  responsabilita’  limitata,  le   clausole
eventualmente inserite nell’atto costitutivo ai sensi dei commi 2,  3
e 7 dell’articolo 26, mantengono efficacia limitatamente  alle  quote
di partecipazione  gia’  sottoscritte  e  agli  strumenti  finanziari
partecipativi gia’ emessi.
5. Allo scopo di vigilare sul corretto utilizzo delle  agevolazioni
e sul rispetto della disciplina di  cui  alla  presente  sezione,  il
Ministero dello sviluppo economico puo’ avvalersi del Nucleo speciale
spesa pubblica e  repressione  frodi  comunitarie  della  Guardia  di
finanza,  secondo  le  modalita’  previste   dall’articolo   25   del
decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito,  con  modificazioni,
dalla legge 7 agosto 2012, n. 134.

L’art.32 contiene disposizioni relative alla  pubblicita’ e valutazione dell’impatto delle misure   ,precisando che:

1. Al fine di promuovere una maggiore consapevolezza  pubblica,  in particolare presso i giovani delle scuole superiori,  degli  istituti tecnici   superiori   e   delle   universita’,   sulle   opportunita’ imprenditoriali legate all’innovazione e alle materie  oggetto  della presente sezione,  la  Presidenza  del  Consiglio  dei  Ministri,  su proposta del  Ministero  dell’istruzione,  dell’universita’  e  della ricerca e del Ministero dello sviluppo economico, promuove, entro  60 giorni dalla data di ((entrata in vigore della legge di conversione)) del presente decreto, un concorso  per  sviluppare  una  campagna  di sensibilizzazione a livello nazionale. Agli adempimenti previsti  dal presente  comma  si  provvede  nell’ambito   delle   risorse   umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.   2. Al fine di monitorare lo stato di attuazione delle misure di cui alla presente sezione volte a favorire la nascita e  lo  sviluppo  di start-up  innovative  e  di  valutarne  l’impatto   sulla   crescita, l’occupazione e l’innovazione, e’ istituito presso il Ministero dello sviluppo  economico  un  sistema   permanente   di   monitoraggio   e valutazione, che si  avvale  anche  dei  dati  forniti  dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT)  e  da  altri  soggetti  del  Sistema statistico nazionale (Sistan).   3. Il sistema di cui  al  comma  2  assicura,  con  cadenza  almeno annuale, rapporti sullo stato di  attuazione  delle  singole  misure, sulle conseguenze in termini microeconomici e macroeconomici, nonche’ sul  grado  di  effettivo  conseguimento  delle  finalita’   di   cui all’articolo 25, comma  1.  Dagli  esiti  del  monitoraggio  e  della valutazione di cui al presente articolo  sono  desunti  elementi  per eventuali   correzioni   delle   misure   introdotte   dal   presente decreto-legge.   4. Allo scopo  di  assicurare  il  monitoraggio  e  la  valutazione indipendenti dello stato di  attuazione  delle  misure  di  cui  alla presente sezione, l’ISTAT organizza delle banche dati  informatizzate e pubbliche, rendendole disponibili gratuitamente.   5. Sono stanziate risorse pari a 150 mila euro per  ciascuno  degli anni 2013, 2014 e 2015,  destinate  all’ISTAT,  per  provvedere  alla raccolta e all’aggiornamento regolare dei dati necessari per compiere una  valutazione  dell’impatto,  in   particolare   sulla   crescita, sull’occupazione, e  sull’innovazione  delle  misure  previste  nella presente sezione, coerentemente  con  quanto  indicato  nel  presente articolo.   6. L’ISTAT provvede ad assicurare la piena disponibilita’ dei  dati di cui al presente articolo, assicurandone la massima  trasparenza  e accessibilita’,  e  quindi  la   possibilita’   di   elaborazione   e ripubblicazione gratuita e libera da parte di soggetti terzi.   7. Avvalendosi anche  del  sistema  permanente  di  monitoraggio  e valutazione previsto al comma 2, il Ministro dello sviluppo economico presenta alle Camere entro il primo marzo di ogni anno una  relazione sullo stato di attuazione delle disposizioni contenute nella presente sezione,  indicando  in  particolare  l’impatto  sulla   crescita   e l’occupazione e formulando una valutazione comparata dei benefici per il sistema economico nazionale  in  relazione  agli  oneri  derivanti dalle stesse disposizioni,  anche  ai  fini  di  eventuali  modifiche normative. La prima relazione successiva all’entrata  in  vigore  del presente decreto e’ presentata entro il 1° marzo 2014.
D) Infine è da tener presente le disposizioni  di cui all’art.34,comma 54,che ha apportato    le seguenti   modifiche  alla legge n.92/2012 ,efficaci dal 19.12.2012,ossia dal giorno successivo  a quello di pubblicazione in G.U.della legge n.221/12 ,di conversione del decreto legge n.179/12:

 
(( a) all’articolo 1, comma 21, lettera  b),  capoverso  3-bis,  la
parola: «fax» e’ soppressa;))
, significando che, dalla data del 19.12.2012, le comunicazioni ai servizi impiego  per le  chiamate dei lavoratori  intermittenti  non potranno piu’ avvenire  a mezzo  fax ,ma soltanto   mediante sms  o posta elettronica. ovvero mediante le altre modalita’che saranno individuate con   decreto di natura non regolamentare del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e la
semplificazione,   in funzione dello sviluppo delle tecnologie.
((  b)  all’articolo  4,  comma  1,  dopo  le  parole:   «fino   al
raggiungimento  dei  requisiti  minimi  per  il  pensionamento»  sono aggiunte le seguenti: «La stessa prestazione puo’ essere  oggetto  di accordi sindacali nell’ambito di procedure ex articoli 4 e  24  dellalegge 23 luglio 1991, n.  223,  ovvero  nell’ambito  di  processi  diriduzione di personale dirigente  conclusi  con  accordo  firmato  daassociazione sindacale stipulante il contratto collettivo  di  lavoro della categoria»;))
  ;

(( c) all’articolo 4, dopo il comma 7 sono inseriti i seguenti:))
((«7-bis. Le disposizioni  di  cui  ai  commi  da  1  a  7  trovano
applicazione anche nel caso in cui  le  prestazioni  spetterebbero  a
carico   di    forme    sostitutive    dell’assicurazione    generale
obbligatoria.))

((7-ter. Nel caso degli accordi il  datore  di  lavoro  procede  al
recupero delle somme pagate ai sensi dell’articolo 5, comma 4,  dellalegge n. 223  del  1991,  relativamente  ai  lavoratori  interessati,mediante conguaglio con i contributi  dovuti  all’INPS  e  non  trova comunque applicazione l’articolo 2, comma 31, della  presente  legge.
Resta inoltre ferma la possibilita’ di  effettuare  nuove  assunzioni
anche presso le unita’ produttive interessate  dai  licenziamenti  in
deroga al diritto di precedenza di cui all’articolo 8, comma 1, della
legge n. 223 del 1991».))

Pertanto, per effetto delle  suddette modifiche   si registra quanto segue:

1)  nei casi di eccedenze di personale ,tramite accordi sindacali ,il datore di lavoro puo’ accollarsi una prestazione (pari alla pensione)  ed il pagamento della contribuzione fino al raggiungimento della pensione ,per accelerare l’esodo dei piu’ anziani.e questo puo’ avvenire  sia  negli accordi per le procedure di mobilita’ collettiva ,che nell’ambito di processi di riduzione di personale dirigente.  :

2)  tali nuove norme   valgono anche nel caso in cui le prestazioni sarebbero a carico di forme sostitutive dell’asicurazione generale obbligatoria;

 3) si possono   effettuare   nuove assunzioni .anche presso le unita’ produttive interessate dai licenziamenti, e  le stesse possono  essere in deroga  al diritto di precedenza   stabilito  per l’assunzione dei lavoratori posti in mobilita’.

 
 
 

PRECISAZIONI INPS CIRCA RISOLUZIONI CONSENSUALI E SPETTANZA TRATTAMENTO DISOCCUPAZIONE

19/12/2012

Si richiama l’attenzione sul messaggio n.20830 del 18.12.2012 con cui l’Inps ,d’intesa con il Ministero del Lavoro ,chiarisce che ,al fine di evitare disparita’ di trattamento , anche ai lavoratori  il cui rapporto di lavoro   risulta caratterizzato da  risoluzione
consensuale   intervenuta  nel periodo dal 18.7.2012 al 31.12.2012,nell’ambito della procedura di conciliazione di cui all’art. 7 della legge 15 luglio 1966, n.604, come modificato dall’art.1 comma 40 della legge n.92 del 2012, nelle ipotesi di licenziamento per giustificato motivo oggettivo ovvero determinato da ragioni inerenti all’attività produttiva, all’organizzazione del
lavoro e al regolare funzionamento della stessa, disposto da datori di lavoro
aventi il requisito dimensionale di cui all’art. 18, ottavo comma, della legge
20 maggio 1970, n. 300, come modificato dall’art. 1, comma 42, lettera b) della
legge di riforma,spetta il trattamento di disoccupazione ordinaria

Si riporta il testo integrale del citato Messaggio

————————————————–

La legge 28 giugno 2012 n. 92 recante “Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita”, pubblicata nella G. U. n. 153 del 3 luglio 2012  ha dettato, tra l’altro, una nuova disciplina in tema di disoccupazione involontaria.

 

In particolare l’art. 2, comma 1, di questa legge di riforma istituisce, a decorrere dal 1 gennaio 2013, per i nuovi eventi di disoccupazione che si verificano dalla predetta data, due nuove indennità mensili per il sostegno al reddito dei lavoratori subordinati che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione:

–        Indennità di disoccupazione (ASpI);

–        Indennità di disoccupazione denominata mini-ASpI.

 

Ai sensi dell’art.2 comma 5, della legge di riforma sono esclusi dalla fruizione delle predette indennità, tra l’altro, i lavoratori che siano cessati dal rapporto di lavoro per risoluzione consensuale del rapporto, fatti salvi i casi in cui quest’ultima sia intervenuta nell’ambito della procedura di conciliazione di cui all’art. 7 della legge 15 luglio 1966, n.604, come modificato dall’art.1 comma 40 della legge n.92 del 2012, nelle ipotesi di licenziamento per giustificato motivo oggettivo ovvero determinato da ragioni inerenti all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento della stessa, disposto da datori di lavoro aventi il requisito dimensionale di cui all’art. 18, ottavo comma, della legge 20 maggio 1970, n. 300, come modificato dall’art. 1, comma 42, lettera b) della legge di riforma.

Il citato art. 7, comma 7, della legge n. 604 del 1966 stabilisce infatti che se la conciliazione ha avuto esito positivo e sia stata concordata la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro si applicano le disposizioni in materia di Assicurazione Sociale per l’Impiego ( ASpI ).

Conseguentemente, il lavoratore interessato, in presenza dei requisiti legislativamente richiesti, può ottenere la corresponsione dell’indennità di disoccupazione ASpI o miniASpI. 

Sulla base del quadro normativo così delineato, la nuova procedura di conciliazione è vigente dal 18 luglio 2012 (data di entrata in vigore della legge di riforma), mentre la disciplina dell’indennità di disoccupazione collegata all’ASpI è istituita solo per gli eventi di disoccupazione verificatisi a decorrere dal 1° gennaio 2013.

Come segnalato da alcune Sedi e da alcuni Patronati, sono state respinte domande di indennità di disoccupazione ordinaria, attualmente vigente, relative a casi di cessazione del rapporto di lavoro derivanti da risoluzioni consensuali ottenute in sede conciliativa con la procedura richiamata.

L’esito descritto è sostenibile attraverso una interpretazione letterale della normativa sopra richiamata. Parimenti, non può non essere evidenziato che questa interpretazione provoca una disparità di trattamento consistente in una mancata tutela nei mesi di “transizione” del 2012, in presenza di una procedura conciliativa che solo nel 2013 potrà portare al riconoscimento di una indennità di disoccupazione collegata all’ASPI.

Sentito il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, che ha espresso parere concorde, si ritiene che l’ipotesi della procedura di licenziamento per giustificato motivo oggettivo di cui all’art. 7 della legge n. 604 del 1966 conclusa in sede conciliativa con una risoluzione consensuale configuri un’ipotesi di cessazione involontaria del rapporto di lavoro, dando così titolo all’accesso alla tutela del reddito corrispondente.

Pertanto, ai lavoratori il cui rapporto di lavoro è cessato per risoluzione consensuale intervenuta in sede conciliativa mediante la nuova procedura di cui al novellato art. 7 della legge n. 604 del 1966, attivata dal 18 luglio 2012 è possibile procedere, in presenza dei necessari requisiti assicurativi e contributivi, all’erogazione  dell’indennità di disoccupazione non agricola con requisiti normali, fino agli eventi di cessazione verificati entro il 31 dicembre 2012.

Le Sedi dovranno,  pertanto, provvedere a definire, secondo questo indirizzo interpretativo, le domande di disoccupazione non ancora definite e al riesame, in autotutela, delle domande respinte di indennità di disoccupazione ordinaria presentate in esito alle predette procedure conciliative attivate a far data dal 18 luglio 2012.

CIRCOLARE INPS DISCIPLINA ASPI E MINI ASPI

19/12/2012

Con la circolare sotto riportata n.142 del 18.12.2012 ,l’Inps  provvede ad illustrare la disciplina contenuta nell’art. 2 della legge n.92/12  sull’Aspi( indennita’ assicurazione per l’impiego )e Mini Aspi

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1 – Premessa e quadro normativo

La legge 28 giugno 2012, n. 92 (da ora “legge di riforma”), recante “Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita”, pubblicata nella G.U. n. 153 del 3/7/2012 supplemento ordinario n. 136, ha dettato nuove norme in materia di mercato del lavoro e di ammortizzatori sociali, in conformità con l’art. 38, secondo comma, della Costituzione, il quale sancisce il diritto dei lavoratori a forme di tutela contro la disoccupazione.

In particolare l’art. 2, comma 1, della legge di riforma istituisce con decorrenza 1 gennaio 2013, due nuove indennità mensili per il sostegno al reddito dei lavoratori subordinati che abbiano perduto involontariamente l’occupazione: l’indennità di disoccupazione ASpi (v. infra par. 2) e indennità di disoccupazione denominata mini-ASpI (v. infra par. 3).

A questo scopo, sempre a decorrere dal 1 gennaio 2013, la disposizione richiamata istituisce l’Assicurazione Sociale per l’Impiego (ASpI) presso la Gestione prestazioni temporanee ai lavoratori dipendenti, di cui all’art. 24 della Legge 9 marzo 1989 n. 88.

Le due nuove prestazioni sono destinate a sostituire a tutti gli effetti le attuali prestazioni di:

  • disoccupazione ordinaria non agricola a requisiti normali;

  • disoccupazione ordinaria non agricola a requisiti ridotti;

  • disoccupazione speciale edile;

  • mobilità.

2 – Disciplina della nuova indennità di disoccupazione (ASpI).

2.1 – Destinatari

Sono destinatari tutti i lavoratori dipendenti, ivi compresi gli apprendisti, i soci lavoratori di cooperativa che abbiano stabilito, con la propria adesione o successivamente all’instaurazione del rapporto associativo, un rapporto di lavoro in forma subordinata, ai sensi dell’articolo 1, comma 3, della legge 3 aprile 2001, n. 142 e successive modificazioni.

E’ altresì destinatario della nuova prestazione il personale artistico con rapporto di lavoro subordinato(sul punto vedi infra).

Con riferimento ai lavoratori con la qualifica di apprendisti, l’indennità di disoccupazione sostituisce la precedente tutela di cui all’art. 19, comma 1, lettera c), del decreto legge 29 novembre 2008, n.185 convertito con modificazioni dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2 e successive modificazioni e integrazioni, abrogato dall’art. 2, comma 55 della legge di riforma.

Con riferimento ai soci lavoratori di cooperativa, ai sensi dell’art. 2, comma 2 della legge di riforma, hanno diritto alla tutela in argomento anche i soci lavoratori delle cooperative di cui al D.P.R. 30 aprile 1970, n. 602 e di cui alla legge 13 marzo 1958, n. 250, sempreché abbiano instaurato, con la propria adesione o successivamente all’istaurazione del rapporto associativo, un rapporto di lavoro in forma subordinata ai sensi dell’articolo 1, comma 3, della legge 3 aprile 2001, n. 142 e successive modificazioni.

Con riferimento al personale artistico, la tutela viene estesa per il combinato disposto dell’art. 2, commi 2 e 69, lett. c), della legge di riforma; la disposizione da ultimo richiamata ha previsto infatti, l’abrogazione dell’art. 40 del Regio Decreto legge 4 ottobre 1935, n. 1827 che aveva escluso questa categoria di lavoratori dall’obbligo assicurativo contro la disoccupazione involontaria e quindi dalla relativa tutela di sostegno al reddito. In questo senso deve, pertanto, essere ritenuto superato il contenuto interpretativo disposto dall’Istituto con la circolare 105 del 5 agosto 2011 e la circolare 22 del 13 febbraio 2012.

Non sono destinatari della nuova disciplina:

  1. i dipendenti a tempo indeterminato delle Pubbliche Amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni;

  2. gli operai agricoli a tempo determinato e indeterminato per i quali continua a trovare applicazione la specifica normativa come modificata dalla stessa legge di riforma. Infatti per questi lavoratori ai sensi dell’art. 2, comma 3 della legge di riforma trovano esclusivamente applicazione le norme di cui all’articolo 7, comma 1, del decreto-legge 21 marzo 1988, n. 86, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 maggio 1988, n. 160, e successive modificazioni, all’articolo 25 della legge 8 agosto 1972, n. 457, all’articolo 7 della legge 16 febbraio 1977, n. 37, e all’articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 247, e successive modificazioni.

  3. i lavoratori extracomunitari entrati in Italia con permesso di soggiorno di lavoro stagionale per i quali resta confermata la specifica normativa.

2.2 – Requisiti

L’indennità è riconosciuta alle categorie di lavoratori di cui al precedente punto 2.1 che siano in possesso dei seguenti requisiti :

a)  siano in stato di disoccupazione ai sensi dell’articolo 1, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, e successive modificazioni.

Come stabilito dall’articolo 2, comma 1 del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, lo stato di disoccupazione dev’essere comprovato dalla presentazione dell’interessato presso il servizio competente nel cui ambito territoriale si trovi il domicilio del medesimo; l’interessato deve rendere una dichiarazione, che attesti l’eventuale attività lavorativa precedentemente svolta, nonché l’immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa.

L’art. 4, comma 38, della legge di riforma prevede che questa dichiarazione possa essere resa dall’interessato anche direttamente all’INPS. Tale servizio sarà reso disponibile dall’Istituto ai servizi competenti per territorio tramite la banca dati telematica contenente i dati individuali dei beneficiari di ammortizzatori sociali, da predisporre entro il 30 giugno 2013. Nelle more dell’implementazione del sistema di trasmissione telematica di cui all’art. 4, comma 35 della legge di riforma, la dichiarazione di cui sopra deve essere resa secondo le modalità vigenti anteriormente alla legge di riforma.

b)  lo stato di disoccupazione sia involontario, con esclusione, quindi, dei lavoratori il cui rapporto di lavoro sia cessato a seguito di dimissioni o di risoluzione consensuale. In merito, si chiarisce che continuano a dare diritto alla prestazione le dimissioni qualora avvengano:

  1. durante il periodo tutelato di maternità (da 300 giorni prima della data presunta del parto e fino al compimento del primo anno di vita del figlio);

  2. per giusta causa secondo quanto indicato, a titolo esemplificativo, dalla circolare n. 163 del 20 ottobre 2003 qualora motivate:

  • dal mancato pagamento della retribuzione;

  • dall’aver subito molestie sessuali nei luoghi di lavoro;

  • dalle modificazioni peggiorative delle mansioni lavorative;

  • dal c.d. mobbing;

  • dalle notevoli variazioni delle condizioni di lavoro a seguito di cessione ad altre persone (fisiche o giuridiche) dell’azienda;

  • dallo spostamento del lavoratore da una sede ad un’altra, senza che sussistano le “comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive” previste dall’art. 2103 codice civile;

  • dal comportamento ingiurioso posto in essere dal superiore gerarchico nei confronti del dipendente.

Per quanto attiene alla risoluzione consensuale del rapporto di lavoro si precisa che essa non è ostativa al riconoscimento della prestazione qualora sia intervenuta:

  1. per trasferimento del dipendente ad altra sede della stessa azienda distante più di 50 km dalla residenza del lavoratore e\o mediamente raggiungibile in 80 minuti o più con i mezzi pubblici (circolare 108 del 10 ottobre 2006);

  2. nell’ambito della procedura di conciliazione da tenersi presso la Direzione Territoriale del Lavoro secondo le modalità previste all’art. 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604 come sostituito dall’art. 1, comma 40, della legge di riforma. In questa ipotesi, infatti, qualora la conciliazione abbia un esito positivo e preveda una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, è riconosciuta espressamente al lavoratore la tutela del sostegno al reddito con l’erogazione della nuova indennità di disoccupazione.

c)   possano far valere almeno due anni di assicurazione.

Per tali soggetti devono essere trascorsi almeno due anni dal versamento del primo contributo contro la disoccupazione. Si precisa che il biennio viene determinato a decorrere dal primo giorno in cui il lavoratore risulta disoccupato.

Esempio: lavoro cessato il 13 gennaio 2012; il primo giorno da disoccupato è il 14 gennaio 2012; il biennio andrà calcolato a ritroso dal 14 gennaio 2012 (fino, quindi, al 14 gennaio 2010) e a tale data (14 gennaio 2010) o antecedentemente deve essere presente almeno un contributo di DS (contributo Ds anche per un solo giorno che comunque si considera come una settimana coperta da contribuzione DS);

d)  possano far valere almeno un anno di contribuzione contro la disoccupazione (contributo DS e/o contributo ASpI) nel biennio precedente l’inizio del periodo di disoccupazione. Ai fini del diritto sono valide tutte le settimane retribuite, purché per esse risulti, anno per anno, complessivamente erogata o dovuta una retribuzione non inferiore ai minimali settimanali (legge 638/1983 e legge 389/1989). La disposizione relativa alla retribuzione di riferimento non si applica ai lavoratori addetti ai servizi domestici e familiari, agli operai agricoli e agli apprendisti per i quali continuano a permanere le regole vigenti.

Si ricorda, infine, che, per le nuove tipologie di lavoratori assicurati, che non hanno precedente contribuzione contro la disoccupazione, poiché il nuovo contributo ASpI è dovuto a partire dal 1 gennaio 2013, solo da tale data iniziano a maturare l’anzianità assicurativa e il requisito contributivo; l’eventuale e precedente contribuzione contro la disoccupazione, versata o dovuta, continua a produrre i suoi effetti ai fini dell’accertamento dei requisiti soggettivi per l’ammissione alla nuova indennità di disoccupazione. A titolo esemplificativo un lavoratore appartenente alle nuove categorie, quale un socio dipendente dal 1 gennaio 2013 di una cooperativa, per il quale risultasse dovuto il contributo contro la disoccupazione derivante da precedenti rapporti di lavoro, può farlo valere per la verifica dei requisiti richiesti necessaria per ottenere una eventuale nuova tutela di disoccupazione.

2.3 – Contribuzione utile ed individuazione del biennio per il diritto

Per contribuzione utile al diritto si deve intendere anche quella dovuta ma non versata, in base al principio della c.d. automaticità delle prestazioni ex art. 2116 c.c.

La precedente contribuzione, versata o dovuta, contro la disoccupazione è considerata valida ai fini dell’indennità di disoccupazione ASpI e della mini-ASpI.

Ai fini del perfezionamento dei requisiti richiesti, si considerano utili:

  1. i contributi previdenziali, comprensivi di quota DS e ASpI versati durante il rapporto di lavoro subordinato;

  2. i contributi figurativi accreditati per maternità obbligatoria se all’inizio dell’astensione risulta già versata contribuzione ed i periodi di congedo parentale purché regolarmente indennizzati e intervenuti in costanza di rapporto di lavoro;

  3. i periodi di lavoro all’estero in paesi comunitari o convenzionati ove sia prevista la possibilità di totalizzazione;

  4. l’astensione dal lavoro per periodi di malattia dei figli fino agli 8 anni di età nel limite di cinque giorni lavorativi nell’anno solare.

Si precisa che qualora il lavoratore abbia alternato periodi di lavoro nel settore agricolo e periodi di lavoro in settori non agricoli, i periodi sono cumulabili ai fini del conseguimento della indennità di disoccupazione agricola o della indennità di disoccupazione ASpI. L’erogazione di una o dell’altra indennità di disoccupazione è determinata dall’Istituto mediante il criterio della prevalenza. A tal fine, per la verifica dell’entità delle diverse contribuzioni, restano fermi i parametri di equivalenza già in precedenza adottati che prevedono sei contributi giornalieri agricoli per il riconoscimento di una settimana contributiva.

Diversamente, non sono considerati utili i periodi di lavoro all’estero in Stati con i quali l’Italia non abbia stipulato convenzioni bilaterali in materia di sicurezza sociale.

Parimenti, non sono considerati utili, anche se coperti da contribuzione figurativa, i periodi di:

  1. malattia e infortunio sul lavoro solo nel caso non vi sia integrazione della retribuzione da parte del datore di lavoro ovviamente nel rispetto del minimale retributivo;

  2. cassa integrazione straordinaria e ordinaria con sospensione dell’attività a zero ore;

  3. assenze per permessi e congedi fruiti dal coniuge convivente, dal genitore, dal figlio convivente, dai fratelli o sorelle conviventi di soggetto con handicap in situazione di gravità.

Ai fini della determinazione del biennio per la verifica del requisito contributivo, l’eventuale presenza dei suddetti periodi, non considerati utili, deve essere neutralizzata, in quanto ininfluente, con conseguente ampliamento del biennio di riferimento.

2.4 – Base di calcolo e misura

L’indennità è rapportata ad una nuova base di calcolo determinata dalla retribuzione imponibile ai fini previdenziali degli ultimi due anni, comprensiva degli elementi continuativi e non continuativi e delle mensilità aggiuntive (retribuzione imponibile esposta in uni-emens), divisa per il totale delle settimane di contribuzione indipendentemente dalla verifica del minimale e moltiplicata per il coefficiente numerico 4,33.

Si precisa che ai fini di detto calcolo saranno considerate tutte le settimane, indipendentemente dal fatto che esse siano interamente o parzialmente retribuite (in uni-emens settimane di tipo “X” o “2”). La retribuzione delle settimane di tipo 2 sarà integrata, a cura della procedura DS Web, al valore pieno con l’utilizzo dell’ informazione “Sett./Diff. Accredito” presente in uni-emens.

L’indennità mensile è rapportata alla retribuzione media mensile, così determinata, ed è pari al 75 per cento nei casi in cui quest’ultima sia pari o inferiore per il 2013 all’importo di 1.180 euro mensili, annualmente rivalutato sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati, intercorsa nell’anno precedente; nei casi in cui sia superiore al predetto importo, l’indennità è pari al 75 per cento di 1.180 euro incrementata di una somma pari al 25 per cento del differenziale tra la retribuzione mensile e il predetto importo.

Nelle ipotesi di pagamento dell’indennità relativa a frazione di mese, si precisa che il valore giornaliero dell’indennità è determinato dividendo l’importo così ottenuto per il divisore 30.

L’indennità mensile non può in ogni caso superare l’importo mensile massimo di cui all’articolo unico, secondo comma, lettera b), della legge 13 agosto 1980, n. 427, e successive modificazioni; tale importo sarà comunque comunicato annualmente con apposita circolare.

All’indennità non si applica il prelievo contributivo di cui all’articolo 26 della legge 28 febbraio 1986, n. 41 corrispondente all’aliquota contributiva prevista per gli apprendisti.

All’indennità si applica una riduzione del 15 per cento dopo i primi sei mesi di fruizione e di un ulteriore 15 per cento dopo il dodicesimo mese di fruizione.

Si fa presente che ai sensi dell’art. 2, comma 27, della legge di riforma per quei lavoratori per i quali non trovavano applicazione i contributi di cui agli artt. 12, comma 6 e 28, comma 1 della legge 2 giugno 1975, n. 160, ed in particolare per i soci lavoratori delle cooperative di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile 1970, n. 602, il trattamento dell’indennità di disoccupazione ASpI sarà determinato, anno per anno, in funzione dell’aliquota effettiva di contribuzione fino al completo allineamento contributivo, che avverrà, in base alle previsioni legislative, nell’arco di 5 anni. A tal fine l’esatta misura sarà determinata annualmente con specifico decreto ministeriale. Si evidenzia che l’art. 2, comma 27, della legge di riforma ha previsto una disciplina di specie per l’ipotesi in cui il decreto annuale non venga adottato.

2.5 – Durata della prestazione

Le nuove norme prevedono un graduale aumento della durata della prestazione, collegata all’età anagrafica del lavoratore al momento della cessazione del rapporto di lavoro, distribuito nell’arco dei prossimi tre anni.

Nel periodo transitorio la durata massima legale, in relazione ai nuovi eventi di disoccupazione verificatisi a decorrere dal 1° gennaio 2013 e fino al 31 dicembre 2015, è disciplinata nei seguenti termini:

a) per le prestazioni relative agli eventi intercorsi nell’anno 2013:

  • otto mesi per i soggetti con età anagrafica inferiore a cinquanta anni;

  • dodici mesi per i soggetti con età anagrafica pari o superiore a cinquanta anni;

b) per le prestazioni relative agli eventi intercorsi nell’anno 2014:

  • otto mesi per i soggetti con età anagrafica inferiore a cinquanta anni;

  • dodici mesi per i soggetti con età anagrafica pari o superiore a cinquanta anni e inferiore a cinquantacinque anni;

  • quattordici mesi per i soggetti con età anagrafica pari o superiore a cinquantacinque anni, nei limiti delle settimane di contribuzione negli ultimi due anni;

c) per le prestazioni relative agli eventi intercorsi nell’anno 2015:

  • dieci mesi per i soggetti con età anagrafica inferiore a cinquanta anni;

  • dodici mesi per i soggetti con età anagrafica pari o superiore a cinquanta anni e inferiore a cinquantacinque anni,

  • sedici mesi per i soggetti con età anagrafica pari o superiore a cinquantacinque anni, nei limiti delle settimane di contribuzione negli ultimi due anni.

A regime, dal 1° gennaio 2016 e in relazione ai nuovi eventi di disoccupazione verificatisi a decorrere da tale data:

  1. per i lavoratori di età inferiore ai cinquantacinque anni, l’indennità viene corrisposta per un periodo massimo di dodici mesi, detratti i periodi di indennità già eventualmente fruiti sia a titolo di indennità di disoccupazione ASpI che mini-ASpI, nell’arco di un periodo precedente la data di cessazione del rapporto di lavoro pari al periodo massimo teorico di spettanza della prestazione;

  2. per i lavoratori di età pari o superiore ai cinquantacinque anni, l’indennità è corrisposta per un periodo massimo di diciotto mesi, nei limiti delle settimane di contribuzione negli ultimi due anni, detratti i periodi di indennità già eventualmente fruiti sia a titolo di indennità di disoccupazione ASpI che mini-ASpI, nell’arco di un periodo precedente la data di cessazione del rapporto di lavoro pari al periodo massimo teorico della prestazione.

Si precisa che nelle ipotesi sopra descritte che abbiano una previsione di durata della prestazione superiore ai dodici mesi, per determinare la durata stessa della prestazione nei limiti delle settimane di contribuzione negli ultimi due anni, così come già precedentemente illustrato per il diritto, sono utili tutte le settimane di contribuzione, purché per esse risulti, anno per anno, complessivamente erogata o dovuta una retribuzione non inferiore ai minimali settimanali (legge 638/1983 e legge 389/1989). La disposizione relativa alla retribuzione di riferimento non si applica ai lavoratori addetti ai servizi domestici e familiari, agli operai agricoli e agli apprendisti per i quali continuano a permanere le regole vigenti.

2.6 – Presentazione della domanda

Per fruire dell’indennità i lavoratori aventi diritto devono, a pena di decadenza, presentare apposita domanda, esclusivamente in via telematica, entro il termine di due mesi dalla data di spettanza del trattamento.

La nuova norma richiama esplicitamente il termine di due mesi e pertanto si dovrà far riferimento per l’individuazione del termine di presentazione della domanda allo stesso giorno del secondo mese successivo, indipendentemente dal numero dei giorni presenti nel periodo (15 gennaio – 15 marzo; 2 luglio – 2 settembre).

Il termine di due mesi per la presentazione della domanda decorre dalla data di inizio del periodo indennizzabile che è così individuato:

  1. ottavo giorno successivo alla data di cessazione dell’ultimo rapporto di lavoro;

  2. data di definizione della vertenza sindacale o data di notifica della sentenza giudiziaria (si precisa che il riferimento deve essere sempre inteso alla sentenza di un giudizio di merito nulla influendo al nostro fine eventuali ordinanze in esito ad azioni cautelari intentate dal lavoratore);

  3. data di riacquisto della capacità lavorativa nel caso di un evento patologico (es.: malattia comune, infortunio) iniziato entro gli otto giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro

  4. ottavo giorno dalla data di fine del periodo di maternità in corso al momento della cessazione del rapporto di lavoro;

  5. ottavo giorno dalla data di fine del periodo corrispondente all’indennità di mancato preavviso ragguagliato a giornate;

  6. trentottesimo giorno successivo alla data di cessazione per licenziamento per giusta causa.

2.7 – Decorrenza della prestazione

L’indennità di disoccupazione ASpI spetta:

  1. dall’ottavo giorno successivo alla data di cessazione dell’ultimo rapporto di lavoro, se la domanda viene presentata entro l’ottavo giorno;

  2. dal giorno successivo a quello di presentazione della domanda, nel caso in cui questa sia presentata successivamente all’ottavo giorno;

  3. dalla data di rilascio della dichiarazione di immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa nel caso in cui questa non sia stata presentata all’INPS ma al centro per l’impiego e sia successiva alla presentazione della domanda di indennità;

  4. dalle date di cui alle lettere c); d); e); f) del precedente punto 2.6 qualora la domanda sia stata presentata prima di tali date o dal giorno successivo alla presentazione della domanda qualora presentata successivamente ma, comunque, nei termini di legge.

Si precisa che nel caso previsto invece alla lettera b) dello stesso punto la decorrenza della prestazione può essere anche precedente alla definizione del contenzioso giudiziario, ferma restando la necessità della sua verifica all’esito della sentenza definitiva.

2.8 – Nuova attività lavorativa in corso di prestazione

2.8.a – Nuovo contratto di lavoro subordinato

La fruizione dell’indennità è condizionata al permanere dello stato di disoccupazione.

In caso di nuova occupazione del soggetto assicurato con contratto di lavoro subordinato, l’indennità è sospesa d’ufficio, sulla base delle comunicazioni obbligatorie, fino ad un massimo di sei mesi. Per l’individuazione del periodo di sospensione si considera la durata di calendario del rapporto di lavoro, prescindendo da ogni riferimento alle giornate effettivamente lavorate. Al termine di un periodo di sospensione di durata inferiore o pari a sei mesi l’indennità riprende ad essere corrisposta per il periodo residuo spettante al momento in cui l’indennità stessa era stata sospesa.

Si precisa che la sospensione e la ripresa della prestazione avvengono d’ufficio e che a tal fine, come già previsto per l’indennità di mobilità, è ininfluente l’eventuale cessazione anticipata per dimissioni del lavoratore.

Pertanto non è più obbligatorio l’utilizzo del modello DS56 bis per la comunicazione di una nuova occupazione che comunque sarà mantenuto per le altre comunicazioni utili e previste dalla nuova normativa.

La legge prevede che nei casi di sospensione, i periodi di contribuzione legati al nuovo rapporto di lavoro possono essere fatti valere ai fini di un nuovo trattamento di indennità ASpI e mini-ASpI.

Si precisa che la sospensione dell’indennità e la sua ripresa avvengono anche nel caso di un lavoro a tempo determinato della durata massima di sei mesi intrapreso in uno stato estero, sia si tratti di Stati appartenenti all’UE sia si tratti di Stati extracomunitari.

2.8.b – Lavoro accessorio

La legge 28 giugno 2012, n. 92 ha stabilito che per prestazioni di lavoro accessorio si intendono attività lavorative di natura meramente occasionale che non danno luogo, con riferimento alla totalità dei committenti, a compensi superiori a 5.000 euro (al netto dei contributi previdenziali) nel corso di un anno solare, annualmente rivalutati sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati intercorsa nell’anno precedente. Fermo restando il limite complessivo di 5.000 euro nel corso di un anno solare, nei confronti dei committenti imprenditori commerciali o professionisti, le attività lavorative di cui trattasi possono essere svolte a favore di ciascun singolo committente per compensi non superiori a 2.000 euro, anch’essi rivalutati annualmente. Si richiama comunque, sul lavoro accessorio, quanto chiarito dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali con la circolare 18 del 2012.

L’articolo 46 bis della legge 7 agosto 2012, n. 134 ha poi previsto che per l’anno 2013, le prestazioni di lavoro accessorio possano essere rese, in tutti i settori produttivi, compresi gli enti locali nel limite massimo di 3.000 euro (al netto dei contributi previdenziali) di corrispettivo per anno solare, da percettori di prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito. Ha previsto inoltre che l’INPS provvede a sottrarre dalla contribuzione figurativa relativa alle prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito gli accrediti contributivi derivanti dalle prestazioni di lavoro accessorio.

2.8.c – Lavoro autonomo

In caso di svolgimento di attività lavorativa sia in forma autonoma che parasubordinata, dalla quale derivi un reddito inferiore al limite utile ai fini della conservazione dello stato di disoccupazione, il soggetto beneficiario deve informare l’INPS entro un mese dall’inizio dell’attività, dichiarando il reddito annuo che prevede di trarre da tale attività.

La procedura provvede, qualora il reddito da lavoro autonomo sia inferiore al limite utile ai fini della conservazione dello stato di disoccupazione, a ridurre il pagamento dell’indennità di un importo pari all’80 per cento dei proventi preventivati, rapportati al tempo intercorrente tra la data di inizio dell’attività e la data di fine dell’indennità o, se antecedente, la fine dell’anno. La riduzione di cui al periodo precedente è conguagliata d’ufficio al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi; nei casi di esenzione dall’obbligo di presentazione della dichiarazione dei redditi, è richiesta al beneficiario un’apposita autodichiarazione concernente i proventi ricavati dall’attività autonoma da presentare all’Istituto.

Qualora nel corso del periodo di godimento delle indennità il lavoratore, per qualsiasi motivo, ritenesse di dover modificare il reddito dichiarato, dovrà presentare una nuova dichiarazione “a montante” cioè comprensiva del reddito precedentemente dichiarato e delle variazioni a maggiorazione o a diminuzione. In tal caso si procederà a rideterminare, dalla data della nuova dichiarazione, l’importo della trattenuta sull’intero reddito diminuito delle quote già eventualmente recuperate.

2.9 – Decadenza dall’indennità

Il beneficiario decade dall’indennità, con effetto dal verificarsi dell’evento interruttivo, nei seguenti casi:

  1. perdita dello stato di disoccupazione;

  2. nuova occupazione con contratto di lavoro subordinato di durata superiore a sei mesi;

  3. inizio di un’attività in forma autonoma senza che il lavoratore effettui la comunicazione di cui all’art.2, comma 17, della legge n. 92 del 2012;

  4. raggiungimento dei requisiti per il pensionamento di vecchiaia o anticipato;

  5. acquisizione del diritto all’assegno ordinario di invalidità, sempre che il lavoratore non opti per l’indennità di disoccupazione ASpI o mini-ASpI. A tale proposito si richiama la circolare n. 138 del 26 ottobre 2011.

Dal combinato disposto dall’art 2, comma 40 e comma 41, e dall’articolo 4, commi 41 e 42, della legge di riforma sono considerate ipotesi di decadenza anche:

f)    il rifiuto di partecipare senza giustificato motivo ad una iniziativa di politica attiva o di attivazione proposta dai servizi competenti di cui all’articolo 1, comma 2, lettera g), del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, e successive modificazioni, o non la regolare partecipazione;

g)  la non accettazione di una offerta di un lavoro inquadrato in un livello retributivo superiore almeno del 20 per cento rispetto all’importo lordo dell’indennità cui si ha diritto.

Le ipotesi f) e g) si applicano quando le attività lavorative o di formazione ovvero di riqualificazione si svolgono in un luogo che non dista più di 50 chilometri dalla residenza del lavoratore, o comunque è raggiungibile mediamente in 80 minuti con i mezzi di trasporto pubblici.

Si precisa che la riforma ha espressamente abrogato l’art. 1 quinquies del decreto legge 5 ottobre 2004 n. 249, convertito con modificazioni dalla legge 3 dicembre 2004, n. 291, che disciplinava la decadenza dalle prestazioni a sostegno del reddito nel caso di rifiuto di unaofferta di un lavoro con inquadramento in un livello retributivo non inferiore del 20 per cento rispetto a quello delle mansioni di provenienza.

L’interruzione si realizza dal momento in cui si verifica l’evento che la determina, con conseguente obbligo di restituire l’indennità che eventualmente si sia continuato a percepire oltre la data del verificarsi dell’evento interruttivo.

2.10 – Anticipazione dell’indennità

In via sperimentale, per ciascuno degli anni 2013, 2014 e 2015, il lavoratore avente diritto alla corresponsione dell’indennità può richiedere la liquidazione degli importi del relativo trattamento – pari al numero di mensilità non ancora percepite – al fine di intraprendere un’attività di lavoro autonomo, ovvero per avviare un’attività in forma di auto impresa o di micro impresa, o per associarsi in cooperativa.

Tale possibilità è riconosciuta nel limite massimo di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2013, 2014 e 2015.

Per la definizione delle eventuali richieste di anticipazione è necessario attendere il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di natura non regolamentare da adottare, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze che dovrà determinare limiti, condizioni e modalità per l’attuazione delle disposizioni di cui all’art. 2, comma 19 della legge di riforma.

2.11 – Trattamento degli eventi di cessazione del rapporto di lavoro intervenuti prima del 2013

Alle cessazioni del rapporto di lavoro intervenute fino al 31 dicembre 2012, indipendentemente dalla data di presentazione della domanda di indennità di disoccupazione, si applicano, fino alla scadenza naturale ovvero alla decadenza dalla prestazione, le disposizioni in materia di indennità di disoccupazione ordinaria non agricola di cui all’articolo 19 del regio decreto-legge 14 aprile 1939, n. 636, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 luglio 1939, n. 1272, e successive modificazioni.

3 – Disciplina indennità di disoccupazione mini-ASpI

La mini-ASpI è la prestazione che sostituisce l’indennità di disoccupazione ordinaria non agricola a requisiti ridotti ed è erogata per i nuovi eventi di disoccupazione che si verificano dal 1 gennaio 2013.

Infatti l’art. 2, comma 69, lett. b) della legge di riforma prevede, con la medesima decorrenza dell’avvio della nuova assicurazione (1 gennaio 2013), l’abrogazione dell’art. 7, comma 3, del decreto legge 21 marzo 1988, n. 86 convertito, con modificazioni, dalla legge 20 maggio 1988, n.160, norma che istituiva l’indennità di disoccupazione ordinaria con requisiti ridotti in favore di tutti i lavoratori.

Sono destinatari della prestazione tutti i lavoratori con un rapporto di lavoro in forma subordinata come individuati al paragrafo 2.1 della presente circolare e che involontariamente abbiano perduto tale occupazione

All’indennità di disoccupazione mini-ASpI si applica la stessa disciplina dell’indennità di disoccupazione ASpI (già fin qui illustrata) per quanto attiene a:

  1. destinatari;

  2. stato di disoccupazione;

  3. retribuzione di riferimento per il calcolo della prestazione;

  4. misura della prestazione;

  5. decorrenza della prestazione;

  6. modalità e tempi di presentazione della domanda;

  7. svolgimento di attività di lavoro autonomo e di lavoro accessorio durante la percezione della prestazione;

  8. decadenza dall’indennità (si specifica che per la mini-ASpI, nell’ipotesi della lettera b) del paragrafo 2.9, la durata del nuovo contratto di lavoro subordinato deve essere superiore a cinque giorni);

  9. anticipazione dell’indennità.

Si precisa che per il combinato disposto dell’articolo 2, commi 3 e 69, lettera b) con riferimento agli operai agricoli a tempo determinato o indeterminato non trovano applicazione le disposizioni relative all’indennità di disoccupazione mini-ASpI.

Sono invece specificatamente disciplinati gli aspetti riportati ai successivi punti.

3.1 – Requisiti

L’indennità è riconosciuta ai lavoratori che, a partire dal 1° gennaio 2013, abbiano perduto involontariamente la propria occupazione e che presentino i seguenti requisiti:

  1. possano far valere lo status di disoccupato ai sensi dell’articolo 1, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, e successive modificazioni;

  2. possano far valere almeno 13 settimane di contribuzione da attività lavorativa negli ultimi 12 mesi precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione, per la quale siano stati versati o siano dovuti contributi per l’assicurazione obbligatoria. Ai fini del diritto sono valide tutte le settimane retribuite, purché per esse risulti, anno per anno, complessivamente erogata o dovuta una retribuzione non inferiore ai minimali settimanali (legge 638/1983 e legge 389/1989). La disposizione relativa alla retribuzione di riferimento non si applica ai lavoratori addetti ai servizi domestici e familiari, agli operai agricoli e agli apprendisti per i quali continuano a permanere le regole vigenti.

Si chiarisce che non è richiesto il requisito dell’anzianità assicurativa.

Per la verifica del requisito contributivo per la prestazione in esame quanto già precisato al precedente punto 2.3.

3.2 – Durata della prestazione

L’indennità è corrisposta mensilmente per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione nei dodici mesi precedenti la data di cessazione del rapporto di lavoro, detratti i periodi di indennità eventualmente fruiti nel periodo.

Si precisa che per determinare la durata della prestazione, così come già prima illustrato per il diritto, sono utili tutte le settimane di contribuzione, purché per esse risulti, anno per anno, complessivamente erogata o dovuta una retribuzione non inferiore ai minimali settimanali (legge 638/1983 e legge 389/1989). La disposizione non si applica ai lavoratori addetti ai servizi domestici e familiari, agli operai agricoli e agli apprendisti.

3.3 – Sospensione della prestazione

In caso di nuova occupazione del soggetto assicurato con contratto di lavoro subordinato, l’indennità è sospesa d’ufficio sulla base delle comunicazioni obbligatorie fino ad un massimo di cinque giorni; al termine del periodo di sospensione l’indennità riprende a decorrere dal momento in cui era rimasta sospesa.

Si precisa che la sospensione dell’indennità, sempre nel periodo massimo di 5 giorni, e la sua ripresa avvengono anche nel caso di un lavoro a tempo determinato in uno stato estero, come già indicato al precedente punto 2.8.a in tema ASpI.

4 – Definizione del trattamento da porre in pagamento

Si precisa che, in presenza di una domanda di indennità di disoccupazione ASpI per la quale non risultino soddisfatti i requisiti per il diritto, a fronte di esplicita indicazione da parte del lavoratore richiedente da esprimersi secondo le modalità riportate nella domanda telematica, saranno verificati, in alternativa, i presupposti per la concessione ed il pagamento dell’indennità di disoccupazione mini-ASpI.

5 – Revoca giudiziale delle prestazioni

Si coglie l’occasione di rammentare che ai sensi dell’art 2, commi dal 58 al 62, della legge di riforma con la sentenza di condanna per i reati di associazione terroristica, attentato per finalità terroristiche o di eversione, sequestro di persona a scopo di terrorismo o di eversione, associazione di stampo mafioso, scambio elettorale, strage e delitti commessi per agevolare le associazione di stampo mafioso, il giudice dispone la sanzione accessoria della revoca di alcune prestazioni tra cui l’indennità di disoccupazione.

Questi provvedimenti sono comunicati dall’Autorità Giudiziaria entro 15 giorni dall’adozione dei medesimi agli enti previdenziali al fine della loro immediata esecuzione.

Le prestazioni di ASpI e mini-ASpI soggiacciono a tali disposizione e pertanto le sedi territoriali daranno attuazione a tali provvedimenti.

Si fa comunque riserva di fornire, qualora necessario, con specifico messaggio, ulteriori istruzioni.

6 – Prestazioni accessorie

Per i periodi di fruizione dell’indennità di disoccupazione ASpI e mini-ASpI sono riconosciuti d’ufficio i contributi figurativi pari alla media delle retribuzioni imponibili ai fini previdenziali degli ultimi due anni. Tali contributi sono utili ai fini del diritto e della misura dei trattamenti pensionistici, esclusi i casi in cui sia previsto il computo della sola contribuzione effettivamente versata.

Resta confermato il diritto all’assegno per il nucleo familiare per le due indennità.

Per le prestazioni in oggetto in corso di pagamento durante la settimana natalizia non è previsto il pagamento della relativa gratifica.

7 – Ricorsi

Competente a decidere i ricorsi amministrativi presentati avverso i provvedimenti adottati in materia di indennità di disoccupazione ASpI e mini-ASpI è il Comitato Provinciale della struttura che ha emesso il provvedimento.

Il ricorso va presentato entro il termine di 90 giorni dal ricevimento del provvedimento amministrativo:

  • online (tramite codice PIN rilasciato dall’istituto), utilizzando la procedura disponibile tra i “Servizi Online” del sito http://www.inps.it, seguendo il percorso: servizi online – per tipologia di utente – cittadino – ricorsi online;

  • tramite i patronati e gli intermediari dell’Istituto, attraverso i servizi telematici offerti agli stessi.

Trova altresì conferma l’applicazione del regime decadenziale di un anno per la proposizione della vertenza giudiziaria avverso il provvedimento di concessione o diniego della prestazione che si ricorda decorre in alternativa:

  • dal 181° giorno successivo a quello di comunicazione del provvedimento amministrativo di definizione della domanda di prestazione;

  • dal 301° giorno successivo alla data di presentazione della domanda nel caso di mancata definizione;

  • dal giorno successivo alla reiezione del ricorso amministrativo intervenuta entro il termine di 90 giorni;

  • dal 91° giorno successivo alla presentazione del ricorso amministrativo al Comitato Provinciale.

8 – Regime fiscale

Le indennità di disoccupazione ASpI e mini-ASpI, essendo sostitutive di retribuzione, sono assoggettate a imposizione come redditi di lavoro dipendente.

Pertanto, l’Istituto, in qualità di sostituto di imposta (Dlgs 2 settembre 1997, n. 314), opererà sulle somme erogate a titolo di indennità ASpI e mini-ASpI le ritenute IRPEF rilasciando la prescritta documentazione fiscale (CUD).

L’Istituto, inoltre, provvederà qualora richiesto, a riconoscere le eventuali detrazioni fiscali e ad effettuare il conguaglio tra le ritenute operate e l’imposta dovuta sul reddito complessivo.

9 – Istituti in vigore

Alle prestazioni oggetto della presente circolare si applicano, per quanto non previsto espressamente dalla legge di riforma e in quanto applicabili, le norme già operanti in materia di indennità di disoccupazione ordinaria non agricola.

Il Direttore Generale

PROVVEDIMENTI CIGS AZIENDE ABRUZZO

19/12/2012

Si riporta l’elenco delle Aziende operanti in Abruzzo per cui ,nel periodo dall’8 al 15 dicembre 2012,risulta intervenuto il provedimento del Ministero del Lavoro per l’intervento della CIGS.

Denominazione Azienda :    CAMEL

con sede in :   SAN GIOVANNI TEATINO

Prov :    CH

Causale di Intervento :    Crisi aziendale

Unità di :    SAN GIOVANNI TEATINO

Prov :    CH

Settore:    TRATTAMENTO E RIVESTIMENTO DEI   METALLI

Decreto del  13/12/2012 n.  70038

Approvazione del programma di C.I.G.S. dal   04/06/2012     al   03/06/2013

Con autorizzazione al pagamento diretto

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Denominazione Azienda :    CAPPA

con sede in :   TERAMO

Prov :    TE

Causale di Intervento :    Crisi aziendale

Unità di :    TERAMO

Prov :    TE

Settore:    FABBRICAZIONE DI PRODOTTI DELLA   LAVORAZIONE DI MINERALI NON METALLIFERI

Disposizione del  14/12/2012 n.  70071

Revoca del pagamento diretto C.I.G.S. dal   27/11/2012     al   15/01/2013

*********************

Denominazione Azienda :    IMETER SPA

con sede in :   ANCONA

Prov :    AN

Causale di Intervento :    Crisi aziendale

Unità di :    PESCARA

Prov :    PE

Settore:    Commercio all’ingrosso di altri   prodotti non alimentari

Unità di :    ANCARANO

Prov :    TE

Se

Decreto del  13/12/2012 n.  70039

Approvazione del programma di C.I.G.S. dal   09/07/2012     al   08/07/2013

Con autorizzazione al pagamento diretto

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Denominazione Azienda :    INIZIATILE   INDUSTRIALI

con sede in :   GRUMENTO NOVA

Prov :    PZ

Causale di Intervento :    Crisi aziendale

Unità di :    ORTONA

Prov :    CH

Settore:    Lavori di meccanica generale

Disposizione del  13/12/2012 n.  69998

Revoca del pagamento diretto C.I.G.S. dal   28/11/2012     al   18/06/2013

Con autorizzazione al pagamento diretto

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Denominazione Azienda :    MMA S.R.L., IN   LIQUIDAZIONE

con sede in :   ANCARANO

Prov :    TE

Causale di Intervento :    Crisi aziendale

Unità di :    ANCARANO

Prov :    TE

Settore:    Fabbricazione di minuteria   metallica ed altri articoli metallici n.c.a.

Decreto del  10/12/2012 n.  69932

Approvazione del programma di C.I.G.S. dal   16/07/2012     al   15/07/2013

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Denominazione Azienda :    RDB IN   AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA

con sede in :   PONTENURE

Prov :    PC

Causale di Intervento :    Amministrazione   straordinaria

Unità di :    TORTORETO

Settore:    Fabbricazione di elementi   prefabbricati in calcestruzzo, cemento e pietra artificiale per l’edilizia,   compresi i caminetti

Decreto del  10/12/2012 n.  69957

Concessione del trattamento di C.I.G.S. dal   14/07/2012     al   13/07/2013

Con autorizzazione al pagamento diretto

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A PROPOSITO DI ESODATI E DI SPERANZA DI VITA

18/12/2012

 La  speranza di vita  dal prossimo anno innalzerà di tre mesi i requisiti per le pensioni, ma l’incremento risulterà fatale ai lavoratori collocati in mobilità. Infatti, decreterà la loro automatica esclusione dalla salvaguardia della riforma Fornero, perché causerà la maturazione del diritto alla pensione fuori tempo massimo, ossia oltre il termine di fruizione della mobilità, con conseguente disapplicazione della salvaguardia. Lo spiega l’Inps, con conferma del ministero del lavoro (nota n. 6109/2012), nel messaggio n. 20600/2012 anticipando l’arrivo di un provvedimento ad hoc per risolvere il problema.

  L’Inps  , tenendo conto dei chiarimenti forniti dal ministero del lavoro nella citata nota  ,precisa che per esodati si intende una categoria di lavoratori che rischiavano di restare senza retribuzione e senza pensione, per via dell’inasprimento dei requisiti di pensione introdotti da quest’anno con la riforma Fornero. A loro, perciò, è dato di prepensionarsi, ossia di continuare a far valere i vecchi requisiti per la pensione (quelli prima della riforma). Ad un originario gruppo di 65 mila, gli esodati sono oggi contati in tutto in 130.130 unità.

 . In sostanza, la fondamentale precisazione fornita dal ministero del lavoro è l’applicabilità a tutti gli esodati di alcune disposizioni (dl n. 98/2011 convertito dalla legge n. 111/2011 e dl n. 138/2011 convertito dalla legge n. 148/2011) ancora vigenti al 5 dicembre 2011, cioè prima dell’entrata in vigore della riforma Fornero (dl n. 201/2011 convertito dalla legge n. 214/2011). Le predette disposizioni, a proposito della pensione di anzianità, comportano che gli esodati i quali maturano, nell’anno 2012, il requisito contributivo di 40 anni, potranno accedere alla pensione con il posticipo di 1 mese rispetto (incremento previsto dal comma 22-ter dell’articolo 18 della legge n. 111/2011). Il posticipo, inoltre, sarà pari a due mesi per coloro che maturano i requisiti nel 2013 e a tre mesi per coloro che maturano i requisiti dall’anno 2014. La stessa norma, aggiunge l’Inps, fissa una deroga al posticipo, nel limite di 5.000 unità, ai lavoratori appartenenti a specifiche categorie ancorché maturino i requisiti per la pensione a partire dal 1° gennaio 2012 (lavoratori in mobilità e lavoratori titolari di prestazione a carico dei fondi di solidarietà).

 Altra novità, spiega l’Inps, è prevista dall’articolo 18, comma 1, della legge n. 111/2011. , in cui si stabilisce che dal 2014 è gradualmente innalzato il requisito di età di 60 anni per la pensione di vecchiaia alle seguenti categorie di lavoratrici: dipendenti e autonome (Ago  (Xetra: A0LR41notizie) ); dipendenti (forme sostitutive Ago); e quelle che conseguono la pensione nella gestione separata (co.co.co, ecc.). L’innalzamento è di 1 mese dal 1° gennaio 2014 e, pertanto, da tale data le lavoratrici salvaguardate possono andare in pensione di vecchiaia al 60 anni e 1 mese. Dal 2015 al 2026 sono previsti ulteriori incrementi, da cui sono escluse le lavoratrici che maturano la pensione entro il 31 dicembre 2013; alle non vedenti; a quelle riconosciute invalide in misura non inferiore all’80%

Riguaardo ai lavoratori in mobilità   ,la speranza di vita, spiega l’Inps (con conferma del ministero del lavoro) determina per alcuni lavoratori collocati in mobilità ordinaria l’esclusione dalla salvaguardia; ciò in quanto i requisiti di età per la pensione di vecchiaia (o le quote per la pensione di anzianità), incrementati dei tre mesi di adeguamento alla speranza di vita, pone il perfezionamento dei requisiti oltre il periodo di fruizione.

CHIARIMENTI ED ISTRUZIONI INPS PER MINI-ASPI 2012

18/12/2012

In ordine all’argomento di cui al titolo si segnala il sottoriportsato  Messaggio n. 20774 del 17.12.2012

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OGGETTO:

articolo 2, comma 24, della legge 28 giugno 2012, n. 92. Indennità di disoccupazione “mini-ASpI 2012”.

Ai Direttori centrali e periferici

Ai responsabili delle agenzie

La legge di riforma del 28 giugno 2012, n. 92, ha disposto all’articolo 2, comma 69, lettera b) l’abrogazione dell’articolo 7, comma 3, del decreto legge 21 marzo 1988, n. 86, convertito con modificazioni dalla legge 20 maggio 1988, n. 160. Conseguentemente dal 1 gennaio 2013 non sarà più erogabile l’indennità di disoccupazione ordinaria con requisiti ridotti.

Per coloro che nel 2012 hanno maturato i requisiti previsti dalla predetta norma abrogata, l’art. 2, comma 24, della legge di riforma ha stabilito l’assorbimento delle relative prestazioni nella nuova indennità di disoccupazione denominata mini-ASpI.

A seguito di una lettura interpretativa concordata con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali relativa al meccanismo dell’assorbimento disposto dal richiamato articolo 2, comma 24, la disciplina della prestazione relativa al 2012, ed esclusivamente per questo periodo, ha come riferimento i requisiti assicurativi e contributivi dell’indennità di disoccupazione ordinaria con requisiti ridotti, mentre la durata e la misura saranno calcolate in base alle nuove disposizioni normative relative alla indennità di disoccupazione denominata mini-ASpI.

Si chiarisce, pertanto, che, indipendentemente dalla data di cessazione del rapporto di lavoro, la domanda per il riconoscimento dell’indennità di disoccupazione mini-ASpI riferita a periodi di disoccupazione intercorsi nel 2012 dovrà essere presentata, esclusivamente per via telematica, tra il 1° gennaio e il 2 aprile 2013 (31 marzo e 1 aprile sono giorni festivi).

Al fine di distinguerla dall’indennità di disoccupazione mini-ASpI a regime, la prestazione viene individuata con la denominazione di “mini-ASpI 2012” che sarà riportata nelle domande telematiche a disposizione del cittadino, degli Enti di patronato e nella piattaforma di Contact Center Multicanale.

Questa prestazione sarà riconosciuta qualora risultino accertate per l’anno 2012 le condizioni richieste per la prestazione di disoccupazione ordinaria con requisiti ridotti (anzianità assicurativa di due anni, almeno 78 giornate di lavoro individuate, come di consueto, con riferimento alla durata contrattuale) e indipendentemente dallo stato di inoccupazione del lavoratore richiedente.

La prestazione sarà calcolata nella misura prevista per la mini-ASpI (75% della retribuzione di riferimento come regolata dall’articolo 2, comma 6 e comma 7, della legge di riforma) e per una durata pari alla metà delle settimane lavorate nell’ultimo anno (2012), nel limite di quelle disponibili, avendo detratto dal massimale di 52 le settimane lavorate e le settimane non indennizzabili.

Si precisa che, d’intesa con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, per evitare la sovrapposizione di liquidazioni di prestazioni aventi uguale natura ma differente disciplina, la liquidazione della prestazione in argomento avverrà in un’unica soluzione e non mensilmente.

Si precisa, altresì, che nel caso di presentazione nel 2013 di una domanda mini-ASpI, i periodi contributivi utilizzati per una eventuale prestazione “mini-ASpI 2012” e presenti nell’anno precedente la cessazione dell’ultimo rapporto di lavoro, saranno utili ai fini del diritto e del calcolo della retribuzione di riferimento, ma non della durata della prestazione richiesta. La procedura provvederà in automatico in tal senso.

Al fine del rispetto delle regole sopra descritte, nel caso in cui venga presentata nel periodo previsto una domanda “mini-ASpI 2012” successiva ad una domanda mini-ASpI, la Sede dovrà provvedere a:

  1. interrompere la liquidazione e/o il pagamento della mini-ASpI;

  2. liquidare in via prioritaria la “mini-ASpI 2012”;

  3. riliquidare la mini-ASpI da cui saranno detratti i periodi contributivi utilizzati per la “mini-ASpI 2012” ;

  4. provvedere al recupero di eventuali somme pagate in eccedenza su una delle prestazioni.

Per agevolare tali adempimenti la procedura provvederà in tale eventualità ad avvisare con un apposito messaggio il lavoratore al momento della presentazione della domanda “mini-ASpI 2012” e contemporaneamente la Sede perché possa provvedere tempestivamente agli adempimenti sopra descritti.

Al contrario i periodi contributivi del 2012 in caso di mancata presentazione di domanda “mini-ASpI 2012” resteranno utili a tutti i fini di una prestazione mini-ASpI.

Inoltre si rammenta che gli operai agricoli a tempo determinato e indeterminato sono esclusi dall’intera disciplina delle nuove indennità ASpI e mini-ASpI ai sensi dell’articolo 2, comma 3, della legge di riforma.

Per effetto del combinato disposto dell’articolo 2, commi 3, 24 e 69 lettera b), della legge di riforma, ai predetti lavoratori non sarà erogabile la prestazione della disoccupazione ordinaria agricola con requisiti ridotti sia a regime per gli eventi di disoccupazione involontaria intervenuti dal 1 gennaio 2013, sia per gli eventi già verificatisi nel 2012.

Pertanto le domande di indennità di disoccupazione agricola presentate entro il 2 aprile 2013, i cui richiedenti non possano far valere, con riferimento all’attività lavorativa dipendente prestata prevalentemente nel settore agricolo, il requisito contributivo normale (102 contributi giornalieri per attività lavorativa dipendente con prevalenza nel settore agricolo nel biennio 2011-2012), saranno respinte con la motivazione “Non può far valere il requisito contributivo”. La procedura di liquidazione dell’indennità di disoccupazione agricola, quindi, verrà aggiornata per inibire il calcolo delle prestazioni in carenza del requisito contributivo sopra indicato.

Per i periodi di fruizione dell’indennità di disoccupazione “mini-ASpI 2012” sono riconosciuti d’ufficio i contributi figurativi – pari alla media delle retribuzioni imponibili ai fini previdenziali degli ultimi due anni – che saranno collocati nell’anno di competenza (2012) con le consuete modalità. Questi contributi sono utili ai fini del diritto e della misura dei trattamenti pensionistici, esclusi i casi in cui sia previsto il computo della sola contribuzione effettivamente versata.

Resta confermato il diritto all’assegno per il nucleo familiare.

L’inoltro delle domande in via telematica tramite tutti i canali previsti (patronati, portale web INPS – servizi on line per il cittadino, contact center multicanale) e le procedure per le Sedi per l’acquisizione, l’istruttoria e il calcolo saranno a disposizione dal 1 gennaio 2013.

Con successivo messaggio sarà comunicata la data di disponibilità delle procedure di pagamento.

Il Direttore Generale

Nori

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CHIARIMENTI INPS RIPRESA RISCOSSIONE CONTRIBUTI CRATERE SISMA ABRUZZO

18/12/2012

Si richiama l’attenzione sul sottostante M esaggio Inps n.20691 relativo  a quanto  in oggetto,che prevede con relative argomentazioni  il differimento dal 16 dicembre 2012 al 31 gennaio 2013 del termine per la presentazione della dichiarazione ”de minimis”.

Con riferimento alla circolare in oggetto, si precisa che le disposizioni normative che prevedono agevolazioni, tra cui quelle contributive, assumono la natura di aiuto di Stato solo nella misura in cui esse riguardano le imprese, per l’individuazione delle quali occorre fare riferimento alla definizione comunitaria.

 

Tale concetto è stato confermato in una recente nota del Ministero del Lavoro, che, interpellato sull’argomento, ha osservato che l’articolo 107 del TFUE fa rientrare nel campo di applicazione della disciplina in tema di aiuti di stato unicamente gli incentivi i quali favoriscano ”talune imprese o talune produzioni”.

 

Pertanto, gli incentivi finalizzati allo sgravio totale o parziale della quota di contribuzione previdenziale a carico dei lavoratori, collaboratori o associati in partecipazione, non rientrano nella nozione di aiuto di stato, in quanto si tratta di sgravi usufruiti da persone fisiche non riconducibili alla definizione comunitaria di imprese, e pertanto non suscettibili di incidere sulla concorrenza.

 

Infatti, per una corretta definizione della questione non può farsi riferimento al dato formale (relativo al fatto che responsabile del versamento nei confronti dell’Istituto previdenziale è il datore di lavoro), ma al dato sostanziale (relativo al soggetto economicamente “percosso” dall’obbligo contributivo).

 

Tale regola è applicabile anche con riferimento alle disposizioni dell’art. 33, comma 28, della legge 12 novembre 2011, n.183 (Legge di Stabilità 2012, Pubblicata su G.U. del 14 novembre 2011, n.265), che ha previsto, a decorrere dal mese di gennaio 2012, la ripresa della riscossione dei contributi sospesi a seguito del sisma verificatosi in Abruzzo nel 2009, e ha stabilito che l’ammontare dovuto per ciascun tributo o contributo, ovvero per ciascun carico iscritto a ruolo, oggetto delle sospensioni, al netto dei versamenti già eseguiti, è ridotto al 40 %.

 

Pertanto, la riduzione contributiva operata sulla sola quota a carico del lavoratore, non costituendo aiuto di stato alle imprese, non è soggetta all’osservanza delle regole in materia di “de minimis” previste dai regolamenti comunitari di settore.

 

Ne consegue, inoltre, che le imprese tenute alla presentazione della dichiarazione “de minimis” di cui all’allegato 1 della circolare n. 116/2012, non dovranno considerare ai fini del calcolo dell’importo massimo di aiuti di stato “de minimis” che possono essere concessi ad una medesima impresa in un triennio, gli importi corrispondenti alle riduzioni contributive operate per effetto dell’art. 33, comma 28, della legge 12 novembre 2011, n.183 sulla sola quota a carico di lavoratori, collaboratori o associati in partecipazione.

 

Alla luce dei predetti chiarimenti e in considerazione che taluni soggetti, per effetto  dell’esclusione dalla base di calcolo quale aiuto di stato della riduzione della quota a carico di lavoratori, collaboratori o associati in partecipazione, possono usufruire dell’agevolazione in quanto rientranti nell’importo massimo degli aiuti de minimis concedibili nell’arco di un triennio, si ritiene necessario disporre il differimento dal 16 dicembre 2012 al 31 gennaio 2013 del termine per la presentazione della dichiarazione ”de minimis”.

 

Conseguentemente, in coerenza con quanto previsto nel messaggio n. 16832 del 17 ottobre 2012, fino alla medesima data del 31 gennaio 2013, le aziende che hanno avviato il pagamento dei contributi nella misura del 40 per cento potranno continuare ad essere considerate regolari al fine del rilascio del DURC.

 

 

 

Il Direttore Generale

 

 

Nori

PRECISAZIONI INPS BUONI LAVORO CARTACEI NON UTILIZZATI,SMARRITI O RUBATI

18/12/2012

Le istruzioni di cui al titolo ,riguadanti i voucher acquistati da Poste Italiane,sono contenute nel messaggio inps n.20559/2012 ,i cui aspetti rilevanti si riassumono di seguito.

Rimborso dei voucher non utilizzati

Il rimborso dei buoni cartacei acquistati dai committenti (datori di lavoro) presso gli uffici di Poste Italiane  e non utilizzati ricalca la procedura prevista per quelli accquisiti dall’Inps  , utilizzando il modulo predisposto (‘Mod. SC52’ scaricabile dal sito).Il committente dovrà riconsegnare i voucher integri e non compilati alla sede provinciale INPS presso cui li ha acquistati, allegando copia del bollettino di versamento.

La presentazione delle richieste può essere effettuata – per conto dei committenti – anche attraverso le Associazioni di categoria.

La sede INPS rilascerà al richiedente relativa ricevuta e disporrà – dopo aver effettuato i relativi controlli – un bonifico per il loro controvalore, a favore dell’interessato.

Il controvalore effettivo dei voucher ai fini del rimborso ai committenti è pari a:

  • 9,50 € per il buono lavoro da 10 €

  • 19,00 € per il buono lavoro ‘multiplo’ da 20 €

  • 47,50 € per il buono lavoro ‘multiplo’ da 50 €

 Il rimborso avverra’ al netto della quota di comèpetenza del concessionario 5% a titolo di rimborso spese.

Furto o smarrimento di buoni lavoro

In caso di furto o smarrimento di voucher cartacei è necessario preliminarmente effettuare la denuncia alle autorità competenti.

Recandosi in una sede INPS con la denuncia, il committente o il prestatore possono segnalare il furto o lo smarrimento e ricevere assistenza,restando precisato che in via preliminare   sia eseguito lo storno da parte di Poste italiane

CIRCOLARE INPS SU ASPETTI CARATTERE CONTRIBUTIVO ASPI.

17/12/2012

Tra le novita’ introdotte dalla riforma  di cui alla legge n.92/2012 , che entra in   vigore dal 18 luglio corrente,figura ,in materia di ammortizzatori sociali ,l’Assicurazione Sociale per l’Impiego -ASPI ,d e la Mini ASpi ,di cui di  seguito si evidenziano gli aspetti  significati e rilevanti previsti  dalla  corrispondente  regolamentazione ,   contenuta nell’art.2 ,commi da 1 a  30,,da36 a 38e da 40 a 45 della suddetta legge   ,ferma restando la previsione del comma 44 del citato art.2 ,in cui si stabilsce :”In relazione ai casi di cessazione dalla precedente occupazione intervenuti fino al 31 dicembre 2012, si applicano le disposizioni in materia di indennita’ di disoccupazione ordinaria non agricola di cui all’articolo 19 del regio decreto-legge 14 aprile 1939, n. 636, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 luglio 1939, n. 1272, e successive modificazioni”

1.ASSICURAZIONE SOCIALE PER L’IMPIEGO-ASPI

Come è noto, dall’art.24 della legge n.88/89  , a  decorrere dal 1› gennaio 1989, le gestioni  per  l’assicurazione contro la disoccupazione  involontaria,  ivi  compreso  il  Fondo  di garanzia per il trattamento di fine rapporto  e  per  l’assicurazione contro la turbercolosi, la cassa per  l’integrazione  guadagni  degli operai dell’industria,  la  cassa  per  l’integrazione  guadagni  dei lavoratori dell’edilizia, la cassa per  l’integrazione  salariale  ai lavoratori agricoli, la cassa unica per  gli  assegni  familiari,  la cassa per il trattamento di richiamo alle  armi  degli  impiegati  ed operai privati, la gestione per i trattamenti economici  di  malattia di cui all’articolo 74 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, il Fondo per  il   rimpatrio   dei   lavoratori   extra-comunitari   istituito dall’articolo 13 della legge 30 dicembre 1986, n. 943, ed ogni  altra forma di previdenza a carattere temporaneo  diversa  dalle  pensioni, sono  state fuse in una  unica  gestione,  assumendo la   denominazione  di “Gestione prestazioni temporanee ai lavoratori  dipendenti” ,che provvede  all’erogazione  delle relative prestazioni.

Premessso  quanto  sopra e precisato  che   ai casi di cessazione dalla precedente occupazione intervenuti fino al 31 dicembre 2012, si applicano le disposizioni in materia di indennità di disoccupazione ordinaria non agricola di cui all’articolo 19 del regio decreto-legge 14 aprile 1939, n. 636, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 luglio 1939, n. 1272, e successive modificazioni. , si fa presente che per i nuovi eventi di disoccupazione verificatisi a decorrere dal 1° gennaio 2013 ,risulta istituita , presso la predetta Gestione prestazioni temporanee ai lavoratori dipendenti,  , l’Assicurazione sociale per l’impiego (ASpI), con la funzione di fornire ai lavoratori che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione un’indennità mensile di disoccupazione.

Soggetti cui si applica l’Aspi

Destinatari   sono tutti i lavoratori dipendenti,  compresi gli apprendisti e i soci lavoratori di cooperativa che abbiano stabilito, con la propria adesione o successivamente all’instaurazione del rapporto associativo, un rapporto di lavoro in forma subordinata, ai sensi dell’articolo 1, comma 3, della legge 3 aprile 2001, n. 142, e successive modificazioni.

Soggetti   cui non si applica  l’Aspi

Le disposizioni relative all’Aspi non si applicano  :

1) aidipendenti a tempo indeterminato delle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni.,vale a dire: tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunità montane, e loro consorzi e associazioni, le istituzioni universitarie, gli Istituti autonomi case popolari, le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale, l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN) e le Agenzie di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300.;

2) agli operai agricoli a tempo determinato o indeterminato, per i quali trovano applicazione le norme di cui all’articolo 7, comma 1, del decreto-legge 21 marzo 1988, n. 86, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 maggio 1988, n. 160, e successive modificazioni, all’articolo 25 della legge 8 agosto 1972, n. 457, all’articolo 7 della legge 16 febbraio 1977, n. 37, e all’articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 247, e successive modificazioni.

Condizioni e requisiti  per  conseguire l’ Aspi

Condizione per  ottenere l’ indennità   è  che i    lavoratori   compresi  abbiano perduto involontariamente la propria occupazione, essendo in possesso dei seguenti requisiti:

a) siano in stato di disoccupazione, ai sensi dell’articolo 1, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, e successive modificazioni, da cui risulta definita “la condizione del soggetto privo di lavoro, che sia immediatamente disponibile allo svolgimento ed alla ricerca di una attivita’ lavorativa secondo modalita’ definite con i servizi competenti”;

b) possano far valere almeno due anni di assicurazione e almeno un anno di contribuzione nel biennio precedente l’inizio del periodo di disoccupazione.

Soggetti esclusi fruizione Aspi

Sono esclusi   i lavoratori   cessati dal rapporto di lavoro per dimissioni (senza giusta causa) o per risoluzione consensuale del rapporto, fatti salvi i casi in cui quest’ultima sia intervenuta nell’ambito della procedura di cui all’articolo 7 ,commi da 1 a 7,della legge 15 luglio 1966, n. 604, come modificato dal comma 40 dell’articolo 1  della  legge di riforma n.92/12 ossia attraverso la procedura di conciliazione attivata  ,a seguito di licenziamento individuale ,  avanti la Direzione territoriale del Lavoro competente e definita con verbale di accordo che preveda  la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro .

Importo Aspi

L’indennità  in questione è rapportata alla retribuzione imponibile ai fini previdenziali degli ultimi due anni, comprensiva degli elementi continuativi e non continuativi e delle mensilità aggiuntive, divisa per il numero di settimane di contribuzione e moltiplicata per il numero 4,33.

L’indennità mensile è :

a) pari   al 75% della  retribuzione mensile   nei casi in cui la retribuzione mensile sia pari o inferiore nel 2013 all’importo di 1.180 euro mensili, annualmente rivalutato sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati intercorsa nell’anno precedente;

b) pari al 75 per cento   dell’ importo di euro 1.1 80 ,incrementata di una somma pari al 25 per cento del differenziale tra la retribuzione mensile e il predetto importo nei casi in cui la retribuzione mensile sia superiore al predetto importo .

L’indennità mensile non può in ogni caso superare il c.d.massimale ,ossia l’importo mensile massimo di cui all’articolo unico, secondo comma, lettera b), della legge 13 agosto 1980, n. 427, e successive modificazioni,restando pertanto confermato che l’importo dell’indennità in questione   non può superare i limiti previsti dalla legge, calcolati con riferimento alla retribuzione lorda percepita.

I limiti vengono incrementati ogni anno in base alla variazione dell’indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati.

Peraltro,  e’ da evidenziare che   a questa indennità   non si applica il prelievo contributivo di cui all’articolo 26 della legge 28 febbraio 1986, n. 41,che dispone :”Per  i  periodi  settimanali  decorrenti  da  quello  in corso al 1 gennaio  1986,  le  somme  corrisposte  ai  lavoratori  a  titolo  di integrazione  salariale,  nonche’  quelle  corrisposte  a  titolo  di prestazioni   previdenziali   ed   assistenziali   sostitutive  della retribuzione,  che  danno  luogo  a trattamenti da commisurare ad una percentuale  della  retribuzione non inferiore all’80 per cento, sono ridotte  in misura pari all’importo derivante dall’applicazione delle aliquote  contributive  previste  a  carico  degli  apprendisti  alle lettere  a)  e b) dell’articolo 21 della presente legge. La riduzione medesima  non  si applica ai trattamenti di malattia e di maternita’, nonche’ all’indennita’ di richiamo alle armi.”

Riduzione misura Aspi

All’indennita’  si applica una riduzione del 15 per cento dopo i primi sei mesi di fruizione.e ,  ove dovuta, la stessa è ulteriormente decurtata del 15 per cento dopo il dodicesimo mese di fruizione.

Contribuzione figurativa per Aspi

Per i periodi di fruizione dell’indennità sono riconosciuti i contributi figurativi nella misura settimanale pari alla media delle retribuzioni imponibili ai fini previdenziali  degli ultimi due anni,comprensiva degli elementi continuativi e non continuativi e delle mensilità aggiuntive.I contributi figurativi sono utili ai fini del diritto e della misura dei trattamenti pensionistici; essi non sono utili ai fini del conseguimento del diritto nei casi in cui la normativa richieda il computo della sola contribuzione effettivamente versata.

Durata  massima legale Aspi

In merito alla durata dell’indennita’,  la legge di riforma   distingue fra :

1)) eventi di disoccupazione verificatisi a decorrere dall’1.1.2013 e fino al 31.12.2015

2) eventi di disoccupazione verificatisi  a decorrere dall ’1.1.2016

Rispetto  agli eventi   sub 1), si stabilisce  la seguente disciplina:

a) per le prestazioni relative agli eventi intercorsi nell’anno 2013: durata di  otto mesi per i soggetti con età anagrafica inferiore a cinquanta anni e di  dodici mesi per i soggetti con età anagrafica pari o superiore a cinquanta anni;

b) per le prestazioni relative agli eventi intercorsi nell’anno 2014: durata di otto mesi per i soggetti con età anagrafica inferiore a cinquanta anni,di  dodici mesi per i soggetti con età anagrafica pari o superiore a cinquanta anni e inferiore a cinquantacinque anni, di quattordici mesi per i soggetti con età anagrafica pari o superiore a cinquantacinque anni, nei limiti delle settimane di contribuzione negli ultimi due anni;

c) per le prestazioni relative agli eventi intercorsi nell’anno 2015: durata di dieci mesi per i soggetti con età anagrafica inferiore a cinquanta anni, di dodici mesi per i soggetti con età anagrafica pari o superiore a cinquanta anni ed inferiore a cinquantacinque anni,  di sedici mesi per i soggetti con età anagrafica pari o superiore a cinquantacinque anni, nei limiti delle settimane di contribuzione negli ultimi due anni.

Invece ,rispetto agli eventi sub 2) si dispone  che:

a) per i lavoratori di età inferiore a cinquantacinque anni, l’indennità di cui al comma 1 viene corrisposta per un periodo massimo di dodici mesi, detratti i periodi di indennità eventualmente fruiti nel medesimo periodo, anche in relazione ai trattamenti brevi  (mini-ASpI);

b) per i lavoratori di età pari o superiore ai cinquantacinque anni, l’indennità è corrisposta per un periodo massimo di diciotto mesi, nei limiti delle settimane di contribuzione negli ultimi due anni, detratti i periodi di indennità eventualmente fruiti nel medesimo periodo  per l’indennita’ Aspi    ovvero  mini Aspi.

Decorrenza Aspi

. L’indennità   spetta dall’ottavo giorno successivo alla data di cessazione dell’ultimo rapporto di lavoro ovvero dal giorno successivo a quello in cui sia stata presentata la domanda,che per  fruire dell’indennità i lavoratori aventi diritto devono presentare, a pena di decadenza,  esclusivamente in via telematica,all’INPS, entro il termine di due mesi dalla data di spettanza del trattamento.

Rapporto tra Aspi e nuova occupazione subordinata

La fruizione dell’indennità è condizionata alla permanenza dello stato di disoccupazione di cui all’articolo 1, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, e successive modificazioni,mentre  in  caso di nuova occupazione del soggetto assicurato con contratto di lavoro subordinato,senza dover dare comunicazione all’Inps , l’indennità  è sospesa d’ufficio, sulla base delle comunicazioni obbligatorie di cui all’articolo 9-bis, comma 2, del decreto-legge 1º ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996, n. 608, e successive modificazioni, fino ad un massimo di sei mesi ,mentre al termine di un periodo di sospensione di durata inferiore a sei mesi l’indennità riprende a decorrere dal momento in cui era rimasta sospesa,restando stabilito che nei casi di sospensione, i periodi di contribuzione legati al nuovo rapporto di lavoro possono essere fatti valere ai fini di un nuovo trattamento nell’ambito dell’ASpI o della mini-ASpI

Rapporto tra Aspi ed attivita’ autonoma

In caso di svolgimento di attività lavorativa in forma autonoma, dalla quale derivi un reddito inferiore al limite utile ai fini della conservazione dello stato di disoccupazione,  che attualmente  è previsto nell’anno  in misura di euro 4.800  ,  il soggetto beneficiario deve informare l’INPS entro un mese dall’inizio dell’attività, dichiarando il reddito annuo che prevede di trarre da tale attività. Il predetto Istituto provvede, qualora il reddito da lavoro autonomo sia inferiore al limite utile ai fini della conservazione dello stato di disoccupazione, a ridurre il pagamento dell’indennità di un importo pari all’80 per cento dei proventi preventivati, rapportati al tempo intercorrente tra la data di inizio dell’attività e la data di fine dell’indennità o, se antecedente, la fine dell’anno. La riduzione di cui al periodo precedente è conguagliata d’ufficio al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi; nei casi di esenzione dall’obbligo di presentazione della dichiarazione dei redditi, è richiesta al beneficiario un’apposita autodichiarazione concernente i proventi ricavati dall’attività autonoma.

Nei casi di cui  sopra  , inerenti lo svolgimento dell’attivita’ lavorativa autonoma  ,   la contribuzione relativa all’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti versata in relazione all’attività di lavoro autonomo non dà luogo ad accrediti contributivi ed è riversata alla Gestione prestazioni temporanee ai lavoratori dipendenti, di cui all’articolo 24 della legge 9 marzo 1989, n. 88.

Liquidazione in unica soluuzione Aspi

Si  prevede  che in   via sperimentale per ciascuno degli anni 2013, 2014 e 2015 il lavoratore avente diritto alla corresponsione dell’indennità   può richiedere la liquidazione degli importi del relativo trattamento, pari al numero di mensilità non ancora percepite, al fine di intraprendere un’attività di lavoro autonomo, ovvero per avviare un’attività in forma di auto impresa o di micro impresa, o per associarsi in cooperativa. Tale possibilità è riconosciuta nel limite deòlla disponibilita’ finanziaria  massima  di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2013, 2014 e 2015.

Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di natura non regolamentare, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono determinati limiti, condizioni e modalità per l’attuazione delle disposizioni di cui  alla liquidazione dell’Aspi in unica soluzione.

Finanziamento Aspi

Con effetto sui periodi contributivi maturati a  decorrere  dal 1° gennaio 2013, al finanziamento delle indennita’   ASpi    concorrono i contributi di cui agli articoli 12, sesto  comma,  contributo  integrativo  dovuto  per  i  salariati  fissi  e  i giornalieri  di  campagna ) e 28, primo comma,( concernente la percentualizzazione contribuzione base) della legge 3 giugno 1975, n. 160.

L’aliquota contributiva di cui al comma  36,  di  finanziamento dell’ASpI,  non  ha  effetto   nei   confronti   delle   disposizioni agevolative  che  rimandano,  per   l’identificazione   dell’aliquota applicabile,  alla  contribuzione  nella  misura  prevista  per   gli apprendisti

Per finaziare l’Aspi dall’1.1.2013 ,le aziende versano la precedente contribuzione utile aòlla disoccupazione (1,31%piu’ 0,30 %) ,su cui continuano ad operare le riduzioni previste dalle legge n.388/00,(massimo 0,80%),e n.266/05 (max 1%) ,nonche le misure compensative a favore della previdenza complementare e del fondo di tesoreria. Per i lavoratori èper cui non siversava la ds,es.soci dèpr 602/70,e legge 250/58 al contributo Aspi si applicano le residue riduzioni ,in precedenza non utilizzater. Che non puo’ utilizzare le riduzioni,puo’ allineare il contribiuto (1,31%) in cinque anni ,secondoiil seguente itinerasrio:o,26% per i primi 4 anni,e o,27 % il quinroi anno.Contestualmente anche il contributo dello 0,30 % potra’ essere riassorbito in cinque anni mella misura annua dello 0,06 % ,.Sara necesaripo pero’ un decreto ministeriale di regolamentazione .Fino a riallineamento completo Aspi e Mini Aspi saranno proporzionalmente rideterminate ogni anno in funzione della mionore aliquota versata .Si segnala atresi’ quanto dispone   dal comma 31  al comma 37. dell’art.2 della legge n.92-2012 Per quanto concerne l’argomento di cui al titolo,si fa riferimento all’art.2,  commi  da  31 a 37 ,  della,legge n.92/12 ,  che diospongono quanto segue ,al fine precipuo di scoraggisare il recesso attraverso un significatiovo onere finanziario a carico dei datori di lavoro.

 

Importo da versare per interruzione  lavoro a t.i. E stabilito che in  tutti i casi di interruzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato per causa diversa dalle dimissioni, intervenuti a decorrere dal 1º gennaio 2013, è dovuta, a carico del datore di lavoro, una somma pari al 50 per cento del trattamento mensile iniziale di ASpI per ogni dodici mesi di anzianità aziendale negli ultimi tre anni. Nel computo dell’anzianità aziendale sono compresi i periodi di lavoro con contratto diverso da quello a tempo determinato, se il rapporto è proseguito senza soluzione di continuità o se comunque si è dato luogo alla restituzione  del contributo addizionale di cui al comma 30 dell’art.2.

 

Somma da versare per interruzione apprendistato Il contributo  della somma pari al 50 per cento del trattamento mensile iniziale di ASpI per ogni dodici mesi di anzianità aziendale negli ultimi tre anni  è dovuto anche per le interruzioni dei rapporti di apprendistato diverse dalle dimissioni o dal recesso del lavoratore, ivi incluso il recesso del datore di lavoro ai sensi dell’articolo 2, comma 1, lettera m), del testo unico dell’apprendistato, di cui al decreto legislativo 14 settembre 2011, n. 167.,in cui si prevede la “possibilita’ per  le  parti  di  recedere  dal  contratto  con preavviso decorrente dal termine del periodo di formazione  ai  sensi di quanto disposto dall’articolo 2118 del codice civile.  Se  nessuna delle parti esercita la facolta’ di recesso al termine del periodo di formazione, il rapporto prosegue come ordinario  rapporto  di  lavoro subordinato a tempo indeterminato.”

Casi esclusione  versamento somma

Il contributo  in questione non è dovuto, fino al 31 dicembre 2016, nei casi in cui sia dovuto il contributo di cui all’articolo 5, comma 4, della legge 23 luglio 1991, n. 223.,che dispone:

“Per ciascun lavoratore posto in mobilità l’impresa è tenuta a versare alla gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali, di cui all’art. 37, L. 9 marzo 1989, n. 88, in trenta rate mensili, una somma pari a sei volte il trattamento mensile iniziale di mobilità spettante al lavoratore. Tale somma è ridotta alla metà quando la dichiarazione di eccedenza del personale di cui all’art. 4, comma 9, abbia formato oggetto di accordo sindacale “ Inoltre , per   il periodo 2013-2015, il contributo di cui  si parla non è dovuto nei seguenti casi: a) licenziamenti effettuati in conseguenza di cambi di appalto, ai quali siano succedute assunzioni presso altri datori di lavoro, in attuazione di clausole sociali che garantiscano la continuità occupazionale prevista dai contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale; b) interruzione di rapporto di lavoro a tempo indeterminato, nel settore delle costruzioni edili, per completamento delle attività e chiusura del cantiere Versamento importo triplo Infine si avverte che il   contributo  della somma pari al 50% del trattamento mensiule iniziale dell’Aspi per ogni 12 mesi di anzianita aziendale negli ultimi tre anni,a decorrere dal 1º gennaio 2017, nei casi di licenziamento collettivo in cui la dichiarazione di eccedenza del personale di cui all’articolo 4, comma 9, della legge 23 luglio 1991, n. 223, non abbia formato oggetto di accordo sindacale,   è moltiplicato per tre volte.

Decadenza Aspi

Si decade dalla fruizione delle indennita’ di cui  al  presente articolo nei seguenti casi:

a) perdita dello stato di disoccupazione;

b)  inizio  di  un’attivita’  in  forma  autonoma  senza  che  il lavoratore effettui la comunicazione  all’Inps;

c) raggiungimento dei requisiti per il pensionamento di vecchiaia o anticipato;

d) acquisizione del diritto all’assegno ordinario di invalidita’, sempre che il lavoratore non opti per l’indennita’ erogata dall’ASpI.   ù

La decadenza  si  realizza  dal  momento  in  cui  si  verifica l’evento che la determina, con obbligo di restituire l’indennita’ che eventualmente si sia continuato a percepire.

2.MINI ASPI

Soggetti destinatari

A decorrere dal 1º gennaio 2013, a  tutti i lavoratori dipendenti,   compresi gli apprendisti e i soci lavoratori di cooperativa che abbiano stabilito, con la propria adesione o successivamente all’instaurazione del rapporto associativo, un rapporto di lavoro in forma subordinata, ai sensi dell’articolo 1, comma 3, della legge 3 aprile 2001, n. 142, e successive modificazioni

Requisiti contributivi

I lavoratrori aaspiranti alla MiniAspi devono poter   far valere almeno tredici settimane di contribuzione di attività lavorativa negli ultimi dodici mesi, per la quale siano stati versati o siano dovuti i contributi per l’assicurazione obbligatoria,

Importo

L’indennità  in questione è rapportata alla retribuzione imponibile ai fini previdenziali degli ultimi due anni, comprensiva degli elementi continuativi e non continuativi e delle mensilità aggiuntive, divisa per il numero di settimane di contribuzione e moltiplicata per il numero 4,33.

L’indennita’ mini Aspi mensile e’ rapportata alla retribuzione mensile  ed e’ pari al 75 per cento nei casi in cui la retribuzione  mensile  sia pari  o  inferiore  nel  2013  all’importo  di  1.180  euro  mensili, annualmente rivalutato sulla base della variazione dell’indice  ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli  impiegati intercorsa nell’anno precedente; nei  casi  in  cui  la  retribuzione mensile sia superiore al predetto importo l’indennita’ e’ pari al  75 per cento del predetto importo incrementata di una somma pari  al  25 per cento del differenziale tra la retribuzione mensile e il predetto importo.  L’indennita’  mensile  non  puo’  in  ogni  caso   superare l’importo mensile massimo di cui all’articolo unico,  secondo  comma, lettera b),  della  legge  13  agosto  1980,  n.  427,  e  successive modificazioni.

Prelievo contributivo non  effettuabile

All’indennita’ di cui  sopra   non  si  applica  il  prelievo contributivo di cui all’articolo 26 della legge 28 febbraio 1986,  n. 41.

Riduzione importo Mini Aspi

All’indennita’  della mini Aspi  si applica una riduzione del 15 per cento dopo i primi sei mesi di fruizione. L’indennita’  medesima, ove dovuta, e’ ulteriormente decurtata  del  15  per  cento  dopo  il dodicesimo mese di fruizione.

Contribuzione figurativa

Per i periodi di fruizione dell’indennita’ sono riconosciuti  i contributi figurativi nella misura settimanale pari alla media  delle retribuzioni imponibili ai fini previdenziali di cui al comma 6 degli ultimi due anni. I contributi  figurativi  sono  utili  ai  fini  del diritto e della misura dei trattamenti pensionistici; essi  non  sono utili ai fini del conseguimento  del  diritto  nei  casi  in  cui  la normativa richieda il computo della sola contribuzione effettivamente versata.

Modalita’ liquidazione e durata

L’indennita’  in questione  e’ corrisposta mensilmente  per un  numero  di  settimane  pari  alla  meta’   delle   settimane   di contribuzione nell’ultimo anno,  detratti  i  periodi  di  indennita’ eventualmente fruiti nel periodo.

Soggetti non destinatari mini aspi

Le disposizioni  relastive alla mini Aspi non si applicano nei confronti degli operai agricoli a tempo determinato o  indeterminato, per i quali trovano applicazione le  norme  di  cui  all’articolo  7, comma 1, del decreto-legge 21 marzo  1988,  n.  86,  convertito,  con modificazioni, dalla legge 20  maggio  1988,  n.  160,  e  successive modificazioni, all’articolo 25 della legge 8  agosto  1972,  n.  457, all’articolo 7 della legge 16 febbraio 1977, n. 37, e all’articolo  1 della legge 24 dicembre 2007, n. 247, e successive modificazioni.

Perdita involontaria occupazione

Detta  indennita’   e’ riconosciuta ai lavoratori che abbiano  perduto  involontariamente  la  propria  occupazione  e  che   siano in stato di disoccupazione  ai  sensi  dell’articolo  1, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 21 aprile 2000, n.  181, e successive modificazioni

Decorrenza spettanza indennita’

L’indennita’    spetta  dall’ottavo  giorno successivo alla data di cessazione  dell’ultimo  rapporto  di  lavoro ovvero dal giorno successivo a quello in cui sia stata presentata  la domanda.

Domanda

Per fruire dell’indennita’ mini Aspi  i lavoratori aventi diritto  devono, a pena di decadenza, presentare apposita domanda,  esclusivamente  in via telematica, all’INPS, entro il termine di due mesi dalla data  di spettanza del trattamento.

Permanenza stato disoccupazione

La fruizione dell’indennita’ e’  condizionata  alla  permanenza dello stato di disoccupazione di cui all’articolo 1, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 21 aprile  2000,  n.  181,  e  successive modificazioni.

Rapporto mini aspi ed occupazione subordinata

. In caso  di  nuova  occupazione  del  soggetto  assicurato  con contratto di lavoro subordinato, l’indennita’ di cui al  comma  1  e’ sospesa d’ufficio, sulla base delle comunicazioni obbligatorie di cui all’articolo 9-bis, comma 2, del decreto-legge 1°  ottobre  1996,  n. 510, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996,  n. 608, e successive modificazioni, fino ad un massimo di sei  mesi;  al termine di un periodo di sospensione di durata inferiore a  sei  mesi l’indennita’ riprende a decorrere dal  momento  in  cui  era  rimasta sospesa.

. Nei casi di sospensione, i periodi di contribuzione  legati  al nuovo rapporto di lavoro possono essere fatti valere ai  fini  di  un nuovo trattamento nell’ambito dell’ASpI o della mini-ASpI

Mini Aspi e lavoro autonomo.

In  caso  di  svolgimento  di  attivita’  lavorativa  in  forma autonoma, dalla quale derivi un reddito inferiore al limite utile  ai fini della conservazione dello stato di disoccupazione,  il  soggetto beneficiario  deve  informare  l’INPS  entro  un   mese   dall’inizio dell’attivita’, dichiarando il reddito annuo che prevede di trarre da tale attivita’. Il predetto Istituto provvede, qualora il reddito  da lavoro  autonomo  sia  inferiore  al  limite  utile  ai  fini   della conservazione dello stato di disoccupazione, a ridurre  il  pagamento dell’indennita’ di un importo pari  all’80  per  cento  dei  proventi preventivati, rapportati al tempo intercorrente tra la data di inizio dell’attivita’ e la data di fine dell’indennita’ o,  se  antecedente, la fine dell’anno. La riduzione  di  cui  al  periodo  precedente  e’ conguagliata  d’ufficio  al   momento   della   presentazione   della dichiarazione dei redditi; nei  casi  di  esenzione  dall’obbligo  di presentazione  della  dichiarazione  dei  redditi,  e’  richiesta  al beneficiario un’apposita  autodichiarazione  concernente  i  proventi ricavati dall’attivita’ autonoma.

Nei  casi  di  cui   sopra ,  la  contribuzione  relativa all’assicurazione  generale  obbligatoria   per   l’invalidita’,   la vecchiaia e i superstiti versata in relazione all’attivita’ di lavoro autonomo non da’ luogo ad accrediti contributivi ed e’ riversata alla Gestione prestazioni temporanee  ai  lavoratori  dipendenti,  di  cui all’articolo 24 della legge 9 marzo 1989, n. 88.

Liquidazione MiniAspi in unica soluzione

In via sperimentale per ciascuno degli anni 2013, 2014  e  2015 il lavoratore avente diritto alla corresponsione  dell’indennita’   di mini  Aspi  puo’ richiedere  la  liquidazione  degli  importi  del relativo  trattamento  pari  al  numero  di  mensilita’  non   ancora percepite, al fine di intraprendere un’attivita’ di lavoro  autonomo, ovvero per avviare un’attivita’ in forma di auto impresa o  di  micro impresa, o  per  associarsi  in  cooperativa.  Tale  possibilita’  e’ riconosciuta nel limite massimo di 20 milioni di  euro  per  ciascuno degli anni 2013, 2014 e 2015. Al relativo onere si provvede  mediante corrispondente  riduzione  dell’autorizzazione  di   spesa   di   cui all’articolo 24, comma 27, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n.  214. Con decreto del Ministro del lavoro e  delle  politiche  sociali,  di natura non regolamentare, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare entro centottanta  giorni  dalla  data  di entrata in vigore della  presente  legge,  sono  determinati  limiti, condizioni e modalita’ per l’attuazione delle disposizioni di cui  al presente comma.

Riassorbimento indennita’  ds requisiti ridotti e mini aspi

Le  prestazioni  di  cui  all’articolo   7,   comma   3,   del decreto-legge 21 marzo 1988, n. 86,  convertito,  con  modificazioni, dalla legge 20 maggio 1988, n. 160,( ossia l’ndennita’ di disocupazione con requisiti ridotti  ) si  considerano  assorbite,  con riferimento ai periodi lavorativi dell’anno 2012,  nelle  prestazioni della mini-ASpI liquidate a decorrere dal 1° gennaio 2013.

Finanziamento Mini Aspi

Con effetto sui periodi contributivi maturati a  decorrere  dal 1° gennaio 2013, al finanziamento delle indennita’ di mini ASpi    concorrono i contributi di cui agli articoli 12, sesto  comma,  contributo  integrativo  dovuto  per  i  salariati  fissi  e  i giornalieri  di  campagna ) e 28, primo comma,( concernente la percentualizzazione contribuzione base) della legge 3 giugno 1975, n. 160.

Decadenza MiniAspi

Si decade dalla fruizione delle indennita’ di cui  al  presente articolo nei seguenti casi:     a) perdita dello stato di disoccupazione;     b)  inizio  di  un’attivita’  in  forma  autonoma  senza  che  il lavoratore effettui la comunicazione  all’Inps;     c) raggiungimento dei requisiti per il pensionamento di vecchiaia o anticipato;     d) acquisizione del diritto all’assegno ordinario di invalidita’, sempre che il lavoratore non opti per l’indennita’ erogata dall’ASpI.   La decadenza  si  realizza  dal  momento  in  cui  si  verifica l’evento che la determina, con obbligo di restituire l’indennita’ che eventualmente si sia continuato a percepire.

Premesso quanto sopra ,si  richiama l’attenzione sulla circolare Inps n.140/12 in cui l’Istituto fornisce indicazioni sugli aspettio di carsattere contributivo per l’Aspi,il cui testo è consultabile ndo cliccando il seguente link:http://www.inps.it/bussola/VisualizzaDoc.aspx?sVirtualURL=/Circolari/Circolare%20numero%20140%20del%2014-12-2012.htm&iIDDalPortale=&iIDLink=-1

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