DATI FABBISOGNI STANDARD PROVINCE PER SERVIZI MERCATO LAVCORO

Circa l’argomento  riportato  nel titolo, si richiama l’attenzione sul sottostante articolo, pubblicato da Italia Oggi  sul numero del  30 giugno scorso,secondo cui i  fabbisogni standard premiano le province lombarde. Che forse, a giudicare dai dati sulla spesa per la gestione dei servizi relativi al mercato del lavoro approvati giovedì dalla Copaff (si veda ItaliaOggi di ieri), non avevano bisogno del federalismo fiscale, visto che già spendono meno di quanto dovrebbero. La Lombardia è infatti l’unica regione a fare l’en plein con 11 province su 11 al di sotto dei fabbisogni. Certo, si tratta ancora di un monitoraggio parziale e mancano all’appello tutte le altre funzioni, ma senza la virtuosità degli 11 enti lombardi il Nord avrebbe contato più province «cicale» (16) che «formiche» (12). Così invece le 46 province con un livello di spesa storica inferiore ai fabbisogni standard (le spendaccione sono invece 37) risultano equamente divise (23 a testa) tra Nord e Sud. Chi invece dovrà tirare la cinghia nella gestione dei centri per l’impiego sarà il Piemonte dove solo Biella e Cuneo sembrano essere in linea con i parametri di spesa del federalismo. Alessandria, Asti, Novara, Torino, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli dovranno invece ridurre le spese già dal 2013 (i fabbisogni partiranno dall’anno prossimo per entrare a regime nell’arco di un triennio) pena la necessità di ricorrere alla leva fiscale per coprire la differenza. La situazione appare particolarmente critica nelle province di Verbania e in quella di Novara che, per fare incontrare domanda e offerta di lavoro, spendono rispettivamente sei e quattro volte i fabbisogni. Ma anche ad Alessandria (180%), Torino (158%) e Asti (140%) il budget dovrà essere pesantemente ridotto. Tagli in vista anche in Toscana dove sono virtuose solo 3 province (Livorno, Lucca e Massa Carrara) su 10. Tutte le altre spendono tra il doppio e il triplo del consentito con punte di dispersione di denaro pubblico a Firenze (266%) e Pisa (274%). Va peggio nel Lazio che evita la maglia nera di unica regione con tutte province spendaccione grazie a Frosinone. Le altre spendono tutte più del dovuto, a cominciare da Rieti che per i centri per l’impiego ha tirato fuori il doppio dei fabbisogni assegnati. Roma invece, secondo i dati della commissione tecnica presieduta da Luca Antonini, sembra aver fatto bene i conti: fatto cento il budget assegnato dal federalismo ha speso 101.

In Emilia-Romagna, invece, la situazione è più complessa. Bologna, Forlì-Cesena, Modena e Piacenza dovranno ridurre i costi, Ferrara, Parma, Ravenna, Reggio-Emilia e Rimini dovranno spendere di più perché per il momento non investono sufficienti risorse sul mercato del lavoro.

Lo stesso dicasi in Veneto, dove Belluno, Rovigo, Verona e Vicenza presentano un livello di spesa storica troppo elevato, mentre Padova, Treviso e Venezia fino ad ora sono state troppo risparmiose. Guai però a pensare che un basso livello di spesa sia necessariamente sinonimo di virtuosità. La Sose, la società che elabora gli studi di settore, a cui spetta la gigantesca opera di mappatura dei fabbisogni, mette in guardia da equazioni facili. Per definirsi virtuosa una provincia deve presentare, oltre a una spesa storica inferiore al fabbisogno standard anche un livello quantitativo di prestazioni maggiore di quello stimato. E solo il 15% degli 83 enti esaminati lo è. Altrimenti si deve parlare di provincia «sotto-livello», non a caso la categoria più corposa (33%) nell’indagine della Sose.

Inoltre   il quotidiano   citato pubblica  un prospetto  secondo cui , in riferimento all’Abruzzzo, mentre ,   probabilmente in conseguenza delle difficolta’ e problematiche   causate dal  sisma del 2009,    L’Aquila  fa parte delle province che hanno speso di piu’ dei fabbisogni  preventivati ,Chieti,Pescara e Teramo rientrano tra gli enti virtuosi .

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