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DOPO DICHIARAZIONE ILLEGITTIMITA’ CONSULTA CONSENTITA SOLTANTO MEDIACONCILIAZIONE FACOLTATIVA

28/10/2012

Si ritiene confacente evidenziare  le conseguenze  che in prastica si determinano  per effetto della   sentenza  d’illegittimita’ della Corte Ciostituzionmale con cui in data 24.10 risulta annullata l’obbligastorieta’ del tentativo di conciliazione nelle cause civili e commerciale  stabilita dal dec.legvo n.28/10

Preliminarmente appare funzionale ricordare che la mediazione facoltativa vale per le in masteria d: condominio ,ditritti reali,divisione ,successioni ereditasrie ,patti di famiglia,locazione ,comodato ,affittodi aziende,risarcimento del danno deriivantre dalla circolazione di veicoli e natanti ,da responsabilita’ medica e da diffamazione con ilmezzo della stampsa o con altro mezzo di pubblicita’ ,cpontratti assicuratiovi,bancari e finanziari.

Inoltre con l’abolizione dell’obbligatyorieta della me4diazione vengono meno le sanzioni pecunisarie per i non partecipanti

Infine si sottolinea che il legale  deve   fornire informazioni sull’istituto ,non riferendo piu’ ipotesi di conciliazione obbligatoria.

Resta chiaro che dopo la sentenza rimane la mediazione facoltativa ,ma si rischia che la consistenza della  medesima si riduca enormemente se non viene significatimante sostenuta ed ioncentivata dai legali delle parti controvertenti coinvolte nella lite.

CONSIGLIO DI STATO DICHIARA ILLEGITTIMO RECUPERO SOMME INDEBITE PAGATE PER DISFUNZIONI PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI

26/10/2012

Si segnala la sottoportata sentenza del Consiglio di Stato n.2118/12 che ha riconoscioutio l’illegittimiota’ del provvedimento di recupero di somme pagate in deboitamenmte nel caso in cui da diversi elenmenti della fattispecie possa desumersi una situazione di cattiva amministrazione.

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N. 02118/2012REG.PROV.COLL.

N. 11823/2003 REG.RIC.

R E P U B B L I C A I T A L I A N A

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Quinta)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 11823 del 2003, proposto da:

Martelli Mauro (deceduto), rappresentato e difeso dagli avv. Angelo Clarizia,

Antonio Carullo, con domicilio eletto presso Angelo Clarizia in Roma, via

Principessa Clotilde, 2; Giovanni Martelli, Laura Martelli, Elikatia Di Leo quali

eredi di Mauro Martelli, rappresentati e difesi dall’avv. Antonio Carullo, con

domicilio eletto presso Antonio Clarizia in Roma, via Principessa Clotilde, 2;

contro

Comune di Castenaso;

per la riforma

della sentenza del T.A.R. EMILIA-ROMAGNA, BOLOGNA, Sez. I n.

1046/2003, resa tra le parti, concernente RECUPERO PRESUNTI CREDITI

INDEBITAMENTE CORRISPOSTI;

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 13 marzo 2012 il Cons. Raffaele Prosperi

e udito l’Avv. Giuffrè, per delega dell’Avv. Carullo;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO

Con comunicazione prot. 27323 del 20 dicembre 1999 il Comune di Castenaso

comunicava al dott. Mauro Martelli, direttore della farmacia comunale dal 1976

fino al 1° dicembre 1997, l’avvio del procedimento di recupero di somme

stipendiali asseritamente non dovute e relative al periodo intercorso dal 1987 al 3°

trimestre 1995.

Il Martelli presentava memoria difensiva in sede di procedimento, ma con il

provvedimento prot. 6904 del 1° aprile 2000 il Comune disponeva a carico

dell’interessato l’obbligo di versare presso la tesoreria comunale la somma di £.

21.853.062 oltre agli interessi di legge, avverso il quale il Martelli proponeva ricorso

al TAR dell’Emilia Romagna.

Il ricorrente esponeva che la questione riguardava il compenso previsto per il

meccanismo della reperibilità, stabilito per un massimo di sei giornate ogni mese –

nei fatti largamente superiore – per il quale era stato stipulato un accordo sino dal

1977, per cui al farmacista spettava in via forfettaria la retribuzione per un’ora

lavorativa per un ogni 3 ore di reperibilità, ugualmente a quanto stabilito in alcuni

Comuni vicini. Tale sistema non era stato mai posto in discussione

dall’Amministrazione fino al 1995 e secondo il ricorrente non era mai stato

modificato e così nel periodo seguente e ciò fino al settembre 1996, allorché il

Comune assumeva di aver variato le modalità di retribuzione della reperibilità con

la delibera n. 282/95 e stabiliva che il compenso dovesse essere determinato sulla

base del tempo impiegato.

Il Martelli subiva poi procedimento penale a causa del percepimento delle somme

in questione, ma il procedimento si concludeva con sentenza n. 1145/01 del g.u.p.

di Bologna, il quale disponeva in un luogo a procedere, perché il fatto non

costituiva reato. Il TAR respingeva invece con sentenza n. 1046 del 30 luglio 2003,

affermando che la disciplina del servizio di pronta reperibilità sarebbe stata

disciplinata da tre delibere della giunta comunale di contenuto del tutto diverso

dalle modalità seguite dai fatti, che la motivazione addotta dal Comune era

sufficiente per giustificare il provvedimento di recupero, che il ricorrente non

poteva vantare alcun tipo di affidamento, che alla fattispecie non si applicava la

prescrizione quinquennale bensì quella decennale, e che non sarebbe stata fornita

la prova di benefici contrattuali non goduti da parte del ricorrente relativi ai riposi

compensativi.

Con ricorso notificato il 12 dicembre 2003 il Martelli proponeva appello il

Consiglio di Stato avverso la sentenza n. 1046/03, sollevando le seguenti censure:

Il ricorrente invoca nuovamente il principio della

 

bona fidei percipiendi non applicato

in primo grado, visto che il metodo forfettario di pagamento della reperibilità è

stato da sempre avallato anche formalmente dall’Amministrazione: questa ultima

ha ingenerato la convinzione della sua correttezza, data anche la difficoltà di

individuare altri sistemi collegati al servizio effettivamente prestato e visto il

lunghissimo tempo in cui il Comune ha autorizzato l’interessato a compilare i

moduli prestampati su cui registrare le ore da retribuire, moduli debitamente

sottoscritti dal segretario generale e dal Sindaco prima di essere mandati in

pagamento. Quindi il comportamento della P.A. è stato tale, tanto da non poter

giustificare il recupero con delibere di giunta mai fatte concretamente applicare per

oltre un decennio e dipendendo esclusivamente dagli uffici comunali l’avvenuta

corresponsione delle somme, solo molto tempo dopo messe in discussione, senza

che si potesse fare carico in alcun modo al dipendente, così come avvalorato anche

dalla sentenza del g.u.p.

Inoltre il Comune non ha tenuto in alcun conto le considerazioni svolte

dall’interessato nelle memorie prodotte nel procedimento, in cui il medsi,o

esprimeva osservazioni puntuali sui metodi forfettari di contabilizzazione della

reperibilità e sulla disapplicazione di eventuali delibere o accordi sindacali, violando

così l’art. 10 L. 241/90, il quale non ammette una mancata valutazione della

partecipazione del privato nel procedimento.

Ancora, la sentenza ha ignorato il fatto che l’istruttoria è stata del tutto carente per

la mancata audizione di persone informate sui fatti intercorsi all’epoca della

corresponsione delle somme in controversia, ed inoltre il calcolo del servizio

effettivamente prestato non poteva che essere palesemente sottostimato,

mancando di prove documentali.

Erra poi la sentenza impugnata nello stabilire che la prescrizione sia quella

dell’indebito oggettivo ex art. 2033 c.c. e quindi rientrante in quella generale

decennale disciplinata dall’art. 2946 c.c., mentre essa è palesemente disciplinata

dall’art. 2948 c.c., ossia quella quinquennale analogamente alle corrispettive pretese

dei dipendenti, trattandosi di somme periodiche e ricavandone al contrario una

gravissima disparità di trattamento. In ogni caso, poiché precedente

comunicazione di avvio del procedimento inviata al Martelli nel 1996 non era

comunque idonea a costituire in mora il debitore per la sua indeterminatezza,

quanto versato fino al dicembre 1989 deve comunque ritenersi prescritto.

L’appellante poi richiamava una serie di norme contenute nei dd.PP.RR. di

recepimento dei c.c.n.l. degli anni ‘80 riguardanti la mancata fruizione del riposo

settimanale e del diritto al riposo compensativo ed ancora le previsioni di

remunerazione del servizio di pronta reperibilità, norme queste disapplicate dal

Comune e che invece dovevano essere applicate per calcolare le compensazioni

nell’eventuale recupero.

Il Martelli concludeva per l’accoglimento dell’appello con vittoria di spese.

Il Comune di Castenaso non si è costituito in giudizio.

In data 15 marzo 2003 gli eredi del ricorrente, deceduto il 29 settembre 2009, si

sono costituiti in giudizio, insistendo per l’accoglimento del ricorso.

Alla odierna udienza pubblica la causa è passata in decisione

DIRITTO

Oggetto dell’appello è la sentenza n. 1046/03 con cui il TAR dell’Emilia Romagna

ha respinto il ricorso del dr. Mauro Martelli, nella qualità di farmacista comunale di

Castenaso sino al 1° dicembre 1997, ricorso proposto avverso il provvedimento n.

6904 in data 29 marzo 2000 con il quale l’amministrazione comunale aveva

disposto il recupero di £. 21.853.062 oltre agli interessi di legge, relativi a somme

versategli dal 1987 al 3° trimestre 1995 a titolo di compenso dei periodi di

reperibilità, computate in un’ora di retribuzione per ogni tre ore di reperibilità.

Il Comune ha affermato che il sistema di retribuzione di dette ore di reperibilità

non era in realtà quello stabilito, regolato invece da delibere di Giunta di diverso

contenuto ed il TAR ha ritenuto corretto il provvedimento adottato, escludendo

l’esistenza di una situazione di affidamento sia per la presenza di una

regolamentazione sufficientemente chiara, sia perché il recupero di somme

indebitamente percepite non era precluso dalla buona fede del dipendente e

corrispondeva comunque all’interesse pubblico.

Con l’appello in esame sono state nuovamente sollevate le censure già disattese in

primo grado, inerenti la buona fede del Martelli, la carenza di istruttoria da parte

della P.A., l’avvenuta prescrizione di parte del credito e la disapplicazione delle

norme in materia contenute nei relativi c.c.n.l.

Il Collegio rileva come nella materia del recupero di somme stipendiali nei

confronti dei pubblici dipendenti si sia formata negli ultimi anni una

giurisprudenza costante che ritiene non ostative le situazioni di affidamento o di

buona fede del percipiente all’effettuazione del recupero medesimo: esse semmai

possono condurre ad un’equa rateizzazione del recupero, ma questo ultimo è

sempre giustificato dal fatto che le amministrazioni sono portatrici dell’interesse a

rimediare ad un’indebita spendita di pubblico denaro.

Il Collegio, pur condividendo in linea generale i principi ora espressi, ritiene però

che una soluzione di concreta giustizia debba essere rapportata alle singole

fattispecie dedotte in giudizio (Cons. Stato, V, 15 ottobre 2003 n. 6291); per cui

non si possono sottacere una serie di elementi come, ad esempio, ove risieda

l’errore che ha portato alla corresponsione delle somme in controversia e cioè se di

esso si possa fare carico alla sola Amministrazione, il lungo lasso di tempo tra la

data di corresponsione e quella di emanazione del provvedimento di recupero,

l’eventuale tenuità delle somme corrisposte anche in riferimento ai servizi resi, la

complessità della macchina burocratica dalla quale è scaturito l’errore di conteggio.

Ora, si rileva che l’avvio del procedimento di recupero è avvenuto il 20 dicembre

1999, allorché la corresponsione delle somme in controversia era iniziata nel 1987;

la motivazione dell’indebito risiede nel richiamo di tre deliberazioni della giunta

municipale, la prima del 9 settembre 1986, la seconda del 17 marzo 1992 e la terza

dell’11 aprile 1995, le quali avevano disciplinato il servizio di reperibilità per la

farmacia comunale, disponendo una diversa disciplina del trattamento economico

di detto servizio e solo alcuni mesi dopo la terza delibera, il Comune aveva sospeso

il modello di retribuzione del servizio di reperibilità avviato nel 1987.

Nel 1996 era stato avviato un primo procedimento di recupero mai portato a

termine, in cui era stata vagliata la corrispondenza tra gli scontrini emessi dalla

farmacia e le ore di reperibilità dichiarate dal Martelli; nulla è stato contestato

all’interessato sulla correttezza degli orari, ma è stato formulato un calcolo delle

somme asseritamente versate in eccedenza e quindi, solo tre anni dopo è stato

comunicato l’inizio del procedimento di recupero vero e proprio.

Negli anni intercorrenti tra il 1987 ed il 1995, nonostante la parallela emanazione

delle delibere di Giunta, il Comune di Castenaso ha pacificamente continuato a

versare al proprio farmacista i compensi per le ore di reperibilità, commisurandoli

ai parametri contenuti da precedente delibera risalente al dicembre 1980,

contabilizzando le ore di reperibilità su moduli predisposti dal Comune al dr.

Martelli, trasmessi all’Azienda farmaceutica municipalizzata e poi sottoscritti del

segretario generale comunale e dal Sindaco prima di essere messi in pagamento.

La vicenda appare del tutto paradigmatica di cattiva amministrazione, tanto da

apparire al di là del credibile: il Sindaco ha continuativamente riscontrato il sistema

di retribuzione delle ore di reperibilità pur partecipando alla riunioni di Giunta con

le quali veniva deliberato un metodo retributivo affatto diverso e ciò è accaduto

per anni, anche a fronte del controllo del segretario comunale. Se poi si rileva che

Castenaso è un comune al di sotto dei 15.000 abitanti e dunque dotato di una

macchina amministrativa del tutto priva di complessità, appare logico che

l’affidamento maturato nel dipendente non può essere portato alla stregua di

quanto può accadere in un capoluogo di Regione o ancor più in strutture di

complessità macroscopica, come ad esempio il Ministero dell’Istruzione o della

Difesa, oppure ancora l’Inps o quant’altro di simile, soprattutto in dipendenza del

fatto che le somme in questione riguardavano solo due dipendenti, l’appellante e la

sua collega dr.ssa Efthalia Calambuca.

La stessa sentenza del g.i.p. di Bologna del 19 luglio 2001, che ha dichiarato il non

luogo a procedere perché il fatto non costituisce reato nei confronti del ricorrente

per i reati di cui agli artt. 476 e 479 c.p., ha ritenuto la confusione creata

dall’amministrazione comunale addirittura tra i concetti di reperibilità e

straordinario ed ha riportato l’ascrivibilità delle difformità dei calcoli

all’affidamento riposto dall’imputato alla condotta dell’Amministrazione, che per

circa diciotto anni ha avallato, senza mai nulla eccepire i conteggi fondati sulla

delibera n. 191 del 23 dicembre 1980, nonostante questa fosse stata rimossa nel

1986.

Il quadro complessivo dimostra quindi che il Comune di Castenaso ha

pacificamente erogato per una serie di anni al Martelli un tipo di trattamento

economico delle ore di reperibilità e ciò è accaduto per la responsabilità degli stessi

organi, Sindaco e segretario comunale, che avevano partecipato o condiviso nello

stesso periodo determinazioni recanti previsioni del tutto diverse; quindi, è

evidente che dopo dieci anni dall’inizio dell’erogazione di tali somme non poteva

che essere maturato nel Martelli l’affidamento a ritenere parte del suo reddito una

fonte di entrata regolare, in quanto sottoposta a controlli continuativi e la di cui

erronea corresponsione non può essere posta in contestazione da chi l’ha sempre

avallata per un decennio, se non incorrendo in una grave ingiustizia.

Per le suesposte considerazioni l’appello deve essere accolto con il conseguente

accoglimento del ricorso di primo grado.

Le spese di giudizio possono essere compensate per i due gradi, vista la peculiarità

del caso e le modalità dell’intera vicenda.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta)

definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto,

lo accoglie e, per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, accoglie il ricorso

di primo grado.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 13 marzo 2012 con

l’intervento dei magistrati:

Calogero Piscitello, Presidente

Marzio Branca, Consigliere

Carlo Saltelli, Consigliere

Doris Durante, Consigliere

Raffaele Prosperi, Consigliere, Estensore

L’ESTENSORE IL PRESIDENTE

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 13/04/2012

IL SEGRETARIO

PROCEDURE E CONSEGUENZE LICENZIAMENTI DOPO RIFORMA LAVORO

25/10/2012

Risulta posto il seguente quesito:” Alla luce dell’articolo 1 comma 42 lettera b) della legge 28 giugno 2012 n. 92, il divieto di licenziamento di cui all’articolo 54 comma 7 del decreto legislativo 26 marzo 2001 n. 151, intimato al lavoratore padre che, avendone diritto, abbia presentato domanda di congedo parentale (ai sensi dell’art. 32 D.Lgs. 151/2001), è da intendere come divieto assoluto di licenziare con validità anche in caso di licenziamenti collettivi, oppure questa limitazione al potere di recesso del datore di lavoro riguarda solo i licenziamenti individuali?”

Si risponde esponendo quanto segue.

In materia di licenziamenti  ,si deve distinguere tra collettivi ed individuali o plurimi  ,prendendo  atto che    le procedure da rispettare per gli stessi sono diverse e disciplinate da norme legislative  differenti.

Infatti , la procedura  dei licenziamenti  collettivi , concernente  esclusivamente  i datori di lavoro con un numero di dipendenti superiore a 15, è contenuta negli artt.4 e 24 della legge   n.223/91  e si realizza con il seguente percorso,precisando che la stessa  si attua in due distinte e diverse ipotesi .
La prima concerne le sole imprese rientranti nella disciplina della cigs e che ,una volta ammesse a fruire di tale trattamento , prevedano di non essere in grado di garantire il reimpiego a tutti i lavoratori sospesi o a parte degli stessi e di non poter ricorrere a misure alternative previste dalla legge .
La seconda, invece, si realizza quando l’impresa, con più di quindici dipendenti in media nell’ultimo semestre ( salvo il caso di richieste presentate prima che siano trascorsi sei mesi dal trasferimento di azienda, in cui il requisito di più di 15 dipendenti deve sussistere, per il datore di lavoro subentrante, nel periodo decorrente alla data del predetto trasferimento.-art.1 ,comma 1 , secondo periodo, legge n.223/91), intende effettuare, in conseguenza di una riduzione o di trasformazione di attività o di lavoro, almeno cinque licenziamenti nell’arco di 120 giorni, in ciascuna unità produttiva o in più unità produttive nell’ambito del territorio di una stessa provincia ,fermo restando che la procedura in parola si applica anche nei confronti di imprese che cessano l’attività .

Si precisa altresì che per l’ impresa ammessa alla cigs ,che ritiene di non essere in grado di richiamare al lavoro tutti o una parte dei lavoratori in cigs ,la procedura di mobilita’ va attivata pure nell’ipote in cui l’impresa non abbia in forza più di quindici dipendenti in media nell’ultimo semestre ,nonche’ nel caso che i dipendenti interessati al recesso aziendale dal rapporto di lavoro siano meno di cinque ,così che gli stessi , a domanda, saranno iscritti nella lista di mobilita’ e potranno ottenere la relativa indennita’ se in possesso dei requisiti di cui all’art.16 della legge n.223/91.

In entrambe le suddette situazioni,l’azienda che intende procedere alla collocazione in mobilità del proprio personale dipendente   ,anche per il tramite dell’associazione datoriale a cui aderisce o conferisce mandato , deve darne comunicazione scritta ai rappresentanti sindacali aziendali ed alle organizzazioni sindacali provinciali di categoria aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale , precisando :
– motivi che determinano la situazione di eccedenza;
– motivi tecnici, organizzativi, produttivi per i quali l’azienda ritiene di non dover ricorrere a misure alternative per evitare in tutto o in parte la dichiarazione di eccedenza di personale;
– numero, collocazione aziendale e profili professionali del personale eccedente;
– tempi di attuazione del programma di mobilità :
– eventuali misure individuate per far fronte sul piano sociale alle conseguenze derivanti dal licenziamento .

Alla comunicazione , rimessa alle rappresentanze sindacali aziendali e territoriali ,fatta eccezione  per le  aziende in procedura concorsuale di cui all’art.3 della legge n.223/ 91,che sono espressamente esonerate sia dal contributo d’ingresso che quello complessivo disciplinato dall’art.5 della legge predetta,va allegata fotocopia della ricevuta del versamento all’Inps di una somma pari ad una mensilità del trattamento massimo di integrazione salariale moltiplicato per il numero dei lavoratori ritenuti eccedenti. Naturalmente il versamento va effettuato solo per i lavoratori che hanno diritto all’indennità di mobilità ,peraltro è la stessa normativa a precisare che il mancato versamento del contributo d’ingresso alla mobilità e quindi il mancato inoltro della copia della ricevuta di versamento all’Inps non comporta la sospensione della procedura.
La copia della comunicazione suddetta va rimessa dall’impresa interessata anche all’Ufficio competente della Provincia , in caso di azienda con unità interessata operante in una sola provincia,ovvero della Regione, in caso di azienda con unità interessate operanti in più province della medesima regione ovvero al Ministero del Lavoro- Direzione Generale Tutela Condizioni Lavoro -, in caso di di azienda con unità interessate operanti in più regioni .

Entro sette giorni dal ricevimento della comunicazione da parte delle rappresentanze sindacale può venire richiesto un incontro di consultazione sulla mobilità intrapresa , allo scopo di approfondire le cause che hanno determinato l’eccedenza di personale e verificare, in via preliminare, la possibilità di utilizzare diversamente il personale eccedente anche mediante il ricorso a contratti di solidarietà e lavoro a tempo parziale ,l’assegnazione ad altre mansioni,il comando o distacco dei lavoratori eccedenti.
L’intera procedura si deve esaurire entro quarantacinque giorni dalla data di ricevimento della comunicazione dell’impresa,ovvero entro 23 giorni nel caso che la mobilità riguarda meno di 10 dipendenti.

Alla scadenza del suddetto termine senza accordo sindacale,l’azienda provvede a darne informazione all’Ufficio competente della Provincia ovvero della Regione ovvero del Ministero del Lavoro ,che entro 30 giorni ( ovvero 15 giorni per mobilità relativa a meno di 10 dipendenti)convocate le parti per un ulteriore esame della materia,tenta di conseguire un accordo , formulando a riguardo corrispondenti proposte per l’attuazione di intese ,che se raggiunte tra l’altro permettono di ridurre da nove a tre mensilità ( se la procedura risulta attivata senza un preventivo ricorso alla cigs) ovvero da sei a tre mensilità (se la procedura risulta preceduta dalla cigs) il contributo d’ingresso alla mobilità , da pagare all’Inps anche in 30 rate mensilità, con l’avvertenza che il contributo in questione non è dovuto per la mobilità attivata dagli organi di procedure concorsuali. .

Raggiunto l’accordo sindacale oppure esauriti i tempi stabiliti senza accordo , l’azienda può procedere  al recesso nei confronti  degli esuberanti ,provvedendo alla comunicazione di  risoluzione  del  rapporto con preavviso ,che deve avvenire in forma scritta nei confronti di ogni singolo lavoratore ,significando che il licenziamento effettuato non in forma scritta è inefficace ,ossia che non ha alcun valore

Rispetto  ai licenziamenti individuali o plurimi ,si fa presente che le norme legislative che disciplinano le relative procedure sono diverse  ,a seconda che trattasi  di :

a)      licenziamenti per motivi soggettivi (giusta causa o giustificato motivo soggettivo)

b)      licenziamento per motivi economici

Infatti nei casi sub a) occorre rispettare la procedura di cui all’art.7 della legge n.300/,mentre in quelli sub b) la procedura da applicare è pfrevista dall’art.7 legge n.604/1966 ,il cui testo risulta novellato dall’art.1 comma 40 della legge n.92/12  di forma del lavoro

Di seguito si riportano i testi sopra richiamati:

Art.7  Statuto dei lavoratori

(Sanzioni disciplinari)

Le  norme  disciplinari  relative alle sanzioni, alle infrazioni in

relazione  alle  quali ciascuna di esse puo’ essere applicata ed alle

procedure  di  contestazione  delle  stesse,  devono essere portate a

conoscenza  dei lavoratori mediante affissione in luogo accessibile a

tutti.  Esse  devono  applicare  quanto  in  materia  e’ stabilito da

accordi e contratti di lavoro ove esistano.

Il   datore   di  lavoro  non  puo’  adottare  alcun  provvedimento

disciplinare    nei    confronti   del   lavoratore   senza   avergli

preventivamente  contestato  l’addebito  e senza averlo sentito a sua

difesa.

Il   lavoratore   potra’   farsi  assistere  da  un  rappresentante

dell’associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato.

Fermo  restando quanto disposto dalla legge 15 luglio 1966, n. 604,

non  possono  essere  disposte  sanzioni  disciplinari che comportino

mutamenti  definitivi  del  rapporto  di lavoro; inoltre la multa non

puo’  essere  disposta  per  un importo superiore a quattro ore della

retribuzione  base e la sospensione dal servizio e dalla retribuzione

per piu’ di dieci giorni.

In   ogni   caso,  i  provvedimenti  disciplinari  piu’  gravi  del

rimprovero  verbale,  non  possono  essere  applicati prima che siano

trascorsi  cinque  giorni  dalla contestazione per iscritto del fatto

che vi ha dato causa.

Salvo  analoghe  procedure  previste  dai  contratti  collettivi di

lavoro e ferma restando la facolta’ di adire l’autorita’ giudiziaria,

il  lavoratore al quale sia stata applicata una sanzione disciplinare

puo’  promuovere,  nei  venti  giorni  successivi,  anche  per  mezzo

dell’associazione  alla quale sia iscritto ovvero conferisca mandato,

la  costituzione,  tramite  l’ufficio  provinciale del lavoro e della

massima  occupazione,  di  un collegio di conciliazione ed arbitrato,

composto  da  un rappresentante di ciascuna delle parti e da un terzo

membro  scelto  di  comune accordo o, in difetto di accordo, nominato

dal direttore dell’ufficio del lavoro. La sanzione disciplinare resta

sospesa fino alla pronuncia da parte del collegio.

Qualora  il  datore  di  lavoro  non  provveda,  entro dieci giorni

dall’invito rivoltogli dall’ufficio del lavoro, a nominare il proprio

rappresentante  in  seno  al  collegio di cui al comma precedente, la

sanzione disciplinare non ha effetto. Se il datore di lavoro aderisce

l’autorita’  giudiziaria, la sanzione disciplinare resta sospesa fino

alla definizione del giudizio.

Non puo’ tenersi conto ad alcun effetto delle sanzioni disciplinari

decorsi due anni dalla loro applicazione.

Art.7 legge n.604/1966 novellato dal comma 40 art.1 legge 92/12

«Art. 7. – 1. Ferma  l’applicabilita’,  per  il  licenziamento  per

giusta causa e per giustificato motivo  soggettivo,  dell’articolo  7

della legge 20 maggio 1970, n. 300, il licenziamento per giustificato

motivo oggettivo di cui all’articolo 3, seconda parte, della presente

legge, qualora disposto da un datore di  lavoro  avente  i  requisiti

dimensionali di cui all’articolo 18, ottavo  comma,  della  legge  20

maggio  1970,  n.  300,  e  successive  modificazioni,  deve   essere

preceduto da una comunicazione effettuata dal datore di  lavoro  alla

Direzione territoriale del lavoro del luogo dove il lavoratore presta

la sua opera, e trasmessa per conoscenza al lavoratore.

2. Nella comunicazione di cui al comma 1, il datore di lavoro  deve

dichiarare l’intenzione di  procedere  al  licenziamento  per  motivo

oggettivo e indicare i motivi del licenziamento medesimo  nonche’  le

eventuali misure di assistenza  alla  ricollocazione  del  lavoratore

interessato.

3. La Direzione territoriale del lavoro trasmette  la  convocazione

al datore di lavoro e al lavoratore nel termine perentorio  di  sette

giorni dalla ricezione della richiesta: l’incontro si svolge  dinanzi

alla commissione provinciale di conciliazione di cui all’articolo 410

del codice di procedura civile.

4. La comunicazione contenente l’invito  si  considera  validamente

effettuata quando e’ recapitata al domicilio del lavoratore  indicato

nel contratto di lavoro o ad altro domicilio  formalmente  comunicato

dal  lavoratore  al  datore  di  lavoro,  ovvero  e’  consegnata   al

lavoratore che ne sottoscrive copia per ricevuta.

5. Le  parti  possono  essere  assistite  dalle  organizzazioni  di

rappresentanza cui sono iscritte o conferiscono mandato oppure da  un

componente della rappresentanza sindacale dei lavoratori,  ovvero  da

un avvocato o un consulente del lavoro.

6. La procedura di cui al presente articolo, durante  la  quale  le

parti, con la partecipazione attiva della commissione di cui al comma

3, procedono ad esaminare anche soluzioni alternative al recesso,  si

conclude  entro  venti  giorni  dal  momento  in  cui  la   Direzione

territoriale del lavoro ha trasmesso la convocazione per  l’incontro,

fatta salva  l’ipotesi  in  cui  le  parti,  di  comune  avviso,  non

ritengano di proseguire la discussione finalizzata al  raggiungimento

di un accordo. Se fallisce il tentativo di conciliazione e, comunque,

decorso il termine di cui al  comma  3,  il  datore  di  lavoro  puo’

comunicare il licenziamento al lavoratore.

7. Se la conciliazione ha esito positivo e prevede  la  risoluzione

consensuale del rapporto di lavoro, si applicano le  disposizioni  in

materia di Assicurazione sociale per l’impiego (ASpI) e  puo’  essere

previsto, al  fine  di  favorirne  la  ricollocazione  professionale,

l’affidamento del lavoratore ad un’agenzia  di  cui  all’articolo  4,

comma 1, lettere a) e b), del decreto legislativo 10 settembre  2003,

n. 276.

8. Il comportamento complessivo delle parti, desumibile  anche  dal

verbale redatto in sede di commissione provinciale di conciliazione e

dalla proposta conciliativa avanzata dalla stessa,  e’  valutato  dal

giudice per la determinazione  dell’indennita’  risarcitoria  di  cui

all’articolo 18, settimo comma, della legge 20 maggio 1970, n. 300, e

successive modificazioni, e per l’applicazione degli articoli 91 e 92

del codice di procedura civile.

9. In caso di legittimo e documentato impedimento del lavoratore  a

presenziare all’incontro di cui al comma 3, la procedura puo’  essere

sospesa per un massimo di quindici giorni».

Pertanto ,in base al nuovo testo dell’asrt.7 legge n.604/66,il licenziamento per giustificato motivo oggettivo (ovvero per motivi  economici dell’azienda ),da parte di un datore di lavoro con piu’ dio 15 dipendenti deve essere preceduto da un tentativo di conciliazione obbligatorio ,attivato da una comunicazione del datore di lavoro alla DTL in cui sidiociara l’intenzione di lincenzxiare,i motivi del licenziamentomed le eventuali misure di assistenza aòlla ricollocazione del lavoratore .La DTL entro 7 giorni dalla ricezione della comunicazione ,trasmette alle parti la convocazione avanti la Commissione Provinciale di Conciliazione .La procedura ,salvo sospensione del termine concordata dalle parti ,si deve concludere entro 20 dall’invio della convocazione

Se fallisce il tentativo di conciliazione ed in ogni caso sia decorso il termine di 20 giorni o piu’ lungo a seguito dell’asccordo tra le parti di sospensione del termine,il datore di lasvoro puo’ comunicare il licenziamento ,

Invece se il tentativo di conclude con la conciliazione e prevede la riosoluzione consensuale del rapporto di lavorio ,il dipendente ha diritto all’indennita’ di disoccupazione.

Il licenziamento produce effetto dal giorno della comunicazione con cui è stato avviato il procedimento ,salvo il, casp d’infortunio e maternita’(comma 41 art.1 legge n.92/12)e il periodo di  lavoro ev entualmente prestato durante la procedura è considerato a titolo di preavviso .

Per i licenziamenti individuali o plurimi da parte di datori di lavoro con organico di dipendenti non superiore a 15 la procedura da seguire è stabilita dall’art.6 ,comma 1, della legge n.604/66 ,secondo cui:”  Il  licenziamento deve essere impugnato a pena di decadenza entro 60 giorni dalla ricezione della sua comunicazione, con qualsiasi atto scritto, anche extragiudiziale, idoneo a rendere

nota la volontà del lavoratore anche attraverso l’intervento dell’organizzazione sindacale diretto ad impugnare il licenziamento stesso.”,ferma la facolta’ di chiedere alla DTL la convocazione per il  tentativo facoltativo di conciliazione avanti alla Commissione Provinciale di Conciliazione,di cui alla legge n.183/2010.

Premesso, quanto  sopra  esposto in merito alle  specifiche  procedure da  attivare   rispetto alle   tipologie di licenziamento ,si  precisano   le conseguenze derivanti da un licenziamento   nullo o  inefficaceovvero intimato per giusta causa o giustificato motivo soggettivo ovvero intimato per giustificato motivo oggettivo ovvero intimato nell’ambito di un licenziamento collettivo.

A)     LICENZIAMENTO NULLO O INEFFICACE

Tale    fattispecie  ricorre per  :

1) licenziamento discriminatorio,ai sensi dell’art.3 legge n.108/90,secondo cui:” Il licenziamento determinato da ragioni discriminatorie ai sensi dell’articolo 4 della legge 15 luglio 1966, n. 604(ragioni di credo politico o fede religiosa,dall’appartenenza ad un sindacato e dalla partecipazione ad attività sindacali     ) ,  e  dell’articolo15  della legge 20 maggio 1970, n. 300, come modificato dall’articolo13 della legge 9 dicembre 1977, n. 903   (presenza  di patti o atti diretti ai fini di discriminazione politica, razziale, di lingua o desso,  e’  nullo  indipendentemente dalla  motivazione  addotta )

2)licenziamento   intimato  in  concomitanza  col matrimonio  ai  sensi  dell’articolo  35  del   codice   delle   pari opportunita’ tra uomo e donna,  di  cui  al  decreto  legislativo  11 aprile 2006, n. 198, o in violazione dei divieti di licenziamento  di cui all’articolo 54, commi 1,  6,  7  e  9,  del  testo  unico  delle disposizioni legislative  in  materia  di  tutela  e  sostegno  della maternita’ e della paternita’, di cui al decreto legislativo 26 marzo2001,  n.   151,   e   successive   modificazioni (ricordando che il sopra citato art.54  del dec.legvo n.151/0  stabilisce  quanto segue:

1. Le lavoratrici non possono essere licenziate dall’inizio del periodo di gravidanza fino al termine dei periodi di interdizione dal lavoro previsti dal Capo III, nonche’ fino al compimento di un anno di eta’ del bambino.

2. Il divieto di licenziamento opera in connessione con lo stato oggettivo di gravidanza, e la lavoratrice, licenziata nel corso del periodo in cui opera il divieto, e’ tenuta a presentare al datore di lavoro idonea certificazione dalla quale risulti l’esistenza all’epoca del licenziamento, delle condizioni che lo vietavano.

3. Il divieto di licenziamento non si applica nel caso:
a) di colpa grave da parte della lavoratrice, costituente giusta causa per la risoluzione del rapporto di lavoro;
b) di cessazione dell’attivita’ dell’azienda cui essa e’ addetta;
c) di ultimazione della prestazione per la quale la lavoratrice e’ stata assunta o di risoluzione del rapporto di lavoro per la scadenza del termine;
d) di esito negativo della prova; resta fermo il divieto di discriminazione di cui all’articolo 4 della legge 10 aprile 1991, n. 125, e successive modificazioni.

4. Durante il periodo nel quale opera il divieto di licenziamento, la lavoratrice non puo’ essere sospesa dal lavoro, salvo il caso che sia sospesa l’attivita’ dell’azienda o del reparto cui essa e’ addetta, sempre che’ il reparto stesso abbia autonomia funzionale. La lavoratrice non puo’ altresi’ essere collocata in mobilita’ a seguito di licenziamento collettivo ai sensi della legge 23 luglio 1991, n. 223, e successive modificazioni.

5. Il licenziamento intimato alla lavoratrice in violazione delle disposizioni di cui ai commi 1, 2 e 3, e’ nullo.

6. E’ altresi’ nullo il licenziamento causato dalla domanda o dalla fruizione del congedo parentale e per la malattia del bambino da parte della lavoratrice o del lavoratore.

7. In caso di fruizione del congedo di paternita’, di cui all’articolo 28, il divieto di licenziamento si applica anche al padre lavoratore per la durata del congedo stesso e si estende fino al compimento di un anno di eta’ del bambino. Si applicano le disposizioni del presente articolo, commi 3, 4 e 5.

8. L’inosservanza delle disposizioni contenute nel presente articolo e’ punita con la sanzione amministrativa da lire due milioni a lire cinque milioni. Non e’ ammesso il pagamento in misura ridotta di cui all’articolo 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689.

9. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche in caso di adozione e di affidamento. Il divieto di licenziamento si applica fino a un anno dall’ingresso del minore nel nucleo familiare, in caso di fruizione del congedo di maternita’ e di paternita’. )

3)licenziamento riconducibile ad altri  casi  di  nullita’  previsti  dalla  legge  ovvero determinato da un motivo illecito determinante,ai sensi dell’articolo 1345 del codice civile

4) licenziamento orale .

Le conseguenze della dichiarazione del licenziamento nullo o inefficace comporta la reintegrazione del lavoratore licenziato ed inoltre il pagamento allo stesso di un’indennita’ pari alla retribuzione (oltre i contributi) maturata dal giorno del licenziamento fino alla reintegrazione,meno l’aliunde perceptum ,precisando che detta indennita’ non puo’  essere inferiore a cinque mensilita’, mentre  il lavoratore puo’ optare ,al posto della reintegrazione ,per un’indennita’ pari a 15 mensilita’ ,  senza contributi.

La suddettta disciplina si applica indipendentemente dal numero di dipendenti occupati dal datore dio lsavoro ed anche ai dirigenti.

B) LICENZIAMENTO PER GIUSTA CAUSA O GIUSTIFICATO MOTIVO SOGGETTIVO

Se ricorre questa fattispecie di licenziamento e:

1) Il fatto contestato non sussiste oppure

2) Il fatto contestato rientra tra le condotte punibili con una sanzione conservativa secondo le tipizzazioni previste dai contratti collettivi applicabili ,oppure

3) Se il licenziamento è intimato in violazione dei criterio di scelta di cui all’art.5 della legge n.223/91 circa la mobilita’

Nei predetti casi  l’ accoglimento del ricorso avverso il licenziamento intimato la legge  comporta la reintegrazione ed inoltre un’ un’indennita’ pari alla retribuzione (oltre i contributi) maturata dal giorno del licenziamento fino alla reintegrazione,meno l’aliunde perceptum ed aliunde percipiendum  ,precisando che detta indennita’ non puo’  essere inferiore a 12  mensilita’, mentre  il lavoratore puo’ optare ,al posto della reintegrazione ,per un’indennita’ pari a 15 mensilita’ ,  senza contributi.

C)    LICENZIAMENTO PER GIUSTIFICATO MOTIVO OGGETTIVO

Se in questa fattispecie di licenziamento risulta che:

1)la manifesta insussistenza del fatto posto a base del licenziamento

2)il  difetto di giustificazione dell’inidoneita’ fisica/psichica del lavoratore

3)la violazione delle norme sul periodo di comporto

la conseguenza è la reintegrazione del dipendente licenziato ed inoltre un’ un’indennita’ pari alla retribuzione (oltre i contributi) maturata dal giorno del licenziamento fino alla reintegrazione,meno l’aliunde perceptum ed aliunde percipiendum  ,precisando che detta indennita’ non puo’  essere inferiore a 12  mensilita’, mentre  il lavoratore puo’ optare ,al posto della reintegrazione ,per un’indennita’ pari a 15 mensilita’ ,  senza contributi.

Si fa notare che nell’ipotesi sub1  ) l’orientamento della dottrina al momento è che piu’ che un obbligo  sussiste una facolta’ del giudice a disporre la reintegrazione.Pertanto,  appare opportuno  attendere  di poter verificare   il  comportamento in concreto  dei giudici .

D) CASI DI LICENZIAMENTO :

a) MANCANTE DEGLI ESTREMI DELLA GIUSTA CAUSA O DEL GIUSTIFICATO MOTIVO SPGGETTIVO O OGGETTIVO ,

b) INTIMATO IN VIOLAZIONE DELLA PROCEDURA DELL’ART.12,COMMA 4 LEGGE  N.223/91, novellato dalla legge n.92/12 ,che dispone:” Le comunicazioni di cui al comma 9 sono prive di efficacia  ove siano state effettuate senza l’osservanza della forma scritta e delleprocedure previste dal presente articolo.  Gli eventuali vizi  della comunicazione di cui al comma 2 del presente articolo possono  essere sanati, ad ogni effetto di legge, nell’ambito di un accordo sindacale concluso nel corso della procedura di licenziamento collettivo .

In tali casi se il licenziamento viene dichiarato illegittimo,non interviene la reintegrazione,ma solo un’indennita’ da corrispondere al lavoratore licenziato compresa tra 12  e 24 mensilità ,tenuto conto di anzianita’ aziendale,dimensioni aziendali e comportamento ,nonche condizione delle parti.

E) LICENZIAMENTO INEFFICACE

Si dichiara tale il licenziamento per:

1)mancata comunicazione dei motivi

2) mancato rispetto della procedura disciplinare ex art.7 statuto lavoratori

3)mancato rispetto procedura art.7 legge 604/66 relativo al tentativo obbligatorio di conciliazione

Quando il licenziamento viene riconosciuto inefficace ,non si da’ luogo alla reintegrazione,ma il lavoratore ha diritto ad un’indennita’ compresa tra 6 e 12 mensilita’,tenuto conto della gravita’ della violazione formale o procedurale riscontrata.

Si aggiunge che in questo caso ,se il giudice accerta ,sulla base della domanda del lavoratore ,anche un  difetto di giustificazione del licenziamento ,si applicano le norme e le tutele delle precedenti lettere A),B),C) o D).

Infine ,si evidenzia la novita’ contenuta nel comma 12 del nuovo testo dell’art.18 della legge n.300-79 intervenuto ad opera dell’art.1 comma42 della legge n.92/12 ,secondo cui:” Nell’ipotesi di revoca del licenziamento, purche’ effettuata  entro il termine di quindici giorni dalla comunicazione al datore di lavorodell’impugnazione del medesimo, il  rapporto  di  lavoro  si  intenderipristinato  senza  soluzione  di  continuita’,  con   diritto   del lavoratore alla retribuzione maturata  nel  periodo  precedente  alla revoca, e non trovano applicazione i regimi sanzionatori previsti dal presente articolo»

Si conclude ,fornendo risposta affermativa al quesito che ha suggerito la presente esposizione ,in quanto  il caso  indicato nello stesso   rientra tra i casi di licenziamento discriminatorio,di cui si è parlato  nel numero 2) della  lettera A)  ,al quale pertanto si rinvia per riscontrare le fattispecie previste e le tutele spettanti al lavoratore  licenziato ,malgrado  la protezione a lui spettante ,a norma del comma 9 dell’art.54 del dec.legvo n.151/01

CORTE COSTIOTUZIONALE DICHIARA ILLEGITTIMA MEDIACONCILIAZIONE OBBLIGATORIA

25/10/2012

La Corte Costituzionale con una decisione prinunciatra ioeri ha dicvhisarsato òl’illegitytimita’ costituzionale della mediaconciliazione obbligatoria prevista e disciplinata dal dec.legvo n.28/2010.

La Consulta ha ritenuto che il provvedimento pecca di eccesso di delega legislaiva nella parte in cui rende obbligastoriasla mediazione,interrompendo il cammino di un provvedimento che nell’anno e mezzo di applicazione ha consentito di definire migliaia di controversie civil,sottraendole ai tribunali,rispetto ai quali,dopo lo stop .torneranno a registrarsi problemi e difficolta’ per il sovraffollamento delle cause.

di seguito iol terstio dell’art.5 del dec.legvo n.28/2010 bocciato dal Giudice delle leggi

Art. 5

Condizione di procedibilita’ e rapporti con il processo

1. Chi intende esercitare in giudizio un’azione relativa ad una

controversia in materia di condominio, diritti reali, divisione,

successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato,

affitto di aziende, risarcimento del danno derivante dalla

circolazione di veicoli e natanti, da responsabilita’ medica e da

diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di

pubblicita’, contratti assicurativi, bancari e finanziari, e’ tenuto

preliminarmente a esperire il procedimento di mediazione ai sensi del

presente decreto ovvero il procedimento di conciliazione previsto dal

decreto legislativo 8 ottobre 2007, n. 179, ovvero il procedimento

istituito in attuazione dell’articolo 128-bis del testo unico delle

leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo

1° settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni, per le materie

ivi regolate. L’esperimento del procedimento di mediazione e’

condizione di procedibilita’ della domanda giudiziale.

L’improcedibilita’ deve essere eccepita dal convenuto, a pena di

decadenza, o rilevata d’ufficio dal giudice, non oltre la prima

udienza. Il giudice ove rilevi che la mediazione e’ gia’ iniziata, ma

non si e’ conclusa, fissa la successiva udienza dopo la scadenza del

termine di cui all’articolo 6. Allo stesso modo provvede quando la

mediazione non e’ stata esperita, assegnando contestualmente alle

parti il termine di quindici giorni per la presentazione della

domanda di mediazione. Il presente comma non si applica alle azioni

previste dagli articoli 37, 140 e 140-bis del codice del consumo di

cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, e successive

modificazioni.

2. Fermo quanto previsto dal comma 1 e salvo quanto disposto dai

commi 3 e 4, il giudice, anche in sede di giudizio di appello,

valutata la natura della causa, lo stato dell’istruzione e il

comportamento delle parti, puo’ invitare le stesse a procedere alla

mediazione. L’invito deve essere rivolto alle parti prima

dell’udienza di precisazione delle conclusioni ovvero, quando tale

udienza non e’ prevista, prima della discussione della causa. Se le

parti aderiscono all’invito, il giudice fissa la successiva udienza

dopo la scadenza del termine di cui all’articolo 6 e, quando la

mediazione non e’ gia’ stata avviata, assegna contestualmente alle

parti il termine di quindici giorni per la presentazione della

domanda di mediazione.

3. Lo svolgimento della mediazione non preclude in ogni caso la

concessione dei provvedimenti urgenti e cautelari, ne’ la

trascrizione della domanda giudiziale.

4. I commi 1 e 2 non si applicano:

a) nei procedimenti per ingiunzione, inclusa l’opposizione, fino

alla pronuncia sulle istanze di concessione e sospensione della

provvisoria esecuzione;

b) nei procedimenti per convalida di licenza o sfratto, fino al

mutamento del rito di cui all’articolo 667 del codice di procedura

civile;

c) nei procedimenti possessori, fino alla pronuncia dei

provvedimenti di cui all’articolo 703, terzo comma, del codice di

procedura civile;

d) nei procedimenti di opposizione o incidentali di cognizione

relativi all’esecuzione forzata;

e) nei procedimenti in camera di consiglio;

f) nell’azione civile esercitata nel processo penale.

5. Fermo quanto previsto dal comma 1 e salvo quanto disposto dai

commi 3 e 4, se il contratto, lo statuto ovvero l’atto costitutivo

dell’ente prevedono una clausola di mediazione o conciliazione e il

tentativo non risulta esperito, il giudice o l’arbitro, su eccezione

di parte, proposta nella prima difesa, assegna alle parti il termine

di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione e

fissa la successiva udienza dopo la scadenza del termine di cui

all’articolo 6. Allo stesso modo il giudice o l’arbitro fissa la

successiva udienza quando la mediazione o il tentativo di

conciliazione sono iniziati, ma non conclusi. La domanda e’

presentata davanti all’organismo indicato dalla clausola, se iscritto

nel registro, ovvero, in mancanza, davanti ad un altro organismo

iscritto, fermo il rispetto del criterio di cui all’articolo 4, comma

1. In ogni caso, le parti possono concordare, successivamente al

contratto o allo statuto o all’atto costitutivo, l’individuazione di

un diverso organismo iscritto.

6. Dal momento della comunicazione alle altre parti, la domanda di

mediazione produce sulla prescrizione gli effetti della domanda

giudiziale. Dalla stessa data, la domanda di mediazione impedisce

altresi’ la decadenza per una sola volta, ma se il tentativo fallisce

la domanda giudiziale deve essere proposta entro il medesimo termine

di decadenza, decorrente dal deposito del verbale di cui all’articolo 11

 

PREVISTI RITOCCHI IN LEGGE STABILITA’ 2013

25/10/2012

Ormai sembra inevitabile che il provvedimento  di cui al titolo subira’ alcuni significativi ritocchi.

E’ voce comune che   la legge di stabilta all’esame del Pasrlamento  presenta alcuni capitoli positivi ma su alcuni temi, come gli enti locali, la scuola e gli esodati, ,cosi da dover essere  modificata, corretta, migliorata    ,il che  sara’ possibile  solo se si formerà, anche con le necessarie mediazioni, una larga intesa nella maggioranza parlamentare sui risultati  da conseguire     ,non senza  verificare se  a copertura delle misure possano andare i 900 milioni su cui il Parlamento potrebbe voler decidere le destinazioni, i risparmi che potrebbero arrivare dai minori interessi a fronte dell’abbassamento dello spread  le risorse derivanti dallo scostamento dello 0,5% consentito dal fiscal compact per il pareggio di bilancio.

Per gli enti locali si  pensa all’allentamento del Patto di stabilità. Quanto alla scuola,  si pensa    a stralciare un intervento sostanzialmente «riorganizzativo ,menmtytre per gli esodati, ,si sta ricercando di trovare una soluzione,  dopo che la commissione Lavoro ha approvato un testo che punta a salvaguardare anche la platea del biennio 2013-2014, attraverso un contributo di solidarietà del 3% sui redditi oltre i 150 mila euro l’anno.

Poi ci sono le norme sulle cooperative sociali   sui patronati  ,sulle pensioni di guerra e lavoratori affetti dalle conseguenze dell’amianto, disabili che sono «categorie particolarmente svantaggiate e sulle quali non è opportuno intervenire con dei tagli, soprattutto in questa congiuntura e al di fuori di uno schema organico di razionalizzazione».

La commissione Finanze della Camera nel parere sul provvedimento ha invece deciso di focalizzare una serie di punti chiave: adottare tutte le misure utili per evitare l’innalzamento dell’Iva, specificare l’ambito di attuabilità delle agevolazioni per l’incremento della produttività del lavoro, definire meglio il concetto di riconducibilità per l’applicazione delle franchigie per evitare di creare incertezze e, conseguentemente, l’insorgere di contenziosi fiscali.

 

 

PROVVEDIMENTI CIGS AZIENDE ABRUZZO

24/10/2012

Si riporta l’elenco di aziende operanti in Abruzzo interessate ai  provvedimenti C.I.G.S. emanati dal Ministero del Lavoro nel periodo  dal 16/10/2012 al 23/10/2012.

Denominazione Azienda :    C.I.M.A.
con sede in :   BUSNAGO Prov :    MI
Causale di Intervento :    Contratti di   solidarieta
Unità di :    SAN SALVO Prov :    CH
Settore:    Fabbricazione di molle
Decreto del  23/10/2012 n.  68720
Concessione del trattamento di C.I.G.S. dal   13/06/2012     al   12/06/2013
*********************

Denominazione Azienda :    DELVERDE INDUSTRIE   ALIMENTARI
con sede in :   FARA SAN MARTINO Prov :    CH
Causale di Intervento :    Ristrutturazione   aziendale
Unità di :    FARA SAN MARTINO Prov :    CH
Settore:    Produzione di paste alimentari   secche
Decreto del  23/10/2012 n.  68728
Approvazione del programma di C.I.G.S. dal   05/03/2012     al   04/03/2014Concessione del trattamento di C.I.G.S. dal   05/03/2012     al   04/09/2012
*********************

Denominazione Azienda :    INTERCOMPEL SRL IN   LIQUIDAZIONE
con sede in :   CORNATE D’ADDA Prov :    MI
Causale di Intervento :    Crisi aziendale
Unità di :    L’AQUILA Prov :    AQ
Settore:    FABBRICAZIONE DI TUBI E VALVOLE ELETTRONICI   E DI ALTRI COMPONENTI ELETTRONICI
Decreto del  17/10/2012 n.  68501
Approvazione del programma di C.I.G.S. dal   02/05/2012     al   01/05/2013
Con autorizzazione al pagamento diretto
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Denominazione Azienda :    LAVAREDO S.R.L.
con sede in :   NERETO Prov :    TE
Causale di Intervento :    Crisi aziendale
Unità di :    NERETO Prov :    TE
Settore:    PRODUZIONE DI BENI PER USO   PROPRIO DA PARTE DI FAMIGLIE E CONVIVENZE (NOTA: ATTIVITA’ NON PRESENTE NEL   REGISTRO IMPRESE)
Decreto del  23/10/2012 n.  68732
Approvazione del programma di C.I.G.S. dal   16/07/2012     al   15/07/2013
Con autorizzazione al pagamento diretto
*********************

Denominazione Azienda :    NAVIS
con sede in :   TERAMO Prov :    TE
Causale di Intervento :    Crisi aziendale
Unità di :    TERAMO Prov :    TE
Settore:    FABBRICAZIONE DI ARTICOLI DA   VIAGGIO, BORSE, ARTICOLI DA CORREGGIAIO E SELLERIA IN CUOIO E IN MATERIALE   SIMILARE
Decreto del  22/10/2012 n.  68644
Annullamento del trattamento di C.I.G.S. dal   06/09/2011     al  05/09/2012
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Denominazione Azienda :    NUOVA DIME RESINE   S.R.L.
con sede in :   PESCARA Prov :    PE
Causale di Intervento :    Crisi aziendale
Unità di :    SILVI Prov :    TE
Settore:    Fabbricazione di semilavorati di   materie plastiche: lastre, fogli, pellicole, ecc.
Decreto del  17/10/2012 n.  68510
Approvazione del programma di C.I.G.S. dal   02/05/2012     al   01/05/2013
Con autorizzazione al pagamento diretto
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Denominazione Azienda :    OMNIA SERVIZI
con sede in :   VASTO Prov :    CH
Causale di Intervento :    Crisi aziendale
Unità di :    SAN SALVO Prov :    CH
Settore:    Altri servizi non previsti nei   precedenti codici
Decreto del  17/10/2012 n.  68489
Reiezione del programma di C.I.G.S. dal   01/01/2012     al   31/12/2012
*

Denominazione Azienda :    SIRTI SOCIETA PER   AZIONI
con sede in :   MILANO Prov :    MI
Causale di Intervento :    Crisi aziendale

Unità di :    SPOLTORE Prov :    PE
Settore:    Installazione, riparazione e   manutenzione di impianti elettrici e di altre apparecchiature elettriche   n.c.a.,escluse le installazioni elettriche negli edifici

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ISTRUZIONI OPERATIVE PER RICHIESTE AMMORTIZZATORI SOCIALI DEROGA PREVISTI RIUNIONE CICAS 18.10.2012

24/10/2012

Si richiama l’attenzione degli interessati  verbale del 24.10 in cui sono riportate le  istruzioni definite dalla Conferenza dei Servizi  per la presentazione delle domande per la cigs e la mobilita’ in deroga decisi dal CICAS nella riunione del 18 scorso(ved.testo sul link:https://francescocolaci.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=21298&action=edit),il cui verale e relativi moduli allegati   risultano pubblicati  in data 26.10.2012 sul sito istituzionale della Regione( (Regione Abruzzo -Home Page -Sezione FIL -voce Ammortizzatori sociali),ricordando che  dalla data della stessa decorrono i termini stabiliti per la presentazione delle domande  .

CONFERENZA DEI SERVIZI VERBALE RIUNIONE  24 ottobre 2012

 In data 24 ottobre 2012,  alle ore 9.00, presso la sede della Regione Abruzzo in Pescara Via Rieti, n. 45, su convocazione formalizzata dal Dirigente del Servizio Politiche Strutturali del Lavoro con nota n. RA/4/E/DL23/P del 19.10.2012, si riunisce la Conferenza dei Servizi di cui all’art. 14 L. 241/90, per la definizione delle procedure connesse all’erogazione dei trattamenti, approvati dal Comitato di Intervento per le Crisi Aziendali e di Settore nella seduta del 18 ottobre 2012  .

Alla riunione, presieduta dal dott. Giuseppe Sciullo, Dirigente del Servizio Programmazione e Gestione delle Politiche Passive del Lavoro – Direzione delle Politiche Attive del Lavoro, Formazione ed Istruzione, Politiche Sociali, assistito dal dott. Renzo Iride, partecipano:

  • Direzione Regionale I.N.P.S.:  dott. R. Pece e dott. P. Morelli;
  • Direzione Regionale Lavoro:  dott.ssa B. Ianni;
  • Amministrazione Provinciale dell’Aquila: dott.ssa F.Farda – dott.ssa M. Pelliccione;
  • Amministrazione Provinciale di Chieti: dott. M. Modesti – dott. O. Pierantoni;
  • Amministrazione Provinciale di Teramo: dott. M. Giardino;
  • Amministrazione Provinciale di Pescara:  dott.ssa A. Inzero – dott.ssa A. Di Pietroleonardo – dott.ssa D. Cicconetti;
  • Italia Lavoro: dott. A. Toriello – dott. E. Salvatore – dott.ssa F. Zizzari.

Il Presidente, apre la riunione richiamando il verbale della seduta del CICAS del 18 ottobre 2012 che, tenuto conto delle relazioni e dei dati forniti dall’INPS, da Italia Lavoro, in merito all’attività di monitoraggio delle azioni, nonché alla verifica della spesa, al punto I dell’OdG,  dispone  gli ulteriori interventi di ammortizzatori in deroga da porre in essere in favore dei lavoratori subordinati a tempo indeterminato e determinato, con inclusione degli apprendisti e dei lavoratori somministrati che operano e/o sono residenti sul territorio della Regione Abruzzo, compresi i Comuni colpiti dagli eventi sismici che hanno interessato la Provincia dell’Aquila ed altri Comuni della Regione Abruzzo il 06 aprile 2009.

Visto quanto sopra, la Conferenza dei Servizi, tenuto conto della gravità e della eccezionalità della situazione di crisi in cui versa l’intero territorio della Regione Abruzzo, compresi i Comuni colpiti dagli eventi sismici, ispirandosi a principi di semplificazione e tempestività,

RIBADITO CHE:

le disposizioni della L. 223/91 (anzianità aziendale di almeno 12 mesi di cui 6 di lavoro effettivamente prestato) e della L.160/88 (anzianità aziendale di almeno 90 giorni), si applicano, come previsto dall’art. 1 commi 30 e 31 L. 220/2010 e dall’art. 33, comma 21 della L. 183 del 12/11/2011, anche rispettivamente ai lavoratori destinatari della C.I.G. e della Mobilità in deroga, con la precisazione che, in caso di subentro di appalto o di operazioni di trasferimento di ramo d’azienda o di incorporazione, o assimilabili che comportino un passaggio diretto dei lavoratori, i periodi di lavoro precedenti tali operazioni possono essere considerati  utili ai fini del calcolo dell’anzianità lavorativa, ai sensi dell’art. 7-ter, comma 6, della L. 33/2009. Inoltre, continueranno a trovare applicazione le percentuali di abbattimento dei predetti trattamenti previste nella misura del 10% per la prima proroga, del 30% per la seconda proroga e 40% per le proroghe successive;

sulla scorta di quanto previsto dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con nota prot. n. 0012441 del 12.12.2011, visto l’art. 33, comma 21 della L. 183 del 12/11/2011, che ha comunicato la possibilità di continuare ad utilizzare le risorse finanziarie assegnate e non ancora utilizzate per interventi di ammortizzatori in deroga, per l’anno 2012, nel rispetto del citato articolo 33, comma 21 e dell’intesa Stato-Regioni e Province Autonome sancita in data 20 aprile 2011 dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome, le nuove misure previste dal presente verbale, dovranno essere contenute entro la data del  31.12.2012;

ai sensi dell’art. 33 della legge n. 183/2011, (legge di stabilità 2012): ”… I trattamenti di sostegno del reddito, nel caso di proroghe successive alla seconda, possono essere erogati esclusivamente nel caso di frequenza di specifici programmi di reimpiego, anche miranti alla riqualificazione professionale, organizzati dalla regione….”;

per la CIG in deroga va utilizzato esclusivamente il sistema del pagamento diretto ai lavoratori interessati da parte dell’I.N.P.S., anche in considerazione delle disposizioni dell’Istituto volte alla contrazione dei tempi per il pagamento dei trattamenti di  sostegno al reddito in deroga;

RICHIAMATO l’Accordo Quadro del 28/03/2012 e s.m.e i. dell’11/04/2012, e verbale Cicas del 27/06/2012 che di questo si intendono parte integrante;

PREMESSO CHE nel verbale del CICAS del 18 ottobre 2012, da ritenersi parte integrante e sostanziale del presente atto si è stabilito che:

–          Ove non diversamente stabilito  le disposizioni del presente verbale si applicano con effetto retroattivo a far data dal 1/10/2012.

–          Continuano a trovare applicazione le disposizioni di C.I.G. IN DEROGA di cui:

  • alla lett. c) del punto 3 e 4 del verbale C.I.C.A.S. del  28.03.2012 (35 settimane),
  • alle lett. a) e b) del punto 2 e 3 del verbale C.I.C.A.S. del  27.06.2012.

–          In merito ai requisiti di accesso alla mobilità in deroga nell’area sisma, oltre il requisito della residenza, viene inserito il requisito della sede operativa dell’azienda che procede al licenziamento, con effetto retroattivo a far data dal 1 gennaio 2012.

CONCORDA

di definire i criteri e le procedure per l’accesso agli ammortizzatori in deroga di cui al punto II  dell’ODG del richiamato verbale del C.I.C.A.S del 18 ottobre 2012, come segue:

  1. 2.     Interventi – intero territorio regionale  con esclusione  area sisma

 

C.I.G. IN DEROGA

Continuano a trovare applicazione le disposizioni di C.I.G. IN DEROGA di cui:

  • alla lett. c) del punto 3 del verbale C.I.C.A.S. del  28.03.2012 (35 settimane),
  • alle lett. a) e b) del punto 2 del verbale C.I.C.A.S. del  27.06.2012.

PROCEDURA

I datori di lavoro che intendano beneficiare della CIG in deroga sono tenuti a comunicare alle RSU e RSA aziendali, ovvero in mancanza al sindacato provinciale di categoria, la durata totale presumibile della sospensione o riduzione di orario ed il numero dei lavoratori da collocare in CIG per un esame congiunto. La consultazione si esaurisce, di regola, in sede aziendale, fatta eccezione per i datori di lavoro che fanno richiesta di proroghe successive al 24° mese di utilizzo della CIG in deroga, che dovranno esperire l’esame congiunto presso le sedi istituzionali, le Province o la Regione, secondo le competenze attribuite dagli artt. 2 e 3 della L.R.  76/1998. In tale caso i datori di lavoro dovranno allegare, pena l’inammissibilità dell’istanza, al verbale di accordo sindacale un piano di gestione degli esuberi con l’indicazione di programmi specifici di reimpiego e riqualificazione.

Il verbale di accordo sindacale redatto utilizzando esclusivamente il modello allegato 100C (*), dovrà essere compilato in tutte le sue parti, e dovrà inderogabilmente riportare:

–          periodi  pregressi di  CIG (CIGO, CIGS e  CIG in deroga) già riconosciuti;

–          specifica motivazione della richiesta di intervento;

–          percorsi di politica attiva da porre in essere.

La domanda di prima concessione o di proroga della CIG in deroga va presentata utilizzando esclusivamente la procedura telematica di cui al sito www.inps.it, , corredata di verbale di accordo sindacale (allegato 100C) ovvero di verbale di consultazione sindacale (allegato 100C) corredato della documentazione comprovante l’avvenuta convocazione delle parti interessate (tramite ricevuta di racc. a/r o ricevuta pec) .

Per la modalità di compilazione delle domande di CIG in deroga, tenuto conto che la richiesta di CIG riguarda un periodi complessivo di 26 settimane, al fine di garantire una tempestiva ed efficace fase di liquidazione da parte dell’INPS, nel “quadro C” del modello telematico INPS di domanda, che si allega al presente verbale, devono essere compilati due distinti periodi di 13 settimane di CIG in deroga (riga 1 + riga 2), per un totale di 26 settimane.

Il datore di lavoro che vuole utilizzare quanto previsto al punto “5” del verbale CICAS del 28.03.2012, deve allegare all’istanza anche l’accordo sottoscritto con il MLPS per l’attuazione dell’intervento formativo di cui all’art. 1, comma 1, Legge 102/2009.

La Direzione   Regionale Lavoro – Abruzzo (DRL), verificata la sussistenza dei requisiti richiesti, autorizza il datore di lavoro a beneficiare del trattamento di integrazione salariale in deroga richiesto.

L’I.N.P.S.,  accertata l’esistenza dei requisiti ed a seguito dell’autorizzazione della DRL, provvede al relativo pagamento.

Le domande di prima concessione o di proroga potranno essere presentate a partire dalla data di pubblicazione del presente verbale di riunione sul sito istituzionale della Regione Abruzzo (www.regione.abruzzo.it/fil) ed entro 20 (venti) giorni dalla data di sospensione.

I datori di lavoro, all’atto della effettiva sospensione dei lavoratori, pena l’esclusione dal beneficio, dovranno:

  1. comunicare ai lavoratori interessati, attraverso la sottoscrizione dell’Allegato 22 (*), il periodo di sospensione;
  2. far sottoscrivere la D.I.D. (Dichiarazione di Immediata Disponibilità) ai lavoratori di cui al punto precedente;
  3. trasmettere al C.P.I. territorialmente competente, entro 5 giorni, l’elenco dei lavoratori interessati completo dei dati anagrafici e recapiti telefonici, utilizzando l’allegato 33, nonché copia dell’accordo sindacale e della D.I.D. sottoscritti in caso di sospensioni uguali o superiori ai 15 giorni;
  4. trasmettere al C.P.I. territorialmente competente, entro il giorno successivo,  copia dell’accordo sindacale e della D.I.D. sottoscritti in caso di sospensioni inferiori ai 15 giorni.

I lavoratori interessati da una sospensione per un periodo pari o superiore a 15 giorni, ricevuta comunicazione attraverso l’Allegato 22 (*), si recheranno presso il Centro per l’Impiego competente per territorio entro 5 giorni dalla data della effettiva sospensione.

Il C.P.I. provvede alla presa in carico dei lavoratori sospesi ed ai successivi adempimenti.

Il C.P.I.  assicurerà  la presa in carico della totalità dei lavoratori provenienti da datori di lavoro che hanno fatto richiesta di proroghe successive al 24° mese.

ULTERIORI INTERVENTI DI CIG IN DEROGA

III.4)Cig in deroga della società A. Menozzi & R. De Rosa

Concessione di un periodo di Cassa in deroga dal 01/01/2012 sino al 30/06/2012, in favore di 38 lavoratori interessati da Cigs/Contratto di solidarietà di cui all’istanza prodotta al MLPS.

III.5) Cig in deroga Provincia e Ambiente Spa

Concessione di un periodo di Cassa in deroga dal 11/06/2012 al  06/10/2012 per n. 23 lavoratori di provincia e Ambiente Spa.

PROCEDURA

I datori di lavoro sono tenuti a comunicare alle RSU e RSA aziendali, ovvero in mancanza al sindacato provinciale di categoria, la durata totale presumibile della sospensione o riduzione di orario ed il numero dei lavoratori da collocare in CIG per un esame congiunto. La consultazione si esaurisce in sede aziendale. Il verbale di accordo sindacale redatto utilizzando esclusivamente il modello allegato 100C (*), dovrà essere compilato in tutte le sue parti, e dovrà inderogabilmente riportare:

–          periodi  pregressi di  CIG (CIGO, CIGS e  CIG in deroga) già riconosciuti;

–          specifica motivazione della richiesta di intervento;

–          percorsi di politica attiva da porre in essere, solo per i periodi di Cassa non retroattivi.

La domanda di prima concessione o di proroga della CIG in deroga va presentata utilizzando esclusivamente la procedura telematica di cui al sito www.inps.it, corredata di verbale di accordo sindacale (allegato 100C) ovvero di verbale di consultazione sindacale (allegato 100C) corredato della documentazione comprovante l’avvenuta convocazione delle parti interessate (tramite ricevuta di racc. a/r o ricevuta pec) .

La Direzione Regionale Lavoro – Abruzzo (DRL), verificata la sussistenza dei requisiti richiesti, autorizza il datore di lavoro a beneficiare del trattamento di integrazione salariale in deroga richiesto.

L’I.N.P.S., accertata l’esistenza dei requisiti ed a seguito dell’autorizzazione della DRL, provvede al relativo pagamento.

Le domande di prima concessione o di proroga potranno essere presentate a partire dalla data di pubblicazione del presente verbale di riunione sul sito istituzionale della Regione Abruzzo (www.regione.abruzzo.it/fil).

MOBILITA’ IN DEROGA

Gli interventi sotto riportati si intendono in favore dei lavoratori subordinati a tempo indeterminato o determinato, con inclusione degli apprendisti e dei lavoratori somministrati, che sono residenti nella Regione Abruzzo da almeno 6 mesi, fatta espressa eccezione per i lavoratori di cui al punto “3” (AREA SISMA).

Il Comitato, ribadito che continuano a trovare applicazione le disposizioni di cui alle lett. k) ed l) del punto 3 del verbale C.I.C.A.S. del 28.03.2012, dispone:

a)    Concessione, fino ad un  massimo di 26 settimane e comunque non oltre il 31.12.2012, della mobilità in deroga in favore dei lavoratori, licenziati da aziende con più di 15 dipendenti, per i quali, nel periodo dal 01.10.2012 al 31.12.2012 risulti scadere l’indennità di mobilità ai sensi della L. 223/91;

b)   Proroga, fino ad un  massimo di 26 settimane e comunque non oltre il 31.12.2012, della mobilità in deroga in favore dei lavoratori licenziati da aziende con più di 15 dipendenti, per i quali, nel periodo dal 01.10.2012 al 31.12.2012, risulti scadere l’indennità di mobilità in deroga della durata di 26 settimane,  concessa  allo scadere della mobilità  ex lege 223/91;

c)    Proroga, fino ad un massimo di 26 settimane e comunque non oltre il 31.12.2012, della mobilità in deroga in favore dei lavoratori che hanno compiuto almeno  il 55° anno di età, licenziati da aziende con più di 15 dipendenti e per i quali, nel periodo dal 01.10.2012 al 31.12.2012, risulti scadere l’indennità di mobilità in deroga della durata complessiva di 52 settimane, concessa  allo scadere della mobilità  ex lege 223/91;

d)   Concessione, fino ad un massimo di 13 settimane e comunque non oltre il 31.12.2012, della mobilità in deroga in favore dei lavoratori subordinati di aziende (operai, impiegati, intermedi e quadri), sia a tempo indeterminato che determinato, compresi apprendisti e somministrati,  soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato,  licenziati per giustificato motivo oggettivo connesso a riduzione, trasformazione o cessazione di attività di lavoro, dimessi per giusta causa per le fattispecie previste dal CCNL o cessati per scadenza del contratto, nel periodo dal 01.10.2012 al 31.12.2012, che non rientrano nella  disciplina della mobilità ex lege 223/91 e che non abbiano maturato i requisiti a percepire l’indennità di disoccupazione o altra tipologia di ammortizzatore sociale;

e)    Proroga, fino ad un  massimo di 13 settimane e comunque non oltre il 31.12.2012, della mobilità in deroga  in favore dei lavoratori subordinati di aziende (operai, impiegati, intermedi e quadri), sia a tempo indeterminato che determinato, compresi apprendisti e somministrati, soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato, licenziati per giustificato motivo oggettivo connesso a riduzione, trasformazione o cessazione di attività di lavoro,  dimessi per giusta causa per le fattispecie previste dal CCNL o  cessati per scadenza del contratto, che non rientrano nella  disciplina della mobilità ex lege 223/91 e che non abbiano maturato i requisiti a percepire l’indennità di disoccupazione o altra tipologia di ammortizzatore sociale, per i quali risulti scadere l’indennità di mobilità in deroga  concessa in forza del punto 2 lettera “f”  del verbale C.I.C.A.S. del 27.06.2012;

f)    Proroga, fino ad un  massimo di 13 settimane e comunque non oltre il 31.12.2012, della mobilità in deroga  in favore dei lavoratori subordinati di aziende (operai, impiegati, intermedi e quadri), sia a tempo indeterminato che determinato, compresi apprendisti e somministrati,  soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato, licenziati per giustificato motivo oggettivo connesso a riduzione, trasformazione o cessazione di attività di lavoro,  dimessi per giusta causa per le fattispecie previste dal CCNL o  cessati per scadenza del contratto, che non rientrano nella  disciplina della mobilità ex lege 223/91 e che non abbiano maturato i requisiti a percepire l’indennità di disoccupazione o altra tipologia di ammortizzatore sociale, per i quali risulti scadere l’indennità di mobilità in deroga  concessa in forza del punto 2 lettera “g” del verbale C.I.C.A.S. del 27.06.2012;

g)   Proroga, fino ad un massimo di 13 settimane e comunque non oltre il 31.12.2012, della mobilità in deroga in favore dei lavoratori che hanno compiuto almeno il 55° anno di età, subordinati di aziende (operai, impiegati, intermedi e quadri), sia a tempo indeterminato che determinato, compresi apprendisti e somministrati,  soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato, licenziati per giustificato motivo oggettivo connesso a riduzione, trasformazione o cessazione di attività di lavoro,  dimessi per giusta causa per le fattispecie previste dal CCNL o  cessati per scadenza del contratto, che non rientrano nella  disciplina della mobilità ex lege 223/91, e che non abbiano maturato i requisiti a percepire l’indennità di disoccupazione o altra tipologia di ammortizzatore sociale, per i quali risulti scadere l’indennità di mobilità in deroga concessa in forza del punto 2 lettera “h” del verbale C.I.C.A.S. del 27.06.2012.

III.1) Percorso integrato finalizzato all’utilizzo deilavoratori percettori di indennità di mobilità pressogli Uffici Giudiziari del distretto della Corte d’Appellodell’Aquila. Progetto Sperimentale.

Proroga della mobilità in deroga sino al 31/12/2012 in favore dei lavoratori avviati nei percorsi di cui all’Avviso Pubblico per la raccolta di candidature da parte di lavoratori in mobilità per l’accesso ai percorsi integrati per l’utilizzo di lavoratori in mobilità presso gli Uffici Giudiziari del Distretto di Corte D’Appello dell’Aquila già titolari di mobilità in deroga scaduta o in scadenza. Tale disposizione ha carattere residuale, ovvero può essere richiesta solo a condizione che il lavoratore abbia già fatto uso di tutti gli altri interventi di mobilità in deroga disponibili.  Il beneficio della misura è subordinata alla permanenza del lavoratore nei percorsi integrati di cui al citato avviso e cessa con la sua fuoriuscita.

III.2) Questura

Concessione della mobilità in deroga sino al 31/12/2012 in favore dei lavoratori utilizzati dalla Questura di Pescara in forza del Protocollo d’Intesa stipulato in data 11 aprile 2011, tra la Questura di Pescara e la Provincia di Pescara.

Tale disposizione ha carattere residuale, ovvero può essere richiesta solo a condizione che il lavoratore abbia già fatto uso di tutti gli altri interventi di mobilità in deroga disponibili.  Il beneficio della misura è subordinata alla permanenza del lavoratore nei percorsi di cui al citato Protocollo d’Intesa.

III. 6) Lavoratori  over 55

 Proroga della mobilità in deroga sino alla data del 31/12/2012, senza soluzione di continuità coi precedenti periodi, in favore dei lavoratori over 55, nei confronti dei quali, persistendo lo stato di disoccupazione è venuta a cessare la mobilità in deroga di cui al punto 2) lett “n.” del verbale Cicas del 21/12/2011 e punto III.1 del verbale Cicas del 27/06/2012.

In merito al punto III.6) che precede si precisa che ha diritto al beneficio chi ha compiuto 55 anni in costanza di ammortizzatore in deroga.

PROCEDURA

I lavoratori devono presentare la domanda di mobilità in deroga all’Amministrazione Provinciale territorialmente competente per il tramite del C.P.I. utilizzando il modello Allegato 1L (*),  entro 68 giorni, ex lege, dalla data:

–        di scadenza dell’indennità di mobilità ai sensi della legge 223/91;

–          di scadenza del trattamento  di mobilità in deroga;

–          di licenziamento per giustificato motivo;

–          di cessazione dell’attività lavorativa;

–          di cessazione del rapporto di lavoro a seguito di dimissioni per giusta causa per le fattispecie previste dal CCNL;

–          di cessazione per scadenza del contratto;

–          di scadenza di disoccupazione ordinaria.

Per le indennità di mobilità relative a periodi antecedenti la data di pubblicazione del presente verbale sul sito della regione Abruzzo, le domande potranno essere presentate entro 68 giorni dalla pubblicazione dello stesso sul sito della Regione Abruzzo. Tali interventi hanno effetto retroattivo, il periodo di mobilità in deroga decorre senza soluzione di continuità dalla data in cui è sorto il diritto a percepire l’ammortizzatore in deroga.

Tranne le eccezioni espressamente previste, tutti gli altri interventi di mobilità in deroga  non hanno effetto retroattivo, il periodo di mobilità in deroga decorre dalla data di presentazione della domanda presso il C.P.I. da parte del lavoratore.

Il C.P.I., contestualmente all’acquisizione della domanda, richiede, ai lavoratori espulsi, la sottoscrizione della Dichiarazione di Immediata Disponibilità (D.I.D.) ai sensi dell’art.19 comma 10 del DL 185/2008, convertito in L. 2/2009 e provvede alla presa in carico del lavoratore  ed ai successivi adempimenti che dovranno riguardare la totalità dei lavoratori in mobilità in deroga.

L’Amministrazione Provinciale istruisce le domande accertando la presenza dei requisiti oggettivi e soggettivi dispone, a firma del dirigente competente, la concessione della mobilità in deroga e trasmette il relativo decreto per quanto di competenza, redatto secondo le indicazioni di cui all’allegato modello 150 e 150b (*), concordato in sede di Conferenza di Servizi:

–          all’INPS territorialmente competente ai fini dell’erogazione del sostegno a reddito;

–          al CPI territorialmente competente;

–          alla Regione Abruzzo – Direzione Politiche Attive del Lavoro, Formazione ed Istruzione, Politiche Sociali – Servizio Programmazione e Gestione delle Politiche Passive del Lavoro con invio al seguente indirizzo di PEC politichepassive.dellavoro@pec.regione.abruzzo.it;

–          Italia Lavoro per il monitoraggio.

Il C.P.I., per quanto sopra, convoca tutti i soggetti beneficiari della Mobilità in Deroga ai fini della attuazione dei percorsi di Politica Attiva.

Qualora l’I.N.P.S. verifichi l’insussistenza dei requisiti di sua competenza e non può pertanto procedere al pagamento della prestazione fornisce all’Amministrazione Provinciale tutte le informazioni utili per l’adozione dei provvedimenti conseguenti.

3.     Interventi – territorio interessato dal sisma del 06/04/2009

C.I.G. IN DEROGA

Continuano a trovare applicazione le disposizioni di C.I.G. IN DEROGA di cui:

  • alla lett. c) del punto 4 del verbale C.I.C.A.S. del  28.03.2012 (35 settimane),
  • alle lett. a) e b) del punto 3 del verbale C.I.C.A.S. del  27.06.2012.

 PROCEDURA

I datori di lavoro che intendano beneficiare della CIG in deroga sono tenuti a comunicare alle RSU e RSA aziendali, ovvero in mancanza al sindacato provinciale di categoria, la durata totale presumibile della sospensione o riduzione di orario ed il numero dei lavoratori da collocare in CIG per un esame congiunto. La consultazione si esaurisce, di regola, in sede aziendale, fatta eccezione per i datori di lavoro che fanno richiesta di proroghe successive al 24° mese di utilizzo della CIG in deroga, che dovranno esperire l’esame congiunto presso le sedi istituzionali, le Province o la Regione, secondo le competenze attribuite dagli artt. 2 e 3 della L.R.  76/1998. In tale caso i datori di lavoro dovranno allegare, pena l’inammissibilità dell’istanza, al verbale di accordo sindacale un piano di gestione degli esuberi con l’indicazione di programmi specifici di reimpiego e riqualificazione.

Il verbale di accordo sindacale redatto utilizzando esclusivamente il modello allegato 100C (*), dovrà essere compilato in tutte le sue parti, e dovrà inderogabilmente riportare:

–          periodi  pregressi di  CIG (CIGO, CIGS e  CIG in deroga) già riconosciuti;

–          specifica motivazione della richiesta di intervento;

–          percorsi di politica attiva da porre in essere.

La domanda di prima concessione o di proroga della CIG in deroga va presentata utilizzando esclusivamente la procedura telematica di cui al sito www.inps.it, , corredata di verbale di accordo sindacale (allegato 100C) ovvero di verbale di consultazione sindacale (allegato 100C) corredato della documentazione comprovante l’avvenuta convocazione delle parti interessate (tramite ricevuta di racc. a/r o ricevuta pec) .

Per la modalità di compilazione delle domande di CIG in deroga, tenuto conto che la richiesta di CIG riguarda un periodi complessivo di 26 settimane, al fine di garantire una tempestiva ed efficace fase di liquidazione da parte dell’INPS, nel “quadro C” del modello telematico INPS di domanda, che si allega al presente verbale, devono essere compilati due distinti periodi di 13 settimane di CIG in deroga (riga 1 + riga 2), per un totale di 26 settimane.

Il datore di lavoro che vuole utilizzare quanto previsto al punto “5” del verbale CICAS del 28.03.2012, deve allegare all’istanza anche l’accordo sottoscritto con il MLPS per l’attuazione dell’intervento formativo di cui all’art. 1, comma 1, Legge 102/2009.

La Direzione   Regionale Lavoro – Abruzzo (DRL), verificata la sussistenza dei requisiti richiesti, autorizza il datore di lavoro a beneficiare del trattamento di integrazione salariale in deroga richiesto.

L’I.N.P.S.,  accertata l’esistenza dei requisiti ed a seguito dell’autorizzazione della DRL, provvede al relativo pagamento.

Le domande di prima concessione o di proroga potranno essere presentate a partire dalla data di pubblicazione del presente verbale di riunione sul sito istituzionale della Regione Abruzzo (www.regione.abruzzo.it/fil) ed entro 20 (venti) giorni dalla data di sospensione.

I datori di lavoro, all’atto della effettiva sospensione dei lavoratori, pena l’esclusione dal beneficio, dovranno:

  • comunicare ai lavoratori interessati, attraverso la sottoscrizione dell’Allegato 22 (*), il periodo di sospensione;
  • far sottoscrivere la D.I.D. (Dichiarazione di Immediata Disponibilità) ai lavoratori di cui al punto precedente;
  • trasmettere al C.P.I. territorialmente competente, entro 5 giorni, l’elenco dei lavoratori interessati completo dei dati anagrafici e recapiti telefonici, utilizzando l’allegato 33, nonché copia dell’accordo sindacale e della D.I.D. sottoscritti in caso di sospensioni uguali o superiori ai 15 giorni;
  • trasmettere al C.P.I. territorialmente competente, entro il giorno successivo,  copia dell’accordo sindacale e della D.I.D. sottoscritti in caso di sospensioni inferiori ai 15 giorni.

I lavoratori interessati da una sospensione per un periodo pari o superiore a 15 giorni, ricevuta comunicazione attraverso l’Allegato 22 (*), si recheranno presso il Centro per l’Impiego competente per territorio entro 5 giorni dalla data della effettiva sospensione.

Il C.P.I. provvede alla presa in carico dei lavoratori sospesi ed ai successivi adempimenti.

Il C.P.I.  assicurerà  la presa in carico della totalità dei lavoratori provenienti da datori di lavoro che hanno fatto richiesta di proroghe successive al 24° mese.

ULTERIORI INTERVENTI DI CIG IN DEROGA

III.3) Cig in deroga della Mazzoni Pietro Spa /Prov. L’Aquila

Concessione di un periodo di cassa in deroga dal 1 settembre 2012 al 31 dicembre 2012, senza soluzione di continuità con il precedente periodo fruito, in favore di 7 lavoratori della Mazzoni Pietro Spa cantiere dell’Aquila.

PROCEDURA

I datori di lavoro sono tenuti a comunicare alle RSU e RSA aziendali, ovvero in mancanza al sindacato provinciale di categoria, la durata totale presumibile della sospensione o riduzione di orario ed il numero dei lavoratori da collocare in CIG per un esame congiunto. La consultazione si esaurisce in sede aziendale. Il verbale di accordo sindacale redatto utilizzando esclusivamente il modello allegato 100C (*), dovrà essere compilato in tutte le sue parti, e dovrà inderogabilmente riportare:

–          periodi  pregressi di  CIG (CIGO, CIGS e  CIG in deroga) già riconosciuti;

–          specifica motivazione della richiesta di intervento;

–          percorsi di politica attiva da porre in essere, solo per i periodi di Cassa non retroattivi.

La domanda di prima concessione o di proroga della CIG in deroga va presentata utilizzando esclusivamente la procedura telematica di cui al sito www.inps.it, corredata di verbale di accordo sindacale (allegato 100C) ovvero di verbale di consultazione sindacale (allegato 100C) corredato della documentazione comprovante l’avvenuta convocazione delle parti interessate (tramite ricevuta di racc. a/r o ricevuta pec) .

La Direzione Regionale Lavoro – Abruzzo (DRL), verificata la sussistenza dei requisiti richiesti, autorizza il datore di lavoro a beneficiare del trattamento di integrazione salariale in deroga richiesto.

L’I.N.P.S.,  accertata l’esistenza dei requisiti ed a seguito dell’autorizzazione della DRL, provvede al relativo pagamento.

Le domande di prima concessione o di proroga potranno essere presentate a partire dalla data di pubblicazione del presente verbale di riunione sul sito istituzionale della Regione Abruzzo (www.regione.abruzzo.it/fil).

I datori di lavoro, pena l’esclusione dal beneficio, dovranno:

  • comunicare ai lavoratori interessati, attraverso la sottoscrizione dell’Allegato 22 (*), il periodo di sospensione;
  • far sottoscrivere la D.I.D. (Dichiarazione di Immediata Disponibilità) ai lavoratori sospesi, solo per i periodi di Cassa non retroattivi.
  • trasmettere al C.P.I. territorialmente competente, entro 5 giorni, l’elenco dei lavoratori interessati completo dei dati anagrafici e recapiti telefonici, utilizzando l’Allegato 33, nonché copia dell’accordo sindacale e della D.I.D. sottoscritti, solo per i periodi di Cassa non retroattivi;

I lavoratori interessati da una sospensione, solo per i periodi di Cassa non retroattivi, ricevuta comunicazione attraverso l’Allegato 22 (*), si recheranno presso il Centro per l’Impiego competente per territorio entro 5 giorni dalla data della effettiva sospensione.

Il C.P.I. provvede alla presa in carico dei lavoratori sospesi ed ai successivi adempimenti.

 MOBILITA’ IN DEROGA

 Gli interventi sotto riportati si intendono in favore dei lavoratori subordinati a tempo indeterminato e determinato, con inclusione degli apprendisti e dei lavoratori somministrati, che sono residenti da almeno 6 mesi nell’area sisma o, residenti in Abruzzo e licenziati da datori di lavoro con sedi operative in uno dei Comuni colpiti dagli eventi sismici che hanno interessato la Provincia dell’Aquila ed altri Comuni della Regione Abruzzo il giorno 06.04.2009, di cui ai Decreti n. 3 del 16.04.2009 e n. 11 del 17.07.2009 della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Commissario delegato di cui al DPCM del 6.04.2009, fatta espressa eccezione per i lavoratori di cui al precedente punto “2”.

Il Comitato, ribadito che continuano a trovare applicazione le disposizioni di cui alle lett. m) ed n) del punto 4 del verbale C.I.C.A.S. del 28.03.2012, dispone:

a)   Concessione, fino ad un massimo di 13 settimane e comunque non oltre il 31.12.2012, della mobilità in deroga in favore dei lavoratori subordinati (operai, impiegati, intermedi e quadri), sia a tempo indeterminato che determinato, compresi apprendisti e somministrati, licenziati da datori di lavoro titolari di unità operative anche artigiane e cooperative, non rientranti nei requisiti di accesso ai trattamenti previsti dalla legislazione ordinaria, nei confronti dei quali,  nel periodo compreso tra il 01.10.2012 ed il 31.12.2012, viene a scadere l’indennità di disoccupazione ordinaria, sempre che, in capo agli stessi,  permanga lo stato di disoccupazione;

b)   Proroga, fino ad un massimo di 13 settimane e comunque non oltre il 31.12.2012, della mobilità in deroga, in favore dei lavoratori subordinati (operai, impiegati, intermedi e quadri), sia a tempo indeterminato che determinato, compresi apprendisti e somministrati, già beneficiari della concessione/proroga di detto trattamento per effetto del Punto 3 lettere c) ed  d) del verbale C.I.C.A.S. del 27.06.2012 nei confronti dei quali entro il 31.12.2012, venga a scadere la mobilità in deroga,  sempre che, in capo agli stessi,  permanga lo stato di disoccupazione;

c)    Concessione, fino ad un massimo di 26 settimane e comunque non oltre il 31.12.2012,  della mobilità in deroga in favore dei lavoratori licenziati da aziende con più di 15 dipendenti, per i quali, nel periodo dal 01.10.2012 al 31.12.2012, risulti scadere l’indennità di mobilità ai sensi della legge 223/91;

d)   Proroga, fino ad un massimo di 26 settimane e comunque non oltre il 31.12.2012, della mobilità in deroga in favore dei lavoratori licenziati da aziende con più di 15 dipendenti, per i quali, nel periodo dal 01.10.2012 al 31.12.2012, risulti scadere l’indennità di mobilità in deroga della durata di 26 settimane,  concessa allo scadere della mobilità  ex lege 223/91;

e)    Proroga, fino ad un massimo di 26 settimane e comunque non oltre il 31.12.2012, della mobilità in deroga in favore dei lavoratori licenziati da aziende con più di 15 dipendenti e per i quali, nel periodo dal 01.10.2012 al 31.12.2012, risulti scadere l’indennità di mobilità in deroga della durata complessiva di 52 settimane,  concessa  allo scadere della mobilità  ex lege 223/91;

f)    Concessione, fino ad un massimo di 26 settimane e comunque non oltre il 31.12.2012, della mobilità in deroga  in favore dei lavoratori subordinati di aziende (operai, impiegati, intermedi e quadri), sia a tempo indeterminato che determinato, compresi apprendisti e somministrati,  soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato,  licenziati per giustificato motivo oggettivo connesso a riduzione, trasformazione o cessazione di attività di lavoro,  dimessi per giusta causa per le fattispecie previste dal CCNL o cessati per scadenza del contratto, nel periodo dal 01.10.2012 al 31.12.2012, che non rientrano nella  disciplina della mobilità ex lege 223/91 e che non abbiano maturato i requisiti a percepire l’indennità di disoccupazione o altra tipologia di ammortizzatore sociale;

g)   Proroga, fino ad un  massimo di 26 settimane e comunque non oltre il 31.12.2012, della mobilità in deroga  in favore dei lavoratori subordinati di aziende (operai, impiegati, intermedi e quadri), sia a tempo indeterminato che determinato, compresi apprendisti e somministrati,  soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato, licenziati per giustificato motivo oggettivo connesso a riduzione, trasformazione o cessazione di attività di lavoro,  dimessi per giusta causa per le fattispecie previste dal CCNL o  cessati per scadenza del contratto, che non rientrano nella  disciplina della mobilità ex lege 223/91 e che non abbiano maturato i requisiti a percepire l’indennità di disoccupazione o altra tipologia di ammortizzatore sociale, per i quali, nel periodo dal 01.10.2012 al 31.12.2012, risulti scadere l’indennità di mobilità in deroga  concessa in forza del punto 3 lettera “h” del verbale C.I.C.A.S. del 27.06.2012;

h)   Proroga, fino ad un  massimo di 26 settimane e comunque non oltre il 31.12.2012,  della mobilità in deroga  in favore dei lavoratori subordinati di aziende (operai, impiegati, intermedi e quadri), sia a tempo indeterminato che determinato, compresi apprendisti e somministrati,  soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato, licenziati per giustificato motivo oggettivo connesso a riduzione, trasformazione o cessazione di attività di lavoro,  dimessi per giusta causa per le fattispecie previste dal CCNL o  cessati per scadenza del contratto, che non rientrano nella  disciplina della mobilità ex lege 223/91 e che non abbiano maturato i requisiti a percepire l’indennità di disoccupazione o altra tipologia di ammortizzatore sociale, per i quali, nel periodo dal 01.10.2012 al 31.12.2012, risulti scadere l’indennità di mobilità in deroga  concessa in forza del punto 3 lettera “i” del verbale C.I.C.A.S. del 27.06.2012;

i)     Proroga,  fino ad un massimo di 26 settimane e comunque non oltre il 31.12.2012, della mobilità in deroga in favore dei lavoratori licenziati dalle imprese industriali fino a 15 dipendenti ed imprese artigiane che non rientrano nella disciplina dell’art. 12, commi 1 e 2 della L. 223/91, per i quali, nel periodo dal 01.10.2012 al 31.12.2012, sia scaduta l’indennità di mobilità in deroga concessa ai sensi del punto 3 lett. k) del verbale C.I.C.A.S. del 27.06.2012.

III.1) Percorso integrato finalizzato all’utilizzo deilavoratori percettori di indennità di mobilità pressogli Uffici Giudiziari del distretto della Corte d’Appellodell’Aquila. Progetto Sperimentale.

Proroga della mobilità in deroga sino al 31/12/2012 in favore dei lavoratori avviati nei percorsi di cui all’Avviso Pubblico per la raccolta di candidature da parte di lavoratori in mobilità per l’accesso ai percorsi integrati per l’utilizzo di lavoratori in mobilità presso gli Uffici Giudiziari del Distretto di Corte D’Appello dell’Aquila già titolari di mobilità in deroga scaduta o in scadenza. Tale disposizione ha carattere residuale, ovvero può essere richiesta solo a condizione che il lavoratore abbia già fatto uso di tutti gli altri interventi di mobilità in deroga disponibili.  Il beneficio della misura è subordinata alla permanenza del lavoratore nei percorsi integrati di cui al citato avviso e cessa con la sua fuoriuscita.

III.2) Questura

Concessione della mobilità in deroga sino al 31/12/2012 in favore dei lavoratori utilizzati dalla Questura di Pescara in forza del Protocollo d’Intesa stipulato in data 11 aprile 2011, tra la Questura di Pescara e la Provincia di Pescara, nelle more dell’attivazione del percorso integrato per gli uffici delle Questure e delle Prefetture.

Tale disposizione ha carattere residuale, ovvero può essere richiesta solo a condizione che il lavoratore abbia già fatto uso di tutti gli altri interventi di mobilità in deroga disponibili.  Il beneficio della misura è subordinata alla permanenza del lavoratore nei percorsi di cui al citato Protocollo d’Intesa.

1. Chiarimenti sui requisiti di accesso alla mobilità in deroga – AREA SISMA

In merito ai requisiti di accesso alla mobilità in deroga nell’area sisma, già richiamato nelle premesse, si precisa che in ogni caso gli interventi devono essere contenuti nei periodi massimi previsti dal Cicas.

PROCEDURA

I lavoratori devono presentare la domanda di mobilità in deroga all’Amministrazione Provinciale territorialmente competente per il tramite del C.P.I. utilizzando il modello Allegato 2L (*),  entro 68 giorni, ex lege, dalla data:

–        di scadenza dell’indennità di mobilità ai sensi della legge 223/91;

–          di scadenza del trattamento  di mobilità in deroga;

–          di licenziamento per giustificato motivo;

–          di cessazione dell’attività lavorativa;

–          di cessazione del rapporto di lavoro a seguito di dimissioni per giusta causa per le fattispecie previste dal CCNL;

–          di cessazione per scadenza del contratto;

–          di scadenza di disoccupazione ordinaria.

Per le indennità di mobilità relative a periodi antecedenti la data di pubblicazione del presente verbale sul sito della regione Abruzzo, le domande potranno essere presentate entro 68 giorni dalla pubblicazione dello stesso sul sito della Regione Abruzzo. Tali interventi hanno effetto retroattivo, il periodo di mobilità in deroga decorre senza soluzione di continuità dalla data in cui è sorto il diritto a percepire l’ammortizzatore in deroga.

Tranne le eccezioni espressamente previste, tutti gli altri interventi di mobilità in deroga  non hanno effetto retroattivo, il periodo di mobilità in deroga decorre dalla data di presentazione della domanda presso il C.P.I. da parte del lavoratore.

Il C.P.I., contestualmente all’acquisizione della domanda, richiede, ai lavoratori espulsi, la sottoscrizione della Dichiarazione di Immediata Disponibilità (D.I.D.) ai sensi dell’art. 19 comma 10 del DL 185/2008, convertito in L. 2/2009 e provvede alla presa in carico del lavoratore  ed ai successivi adempimenti che dovranno riguardare la totalità dei lavoratori in mobilità in deroga.

L’Amministrazione Provinciale istruisce le domande accertando la presenza dei requisiti oggettivi e soggettivi dispone, a firma del dirigente competente, la concessione della mobilità in deroga e trasmette il relativo decreto per quanto di competenza, redatto secondo le indicazioni di cui all’allegato modello 150 e 150b (*), concordato in sede di Conferenza di Servizi:

–          all’INPS territorialmente competente ai fini dell’erogazione del sostegno a reddito;

–          al CPI territorialmente competente;

–          alla Regione Abruzzo – Direzione Politiche Attive del Lavoro, Formazione ed Istruzione, Politiche Sociali – Servizio Programmazione e Gestione delle Politiche Passive del Lavoro con invio al seguente indirizzo di PEC politichepassive.dellavoro@pec.regione.abruzzo.it;

–          Italia Lavoro per il monitoraggio.

Il C.P.I., per quanto sopra, convoca tutti i soggetti beneficiari della Mobilità in Deroga ai fini della attuazione dei percorsi di Politica Attiva.

Qualora l’I.N.P.S. verifichi l’insussistenza dei requisiti di sua competenza non  procede al pagamento della prestazione e fornisce all’Amministrazione Provinciale tutte le informazioni utili per l’adozione dei provvedimenti conseguenti.

 

 (*) Tutti i documenti sopra citati sono reperibili sul sito istituzionale della Regione Abruzzo (www.regione.abruzzo.it/fil).

VARIE E EVENTUALI:

REQUISITI DI ACCESSO ALLA MOBILITA’ AREA SISMA

Col verbale Cicas del 18 ottobre 2012 si è disposto che per l’accesso alla mobilità area sisma è previsto oltre il requisito della residenza anche la sede operativa dell’azienda che procede al licenziamento, riconoscendo la retroattività di tale disposizione alla data del 01 gennaio 2012. Ciò posto si invitano le Province interessate a ricontattare tutti i lavoratori, le cui istanze siano state rigettate e che siano in possesso dei suddetti requisiti a far data da gennaio 2012, per gli adempimenti di competenza.

DIMISSIONE VOLONTARIE

Si fa seguito alla questione sottoposta dalla Provincia di Teramo e avente ad oggetto le dimissioni  volontarie ex art. 55 D. Lgs. 151/2001 (Testo Unico Maternità e Paternità) si chiarisce quanto segue.

Le lavoratrici madri, che non siano in possesso dei requisiti per l’accesso agli ammortizzatori ordinari, possono avere accesso agli ammortizzatori in deroga, alla stregua dei lavoratori licenziati o dimessi per giusta causa.

SENTENZA TRIBUNALE BOLOGNA IN APPLICAZIONE ART.18 LEGGE 300 DOPO RIFORMA LAVORO

24/10/2012

Tra le disposizioni contenute nella leggen.92/12  di riforma del lavoro ,.si richiama quella contenuta nell’art.1.comma 42 che ha apportato significate modificazioni all’art.18 della legge n.300/70, in merioto  alla tutela dei lavoratori in caso di licenziamento illegittimo.

In particolare ,.si sottolinea  il contenuto del  comma 4 del nuovo testo dell’art.18  ,che recita quanto segue:

“Il giudice, nelle ipotesi in cui  accerta  che  non  ricorrono  gli
estremi del giustificato  motivo  soggettivo  o  della  giusta  causa
addotti dal datore di lavoro, per insussistenza del fatto  contestato
ovvero perche’ il fatto rientra tra  le  condotte  punibili  con  una
sanzione conservativa  sulla  base  delle  previsioni  dei  contratti
collettivi ovvero dei codici  disciplinari  applicabili,  annulla  il
licenziamento e condanna il datore di lavoro alla reintegrazione  nel
posto di lavoro di cui al primo comma e al pagamento di un’indennita’
risarcitoria commisurata all’ultima retribuzione globale di fatto dal
giorno del licenziamento sino a quello dell’effettiva reintegrazione,
dedotto  quanto  il  lavoratore  ha   percepito,   nel   periodo   di
estromissione, per lo  svolgimento  di  altre  attivita’  lavorative,
nonche’ quanto avrebbe potuto  percepire  dedicandosi  con  diligenza
alla ricerca di  una  nuova  occupazione.  In  ogni  caso  la  misura
dell’indennita’ risarcitoria  non  puo’  essere  superiore  a  dodici
mensilita’ della retribuzione globale di fatto. Il datore  di  lavoro
e’ condannato, altresi’, al versamento dei contributi previdenziali e
assistenziali dal  giorno  del  licenziamento  fino  a  quello  della
effettiva reintegrazione, maggiorati  degli  interessi  nella  misura
legale  senza  applicazione  di  sanzioni  per  omessa  o   ritardata
contribuzione, per un  importo  pari  al  differenziale  contributivo
esistente  tra  la  contribuzione  che  sarebbe  stata  maturata  nel
rapporto di lavoro risolto dall’illegittimo  licenziamento  e  quella
accreditata al lavoratore in conseguenza dello svolgimento  di  altre
attivita’ lavorative. In  quest’ultimo  caso,  qualora  i  contributi
afferiscano ad  altra  gestione  previdenziale,  essi  sono  imputati
d’ufficio  alla  gestione  corrispondente  all’attivita’   lavorativa
svolta dal dipendente licenziato, con addebito dei relativi costi  al
datore  di  lavoro.  A  seguito  dell’ordine  di  reintegrazione,  il
rapporto di lavoro si intende risolto quando il lavoratore non  abbia
ripreso servizio  entro  trenta  giorni  dall’invito  del  datore  di
lavoro, salvo il caso in cui abbia richiesto l’indennita’ sostitutiva
della reintegrazione nel posto di lavoro ai sensi del terzo comma. ”

In relazione a quanto precede si ritiene opportuno evidenziare che il Tribunale di Bologna con sentenza del 15 ottobre 2012 ha definito il ricorso di un lavorsatore licenziato ,affermando l’insussistenza del fatto contestato  ,disponendo   a carico del datore di lavoro  in conformita’ alla previsione del nuovo testo dell’art.18 ,nella parte definita dell’art.1, comma 42,quarto periodo  ,della legge n.92/12.

Di seguito ,siriporta per completezza informativa e valutativa la richiamata sentenza:

Il Tribunale di Bologna in funzione di Giudice del Lavoro, a scioglimento della riserva, osserva quanto segue.

Il fatto storico che ha dato luogo al licenziamento di C. P. da parte di A. srl, è documentale ed incontestato tra le parti.

Nello specifico è accaduto che in data 13-07-2012, S. D. V., superiore gerarchico direttore del ricorrente ha inviato al medesimo ricorrente, un’e-mail interna avente il seguente contenuto: “Per favore controlla questi disegni, hanno modificato di nuovo i disegni (alcune cose). Tolleranze sono state modificate. Per favore fare misurare sulla base di questi ultimi disegni allegati. Buttare via i disegni che avevamo chiesto ieri”.

In data 17-07-2012, C. P. ha risposto con la seguente e-mail: “Confido per martedì 24 luglio 2012 di avere i rilievi con le tempistiche di modifica dei programmi”.

Nello stesso giorno, S. D. V. rispondeva alla predetta e-mail con la seguente e-mail: “Non devi confidare. Devi avere pianificato l’attività, quindi se hai dato come data il 24-07, deve essere quella la data di consegna dei dati. Altrimenti indichi una data diversa, che non è confidente ma certa, per favore”.

Nella stessa data, C. P. rispondeva all’e-mail di S. D. V., con la seguente e-mail: “Parlare di pianificazione nel G. A., è come parlare di psicologia con un maiale, nessuno ha il minimo sentore di cosa voglia dire pianificare una minima attività in questa azienda. Pertanto, se Dio vorrà, per martedì 24-07-2012, avrai tutto quello che ti serve”.

Questo è il fatto storico che ha dato luogo al licenziamento del ricorrente, sulla base di un’asserita giusta causa di licenziamento, in relazione al contenuto offensivo dell’ultima e-mail dello stesso ricorrente.

Ciò posto osserva il Tribunale che la qualificazione e la valutazione di tale fatto, come di qualunque fatto storico, richiede la contestualizzazione del fatto medesimo e la sua collocazione nel tempo, nello spazio, nella situazione psicologica dei soggetti operanti, nonché nella sequenza degli avvenimenti e nelle condotte degli altri soggetti che hanno avuto un ruolo nel fatto storico in esame e nelle condotte anteatte e nelle condotte post factum dei protagonisti.

Ciò posto osserva il Tribunale che da una serena e complessiva valutazione del fatto storico che ha dato luogo al presente procedimento, emerge con evidenza la modestia dell’episodio in questione, la sua scarsa rilevanza offensiva, ed il suo modestissimo peso disciplinare.

Infatti, in primo luogo, C. P. lavora in azienda dal luglio 2007 con qualifica di impiegato e mansioni di Responsabile del reparto qualità, e non ha mai avuto precedenti richiami disciplinari, neppure minimi.

In secondo luogo, la frase incriminata” è come parlare di psicologia con un maiale”, non è stata pronunciata a freddo, in maniera pensata e deliberata, nell’ambito di un’aggressione verbale preordinata e finalizzata a ledere il prestigio aziendale, bensì è stata pronunciata, in un evidente momento di disagio conseguente da una parte allo stress lavorativo che emerge dallo scambio epistolare, da cui si evince che il lavoratore era sotto pressione per le scadenze lavorative in essere.

E’ poi stata pronunciata a fronte e nell’immediatezza di un’e-mail del superiore gerarchico il cui contenuto è palesemente ed inutilmente denigratorio e contenutisticamente offensivo della professionalità del soggetto cui era diretta, ossia dello stesso C..

Infatti se si esamina il tono ed il contenuto della e-mail di S. D. V., che qui si riporta: “Non devi confidare. Devi avere pianificato l’attività, quindi se hai dato come data il 24-07, deve essere quella la data di consegna dei dati.

Altrimenti indichi una data diversa, che non è confidente ma certa, per favore”, emerge con evidenza il contenuto implicitamente ed inutilmente denigratorio ed offensivo, ed il tono che è palesemente di aggressivo, rimprovero e dispregiativo, e riflette a sua volta, con ogni probabilità, quello che era in quel momento, uno stato di tensione e stress lavorativo dello stesso D. V., a sua volta sotto pressione per le incombenze legate all’attività di certificazione che era in essere, con scadenze ravvicinate ed assillanti.

A ciò si aggiunge, quale ulteriore elemento valutativo dell’atteggiamento psicologico del ricorrente, che lo stesso ricorrente, nell’immediatezza del fatto, con lettera del 24-07-2012, ha dato atto dell’ inopportunità della propria affermazione, ne ha spiegato la genesi, riconducendola ad un momento di stress lavorativo, ed ha porto le scuse del predetto comportamento.

Ne consegue, sotto il profilo della valutazione di gravità del comportamento addebitato al ricorrente, che lo stesso non è idoneo ad integrare il concetto di giuste causa di licenziamento ex art. 2119.

Da tale valutazione inerente la gravità del fatto come sopra ricostruito, discende un’importante conseguenza, relativa alla disciplina applicabile. Infatti, la recente riforma dell’art. 18 della Legge N. 300/1970, ha modificato la predetta norma, ed ha delineato nel comma 4°, le fattispecie di licenziamento disciplinare con reintegra, distinguendole dalle fattispecie di licenziamento disciplinare senza reintegra, disciplinate dal successivo comma 5° della stessa norma. Nello specifico, l’art. 18 comma 4° della legge N. 300/1970, come novellato, prevede che il Giudice dispone la reintegra del lavoratore, nelle ipotesi in cui non ricorrano gli estremi della giusta causa o del giustificato motivo oggettivo di licenziamento, allorché ricorra un’ipotesi di insussistenza del fatto contestato, o qualora il fatto rientri tra le condotte punibili con una sanzione conservativa, secondo le previsioni dei contratti collettivi e dei codici disciplinari applicabili.

Nel caso in esame, osserva il Tribunale che ricorrono entrambe le fattispecie previste dalla norma in questione.

Infatti, per quanto riguarda la fattispecie inerente la cd.” insussistenza del fatto contestato”, osserva il Tribunale che la norma in questione, parlando di fatto, fa necessariamente riferimento al cd. Fatto Giuridico, inteso come il fatto globalmente accertato, nell’unicum della sua componente oggettiva e nella sua componente inerente l’elemento soggettivo.

Né può ritenersi che l’espressione ” insussistenza del fatto contestato”, utilizzata dal legislatore facesse riferimento al solo fatto materiale, posto che tale interpretazione sarebbe palesemente in violazione dei principi generali dell’ordinamento civilistico, relativi alla diligenza ed alla buona fede nell’esecuzione del rapporto lavorativo, posto che potrebbe giungere a ritenere applicabile la sanzione del licenziamento indennizzato, anche a comportamenti esistenti sotto l’aspetto materiale ed oggettivo, ma privi dell’elemento psicologico, o addirittura privi dell’elemento della coscienza volontà dell’azione.

Per quanto riguarda poi la fattispecie inerente l’ipotesi che “il fatto rientri tra le condotte punibili con una sanzione conservativa, secondo le previsioni dei contratti collettivi e dei codici disciplinari applicabili”, osserva il Tribunale che l’art. 9 Sez. 4° Titolo 7° C.C.N.L. Metalmeccanici 2008, applicabile al rapporto di lavoro in questione, prevede espressamente solo sanzioni conservative, nella diversa gradazione ivi contemplata, per la fattispecie della cd. “lieve insubordinazione nei confronti dei superiori”, previsioni in cui rientra palesemente, per le ragioni sopra esposte, il fatto commesso dal ricorrente.

Per tali motivi deve essere disposta la reintegra del ricorrente, nel posto di lavoro e nelle mansioni, o in mansioni equivalenti, ed il risarcimento del danno, in misura pari alle retribuzioni mensili globali di fatto dovute e non corrisposte, dal giorno del licenziamento al giorno della reintegra, con interessi legali e rivalutazione monetaria secondo indici lstat, dalla mora al saldo.

Le spese processuali seguono la soccombenza e vengono liquidate in Euro 2.000,00 oltre Iva e cpa.

P.Q.M.

Dichiara l’illegittimità del licenziamento intimato da A. srl a C. P., in data 30-07-2012, ed ordina ad A. srl la reintegra di C. P., nel posto di lavoro e nelle mansioni, o in mansioni equivalenti.

Condanna A. srl al risarcimento del danno a favore di C. P., liquidato in misura pari alle retribuzioni mensili globali di fatto dovute, dal giorno del licenziamento a quello di reintegra, dedotto l’aliunde perceptum, oltre alla regolarizzazione contributiva, con interessi legali e rivalutazione monetaria secondo indici lstat, dalla mora al saldo.

Condanna A. srl alla rifusione delle spese processuali a favore del ricorrente, liquidate in Euro 2.000, 00 oltre Iva e cpa, cori distrazione ai Procuratori Antistatari.

RIPRESA ADEMPIMENTI FISCALI E VERSAMENTI DOMICILIATOI FISCALMENTE COMUNI CRATERE SISMICO ABRUZZO

24/10/2012

Si riporta il testo integrale del Messaggio 23 ottobre 2012, n. 17133 con cui l’Inps ,riguardo al Sisma Abruzzo del 6 aprile 2009,fornisce indicazioni operative  sulla   ripresa degli adempimenti fiscali e dei versamenti prevista nei confronti dei soggetti con domicilio fiscale nei c.d. “comuni del cratere”,compresa la  procedura di acquisizione delle domande di recupero

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Premessa

Con Circolare n. 44/E del 13 agosto 2010, l’Agenzia delle Entrate ha stabilito modalità e tempi di recupero delle ritenute IRPEF già sospese a seguito degli eventi calamitosi del 6 aprile 2009 per i soggetti non residenti nei Comuni del cratere.

Il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 2010/ 151122 del 23 novembre 2010 ha stabilito modalità e tempi di recupero delle ritenute IRPEF già sospese a seguito degli eventi calamitosi del 6 aprile 2009 per i soggetti residenti nei Comuni del cratere.

Il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 2011/99717del 2 novembre 2011 ha differito al 1° gennaio 2012 l’inizio del recupero delle ritenute IRPEF già sospese a seguito degli eventi calamitosi del 6 aprile 2009 per i soggetti residenti nei Comuni del cratere.

L’articolo 28 della legge 12 novembre 2011, n.183 ha inoltre stabilito la riduzione degli adempimenti tributari pari al 40%.

28. Per consentire il rientro dall’emergenza derivante dal sisma che ha colpito il territorio abruzzese il 6 aprile 2009, la ripresa della riscossione di cui all’articolo 39, commi 3-bis, 3-ter e 3-quater, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, avviene, senza applicazione di sanzioni, interessi e oneri accessori, mediante il pagamento in centoventi rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di gennaio 2012. L’ammontare dovuto per ciascun tributo o contributo, ovvero per ciascun carico iscritto a ruolo, oggetto delle sospensioni, al netto dei versamenti già eseguiti, è ridotto al 40 per cento.

2. Procedura di acquisizione delle domande di rateazione

Con il messaggio numero. 12007 del 17 luglio 2012 è stato pubblicato il modulo di richiesta della rateazione del recupero delle ritenute fiscali sospese a seguito degli eventi calamitosi del 6 aprile 2009 per i soggetti residenti nei comuni del cratere.

Per gestire l’acquisizione delle richieste, è stata implementata la procedura già residente in ambiente WEB.

La procedura è accessibile per tutte le strutture tramite il seguente percorso:

Intranet / Processi / Assicurato pensionato / Procedure di gestione pensioni / “CALAMITA’ NATURALI NEW” – “Recupero ritenute erariali”.

Per l’accesso alla procedura è necessaria l’autorizzazioni alla transazione LUCN01 in UTPEN.

La procedura verrà resa disponibile in INTERNET anche per i CAF.

2.1. Acquisizione delle domande di rateazione

L’acquisizione è effettuata tramite l’inserimento del codice fiscale e successiva conferma da parte dell’operatore.

– Acquisizione del comune del cratere – E’ necessario scegliere nel menù a tendina il comune di residenza al momento dell’evento calamitoso.

Nell’eventualità che non sia stata digitata la scelta, a fine acquisizione la procedura non permette la trasmissione della domanda.

– Indirizzo – La procedura richiede la conferma dell’indirizzo già memorizzato o la sua variazione.

Nell’eventualità che non sia stata digitata la conferma o la variazione di indirizzo, a fine acquisizione la procedura non permette la trasmissione della domanda.

E’ possibile acquisire il numero di telefono cellulare del pensionato, al fine di informarlo con SMS dell’accoglimento o della reiezione della domanda di rateazione.

E’ possibile anche acquisire l’indirizzo mail.

– Data della domanda – E’ necessario acquisire la data della presentazione della domanda.

Nell’eventualità che non sia stata digitata la data di presentazione, a fine acquisizione la procedura non permette la trasmissione della domanda.

Seguono poi i campi da compilare per i vari tributi da rimborsare, dichiarati dal pensionato, come da allegato 1.

Al termine dell’acquisizione, la procedura emette, a richiesta dell’operatore di sede, una lettera a stampa diretta, con l’indicazione della data a partire dalla quale viene avviato il recupero sulla pensione, l’importo e il numero di rate residue .

Se l’operatore di sede non richiede la stampa della lettera oppure se la richiesta di rateazione viene presentata tramite CAF, la comunicazione al pensionato sarà effettuata tramite Postel.

Nel caso in cui non sia possibile accogliere la richiesta, le procedure centrali provvedono ad emettere la lettera di reiezione.

Si riportano in allegato la lettera di accoglimento della richiesta di recupero rateale (allegato 2) e quella di reiezione (allegato 3).

Al momento dell’elaborazione della richiesta, se l’operatore digita il tasto funzionale “INVIA SMS”, viene inviato al pensionato che ha segnalato il proprio numero di telefono cellulare, il seguente SMS :

“INPS INFORMA

Gentile Utente, la sua domanda di rateazione del recupero delle ritenute erariali è stata inserita correttamente .La prima rata partirà dal mese di……””

Oppure

“INPS INFORMA

Gentile Utente, non è possibile accogliere la sua domanda di rateazione del recupero delle ritenute erariali”1.

3. Elaborazione della domanda di recupero

Gli importi totali delle ritenute sospese dichiarati dal pensionato e le rate richieste sono riferiti al periodo da gennaio 2012.

La procedura calcola automaticamente come recupero da effettuare il 40% dell’importo dichiarato .

Il numero di rate per le quali effettuare il recupero è calcolato per la differenza tra le rate richieste e il numero di mesi intercorrenti da gennaio 2012 all’ultimo mese già estratto.

Per ciascuna voce di ritenuta sospesa, l’importo della singola rata viene determinato dividendo l’importo totale per il numero delle rate richieste.

– Se il singolo conguaglio totale è inferiore ad un euro il recupero totale deve essere effettuato in una singola rata.

– Se l’importo della singola rata, calcolata sul singolo conguaglio suddiviso nel numero di rate richieste, è inferiore ad un euro, deve essere ricalcolato il numero di rate in modo che sia effettuato il recupero in numero rate di almeno un euro.

– In caso di pensioni fiscalmente abbinate, se la singola rata trova capienza sulla rata di pensione principale, il recupero viene avviato sulla pensione principale, altrimenti viene ripartito proporzionalmente sulla rata di ciascuna pensione

Allegato 1

Descrizione tributo Anno riferimento dell’imposta Codice recupero su GP8
Irpef a saldo 2008 648
Addizionale regionale 2008 647
Addizionale comunale a saldo 2008 645
Addizionale comunale acconto 2009 646
Irpef a saldo 2009 632
Addizionale regionale 2009 824
Addizionale comunale a saldo 2009 819
Addizionale comunale acconto 2010 820
Recupero sospensione IRPEF 2010 – sisma Aquila 2010 825
Imposta sostitutiva dipendenti 2008 649
Imposta sostitutiva dipendenti 2009 651
Imposta sostitutiva dipendenti 2010 827
Imposta su arretrati a tassazione separata acconto 20% 2008 652
Imposta su arretrati a tassazione separata acconto 20% 2009 821
Imposta su arretrati a tassazione separata acconto 20% 2010 822
Imposta su arretrati a tassazione separata da CUD 2009 653
Imposta su arretrati a tassazione separata da CUD 2010 823
Imposta TFR a tassazione separata acconto 20% 2008 654
Imposta TFR a tassazione separata acconto 20% 2009 828
Imposta TFR a tassazione separata acconto 20% 2010 829
Imposta TFR da CUD 2009 650
Imposta TFR da CUD 2010 826

Allegato 2

Città, data _________________________________________

Al Signor/ra _________________________________________________

Nome Cognome _____________________________________________

Indirizzo ____________________________________________________

CAP – CITTÀ  ________________________________________________

Gentile Signore/a,

La informiamo che è stata accolta la Sua richiesta di effettuare, tramite trattenute mensili sulla pensione, il versamento delle ritenute IRPEF sospese a seguito degli eventi calamitosi del 6 aprile 2009.

Lei ha dichiarato un importo complessivo di euro XXXXX,XX di cui il 40% (pari a euro XXXXX,XX), deve essere recuperato in XXX rate.

A partire dal mese di _____________, detratte le rate già versate da gennaio 2012 in poi, sarà effettuato un recupero complessivo di euro XXXXX,XX, ripartito in XX rate.

Se la rata della pensione risultasse temporaneamente insufficiente, l’importo verrà automaticamente recuperato sulla rata successiva.

In ogni caso l’intero importo deve essere versato entro il mese di ____________.

Le trattenute effettuate saranno oggetto di certificazione l’anno successivo.

Per qualunque informazione non esiti a contattarci con le modalità indicate nel box in fondo alla pagina.

Cordiali saluti

_________________________________________________

Il direttore

COGNOME NOME

Firma autografa sostituita a mezzo stampa ai sensi dell’art. 3, comma 2 del D.lgs. n.39 del 1993

Tutti i nostri uffici Inps sono a sua disposizione per ogni ulteriore informazione; può trovare l’elenco completo delle nostre Sedi sugli elenchi telefonici o sul sito internet http://www.inps.it.

Può, inoltre, telefonare al numero gratuito 803 164: un operatore sarà a sua disposizione per informazioni e notizie dal lunedì al venerdì dalle ore 8 alle ore 20 e il sabato dalle ore 8 alle ore 14.

Se preferisce, può infine rivolgersi ad uno degli Enti di patronato riconosciuti dalla legge, che le fornirà assistenza gratuita.

Per risparmiare tempo ed ottenere le informazioni rapidamente ricordi di tenere a portata di mano:

Codice fiscale  XXXXXXXXX

Riferimento prestazione  Categoria Sede certificato

Allegato 3

Città, data _________________________________________

Al Signor/ra _________________________________________________

Nome Cognome _____________________________________________

Indirizzo ____________________________________________________

CAP – CITTÀ  ________________________________________________

Gentile Signore/a,

siamo spiacenti di informarLa che la Sua richiesta di effettuare, tramite trattenute mensili sulla pensione, il versamento delle ritenute IRPEF sospese a seguito degli eventi calamitosi del 6 aprile 2009, è stata respinta in quanto l’importo della pensione non è sufficiente per effettuare le trattenute  la sua pensione non consente l’effettuazione dei conguagli.

Dovrà quindi continuare a versare le ritenute IRPEF sospese a seguito del sisma del 6 aprile 2009 con le modalità ordinarie.

Per qualunque informazione non esiti a contattarci con le modalità indicate nel box in fondo alla pagina.

Cordiali saluti

________________________________________________

Il direttore

COGNOME NOME

Firma autografa sostituita a mezzo stampa ai sensi dell’art. 3, comma 2 del D.lgs. n.39 del 1993

Tutti i nostri uffici Inps sono a sua disposizione per ogni ulteriore informazione; può trovare l’elenco completo delle nostre Sedi sugli elenchi telefonici o sul sito internet http://www.inps.it.

Può, inoltre, telefonare al numero gratuito 803 164: un operatore sarà a sua disposizione per informazioni e notizie dal lunedì al venerdì dalle ore 8 alle ore 20 e il sabato dalle ore 8 alle ore 14.

Se preferisce, può infine rivolgersi ad uno degli Enti di patronato riconosciuti dalla legge, che le fornirà assistenza gratuita.

Per risparmiare tempo ed ottenere le informazioni rapidamente ricordi di tenere a portata di mano:

Codice fiscale  XXXXXXXXX

Riferimento prestazione  Categoria Sede certificato

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Verranno visualizzate le ultime disponibili.

ISTRUZIONI MINISTERO FINANZE PER ATTUAZIONE ART.23TER DEC.LEGVO N.201/11

24/10/2012

Si richiama l’attenzione sulla sottostante  Circolare 22 ottobre 2012, n. 30 contenente le disposizioni del MEF per l’attuazione dell’ articolo 23-ter del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214.,concernente il limite massimo retributivo per emolumenti o retribuzioni nell’ambito di rapporti di lavoro dipendente o autonomo con le Pubbliche Amministrazioni statali.

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1. Premessa

Il decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, recante “Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici” ha, tra l’altro, introdotto, all’articolo 23-ter, talune disposizioni in materia di trattamenti economici.

In particolare, il comma 1 del predetto articolo 23-ter prevede che, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, è definito il trattamento economico annuo onnicomprensivo di chiunque riceva, a carico delle finanze pubbliche, emolumenti o retribuzioni nell’ambito di rapporti di lavoro dipendente o autonomo con pubbliche amministrazioni statali, di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, ivi incluso il personale in regime di diritto pubblico di cui all’articolo 3 del medesimo decreto legislativo, stabilendo come parametro massimo di riferimento il trattamento economico del Primo Presidente della Corte di cassazione.

Il comma 2 del medesimo art.23-ter stabilisce che il predetto personale, qualora chiamato all’esercizio di funzioni direttive, dirigenziali o equiparate presso Ministeri o enti pubblici nazionali, comprese le Autorità amministrative indipendenti, non può ricevere, nell’ipotesi in cui conservi il trattamento economico riconosciuto dall’amministrazione di appartenenza, più del 25 per cento dell’ammontare complessivo di tale trattamento a titolo di retribuzione o di indennità per l’incarico ricoperto, o anche soltanto per il rimborso delle spese.

Inoltre, il successivo comma 4 stabilisce che le risorse rinvenienti dall’applicazione delle predette misure devono essere annualmente versate al Fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato.

2. DPCM attuativo dell’articolo 23-ter

Ai sensi del menzionato comma 1 dell’articolo 23-ter, è stato adottato il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 marzo 2012, concernente il “Limite massimo retributivo per emolumenti o retribuzioni nell’ambito di rapporti di lavoro dipendente o autonomo con le pubbliche amministrazioni statali”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 89 – Serie generale – del 16 aprile 2012.

L’articolo 3 del suddetto decreto determina il limite massimo retributivo. Infatti, detta disposizione stabilisce che, a decorrere dall’entrata in vigore del decreto stesso, il trattamento retributivo percepito annualmente, comprese le indennità e le voci accessorie, nonché le eventuali remunerazioni per incarichi ulteriori o consulenze conferiti da amministrazioni pubbliche diverse da quella di appartenenza, dei soggetti destinatari delle richiamate disposizioni, non può superare il trattamento economico annuale complessivo spettante per la carica al Primo Presidente della Corte di cassazione, pari, nell’anno 2011, ad euro 293.658,95, disponendo altresì che, qualora il trattamento economico risultasse superiore, lo stesso debba ridursi al predetto limite.

Inoltre il decreto in questione:

– all’articolo 4 riproduce sostanzialmente il contenuto del citato comma 2 dell’articolo 23-ter, fornendo alcune indicazioni di maggior dettaglio;

– all’articolo 6 dispone che il Ministero dell’economia e delle finanze – Ragioneria Generale dello Stato indichi, con proprio provvedimento, le modalità attraverso le quali le risorse rivenienti dall’applicazione dei limiti retributivi previsti dal decreto stesso sono annualmente acquisite al citato Fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato;

– all’articolo 7 prevede specifiche disposizioni in ordine alla rideterminazione del trattamento economico dei Presidenti e dei componenti delle Autorità amministrative indipendenti ivi indicate.

La Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Funzione Pubblica con circolare n. 8/2012 del 3 agosto 2012, elaborata d’intesa con questo Ministero, in corso di registrazione, ha fornito indicazioni di dettaglio in merito all’ambito oggettivo e soggettivo di applicazione delle disposizioni contenute nel citato DPCM nonché in ordine al regime del limite retributivo ivi fissato ed ai conseguenti interventi riduttivi, rinviando ad apposita circolare esplicativa dello scrivente le modalità applicative per operare i versamenti di cui al richiamato comma 4 dell’art. 23-ter.

Pertanto, nel fornire di seguito le indicazioni di specifica competenza relativamente a quest’ultimo aspetto, si fa rinvio per i restanti profili ai contenuti della menzionata circolare del Dipartimento della Funzione Pubblica.

3. Principio di competenza

La citata circolare n. 8 ha, tra l’altro, precisato che:

– ai fini della verifica del raggiungimento del limite retributivo massimo le amministrazioni interessate devono operare, con talune eccezioni, secondo il criterio di competenza, verificando quanto dovuto al dipendente complessivamente in ragione d’anno sia a titolo di trattamento per rapporto di lavoro subordinato sia a titolo di corrispettivo per collaborazioni autonome e per incarichi ;

– le riduzioni dei trattamenti economici devono essere effettuate sulla base del dato relativo al trattamento del Primo Presidente della Corte di cassazione effettivamente disponibile (riferito all’anno precedente) salvo compensazione nell’anno successivo a seguito della comunicazione da parte del Ministero della giustizia del dato definitivo relativo all’anno di riferimento.

Si ritiene, pertanto, che né  la data di chiusura dell’esercizio né quella di elaborazione del CUD potranno essere considerate come date conclusive dell’attività di riconduzione dei trattamenti al limite massimo.

In ogni caso, l’eventuale conguaglio da restituire agli aventi diritto ovvero da recuperare a carico degli stessi  potrà avvenire solo dopo che il Ministero della giustizia avrà comunicato l’aggiornamento del trattamento economico spettante nell’anno di riferimento al Primo Presidente della Corte di cassazione.

In concreto, per l’anno 2012 il tetto retributivo fissato in euro 293.658,95  ha valenza provvisoria in quanto riferito al 2011 e dovrà essere ricondotto all’effettivo trattamento economico del Primo Presidente per il medesimo anno 2012.

Inoltre, come chiarito nella circolare n. 8, la riduzione dovrà essere operata, nell’ordine, sugli emolumenti dovuti a titolo di collaborazione autonoma o per lo svolgimento di incarichi aggiuntivi, sul trattamento accessorio variabile, su quello fisso ed infine sul trattamento fondamentale.

Dal quadro delineato consegue l’esigenza di accantonare, sui pertinenti capitoli di bilancio, le somme individuate come eccedenti fino all’operazione di impegno e versamento, da disporre nei termini indicati nel successivo paragrafo  4.

4. Versamenti

Ai fini del versamento, deve farsi riferimento all’entità retributiva operante prima della definizione del limite retributivo in esame.

In particolare, dovrà essere versata all’entrata del bilancio statale, per essere destinata al fondo ammortamento dei titoli di Stato, la differenza tra l’importo corrispondente alla retribuzione lorda “piena”, ossia quella in godimento prima dell’entrata in vigore della misura riduttiva e quello effettivamente dovuto in applicazione della stessa.

Nel caso, invece, di sottoscrizione di nuovo contratto individuale di lavoro o, comunque, di adeguamento della retribuzione complessiva in linea con il limite retributivo per effetto di specifici provvedimenti, non si procederà ad ulteriori versamenti salvo che con riferimento ad eventuali conguagli che dovessero rendersi necessari.

Si precisa che, ai sensi dell’articolo 8 del DPCM, lo stesso è entrato in vigore il giorno successivo a quello di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

In ordine, infine, all’applicazione dell’articolo 4 del DPCM, con cui, come innanzi evidenziato, è stato sostanzialmente riprodotto il contenuto del comma 2 dell’articolo 23 ter, si sottolinea  che il limite del 25 per cento ivi previsto opera dall’entrata in vigore della citata legge 214 del 2011. Pertanto ai fini del versamento occorre considerare sin da tale data il differenziale tra il trattamento già previsto da provvedimenti o norme regolamentari in relazione all’incarico per il cui svolgimento viene riconosciuto un trattamento aggiuntivo e quello rinveniente dall’applicazione del richiamato articolo 4.

Si segnala inoltre che il medesimo articolo 4 mantiene comunque fermo il limite massimo retributivo di cui all’articolo 3 dello stesso DPCM (293.658,95 euro). Si ritiene pertanto che dall’entrata in vigore di tale DPCM ai fini del versamento occorre altresì considerare il predetto limite retributivo secondo le indicazioni fornite sullo specifico punto dalla più volte citata circolare n. 8 (paragrafo 2).

Per quanto riguarda l’individuazione dell’Amministrazione tenuta al versamento, coerentemente con quanto precisato nella medesima circolare n.8  in merito all’Amministrazione tenuta ad operare la riduzione, si ritiene che i conseguenti versamenti debbano essere effettuati, a seconda dei casi, o direttamente dall’Amministrazione di appartenenza del dipendente o dall’Amministrazione conferente l’incarico.

I versamenti vanno effettuati entro l’esercizio di riferimento per quelli da eseguire a cura dell’Amministrazione di appartenenza ed entro l’esercizio in cui è previsto il pagamento nei casi di versamento a cura dell’Amministrazione conferente l’incarico.

Per eventuali conguagli il versamento aggiuntivo va effettuato, a cura dell’amministrazione tenuta al pagamento dell’emolumento, entro 15 giorni dalla comunicazione, da parte dell’amministrazione di appartenenza, della loro individuazione.

Il capitolo di entrata su cui imputare il versamento delle somme è il seguente:

Capo 10 – CAP. n. 3512 – RISORSE RIVENIENTI DALL’APPLICAZIONE DEL LIMITE MASSIMO RETRIBUTIVO PER EMOLUMENTI O RETRIBUZIONI NELL’AMBITO DI RAPPORTI DI LAVORO DIPENDENTE O AUTONOMO CON LE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI STATALI, DA DESTINARE AL FONDO PER L’AMMORTAMENTO DEI TITOLI DI STATO.